lunedì 7 luglio 2008

Rappresentanza territoriale o sterile campanilismo?

E' innegabile che la legittima aspirazione di un territorio ad ottenere adeguata rappresentanza nelle sedi istituzionali e politiche porta con sé il rischio di un arroccamento su posizioni campanilistiche (o, più correttamente, localistiche).
L'invocare rappresentatività allo scopo di ottenere un miope vantaggio per il proprio territorio prescindendo da una visione più complessiva, è sintomatico di un atteggiamento localistico che niente ha a che fare con l'imprescindibile necessità di ascolto e di coinvolgimento del territorio allo scopo di far emergere i bisogni specifici dei vari segmenti territoriali.
Il rischio di questa deriva può e deve essere scongiurato attraverso una pianificazione politico-amministrativa razionale. In presenza di una seria e ragionata definizione degli obiettivi, infatti, sarà possibile valutare la congruità delle istanze territoriali rispetto ad essi e predisporre un piano di interventi che individui delle priorità anche alla luce delle risorse economico finanziarie disponibili.
A livello più strettamente politico invece non ha senso rivendicare rappresentanza del “proprio campanile”ad ogni livello istituzionale, ma è anche necessario abbandonare il rituale dalle nomine di segreteria per incoraggiare la mobilitazione territoriale e l'instaurarsi di un rapporto più stretto tra rappresentati e rappresentanti.
La battaglia per lo svolgimento delle primarie (già in tempi non sospetti) era frutto proprio di questo convincimento. La scelta dei propri rappresentanti, già nella fase di selezione delle candidature, implica la responsabilizzazione dei cittadini e pone le basi per poi modellare ogni azione politico-programmatica.
Il Pd deve oggi affrontare in modo serio e responsabile il problema della mancanza di interesse e di partecipazione dei cittadini che genera indifferenza verso la politica e i livelli di governo nella obiettiva impossibilità di assistere a scelte maturate in "basso" piuttosto che subite dall' "alto".
Fra i cittadini, infatti, spesso si registrano comportamenti di partecipazione passiva: avviene cioè che ci si ritrovi uniti soltanto in situazioni di necessità per contestare scelte preordinate dei governi locali che in qualche modo penalizzano interessi soggettivi: espropri, attraversamenti reti stradali, telefoniche, ecc...
Si tratta di questioni a volte veramente complesse e spesso caratterizzate da un approccio culturale più di tipo rivendicativo - individuale che capace di far maturare un senso di responsabilità collettiva.
A nostro avviso è necessario capovolgere questa mentalità a partire dal ruolo e dai meccanismi di funzionamento dei partiti, per arrivare a cambiare la cultura e il rapporto tra politica ed elettori. Dobbiamo incoraggiare i cittadini a confrontarsi liberamente con gli Amministratori sui contenuti e sui metodi della loro attività amministrativa; il primo passo verso il raggiungimento di questo obiettivo sta nella predisposizione di programmi realistici, credibili (non fantascientifici) e attuabili nel corso del mandato politico / amministrativo di riferimento tentando di promuovere, altresì, la più assoluta trasparenza amministrativa.
Solo così si potrà recuperare non solo un rapporto fiduciario con gli elettori, ma anche il senso di appartenenza alla comunità ponendo le basi per il ridimensionamento di quei fenomeni clientelari e di privilegio, che spesso Amministratori e politici senza scrupoli tendono ad alimentare in funzione del loro esclusivo tornaconto in combutta con chi è espressione dei cosiddetti “poteri forti”.
Franco Catapano - Francesco Vasto

