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mercoledì 6 febbraio 2008

Elisabetta dalla spagna scrive....

Uffà quante chiacchiere!!!quello che accade nella nostra politica a me risulta inammissibile e visto dalla Spagna mi sembra addirittura ridicolo, una finta.
Dopo anni di viaggi da Nord a Sud dell'Italia mi sono resa conto che non è poi facile incontrare gente che parli di politica con cognizione di causa tanto meno gente che ha una propria idea politica fondata su un programma politico definito, la gente è abituata a votare perchè tutti lo fanno, senza crederci veramente, solo perchè pensa che chi ha diritto al voto sarà sicuramente in grado di fare gli interessi pubblici, o meglio gli interessi propri. Magari fosse così!!!, per me non esistono ne interessi pubblici ne propri ma solo di quelli che vanno al potere e credono di poter fare ciò che vogliono anche gridare parolacce in un'aula pubblica, senza dimostrare educazione e rispetto ma solo ignoranza.
Io credo tra l'altro che i giovani, e specialmente quelli laertini, vedono la politica come qualcosa di troppo complicato per essere considerata, e quindi meglio lasciar perdere, meglio buttarsi su cose futili, meglio vivere con quello che si ha, che cercare di creare un realtà migliore più libera, più democratica dove i diritti di tutti sono anche i nostri, dove esiste una vera coscienza sociale allargata...che bell'Italia sarebbe!!!!!

giovedì 24 gennaio 2008

Sì, è proprio il paese delle anomalie!

Questa mattina, leggevo un articolo sul sole 24 ore radiocor, che 11 atenei Italiani sono stati dotati "di un gruzzolo di 74 borse di studio finanziate dal sistema camerale,dall'Ice e da alcune aziende”, con l’obiettivo di reclutare in India, giovani universitari particolarmente brillanti ai quali offrire le borse di studio per completare il proprio curriculum e di effettuare degli stage remunerati in aziende italiane.” L’articolo continua ancora …”Si è aperta così la possibilità di un collegamento stretto e durevole tra le risorse, manageriali e tecniche indiane di prossimo inserimento nel mercato del lavoro e le imprese italiane al fine di offrire alle nostre aziende partecipanti al progetto, l’opportunità di ASSUMERE A FINE CORSO, giovani specializzati nei propri settori operativi, o di reclutarli nelle filiali delocalizzate in India. Bene bene, mi chiedevo a fine lettura, ma tutto questo straordinario interesse a far crescere le professionalità straniere in Italia per dare loro l’opportunità di fare stage remunerati oppure essere assunti anche in Italia non è come dare un calcio nel culo forte a tutti quei “bamboccioni italiani” a detta del caro prossimo ex ministro Padoa Schioppa, che si sono fatti un mazzo esagerato a studiare in Italia, prendendosi lauree, master, qualifiche etc…e che adesso sono a spasso senza alcuna certezza che prima o poi troveranno un lavoro? Perché la Farnesina non fa finta che l’Italia stessa sia la “Nuova India” e si interessa per far sì che anche i nostri ragazzi abbiano la possibilità di fare stage remunerati nelle nostre aziende e magari anche l’opportunità a fine corso di essere assunti. Perché non fanno un sondaggio e chiedono a nostri laureati se sono mai stati pagati durante il periodo dello stage? Sono sicuro che la percentuale sarebbe molto molto bassa, in particolare al Sud, il terzo mondo dell’Europa. E sì…, è proprio il paese delle anomalie, anzi delle pazzie folli.

Un commento non firmato

venerdì 11 gennaio 2008

Far diventare le città luoghi di apprendimento

Interessante iniziativa della Scuola di Management & Technology di Universus che apre le porte al confronto sui temi dell'apprendimento attraverso il cooperative learning tra tutti i principali attori del territorio, per lo sviluppo e la crescita di individui, gruppi ed organizzazioni pubbliche e private.
L'appuntamento è il 12 gennaio 2008 presso la sede Universus di Bari, in Viale Japigia 188, dalle ore 8.30 - www.universus.it -.
La maggiore complessità che ormai caratterizza il nostro vissuto quotidiano, rende necessario attivare un capillare processo di apprendimento continuo. Tante realtà europee hanno compreso che la loro economia, un futuro più prospero, dipende dalla crescita del capitale umano e sociale di cui dispongono al loro interno.
Diverse istituzioni locali nel mondo sviluppato ed in via di sviluppo stanno pensando e realizzando piani e strategie per promuovere la crescita personale, la creazione sociale e la creazione sostenibile di ricchezza attraverso lo sviluppo del potenziale umano di tutti i loro cittadini.
Il meeting intende approfondire una visione del territorio nuova per attivare processi virtuosi che porti la Puglia a diventare una “learnig region”, costellata da “learning cities”.
Tratto dal sito dell'Ente Organizzatore - www.universus.it

