Visualizzazione post con etichetta sviluppo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sviluppo. Mostra tutti i post

mercoledì 3 dicembre 2008

Puglia: bandi anti-crisi

BARI - ''I primi tre bandi sulla manovra anticrisi sono disponibili sul portale dell’assessorato allo Sviluppo economico della Regione Puglia (sistema.puglia.it), con le relative determine dirigenziali e la modulistica”. Lo rende noto un comunicato della Regione, in cui si precisa che gli stessi bandi saranno pubblicati tra qualche giorno sul Bollettino ufficiale della Regione Puglia. “I bandi - è spiegato – sono i contratti di Programma regionali (che sviluppano investimenti per 550 milioni di euro mettendo in campo 130 milioni di fondi pubblici); gli Aiuti alle medie imprese e ai consorzi di Piccole e medie imprese (Pmi) per i Pia (i programmi integrati di agevolazione che determinano investimenti per 270 milioni di euro, grazie a 88 milioni di risorse pubbliche); e gli Aiuti agli investimenti in ricerca per le Pmi (70 milioni gli investimenti sviluppati rispetto a 28 milioni di fondi pubblici)”. “Per i Pia e i Contratti di programma - è precisato – è prevista la procedura a sportello che si chiude con l’esaurimento delle risorse, mentre nel caso della ricerca per le Pmi la data di scadenza è il 20 marzo”. “Per partecipare a questo avviso – si legge ancora – si dovrà usare la modalità online: non più lettera raccomandata e documenti, ma posta elettronica e autocertificazione, purchè la posta elettronica sia certificata (e-mail con ricevuta per avere la garanzia del ricevimento del messaggio dal destinatario) e purchè il legale rappresentante abbia la firma digitale”.“Nel caso del bando Aiuti alla ricerca – è specificato – gli interessati dovranno collegarsi al portale dell’assessorato allo Sviluppo economico (sistema.puglia.it) e inserire i propri dati: il legale rappresentante dovrà compilare la domanda, firmarla e poi inviarla insieme con gli allegati (acquisiti con lo scanner) salvati in formato Pdf“. “Per queste operazioni – si legge infine – servono la casella di posta elettronica certificata e la firma digitale: entrambe si ottengono collegandosi alla Rupar, la rete della pubblica amministrazione se il richiedente è un ente pubblico, oppure, in tutti gli altri casi, connettendosi al sito cnipa.gov.it che ha l’elenco pubblico dei certificatori”.

