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giovedì 8 maggio 2008

IL SOTTILE CONFINE DELLA LEGALITA'


Vanity Fair, 7 maggio 2008


Ci sarà pure l’invidia sociale e il voyeurismo morboso a avvelenare la glasnost fiscale voluta dal povero (e martoriato) Vincenzo Visco, ma in via di principio, l’operazione trasparenza, con i redditi degli italiani consultabili via Internet, non mi sembra affatto uno scandalo. Convinto come sono che siano infinitamente più oltraggiose le bugie dei dentisti da mille euro al mese, dei commercianti con Suv, ma nullatenenti, e degli imprenditori più poveri dei propri dipendenti, come ogni anno ci raccontano le dichiarazioni dei redditi degli italiani brava gente. Tanto, tanto devoti alla propria privacy. Hanno scritto che non è bello spiare il proprio vicino di casa o di ufficio, rovistare dentro al portafoglio di un calciatore e della sua bella. D’accordo, non è nemmeno elegante. Ma intanto l’elenco alfabetico di Internet riguarda tutti, va da a alla zeta, senza deroghe. Nei suoi labirinti si guarda e si è guardati. Non ci sono buchi della serratura a metterci in salvo, ma pagine di un libro aperto, dove tutti noi diventiamo controllori e controllati. Che poi sarebbe un principio elementare della democrazia contro il segreto, contro tutti i segreti, che di solito nutrono i poteri oligarchici e di casta.Smisurate grida hanno convinto il garante a chiudere le porte elettroniche degli elenchi (anche se troppo tardi). Piegandosi ai clamori di un Paese dove si evadono 200 miliardi di euro l’anno. Dove trenta (o quaranta o cinquanta) italiani su cento non pagano le tasse. Compiendo un gesto antisociale, prima che contabile. Perché usano strade, scuole, ospedali, boschi, coste e città costruite con la fatica (e il denaro) degli altri.

Godendosi i propri vantaggi, mordendo gli intrusi, senza mai far scandalo, ben protetti dalla privacy.

Segnalazioni

E' in edicola l'edizione tascabile di Vita agra di un anarchico, ripubblicato da Baldini Castoldi Dalai. Il libro, introvabile da anni, contiene una nuova prefazione.

martedì 21 agosto 2007

IL SILENZIO DEGLI ONESTI

Mentre è in atto una forte azione del Governo Prodi contro l’evasione fiscale e il lavoro nero il centro-destra invita alla rivolta fiscale. Niente di nuovo. Berlusconi, già durante i 5 anni di governo, invitava ad evadere ed emanava leggi ad personam per autolegalizzarsi dall’evasione.
Lo sanno tutti che in Italia farla franca è abbastanza facile perché mancano i controlli. E’ per questo che siamo in testa alle classiche della corruzione, delle fatture non pagate, dei fallimenti, delle piccole truffe e dei ladrocini legalizzati messi in atto da banche, assicurazioni, aziende telefoniche, etc.. Un sistema che avvantaggia i disonesti (modelli da imitare) che ottengono autorizzazioni e facilitazioni che invece sono negate a chi lavora con qualità e impegno. Le aziende gestite da imprenditori “onorevoli” sono aggravati dalla burocrazia, criminalità, disonestà commerciale e inoltre pagano le tasse anche per chi non le paga. In sintesi uno stato che premia i peggiori e non riconosce i meriti e la fatica.
La finanziaria del governo Prodi si è posta, con mille difficoltà, dalla parte degli onesti: ha tassato del 4% le pensioni d'oro, ha iniziato a ridurre i costi della politica e stipendi per ministri e parlamentari (il precedente governo presentò per ben 3 volte proposte d'aumento), sta promuovendo ed investendo soldi contro il degrado ambientale e incentiva il risparmio energetico. Sicuramente ciò non è sufficiente e occorre intensificare le azioni contro la burocrazia, lo spreco, l'inefficienza, la disonestà economica, la corruzione, la criminalità per rendere efficiente l’Italia. Inoltre occorre incidere sulle “caste privilegiate" di politici, funzionari pubblici, avvocati, notai, commercialisti, truffatori e delinquenti che hanno tutto l'interesse a continuare a vivere in un sistema che non funziona.
Ma si può fare tutto ciò senza l’aiuto dei cittadini onesti?
Franco Catapano

lunedì 20 agosto 2007

Peter Pan? In galera!