giovedì 29 novembre 2007

Il merito e il salario di Pietro Ichino

Il presidente di Confindustria, Montezemolo, ha rilanciato con forza, in questi giorni, la parola d’ordine della meritocrazia; e il segretario della Cisl, Bonanni, gli ha risposto positivamente: «Il nostro obiettivo è lavorare meglio e di più, per produrre e guadagnare di più». Su questo tema, invece, la Cgil resta abbottonata. Questa sua riluttanza non risponde a ragioni tattiche contingenti: ha radici profonde nella cultura della sinistra. E niente affatto disprezzabili.
A sinistra l’idea dominante è che la produttività non sia un attributo del lavoratore, bensì dell’organizzazione aziendale in cui egli è inserito. «Prendi un ingegnere bravissimo e mettilo a spaccare le pietre: otterrai probabilmente un lavoratore molto meno produttivo di uno spaccapietre analfabeta». Se, poi, nessuno domanda pietre, entrambi stanno fermi e la produttività di entrambi è zero. Nel dibattito di tutto lo scorso anno sui nullafacenti del settore pubblico, questo è stato immancabilmente il concetto che veniva contrapposto all’idea di commisurare le retribuzioni anche ai meriti individuali: «Il risultato penosamente basso di molti uffici — si è detto da sinistra — ma anche il difetto di impegno di molti impiegati dipendono dal pessimo livello di organizzazione e strumentazione ».
C’è del vero in questo argomento; ma a sinistra si cade spesso nell’errore di fermarsi qui. È l’errore che il grande Jacovitti rappresentò con l’indimenticabile vignetta dove una mucca dall’aria torpida e pigra diceva: «Sono una mucca per colpa della società». La realtà è che la produttività del lavoro dipende da entrambe le variabili: sia dall’organizzazione, e talvolta da circostanze esterne incontrollabili, sia dalla competenza e dall’impegno del singolo addetto. E conta anche il suo impegno nel cercare l’azienda dove il proprio lavoro può essere meglio valorizzato.
Commisurare interamente la retribuzione al risultato significa, certo, scaricare sul lavoratore tutto il rischio di un esito negativo che può non dipendere da suo demerito. Ma garantire una retribuzione del tutto stabile e indifferente al risultato significa cadere nell’eccesso opposto: così viene meno l’incentivo alla fatica del far bene il proprio lavoro e del muoversi alla ricerca del lavoro più utile, per gli altri e per se stessi. Questa stabilità e indifferenza della retribuzione è la regola oggi di fatto imperante in tutto il settore pubblico, ma troppo largamente applicata anche in quello privato, per effetto di contratti collettivi che lasciano uno spazio del tutto insufficiente al premio legato al risultato.
E questo è uno dei motivi —insieme, certo, a tanti altri difetti strutturali e imprenditoriali — della bassa produttività media del lavoro nel nostro Paese. Per uno stipendio magari basso, che però matura qualsiasi cosa accada, ci sono sempre i lavoratori che si impegnano a fondo, se non altro per rispetto verso se stessi, e si ribellano alle situazioni di improduttività; ma ce ne sono sempre anche altri che se la prendono comoda, fino al limite del non far nulla. Un’iniezione di meritocrazia nei contratti collettivi e individuali fa certamente bene anche a questi ultimi.

Pietro Ichino
(Corriere della Sera - 26/11/2007)

martedì 21 agosto 2007

IL SILENZIO DEGLI ONESTI

Mentre è in atto una forte azione del Governo Prodi contro l’evasione fiscale e il lavoro nero il centro-destra invita alla rivolta fiscale. Niente di nuovo. Berlusconi, già durante i 5 anni di governo, invitava ad evadere ed emanava leggi ad personam per autolegalizzarsi dall’evasione.
Lo sanno tutti che in Italia farla franca è abbastanza facile perché mancano i controlli. E’ per questo che siamo in testa alle classiche della corruzione, delle fatture non pagate, dei fallimenti, delle piccole truffe e dei ladrocini legalizzati messi in atto da banche, assicurazioni, aziende telefoniche, etc.. Un sistema che avvantaggia i disonesti (modelli da imitare) che ottengono autorizzazioni e facilitazioni che invece sono negate a chi lavora con qualità e impegno. Le aziende gestite da imprenditori “onorevoli” sono aggravati dalla burocrazia, criminalità, disonestà commerciale e inoltre pagano le tasse anche per chi non le paga. In sintesi uno stato che premia i peggiori e non riconosce i meriti e la fatica.
La finanziaria del governo Prodi si è posta, con mille difficoltà, dalla parte degli onesti: ha tassato del 4% le pensioni d'oro, ha iniziato a ridurre i costi della politica e stipendi per ministri e parlamentari (il precedente governo presentò per ben 3 volte proposte d'aumento), sta promuovendo ed investendo soldi contro il degrado ambientale e incentiva il risparmio energetico. Sicuramente ciò non è sufficiente e occorre intensificare le azioni contro la burocrazia, lo spreco, l'inefficienza, la disonestà economica, la corruzione, la criminalità per rendere efficiente l’Italia. Inoltre occorre incidere sulle “caste privilegiate" di politici, funzionari pubblici, avvocati, notai, commercialisti, truffatori e delinquenti che hanno tutto l'interesse a continuare a vivere in un sistema che non funziona.
Ma si può fare tutto ciò senza l’aiuto dei cittadini onesti?
Franco Catapano