mercoledì 2 luglio 2008

TUTTI IN PIAZZA


Appello: LEGGI - GUARDA - ADERISCI

Aggiornamenti quotidiani sulla manifestazione

Interventi audio di:

LIDIA RAVERA LUCIANO GALLINO DACIA MARAINI GIANNI VATTIMO

MONI OVADIA OLIVIERO BEHA MARGHERITA HACK NICOLA TRANFAGLIA


GIANNI BARBACETTO

QUESTI SONO I PROVVEDIMENTI CHE IL GOVERNO BERLUSCONI STA FACENDO PER IL MEZZOGIORNO:

SANITÀ': tagli di5 miliardi di euro del piano sanitario nazionale , la Puglia perde 400 milioni di euro per la sanità

CASA: tagliati39 milioni di euro dai fondi per costruire e restaurare alloggi popolari .In Puglia non si costruiranno più343 alloggi popolari

CREDITO D'IMPOSTA: tagliati314 milioni di euro .Viene tagliato l'83% (dei 377 milioni stanziati dal centro sinistra ne rimangono 63) dei fondi destinati al Mezzogiorno

TRASPORTI : tagliati 412 milioni di euro per il trasporto pubblico .La Puglia perde11,8 milioni di euro per l'acquisto di nuovo materiale rotabile e 1 milione per la sicurezza stradale

SCUOLA: riduzioni del personale di 8426 postiin tutta la Puglia. Nella sola provincia di Taranto i tagli interesseranno696 docenti e 488 personale Ata .

PORTO: sono sospese le autorità portuali di Taranto , Bari e Brindisi

UNIVERSITÀ': ridotti i fondi INAIL per la costruzione di alloggi per gli studenti del Politecnico

FONDI FAS: tagliati 3,2 milioni di eurodai fondi per le aree sottoutilizzate della Puglia

TARANTO: tolti35 milioni di euro per il risanamento finanziario dovuto al Dissesto del capoluogo ionico

Vico: “Grande il tributo di Taranto sull’altare delle morti sul lavoro”.

E’ una giornata triste per la nostra terra, l’ennesima giornata di lutto per un territorio che paga di continuo un grande tributo sull’altare delle vittime cadute sul lavoro.
E’ il commento dell’onorevole Ludovico Vico (PD) al termine di una giornata, quella tarantina, caratterizzata da una serie di incidenti mortali: il primo quello al capo di prima classe Paolo Di Giuseppe, precipitato in volo a bordo di un Agusta Bell 212 della Marina Militare mentre tentava un atterraggio di emergenza, il secondo accaduto in ILVA e di cui è rimasto vittima l’operaio Antonio Alagni, schiacciato da un carico sganciatosi da una gru all’interno di un cantiere dell’impresa P&P.
Il mio primo pensiero va alle famiglie ma c’è un file rouge quello che unisce queste due vittime che riguarda la responsabilità collettiva – afferma Vico – e che deve porre ancora una volta all’attenzione istituzionale l’ineluttabile questione della sicurezza così come era accaduto alla vigilia del varo del Testo Unico nella scorsa legislatura. Ridisegnare le norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, fino a poco tempo fa contenute in una lunga serie di disposizioni antiche di almeno di sessantanni, impone un impegno serio in tema di formazione, informazione e addestramento, ma anche maggiori responsabilità, come nel caso dell’incidente in ILVA, da parte delle imprese appaltatrici.

