venerdì 5 settembre 2008

Tutto deciso: niente primarie

TARANTO - Sarà Gianni Florido il candidato del Pd alla presidenza della Provincia per le elezioni della prossima primavera. Il nome di Florido è stato già individuato dall’esecutivo del Partito Democratico, anche se ora sarà l’assemblea provinciale a doverne discutere, nella riunione convocata per lunedì prossimo.

L’incontro si terrà presso l’auditorium del circolo Vaccarella, a partire dalle ore 17. «Il primo punto all’ordine del giorno — afferma il presidente dell’assemblea, Cosimo Nume — sarà la discussione sulla candidatura per la presidenza della Provincia, che l’esecutivo provinciale del Pd individua nella figura del Presidente uscente, Gianni Florido. Si parlerà, inoltre, delle prossime iniziative politiche e della ripresa dei lavori dopo la pausa estiva».

I lavori dell’assemblea saranno introdotti dal segretario provinciale del Pd, Donato Pentassuglia. In quella sede sarà finalmente chiaro se esistono componenti all’interno del Pd che vogliono avanzare proposte alternative rispetto a quella dell’esecutivo, che appunto vede nel presidente uscente il candidato naturale alle elezioni del prossimo anno. Florido, peraltro, ha già offerto la propria disponibilità alle eventuali primarie, se nel centrosinistra dovessero emergere altre candidature. Che al momento non ci sono. Resta sempre aperta la possibilità di un accordo con la componente Stefàno.

Taranto Sera

giovedì 4 settembre 2008

Politici di Professione

Riceviamo e pubblichiamo ...
Sono ancora molti che sostengono l'equazione attività politica = lavoro, in particolare , dove fare il "funzionario di partito" è un vero e proprio mestiere. Ci sono ragioni storiche ben precise per giustificare lo stipendio di Stato ai politici e risiedono nel fatto che, diversamente, soltanto le classi dei nobili o dei borghesi, che disponevano di danari propri, avrebbero potuto occuparsi di politica, tagliando di fatto fuori dalla politica la classe sociale dei lavoratori, che emergeva nell'ottocento ed era priva di mezzi. Ora questa tesi non ha più ragione d'essere, dal momento che vige la regola della conservazione del posto di lavoro per tutta la durata del mandato parlamentare o amministrativo.
In ogni caso nessuno si sognerebbe mai di negare una retribuzione al "mestiere" di politico, ovviamente commisurata all'attività ed ai risultati dell'"Azienda Italia" come ama dire oggi il Ministro Brunetta.
Vorrei ora portare ora la vostra attenzione sul seguente grafico frutto del lavoro di Antonio Merlo e citato dall'articolo de "La Voce": la linea rossa, che quantifica la consistenza dell'indennità parlamentare rapportandola al valore degli euro del 2005, è rimasta sostanzialmente invariata ad un livello, sinceramente contenuto, dalla nascita cella repubblica fino al boom economico (metà degli anni '60), da lì e fino agli inizi degli anni '70 è quasi quadruplicata, per poi scendere in maniera significativa in corrispondenza con la crisi energetica. Le indennità dei nostri parlamentari hanno quindi ripreso a crescere in maniera pressoché costante dalla fine degli anni '70 fino alla metà del 2000, decuplicando ormai, a parità di potere d'acquisto, l'entità di quanto percepito dai padri della patria! La risibile diminuzione dell'indennità parlamentare intervenuta dopo il 2005 sembrerebbe dovuta maggiormente alla spinta dell'indignazione popolare piuttosto che alla nuova grave crisi economico-morale che ci troviamo davanti e non è tale da poter essere considerata, a mio avviso, un'inversione di tendenza quanto piuttosto di un bieco tatticismo.Ma quello che fa maggiormente impressione del grafico riportato è la discesa del livello d'istruzione dei nostri parlamentari. La percentuale dei laureati era significativamente più alta negli anni 50 e 60, quando il livello d'istruzione del Paese era assai meno elevato, che non oggi quando, ad un generale accrescimento livello di scolarizzazione si somma l'inflazione del titolo di "laurea", attribuibile anche ad un ciclo di studi post secondaria di solo 3 anni, spesso neppure particolarmente qualificante. In parlamento si è passati dal 90% di politici laureati degli anni 50 a poco più del 60%, per giunta di lauree "svalutate" ottenibili pure nell'Università sotto casa, in un solo triennio!

Così la Gelmini diventò avvocato


Nella città calabrese l'anno precedente il record di ammessi con il 93 per cento .
Da Brescia a Reggio Calabria



L'esame di abilitazione all'albo nel 2001.Il ministro dell'Istruzione: «Dovevo lavorare subito»
Novantatré per cento di ammessi agli orali! Come resistere alla tentazione? E così, tra i furbetti che nel 2001 scesero dal profondo Nord a fare gli esami da avvocato a Reggio Calabria si infilò anche Mariastella Gelmini.
Ignara delle polemiche che, nelle vesti di ministro, avrebbe sollevato con i (giusti) sermoni sulla necessità di ripristinare il merito e la denuncia delle condizioni in cui versano le scuole meridionali. Scuole disastrose in tutte le classifiche «scientifiche» internazionali a dispetto della generosità con cui a fine anno vengono quasi tutti promossi.
La notizia, stupefacente proprio per lo strascico di polemiche sulla preparazione, la permissività, la necessità di corsi di aggiornamento, il bagaglio culturale dei professori del Mezzogiorno, polemiche che hanno visto battagliare, sull'uno o sull'altro fronte, gran parte delle intelligenze italiane, è stata data nella sua rubrica su laStampa.it da Flavia Amabile. La reazione degli internauti che l'hanno intercettata è facile da immaginare. Una per tutti, quella di Peppino Calabrese: «Un po' di dignità ministro: si dimetta!!» Direte: possibile che sia tutto vero? La risposta è nello stesso blog della giornalista. Dove la Gelmini ammette. E spiega le sue ragioni.
Un passo indietro. È il 2001. Mariastella, astro nascente di Forza Italia, presidente del consiglio comunale di Desenzano ma non ancora lanciata come assessore al Territorio della provincia di Brescia, consigliere regionale lombarda, coordinatrice azzurra per la Lombardia, è una giovane e ambiziosa laureata in giurisprudenza che deve affrontare uno dei passaggi più delicati: l'esame di Stato.
Per diventare avvocati, infatti, non basta la laurea. Occorre iscriversi all'albo dei praticanti procuratori, passare due anni nello studio di un avvocato, «battere» i tribunali per accumulare esperienza, raccogliere via via su un libretto i timbri dei cancellieri che accertino l'effettiva frequenza alle udienze e infine superare appunto l'esame indetto anno per anno nelle sedi regionali delle corti d'Appello con una prova scritta (tre temi: diritto penale, civile e pratica di atti giudiziari) e una (successiva) prova orale. Un ostacolo vero. Sul quale si infrangono le speranze, mediamente, della metà dei concorrenti. La media nazionale, però, vale e non vale. Tradizionalmente ostico in larga parte delle sedi settentrionali, con picchi del 94% di respinti, l'esame è infatti facile o addirittura facilissimo in alcune sedi meridionali.
Un esempio? Catanzaro. Dove negli anni Novanta l'«esamificio» diventa via via una industria. I circa 250 posti nei cinque alberghi cittadini vengono bloccati con mesi d'anticipo, nascono bed&breakfast per accogliere i pellegrini giudiziari, riaprono in pieno inverno i villaggi sulla costa che a volte propongono un pacchetto «all-included»: camera, colazione, cena e minibus andata ritorno per la sede dell'esame.Ma proprio alla vigilia del turno della Gelmini scoppia lo scandalo dell'esame taroccato nella sede d'Appello catanzarese. Inchiesta della magistratura: come hanno fatto 2.295 su 2.301 partecipanti, a fare esattamente lo stesso identico compito perfino, in tantissimi casi, con lo stesso errore («recisamente» al posto di «precisamente», con la «p» iniziale cancellata) come se si fosse corretto al volo chi stava dettando la soluzione? Polemiche roventi. Commissari in trincea: «I candidati — giura il presidente della «corte» forense Francesco Granata — avevano perso qualsiasi autocontrollo, erano come impazziti». «Come vuole che sia andata? — spiega anonimamente una dei concorrenti imbroglioni —. Entra un commissario e fa: "Scrivete". E comincia a dettare il tema. Bello e fatto. Piano piano. Per dar modo a tutti di non perdere il filo».
Le polemiche si trascinano per mesi e mesi al punto che il governo Berlusconi non vede alternative: occorre riformare il sistema con cui si fanno questi esami. Un paio di anni e nel 2003 verrà varata, per le sessioni successive, una nuova regola: gli esami saranno giudicati estraendo a sorte le commissioni così che i compiti pugliesi possano essere corretti in Liguria o quelli sardi in Friuli e così via. Riforma sacrosanta. Che già al primo anno rovescerà tradizioni consolidate: gli aspiranti avvocati lombardi ad esempio, valutati da commissari d'esame napoletani, vedranno la loro quota di idonei raddoppiare dal 30 al 69%.Per contro, i messinesi esaminati a Brescia saranno falciati del 34% o i reggini ad Ancona del 37%. Quanto a Catanzaro, dopo certi record arrivati al 94% di promossi, ecco il crollo: un quinto degli ammessi precedenti.
In quei mesi di tormenti a cavallo tra il 2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere, spiegherà a Flavia Amabile: «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l'esame per ottenere l'abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l'esame. Per gli altri, nulla. C'era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto». E così, «insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l'esame a Reggio Calabria». I risultati della sessione del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo scoppio dello scandalo, nel capoluogo calabrese c'era stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme.

