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sabato 7 marzo 2009

RINASCE LA CASTA CON L’UNIONE DEI COMUNI

BARI – L’idra dalle sette teste è pronta. Si chiama “Unione dei Comuni delle Gravine e delle Pinete ioniche” e rinasce dalle ceneri della famigerata Comunità Montana Murgia Tarantina. Come si ricorderà l’idra era un mostro che terrorizzava gli allevatori privandoli delle mandrie, le sue teste appena tagliate ricrescevano. Sciolte le Comunità Montane pugliesi per decisione della Giunta Vendola, ecco questo nuovo mostro. A capo sempre lui, l’ineffabile Arcangelo Rizzi, naturalmente di Forza Italia, il Presidente della fu Comunità Montana Murgia Tarantina. A questa associazione starebbero per aderire una buona parte dei Sindaci della ex CMMT Comunità Montana Murgia Tarantina (Quero di Mottola, Cristella di Laterza, Montanaro di Ginosa, D’Alessandro di Castellaneta, Ressa di Palagiano, Labalestra di Palagianello). Intanto Rocco Ressa Sindaco di Palagiano (pd) , unico sindaco di centrosinistra del versante occidentale della Provincia di Taranto ha già precisato : “se ci saranno costi aggiuntivi per i Comuni aderenti non darò alcun assenso. Sono pronto a passare alla Unione dei Comuni già ratificata da Crispiano, Statte e Massafra che prevede all’interno membri elettivi, le cui competenze non comportano ulteriori oneri ai bilanci comunali”. Nel protocollo di intesa tra i Comuni sarebbe già stato previsto un costo annuo di 70 centesimi a cittadino. Per un comune di 20.000 abitanti significano 14.000€ annui. Per 5 Comuni si arriverebbe già a 80.000 € annui, facendo una media tra le diverse densità demografiche. E siamo al solo costo di esistenza, non già al costo per lo svolgimento delle funzioni assegnate. Va ribadito con forza che i compiti dell’Unione dei Comuni devono essere di raccordo sovra-comunale, non una voce fissa in bilancio annua da destinare a “predellino” per chicchessia. Con la nomina di un commissario da parte della Regione e con l’esaurimento delle ultime incombenze, la funzione programmatoria e di gestione del territorio delle Comunità Montane passerà alle Provincie. La quali oltre ad avere un preciso riferimento nella Costituzione costituiscono espressamente - ai sensi del Decreto Legislativo 18 Agosto 2000 n°267 - un Ente dedicato a “curarne gli interessi, promuoverne e coordinarne lo sviluppo”. Un rapido passo indietro: era l’Aprile del 2008. Rizzi fu invitato a Porta a Porta. Vespa lo irrideva garbatamente mentre tentava di difendere l’indifendibile. Cioè la CMMT creata da una legge regionale di “riordino” delle Comunità Montale nel 2004, prima della Giunta Vendola. I danni creati all’immagine della Provincia di Taranto e alla Puglia in generale sono stati enormi, sicuramente ben più dei benefici (tutti da dimostrare) che vengono accampati. Palagiano campeggia ancora sulla prima pagina di un un best-seller chiamato la Casta. Il libro si apre citandola per il suo inserimento nella Comunità Montana pur essendo a livello del mare. Ed ora che facciamo ricominciamo? Vallo a spiegare a Gian Antonio Stella. Ed ai pugliesi soprattutto.
Bari, 12 Marzo 2009

Il Consigliere Regionale del Pd Paolo Costantino

lunedì 30 giugno 2008

Costantino: niente più comunità montane nel Tarantino


L’ente di Mottola accorpato a quelli di Ruvo e di Gioia del Colle.