martedì 1 luglio 2008

ASL CONDANNATI GLI ECCELLENTI

La prescrizione si è fatta “sentire” spazzando un bel po’ di casi sospetti, ma questo non è certo bastato per cancellare con un colpo di spugna quello che può essere ritenuto uno dei più importanti processi celebrati a Taranto negli ultimi anni in materia di truffe ai danni di Enti pubblici.
Quello che ha visto l’ASL ionica vittima di un raggiro all’epoca dei fatti senza precedenti è stato un processo che ha lasciato ugualmente il segno, nonostante la prescrizione.
Difficile sostenere qualcosa di diverso se si pensa che tutti gli imputati eccellenti sono stati riconosciuti colpevoli, se si pensa alle salatissime spese che i condannati dovranno pagare alla Regione Puglia e alla stessa Azienda sanitaria locale, se si pensa alle sanzioni inflitte a coloro che nell’ambito della vicenda hanno ricoperto un ruolo di primo piano. A testimoniare tutto questo ci sono i numeri che hanno caratterizzato il verdetto emesso ieri sera dai giudici della Seconda Sezione Penale del Tribunale: riconoscimento dell’associazione a delinquere;28 affermazioni di responsabilità; oltre un secolo di reclusione inflitto; provvisionali per complessivi due milioni di euro da rifondere alle parti civili, e questo in attesa che in separato giudizio venga fissata l’entità precisa del danno da risarcire; confisca dei beni mobili e immobili sequestrati nel corso delle indagini ai maggiori imputati; trasmissione degli atti in Procura per valutare le dichiarazioni rese da un’inquisita di spicco del processo. Questo ed altro hanno deciso ieri sera i magistrati che hanno valutato fatti e circostanze svelati dalla Procura nell’ambito di tre distinte inchieste, poi riunite in un unico fascicolo proprio perchè in tutti i casi ad aver subito le peggiori conseguenze era stata l’ASL.
L’Azienda sanitaria tarantina che (costituitasi parte civile tramite l’avv. Antonio Raffo) ha chiesto danni per 800 milioni di euro. Una richiesta che spetterà ad altri giudici dover valutare, ma che da ieri è stata ammessa dal Tribunale.
E non solo per l’Ente. La stessa decisione è stata adottata anche per la Regione Puglia e per “Cittadinanzattiva”, rappresentate rispettivamente dall’avv. Michele Laforgia e dagli avvocati Marina Venezia, Giuseppe Provenza, Massimo Tarquinio e Giuseppina Tocci. Secondo l’organo giudicante presieduto dal dott. Pasquale Di Todaro (a latere la dott.ssa Romano ed il dott. Rizzo), il comportamento posto in essere dalla maggior parte degli imputati fu finalizzato a garantire un vantaggio per essa e un sicuro nocumento per lo Stato.
Fra coloro che hanno riportato le condanne più pesantispiccano l’imprenditore Armando Parnasso, all’epoca amministratore della “Global by Flight”, e la dirigente della ASL dott.ssa Antonia Manghisi.
Ad entrambi sono stati inflitti 14 anni di reclusione alla luce della colpevolezza sancita per una lunga serie di capi d’imputazione e questo nonostante molte contestazioni siano state dichiarate estinte per prescrizione. Nel segnalare che sia l’uno sia
l’altra sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, va detto che un’altra sanzione pesante è toccata all’ex capo Area dell’ASL, il rag. Raffaele Bruno Lo Savio. Giudicato come uno degli organizzatori del raggiro, il dirigente è stato condannato a 11 anni (i p.m. ne avevano chiesti 10) con l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Nove anni (ne rischiava15) sono stati inflitti all’ex direttore generale dell’ASL dott. Vito Armenise, mentre 3 anni e mezzo sono toccati all’altro manager della Sanità ionica, il dott. Giuseppe Brizio, per il quale la pubblica accusa aveva proposto una pena pari a 12 anni di reclusione.
L’affermazione di responsabilità è stata pure deufcretata per il figlio dell’ex direttore generale, vale a dire per Simone Brizio, attuale consigliere regionale, che è risultato destinatario di una pena pari a 2 anni.
La condanna ha rappresentato l’epilogo del processo anche per altri imputati eccellenti come l’imprenditore Alessandro Saracino (4 anni e 6 mesi), come l’avv. Nicola Serra (3 anni), come l’ex direttore amministrativo dell’ASL, dott. Domenico Pepe (8 anni), come il dirigente ASL dott. Silvano Baglivo (3 anni), come l’ex funzionario dell’Azienda sanitaria dott. Vincenzo Castronuovo (4 anni e 9 mesi). Tutte decisioni che saranno spiegate in una motivazione il cui deposito è previsto entro i prossimi 90 giorni. Per il momento, a suggellare il processo c’è un dispositivo che lascia intuire come la vicenda possa far registrare altri strascichi. Soprattutto se la Procura dovesse procedere nei confronti della dott.ssa Manghisi per le dichiarazioni rese da lei stessa nell’ambito dell’udienza del 3 dicembre scorso.
Condanne, ma non solo. Cinque imputati sono stati assolti, mentre per altri quattro è stato sancito il non doversi procedere. Un verdetto che è stato steso dai giudici al termine di una camera di consiglio durata quasi otto ore.
Arco di tempo servito per valutare la ricostruzione del meccanismo che sette-otto anni fa determinò l’esborso di fiumi di danaro da parte dell’Azienda sanitaria. Ad illustrare gli esiti di un’attività che nel corso delle lunghe indagini ha tratto alimento anche dall’esame di una montagna di documenti e dalle dichiarazioni rese da alcuni inquisiti erano stati i pubblici ministeri dott. Pietro Argentino, dott. Remo Epifani e dott. Mario Barruffa. I quali avevano chiuso i loro interventi chiedendo per gli imputati circa due secoli di reclusione complessivi. A giudizio dei tre p.m., la maxitruffa che sarebbe stata perpetrata ai danni della ASL, quella ruotata attorno ai mandati di pagamento firmati a fronte di opere e servizi forse mai eseguiti, sarebbe dovuta essere sanzionata da una raffica di condanne. Una richiesta che alla fine il Tribunale ha accolto.

