venerdì 12 settembre 2008

Miroglio, chiude anche Ginosa

I sindacalisti provinciali e aziendali di Cgil, Cisl e Uil, raccontano al “Corriere” in un’intervista collettiva, il risultato del loro incontro con i rappresentanti dell’azienda nella sede dell’Assindustria


Dev’essere passato Tuthankamon in queste lande.
La Miroglio dopo aver chiuso Castellaneta, vuol chiudere anche Ginosa, in cui lavorano 238 dipendenti. Operai e sindacati sono al lavoro per salvare il loro posto di lavoro e una parte del già magro reddito territoriale.
Ieri ampio tavolo in Assindustria: i lavoratori della Miroglio erano rappresentati dai sindacalisti provinciale e aziendali Giuseppe Massafra e Massimo Gravina (Cgil), Giuseppe Maffucci e Mario Toma (Cisl), Nicola Calabrese e Fulvio Egitto (Uil); l’Assindustria era rappresentata dal direttore Franco Murgino, la Confindustria da Giorgio Meschiari, relazioni industriali della Confindustria e la Miroglio era rappresentata da Giuseppe Bertolino, Nicola Russiello e Michele Leogrande.
I rappresentanti dei lavoratori della Miroglio, accompagnati da Franco Germinario, son venuti al Corriere per raccontare al “Corriere” in un’intervista collettiva, il summit al quale hanno partecipato.
Sono arrivati al giornale quando mancava la corrente, si saliva a piedi, nelle scale la notizia nella sua nudità e asprezza: vogliono chiudere; ci hanno detto a muso duro: chiudiamo.
Comincia il racconto dell’incontro. Dicono: era un incontro importante, programmato da luglio, già periodo di crisi, per fare il punto su: situazione Cigo (cassa integrazione guadagni ordinaria), rilancio dell’azienda verificando le possibilità di un suo inserimento nel distretto regionale e riqualificazione del prodotto.
Ed invece?
Invece l’azienda ha detto che il sito di Ginosa non è più produttivo e che pertanto ha deciso la cessazione dell’attività.
E voi? qual è stata la vostra risposta?
Di stupore e sconcerto, anche per la perentorietà con la quale ci è stata comunicata la loro decisione...
Una decisione che serpeggiava...
Un sospetto lo avevamo; ma anche una speranza che così non dovesse essere.
Che cosa vi insospettiva?
Che al ritorno in azienda dalla Cigo non c’era nessun segno che l’azienda volesse riprendere l’attività, nessun segno di interesse...
Azienda vuota... E le speranze?
Noi, per salvare il nostro lavoro e il nostro reddito avevamo allacciato molte relazioni: con i Comuni di appartenenza dei nostri lavoratori, Ginosa e Laterza, in primis, ma anche Castellaneta, Mottola e Palagianello, avevano interessato Provincia e Regione e, grazie all’interessamento dei sindacati confederali avevamo ottenuto un incontro con il Governo che si terrà lunedì prossimo.
Ma la vostra speranza da queste relazioni qual era?
Che l’incontro di oggi fosse interlocutorio, che la discussione rimanesse, per così dire aperta...
Invece la notizia della cessazione ...
Perentoria e brutale.
In concreto che cosa avete in animo di fare?
Innanzi tutto abbiamo respinto l’idea che l’azienda di Ginosa sia una della quale dichiarare la cessazione d’attività, anche perché fino a poco tempo fa, qualche mese, la stessa azienda che oggi vuole la cessazione diceva che lo stesso stabilimento di Ginosa fosse strategico...
Si sono accorti in ritardo che si sbagliavano...
Invece, sanno benissimo che l’azienda ginosina per tecnologia e professionalità dei dipendenti è ancora in grado di aprirsi a nuovi mercati, anche internazionali, e di essere competitiva con l’alta qualità. In parole più semplici l’azienda abbandona un tipo di mercato e non ha intenzione di trovare un altro, pur sapendo che potrebbe avervi spazio. L’azienda non vuole mettere a frutto la sua tecnologia e la nostra professionalità.
Un summit risoltosi nel modo peggiore per lavoratori e sindacalisti, che si fa?
Innanzi tutto domani (oggi, ndr) le Rsu hanno organizzato un’assemblea in azienda alla quale parteciperanno anche le segreterie provinciali dei sindacati confederali. Bisogna informare tutti i lavoratori della situazione. Venerdì ci saranno due ore di sciopero per turno. Lunedì e martedì prossimo 8 ore di sciopero. Lunedì manifestazione a Roma...
Ma lunedì non avete l’incontro con il governo?
Sì, lunedì al ministero dello Sviluppo economico, quello di Scajola, si terrà un incontro fra un rappresentante del Governo, qualche Miroglio in persona, un esponente della Regione, il sindaco di Ginosa Luigi Montanaro e noi, con anche i sindacati nazionali. Ma insieme con noi verranno in più pulmann, alcuni messi da noi, altri dai Comuni più interessati a questa vertenza, Ginosa e Laterza, quasi tutti i lavoratori della Miroglio ginosina.
Infine il 16 assemblea generale in azienda per analizzare ciò che sarà successo a Roma.
Avete messo nero su bianco le richieste che farete al Governo?
Al Governo chiediamo che si impegni per tutte le aree del Sud attraversate dalla crisi. Ma soprattutto chiederemo una verifica del rispetto degli impegni che la Miroglio aveva preso con la legge 181 e 488. Infine chiederemo che la Miroglio riprenda ad interessarsi per il sito di Ginosa...
Che fino a qualche mese fa era strategico...
Poi, dopo che avremo saputo dalla Miroglio e dal Governo...
Quale sarà il vostro destino secondo loro...
Abbiamo in agenda un incontro con la Regione.
L’intervista è finita, i sindacalisti di Ginosa e Laterza devono raggiungere le loro case, la giornata è stata lunga e intensa. E sgradevole.
Hanno detto sulle scale, al momento dei saluti, i sindacalisti: diremo al Governo che qui in queste terre, con tutte queste aziende in crisi e in chiusura, siamo all’incubo della desertificazione. Occorre una attenta politica industriale.
Chiudere una fabbrica come se fosse un pollaio è un segno dei tempi: in cui l’utile prevale sul giusto e in cui la contabilità dell’hic et nunc, del qui ed ora, cioè dell’avidità e della miopia, prevale sul senso etico che bisogna fare il possibile per costruire una comunità. Ma se la fabbrica è stata generosa con l’imprenditore, dandogli dedizione ed alta produttività, e se può essere riconvertita e restare competitiva e l’imprenditore nemmeno dubita della giustezza della sua decisione il segno è di imbarbarimento. E se con lo stesso imprenditore è stato anche generoso lo Stato, con aiuti miliardari al suo insediamento in una zona da industrializzare, allora si è dinanzi non all’imprenditore-demiurgo cantato da Schumpeter, ma a finanzieri, a gente che gioca con i soldi, meglio se degli altri.
Ma che cosa provoca questa epidemia aziendale? La Miroglio dopo aver chiuso Castellaneta, tre anni fa, ora vuol chiudere Ginosa, dalle altre aziende dello stesso territorio non giungono notizie di presente stabile e di futuri rosei, un collega ammonisce: ma hai detto a quei sindacalisti che Cristo è ancora fermo ad Eboli? E un altro la mette in ironia: e che qui aleggia il fantasma di Tuthankamon, il faraone egizio la vista della cui mummia porta sventure? Se la si smettesse di allettare imprenditori già paghi con soldi pubblici e si impostasse un’altra politica economica, il fantasma di Tuthankamon se ne tornerebbe nella sua mummia.