domenica 6 luglio 2008

Made in Italy: mozione in difesa di tessile e moda

Made in Italy o non proprio. Buona parte dei prodotti che a livello mondiale vengono spacciati per italiani non lo sono. Lo denunciano numerose indagini effettuate dalle organizzazioni internazionali per il commercio che da alcuni anni pongono anche l’allarme sulla tracciabilità del prodotto.
I settori a rischio sono soprattutto quelli del tessile e della moda con le esportazioni cinesi destinate a raggiungere quote da record nei prossimi anni.
Ad occuparsi della problematica che rischia di creare 200mila nuovi disoccupati in Italia (le stime sono della WTO – ndr) è l’onorevole Ludovico Vico, parlamentare pugliese del PD, componente della Commissione Attività Produttive della Camera e relatore di una mozione sul tema che approderà in Parlamento il prossimo 7 luglio.
Scaduti i termini di proroga per le quote che a livello europee bloccavano parte dell’export cinese ora l’Italia, paese con maggiori produzioni da difendere nel settore, potrebbe subire l’assalto di una concorrenza senza margini e regole.
E’ già accaduto negli Stati Uniti – afferma l’on. Vico – nel 2004 quando sono scadute le barriere all’importazione fissate dagli accordi Wto, furono di colpo importati 18,2 milioni di camice contro le 941mila del gennaio 2003. Ci fu il conseguente licenziamento nello stesso mese di 12.200 operai tessili americani. Un crollo verticale non solo del mercato del lavoro ma anche delle norme che regolano la sicurezza e la protezione dei consumatori.
La cronaca a tal proposito fornisce ulteriori elementi d’analisi.
Da una recente relazione della Guardia di Finanza, emerge che nel solo 2003 sono stati sequestrati ben 13 milioni di giocattoli contraffatti e addirittura 26 milioni nei primi otto mesi del 2004. – dice Vico - Che il rischio sia elevato lo testimonia anche una campagna dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma che rileva che il 2,6% dei bambini ricoverati presso di loro nell’anno 2002-2003 si sia infortunato in incidenti domestici in larga parte causati dal giocattoli non certificati CE.
Un dato che dovrebbe preoccupare anche il comparto tessile, basti considerare che alla fine di ottobre 2007 l’Ufficio Europeo per la lotta antifrode (OLAF), in collaborazione con le autorità austriache, ha scoperto un vasto traffico illegale di tessuti e scarpe provenienti dalla Cina.
La frode organizzata – spiega Vico – tramite false fatturazioni, false dichiarazioni d’origine e la sottostima (fino a 15 volte) del valore reale di mercato, riguardava soprattutto jeans, t-shirt e diversi tipi di scarpe sportive.
Una frode che solo in dazi doganali inevasi ha avuto un impatto globale sul bilancio della Ue di oltre 200milioni di euro.
Dunque la mozione proposta da Vico.
Abbiamo a che fare con due esigenze contrapposte – sottolinea il parlamentare PD – tutelare i diritti dei produttori italiani contro l’invasività delle contraffazioni e con essi i diritti dei consumatori e non produrre disposizioni di legge che ostacolino la libera circolazione delle merci nel mercato europee. Ma è anche vero che il nostro principale concorrente è un concorrente sui generis, che ricorre al dumping più spietato, che non garantisce la qualità del marchio e la salubrità dei prodotti e che, e non è cosa da poco, non applica leggi che garantiscono l’applicazione di norme sul lavoro anti-sfruttamento.
Un impegno che in sintesi ha prodotto un testo unificato su “Norme per la riconoscibilità e la tutela dei prodotti italiani”, che in slalom rispetto alla coerenza e all’omogeneità con la normativa europea vigente, tenta una tracciabilità che serva a tutelare il diritto dei consumatori alla salute e il diritto dei produttori a contrastare frodi commerciali.
Il testo elaborato dalla X Commissione (attività produttive – ndr) – afferma Vico – segna un primo importante passo in questa direzione prevedendo che i produttori possano adottare il marchio “100 per 100 made in Italy” volontariamente, non entrando così in rotta di collisione con la normativa europea. Ma è d’altra parte ovvio che una normativa più rigida, in attesa dell’approvazione di un testo specifico in ambito europeo, non sia utile solo di fronte all’invasione di prodotti cinesi, ma anche a fronte delle molte attività “in nero” che fanno dell’Italia il quarto paese produttore di merci contraffatte.
Produzioni sicure e di pregio, dunque, che nelle intenzioni del legislatore dovranno rappresentare il salto di qualità verso la sostenibilità non solo economica, ma anche ambientale e della salute del made in Italy.
E’ necessario collegare marchio, tracciabilità della filiera tessile-abbigliamento, materiali riciclabili e di lunga durata, rispetto delle regole in materia di lavoro – dice Vico - associando tale specifica normativa ad una forma più estesa di etichettatura obbligatoria sulla provenienza dei capi di abbigliamento che circolano in Italia, impegnando il Governo a sostenere in sede di Unione Europea la posizione italiana sul marchio d’origine e sull’etichettatura dei prodotti, quale punto di partenza per una negoziazione e un confronto che abbia alla base la tutela del consumatore europee e il contrasto del fenomeno del dumping sociale ed ambientale.

SUMMER SCHOOL 11-12-13 luglio a Castellaneta Marina

Cari visitatori e simpatizzanti , vi segnaliamo un'interessante iniziativa a cura dell'Associazione "Puglia Riformista" che si terrà in data 11/12/13 Luglio a Castellaneta Marina nella struttura Nova Yardinia - Hotel Alborea.

Si tratta della Summer School "POLITICA E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Le ragioni dell'etica e della pratica.", scuola di formazione destinata a studenti, giovani amministratori e a tutti coloro che vogliono approfondire i temi trattati nella tre giorni.

Il fine della Summer School sarà, oltre a quello formativo, cominciare a far passare il messaggio che: è possibile far politica senza accettare compromessi al ribasso. Sperando di vedervi partecipare in numerosi alla Summer School, vi inviamo i nostri più cordiali saluti, lo Staff di Puglia Riformista.
Per info sulle modalità di iscrizione visitare il sito www.pugliariformista.it o contattare la segreteria dell'Associazione Puglia Riformista allo 080.3969566 disponibile tutti i pomeriggi dalle ore 16.00 alle ore 21.00.

Programma

Venerdì 11 Luglio 2008
11,00 – 13,00 APERTURA LAVORI:
Prof. Antonio Giangreco (International school of management “I.é.S.E.G. – Lille, Francia)
13,00 – 14,15 Pausa pranzo
14,30 – 16,30 “Riforme: Costituzione e sistemi elettorali”
Interviene: Prof. Saverio Sticchi Damiani (Università di Lecce e LUISS)
17,00 – 19,00 “ La politica estera e strategie internazionali”
Interviene: Dr. Alessandro Politi (Analista strategico)
On. Umberto Ranieri ( Presidente Associazione 360)
Sabato 12 Luglio 2008
09,30 – 11,30 “La finanza pubblica”
Interviene: Francesco Boccia (Deputato e docente universitario)
11,30 – 11,45 Coffee Break
12,00 – 14,00 “ Finanza locale e politiche di Bilancio”
Intervengono:
Dott. Onelio Pignatti (Direttore Generale Provincia Modena)
Prof. Michelangelo Nigro (Università “Carlo Cattaneo” – Castellanza (VA)
14,15 – 15,15 Pausa Pranzo
15,30 – 17,30 “ Fondi europei e ruolo delle Amministrazioni Pubbliche sugli effetti dei Fondi
strutturali”
Interviene: Dott.ssa Simona Milio (Ricercatrice London School of Economics)

