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sabato 10 dicembre 2011

La nuova ICI? Una fregatura per i Comuni

FIRENZE - Nella manovra serve "un intervento per recuperare un po' di giustizia sociale". "L'Imu non portera' piu' soldi ai Comuni ma allo Stato, questa e' la fregatura. Bisognerebbe chiamarla imposta statale sugli immobili".
Lo ha detto Matteo Renzi, sindaco di Firenze, parlando con i giornalisti a margine del consiglio nazionale dell'Anci, in corso a Palazzo Vecchio. "La relazione del presidente Delrio e' molto equilibrata: sappiamo che ci sono problemi economici, ma non e' accettabile uno scaricabarile sui Comuni che, tra l'altro, sono l'unica istituzione che in questi anni ha ridotto la spesa", ha detto Renzi.
La nuova Ici, ha sottolineato il primo cittadino fiorentino, "non portera' piu' soldi ai Comuni ma allo Stato e anzi ai Comuni viene chiesto un ulteriore contributo di 1,4 mld".
Renzi si dice anche "molto preoccupato per l'approccio alla situazione", basato sul principio "tasse, tasse, tasse", con, ad esempio, "la Regione che aumenta l'addizionale Irpef di botto e altri balzelli arriveranno in tanti piccoli e grandi settori della vita quotidiana".

lunedì 4 gennaio 2010

«Con la nuova legge Finanziaria il Governo taglia risorse ai Comuni»

Laterza incontro-dibattito con l’on. Vico sulla manovra economica varata alla fine del 2009. E il Pd laertino vara un coordinamento a 7 sino al prossimo congresso.

Finanziaria e tesseramento, tra inventario e almanacco nuovo, in attesa di auspicate fumate bianche baresi. E' stato il parlamentare Ludovico Vico, l'altra sera, nella sede cittadina del Pd, sui titoli di coda di un turbolento 2009, a spiegare la "manovra" per il 2010. Finanziaria "light", è stata definita, ancorché "blindata", per forza di cose "svilita". Una esposizione a lettura immediata, quella di Vico. Un intervento che, da angolazione centrosinistra, si è dipanato subito dopo le iniziative del circolo laertino presentate in apertura da Tony Gallitelli (il tesseramento 2010 e i seminari sulla "Comunicazione politica" di oggi, domenica 3, e domani, inizio alle ore 17), e sulla scia delle diapositive tematiche illustrate da Francesco Vasto. "Slide" informative e critiche insieme, a sintetizzare una Finanziaria che "non spinge l'Italia fuori dalla crisi economica", che arreca danni attraverso provvedimenti come "le aste per gli immobili sequestrati alla mafia, la riduzione degli incentivi fiscali per risparmi energetici e l'illusione della social card per i poveri". In altri termini: le famiglie e le imprese non riceveranno alcun beneficio, mentre "gli enti locali, in primis i Comuni, sono stati abbandonati al loro destino senza risorse (vedi Ici sulla prima casa) o norme (superamento del patto di stabilità) capaci di dare qualche risposta alle comunità amministrate".
Del Sud "scomparso" (dalla manovra) ha parlato Vico, per il quale, appunto, non c'è traccia del "piano straordinario per il Mezzogiorno", anzi "le depredate risorse Fas si sono definitivamente spostate verso Nord". Insomma, una Finanziaria cresciuta negli impegni, a dismisura e senza criterio, solo per "tacitare i mal di pancia della maggioranza", una Finanziaria che, con "entrate una tantum e senza copertura immediata", prevalentemente sostenute da conti dormienti, trattamento di fine rapporto (Tfr), fondi Fas e casse "locali", si ripercuoterà negativamente sul 2010.
Rimanendo in casa Pd, va detto poi che sarà un coordinamento "a 7" a gestire, fino al prossimo congresso, il Partito democratico di Laterza. Lo ha deciso, nei giorni scorsi, l'assemblea degli iscritti e dei simpatizzanti del Circolo Pd. L'organismo collegiale è composto da Rossella Calabrese, Francesco Cantore, Armando D'Aprile, Tony Gallitelli, Gianfranco Lopane, Antonio Losito e Francesco Vasto. Tesoriere è stato nominato Arcangelo Mastrodomenico. Individuati anche quattro gruppi di lavoro a "tema": saranno coordinati dai consiglieri comunali Irene Bruno, Francesco Catapano, Giovanni Serafini e Giuseppe Stano.