martedì 2 dicembre 2008

Devozione, onestà e competenza

Di qua e di là dall'Oceano rimbalzano parole magiche: recessione, ambiente, New Deal. Il New Deal è stato il patto, la promessa di un nuovo corso, che Franklin Delano Roosevelt, divenuto presidente degli Stati Uniti nel marzo 1933, promise ai cittadini americani per uscire dalla crisi che era, come l'attuale, crisi di soldi, ma soprattutto di fiducia, di scoramento, di corruzione e violenza criminale, e poi di erosione del suolo e di eccedenze agricole invendute.
Roosevelt capì che la salvezza dell'America dipendeva anche dalla regolazione del corso dei fiumi e dalla lotta all'erosione, alle frane e alle alluvioni, alla sete, dalla ricostruzione della fertilità dei suoli agricoli e dei pascoli, dalla salvaguardia delle foreste.
La nuova amministrazione affrontò subito il problema della razionale utilizzazione delle risorse idriche e della difesa del suolo, cominciando dai grandi bacini idrografici. Uno dei più grandi fiumi e bacini idrografici del Nord America è il Tennessee che scorre dalle montagne innevate ai campi fertili, fino a immettersi nel fiume Ohio poco prima che questo si getti nel Mississippi. Subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca Roosevelt creò una speciale agenzia, la Tennessee Valley Authority, il più noto esempio di pianificazione territoriale e industriale del New Deal, col compito di costruire una serie di dighe e di centrali idroelettriche, realizzando la prima industria elettrica di proprietà del governo federale (le precedenti erano tutte private). La costruzione delle dighe attirò nella zona lavoratori disoccupati da tutta l'America; fu rettificato il corso del fiume, furono fatte opere per fermare l'erosione del suolo e per il rimboschimento delle valli. Il film "Fango sulle stelle" di Elia Kazan, racconta l'epopea della costruzione di una diga sul Tennessee e il conflitto con la popolazione locale che deve abbandonare le proprie case.
Roosevelt aveva sottolineato, fin dalla campagna elettorale, l'importanza delle foreste. "Gli alberi --- disse --- trattengono la terra fertile sui declivi e l'umidità del suolo, regolano il fluire delle acque nei ruscelli, moderano i grandi freddi e i grandi caldi, purificano l'aria, sono i `polmoni' dell'America". Il 14 marzo 1933, dieci giorni dopo la sua nomina a presidente degli Stati Uniti, Roosevelt predispose un grande progetto per impiegare un esercito di giovani disoccupati al lavoro nelle foreste. Nell'estate del 1933 300.000 americani, celibi, dai 18 ai 25 anni, figli di famiglie assistite, erano nei boschi, impegnati nei lavori di difesa del suolo che da molti anni erano stati trascurati. Negli anni successivi, in varie campagne, due milioni di giovani lavoratori, complessivamente, piantarono 200 milioni di alberi, ripulirono il greto dei torrenti, prepararono laghetti artificiali per la pesca, costruirono dighe, scavarono canali per l'irrigazione, costruirono ponti e torri antincendio, combatterono le malattie dei pini e degli olmi, ripulirono spiagge e terreni per campeggi. Nell'aprile 1935 fu creato il Soil Conservation Service col compito di difendere contro l'erosione il suolo, anche se era di proprietà privata, a spese dello stato.
Nel 1933 il governo decise di far pagare un affitto a coloro che usavano risorse naturali --- pascoli o miniere --- demaniali e di fermare la svendita dei terreni statali. Nell'America della grande crisi c'era sovrabbondanza di raccolti ma prezzi così bassi che gli agricoltori soffrivano la fame. L'erosione del suolo dovuta alle acque e al vento aveva spinto milioni di piccoli proprietari o affittuari ad abbandonare le proprie terre per andare a lavorare come miserabili salariati nelle terre ancora fertili. Le grandi compagnie finanziarie compravano a prezzi stracciati i terreni dei piccoli coltivatori soffocati dai debiti. La drammatica situazione è descritta, fra l'altro, nel libro "Furore" di Steinbeck, del 1939, da cui l'anno dopo fu tratto un celebre film diretto da John Ford.
Furono create strutture governative per assistere i lavoratori costretti a migrare nelle nuove terre e furono stanziati incentivi finanziari per trattenere nei campi i piccoli coltivatori e per sostenere i prezzi dei prodotti agricoli; fu organizzata la distribuzione alle classi meno abbienti delle eccedenze agricole e furono avviate iniziative per l'utilizzazione industriale dei prodotti non alimentari. La chimica avrebbe avuto un ruolo fondamentale e il biochimico William Hale coniò il termine "chemiurgia" per indicare le tecniche capaci di trasformare le materie di origine agricola, zootecnica e forestale in merci: dall'alcol etilico, da usare come carburante e come materia prima per la gomma sintetica, alla cellulosa e alle proteine per ottenere fibre artificiali, dall'amido alle materie plastiche, dalle cere ricavate dalla jojoba, alla gomma guayule, dalle fibre tessili cellulosiche naturali ottenute da ginestra, canapa, yucca, a nuove materie cellulosiche industriali, eccetera

Sotto tanti aspetti i problemi dell'età di Roosevelt si trovano in Italia oggi: frane e alluvioni, mancanza di acqua, eccedenze agricole, rifiuti, alto costo dell'energia, ma nelle varie proposte del "nuovo New Deal" non vedo indicati progetti per affrontarli seriamente e in modo unitario; eppure la soluzione va cercata, a mio parere, proprio nel recupero e trasformazione di eccedenze, scarti e sottoprodotti a fini produttivi e energetici, nel rimboschimento, nella lotta all'erosione e alle conseguenti frane e alluvioni, nell'aumento delle risorse idriche e idroelettriche, nelle fonti di energia e nelle materie prime rinnovabili.

Il successo "ambientale" del New Deal fu dovuto al fatto che Roosevelt concentrò tutte le competenze nel campo delle risorse naturali --- acqua, foreste, difesa del suolo, opere idrauliche, urbanistica, parchi, miniere, rifiuti, eccetera --- in due ministeri, quello dell'agricoltura e quello dell'interno, affidati a due persone, Henry Wallace e Harold Ickes, eccezionali per la devozione al loro mandato, onestà e competenze.
Che siano queste tre le parole chiave per uscire dalla crisi del 2008 ?
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
La Gazzetta del Mezzogiorno,
martedì 25 novembre 2008