Domenica 13 Luglio 2008
9,30- 12,30 Tavola rotonda “Etica e P.A.”
Modera : Francesco Boccia
Intervengono: Stefano D’Ambruoso (Magistrato)
Gianrico Carofiglio (Senatore e Magistrato)
Alberto Maritati (Senatore e Magistrato)
Giulia Bongiorno (Deputato e Presidente Commissione Giustizia della Camera)

sabato 5 luglio 2008

SCINTILLE TRA FLORIDO E PD LATERZA

Duro confronto tra il presidente della provincia e la sezione del partito
LATERZA. ”Per prefettura e questura siamo stati per due anni, nel deserto istituzionale, l’unico punto di riferimento: commissariati il comune di Taranto l’attività portuale, la Asl e altri importanti comuni jonici come Martina e San Giorgio, a reggere è stata solo la provincia”: Gianni Florido, in visita l’altra sera al coordinamento Pd di Laterza, ha provato, come si dice, a fare la partita.

Campo difficile, quello laertino. Campo da “primarie”: il presidente Florido, introdotto da Davide Bellini, coordinatore cittadino, lo ha tenuto “bene”, in un’ora e mezza di intenso dibattito (giusto il tempo appunto di un incontro di pallone). Avvio autorevole, qualche concessione ai padroni di casa, poi contrastati nel forcing a seguire, fino allo zero a zero finale e ai supplementari da disputare a breve. Per rimanere in metafora:match senza gol, ma non noioso. Anzi. L’affondo più duro arriva da Vita Surico, dirigente scolastica: ”Il presidente continua a parlare al futuro e quattro anni di amministrazione sono passati invano.”

Sul tavolo della discussione la “sicurezza” degli istituti scolastici Moscati (Grottaglie) e sforza (Palagiano):”attese tradite” incalza la Surico. E Florido in ripartenza parla di accuse ingiuste, antefatti e cifre alla mano. Sullo Sforza chiarisce: “abbiamo liberato l’istituto in agosto dal contenzioso aperto dal centro destra, e in appena tre mesi sono stati impegnati 1milione e 700mila euro per il suo completamento, questa è la verità”. Il diverbio,intenso, si fa spia di un malcontento che c’è. Il presidente teme si “lavori in maniera improvvida per il re di Prussia”, chiede di “dirsi tutto senza però offrire il banco all’avversario”, invita a riflettere sul Pd in evoluzione:”La navigazione è difficile -dice-, ma stiamo portando in porto il partito riformista italiano , un soggetto che non ha paragoni in Europa”. E sulle provinciale prossime venture “Abbiamo l’obbligo di tornare a governare, con gli stessi alleati di oggi, non c’è motivo per non farlo, anche se so che alcuni nel Pd guardano ad esperienze diverse, a mio avviso sbagliando. L’UDC? Dialogo possibile”. Ovviamente,”Bisogna prima vincere le primarie - precisa Florido - Se la perdo sono pronto a...”. I punti di sospensione bucano l’afa e restano a mezz’aria. Parla anche di viabilità, il presidente Florido: rondò, strade della morte, circonvallazioni. Ma sa che il piatto laertino piange. Lo ammette “Per Laterza abbiamo fatto davvero poco”: solo 510mila euro di investimenti, a fronte dei 5 milioni di Massafra, e i 4 di Mottola, i 3 di Ginosa, i 2,5 di Palagiano.

Il tutto fa notare l’assemblea del Pd, in una politica provinciale tutta sbilanciata verso oriente. A giudizio di Florido, “seguendo le priorità”. Per il consigliere comunale Franco Catapano, invece, la provincia non ha esercitato il suo ruolo di “autorevole coordinamento”, in un territorio che “chiede di trovarsi intorno a modelli di sviluppo più legati a risorse identitarie”. Un acconto: tarda a partire il Parco delle Gravine e nel frattempo si fa pressante e inderogabile il problema dei controlli ambientali e della qualità della vita; risorse e attenzioni- incalza Catapano- si giocano su Taranto città e intanto le comunità si allontanano, lasciate al loro “sterile campanile”. “Restiamo con i piedi per terra, dateci elementi credibili per la nostra campagna elettorale” irrompe Gianni Serafini. “E’ un problema di incomunicabilità e di democrazia interna, ma non solo”, indicano Franco Bruno e Giuseppe Russi. E Florido propone:” gli argomenti meritano più attenzione, rivediamoci fra qualche giorno”. Tempi supplementari dunque ma non sono previsti i rigori.

Franco Romano – Gazzetta del Mezzogiorno

venerdì 4 luglio 2008

Puglia, 1 milione per ripulire grotte

Un milione di euro è l'importo messo a disposizione dalla Regione Puglia con la legge 40 del 2007 per ripulire le cavità carsiche presenti nelle aree di Natura 2000, quindi grotte, siti carsici nei parchi e nelle aree protette.

BARI - La Regione finanzia la pulizia delle grotte e dei siti carsici nei parchi e nelle aree protette.

Un milione di euro è l'importo messo a disposizione dalla Regione Puglia con la legge 40 del 2007 per ripulire le cavità carsiche presenti nelle aree di Natura 2000, quindi grotte, siti carsici nei parchi e nelle aree protette.

Il finanziamento potrà essere utilizzato solo dai Comuni, unici soggetti beneficiari, e fino a un massimo di 100.000 euro per intervento.

Da alcuni giorni è stato pubblicato sul portale ambientale dell’assessorato all’Ecologia l’atto dirigenziale n.62 del 26 maggio 2008 che stabilisce in 45 giorni il tempo di presentazione delle domande e indica i criteri delle stesse e delle valutazioni dei progetti.

