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martedì 12 agosto 2008

Il rivale di Florido ha un nome: Galletto

Provinciali, la provincia assalta il capoluogo.
La corrente dei “primaristi”, i teorici delle primarie per l'individuazione del candidato presidente nelle elezioni provinciali della prossima primavera, ha il suo candidato da opporre a Florido, ed è un grottagliese, di rito dalemiano, che lavora negli Usa: Gianluca Galletto, figlio di medico e nipote di un generale, e, dice Internet, è direttore dello Sviluppo strategico di compagnia d'investimento mobiliare specializzata nella gestione di crediti corporativi a New York, già responsabile portfolio e analista; è stato ricercatore all'università di Yale, dopo la laurea all'università Bocconi, a Milano; nel 1992 a Bruxelles ha lavorato alla Commissione Europea, prima come Interno ed in seguito come Consulente. Parla inglese e francese e spagnolo; è attivo negli eventi sociali e culturali nella Comunità italiana a New York, ed è fondatore e presidente di Ulivo Usa ed è stato coordinatore della campagna dell'Unione per il distretto “dell'America del Nord. È nato a Taranto nel 1969. Uno dei volti nuovi che assommano in sé tecnocrazia e militanza partitica, quindi detentori di una visione della politica come regolatrice del mondo, o welthanschauung, ciò che oggi è indispensabile, a destra e a sinistra.
La corrente dei sostenitori del metodo delle primarie nasce a Palagiano, regno indiscusso di Rocco Ressa; al quale ha subito dato manforte il leader del Pd di Laterza Franco Catapano, vicepresidente regionale della Cia, il sindacato degli agricoltori di sinistra; e ai quali si è associato Rocco Loreto, dominus di Castellaneta, di ricchissimo palmares, presidente della seconda Usl nel 1986, sindaco, consigliere regionale, senatore e sindaco fino al 2001. A questi tre paesi del versante occidentale ionico Gaetano Carrozzo aggiunge la sua potente corrente tarantina.
I tre paesi occidentali, più Grottaglie e il suo hinterland danno l'immagine che la Provincia voglia stringere come una tenaglia su Taranto, entro le cui mura, inoltre, è all'opera una forte “quinta colonna”, Carrozzo appunto. E' l'assalto della Provincia al capoluogo, una vexata e annosa questione per il potere dell'inutile ente provinciale.
Questo primo nucleo di “primaristi”, che è uscito allo scoperto pochi giorni fa, con un documento firmato dagli aderenti, ha scelto di mantenere segreto il nome del suo alfiere, cioè candidato di bandiera o proprio conducator. Ma si sa, il modo migliore per violare un segreto è dire che è un segreto,purché resti segreta la fonte, o la gola profonda; ed ecco che il nome è stato rivelato: Gianluca Galletto.
La corrente, già nel suo primo embrione, ha una sua propria competitività con il resto del Pd e con il presidente uscente della Provincia Gianni Florido. Loreto, infatti, è stato eletto tre volte senatore e la quarta ha mancato l'elezione per un soffio; quindi in ogni paese della provincia ionica ha grandi e semplici elettori. Anche Catapano presenta un settore ben organizzato, che tra l'altro fece bella figura nelle primarie del 14 ottobre scorso, essendo vicepresidente regionale di un sindacato presente in ogni paese, la Cia, appunto. Ressa porta in dote la maggiorana assoluta del suo paese, il solo dove la sinistra ha vinto bene l'anno scorso. E la dote elettorale di Galletto è la movimentazione del territorio del quale fa parte, quello salentino della provincia ionica.
Così strutturata, la corrente può iniziare il suo proselitismo di profondità, sezione per sezione, con i suoi pro e i suoi contro, e i suoi trucchi.
I pro: il Pd è un partito esausto; i suoi dirigenti, da Roma in ogni anfratto della periferia, sono ignari dei problemi del loro elettorato; ciascuno di essi è un Ghino di Tacco sulla porta della propria sezione, cioè fa l'esame del Dna a chiunque voglia entrarvi; e, perciò, nessuno vi entra; rimuoverli in blocco è il sogno di molti loro elettori con propensione talebanesca, o animus fondamentalista.
I contro: esausti sono anche i due generali della corrente, Loreto e Carrozzo, veterani pieni di ferite per le estenuanti battaglie combattute; Loreto, inoltre, un anno e mezzo fa a Castellaneta rifiutò le primarie, nelle quali sarebbe stato “raccontato” da qualche nemico personale, e con esse la vittoria; ora non ne può essere il teorico; hanno con sé la parte più vivace del partito, vivacità occorre, infatti, per contestare l'establishment; ma non hanno, essi, l'aura del Cincinnato.
I trucchi: Il loro candidato è effettivo, di bandiera, o di schermo? Galletto è ignoto agli elettori del Pd, quindi è necessario scoprire la genesi della sua scelta: può darsi che lo abbiano scelto perché un economista che lavora a New York dev'essere una testa di prim'ordine, può darsi che chi lo conosce abbia intravisto in lui un carisma mediatico trascinante e quindi, in tempi di mediocrazia sarebbe il miglior candidato; può darsi anche che, avendo amicizie altolocate, il D'Alema, abbia sia un salvaconotto in ogni ambiente di potere, sia una devozione riflessa per i dalemiani in circolazione, pochi o tanti che siano; può darsi che intanto che la corrente si diffonda e si strutturi meglio, avere un nome con fideiussiori solvibili sia un ottimo specchietto per allodole; infine, può darsi che, consuetudine della politica italiana, ed anche della letteratura del “Dolce stil novo” sia un candidato-schermo, dietro il quale cioè cammini il partitante che al momento opportuno inventerà qualcosa per essere il “salvatore della patria”, anzi della corrente.
I bene informati dicono di aver regalato a Florido l'aureo libretto del generale cinese del 1200 Lao Tzu, perché capisca le intenzioni dei suoi avversari dai movimenti nell'accampamento.
Il movimento: molti ricordano il suo ultimo teorico: il mister iuventino Heriberto Herrera che è passato alla storia pallonara con il suo incitare che era un intercalare: “movimiento, movimiento”; ma forse pochi ricordano ancora il primo e insuperato teorico del movimento: il greco Eraclito, quello del “panta rei”, tutto scorre, per cui “non ci si può bagnare due volte nelle stesse acque”: dove c'è movimento, dunque, non solo non c'è stagnazione, ma c'è vita.
Michele Cristella - Corriere del Giorno 12 agosto 08