lunedì 10 novembre 2008

Un comune cerniera

LATERZA - Regole e sanzioni certe. La formula per far convivere sviluppo economico e ambiente, a volerla trovare, esiste e non ha nulla di trascendentale. Lo si è compreso nitidamente nel primo dei tre incontri-dibattito organizzato dal Pd laertino (negli altri si parlerà di Scuola e Sanità), che ha messo insieme un esperto di storia industriale come il professor Federico Pirro - docente all'Università di Bari - e due parlamentari ferrati in economia, Francesco Boccia, e occupazione, Ludovico Vico.
Materie sensibili, soprattutto in tempi di crisi. Tornando alla traccia principale, bastano le parole di Giuseppe Russi per mettere a fuoco il tema: «Sviluppo economico e tutela ambientale devono andare a braccetto per aiutare un territorio che ha sì una vocazione agricola e zootecnica, ma anche un consorzio panificatori e un polo artigianale basato su aziende come Curvet e Natuzzi, che hanno qualche problema, e nuovi arrivi nel campo delicato del compostaggio dei rifiuti».
Il professor Pirro scioglie subito il "nodo", o meglio il dubbio, della possibile convivenza: «Sviluppo e ambiente possono e devono convivere». Con un'avvertenza: «Possono farlo nella misura in cui le nuove tecnologie consentano sia la tutela dell'ambiente sia lo sviluppo industriale». E qui Laterza, secondo il professor Pirro, può giocare un suo ruolo preciso: «Perché il territorio laertino è un'area di raccordo, una cerniera, fra il polo jonico, il Materano e la Murgia Barese, dove riaffiorano o sono in corso percorsi di sviluppo». Tenendo conto, poi, di un suggerimento: «Avere risorse pregiate, come il latte laertino che finisce alla Granarolo, non basta se non si ha la forza di commercializzarle e di aggregare l'offerta». Una strada, questa, che dovrebbe seguire il consorzio panificatori, magari affiancato da soggetti pubblici (Comune, camera di commercio), perché «oltre alla promozione, serve la commercializzazione». Stesso discorso per il Parco delle Gravine e il suo «turismo di nicchia».
Ma il punto centrale resta comunque il rapporto delle istituzioni con le industrie: «Con Natuzzi e Curvet - spiega Pirro - bisogna dialogare e devono farlo anche Comune e Provincia, proprio per spingere verso una valorizzazione dinamica e ambiziosa delle risorse locali». Cioè, allargando il discorso, non esistono soltanto i grandi interlocutori come Ilva, Eni, Cementir e Alenia: «Un'industria come l'Ilva può convivere con la difesa dell'ambiente, a condizione che rispetti le regole e applichi le tecnologie esistenti capaci di abbattere l'impatto con l'ambiente». Una prateria, stando alle cronache quotidiana, ancora tutta da percorrere.
Come lo sono, è lo spunto lanciato dal coordinatore del Pd Davide Bellini, i «miliardi di euro stanziati per i Por Puglia». Pane per i denti dell'on. Boccia, che può segnalare un distinguo non solo lessicale: «Non esiste il Mezzogiorno, ma i Mezzogiorni, perché la Puglia è un'altra cosa rispetto a Sicilia, Calabria e Campania: non ne ha i problemi, la criminalità. E soprattutto non ha avuto una gestione della cosa pubblica pesantemente condizionata dal peso che i flussi finanziari hanno avuto sull'economia locale. Che è poi il motivo della distanze tra Sud e Nord, dove le imprese non si attaccano alla mammella dei soldi pubblici».
Insomma, la Puglia ha un altro problema, questo tutto suo: «La qualità della gestione della cosa pubblica - nota Boccia - che spetta alla politica e che, perciò, non ha alibi». Di qui, dunque, può e deve nascere un rapporto virtuoso con le imprese: «Che hanno bisogno - dice il parlamentare del Pd - di avere certezze dalle pubbliche amministrazioni, innanzitutto sui tempi per ottenere permessi e quindi poter valutare la congruità dell'investimento e l'impatto sulle condizioni ambientali. E le valutazioni, per dirla tutta, non ha senso che siano due, a livello nazionale e regionale: andrebbero unificate». Il tutto inscritto in una formula aurea: «Regole da rispettare tempi certi e, ovviamente, sanzioni adeguate. Non è possibile fare gli esami del sangue alle imprese quando devono aprire e poi, dal giorno dopo, ci dimentichiamo di quello che succede».
Il quadro generale, comunque, non è esaltante: «La situazione economica generale - nota Boccia - è complessa e per certi versi grave. Basta vedere i ragazzi di Miroglio e sapere che l'effetto domino sull'economia reale non è finito: ogni settimana ci sono richieste di cassa integrazione». Nè, fa capire Boccia, il governo dimostra una particolare sensibilità su questo versante: «Abbiamo chiesto di mettere tutte le risorse disponibili, se ci sono, sulle detrazioni a favore del costo del lavoro precario, sulla detassazione delle tredicesime e, in generale, sull'abbassamento delle imposte sul lavoro. La strada giusta, almeno nel breve periodo, è quella di far alzare i redditi medi per far ripartire i consumi, ma il governo non è d'accordo e, anzi, sta lavorando ad allargare il fossato sociale». Il vuoto, per Boccia, è nello Stato: «Perchè siamo ripiegati su noi stessi e quando lo Stato non c'è, non dà protezione». L'esempio è quello del credito d'imposta sugli investimenti al Sud: «Lo abbiamo istituito per due volte e Tremonti lo ha sempre cancellato. Volevamo rendere automatico questo beneficio fiscale per chi investe e invece 'ha vinto la Lega', come ha titolato la Padania, e ha perso il Mezzogiorno, che ci ha rimesso miliardi di euro di soldi suoi». Il contrario, cioè, di quello che servirebbe: «Politiche condivise - scandisce Boccia - in un momento in cui le divisioni territoriali stanno avendo la meglio. Il nostro dovere politico è fare sintesi su strumenti d'intervento che consentano alle nostre aziende di migliorare la propria capacità di riconversione. A Matino, per dirne una, che non è a New York ma a Lecce, c'è un'azienda che produce jeans ed è leader in Europa, oltre ad essere il primo esportatore negli Usa: si può fare, non è fantascienza. L'importante, però, è non lasciare soli gli imprenditori».
Dal pubblico, però, qualcuno prova a vederci rosa, chiedendo lumi "sulle vie dello sviluppo da attivare per far sognare le nuove generazioni". Compito arduo per l'on. Vico, ex sindacalista abituato a guardare in faccia la realtà. Che, spesso, è tutt'altro che bella: «L'attuale situazione economica e politica - nota - non ci permette di pensare al futuro, per creare nuovi posti di lavoro, ma di difendere i posti di lavoro attuali. E' in atto una recessione economica: si abbassano i consumi, circolano meno merci e denari e il Pil decresce. Siamo nel bel mezzo di una bufera e al Governo abbiamo chiesto di rivedere la Finanziaria perchè servono 8 miliardi di euro per aumentare i salari e le pensioni, rafforzare i fondi per la cassa integrazione, mobilità e disoccupazione (ammortizzatori sociali) per arginare le tante crisi che si sono aperte e che si apriranno». Crisi che ci riguardano molto da vicino: «Nella sola provincia di Taranto la cassa integrazione (al netto dell'Ilva) è aumentata del 22% colpendo i settori del manifatturiero, fornitori e subfornitori. Attualmente non ci sono i soldi per coprire difficoltà e il credito chiude le porte alle piccole e medie imprese che non offrono le necessarie garanzie ed è per questo che c'è bisogno di interventi statali».
Tutto grigio? Magari. Vico vede ancora più nero: «Il Governo Berlusconi - sottolinea - di fronte a queste emergenze risponde stornando i fondi dal mezzogiorno (fondi Fas) a favore del Nord, alimentando la conflittualità territoriale e marginalizzando lo sviluppo del Sud. I finanziamenti per le infrastrutture si fermano al Nord (strade e ferrovie) e la politica divide il paese senza occuparsi di rilanciare una grande alleanza tra "Lavoro" e "Impresa". Ed è per questo che si auspica la ripresa dell'unità sindacale tra Cgil, Cisl e Uil)». Ricetta antica, ma non troppo, quella di Vico: «Lo sviluppo può e deve ripartire attraverso la ripresa del dialogo sociale».