Insomma, la tentazione era forte. Spiega il ministro dell'Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi». Del resto, aggiunge, lei ha «una lunga consuetudine con il Sud. Una parte della mia famiglia ha parenti in Cilento». Certo, è a quasi cinquecento chilometri da Reggio. Ma sempre Mezzogiorno è. E l'esame? Com'è stato l'esame? «Assolutamente regolare». Non severissimo, diciamo, neppure in quella sessione. Quasi 57% di ammessi agli orali. Il doppio che a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno. Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini. Da oggi, dopo la scoperta che anche lei si è infilata tra i furbetti che cercavano l'esame facile, le sarà però un po' più difficile invocare il ripristino del merito, della severità, dell'importanza educativa di una scuola che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste. Giustissime. Ma anche chi condivide le scelte sul grembiule, sul sette in condotta, sull'imposizione dell'educazione civica e perfino sulla necessità di mettere mano con coraggio alla scuola a partire da quella meridionale, non può che chiedersi: non sarebbero battaglie meno difficili se perfino chi le ingaggia non avesse cercato la scorciatoia facile?



Gian Antonio Stella

martedì 2 settembre 2008

Sulla Strada delle Primarie

Mi sa che alla fine mi darete la cittadinanza ("virtuale") di Laterza per quante volte posto su questo blog. Lo avessero i provinciali.. Che dire agli amici Francesco e Peppe Russi (a proposito, mi sento veramente strano a discutere con Peppe via post invece che per telefono… normalmente le nostre chiacchierate durano in media 25 minuti.. chissà che ne verrà fuori qua), che vogliono una politica partecipativa ad ogni costo? Che hanno ragione, ma sbagliano le modalità di applicazione. Florido non è calato dall’alto, lo conosciamo da 5 anni, non è uno nuovo imposto come capolista da Roma dal capataz di turno che deve soddisfare le correnti. E, a volte, la ricerca di un candidato a tutti i costi fa un po’ sorridere (come il Galletto). Io vedo Florido che, con molta umiltà, accetta le primarie. Vedo anche persone del PD che commettono delle grossolane fesserie politiche. Chiarisco quella che, secondo me, è stata una fesseria. A Taranto i PD locali hanno organizzato un incontro tra Florido e Stefano. Premetto che il segretario provinciale del partito di Stefano ha detto senza mezzi termini che appoggerà Florido, bacchettando implicitamente Stefano. I nostri dirigenti di Taranto che fanno? Invece di fregarsi le mani e incassare, organizzano un dibattito dando spunto a Stefano di mettere in imbarazzo Florido. Nell’intervista a Studio 100, subito dopo queso confronto, ho visto un Florido mortificato. Ovviamente Studio 100 ha subito evidenziato i contrasti e le faide della sinistra (facendo passare il messaggio di un PD di sinistra che lotta contro altri partiti di sinistra, tutti comunisti…), non dicendo che a livello provinciale i partiti dell’area Arcobaleno sono tutti con Florido. E allora, abbiamo contro i mass-media, abbiamo dirigenti che fanno fesserie politiche e ci mettiamo pure noi? Ma dai… Un’ultima cosa che non c’entra nulla. Ma perché gli anonimi non si firmano con nome e cognome. E’ dagli inizi degli anni ’90 che uso Internet , chatto e partecipo a forum e non l’ho mai capito. Pertanto, chiedo a tutti di uscire allo scoperto, tanto non hanno nulla da temere…

di Gianni Macchia

IL BLOG CENSURATO

Riportiamo un post che commenta una sentenza sulla censura di un blog. Probabilmente questa sentenza influenzerà l'impostazione del nostro blog a partire dai prossimi giorni.
Cosa ne pensate?
Nel blog http://pdobama.wordpress.com
ci sono alcuni commenti condivisibili.

La vicenda di Carlo Ruta è oltremodo interessante. Il giornalista e storico ragusano aveva visto chiudere il suo sito accadeinsicilia.net nel lontano 2004. Il sito che portava avanti con coraggio una serie di inchieste sulla mafia in Sicilia era stato oscurato con un’ordinanza del giudice di Ragusa Vincenzo Saito. La ragione per raccontare questa vicenda, ignorata dalla stampa, non è soltanto ricordare le battaglie di Ruta contro il sistema di potere in Sicilia per cui si rimanda a questa intervista a “reporter associati”.