dal Corriere del Giorno di Michele Cristella

Rifiuti, "Così ho avvelenato Napoli"L'Espresso.



Il racconto del boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari di G. DI FEO e E. FITTIPALDI

La scuola, il futuro, il nostro Sud


Come la maggior parte di noi, seguo in questi giorni il dibattito e le problematiche sulla riforma scolastica che il governo in carica vuole farci accettare come utile e migliorativa. Ma così non è perché:i tagli alla spesa scolastica e l’introduzione del “maestro unico” comporteranno· il taglio numerico degli insegnanti italiani nelle scuole pubbliche e dunque crescerà a dismisura il numero degli insegnanti tra i disoccupati;· le famiglie italiane saranno costrette a ritirare i figli da scuola entro le ore 12.30, con conseguente disagio sociale, lavorativo ed economico dei genitori, che avranno meno tempo per lavorare e dunque meno reddito e contemporaneamente più spese da sopportare per le attività istruttive ed educative non fornite più dalla scuola pubblica;· la maggior parte delle famiglie italiane avrà figli poco e male istruiti, perché il maestro unico conoscerà e saprà trasmettere poco di tutto, con una conseguente riduzione di preparazione degli alunni che avrà effetti sul loro futuro scolastico, sociale e lavorativo;· ci sarà una riduzione dell’efficacia della scuola quale strumento di elevazione spirituale dell’uomo e di progresso civile, sociale ed economico di tutta la società;· gli studenti italiani che andranno a scuola per la prima volta con un maestro unico, saranno proiettati indietro nel tempo, con una preparazione non idonea con le esigente sociali e lavorative contemporanee;Ma, naturalmente, ciò non sarà per coloro che potranno permettersi di pagare la scuola privata!Il divario tra la preparazione scolastica dei figli dei ricchi, che potranno pagare per una istruzione di qualità, rispetto ai figli della maggior parte degli italiani crescerà sempre di più, con notevoli danni sociali;il diritto all’istruzione, costituzionalmente garantito, verrà calpestato in danno dei meno abbienti e ciò eliminerà del tutto ogni speranza di funzionamento dell’ascensore sociale, già gravemente compromesso.Il figlio dell’operaio non avrà più la possibilità di avere la stessa istruzione e preparazione del figlio del notaio e dunque sarà destinato a poter svolgere al massimo lo stesso lavoro del padre.i figli degli italiani non saranno messi in condizione di avere tutti le stesse opportunità di partenza per il futuro;non ci si potrà impegnare per essere più bravo e meritevole “ per fare strada nella vita”, perché la differenza tra il bravo ed il meno bravo sarà fatta dalla dichiarazione dei redditi della famiglia di provenienza;E noi del Sud cosa diciamo? Da noi ci sono le famiglie con i redditi più bassi rispetto al nord, ci sono più disoccupati, c’è meno lavoro, lavorano meno le donne e dunque abbiamo più famiglie mono-reddito.Noi non potremo pagarci la scuola privata e rimarremo indietro.Ci stanno negando ogni possibilità di crescita economica e sociale!Non glielo possiamo permettere!Questo il leader leghista non l’aveva capito subito, aveva attaccato la ministra....ma poi.. ha capito ed ha cambiato idea!E’ in ballo il nostro futuro, il futuro del Sud, il futuro dell’Italia tutta, perché l’Italia deve ripartire dal Sud!Nelle nostre città, il 26, 27 e 29 settembre dobbiamo chiedere il rispetto del diritto all’istruzione costituzionalmente garantito e dobbiamo gridare più degli altri contro questa riforma!


Chiaramaria Anastasia

Costituente regionale del PD Puglia

Consigliere comunale del Comune di Grottaglie

giovedì 11 settembre 2008

Progeva e cattivi odori, il Pd chiede chiarezza

Il caso dell’estate in un Consiglio monotematico

Il Partito Democratico di Laterza ritorna sul caso Progeva.L’occasione è data dal prossimo Consiglio comunale monotematico (in programma presso la Cittadella della Cultura, probabilmente il 16 settembre e con l’intervento del presidente della Provincia Florido), che affronterà «il problema dei cattivi odori che sta affliggendo il paese».«La discussione su questa complessa questione - si legge in una nota del Pd - deve a nostro parere svolgersi nel luogo da noi ritenuto più idoneo, il Consiglio comunale, nella speranza che quest’ultimo riacquisti la sua centralità nella vita civile e politica del nostro paese. Noi democratici, denunciamo un mancato rispetto della sensibilità dei nostri concittadini da parte di questa Amministrazione che ha superficialmente bollato come riottosa la spontanea e civile protesta di una parte della cittadinanza attiva e responsabile, organizzata in Comitati».«Il sindaco - continua la nota del Pd - ha chiesto di abbandonare la piazza, bene noi riteniamo che occorra ritornare nei luoghi istituzionali per discutere e approfondire, ma guardiamo comunque con attenzione ed interesse alla sincera mobilitazione di chi legittimamente spera che Laterza torni ad essere un paese rinomato per la freschezza e la salubrità dell’aria. Riteniamo altresì, che le garanzie date sinora siano totalmente insufficienti e pertanto chiediamo alle Istituzioni di effettuare tutti i controlli al fine di predisporre tutte le misure necessarie alla eliminazione delle emissioni maleodoranti».«Cosa ci ha portato a questa situazione? Secondo noi democratici la mancanza di lungimiranza unita ad una totale assenza di una idea di sviluppo per il nostro territorio. Ci chiediamo perché quella azienda doveva sorgere in un comune, come il nostro, che negli anni si è caratterizzato per la valorizzazione delle tipicità gastronomiche? E soprattutto perché doveva sorgere così vicino al centro abitato?».«Inoltre - puntualizza il Pd - ci corre l’obbligo precisare che non è assolutamente vero che la Progeva è “arrivata” a Laterza nel 1999, come affermato dal sindaco nella risposta all’interpellanza della minoranza: infatti la società si è costituita solo il 25 maggio del 2000 in quel di Castellana Grotte. Una variante urbanistica, esecutiva, era stata già approvata dalla giunta Cassano per una quota parte di quell’area ora occupata dalla Progeva, ma quella variante aveva la finalità permettere l’insediamento di uno stabilimento per la produzione di salotti, un’azienda, quindi, sostanzialmente diversa dalla Progeva. L’amministrazione, quindi, che ha fatto questa scelta politica e che pertanto se ne deve assumere le responsabilità è la Giunta Cristella. È appena il caso di ricordare che in quegli anni il governo (lo Stato...) era guidato da Silvio Berlusconi, che la giunta regionale era presieduta da Raffaele Fitto e la giunta provinciale da Rana: con l’affermazione a Laterza del centrodestra si completò il ’filo conduttore’ che avrebbe risolto miracolosamente tutti i problemi. Ma si sa. Le promesse fatte sull’effimero durano lo spazio di un mattino e alla fine resta solo il ricordo».»