Massimo D'Onofrio
Corriere del Giorno -10 novembre 2008

domenica 9 novembre 2008

Sviluppo e cambiamento a Laterza

Viviamo una recessione economica inquietante che inizia a falcidiare posti di lavoro e angoscia tante famiglie laertine. La Miroglio che chiude, la Natuzzi e l’Ilva che aprono la cassa integrazione, il commercio e l’artigianato che ristagnano, l’agricoltura che non si riprende.

Di fronte a questo scenario abbiamo organizzato una iniziativa di approfondimento, con il prof. Federico Pirro e gli on.li Francesco Boccia e Ludovico Vico, per aprire una fase di approfondimento sullo sviluppo locale del nostro comune.

Nel 2006 il centro-sinistra, durante la campagna elettorale per le amministrative e all’atto dell’insediamento del nuovo consiglio comunale, aveva proposto di organizzare una “conferenza economica comunale” per approfondire, discutere ed individuare le direttrici dello sviluppo di Laterza. Allora come oggi siamo interessati a capire:

1. se lo sviluppo economico risponde ad un unico “modello” o vi sono diverse vie allo sviluppo?

2. se vi sono diverse vie, e quindi è rilevante la dimensione locale dello sviluppo, è necessario pensare anche a politiche locali per ottenerlo?

Ieri sera è iniziato il nostro percorso ed alcune prime risposte sono arrivate. Si tratta ora di continuare su questa strada per analizzare il tessuto imprenditoriale del nostro comune, il tasso di imprenditorialità, i settori e le filiere produttive presenti, le relazioni territoriali con i distretti produttivi pugliesi e lucani, la pianficazione strategica e la nuova programmazione comunitaria 2007-2013. Si tratta di studiare, apprendere e coltivare relazioni per un nuovo protagonismo della politica per attivare uno sviluppo locale capace di generare occupazione e benessere.

Ringraziamo sin da ora il prof. Federico Pirro, dell’Università di Bari, per la disponibilità che ci ha offerto nell’accompagnarci in questa sfida.

Ogni crisi è una grande opportunità per cambiare e crescere.

Franco Catapano

mercoledì 24 settembre 2008

Si frantuma un certo modello di sviluppo

Di seguito riportiamo un articolo, lettera aperta al direttore del corriere del giorno, che riassume quello che è accaduto con la Miroglio, Natuzzi, Gruppo Putignano, Curvet ......, l'articolo è sentito e vero perché vissuto sulla pelle del nostro concittadino, per cui vi invitiamo a leggerlo e commentarlo.

