» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
» Autore: Francesco Romano
Rilancio con il Centro storico.
“Carne alla brace e vino”, un binomio che «non può essere messo in discussione neanche dalla massima assise cittadina. Birra, cola e aranciata non fanno parte della tradizione tipica locale dei Fornelli Pronti di Laterza». La pensa così la locale Confcommercio che non ha mandato giù il via libera dato dal Consiglio comunale ad un provvedimento che rischia di allargare le maglie della “tipicità”.
Il Partito Democratico di Laterza invita, il 06/03/2008 alle ore 20:00 presso la sede
«La tipicità resta intatta, birra e bibite vanno semplicemente a completare una lista obiettivamente inadeguata: ai tavoli dei nostri fornelli siedono sempre più bambini e ragazzi, e non tutti gli adulti bevono vino». La risposta alla Confcommercio laertina, che nei giorni scorsi aveva duramente criticato la delibera con cui il Consiglio comunale aveva «allargato» l’elenco delle bevande somministrabili nelle macellerie tipiche di Laterza, arriva dall’assesso - re alle Attività produttive Agostino Perrone. Ed è altrettanto perentoria. «Si sta solo cercando di portare ordine e uniformità in un settore che rischiava di diventare incontrollabile - aggiunge l’assessore -: è noto a tutti che birra e bibite erano già diffusamente somministrate e questo ha fin qui impedito che si procedesse al controllo di altri vincoli della somministrazione, proprio perché intervenire significava trovarsi di fronte a infrazioni ormai consolidate: avremmo sicuramente fatto più notizia del semaforo di via Roma».Gli altri vincoli: primi piatti, dessert e alcolici vari, assolutamente vietati, per esempio: questi sì in contrasto, parola di assessore, con la tipicità di cui si parla. «Adesso - assicura Perrone -, apportate quelle piccole modifiche, ci sono invece tutti i presupposti per far osservare in pieno la delibera del 2003». La delibera, per la cronaca, che istituiva appunto i “fornelli pronti”, regolamentandoli con norme meno rigide rispetto a quelle della ristorazione canonica. Per Perrone, nessuna concessione al “fornello” a danno di altri esercizi, dunque. Anzi: «E bene far sapere che il sottoscritto ha revocato licenze di tipo A a tre macellerie, per assegnarle ad altrettante pizzerie altrimenti destinate a fare solo asporto: adesso sono soltanto tre le rosticcerie abilitate a somministrazioni complete, e le rimanenti nove, grazie al provvedimento adottato, saranno da qui in avanti sottoposte a rigorosi controlli a tutela della loro tipicità e dei diritti degli altri esercizi». Non è finita. «Dico di più - incalza l’assessore -: il presidente della Confcommercio ci comunichi quanti bar, quante pizzerie e quanti ristoranti rappresenta, e poi potremmo anche riparlarne». Ma «ho paura che gli obiettivi siano altri» aggiunge Perrone: «Gli stessi che hanno portato all’ordinanza per la chiusura obbligatoria pomeridiana del giovedì, pure sollecitata dalla Confcommercio, che ha scatenato la protesta di molti commercianti, impossibilitati a far sentire le loro ragioni perché non associati». Insomma, per l’assessore Perrone l’Ascom di Laterza «è tutt'altro che rappresentativa», mentre «l'amministrazione ha a cuore gli interessi di tutti gli operatori commerciali laertini, nessuno escluso, e alle esigenze di tutti resta aperta: per questo li invitiamo a costituirsi in forme associative che li rappresentino adeguatamente». L’ultimo “passaggio” è sulla delibera approvata con la maggioranza di centrodestra a corto di numeri (assente anche Armando D’Anversa, presidente della commissione Commercio) e con il voto determinante di un consigliere di minoranza: «Il senso di responsabilità di Serafini va rispettato, ma non facciamone un caso politico». Pepe sulla coda: «Certo - punzecchia Perrone - , bisogna riconoscere che, se la presenza in maggioranza di consiglieri in qualche modo legati a bar e pizzerie fosse stata più consistente, il provvedimento non sarebbe passato».
» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Secondo un'indagine condotta dal quotidiano "Il Sole 24 Ore", il programma del PdL costerebbe più del triplo di quello del PD.
