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domenica 21 giugno 2009

Le carte di Silvio Berlusconi per uscire dalla casa del “Grande fratello”

Mi è stata segnalata questa interessante e approfondita riflessione sulle prospettive di Berlusconi e del "berlusconismo", alla luce delle ultime vicende. La propongo integralmente per integrare e completare il punto di vista, affatto compiacente, da parte di certa Chiesa cattolica, espresso nell'altro mio post ed anche in quest'altro. Ritengo possano essere ottimo stimolo anche per qualche esponente di centro-destra, che sicuramente consulta il Blog del PD.
Mi permetto inoltre di evidenziare in grassetto alcuni "passaggi chiave", a mio parere suscettibili di critiche e/o approfondimenti...

economist Giuliano Ferrara, sulle pagine de “Il Foglio”, ha invitato in settimana Silvio Berlusconi a riprendere in mano il proprio destino: “Berlusconi deve liberarsi della molta stupidità e inesperienza politico-istituzionale che lo circonda, e deve decidersi: o accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare, senza perdere più un solo colpo, il senso e la dignità di una grande avventura politica all’insieme della sua opera e delle sue funzioni”.

Il quotidiano della CEI “Avvenire” intanto ha messo sul tappeto un punto ineludibile: Berlusconi deve “sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier”.

Figurarsi, pensa lo stolto, con l’estate alle porte, l’anziano libertino (“rattuso” in napoletano) starà visionando i book delle nuove Noemi da portarsi a Villa Certosa e i famigli (chissà se lo fanno di persona Gasparri, Cicchitto, Bondi…) staranno già caricando le casse di champagne sui voli di Stato e chiunque non crede, obbedisce, combatte è comunista. Nella chiusura della campagna elettorale, a Cinisello Balsamo, un Berlusconi particolarmente iracondo ha insultato così chi lo contestava prima di inscenare la solita gag compiacente sulle signore presenti: “Siete dei poveri comunisti. Vergogna!” Non è così, ha ricordato il quotidiano della CEI. Esiste un’opinione pubblica che magari ha votato per Berlusconi, che non è certo manipolata da Marco Travaglio e Rupert Murdoch (che, uomo di destra, agirebbe per ripicca, sic!) e considera Vauro blasfemo, ma non è così evoluta da accettare questo simulacro della realtà. Non è pronta, semplicemente, ad accettare un primo ministro e un governo (prima ancora che un paese) che va a puttane e dove alle feste, in mancanza di farina, non resta che affiancare la forca.

No, Silvio non può più stare a pettinare le veline. E Berlusconi non è uomo da arrendersi senza combattere. Per anni, dalla bicamerale in avanti, il centrosinistra si è illuso come Chamberlain a Monaco di poterlo contentare, limitare, addomesticare, sostenendo perfino che l’antiberlusconismo non paghi. Ma adesso Berlusconi, che un paio di mesi fa sembrava avere i colli fatali di Roma ai suoi piedi e che invece oggi teme di vivere un 24 luglio prolungato e si guarda le spalle tra i suoi alla ricerca del Bruto che sferrerà la prima coltellata, sa che non se la caverà con un Minzolini compiacente, con un Ghedini troppo cinico da ragliare quell’agghiacciante utilizzatore finale come sinonimo di “puttaniere” oppure tagliando qualche nastro all’Aquila o magari facendo le corna a Barack Obama al G8. La vicenda Mauro a Strasburgo lo conferma. Qualcuno dotato di senno può sostenere che ci sia un complotto franco-polacco o del PPE contro Berlusconi? Semplicemente il nostro capo del governo non aveva l’autorevolezza per imporre il proprio uomo.

Per resistere Berlusconi deve ricostituire quel consenso con i poteri fattici, la CEI, la BCE, Confindustria, senza il quale né le maggioranze bulgare di cui dispone in parlamento più che nel paese né l’infinita capacità corruttiva che lo caratterizza possono bastare. Altrimenti Mario Draghi, Gianfranco Fini o chi per loro, eletti o meno ma con la stessa maggioranza e blocco sociale, potrebbero davvero fare quel governo del fare che l’uomo del fare non è stato capace di fare mentre naufragava negli ozi di Capua (o Villa Certosa o Palazzo Grazioli o dove vuole, anni fa un magistrale pezzo di Luigi Pintor aveva calcolato che solo nelle ville in Sardegna Berlusconi possedesse 77 cessi), rimuovendolo senza neanche promuoverlo al Quirinale.

Ci siamo baloccati per anni a pensare che purtroppo gli italiani sono così, che amano Berlusconi e che l’invidiano nel senso buono del termine: vorrebbero essere come lui, con Noemi sulle ginocchia, Patrizia che l’aspetta in camera da letto e Apicella che fa finire tutto a tarallucci e vino. E invece mai come in questo momento la distanza tra Silvio e gli italiani è stata così siderale. L’uomo dei 77 cessi o delle 77 chirurgie plastiche è altrove, pensa a sé come neanche al tempo delle leggi ad personam e può solo nascondere le rughe del paese: “la crisi è percepita, spendete” blatera da mesi copiando George Bush del post-11 settembre. Sappiamo come è finita nelle strade d’Iraq e in quelle statunitensi e già oggi non basta più la censura né sulla crisi né sui ginecei. La crisi economica non può essere esorcizzata col silenzio e non un ricco qualsiasi ma il “presidente del fare” non può passare di festa in festa con costumi che non solo la maggioranza cattolica del paese considera disdicevoli.

L’argine è rotto. Da una parte “l’Espresso” fa flop con foto dove nulla di rilevante penalmente si vede e dove neanche si dà soddisfazione al voyerismo dell’antiberlusconismo più irriflessivo. Dall’altra parte in compenso entra in scena un faccendiere come Giampaolo Tarantini, l’imprenditore pugliese che avrebbe speso 100.000 Euro al mese per la villa accanto a Villa Certosa per ingraziarsi il primo ministro. Sembra un personaggio da fiction per lo squallore che emana. Poi spunta una Patrizia D’Addario, una Barbara Montereale… Nelle foto di questa poveretta senz’arte né parte c’è tutta una visione di mondo: gli abbracci a Flavio Briatore, Fabrizio Corona, Emilio Fede come carta d’identità. Basterà il racconto della poveretta in questione sul re taumaturgo che le dona 10.000 Euro per lenire i danni?

berlusconi_imperatore Non basta più, ma s’illude chi può pensare che le soluzioni alla crisi possono essere cercate al di fuori del regime, magari in un’opposizione che resterà allo sbando a lungo e dove perfino Francesco Rutelli si concede all’antiberlusconismo in assenza totale di altre idee. Al più si stanno accelerando i tempi per quel berlusconismo senza Berlusconi che la biologia comunque avvicina. Ma ad oggi è ancora il padrone di Mediaset quello che dà le carte e che ora deve passare alla controffensiva non con le stesse armi tristi ma efficaci del gruppo “L’Espresso” (foto di Di Pietro a Montenero di Bisaccia? Rivelazioni sulla vita sessuale di Franceschini?), ma governando il paese e ricostituendo il consenso scalfito che le urne due settimane fa ci hanno detto essere limitato a un italiano su tre tra quanti si sono presi il disturbo di andare a votare. Per resistere e rilanciare ci sono almeno tre fronti dove il primo ministro, per dimostrare di essere ancora in arcione, si deve esercitare subito, presto e bene. Uno di questi è coperto, sugli altri due dovrà giocare alla luce del sole e non sarà facile.

Il primo fronte è quello del segreto. Non basta più neanche la legge sulle intercettazioni per rassicurare il primo ministro. Quanta gente è in grado di ricattare il primo ministro? Non parlo di accompagnatrici occasionali come Patrizia D’Addario o dal ruolo ancora incerto come Noemi Letizia. Di quanti avvocati Mills comprati con 600.000 sterline è disseminata la carriera di Berlusconi? Quanti Gianpaolo Tarantini allietano la vita di Berlusconi? All’apice del successo poteva convenire loro star zitti ma al momento della frana potrebbero tornare all’incasso o pensare che convenga loro parlare. Quanti “eroi” come Vittorio Mangano sono stati finora in silenzio ma da domani potrebbero tornare a ricattare il signor B.?