(Francesco ROMANO - 3 GENNAIO 2009 - Gazzetta del Mezzogiorno)

giovedì 3 gennaio 2008

Il Partito Nuovo e la Finanziaria: ma com'è difficile farsi capire...

LATERZA - Non c’è Michele Emiliano, rimasto impelagato negli impegni da sindaco, ma "vale" lo stesso.

Il Pd laertino, dal diciottenne con la kefiah al portavoce degli anziani dello Spi, l’altra sera nella Cittadella della Cultura ha ascoltato i politici. E i politici, forse, hanno teso l’orecchio per tentare di percepire gli umori della base. C’è che in una società in cui comunicare è difficile - nonostante il profluvio di informazioni - i partiti di vecchio e di nuovo conio hanno difficoltà a capire e, peggio, a farsi capire. Il tema, scivoloso di suo, non ha aiutato: "Le cose buone della politica". Qualcuno, alla vigilia, ha pure ironizzato: "Già se ne fanno una, di cose buone, è tanto…". Wanda Pucci, giovane portavoce del Pd, invece, se l’è cavata così: "Noi ci crediamo, per questo siamo nel Pd e cerchiamo di lottare contro il sentimento di antipolitica che cresce con i cattivi esempi". Cioè le "cose non buone della politica": e già il panorama sarebbe più completo.
Il Pd, in questo quadro, si inserisce come un "lievito". La sensazione si avverte, sarà perché alcuni giovani, come il portavoce Davide Bellini, muovono i primi esitanti passi nella giungla politica e altri ancora, come Michele Mazzarano, vanno di corsa dalla scuola delle Frattocchie (o dalle semi mitologiche memorie che ne rimangono) alla segreteria provinciale del Pd e alla poltrona di vice coordinatore regionale al fianco di Big Emiliano. E in mezzo c’è la generazione di Ludovico Vico e Paolo Costantino (quest’ultimo trattenuto nella trincea del Consiglio regionale e giunto solo a fine assemblea per i saluti), più ingrigiti ma col desiderio che il Pd rappresenti un gerovital, non solo politico ma magari anche personale.
L’onorevole Vico, tra le righe, lo ammette: "Stiamo facendo un esperimento complicato di mescolanza di riformismi e persone e vogliamo andare avanti su questa strada, senza dare lezioni a nessuno".
E allora, in tempi così grami, dove stanno le cose buone della politica? Vico scruta un elenco di 40 punti: "E’ la Finanziaria 2008 - è la risposta -, ma questi sono soltanto una metà dei provvedimenti adottati. C’è anche la riforma del Welfare e il decreto milleproroghe. E’ uno scenario grandioso e il Pd, assieme alle altre forze del centrosinistra, dovrebbe prodigarsi a pubblicizzarlo".
Pescando quasi a caso: lo sconto Ici sulla prima casa, gli incentivi per i giovani che vanno a vivere in affitto, il canone Rai esentato per gli over 75 e le pensioni più pesanti, il forfettone su Iva e Irap per le piccole imprese, che godranno (con le grandi) anche del taglio fiscale dell’Irap e dell’Ires, le assunzioni dei precari nella Pubblica Amministrazione, il sostegno agli incapienti, la class action per i consumatori ecc. ecc.
"Il programma del Governo Prodi - continua Vico - è di legislatura. La Finanziaria non è esaustiva, ma il governo ha fatto delle scelte, nel 2007 in direzione del risanamento del debito pubblico e contro l’evasione e l’elusione fiscale, nel 2008 verso le pensioni, il lavoro e le imprese. Il tesoretto - aggiunge - non casca dal cielo, ma è il frutto di una promessa mantenuta: chi paga le tasse va rispettato due volte, anche impedendo che qualcun altro non paghi". A proposito di extragettito, quello del 2008, sarà utilizzato in una direzione unica: "Diminuire la tassazione Irpef sul lavoro dipendente e pensioni". Temi che toccano le corde del folto uditorio: i cittadini, del resto, non ragionano in termini di Pil (Prodotto interno lordo), avanzo primario, spesa pubblica e rapporto deficit/Pil. Al massimo fanno la spesa privata: la loro. E sono dolori. "Anche le spinte inflazionistiche fanno aumentare i prezzi - spiega Vico - e se poi le tariffe di gas e luce le aumenta proprio l’Authority che dovrebbe controllarle… toccherà al governo, a metà gennaio, intervenire sulle accise. E comunque da subito si è messo mano alla portabilità dei mutui a tasso variabile, i cui danni da finanza creativa ci sono arrivati dagli Usa, un effetto perverso della globalizzazione.
Tuttavia, il patto tra produttori, lavoro e impresa, in funzione della crescita resta l’asse attraverso il quale sostenere il nostro stile di vita che, per noi del Pd, dev’essere diffuso ed equo".
Il pubblico gradisce, ma va oltre. Le cose buone che cerca, una volta aperto il dibattito, sono anche altre: superare il gap generazionale, la mancanza di comunicazione vertice-base, il conflitto d’interessi, lo svecchiamento della politica, i Dico (poi diventati Cus, contratti di unione solidale), maggiore perequazione nella forbice dei guadagni tra impresa e lavoratore, il rapporto con Confindustria, i costi della politica e il perduto potere d’acquisto. Vico un po’… svicola: "La riforma costituzionale è già stata presentata alla Camera e prevede 518 parlamentari a Montecitorio e il Senato trasformato in Senato delle regioni, mentre la riforma della legge elettorale va fatta col massimo del consenso possibile, non a maggioranza come ha fatto il centrodestra". Con un’avvertenza: “Nel Pd dobbiamo dirci tutto senza omissioni, che è pure un peccato non veniale".