“La scelta di finanziare la pulizia delle grotte pugliesi e la presentazione di una nuova legge di tutela delle stesse – si sottolinea nle comunicato – costituiscono due importanti iniziative che seguono la pubblicazione del catasto delle grotte (consultabile sul portale ambientale) e che puntano a definire e valorizzare uno dei beni più preziosi del nostro territorio”.

IL PD PER LATERZA

Al presidente della Provincia Giovanni Florido,
Alla Giunta Provinciale di Taranto,
Al Consiglio Provinciale di Taranto,

Il Partito Democratico di Laterza, convinto della Sua ferma volontà di progettare con serietà la Provincia del domani e sicuro di condividere con gli organi provinciali lo stesso attaccamento per il territorio laertino, vuole segnalarLe alcuni interventi che sono indispensabili per lo sviluppo e la sicurezza del nostro territorio :

1. Maggiore sicurezza sulle strade grazie ad una programmazione ragionata degli interventi di manutenzione.
E’ necessario programmare interventi strutturali e di manutenzione per ridurre l’incidentalità delle strade provinciali che collegano Laterza a Taranto e Bari.

2. Intervento di manutenzione straordinaria del ponte “Selva San Vito”.

3. Spinta programmatica per accelerare lo sviluppo del Parco delle Gravine.
Il Parco è un’opportunità importante da cogliere e per la quale è necessario intercettare i fondi dell’Area Vasta, per destinarli’ allo sviluppo del parco e pianificare gli interventi. Il parco, potrebbe essere il volano per creare una rete di servizi da offrire in chiave turistica, il che avrebbe una forte ricaduta positiva sull’occupazione. Infine per ritornare alla tematica dell’energia, la legge istitutiva del parco prevede il risparmio energetico e l’utilizzo delle energie rinnovabili.

Pd Laterza

Per il Paese: Veltroni e Casini scrivono a Fini

Una lettera a doppia firma da parte del segretario del PD, Walter Veltroni, e del leader dell'UDC, Pierferdinando Casini, indirizzata a Gianfranco Fini.

Una lettera in cui si esprime preoccupazione per la dignità del Parlamento, dato che non vengono garantiti tempi adeguati all'esame dei provvedimenti fino al punto di espropriare di fatto il parlamento delle sue prerogative. Pd e Udc non vogliono tornare al passato e a un clima rissoso, intendono tutelare la dignità del Parlamento. Fanno una richiesta, esplicita, di ritornare ai temi cari agli italiani e di ristabilire la gerarchia delle priorità. Leggi il sondaggio di Ipr Marketing

Signor Presidente, le scriviamo per esprimerle la nostra preoccupazione e per sottoporle una questione di estrema rilevanza, che ha immediatamente a che fare con la difficile situazione economica e sociale in cui si trova oggi il nostro Paese e che ha dirette ricadute sull’organizzazione dei lavori della Camera dei Deputati. In questi giorni la Camera è impegnata nell’esame di un complesso di provvedimenti di grande rilievo, sia sul piano dell’ordinamento costituzionale sia sul piano dei conti pubblici. Provvedimenti sui quali, come è stato sottolineato nel modo più alto e autorevole, è fondamentale che i parlamentari possano esprimere compiutamente i loro giudizi ed esercitare responsabilmente la funzione che la Costituzione assegna loro. Il rischio, estremamente grave, è che questo possa non accadere. E il motivo è nella evidente volontà del Governo di comprimere, con le procedure scelte, i tempi della discussione, fino al punto di cambiare in corsa le regole del gioco e di espropriare di fatto il Parlamento delle sue prerogative. Se si manca di rispetto al Parlamento si colpisce il primo diritto che in democrazia è dato alla minoranza: quello di veder discusse le sue ragioni. Un diritto inviolabile quanto quello del rispetto della legittimità della maggioranza. Per questo siamo profondamente preoccupati e per questo ci rivolgiamo a lei: per chiederle di salvaguardare in questo difficile passaggio il ruolo e la dignità del Parlamento, garantendo i tempi e le modalità necessarie ad affrontare alla Camera, come è giusto e doveroso, temi e concrete questioni che riguardano da vicino la vita di milioni di famiglie italiane. Perché di questo si tratta. Mai come in questo caso la forma diviene sostanza, una sostanza che va al cuore del buon funzionamento delle istituzioni democratiche e insieme della vita stessa degli italiani. La manovra economica del governo di cui in queste ore si sta discutendo alla Camera si configura, con i suoi ottantacinque articoli, come una vera e propria legge finanziaria, cosa peraltro riconosciuta dallo stesso governo nel Dpef. L’opposizione da noi rappresentata ritiene che questa manovra debba essere fortemente corretta. Ritiene che non sia adeguata ad affrontare la crisi in cui versa il Paese e a rispondere alle domande e ai bisogni degli italiani. Non lo è perché agli annunci in senso contrario di queste settimane è seguito in realtà un aumento delle tasse dello 0,2% nel 2010. Non lo è perché non garantisce il presente e mortifica il futuro con i tagli alla sicurezza e alla scuola. Non lo è, non è adeguata, perché mentre le spese delle famiglie aumentano, nulla viene fatto di concreto per tutelare i risparmi e il potere d’acquisto di salari e stipendi. Non è certo una risposta al crescente impoverimento introdurre misure come la “social card”, finanziata per soli 200 milioni ed esclusivamente per il 2009, a fronte di maggiori entrate tributarie, con la cosiddetta “robin tax”, pari a circa 5 miliardi. Da parte nostra, signor Presidente, c’è la volontà di svolgere il ruolo di opposizione che l’esito delle elezioni ci ha assegnato in un modo netto e incalzante, entrando sempre nel merito delle questioni, privilegiando il dibattito, la critica e la definizione di proposte alternative. Non saremo noi a tornare al passato, a ricadere nel clima rissoso e sterile di questi ultimi quindici anni, a guardare troppo indietro o troppo a se stessi per occuparsi delle riforme e delle scelte di innovazione necessarie al nostro Paese come l’aria che respiriamo. Noi crediamo che esattamente di questo l’Italia abbia bisogno. Si ristabilisca dunque la giusta gerarchia delle priorità, mettendo al primo posto i problemi degli italiani, e si garantisca che su di essi si possa svolgere, nelle istituzioni e in ogni ambito politico, quel confronto aperto e approfondito che è l’unico modo per assicurare al Paese crescita ed equità sociale.