sabato 19 luglio 2008

I MILLE, I MILLE

di Gianluca Galletto*

Io sono un Invisibile cari amici e compagni di spedizione.

Io sono un Invisibile perché sono un italiano d’altrove, un carbonaro che vive in America e guarda l’Italia finire in polvere.
Io sono un Invisibile perché ho 20 anni di esperienza politica e nessuna possibilità di dare voce alle ragioni dello sconforto e alla forza della speranza.
Sono un Invisibile, cari dei Mille, perché vengo dalla più straordinaria esperienza di partecipazione popolare che la storia moderna Americana ricordi, ho fatto il porta a porta per Barak Obama ed ho capito perché resto ancora un invisibile per la politica italiana..
Ho fatto esperienze nel partito democratico americano con alcuni dei suoi leader piu importanti. Mi sono trovato fra le elite politiche ed economiche più importanti del pianeta. Ma è solo l’esperienza del grassroots, della politica dal basso, nel territorio, come si suol dire, che mi ha arricchito di più. Ed e’ su questo punto che ho visto l’abisso che separa il nostro PD dal loro. Migliaia di volontari da tutti gli angoli d’America a lavorare, stato per stato, città per città, nelle centinaia di comitati elettorali. Solo per una causa. Organizzati in maniera professionale. In Ohio, per esempio, a bussare alle porte con me a -10, c’era la maestra d’asilo e l’avvocato d’affari di Goldman Sachs che guadagna mezzo milione all’anno.
Ho fatto gli ultimi giorni di campagna elettorale in Puglia lo scorso aprile e nei comitati elettorali c’era qualche volontario sonnecchiante a girarsi i pollici, nell’illusione che il leader nazionale e un po’ di presenza nei media fosse sufficiente. Il porta a porta poi, il dialogo con le persone, il saper ascoltare, sembra dimenticato nella notte dei tempi. Nella politica dei vecchi partiti, che almeno questo lo sapevano fare.
Ora ho bisogno di 5 minuti per rendere visibile la mia rabbia per la condizione in cui versa l’opposizione italiana in questo momento di emergenza democratica e di precarietà esistenziale prima che politica…
Non mi rappresenta Veltroni quando dalle reti Mediaset liquida una piazza indignata e boccaccesca ma reale nelle istanze dimostrando una certa assenza di sensibilità verso la pancia di una parte del paese. Per non parlare della pancia del resto del paese. Soprattutto di quella che vota PDL e Lega.
Mi rendo visibile per seguire il consiglio del mio conterraneo e grande scrittore Gianrico Carofiglio che da Senatore dice che al Pd manca un vocabolario.
Sono d’accordo…alla lettera P per me c’è solo una parola: primarie vere e sempre per tutte le cariche elettive. Io le primarie le vorrei istituzionalizzate. E gestite dall’amministrazione pubblica come qualsiasi elezione. Quelle sono primarie vere. Così si fa nel paese in cui risiedo e al quale si è deciso di ispirarsi. E invece di quel paese si prende solo la superficie, nonostante sento riempirsi la bocca di nomi in inglese, di leader storici come Kennedy e King, quando poi, a parte poche eccezioni, non si sa neanche declinare il verbo essere al presente. In inglese.