Può fidarsi di servizi segreti che hanno permesso che Villa Certosa e Palazzo Grazioli diventassero un colabrodo? Forse non è a rischio l’incolumità del capo del governo, chi può volergli male? Ma anche un primo ministro che ha fondato la televisione commerciale in Europa quanto può resistere vivendo come fosse nella casa del “Grande fratello”? E soprattutto Silvio Berlusconi è l’uomo più ricco e più potente d’Italia o è solo l’uomo più ricattabile?

Sciolto, non si sa come, questo primo ineludibile nodo, Berlusconi dovrà passare al contrattacco alla luce del sole. Verso la chiesa cattolica e verso quella parte di consenso di massa e per scelta che vanta ma verso i quali ha potuto poco: le piccole e medie imprese, le partite IVA. Sono i punti due e tre del piano di uscita dalla crisi personale in cui si è cacciato. Se riprendere i deliri dell’epoca della povera Eluana Englaro e convertirli in legge sul testamento biologico sarebbe economicamente a costo zero, gli altri punti del prezzo da pagare alla CEI per chiudere un occhio su una vita libertina poco consona a un politico devoto, ha invece un costo altissimo: scuole cattoliche e sostegno alle famiglie.

Sulle scuole ha sguinzagliato Mariastella Gelmini (leggete questo magistrale Geppino Aragno) in rampa di lancio per succedere a Roberto Formigoni come governatore della Lombardia, con in testa una sola idea meravigliosa: togliere alla scuola pubblica per dare alla privata. Non è facile, perché se l’obbiettivo è quello di fare uscire le private da un mercato di nicchia e farle diventare come da programma un’alternativa reale alla pubblica istruzione i costi, economici prima che politici, divengono altissimi, e aprono dossier sindacali inestricabili. Finora i tagli (come se fosse poco) hanno inciso sulla qualità dell’educazione e sul destino dei giovani precari. Difficile ma necessario andare oltre.

Ancora peggio va sul fronte quoziente familiare e simili. Una cosa sono le parole o fare le scampagnate al family day e un’altra sono politiche vere di sostegno alle famiglie e alla natalità (basterebbe guardare alla Francia) che costano punti del PIL. E ancora più difficile è il punto tre, accontentare le piccole e medie imprese, il popolo delle partite IVA che per Berlusconi ha votato in massa e che non può più essere tenuto a freno solo aizzandolo contro gli immigrati o chiudendo gli occhi sull’evasione fiscale. Adesso per non mugugnare si aspettano una politica robusta ed espansiva, detassazioni, aiuti fiscali, una spallata alle banche che avranno pure resistito meglio di quelle straniere alla crisi ma solo perché conservative e incapaci di aiutare il paese quando ne ha bisogno. E’ quello che si è fatto all’estero e che Berlusconi ha creduto di poter solo fingere di fare.

Soldi, soldi, soldi, Berlusconi per venir fuori dalla casa del Grande fratello ha bisogno di montagne di soldi per governare davvero. Dovrebbe avere una visione di futuro come quella di Barack Obama e soprattutto dovrebbe convincere Giulio Tremonti a trovare le risorse senza far esplodere conflitti sociali irrisolvibili. Forse è vero, la stagione di Silvio Berlusconi sta per finire. Ma è difficile che per l’Italia ci sarà un lieto fine di feste e belle ragazze.

Gennaro Carotenuto

martedì 16 giugno 2009

SENZA LA PROFEZIA, RIMANE LA COMPLICITÀ

Riceviamo e pubblichiamo una lettera intelligente anche se piena di rabbia, scritta da un prete genovese, don Paolo Farinella, al card. Bagnasco, sul tema del berlusconismo, che esprime a suo modo il disagio di tanti cristiani che osservano una Chiesa talora lontana, sorda e stonata. Cosa ne pensano i frequentatori del Blog?


Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all'accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».
Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. XIX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).
Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).
Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.
Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli.

venerdì 7 novembre 2008

No alla privatizzazione del sistema universitario

No alla privatizzazione del sistema universitario,si al sostegno operativo e finanziario all’attività didattica e di ricerca delle Università statali

Iniziativa parlamentare dell’on. Gero Grassi

La Conferenza dei Rettori delle Università italiane, ha approvato all’unanimità nell’Assemblea Generale del 23 ottobre 2008, una mozione (Abbassare i toni e puntare alla sostanza) con la quale sollecita un rapido e concreto intervento che crei le condizioni per superare l’attuale gravissima crisi economica e scientifica del sistema universitario
A tal proposito l’on. Gero Grassi , prendendo lo spunto dal coraggioso rifiuto della politica di privatizzazione delle università statali, sostenuta dalla senatrice Maria Pia Garavaglia (Ministro dell’Istruzione, Ricerca ed Università del Governo Ombra), nell’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno del 29 ottobre u.s., ha dichiarato che presenterà mercoledì 29 ottobre una proposta di legge che assicuri un adeguato sostegno operativo e finanziario all’attività didattica e di ricerca delle Università statali
In particolare ritiene necessario superare l’impostazione governativa che con l’art. 16 della legge finanziaria 2009 ha consentito alle Università statali di deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato .Le diseconomie che contraddistinguono le nostre istituzioni accademiche non possono certamente essere superate con una privatizzazione, formalmente facoltativa, ma col ricorso a forme di governance che garantiscano efficienza e funzionalità.
Il riferimento è alle fondazioni universitarie istituite con Decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 2001, n. 254.
Il legislatore, con detto provvedimento, ha voluto creare una struttura capace di assicurare uno strumento di sostegno delle attività didattica e ricerca delle Università pubbliche.
L’esperienza delle 12 fondazioni istituite in base a detta normativa raggruppate nel Coordinamento Nazionale Fondazioni Universitarie (C.N.F.U.) è positiva e pertanto va potenziata e consolidata .

Bari, 27 ottobre 2008

mercoledì 29 ottobre 2008

Sotto il grembiule, niente.

“L’approvazione del decreto Gelmini è un colpo durissimo per la qualità del sistema Italia e pone una inaccettabile ipoteca sul futuro dei giovani. Si è trattato di un atto di arrogante autosufficienza che snatura il corretto funzionamento democratico del Parlamento e separa sempre più l’esecutivo dalla società italiana. Per ragioni di propaganda il governo Berlusconi ha tolto l’Ici ai più abbienti usando le risorse per la Scuola, per l’Università e la ricerca. Peggiore servizio al Paese non poteva essere fatto. Mentre in tutto il mondo si investe in formazione, un settore strategico, in Italia Berlusconi, Tremonti e la Gelmini fanno esattamente il contrario deprimendo quello che dovrebbe essere il più importante motore della crescita e dello sviluppo del Paese. Ancora una volta questo Governo ha scambiato la forma con la sostanza. E’ proprio il caso di dire: sotto il grembiule, niente”.

IL DECALOGO DEI “NO” E DEI “PER” DEL PD NEI CONFRONTI DELLA SCUOLA

Per la scuola il PD è contro queste scelte del Governo Berlusconi perchè indicano percorsi e un’idea di scuola totalmente contraddittori rispetto alla scuola che vogliamo e di cui oggi il Paese ha estremamente bisogno: una scuola pubblica, di qualità, inclusiva, radicata nel territorio, che valorizzi il merito e non lasci indietro nessuno.

NO:

  • Ai tagli di 7,8 miliardi di euro in 3 anni sull’istruzione.
  • Al taglio di 87.400 docenti e 44.500 non di ruolo (precari).
  • Alla chiusura delle autonomie scolastiche con meno di 500 alunni e degli edifici scolastici con meno di 50 alunni.
  • Ad un insegnante unico nella scuola dell’infanzia e al ritorno all’anticipo per i bambini di due anni e mezzo.
  • Al maestro unico e alla riduzione dell’orario settimanale a 24 ore.
  • Alla riduzione del tempo scuola nell’infanzia, nelle elementari e nelle medie.
  • A ridurre di 2 anni il percorso di istruzione obbligatoria, ritornando all’obbligo a 14 anni.
  • Alle “classi di inserimento” per i bambini stranieri.
  • All’indebolimento dell’istruzione tecnica e professionale, con la riduzione delle ore di laboratorio e degli insegnanti tecnico-pratici.