Partecipando all'incontro di sabato sera a Santa Croce mi sono reso conto del bisogno di avere e conoscere maestri-testimomi, quelli capaci di far uscire ciò che di meglio è in noi. Don Tonino Bello, Vescovo umile come Una serata per ricordare la figura di Don Tonino mi è risultata di estrema attualità se paragonata al panorama sociale e politico desolante che ci circonda. Un contesto dove emergono le logiche fredde del calcolo, dell’arrivismo e della conservazione dei privilegi che falsano l’impegno politico ed il ruolo dei partiti. Siamo paralizzati dall’ipocrisia qualunquista che demonizza la politica, generalizzando tutto e tutti, anche se poi non si disdegna il ricorso “alla politica” per ricevere favori e poteri. Un vuoto culturale che deprime la politica, con le idee e i valori spirituali ridotti a scendiletto dei potenti, del mercato e della videocrazia (l’apparire senza essere). I maestri-testimoni, come Don Tonino, servono proprio per superare la depressione e lo scoraggiamento che ci assale quando gli affaristi ci sorridono davanti, e alle nostre spalle, etichettandoci come idealisti inconcludenti. Non dobbiamo arrenderci di fronte al pragmatismo senz’anima, che segna in profondità il mondo della politica, per riaffermare il valore della politica come vocazione e come servizio alla democrazia ed al bene comune.
La comunità laertina deve osare, anche controcorrente, per impegnarsi nella politica dei “nuovi progetti” di cui don Tonino era lo stimolatore. Quella politica che scaturisce da un sogno, cioè dalla riproposizione di valori ed ideali, capace di “organizzare le speranze” e rispondere alle “attese della povera gente”. I problemi della disoccupazione, dell’emarginazione, delle disuguagliaze, della legalità hanno bisogno di trovare una politica “vera”, nella misura in cui diventa scelta ed espressione di una progettualità competente ed esigente.
Don Tonino diceva che “lo slancio dell’utopia deve sempre coniugarsi con la praticità dei progetti”.
Franco Catapano
Strage sul lavoro a Molfetta. Cinque operai sono rimasti uccisi all’interno di un’autocisterna nella zona industriale della cittadina pugliese.
Il Partito Democratico, come nelle previsioni, ha diramato la lista dei sicurei eletti alla Camera e al Senato. Tante conferme, poche le novità e uno sbilanciamento territoriale pauroso. Questa "suina" legge elettorale, difficile da digerire per la base del Pd, non poteva che generare poltiglie politiche ingiustificabili. Volevamo le primarie proprio per evitare una lista di nominati che rispondessero solo ai propri leader romani.
Il «we can» italiano arriva in provincia, a occidente di Taranto. E rafforza il concetto: «si può fare» anche qui. Lo hanno detto a più voci l’altra sera, «motivati e determinati», tutti i «primi» segretari del Partito democratico, riuniti a Laterza per discutere di «buona politica»: da Marina di Ginosa (Salvatore Faenza) a Massafra (Vito Miccolis), passando per Ginosa (Dino Caruso), Laterza (Davide Bellini), Castellaneta (Raffaele Mininni), Palagianello (Egidio Pastore), Palagiano (Elisabetta Disarna) e Mottola (Rosanna Tinella).
Arrivano i soldi. Ma non per tutti. La compartecipazione Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) ha prodotto, per l’annualità 2006, una redistribuzione di fondi, ma per i Comuni non in linea con il patto di stabilità interno, il contributo è zero.