La storia di questo sito e del suo autore parla a tutti noi. Nel maggio 2008 infatti, a quasi quattro anni dall’inizio dell’inchiesta, è giunta la condanna di Ruta ad una sanzione pecuniaria per “la pubblicazione del giornale di informazione civile denominato “Accade in Sicilia” e diffuso sul sito internet www.accadcinsicilia.net senza che fosse stata eseguita la registrazione presso la cancelleria del Tribunale di Modica”. Ruta è stato condannato per il reato previsto dagli artt.5 e 16 della L. 08.02.1948, sulla base dell’estensione della definizione di prodotto editoriale data dal comma 1 dell’art. 1 della Legge. n. 62/2001.

Sono appena state pubblicate le motivazioni della sentenza, disponibili sul Blog di Minotti. Su queste motivazioni dovremmo riflettere tutti, visto che si tenta una prima possibile definizione di Blog.

Ruta aveva infatti dichiarato di fronte al magistrato che il sito non doveva essere inteso come un vero e proprio giornale, quanto invece come un blog, nelle sue parole “un diario di informazione civile.” Bene, la dr.ssa Patricia Di Marco tenta nelle motivazioni alla sentenza di delineare le caratteristiche di un Blog:

Al riguardo giova innanzitutto evidenziare che il “blog” è principalmente uno strumento di comunicazione ove chiunque può scrivere ciò che vuole e come tale può anche essere usato per pubblicare un giornale.

Infatti un “blog” può anche essere utilizzato come metodo di presentazione di un giornale, cioè di una testata registrata con una sua linea editoriale, per coinvolgere il pubblico.

Pertanto diverso può essere l’uso che si fa del blog nel senso che lo si può utilizzare semplicemente come strumento di comunicazione ove tutti indistintamente possono esprimere le proprie opinioni sui i più svariati argomenti ed in tal caso non ricorre certamente l’obbligo di registrazione, ovvero come strumento tramite il quale fare informazione.

Nella fattispecie de qua, come risulta dalle pagine acquisite agli atti e come ha riferito il teste La Tora, per pubblicare degli articoli sul sito creato dal Ruta era necessario contattare costui e sottoporre alla sua preventiva valutazione l’articolo che si intendeva pubblicare.

Proprio quest’ultima osservazione deve far riflettere, perché mentre alcuni Blog sono, come questo, completamente aperti ai commenti, in altri viene usato una forma di moderazione, in altri ancora non è prevista la possibilità di intervento. In nessun caso però e possibile scrivere un articolo “post” senza esserne autori.

Non solo, il sito di Ruta non poteva essere considerato un Blog visto che “il sito internet creato dall’imputato presentava le caratteristiche di un periodico per la sistematicità con cui veniva aggiornato” e “che gli articoli venivano pubblicati con cadenza giornaliera”.

Se seguiamo questo ragionamento, nessuno dei “siti” che trovate nel nostro BlogRoll o che appartengono agli iscritti al nostro circolo è un Blog, tornati tutti dalle ferie il mio reader sta impazzendo.

Dunque se non è possibile inserire un post nel vostro sito senza esserne gli autori o senza la vostra valutazione preventiva, se lo aggiornate con frequenza periodica, il vostro non è un Blog.
dell’autore.

La ricostituente

Ora d'arial'Unità, 30 agosto 2008“
Cari ragazzi,
da oggi, grazie alla nostra eccezionale ministra dell’Istruzione (un bell’applauso all’on. prof. Mariastella Gelmini e all'amato presidente Berlusconi!) cominceremo a studiare la Costituzione della nostra Repubblica nata dalla Resistenza, approvata 60 anni fa dai nostri Padri Costituenti. Ve la racconto in poche parole, poi la esamineremo articolo per articolo. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e garantisce il dovere della solidarietà.

La sovranità appartiene al popolo, dunque nessuno può eleggersi da solo.

Tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, religione, idee politiche, condizioni personali o sociali: sia bianchi, sia neri, più o meno ricchi o potenti che siano.

Se uno viola la legge, ne risponde alla Giustizia, foss'anche il capo del Governo. La Repubblica è una e indivisibile, dunque niente Padanie o separatismi o secessioni.
Promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca, perché l’arte e la scienza sono libere.
Lo Stato e la Chiesa sono indipendenti e sovrani. Dunque il Vaticano non può dare ordini al Governo o al Parlamento.
La scuola privata è autorizzata, ma senza oneri per lo Stato. Lo straniero che viene da paesi dittatoriali ha diritto di asilo.
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa ad altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali: per dire, non possiamo attaccare altri stati sovrani, tipo Serbia, Irak o Afghanistan.
La bandiera è il tricolore e tutti devono rispettarla, a cominciare dai ministri.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, nemmeno quando pubblica verbali o intercettazioni. Il lavoratore ha diritto a un salario proporzionato al lavoro che fa e sufficiente ad assicurare a sé e famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Ergo, niente precariato.
Tutti i cittadini devono pagare le tasse per concorrere alle spese pubbliche in proporzione ai loro redditi. Chi ricopre funzioni pubbliche ha il dovere di adempierle con disciplina e onore (il che esclude imputati, condannati e anche prescritti: alla prescrizione si rinuncia per farsi assolvere nel merito, altrimenti dimissioni). Ogni parlamentare rappresenta l'intera Nazione senza vincolo di mandato. Il Presidente della Repubblica rappresenta l'unità nazionale e giura al Parlamento fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione: quindi non può firmare leggi incostituzionali. E' lui che nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri. Dunque se un ministro fa pena o è imputato o non è degno della carica, la responsabilità è anzitutto del Quirinale. Il Presidente del Consiglio e i ministri sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla Giustizia ordinaria: cioè devono essere processati come gli altri cittadini. La Pubblica amministrazione deve ispirarsi al principio di imparzialità, perciò vi si può accedere solo per concorso pubblico. Vietate le lottizzazioni, i favoritismi e soprattutto i conflitti d’interessi, perchè i pubblici dipendenti sono al servizio esclusivo della Nazione. I giudici sono soggetti soltanto alla legge: non al Governo o al Parlamento. Sono inamovibili. E si distinguono fra loro solo per diversità di funzioni: una sola carriera, inseparabile. Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale (che dunque è obbligatoria, non discrezionale). E gode delle garanzie stabilite dall’ordinamento giudiziario, che è unico per tutti i magistrati. La magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Si autogoverna attraverso il Csm: oltre al capo dello Stato che lo presiede e al primo presidente e al procuratore generale della Cassazione, gli altri membri sono eletti per due terzi dai magistrati e per un terzo dal Parlamento. I processi devono avere una ragionevole durata. Le leggi incostituzionali vengono cancellate ipso facto dalla Corte costituzionale, che è lì apposta. La Costituzione non può essere modificata con leggi ordinarie, ma solo con leggi costituzionali, approvate due volte da ciascuna Camera e, se non ottengono i due terzi dei voti, sono sottoposte al referendum popolare confermativo. Dimenticavo: è vietato riorganizzare in qualsiasi forma il disciolto partito fascista… Tutto chiaro, ragazzi? Domande?”. Voce dal fondo dell’aula: “Scusi, prof, ma di quale paese sta parlando? Perché per un attimo ho avuto l’impressione che si riferisse all’Italia. Nel qual caso, mi scusi, ma non è che niente niente ci stava prendendo un tantino per il culo?”.