Lo diceva, caro Direttore, Don Luigi Sturzo, 50 anni fa che inoltre precisava; «l’economia, essendo fatta da uomini liberi, può essere morale o immorale, come tutti gli atti umani; tuttavia, una vera economia o è morale o, per quanto detto in precedenza, non è neppure economia». Perché ho voluto ricordare queste sagge, quanto lungimiranti considerazioni del sacerdote, e amministratore pubblico, di Caltagirone?
Beh, osservando l’attualità italiana, e locale, non si può non prendere in considerazione il pensiero sturziano. Si tratta del “fallimento” di attività economiche pubbliche e private e dei rocamboleschi tentativi messi in atto, dalla politica-spettacolo, dal sindacato-casta, dall’imprenditoria-parassita. Si vede davvero di tutto: aziende che hanno maturato perdite o che, al contrario, continuano a registrare profitti strepitosi, che di fronte al proprio fallimento o cessazione di attività scappano cercando di speculare ulteriormente; pubblici amministratori, di destra e di sinistra insieme, che da queste vicissitudini cercano di ottenere riconferme consolidando o acquisendo nuove clientele; sindacati che senza nessuna mea culpa, organizzano psudo-mobilitazioni dopo essersi già impegnati con accordi sottobanco e al ribasso; classe operaia che bene o male cerca di garantirsi un posto di lavoro ma anche privilegi e benefici. Alitalia, Miroglio solo per citarne alcune di queste storie.
Migliaia di posti di lavoro a rischio ma anche molto rumore per nulla.
Sì. Perché l’impressione è che al di là di quello che si vede, tutto è già risolto, la strada è già tracciata. Qualcuno in effetti perderà il posto di lavoro e si ritroverà fra qualche mese con un pugno di mosche in mano; magari con un misero incentivo all’esodo sarà costretto a dimettersi e comunque, perché capace e in gamba, troverò un’altra dignitosa e onorevole occupazione. La maggiorparte dei soggetti interessati troveranno “la polpa”, la sostanza.
Le aziende che chiudono, dopo aver sperperato migliaia di denari pubblici ne riceveranno degli altri per la vendita di capannoni e infrastrutture, oltre a beneficiare per l’ennesima volta di ammortizzatori sociali sempre finanziati da “pantalone” cioè tutti noi; gli imprenditori “salvatori della patria” arriveranno e beccheranno altri finanziamenti pubblici “intraprendendo” senza debiti, senza oneri, senza “masse passive”.
In quanto alla classe politica nera, rossa e bianca e al sindacato, senza farsi troppi problemi, in maniera trasversale, si spartiranno la grande torta del consenso e soprattutto del potere. Poi c’è un sottobosco di piccoli e grandi speculatori, i cosiddetti “tecnici”, o i superconsulenti, quelli che non sanno mai niente ma che in fondo sono i primi corrotti e corruttori; continueranno a fare la bella vita, incassando grandi parcelle e forse qualcosa di più. Sono i “già” o i “prossimi pensionati” che invece di lasciare spazio alle nuove generazioni continueranno imperterriti a occupare la scena, a manipolare, a mediare compromessi e malaffare. Cosa c’è dietro questo scenario se non l’immoralità e la non eticità ?
Le aziende che falliscono dovrebbero solo risarcire i danni alle persone e ai territori; quelle che invece vogliono fare e sviluppare l’economia dovrebbero solo investire tempo e risorse proprie; i pubblici poteri e le organizzazioni di rappresentanza e di categoria dovrebbero solo controllare e verificare che i diritti, e i doveri, siano rispettati.
In quanto ai parassiti dovrebbero scomparire, ritirarsi, darsi alla cura dei propri figli e alla crescita dei propri nipoti. Le persone valide, le energie migliori dovrebbero osare, dovrebbero avere il coraggio di uscire allo scoperto, innovarsi, mettere a disposizione della società, del bene comune, la propria capacità, la propria intelligenza. Il territorio nel suo complesso, si dovrebbe organizzare; anziché aprire le porte al nuovo colonizzatore, dovrebbe incentivare, aiutare, il produttore del luogo legato per tradizione, passione, affetti allo stesso. Anziché finanziare e arricchire realtà che hanno la sede legale a mille o seicento km di distanza, si dovrebbero sostenere quelle piccole ma dalle grandi potenzialità e prospettive. Si dovrebbe e si potrebbe fare tutto questo ma solo una vera moralità, solo la consapevolezza dell’etica può portare a questi passi. Nel nostro paese invece sembra prevalere sempre e comunque il tirare a campare, meglio la gallina oggi, l’uovo, domani, vedremo !!!.
Un sentito ringraziamento,
Domenico Savino - corriere giorno 23 settembre 2008

martedì 19 agosto 2008

I poveri ricchi di Laterza

I numeri delle dichiarazioni dei redditi 2006, raggruppati per territorio e attualizzati al 2007 con gli indici Istat dal Centro Studi Sintesi, non lasciano alcun margine a distinguo o incertezze. Laterza è quint'ultima a livello provinciale e i dati che confermano la povertà Irpef del nostro comune. La deriva economica di Laterza merita una analisi seria per capire i motivi e qual'è la chiave di lettura: siamo un paese in cui i ricchi vivono da poveri oppure i poveri vivono da ricchi?




