Ettore Raschillà

SENTENZA STORICA

Il Tribunale di Taranto ha riconosciuto all'Associazione Onlus “C i t t a d i n a n z at t iva ” il diritto ad ottenere il risarcimento del danno dai principali imputati condannati nel processo per una presunta maxitruffa ai danni dell'Asl Taranto 1. L'avv. Marina Venezia, uno dei legali di Cittadinanzattiva, in una nota definisce la sentenza «storica ed unica per i cittadini, per coloro che si sentono rappresentati in un Movimento che, da decenni, oramai, conduce delle battaglie per la legalità, per la lotta agli sprechi, per l'efficienza di una pubblica amministrazione che sia vicina al cittadino e che sia in grado, soprattutto, di interpretarne la domanda e di fornire risposte certe e servizi adeguati ai bisogni». Il Tribunale di Taranto ha condannato 28 imputati, tra imprenditori, ex dirigenti, funzionari e dipendenti dell'Azienda sanitaria locale, ritenuti colpevoli di aver pilotato appalti per favorire sempre le stesse aziende e spesso in cambio di tangenti. La presunta truffa ammonta ad almeno 30 milioni di euro. «Il Tribunale di Taranto - afferma l'avv. Venezia - ha dato continuità ad altre pronunce che hanno visto riconoscere a Cittadinanzattiva il diritto di essere "parte" nei processi, non solo in tema di malpratice medica ed in campo sanitario, ma, ora, in un processo dove i reati hanno riguardato condotte di amministratori, funzionari e imprenditori corrotti e truffaldini. La novità principale della sentenza - aggiunge - consiste nel fatto che, in nome del popolo italiano, sia stato dato riconoscimento ad un diritto alla riparazione dei torti subiti anche in favore di chi, come Associazione riconosciuta, agisce nel nostro Paese per la difesa di valori supremi sanciti dalla Carta Costituzionale. Si è data, così, rilevanza ed applicazione , da parte dei Giudici tarantini, a quel famoso principio di sussidiarietà previsto dall'art. 118 della Costituzione in base al quale non solo i cittadini singoli, ma anche le loro formazioni sociali devono essere "favoriti" allorchè agiscono per un interesse generale».L'avv. Venezia sottolinea che «Cittadinanzattiva, in questo processo, ha inteso difendere gli interessi generali della collettività tarantina, dei malati, di chi si è visto sottrarre beni e risorse a causa di una corruzione e truffa dilaganti in apparati nevralgici della pubblica amministrazione. Fatture gonfiate e operazioni inesistenti, forniture mai eseguite ed una marea di danaro pubblico (dei malati di Taranto) sono stati distratti e versati in mani oscure, sporche, di personaggi senza scrupoli che ha pensato solo ad arricchirsi ai danni dei malati e di coloro che, ancora oggi, non riescono a curare i loro tumori e a eseguire una radioterapia per le lunghe liste di attesa o perché il macchinario è rotto o perchè manca il personale».

FLORIDO A LATERZA

MERCOLEDI' 2 LUGLIO ore 19:00
in Via Porta Pia, 12
IL PD DI LATERZA
INCONTRA
IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA
GIANNI FLORIDO

Quando il candidato è anche imputato



Aderisci alla manifestazione Roma, Piazza Navona, ore18






Senza intercettazioni Riina, Provenzano e Brusca non sarebbero stati catturati...
Intervista a Antonio Ingroia (PM antimafia di Palermo) di Marialaura Carcano


Intervista a Diego Novelli (ex sindaco di Torino, parlamentare, giornalista) sull'udienza Thyssenkrupp che inizia domani di Stefano Corradino (articolo21.info)


L'inflazione sale come non accadeva da anni.

L'inflazione sale come non accadeva da anni. Il governo non vede la gravità della situazione e pensa solo ai problemi del premier. Serve subito un intervento a favore di salari stipendi e pensioni. E' questa la vera priorità del Paese, non il lodo Schifani.Opportunità “Siamo cresciuti con le auto, con le autostrade, con i telefonini, con l’industria della comunicazione. Benissimo. Ma cosa può far crescere oggi la nostra società? L’unica via per la crescita è la riconversione ambientale dell’economia”.


Walter Veltroni


Segnalazioni :

Alitalia, in 4.000 a casa

I sindacati in rivolta. Bersani: “Un pasticcio ad alto rischio".



"Norme discriminatorie e inutili"
La condanna della Cei sulla schedatura dei bimbi rom.

Global Voices, dai blog cronache per i 5 continenti
A Budapest il summit del progetto lanciato nel 2004.





MAGAZINE
Ustica, dopo 28 anni è ancora mistero
Veltroni: "Avanti con le indagini, per scrivere la verità".



RASSEGNA STAMPA
Opposizione, la campagna di Veltroni Walter Veltroni - Lettera a L'Unità.





DEMOCRATICA TV
Ambiente ed energie rinnovabili per far crescere il Paese
Intervento di Walter Veltroni all'Assemblea degli Ecologisti Democratici.



Ambientalismo per un nuovo patto per lo sviluppo
Intervento di Ermete Realacci all'Assemblea degli Ecologisti.