Badate, io non penso affatto che le primarie siano sempre utili. Sono però un criterio trasparente e “fair” per selezionare i candidati. So bene che nel resto d’Europa non si fanno. Il problema è che noi non abbiamo scelto la socialdemocrazia europea come modello, ma i Democratici americani. Inoltre, cosa più importante, noi non siamo un paese normale. Da noi servono. Siamo pieni di rendite di posizione e di giardinetti recintati in economia e nella società in generale. Ma lo siamo anche molto nella politica. Vorrei che la politica fosse liberalizzata. Non solo l’economia. Solo così possiamo sbloccare le tante energie che servono al paese. Mi si dice: sono i partiti che devono saper formare e selezionare la classe dirigente istituzionale. Bene, ma da noi non sono in grado da almeno vent’anni di assolvere a questo compito e meno lo saranno in futuro, anche perché non ci sono più soldi per farlo.
Alla lettera D io però metto la demagogia, la demagogia del marketing che mi ha reso un invisibile incazzato e che mi fa dire che non mi rappresenta Marianna Madia a 27 anni, non mi rappresenta Umberto Veronesi a 83, stavano meglio dove stavano, al centro studi e in ospedale. Il loro talento serve li’. Al loro posto, quelli sì mi avrebbero rappresentato, uomini e donne tra i 35 e i 50 che da almeno 15 anni si occupano di amministrazione pubblica, assistenza sociale, funzione normativa, gente che viene dall’economia e dall’impresa, gente che si sporca le mani con quel che resta del Pil di uno Stato bancarottiere. Non la crema della società civile, ma quello che sta sotto e la regge.
Non mi importa che scrivano libri. Vorrei solo che sapessero come far passare leggi migliori. Vorrei che sapessero amministrare bene il Paese in una fase storica in cui sono in atto cambiamenti epocali enormi che ci passano sopra la testa. Vorrei che un minimo li capissero i grandi cambiamenti in corso. Vorrei che capissero che l’Italia è ormai solo un giardino in una foresta amazzonica. Vorrei, soprattutto, che fossero in grado di incidere, almeno per quel che appunto si può quando si è in un giardino dentro una foresta enorme.
Non sono rappresentato da questo pensiero politicamente debole che rinuncia ai diritti civili per costruirsi una morale spuria e ambigua.
E soprattutto, non accetto più il ricatto del “se non voti noi arriva Berlusconi, arriva Alemanno”. E allora? Se mi continui a dare la stessa sbobba invece di una benedetta minestra decente, magari dicendomi pure che è un piatto da gourmet, io non ti voto e mi prendo la minestra del vicino. Che sara’ amara, ma certamente non mi fa vomitare! E ancora: “Come si fa a dire a questo o quello che non deve ricandidarsi?”. Come si fa? E’ semplice: “trovati un lavoro vero e non rompere i coglioni”. E allora, visto che non è carino, e in più chi lo deve dire spesso e’ nella stessa situazione, lasciamo decidere al popolo.
Siccome non sono rappresentato dai figli di qualcuno che c’era già stato, da chi porta cognomi senza un qualche imbarazzo, dai capicosca di clan intellettuali così minuscoli che non hanno più bisogno di salotti, bastano gli sgabuzzini a riunirli, ed è per questo che se vogliamo davvero uccidere i padri ecco alcune armi:

Aprire il Partito tramite le Primarie.