Elaborazione Centro Studi Sintesi su dati Ministero dell'Interno e Istat

martedì 29 luglio 2008

Proposte, proposte e ancora proposte

Di seguito riportiamo l'email di un nostro amico che ci stimola sempre a fare di più. Vogliamo ringranziarlo pubblicamente con questo post e informare i nostri visitatori della sua preziosa presenza a Taranto.

Cari Amici,
Vi ringrazio per le notizie che mi trasmettete.
Non ho che da complimentarmi per il Vostro impegno e la Vostra generosità.
Non dimenticate mai, tuttavia, le problematiche della crescita della comunità locale. Proposte, proposte e ancora proposte, senza le quali si gioca solo di rimessa.
Il PD è nato per essere forza di governo, sempre e comunque, anche dall'opposizione.
Un caro saluto e tenete duro. Il primo agosto sono stato invitato a Taranto a discutere sul piano strategico. Vi andrò e dirò la mia.
Prof. Federico Pirro
docente di Storia dell’Industria - Università di Bari

lunedì 7 luglio 2008

Rappresentanza territoriale o sterile campanilismo?

E' innegabile che la legittima aspirazione di un territorio ad ottenere adeguata rappresentanza nelle sedi istituzionali e politiche porta con sé il rischio di un arroccamento su posizioni campanilistiche (o, più correttamente, localistiche).
L'invocare rappresentatività allo scopo di ottenere un miope vantaggio per il proprio territorio prescindendo da una visione più complessiva, è sintomatico di un atteggiamento localistico che niente ha a che fare con l'imprescindibile necessità di ascolto e di coinvolgimento del territorio allo scopo di far emergere i bisogni specifici dei vari segmenti territoriali.
Il rischio di questa deriva può e deve essere scongiurato attraverso una pianificazione politico-amministrativa razionale. In presenza di una seria e ragionata definizione degli obiettivi, infatti, sarà possibile valutare la congruità delle istanze territoriali rispetto ad essi e predisporre un piano di interventi che individui delle priorità anche alla luce delle risorse economico finanziarie disponibili.
A livello più strettamente politico invece non ha senso rivendicare rappresentanza del “proprio campanile”ad ogni livello istituzionale, ma è anche necessario abbandonare il rituale dalle nomine di segreteria per incoraggiare la mobilitazione territoriale e l'instaurarsi di un rapporto più stretto tra rappresentati e rappresentanti.
La battaglia per lo svolgimento delle primarie (già in tempi non sospetti) era frutto proprio di questo convincimento. La scelta dei propri rappresentanti, già nella fase di selezione delle candidature, implica la responsabilizzazione dei cittadini e pone le basi per poi modellare ogni azione politico-programmatica.
Il Pd deve oggi affrontare in modo serio e responsabile il problema della mancanza di interesse e di partecipazione dei cittadini che genera indifferenza verso la politica e i livelli di governo nella obiettiva impossibilità di assistere a scelte maturate in "basso" piuttosto che subite dall' "alto".
Fra i cittadini, infatti, spesso si registrano comportamenti di partecipazione passiva: avviene cioè che ci si ritrovi uniti soltanto in situazioni di necessità per contestare scelte preordinate dei governi locali che in qualche modo penalizzano interessi soggettivi: espropri, attraversamenti reti stradali, telefoniche, ecc...
Si tratta di questioni a volte veramente complesse e spesso caratterizzate da un approccio culturale più di tipo rivendicativo - individuale che capace di far maturare un senso di responsabilità collettiva.
A nostro avviso è necessario capovolgere questa mentalità a partire dal ruolo e dai meccanismi di funzionamento dei partiti, per arrivare a cambiare la cultura e il rapporto tra politica ed elettori. Dobbiamo incoraggiare i cittadini a confrontarsi liberamente con gli Amministratori sui contenuti e sui metodi della loro attività amministrativa; il primo passo verso il raggiungimento di questo obiettivo sta nella predisposizione di programmi realistici, credibili (non fantascientifici) e attuabili nel corso del mandato politico / amministrativo di riferimento tentando di promuovere, altresì, la più assoluta trasparenza amministrativa.
Solo così si potrà recuperare non solo un rapporto fiduciario con gli elettori, ma anche il senso di appartenenza alla comunità ponendo le basi per il ridimensionamento di quei fenomeni clientelari e di privilegio, che spesso Amministratori e politici senza scrupoli tendono ad alimentare in funzione del loro esclusivo tornaconto in combutta con chi è espressione dei cosiddetti “poteri forti”.
Franco Catapano - Francesco Vasto