Per la scuola il PD vuole e si impegna PER:


  • L’innovazione della scuola, perchè conosce i limiti, oltre alle straordinarie qualità, della scuola che c’è. Il PD propone norme e indirizzi per sostenere insegnanti e dirigenti nell’azione del cambiamento.
  • Realizzare una scuola più seria e rigorosa, che valorizzi maggiormente il merito e conduca tutti i ragazzi - tutti e non uno di meno - ai livelli di sapere e di competenze essenziali per affrontare la vita e il lavoro. Per questo l’obbligo di istruzione deve essere riportato a 16 anni e devono essere reintrodotti gli obiettivi di apprendimento nelle aree fondamentali che i ragazzi devono conseguire dopo 10 anni di istruzione obbligatoria.
  • Aumentare i posti negli asili nido, per avvicinarsi all’obiettivo europeo del 30% rispetto ai bambini 0-3 anni.
  • Diffondere l’esperienza delle “sezioni primavera” per i bambini dai 2 ai 3 anni, in alternativa all’anticipo e per diffondere l’offerta educativa anche in quelle realtà dove non c’è il nido.
  • Generalizzare la scuola dell’infanzia a tempo pieno, con due insegnanti.
  • Diffondere il tempo pieno alla scuola elementare e il tempo prolungato nella scuola media.
  • Applicare le nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo(scuola dell’infanzia, elementare e media) e per i due anni dell’istruzione superiore obbligatoria.
  • Potenziare il diritto allo studio (borse di studio, libri di testo anche nella scuola superiore dell’obbligo).
  • Valorizzare la cultura tecnica e scientifica con adeguate modifiche dei piani di studio della scuola superiore.
  • Rafforzare l’istruzione tecnica e professionale, anche con l’ampliamento dei laboratori e delle esperienze di stages e di alternanza scuola-lavoro.
  • Portare tutti i ragazzi - tutti e non uno di meno - ad una qualifica professionale e almeno l’85% a un diploma di scuola superiore. Ciò significa ridurre decisamente la dispersione scolastica che ancora oggi è intorno al 22%.
  • Garantire l’apprendimento per tutto l’arco della vita, come diritto di ogni cittadino.
  • Supportare i processi di integrazione degli alunni stranieri e dei disabili.
  • Realizzare una scuola più sicura e di qualità.
  • Valorizzare la professionalità dei docenti.
  • Valorizzare le autonomie scolastiche.
  • Innovare gli organi di governo delle autonomie scolastiche e la partecipazione degli studenti e l’attuazione del “patto educativo” tra scuola, studenti e famiglie.
  • Attivare un sistema di valutazione, gestito da una “autorità esterna”, relativo al funzionamento delle autonomie scolastiche e ai risultati di apprendimento, in termini di crescita relativa, conseguiti dai ragazzi; la valutazione deve, inoltre, riguardare docenti e dirigenti scolastici.
  • Sì al miglior utilizzo delle risorse. No ai tagli indiscriminati.

E' essenziale che ogni risorsa per l’istruzione venga utilizzata al meglio, perchè i bisogni e le necessità di qualificazione sono tante e le risorse ad essi destinate non sono adeguate. Crediamo che l’obiettivo del Governo non è migliorare la scuola, ma impoverirla e destrutturarla con tagli insostenibili!

mercoledì 22 ottobre 2008

Non e' un Paese per Vecchi

“Pur di fare cassa il governo comprime il diritto allo studio”.


Lo rende noto la capogruppo del Pd nella Commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni commentando i dati contenuti nella manovra finanziaria del Governo. “Il diritto allo studio - continua Ghizzoni - subisce un taglio di ben 65 milioni di euro sui 152 previsti (cioè il 26% rispetto al bilancio 2008, l’ultimo approvato dal Governo Prodi), di cui 40 sottratti al fondo per la concessione di prestiti d’onore e l’erogazione delle borse di studio e 12 proprio per gli alloggi e le residenze universitarie. Purtroppo la musica non cambia per il fondo destinato al sostegno dei giovani e per favorire la mobilità degli studenti: 9 milioni 700 mila euro in meno”.
“In sintesi: le risorse per il diritto allo studio e gli alloggi universitari messe a disposizione dell’ultima finanziaria Prodi sono state tutte pesantemente decurtate dall’attuale Esecutivo, con conseguenze gravi per gli studenti e in particolare per quelli “meritevoli e privi di mezzi”, che la Costituzione tutela specificatamente. Ma in questi mesi abbiamo - conclude - avuto già prova che i giovani, la valorizzazione del loro talento, la loro istruzione e formazione non costituiscono le priorità del Governo, deprivando il nostro Paese di un futuro e di una opportunità di sviluppo”.



Il Governo aiuta le Banche e abbandona risparmiatori e piccole imprese. La Banca d'Italia vigili.
Un decreto così non si può votare.


Le Banche che hanno venduto obbligazioni tossiche ai risparmiatori sono salvate, con i propri manager, dal Governo, ma nelle stesse ore chiedono a migliaia di piccoli commercianti e di piccole imprese i rientri dalle esposizioni bancarie. É preoccupante e al tempo stesso vergognoso quello che sta accadendo in queste ore. Appena i riflettori si spengono, emerge la dura realtà di chi è senza voce: risparmiatori e piccole imprese. Vogliamo la certezza che le migliaia di sottoscrittori, non operatori qualificati, di obbligazioni Lehman (molte delle quali vendute a risparmiatori inconsapevoli anche da Banco Posta) siano garantiti dalle Banche. Ci aspettiamo un immediato intervento ispettivo della Banca d'Italia sulle Banche che in queste ore, pur di recuperare liquidità, stanno restringendo i cordoni del credito chiedendo rientri immediati a migliaia di piccoli imprenditori che non hanno voce. Il Decreto Tremonti, non risponde a questi problemi, gli unici che riguardano l'interesse collettivo. Risponde invece, come sempre accade quando la propaganda finisce, alle richieste dei conti economici delle Banche e alla voglia di una parte politica di mettere le mani su un pezzo del sistema bancario italiano. Alla Banca d'Italia, mai come in questo momento, chiediamo di esercitare una rigorosissima attività di vigilanza sulle dinamiche che regolano gli impieghi delle principali banche coinvolte nella crisi finanziaria, verso le piccole imprese.

Per evitare che l’Italia scivoli irrimediabilmente verso un inarrestabile declino culturale, sociale ed economico, invitiamo il Ministro Tremonti ed il Governo a rivedere drasticamente gli articoli del D. L. 112/08 che riguardano l’università, introducendo allo stesso tempo strumenti di valutazione affidabili e internazionalmente riconosciuti per intraprendere un vero risanamento del sistema italiano dell’università e della ricerca.firmate su :
http://www.petitiononline.com/ricerca1/petition.html

lunedì 6 ottobre 2008

Dio la domenica si è riposato, Berlusconi no.