Walter Veltroni
Pierferdinando Casini
Antonello Soro
Michele Vietti

FLORIDO A LATERZA

LATERZA – Non basta fare autocritica per evitare il fuoco delle critiche. Fuoco amico per giunta, trattandosi del Pd. Gianni Florido, da presidente della Provincia, se n’è accorto l’altra sera nella sede infuocata (per l’afa e il clima della discussione) dei democratici laertini. Che non hanno fatto sconti al “loro” presidente, sebbene lui abbia accettato di misurarsi preventivamente nella scivolosa arena delle primarie, come richiesto anche da queste parti. L’effetto Taranto – lo scontro fratricida con Stefàno finito nel cantuccio stretto dell’opposizione – evidentemente ha fatto scuola. Un’altra storia, però.

Da Laterza, il punto più critico dell’Amministrazione Florido – per sua stessa ammissione – prende corpo un’operazione diversa. Aprire il confronto con la base, e anche qui Florido tocca un tasto dolente, per prepararsi a fermare l’onda lunga del centrodestra. Sullo sfondo le elezioni provinciali che, dice Florido con una punta d’ironia, “voglio vincere, sempre se prima vincerò le primarie”.

Prima di misurarsi con gli avversari, però, è necessario testare l’indice di gradimento all’interno. E Florido, almeno qui a Laterza, s’accorge subito di muoversi su un campo accidentato. “La sua amministrazione è inefficiente”, tuona Vita Surico, dirigente scolastico e militante, che non usa giri di parole. E aggiunge: “Il presidente parla al futuro ad un anno dal voto: molto del programma è rimasto sulla carta”. Florido fa un salto sulla sedia e sibillinamente contrattacca: “Ma tu lavori per il re di Prussia (un altro ipotetico concorrente?, ndr.). Non posso accettare che chi mi sta al fianco parli di libro dei sogni. Se dobbiamo processare la Provincia facciamolo stabilendo le regole e, soprattutto, facciamolo nel partito. Altrimenti rischiamo di ammazzare il Pd prima che nasca”.

Parentesi al calor bianco, che plasticamente spiega perché la Provincia “floridiana” è avvertita nella Terra delle gravine come un corpo lontano, se non estraneo. Più praticamente: Ginosa, Laterza, Mottola, Massafra, Palagiano e Castellaneta, cioè 120mila abitanti, senza una voce in giunta provinciale. E tutto ciò nonostante i sondaggi commissionati a Pro Forma – come svela l’interessato – confermino che solo l’8 per cento dei cittadini sa che cosa fa la Provincia in genere, ma è molto più alto il tasso di gradimento per la Provincia di Florido. Il contatto diretto, però, è meno ovattato, senza filtri, più ostico anche per quelli che hanno inventato il fortunato tormentone del “metti a Cassano”. Ma Florido, a Laterza, dove lo metti?

La realtà è che c’è da farsi perdonare qualche disattenzione. E il presidente lo ammette candidamente davanti al plotone schierato del locale Pd: “Diciamo le cose come stanno: Laterza, cifre alla mano, è stata la più penalizzata. Solo 510mila euro di investimenti (la metà per il maquillage esterno del Liceo Vico, ndr.) contro i 4 milioni di Mottola, i 5 di Massafra, i 3 di Ginosa e i 2,5 di Palagiano”. Il piatto laertino piange: perché? “Abbiano cercato di capire quali erano le priorità” spiega Florido e va avanti, esemplificando, per una ventina di minuti. Su tutto: viabilità più sicura e edilizia scolastica; 7 grandi rondò realizzati sulla Grottaglie-San Giorgio e Grottaglie-Pulsano, oltre che sulla provinciale della Salina Grande e il progetto in dirittura d’arrivo per la Sp 13, la “strada della morte” che da Castellaneta scende faticosamente al mare. “Spero entro l’anno nuovo – è l’impegno del presidente - di appaltare una delle due rotatorie previste e di raddrizzare le curve dei Salesiani: interventi da 4 milioni di euro e 1,2 già spesi per la messa in sicurezza della zona D’Anela, dopo che per 20 anni il centrodestra non aveva fatto nulla o quasi”. Il “grosso” dei lavori, però, è sbilanciato da Taranto in là, cioè versante orientale, vedi le tre circonvallazioni di Lama-San Vito, Sava e Campomarino e la prossima ventura Tangenziale Sud (una seconda litoranea che porta ad Avetrana). La geografia non è un’opinione e la circonvallazione di Ginosa (che sarà completata dal Comune con i soldi – 1,6 milioni – della Provincia) non alza granché la media.