dal Corriere del Giorno

Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.

Da Vanity Fair, 10 settembre 2008


Poveri ingenui. Ancora lì a menare scandalo che una ministra berlusconiana, la molto materna Mariastella Gelmini, dicastero dell’Istruzione, bresciana con l’accento del Lago di Garda, reginetta dei grembiuli e della meritocrazia scolastica, imbrogliasse chilometri e smagliature burocratiche per correre da Brescia a Reggio Calabria a sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato. Ovvio che l’ha fatto, dice lei. Laggiù era più facile passare l’esame. Si promuoveva il 93 per cento dei candidati, mentre nel gelido Nord passava solo il 31 per cento (dati dell’anno 2001). “Avevo fretta. E la mia famiglia di poveri agricolotori - aggiunge con tocco di melodramma sociale - non poteva mantenermi ancora a lungo”.Ma come?, sostengono i poveri ingenui. Con quale coraggio, sei anni dopo, sdraiata tra i velluti del ministero, annunciando tagli per 87 mila posti di lavoro, discetta di merito e rigore scolastici, lei che li scansò rifugiandosi al Sud? Con che faccia accusa d’insipide scarsità culturali i professori meridionali, lei che addirittura viaggiò una notte per riempirsene il piatto? A che titolo si impanca contro il lassismo, contro gli eccessi del buonismo didattico e dell’utopia egualitarista, tutti veleni del molto odiato Sessantotto?Poveri ingenui. Quel che tra voi è un disdoro - la furbizia, il silenzioso imbroglio di saltare una fila, il piccolo furore di agguantare a tutti i costi un vantaggio, falsificare un bilancio, evadere le tasse, irridere una regola o perlomeno aggirarla - per altri è un vantaggio e un merito. Il più luminoso dell’Era italiana che ci tocca vivere. Nella quale il primissimo cittadino, dribblando prescrizioni giudiziarie, viaggia dentro l’ammirazione dei suoi elettori, circondato da almeno due dozzine d’avvocati.

Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.(Foto di flòflò1971 da flickr.com)

Segnalazioni

Sabato 13 settembre, in contemporanea alla Notte Bianca di Genova, La Notte Grigio Topo di Beppe Grillo.

Ospiti sul palco Marco Travaglio e Ferruccio Sansa. Consorzio Pianacci, via della Benedicta, 14 - ore 21 Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe".

Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.Roma, Teatro Quirino - ore 21Ingresso libero fino a esaurimento posti (capienza del teatro: 900 posti)

L'emergenza rifiuti "risolta" - guarda il video di Antonio da Afragola (NA)

Una storia italiana (The Economist) Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Leggi anche la sentenza del Tribunale Civile di Milano che ha rigettato le domande avanzate da Silvio Berlusconi nei confronti dell'Economist, dopo che questi aveva citato il settimanale britannico per diffamazione, a seguito di una famosa copertina che, prima delle elezioni del 2001, titolava "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy" (perché Silvio Berlusconi non è adeguato a guidare l'Italia).