lunedì 1 settembre 2008

Lettera aperta dei riformisti socialisti del Partito Democratico di Laterza

Ci siamo domandati più volte la giunta del sindaco Cristella possiede tutti i requisiti morali e politici per essere una buona amministrazione per i cittadini di Laterza?
Leggiamo la gazzetta del mezzogiorno del 19 agosto u.s. in fondo, è un giorno di vacanza, il Sindaco Cristella risponde accompagnato dall’assessore Catucci delegata all’ambiente, agli abitanti di Via della Libertà. Ha detto Licia Catucci:”I cittadini di via Libertà fanno richieste incomprensibili, fuori luogo” il comune ha emesso apposite ordinanze perché i privati proprietari procedessero, nei termini di legge e nei limiti del consentito, alle operazioni di pulizia di cui si parla “.
I cittadini in località “Parco Avvucchiara” il 25 luglio all’improvviso si trovarono però, a fare i conti con il fuoco. E con il fuoco non si scherza. Scoppiò un incendio che metteva in pericolo le loro case costruite con tanto sacrifici. Insorgevano ondate di rabbiosa protesta da parte dei cittadini nei confronti di chi rappresenta le Istituzioni- Comune- forestale- che venivano marginalmente modificati dall’intervento dei vigili del fuoco.
Per i cittadini di una comunità, il Comune è e resta la istituzione di alto livello politico-tecnico-amministrativo-morale di una nazione democratica.
L’assessore Catucci risponde ai cittadini con una conclusione che l’incendio scoppiato il 25 luglio le responsabilità non sono da attribuire all’amministrazione locale perché: “è una piaga che ha dimensioni nazionali”.
Sono parole che segnano atteggiamenti inopportuni,che evidenziano una situazione politica fortemente in crisi di fronte al servizio della verità delle responsabilità istituzionali. La richiesta degli abitanti di via Libertà ritengono invece che le loro richieste sono in buona fede, non hanno chiesto al Sindaco lo scioglimento del consiglio comunale. L’argomento è stato pure discusso in consiglio comunale sulla base di documenti presentati dai cittadini e da consiglieri comunali, un anno fa circa.
Ricordiamo queste cose perché rimanga chiaro che il Comune di Laterza non va esente da nessuna delle responsabilità quando i cittadini pagano un prezzo per ottenere un diritto come quella di avere una casa sicura. Gli stessi cittadini hanno poi pagato un altro prezzo collaterale e non meno importante, ed è stato quello di pagare, anche il condono edilizio, per colpa del sistema politico e dei politici incapaci, di presentare un Piano regolatore generale. Perché?Perchè l’Italia continua ad essere governata da una classe politica senza scrupoli che crea prassi illegali che non si verifica in nessun Paese del mondo. Laterza vive lo stesso processo.
La risposta del Sindaco Cristella diciamo che non è soddisfacente, ha voluto assecondare con ogni mezzo il desiderio di chiarezza che il popolo laertino di via libertà reclama. Questo non è un errore politico, signor sindaco, è una stupidaggine che infetta la vita dei laertini.

L’area riformista socialista del Partito Democratico di Laterza
- Bruno Franco
- Antonio Losito
- Franco Danzi-

Transizione verso la Restaurazione

Le primarie per le provinciali, poi le elezioni europee, il contenuto e i contenitori, l'oligarchia politica, Florido e la sua amministrazione, il supplizio divino .......... e siamo arrivati a Settembre. Vi proponiamo due commenti di Francesco Vasto e Peppe Russi che sintetizzano uno stato d'animo presente nella base del Pd.

Caro G.S. (utente e commentatore del nostro blog) tu ci chiedi che posizione il PD Laterza ha rispetto alle primarie per la scelta dei Parlamentari Europei. Dato che non posso parlare a nome del Partito, ti rispondo a titolo personale, per quanto mi riguarda sono per lo svolgimento delle primarie per ogni consultazione elettorale, ed in special modo per le elezioni di cariche monocratiche e per quelle consultazioni per le quali la legge elettorale preveda il sistema delle liste bloccate.
Poi a qualcuno, può far comodo (dopo aver proposto i più torbidi, nonché fantasiosi scenari) lasciar intendere che la lotta per le primarie sia diretta solo a scalzare il Presidente Florido, ma il punto non è davvero questo. Mi chiedo, cosa dovrei fare per agevolare lo svolgimento delle primarie per le elezioni europee (di solito quando c'è un problema sono abituato a chiedermi cosa posso fare io, invece di criticare gli altri perchè non si stanno dando da fare)?
Scrivere alla segreteria provinciale e regionale? alla nazionale? Devo scrivere un post su questo blog per chiedere a Veltroni ed Emiliano e a Pentassuglia di far svolgere le primarie? A quale scopo?
Il coordinatore provinciale ha praticamente chiuso la questione per le Provinciali, Emiliano, se non sbaglio, ha già espresso la volontà di non fare le primarie per il prossimo mandato di sindaco. A tutto questo aggiungete la valanga di critiche che mi/ci siamo presi fin ora, da ambienti "istituzionali" e da anonimi commentatori. Mai una parola di incoraggiamento. Niente. Adesso questo sciagurato governo, cambierà la legge elettorale, bloccherà le liste, e qualche funzionario di partito deciderà chi è dentro e chi è fuori.
Scommettiamo che nessuno si lamenterà?
Francesco Vasto
Concordo al 100% con le osservazioni che ha esplicitato Francesco.
Credo che con il passare del tempo la "restaurazione" rischia di diventare una realtà, anche nel nostro Partito. Voglio ancora credere che qualche possibilità di cambiamento sia ancora possibile. Almeno nel nostro piccolo. Non condivido la scelta scontata del segretario Pentassuglia non perché, in linea di principio, sia contrario a Florido o checchessia, ma solo per il modo con cui nasce. Calata dall’alto. Eppure l’apertura che il Presidente aveva fatto ad inizio estate sulla sua disponibilità aveva lasciato ben sperare che a determinare il candidato presidente sarebbero state le primarie. Ovviamente, non primarie ad ogni costo. E’ chiaro che in assenza di altri candidati lo svolgimento delle primarie sarebbe stato inutile. MA SOLO DOPO QUESTA EVENTUALITA’. Ecco perché la scelta annunciata l’altro giorno in un’intervista dal segretario provinciale, a mio parere, è stata inopportuna.
Le Europee? Difficile dire cosa accadrà. Certo che se quel che si vocifera diventerà realtà (liste bloccate e via a seguire...) assisteremo al "riposizionamento" utile dei soliti noti (segretari ed ex-segretari, onorevoli ed ex onorevoli...) da parte di TUTTI i partiti. Mi auguro che Veltroni abbia il coraggio di scrollarsi di dosso tutti questi luoghi comuni e che inizi veramente a dirigere questo NUOVO Partito. Altrimenti avranno avuto ragione tutti i detrattori, che ancora aspettano sulla riva del fiume, a dubitare di questa novità. E allora si rischia l'implosione e il ritorno al passato (se mai ce siamo distaccati).

Giuseppe Russi

Onore al merito: la Progeva e' arrivata grazie al Sindaco!

