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giovedì 8 dicembre 2011

I sindaci pugliesi invadono Roma: "Ridateci i treni"

Roma – TAGLI ferroviari: Trenitalia apre alla “riorganizzazione dei collegamenti dalle regioni meridionali in direzione della capitale e delle principali stazioni dell’Italia settentrionale anche se l’orario invernale entrerà in vigore a partire dal 12 dicembre”. Una rivisitazione che dovrà essere concordata nei prossimi giorni così come concordato tra l’amministratore delegato della società, Vincenzo Soprano, e i sindaci e gli amministratori che questa mattina hanno partecipato alla mobilitazione istituzionale a tutela del diritto alla mobilità delle comunità meridionali dinanzi alla sede del Gruppo Ferrovie dello Stato. Michele Emiliano, primo cittadino di Bari, era stato chiaro: “Mai mettersi contro i sindaci meridionali”, il suo tuono con tanto di fulmine.


Ed oggi, alle parole hanno fatto seguito i fatti. In piazza della Croce Rossa si sono ritrovati i sindaci e gli amministratori dei Comuni di: Foggia, Bari, Lecce, Napoli, Potenza, Taranto, Apricena (FG), Ariano Irpino (AV), Cisternino (BR), Fasano (BR), Fregole (AV), Laterza (TA), Monopoli (BA), Mottola (TA), Ostuni (BR), Palagiano (TA), San Severo (FG), Statte (TA); i rappresentanti delle province di Bari e Brindisi e delle ANCI di Basilicata, Campania e Puglia. Presenti, oltre al sindaco Gianfranco Lopane, anche il consigliere provinciale Vito Cassano in rappresentanza della Provincia di Taranto e il segretario del PD Tony Gallitelli.

I sindaci sono stati ricevuti, per la prima volta tutti in gruppo, attorno a metà giornata. Il gruppo, forte ed unito, ha rigettato l’offerta del numero uno di Trenitalia, Moretti, di accogliere ad udienza una delegazione di soli quattro sindaci. Una prova di coesione. Ma, soprattutto, un atto di forza inedito che accredita il meridione come un soggetto di discussione unico. Alle fine, come detto, Trenitalia si è detta disponibile a rivedere la riorganizzazione dei collegamenti ferroviari dalle regioni meridionali in direzione della capitale e delle principali stazioni dell’Italia settentrionale anche se l’orario invernale entrerà in vigore a partire dal 12 dicembre. I Sindaci fanno sapere che quattro sono stati i temi posti dalla folta delegazione all’a.d. di Trenitalia: “isolamento del Sud, in particolare per i collegamenti notturni; riequilibrio degli investimenti destinati alle linee più appetibili per il mercato e quelle a più elevato contenuto sociale; concertazione del contratto di servizio; tutela dei livelli occupazionali”.

Duro il commento dell'Assessore ai Trasporti Minervini sulla decisione di Trenitalia: “non può permettersi di raggirare i pugliesi come ha fatto oggi sulla stampa. Mentre il governo taglia oltre 900 milioni di euro alle regioni sul trasporto pubblico locale, chiedere ai pugliesi di cofinanziare anche i treni notturni verso Milano suona per quello che è: una provocazione. Piuttosto, faccia il manager e qualifichi l’offerta anche dal mezzogiorno dimostrando di saper intercettare una domanda di mobilità potenzialmente enorme”. “Abbiamo bisogno – conclude l’assessore – che il governo e le aziende pubbliche nazionali comincino a credere che il sud costituisca un’indispensabile risorsa per salvare il paese, in questi giorni così drammatici e difficili".