lunedì 30 giugno 2008

Assemblea pubblica in piazza

Via i cattivi odori, o la Progeva" metta in conto il peggio: è stato detto l’altra sera, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata, in piazza centrale, dal nascente comitato cittadino contro gli “afrori” dell’impianto di compostaggio di località Madonna delle Grazie-Caione portati in paese dal vento di tramontana.
Dopo il “blocco” della produzione (di fertilizzanti organici) disposto il 25 giugno scorso per ordinanza sindacale, il dibattito di venerdì ha ripercorso i punti nevralgici della vicenda, soffermandosi sul da farsi e ipotizzando gli sviluppi possibili. Presenza di pubblico “contenuta”, piazza essenzialmente in ascolto. La ricostruzione dei fatti prende corpo in itinere: dall’avvio del procedimento (maggio 2002) all’inaugurazione dell’impianto (settembre 2006), passando dal “placet” del consiglio alla variante urbanistica (dicembre 2002) e dall’approvazione del progetto esecutivo, datata 2005. Fino alle prime “fughe” maleodoranti che l’estate scorsa portarono, per iniziativa dell’opposizione di centrosinistra, alla celebrazione di un consiglio comunale monotematico. Tutti d’accordo sulla infelice ubicazione dell’impianto: troppo vicino al centro abitato, immerso in un’area interessata da strutture comunali (polivalente sportivo) e produzioni tipiche (aziende agricole e zootecniche). Condivise anche le preoccupazioni per i lavoratori interessati (una dozzina, la metà laertini).
La domanda: come conciliare i cattivi odori con le direttrici, ampiamente riconosciute, dello sviluppo dell’economia laertina affidata quasi per intero alle risorse tipiche e ambientali? A formularla i coordinatori della serata, Mario Tucci e Rocco D’Anzi, l’ex consigliere comunale, e responsabile della Cgil locale, Lorenzo Caldaralo, i rappresentanti Pd Franco Catapano (consigliere comunale) e Giuseppe Russi (coordinamento jonico). Contraddizione evidente, interrogativo obbligato: come superarla?
Accennata, e poi esclusa, la «delocalizzazione» della struttura, l’attenzione si sposta sul processo produttivo: «Se le emissioni maleodoranti non sono costanti, bisogna verificare cos'è che fa saltare il sistema» indica Giuseppe Russi. E se il sistema salta, come la mettiamo, si chiede Lorenzo Caldaralo con le «garanzie da tutti assicurate circa le caratteristiche tecnologicamente evolute di un impianto ritenuto di livello europeo?» Franco Catapano va oltre: «Abbiamo chiesto di costituire una commissione consiliare speciale per capire da dove arriva il materiale organico, come avvengono lo stoccaggio, l’essiccazione, il funzionamento dei filtri, l’intero processo». Insomma, per Catapano non è solo una questione di «ecofiltri», e potrebbero non bastare gli attesi risultati dell’Arpa (i campionatori d’aria sono stati installati poche settimane fa, e il monitoraggio dura almeno sei mesi). Questione aperta, dunque. E intanto, l’Unione nazionale consumatori laertina «accoglie con soddisfazione il provvedimento, sia pur tardivo, dell’amministrazione comunale nelle forme dell’ordinanza con la quale si dispone il blocco delle attività di produzione dello stabilimento Progeva».
Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno

La questione morale

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei programmi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero.Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.
Enrico Berlinguer

Tutta colpa dei biofiltri?

Può essere interessante chiarire alcuni aspetti legati alla discussione sulla Progeva e l'ordinanza di chiusura, ovvero sulle cause possibili.

Durante il processo di decomposizione della materia organica per la produzione di compost si liberano degli acidi grassi, sostanze assolutamente non pericolose, non nocive alla salute ma sgradevoli per l’olfatto.
Per contenere questo problema degli odori, vengono installati all’esterno delle linee di produzione di compost i biofiltri.
Il biofiltro è un procedimento assolutamente naturale che consente di contenere il problema dei cattivi odori, causati dagli acidi grassi, attraverso l’utilizzo di microrganismi i quali non fanno altro che metabolizzare queste sostanze odorigene.
I capannoni all’interno dei quali avvengono i processi di compostaggio devono essere chiusi e l’interno mantenuto “in depressione” con l’aspirazione forzata: questo significa che il flusso d’aria, anche a porte aperte, tende ad andare dall’esterno all’interno evitando così la fuoriuscita dei cattivi odori.
L’aria, una volta aspirata, viene convogliata al biofiltro con un sistema di grossi tubi e portata all’interno di grosse vasche dove si trovano i microrganismi.
La biofiltrazione quindi è un processo di abbattimento degli inquinanti aerodispersi che sfrutta l’ossidazione biologica: l’aria contaminata viene fatta passare attraverso un mezzo nel quale sono presenti dei microrganismi in grado di decomporre gli inquinanti utilizzandoli come fonte di nutrimento.
La gestione dei biofiltri, quindi, può rivelarsi abbastanza complessa, dato che le variabili implicate nel corretto abbattimento degli inquinanti sono molte e tutte di notevole importanza.
In genere la biofiltrazione si impiega con i flussi d’aria che contengono una concentrazione di inquinanti relativamente bassa.
L’efficienza di abbattimento dei composti organici volatili supera spesso il 95% e per questo motivo i biofiltri vengono utilizzati per eliminare un’ampia varietà di inquinanti organici spesso caratterizzati dall’avere un odore insopportabile.
I microrganismi utilizzati nei biofiltri possono essere di diversa natura: funghi, lieviti, muffe e soprattutto batteri. Tutti comunque sono estremamente sensibili alla temperatura del flusso dell’aria da trattare.
L’efficienza nell’abbattimento è direttamente legata al numero di microrganismi presenti, numero che è estremamente dipendente dal grado di umidità presente nel mezzo filtrante. Anche l’eventuale presenza di particolato può creare grossi problemi: accumulandosi sul materiale filtrante ostacola l’afflusso dell’aria nel mezzo dove sono presenti i microrganismi.

