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domenica 5 ottobre 2008

Mafia e Politica, Omertà e Paura

Di seguito riportiamo una interrogazione parlamentare dell'On. Zazzera - Italia dei Valori - che denuncia quello che sta accadendo ad Ugento (Lecce) in seguito all'omicidio di Peppe Basile.

Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: la notte tra il 14 ed il 15 giugno ad Ugento (Lecce) è stato assassinato il consigliere provinciale e comunale dell'Italia dei Valori Giuseppe Basile nei pressi della sua abitazione;
l'omicidio particolarmente efferato era stato preannunciato da diverse minacce dirette al consigliere, noto per la determinazione nel salvaguardare i diritti dei cittadini e dell'ambiente;
Basile si è distinto per la costante attività di opposizione all'abusivismo e in difesa del territorio, e poco prima della tragedia risulta «sia riuscito a bloccare il tentativo di sbancamento avviato in una zona ad alto interesse paesaggistico nei pressi del convento della Madonna del Casale» (Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì 16 giugno 2008);
sempre dalla stampa appare chiaro che le continue denunce politiche di Basile possano aver «dato fastidio a qualcuno» e sebbene le cause del delitto non siano ancora state chiarite, il sospetto è che possa trattarsi di «un sofisticato assassinio mafioso mascherato da omicidio rurale» (Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì 16 giugno 2008), del resto un «intricato affare politico-amministrativo» non sarebbe fatto nuovo nella provincia di Lecce;
il parroco di Ugento Don Stefano Rocca in più occasioni anche attraverso la stampa ha chiesto verità giustizia sull'omicidio Basile e ha denunciato una cappa di omertà nel paese;
ad agosto nel corso della manifestazione nota come «Notte della Taranta» a Melpignano veniva rimosso dalle forze di polizia uno striscione in ricordo di Basile, cosa che si ripeteva alcune settimane dopo presso il comune di Ugento in occasione della visita del Prefetto, dottor Mario Tafaro. Anche in questa occasione il parroco Don Stefano Rocca ha fatto sentire la sua voce per l'ingiustificata rimozione di striscioni in ricordo di Basile;
dopo questi episodi il 10 settembre 2008 la stampa riportava la notizia di due lettere anonime, di cui una a sfondo minatorio, recapitate al parroco di Ugento, Don Stefano Rocca, ed in un garage abbandonato diversi volantini contenenti messaggi analoghi;
nella lettera veniva scritto «smettila di fare il protagonista, smettila di fare il politico leader, smettila di fare il sindaco ombra, pensa a fare il parroco e alla formazione dei giovani», nel volantino raffigurante l'immagine della Madonna compariva la scritta «Don Stefano, conza mbrelli, ca è meiu» (Don Stefano, ripara gli ombrelli, che è meglio);
all'interrogante risulta che il 17 settembre, intorno alle ore 18.00, presso gli uffici della Questura di Lecce sarebbe giunta una telefonata al 113 contenente una espressa minaccia di morte, testualmente: «stasira ccitimu don stefano quidhu ca cunta mutu» (questa sera uccidiamo Don Stefano quello che parla troppo) -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei gravi fatti descritti in premessa e se sì, quali provvedimenti urgenti intenda assumere al fine di impedire il ripetersi di fenomeni criminosi in provincia di Lecce.
On. Pierfelice Zazzera - Idv

lunedì 28 aprile 2008

Va tutto molto bene


26 aprile 2008, in Marco Travaglio


Ora d'arial'Unità, 27 aprile 2008Spiaceva quasi, l’altroieri, sentire l’intera piazza San Carlo che sfanculava ogni dieci minuti Johnny Raiotta, il direttore del Tg1 che fa rimpiangere Mimun. Troppi vaffa per un solo ometto. Poi però uno rincasava, cercava il servizio del Tg1 di mezza sera su una manifestazione criticabilissima come tutte, ma imponente, che in un giorno ha raccolto 500mila firme per tre referendum. Invece, sorpresa (si fa per dire): nessun servizio, nessuna notizia, nemmeno una parola. Molti e giusti servizi sul 25 aprile dei politici, sulle elezioni a Roma, sul caro-prezzi, sul ragazzino annegato, poi largo spazio alle due vere notizie del giorno: le torte in faccia al direttore del New York Times e la mostra riminese su Romolo e Remo (anzi, per dirla col novello premier, Remolo). Seguiva un pallosissimo Tv7 con lo stesso Raiotta, Tremonti, la Bonino e Mieli che discutevano per ore e ore di nonsisabenechecosa. Raiotta indossava eccezionalmente una giacca, forse per riguardo verso il direttore del Corriere. Questo sì che è servizio pubblico. Così, nel tentativo maldestro di contrastare - oscurandolo - il V-Day sull’informazione, Johnny Raiotta del Kansas City ne confermava e rafforzava le ragioni...iIl mio intervento in piazza San Carlo:

