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giovedì 30 luglio 2009

Lo stato di salute della democrazia e l'incapacità di provare vergogna

Un sintomo del grado di sviluppo della democrazia e in generale della qualità della vita pubblica si può desumere dallo stato di salute delle parole, da come sono utilizzate, da quello che riescono a significare. Dal senso che riescono a generare.
Oggi, nel nostro paese, lo stato di salute delle parole è preoccupante. Stiamo assistendo a un processo patologico di conversione del linguaggio a un'ideologia dominante attraverso l'occupazione della lingua. E l'espropriazione di alcune parole chiave del lessico civile. È un fenomeno riscontrabile nei media e soprattutto nella vita politica, sempre più segnata da tensioni linguistiche orwelliane. L'impossessamento, la manipolazione di parole come verità e libertà (e dei relativi concetti) costituisce il caso più visibile, e probabilmente più grave, di questa tendenza. Gli usi abusivi, o anche solo superficiali e sciatti, svuotano di significato le nostre parole e le rendono inidonee alla loro funzione: dare senso al reale attraverso la ricostruzione del passato, l'interpretazione del presente e soprattutto l'immaginazione del futuro. Se le nostre parole non funzionano - per cattivo uso o per sabotaggi più o meno deliberati - è compito di una autentica cultura civile ripararle, come si riparano meccanismi complessi e ingegnosi: smontandole, capendo quello che non va e poi rimontandole con cura. Pronte per essere usate di nuovo. In modo nuovo, come congegni delicati, precisi e potenti. Capaci di cambiare il mondo. Proviamo allora a esercitarci in questo compito di manutenzione con una parola importante e più di altre soggetta allo svuotamento (e alla distorsione) di significato di cui dicevamo. Proviamo a restituire senso alla parola vergogna. Nell'accezione che qui ci interessa la vergogna corrisponde al sentimento di colpa o di mortificazione che si prova per un atto o un comportamento sentiti come disonesti, sconvenienti, indecenti, riprovevoli. E' una parola da ultimo molto utilizzata al negativo: per escludere, sempre e comunque, di avere alcuna ragione di vergogna o per intimare agli avversari - di regola con linguaggio e toni violenti - di vergognarsi. La forma verbale "vergognatevi" è oggi spesso utilizzata nei confronti di giornalisti che fanno il loro lavoro raccogliendo notizie, formulando domande e informando il pubblico. Sembra dunque che vergognoso sia vergognarsi. La vergogna e la capacità di provarla appaiono qualcosa da allontanare da sé, una sorta di ripugnante patologia dalla quale tenersi il più possibile lontani. Sulla questione Blaise Pascal la pensava diversamente, attribuendo alla capacità di provare vergogna una funzione importante nell'equilibrio umano. Nei Pensieri leggiamo infatti che "non c'è vergogna se non nel non averne". In tale prospettiva è interessante soffermarsi sull'elencazione, che possiamo trovare in qualsiasi dizionario, dei contrari della parola. Troviamo parole come cinismo, impudenza, protervia, sfacciataggine, sfrontatezza, sguaiataggine, spudoratezza, svergognatezza. Volendo trarre una prima conclusione, si potrebbe dunque dire che il non provare mai vergogna, cioè il non esserne capaci, è patologia caratteriale tipica di soggetti cinici, protervi, sfacciati, spudorati. Al contrario, la capacità di provare vergogna costituisce un fondamentale meccanismo di sicurezza morale, allo stesso modo in cui il dolore fisiologico è un meccanismo che mira a garantire la salute fisica. Il dolore fisiologico è un sintomo che serve a segnalare l'esistenza di una patologia in modo che sia possibile contrastarla con le opportune terapie. La ritardata o mancata percezione del dolore fisiologico è molto pericolosa e implica l'elevato rischio di accorgersi troppo tardi di gravi malattie del corpo. Così come il dolore, la vergogna è un sintomo, e chi non è capace di provarla - siano singoli o collettività - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia della civilizzazione. Qualsiasi professionista della salute mentale potrebbe dirci che le esperienze vergognose, quando vengono accettate, accrescono la consapevolezza e la capacità di miglioramento, e in definitiva costituiscono fattori di crescita. Quando invece esse vengono negate o rimosse, provocano lo sviluppo di meccanismi difensivi che isolano progressivamente dall'esterno, inducono a respingere ogni elemento dissonante rispetto alla propria patologica visione del mondo, e così attenuano il principio di realtà fino ad abolirlo del tutto. Come ha osservato una studiosa di questi temi - Francesca Rigotti - l'azione del vergognarsi è solo intransitiva e non può mai essere applicata a un altro. Io posso umiliare qualcuno ma non posso vergognare nessuno. Sono io che mi vergogno, in conseguenza di una mia azione che avverto come riprovevole. Pertanto la capacità di provare vergogna ha fondamentalmente a che fare con il principio di responsabilità e dunque con la questione cruciale della dignità. Diversi autori si sono occupati alla vergogna. La parola è presente in alcuni bellissimi passi di Dante e ricorre circa trecentocinquanta volte in Shakespeare. Ma è davvero interessante registrare cosa dice della vergogna Aristotele nell'Etica Nicomachea. "La vergogna non si confà a ogni età, ma alla giovinezza. Noi infatti pensiamo che i giovani devono essere pudichi per il fatto che, vivendo sotto l'influsso della passione, sbagliano, e lodiamo quelli tra i giovani che sono pudichi, ma nessuno loderebbe un vecchio perché è incline al pudore, giacché pensiamo che egli non deve compiere nessuna delle cose per le quali si ha da vergognarsi".
GIANRICO CAROFIGLIO

domenica 19 luglio 2009

La Malpolitica

Perché la politica si ammala così spesso? Destra e sinistra quanto sono responsabili dell'attuale degenerazione della politica? Cosa distingue l'attuale momento sociale e politico da una normale crisi democratica? E' vero che ci attendono nuove forme di dittatura? Quale rimedio porre, specie a livello culturale ed educativo? Grandi domande che trovano, in questo saggio, piccole risposte per aiutare la riflessione nei percorsi di cittadinanza attiva e responsabile. Piccole risposte per meglio resistere, resistere, resistere alla malpolitica. Da soli e in gruppo.

Rocco D'AMBROSIO - Rosa PINTO, La malpolitica, Di Girolamo, Trapani 2009, 61 pp., € 5,90

Sommario

1. Il sentire comune; 2. Alcuni cambiamenti socio-culturali e politici in Italia; 3. Le leadership strategiche; 4. La passione idolatra; 5. Lo stile ambiguo; 6. Il pensiero saturo; 7. La teledipendenza; 8. La malpolitica è solo di destra?; 9. Alcune proposte educative; 10. bibliografia di riferimento

Gli autori

Rocco D'AMBROSIO (http://www.rocda.it/) insegna Filosofia Politica presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma e la Facoltà Teologica Pugliese di Bari. E' docente di Etica Politica presso la Scuola Superiore dell'Amministrazione del Ministero dell'Interno di Roma. Ha pubblicato diversi saggi sui temi politici, tra cui l'ultimo Il potere e chi lo detiene, EDB, Bologna 2008. Si occupa di formazione all'impegno sociale e politico, collaborando con diverse istituzioni, a livello locale e nazionale. Dirige il periodico di cultura e politica "Cercasi un fine" e il suo relativo sito web (http://www.cercasiunfine.it/), promossi da alcune scuole pugliesi di formazione all'impegno sociale e politico.

Rosa PINTO, psichiatra, gruppoanalista, analista istituzionale, psicoterapeuta, collabora con la cattedra di Antropologia della Facoltà di Scienze Statistiche e con la Scuola di Specializzazione in Psichiatria della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari. E' docente di Psicologia Clinica presso la Cattedra di Ostetricia della Facoltà di Medicina e Chirurgia, ha pubblicato diversi lavori scientifici su temi gruppoanalitici, psichiatrici e sui fenomeni mafiosi della fascia adolescenziale su riviste nazionali ed internazionali, ha pubblicato un libro sulla prevenzione, si occupa di qualità e di psichiatria di consultazione e di riabilitazione psichiatrica presso l'Azienda Ospedaliera "Di Venere" di Bari.

giovedì 18 giugno 2009

“Chi è Patrizia Daddario?

