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mercoledì 27 maggio 2009

Si sta stringendo il cerchio attorno al mostro della Murgia

Il «mostro» della Murgia è un incensurato. Nella banca dati delle forze dell’ordine, infatti, non ci sarebbe alcuna corrispondenza con le impronte rilevate a bordo della lancia K rubata alla coppietta di Laterza lo scorso 21 maggio e utilizzata dallo stesso bandito per portare a segno la rapina agli allevatori di Gioia del Colle 24 ore più tardi.
La notizia, trapelata da ambienti della procura e non confermata da fonti ufficiali, restringerebbe immediatamente il campo delle indagini, riducendo la rosa dei sospettati ad un solo soggetto. Dalle indagini svolte fino a questo momento dai carabinieri delle compagnie di Mottola e Castellaneta, coordinati dal Reparto investigativo di Taranto, si era appreso che i militari nutrivano sospetti, in partico
lare, su tre persone. I tre sarebbero agricoltori e allevatori originari della zona tra Mottola e Castellaneta e corrispondono fisicamente alla descrizione fatta dalle vittime agli investigatori. Hanno un’alte zza di circa un metro e settantacinque, corporatura media, ma con un addome piuttosto pronunciato e un marcato accento barese. Due di loro hanno anche precedenti per violenza sessuale e istigazione alla prostituzione. Il fatto che le impronte rilevate sull’auto utilizzata dal «mostro» non siano presenti nella banca dati dei carabinieri, di fatto, escluderebbe i due pregiudicati dalla rosa dei sospettati.
Sono ore frenetiche di attesa queste per gli investigatori che stanno aspettando l’esito degli esami svolti sui campioni di Dna prelevati dal Ris. Per completare gli accertamenti tecnici occorrono ancora alcuni giorni. La mappa genetica ricostruita dal Dna rilevato sul mozzicone di sigaretta fumata dal «mostro» dopo la violenza sessuale ai danni della 16enne di Laterza, è stata messa a confronto con quella recuperata dalle bottigliette di liquore
consumate dallo stesso bandito e abbandonate nella Lancia K e, ancora, con il Dna dei sospettati. I carabinieri hanno sottoposto ad accertamenti diverse persone e tutte si sono sottoposte volontariamente al prelievo di campioni biologici per il rilevamento del Dna.
Ieri i carabinieri hanno an
che fornito un identikit del «mostro» tracciato in base alle testimonianze degli allevatori rapinati a Gioia del Colle. L’uo - mo ha un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, ha un’altezza media e i capelli castani e la fronte spaziosa. Ha il volto tondo e la carnagione scura tipica di chi lavora spesso all’aria aperta.

MARISTELLA MASSARI
Gazzetta del Mezzogiorno
27/05/2009

lunedì 25 maggio 2009

Diffuso identikit del "mostro della Murgia

BARI - E' stato diffuso oggi dagli investigatori l’identikit del rapinatore di coppiette che ha agito il 16 maggio scorso a Palagiano e il 20 maggio a Laterza, nel tarantino, aggredendo e violentando in entrambi gli episodi le ragazze. Lo stesso uomo, nella notte tra il 22 e il 23 maggio, avrebbe poi tentato di compiere una rapina in una masseria di Gioia del Colle a commercianti di bestiame che riuscirono a reagire mettendo in fuga l’aggressore, dopo averlo disarmato e avergli sfilato anche il passamontagna.

I tratti somatici dell’uomo sono stati messi insieme sulla base delle descrizioni e della collaborazione delle vittime di tutti e tre gli episodi avvenuti sulla Murgia pugliese. Tutti – a quanto si è saputo – sono stati concordi nel descrivere gli occhi scuri "a fessura" del rapinatore, particolare questo rimasto impresso soprattutto alle due ragazze vittime degli stupri, compiuti dall’uomo a volto scoperto. I capelli dell’uomo sono di color castano chiaro, la fronte è spaziosa, l’età compresa tra i 35 e i 40 anni, la carnagione dell’uomo sarebbe tipica del colore di chi lavora al sole, l’altezza indicata è tra 1.70 e 1.80. Il volto dell’aggressore è "paffuto".

