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venerdì 13 giugno 2008

Ponte Silvio


Il Ponte sullo stretto di Messina di cui Silvio Berlusconi va parlando dal 1994 a oggi è fatto di calcestruzzzo e vanità. Le due torri che a 382 metri di altezza sorreggeranno i 3,3 chilometri di campata sono una sfida all’ingegneria, ma non alla psicoanalisi. Un giorno di dieci anni fa a Arcore, sorseggiando aranciata nel salotto a fiori, confidava che lo avrebbe intitolato “all’uomo più buono del mondo”, suo padre, Luigi, il capocassiere della Banca Rasini, da cui tutto cominciò. Oggi ha cambiato idea. No, non su suo padre, e neppure sul Ponte. Ma sull’impronta onomastica da lasciare ai posteri, a sancire una stagione, anzi un’Era italiana, sospesa sul mare blu della Storia, sfidando la geometria delle faglie, le correnti dello Stretto, e il buon senso. Se il Ponte si farà, porterà il suo nome. Lo ha rivelato lui stesso ai suoi uomini e indirettamente agli italiani. Non solo per via dell’ostinazione con cui ne parla. Ma anche dal modo ieratico con cui ignora il silenzio dei suoi alleati e la crescente irritazione della Lega. “E’ un’opera prioritaria” ha detto. Ma persino lui sa che non è vero. “Rilancerà l’economia del Sud”, ha detto. Ma a sentire i magistrati e gli investigatori saranno i picciotti a trasformarlo in un banchetto, molto piu’ dei muratori. “I soldi ci saranno” ha detto. Anche se nessuno sa ancora dove si troveranno i 6 miliardi di euro (prezzi calcolati nel 2002) che serviranno a cominciare il gioco delle fondamenta e poi dei subappalti. Sarà un caso ma proprio nelle stesse ore in cui sfiorava la santità di Benedetto XVI e il doppio millennio della sua ditta di anime, Berlusconi ha rilanciato la propria eternità: “Diventera un lascito… Il segno piu’ evidente... Il simbolo per i posteri”. Stava parlando del Ponte, ma naturalmente anche di sé.


mercoledì 11 giugno 2008

Vico: “Arsenale è tempo di atti concreti”.



Il parlamentare del PD, autore dell’interrogazione bipartisan al Ministro La Russa, conferma la sua vicinanza ai lavoratori. Assente – dice – per difendere alla Camera l’emendamento relativo alla soppressione dei fondi destinati al dissesto di Taranto.

Ci sono atti formali e atti sostanziali. Oggi per l’Arsenale di Taranto e per la sezione distaccata di Brindisi è tempo di atti concreti e nessuna divisione e nessuna strumentalizzazione della protesta dei lavoratori e dei loro sindacati potrà essere accettata a fronte di una emergenza che ha bisogno di azioni condivise e non di fughe in avanti.
E’ il promotore dell’interrogazione parlamentare bipartisan firmata da 40 parlamentari pugliesi del PD e del PDL, l’on. Ludovico Vico a confermare nel giorno dello sciopero generale, l’esigenza di un’azione corale da parte di tutti in favore della struttura arsenalizia tarantina.
Lo sciopero di oggi di tutti i lavoratori dell’Arsenale e dei metalmeccanici è da registrare tra gli atti sostanziali che danno forza e spessore alle richieste di una intera collettività – dice Vico – così come danno forza e spessore le numerose adesioni istituzionali all’iniziativa di lotta.
Adesioni che oggi purtroppo registrano la mia assenza in qualità di parlamentare – dichiara Ludovico Vico, impegnato proprio oggi alla Camera a difendere l’emendamento relativo alla soppressione dei fondi destinati al dissesto di Taranto.
La mobilitazione ha il senso di smuovere le acque, perché malgrado le confortevoli parole del Ministro La Russa è importante continuare a sollecitare il Ministero della Difesa affinché acceleri le procedure necessarie per riattivare l’impianto industriale dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto a cominciare, - sostiene Vico - dal crono-programma delle iniziative e dal riavvio dei bacini attraverso l’utilizzazione del Genio Campale. Attività urgenti per consentire la conferma dei lavori sul naviglio già destinato all’impianto tarantino.
E' evidente che la definizione dell’Autority e la ricostituzione del tavolo istituzionale sono anch'essi il nucleo fondamentale dell’adeguamento strutturale e del rilancio dell'Arsenale di Taranto – dice Vico - ed è per questo urgente che alla mobilitazione seguano i fatti. Nel bene – conclude il parlamentare del PD – del risultato comune che Taranto e la sezione distaccata di Brindisi, con la sua storia rappresentata dall’Arsenale deve poter pretendere e conseguire.
Con preghiera di cortese diffusione,