domenica 6 luglio 2008

Made in Italy: mozione in difesa di tessile e moda

Made in Italy o non proprio. Buona parte dei prodotti che a livello mondiale vengono spacciati per italiani non lo sono. Lo denunciano numerose indagini effettuate dalle organizzazioni internazionali per il commercio che da alcuni anni pongono anche l’allarme sulla tracciabilità del prodotto.
I settori a rischio sono soprattutto quelli del tessile e della moda con le esportazioni cinesi destinate a raggiungere quote da record nei prossimi anni.
Ad occuparsi della problematica che rischia di creare 200mila nuovi disoccupati in Italia (le stime sono della WTO – ndr) è l’onorevole Ludovico Vico, parlamentare pugliese del PD, componente della Commissione Attività Produttive della Camera e relatore di una mozione sul tema che approderà in Parlamento il prossimo 7 luglio.
Scaduti i termini di proroga per le quote che a livello europee bloccavano parte dell’export cinese ora l’Italia, paese con maggiori produzioni da difendere nel settore, potrebbe subire l’assalto di una concorrenza senza margini e regole.
E’ già accaduto negli Stati Uniti – afferma l’on. Vico – nel 2004 quando sono scadute le barriere all’importazione fissate dagli accordi Wto, furono di colpo importati 18,2 milioni di camice contro le 941mila del gennaio 2003. Ci fu il conseguente licenziamento nello stesso mese di 12.200 operai tessili americani. Un crollo verticale non solo del mercato del lavoro ma anche delle norme che regolano la sicurezza e la protezione dei consumatori.
La cronaca a tal proposito fornisce ulteriori elementi d’analisi.
Da una recente relazione della Guardia di Finanza, emerge che nel solo 2003 sono stati sequestrati ben 13 milioni di giocattoli contraffatti e addirittura 26 milioni nei primi otto mesi del 2004. – dice Vico - Che il rischio sia elevato lo testimonia anche una campagna dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma che rileva che il 2,6% dei bambini ricoverati presso di loro nell’anno 2002-2003 si sia infortunato in incidenti domestici in larga parte causati dal giocattoli non certificati CE.
Un dato che dovrebbe preoccupare anche il comparto tessile, basti considerare che alla fine di ottobre 2007 l’Ufficio Europeo per la lotta antifrode (OLAF), in collaborazione con le autorità austriache, ha scoperto un vasto traffico illegale di tessuti e scarpe provenienti dalla Cina.
La frode organizzata – spiega Vico – tramite false fatturazioni, false dichiarazioni d’origine e la sottostima (fino a 15 volte) del valore reale di mercato, riguardava soprattutto jeans, t-shirt e diversi tipi di scarpe sportive.
Una frode che solo in dazi doganali inevasi ha avuto un impatto globale sul bilancio della Ue di oltre 200milioni di euro.
Dunque la mozione proposta da Vico.
Abbiamo a che fare con due esigenze contrapposte – sottolinea il parlamentare PD – tutelare i diritti dei produttori italiani contro l’invasività delle contraffazioni e con essi i diritti dei consumatori e non produrre disposizioni di legge che ostacolino la libera circolazione delle merci nel mercato europee. Ma è anche vero che il nostro principale concorrente è un concorrente sui generis, che ricorre al dumping più spietato, che non garantisce la qualità del marchio e la salubrità dei prodotti e che, e non è cosa da poco, non applica leggi che garantiscono l’applicazione di norme sul lavoro anti-sfruttamento.
Un impegno che in sintesi ha prodotto un testo unificato su “Norme per la riconoscibilità e la tutela dei prodotti italiani”, che in slalom rispetto alla coerenza e all’omogeneità con la normativa europea vigente, tenta una tracciabilità che serva a tutelare il diritto dei consumatori alla salute e il diritto dei produttori a contrastare frodi commerciali.
Il testo elaborato dalla X Commissione (attività produttive – ndr) – afferma Vico – segna un primo importante passo in questa direzione prevedendo che i produttori possano adottare il marchio “100 per 100 made in Italy” volontariamente, non entrando così in rotta di collisione con la normativa europea. Ma è d’altra parte ovvio che una normativa più rigida, in attesa dell’approvazione di un testo specifico in ambito europeo, non sia utile solo di fronte all’invasione di prodotti cinesi, ma anche a fronte delle molte attività “in nero” che fanno dell’Italia il quarto paese produttore di merci contraffatte.
Produzioni sicure e di pregio, dunque, che nelle intenzioni del legislatore dovranno rappresentare il salto di qualità verso la sostenibilità non solo economica, ma anche ambientale e della salute del made in Italy.
E’ necessario collegare marchio, tracciabilità della filiera tessile-abbigliamento, materiali riciclabili e di lunga durata, rispetto delle regole in materia di lavoro – dice Vico - associando tale specifica normativa ad una forma più estesa di etichettatura obbligatoria sulla provenienza dei capi di abbigliamento che circolano in Italia, impegnando il Governo a sostenere in sede di Unione Europea la posizione italiana sul marchio d’origine e sull’etichettatura dei prodotti, quale punto di partenza per una negoziazione e un confronto che abbia alla base la tutela del consumatore europee e il contrasto del fenomeno del dumping sociale ed ambientale.