lunedì 31 marzo 2008

La Puglia non si Lega

Il 2 marzo scorsola Lega Nord di Bossi, alleata del Partito delle Libertà di Berlusconi e di Fini, di Fitto e Poli Bortone, ha approvato cinque risoluzioni, nel suo cosiddetto Parlamento del Nord. Una di queste risoluzioni chiede la divisione del territorio della Repubblica italiana in tre Euroregioni, che “rappresentano la più funzionale articolazione territoriale sulla quale fondare il nuovo Stato federale”, come si legge nel documento.
La Lega Nord sostiene che il decentramento è fallito e che la riforma dovrà ispirarsi al riconoscimento e all’istituzionalizzazione della ‘diversità’ economica, sociale e culturale tra la Padania e il resto d’Italia. Secondo la Lega di Bossi, le regioni settentrionali pagano inadeguate politiche industriali, sprechi gestionali e tariffari a vantaggio del Centro-Sud che beneficia del PIL prodotto dal Nord.
Per questo, la Lega Nord vuole che le regioni padane abbiano a disposizione, per dieci anni, il 90% del gettito fiscale attribuibile al proprio territorio. Vuole, quindi, la divisione dell’Italia in tre entità distinte e la concentrazione del 90% delle risorse al Nord, che è la parte del Paese che produce più ricchezza.
Votare il Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi e la Lega di Bossi sua alleata significa spalancare le porte del Parlamento italiano a non meno di sessanta ultrà leghisti apertamente schierati contro il Mezzogiorno e contro la Costituzione Repubblicana.
Sulla Padania di ieri, a proposito della visita di Bossi a Verona, si parla del presunto arrivo del nuovo Governo della Lega Nord e del PDL e della voglia delle genti della Padania di dire addio una volta per tutte alle inefficienze dello Stato italiano.
I loro alleati lo sanno. Berlusconi, Fini, Fitto e Poli Bortone ne sono consapevoli, ma hanno scelto comunque di allearsi con chi vuole eliminare il popolo del Sud di questo Paese, privandolo di ogni prospettiva di sviluppo e progresso.
Dopo aver depredato il Sud, per decenni, delle sue risorse, anche intellettuali, ora si vuole allontanarlo definitivamente dall’Europa, sottrargli la sua anima, la sua cultura, le sue speranze.
Raffaele Fitto e Adriana Poli Bortone sono d’accordo con la Lega Nord di Bossi? Stanno tradendo il Sud? Se no, ci dicano come intendono fermarli.
Il Partito Democratico crede sino in fondo alla Costituzione della Repubblica Italiana. La vera differenza tra il Partito Democratico e il Popolo delle Libertà sta nel fatto che noi vogliamo rendere effettiva la carta costituzionale, perché crediamo davvero nel principio di uguaglianza, nella parità di genere, nel diritto alla salute e all’istruzione per tutti, crediamo in una fiscalità equa e progressiva, nell’indipendenza e nell’autonomia della magistratura e, soprattutto, noi crediamo nell’Unità di Italia.
E non accettiamo l’idea di un federalismo che mira solo a distruggere l’identità nazionale e a consegnare il Mezzogiorno al suo destino.
Perché la questione meridionale è una questione nazionale.
A Raffaele Fitto e ad Adriana Poli Bortone chiedo un confronto pubblico su questi temi. Perchè con questa scellerata alleanza con la Lega Nord stanno mettendo a rischio la dignità dei pugliesi e di tutto il Mezzogiorno, di donne e uomini, di imprenditori e lavoratori, di bambini e anziani, che hanno il diritto di sapere a cosa stanno andando incontro.

Questo è in gioco il 13 e 14 aprile.

domenica 10 febbraio 2008

Pd Puglia, possibili le primarie per scegliere i candidati alle politiche del 13 e 14 aprile