mercoledì 10 settembre 2008

Tagliano il futuro

“Ci sono aree sulle quali è necessario operare tagli. Ma non è certo quello della scuola il settore in cui portare la spesa pubblica al di sotto della media europea. Il futuro dell’Italia si gioca su formazione, scuola, ricerca e università”. In un’affollata conferenza stampa tenutasi presso la sede del PD di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, il segretario Walter Veltroni attacca il governo, criticando aspramente i tagli operati dal governo nel settore della pubblica istruzione. 7 miliardi e 800 milioni di euro di tagli in tre anni. 87mila insegnanti in meno, 42mila di personale Ata. La scuola passa da settore strategico a solo capitolo di spesa. Con conseguenze disastrose. “Non c’è nessuna ispirazione strategica dietro queste scelte, ma solo drammatici effetti. Il primo – spiega Veltroni – è la conclusione o la netta diminuzione del tempo pieno alle elementari e il tempo prolungato alle scuole medie”. Nonostante le vuote rassicurazioni del ministro Gelmini, infatti, “non ci sono le possibilità di mantenere gli standard attuali, ponendo così fine ad un’esperienza educativa e sociale importantissima”.Sì, perché, sottolinea il leader del PD, “la scuola non deve essere un ammortizzatore sociale ma è il primo grande luogo che fa della giustizia sociale e delle pari opportunità il proprio obiettivo prioritario. Altro effetto indesiderato dei tagli alla scuola, “è la chiusura degli istituti in tanti piccoli centri, nelle isole minori e nei comuni di montagna. Le conseguenze avranno un aumento dei costi per gli enti locali, un aumento dei numeri nelle scuole, e, ancora più grave, un aumento dell’abbandono scolastico”. Il terzo drammatico effetto della cura Tremonti-Gelmini è la “riduzione del numero degli insegnanti di sostegno, all’interno del taglio del corpo insegnanti”. All’interno di questo desolante quadro, la cosa più assurda è che “a pagare il prezzo più alto saranno ancora una volta le donne. Donne insegnanti che lavorano, e donne che devono prendersi cura dei figli o degli anziani e che a causa del cambio di abitudini quotidiane, dettate dalla fine del tempo pieno, avranno mille difficoltà in più”. Ultima conseguenza di questa scellerata politica è che “si continua a penalizzare il lavoro degli insegnanti, degli insegnanti precari in particolare”. Il messaggio lanciato oggi da Veltroni, affiancato dal ministro ombra dell’Istruzione Mariapia Garavaglia, dall’ex ministro Giuseppe Fioroni, dal ministro ombra per le Politiche giovanili Pina Picierno, e da Maria Coscia, deputato PD in commissione Cultura alla Camera, è chiaro: il tema della scuola, della formazione, dell’università rappresenterà una piattaforma politica per quanto riguarda l’azione politica del PD. “E’ per questo – annuncia Veltroni – che abbiamo indetto per il 26, 27 e 29 settembre lo scuola day, in cui parlamentari ed esponenti del Partito Democratico incontreranno gli studenti e le famiglie”. Secondo Veltroni, infatti, ciò che serve “è un patto forte tra le famiglie e la scuola”, altro che il voto in condotta e il maestro unico. “Governare – spiega – è qualcosa di diverso dal fare annunci. Tanti annunci, ma una politica seria che trasformi la scuola in una risorsa invece che in un problema non si vede assolutamente”.E’ a questo fine che il ministro ombra dell’Istruzione Mariapia Garavaglia rivolge “un accorato appello alla stampa per spiegare bene ai cittadini e all’opinione pubblica ciò che accadrà alla scuola italiana. Le norme che il governo ha messo in atto per decreto legge – evitando così il confronto parlamentare – sono una rovina per la scuola. Decreti che fermano il tempo, e che non danno futuro”. Secondo Garavaglia il governo vuole ripristinare “una scuola che non c’è più, quella di decine di anni fa. Si parla di merito – aggiunge – ma l’unico criterio che c’è dietro la riforma è quello economico-finanziaria. Come si potrà garantire il tempo pieno e prolungato se si tagliano classi, personale, insegnanti e intere scuole?”.Secondo l’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni è impossibile. “Avevamo già incontrato mille difficoltà senza fare tagli al settore, ora è impossibile. Serve una riqualificazione della spesa pubblica, non tagli indiscriminati. Fare lo sconvolgimento della scuola tramite decreto è una vergogna”. L’ultimo regalo del ministro Gelmini, dunque “è una scuola più vecchia, in cui i precari che mandano avanti le classi da decine di anni sono visti come ‘parcheggiatori abusivi’ e vengono invitati a dedicarsi al settore turistico, invece che a quello dell’istruzione”. Maria Coscia, dati alla mano, non può fare a meno di analizzare “l’effetto che questi provvedimento avranno sulle abitudini quotidiane dei cittadini italiani. Alle 12,30 i bambini saranno a casa e rappresenteranno un problema soprattutto per le donne che lavorano. Vi sarà una riduzione drastica di tempo pieno e prolungato e delle attività pomeridiane dei ragazzi. Con la riduzione degli insegnanti, inoltre, aumenteranno le difficoltà di integrazione dei bambini rom e immigrati”. Addio anche ad aspirazioni meritocratiche: “Per la valutazione del merito c’è bisogno di un piano straordinario di aggiornamento e formazione degli insegnanti”. Piano che ovviamente non è neppure stato messo in agenda dal governo. Conclude Pina Picierno: “Società della conoscenza e diritto allo studio per noi non sono slogan, ma obiettivi. Nel merito e nella formazione sta il futuro buono del nostro Paese. Faremo di tutto in Parlamento per evitare questo sfregio”.
Stefano Cagelli

I parlamentari pugliesi del PD chiedono un incontro urgente al Ministro dei Trasporti.

Arriva la dura presa di posizione dei parlamentari pugliesi del PD di fronte al declassamento delle tratte ferroviarie che da Taranto e Lecce conducono a Milano.
A firmare l’interrogazione a risposta urgente, invitata al Ministro Matteoli, è l’onorevole Ludovico Vico, parlamentare che guida la cordata di colleghi tra cui anche il Ministro ombra dei trasporti Andrea Martella.
Una levata di scudi che nell’interrogazione non manca di sollevare le questioni della mobilità e dell’interesse nazionale verso una regione che nello scenario economico e culturale del sud Italia e della nazione ha molto da dire. Così non manca il riferimento ad Alitalia e al suo piano di tagli che guarda caso riguardano ancora gli aeroporti pugliesi.
Abbiamo chiesto un incontro urgente al Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli e alla presenza del nostro Ministro ombra Martella – dice Vico – per discutere di quella che ci sembra una chiusura netta verso le ambizioni di un territorio con grandi opportunità di sviluppo ma che viene tagliato fuori dai programmi di investimento di Alitalia e Trenitalia.
Ma l’interrogazione, nel caso specifico, affronta soprattutto i problemi legati al trasporto su rotaie.
Quello che è accaduto la scorsa domenica sull’Eurostar Lecce-Milano ha del terzo mondo – continua Vico – pertanto ci sembra quanto mai inappropriato parlare come fa Trenitalia solo di treni che cambiano nome. Qui di fatto la sostituzione dell’Eurostar Etr500 con i ribattezzati Eurostar City che altro non sono che i vecchi Trans Europe Express anni ’80, implica una rilettura dei piani nazionali verso questo territorio. Si considerano i nostri viaggiatori di serie B, si confina al nord tutto il progetto dell’alta velocità e probabilmente si considera come un danno necessario ma ammortizzabile anche il futuro dei 40 lavoratori addetti al servizio ristorazione che prima garantivano pranzi, cene e snack decenti a chi da Lecce o Taranto voleva raggiungere il capoluogo lombardo.
Eppure il clima di dismissione era stato ampiamente annunciato nello scorso ottobre alla vigilia della pubblicazione del piano orario di Trenitalia.
Anche in quel caso notammo il desiderio di cancellare questa parte del Sud dai collegamenti con l’Italia che conta – dichiara ancora l’onorevole Ludovico Vico – Allora chiedemmo a gran voce l’intervento del Governo e Prodi inserì in Finanziaria i termini della convenzione che obbligava Trenitalia a mantenere standard di servizio e tratte da e per la Puglia.
Con preghiera di cortese diffusione,