“Chi è Patrizia Daddario? È una donna, è un simbolo, è un’opportunità ma è anche un incubo.
Un incubo che si concretizza: la perfetta adesione al modello di rappresentanza femminile in una politica ormai dilagante. Un modello da tempo tra noi temuto, ipotizzato ma mai seriamente combattuto sempre macerate dai tanti distinguo.
Ricordo discussioni infinite tra: è meglio nessuna donna in politica o una donna cretina in politica?
Abbiamo sprecato energie ed intelligenze in estenuanti battaglie sempre interne, e ci siamo coperte il capo di cenere quando gli stessi uomini di partito ci rinfacciavano l’incapacità e fare squadra: neanche le donne votano le donne!!! ( Ma neanche gli uomini votano gli uomini tout court)
E mentre noi discutevamo, fiere della nostra differenza, sempre impegnate nel rivendicare le nostre qualità ed i nostri “distinguo“ è arrivato Berlusconi che ha dato forma e legittimità ad uno dei nostri peggiori incubi.
La donna clone di un uomo, o meglio la donna prestanome.
Come quelle vecchine pensionate poverissime detentrici di spettacolari patrimoni. Appunto prestanome!
Donne prestanome di una politica di donne!
Svuotate dal di dentro, mantengono solo una esteriorità sempre più uniformata al vero proprietario, così bene illustrato dal magnifico lavoro di Lorella Zanardo “Il corpo delle donne”.
Bocche, seni, glutei, nulla di più innaturale ed offensivo per chi cerca di non uniformarsi. Caricature spacciate per vera bellezza a cui, in un delirio collettivo, molte di noi cercano di uniformarsi. A chi negare, dopo l’aiutino, un ritocchino?
Patrizia Daddario ci ha fatto comprendere (ma forse lo abbiamo sempre saputo) che il successo di una donna, economico, imprenditoriale ed adesso politico, passa per il letto del signore.
Sapevamo di ex mogli, segretarie e colf, accontentate con un posto in Parlamento, adesso siamo arrivate alla ricompensa per il soddisfacimento delle necessità erotico/sessuali.
Donne prestanome: C’è bisogno di donne in politica? Le sceglie il feudatario, c’è bisogno di rispettare le quote rosa? Le seleziona il signore!
Attendiamo con ansia un nuovo disegno di legge: le poche sfuggite alla durissima selezione ed ugualmente elette , dovranno, prima della proclamazione, sottoporsi allo Ius Primae Noctis.
Potranno insediarsi solo successivamente!
Attendiamo quindi un approfondimento giornalistico, con l’esclusiva presenza dell’avvocato Ghedini che chiarirà l’esigenza di una legge del genere per non creare rancori tra le elette.
Che abisso di vergogna. Vergogna per la qualità di questa politica.
Una Patrizia Daddario inconsapevole scopre il gioco della presenza delle donne nella liste. Non importa chi tu sia e cosa tu abbia fatto, l’importante è essere “appetibile” e rispondere al capo.
E noi quando decideremo di dire Basta?
Una donna l’ha fatto ed ha immediatamente subito il gioco al massacro: prima il discredito, poi la propria immagine sbattuta nuda sulla copertina di un quotidiano di proprietà del Signore con un esplicativo titolo su la sua perfetta omogeneità al modello da lei contestato.
Diciamo basta e troviamo insieme, attraverso quei meravigliosi sentimenti di condivisione di cui siamo così esperte, la maniera più efficace per opporci”.

Magda Terrevoli
presidente della commissione Pari opportunità della Regione Puglia.

sabato 6 giugno 2009

I prepotenti vanno combattuti e non votati!

Il PD Laterza, a seguito delle farneticanti dichiarazioni rese dal Sindaco Giuseppe Cristella durante il comizio di questa sera in merito all'intimidazione subita dal candidato Giuseppe Misano da parte dell'ass. Agostino Perrone, dichiara il proprio sdegno per la totale assenza di cultura democratica ed istituzionale del primo cittadino che con il suo comportamento sta facendo regredire i rapporti e le relazioni umane all'interno della nostra comunità facendo emergere il peggio ed elevandolo a modello di riferimento.

Cristella, invece di censurare l'atteggiamento del suo assessore, facendo pubblica ammenda, ha rincarato la dose contro Giuseppe Misano, dimostrando la sua totale inadeguatezza rispetto al ruolo che ricopre, dichiarandosi solo a parole il sindaco di tutti i cittadini, dimostrando, nei fatti, la totale incapacità di accettare il confronto democratico.

Questi atteggiamenti, ormai consolidatisi nel tempo, hanno mortificato la partecipazione e il confronto democratico.

Il PD Laterza, non intende cedere di fronte a tanta arroganza ed invita tutti i cittadini a fare fronte comune contro questa (in)cultura convinti come siamo che Laterza meriti una classe politica capace di far emergere e valorizzare il meglio che la nostra comunità è in grado di esprimere.

I prepotenti vanno combattuti e non votati!
Pd Laterza

giovedì 4 giugno 2009

Comunicato Stampa del Pd Laterza

Laterza "Pecora nera"
della liberta' di espressione

Il Partito Democratico denuncia il grave atto intimidatorio verificatosi nel corso del dibattito pubblico "Quello che i politici non dicono" lo scorso martedì 2 Giugno. Nella parte finale del confronto Giuseppe Misano (candidato alla provincia) è stato costretto a lasciare il microfono, in seguito ad una sequela di attacchi verbali, proprio mentre analizzava e denunciava i gravi rischi ambientali che minacciano il territorio jonico: dalla diossina alla gestione dei rifiuti.

Cosa ancora più' grave e' che l’autore è un assessore comunale, Perrone Agostino, che con tale comportamento ha "scosso e gelato" tutti i presenti (pubblico, candidati e giornalisti).

La gravità del gesto ha macchiato indelebilmente una iniziativa meritoria, che pur tra le mille difficoltà e limiti, aveva proprio l’obiettivo di valorizzare il confronto democratico dei vari candidati consiglieri alla provincia.

Purtroppo non è la prima volta che ciò accade, ci sono già stati altri episodi analoghi e manifesti murali intimidatori, che hanno fatto emergere il “prepotente" atteggiamento che contraddistingue l’amministrazione Cristella. Abbiamo denunciato ripetutamente la necessità di ristabilire regole, comportamenti e linguaggi consoni al ruolo pubblico che ognuno di noi è chiamato a svolgere.
Amministrare significa essere al servizio della comunità e ciò comporta l’esercizio di doti quali l’umiltà, la pazienza ed il rispetto di tutte le posizioni e istanze. Nel momento in cui dal servizio si passa al "comando" le cose cambiamo e il delirio di onnipotenza è capace di far violare anche le più elementari regole di convivenza civile e democratica.

Ancora una volta lanciamo un appello a tutti i cittadini e alle forze politiche e sociali affinché ci si mobilitino e manifestino il dissenso nei confronti di questa amministrazione.
Pd Laterza

lunedì 1 giugno 2009

I distratti e spaesati "du pais"

I laertini sono sordi e/o distratti oppure l'opposizione non è capace di comunicare?
Al di là dell'anonimato delle critiche (che evidenziano il basso livello sociale e politico che vige a Laterza) mi sembra giusto ribadire la nostra attività come opposizione. Tra l'altro all'interno del blog del Pd Laterza quello che sto per illustrare è ampiamente documentato e comunque per ogni questione sono a disposizione per fornire delucidazioni pubbliche e private.

Bilancio, Tasse e Indebitamento - continuiamo a pagare lo sperpero di denaro pubblico per opere inutili e clientelari (Tensostruttura - parcheggio pubblico villa dei principi - Palazzo Marchesale - Auditorium Purgatorio - Chiostro turistico e potrei continuare ancora ......)

Illegalità e Trasparenza amministrativa emblema della cattiva politica del centro destra che ha fatto ricorso ad affidamenti diretti e provvedimenti iniqui che hanno degradato la nostra comunità (Eureco - Edileco - Laterza Cuore Grande - svuotamento del consiglio comunale - Civiche Benemerenze - consulenze e assunzioni senza regole e meriti, vie intestate ad operatori compiacenti - e anche qui potrei continuare con altri esempi.....)

Mancanza di pianificazione e valorizzazione del territorio (Le Pale Eoliche e il Fotovoltaico selvaggio che hanno attirato interessi della malavita organizzata, la Progeva e il pessimo servizio di raccolta dei rifiuti urbani, la mancanza di edilizia convenzionata e popolare, lo stato di abbandono dell'edilizia scolastica, ...... e anche qui potrei continuare con altri esempi).

Detto ciò in cosa siamo mancati? Cosa ci suggerite di fare? Perchè non vi interessate, anche attraverso gesti di solidarietà. nei confronti di giornalisti (vedi gli attacchi a Franco Romano, Massimo D'Onofrio, Michele Cristella, all'intera redazione di Agorà e a Mino Lamola) che hanno subito indimitazioni e denunce solo per aver svolto il lavoro di cronisti a Laterza?