Delirio Berlusconi di domenica 5 ottobre 2008
«La legge sulle intercettazioni non va: si devono eliminare quelle per i reati contro la pubblica amministrazione, altrimenti pronti ad una manifestazione».
«Si può governare solo con i decreti.Non è dittatura: c’è il capo dello Stato che firma»
«Per approvare un ddl 18-24 mesi: inaccettabile. Opposizione nel buio dell’odio sociale»
«Sono il campione dei perseguitati dalla giustizia».
“Voglio che camorra e mafia spariscano dal nostro paese. Abbiamo cinque anni per sconfiggere tutte le criminalità organizzate”
“I sondaggi danno al governo il 68% di popolarità”
”Sporcare i bagni pubblici deve diventare un reato”




Peccato che Berlusconi non abbia seguito il modello dell’Altissimo, a lui tanto caro, che il settimo giorno si è riposato. Avrebbe evitato di straparlare anche di domenica. Oggi, poi, alla chiusura della festa del PDL, credo abbia dato fondo a tutta la sua creatività. Leggendo i commenti in rete a queste sue ultime dichiarazioni, però, il paragone con il Duce è sempre il più gettonato. Un signore scrive:”Anche il re firmava i decreti di Mussolini”. E allora? Se ne avete la forza continuate a leggere, altrimenti scrivete a Giampaolo Pansa e chiedetegli come mai si è divertito tanto alla festa di Comunione e Liberazione.

mercoledì 1 ottobre 2008

Salva l'Italia. Contro il carovita


Berlusconi colpisce le famiglie e premia gli interessi forti
Un autunno caldo, anzi caldissimo, attende gli italiani. La manovra economica messa in campo dal governo Berlusconi non è solo altamente depressiva, ma mette seriamente a repentaglio la stabilità delle famiglie italiane, strette nella morsa del pressante aumento del costo della vita. Una manovra non competitiva, che, tra i mille tagli apposti alla spesa pubblica, di fatto costringe gli italiani a mettere continuamente mano al portafogli, rendendoli più poveri. In autunno arriverà la stangata su luce e gas, e gli effetti della montante evasione fiscale si stanno già ripercuotendo sulla tenuta dell'economia.“Agli italiani non interessa che Berlusconi sia presidente del Milan", osserva Veltroni. "La sera a tavola le famiglie si chiedono come pagare le bollette, come comprare pane e pasta, come far bastare i salari”. Invece da parte del governo “c’è una grande sottovalutazione della situazione economica del paese e finora non un euro è andato a chi ne aveva bisogno, nessun provvedimento del governo è stato destinato a sostegno del ceto medio, dei salari e delle pensioni, della domanda interna, per aiutare il Paese a risollevarsi”.



Il governo della destra non fa altro che stringere l’Italia nella morsa del carovita.Non sostiene i redditi di lavoratori e pensionati, non dà alcuna risposta concreta all’aumento dei prezzi di pane, pasta, latte, verdura, cui si aggiunge l’aumento del 20% di benzina e dell’elettricità. Senza contare che non è stata inserita nessuna voce e quindi nessun sostegno per le famiglie che, oltre al costo giornaliero della vita, sono costrette a sostenere il peso dell’affitto.Sacrifica i diritti dei cittadini, tagliando le risorse destinate ad una scuola di qualità con 8 miliardi di euro in meno nel triennio 2008-2011, e tagli al personale con 87mila docenti e 43mila persone tra personale tecnico e amministrativo, cifre cui bisogna aggiungere anche la chiusura di oltre 4mila istituti dislocati nelle isole e nei piccoli comuni. Ha impoverito la sanità pubblica rendendola di fatto meno efficiente e più povera di servizi che saranno tutti a carico dei cittadini. Con i tagli apportati alle Regioni e ai comuni che con l’abolizione dell’Ici si sono visti portare via preziose entrate, anche il sistema di trasporto è stato seriamente compromesso e di fatto reso meno funzionale.La Robin Tax, oltre ad essere un vero e proprio bluff, non è altro che un’operazione demagogica, un’operazione di aiuti mal celati ai poteri forti, su banche e imprese, che già stanno scaricando gli effetti di questa tassa sui cittadini. Alitalia è un altro pasticcio del governo. La situazione avrebbe potuto risolversi positivamente già sei mesi fa, quando sul tavolo c’era la trattativa con Air France-Klm, disposta ad acquistare la compagnia di bandiera italiana così com’era, ossia con tutti i suoi debiti, un piano vantaggioso con 2100 esuberi. Poi gli annunci spot di Berlusconi, di presunte cordate messe in campo in formato ridotto solo sei mesi dopo, hanno messo in fuga Air France e lasciato sul piatto milioni di debiti. Ora saranno i cittadini italiani a doversi fare carico di tutti i debiti della bad company (la parte fallimentare di Alitalia che si prende carico di debiti ed esuberi) istituita dal governo Berlusconi.La Social card - di cui ancora non c'è traccia - è un altro bluff perché si limita allo sconto del 10% su alcuni prodotti alimentari e bollette, una carta per la spesa solo per pochi prodotti e per importi insufficienti ad arrivare alla quarta settimana, una vera e propria umiliazione per i pensionati, per i quali sarebbe stato meglio invece un aumento delle proprie pensioni.La bufala dei mutui è un inganno per le famiglie in difficoltà: la riduzione della rata oggi determina mediamente un aumento del costo del mutuo di 13.000 euro mentre rende più difficile la portabilità del mutuo, unica soluzione in grado di ridurre i costi per la famiglie, insomma un altro favore alle banche. Un'altra pericolosa manovra messa in campo dal governo, che danneggia particolarmente i consumatori, è stata togliere loro la possibilità di portare avanti cause collettive contro le aziende (class action), la cosiddetta class action che era stata introdotta dai Governo di centrosinistra. Così come il dietro front su tariffe telefoniche, commissione di massimo scoperto, portabilità dei mutui, polizze assicurative auto, distribuzione dei farmaci, tariffe minime dei professionisti, senza contare l’aver fatto decadere l’intervento di riduzione delle accise sulla benzina voluto dal governo Prodi per attenuare gli effetti dell’aumento dei prodotti petroliferi. Aumenti che ricadranno sulle spalle di consumatori e delle imprese. Con i tagli previsti inoltre per gli investimenti nelle infrastrutture e lo svuotamento del credito di imposta per gli investimenti delle imprese private nel Mezzogiorno, il governo dimentica lo sviluppo del Paese determinando ancora una volta un Paese a due velocità Nord e Sud. Il PD invece dice no a tutto questo, e per difendere le risorse delle famiglie ha in mente una serie di proposte volte a tutelarle e a fronteggiare il carovita con:- una riduzione delle tasse di 300 euro l’anno per i lavoratori e i pensionati,- un sostegno di 100 euro al mese alle spese per la cura dei figli, per le donne che lavoro, per sostenere l’occupazione femminile e la qualità della vita delle famiglie;- una riduzione delle imposte sulla retribuzione legata alla produttività e definita nella contrattazione aziendale, di distretto, di territorio;- un sostegno alle famiglie per il pagamento delle rate del mutuo sulla prima casa attraverso l’innalzamento della detrazione fiscale per ulteriori 300 euro l’anno;- radicali semplificazioni degli adempimenti fiscali per le piccole imprese e il lavoro autonomo (potenziamento del “forfettone”) e il ripristino delle misure per un’efficace lotta all’evasione fiscale;- l’applicazione e il potenziamento delle misure per la concorrenza per ridurre i prezzi e migliorare la qualità di prodotti e servizi per le famiglie su: generi alimentari, farmaci, benzina, tariffe telefoniche, mutui, polizze assicurative, commissione di massimo scoperto, tariffe minime dei professionisti.