Come al solito, bisogna fare un pò di chiarezza partendo dalla premessa che tutti gli atti citati sono a disposizione di chiunque voglia prenderne visione.

1) NON E' ASSOLUTAMENTE VERO CHE LA PROGEVA VIENE A LATERZA NEL 1999. Come poteva se la società a r.l. si è costituita solo il 25 MAGGIO 2000 in quel di Castellana Grotte, notaio Giuseppe Ladisa? Forse il Sindaco si riferiva a qualche altra attività che all’epoca richiamata aveva fatto richiesta di realizzare uno stabilimento per la produzione di salotti. Ed allora il conto torna. Ed in effetti, con Cassano Sindaco, una variante urbanistica, esecutiva, era stata approvata con la deliberazione di C.C. n.7 del 06 marzo 2001 per un’area che in quota parte oggi è interessato dallo stabilimento Progeva. L’approvazione della variante che interessa la Progeva avviene con deliberazione di C.C. n. 69 del 5 dicembre 2002, Cristella Sindaco.
Onore al merito. Quindi non è assolutamente vero che “al primo appuntamento negativo, naturalmente si cerca di scaricare al Sindaco il problema”. E’ IL SINDACO CRISTELLA E LA SUA GIUNTA CHE HANNO FATTO LA LORO SCELTA POLITICA e se ne devono assumere per intero le responsabilità.

2) PROGEVA, STATO, VENDOLA E CO.. E’ appena il caso di ricordare al Sindaco che il governo (lo Stato…) era il Governo Berlusconi, che la giunta regionale era la Giunta Fitto e che la giunta provinciale era presieduta da Rana: con l’affermazione a Laterza del centro destra si completò il “filo conduttore” che avrebbe risolto miracolosamente tutti i problemi. Ma si sa. Le promesse fatte sull’effimero durano lo spazio di un mattino e alla fine resta solo il ricordo.

3) MANIFESTAZIONI E DINTORNI. Un dubbio m’assale. Ma questo è lo stesso Sindaco che per le scorie di Scanzano, come riferisce lui stesso, è sceso in piazza CON LA GENTE?! Ed è lo stesso Sindaco che in svariate occasioni ha dichiarato che, se lui NON SBATTEVA I PUGNI SUL TAVOLO non ne avrebbe ricavato nulla per il paese. E allora, perché oggi criticare una manifestazione che ha come solo ed unico scopo richiedere a chi di dovere di intervenire per eliminare i cattivi odori. Forse che quelle 50 persone (SE MAI FOSSERO SOLO CINQUANTA…) non meritano l’attenzione delle istituzioni… Mah.

4) I FATTI. “… Siccome io (il Sindaco) non faccio dietrologia, non do responsabilità agli altri, sono abituato ad affrontare i problemi, tanto è vero che ho fatto una ordinanza, mi sono recato più volte con la Commissione e senza Commissione, abbiamo convocato al Comune Commissioni e altre cose per poter parlare e affrontare il problema, per risolvere il problema di quei cittadini e nostro, perché anche noi siamo cittadini e sicuramente non vogliamo sentire il cattivo odore…” . E’ vero. C’è l’ordinanza di bloccare l’impianto fatta il 25 GIUGNO. Ma è anche vero che è stata sufficiente una semplice comunicazione della proprietà il giorno 30 GIUGNO, nella quale si affermava - Che “nessuna variazione è intervenuta circa le portate d’aria trattata nei giorni segnalati; … non vi è stata alcuna interruzione del trattamento dell’effluente gassoso immesso in atmosfera e conseguentemente nessuna comunicazione si è ritenuto dovesse essere fatta circa il blocco dell’impianto alla Provincia di Taranto, al Comune di Laterza e all’ARPA Puglia DAP di Taranto” - di “AVER SODDISFATTO LE RICHIESTE DI CUI AL PUNTO 2 DELL’ORDINANZA”,- che avrebbero ripreso a far data dal 01 LUGLIO le normali attività dell’impianto di compostaggio di proprietà della Progeva Srl.Ed è ancora un fatto che ciò è stato sufficiente al Sindaco per revocare, con Ordinanza n. 27 del 30 GIUGNO, la precedente,” ESSENDO STATO RIPRISTINATO IL FUNZIONAMENTO DELL’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO PROGEVA SRL DI LATERZA PER LE EMISSIONI

MALEODORANTI”.Ovviamente l’olfatto dei laertini (in alcuni casi anche lo stomaco…) non è dello stesso parere, vero com’è che la puzza continua a sentirsi, soprattutto in alcune ore del giorno (all’alba, in particolare), e che le ricadute sull’intera cittadinanza iniziano a sentirsi con maggiore frequenza.
Giuseppe Russi

venerdì 29 agosto 2008

Senza Vergogna!

Presidente FRIGIOLA
Grazie Sindaco, grazie Consigliere Catapano. La seconda interrogazione riguarda la gestione l'area a parcheggio pubblico sita sull'ex strada 580, adiacente al complesso turistico ricettivo "Villa dei Principi". L'interrogante è il Consigliere Cirielli. Prego, Consigliere.

Consigliere CIRIELLI

Noi, con questa interrogazione, poniamo dei quesiti all'Ammi- nistrazione Comunale e, in particolare, l'utilità dal punto di vista politico, in effetti, di fare degli scomputi di urbanizzazione con la delibera 247 del 23.12.05 al complesso Villa dei Principi, facendo un parcheggio... dando la possibilità di fare un parcheggio comunale. Io non so quale Comune avrebbe fatto un parcheggio comunale più vicino - probabilmente - un altro poco al Comune di Ginosa che non al Comune di Laterza, perché è a circa 3 chilometri di distanza dal Comune. Cioè un cittadino che deve andare a parcheggiare a Laterza, dovrebbe andare a parcheggiare a 3 chilometri dal Comune di Laterza e poi con una navetta magari spostarsi al centro. Penso che sia assurdo!
Quindi l'utilità dal punto di vista politico.
L'interrogazione non c'è bisogno di leggerla: in effetti dice le stesse cose che sto dicendo io.
Anche perché tanto è inutile, in effetti, questo parcheggio per i cittadini di Laterza che lo stesso complesso Villa dei Principi ci ha fatto per pervenire, in data 4 dicembre 2007, una richiesta di utilizzare in modo oneroso il parcheggio, perché tanto dice: "Del Comune di Laterza... non abbiamo visto mai parcheggiare una macchina dei cittadini di Laterza su questo parcheggio, quindi è inutile. Quindi, pertanto - dicono - chiediamo di utilizzare noi a livello oneroso questo parcheggio".
Ma la cosa più grave è che nella risposta scritta che ci è stata formulata da parte degli Organi competenti, quindi dai funzionari, è che in effetti ancora non è stato fatto un sopralluogo congiunto di conformità. Questo è molto strano! Cioè: a distanza di due anni e mezzo non è stato fatto, da parte degli Organi competenti, quindi degli Uffici Tecnici..., quindi non è stato dato mandato a nessuno di fare un sopralluogo per la conformità, per vedere se effettivamente questo parcheggio che è stato realizzato è conforme o meno a quello che in effetti il progetto riportava.
Poi, ancora più strano, è il fatto che comunque, siccome è un parcheggio pubblico - e ci sta pure "parcheggio pubblico" - da circa un anno/un anno e mezzo probabilmente, c'è una barriera che puntualmente è bloccata con un lucchetto e, quindi, probabilmente il Comune di Laterza avrà a disposizione qualcuno che quando uno deve andare a parcheggiare, deve aprire la barriera, far parcheggiare e poi chiudere!
Cioè vorremmo capire a che cosa serve questa barriera. Se è questo, perché c'è questa barriera che impedisce eventualmente al cittadino che non andrà mai là a parcheggiare...?
Quindi queste sono le interrogazioni!
Dal punto di vista politico, qual è la convenienza? Fare un parcheggio a 3 chilometri dal paese: è assurdo! In nessun Comune d'Italia probabilmente c'è questo, fatto con lo scomputo degli oneri di urbanizzazione.
Presidente FRIGIOLA
Grazie, Consigliere Cirielli.
La parola al Sindaco.