Taranto, 10 giugno 2008
L’Ufficio Stampa

mercoledì 7 maggio 2008

L'Ue cancella la procedura di deficit eccessivo nei confronti dell'Italia

La Commissione approva la proposta di Almunia: i conti del nostro Paese sono in ordine: «il deficit è stato portato sotto il tetto del 3% del Pil in maniera credibile e sostenibile»

BRUXELLES (BELGIO) - Tutto confermato. Disco verde della Commissione Ue sull'abrogazione della procedura di infrazione per deficit eccessivo aperta nei confronti dell'Italia nel 2005. Spetta ora al Consiglio Ecofin dare il via libera definitivo.


L'OK DELLA COMMISSIONE - L'esecutivo europeo ha approvato la proposta del commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia - che oggi incontrerà il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa - secondo la quale in Italia «il deficit è stato portato sotto il tetto del 3% del Pil in maniera credibile e sostenibile». Il rapporto deficit Pil - conferma la Commissione Ue - si è attestato all'1,9% nel 2007 ed è previsto risalire al 2,3% nel 2008 e al 2,4% nel 2009. Il debito pubblico continuerà a calare «solo leggermente» per attestarsi intorno al 102,5% nel 2009.

Corriere della Sera

07/05/2008

martedì 11 marzo 2008

Bankitalia certifica: conti pubblici in salute. Debito diminuito di due punti rispetto a 2006

L'Italia senza governo, in attesa delle elezioni, ha fatto un altro passo avanti verso il risanamento dei conti pubblici. A sancire il miglioramento dello stato di salute dei nostri conti pubblici è stata questa mattina la Banca d'Italia, che ha diffuso i dati relativi al debito e al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche per il 2007.

Dai riscontri di Palazzo Koch emerge che al 31 dicembre dello scorso anno, il debito delle amministrazioni pubbliche è risultato pari a 1.596.762 milioni - il 104% del Pil - rispetto al dato di 1.575.636 milioni riscontrato nel 2006, pari al 106,5% del Pil. Una differenza sostanziale di due punti e mezzo percentuali che trova riflesso anche nel fabbisogno complessivo delle amministrazioni pubbliche, che nel 2007 è stato pari a 30.534 milioni, il 2% del Pil, contro il dato del 2006 che parlava di un fabbisogno di 54.380 milioni, equivalente al 3,7% del Pil.

Nei due anni il fabbisogno al netto delle dismissioni mobiliari - spiega Bankitalia - è stato pari, rispettivamente, al 2,2 e al 3,7 per cento del prodotto interno lordo. Le notizie che arrivano dall'Istituto centrale non potevano non lasciare il sorriso sulla bocca del ministro dell'Economia uscente Tommaso Padoa-Schioppa.

“Il dato diffuso oggi dalla Banca d'Italia - ha detto il titolare del Tesoro - sull'andamento del debito pubblico nel 2007, diminuito di 2 punti e mezzo di Pil rispetto al 2006, è migliore delle stime del governo e costituisce una conferma altamente positiva della validità dell'azione di risanamento dei conti pubblici realizzata dal governo Prodi”.

Positivo il commento del responsabile Economia del Partito democratico. “Il rapporto di Bankitalia registra, con l’autorevolezza che lo contraddistingue, un risultato storico per la finanza pubblica italiana: il calo del debito di 2 punti e mezzo sul Prodotto interno lordo, il calo del fabbisogno da crica il 4% al 2% del Pil e il confortante sulle entrate tributarie del 2008, in aumento di più del 10% rispetto all’anno precedente, in gran parte grazie ai risultati della lotta all’evasione fiscale”.

Secondo Tonini, “si tratta di risultati straordinariamente positivi, ottenuti grazie all’azione del governo Prodi e costituiscono la migliore eredità per la prossima legislatura. L’andamento positivo dei conti pubblici consente ora di portare avanti una strategia di riduzione della pressione fiscale, in particolare sui redditi medio bassi, che consenta quel sostegno alla domanda interna che è indispensabile per affrontare il nodo fondamentale dell’economia italiana, che è e resta il livello troppo basso della crescita”.