IMPORTANTE:

"Fascist legacy", il documentario della BBC acquistato e mai trasmesso dalla RAI.

venerdì 12 settembre 2008

La scuola, il futuro, il nostro Sud


Come la maggior parte di noi, seguo in questi giorni il dibattito e le problematiche sulla riforma scolastica che il governo in carica vuole farci accettare come utile e migliorativa. Ma così non è perché:i tagli alla spesa scolastica e l’introduzione del “maestro unico” comporteranno· il taglio numerico degli insegnanti italiani nelle scuole pubbliche e dunque crescerà a dismisura il numero degli insegnanti tra i disoccupati;· le famiglie italiane saranno costrette a ritirare i figli da scuola entro le ore 12.30, con conseguente disagio sociale, lavorativo ed economico dei genitori, che avranno meno tempo per lavorare e dunque meno reddito e contemporaneamente più spese da sopportare per le attività istruttive ed educative non fornite più dalla scuola pubblica;· la maggior parte delle famiglie italiane avrà figli poco e male istruiti, perché il maestro unico conoscerà e saprà trasmettere poco di tutto, con una conseguente riduzione di preparazione degli alunni che avrà effetti sul loro futuro scolastico, sociale e lavorativo;· ci sarà una riduzione dell’efficacia della scuola quale strumento di elevazione spirituale dell’uomo e di progresso civile, sociale ed economico di tutta la società;· gli studenti italiani che andranno a scuola per la prima volta con un maestro unico, saranno proiettati indietro nel tempo, con una preparazione non idonea con le esigente sociali e lavorative contemporanee;Ma, naturalmente, ciò non sarà per coloro che potranno permettersi di pagare la scuola privata!Il divario tra la preparazione scolastica dei figli dei ricchi, che potranno pagare per una istruzione di qualità, rispetto ai figli della maggior parte degli italiani crescerà sempre di più, con notevoli danni sociali;il diritto all’istruzione, costituzionalmente garantito, verrà calpestato in danno dei meno abbienti e ciò eliminerà del tutto ogni speranza di funzionamento dell’ascensore sociale, già gravemente compromesso.Il figlio dell’operaio non avrà più la possibilità di avere la stessa istruzione e preparazione del figlio del notaio e dunque sarà destinato a poter svolgere al massimo lo stesso lavoro del padre.i figli degli italiani non saranno messi in condizione di avere tutti le stesse opportunità di partenza per il futuro;non ci si potrà impegnare per essere più bravo e meritevole “ per fare strada nella vita”, perché la differenza tra il bravo ed il meno bravo sarà fatta dalla dichiarazione dei redditi della famiglia di provenienza;E noi del Sud cosa diciamo? Da noi ci sono le famiglie con i redditi più bassi rispetto al nord, ci sono più disoccupati, c’è meno lavoro, lavorano meno le donne e dunque abbiamo più famiglie mono-reddito.Noi non potremo pagarci la scuola privata e rimarremo indietro.Ci stanno negando ogni possibilità di crescita economica e sociale!Non glielo possiamo permettere!Questo il leader leghista non l’aveva capito subito, aveva attaccato la ministra....ma poi.. ha capito ed ha cambiato idea!E’ in ballo il nostro futuro, il futuro del Sud, il futuro dell’Italia tutta, perché l’Italia deve ripartire dal Sud!Nelle nostre città, il 26, 27 e 29 settembre dobbiamo chiedere il rispetto del diritto all’istruzione costituzionalmente garantito e dobbiamo gridare più degli altri contro questa riforma!


Chiaramaria Anastasia

Costituente regionale del PD Puglia

Consigliere comunale del Comune di Grottaglie

giovedì 4 settembre 2008

Così la Gelmini diventò avvocato


Nella città calabrese l'anno precedente il record di ammessi con il 93 per cento .
Da Brescia a Reggio Calabria



L'esame di abilitazione all'albo nel 2001.Il ministro dell'Istruzione: «Dovevo lavorare subito»
Novantatré per cento di ammessi agli orali! Come resistere alla tentazione? E così, tra i furbetti che nel 2001 scesero dal profondo Nord a fare gli esami da avvocato a Reggio Calabria si infilò anche Mariastella Gelmini.
Ignara delle polemiche che, nelle vesti di ministro, avrebbe sollevato con i (giusti) sermoni sulla necessità di ripristinare il merito e la denuncia delle condizioni in cui versano le scuole meridionali. Scuole disastrose in tutte le classifiche «scientifiche» internazionali a dispetto della generosità con cui a fine anno vengono quasi tutti promossi.
La notizia, stupefacente proprio per lo strascico di polemiche sulla preparazione, la permissività, la necessità di corsi di aggiornamento, il bagaglio culturale dei professori del Mezzogiorno, polemiche che hanno visto battagliare, sull'uno o sull'altro fronte, gran parte delle intelligenze italiane, è stata data nella sua rubrica su laStampa.it da Flavia Amabile. La reazione degli internauti che l'hanno intercettata è facile da immaginare. Una per tutti, quella di Peppino Calabrese: «Un po' di dignità ministro: si dimetta!!» Direte: possibile che sia tutto vero? La risposta è nello stesso blog della giornalista. Dove la Gelmini ammette. E spiega le sue ragioni.
Un passo indietro. È il 2001. Mariastella, astro nascente di Forza Italia, presidente del consiglio comunale di Desenzano ma non ancora lanciata come assessore al Territorio della provincia di Brescia, consigliere regionale lombarda, coordinatrice azzurra per la Lombardia, è una giovane e ambiziosa laureata in giurisprudenza che deve affrontare uno dei passaggi più delicati: l'esame di Stato.
Per diventare avvocati, infatti, non basta la laurea. Occorre iscriversi all'albo dei praticanti procuratori, passare due anni nello studio di un avvocato, «battere» i tribunali per accumulare esperienza, raccogliere via via su un libretto i timbri dei cancellieri che accertino l'effettiva frequenza alle udienze e infine superare appunto l'esame indetto anno per anno nelle sedi regionali delle corti d'Appello con una prova scritta (tre temi: diritto penale, civile e pratica di atti giudiziari) e una (successiva) prova orale. Un ostacolo vero. Sul quale si infrangono le speranze, mediamente, della metà dei concorrenti. La media nazionale, però, vale e non vale. Tradizionalmente ostico in larga parte delle sedi settentrionali, con picchi del 94% di respinti, l'esame è infatti facile o addirittura facilissimo in alcune sedi meridionali.
Un esempio? Catanzaro. Dove negli anni Novanta l'«esamificio» diventa via via una industria. I circa 250 posti nei cinque alberghi cittadini vengono bloccati con mesi d'anticipo, nascono bed&breakfast per accogliere i pellegrini giudiziari, riaprono in pieno inverno i villaggi sulla costa che a volte propongono un pacchetto «all-included»: camera, colazione, cena e minibus andata ritorno per la sede dell'esame.Ma proprio alla vigilia del turno della Gelmini scoppia lo scandalo dell'esame taroccato nella sede d'Appello catanzarese. Inchiesta della magistratura: come hanno fatto 2.295 su 2.301 partecipanti, a fare esattamente lo stesso identico compito perfino, in tantissimi casi, con lo stesso errore («recisamente» al posto di «precisamente», con la «p» iniziale cancellata) come se si fosse corretto al volo chi stava dettando la soluzione? Polemiche roventi. Commissari in trincea: «I candidati — giura il presidente della «corte» forense Francesco Granata — avevano perso qualsiasi autocontrollo, erano come impazziti». «Come vuole che sia andata? — spiega anonimamente una dei concorrenti imbroglioni —. Entra un commissario e fa: "Scrivete". E comincia a dettare il tema. Bello e fatto. Piano piano. Per dar modo a tutti di non perdere il filo».
Le polemiche si trascinano per mesi e mesi al punto che il governo Berlusconi non vede alternative: occorre riformare il sistema con cui si fanno questi esami. Un paio di anni e nel 2003 verrà varata, per le sessioni successive, una nuova regola: gli esami saranno giudicati estraendo a sorte le commissioni così che i compiti pugliesi possano essere corretti in Liguria o quelli sardi in Friuli e così via. Riforma sacrosanta. Che già al primo anno rovescerà tradizioni consolidate: gli aspiranti avvocati lombardi ad esempio, valutati da commissari d'esame napoletani, vedranno la loro quota di idonei raddoppiare dal 30 al 69%.Per contro, i messinesi esaminati a Brescia saranno falciati del 34% o i reggini ad Ancona del 37%. Quanto a Catanzaro, dopo certi record arrivati al 94% di promossi, ecco il crollo: un quinto degli ammessi precedenti.
In quei mesi di tormenti a cavallo tra il 2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere, spiegherà a Flavia Amabile: «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l'esame per ottenere l'abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l'esame. Per gli altri, nulla. C'era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto». E così, «insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l'esame a Reggio Calabria». I risultati della sessione del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo scoppio dello scandalo, nel capoluogo calabrese c'era stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme.