Sindaco CRISTELLA

Volevo sapere solo chi sono i tre Consiglieri, perché non riesco a leggere la calligrafia. Perché dell'opposizione sono sette, se non sbaglio: era giusto per sapere da chi viene l'interrogazione.

Consigliere CIRIELLI

Uno sono io, poi Catapano e Stano.


Sindaco CRISTELLA

Solo questo!


Consigliere CIRIELLI

Perché: c'è problema?


Sindaco CRISTELLA

No! Sto chiedendo. Siccome siete sette e qui siete tre, non riuscivo a... e ho chiesto.


Consigliere CIRIELLI

Un singolo Consigliere, Sindaco, non può fare un'interrogazione, non può chiedere?


Sindaco CRISTELLA

Non sto dicendo niente!


Presidente FRIGIOLA

Consigliere Cirielli: è legittimato a chiederlo anche!

Sindaco CRISTELLA

Stai arrabbiato?
Stai tranquillo, stai calmo che già fa caldo oggi!
«Risposta all'interrogazione riguardante la gestione dell'area a parcheggio pubblico sito sulla ex SS. 580 adiacente al complesso turistico ricettivo "Villa dei Principi".
Sull'argomento si precisa che l'intervento edilizio per la realizzazione del complesso denominato "Villa dei Principi" imponeva la cessione gratuita di aree a favore dell'Ente per la realizzazione di standard urbanistici da adibire a verde o a parcheggi pubblici.

E` tale l'intendimento previsto dal D.P.R. 447/98 e dal D.P.R. 440/2000.

La Giunta Comunale ha poi ritenuto, in maniera del tutto trasparente, la convenienza per l'Ente della realizzazione delle sistemazioni e dello standard ceduto alla ditta proponente mediante scomputo degli oneri, piuttosto che l'impiego diretto in risorse pubblico, con un risparmio di circa 34.000 euro di fondi comunali.

Si precisa che, alla data odierna, non vi è ancora stata la consegna al Comune dell'opera realizzata a scomputo, che dovrà avvenire previo sopralluogo congiunto di conformità. Solo da quel momento l'area entrerà nella piena disponibilità del Comune.

Non esiste alcuna convenzione che fissi le modalità di gestione dell'area a parcheggio pubblico in parola. In ultimo, si precisa inoltre che nella relazione del Bilancio 2007 il Consiglio Comunale ha deciso di non consentire ulteriori scomputi a disposizione che è stata da quel momento ottemperata dalla Giunta Comunale.

Si evidenza che in data 04.12.2007 al protocollo comunale n. 17.489 è stata presentata istanza per il comodato oneroso di tale area».

Ultima cosa - giusto così - in quell'area ogni giorno, quando la sala lavora, parcheggiano i dipendenti, che sono per la maggior parte cittadini di Laterza, in attesa che l'Amministrazione deciderà il da farsi in futuro.
Credo di aver risposto.

Presidente FRIGIOLA

Grazie, Sindaco.
Se è soddisfatto Cirielli della risposta... Prego.

Consigliere CIRIELLI

Per niente! Perché, in effetti, non è stato risposto a nessuno dei quesiti.

Cioè noi vogliamo sapere l'opportunità politica da parte di questa Amministrazione di fare un parcheggio a circa 3 chilometri.

Poi non sappiamo ancora se effettivamente... cioè il fatto che non è stato ancora dato il visto di conformità è gravissimo perché sono passati già due anni e mezzo; poi non sappiamo ancora (cioè dagli atti non si evince) se effettivamente è stata fatta cessione del terreno adibito a parcheggio pubblico; e, ancora, il fatto della sbarra. Cioè per questa sbarra c'è qualcuno... come viene gestito questo discorso della sbarra? C'è qualcuno che lo gestisce?

Non c'è stata risposta a nessuno dei quesiti in oggetto. Quindi ci sentiamo insoddisfatti!

Presidente FRIGIOLA
Grazie, Consigliere Cirielli.

Per Luca e Davide

Ora d'arial'Unità, 27 agosto 2008
Gentili presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio, vorrei sottoporvi un piccolo caso che mi è stato segnalato da un gruppo di giovani di Santarcangelo di Romagna (il loro gruppo si chiama come questa rubrica: Ora d'aria) e che dovrebbe forse suscitare la vostra attenzione, visto che le vostre auguste persone sono da un mese immuni da procedimenti penali in virtù del celebre Lodo Alfano. Il caso riguarda Luca Zanotti e Davide d’Orsi, rispettivamente di 24 e 28 anni ed è raccontato dettagliatamente nel blog