Come si può dedurre da queste poche informazioni, le variabili in gioco, come detto, sono tante. Di certo c'è un'ordinanza di chiusura che però non da alcuna certezza sui tempi di intervento.: un giorno, una settimana, un mese?
E se sentiremo ancora tali cattivi odori sarà perchè stanno testando l'impianto o hanno ripreso la produzione e i problemi sono rimasti irrisolti?
Giro agli amministratori i miei dubbi, nella speranza (vana?) di ottenere una risposta.
Giuseppe Russi - Coordinamento Pd Laterza

La Progeva e i benefici per Laterza

Di seguito si riporta il commento, una vera e propria analisi, sul caso Progeva lasciato Akerfeldt

La questione Progeva va valutata attentamente. I siti di compostaggio sono preziosi per sostenere un ciclo dei rifiuti che contempli l’invio in discarica come estrema ipotesi. Purtroppo tali siti emettono spesso fetori. Tali immissioni maleodoranti non dovrebbero essere nocive per la salute dei cittadini in quanto il processo di compostaggio dovrebbe essere incentrato interamente su determinati rifiuti non pericolosi di natura organica. Tuttavia servono attenzione da parte delle autorità preposte al monitoraggio delle sostanze conferite alle aziende e senso di responsabilità da parte di queste nell’agire correttamente. Non mancano casi, infatti, in cui rifiuti potenzialmente pericolosi sono stati conferiti ad aziende di compostaggio. Particolare attenzione va prestata ai fanghi derivanti dalla depurazione delle acque reflue urbane. Si è infatti verificata la circostanza che ad aziende operanti nel compostaggio siano stati affidati tali fanghi contaminati però da sostanze pericolose. Senza andare lontano, vi è stato un caso del genere che ha interessato un’azienda di Ginosa Marina, l’Aseco, azienda a cui il nostro comune affida i rifiuti provenienti da raccolta differenziata (carta, vetro ecc..). Non so se qualcuno l’abbia menzionato nel dibattito di venerdì sera.
In ogni caso sul sito de “l’Espresso” si trova ancora l’articolo, a cui rimando http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local//1491367 correlato alla vicenda.
Dando per scontato che la Progeva non acquisisca rifiuti pericolosi, la vexata quaestio è costituita dalle immissioni maleodoranti. Su queste è difficile fare valutazioni. I rilevamenti che si stanno eseguendo riguardano la pericolosità delle stesse, ma da questo punto di vista credo non debbano esserci problemi. Dall’azienda hanno fatto sapere che la causa dei cattivi odori di questo mese è costituita dal guasto del biofiltro. Tuttavia da aprile l’ormai famoso biofiltro deve essersi guastato più volte, considerato il fatto che le prime “serate Progeva” risalgano a quel mese. Insomma dobbiamo sperare che l’azienda riesca a ovviare al problema attraverso un biofilitro il meno usurabile possibile.
In ultima analisi un rilievo “politico”. Abbiamo nel nostro territorio questa azienda di compostaggio. Quali rifiuti il nostro comune invia alla Progeva per il trattamento? La frazione organica proveniente da raccolta differenziata, il cosiddetto “umido”, no. La nostra amministrazione, pur avendo attivato da un anno un sistema di raccolta differenziata porta a porta, glorificato al momento della diffusione degli strabilianti dati “drogati”, non ha ancora implementato il servizio di raccolta differenziata dell’umido, servizio visto altrove come un vero e proprio corollario del primo.
I rifiuti di giardini e parchi, il cosiddetto “verde”, neanche, almeno a giudicare dal dettaglio R.S.U. del mese di Maggio inviato dal Comune di Laterza all’assessorato all’Ecologia della Regione Puglia. E i fanghi derivanti dalla depurazione delle acque reflue? Boh.
Insomma quali altri benefici trae la comunità laertina dalla presenza di questa azienda a parte quelli, sicuramente positivi anche se non eccezionali, a livello occupazionale? Perché il Comune non si decide a conferire la maggior parte dei nostri rifiuti organici alla Progeva? Magari l’impresa potrebbe adottare nei confronti dei conferimenti provenienti dal nostro comune un tariffario di vantaggio a mo di “ristoro ambientale” per gli inebrianti effluvi che finora ci ha offerto specie d’estate.
Se gli amministratori locali e quelli della Progeva avessero partecipato al dibattito l’altra sera, avrebbero eventualmente potuto dare risposte esaurienti ai tanti quesiti. I padroni hanno invece preferito mandare i loro dipendenti facendo filmare il tutto, adducendo come motivazione il fatto che non sia stato recapitato loro alcun invito. Il dibattito era aperto a tutti. C’era bisogno d’invitare? La loro presenza sarebbe stata sicuramente gradita e avrebbe costituito un atto di serietà e di rispetto verso istanze democraticamente rappresentate da cittadini che finora da quest’azienda hanno ricevuto solo la puzza.

akerfeldt - commento del 29 giugno

Costantino: niente più comunità montane nel Tarantino


L’ente di Mottola accorpato a quelli di Ruvo e di Gioia del Colle.

