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martedì 3 marzo 2009

IL CONTRASTO ALL'EVASIONE? SINTETICO

La Finanziaria estiva (decreto legge 11/02/2009) e i provvedimenti che l’hanno seguita hanno messo in luce in modo molto evidente quale sia la strategia del governo e dell’amministrazione finanziaria, nei confronti dell’evasione fiscale.
È stata ben sintetizzata dalla Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, che ha “manifestato grande apprezzamento per gli sforzi dell’Agenzia delle Entrate in materia di lotta all’evasione e nella predisposizione di modelli d’accertamento non invasivi nei confronti delle piccole e medie imprese, che sono, invece, diretti a contrastare l’evasione fiscale dei soggetti che presentano elevati indici di capacità contributiva (tutoraggio delle grandi imprese e accertamento sintetico)”.
Ma in cosa consiste, più in dettaglio, questa strategia?


LASCIARE IN PACE I LAVORATORI AUTONOMI E LE PICCOLE-MEDIE IMPRESE

La volontà di distogliere l’attenzione dai lavoratori autonomi, dai professionisti e dalle piccole e medie imprese, che pure sono indicati da tutti gli studi sul tema come i soggetti a cui è imputabile la fetta di gran lunga più rilevante dell’evasione nel nostro paese, ha preso le forme di una esplicita inversione di rotta rispetto all’azione intrapresa dal governo precedente. Si è infatti proceduto a un sistematico smantellamento, presentato come “semplificazione”, di un insieme di strumenti, in parte non ancora operativi, introdotti nella legislatura precedente, che potevano permettere all’amministrazione finanziaria di ottenere, per via telematica, informazioni utili ai fini del contrasto all’evasione. È stato soppresso l’obbligo di allegare alla dichiarazione Iva gli elenchi clienti/fornitori, che pure, come sostenuto dalla Corte dei Conti, “in ragione dell’ormai generalizzata informatizzazione nella tenuta delle contabilità, non avrebbe provocato particolari complicazioni gestionali ed oneri aggiuntivi ai contribuenti”. Sono state abolite le limitazioni nell’uso di contanti e di assegni; la tracciabilità dei pagamenti e la tenuta da parte dei professionisti di conti correnti dedicati. È stato soppresso l’obbligo di comunicazione preventiva per compensare crediti di imposta superiori ai 10mila euro. Eppure si trattava di uno strumento importante: l’istituto della compensazione ha reso possibile recuperare con molta facilità eventuali crediti Iva, come è giusto avvenga in un paese civile. Allo stesso tempo, però, la forte dinamica delle compensazioni Iva richiede un attento monitoraggio, in quanto i più importanti meccanismi di frode fiscale, ad esempio le cosiddette frodi carosello, consistono nel rendere possibile la detrazione dell’imposta all’acquirente (che vanta quindi un credito), pure a fronte di un’Iva non versata dal venditore. È stata significativamente ridimensionata la solidarietà in materia di versamento di contributi e ritenute tra committente, appaltatore e subappaltatore. Viene in particolare meno la corresponsabilità del committente per quanto riguarda gli adempimenti fiscali relativi alle prestazioni lavorative che riguardano l'oggetto del contratto. La responsabilizzazione di un soggetto terzo, il committente appunto, poteva invece rendere più difficoltosi eventuali accordi elusivi tra appaltatore e subappaltatore.
Un ammiccamento nei confronti dei “piccoli” viene anche sul fronte degli studi di settore: è stato previsto l’obbligo della loro pubblicazione entro il 30 settembre dell’anno a cui devono applicarsi, invece che entro il 31 marzo dell’anno successivo. In questo modo, il contribuente è sempre in grado di conoscere in corso d’opera quali sono le aspettative del fisco nei sui confronti e di adeguarvisi. Peccato però che il nostro sistema fiscale non richieda al contribuente di adeguarsi agli studi di settore, che sono solo uno strumento di controllo, ma di dichiarare correttamente il proprio reddito effettivo.
Un ulteriore trattamento di favore viene riservato alle imprese dei distretti industriali alle quali, rispolverando una vecchia normativa mai attuata, viene consentita la possibilità di effettuare un concordato preventivo triennale (cioè di concordare, in anticipo, per tre anni, le imposte dovute) anche per i tributi locali, specificando che “in caso di osservanza del concordato i controlli sono eseguiti unicamente a scopo di monitoraggio”.