La politica italiana sta correndo un grave rischio.Un provvedimento, evidenzia l’Ascom, approvato con qualche forzatura: “La mancanza della maggioranza, il ricorso ad un voto dell’opposizione e il “no” dei consiglieri Stano e Catapano che hanno proposto un rinvio, anche in presenza di una analoga comunicazione del presidente della commissione Commercio, D’Anversa”. In effetti, l’atto in questione era “passato” con il consenso determinante del consigliere del Pd Gianni Serafini: al momento del voto la maggioranza era presente in aula soltanto con 10 consiglieri (assente anche il forzista Armando D’Anversa). Allora: “Il turismo cresce se promuoviamo la tipicità”: questo, rafforza il presidente Traetta, “il senso del progetto di Confcommercio e Asl, che nel passato ha visto l’amministrazione comunale di Laterza sensibile e attenta, pronta a captare la originalità e la particolarità delle macellerie locali, sino a farne oggetto, nel 2003, di una delibera consiliare (approvata all’unanimità, ndr) che ne disciplinava l’attività di somministrazione”. “Una delibera - aggiunge l’Ascom - che, aggirando il limiti tecnici delle rigorosa normativa che regola le attività di ristorazione, estendeva alle macellerie la possibilità di cucinare e somministrare carni cotte al fornello, pane, focacce, formaggi - tutti rigorosamente locali -, vino ed acqua”. Il tutto, in “un contesto ambientale insolito, forse un po’ adattato ma non banale”, per una proposta gastronomica “che negli anni ha dovuto il suo successo alla originalità della formula, assolutamente diversa da quella classica della ristorazione o da quella più moderna della pizzeria e del fast food”. Una proposta in grado di richiamare consumatori alla ricerca di “elementi di autenticità”, che non amano “contaminazioni gastronomiche”. Insomma, le macellerie di Laterza fanno tradizione e turismo “perché propongono un prodotto introvabile altrove”: se perdono “quegli elementi di semplicità, genuinità, tipicità, immediatezza che in parte giustificano qualche disservizio” per il presidente Traetta non hanno più ragione di esistere. E allora tanto vale che si trasformino, seguano “le regole della ristorazione” e si attengano alle disposizioni in materia di igiene, sicurezza e qualità del servizio”.
Francesco Romano
Lettera aperta (con risposta) a Pietro IchinoCaro Pietro Ichino, sono uno dei tantissimi lavoratori che è sceso in piazza nel 2002, scioperando (più di una volta) contro il vergognoso attacco all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 maggio 1970) da parte del Governo Berlusconi. Sono uno dei 3 milioni di lavoratori che era in piazza quel 23 marzo 2002 (abbiamo bloccato Roma, ma abbiamo camminato tantissimo). Lei ha messo come condizione alla sua candidatura nelle liste del PD, la revisione dell’articolo 18. Purtroppo questa revisione non è per estenderlo, come chiede giustamente Fausto Bertinotti, ma per limitarlo. Glielo chiedo per favore: lasci stare l’articolo 18, già ci bastano i danni causati dalla Legge 30, chiamata impropriamente legge Biagi, ma Biagi diceva cose molto diverse, diceva che dietro alla flessibilità ci dovevano essere dei forti ammortizzatori sociali, ma io nella legge 30 non li vedo, e questo ha trasformato una situazione di lavoro flessibile, in una situazione precaria. Lei è un forte sostenitore della legge 30, che secondo Lei ha aumentato l’occupazione, e non è la causa della precarietà, ma purtroppo le cose non stanno così.
Ci sono 40 tipi di contratti in questa legge, ma di diritti per i lavoratori ne vedo pochi.
Marco Bazzoni
operaio metalmeccanico
La risposta di Pietro Ichino
Occorre sgombrare il campo da alcuni grossi equivoci. La mia proposta è questa: una grande intesa fra lavoratori e imprenditori, con la quale si abolisce la giungla dei contratti "atipici"; salvo il lavoro stagionale o puramente occasionale, tutti i nuovi rapporti si costituiscono con un contratto a tempo indeterminato, che prevede una protezione della stabilità crescente con il crescere dell'anzianità di servizio. L'articolo 18 continua ad applicarsi, fin dall'inizio, per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito, di discriminazione o di rappresaglia. Se invece il motivo è economico od organizzativo, la protezione del lavoratore è costituita da un congruo indennizzo commisurato all'anzianità di servizio e da un'assicurazione contro la disoccupazione di livello scandinavo, con contributo interamente a carico dell'azienda, secondo il criterio bonus/malus: l'imprenditore meno capace di praticare il manpower planning, a ogni licenziamento vede aumentare i costi aziendali.
Va chiarito che questa è soltanto una proposta mia, che ha pieno diritto di cittadinanza in seno al P.D., ma non fa parte del suo programma elettorale. Il P.D. è un grande partito laico, nel quale militano tanti giuslavoristi, sindacalisti, lavoratori, imprenditori, uniti sull'obiettivo di combattere il precariato e il dualismo del nostro mercato del lavoro; uniti anche nell'assumere come punto di riferimento le migliori esperienze europee di flexicurity; ma con idee e proposte diverse sul come perseguire questi obiettivi. Condurre a una sintesi operativa queste idee e proposte sarà l'impegno dei prossimi mesi. La novità rispetto alla vecchia sinistra, però, è che il dibattito su questo punto sarà laico, pragmatico, senza tabù, aperto al contributo delle scienze sociali.