Personalmente ho firmato un esposto alla procura della repubblica per le modalità legate al completamento del campo sportivo. Tra l'altro il Sindaco mi ha denunciato per diffamazione a mezzo stampa e ben 2 giudici (malgrado le sue opposizioni) mi hanno assolto e dato ragione. Se avete tempo e voglia leggete il verbale del 9 febbraio 2007 (consiglio comunale straordinario all'indomani della bomba al comune) e verificherete la qualità e il coraggio delle nostre denunce anche in pubblica assise.
Mi aspetto delle risposte dai vari Pep, Terzodicamolilla e da quanti nascosti dietro l'anonimato possano trovare un impeto di coraggio e interloquire sui fatti che accadono a Laterza.
Franco Catapano
consigliere comunale del Pd

giovedì 21 maggio 2009

Laterza e le sue ombre: crimini, criminali e cittadini

Il giorno più atteso e significativo per noi laertini è diventato un giorno infausto per molte famiglie.
Siamo stati colpiti dalla violenza inaudita che ha abusato di una coppia di ragazzini, una vicenda che lascerà il segno nella nostra memoria collettiva, forse di più della bomba che squarciò la porta del municipo la notte del 8 febbraio 2007. Ho ricevuto decine di telefonate di amici e conoscenti scossi e preoccupati per l'insicurezza che si percepisce nel vivere quotidiano "du pais". I furti nelle case, avvenuti ieri notte tra le 23 e le 2, hanno amplificato "lo stupro" e ci hanno reso più deboli difronte a deliquenti organizzati che hanno violentato le case delle famiglie  di ritorno dalla festa.
Ma cosa sta succedendo a Laterza?
E' in aumento lo spaccio di sostante stupefacenti alimentato dall'uso di alcool dei minori. Cresce la dipendenza dal gioco e dai videopoker (macchinette infernali presenti in molti locali pubblici) vizio che si intreccia con la possibilità di realizzare vincite con le diverse varianti dei "gratta e vinci".  Indebitamento delle famiglie e ricorso all'usura sono fenomeni inevatibili in un periodo di crisi dell'occupazione, dove l'illusione svanisce velocemente e rimangono i drammi. 
Tutto ciò accade nell'ombra e nell'indiferrenza pubblica, si preferisce il silenzio civico e la sottovalutazione di questi fenomeni. Intanto aumentano le famiglie sofferenti e disagiate che nascondono la "polvere sotto il letto" per paura che in giro si dica che ciò che tutti sanno. Mi permetto di scrivere queste verità crude perche prima o poi arriverà il momento in cui a Laterza ci fermeremo e rifletteremo seriamente su quello che accade nella nostra comunità. Prima o poi inizieremo ad indignarci e disincetivare i comportamenti negativi che creano cattivi esempi. 
In attesa del "prima o poi" non ci rimane che tenere alto il livello di guardia e fare il nostro dovere. Solo così possiamo pretendere che anche le istituzioni e forze dell'ordine si impegnino a svolgere attività di prevenzione, repressione ed educazione.
Franco Catapano

martedì 4 novembre 2008

CHI E' IL PARTITO DEL CEMENTO A LATERZA?

Una nuova colata di cemento si abbatte sull'Italia. Politici locali e nazionali, imprenditori, alti prelati, banchieri, siedono contemporaneamente in più consigli di amministrazione e si spartiscono cariche pubbliche, concorsi, appalti, finanziamenti. Allo scopo servono anche associazioni culturali o in difesa dell'ambiente, appuntamenti gastronomici, feste e premi. Parlando di cemento e di piani regolatori, si arriva necessariamente a parlare della mancanza di regole di una classe dirigente in bilico tra l'imbroglio, la trama del sottogoverno e l'interesse personale. Ma non tutto è perduto, c'è chi si batte e ottiene risultati sorprendenti. Basta cominciare dal basso.
http://www.chiarelettere.it/

Partendo da queste osservazioni e' facile chiedersi :
A chi servono le opere fatte a Laterza?
Piazzette rifatte, parcheggi comunali , il Palazzo Marchesale e Piazzette per Bambini,
Quanto costano?
Cosa si sarebbe potuto fare invece?
Magari migliorare le periferie?
Forse sarebbe utile sistemare la scuola "Dante Alighieri" che sta cadendo a pezzi e la tecno-struttura, mai funzionante?


sabato 4 ottobre 2008

UN SINDACO IMPUDENTE "COMANDA" A LATERZA

COMUNICATO STAMPA
Il Sindaco Cristella ha superato abbondantemente il livello della spudoratezza.

Menzogne, insulti, querele, intimidazioni verso giornalisti, dirigenti scolastici, ex-sindaci, consiglieri comunali e liberi cittadini rei di avere opinioni diverse dal “ducetto” Laertino.


L’ultimo episodio di prepotenza è toccato al dott. Franco Bruno che è stato offeso e minacciato dal Sindaco.


Questi atteggiamenti sono viepiù gravi considerato il fatto che a Laterza viviamo una fase di grave difficoltà per il peggioramento della qualità della vita dovuto al persistere della puzza, per l’abbandono e il degrado di interi quartieri e periferie del nostro comune, per la crisi occupazionale ed economica che investe le aziende Natuzzi, Curvet e Miroglio. Problemi complessi che rischiano di far implodere la nostra comunità e che preoccupano migliaia di famiglie laertine. Tuttavia il Sindaco, invece di occuparsi di questa grave situazione, sembra più interessato a sbarazzarsi dei propri avversari politici.
Il Partito Democratico di Laterza si sta impegnando, invece, affinché la democrazia e la trasparenza amministrativa ritornino ad abitare nel nostro comune.

Ecco perché facciamo appello a tutti i cittadini, ai sindacati, agli imprenditori e a tutte le associazioni per ricreare condizioni di agibilità democratica per ristabilire un clima di rispetto e di convivenza civile.


Il silenzio, l’apatia e il disinteresse non aiutano Laterza e anzi alimentano il potere di rappresentanti politici capaci di tutto pur di “comandare”.
Queste sono le preoccupazioni che ci portano a scendere in piazza Domenica 5 Ottobre, per denunciare la "Puzza Politica" che soffoca la democrazia e ignora i diritti dei cittadini.
Circolo Pd Laterza - 4 ottobre 2008

venerdì 3 ottobre 2008

"U fuess"

Dopo “u capannon” della Progeva, ecco “u fuess”!
Storie di ordinaria dis-amministrazione del Comune di Laterza, tanto incredibili quanto vere. “U fuess” è approdato in Consiglio Comunale, l’altra sera il 29 settembre, all’interno di uno dei 3 debiti fuori bilancio previsti dall’ordine del giorno.
Il caso si riferisce ad una signora che il 13/1/2001 mentre percorreva via Mazzini incrocio con via Libertini finiva dentro “u fuess”.
A quel punto la signora richiede al Comune di Laterza i danni causati da “u fuess”. Non ricevendo soddisfazione la signora decide di fare causa e al Comune di Laterza in data 24/02/2005 viene notificato un atto di citazione per richiesta danni di circa 20.000 euro più le spese legali.
La Giunta Comunale di Laterza in data 19/04/2005 decide di costituirsi in giudizio e nomina l’Avv. Cristella Maria Teresa come difensore.
Il tribunale di Taranto – sezione distaccata di Ginosa – in data 7 giugno 2008 emette sentenza e condanna il Comune di Laterza a pagare 51.156 euro (di cui 41.109,74 di sorta capitale, 7.074 euro di rivalutazione, 2.487 spese e competenze legali, 485 euro spese e competenze Ctu e spese legali).
“U fuess” era talmente profondo che abbiamo pagato più del doppio della richiesta di risarcimento. La domanda sorge spontanea quanti altri “fuess” si aggirano nelle carte del Comune? All’epoca il Comune non era assicurato per danni a terzi, però anche dopo che ci siamo assicurati ci risulta che la Giunta Comunale si sia costituita contro i cittadini che avevano denunciato “u fuess”.
In sintesi paghiamo l’assicurazione, paghiamo gli avvocati difensori e paghiamo anche i cittadini che si fanno male dentro “u fuess”.

Franco Catapano

Taranto è penultima

TARANTO - Dicono che Tremonti ce l’abbia messa tutta per fermare i soldi prima che varcassero lo Stretto. Ma non ce l’ha fatta. Il Cavaliere l’ha spuntata. A modo suo il ponte l’ha già costruito. Quello grazie al quale 140 milioni di euro sono scivolati direttamente da Roma a Catania. Meglio di qualsiasi esperimento di Alta Velocità. Una autostrada finanziaria per far arrivare in Sicilia questa bombola d’ossigeno che potrebbe riani-mare un Comune sull’orlo del dissesto. Sembra che il crac catanese sfondi i 700 milioni di euro. A Taranto eravamo intorno ai mille. Ma qui i soldi (circa 130 milioni griffati Prodi) sono arrivati solo post mortem, a funerale già celebrato. Lì invece si cerca di uscire dal coma profondo. Situazioni analoghe quelle tra Catania e Taranto: scandali, scandaletti, spendaccionerie, conti lasciati scoperti, finanza creativa o forse meglio dire allegra.