ALLA RICERCA DEI GRANDI EVASORI

La seconda parte della strategia del governo mira a recuperare gettito sottoponendo a controllo soggetti che potrebbero essere grandi evasori.
Curiosamente, questa parte della strategia non si appoggia su vere e proprie innovazioni normative, ma sull’insolita approvazione per legge di linee guida per l’azione di accertamento che sono generalmente fornite per via amministrativa.
L’attenzione è rivolta principalmente alle persone fisiche diverse da impresa. Si prevede un piano straordinario triennale di controllo attraverso un massiccio ricorso a strumenti di accertamento sintetico, peraltro già in uso. Consistono, ad esempio, nell’incrociare informazioni su diversi indici di capacità di spesa - possesso di auto di lusso, immobili, imbarcazioni, eccetera - con i redditi dichiarati. Oppure nel confrontare sempre con i redditi dichiarati gli “incrementi patrimoniali” che risultano da atti di registro. L’uso di questi strumenti sarà principalmente rivolto a soggetti che non abbiano dichiarato nessun debito di imposta e che si configurino quindi come possibili evasori totali.
Saranno poi oggetto di particolare attenzione i soggetti che spostano fittiziamente la propria residenza all’estero (uno, cento, mille Valentino Rossi?) In entrambi i casi si intende far leva sulla compartecipazione dei comuni all’attività di accertamento. Ma anche questa è già prevista, in questi come in altri settori dell’attività di contrasto all’evasione, dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 3 dicembre 2007, in attuazione dei disposti di cui all’articolo 1 del decreto legge n. 203/2005.
Il decreto anticrisi (185/2008) volge l’attenzione anche sulle grandi imprese, con volume d’affari superiore a 300 milioni di euro, fino a scendere, progressivamente a 100 milioni di euro entro il 2011, disponendo che siano sottoposte a un controllo sostanziale “di norma” annuale. Il controllo non potrà coinvolgere tutte queste imprese, ma sarà attuato in modo selettivo, si dice, sulla base di specifiche analisi di rischio. Saranno sottoposte a “tutoraggio”: una vigilanza costante, finalizzata a garantire la compliance.

PIÙ CONSENSO E PIÙ GETTITO. DA SPENDERE

La funzione delle norme richiamate, molte delle quali non aggiungono granché alla normativa preesistente, è duplice. In primo luogo, sul piano politico, del consenso, si rende esplicito un patto di non belligeranza nei confronti dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese.
In secondo luogo, disciplinando per legge le nuove linee d’azione dell’amministrazione finanziaria, è possibile quantificare, nelle relazioni tecniche, le entrate attese dagli accertamenti e dalle riscossioni ad esse imputabili e utilizzarle a copertura di altri provvedimenti di minori entrate o maggiori spese. Si tratta, però, di previsioni che andrebbero sempre fatte con molta cautela, in quanto difficilmente definibili ex ante e verificabili ex post. Particolarmente discutibile è l’iniziativa fatta propria dal decreto anticrisi: quantificare, anche il maggior gettito imputabile all’effetto deterrenza delle azioni di tutoraggio nei confronti delle grandi imprese e il conseguente aumento degli adempimenti spontanei da parte dei contribuenti.

INTANTO L’EVASIONE RIPRENDE QUOTA

Mentre è ancora presto per valutare gli effetti di gettito dell’attività rivolta ai grandi evasori, primi segnali di una riduzione della tax compliance da parte dei piccoli e medi contribuenti sembrano emergere dai dati sulle entrate tributarie relative ai primi dieci mesi del 2008. Particolarmente indicativo è l’andamento del gettito Iva sugli scambi interni, che è risultato decrescente, pure a fronte di un aumento dei consumi e delle vendite al dettaglio cui l’imposta si applica, con un’accentuazione nei mesi da luglio a ottobre. Questo andamento si ripercuoterà inevitabilmente anche sulle entrate relative all’Irap e alle imposte sui redditi del 2009, e troverà maggior forza nella consapevolezza che l’evasione è un’attività sempre meno rischiosa: non solo perché è minore la probabilità di essere scoperti, ma anche perché nel disgraziato caso in cui ciò avvenga, le sanzioni sono state dimezzate. Ma a questo tema dedicheremo un altro approfondimento.


Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra 25.02.2009

www.lavoce.info


giovedì 21 agosto 2008

Prenderlo a quel posto

E’ il terzo dito di Bossi che va in quel posto all’82% degli italiani che hanno una casa, dove abitano, di proprieta’. La prima volta fu contro l’inno nazionale, lui che e’ ministro della Repubblica Italiana, la seconda volta e’ stato per "supportare" l’Alitalia a scapito degli utenti, come dice Ryanair, la terza e’ per l’emendamento notturno alla manovra finanziaria che annullava, di fatto, le pensioni sociali, manovra poi ripensata.