Il Segretario regionale del Partito Democratico, Michele Emiliano, di concerto con la conferenza dei segretari provinciali del Pd pugliese, ha ufficializzato la possibilità di effettuare votazioni primarie finalizzate alla scelta dei candidati per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Uniche date possibili sarebbero l’1 o il 2 marzo. La decisione, oltre che dalla natura stessa del partito, deriva dalla necessità di ovviare alle liste bloccate della legge elettorale in vigore.
Le primarie saranno sottoposte lunedì prossimo al vaglio della direzione politica regionale. Ma, soprattutto, sarà la segreteria nazionale del Pd, che incontrerà martedì 12 febbraio i segretari regionali, a decidere se confermare questa scelta, vista la scarsità di tempo a disposizione. “Se non si potranno fare le primarie penseremo ad un altro modo che permetta vaste consultazioni della popolazione”, ha dichiarato oggi Michele Emiliano in conferenza stampa. “Noi abbiamo una macchina già messa in moto e rodata in varie occasioni. Inoltre, è già pronta una bozza del regolamento”, ha sottolineato il segretario regionale.
Sono due le possibili forme di primarie: la prima, simile ai meccanismi del “Mattarellum”, prevede candidature uniche sulla base dei collegi, attraverso la quale sarà formata una graduatoria dei candidati in base ai voti presi e al numero degli elettori presenti nel collegio: la seconda, più semplice, prevede collegi su base provinciale.Sarà in tutti e due i casi prevista la metà delle candidature alle donne e tre posti nella lista per candidati scelti dal partito nazionale (due per la Camera e uno per il Senato).

domenica 20 gennaio 2008

Direzione Regionale PD Puglia

BARI - 21 GENNAIO 2008 - h. 16,30 presso

HOTEL EXCELSIOR - Via Giulio Petroni, 15

DIREZIONE REGIONALE P.D. PUGLIA

O.d.g.: Convocazione Stati Generali
Elezioni Amministrative 2008

Partecipa: Sen. Goffredo Bettini - Coordinatore dell'esecutivo nazionale P.D.

giovedì 17 gennaio 2008

Riunione direzione nazionale Pd

Il Segretario regionale del Partito Democratico pugliese, Michele Emiliano, ha partecipato a Roma alla riunione della direzione nazionale del Pd, alla presenza del segretario Walter Veltroni e del vice segretario Dario Franceschini - clicca sulla foto per vedere il filmato della conferenza stampa -.
Dalla relazione introduttiva del numero due del partito è emerso che in tutto il territorio nazionale, con eccezione della Campania, entro la seconda settimana di febbraio, il Pd sarà operativo in ogni comune d’Italia. Nonostante questo enorme sforzo organizzativo, il partito non ha fatto mancare il suo sostegno al Governo e ha intensificato la sua azione nella promozione delle riforme istituzionali, con particolare riferimento a quella della legge elettorale.

Franceschini ha precisato che la collaborazione che si è aperta con Forza Italia su quest’ultimo tema costituisce esercizio di un’interlocuzione che nulla ha a che vedere con la quotidiana azione politica nella quale la contrapposizione rimane inalterata. Riscrivere le regole della convivenza democratica rende necessaria una condivisione della prospettiva anche con gli avversari. Il Pd ha, quindi, accettato la prospettiva proporzionale per uscire dal bipolarismo coatto che aveva bloccato la democrazia italiana, consentendo a piccole forze politiche e a pochi partiti parlamentari di influenzare le scelte di un intero paese. La negoziazione prevede un premio di maggioranza, non prevede, le preferenze, quanto piuttosto collegi uninominali, nei quali la scelta del singolo deputato è direttamente connessa all’esercizio de diritto di voto dei cittadini e prevede uno sbarramento la soglia del 5%.

Quanto all’attività politica del partito nei territori, entro gennaio verranno attivati i forum tematici coordinati da grandi personalità, non necessariamente militanti, al fine di costituire quest’ultima struttura del partito quale principale luogo dell’apertura alla società civile e più in generale a coloro che non hanno ancora aderito al Pd.

Sempre entro alla fine di gennaio andrà in linea il portale del partito che comprenderà una web tv e partirà una serie di iniziative politiche che gireranno per l’Italia con la compartecipazione organizzativa e finanziaria dei livelli regionali e provinciali. Di particolare interesse l’evento che si svolgerà a Palermo sul tema della criminalità organizzata, quello promosso da Ermete Realacci sui talenti italiani e così pure le iniziative per il trentennale della morte di Aldo Moro.