Il governo Vendola ha approvato la riduzione delle Comunità Montane Pugliesi da sei a tre. Il disegno di legge sarà ora sottoposto all’esame del Consiglio regionale. Una decisione presa in attuazione della legge 244 del 2007 (ultima finanziaria del governo Prodi). A comunicarlo è stato Paolo Costantino, consigliere regionale del Pd, secondo il quale Vendola entro il 31 dicembre dovrà istituire le tre nuove Comunità montane: Zona A, detta del Gargano con i comuni di: Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Peschici, Rignano Gargano, S. Giovanni Rotondo, S. Marco in Lamis, Sannicandro garganico, Vico del Gargano e Vieste; zona B, detta della Daunia con i comuni di: Alberona, Biccari, Carlantino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Piglia, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valforte, Motta Montecorvino, Pietra Montecorvino, Roseto Valforte, nS. Marco Lacatola, Voltura Appula, Volturino, Accadia, Anzano di Puglia, Bovino, Candela, Castelluccio Valmagiore, Celle S. Vito, Delicato, Faeto, Monteleone di Puglia, Orsara di Puglia, Panni, Roccheta S. Antonio, Sant'Agata di Puglia, Troia, e zona C, detta della Murgia, che sarà formata dai Comuni di: Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Spinazzola, Acquaviva delle Fonti, Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Grumo Appula, Noci, Santeramo in Colle, Toritto, Cristiano, Massafra, Mottola, Laterza. I comuni ricompresi saranno ridotti da 62 a 52. I comuni della provincia di Taranto tagliati sono: Palagianello, Palagiano, Montemesola, Ginosa e Castellaneta. I consiglieri passeranno da 186 a 132, spariranno gli assessori. I nuovi presidenti che saranno eletti potranno avvalersi di due soli componenti nell’esecutivo.«Questo - ha sottolineato Paolo Costantino - pone fine allo scandalo delle Comunità montane a livello del mare. Viene infatti - ha aggiunto - soppressa tra le altre la Comunità montana dela Murgia Tarantina che campeggiava tra gli sprechi d’Italia nella prima pagina de “La Casta”, il libro inchiesta di Gian Antonio Stella e Carlo Rizzo. La giunta regionale del presidente Vendola - commenta ancora il consigliere del Pd -, non è arroccata in una torre d’avorio ma attenta a produrre atti sensati senza cedere a tentazioni demagogiche. Infatti - conclude Costantino - il lavoro programmatorio relativo ai fondi europei ed altre progettualità, nonchè la continuità amministrativa degli atti posti in essere dalle Comunità montane, è fatto salvo con le norme transitorie».D’accordo al provvedimento si è dichiarato il presidente della Comunità montana della Murgia Tarantina, Arcangelo Rizzi. Il disegno di legge della giunta regionale secondo Rizzi è il frutto della bozza proposta dai Presidenti delle Comunità montane pugliesi, fatta propria dal governo Vendola. Una nuova riformulazione delle Comunità montane che secondo Rizzi va accompagnata da nuovi strumenti di delega riguardanti il riassetto idrogeologico, la prevenzione degli incendi e la gestione del parco. In sintonia con il presidente Rizzi si è detto anche Vanni D’Onghia, assessore della Comunità montana con sede a Mottola. Un riordino che ritiene necessario per ridurre la spesa. Anche se D’Onghia ritiene che ci sono altri enti che vanno soppressi, come l’Ente Parco, le cui funzioni vanno affidate alle Comunità montane, già competenti ed attive nel territorio. E quella della Murgia Tarantina secondo l’assessore D’Onghia ha mostrato efficienza già dall’attuazione dei Patti territoriali, fino all’approvazione di progetti importanti come il Prie (Piano regolatore degli impianti eolici) ed il ruolo di regia svolto nell’Area vasta.»


da La Gazzetta del Mezzogiorno
di Francesco Francavilla

DIRITTI VIOLATI

Assalto alla scuola pubblica (AUDIO)

Il ministro Gelmini ha annunciato una "cura da cavallo inevitabile" per l'istruzione, con tagli per 190 mila posti. Il commento di Antonia Sania, coordinatrice nazionale dell'associazione "Per la Scuola della Repubblica" e Marco Lodoli, scrittore e insegnante.