Si tratta di un uomo – hanno detto gli investigatoti – che parla italiano ed capace di muoversi molto bene di notte nelle campagne. L’identikit è stato diramato a tutte le pattuglie dei carabinieri della Puglia e della Basilicata. E', inoltre, in queste ore mostrato ad allevatori e agricoltori delle zone dove ha compiuto le aggressioni: Taranto, Bari, ma anche nella vicina Matera.

I militari della sezione investigazioni dei carabinieri stanno inoltre lavorando sulle impronte e le tracce organiche trovate a bordo di una Lancia K sottratta dal malfattore alla coppietta rapinata a Laterza il 20 maggio scorso e abbandonata nei pressi della masseria degli allevatori aggrediti a Gioia del Colle.

La Gazzetta del Mezzogiorno
25/05/2009

domenica 24 maggio 2009

Le indagini - I carabinieri hanno le impronte dell’aggressore

Centinaia di impronte digitali, la mappa del Dna e un identikit piuttosto verosimile. Le indagini sul «mostro» della Murgia, l’uomo che ha violentato due ragazzine a Palagiano e Laterza, ha rapinato un gruppo di allevatori in un casolare di Gioia del Colle e ha tentato di portare a segno un’altra rapina ai danni di una coppia di fidanzati di Mottola, sono ad una svolta. Il nome del responsabile potrebbe arrivare dalle analisi sulle tracce biologiche e sulle impronte digitali rilevate sull’auto abbandonata dopo la rapina agli allevatori di Gioia del Colle. Il materiale sequestrato è al vaglio degli specialisti della Sezione investigazioni scientifiche dell’Arma. Le impronte rilevate sull’automobile saranno ora comparate con la banca dati dei carabinieri. Se si tratta di una persona con precedenti penali sicuramente sarà individuata. I militari hanno compiuto perquisizioni nei casolari e battuto la campagna nella zona della Murgia palmo a palmo per cercare ogni possibile indizio. L’altra notte fu trovata nelle campagne di Gioia del Colle la «Lancia K» sottratta 24 ore prima ai fidanzatini di Laterza. Il bandito l’ha abbandonata dopo aver compiuto una rapina a due allevatori. Nell’auto i carabinieri hanno anche trovato liquido infiammabile con il quale probabilmente era intenzionato a dare fuoco alla vettura e una pistola con matricola cancellata. Si cerca un uomo italiano sulla quarantina, di statura media (secondo la descrizione delle vittime sarebbe alto circa un metro e 75) e corporatura media, ma con un ventre piuttosto pronunciato. Dal racconto delle vittime è stato tracciato anche un identikit del «mostro». Il disegno non è stato diffuso dalle forze dell’ordi - ne. Le aggressioni nei confronti di due coppiette, cui sono seguite violenze sessuali ai danni di due sedicenni, sono stati compiute a Palagiano (sabato 16) e a Laterza (mercoledì 20 maggio), nel versante occidentale della provincia di Taranto.

Gazzetta del Mezzogiorno
24/05/2009

Ha cercato di colpire anche sull’Appia - Un’altra coppia sfuggì al «mostro» lo scorso 19 maggio

• Zona industriale di Mottola, vicino allo svincolo del casello dell’A-14 Mottola-San Basilio, buio pesto. Una coppia è in auto, viaggia sull’Appia a velocità moderata.
Alla guida c’è lui, mottolese di 34 anni. Accanto, la fidanzata di 29. All’improvviso,
dietro una curva, l’uomo scorge un inatteso ostacolo. C’è un grosso tubo di ferro sulla carreggiata. L’uomo arresta la marcia e fa per scendere dalla vettura. Vuole rimuovere l’ostacolo per proseguire. Ma dal buio, all’improvviso, come se fosse un fantasma, compare lui. È alto un metro e 75 circa, di corporatura media, ma con un ventre molto pronunciato e, soprattutto, ha il volto nascosto da un passamontagna e impugna una pistola.
Intima ai ragazzi di scendere. Poi punta l’arma alla testa della donna e le chiede di mettersi alla guida. Lei, pur in preda al terrore, risponde che non può. «Non so guidare, non ho la patente. Non so nemmeno come si innesta una marcia».