Lo stato di salute dei conti è una buona base da cui partire. Ecco l’eredità del governo Prodi, ben diversa da quella ricevuta dopo i cinque anni di cura Berlusconi-Tremonti. “Gli italiani – afferma Tonini – a poche settimane dal voto, sapranno ricordare come nel quinquennio del governo Berlusconi tutti gli indicatori di cui parla oggi Bankitalia erano al rovescio, con il debito in salita, la spesa pubblica cresciuta di 2 punti sul Pil e l’evasione fiscale arrivata alle stelle, anche grazie alla funesta strategia dei condoni”.

venerdì 25 gennaio 2008

Così muore il centrosinistra

Nemmeno due anni dopo il voto che ha sconfitto Berlusconi e la sua destra, Romano Prodi deve lasciare Palazzo Chigi e uscire di scena, con il suo governo che si arrende infine al Senato dove Dini e Mastella gli votano contro, dopo una settimana d'agonia. È lo strano - e ingiusto - destino di un uomo politico che per due volte ha battuto Berlusconi, per due volte ha risanato i conti pubblici e per due volte ha dovuto interrompere a metà la sua avventura di governo per lo sfascio della maggioranza che lo aveva scelto come leader.

Con Prodi, però, oggi non finisce soltanto una leadership e un governo, ma una cultura politica - il centrosinistra - che tra alti e bassi ha attraversato gli anni più importanti del nostro Paese, segnando la storia repubblicana.
Ciò che è finito davvero, infatti, è l'idea di un'ampia coalizione che raggruppi insieme tutto ciò che è alternativo alla destra, comunque assemblato, e dovunque porti la risultante. Prodi è morto politicamente proprio di questo. È morto a destra, per la vendetta di Mastella e gli interessi di Dini, ma per due anni ha sofferto a sinistra, per gli scarti di Diliberto, Giordano e Pecoraro, soprattutto sulla politica estera. Mentre faceva firmare ai leader alleati un programma faraonico e velleitario di 281 pagine e un impegno di lealtà perfettamente inutile per l'intera legislatura, Prodi coltivava in realtà un'ambizione culturale, prima ancora che politica: quella di tenere insieme le due sinistre italiane (la riformista e la radicale), obbligandole a coniugare giustizia e solidarietà insieme con modernità e innovazione, in un patto con i moderati antiberlusconiani.
Quell'ambizione è saltata, o meglio si è tradotta talvolta in politica durante questi due anni, mai in una cultura di governo riconosciuta e riconoscibile.
I risultati positivi di un governo che ha rovesciato il proverbio, razzolando bene mentre continuava a predicare male, non sono riusciti a fare massa, a orientare un'opinione pubblica ostile per paura delle tasse, spaventata dalle risse interne alla maggioranza, disorientata dalla mancanza di un disegno comune capace di indicare una prospettiva, un paesaggio collettivo, una ragione pubblica per ritrovare il senso di comunità, muoversi insieme, condividere un percorso politico.
Anche le cose migliori che il governo ha fatto, sono state spezzettate, spolpate e azzannate dal famelico gioco d'interdizione dei partiti, incapaci di far coalizione, di sentirsi maggioranza, di indicare un'Italia diversa dopo i cinque anni berlusconiani: ai cittadini, le politiche di centrosinistra sono arrivate ogni volta svalutate, incerte, contraddittorie e soprattutto depotenziate, come se la rissa interna - che è il risultato di una mancanza di cultura comune - avesse succhiato ogni linfa. Ancor più, avesse succhiato via il senso, il significato delle cose.
Fuori dal recinto tortuoso del governo, la destra non ha fatto molto per riconquistarsi il diritto di governare. Le sue contraddizioni sono tutte aperte, e la crisi della sinistra regala a Berlusconi una leadership interna che i suoi alleati ancora ieri contestavano. Ma la destra, questo è il paradosso al ribasso del 2008, è in qualche modo sintonica e addirittura interprete del sentimento italiano dominante, che è insieme di protesta e di esclusione, forse di secessione individuale dallo Stato, probabilmente di delusione repubblicana, certamente di solitudine civica. Nella grande disconnessione da ogni discorso pubblico, che è la cifra nazionale di questa fase, il nuovo populismo berlusconiano può trovare terreno propizio, perché salta tutte le mediazioni, dà agli individui l'impressione di essere cercati dalla politica e non per una rappresentanza, ma per una sintonia separata con la leadership, una vibrazione, un'adesione, ad uno ad uno.