(...) Le nostre classi dirigenti da anni usano i media per convincerci che il problema per il fisco in Italia, non sono gli alti redditi (gli stipendi faraonici, le liquidazioni da nababbi, i cachet miliardari, le ville e gli yacht) perché toccando le grandi fortune un ristretto numero di fortunati, non inciderebbero in alcun modo sulla fiscalità generale. Quindi dall'altro non sarebbe giusto tassarli pesantemente e dall'altro sarebbe ininfluente perseguirne l'evasione. Il problema, ci viene detto continuamente, “è un altro”, è lo stato sprecone da tagliare, sono i pensionati che si ostinano a non crepare, i giovani precari che vorrebbero asili nido per farsi una famiglia. E poi, perché levare 1.000 € a uno quando è così facile levare un € a mille?
Ebbene Valentino Rossi si incarica di smentire tante bugie così goebblesianamente ripetute dalle nostre classi dirigenti e di darci una chiave di lettura realista del problema. Infatti è proprio di ieri la notizia che la Finanza ha materialmente recuperato dall'inizio dell'anno 1.1 miliardi in più di evasione fiscale. Ebbene è evidente che questo ammontare di denaro (del quale siamo tutti contenti) è perfettamente confrontabile con quanto richiesto a Rossi, una multa da oltre 110 milioni. E allora scopriamo che anche un oligarca come Rossi non solo non sparisce, ma da solo vale il 10% di tutti i baristi che hanno scordato lo scontrino e i professionisti che non hanno emesso fattura.
In Italia ci sono cinque milioni di precari. Certo, i 60 milioni di evasione contestati all'oligarca Rossi potrebbero essere facilmente diluiti su di loro: un €uro al mese per un anno per cinque milioni di precari fanno giusto giusto i 60 milioni che permetterebbero a Peter Pan di stare con Campanellino sull'Isola che non c'è a fare brun-brun con la moto. Forse non se ne accorgerebbero neanche i precari se gli sottraessero un €uro, e forse la maggior parte di loro pagherebbe volentieri per vedere lo spensierato Rossi vincere una corsa. Forse molti precari non vedono nell'evasore Rossi il simbolo di un'ingiustizia da sanare, ma soltanto uno di loro che ha realizzato l'American dream neoliberale. Forse. Ma per quanto riguarda i cittadini italiani, non è importante sapere se i commercialisti di Rossi abbiano trovato la gabola giusta per farla franca. Perché qui la questione non è se Rossi ha evaso o meno il fisco. Di sicuro ha guadagnato miliardi e non ha pagato nulla. La questione è se i suoi fiscalisti riusciranno a fargliela fare franca o no.
Io so che Rossi è italiano, ha sponsor italiani e deve la stragrande maggioranza della sua fortuna al pubblico italiano. Vuole farmi credere che sui soldi guadagnati in Italia come testimonial di Telecom Italia non debba pagare le tasse in Italia? Perché quello che è sicuro è che lui quei soldi non li ha versati a nessuno fisco, né italiano, né inglese, né di Paperopoli. Di Paperopoli ha parlato lui, nel testo che gli hanno scritto per avvalorale e indulgere al personaggio fanciullesco. Il testo del monologo è professionalmente ineccepibile - con tanto di primo piano alle mani - e non è un caso che Rossi metta sullo stesso piano la sua vita privata, la storia con una soubrette, la necessità di star tranquillo per poter vincere le corse, con l'evasione fiscale, facendo finta di non capire e cercando di fare in modo che il pubblico non capisca la gravità della situazione. MINIMIZZARE, ordinavano al Minculpop di fronte alle notizie sgradite.
Ma non dobbiamo più minimizzare. E' al nostro ospedale, alla nostra scuola, alla nostra università, al nostro pronto soccorso che l'evasore fiscale Valentino Rossi sta rubando milioni di €uro. Sono i nostri pompieri che non hanno i soldi per spegnere gli incendi, i nostri magistrati che devono portarsi da casa la cancelleria, la nostra Polizia stradale che non ha la benzina per pattugliare le strade. Rossi si è salvato, se n'è andato a Londra e ci prende pure in giro. Che abbia frodato il fisco e sia alla fine condannato a pagare, oppure abbia solo fregato il fisco, e allora ne esca immacolato, la sostanza è la stessa: si è messo al di fuori di questa comunità. Per me che a Londra ci resti, tra pirati e profittatori.
In Italia il suo posto è la galera.
di Gennaro Carotenuto

Funziona la lotta agli evasori: in sette mesi accertati 5,4 miliardi

www.repubblica.it – 14 agosto 2007
Nei primi sette mesi dell’anno l’Agenzia delle Entrate ha accertato una evasione per complessivi 5,4 miliardi di euro con una crescita del 58% rispetto allo stesso periodo del 2006. Il dato, spiega una nota, emerge dall’analisi dell’attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni di evasione.
In crescita anche gli incassi, che sempre nello stesso periodo sono ammontati a 1,1 miliardi contro i 936 milioni del 2006 con un incremento del 17,7%. In aumento sia i versamenti diretti, passati da 612 milioni a 722, che i ruoli, passati da 324 a 380 milioni.
Risultati di rilievo, si legge ancora nella nota, ai quali ha contribuito anche il significativo accertamento condotto nei confronti degli azionisti della Bell e che sono comunque il frutto del forte impegno dell’Amministrazione nell’attività di controllo. La Bell è la cassaforte utilizzata per la scalata a Telecom da parte di Colanninno e dei soci bresciani e finita sotto l’esame degli 007 del fisco per l’operazione di cessione della quota di controllo nel 2001 a Tronchetti Provera.
Un incremento particolare viene registrato dal numero degli accertamenti relativi a imposte dirette, Irap e Iva che passano da 180.338 dei primi 7 mesi del 2006 a 259.981 con una crescita del 44%. In aumento del 27% anche le verifiche che salgono da 6.233 a 7.859, mentre sono in leggero calo gli accessi per il controllo degli obblighi fiscali che passano da 85.189 a 80.455 (-6%).