Il rapinatore è disorientato. Basta un attimo. Il fidanzato capisce che la tensione si è allentata e decide di intervenire. È la paura a guidare la sua mano. Parte il primo pugno, spintoni, calci. Il rapinatore subisce e fugge. La coppia, ancora sotto choc, si rimette in macchina, inverte la marcia e torna verso Mottola. Il ragazzo prova a chiamare le forze dell’ordine.
Sulle prime la sua storia sembra quasi incredibile. Poi la tentata rapina finisce per diventare una circostanziata denuncia alla polizia e partono le indagini.
La storia è venuta fuori solo ieri quando, comparando il modus operandi e la descrizione dell’aggressore fatta dalle vittime, i carabinieri hanno aggiunto un altro tassello alla mappa in cui si muove il «mostro». L’uomo, sui 30-40 anni, deve conoscere alla perfezione la zona in cui opera. Non è casuale, secondo gli investigatori, che tutte le aggressioni siano avvenute al confine di provincia tra Taranto e Bari. Il malvivente,
dopo le rapine e le violenze sessuali messe a segno a Palagiano (sabato 16 maggio) e Laterza (mercoledì 20 maggio) potrebbe aver capito di essere ormai braccato e aver deciso, di conseguenza, di tentare il tutto per tutto con la rapina agli allevatori.
In particolare, i carabinieri ritengono che in questa storia ci siano due elementi, due coincidenze davvero sospette. La prima. Raggiungere la masseria di Gioia del Colle senza es
serci mai stati prima è un’impresa non da poco. Ci si arriva seguendo tratturi sterrati in mezzo ai campi e agli sterpi. Forse il «mostro» conosceva il luogo e ci era già stato, magari per mestiere. La seconda. La rapina è avvenuta mentre era in corso la compravendita del bestiame e circolava parecchio denaro. Chi ha messo a segno il colpo poteva saperlo, o si è trattato di una incredibile casualità?

MARISTELLA MASSARI
Gazzetta del Mezzogiorno
24/05/2009

Lo stupratore seriale fallisce rapina a Gioia

L AT E R Z A . Due errori, il «cacciatore di coppiette», autore di due stupri, li ha già commessi. Il secondo, in ordine di tempo, è il più importante.
Dopo aver rapinato l’altra sera un gruppo di allevatori in una masseria di Gioia del Colle, è fuggito - a seguito della reazione delle vittime - perdendo pistola con matricola abrasa, passamontagna e l’auto
portata via ad una delle coppie aggredite in precedenza.
Per gli investigatori con il camice bianco del Ris dei carabinieri, c’è una valanga di materiale su cui lavorare, nel tentativo di dare un volto al mostro.
Di lui oramai si conosce tutto. Dal dna alle caratteristiche fisico-somatiche. Mancano solo il nome e il volto.
L’uomo più ricercato di Puglia ha lasciato la sua firma, indelebile, anche sull’ultima violenza. Dopo aver abusato della ragazzina nelle campagne di Laterza, chiudendo il fidanzato nel bagagliaio dell’auto, si è ri
lassato. Fumando una sigaretta e gettando poi il mozzicone. Un gesto automatico, forse. Una prova decisiva perchè è stata raccolta la cicca, bagnata di saliva, da cui sarà possibile ricavare il dna dello stupratore.
Dunque, si ha la sensazione che il cerchio si stia stringendo. «È un balordo, un cane sciolto», spiegano gli
investigatori impegnati in una vera e propria lotta contro il tempo. Vogliono incastrarlo prima che entri di nuovo in azione. Il rischio c’è.
Col buio arriva,
puntuale, la paura. A Palagiano, Castellaneta, Ginosa, Laterza, è vietato appartarsi. I tradizionali ritrovi delle coppiette, dall’estrema periferia alle zone più isolate della campagna, sono off-limits.
I genitori preferiscono avere i figli in casa: al limite escono loro, i più grandi, per lasciare un pizzico di intimità domestica ma sicura. Se giri per le strade, incroci poche auto. Le pattuglie di carabinieri e di vigili urbani, invece, si incontrano più volte. Si cerca di rassicurare, comunque, le comunità. Di evitare la psicosi. Il virus della paura contagia anche il Barese. Dopo l’epi
sodio di Gioia del Colle massima allerta lungo la Murgia.
Le indagini, proseguono. Dietro la classica frase: «Non escludiamo nessuna pista», c’è un lavoro meticoloso, capillare. In questo periodo si celebrano le feste patronali. E arrivano giostrai da mezza Italia. I carabinieri li hanno fo
tosegnalati, hanno registrato la loro voce e l’hanno fatta ascoltare alle due ragazze violentate, nel tentativo di riuscire a trovare qualche riscontro, qualche certezza che possa portare all’identificazione del «cacciatore di coppiette».
Se il sindaco di Palagiano Rocco Ressa, dove si è verificata la prima violenza, ha chiesto l’immediata riunione del comitato per l’ordine pubblico, il primo cittadino di Laterza, Giuseppe Cristella, dice senza mezzi termini: «Sono per la castrazione chimica. Sono padre di famiglia e capisco cosa si prova in questi momenti».
La notte è lunga. La caccia continua. Si aspetta, magari, un altro errore. Quello decisivo, che possa finalmente scrivere la parola fine su questa vicenda intrisa di violenza.