Insomma, la tentazione era forte. Spiega il ministro dell'Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi». Del resto, aggiunge, lei ha «una lunga consuetudine con il Sud. Una parte della mia famiglia ha parenti in Cilento». Certo, è a quasi cinquecento chilometri da Reggio. Ma sempre Mezzogiorno è. E l'esame? Com'è stato l'esame? «Assolutamente regolare». Non severissimo, diciamo, neppure in quella sessione. Quasi 57% di ammessi agli orali. Il doppio che a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno. Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini. Da oggi, dopo la scoperta che anche lei si è infilata tra i furbetti che cercavano l'esame facile, le sarà però un po' più difficile invocare il ripristino del merito, della severità, dell'importanza educativa di una scuola che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste. Giustissime. Ma anche chi condivide le scelte sul grembiule, sul sette in condotta, sull'imposizione dell'educazione civica e perfino sulla necessità di mettere mano con coraggio alla scuola a partire da quella meridionale, non può che chiedersi: non sarebbero battaglie meno difficili se perfino chi le ingaggia non avesse cercato la scorciatoia facile?



Gian Antonio Stella

martedì 2 settembre 2008

La ricostituente

Ora d'arial'Unità, 30 agosto 2008“
Cari ragazzi,
da oggi, grazie alla nostra eccezionale ministra dell’Istruzione (un bell’applauso all’on. prof. Mariastella Gelmini e all'amato presidente Berlusconi!) cominceremo a studiare la Costituzione della nostra Repubblica nata dalla Resistenza, approvata 60 anni fa dai nostri Padri Costituenti. Ve la racconto in poche parole, poi la esamineremo articolo per articolo. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e garantisce il dovere della solidarietà.

La sovranità appartiene al popolo, dunque nessuno può eleggersi da solo.

Tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, religione, idee politiche, condizioni personali o sociali: sia bianchi, sia neri, più o meno ricchi o potenti che siano.

Se uno viola la legge, ne risponde alla Giustizia, foss'anche il capo del Governo. La Repubblica è una e indivisibile, dunque niente Padanie o separatismi o secessioni.
Promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca, perché l’arte e la scienza sono libere.
Lo Stato e la Chiesa sono indipendenti e sovrani. Dunque il Vaticano non può dare ordini al Governo o al Parlamento.
La scuola privata è autorizzata, ma senza oneri per lo Stato. Lo straniero che viene da paesi dittatoriali ha diritto di asilo.
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa ad altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali: per dire, non possiamo attaccare altri stati sovrani, tipo Serbia, Irak o Afghanistan.
La bandiera è il tricolore e tutti devono rispettarla, a cominciare dai ministri.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, nemmeno quando pubblica verbali o intercettazioni. Il lavoratore ha diritto a un salario proporzionato al lavoro che fa e sufficiente ad assicurare a sé e famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Ergo, niente precariato.
Tutti i cittadini devono pagare le tasse per concorrere alle spese pubbliche in proporzione ai loro redditi. Chi ricopre funzioni pubbliche ha il dovere di adempierle con disciplina e onore (il che esclude imputati, condannati e anche prescritti: alla prescrizione si rinuncia per farsi assolvere nel merito, altrimenti dimissioni). Ogni parlamentare rappresenta l'intera Nazione senza vincolo di mandato. Il Presidente della Repubblica rappresenta l'unità nazionale e giura al Parlamento fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione: quindi non può firmare leggi incostituzionali. E' lui che nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri. Dunque se un ministro fa pena o è imputato o non è degno della carica, la responsabilità è anzitutto del Quirinale. Il Presidente del Consiglio e i ministri sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla Giustizia ordinaria: cioè devono essere processati come gli altri cittadini. La Pubblica amministrazione deve ispirarsi al principio di imparzialità, perciò vi si può accedere solo per concorso pubblico. Vietate le lottizzazioni, i favoritismi e soprattutto i conflitti d’interessi, perchè i pubblici dipendenti sono al servizio esclusivo della Nazione. I giudici sono soggetti soltanto alla legge: non al Governo o al Parlamento. Sono inamovibili. E si distinguono fra loro solo per diversità di funzioni: una sola carriera, inseparabile. Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale (che dunque è obbligatoria, non discrezionale). E gode delle garanzie stabilite dall’ordinamento giudiziario, che è unico per tutti i magistrati. La magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Si autogoverna attraverso il Csm: oltre al capo dello Stato che lo presiede e al primo presidente e al procuratore generale della Cassazione, gli altri membri sono eletti per due terzi dai magistrati e per un terzo dal Parlamento. I processi devono avere una ragionevole durata. Le leggi incostituzionali vengono cancellate ipso facto dalla Corte costituzionale, che è lì apposta. La Costituzione non può essere modificata con leggi ordinarie, ma solo con leggi costituzionali, approvate due volte da ciascuna Camera e, se non ottengono i due terzi dei voti, sono sottoposte al referendum popolare confermativo. Dimenticavo: è vietato riorganizzare in qualsiasi forma il disciolto partito fascista… Tutto chiaro, ragazzi? Domande?”. Voce dal fondo dell’aula: “Scusi, prof, ma di quale paese sta parlando? Perché per un attimo ho avuto l’impressione che si riferisse all’Italia. Nel qual caso, mi scusi, ma non è che niente niente ci stava prendendo un tantino per il culo?”.

martedì 29 luglio 2008

Tagli alla sanità, si paga per Papilloma ed epidurale


Fanno discutere i tagli alla Sanità previsti dalla manovra triennale del governo.