Roma, 9 settembre 2008
L’Ufficio Stampa

martedì 9 settembre 2008

55 milioni di euro per la formazione professionale


Con l’approvazione da parte della giunta regionale dell’Atto di programmazione per gli interventi di competenza regionale e per il conferimento di funzioni alle province pugliesi, è stata di fatto varata la delega in materia di formazione professionale nell’ambito delle attività da finanziare con i progetti POR 2007-2013. Per la Provincia di Taranto è prevista una disponibilità di 55 milioni di euro.
L’assessorato regionale al Lavoro ha infatti concertato con i corrispettivi assessorati delle cinque province pugliesi l’attuazione e la gestione del Programma regionale, delegando loro attività realizzabili nell’ambito di specifiche misure di intervento.
Le Province provvederanno a concorrere all’attuazione del POR 2007/2013 secondo i fabbisogni territoriali da loro individuati, realizzando interventi diretti a lavoratori, lavoratrici, imprese, donne, giovani, disoccupati di lunga durata, immigrati, lavoratori in cassa integrazione e mobilità.
“Per la nostra Amministrazione – rileva l’assessore provinciale al Lavoro, Raffaella Quaranta - l’attribuzione di competenze sulla formazione professionale, unitamente a quelle già espletate in materia di politiche del lavoro, acquista una rilevanza di non poco conto viste le particolari condizioni in cui versa il nostro territorio.
Penso soprattutto agli scenari aperti dallo sviluppo dell’area portuale, a partire da Evergreen, per non parlare dei futuri insediamenti che aumenteranno le attività di retroportualità; penso ancora ad Alenia, tutti settori che richiedono attività formative di alta specializzazione. Ecco perché l’intero comparto della formazione professionale deve obbligatoriamente attrezzarsi per rispondere, attraverso tutti i suoi attori, con efficacia ed efficienza alle nuove domande che vengono poste. Peraltro – prosegue l’esponente della giunta Florido - da più parti si chiede un ruolo più attivo delle Province proprio in materia di politiche attive del lavoro. Una richiesta pressante che proviene sia dai giovani che hanno bisogno di strumenti in grado di agevolare il loro ingresso nel mercato del lavoro ma anche da parte delle aziende che pur in quadro di scarso dinamismo dell’economia locale, lamentano serie difficoltà a reperire figure professionali preparate e rispondenti ai loro bisogni”.

CAMPIONI D'ITALIA

CAMPIONI D'ITALIA
  1. Mariastella Gelmini
  2. Salvatore Ligresti
  3. Cesare Geronzi
  4. Flavio Briatore
  5. Giancarlo Elia Valori
  6. Totò Cuffaro
  7. Fabrizio Palenzona
  8. Enrico Manca
  9. Gaetano Pecorella
  10. Marcello Pera
  11. Lino Jannuzzi
  12. Massimo De Carolis
  13. Edgardo Sogno

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Florido : Candidato Presidente della Provincia del PD

Il Partito Democratico di Laterza vuole la vittoria del centrosinistra nella Provincia di Taranto ed
è convinto che questa vittoria possa passare solo attraverso un’alleanza politica stretta e compatta di tutti i partiti di centrosinistra, non solo per le prossime competizioni elettorali, ma anche nella gestione del nostro capoluogo di Provincia.
Solo governi/partiti stabili e autorevoli possono vincere il deficit di innovazione (sociale e istituzionale), stimolare la competitività (politica e culturale) e la produttività (anche del pensiero politico).
Questo obiettivo deve essere raggiunto ad ogni costo.
La sezione di Laterza vuole, inoltre, invitare il nostro Presidente a recuperare contatto con quella parte della Provincia, che è stato meno sostenuta e potenziata dal suo governo, non con future promesse elettorali, ma con azioni concrete da oggi che vanno dal Parco delle Gravine ad importanti interventi strutturali sulle strade provinciali, dalla tutela ambientale
alla manutenzione strutturale del ponte “Selva San Vito”.
Vogliamo che il nostro candidato presidente si impegni in questa direzione, rendendo cosi’ forte e credibile il programma elettorale futuro del PD.
Noi, democratici di Laterza, ci preoccuperemo di valorizzare e diffondere il lavoro della Provincia, sostenuti anche dauna maggiore presenza futura dei nostri rappresentanti provinciali, capace di incontrare ed entusiasmare la gente nelle piazze, parlando non di astratte ideologie, ma delle loro reali necessità. Solo in questo modo possiamo realizzare un partito a rete, che parli con voce autorevole, capace di stimolare la partecipazione della gente, desiderosa di una politica pulita e fattiva.
Davide

lunedì 8 settembre 2008

Senza PRIMARIE rimane tutto come prima

Di seguito riporto l'articolo di Ilvo Diamanti, apparso su repubblica di ieri, da dove emerge la necessità di svolgere le primarie per il Partito Democratico. Un articolo che calza in modo lampante con la situazione jonica del centro sinistra e del Pd.

UNA PERSONALIZZAZIONE impersonale e irresponsabile caratterizza la politica italiana. Una democrazia mediatica, affollata di volti e nomi noti e visibili. Che, tuttavia, ha ridotto e quasi abolito la possibilità, per gli elettori, di esprimere scelte e preferenze "personali". Visto che ormai la costruzione delle rappresentanze politiche e parlamentari è un fatto praticamente esclusivo dei partiti, ridotti a cerchie di gruppi dirigenti ristrette e centralizzate. Eppure, quasi vent'anni fa, la storia era cominciata diversamente. La crisi del sistema politico era stata sancita, è vero, dal referendum del 1991, che riduceva le preferenze elettorali a una sola.

Ma si trattava, allora, di ridimensionare un sistema partitocratico, nel quale le preferenze costituivano uno strumento di controllo della società e, al tempo stesso, un elemento di scambio fra gruppi di potere. In seguito, siamo passati a sistemi elettorali che personalizzano il rapporto fra elettori ed eletti. Anzitutto a livello locale, con l'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti di Provincia e, quindi, di Regione. Un rapido processo di presidenzializzazione diffusa, che il sistema elettorale della Camera e del Senato ha assecondato attraverso il maggioritario di collegio, che rende più immediato e trasparente il rapporto tra i parlamentari, i cittadini e il territorio.

Quel modello, ne siamo consapevoli, non ha ridotto la frammentazione dei partiti, tanto meno il distacco fra sistema politico e società. Ha, tuttavia, segnato una frattura, almeno a livello simbolico. Partiti contro presidenti. Riassunto dell'opposizione fra vecchio e nuovo, come ha osservato Mauro Calise.

D'altronde, i partiti si sono, anch'essi, personalizzati tutti. Dal 1994 ad oggi. Dall'archetipo insuperato, Silvio Berlusconi, fino a Walter Veltroni. Da Forza Italia all'Ulivo. Dal Partito democratico al Popolo della libertà. Passando per le diverse liste. Per limitarci alle principali: Lista Pannella e Bonino, la Lista di Pietro. Ma anche Alleanza nazionale, prima di confluire nel Pdl, nonostante disponesse di identità e organizzazione, era un soggetto identificato con il suo leader, Gianfranco Fini. E nell'Udc, ormai, la C evoca l'iniziale di Casini.