Dirsi tutto, appunto. Ci prova Mazzarano, alla sua maniera: "L’incontro pubblico è una buona pratica e ad una serie di buone pratiche deve aspirare il Pd. La politica non è solo fare buone leggi, ma anche creare occasioni di confronto e divulgazione. E’ questa la nostra discontinuità rispetto al passato e dobbiamo farlo cominciando da quello che sta facendo il Governo e rinnovando il cuore dell’alleanza di centrosinistra, che è fatto di coesione sociale e modernizzazione".
Una visione alta, che parte da una rivendicazione: "Siamo in una fase straordinaria, in cui l’impulso popolare ha fatto nascere un nuovo partito ed è passato nel Paese il concetto che la politica sta riformando se stessa". Un concetto che ha bisogno di puntelli: "Semplificare la politica - dice Mazzarano -, creare gli strumenti per la governabilità e dare unità al sistema". Restano, però, gli ostacoli che si sono acuiti col bipolarismo imperfetto: la rissosità e la frammentazione dei partiti. "Per questo - spiega il segretario provinciale - vogliamo eliminare l’utilità marginale dei piccoli partiti e le rendite di posizione, creando un bipolarismo capace di non rendere i programmi subordinati alle alleanze. Le regole, però, si cambiano con tutti e a partire da se stessi, come ha fatto Veltroni".
La gente ascolta, l’ex sindaco Vito Cassano abbozza un appunto: "Forse noi politici dovremmo parlare in modo diverso, bandendo i discorsi d’alta scuola e scendendo in piazza, spiegando le cose direttamente alle persone".
Un’idea che Michele Emiliano, il grande assente, ha a suo modo già realizzato: l’altro giorno per il bilancio annuale del capoluogo barese si è presentato direttamente a casa di un cittadino.
Sull’invito c’era scritto: suonare citofono Romanelli.
E così, almeno, la politica può davvero tornare «porta a porta».

Massimo D’Onofrio - Corriere del Giorno