GAETANO CAMPIONE
Gazzetta del Mezzogiorno
23/05/2009

sabato 23 maggio 2009

Lo sgomento del paese nei giorni della festa

Le reazioni a Laterza.
L'aggressione avvenuta mentre si sparavano i fuochi d'artificio. Il sindaco: basta con i giri di parole, pene severe
Nel cielo notturno i fuochi della festa, sulla strada che fiancheggia la pineta comunale, in periferia del paese, l’orrore. Agguato per una coppia di fidanzatini: lui legato, lei violentata, entrambi rapinati. La notizia piomba sul giorno della fiera-mercato, nel cuore dei festeggiamenti in onore della Mater Domini, patrona di Laterza, e lo scompagina. Lo marchia a fuoco, tra rabbia e indignazione, sgomento e paura, man mano che l’accaduto, «globalmente» rituale, sfuma nel qui ed ora laertino, scontornandosi in tutta la sua ferocia: succede anche a Laterza, la brutalità abbatte barriere e distanze. «Atto inqualificabile, vergognoso» dice alla «Gazzetta» il sindaco Giuseppe Cristella. Difficile trovare le parole. Il sindaco le cerca, le mette insieme: «Non capisco come possa essere successo, lì, su quella strada così trafficata» aggiunge. Già, come? La risposta che resta sospesa, allo smarrimento aggiunge preoccupazione: se il luogo diventa un dettaglio, l’accaduto dilata, se possibile, lo sconcerto e l’umanità tradita. «C'è bisogno di pene severe, basta con i giri di parole» aggiunge il primo cittadino di Laterza: «Come sindaco e come padre dico che atti come questo non sono più tollerabili, ne va del futuro dei nostri giovani, dei nostri luoghi». Poi Cristella trova le parole più severe, rafforzando il concetto: «Certezza della pena, o è tutto inutile». Intanto, mentre in paese unanimi sentimenti di repulsione e di condanna si rincorrono, Facebook dà voce alla laertinità diffusa. Sul web e in ogni parte d’Italia. Un ventaglio di commenti: la violenza è nell’angolo, ma non cede, sa come liberarsi. C'è chi resta «senza parole», chi mette in guardia dalle «speculazioni inevitabili», chi teme i «riflettori puntati sulla paura», chi invita a «non lasciarsi scivolare tutto addosso». E c'è chi, collegando l’e pesodio laertino a quello, analogo, accaduto pochi giorni fa a Palagiano, parla di «degrado culturale e morale» indicandolo come humus per «delinquenza e malfattori». Il pensiero di don Franco Conte, parroco in San Lorenzo e arciprete, richiama i valori dell’esistenza. «Leggere la cronaca di quanto sembra ormai giunto persino nel nostro territorio diventa opprimente, crea disagio interiore. Non è possibile constatare e fare ipotesi, usando sempre il condizionale. Chi percepisce l’urgenza di reagire, reagisca». I valori, si diceva: «Basta con le genericità, si cominci a percorrere le vie della ragionevolezza, del convincimento, ma soprattutto le vie di un grande rigore morale, di una esemplarità crocifiggente, di una fedeltà alla verità e alla giustizia». Un «humus» altro, insomma. Don Franco: «Chi avverte la gravità di queste situazioni, ma soprattutto chi forse fino a ieri ha insegnato a credere che tutto sia lecito e permesso, cominci a dire, a reagire; metta in conto di non essere compreso, di essere giudicato, di essere guardato male, modelli il proprio comportamento con uno stile diverso da quanto non accetta intorno a sé, ricordando che nulla di quanto denunciamo negli altri ci è completamente estraneo». Chiede di mandare «un messaggio in controtendenza» don Franco, cita don Milani e la non violenza: «Se non salveremo il mondo, ci salveremo almeno l’anima». La messa chiama (san Lorenzo «ospita» in questi giorni la Mater Domini), don Franco va. Ma è un po' meno festa.