La differenza, profonda, è una sola. Oltre lo Stretto si sono affidati ad un quotato farmacologo, che la medicina per assicurare Catania sulla linea di galleggiamento l’ha trovata: l’elisir di lunga vita per Silvio Berlusconi. Non c’è patto di stabilità che tenga di fronte alla consapevolezza di essere il medico curante al quale cotanto presidente del consiglio affida la sua preziosissima salute. E anche se Umberto Scapagnini da qualche mese non è più il primo dei cittadini etnei, è proprio in suo soccorso che sono arrivate vagonate di euro dalla Capitale. Perché proprio lui, sindaco dal 2000 al 2008, è il maggiore indiziato per la responsabilità del catastrofico tracollo del Comune. Già nel 2005 Silvio gli confezionò un aiutino su misura: prima di essere disarcionato da Palazzo Chigi, studiò un modo per utilizzare i fondi dell’8 per mille. Catania risultò praticamente l’unica città italiana a poterne usufruire. 18 milioni l’anno, tanto per gradire.
Taranto non ha avuto la stessa fortuna: la biologa prestata alla politica, smarrito il microscopio per osservare attentamente i bilanci, ha finito per accompagnare il Comune alle esequie. E invece che mandarci soldi ci hanno mandato Blonda. Per Catania storia diversa. Berlusconi la coccola con un regalino da 140 milioni, Taranto teme invece che gli vengano strappati persino i 20 milioni che l’Osl non è riuscita ancora a togliersi dalle tasche. Anche questo, se vogliamo, un vestitino su misura confezionato per i tarantini dal sarto Tremonti. Da Catania le buschiamo sempre. E noi le abbiamo lasciato pure Plasmati...

Enzo Ferrari – Taranto Sera – 3 ottobre 2008

mercoledì 24 settembre 2008

Si frantuma un certo modello di sviluppo

Di seguito riportiamo un articolo, lettera aperta al direttore del corriere del giorno, che riassume quello che è accaduto con la Miroglio, Natuzzi, Gruppo Putignano, Curvet ......, l'articolo è sentito e vero perché vissuto sulla pelle del nostro concittadino, per cui vi invitiamo a leggerlo e commentarlo.

Lo diceva, caro Direttore, Don Luigi Sturzo, 50 anni fa che inoltre precisava; «l’economia, essendo fatta da uomini liberi, può essere morale o immorale, come tutti gli atti umani; tuttavia, una vera economia o è morale o, per quanto detto in precedenza, non è neppure economia». Perché ho voluto ricordare queste sagge, quanto lungimiranti considerazioni del sacerdote, e amministratore pubblico, di Caltagirone?
Beh, osservando l’attualità italiana, e locale, non si può non prendere in considerazione il pensiero sturziano. Si tratta del “fallimento” di attività economiche pubbliche e private e dei rocamboleschi tentativi messi in atto, dalla politica-spettacolo, dal sindacato-casta, dall’imprenditoria-parassita. Si vede davvero di tutto: aziende che hanno maturato perdite o che, al contrario, continuano a registrare profitti strepitosi, che di fronte al proprio fallimento o cessazione di attività scappano cercando di speculare ulteriormente; pubblici amministratori, di destra e di sinistra insieme, che da queste vicissitudini cercano di ottenere riconferme consolidando o acquisendo nuove clientele; sindacati che senza nessuna mea culpa, organizzano psudo-mobilitazioni dopo essersi già impegnati con accordi sottobanco e al ribasso; classe operaia che bene o male cerca di garantirsi un posto di lavoro ma anche privilegi e benefici. Alitalia, Miroglio solo per citarne alcune di queste storie.
Migliaia di posti di lavoro a rischio ma anche molto rumore per nulla.
Sì. Perché l’impressione è che al di là di quello che si vede, tutto è già risolto, la strada è già tracciata. Qualcuno in effetti perderà il posto di lavoro e si ritroverà fra qualche mese con un pugno di mosche in mano; magari con un misero incentivo all’esodo sarà costretto a dimettersi e comunque, perché capace e in gamba, troverò un’altra dignitosa e onorevole occupazione. La maggiorparte dei soggetti interessati troveranno “la polpa”, la sostanza.
Le aziende che chiudono, dopo aver sperperato migliaia di denari pubblici ne riceveranno degli altri per la vendita di capannoni e infrastrutture, oltre a beneficiare per l’ennesima volta di ammortizzatori sociali sempre finanziati da “pantalone” cioè tutti noi; gli imprenditori “salvatori della patria” arriveranno e beccheranno altri finanziamenti pubblici “intraprendendo” senza debiti, senza oneri, senza “masse passive”.
In quanto alla classe politica nera, rossa e bianca e al sindacato, senza farsi troppi problemi, in maniera trasversale, si spartiranno la grande torta del consenso e soprattutto del potere. Poi c’è un sottobosco di piccoli e grandi speculatori, i cosiddetti “tecnici”, o i superconsulenti, quelli che non sanno mai niente ma che in fondo sono i primi corrotti e corruttori; continueranno a fare la bella vita, incassando grandi parcelle e forse qualcosa di più. Sono i “già” o i “prossimi pensionati” che invece di lasciare spazio alle nuove generazioni continueranno imperterriti a occupare la scena, a manipolare, a mediare compromessi e malaffare. Cosa c’è dietro questo scenario se non l’immoralità e la non eticità ?
Le aziende che falliscono dovrebbero solo risarcire i danni alle persone e ai territori; quelle che invece vogliono fare e sviluppare l’economia dovrebbero solo investire tempo e risorse proprie; i pubblici poteri e le organizzazioni di rappresentanza e di categoria dovrebbero solo controllare e verificare che i diritti, e i doveri, siano rispettati.
In quanto ai parassiti dovrebbero scomparire, ritirarsi, darsi alla cura dei propri figli e alla crescita dei propri nipoti. Le persone valide, le energie migliori dovrebbero osare, dovrebbero avere il coraggio di uscire allo scoperto, innovarsi, mettere a disposizione della società, del bene comune, la propria capacità, la propria intelligenza. Il territorio nel suo complesso, si dovrebbe organizzare; anziché aprire le porte al nuovo colonizzatore, dovrebbe incentivare, aiutare, il produttore del luogo legato per tradizione, passione, affetti allo stesso. Anziché finanziare e arricchire realtà che hanno la sede legale a mille o seicento km di distanza, si dovrebbero sostenere quelle piccole ma dalle grandi potenzialità e prospettive. Si dovrebbe e si potrebbe fare tutto questo ma solo una vera moralità, solo la consapevolezza dell’etica può portare a questi passi. Nel nostro paese invece sembra prevalere sempre e comunque il tirare a campare, meglio la gallina oggi, l’uovo, domani, vedremo !!!.
Un sentito ringraziamento,
Domenico Savino - corriere giorno 23 settembre 2008

giovedì 4 settembre 2008

Politici di Professione

Riceviamo e pubblichiamo ...
Sono ancora molti che sostengono l'equazione attività politica = lavoro, in particolare , dove fare il "funzionario di partito" è un vero e proprio mestiere. Ci sono ragioni storiche ben precise per giustificare lo stipendio di Stato ai politici e risiedono nel fatto che, diversamente, soltanto le classi dei nobili o dei borghesi, che disponevano di danari propri, avrebbero potuto occuparsi di politica, tagliando di fatto fuori dalla politica la classe sociale dei lavoratori, che emergeva nell'ottocento ed era priva di mezzi. Ora questa tesi non ha più ragione d'essere, dal momento che vige la regola della conservazione del posto di lavoro per tutta la durata del mandato parlamentare o amministrativo.
In ogni caso nessuno si sognerebbe mai di negare una retribuzione al "mestiere" di politico, ovviamente commisurata all'attività ed ai risultati dell'"Azienda Italia" come ama dire oggi il Ministro Brunetta.
Vorrei ora portare ora la vostra attenzione sul seguente grafico frutto del lavoro di Antonio Merlo e citato dall'articolo de "La Voce": la linea rossa, che quantifica la consistenza dell'indennità parlamentare rapportandola al valore degli euro del 2005, è rimasta sostanzialmente invariata ad un livello, sinceramente contenuto, dalla nascita cella repubblica fino al boom economico (metà degli anni '60), da lì e fino agli inizi degli anni '70 è quasi quadruplicata, per poi scendere in maniera significativa in corrispondenza con la crisi energetica. Le indennità dei nostri parlamentari hanno quindi ripreso a crescere in maniera pressoché costante dalla fine degli anni '70 fino alla metà del 2000, decuplicando ormai, a parità di potere d'acquisto, l'entità di quanto percepito dai padri della patria! La risibile diminuzione dell'indennità parlamentare intervenuta dopo il 2005 sembrerebbe dovuta maggiormente alla spinta dell'indignazione popolare piuttosto che alla nuova grave crisi economico-morale che ci troviamo davanti e non è tale da poter essere considerata, a mio avviso, un'inversione di tendenza quanto piuttosto di un bieco tatticismo.Ma quello che fa maggiormente impressione del grafico riportato è la discesa del livello d'istruzione dei nostri parlamentari. La percentuale dei laureati era significativamente più alta negli anni 50 e 60, quando il livello d'istruzione del Paese era assai meno elevato, che non oggi quando, ad un generale accrescimento livello di scolarizzazione si somma l'inflazione del titolo di "laurea", attribuibile anche ad un ciclo di studi post secondaria di solo 3 anni, spesso neppure particolarmente qualificante. In parlamento si è passati dal 90% di politici laureati degli anni 50 a poco più del 60%, per giunta di lauree "svalutate" ottenibili pure nell'Università sotto casa, in un solo triennio!