Intorno si è mossa e si muove la gerarchia cattolica, che ormai lascia un'impronta visibile non nel discorso pubblico dov'è la benvenuta, ma sul terreno politico, istituzionale e addirittura parlamentare, dove in una democrazia occidentale dovrebbe valere solo la legge dello Stato e la regola di maggioranza, che è la forma di decisione della democrazia. Un'impronta che sempre più, purtroppo, è quella di un Dio italiano fino ad oggi sconosciuto, che non si preoccupa di parlare all'intero Paese ma conta le sue pecore ad ogni occasione interpretando il confronto come prova di forza - dunque come atto politico - , le rinchiude nel recinto della precettistica e se deve marchiarle, lo fa sul fianco destro.
Un contesto nel quale poteva reggere soltanto una politica in grado di esprimere una cultura moderna, cosciente di sé, risolta, capace di nascere a sinistra e parlare all'intero Paese. Tutto questo è mancato, per ragioni evidenti. La vittoria mutilata del 2006 ha messo subito il governo sulla difensiva, preoccupato di munirsi all'interno, col risultato di una dilatazione abnorme di ministri e sottosegretari. Ma i partiti, mentre si munivano l'uno contro l'altro, si disconnettevano dal Paese. Nel loro mondo chiuso, hanno camminato a passo di veti, minacce e ricatti, indebolendo la figura dello stesso Presidente del Consiglio, costretto a mediare più che a indirizzare. Si sono sentite ogni giorno mille voci, a nome del governo. La voce del centrosinistra è mancata.
Oggi che Mastella ha firmato un contratto con il Cavaliere e Dini ha onorato la cambiale natalizia, risulta evidente che Prodi salta perché è saltato quell'equilibrio che univa i moderati alle due sinistre, e come tale poteva rappresentare la maggioranza dell'Italia contemporanea. Tuttavia, senza il trasformismo (non nuovo: sia Dini che Mastella sono ritornati infine a casa) Prodi non sarebbe caduto. Barcollando, il governo avrebbe ancora potuto andare avanti, e questa è la ragione che ha spinto il premier ad andare al Senato, per mettere in piena luce sia la doppia defezione da destra e verso destra, sia l'assurdità di una legge elettorale che dà allo stesso governo la vittoria alla Camera e la sconfitta al Senato.
Da qui partirà il presidente Napolitano con le consultazioni, nella sua ricerca di consolidare un equilibrio politico e istituzionale che ritrovi un baricentro al sistema e al Paese. Il Capo dello Stato dovrà dunque tentare, col suo buonsenso repubblicano, di correggere queste legge elettorale prima di riportare il Paese al voto. La strada è quella di un governo istituzionale guidato dal presidente del Senato Marini, formato da poche personalità scelte fuori dai partiti, sostenuto dalle forze di buona volontà per giungere al risultato che serve al Paese.
Riformare la legge elettorale, e se fosse possibile, riformare anche Camera e Senato, cambiando i regolamenti, riducendo il numero dei parlamentari, correggendo il bicameralismo perfetto. Un governo non a termine, ma di scopo.
Che può durare poco, se i partiti sono sinceri nell'impegno e responsabili nelle scelte, col Capo dello Stato garante del percorso e dell'approdo.

Berlusconi è contrario a questa soluzione perché vuole votare al più presto, con i rifiuti per strada a Napoli (altra prova tragica d'impotenza del centrosinistra, locale e nazionale), con piazza San Pietro ancora calda di bandiere papiste, con il volto di Prodi da esibire in campagna elettorale come un avversario già battuto, in più in grado di imbrigliare l'avversario vero, che è da oggi
Walter Veltroni.

lunedì 10 dicembre 2007

Finanziaria 2008

Di seguito riportiamo alcuni dei provvedimenti più interessanti contenuti nella Finanziaria 2008 approvata lo scorso mese di novembre.