Il Dolo Berlusconi


l'Unità, 28 giugno 2008

Quando il Lodo Schifani-bis, anzi il Lodo Alfano, anzi il Dolo Berlusconi sarà sulla Gazzetta Ufficiale, l’Italia sarà l’unica democrazia al mondo in cui quattro cittadini sono “più uguali degli altri” di fronte alla legge. Un privilegio che George Orwell, nella “Fattoria degli animali”, riservava non a caso ai maiali. E che, nell’Italia del 2008, diventa appannaggio dei presidenti della Repubblica, del Senato (lo stesso Schifani), della Camera e soprattutto del Consiglio. I massimi rappresentanti delle istituzioni, che nelle altre democrazie devono dare il buon esempio e dunque mostrarsi più trasparenti degli altri, in Italia diventano immuni da qualunque processo penale durante tutto il mandato, qualunque reato commettano dopo averlo assunto o abbiano commesso prima di assumerlo. Compresi i reati comuni, “extrafunzionali”, cioè svincolati dalla carica e persino dall’attività politica. Anche strangolare la moglie, anche arrotare con l’auto un pedone sulle strisce, anche stuprare la colf o molestare una segretaria. O magari corrompere un testimone perché menta sotto giuramento in tribunale facendo assolvere un colpevole. Che poi è proprio il caso nostro, anzi Suo. Come scrisse il grande Claudio Rinaldi sull'Espresso a proposito del primo Lodo, "un'autorizzazione a delinquere".La suprema porcata cancella, con legge ordinaria - votata in un paio di minuti dal collegio difensivo allargato del premier imputato, che ha nome “Consiglio dei ministri” - l’articolo 3 della Costituzione repubblicana. Che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…”. La questione è tutta qui. Le chiacchiere, come si dice a Roma, stanno a zero. Se tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, non ne possono esistere quattro che non rispondono in nessun caso alla legge per un certo numero di anni in base alle loro “condizioni personali e sociali”, cioè alle cariche che occupano. Se la Costituzione dice una cosa e una legge ordinaria dice il contrario, la legge ordinaria è incostituzionale. A meno, si capisce, di sostenere che è incostituzionale la Costituzione (magari prima o poi si arriverà anche a questo). Ora, quando in una democrazia governo e parlamento varano una legge incostituzionale, a parte farsi un’idea della qualità del governo e del parlamento che hanno eletto, i cittadini non si preoccupano. Sanno, infatti, che le leggi incostituzionali sono come le bugie: hanno le gambe corte. Il capo dello Stato non le firma, il governo e il parlamento le ritirano oppure, se non accade nessuna delle due cose, la Corte costituzionale le spazza via. Ma purtroppo siamo in Italia, dove le leggi incostituzionali, come le bugie, hanno gambe lunghissime. Non è affatto scontato che il presidente della Repubblica o la Consulta se la sentano di bocciare la suprema porcata. A furia di strappi, minacce, ricatti, vere e proprie estorsioni politiche, il terrore serpeggia nelle alte sfere (che preferiscono chiamarlo “dialogo”). E anche la Costituzione è divenuta flessibile, anzi trattabile. Un mese fa è passata con tutte le firme e le controfirme una legge razziale (per solennizzare il 70° anniversario di quelle mussoliniane) denominata “decreto sicurezza”: quella che istituisce un’aggravante speciale per gli immigrati irregolari. Se fai una rapina e sei di razza ariana e di cittadinanza italiana, ti becchi X anni; se fai una rapina e sei extracomunitario, ti becchi X+Y anni. Vuoi mettere, infatti, la soddisfazione di essere rapinato da un italiano anziché da uno straniero. E il principio di uguaglianza? Caduto in prescrizione. Stavolta è ancora peggio, perchè non è in ballo il destino di qualche vuccumpra’, ma l’incolumità giudiziaria del noto tangentaro (vedi ultima sentenza della Cassazione sul caso Sme-Ariosto) che siede a Palazzo Chigi. Infatti è già tutto un distinguo, a destra come nella cosiddetta opposizione, sulle differenze che farebbero del Lodo-bis una versione “migliore” del Lodo primigenio. Il ministro ad personam Angelino Jolie assicura che, bontà sua, “la sospensione dei processi non impedisce al giudice l'assunzione delle prove non rinviabili, la prescrizione è sospesa, l'imputato vi può rinunciare. La sospensione non è reiterabile e la parte civile può trasferire in sede civile la propria pretesa”. Il che, ad avviso suo e di tutti i turiferari arcoriani sparsi nei palazzi, nelle tv e nei giornali, basterebbe a rendere costituzionale la porcata. Noi, che non siamo costituzionalisti, preferiamo affidarci a chi lo è davvero (con tutto il rispetto per Angelino e il suo gemellino Ostellino), e cioè all’ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida. Il quale, interpellato il 18 giugno da Liana Milella su la Repubblica, ha spiegato come e qualmente chi cita la sentenza della Consulta che nel 2004 bocciò il primo Lodo e sostiene che questo secondo la recepisce, non ha capito nulla: “La prerogativa di rendere temporaneamente improcedibili i giudizi per i reati commessi al di fuori dalle funzioni istituzionali dai titolari delle più alte cariche potrebbe eventualmente essere introdotta solo con una legge costituzionale, proprio come quelle che riguardano parlamentari e ministri… La bocciatura del vecchio lodo nel 2004 da parte della Consulta è motivata dalla violazione del principio di uguaglianza dei cittadini quanto alla sottoposizione alla giurisdizione penale”. L’unica soluzione per derogare all’articolo 3 è modificare eventualmente la Costituzione (con doppia lettura alla Camera e doppia lettura al Senato, e referendum confermativo in mancanza di una maggioranza dei due terzi). E non con una legge che sospenda automaticamente i processi alle alte cariche: sarebbe troppo. Ma, al massimo, con una norma che - spiega Onida - “introduca una forma di autorizzazione a procedere che consentirebbe di valutare la concretezza dei singoli casi. Ragiono su ipotesi, perché gli ‘scudi’ sono da guardare sempre con molta prudenza… La sospensione non dovrebbe essere automatica, ma conseguire al diniego di una autorizzazione a procedere. E comunque la legge costituzionale resta imprescindibile”. Insomma, quando Angelino Jolie sbandiera la “piena coincidenza del Lodo con le indicazioni della Consulta”, non sa quel che dice. La rinunciabilità del Lodo non significa nulla (comunque Berlusconi, l’unico ad averne bisogno, non vi rinuncerà mai: altrimenti non l’avrebbe fatto). E la possibilità della vittima di ricorrere subito in sede civile contro l’alta carica che le ha causato il danno, se non fosse tragica, sarebbe ridicola: uno dei quattro presidenti si mette a violentare ragazze o a sparare all’impazzata, ma i giudici non lo possono arrestare (nemmeno in flagranza di reato), nè destituire dall’incarico fino al termine della legislatura; in compenso le vittime, se sopravvivono, possono andare dal giudice civile a chiedere qualche euro di risarcimento… Che cos’è: uno scherzo? L’unica differenza sostanziale tra il vecchio e il nuovo Lodo è che stavolta vale per una sola legislatura: non per un premier che viene rieletto, nè per un premier (uno a caso) che passa da Palazzo Chigi al Quirinale. Ma ciò vale fino al termine di questa legislatura. Dopodichè Berlusconi, una volta rieletto o asceso al Colle, potrà agevolmente far emendare il Lodo, sempre per legge ordinaria, e concedersi un’altra proroga di 5 o di 7 anni.A questo punto si spera che il capo dello Stato non voglia cacciarsi nell’imbarazzante situazione in cui si trovò nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi: il quale firmò (e secondo alcuni addirittura ispirò tramite l’amico Antonio Maccanico) il Lodo, e sei mesi dopo fu platealmente smentito dalla Corte costituzionale. Uno smacco che, se si dovesse ripetere, danneggerebbe la credibilità di una delle pochissime istituzioni ancora riconosciute dai cittadini: quella del Garante della Costituzione. Quando una legge è manifestamente, ictu oculi, illegittima, il capo dello Stato ha non solo la possibilità, ma il dovere di rinviarla al mittente prima che lo faccia la Consulta. In ogni caso, oltre al doppio filtro del Quirinale e della Consulta, c’è anche quello dei cittadini. Che, tanto per cominciare, scenderanno in piazza a Roma l’8 luglio contro questa e le altre leggi-canaglia. Dopodichè potranno raderle al suolo con un referendum, già preannunciato da Grillo e Di Pietro. Si spera che anche il Pd - se non gli eletti, almeno gli elettori - vi aderirà. Si attendono smentite al commento più scombiccherato della drammatica giornata di ieri: quello della signora Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, secondo la quale “il Lodo deve valere dalla prossima legislatura”. Così il Caimano si porta dietro lo scudo spaziale anche al Quirinale. Non sarebbe meraviglioso?