In Puglia il primo appuntamento sarà quello degli Stati generali che consentirà non solo di individuare la visione strategica del partito nei prossimi anni, ma anche un confronto serrato con i risultati e i limiti dell’azione amministrativa della Regione Puglia.

martedì 15 gennaio 2008

EMILIANO A TARANTO

PER IL FUTURO DI TARANTO


Mercoledì 16 gennaio 2008 ore 17.30
Salone Provincia via Anfiteatro Taranto


ASSEMBLEA PUBBLICA

partecipano:

Michele MAZZARANO

e

Michele EMILIANO

giovedì 3 gennaio 2008

Il Partito Nuovo e la Finanziaria: ma com'è difficile farsi capire...

LATERZA - Non c’è Michele Emiliano, rimasto impelagato negli impegni da sindaco, ma "vale" lo stesso.

Il Pd laertino, dal diciottenne con la kefiah al portavoce degli anziani dello Spi, l’altra sera nella Cittadella della Cultura ha ascoltato i politici. E i politici, forse, hanno teso l’orecchio per tentare di percepire gli umori della base. C’è che in una società in cui comunicare è difficile - nonostante il profluvio di informazioni - i partiti di vecchio e di nuovo conio hanno difficoltà a capire e, peggio, a farsi capire. Il tema, scivoloso di suo, non ha aiutato: "Le cose buone della politica". Qualcuno, alla vigilia, ha pure ironizzato: "Già se ne fanno una, di cose buone, è tanto…". Wanda Pucci, giovane portavoce del Pd, invece, se l’è cavata così: "Noi ci crediamo, per questo siamo nel Pd e cerchiamo di lottare contro il sentimento di antipolitica che cresce con i cattivi esempi". Cioè le "cose non buone della politica": e già il panorama sarebbe più completo.
Il Pd, in questo quadro, si inserisce come un "lievito". La sensazione si avverte, sarà perché alcuni giovani, come il portavoce Davide Bellini, muovono i primi esitanti passi nella giungla politica e altri ancora, come Michele Mazzarano, vanno di corsa dalla scuola delle Frattocchie (o dalle semi mitologiche memorie che ne rimangono) alla segreteria provinciale del Pd e alla poltrona di vice coordinatore regionale al fianco di Big Emiliano. E in mezzo c’è la generazione di Ludovico Vico e Paolo Costantino (quest’ultimo trattenuto nella trincea del Consiglio regionale e giunto solo a fine assemblea per i saluti), più ingrigiti ma col desiderio che il Pd rappresenti un gerovital, non solo politico ma magari anche personale.
L’onorevole Vico, tra le righe, lo ammette: "Stiamo facendo un esperimento complicato di mescolanza di riformismi e persone e vogliamo andare avanti su questa strada, senza dare lezioni a nessuno".
E allora, in tempi così grami, dove stanno le cose buone della politica? Vico scruta un elenco di 40 punti: "E’ la Finanziaria 2008 - è la risposta -, ma questi sono soltanto una metà dei provvedimenti adottati. C’è anche la riforma del Welfare e il decreto milleproroghe. E’ uno scenario grandioso e il Pd, assieme alle altre forze del centrosinistra, dovrebbe prodigarsi a pubblicizzarlo".
Pescando quasi a caso: lo sconto Ici sulla prima casa, gli incentivi per i giovani che vanno a vivere in affitto, il canone Rai esentato per gli over 75 e le pensioni più pesanti, il forfettone su Iva e Irap per le piccole imprese, che godranno (con le grandi) anche del taglio fiscale dell’Irap e dell’Ires, le assunzioni dei precari nella Pubblica Amministrazione, il sostegno agli incapienti, la class action per i consumatori ecc. ecc.
"Il programma del Governo Prodi - continua Vico - è di legislatura. La Finanziaria non è esaustiva, ma il governo ha fatto delle scelte, nel 2007 in direzione del risanamento del debito pubblico e contro l’evasione e l’elusione fiscale, nel 2008 verso le pensioni, il lavoro e le imprese. Il tesoretto - aggiunge - non casca dal cielo, ma è il frutto di una promessa mantenuta: chi paga le tasse va rispettato due volte, anche impedendo che qualcun altro non paghi". A proposito di extragettito, quello del 2008, sarà utilizzato in una direzione unica: "Diminuire la tassazione Irpef sul lavoro dipendente e pensioni". Temi che toccano le corde del folto uditorio: i cittadini, del resto, non ragionano in termini di Pil (Prodotto interno lordo), avanzo primario, spesa pubblica e rapporto deficit/Pil. Al massimo fanno la spesa privata: la loro. E sono dolori. "Anche le spinte inflazionistiche fanno aumentare i prezzi - spiega Vico - e se poi le tariffe di gas e luce le aumenta proprio l’Authority che dovrebbe controllarle… toccherà al governo, a metà gennaio, intervenire sulle accise. E comunque da subito si è messo mano alla portabilità dei mutui a tasso variabile, i cui danni da finanza creativa ci sono arrivati dagli Usa, un effetto perverso della globalizzazione.
Tuttavia, il patto tra produttori, lavoro e impresa, in funzione della crescita resta l’asse attraverso il quale sostenere il nostro stile di vita che, per noi del Pd, dev’essere diffuso ed equo".
Il pubblico gradisce, ma va oltre. Le cose buone che cerca, una volta aperto il dibattito, sono anche altre: superare il gap generazionale, la mancanza di comunicazione vertice-base, il conflitto d’interessi, lo svecchiamento della politica, i Dico (poi diventati Cus, contratti di unione solidale), maggiore perequazione nella forbice dei guadagni tra impresa e lavoratore, il rapporto con Confindustria, i costi della politica e il perduto potere d’acquisto. Vico un po’… svicola: "La riforma costituzionale è già stata presentata alla Camera e prevede 518 parlamentari a Montecitorio e il Senato trasformato in Senato delle regioni, mentre la riforma della legge elettorale va fatta col massimo del consenso possibile, non a maggioranza come ha fatto il centrodestra". Con un’avvertenza: “Nel Pd dobbiamo dirci tutto senza omissioni, che è pure un peccato non veniale".