Chiedere all’attuale gruppo dirigente di fare silenzio! Fare silenzio perché altrimenti siamo costretti a dire che sono una classe dirigente sempre perdente, sopravvissuta trent’anni grazie a rotture e mutilazioni, è ora di ascoltare le ragioni, le idee e le proposte di una nuova generazione prima che si bruci del tutto.
Forse bisogna ricordare la grande lezione di Tony Blair che al momento di farsi da parte disse che il potere, almeno ogni tanto, occorre lasciarlo e che i politici sono come i pannolini, bisogna cambiarli spesso e sempre per lo stesso motivo. E lui una rivoluzione l’aveva fatta!
Parliamoci chiaro, questo gruppo dirigente non ha prodotto quasi nulla di ricordabile negli ultimi 15 anni, a parte l’Euro (e pure su quello ci sarebbe da ridire nella parte relativa alla gestione del changeover). Le tante buone cose che anche si potevano fare, e alcune avevamo cominciato a fare, come le riforme di Bersani, una lotta finalmente incisiva all’evasione, per citare qualche esempio, non si sono comunque portate avanti perche al governo ci siamo stati pochissimo. Per cui e’ come non averle fatte. E cari amici, quando abbiamo vinto, abiamo vinto solo con Prodi.
Non penso sia un problema di questo o quel leader. Di molti di questi ho grande stima e ammirazione. Tanti hanno avuto molto coraggio, soprattuto nella scelta di fondare il PD. Ma è una generazione e un gruppo di dirigenti che si sono formati politicamente - e non solo - in un’epoca in cui l’Italia era chiusa. Il mondo era diverso e non attraversato dalle correnti della globalizzazione che sono potentissime. L’Italia è un piccolo paese. Una piccola nave abituata a navigare nelle quiete acque del Mediterraneo si trova ora in mezzo all’oceano che in questa fase particolare e’ anche in piena tempesta. Al timone servono persone che nell’oceano ci hanno un minimo navigato. Le grandi tempeste, per lo meno le hanno viste in faccia.
E’ possibile che questo gruppo dirigente possa fare un atto d’amore e preparare il suo superamento? Non immediato, anche graduale. Ma che entro un anno lo si faccia. Sarebbe un atto d’amore verso il paese, verso il partito e verso se stessi.
E allora vorrei che esso, a cominciare da Veltroni lanciasse una grande audit su scala nazionale in cui tutte le forze migliori che hanno a cuore le sorti di questo Paese vengano chiamate ad esprimersi sul futuro del Partito e sui meccanismi di selezione della classe dirigente.
Fatelo per il Paese!

Chi non conosce la storia è destinato a riviverla. Non permettete che si uccidano ancora nell’animo e non con la violenza altri Piero Gobetti, di cui l’Italia sembra ormai piena.


*Gianluca Galletto, 38 anni, è pugliese di Grottaglie. Risiede a New York da due lustri ed è dirigente di un importante fondo di investimenti. La Puglia se la porta dentro fin dalla laurea in Economia alla Bocconi ed ha cominciato a sentirla a ancora più lontana negli anni di Bruxelles e del suo lavoro alla Commissione Europea. Ha deciso di trasferirsi negli USA nel '96 per proseguire gli studi a Yale. Esperto di mercati finanziari, collabora con testate giornalistiche e televisive (Il Sole 24 Ore, l’Unita, Bloomberg Investimenti, RAI TV) e con riviste specialistiche come quelle del centro studi NENS diretto da Bersani e con la Fondazione Italianieuropei. Da sempre appassionato di politica ha dato voce alle istanze degli italiani all’estero della vecchia e della nuova generazione col sogno di contribuire alla crescita morale e civile del suo Paese. Con tenacia e dedizione ha contribuito a fondare nel 2003 l’Ulivo USA per il quale ha coordinato varie di attività di promozione del centrosinistra negli USA in appuntamenti quali le primarie 2005, la campagna dell’Unione 2006, le primarie 2007, la campagna del PD nel 2008 in Nord America e in Puglia. La passione per il nuovo che avanza lo ha travolto al punto da congelarsi le membra bussando alle porte come volontario durante la campagna elettorale in Ohio di Barak Obama.