Segnalazioni


L'8 luglio tutti in piazza contro le leggi-canaglia. Passaparola!


Roma, Piazza del Pantheon, ore18








Pronto Silvio? Le telefonate tra Silvio Berlusconi e i suoi uomini sulle attrici e la spallata al Governo Prodi (fonte: l'espresso.repubblica.it)


Financial Times: Oh, no, un'altra volta no (processi, Berlusconi ci riprova) - traduzione di Giulia Alliani


Tribunale di Lecco, venerdì 27 giugno ore 18(Comitato lecchese per la legalità)
Militarizzare tutto! di Furio Colombo

Casson ha perso la bussola di Pancho Pardi

domenica 29 giugno 2008

La politica dei "fatti suoi"

«L'Italia vive la crisi più drammatica dal dopoguerra in poi. Berlusconi prende in giro i cittadini e si occupa solo dei suoi affari personali.
Ora basta. Il dialogo è finito».
Walter Veltroni, segretario del Pd attacca il Cavaliere ed il governo e si dichiara favorevole «ad una grande manifestazione d’autunno».
Veltroni boccia la manovra del governo e descrive una situazione economica «in piena stagnazione». «La crisi ha origini antiche – dice – ma oggi quello che sconcerta è il capovolgimento delle priorità».

E fotografa la situazione del Paese «attraversato da impoverimento, insicurezza e paura. E la nostra destra che fa? chiede le impronte dei bambini rom, una cosa che solo a sentirla fa venire i brividi. Vara una manovra che truffa i cittadini. Inventa il reato di immigrazione clandestina che il premier definisce impraticabile dopo aver firmato il ddl che lo contiene. Inventa la bufala dei mutui, che costa 13 mila euro in più a famiglia. mette in scena la farsa dei rifiuti con Bossi e Calderoli che chiedono alle regioni di prendere i rifiuti. Perchè non l’hanno chiesto prima. Anche i rifiuti sono diventati merce elettorale? Ed infine rilancia le leggi ad personam.- Questo alla fine genera un inquietante caduta dello spirito pubblico. In un momento drammatico della storia italiana di cosa stiamo parlando dall’inizio delal legislatura, del decreto salva Rete 4, della norma sposta-processi, del lodo Schifani. Lo trovo intollerabile».

Quanto al dialogo Veltroni è chiaro: «Ha senso solo se dà risultato concreti. Secondo un sondaggio Ipsos il 71% degli italiani è favorevole al dialogo tra maggioranza e opposizione affinchè risolva i problemi. È questo oggi che è venuto meno».

Veltroni ricorda il primo giorno in cui Berlusconi è venuto alla Camera, ha parlato di un clima nuovo nei rapporti tra maggioranza e opposizione. «Io prudentemente risposi: “vedremo se alle parole corrisponderanno i fatti”. Oggi rivendico la giustezza di quella scelta: pensi che regalo sarebbe stato per Berlusconi se di fronte alle sue aperture l’opposizione avesse detto no, io con te non ci parlo perchè sei Berlusconi. Sarebbe stato il suo alibi perfetto. Invece noi abbiamo detto: se c'è la disponibilità a fare riforme istituzionali nell’interesse del Paese noi siamo pronti. Nessuno può dire che noi abbiamo avuto un atteggiamento pregiudiziale. Ma proprio per questo oggi possiamo avere la libertà totale di dare i giudizi più severo sull'operato del premier».

Veltroni quindi afferma: «in queste condizioni il dialogo è finito. È finito perchè loro non sono in grado di votare un presidente della Commissione di Vigilanza se non facendo trattative che noi non facciamo. È finito perchè loro sanno procedere solo per strappi, come hanno fatto sulla giustizia. È finito perchè Berlusconi è tornato ad essere ciò che è».
La Gazzetta del Mezzogiorno - 29 giugno 2008