da La Gazzetta del Mezzogiorno
di Francesco Romano

Il generale dei Cc alle coppiette:«Non vi appartate»

TARANTO - Due episodi gravi (la violenza sessuale dopo le rapine alle coppiette di Palagiano e Laterza nel tarantino) e la rapina agli allevatori di Gioia del Colle in provincia di Bari. Il generale di brigata Aldo Visone, comandante regionale dei carabinieri ha fatto il punto sulle indagini.

Generale, chi è il «mostro» della Murgia? Vi siete fatti un’idea della sua personalità?

«Dagli elementi raccolti posso dire che si tratta di un uomo dalla personalità composita. Si muove come se fosse allo sbando, scorazzando per le contrade della Murgia. Non sembra che segua un disegno, sembra, piuttosto, invece, essere allo sbando. Per questo vorrei fare un appello ai ragazzi. Se è possibile evitate i luoghi di aperta campagna e le strade molto isolate e chiamate immediatamente il 112 se vi trovate di fronte a circostanze che vi insospettiscono».

Il rapinatore gira armato. Ha minacciato le sue vittime e, forte della pistola, non ha esitato ad usare violenza su due sedicenni. Generale, siamo di fronte ad un soggetto pericoloso?

«È pericoloso nella misura in cui non ha una linea di condotta definita. Noi crediamo che parta per mettere a segno i suoi raid senza avere un obiettivo preciso. Le violenze potrebbero essere state frutto dell’occasione. Proprio per questo fattore di imprevedibilità abbiamo messo in campo rastrellamenti e controlli a tappeto».

È una vera e propria caccia all’uomo?

«È una massiccia, poderosa caccia all’uomo. Sulle tracce di questo malvivente al momento ci sono più di cento carabinieri. Sono impegnati quasi tutti i comandi pugliesi dell’Arma, abbiamo mobilitato i militari delle stazioni. Dalla scorsa notte in volo ci sono anche i nostri elicotteri. La campagna nella zona della Murgia è stata battuta palmo a palmo. Abbiamo visitato casolari e abitazioni di campagna. E poi ci sono le analisi sulla vettura rapinata alla coppia di Laterza, utilizzata per la rapina a Gioia e abbandonata per garantirsi la fuga in seguito alla reazione delle vittime».

In auto c’era qualche elemento interessante e utile alle indagini. Che cosa avete trovato?

«Gli accertamenti tecnici sono in corso. Non ci vorrà molto, ma un po’ di tempo è necessario per individuare tracce biologiche e verificare impronte digitali. Il materiale è al vaglio degli uomini della Sezione investigazioni scientifiche. Il fatto è che il malvivente ha rapinato l’auto ai ragazzi di Laterza nella notte tra mercoledì e giovedì. Il colpo alla masseria di Gioia è avvenuto 24 ore dopo. Questo significa che la vettura è stata nella piena disponibilità del bandito per un certo numero di ore. Se c’è qualche traccia, come crediamo, la troveremo».

L’identikit è già stato tracciato?

«Sappiamo che si tratta di un uomo tra i 30 e i 40 anni, corporatura media e altezza nella norma. Parla italiano, ma non è detto che lo sia. Stiamo raccogliendo altre testimonianze. Ma di più, al momento, non posso rivelare».

di Maristella Massari
La Gazzetta del Mezzogiorno
23/05/2009