Ora, a distanza di poche settimane il terzo dito di Bossi, per la quarta volta, tenta di fregare gli italiani, leghisti compresi. Il ministro Bossi vuole ripristinare l’ICI, la tassa piu’ odiosa, quella sulla casa di proprieta’, dove si abita.

Se c’era una cosa buona fatta dall’attuale Governo e’ stata proprio l’abolizione dell’ICI, tra l’altro promessa in campagna elettorale. I suoi, e qualche sindaco furbo, di destra e di sinistra, si sono affrettati a rimodulare la proposta definendola "razionalizzazione delle tasse esistenti sulla casa".

L’allora candidato premier, Silvio Berlusconi, aveva promesso, sempre in campagna elettorale, che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani, gia’ oberati da una tassazione sui redditi elevatissima, alla quale si erano aggiunti gli aumenti delle addizionali regionali e comunali.

Uno dei motivi che contribuirono alla caduta del governo Prodi fu l’eccessiva tassazione sui redditi.

Cosa vuol proporre, ancora, il ministro Bossi, la tassazione sulla macinazione del grano e dei cereali?

Ricordiamo che la tassa sul macinato porto’ alla crisi e alla caduta della Destra storica nel lontano 1876. Rinfrescare la memoria serve sempre!

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

martedì 19 agosto 2008

I poveri ricchi di Laterza

I numeri delle dichiarazioni dei redditi 2006, raggruppati per territorio e attualizzati al 2007 con gli indici Istat dal Centro Studi Sintesi, non lasciano alcun margine a distinguo o incertezze. Laterza è quint'ultima a livello provinciale e i dati che confermano la povertà Irpef del nostro comune. La deriva economica di Laterza merita una analisi seria per capire i motivi e qual'è la chiave di lettura: siamo un paese in cui i ricchi vivono da poveri oppure i poveri vivono da ricchi?




























Elaborazione Centro Studi Sintesi su dati Ministero dell'Interno e Istat

giovedì 8 maggio 2008

IL SOTTILE CONFINE DELLA LEGALITA'


Vanity Fair, 7 maggio 2008


Ci sarà pure l’invidia sociale e il voyeurismo morboso a avvelenare la glasnost fiscale voluta dal povero (e martoriato) Vincenzo Visco, ma in via di principio, l’operazione trasparenza, con i redditi degli italiani consultabili via Internet, non mi sembra affatto uno scandalo. Convinto come sono che siano infinitamente più oltraggiose le bugie dei dentisti da mille euro al mese, dei commercianti con Suv, ma nullatenenti, e degli imprenditori più poveri dei propri dipendenti, come ogni anno ci raccontano le dichiarazioni dei redditi degli italiani brava gente. Tanto, tanto devoti alla propria privacy. Hanno scritto che non è bello spiare il proprio vicino di casa o di ufficio, rovistare dentro al portafoglio di un calciatore e della sua bella. D’accordo, non è nemmeno elegante. Ma intanto l’elenco alfabetico di Internet riguarda tutti, va da a alla zeta, senza deroghe. Nei suoi labirinti si guarda e si è guardati. Non ci sono buchi della serratura a metterci in salvo, ma pagine di un libro aperto, dove tutti noi diventiamo controllori e controllati. Che poi sarebbe un principio elementare della democrazia contro il segreto, contro tutti i segreti, che di solito nutrono i poteri oligarchici e di casta.Smisurate grida hanno convinto il garante a chiudere le porte elettroniche degli elenchi (anche se troppo tardi). Piegandosi ai clamori di un Paese dove si evadono 200 miliardi di euro l’anno. Dove trenta (o quaranta o cinquanta) italiani su cento non pagano le tasse. Compiendo un gesto antisociale, prima che contabile. Perché usano strade, scuole, ospedali, boschi, coste e città costruite con la fatica (e il denaro) degli altri.

Godendosi i propri vantaggi, mordendo gli intrusi, senza mai far scandalo, ben protetti dalla privacy.

Segnalazioni

E' in edicola l'edizione tascabile di Vita agra di un anarchico, ripubblicato da Baldini Castoldi Dalai. Il libro, introvabile da anni, contiene una nuova prefazione.

lunedì 10 dicembre 2007

Finanziaria 2008

Di seguito riportiamo alcuni dei provvedimenti più interessanti contenuti nella Finanziaria 2008 approvata lo scorso mese di novembre.