martedì 29 luglio 2008

Solo tre comunità montane in Puglia e senza comuni al livello del mare

Comunità montane: ridurre la spesa, riorganizzare il sistema, associare in tre soli enti tutti i comuni montani e semimontani della Puglia. Questi, nelle parole dell'assessore regionale Guglielmo Minervini, gli obiettivi del disegno di legge di riordino, all'esame di tre commissioni congiunte del Consiglio regionale: enti regionali, sviluppo economico, affari istituzionali."La seduta è stata dedicata alla relazione introduttiva del rappresentante del governo regionale. Abbiamo incardinato l'argomento - ha dichiarato il presidente della seconda, - e contiamo di esaminare nel merito e licenziare il ddl dopo la pausa estiva, in modo da consentire al Consiglio regionale di approvarlo come legge entro la scadenza di fine settembre".
La Finanziaria 2008 ha fissato norme di riduzione della spesa, chiedendo alle Regioni di legiferare nelle aterie indicate e prevedendo sanzioni in caso di inosservanza. Nel caso pugliese si giungerebbe "all'automatica riduzione alla sola comunità montana del Subappennino - ha spiegato l'assessore - ma la Giunta regionale ha deciso di definire l' iniziativa legislativa. Altre cinque lo hanno già fatto". Due le ragioni della scelta, che punta a conservare i 4 milioni e mezzo di euro di risorse nazionali assegnati annualmente per interventi delle comunità montane pugliesi sul territorio."Da un lato - ha fatto presente Minervini - vogliamo operare una sensibile, massiccia riduzione dei costi di gestione delle comunità, che ora finiscono per assorbire quasi totalmente le risorse pubbliche trasferite. Puntiamo sul forte snellimento dell'impianto gestionale e calcoliamo di far scendere al 30% la percentuale dei finanziamenti (ora tocca l'80%) assorbita dalle spese di funzionamento delle comunità. Il 70% delle risorse sarebbe effettivamente al servizio nelle zone disagiate".Il secondo degli obiettivi è conservare le risorse qualificandone la spesa. Si dovrebbe ottenere riducendo a tre le comunità (Appennino Dauno, Gargano e Murge), ridisegnando e snellendo l'articolazione territoriale, tagliando drasticamente i costi.
Viene del tutto eliminata la "chiacchierata" terza categoria: quella dei comuni svantaggiati (anche a livello del mare). Il criterio resta oggettivo: comuni geograficamente situati sui rilievi."Ci sembra una buona mediazione, una legge va adottata se vogliamo conservare le rimesse statali - ha concluso l'assessore Minervini - ma se a livello nazionale dovesse emergere l'orientamento a cancellare le comunità montane, il governo regionale non avrebbe difficoltà ad adeguarsi. Il punto è non perdere i 4,5 milioni di euro ed è quello che avverrebbe, allo stato attuale, in mancanza di indicazioni statali, sostituendo alle comunità le unioni di comuni montani, come richiesto dall'Anci. Di fatto, però, le comunità montane da noi ridisegnate ricalcano proprio queste unioni".

Tagli alla sanità, si paga per Papilloma ed epidurale


Fanno discutere i tagli alla Sanità previsti dalla manovra triennale del governo.

Il provvedimento, che prima di essere approvato deve fare l’ultimo passaggio al Senato, se rimanesse così ritirerebbe il decreto sui Lea approvato ad aprile. E così i Livelli essenziali di assistenza sanitaria, ovvero le prestazioni che il Ssn è tenuto a garantire a tutti i cittadini senza affidarle alla discrezionalità delle Regioni, verrebbero meno per carenze di copertura economica. Niente vaccino contro il Papilloma virus per prevenire il tumore alla cervice uterina, stop alle cure odontoiatriche per gli indigenti e all’anestesia epidurale per il parto indolore, alt alle esenzioni per 109 malattie rare. Ma il decreto approvato dal governo Prodi garantiva anche una maggiore assistenza ai malati cronici, a cominciare da chi soffre di Alzheimer, e forniva gli apparecchi acustici e quelli per parlare a chi è affetto da disturbi dell’udito e della parola.Le prestazioni garantite dal decreto di aprile sono raggruppate in tre aree: assistenza ospedaliera, assistenza distrettuale e assistenza collettiva di prevenzione. Vediamo nel dettaglio cosa prevedeva il decreto per ciascuna di queste aree di intervento e cosa quindi, a manovra approvata, potrebbe non essere più garantito ai cittadini.Area assistenza ospedaliera. Incentivare l’uso dell’epidurale durante il travaglio della partoriente, diagnosi neonatale di sordità e di cataratta congenita. Oltre a queste novità in ambito ospedaliero i Lea prevedevano anche l’ampliamento degli interventi in regime di day ospital (da 43 a 108). Ampliata anche l’assistenza per chi soffre di malattie rare e croniche, l’esenzione dalle spese sanitarie viene estesa a un elenco di 109 malattie rare e sei patologie gravi (BPCO, Rene policistico autosomico dominante, Osteomielite cronica, Sarcoidosi grave, Malattie renali croniche, Sindrome da talidomide). Tra le croniche invece era stata inserita anche la celiachia, data l’alta prevalenza dei casi in Italia. In questo settore verrebbero meno i fondi per l’epidurale per il parto indolore, la diagnosi neonatale di sordità congenita, l’assistenza ai portatori di malattie rare e croniche.Assistenza collettiva di prevenzione. In questo livello sono comprese le prestazioni che riguardano la profilassi delle malattie infettive, inclusi i programmi vaccinali, la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, negli ambienti aperti, nella sanità animale e nell’igiene urbana. Inoltre prevede programmi per arginare la diffusione dell’alcool e del fumo tra i giovani, e quindi la promozione di stili di vita sani e gli interventi di prevenzione nutrizionale e i programmi di screening. In questa area il decreto prevedeva l’introduzione della vaccinazione anti Papillomavirus Umano (HPV) per tutte le ragazze tra l’undicesimo e il dodicesimo anno di età (circa 280 mila ogni anno). In Italia ogni anno muoiono per colpa di questo carcinoma 1000 donne, mentre 3500 si ammalano. Secondo gli esperti vaccinare una donna prima che questa abbia avuto rapporti sessuali oltre a ridurre la possibilità di contrarre la malattia, nel giro di vent’anni potrebbe debellarla.I tagli riguarderebebro la vaccinazione anti-papilloma virus e i centri di dipendenza da alcol e fumo.Area dell’assistenza distrettuale. È un settore che prevede diversi livelli di assistenza: medicina di base, assistenza farmaceutica, specialistica e diagnostica, fornitura protesi, servizi domiciliari e territoriali. Tra le novità del decreto dello scorso aprile, la fornitura gratuita di prodotti aproteici (a basso contenuto di proteine) alle persone affette da nefropatia cronica. Cambiamenti anche nelle terapie specialistiche; un esempio è costituito dalla "terapia fotodinamica laser per il trattamento di lesioni retiniche con Verteporfina" riservata a coloro che sono affetti da lesioni retiniche legate all’età. In pratica è una moderna terapia che consente di poter intervenire senza arrecare danni ai tessuti sani. Nell’ambito delle prestazioni di laboratorio sono state introdotte pratiche per la diagnosi o il monitoraggio di malattie rare (ad esempio, per le malattie metaboliche, il dosaggio degli enzimi mitocondriali e il dosaggio di acidi organici urinari con metodi gas cromatografici). Un’ulteriore novità era rappresentata dalla “enteroscopia con microcamera ingeribile”, ovvero dall’uso di una video capsula monouso per individuare i casi in cui è difficile espolare l’intestino. E ancora, la "sedazione cosciente" per i pazienti sottoposti a endoscopie e biopsie in corso di endoscopie per garantire esami indolori e più accettabili in termini di confort. Grande attenzione verso i portatori di gravi disabilità grazie all’introduzione di nuovi ausili informatici di comunicazione e di controllo ambientale. Per quanto riguarda invece l’assistenza domiciliare e territoriale sono state riservate particolari cure ai malati in fase terminale. Per ora sono stati annullati i fondi per la diagnosi delle malattie rare, la fornitura di farmaci per nefropatia cronica, terapia laser per lesioni retiniche, l’analisi per mobilità personale per chi non può parlare e per i sordi e l’assistenza per i malati terminali e le cure odontoiatriche per indigenti.