La personalizzazione è, ovviamente, enfatizzata dall'uso dei media. La televisione, in particolare, ha dato ai partiti un volto, un'immagine familiare. Anche in questa fase. I ministri più popolari appaiono al pubblico personaggi caratterizzati, che recitano in fiction di successo. Due sopra tutti. Brunetta, il vendicatore dei cittadini contro i servi fannulloni dello Stato (gli statali, appunto).

Mariastella Gelmini, protettrice dei genitori e degli alunni dagli insegnanti incapaci; restauratrice delle virtù perdute: la buona condotta, i buoni costumi (i grembiulini), i buoni maestri (unici). Mentre, all'opposizione, incontra un successo larghissimo Antonio Di Pietro, che interpreta il garante della legalità contro ogni abuso della politica; e anzitutto contro Berlusconi (che ne è il compendio). Ma anche Beppe Grillo. Attore protagonista della protesta di piazza.

Passando dal versante della partecipazione a quello della comunicazione, occorre rammentare che la costruzione del Partito democratico e, prima, dell'Ulivo, è avvenuta attraverso le primarie. Un rito di massa per celebrare la scelta del leader. Prodi, Veltroni.

Tuttavia, da qualche tempo, la personalizzazione della politica avviene insieme alla spersonalizzazione della scelta di voto. Imposta, per quel che riguarda le elezioni politiche, dalla legge elettorale in vigore dall'autunno 2005. Un proporzionale con premio di coalizione e liste bloccate. Cioè: senza preferenze.

La legge, inventata in fretta dal centrodestra al fine di contrastare il successo annunciato del centrosinistra (particolarmente avvantaggiato dal maggioritario), ha, nei fatti, rafforzato le leadership centrali di "tutti" i partiti. Consentendo loro di controllare e condizionare le candidature e, quindi, gli eletti. Mentre ha spezzato il legame dei candidati con gli elettori. Tanto che i candidati sono quasi spariti dal territorio, nel corso della campagna elettorale, limitandosi, perlopiù, ad apparire accanto ai leader nazionali, durante le manifestazioni più importanti.

Il problema avrebbe dovuto e potuto essere ridimensionato attraverso il ricorso alle primarie. Che, tuttavia, è divenuto molto intermittente. Quasi assente. Anche il Partito democratico ha usato le primarie con cautela. Evitando, comunque, di renderle troppo aperte e competitive. A livello nazionale, d'altronde, sono servite all'investitura di leader pre-destinati.

Mentre l'elezione dell'assemblea costituente e degli organismi rappresentativi a livello territoriale è stata vincolata dall'esigenza di garantire l'equilibrio tra componenti oltre al controllo (e al mantenimento) dei gruppi dirigenti. Anche nella scelta dei candidati alle amministrative (sindaci o presidenti), le primarie vengono guardate con diffidenza e trattate con prudenza. Impossibile che emergano outsider. Un Obama o un McCain de noantri. Inutile attenderli.

La questione si ripropone, oggi, in relazione al sistema elettorale che si sta progettando in vista delle prossime elezioni europee. Prevede, com'è noto, una soglia di sbarramento (3-4 per cento), per ridurre la frammentazione. Inoltre, un numero più ampio di circoscrizioni. Infine: l'abolizione delle preferenze. Su cui non c'è accordo. Ma che, indubbiamente, non dispiace - anzi, piace - ai partiti, in generale. Anche ai maggiori: Pdl e lo stesso Pd. In quanto permette loro di regolare e distribuire, con precisione algebrica e senza rischi, i posti tra le componenti (sotto)partitiche. An e Fi, da un lato. Ds e Margherita, dall'altro. Che ancora resistono e agiscono. Accanto ad altre correnti.

Vorremmo ribadire che non siamo tifosi delle preferenze. Abbiamo memoria di quando costituivano un metodo di scambio clientelare. Però insospettisce la paura che suscitano nei partiti, oggi che non hanno più basi di massa e sono ridotti a ristrette cerchie di vertice. Il contrasto tra l'enfasi sulla personalizzazione e la crescente spersonalizzazione del voto riassume quanto sia fittizia, oggi, l'opposizione fra partiti e presidenti. Visto che i presidenti identificano partiti "chiusi", la cui classe dirigente si riproduce in modo endogamico. Al proprio interno. Senza competizione; ma, semmai, per cooptazione, dall'alto.

Questo modello, peraltro, è coerente con la biografia del centrodestra. Inventata, scritta e interpretata da un Sovrano: Silvio Berlusconi. (Se ne è discusso molto nel recente convegno della Società italiana di scienza politica, all'Università di Pavia). Ma il centrosinistra e, soprattutto, il Partito Democratico - per storia, cultura e sociologia - non hanno prospettive senza coltivare il rapporto con il territorio e con la società. Senza rivalutare le primarie come metodo "vero" di consultazione e di selezione della classe dirigente. Senza dare agli elettori la possibilità di esprimere - in nessun modo - le loro preferenze personali. Senza vincolare gli eletti a un rapporto responsabile con gli elettori. Meglio che il Pd ci pensi, in vista delle prossime elezioni europee. Che, come sempre, avranno anzitutto effetti politici "nazionali".
Ilvo Diamanti - 7 settembre 2008

La giustizia italiana non può (meglio: non deve) funzionare...