Dirsi tutto, appunto. Ci prova Mazzarano, alla sua maniera: "L’incontro pubblico è una buona pratica e ad una serie di buone pratiche deve aspirare il Pd. La politica non è solo fare buone leggi, ma anche creare occasioni di confronto e divulgazione. E’ questa la nostra discontinuità rispetto al passato e dobbiamo farlo cominciando da quello che sta facendo il Governo e rinnovando il cuore dell’alleanza di centrosinistra, che è fatto di coesione sociale e modernizzazione".
Una visione alta, che parte da una rivendicazione: "Siamo in una fase straordinaria, in cui l’impulso popolare ha fatto nascere un nuovo partito ed è passato nel Paese il concetto che la politica sta riformando se stessa". Un concetto che ha bisogno di puntelli: "Semplificare la politica - dice Mazzarano -, creare gli strumenti per la governabilità e dare unità al sistema". Restano, però, gli ostacoli che si sono acuiti col bipolarismo imperfetto: la rissosità e la frammentazione dei partiti. "Per questo - spiega il segretario provinciale - vogliamo eliminare l’utilità marginale dei piccoli partiti e le rendite di posizione, creando un bipolarismo capace di non rendere i programmi subordinati alle alleanze. Le regole, però, si cambiano con tutti e a partire da se stessi, come ha fatto Veltroni".
La gente ascolta, l’ex sindaco Vito Cassano abbozza un appunto: "Forse noi politici dovremmo parlare in modo diverso, bandendo i discorsi d’alta scuola e scendendo in piazza, spiegando le cose direttamente alle persone".
Un’idea che Michele Emiliano, il grande assente, ha a suo modo già realizzato: l’altro giorno per il bilancio annuale del capoluogo barese si è presentato direttamente a casa di un cittadino.
Sull’invito c’era scritto: suonare citofono Romanelli.
E così, almeno, la politica può davvero tornare «porta a porta».

Massimo D’Onofrio - Corriere del Giorno