• Sconto ICI sulla prima casa: detrazione fino a 303 euro l’anno
• Al via la riforma dei trattamenti di disoccupazione agricola
• Confermate le agevolazioni fiscali del settore agro-alimentare
• Niente canone RAI dopo i 75 anni
• Incentivo di circa 1.000 euro per i giovani che vanno a vivere in affitto
• Addio libri contabili, IVA e IRAP. Per le piccole imprese solo un forfait
• Cento miliardi di euro per rilanciare lo sviluppo del Sud (2007-2013)
• Venti milioni per l’impiantistica sportiva
• Detrazione IRPEF per gli inquilini con reddito fino a 30.000 euro
• Aliquota dell’imposta sulle società di capitale dal 33% al 27,5%
• IRAP dal 4,25% al 3,9 %. IRES tagliata sugli utili reinvestiti in azienda
• Sconto da 42 a 17,5 euro per il bollo sugli atti presentati on line
• Tre miliardi per il rilancio dell’edilizia sanitaria
• Cento miliardi per i livelli essenziali di assistenza ai cittadini
• Fondi alle Regioni per il vaccino contro il cancro all’utero delle giovanissime
• Duecento milioni al Fondo per i non autosufficienti .
• Riconoscimento ai precari del lavoro svolto nel SSN ai fini concorsuali
• Sostegno alle associazioni di volontariato per l’acquisizione gratuita dei farmaci
• Tremila euro alle imprese del Sud pronte ad assumere neo-laureati
• Sgravi del 55% sugli interventi di ristrutturazione energetica degli edifici
• Governo, soglia massima fissata in 60 componenti
• Ottanta milioni per la promozione del “Made in Italy”
• Stanziati 95 milioni per lo “sport di cittadinanza” (2008-2010)
• Quattrocento milioni in più per università e ricerca, premiate le più efficienti
• Tagli ai costi della politica per la sicurezza delle scuole
• Cento milioni di euro per il funzionamènto delle scuole
• Centocinquanta milioni alle famiglie per affrontare il “caro scuola”
• Arrivano 129 milioni per le infrastrutture portuali e marittime
• Due miliardi per l’attuazione del Protocollo sul welfare
• Pubblico impiego, stanziati i fondi per gli adeguamenti contrattuali
• Riduzione del precariato nelle pubbliche amministrazioni
• Ottocento milioni al Fondo per l’occupazione
• Cinquanta milioni per la sicurezza sul lavoro
• Settanta milioni per costruire nuove carceri, cento per la sicurezza
• Riforma della giustizia, 84 milioni di euro per gli arretrati civili e penali
• 5 milioni di euro per il risanamento da amianto negli edifici pubblici
• Bonus per la formazione professionale
• Consumatori, finalmente la class action
• 180 milioni di euro per i danneggiati da trasfusioni
• ANAS, 215 milioni di euro subito per progetti già approvati

lunedì 20 agosto 2007

Peter Pan? In galera!