di Alessandro Balducci
Sembra proprio che non ci siano più dubbi: la giustizia in Italia non funziona per una precisa volontà politica.
La classe politica sta perseguendo da anni l'obbiettivo di smantellare il sistema giudiziario e di accertamento della verità esponendo ad un serio rischio i cittadini che restano, di fatto, disarmati ed indifesi di fronte agli attacchi della criminalità, sia di strada che organizzata. E un'ulteriore conferma di questa "suprema volontà" di mettere i bastoni fra le ruote ai Magistrati ed ai Tribunali la si è avuta il 29 luglio.
In quel giorno, alcuni senatori del PD e del PdL (uniti quando si tratta di mettere in crisi l'efficienza del sistema giudiziario e di far pagare ai cittadini le conseguenze nefaste delle loro scelte) hanno partorito un incredibile documento in materia di proposte di riforma(!) della giustizia che merita qualche onesta considerazione.
Incredibile perché questa classe politica si ostina a voler far credere al proprio elettorato (che elargisce ai parlamentari anche gli onorevoli stipendi!) che per far diventare la giustizia un servizio per il cittadino e rendere ragionevolmente veloci i processi secondo i dettami del riformato art. 111 Cost., occorra mettere mano niente di meno che alla Costituzione (un'altra volta!)
NON E' VERO! Non è assolutamente vero che per accelerare i tempi della giustizia occorra passare per forza per una modifica della Carta Fondamentale quale può essere l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, come proposto dagli illustri senatori.
Esistono dei provvedimenti semplici che possono essere presi da subito, senza danneggiare le garanzie degli imputati e senza toccare la carta fondamentale. Ma per far questo occorrerebbe che i Senatori ragionassero col senno di un normale capo-famiglia, il quale, quando si trova a dover risolvere un problema, prima di imbarcarsi in soluzioni faticose e dispendiose, prova con i sistemi più semplici ed economici.
Tempo fa il nostro sito era già intervenuto sull'argomento (rif. articolo su Bollettino: "Piccole idee per migliorare la giustizia"); in questi giorni l'ottimo Bruno Tinti, già autore del libro "Toghe rotte", in uno scritto comparso su un quotidiano nazionale ha segnalato come basterebbe intervenire sugli aspetti e sulle norme più farraginose adottando poche ma incisive misure - senza modificare la Costituzione - che porterebbero incommensurabili vantaggi e restituirebbero efficienza alla disastrata macchina giudiziaria italiana.
Pensiamo, per esempio, all'assurdo ed antidiluviano sistema delle notifiche che da solo è responsabile di buona parte della lentezza dei processi e dello spreco di risorse umane materiali. Perché nel documento del 29 luglio non viene previsto "un diverso regime delle notifiche, per esempio l'obbligo per ogni avvocato di avere un indirizzo e-mail e la validità delle notifiche effettuate in questo modo (così si risparmiano gli ufficiali giudiziari)?". Perché non si prevede "l'obbligo per ogni imputato di eleggere domicilio presso il suo avvocato?" Così da non costringere i giudici a "fare i salti mortali per trovarlo ogni volta e rinviare il relativo processo".
Sono anni che il giudice Davigo denuncia come una parte consistente del carico di lavoro dei magistrati milanesi riguardi la punizione dei viaggiatori che falsificano il biglietto della metropolitana. E così la magistratura impiega tempo e personale per perseguire i "portoghesi" sul metrò istituendo processo di primo grado, Appello e Cassazione, quando basterebbe una depenalizzazione del reato punibile con una sanzione amministrativa, per consentire una migliore utilizzazione delle già poche risorse. Inoltre, ora che si completino tutti e tre i gradi di giudizio, il reato cade in prescrizione e così si lavora per niente.
E poi siamo sicuri che per ogni reato bisogna sempre procedere col processo, i cui tempi sono talmente lunghi che nella maggior parte dei casi i procedimenti vengono fulminati dalla prescrizione? Se ci si vuole sempre riferire agli Stati Uniti, perché non si ricorda che in quel Paese solo il 10% delle inchieste avviate arriva al processo vero e proprio, mentre il resto viaggia su riti alternativi come il patteggiamento?
In questo modo il processo vero e proprio verrebbe riservato solo per i reati considerati complessi o di tale gravità da richiedere un'attenta disamina nel dibattimento, mentre gli autori di quei reati che non costituiscono un pericolo particolare per la società, come appunto la già citata falsificazione del biglietto della metro, potrebbero essere velocemente risolti col patteggiamento od altro rito alternativo.
L'assurdo è che in Italia il legislatore ha introdotto il patteggiamento con l'obbiettivo di decongestionare i Tribunali e di velocizzare i tempi della giustizia, ma ben pochi sono coloro che se ne avvalgono perché, in fin dei conti, conviene tirare avanti col processo così si arriva all'agognata prescrizione e tutto finisce lì.
Non e' necessario mettere sempre mano alla Carta Fondamentale per risolvere i problemi della giustizia. Semmai, come l'esperienza insegna, questo è un sistema per evitare di risolvere i problemi introducendo dei rimedi che quasi sempre sono peggiori del male che si vuole affrontare. Il più delle volte bastano pochi provvedimenti mirati ed eseguiti nell'interesse dei cittadini - e non di questo o di quel politico che ha bisogno della tal legge per rintuzzare le indagini delle Procure o per scampare agli arresti.
Misure che, se ci fosse la VERA e CONCRETA VOLONTA', sia da parte della maggioranza che dell'opposizione, di far funzionare la giustizia potrebbero essere approvate in mezz'ora di lavoro del parlamento! Ma forse proprio per questo non si fanno.
Speciale giustizia

domenica 7 settembre 2008

Responsabilità su Cattivi Odori

Il Partito Democratico di Laterza invita la cittadinanza a partecipare al prossimo Consiglio Comunale monotematico presso la Cittadella della, che affronterà il problema dei cattivi odori che sta affliggendo il nostro paese.
La discussione su questa complessa questione deve a nostro parere svolgersi nel luogo da noi ritenuto più idoneo, il Consiglio Comunale, nella speranza che quest’ultimo riacquisti la sua centralità nella vita civile e politica del nostro paese.
Noi democratici, denunciamo un mancato rispetto della sensibilità dei nostri concittadini da parte di questa Amministrazione che ha superficialmente bollato come riottosa la spontanea e civile protesta di una parte della cittadinanza.
Il Sindaco ha chiesto di abbandonare la piazza, bene noi riteniamo che occorra ritornare nei luoghi istituzionali per discutere e approfondire, ma guardiamo comunque con attenzione ed interesse alla sincera mobilitazione di chi, legittimamente, spera che Laterza torni ad essere un paese rinomato per la freschezza e la salubrità dell'aria.
Riteniamo altresì, che le garanzie date sinora siano totalmente insufficienti e pertanto chiediamo alle Istituzioni di effettuare tutti i controlli al fine di predisporre tutte le misure necessarie alla eliminazione delle emissioni maleodoranti.
Cosa ci ha portato a questa situazione? Secondo noi democratici la mancanza di lungimiranza unita ad una totale assenza di una idea di sviluppo per il nostro territorio. Ci chiediamo perché quella azienda doveva sorgere in un comune, come il nostro, che negli anni si è caratterizzato per la valorizzazione delle tipicità gastronomiche? E soprattutto perché doveva sorgere così vicino al centro abitato?
Inoltre ci corre l’obbligo precisare che non è assolutamente vero che la Progeva è arrivata a Laterza nel 1999, come affermato dal Sindaco nella risposta all’interpellanza della minoranza: infatti la società si è costituita solo il 25 Maggio del 2000 in quel di Castellana Grotte. Una variante urbanistica, esecutiva, era stata già approvata dalla giunta Cassano per una quota parte di quell'area ora occupata dalla Progeva, ma quella variante aveva la finalità di permettere l’insediamento di uno stabilimento per la produzione di salotti, un'azienda, quindi, sostanzialmente diversa dalla Progeva.
L’amministrazione, quindi, che ha fatto questa scelta politica e che pertanto se ne deve assumere le responsabilità è la Giunta Cristella. È appena il caso di ricordare, onde evitare altre sterili strumentalizzazioni, che in quegli anni il governo (lo Stato…) era guidato da Silvio Berlusconi, che la giunta regionale era presieduta da Raffaele Fitto e la giunta provinciale da Rana: con l'affermazione a Laterza del centro-destra si completò il 'filo conduttore' che avrebbe risolto miracolosamente tutti i problemi.
Ma si sa. Le promesse fatte sull'effimero durano lo spazio di un mattino e alla fine resta solo il ricordo.

