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martedì 6 maggio 2008

Laterza, entra Irene Bruno in Consiglio Comunale

«Ripescata» dopo le dimissioni di Lorenzo Caldaralo

«Al servizio della collettività, nel rispetto di chi mi ha votato: non mi aspettavo questa chiamata, ma sono in Consiglio e sono lieta di farne parte»: Irene Bruno, architetto, è subentrata venerdì al dimissionario Lorenzo Caldaralo nella massima assemblea cittadina. Si è seduta fra i banchi di opposizione, da indipendente: ex Margherita, Irene Bruno, non aveva aderito al Pd. Da qui la scelta di fare gruppo da sola, preceduta, fino all’ultimo, dalle voci, insistenti, di una possibile rinuncia. L’interessata conferma. E alla Gazzetta, fuori Consiglio, chiarisce: «Sono qui per senso di responsabilità verso quei cittadini, e non sono pochi, che hanno creduto in me: darò il mio contributo». Attestazioni unanimi in Consiglio. Per il “tocco” di rosa portato in aula (Licia Catucci, assessore alla Cultura, non è più sola), e per la professionalità riconosciuta alla neo-entrata. Da Sebastiano Stano (Sdi), ad Arcangelo Rizzi (FI), da Gianni Serafini (Pd), alla stessa Catucci (lista Cristella), dal sindaco Giuseppe Cristella al presidente del Consiglio Franco Frigiola.«Non perderemo l’opportunità di amministrare in forma più allargata» dichiara il sindaco, rimarcando la scelta di “indipendenza” maturata dalla Bruno. E il presidente Frigiola, sulla stessa lunghezza d’onda, esprime piena «disponibilità ad accogliere le istanze che saranno presentate per il bene della comunità».
Sciabolate con rinvio sul punto a seguire. In discussione, il regolamento sulle forme di consultazione popolare, relatore il sindaco Cristella. Ci sono temi e argomenti che per la loro “trasversalità” manifesta - spiega Cristella - richiedono il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni da prendere: «Ampliare le forme di partecipazione, con forum, momenti assembleari e referendum consultivi - aggiunge il primo cittadino laertino -, aiuta la democrazia». L’opposizione, d’accordo in linea di principio, chiede però approfondimenti: il consigliere Franco Catapano (Pd) lamenta che il regolamento in questione è stato elaborato dall’alto, senza il necessario apporto delle «forme organizzate e associate» del territorio, e che per questo rischia di «rendere estemporanei strumenti di grande rilevanza»; Sebastiano Stano (Sdi) parla di regolamento necessariamente da «condividere» e chiede di essere messo nelle condizioni di farlo. Dopo una breve sospensione dei lavori, è il sindaco Cristella a proporre il rinvio del punto in discussione. Con arringa al seguito: «Sono stanco di prediche a vuoto, ci vogliono atti concreti, la democrazia partecipata va sostenuta non solo a parole», argomenta. E stigmatizza gli incontri (quattro) della competente commissione consiliare andati a vuoto, per assenza dei rappresentanti di opposizione. «Le commissioni vanno rivalutate, stiamo ancora aspettando la revisione del regolamento del Consiglio comunale» ribatte Catapano. Regolamento che, per il presidente Frigiola, va per alcuni aspetti rapportato ad altrettanti dispositivi previsti nell’ultima Finanziaria. Rinviato anche il punto relativo al piano comunale delle antenne: va aggiornato.»

La Gazzetta del Mezzogiorno di Francesco Romano

venerdì 18 aprile 2008

Più donne in Parlamento

L'incremento della presenza femminile in Parlamento è stato il leit motiv della campagna elettorale del 2008, nonché tema tra i più dibattuti di questi ultimi anni, dopo che i sondaggi ponevano l'Italia in fondo alla graduatoria mondiale per la rappresentanza femminile in Parlamento: i dati davano il nostro paese al 67mo posto. Quest'anno nella stesura delle liste da parte dei partiti sicuramente c'è stata in questo senso una maggiore attenzione, soprattutto da parte del PD che da subito si dava come obiettivo un 33% di rappresentanti donne. Dopo le elezioni, osservando la composizione delle camere, il quadro generale è sicuramente migliorato ma non così tanto da poter far esultare tutti quei cittadini, più probabilmente cittadine, che volevano assolutamente far ribaltare quel dato così pesante per una democrazia come l'Italia. A conti fatti le signore che occuperanno gli ambiti scranni si aggireranno intorno al 20%, in tutto 178 tra deputate e senatrici. Solo il PD, l'unico a mantenere il proposito, può vantare 61 deputate, su 211 eletti, e 39 senatrici su 116, in pratica il 30% degli eletti nelle liste democratiche è donna. Al Senato il PDL conta solo 11 donne su 141 eletti, mentre alla Camera 42 su 272, un 20% in tutto. Per quanto riguarda le altre liste, alla Camera l'Italia dei Valori su 28 eletti 3 sono donne, il 10%, nella Lega 10 donne su 60 deputati, nell'Udc una donna su 36 deputati. Il Partito Democratico, quindi, con la sua quota di elette contribuisce nettamente a far salire la percentuale femminile in Parlamento, complice una campagna elettorale che ha incluso come capilista molte giovani, alcune provenienti dalla società civile, come Marianna Madia, neo eletta alla Camera nel Lazio, e altrettante che hanno già una buona esperienza politica alle spalle, come Pina Picerno, neo eletta in Campania. Il PD è riuscito nell'intento perché ha compreso che un Parlamento formato da uomini e donne è più democratico perché si avvale di un dato strutturale della società. Rispetto alle elezioni del 2006, alla Camera le elette erano 109, pari al 17,3, e al Senato 45, pari al 14%. Da questi risultati, dunque, l'Italia dal 67mo posto sale al 50mo. Un dato ancora modesto, specie se si rapporta il dato alle equivalenti rappresentanze internazionali, in particolare a quelle dei paesi nordici e di Spagna, che solo alla Camera superano il 36% di presenza femminile, ma è pur sempre un passo avanti verso il raggiungimento delle cosiddette quote rosa.