(...) Le nostre classi dirigenti da anni usano i media per convincerci che il problema per il fisco in Italia, non sono gli alti redditi (gli stipendi faraonici, le liquidazioni da nababbi, i cachet miliardari, le ville e gli yacht) perché toccando le grandi fortune un ristretto numero di fortunati, non inciderebbero in alcun modo sulla fiscalità generale. Quindi dall'altro non sarebbe giusto tassarli pesantemente e dall'altro sarebbe ininfluente perseguirne l'evasione. Il problema, ci viene detto continuamente, “è un altro”, è lo stato sprecone da tagliare, sono i pensionati che si ostinano a non crepare, i giovani precari che vorrebbero asili nido per farsi una famiglia. E poi, perché levare 1.000 € a uno quando è così facile levare un € a mille?
Ebbene Valentino Rossi si incarica di smentire tante bugie così goebblesianamente ripetute dalle nostre classi dirigenti e di darci una chiave di lettura realista del problema. Infatti è proprio di ieri la notizia che la Finanza ha materialmente recuperato dall'inizio dell'anno 1.1 miliardi in più di evasione fiscale. Ebbene è evidente che questo ammontare di denaro (del quale siamo tutti contenti) è perfettamente confrontabile con quanto richiesto a Rossi, una multa da oltre 110 milioni. E allora scopriamo che anche un oligarca come Rossi non solo non sparisce, ma da solo vale il 10% di tutti i baristi che hanno scordato lo scontrino e i professionisti che non hanno emesso fattura.
In Italia ci sono cinque milioni di precari. Certo, i 60 milioni di evasione contestati all'oligarca Rossi potrebbero essere facilmente diluiti su di loro: un €uro al mese per un anno per cinque milioni di precari fanno giusto giusto i 60 milioni che permetterebbero a Peter Pan di stare con Campanellino sull'Isola che non c'è a fare brun-brun con la moto. Forse non se ne accorgerebbero neanche i precari se gli sottraessero un €uro, e forse la maggior parte di loro pagherebbe volentieri per vedere lo spensierato Rossi vincere una corsa. Forse molti precari non vedono nell'evasore Rossi il simbolo di un'ingiustizia da sanare, ma soltanto uno di loro che ha realizzato l'American dream neoliberale. Forse. Ma per quanto riguarda i cittadini italiani, non è importante sapere se i commercialisti di Rossi abbiano trovato la gabola giusta per farla franca. Perché qui la questione non è se Rossi ha evaso o meno il fisco. Di sicuro ha guadagnato miliardi e non ha pagato nulla. La questione è se i suoi fiscalisti riusciranno a fargliela fare franca o no.
Io so che Rossi è italiano, ha sponsor italiani e deve la stragrande maggioranza della sua fortuna al pubblico italiano. Vuole farmi credere che sui soldi guadagnati in Italia come testimonial di Telecom Italia non debba pagare le tasse in Italia? Perché quello che è sicuro è che lui quei soldi non li ha versati a nessuno fisco, né italiano, né inglese, né di Paperopoli. Di Paperopoli ha parlato lui, nel testo che gli hanno scritto per avvalorale e indulgere al personaggio fanciullesco. Il testo del monologo è professionalmente ineccepibile - con tanto di primo piano alle mani - e non è un caso che Rossi metta sullo stesso piano la sua vita privata, la storia con una soubrette, la necessità di star tranquillo per poter vincere le corse, con l'evasione fiscale, facendo finta di non capire e cercando di fare in modo che il pubblico non capisca la gravità della situazione. MINIMIZZARE, ordinavano al Minculpop di fronte alle notizie sgradite.
Ma non dobbiamo più minimizzare. E' al nostro ospedale, alla nostra scuola, alla nostra università, al nostro pronto soccorso che l'evasore fiscale Valentino Rossi sta rubando milioni di €uro. Sono i nostri pompieri che non hanno i soldi per spegnere gli incendi, i nostri magistrati che devono portarsi da casa la cancelleria, la nostra Polizia stradale che non ha la benzina per pattugliare le strade. Rossi si è salvato, se n'è andato a Londra e ci prende pure in giro. Che abbia frodato il fisco e sia alla fine condannato a pagare, oppure abbia solo fregato il fisco, e allora ne esca immacolato, la sostanza è la stessa: si è messo al di fuori di questa comunità. Per me che a Londra ci resti, tra pirati e profittatori.
In Italia il suo posto è la galera.
di Gennaro Carotenuto

Funziona la lotta agli evasori: in sette mesi accertati 5,4 miliardi

www.repubblica.it – 14 agosto 2007
Nei primi sette mesi dell’anno l’Agenzia delle Entrate ha accertato una evasione per complessivi 5,4 miliardi di euro con una crescita del 58% rispetto allo stesso periodo del 2006. Il dato, spiega una nota, emerge dall’analisi dell’attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni di evasione.
In crescita anche gli incassi, che sempre nello stesso periodo sono ammontati a 1,1 miliardi contro i 936 milioni del 2006 con un incremento del 17,7%. In aumento sia i versamenti diretti, passati da 612 milioni a 722, che i ruoli, passati da 324 a 380 milioni.
Risultati di rilievo, si legge ancora nella nota, ai quali ha contribuito anche il significativo accertamento condotto nei confronti degli azionisti della Bell e che sono comunque il frutto del forte impegno dell’Amministrazione nell’attività di controllo. La Bell è la cassaforte utilizzata per la scalata a Telecom da parte di Colanninno e dei soci bresciani e finita sotto l’esame degli 007 del fisco per l’operazione di cessione della quota di controllo nel 2001 a Tronchetti Provera.
Un incremento particolare viene registrato dal numero degli accertamenti relativi a imposte dirette, Irap e Iva che passano da 180.338 dei primi 7 mesi del 2006 a 259.981 con una crescita del 44%. In aumento del 27% anche le verifiche che salgono da 6.233 a 7.859, mentre sono in leggero calo gli accessi per il controllo degli obblighi fiscali che passano da 85.189 a 80.455 (-6%).