Se accettassimo la politica dei tabù, rischieremmo di allinearci di fatto al programma della destra: il p.d.l. Sacconi (n. 1356/2007) riconferma esplicitamente il dualismo del mercato del lavoro, limitandosi a promettere agli "atipici" la garanzia dei diritti costituzionali di libertà, dignità e sicurezza: ma sarebbe una pura ripetizione dell'articolo 41 della Costituzione. Se vogliamo dare concretezza all'obiettivo della lotta al precariato permanente, dobbiamo discutere apertamente quale debba essere il nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza nel nuovo contratto di lavoro; ma dobbiamo trovare un equilibrio che sia davvero applicabile a tutti i nuovi contratti che si stipuleranno d'ora in poi.
A nessuno, almeno a sinistra, può piacere un diritto del lavoro che si applica soltanto a metà dei lavoratori dipendenti, lasciando fuori tutti gli altri. Lo Statuto dei lavoratori del 1970 nella sua interezza, compreso l'articolo 18 e il titolo III sui diritti sindacali, si applica oggi soltanto a 3,6 milioni di dipendenti pubblici e 5,8 milioni di dipendenti di aziende private sopra i 15. In tutto, circa 9 milioni e mezzo, su di una forza-lavoro di oltre 22. Restano fuori quasi altrettanti lavoratori in posizione di dipendenza: non solo quelli delle piccole imprese, ma anche i collaboratori autonomi, i lavoratori a progetto, gli irregolari. Questo dualismo, questo regime di apartheid è la grande ingiustizia del nostro sistema attuale di protezione.
So bene che per molti lavoratori, sindacalisti e politici, a sinistra ma anche a destra, l'articolo 18 rappresenta il valore della sicurezza e il benessere dei lavoratori. Questo è un valore importantissimo: la civiltà di una nazione si misura dalla sicurezza e dal benessere che essa sa garantire ai propri membri più deboli. Su questo terreno, però, non possiamo eludere il problema di un diritto del lavoro che esclude metà dei lavoratori. Dobbiamo, poi, tenere sempre presente che impedire alle aziende gli aggiustamenti necessari, la possibilità di ristrutturarsi, di aprirsi rapidamente all'innovazione, finisce coll'indebolirle, riducendo la sicurezza di tutti i loro dipendenti. Guardiamo all'esperienza di Alitalia, di cui si è impedita la ristrutturazione per tanti anni: forse che i suoi dipendenti oggi possono considerarsi sicuri?
Pietro Ichino
http://lettere-erisposte.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/02/27/lettera-aperta-a-piero-ichino/
E' da ieri on-line il blog dei Giovani Democratici di Mottola. Questo è il primo post a firma dell'ideatrice del blog, Vera Campanelli.Ciao Ragazzi!!!
Spero che ogni giorno della vostra vita ve lo stiate godendo al meglio. Spero che tra i vostri ricordi non ci siano troppi rimpianti, ripensamenti, pentimenti...No ragazzi, non serve a niente rimpiangere il passato. Quel che è fatto è fatto. Occorre reagire. Guardarsi dentro. Dimostrare al mondo le nostre debolezze e trasformarle in nuove forze, nuove energie, nuove speranze. Il mondo ha bisogno della nostra felicità per guarire, per andare avanti, per donare sorrisi a chi sta male, a chi soffre, a chi odia la vita.
Siamo giovani, siamo forti, siamo belli, siamo bombe di miglioramento! Non lasciamoci esplodere inutilmente. Ascoltate il mio consiglio: non giudicate mai ciò che vi circonda ripetendo le parole d'altri. Così screditate la vostra personalità e affogate la vostra intelligenza. Ragionate, informatevi, capite, non siate superficiali, scettici, ingenui, e ancora, ancora...Voi siete unici, fantastici solo se usate la vostra testa, con una mano sul cuore per sentire i suoi battiti e constatare che ognuno di noi è protagonista di questa vita e può fare di tutto.
Questa è l'occasione giusta per aiutare la nostra società. Credeteci. Abbiate fede. SI PUO' FARE!
Vera Campanelli
eletta al coordinamento cittadino del Partito Democratico