Ma Florido insiste, snocciolando i 29 milioni messi in conto per progettare nuove scuole (il Moscati di Grottaglie, il De Ruggieri di Massafra e l’Archita di Taranto), realizzarle (l’Einstein di Mottola, che “tra due mesi sarà consegnato”) o pensare al post-diploma (“due nuove facoltà in funzione dell’autonomia per l’Università tarantina”). Le priorità, insomma, “erano queste, unite a quella del Parco delle Gravine, per il quale abbiamo incassato altri 800mila euro per fare la tabellazione e un’operazione di promozione”. E dunque: “In questo contesto, in cui contano anche i vincoli del patto di stabilità, Laterza è stata oggettivamente penalizzata”. Anche per questo il presidente chiede uno sforzo ai suoi, perché “programmare vuol dire scegliere quali sono le priorità”. “E se per la Corte dei Conti – sottolinea - in fatto di trasparenza contabile siamo tra le prime dieci province d’Italia”, qualcosa vorrà pur dire, “così come il fatto che siamo l’unica provincia, dopo Milano, ad aver attivato l’accesso telematico per le gare d’appalto”.

Florido, di tutto di più. Sulla coalizione del 2004 non ha dubbi: “Nessun consigliere di maggioranza ha mai votato contro un provvedimento. È un punto di vanto per la mia amministrazione, per cui abbiamo l’obbligo di tornare a governare con l’Unione, che va da Prc all’Udeur, quando c’era: insieme abbiamo governato, insieme andiamo al voto. Fare diversamente è sbagliato”. Nessuna corsa in solitaria, cioè, come vorrebbe qualche veltroniano ad oltranza. Magari, vista l’aria che tira, sarebbe meglio allargarsi un po’: “L’Udc? – sorride Florido – Casini ha lasciato liberi i partiti regionali, per cui parleremo anche con l’Udc”.

La politica, tuttavia, è fatta di dialogo, anche scomodo. E la base laertina non nasconde i suoi malumori. Franco Catapano chiede una parola, almeno una, sul quadro deprimente della Sanità tarantina uscito dalla recente sentenza che ha coinvolto dirigenti, imprenditori e politici. E una “visione” su ambiente (il caso Progeva insegna), sicurezza e qualità della vita, sul modello di sviluppo non più calato dall’alto e, soprattutto, dall’esterno. “E poi l’autorevolezza del coordinamento – sentenzia – della quale abbiamo patito la mancanza: per questo le comunità si allontanano dal Taranto-centrismo e dal Grande Salento”. Gianni Serafini, più modestamente, chiede un “segnale forte” con il quale affrontare la futura battaglia elettorale. E Davide Bellini offre un promemoria: maggiore sicurezza sulle strade (la Sp Laterza-Altamura, teatro recente di un doppio incidente mortale); un intervento straordinario per la manutenzione del ponte Selva San Vito; e una spinta programmatica per accelerare lo sviluppo del Parco delle Gravine. “Ma la comunità del Parco – ricorda Catapano – non è mai nata, non c’è lo statuto, né il regolamento, né una gestione vera: non c’è nulla”. Giuseppe Russi e Franco Bruno, infine, invocano un partito più orizzontale, maggiore comunicazione interna. Un cahier de dolèances. Florido prende appunti e promette: “Rivediamoci presto, alla stessa ora, ma non facciamoci del male da soli”. Magari bastasse un posto più fresco…

Massimo D’Onofrio - Corriere del giorno - 4 luglio 08

«Clinton non fece ministro la Lewinsky»


Donadi (Idv): «L'informazione prevalga sulla privacy».



Rotondi: «L'Italia parla al telefono come Silvio»

Massimo Donadi (Imago)ROMA - Intercettazioni e veleni. Per Massimo Donadi (Idv) «l'informazione deve prevalere sulla privacy». Per il ministro Gianfranco Rotondi «quelle telefonate» potrebbero addirittura essere apprezzate. Posizioni opposte sulle indiscrezioni che negli ultimi giorni stanno scuotendo gli ambienti della politica. Il tema è l'ipotesi della pubblicazione di nuove intercettazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (che avrebbero spinto il premier a non partecipare alla puntata di "Matrix"). L'allusione del capogruppo dell'Italia dei valori è piuttosto esplicita: ««E se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo governo?» si chiede Donadi a a 'Radio Radicale'. «Il dirimente tra pubblico e privato nella politica nel caso di un capo di governo è molto labile. Credo che l'informazione debba prevalere». «Io sono rispettoso al massimo della privacy dei cittadini italiani - aggiunge - ma credo che nella vita di un uomo politico di privacy ce ne debba essere molto poca. Se poi quest'uomo politico riveste cariche istituzionali di massimo rilievo prevale quasi sempre il diritto dei cittadini ad essere informati».«PORCHERIE» - E se il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, non vuole rilasciare commenti («Non mi occupo di intercettazioni, di gossip, di stupidaggini. Non fanno parte della delega del mio ministero, e quindi non me ne occupo»), il suo collega di governo, Rotondi, assicura che «l'Italia parla al telefono come Berlusconi e non come Eugenio Scalfari: gli italiani scherzano, alludono, dicono pure una porcheria ogni tanto, e gli piace così». «La cultura azionista del giornalismo italiano - aggiunge - impedisce la comprensione storica della Dc prima e del berlusconismo poi. Ora credono di illuminare con le intercettazioni le miserie di Berlusconi e, invece, per la gente saranno grandezze».PDL-PD - Gli esponenti della maggioranza, comunque, confermano l'esistenza dei requisiti di necessità e urgenza per un decreto legge sulle intercettazioni (nonostante i dubbi del presidente della Camera, Gianfranco Fini). Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl a Montecitorio: «Le ragioni dell'urgenza per un intervento legislativo sul tema barbarico delle intercettazioni ci stanno tutte, poi bisogna fare i conti con i tempi parlamentari. Siamo di fronte o a violazioni del segreto istruttorio o a fatti di autentico spionaggio nella vita privata dei cittadini». Di parere opposto è l'ex ministro Arturo Parisi: «La scelta di procedere per decreto è evidentemente guidata dalle urgenze e dalle necessità del presidente del Consiglio e non da quelle del Paese».