Nel 2005, in vacanza in Grecia, vengono trovati con addosso 21 grammi di hashish e incarcerati per quattro giorni. Poi escono su cauzione e rientrano in Italia, senza presenziare alle fasi iniziali del processo, anche perché l’avvocato greco non li avverte dell’impossibilità di essere processati in contumacia (in Italia si può, in Grecia no). Così, nell’aprile scorso, tre anni dopo i fatti, la magistratura greca emette contro di loro un mandato di cattura internazionale, con richiesta di estradizione all’Italia. Le autorità giudiziarie e ministeriali italiane concedono prontamente entrambe. L’ultimo appello presentato dai difensori di Luca è stato respinto il 21 agosto dalla Cassazione. Ora, è chiaro che i due hanno violato il codice penale della Grecia, che pare non faccia distinzione alcuna fra il consumo personale e lo spaccio di droga. Vista l’esigua quantità di hashish sequestrata ai due giovani, è più che ovvio che si trattasse di uso personale. Eppure Luca e Davide sono imputati di “traffico internazionale di stupefacenti”: pena prevista, in Grecia: fino a 10 anni di carcere. E’ molto probabile che, sulla carta, tutto si sia svolto nell’assoluta legalità procedurale, formale e sostanziale. Non sono un giurista, ma un semplice cronista, e dunque posso soltanto domandare come sia possibile che di fronte a una disparità giuridica così spropositata fra i nostri due ordinamenti lo Stato italiano abbia deciso di consegnare i due pericolosi narcotrafficanti alla giustizia greca. Ora i due putribondi figuri, se non accadrà nulla nel frattempo, resteranno in un carcere greco fino al processo e, se condannati (come è altamente probabile), seguiteranno a marcire in cella sino al termine della pena che verrà loro inflitta. La domanda è molto semplice, quasi banale: non si può fare nulla per loro? Non sarebbe il caso di rivolgere un appello alle autorità greche? Se i due fossero terroristi e assassini, potrebbero rifugiarsi in Francia, paese com’è noto molto ospitale con i Toni Negri, i Pietrostefani e i Cesare Battisti (quest’ultimo, avendo assassinato alcune persone inermi, è stato appena gratificato di un certificato di buona condotta formato dal Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga). Se i due fossero corrotti, o corruttori, o concorrenti esterni in mafia, o favoreggiatori di Cosa Nostra o della camorra o della ‘ndrangheta, sarebbero di sicuro parlamentari e dunque immuni dalle manette. Se, puta caso, fossero imputati di corruzione di testimone, appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio, o avessero tentato di comprasi qualche senatore o un dirigente Rai, o avessero elogiato un mafioso sanguinario come “eroe” nazionale, potrebbero legittimamente aspirare alla presidenza del Consiglio. Se avessero, viceversa, avuto una società di brokeraggio insieme a qualche futuro condannato per mafia, siederebbero alla presidenza del Senato. Se avessero malmenato e morsicato alcuni poliziotti durante una perquisizione, sarebbero ministri dell’Interno, pontificherebbero a Cortina sulla “linea dura” contro il crimine (degli altri). Se invece avessero dichiarato di volersi pulire il culo col Tricolore, o intascato 200 milioni della maxitangente Enimont, troneggerebbero al dicastero delle Riforme istituzionali e verrebbero invitati alla grande Festa Democratica. Se magari usassero partecipare a coca party con squillo incorporate, siederebbero alla Camera nei banchi dell’Udc. Ma purtroppo, giovani e sprovveduti come sono, si sono limitati a portarsi qualche canna nello zaino durante un vacanza all’estero. Dunque le alte e medie cariche istituzionali sono a loro giustamente precluse. Si potrebbe varare un emendamento al Lodo Alfano, che estenda a loro l’invulnerabilità penale, magari togliendola al presidente della Repubblica, della Camera e del Senato che non avendo, diversamente dal premier, alcun processo in corso, dell’immunità non sanno che farsene. In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti.

DONAZIONE SANGUE

DONAZIONE SANGUE

DOMENICA 31 Agosto dalle ore 8:30 presso il Poliambulatorio in Via per Matera

Bandierina

La vicenda Alitalia è lo specchio fedele di come il governo Berlusconi sia vittima della sua demagogia e della sua inadeguatezza. Il piano presentato ci consegna una compagnia di bandiera che di fatto diventa di ‘bandierina’, con un inaccettabile ridimensionamento della capacità di espansione internazionale. Non era davvero questa la nuova Alitalia che si sarebbe dovuta far nascereIl Consiglio dei ministri ha dato via libera al Dl e al Ddl con le modifiche alla legge Marzano per mettere mano alla drammatica situazione di Alitalia. Il dl prevede la possibilità da parte del commissario di procedere a una trattativa privata per la cessione di una parte della compagnia dopo aver effettuato una perizia. Sarà il commissario straordinario a stabilire il prezzo di cessione degli asset. Si prevede inoltre la sospensione delle norme antitrust in relazione alla integrazione con Air One, una mossa che deve passare il vaglio dell’Unione Europea, per la quale non si escludono bocciature. Ma chi si farà carico dei debiti e della svalutazione delle azioni di Alitalia? “Sono mesi che il Pd lancia l’allarme sull’inqualificabile prospettiva di scaricare le perdite della compagnia sui contribuenti italiani, sugli azionisti e obbligazionisti della società, sui lavoratori dell’azienda e sulle loro famiglie. In questi giorni i più autorevoli commentatori economici italiani hanno ripreso queste osservazioni sollevando anche altri pesanti interrogativi, riguardo ad esempio l’approvazione europea di questo piano”. Da Denver, dove si trova per la Convetion del Partito democratico americano, Walter Veltroni, segretario del PD, esprime tutta la sua profonda preoccupazione per i risvolti di questa faccenda: “La vicenda Alitalia è lo specchio fedele di come il governo Berlusconi sia vittima della sua demagogia e della sua inadeguatezza”. Per Veltroni si tratta di una soluzione confusa che non fa gli interessi del Paese. E ribadisce che il governo Berlusconi dovrebbe rispondere nelle sedi parlamentari sul futuro della compagnia di bandiera italiana, rispondere ai mille dubbi che fanno “rimpiangere l’incredibile occasione perduta mesi fa quando la destra respinse scelleratamente, per miopi calcoli elettorali, l’accordo di fatto già raggiunto con Air France”. Per Alitalia si prospetta dunque un “futuro di certo peggiore sotto tutti i punti di vista”. Un piano, che, “alla faccia della tanto decantata difesa dell’italianità, ci consegna una compagnia di bandiera che di fatto diventa di ‘bandierina’, con un inaccettabile ridimensionamento della capacità di espansione internazionale”.Altre bocciature del “Piano Fenice" arrivano anche dai piloti dell'Anpac”, i quali temono che Alitalia si riduca ad un piccolo vettore, a vantaggio della concorrenza. Chiedono, pertanto, l'apertura del confronto per entrare nel merito del piano industriale dell'azienda e che il Governo assuma immediatamente la gestione diretta della vicenda Alitalia. Altrimenti si arriverà ad un conflitto sociale 'pesantissimo'. Anche l'Ugl auspica una convocazione del Governo in merito. Per Marco Filippi, capogruppo Pd in commissione Lavori pubblici, "ancor più grave è che, con la revisione della legge Marzano, viene ufficializzato che nessuno paga per le responsabilità nell'amministrazione dell'azienda". Inoltre l’esponente PD denuncia come "il provvedimento, che modifica la disciplina fallimentare, è infatti un vero e proprio salvacondotto per il management e per i commissari che non risponderanno di eventuali illeciti. Si tratta, ripete Filippi del “solito stile Berlusconi: calpestare le regole a danno degli italiani”.

giovedì 28 agosto 2008

Quante Storie

Così è stata sfruttata l' emergenza del 2003 in Campania.
Chiesti 7 anni per il «cervello» del traffico
Da Napoli a Varese, la truffa dei rifiuti

Truccate le carte, l' immondizia poi tornava al Sud. E lo Stato pagavaIn un' intercettazione si parla di super profitti: «Fatturo 30 mila euro al giorno e non devo neppure scaricare i tir»