Il provvedimento, che prima di essere approvato deve fare l’ultimo passaggio al Senato, se rimanesse così ritirerebbe il decreto sui Lea approvato ad aprile. E così i Livelli essenziali di assistenza sanitaria, ovvero le prestazioni che il Ssn è tenuto a garantire a tutti i cittadini senza affidarle alla discrezionalità delle Regioni, verrebbero meno per carenze di copertura economica. Niente vaccino contro il Papilloma virus per prevenire il tumore alla cervice uterina, stop alle cure odontoiatriche per gli indigenti e all’anestesia epidurale per il parto indolore, alt alle esenzioni per 109 malattie rare. Ma il decreto approvato dal governo Prodi garantiva anche una maggiore assistenza ai malati cronici, a cominciare da chi soffre di Alzheimer, e forniva gli apparecchi acustici e quelli per parlare a chi è affetto da disturbi dell’udito e della parola.Le prestazioni garantite dal decreto di aprile sono raggruppate in tre aree: assistenza ospedaliera, assistenza distrettuale e assistenza collettiva di prevenzione. Vediamo nel dettaglio cosa prevedeva il decreto per ciascuna di queste aree di intervento e cosa quindi, a manovra approvata, potrebbe non essere più garantito ai cittadini.Area assistenza ospedaliera. Incentivare l’uso dell’epidurale durante il travaglio della partoriente, diagnosi neonatale di sordità e di cataratta congenita. Oltre a queste novità in ambito ospedaliero i Lea prevedevano anche l’ampliamento degli interventi in regime di day ospital (da 43 a 108). Ampliata anche l’assistenza per chi soffre di malattie rare e croniche, l’esenzione dalle spese sanitarie viene estesa a un elenco di 109 malattie rare e sei patologie gravi (BPCO, Rene policistico autosomico dominante, Osteomielite cronica, Sarcoidosi grave, Malattie renali croniche, Sindrome da talidomide). Tra le croniche invece era stata inserita anche la celiachia, data l’alta prevalenza dei casi in Italia. In questo settore verrebbero meno i fondi per l’epidurale per il parto indolore, la diagnosi neonatale di sordità congenita, l’assistenza ai portatori di malattie rare e croniche.Assistenza collettiva di prevenzione. In questo livello sono comprese le prestazioni che riguardano la profilassi delle malattie infettive, inclusi i programmi vaccinali, la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, negli ambienti aperti, nella sanità animale e nell’igiene urbana. Inoltre prevede programmi per arginare la diffusione dell’alcool e del fumo tra i giovani, e quindi la promozione di stili di vita sani e gli interventi di prevenzione nutrizionale e i programmi di screening. In questa area il decreto prevedeva l’introduzione della vaccinazione anti Papillomavirus Umano (HPV) per tutte le ragazze tra l’undicesimo e il dodicesimo anno di età (circa 280 mila ogni anno). In Italia ogni anno muoiono per colpa di questo carcinoma 1000 donne, mentre 3500 si ammalano. Secondo gli esperti vaccinare una donna prima che questa abbia avuto rapporti sessuali oltre a ridurre la possibilità di contrarre la malattia, nel giro di vent’anni potrebbe debellarla.I tagli riguarderebebro la vaccinazione anti-papilloma virus e i centri di dipendenza da alcol e fumo.Area dell’assistenza distrettuale. È un settore che prevede diversi livelli di assistenza: medicina di base, assistenza farmaceutica, specialistica e diagnostica, fornitura protesi, servizi domiciliari e territoriali. Tra le novità del decreto dello scorso aprile, la fornitura gratuita di prodotti aproteici (a basso contenuto di proteine) alle persone affette da nefropatia cronica. Cambiamenti anche nelle terapie specialistiche; un esempio è costituito dalla "terapia fotodinamica laser per il trattamento di lesioni retiniche con Verteporfina" riservata a coloro che sono affetti da lesioni retiniche legate all’età. In pratica è una moderna terapia che consente di poter intervenire senza arrecare danni ai tessuti sani. Nell’ambito delle prestazioni di laboratorio sono state introdotte pratiche per la diagnosi o il monitoraggio di malattie rare (ad esempio, per le malattie metaboliche, il dosaggio degli enzimi mitocondriali e il dosaggio di acidi organici urinari con metodi gas cromatografici). Un’ulteriore novità era rappresentata dalla “enteroscopia con microcamera ingeribile”, ovvero dall’uso di una video capsula monouso per individuare i casi in cui è difficile espolare l’intestino. E ancora, la "sedazione cosciente" per i pazienti sottoposti a endoscopie e biopsie in corso di endoscopie per garantire esami indolori e più accettabili in termini di confort. Grande attenzione verso i portatori di gravi disabilità grazie all’introduzione di nuovi ausili informatici di comunicazione e di controllo ambientale. Per quanto riguarda invece l’assistenza domiciliare e territoriale sono state riservate particolari cure ai malati in fase terminale. Per ora sono stati annullati i fondi per la diagnosi delle malattie rare, la fornitura di farmaci per nefropatia cronica, terapia laser per lesioni retiniche, l’analisi per mobilità personale per chi non può parlare e per i sordi e l’assistenza per i malati terminali e le cure odontoiatriche per indigenti.


Amen

lunedì 28 luglio 2008

NOI SIAMO QUI

Norma anti-precari, il governo si divideScontro sulle malattie degli statali
Sacconi e Brunetta prendono le distanze dal testo sui rapporti di lavoro.

Sindacati in rivolta (audio).

Bonanni: "Gioco mediatico" (audio).



Un governo in emergenza

Settimana horribilis del Berlusconi IVGiorno dopo giorno, governo e maggioranza in stato confusionale. Dal dito di Bossi alla telenovela Alitalia, dal Lodo al pasticcio sicurezza, dalla manovra allo stato d'emergenza. E scoppia il caso precari...

IngiustiziaE' una misura politicamente e socialmente inaccettabile, oltre che a rischio di costituzionalità rafforza l'ingiustizia di questo Paese e aumenta la precarietà. Chiedo al governo di ritirarla immediatamente o contrasteremo questo provvedimento in Parlamento con tutte le nostre forze. Walter VeltroniUn governo in emergenza

Vince Ferrero, Prc spaccato a metàVeltroni: "Sconfitte posizioni attente e dialoganti"

Basta ingiurie contro i simboli dello StatoNapolitano chiude lo spazio a polemiche sterili e senza giustificazione.

Un garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenzaLa proposta del PD (Leggi il testo integrale).

INTERNAZIONALE

Rotto il tabù di piazza Tienammen Pubblicata per la prima volta una foto del massacro.

Iran, 29 impiccagioni in un solo giorno E' la seconda nazione al mondo per numero di esecuzioni.

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DEMOCRATICA TV "La precarietà è il primo problema dell'Italia"

Conferenza stampa sul precariato. Intervento di Walter Veltroni.

lunedì 7 luglio 2008

Silvio Berlusconi rimane un imbarazzo per la democrazia



(The Observer) - traduzione di italiadall'estero.info

(Der Standard) - traduzione di italiadall'estero.info
Suspence... la poesia di Carlo Cornaglia
Timor d’intercettazioni.Perché Silvio Berlusconisembra un pavido caimano?
La prendiamo da lontano.
Latin lover fu, e caliente,da quand’era adolescente.
Pur nel diventare sposo
Silvio fu molto focoso:...

giovedì 3 luglio 2008

INTERCETTAZIONI, SALTA PUNTATA MATRIX CON BERLUSCONI

ROMA - La puntata di Matrix di stasera con ospite Silvio Berlusconi non si farà. "Il governo ha lavorato tanto e benissimo in questi primi due mesi di attività. Non mi pare opportuno e producente intervenire sui temi proposti da Matrix, giustizia e intercettazioni, che farebbero passare in secondo piano le tante cose realizzate dal governo per cedere il passo ad argomenti e gossip negativi, che inquinano ed ammorbano il dibattito politico e parapolitico di questi giorni, deviando l'attenzione del Paese dai problemi concreti e dai risultati dell'azione di governo". Così, in una nota, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi spiega le ragioni della sua mancata partecipazione alla trasmissione odierna di Canale 5, così come annunciato mezz'ora fa da Enrico Mentana.

MENTANA, UN'OCCASIONE PERDUTA - "Peccato, è un'occasione perduta ma sarebbe stata peggio un'occasione onorata solo a metà": lo dice Enrico Mentana, commentando la cancellazione della puntata di Matrix con Silvio Berlusconi e le parole contenute nella nota diffusa dal presidente del Consiglio.

DONADI: SE LEWINSKY FOSSE DIVENTATA MINISTRO? - "E se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo governo? Il dirimente tra pubblico e privato nella politica nel caso di un capo di governo é molto labile. Credo che l'informazione debba prevalere".

Così Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera, commenta a 'Radio Radicale' l'ipotesi della pubblicazione di nuove intercettazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che coinvolgerebbero, secondo indiscrezioni di stampa, alcune ministre.

"Io sono rispettoso al massimo della privacy dei cittadini italiani - dice Donadi - ma credo che nella vita di un uomo politico di privacy ce ne debba essere molto poca. Se poi quest'uomo politico riveste cariche istituzionali di massimo rilievo prevale quasi sempre il diritto dei cittadini ad essere informati. Negli Usa Bill Clinton è stato al centro di una bufera mediatica per vicende sessuali con Monica Lewinsky - aggiunge il deputato Idv -. Credo sia stato giusto che gli americani abbiano potuto conoscere la morale del loro massimo rappresentante politico".
Ansa nazionale