VELTRONI - E dopo l'annuncio della mancata partecipazione di Silvio Berlusconi a "Matrix" («Basta gossip»), interviene sul tema anche Walter Veltroni: «Io andrò da Mentana ma non per parlare di pettegolezzi». E sul decreto intercettazioni? «Useremo tutte le armi contro il provvedimento» assicura il segretario del Pd. «Se il governo continuerà con l’atteggiamento che ha tenuto in questi venti giorni, se non toglieranno l'emendamento che sposta i processi e se faranno un atto incostituzionale come quello di presentare un decreto sulle intercettazioni, allora devono mettere nel conto un inasprimento del clima parlamentare perché l'opposizione risponderà difendendo le prerogative del Parlamento con tutti gli strumenti a sua disposizione».



IL REGALO DI BERLUSCONI AI CRIMINALI(PERCHÈ SARÒ SUL PALCO L'8 LUGLIO)
di Marco Travaglio
Un gruppo di professori di diritto costituzionale e discipline equivalenti esprime "insuperabili perplessità" sui provvedimenti in materia di giustizia. E invita ad aderire al documento "In difesa della Costituzione"

giovedì 3 luglio 2008

Consiglio Comunale, martedì 8 luglio

Il Presidente del Consiglio, prof. Francesco Frigiola, ha convocato il Consiglio Comunale di Laterza per il giorno martedì 8 luglio alle ore 18,30, c/o la Cittadella della Cultura

I punti all'odg sono:

Risposte alle interrogazioni della minoranza:
Ratifica variazioni di bilancio n. 1-2-3
Comunicazione prelievi fondo di riserva
Approvazione rendiconto esercizio finanziario 2007
Surroga nelle commissioni consiliari ed enti vari del ex consigliere Caldaralo
Alienazione area comunale in contrada serrolapillo
Approvazione regolamento forme di consultazione popolare
Approvazione regolamento concessione contributi e vantaggi economici ex art. 12 241/90
Approvazione regolamento per la concessione delle civiche benemerenze.

INTERCETTAZIONI, SALTA PUNTATA MATRIX CON BERLUSCONI

ROMA - La puntata di Matrix di stasera con ospite Silvio Berlusconi non si farà. "Il governo ha lavorato tanto e benissimo in questi primi due mesi di attività. Non mi pare opportuno e producente intervenire sui temi proposti da Matrix, giustizia e intercettazioni, che farebbero passare in secondo piano le tante cose realizzate dal governo per cedere il passo ad argomenti e gossip negativi, che inquinano ed ammorbano il dibattito politico e parapolitico di questi giorni, deviando l'attenzione del Paese dai problemi concreti e dai risultati dell'azione di governo". Così, in una nota, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi spiega le ragioni della sua mancata partecipazione alla trasmissione odierna di Canale 5, così come annunciato mezz'ora fa da Enrico Mentana.

MENTANA, UN'OCCASIONE PERDUTA - "Peccato, è un'occasione perduta ma sarebbe stata peggio un'occasione onorata solo a metà": lo dice Enrico Mentana, commentando la cancellazione della puntata di Matrix con Silvio Berlusconi e le parole contenute nella nota diffusa dal presidente del Consiglio.

DONADI: SE LEWINSKY FOSSE DIVENTATA MINISTRO? - "E se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo governo? Il dirimente tra pubblico e privato nella politica nel caso di un capo di governo é molto labile. Credo che l'informazione debba prevalere".

Così Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera, commenta a 'Radio Radicale' l'ipotesi della pubblicazione di nuove intercettazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che coinvolgerebbero, secondo indiscrezioni di stampa, alcune ministre.

"Io sono rispettoso al massimo della privacy dei cittadini italiani - dice Donadi - ma credo che nella vita di un uomo politico di privacy ce ne debba essere molto poca. Se poi quest'uomo politico riveste cariche istituzionali di massimo rilievo prevale quasi sempre il diritto dei cittadini ad essere informati. Negli Usa Bill Clinton è stato al centro di una bufera mediatica per vicende sessuali con Monica Lewinsky - aggiunge il deputato Idv -. Credo sia stato giusto che gli americani abbiano potuto conoscere la morale del loro massimo rappresentante politico".
Ansa nazionale