Il governo Vendola ha approvato la riduzione delle Comunità Montane Pugliesi da sei a tre. Il disegno di legge sarà ora sottoposto all’esame del Consiglio regionale. Una decisione presa in attuazione della legge 244 del 2007 (ultima finanziaria del governo Prodi). A comunicarlo è stato Paolo Costantino, consigliere regionale del Pd, secondo il quale Vendola entro il 31 dicembre dovrà istituire le tre nuove Comunità montane: Zona A, detta del Gargano con i comuni di: Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Peschici, Rignano Gargano, S. Giovanni Rotondo, S. Marco in Lamis, Sannicandro garganico, Vico del Gargano e Vieste; zona B, detta della Daunia con i comuni di: Alberona, Biccari, Carlantino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Piglia, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valforte, Motta Montecorvino, Pietra Montecorvino, Roseto Valforte, nS. Marco Lacatola, Voltura Appula, Volturino, Accadia, Anzano di Puglia, Bovino, Candela, Castelluccio Valmagiore, Celle S. Vito, Delicato, Faeto, Monteleone di Puglia, Orsara di Puglia, Panni, Roccheta S. Antonio, Sant'Agata di Puglia, Troia, e zona C, detta della Murgia, che sarà formata dai Comuni di: Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Spinazzola, Acquaviva delle Fonti, Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Grumo Appula, Noci, Santeramo in Colle, Toritto, Cristiano, Massafra, Mottola, Laterza. I comuni ricompresi saranno ridotti da 62 a 52. I comuni della provincia di Taranto tagliati sono: Palagianello, Palagiano, Montemesola, Ginosa e Castellaneta. I consiglieri passeranno da 186 a 132, spariranno gli assessori. I nuovi presidenti che saranno eletti potranno avvalersi di due soli componenti nell’esecutivo.«Questo - ha sottolineato Paolo Costantino - pone fine allo scandalo delle Comunità montane a livello del mare. Viene infatti - ha aggiunto - soppressa tra le altre la Comunità montana dela Murgia Tarantina che campeggiava tra gli sprechi d’Italia nella prima pagina de “La Casta”, il libro inchiesta di Gian Antonio Stella e Carlo Rizzo. La giunta regionale del presidente Vendola - commenta ancora il consigliere del Pd -, non è arroccata in una torre d’avorio ma attenta a produrre atti sensati senza cedere a tentazioni demagogiche. Infatti - conclude Costantino - il lavoro programmatorio relativo ai fondi europei ed altre progettualità, nonchè la continuità amministrativa degli atti posti in essere dalle Comunità montane, è fatto salvo con le norme transitorie».D’accordo al provvedimento si è dichiarato il presidente della Comunità montana della Murgia Tarantina, Arcangelo Rizzi. Il disegno di legge della giunta regionale secondo Rizzi è il frutto della bozza proposta dai Presidenti delle Comunità montane pugliesi, fatta propria dal governo Vendola. Una nuova riformulazione delle Comunità montane che secondo Rizzi va accompagnata da nuovi strumenti di delega riguardanti il riassetto idrogeologico, la prevenzione degli incendi e la gestione del parco. In sintonia con il presidente Rizzi si è detto anche Vanni D’Onghia, assessore della Comunità montana con sede a Mottola. Un riordino che ritiene necessario per ridurre la spesa. Anche se D’Onghia ritiene che ci sono altri enti che vanno soppressi, come l’Ente Parco, le cui funzioni vanno affidate alle Comunità montane, già competenti ed attive nel territorio. E quella della Murgia Tarantina secondo l’assessore D’Onghia ha mostrato efficienza già dall’attuazione dei Patti territoriali, fino all’approvazione di progetti importanti come il Prie (Piano regolatore degli impianti eolici) ed il ruolo di regia svolto nell’Area vasta.»


da La Gazzetta del Mezzogiorno
di Francesco Francavilla

venerdì 27 giugno 2008

L'ultimo presidente

Arcangelo Rizzi, una cosa è certa, resterà negli annali quale ultimo presidente della Comunità montana della Murgia tarantina. Lui, però, non se ne duole poi tanto. Anzi, da Roma, dov’è impegnato nel direttivo dell’Uncem (l’associazione che riunisce le comunità montane italiane), racconta al Corriere che, in fondo, è tra i padri della legge taglia-comunità montane. «La decisione della Regione non mi sorprende - ammette - perchè sono tre mesi che con l’Uncem stiamo lavorando al progetto di autoriforma. Il progetto della Regione ricalca, con qualche piccola modifica, quello che abbiamo presentato noi all’assessore Minervini, con il taglio da sei a tre delle comunità, la riduzione a un terzo dei consiglieri montani e giunte molto più snelle».
Ma dentro chi resta? «Solo i comuni montani, come dice la legge; quindi, per dirne uno, Palagiano non c’è». Già, perchè i 39 metri sopra il livello del mare che avevano tanto incuriosito il duo best seller Stella-Rizzo, altro non erano che la sommità del palazzo più alto di Palagiano (qualcosa meno di dieci piani). La montagna non c’entrava, il mare di Chiatona sì.
Sarà per questo che Rizzi, più che i “tagli” della Regione (che fa suoi) non ha mai digerito il “taglio” del libro e degli articoli a contorno: «Sono stato - confessa accalorandosi - il capro espiatorio della Casta. Eppure la comunità montana, così com’era, non andava bene nemmeno a me e ben prima di quel libro». A parziale consolazione, si può ricordare che Rizzi è diventato recentemente un “personaggio” da Porta a Porta. Bruno Vespa, un mesetto fa, si fregava le mani: «Allora maresciallo, che facciamo con le comunità montane?». Alla fine è andata come aveva previsto Rizzi, il maresciallo di marina presidente della Comunità montana: «E’ passata la nostra proposta, ma alla Regione chiederemo funzioni e competenze, per esempio la gestione del Parco delle Gravine: la legge ce lo consente ed è inutile creare altri carrozzoni. Stavolta l’hanno capito anche loro, in Regione, che le comunità montane consentono agevolazioni, vedi l’Ici esente sui terreni agricoli o l’accisa più bassa sui carburanti agricoli, e assicurano la premialità per i finanziamenti europei o i contributi per l’agricoltura». E poi entrano in gioco in tanti progetti, da Agriland all’Area Vasta.
Ma Rizzi, che è abituato a lottare, avverte: «Siamo in una fase di ebollizione. La legge regionale, che supera i criteri dell’ultima Finanziaria, andrà collegata al Codice delle autonomie che il Governo ha rimandato a settembre. E in quest’ottica bisogna andare». Come dire: aspettatevi sorprese. Nel frattempo, può bastare un consiglio per le letture sotto l’ombrellone: «La Deriva - Perchè l’Italia rischia il naufragio» dei soliti Stella e Rizzo. Certi libri hanno forse dimezzato le comunità montane, ma leggerli non ha mai ammazzato nessuno.
Massimo D'Onofrio - Corriere del Giorno

mercoledì 18 giugno 2008

“Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale”