La poesiaAggiungi un posto a tavola“Con il team del predellino non avremo più casino, tradimenti, marachelle, con il nuovo Pdl decisioni collegiali senza dispute infernali, senza lotte tra alleati, siamo proprio fortunati!”... Leggi tutta la poesia di Carlo Cornaglia

martedì 22 aprile 2008

E la "mitragliata" sortì l'effetto sperato...


Chiuso il giornale russo "bersagliato"

Chiude il Moskovskij Korrespondent, il giornale scandalistico russo che per primo aveva dato la notizia della presunta relazione tra Vladimir Putin e Alina Kabaeva, l’ex campionessa olimpionica ed ora deputata alla Duma.

Una notizia apparentemente di secondo piano, specie se si considera l'ormai cronica epidemia mediatica che negli ultimi anni ha colpito la Russia. La serrata del giornale assume però maggiore interesse se si considera che in tutto ciò è coinvolto, per mezzo di una delle sue proverbiali “bravate”, il leader del Pdl Silvio Berlusconi.

Venerdì scorso a Villa Certosa, in occasione della visita di cortesia che Putin ha recato a Berlusconi appena dopo la vittoria elettorale, l’incauta Natalia Melikova, cronista della Nezavsinaya Gazeta, con una certa insistenza, chiede al leader russo chiarimenti sulla notizia data il giorno prima dal Moskovskij Korrespondent. Silvio Berlusconi, che forse non ha ancora compreso pienamente la drammaticità della realtà russa, prende la palla al balzo, sorride e mima con le mani una mitragliata all’indirizzo della giornalista. Putin se ne accorge e annuisce. Non sorride, ma annuisce come solo un uomo con la sua storia sa fare.

Il presidente russo, non si scompone e rintuzza la cronista “lei mi poteva fare una domanda su temi ben più importanti discussi nell’incontro; ha invece preferito citare un articolo preso dai nostri giornali scandalistici. Naturalmente - continua il presidente russo - conosco bene il luogo comune sul fatto che i politici vivono in una casa di vetro, e la società ha certamente il diritto di sapere come vive chi si occupa della cosa pubblica. Ma anche in ciò esistono certi limiti. Io ho avuto - prosegue Putin - sempre antipatia per quelli che con naso colante e con in testa le proprie fantasie erotiche cercano di infilarsi nella vita altrui”.

“Comunque - chiosa l’ex agente del Kgb - grazie alla crescita economica russa nessuno più, se Dio vuole, mi fa domande sulla Cecenia”. A questo punto la conferenza stampa si conclude come se nulla fosse successo, a parte le lacrime della Melikova, che ai colleghi italiani spiega “ho visto il gesto del vostro presidente e so che scherza sempre e so che il gesto non avrà alcuna conseguenza”, ma di certo quello sguardo ha sortito l’effetto sperato.

Naturalmente l’eco della reazione di Putin è giunta in Russia come un terremoto e Alexander Lebedev, magnate russo ed editore del Moskovskij Korrespondent, ha chiuso il giornale, adducendo presunti problemi finanziari, che lo avrebbero costretto anche ad oscurare il sito web del giornale medesimo. Sono in tanti, però, a pensare che questa sia più che altro una scusa utilizzata da Lebedev per evitare repressioni da parte del capo indiscusso del Cremlino.

A sostegno di una tale ipotesi non c’è solo la tempestività della reazione di Labadev, ma anche e soprattutto la tragica situazione in cui versa la stampa in Russia. Si calcola, infatti, che negli ultimi dieci anni più di 200 giornalisti hanno perso la vita perché ostili al regime istaurato dall’ex agente del Kgb, ininterrottamente al potere dal 2000.
21 aprile 2008 INTERNAZIONALE