Amen

Lettera di una fannullona al ministro Brunetta

Gentile Ministro,
perdoni se ho l’ardire di rivolgermi a Lei in questo momento così impegnativo per il governo in preda ad un parossismo decisionale che possa consegnarlo alla storia come merita, Le chiedo solo di leggere questa lettera che non sottrarrà più di cinque minuti al Suo indice di produttività. Le racconto in breve la mia storia: sono una dipendente di un istituto di previdenza da più di dieci anni in servizio effettivo, mamma di due bambine e vivo in una città del profondo Sud. Appartengo anch’io a quella schiera di impiegati da Lei etichettati “fannulloni” non perché intendesse offenderci, questo lo capisco bene, ma semplicemente per fare capire in maniera immediata quale era il problema (un po’ come dire se io ripetessi in questa sede quel che di Berlusconi ha detto Di Pietro, anche in quel caso non per offendere, questo è ovvio, ma per far capire dove sta il problema). Signor Ministro le scrivo per raccontarle, attraverso la mia vicenda, quella di milioni di altre mamme-impiegate affinché Lei, che per altri versi è così sensibile ai problemi della gente si renda conto della realtà in cui viviamo noi “fannulloni” (perdoni l’abuso del termine, il fine è sempre quello della comprensione). Io, come altre mie colleghe, da brava fannullona, mi alzo ogni mattina alla ore 6 a.m. e dopo aver fatto colazione e aver preparato le mie bambine di 4 e 6 anni esco di casa con le suddette bambine entro le 7.00, perché vede, io abito fuori città e per arrivare al lavoro devo uscire di casa molto presto. Dopo aver timbrato, solitamente alle 7.30, comincio la mia giornata lavorativa: il mio lavoro è ripetitivo ma l’utilità sociale che è insita nel predisporre le pensioni per chi (beato lui) ha maturato i requisiti e fare in modo che ne possa godere senza ritardi, pensi lei mi fa sentire utile. Da brava fannullona sforno decreti di pensione a tutto spiano affinché non debba sentire nessuno venir da me a dire “e iu comu mangiu”, affinché a fine mese possa percepire il mio stipendio pensando di essermelo più che guadagnato. Negli anni la sede in cui lavoro si è svuotata di personale che è andato in pensione e non è stato sostituito da nessuno, pertanto più e più volte ho visto il mio carico di lavoro aumentare, ma a fronte dell’acquisizione di nuove e complesse competenze mi si continua a dire che siamo in esubero, che bisogna ridurre l’organico e lavorare di più: ma com’è possibile? Me lo chiedo ma nessuno mi risponde. Intanto l’arretrato avanza e quando qualcuno di noi comunica che presto andrà in pensione tutti ci guardiamo in faccia e ci chiediamo di quanto la redistribuzione del lavoro che consegue a ciascun pensionamento inciderà sul nostro carico di lavoro. E poi nessuno si spiega perché mai ci sia tanto arretrato, sarà che la matematica è un’opinione. Malgrado tutte le suddette difficoltà continuo a lavorare con quel senso del dovere che mi ha trasmesso mio padre e dal quale non posso prescindere. Pensi lei, signor Ministro, ogni giorno mi illudo di aver lavorato bene, e nel mio piccolo, di essere stata utile a qualcuno compiendo il mio dovere con la serietà e la professionalità che negli anni ho acquisito. Questo mi consente di guardarmi allo specchio ogni mattina e di non vergognarmi di essere un impiegato pubblico, come lei ha di recente sostenuto che molti di noi fanno, ma anzi di essere orgogliosa. Ma ultimamente qualcosa è cambiato, sa Signor Ministro, comincio a sentirmi demotivata: a che serve che io lavori così tanto se poi comunque di me si dirà sempre che appartengo alla schiera dei “fannulloni”?: la tentazione di incrociare la braccia è forte, molto forte. L’opinione pubblica, adeguatamente manipolata da una campagna mediatica diffamatoria e parziale, non è con me, ma contro di me, e non è facile far capire alla gente. Quel che è facile, invece, è cavalcare l’onda del malcontento della gente e indirizzare la folla a puntare contro il “mostro” di turno, pubblico impiegato o rom o sinti che sia. Puntare sul malcontento porta sempre tanto consenso, questa non è una novità, è facile, infatti, dire che le cose non funzionano, su questo siamo tutti d’accordo e pronti a battere le mani, ma, ahimè, non è riducendo i salari che si rende più efficiente la PA (altrimenti lo avrebbero già fatto da tempo), né privatizzando quelli che oggi sono dei servizi che nascono da diritti per i quali si è a lungo lottato, così come non è riducendo la retribuzione di chi si ammala (non occorre che io Lei ricordi, con gli adeguati scongiuri, quanto sia diffuso il cancro) che disincentiviamo l’assenteismo ma è piuttosto intensificando i controlli che facilmente si distinguerà il “falso” malato da quello vero, perché purtroppo, nessuno sceglie di ammalarsi e non è giusto accanirsi con chi già non ha abbastanza soldi per curarsi. Tutto questo lede la dignità del malato, del pubblico impiegato, attualmente indicato a “dito”, ma soprattutto lede la dignità della persona in quanto tale. Le dirò signor Ministro, anziché carnefice come impiegato pubblico e vittima come cittadino, oggi mi sento più volte vittima: come cittadina, come lavoratrice, come mamma, come italiana. Però, quel che è giusto è giusto, bisogna riconoscere che questo governo ha alleggerito la pressione fiscale, si, infatti, sappiamo tutti cosa ha fatto: ha tolto l’ICI. Certo, nel mio caso, sarebbe stato meglio che anziché togliere l’ICI avesse evitato di toccare il mio salario. Infatti, io di ICI, io, che non ho una villa ma solo una casa di prima abitazione in un comune in periferia (con il mio stipendio, infatti, non potrò mai permettermi una casa in centro: è già tanto se mi riesce di finire di pagare questa) e dunque ho sempre usufruito di sgravi, non ho mai pagato più di € 60 euro all’anno. Grazie signor Ministro: quest’anno sul mio bilancio, a fronte di sessanta euro di risparmio fiscale avrò qualcosa come 5.000 euro di meno sull’importo di stipendio annuo. Non Le dico come sono contenta! Adesso Lei si chiederà perché non sono contenta, e perché mai sulla mia fronte si sia disegnata quella ruga, mah non so, sarà che i fannulloni di oggi sono un po’ più complicati di quelli del passato. L’autunno si preannuncia caldo ma pieno di nembi all’orizzonte, la lotta sarà dura ma, Le dirò, Signor Ministro, non demorderò facilmente se non altro perché mia figlia, interrogata sulla professione della madre, non abbia da vergognarsi a dire che è un’impiegata pubblica e non si debba vergognare una seconda volta a dire che in famiglia non si arriva alla fine del mese anche perché, in previsione del futuro, sto cercando di spiegarle che povertà non è vergogna ma, invece, corruzione, tangenti, peculato, immoralità (tutti termini che la classe politica ben conosce) queste sì che sono vergogne.
Fannullona INPDAP - 26 luglio 2008, in Diario

lunedì 28 luglio 2008

NOI SIAMO QUI

Norma anti-precari, il governo si divideScontro sulle malattie degli statali
Sacconi e Brunetta prendono le distanze dal testo sui rapporti di lavoro.

Sindacati in rivolta (audio).

Bonanni: "Gioco mediatico" (audio).



Un governo in emergenza

Settimana horribilis del Berlusconi IVGiorno dopo giorno, governo e maggioranza in stato confusionale. Dal dito di Bossi alla telenovela Alitalia, dal Lodo al pasticcio sicurezza, dalla manovra allo stato d'emergenza. E scoppia il caso precari...

IngiustiziaE' una misura politicamente e socialmente inaccettabile, oltre che a rischio di costituzionalità rafforza l'ingiustizia di questo Paese e aumenta la precarietà. Chiedo al governo di ritirarla immediatamente o contrasteremo questo provvedimento in Parlamento con tutte le nostre forze. Walter VeltroniUn governo in emergenza

Vince Ferrero, Prc spaccato a metàVeltroni: "Sconfitte posizioni attente e dialoganti"

Basta ingiurie contro i simboli dello StatoNapolitano chiude lo spazio a polemiche sterili e senza giustificazione.

Un garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenzaLa proposta del PD (Leggi il testo integrale).

INTERNAZIONALE

Rotto il tabù di piazza Tienammen Pubblicata per la prima volta una foto del massacro.