L’unica cosa che ci sentiamo di condividere nella lettera del Presidente del Consiglio al Presidente del Senato che riportiamo qui sotto è la frase che abbiamo scelto come titolo di questo post:«Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale».Ovviamente – manco a dirlo – in un senso completamente opposto a quello dato alla frase dal suo autore.Scriviamo questo post perché i lettori del blog non pensino che siamo assenti o distratti, ma in realtà non c’è quasi niente da dire, tanto tutto è assurdo.A noi sembra evidente che non stia arrivando il fascismo, ma questo è già il fascismo.A fronte delle banali obiezioni che vengono fatte sempre a questo punto, precisiamo: il fascismo contemporaneo.Nulla resta immutato nel tempo.Anche il fascismo – come tutte le cose della vita – assume le forme proprie del tempo in cui si realizza.Sta a chi ci vive dentro di riconoscerlo.Come c’è scritto in un libro di battute comiche di Gino e Michele: “La gente ai tempi del fascismo non sapeva di vivere ai tempi del fascismo”!Come scrive Marco Travaglio, «l’altro giorno, fingendo di avanzare un’“ipotesi di dottrina”, Giovanni Sartori ha messo in guardia sulla Stampa dai “dittatori democratici” e ha spiegato: “Con Berlusconi il nostro resta un assetto costituzionale in ordine, la Carta della Prima Repubblica non è stata abolita. Perché non c’è più bisogno di rifarla: la si può svuotare dall’interno. Si impacchetta la Corte costituzionale, si paralizza la magistratura … si può lasciare tutto intatto, tutto il meccanismo di pesi e contrappesi. E di fatto impossessarsene, occuparne ogni spazio. Alla fine rimane un potere ‘transitivo’ che traversa tutto il sistema politico e comanda da solo”».E in un brano che riportiamo in un post citato qui sotto, Alexis de Tocqueville scrive che «Se un potere dispotico si insediasse nei paesi democratici, esso avrebbe certamente caratteristiche diverse che nel passato; sarebbe più esteso ma più sopportabile, e degraderebbe gli uomini senza tormentarli. Un sistema che potrebbe sembrare paterno, ma che al contrario cercherebbe di fissare gli uomini alla loro infanzia, preferendo che si divertano piuttosto che pensare [...]».E per tutti quelli che a questo punto tirano fuori la storia del “destra” e “sinistra”, chiariamo che il fascismo non è “di destra” o “di sinistra”: è il fascismo. Punto.E, perchè non restino dubbi e alibi sulla nostra posizione, lo riteniamo ingiusto e dannoso tanto quanto lo stalinismo, il castrismo e tutte le altre forme di dittatura - “di destra”, “di sinistra”, “di sopra” e “di sotto” -, diverse fra loro ma uguali nel negare diritti assoluti della persona e uguaglianza reale ai cittadini in nome di un “progetto salvifico” prossimo venturo, di un futuro felice al quale si sacrifica il presente.Non a caso l’unica reazione della cosiddetta “sinistra” è: “Se continua così interrompiamo il dialogo”. Ma quale dialogo?E siamo nel fascismo non tanto perché qualcuno può pensare e dire dal posto che occupa le cose che pensa e dice il Presidente del Consiglio, ma perché quelle cose le può fare.Quando quelle cose si possono fare, è segno certo che il fascismo non è un pericolo imminente ma una condizione attuale.Non c'è più la separazione dei poteri (il Capo del Governo, imputato, decide per legge, dando disposizioni al Presidente del Senato, quali processi si fanno e quali no e l'informazione viene gravemente limitata).Sul ricorso alle promesse di paradisi futuri per fare accettare gli inferni presenti, rinviamo sul punto ad alcuni post del nostro blog:Democrazia e principi. Il pericolo delle politiche eudemonisteLa “Giustizia” tradita e strumentalizzata dal “Potere”“Nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso ...”Frattanto, a fronte di tutte le promesse, l’unica cosa evidente è che ancora una volta e per molto tempo ancora il Governo e il Parlamento spenderanno mesi del loro lavoro solo per risolvere il problema di una persona, mentre le esigenze dei cittadini, della Giustizia e del Paese resteranno lì dove sono sempre: nelle promesse elettorali.E la domanda che sorge spontanea è: ma abbiamo ancora un Ministro della Giustizia o il Presidente del Consiglio lo ha esautorato e ne ha assunto i poteri?Riportiamo qui sotto, in fondo, la lettera di Berlusconi a Schifani, davvero impossibile da commentare.Per dovere di informazione, segnaliamo soltanto che non è vero che la collega Nicoletta Gandus, che l’imputato Berlusconi ha ricusato in mondovisione, abbia, come dice lui, «ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il Governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare».La collega Gandus, alla quale va tutta la nostra solidarietà di cittadini prima che di magistrati e avvocati, ha solo aderito ad alcuni appelli per la giustizia, firmati da decine di persone di ogni estrazione culturale, sociale e professionale, uno dei quali si può leggere a questo link. E ciò ha fatto nel legittimo esercizio della sua libertà di manifestazione del pensiero riconosciuta, al momento, anche ai magistrati dall'art. 21 della Costituzione.A questo link c’è il verbale di interrogatorio dell’avv. David Mills, che spiega come fu che Silvio Berlusconi gli regalò 600.000 dollari «a titolo di riconoscenza per il modo in cui io ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi».Per capire cosa sia la civiltà, i 600.000 dollari sono saltati fuori non a causa di una trama dei cattivi giudici italiani, ma perché il commercialista dell’avv. Mills, in Inghilterra, resosi conto che si trattava di operazione di dubbia legalità, ha denunziato la cosa alle autorità competenti.Come noto (uno dei tanti articoli di stampa è a questo link) «nella lettera al commercialista del 2 febbraio 2004 l’avvocato [Mills], marito di Tessa Jowell, ministro della Cultura del governo Blair, scriveva: “Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. Erano consapevoli, in particolare, di come i miei soci si fossero intascati la maggior parte del dividendo; sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato momenti difficili, per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr. B fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo”».Per un panorama completo degli articoli di stampa su ciò che sta accadendo, vi rinviamo alla ricchissima Rassegna Stampa di Vanna Lora, che Vanna aggiorna quotidianamente, a questo link.
_____________Lettera del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al Presidente del Senato Renato Schifani. 13 Giugno 2008.
Caro Presidente,come Le è noto stamane i relatori Senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto “decreto sicurezza” un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale.In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell’Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al Governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica.Ho quindi preso visione della situazione processuale ed ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria.Proprio oggi, infatti, mi è stato reso noto, e ciò sarà oggetto di una mia immediata dichiarazione di ricusazione, che la presidente di tale collegio ha ripetutamente e pubblicamente assunto posizioni di netto e violento contrasto con il Governo che ho avuto l’onore di guidare dal 2001 al 2006, accusandomi espressamente e per iscritto di aver determinato atti legislativi a me favorevoli, che fra l’altro oggi si troverebbe a poter disapplicare.Quindi, ancora una volta, secondo l’opposizione l’emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti, non dovrebbe essere approvato solo perché si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto.Questa è davvero una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale.Sono quindi assolutamente convinto, dopo essere stato aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici, che sia indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione, per la loro durata in carica.Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale.La informo quindi che proporrò al Consiglio dei Ministri di esprimere parere favorevole sull’emendamento in oggetto e di presentare un disegno di legge per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato.