MILANO - «I profitti? Sono schizzati in aria: fatturo 30 mila euro al giorno e non devo neanche scaricare la roba». Facile, quando la «roba» è l' inesauribile miniera dei rifiuti di Napoli e i quattrini sono quelli che lo Stato paga per l' emergenza. Facile, quando la monnezza - destinata al recupero - approdava prima in provincia di Varese, per un maquillage di facciata e poi riprendeva abusivamente la strada per il Meridione. Con questo giro d' Italia dei rifiuti, Salvatore Accarino, titolare della «Lombarda servizi ecologici» di Olgiate Olona riusciva a fare girare i 30 mila euro al giorno, una montagna di soldi che però ora gli sono valsi una richiesta di condanna a 7 anni da parte del pm di Milano Fabio Napoleone. Il magistrato ha ricostruito un enorme traffico clandestino di rifiuti, in cui quelli di Napoli sono stati la magna pars, ma non gli unici. Tutti però transitavano dall' azienda di Olgiate, una sorta di «ombelico» dell' immondizia di mezza Italia. Adesso il pm Napoleone ha chiesto la condanna di una ventina di persone tra amministratori di società, camionisti o semplici intermediari del lucroso business. Lucroso quanto? Non bastassero le parole intercettate ad Accarino valgano quelle captate in una telefonata di un altro indagato, Pietro Cavallari: «Ho fatturato 3 miliardi (in lire, ndr), guadagno in un mese quello che prima facevo in un anno». La gallina dalle uova d' oro era naturalmente l' emergenza rifiuti di Napoli (l' inchiesta si riferisce al 2003) e ai soldi pubblici stanziati per affrontarla. «E' all' interno di questo appalto che tutti i profitti vengono racchiusi» ha detto Napoleone in aula. Nel 2003 la discarica campana di Giffoni Valle Piana scoppia, ha bisogno di trasferire l' immondizia altrove. Il servizio se lo aggiudica una ditta di Bologna, la Sineco, che però, scrivono gli inquirenti nelle carte processuali, «non ha lo spazio nemmeno per parcheggiare un camion». E' qui che entra in gioco la «Lombarda» di Olgiate Olona: Accarino firma un contratto con la Sineco; Varese dovrebbe recuperare i rifiuti in realtà, sostiene l' accusa, li fa semplicemente sparire (risparmiando enormemente sui costi) e tutti lucrano: basti pensare che la Sineco riceve 335 lire per ogni chilo di rifiuti portati via dal Sud e 205 le gira ad Accarino. I rifiuti di Napoli arrivavano così a Olgiate dove i documenti di accompagnamento venivano cambiati e i carichi potevano avere due destinazioni: o un impianto di Cuneo dove erano fatti passare per «compost» oppure, questa volta come scarti industriali, facevano a ritroso il percorso di andata per finire interrati in una discarica di Grottaglie (Taranto), spesso dopo essere stati mescolati a vernici, idrocarburi e scarti chimici che la «Lombarda» faceva arrivare ad Olgiate. Il meccanismo era talmente collaudato che a volte i camion non arrivavano nemmeno nel Varesotto: i dipendenti di Olgiate andavano fino a Modena in auto con le carte e i timbri per falsificare i documenti. A quel punto gli autisti appena saliti da Napoli giravano il camion a ripartivano per Grottaglie. cdelfrate@corriere.it 0,17 *** euro al chilo: quanto pagava lo Stato a chi doveva smaltire i rifiuti *** 7 *** Gli anni di carcere chiesti dal pm per il «cervello» del traffico * * * Le tappe Campania 2003 Emergenza rifiuti1 *** La discarica di Giffoni Valle Piana (Salerno) non ha più spazio: i rifiuti devono partire per una nuova destinazione *** La prima fermata è a Bologna 2 *** La Sineco di Bologna si aggiudica per affidamento diretto lo smaltimento dei rifiuti di Giffoni: riceverà 0,17 euro al chilo *** Il «maquillage» di Olgiate Olona3 *** Ma la Sineco non può ricevere i rifiuti e stipula un accordo con la «Lombarda» di Olgiate che dovrà far sparire i rifiuti *** La spazzatura ritorna al Sud4 *** Cambiati i documenti la «Lombarda» spedisce i rifiuti a un impianto di Cuneo o in una discarica di Grottaglie (Taranto)

Del Frate Claudio
Pagina 13(16 maggio 2008) - Corriere della Sera

lunedì 25 agosto 2008

La svolta di Veltroni

Parto dalla convinzione che in politica il "quieta non movere" non paga. Se c'è il terremoto, mentre sei in fuga pensi alla ricostruzione. Alla fine le scosse termineranno e solo chi ha le idee chiare vince. Walter è nel pieno del sisma ma non è la sola vittima. I suoi avversari o concorrenti non stanno meglio di lui. La sua sconfitta e la sua fuoriuscita dalla politica lasceranno un segno bruciante sulla pelle dei sopravvissuti. Solo chi lo odia personalmente può augurarsi che si tolga di mezzo senza reazioni. Anche una sconfitta in campo aperto farebbe bene sia a Veltroni sia a chi lo contrasta.
Il consiglio è semplice: dia battaglia. Si può dare battaglia come propongono i fan di Walter chiedendo un plebiscito sul nome del segretario. Sarebbe poca cosa, anche se meglio di niente. Una nuova consultazione con candidati contrapposti, come si fa in America, farebbe bene al Pd. Ma servirebbe a poco. Dare battaglia vuol dire identificare il nemico interno. Ecco le mie idee. Il primo nemico interno è la coalizione giustizialista. Walter preceda Berlusconi e proponga una nuova idea della giustizia. Si faccia dei nemici fra i magistrati ma abbia il coraggio di tagliare i ponti con il peronismo all'italiana come ha fatto col comunismo.
Il secondo fronte lo apra contro i boss locali. Parta, il caro Veltroni, da una valutazione serena. I peones sono nessuno. Vivono perché c'è lui e dopo di lui ci sarà un altro leader. Senza un capo i capi-clientele contano niente. Se a Torino si togliesse di mezzo Chiamparino, i tenaci avversari del sindaco raccoglierebbero gli stessi voti di Boselli. Suggerisco una svolta autoritaria. Una vera rivoluzione contro le mezze calzette.
Infine, rilanci l'idea del partito senza tessere, il partito dei cittadini. D'Alema si sta inoltrando lungo l'unica strada che conosce, il partito delle tessere. È una possibilità. Ma concorrere sul quel terreno è praticamente impossibile. D'Alema ha con sé apparati piccoli ma tenaci, capi-elettori influenti. Vince lui. C'è la strada del partito aperto che si modella combinando una leader limpidamente riformista con una platea di cittadini-militanti non calcificata.
In fondo propongo a Walter di tornare ai suoi primi mesi. Piglio decisionista, riformismo spinto, partito in netta discontinuità con i modelli novecenteschi. In quei mesi e con quegli argomenti Veltroni sedusse la sinistra e la destra. Con questa morta gora odierna stranisce la sinistra e crea disillusioni a destra. Qualcuno dirà che ormai la via del dialogo con Berlusconi è preclusa. Non credo. Penso che al Cavaliere serva ancora un avversario serio, se non vorrà trovarsi di fronte, per tutta la vita, Di Pietro. Alla sinistra serve il Veltroni dei primi cento giorni, non quello millenaristico della lettera alla "Repubblica". Il modello non è né il profetismo tragico di Berlinguer né il sereno declino di Gorbaciov. Guardi alle socialdemocrazie vincenti, il Veltroni, triste y final. Poi se perde, si ritiri. Si ricorderanno di lui e lo rimpiangeranno. Se lascia andare le cose, sarà come Fassino, onesto e dimenticato.
Peppino Caldarola - il tempo - 24/8/2008