Iran, 29 impiccagioni in un solo giorno E' la seconda nazione al mondo per numero di esecuzioni.

MAGAZINE

Uno schiaffo alla 'ndrangheta Il PD lo ha fatto, ora tocca a tutti gli altri.

Quando Robin Hood colpisce i più poveridi Maite Bulgari.RASSEGNA STAMPA

Un federalismo che rompe l'unità nazionaledi Stefano Fassina, l'Unità.

Una credibile alternativa di governo Veltroni a Il Foglio: "Occorrono innovazioni coraggiose”.

DEMOCRATICA TV "La precarietà è il primo problema dell'Italia"

Conferenza stampa sul precariato. Intervento di Walter Veltroni.

domenica 27 luglio 2008

Il punto sulla situazione sicurezza

"I tagli alla sicurezza ci sono, eccome, e superano i 3,5 miliardi di euro rispetto quanto assegnato dalla finanziaria del governo Prodi. Quelle cifre, giudicate a suo tempo con parole durissime perche' insufficienti, subiscono oggi tagli drammatici da chi a suo tempo le criticava.

E io, come cittadino prima ancora che parlamentare, ne sono fortemente preoccupato".

"Queste scelte non resteranno senza conseguenze, e le ripercussioni si avranno - per essere chiari - anche sul numero di volanti e di uomini nelle nostre città, sulla loro operatività".
"Siamo in presenza di una politica veramente incoerente e piena di proclami sulla sicurezza nelle città, che poi si concretizza in tagli ai ministeri e in norme che penalizzano retribuzioni e status giuridico di poliziotti, militari e vigili del fuoco".
"Dove sta tutta questa preoccupazione per la sicurezza dei cittadini sbandierata in campagna elettorale dalla destra quando si tagliano le volanti e gli organici?"
Con il voto di fiducia al Decreto Legge 112, votato alla Camera dal centrodestra Lunedì scorso, il Governo ha operato un taglio al Ministero degli Interni senza precedenti.
Il bilancio del Ministero degli Interni avrà una riduzione di 413.727 migliaia di euro nel 2009, 462.231 migliaia di euro nel 2010 e 798.914 migliaia nel 2011.
Alla missione “ordine pubblico e sicurezza” si opera un taglio che ammonta a più di un miliardo così suddiviso: 263.497.000 euro nel 2009, 283.089.000 euro nel 2010 e 492.727.000 euro nel 2011.
La “missione ordine pubblico” subisce riduzioni radicali anche nei Ministeri Economia, infrastrutture e politiche agricole.
Altro capitolo dolente riguarda il Ministero della Difesa e le forze armate.
Le riduzioni previste sono di 503.735.000 euro nel 2009, 478.099.000 euro nel 2010 e 834.508.000 euro nel 2011.
La “missione ordine pubblico” subisce riduzioni radicali anche nei Ministeri Economia, infrastrutture e politiche agricole.
"Lo stesso Capo di Stato maggiore, il generale Camporini in sede di Audizione alla Commissione Difesa, ha tracciato un quadro drammatico rispetto ai tagli lineari subiti dal ministero della Difesa per 1.815 milioni di euro. Il generale ha affermato che questi tagli provocheranno un rapido decadimento operativo delle forze armate, con rischi di insolvenza anche a livello internazionale, con capacità operative sotto gli standard Nato. Con questa manovra economica avremo settemila reclutamenti in meno nel 2009 e dal 2010 al 2015 non ci saranno più reclutamenti. Potremmo chiudere dal 2010 tutte le scuole delle Forze armate perché non ci sarà più nessuno da addestrare e vi sarà un invecchiamento di tutte le nostre Forze armate".
"Io penso che quando un governo, uno Stato, toglie senza criterio alcuno, gli strumenti necessari per consentire di fare bene il proprio lavoro alle forze di polizia, alla forze armate e ai vigili del fuoco, allora siamo veramente messi male. Mi auguro che, quanto prima, questo governo riveda queste scelte che non fanno che aumentare la sfiducia e la rabbia dei cittadini nei confronti della politica".

Nei giorni scorsi i sindacati delle forze dell’ordine e armate, che abbiamo incontrato durante la loro protesta, ci hanno segnalato che questi tagli impediranno l’acquisto di autovetture, mezzi, strumenti utili per svolgere “la sicurezza” ai cittadini e al paese. Diminuiranno le risorse per le attività addestrative, per i corsi di formazione, per l’acquisto di munizioni, delle divise e delle infrastrutture. Ci hanno altresì aggiunto che la riduzione complessiva nel triennio dell’organico delle forze di polizia e delle forze armate subirà una riduzione di 40 mila operatori dovuta al mancato turnover del personale e alla “nefasta” previsione di sospensione volontaria dal servizio con collocamento coatto in pensione per anzianità contributiva.
Di conseguenza saranno migliaia le pattuglie e gli operatori in meno sul territorio con conseguente riduzione dei servizi e dei controlli sul territorio.

E ancora: vengono emanati nuovi provvedimenti (Pacchetto Sicurezza) legislativi che attribuiscono nuove incombenze alle forze dell’ordine e alle forze armate e contemporaneamente si adottano “tagli di spesa”. In questi tagli è prevista la riduzione del 50% all’anno di stanziamenti per le indennità connesse all’operatività (servizi in strada, controllo del territorio, sicurezza interna ed internazionale del paese), avendo già escluso le forze dell’ordine e armate dalla detassazione del lavoro straordinario.
Infine è prevista la riduzione del 40% della retribuzione accessoria in caso di malattia, anche per infortuni sul lavoro.

Chiudo con due annotazioni:
il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’8 marzo scorso- prima del voto del 14 aprile – rilasciò la seguente dichiarazione ”daremo a polizia e forze dell’ordine, che sono state maltrattate dalla sinistra per motivi ideologici, maggiori fondi”;
un sindacato insospettabile di antipatia nei confronti dell’attuale maggioranza, cioè UGL ha dichiarato: “il 61% degli agenti di polizia vive con meno di 1.200 euro al mese”.

26 luglio 2008 on. Ludovico Vico


ecco un esempio di taglio

venerdì 25 luglio 2008

Io: americano, pugliese, pubblicitario e indignato.

New York, 22 luglio 2008

Io: americano, pugliese, pubblicitario e indignato.
Ecco perché non parteciperò mai più a dei bandi pubblici italiani per la comunicazione.



I fatti sono questi: il giorno 14 dicembre 2007 la Regione Puglia pubblica un bando per la comunicazione e la promozione del suo territorio in Italia e nel mondo. I soldi in gioco non sono pochi: 7 milioni di euro! E, trattandosi di soldi della Comunità Europea, sono tutti da spendere, come è ben chiarito nel bando, nel biennio 2007-2008.
E già qui, io che sono americano, forse ingenuo e forse idealista, ravviso la prima anomalia. Dalle mie parti, se qualcuno riceve dei finanziamenti pubblici e gli dicono che deve spenderli in un certo modo, lo fa.
Sarebbe come se il mio medico mi dicesse che per guarire dalla mia malattia devo prendere una certa medicina per due anni; e io decido di prendere le medicine solo il secondo anno, ma due alla volta.
Io ho un’agenzia di pubblicità a New York e una in Italia e tante agenzie appartenenti al nostro gruppo nei principali Paesi d’Europa. Sono cittadino americano e residente italiano. La mia famiglia è di origine pugliese, conosco, rispetto e amo la Puglia. Come avrei potuto non partecipare a questo bando? Così, insieme ai miei soci e alle agenzie del nostro system internazionale, ci siamo messi al lavoro: strategia, creatività, numeri, idee e carte. Tante carte, centinaia di carte, milioni di carte! Il giorno 11 febbraio 2008 si chiude il bando e 7 agenzie, oltre a noi, presentano la loro proposta. Che vinca il migliore, penso.
E qui, la seconda anomalia: scopro che in gara non ci sono solo agenzie di pubblicità e comunicazione, ma anche gruppi di editori ed emittenti televisive pugliesi. Strano, no? Dalle nostre parti, la comunicazione la fanno le agenzie di comunicazione. È come se per promuovere la vendita dei miei gelati nei bar di tutto il mondo, io chiedessi al bar sotto casa mia di farmi la campagna.
Ma arriviamo alla terza anomalia. È febbraio, l’estate si avvicina e le proposte dormono nei cassetti della Regione, sotto una calda coltre di polvere. Passano i mesi e la mia meraviglia cresce: come è possibile, chiedo da NY ai miei colleghi in Italia. Hanno perso la scorsa stagione, non vorranno perdere anche questa? Sì, vogliono perdere anche questa. Oggi, 20 di luglio del 2008, l’appalto per promuovere la Puglia nel biennio 2007-2008 non è ancora stato assegnato. Dopo l’apertura delle ultime buste, la classifica suscita qualche perplessità e strane ombre macchiano la certezza dell'assegnazione. E indovinate chi c’è in prima posizione? "Il bar sotto casa". Per dire, senza offesa, proprio l'impresa locale.
Non so se e quando verrà ufficializzata l’assegnazione del budget, ma so che spendere sette milioni di euro in spot televisivi, annunci stampa, spot radiofonici, volantini e brochure, tutto in una manciata di settimane di fine anno, è un affronto al buon senso. E per che cosa, poi? Per attirare in Puglia gli sciatori e gli amanti degli sport invernali di tutto il mondo?
Ecco le mie conclusioni: ho partecipato sapendo di poter vincere. Ma mettendo anche in conto di perdere. Non abbiamo perso, peggio: siamo stati esclusi per un vizio di forma. Stavamo per fare ricorso perché il nostro avvocato dice che i motivi della nostra esclusione non esistono. Ho fermato tutto e ho scelto di scrivere questa lettera. Non mi interessa essere complice di questo spreco di soldi. Mi interessa denunciarlo. Lo faccio da pubblicitario americano indignato, da residente italiano orgoglioso, da pugliese ferito. E mi chiedo: perché nessuno fa sentire la sua voce? La Comunità Europea non ha niente da dire vedendo come vengono usati i suoi soldi? E le associazioni dei pubblicitari italiani non sentono di dover difendere la loro professionalità?
So che quando aprirò i giornali americani vedrò le pubblicità delle altre regioni italiane. E so anche che quando atterrerò la prossima volta a Roma-Fiumicino vedrò grandi cartelli pubblicitari della Sicilia, della Toscana, ecc. E riderò quando arriverò a Bari Palese e, come sempre, ci saranno i cartelloni che promuovono il turismo in Puglia. Come al solito i soldi saranno spesi bene!