venerdì 6 giugno 2008

Tante parole, molte chiacchiere… Ma i fatti?

di padre Fausto Marinetti

7.000 nomadi a Roma, 10.000 a Napoli, 160.000 in Italia, lo 0,2% della popolazione. Il 60% sono minori. Molti arrivano dai Balcani negli anni '90 per sfuggire ai conflitti etnici.Ponticelli, rom, rumeni, clandestini. Emergenza rifiuti, rifiuti umani compresi. Da una parte si parla di tolleranza zero, reato di clandestinità, 10 nuovi CPT, ronde, pattuglie militari; dall'altra di progrom, intolleranza, xenofobia, criminalizzazione, guerra tra poveri. Per il sindaco di Napoli è facile solidarizzare, ma poi tocca al municipio trovare una sistemazione. Il cardinale replica, esortando i preti a portare latte ai bambini e cibo ai genitori, che non "hanno una crosta di pane".Peccato che gli "impegnati" intervengano individualmente, ognuno suoni il suo strumento senza fare orchestra. Nobili solisti, niente coro. Flebili i richiami delle istituzioni centrali. Dopotutto come possono alzare la voce con quei poteri politici che, in cambio di privilegi, hanno promesso di sostenere i "principi non negoziabili della chiesa"? Se mangi nel piatto del padrone non puoi permetterti di criticarlo. Esattamente il contrario dell'azione dei profeti. Ma è forse negoziabile la giustizia, la dignità umana, i diritti umani? Può una chiesa diventare funzionale al potere economico, politico, militare?In nome della sicurezza pare si voglia passare su tutto il resto. Ma sicurezza di chi? Non hanno diritto alla sicurezza anche (o soprattutto?) i più deboli, gli indifesi, donne e bambini, i poveri, appunto? Forse l'istituzione clericale sta diventando la "chiesa a servizio dei politici" che promettono di legiferare sulla famiglia sicura, di negare ogni diritto civile alle copie di fatto, agli omosessuali, ecc.? La scomparsa del partito cattolico, la DC, sponsorizzato dal vaticano, non insegna proprio niente?Anche nella povertà c'è una gerarchia, una graduatoria senza fine: disoccupati, precari, pensionati con la minima, anziani, senza casa, senza assistenza, ecc. Ma in Europa non si è mai semtito dire che qualcuno sia morto di fame (tranne per anoressia). Papa Giovanni ed il Concilio oggi, forse, più che di "Chiesa dei poveri", parlerebbero di "Chiesa dei clandestini e dei rom"? Non sono loro gli ultimi degli ultimi? Non sono tutte per loro le parole di Cristo, sia quelle di Luca 4 ("Sono venuto per annunciare la libertà ai prigionieri del bisogno"), che quelle di Matteo 25: ("Avevo fame di dignità, sete di giustizia... non mi avete saziato"?).I politici in cerca di consenso potranno produrre le loro giustificazioni ("Sono delinquenti! Vengono tutti in Italia per via dell'impunità!"); potranno sfruttare il clima di paura, cavalcare la sindrome dello zingaro e del clandestino (tutti ladri, tutti fannulloni, tutti protettori della prostituzione organizzata, ecc.). Ma i vescovi e i preti? Perfino la cattolicissima Spagna, perfino la UE si è fatta sentire. Non è un po' troppo criminalizzare indiscriminatamente i depauperati? Per certi politici pare che basta nascere rom o figlio di clandestini per essere automaticamente "delinquente"!Fiumi di parole, di chiacchiere... Ma i fatti?Quanti preti hanno aperto le porte della chiesa ai nuovi apolidi e perseguitati?E un vescovo, uno solo, che li abbia invitati a prendere possesso di uno, uno solo, dei tanti stabili ecclesiastici o conventi vuoti o seminari in disuso o affittati?E, miracolo dei miracoli!, una sola delle centinaia di congregazioni religiose (che hanno trasformato i loro noviziati in alberghi/ostelli esentasse), che abbia messo a disposizione i propri spazi?
E se lo Stato del Vaticano offrisse loro asilo politico, chissà, magari un pezzettino dei suoi giardini per un asilo nido, oppure proponesse loro la cittadinanza vaticana, o, perché no?, offrisse loro una basilica e adiacenze con il privilegio della extra-territorialità?
Il "figlio dell'uomo" continua a ripetere a tutti i figli dell'umanità: "Se stai per fare la tua offerta all'altare e lì ti sovviene che qualcuno ce l'ha contro di te, lascia la tua offerta, vai a riconciliarti con il tuo fratello".
Rom e clandestini non hanno qualche cosa contro di noi?