Partito Democratico Laterza

sabato 6 settembre 2008

LOTTA AL PRECARIATO DELLA REGIONE PUGLIA

10.000€ PER AZIENDE ED ENTI PUBBLICI CHE ASSUMONO UN L.S.U., 20.000€ A CHI SI AUTOIMPIEGA APRENDO UNA AZIENDA
LOTTA AL PRECARIATO DELLA REGIONE PUGLIA


La Regione Puglia vara un progetto per l'assunzione dei lavoratori socialmente utili
In Puglia ci sono 1971 lavoratori socialmente utili da stabilizzare. L'economia non si occupa di questi ma la Regione Puglia sì, anche in accordo e con il sostegno economico dell'ultima Finanziaria del Governo Prodi. L'obiettivo è far rientrare questi lavoratori nel normale mercato del lavoro. Si tratta della Delibera di Giunta Regionale n°1076 del 25 Giugno 2008, pubblicata sul B.U.R.P. (Bollettino Ufficiale della Regione Puglia) n.122.
La novità più importante riguarda i 20.000€ che saranno concessi direttamente al lavoratore che si autoimpiega, che insomma apre una partita IVA e si mette in proprio, magari sfruttando abilità e professionalità che il precedente lavoro non gli aveva dato modo di soddisfare. Basterà solo produrre la documentazione idonea e non andare in pensione nei due anni a seguire.
Il nucleo fondante di contributi riguarda però quegli LSU che rientreranno a lavorare in enti pubblici ed aziende private in forma stabile, dimostrando che la lotta al precariato non è un inutile slogan per la Giunta Vendola.
10.000€ in forma di contributo straordinario andranno agli Enti Pubblici che stabilizzino questi lavoratori nella loro pianta organica come dipendenti pubblici o come dipendenti di società che svolgano servizi per il Settore Pubblico, la cosidetta esternalizzazione dei servizi.
Saranno agevolate inoltre le imprese che decidono di assumere. Fra i lavoratori socialmente utili ci sono tante figure specializzate che potrebbero trovare nuova collocazione all'interno di imprese in crescita. Ce ne sono anche in Puglia che lo ricordiamo è la più dinamica tra le Regioni del Sud (dati Bankitalia). L'unico vincolo per la concessione del contributo è la assunzione a tempo indeterminato ma con un ulteriore vantaggio a carico delle imprese. Potranno far svolgere ai lavoratori un tirocinio formativo della durata massima di tre mesi. L'eventuale formazione esterna sarà pagata dalla Regione Puglia.
Questi lavoratori erano spariti dalle cronache, nessuno se ne occupava più ma il problema di un futuro senza certezze permane. Questo provvedimento che porta la firma dell'Assessore Marco Barbieri è anche la prosecuzione di un programma di svuotamento della platea storica di precari.
Finora lo ricordiamo erano a carico di tanti Enti Pubblici dove svolgevano una funzione spesso non compatibile con i profili professionali e dando luogo a numerose dispute sull'utilizzo di questi lavoratori e sulle risorse loro assegnate. Fatto sta che i problemi politici e sociali causati da una economia che non vuole regole e costrizioni rimbalzano alla politica. Per ogni lavoratore estromesso senza sua colpa dal ciclo produttivo si apre un problema in più per la politica. Ma la maggioranza di centrosinistra alla Regione Puglia ha a cuore questi problemi e li risolve.


Bari, 5 Settembre 2008

Il Consigliere regionale
Paolo Costantino

"Inquinanti e bastonati". Carica della polizia contro un presidio nonviolento a Grottaglie (TA)

Condanniamo la carica della polizia verso pacifici cittadini che stavanomanifestando contro il "terzo lotto" della discarica di rifiuti specialiubicata in località "La Torre - Caprarica" (tra Grottaglie e San Marzano).
I manifestanti erano un centinaio e avevano creato un "tappeto umano" difronte a camion pieni di rifiuti maleodoranti che perdevano percolato.Essi stavano attuando un'azione di resistenza passiva, seduti per terra.
I cittadini chiedevano che fosse verificato cosa trasportasseroeffettivamente quei camion e che l'Arpa facesse delle analisi di verifica.Il sindaco di San Marzano si è adoperato positivamente in tal senso,tentando di mediare con le forze dell'ordine. Ma è stato tutto vano. Lapolizia ha caricato e anche con una certa violenza. E' stata un'azioneunilaterale diretta a colpire una manifestazione assolutamente priva dipericoli per l'ordine pubblico. I cittadini infatti erano seduti per terrae attuavano una forma di resistenza passiva assolutamente nonviolenta. Visono le foto che testimoniano quanto è accaduto e che saranno inserite nelsito http://comitatopertaranto.blogspot.com
Altre informazioni sono su http://www.presidiopermanente.blogspot.com
Riteniamo che il comportamento delle forza di polizia di fronte ad azioninonviolente debba essere completamente diverso, improntato al dialogo,quando in gioco vi è la difesa della salute, dell'ambiente e della dignitàstessa dei cittadini. Episodi come questi non fanno molto onore a chidirige le forze dell'ordine. Occorre un cambio di mentalità comprendendofinalmente che le questioni ambientali si risolvono dialogando con icittadini e non lanciando le classiche cariche di polizia di scelbianamemoria.
Quale sovranità popolare rimane in mano ai cittadini se oltre ad essere"inquinati" vengono anche "bastonati"?

Alessandro Marescotti
PRESIDENTE DI PEACELINK
www.peacelink.it