Ecco, detto fatto. Mi assumo le conseguenze del mio gesto. E auguro buon lavoro alle emittenti televisive e alle case editrici che, unite insieme in Associazione temporanea d’Imprese, vedranno aggiudicarsi il bando. Ad aspettarle, ci sono una manciata di settimane di duro lavoro! A produrre la campagna e a mandarla in onda sulle loro emittenti. Così almeno i Pugliesi sceglieranno l’anno prossimo di andare in vacanza in Puglia.


Paul CappelliFounder and President The Ad Store International

giovedì 10 luglio 2008

Il paese più inquinato e rumoroso di Italia

LATERZA - Il piccolo Platone laertino. Ieri il Corriere ha pubblicato la lettera di Domenico Savino sull’avanzante degrado del suo paese, Laterza. Quella lettera non è una delle tante, di cittadini amareggiati e prostrati da una rabbia impotente, che si rivolgono ai giornali, come i lupi solitari e i randagi di notte ululano alla luna dopo aver abbaiato a tutti per tutto il giorno. Domenico Savino è stato a lungo una delle poche menti della politica del centrodestra laertino. Non ha l’allure dell’intellettuale, ma ne ha le letture e la voglia di divulgazione. Eccezionale organizzatore culturale, ha portato in paese il presidente della Fondazione Sturzo, per parlare di don Luigi Sturzo, e Agnese Moro, per parlare di suo padre in quanto padre. Oratore lucido e appassionato, eloquente, partigiano quant’altri mai, com’è quando si predica ciò in cui si crede, redattore di due giornali locali, uno dei quali da lui fondato. S’era illuso, Savino, di poter svolgere per i piccoli Dionigi di Laterza il compito che s’era prefisso Platone per i Dionigi siracusani: illuminarli per una amministrazione giusta e operosa. Non poteva

non fare la fine del grande filosofo: è stato venduto come schiavo, anzi peggio: è stato allontanato come molesto dalla loro vista. Nella parte più triste della sua lettera, quella finale, si legge: “ho interpellato "la politica" che mi ha invitato a rivolgermi ai funzionari e dirigenti di settore”. Per questo genere di venture il dialetto ha un’immagine d’insuperata icasticità: “veniva mandato da Erode a Pilato”: per dire dei potenti incapaci di trovare al Cristo un motivo per toglierlo dai piedi dei poteri forti del posto, scribi e farisei, ma non del capo del mondo, l’imperatore.

Finendo nella rinuncia della responsabilità, Savino è finito nello scherno. Che cosa diceva Savino ai suoi politici, coloro per i quali aveva scritto infinite righe, nelle quali descriveva la speranza come una realtà in fieri?

Elencava il degradarsi di ciò che essi stessi avevano fatto in qualche anno di operosità: un ricordo il risanamento di incroci pericolosi all’ingresso del paese, fontane senz’acqua, erbacce, invece del verde, panchine scrostate, la colonna, una graziosa stele, su cui svetta la Madonna, circondata di piastrelle di maiolica in disfacimento e sporca l’acqua sottostante, il Palazzo marchesale un incessante cantiere, la fontana medievale dimenticata e il vialone che la congiunge al Santuario ormai dissestato, la pineta affianco al Santuario piena di mucchi di schifezze, scuole elementari da cui cadono pezzi di intonaco.

Non si chiede Savino da dove derivi questa incuria. Egli è anche uno dei padri di queste opere che stanno andando a male, e il dolore sopraffà la ricerca delle cause. La causa è che si abbandona ciò che non è più utile. Ma la funzionalità e la bellezza di quelle opere sono utili alla popolazione; perché, allora, le si abbandona?

Così è dovunque, così è perché, a Laterza e altrove, le opere non furono fatte per la popolazione, ma per chi le faceva. Un’opera pubblica, infatti, può rendere un servizio alla città, ma può anche essere un grande palcoscenico, su cui appagare la propria vanagloria fino al giorno dell’inaugurazione. Se lo scopo di un’opera è il palcoscenico su cui far sgambettare e sproloquiare il committente, invece di dare un’utilità al popolo, è inevitabile che gli smaniosi di sempre nuovi palcoscenici, lascino alla fatiscenza quelli su cui si sono esibiti.

Vedere che il far politica dei “suoi” non perseguiva il Bene comune, per Savino, cattolico praticante e quindi seguace di questo concetto tomista, è stato il crollo di un mondo. Eppure i segni che così sarebbe stato erano inequivocabili. I cattolici praticanti vedono a occhio nudo i cercatori del Bene comune. Essi sono elencati nelle Beatitudini: i puri di cuore, i miti, i misericordiosi, i cercatori di giustizia, gli operatori di pace. I cattolici dicono anche che gli uomini vanno giudicati dalle loro opere. Ma anche dalle loro omissioni. Chi non si cura della vivibilità della sua gente nelle piccole cose non se ne cura in nessuna cosa.

Laterza è uno dei paesi più inquinati e rumorosi in Italia, proprio nel momento in cui è indispensabile un po’ di silenzio e di pulizia, a sera, senza dar fastidio ad automobilista al lavoro, nessuno ostacola o fa cessare un’interminabile processione di vanesi in macchina con smog e clacson; e magari in casa sta un malato, un vecchio solo, uno che è tornato dal lavoro ed è stanco; o, d’estate, chi vorrebbe sedere sul marciapiede, per un po’ di fresco e due chiacchiere rasserenanti con i vicini. Si potrebbe aggiungere lo scempio che è stato fatto dell’antica chiesa del Purgatorio, togliendole la sacralità e trasformandola in dozzinale auditorium; il trattare da inesistente il centralissimo Monumento ai caduti; la mancata valorizzazione della gravina e delle sue vestigia interne; l’essere diventato un paese le cui case costano un occhio della testa: per dire solo delle cose di più stringente attualità e di maggiore

interesse sociale. Nella storia di Laterza i momenti salienti sono stati quelli dei maiolicari secenteschi, dei briganti ottocenteschi, dei moti bracciantili del secondo dopoguerra e dei tombaroli degli anni ‘70. Poi il tran tran, più o meno chiassoso. Eppure è stato detto, e scritto, che mettere insieme murge e boschi, gravina con i suoi ovili e le sue chiese rupestri, Santuario

mariano con la sua meravigliosa grotta con l’effigie della Madonna, monumenti storici, archeologia, tradizioni contadine e culinarie, sarebbe stato possibile avere una meta culturale, sociale ed economica, innescare un circolo virtuoso. Ma per vedere l’insieme, e volerlo realizzare, occorrono due cose: lungimiranza e passione per il Bene comune, virtù assenti non solo nei politici, ma nell’intera intellighentsia laertina, salvo quale voce urlante nel deserto, alle quali oggi s’è aggiunta quella di Savino: un altro degli intellettuali o profeti che da tremila anni s’affannano invano per far introdurre nella comunità il senso dell’essere ciascuno per tutti: che non l’Universo è fatto per noi, come diceva Platone, ma noi per l’Universo”.

Michele Cristella – Corriere del Giorno – 10 luglio 2008