mercoledì 4 giugno 2008

Salvacondotto ai ROM


Nell’orribile Italia che ci respira accanto almeno due persone hanno ottenuto un salvacondotto che li mette al riparo da qualunque conseguenza generino le loro parole e le loro azioni: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il suo ministro Umberto Bossi. Possono dire e disdire, fare e disfare, come a nessun altro è consentito: elogiare i mafiosi e Putin, invocare i fucili e la secessione. Oppure aizzare l’intero Paese contro i Rom e i campi nomadi. Come se davvero nell’Italia governata per un terzo dalla grande criminalità, la ‘ndrangheta, la mafia siciliana e la camorra - che sovrintendono il traffico di droga, di armi, di capitali occulti, di esseri umani, della prostituzione, degli schiavi dell’elemosina, l’estorsione ai commercianti e agli imprenditori, il controllo dei cantieri, degli appalti e dei rifiuti - il problema che quotidianamente ci affligge sia davvero quello: i furti in appartamento, la sporcizia dei campi nomadi, l’aggressività dei piccoli zingari per strada. E che per arginare questa emergenza (non quella della Locride o di Scampia o dell’economia malavitosa che investe in Borsa) vengano nominati commissari ad hoc con il compito di ripulire, sradicare, disinfestare. In un furore d’ordine, ma in realtà di tremori contro le persone diverse da noi, che sta avvelenando l’Italia e gli italiani. Dicono gli imperturbabili commentatori della politica (sempre eccellenti a spiegare il già avvenuto) che è poi la vita minuta di quartiere con gli inciampi e le difficoltà di tutti i giorni quella che orienta la scelta degli elettori. I quali se ne fregano della mafia russa e dei padrini calabresi, purché qualcuno allestisca (o prometta) la forca per chi gli ha appena rubato il portafoglio. Non averlo capito in tempo, dicono, ha perduto la sinistra, disarmandola. Che sia solo questo, guardando le facce inconsapevoli dei leader di sinistra, io ne dubito assai. Mi domando semmai a quale destino si siano arresi, a quale salvacondotto personale aspirino i commentatori della politica, pensando simili pensieri.


Segnalazioni

La Repubblica del silenzio: il caso Travaglio ha inaugurato una nuova era politica (da Diario)

di Furio Colombo

mercoledì 21 maggio 2008

Siamo Uomini o Caporali?