• Sconto ICI sulla prima casa: detrazione fino a 303 euro l’anno
• Al via la riforma dei trattamenti di disoccupazione agricola
• Confermate le agevolazioni fiscali del settore agro-alimentare
• Niente canone RAI dopo i 75 anni
• Incentivo di circa 1.000 euro per i giovani che vanno a vivere in affitto
• Addio libri contabili, IVA e IRAP. Per le piccole imprese solo un forfait
• Cento miliardi di euro per rilanciare lo sviluppo del Sud (2007-2013)
• Venti milioni per l’impiantistica sportiva
• Detrazione IRPEF per gli inquilini con reddito fino a 30.000 euro
• Aliquota dell’imposta sulle società di capitale dal 33% al 27,5%
• IRAP dal 4,25% al 3,9 %. IRES tagliata sugli utili reinvestiti in azienda
• Sconto da 42 a 17,5 euro per il bollo sugli atti presentati on line
• Tre miliardi per il rilancio dell’edilizia sanitaria
• Cento miliardi per i livelli essenziali di assistenza ai cittadini
• Fondi alle Regioni per il vaccino contro il cancro all’utero delle giovanissime
• Duecento milioni al Fondo per i non autosufficienti .
• Riconoscimento ai precari del lavoro svolto nel SSN ai fini concorsuali
• Sostegno alle associazioni di volontariato per l’acquisizione gratuita dei farmaci
• Tremila euro alle imprese del Sud pronte ad assumere neo-laureati
• Sgravi del 55% sugli interventi di ristrutturazione energetica degli edifici
• Governo, soglia massima fissata in 60 componenti
• Ottanta milioni per la promozione del “Made in Italy”
• Stanziati 95 milioni per lo “sport di cittadinanza” (2008-2010)
• Quattrocento milioni in più per università e ricerca, premiate le più efficienti
• Tagli ai costi della politica per la sicurezza delle scuole
• Cento milioni di euro per il funzionamènto delle scuole
• Centocinquanta milioni alle famiglie per affrontare il “caro scuola”
• Arrivano 129 milioni per le infrastrutture portuali e marittime
• Due miliardi per l’attuazione del Protocollo sul welfare
• Pubblico impiego, stanziati i fondi per gli adeguamenti contrattuali
• Riduzione del precariato nelle pubbliche amministrazioni
• Ottocento milioni al Fondo per l’occupazione
• Cinquanta milioni per la sicurezza sul lavoro
• Settanta milioni per costruire nuove carceri, cento per la sicurezza
• Riforma della giustizia, 84 milioni di euro per gli arretrati civili e penali
• 5 milioni di euro per il risanamento da amianto negli edifici pubblici
• Bonus per la formazione professionale
• Consumatori, finalmente la class action
• 180 milioni di euro per i danneggiati da trasfusioni
• ANAS, 215 milioni di euro subito per progetti già approvati

martedì 21 agosto 2007

IL SILENZIO DEGLI ONESTI

Mentre è in atto una forte azione del Governo Prodi contro l’evasione fiscale e il lavoro nero il centro-destra invita alla rivolta fiscale. Niente di nuovo. Berlusconi, già durante i 5 anni di governo, invitava ad evadere ed emanava leggi ad personam per autolegalizzarsi dall’evasione.
Lo sanno tutti che in Italia farla franca è abbastanza facile perché mancano i controlli. E’ per questo che siamo in testa alle classiche della corruzione, delle fatture non pagate, dei fallimenti, delle piccole truffe e dei ladrocini legalizzati messi in atto da banche, assicurazioni, aziende telefoniche, etc.. Un sistema che avvantaggia i disonesti (modelli da imitare) che ottengono autorizzazioni e facilitazioni che invece sono negate a chi lavora con qualità e impegno. Le aziende gestite da imprenditori “onorevoli” sono aggravati dalla burocrazia, criminalità, disonestà commerciale e inoltre pagano le tasse anche per chi non le paga. In sintesi uno stato che premia i peggiori e non riconosce i meriti e la fatica.
La finanziaria del governo Prodi si è posta, con mille difficoltà, dalla parte degli onesti: ha tassato del 4% le pensioni d'oro, ha iniziato a ridurre i costi della politica e stipendi per ministri e parlamentari (il precedente governo presentò per ben 3 volte proposte d'aumento), sta promuovendo ed investendo soldi contro il degrado ambientale e incentiva il risparmio energetico. Sicuramente ciò non è sufficiente e occorre intensificare le azioni contro la burocrazia, lo spreco, l'inefficienza, la disonestà economica, la corruzione, la criminalità per rendere efficiente l’Italia. Inoltre occorre incidere sulle “caste privilegiate" di politici, funzionari pubblici, avvocati, notai, commercialisti, truffatori e delinquenti che hanno tutto l'interesse a continuare a vivere in un sistema che non funziona.
Ma si può fare tutto ciò senza l’aiuto dei cittadini onesti?
Franco Catapano