sabato 31 maggio 2008

TACI IL CITTADINO SI INFORMA

Nei prossimi giorni il governo presenterà il suo disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche. L'obiettivo iniziale, dichiarato pubblicamente da Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale, era quello di consentire gli ascolti solo nelle inchieste di mafia e terrorismo. Spiegare alle vittime di stupri o rapine che nel loro caso la polizia indagherà senza poter intercettare nessuno, era però difficile. E così ora il cavaliere e il suo fido Guardasigilli, Angelino Alfano, stanno tentando di trovare una mediazione tra il vecchio disegno di legge Mastella
(votato da tutta la Camera con solo nove astenuti) e il loro progetto.
Come finirà è facile prevederlo: verrà proposta (e approvata) una norma che impedirà la pubblicazione, grazie a multe milionarie e il carcere per i trasgressori, non solo delle intercettazioni non coperte da segreto, ma anche di molti altri atti giudiziari. Non per niente già il disegno di legge Mastella impediva di utilizzare carte tratte da indagini poi archiviate. La cosa non è grave per i giornalisti. Chi si occupa di cronaca giudiziaria o di giornalismo d'inchiesta vivrà benissimo scrivendo d'altro: magari di piante o di fiori (io vorrei seguire la pallacanestro). È grave invece per gli elettori. Da una parte verrà di fatto impedito il potere di controllo dell'opinione pubblica sull'attività della magistratura. Se gli atti sulla base dei quali sono state arrestate delle persone non possono essere consultati chi mai potrà fondatamente esercitare il proprio diritto di critica sulle scelte di un giudice? Dall'altra i cittadini non potranno più venire a conoscenza di tutta un serie di comportamenti tenuti dagli eletti che magari non hanno rilevanza penale, ma che certamente sono rilevanti dal punto di vista politico. L'esempio più chiaro è quello di Mirello Crisafulli, il parlamentare del Pd protagonista di un'indagine (poi archiviata), nata da un'intercettazione ambientale (con relativo filmato) di un colloquio tra lui e un capomafia. Con le nuove norme di quei fatti non potrà più parlare nessuno. La tecnica insomma sarà un po' quella utilizzata in Campania dai funzionari dell'alto commissariato rifiuti. Lì, come hanno dimostrato proprio le intercettazioni telefoniche contenute nell'ordinanza di custodia cautelare spiccata contro di loro, si piazzava nelle discariche spazzatura non trattata e pericolosa sotto un velo di monnezza resa inerte e profumata con vari additivi chimici. Così i cittadini non si accorgevano di nulla e potevano pensare che i tecnici stessero davvero lavorando per risolvere il problema. C'è voluto un po', ma adesso i risultati di questo modus operandi sono sotto gli occhi (e il naso) di tutti. Nascondere lo sporco sotto il tappeto, non è mai stata una buona idea. E lo è ancor meno se ciò che si vuol far sparire sono le notizie.
Segnalazioni
Tra le ipotesi di reato: truffa allo Stato e traffico illecito di rifiuti. (fonte: espresso.repubblica.it)

Commenti fuori dall'Italia

Il rapporto tra Silvio Berlusconi e i giornali non è mai stato felice. Tanto meno quando si parla di stampa straniera, sempre poco docile nei confronti dell’attuale premier. Questa volta sono tre gli importanti quotidiani che prendono di mira l’operato del nuovo presidente del Consiglio: il Financial Times, il Wall Street Journal e l’Economist. A scatenare le critiche, invece, sono i due temi caldi che hanno accompagnato i primi passi del nuovo esecutivo: il caso Alitalia e la proposta di un ritorno al nucleare.

Sul Financial Times un tagliente articolo dell'editorialista Paul Betts, nella rubrica European view, spara a zero sulla vicenda della compagnia di bandiera. Il premier Silvio Berlusconi e i sindacati di Alitalia, scrive il giornalista, dovrebbero «prendersi a calci da soli» per l'ostilità che hanno riservato a Air France-Klm. Mentre il vettore franco olandese dovrebbe «ringraziare la sua buona stella», assieme ai sindacati e al nuovo governo, se il suo progetto di acquisizione di Alitalia non ha mai preso il volo.
Le parole di Betts non fanno sconti e criticano aspramente le modalità con cui Berlusconi ha sfruttato la crisi della compagnia aerea a fini elettorali: prima promettendo una cordata che ancora oggi stenta a farsi avanti, poi demolendo le trattative con gli investitori francesi. E pure il prestito ponte, sostiene ancora Betts, servirà a poco di fronte ad un’azienda che perde 2 milioni di euro al giorno e che, come tutte le altre compagnie, dovrà affrontare l’esorbitante impennata dei prezzi del greggio.
Ad aggravare la situazione, poi, sarebbe la non perfetta corrispondenza d’opinione tra Bruno Ermolli, l'imprenditore a cui Berlusconi ha affidato il compito di cercare una cordata italiana, e il nuovo influente ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, più propenso ad abbandonare le promesse fatte in campagna elettorale e più disponibile ad aprire a soluzioni straniere.
Peccato, però, che la situazione, da due mesi a questa parte, è andata peggiorando in maniera esponenziale e la difficoltà del mercato, secondo Betts, metterà in fuga gli investitori stranieri che dovranno fare i conti con una situazione al limite del collasso.

Non va meglio con la proposta di un ritorno al nucleare fatta dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Questa volta è Henry Sokolski dalle colonne del Wall Street Journal ad analizzare il panorama italiano. Secondo l’editoriale del direttore esecutivo del Nonproliferation Policy Education Center, la proposta mossa dall’esecutivo è probabilmente irrealizzabile. A parte l’esorbitante debito pubblico che ancora pesa sulle casse dello Stato, infatti, le centrali promesse per far fronte all’emergenza energetica e al costo dell’elettricità, non potranno essere realizzate per almeno tre motivi: costi di costruzione in continua ascesa; tempi di realizzazione quantificabili in una - due decadi; e la mancanza di alcuna comunità italiana disponibile a vedersi costruire un reattore nucleare nelle sue vicinanze.
Sono i costi e i tempi a far dubitare Sokolski, dunque. Secondo le stime riportate, le centrali nucleari avrebbero un costo dieci volte maggiore di una moderna centrale a gas e produrrebbero la stessa quantità di energia. Mentre per quanto riguarda i tempi di realizzazione, l’editoriale contrappone i diversi punti di vista che si sono confrontati nel dibattito italiano. Mentre Scajola ha affermato che il governo italiano avrebbe posto la prima pietra della costruzione per un reattore della nuova generazione in cinque anni, Enel fa sapere che ce ne vorrebbero almeno sette o dieci. Ancora più lontana è la prospettiva se si guarda alla piena operatività di queste centrali, le quali, secondo Edison, non potranno avviarsi prima del 2020. Per non parlare del fatto, fa notare ancora Sokolski, che la fase di progettazione delle centrali di quarta generazione promesse dal governo non è ancora pienamente ultimata. Ciò farebbe slittare l’agenda ancora di qualche anno, superando di molto anche le stime più critiche.

Anche l’Economist è perplesso circa l’effettive capacità del quarto governo Berlusconi. Il settimanale britannico, che già in passato aveva criticato la politica del Cavaliere, torna a fare un quadro della nuova situazione politica che si è andata a delineare dopo le elezioni di aprile. Secondo l’Intelligence Unit ViewsWire, il nuovo governo «non avrà scuse» se non attuerà le riforme tanto attese per risollevare le sorti dell’economia italiana. La crescita economica e la lotta all'evasione avevano contribuito a ridurre il deficit dal 4,2% del Pil nel 2005 all'1,9% nel 2007 e l'aumento del rapporto debito-Pil del 2005-06 aveva registrato l'anno scorso un'inversione di tendenza. Per questo, dunque, è necessario, sostiene l’Economist, che il nuovo governo rilanci l’economia senza intaccare i buoni risultati finora ottenuti nella finanza pubblica. Tuttavia, con il pacchetto di tagli fiscali prospettato, servirebbe un rigido controllo della crescita delle spese. Controllo che, visti i grossi piani di spesa del governo e gli ostacoli politici e amministrativi ai tagli di spesa, sembra sempre più «improbabile».
L’Economist passa al vaglio anche gli altri provvedimenti proposti dall’esecutivo. Secondo il settimanale, la detassazione degli straordinari e l'abolizione dell'Ici sulla prima casa avranno effetti limitati sia nel tempo, sia in termini di pil. Mentre la questione Alitalia, già ora impone seri dubbi sulle linee guida che il nuovo esecutivo vorrà adottare in materia di privatizzazioni.
Il settimanale britannico chiude parlando della Lega Nord, considerata la più grande fonte di instabilità per la coalizione. Il partito di Umberto Bossi, infatti, qualora non venissero soddisfatte le richieste espresse dal programma leghista, potrebbe rivelarsi per il nuovo premier una vera e propria spina nel fianco.