Fisco, i dirigenti si promuovono da soli


Scatta l'«autovalutazione» e l'84% si dà del «bravo». Così si calcolano premi e incentivi
«Anch'io disprezzo i fannulloni. Ma se c'è un fannullone è chi dirige male o non c'è proprio a dirigere». Parola di Raffaele Bonanni. Ma forse, quando ha sferrato l'attacco ai dirigenti pubblici, il segretario della Cisl non aveva ancora letto l'ultimo bollettino dell'Aran, l'agenzia governativa per i contratti del pubblico impiego.
Perché se l'avesse fatto avrebbe scoperto che l'84% dei dirigenti dell'Agenzia delle entrate valuta se stesso «più che adeguato» all'impresa, se non addirittura «eccellente» in relazione al raggiungimento degli obiettivi. E quelli che restano? Quelli si considerano almeno «adeguati». Insomma, non ce n'è nemmeno uno che si reputi davvero scarso. Ma se vi chiedessero «datti un voto», sapendo che dal giudizio che vi date potrebbe dipendere un aumento di stipendio, oppure un progresso di carriera, rispondereste qualcosa di diverso? Eppure, incurante di autorevoli studi americani che dimostrano come l'«autovalutazione» porti inevitabilmente a sopravvalutarsi, l'Agenzia delle entrate ha pensato di fondare il proprio sistema di misurazione del merito dei dirigenti proprio su questo principio. E il responsabile dell'organizzazione, Marco Annecker, ha impiegato undici pagine fitte del bollettino Aran per spiegare perché, presentando i primi risultati del nuovo sistema introdotto nel 2006. La sua relazione comincia con la citazione della famosa frase che campeggia sul tempio di Apollo a Delfi: «Conosci te stesso ». Chiaro, no? Più oscuro, invece, è il motivo per cui il sistema di valutazione dei dirigenti sia stato battezzato con il nome di una stella, S.I.R.I.O: «Sistema Integrato di Risultati, Indicatori e Obiettivi». Anche perché Sirio è la stella «del cane». Ma non è la prima volta che i creativi delle Entrate si applicano nella ricerca di improbabili acronimi. Sapete come si chiama la banca dati dell'Anagrafe tributaria? Serpico, proprio come il famoso detective anticorruzione americano. Dove però «Ser.P.I.Co» sta per «Servizio Per le Informazioni sui contribuenti ».
Complimenti. Ma c'è anche il R.A.D.A.R.: Ricerche e Analisi Decisionale per l'Accertamento del Reddito. Inseguendo Sirio, i 1.352 dirigenti scoprono da sé quanto sono bravi attraverso un complicato percorso di «autovalutazione strutturata» costruito con un software raffinato. Che dovrebbe mettere al riparo anche da eccessi di autostima. Già, ma come? Dice la relazione: «Quanto alla possibile obiezione che i racconti degli interessati potrebbero non rispondere a verità... più che mai può qui valere il detto secondo il quale "le bugie hanno le gambe corte"». Del resto, «se è giusto che il valutato pretenda oggettività dai valutatori, anch'egli deve per primo seriamente impegnarsi in un'analisi obiettiva». Insomma, fanno a fidarsi. Ma fino a un certo punto. Perché il dirigente superiore, che evidentemente non ha l'anello al naso, provvede a ridimensionare i giudizi palesemente esagerati, senza sorpresa e senza danno per l'interessato. Il quale, male che vada, si vede «retrocesso» da «eccellente » al grado di «più che adeguato ». Correzione che fa scendere il numero delle presunte eccellenze dal 40% a meno del 10%. Circostanza della quale l'Agenzia delle entrate sembra addirittura rammaricarsi, dato che l'obiettivo di S.I.R.I.O. è «la condivisione dei giudizi... vale a dire la sintonia fra come io valuto me stesso e come l'altro valuta me». Ma anche le amministrazioni che non si sono imbarcate in progetti altrettanto «stellari» (e probabilmente costosi) di valutazione, non rinunciano al giudizio fai da te. Al ministero dell'Economia, per esempio, i dirigenti di seconda fascia compilano ogni anno un questionario sui «comportamenti organizzativi» con relativo «punteggio conseguito».
Punteggio, per inciso, che si danno da soli. A fianco della loro autovalutazione c'è una colonna riservata al dirigente generale che può confermare o meno i voti che i loro sottoposti si sono attribuiti. Quanti pensate che siano i bocciati? Nessuno. Anche perché salterebbero i premi collegati. D'altra parte, se su 3.769 alti dirigenti dello Stato, non ce n'è uno che abbia avuto un giudizio mediocre, una ragione ci deve pure essere. L'economista Nicola Rossi ha raccontato domenica sul Corriere che al ministero dello Sviluppo, se ogni funzionario può essere valutato da un minimo di 3 a un massimo di 9, c'è un accordo sindacale che prevede che la media dei voti non possa essere inferiore al 6. Per non parlare della Regione Siciliana dove, secondo la Corte dei Conti, dal 2001 al 2006 tutti i 2.196 dirigenti hanno avuto in busta paga trattamenti economici di posizione pari al massimo. Possibile? Possibile. Perché in Sicilia l'«autovalutazione» è in vigore da sette anni. Anzi, sono stati loro i precursori di quello che hanno chiamato più pietosamente «autoreferto». Tecnicamente, la diagnosi della malattia effettuata dallo stesso malato. Ma il merito? Quello resta in subordine. E qualche volta ci rimane, in subordine, anche se per salire un gradino si deve fare un esame. Prendiamo il caso di Franca Caruso, dipendente del ministero dell'Economia a Catanzaro già inquadrata nella carriera direttiva, grado C1. Un bel giorno la signora decide di partecipare al concorso interno per due posizioni di livello C3. Con lei partecipano due colleghi di grado superiore C2. Ma la signora Caruso li batte entrambi e vince il concorso. Direte: le avranno srotolato il tappeto rosso e dato pure un bell'aumento di stipendio. Macché. Subito si fa un accordo sindacale, firmato dall'allora direttore generale del Tesoro Giancarlo Del Bufalo, con il quale si stabilisce che per accedere al livello C3 bisogna necessariamente passare dal grado C2. La graduatoria viene quindi rovesciata, e la signora Caruso, da prima che era, si ritrova terza. E oltre al danno, pure la beffa di vedersi offrire il posto C2 di uno dei due che aveva sonoramente battuto al concorso. Adesso sono alle carte bollate. E chissà se con l'autovalutazione sarebbe andata in maniera diversa.