Democrazia in America

di Peter Gomez

Dunque ci siamo. Mentre in parlamento si va a passi veloci verso l'approvazione del decreto che bloccherà 100.000 processi pur di sospendere quello in corso a Milano contro Silvio Berlusconi e l'avvocato inglese David Mills, il governo ne sta per presentare un secondo. Questa volta la scure colpisce sia la stampa che la magistratura: non si potrà più pubblicare, nemmeno per riassunto, nessun atto giudiziario e gli investigatori, in decine e decine di casi, non potranno più raccogliere prove con le intercettazioni. Anche questo decreto legge ha un unico scopo: evitare che i cittadini conoscano i comportamenti del premier e di una parte della classe dirigente che siede in parlamento. Ai sedicenti liberali che occupano la Camera, il Senato e i vertici di molte Istituzioni, vale la pena di ricordare che cosa accadde negli Stati Uniti quasi mezzo secolo fa.Nel 1967 il ministro della Difesa, Robert S. McNamara, ordinò un'indagine passata alla Storia come i "Pentagon Papers". Lo studio, coperto da segreto di Stato, doveva stabilire in che modo e perché gli Usa si erano impegnati nella disastrosa guerra del Vietnam. La ricostruzione dimostrò, tra l'altro, che il celebre incidente del Golfo del Tonchino in seguito al quale il presidente Lyndon Johnson si appellò al Congresso e fu di fatto autorizzato ad entrare in guerra, era un falso.Quattro anni dopo un analista della Cia, sconvolto da quanto scoperto, consegnò a due giornali i Pentagon Papers. Il 13 giugno 1971 il New York Times, iniziò la pubblicazione di una serie di articoli basati su quei documenti. Dopo le prime tre puntate, il ministero della giustizia riuscì a far sospendere le pubblicazioni da una sentenza della Corte federale di New York a cui il governo si era rivolto sostenendo che «gli interessi degli Stati Uniti e la sicurezza nazionale avrebbero subito un danno irreparabile dalla diffusione del dossier». Il 30 giugno 1971, la Corte Suprema degli Stati Uniti autorizzò però i giornali (al New York Times si era affiancato il Washington Post) a riprendere la pubblicazione. Sulla base del primo emendamento della costituzione americana i giudici stabilirono che la libertà di stampa doveva prevalere «su qualsiasi considerazione accessoria intesa a bloccare la pubblicazione delle notizie». La sentenza fu scritta da un vecchissimo e celebre costituzionalista, il giudice Hugo Black, morto a 85 anni pochi mesi dopo. Black scrive: «Oggi per la prima volta nei 192 anni trascorsi dalla fondazione della repubblica viene chiesto ai tribunali federali di affermare che il Primo emendamento significa che il governo può impedire la pubblicazione di notizie di vitale importanza per il popolo di questo Paese. La stampa (dal punto di vista dei Padri fondatori) deve servire ai governati non ai governanti. Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito perché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo». Oggi anche nel nostro paese la libertà è in pericolo. Ciascuno di noi ha il dovere di difenderla. In attesa che un Hugo Black, se esiste, ricordi a tutti come stanno le cose.


COSTANTINO (PD) TRE TRAGICHE MORTI, UNA UNICA CONSAPEVOLEZZA AUMENTARE LA SICUREZZA SUL LAVORO

BARI – I commenti di rito possono anche dare fastidio in questi casi. Ma chi occupa responsabilità istituzionali deve farlo. Per esprimere il dolore e la comprensione verso le famiglie private del bene più prezioso. Il maresciallo capo a Grottaglie durante un volo di esercitazione , l’operaio travolto da un gancio di una gru ed ucciso all’Ilva di Taranto, ancora l’operaio morto stamane alla Bridgestone di Bari. Tre morti in due giorni spero facciano riflettere tutti su quanto sensate fossero le parole del Capo dello Stato. Non è il momento di polemiche politiche che lasciano il tempo che trovano e sono una vera offesa a quanti perdono la loro vita lavorando. E’ solo il caso di sperare che questi tragici incidenti spingano tutti a chiedersi che cosa non si può contrattare o vendere nelle nostre società. Se la serenità di alcuni debba essere pagata con il sangue dei lavoratori. Militari o civili non fa differenza, sono uomini e come uomini dovrebbero essere rispettati. Non è il caso di fare moralismo d’accatto ma una società che perde uomini al lavoro e giovani sulla strada deve iniziare a farsi qualche domanda. La vita persa di questi uomini, le lacrime dei familiari, il vuoto che dovranno affrontare cessato il clamore delle prime pagine grida per la sua evidenza. Ma forse abbiamo tutti le orecchie tappate da troppe notizie. Troppe notizie, nessuna notizia.

Bari, 2 Luglio 2008

Il consigliere regionale del PD Paolo Costantino

mercoledì 2 luglio 2008

Mineo sulla cancellazione dei fondi per la casa: “Smentiti Fitto e Palese. Tutte le regioni italiane protestano contro i tagli del governo Berlusconi”

Una nota del vicepresidente del Consiglio regionale Luciano Mineo.


“Fitto e Palese sono stati clamorosamente smentiti. Almeno per ciò che riguarda i tagli ai fondi per la casa, operati, come il Partito Democratico ha annunciato qualche giorno fa, attraverso il decreto n. 112. Infatti, tutte le Regioni italiane hanno elevato una vibrata protesta contro i tagli che il governo di centrodestra ha deciso di operare sui fondi del piano nazionale che erano stati inseriti nella legge finanziaria del 2007 dal precedente governo.
Le bugie hanno, come sempre, le gambe corte. A smentire Fitto e Palese non è solo il Partito Democratico. Sono anche, anzi, soprattutto le Regioni italiane.
A parere delle Regioni, oltre ai tagli operati sui fondi per la costruzione di nuove abitazioni sociali, sono stati cancellati i fondi per i programmi di rigenerazione urbana e quelli destinati ai centri storici e all’istituzione di società di scopo per il riutilizzo delle aree demaniali anche al fine di realizzare alloggi sociali.
In Puglia sono stati cancellati 370 alloggi, a fronte di un fabbisogno che supera i 2000 alloggi. E’ confermato, quindi, che gli alloggi che non si potranno più realizzare sono 20 a Manfredonia, 24 a Barletta, 30 ad Andria, 20 a Molfetta, 101 a Bari, 30 a Brindisi, 12 a Lecce, 45 a Foggia, 20 a Cerignola, 8 ad Altamura e 60 a Taranto.
La situazione del capoluogo ionico è la più drammatica. Proprio in questi giorni la protesta di famiglie che rivendicano il diritto alla casa si è fatta più pressante. Queste famiglie devono sapere che il riconoscimento del loro diritto non potrà avvenire per responsabilità di un governo insensibile alle grandi emergenze sociali”.