Enrico Marro Sergio Rizzo

venerdì 18 gennaio 2008

Sanità e tessere, così fan tutti - Gian Antonio Stella

«Cercasi radiologo targato Ds». «AAA. Cercasi pediatra vicino An». «AAA. Cercasi neurochirurgo convintamente Udc».
Dovrebbero avere l'onestà di pubblicare annunci così, i partiti: sarebbero più trasparenti. Perché questo emerge dalle intercettazioni della «Mastella Dynasty»: la conferma che la politica ha allungato le mani sulla sanità. Padiglione per padiglione, reparto per reparto, corsia per corsia. A donna Alessandrina, che oltre a preparare cicatielli con ragù di tracchiole si diletta di spartizione di poltrone, sarebbero servite «due cortesie: una in Neurochirurgia e una in Cardiologia». Il marito invece, a sentire lo sfogo telefonico del consuocero Carlo Camilleri, si sarebbe arrabbiato assai per «l'incarico di primario a ginecologia al fratello di Mino Izzo... Ma ti pare... Proprio il fratello di uno di Forza Italia che è di Benevento ed è contro di me... Ma non teniamo un altro ginecologo a cui dare questo incarico?». Vi chiederete: che se ne fa Clemente d'un ginecologo «suo»? E poi, con nove milioni di processi pendenti e i tagli folli ai bilanci dei tribunali e i giudici che si portano la carta igienica da casa, come faceva il ministro della Giustizia a trovare il tempo di occuparsi della bottega clientelare? Ecco il punto: è in corso da anni, ma diventa sempre più combattuto e feroce, un vero e proprio assalto dei segretari, dei padroni delle tessere, dei capicorrente al mondo della sanità. Visto come un territorio dove distribuire piaceri per raccogliere consensi.
Vale per il Sud, vale per il Nord. Per le regioni d'un colore o di un altro.
Nella Vibo Valentia in mano al centrosinistra ardono le polemiche sulla decisione di distribuire 40 primariati (di cui 38 a compaesani vibonesi: evviva l'apertura alle intelligenze mondiali), 85 «primariati junior» e 153 bollini d'«alta specializzazione» in coincidenza con le primarie del Pd e il consolidamento del Partito Democratico Meridionale di Loiero, capace di folgorare un uomo noto in città come il primario del 118 Antonio Talesa, prima con An. Nel Veneto divampano quelle sull'«arroganza» (parola del capogruppo leghista in Regione Franco Manzato) di Giancarlo Galan. Il quale è messo in croce da un paio di settimane dai suoi stessi alleati del centro-destra per le nomine dei direttori generali nelle Asl. «Poltrone per la Lega, una. Per An, zero. Per l'Udc, zero. Per i fedelissimi del presidente, tutte le altre», ha riassunto un giornale non sinistrorso come Libero. «Un sistema feudale», secondo Raffaele Zanon, di An. In pratica, accusa Stefano Biasioli, il segretario della Cimo, la più antica delle sigle sindacali dei medici ospedalieri, additata come vicina ai moderati, «Galan ha nominato 23 fedelissimi su 24 direttori. Tranne che a Bussolengo (lì ha dovuto cederne uno al sindaco di Verona Tosi) sono tutti suoi. Di Forza Italia...». Ma non diverse sono le accuse, a parti rovesciate, contro la gestione delle Asl «unioniste» toscane, umbre, emiliano-romagnole, «solo che lì il "partito" è così forte che se ne stanno tutti quieti e zitti», rincara Biasioli. Per non dire dei veleni intorno alla distribuzione di cariche nella sanità campana, cuore delle inchieste di oggi. O degli scontri interni alla destra per l'accaparramento dei posti in Sicilia, dove su tutti svetta l'Udc di Totò Cuffaro. Il quale non casualmente è un medico in una terra in cui i medici (compresi quelli legati alla mafia come Michele Navarra o più recentemente Giuseppe Guttadauro) hanno sempre pesato tantissimo. Quanto questo peso sia attuale si è visto, del resto, alle ultime comunali di Messina. Quando tra i candidati c'erano almeno 111 medici. In buona parte ospedalieri. Tra i quali, in particolare, una ventina del «Papardo», la più importante struttura peloritana: il primario di oculistica e quello del laboratorio analisi, il primario di medicina e quello di neurologia, il primario di pneumologia e quelli di chirurgia vascolare, cardiologia, rianimazione. Quasi tutti schierati con An. E indovinate a che partito apparteneva il direttore generale? Esatto: An. «Li hanno militarizzati tutti», accusò indignato Nunzio Romeo, il candidato del Mpa. Peccato che lui stesso fosse medico e presidente dell'Ordine dei Medici e guidasse a nome del medico Raffaele Lombardo una lista con 41 medici. Pietro Marrazzo, il governatore del Lazio, dice che basta, per quanto lo riguarda è ora di finirla: «Se vogliamo marcare una svolta di sistema io ci sto. Sono qui. Disposto a rinunciare già domani mattina alla facoltà di nominare i direttori generali». Ma quanti colleghi lo seguirebbero? E cosa direbbero i partiti che sostengono la sua giunta all'idea di rinunciare alla possibilità di incidere su un settore chiave come questo? E' una tentazione comune a tutti, accusa Carlo Lusenti, segretario dell'Anao: «Se non sempre, la politica mette il naso 9 volte su 10. Per carità, non c'è solo la politica. Ci sono le lobby universitarie, le cordate, i sindacati... Però...». «E' un'intrusione massiccia. Capillare», conferma Biasioli, presidente della Società ligure di chirurgia Edoardo Berti Riboli: «Nel nostro ambiente si procede soltanto grazie al partito. Fra destra o sinistra non faccio differenze. Hanno la stessa voracità, solo che la sinistra è molto più strutturata». Capita nell'«azzurra» Lombardia dove la stessa Padania scatenò due anni fa una campagna contro «lo strapotere di Comunione e Liberazione negli ospedali regionali». Arrivando a pubblicare un elenco di «primari ciellini» e un'indimenticabile lettera di Raffaele Pugliese. Lettera in cui il primario del Niguarda ricordava ai «suoi» pazienti quanto fosse fantastica la sanità lombarda. Quindi? «Mi permetto di suggerirLe di sostenere la rielezione dell'attuale presidente della giunta regionale Roberto Formigoni». E torniamo al tema: alcuni saranno bravi, altri geniali, altri straordinari. Ma perché dovremmo affidare la nostra pelle a un medico scelto per la tessera? E se il «mio» chirurgo fosse un fedelissimo trombone?

lunedì 3 settembre 2007

I COSTI DELLA POLITICA

Un elemento che ha contribuito alla ormai endemica disaffezione degli italiani rispetto alla politica è senz’altro l’esosità dei costi della stessa. In un momento in cui la nostra classe politica ci chiede di compiere dei sacrifici per il raggiungimento degli obiettivi di stabilità dei conti pubblici, i costi della pubblica amministrazione e più in generale della politica appaiono stridenti rispetto a tali sforzi. E’ stato stimato che annualmente “la politica” ci costi all’incirca 4 miliardi di euro e, dato che questa cifra non incide in modo drammatico sul nostro PIL, in passato si è ritenuto di poter rimandare quei correttivi necessari per un ridimensionamento di tali costi. All’istanza di maggiore sobrietà della politica proveniente dai cittadini, il governo Prodi ha risposto attraverso il disegno di legge “ Santagata-Lanzilotta” varato lo scorso 13 Luglio. Il decreto prevede un risparmio di circa 1,3 miliardi di euro l’anno, quindi una flessione della spesa di oltre il 25%, che riguarderà gli enti pubblici centrali per un importo non inferiore agli 800 milioni di euro e gli enti territoriali per non meno di 500 milioni di euro. Nello specifico il ddl prevede:

-una razionalizzazione degli enti pubblici e delle società partecipate attraverso procedure di riordino, trasformazione e liquidazione;

-predisposizione di un meccanismo di soppressione automatica degli organismi pubblici aventi funzioni accessorie di studio,consulenza e valutazione, trascorsi tre anni dalla loro istituzione;

-riduzione ad un massimo di 5 o 7 dei componenti degli organi societari delle società in mano pubblica;

-razionalizzazione delle spese per la dotazione di autovetture (auto blu) e di patrimonio immobiliare;

-razionalizzazione delle spese telefoniche mediante migrazione verso i servizi VOIP;

-utilizzo delle posta elettronica certificata per le comunicazioni tra le amministrazioni pubbliche (con ingenti risparmi connessi ai costi di archiviazione);

eliminazione dei consigli circoscrizionali nei comuni al di sotto dei 250.000 abitanti (in luogo dei 100.000 attuali);

-innalzamento a 600 metri di altitudine del requisito altimetrico minimo per l’insediamento della Comunità Montana;

-aumento delle incompatibilità per coloro i quali ricoprono un incarico pubblico, anche a diverso livello territoriale;

-riduzione del 20% dei consiglieri comunali e provinciali;

-riduzione da 16 a 12 del numero massimo degli assessori comunali e provinciali;

-limitazione delle aspettative per mandato elettorale dei sindaci, presidenti delle province, presidenti dei consigli comunali e provinciali e membri delle giunte comunali e provinciali;

-divieto per gli amministratori locali di ricoprire cariche di governo se operano contestualmente nel settore privato (limitatamente alle materie connesse alla specifica carica di governo locale ricoperta);

-obbligo di pubblicizzare sul sito istituzionale delle amministrazioni pubbliche:

  • Bilanci
  • Elenco di bandi di gara e di concorso
  • Criteri di selezione per gli incarichi
  • Indicazione del trattamento economico corrisposto ai consulenti e ai membri di commissioni e collegi.

martedì 21 agosto 2007

IL SILENZIO DEGLI ONESTI

Mentre è in atto una forte azione del Governo Prodi contro l’evasione fiscale e il lavoro nero il centro-destra invita alla rivolta fiscale. Niente di nuovo. Berlusconi, già durante i 5 anni di governo, invitava ad evadere ed emanava leggi ad personam per autolegalizzarsi dall’evasione.
Lo sanno tutti che in Italia farla franca è abbastanza facile perché mancano i controlli. E’ per questo che siamo in testa alle classiche della corruzione, delle fatture non pagate, dei fallimenti, delle piccole truffe e dei ladrocini legalizzati messi in atto da banche, assicurazioni, aziende telefoniche, etc.. Un sistema che avvantaggia i disonesti (modelli da imitare) che ottengono autorizzazioni e facilitazioni che invece sono negate a chi lavora con qualità e impegno. Le aziende gestite da imprenditori “onorevoli” sono aggravati dalla burocrazia, criminalità, disonestà commerciale e inoltre pagano le tasse anche per chi non le paga. In sintesi uno stato che premia i peggiori e non riconosce i meriti e la fatica.
La finanziaria del governo Prodi si è posta, con mille difficoltà, dalla parte degli onesti: ha tassato del 4% le pensioni d'oro, ha iniziato a ridurre i costi della politica e stipendi per ministri e parlamentari (il precedente governo presentò per ben 3 volte proposte d'aumento), sta promuovendo ed investendo soldi contro il degrado ambientale e incentiva il risparmio energetico. Sicuramente ciò non è sufficiente e occorre intensificare le azioni contro la burocrazia, lo spreco, l'inefficienza, la disonestà economica, la corruzione, la criminalità per rendere efficiente l’Italia. Inoltre occorre incidere sulle “caste privilegiate" di politici, funzionari pubblici, avvocati, notai, commercialisti, truffatori e delinquenti che hanno tutto l'interesse a continuare a vivere in un sistema che non funziona.
Ma si può fare tutto ciò senza l’aiuto dei cittadini onesti?
Franco Catapano