sabato 5 luglio 2008

SCINTILLE TRA FLORIDO E PD LATERZA

Duro confronto tra il presidente della provincia e la sezione del partito
LATERZA. ”Per prefettura e questura siamo stati per due anni, nel deserto istituzionale, l’unico punto di riferimento: commissariati il comune di Taranto l’attività portuale, la Asl e altri importanti comuni jonici come Martina e San Giorgio, a reggere è stata solo la provincia”: Gianni Florido, in visita l’altra sera al coordinamento Pd di Laterza, ha provato, come si dice, a fare la partita.

Campo difficile, quello laertino. Campo da “primarie”: il presidente Florido, introdotto da Davide Bellini, coordinatore cittadino, lo ha tenuto “bene”, in un’ora e mezza di intenso dibattito (giusto il tempo appunto di un incontro di pallone). Avvio autorevole, qualche concessione ai padroni di casa, poi contrastati nel forcing a seguire, fino allo zero a zero finale e ai supplementari da disputare a breve. Per rimanere in metafora:match senza gol, ma non noioso. Anzi. L’affondo più duro arriva da Vita Surico, dirigente scolastica: ”Il presidente continua a parlare al futuro e quattro anni di amministrazione sono passati invano.”

Sul tavolo della discussione la “sicurezza” degli istituti scolastici Moscati (Grottaglie) e sforza (Palagiano):”attese tradite” incalza la Surico. E Florido in ripartenza parla di accuse ingiuste, antefatti e cifre alla mano. Sullo Sforza chiarisce: “abbiamo liberato l’istituto in agosto dal contenzioso aperto dal centro destra, e in appena tre mesi sono stati impegnati 1milione e 700mila euro per il suo completamento, questa è la verità”. Il diverbio,intenso, si fa spia di un malcontento che c’è. Il presidente teme si “lavori in maniera improvvida per il re di Prussia”, chiede di “dirsi tutto senza però offrire il banco all’avversario”, invita a riflettere sul Pd in evoluzione:”La navigazione è difficile -dice-, ma stiamo portando in porto il partito riformista italiano , un soggetto che non ha paragoni in Europa”. E sulle provinciale prossime venture “Abbiamo l’obbligo di tornare a governare, con gli stessi alleati di oggi, non c’è motivo per non farlo, anche se so che alcuni nel Pd guardano ad esperienze diverse, a mio avviso sbagliando. L’UDC? Dialogo possibile”. Ovviamente,”Bisogna prima vincere le primarie - precisa Florido - Se la perdo sono pronto a...”. I punti di sospensione bucano l’afa e restano a mezz’aria. Parla anche di viabilità, il presidente Florido: rondò, strade della morte, circonvallazioni. Ma sa che il piatto laertino piange. Lo ammette “Per Laterza abbiamo fatto davvero poco”: solo 510mila euro di investimenti, a fronte dei 5 milioni di Massafra, e i 4 di Mottola, i 3 di Ginosa, i 2,5 di Palagiano.

Il tutto fa notare l’assemblea del Pd, in una politica provinciale tutta sbilanciata verso oriente. A giudizio di Florido, “seguendo le priorità”. Per il consigliere comunale Franco Catapano, invece, la provincia non ha esercitato il suo ruolo di “autorevole coordinamento”, in un territorio che “chiede di trovarsi intorno a modelli di sviluppo più legati a risorse identitarie”. Un acconto: tarda a partire il Parco delle Gravine e nel frattempo si fa pressante e inderogabile il problema dei controlli ambientali e della qualità della vita; risorse e attenzioni- incalza Catapano- si giocano su Taranto città e intanto le comunità si allontanano, lasciate al loro “sterile campanile”. “Restiamo con i piedi per terra, dateci elementi credibili per la nostra campagna elettorale” irrompe Gianni Serafini. “E’ un problema di incomunicabilità e di democrazia interna, ma non solo”, indicano Franco Bruno e Giuseppe Russi. E Florido propone:” gli argomenti meritano più attenzione, rivediamoci fra qualche giorno”. Tempi supplementari dunque ma non sono previsti i rigori.

Franco Romano – Gazzetta del Mezzogiorno

martedì 10 giugno 2008

«Puntiamo sui bovini da carne»

La principale fonte di sostentamento degli allevatori ionici restano i bovini da latte ma, il crescente interesse dei consumatori verso le produzioni locali di carni, trovare dal macellaio la carne di podolica o gli ovi caprini locali potrebbe diventare più facile.
E’ un segnale di svolta quello che, ieri mattina, è arrivato dall’assemblea dell’Associazione Provinciale Allevatori (Apa) di Taranto svoltasi a Mottola. Nella relazione del presidente dell’Apa ionica, Vito Paradiso, per la prima volta in oltre mezzo secolo di attività, è stato incluso un punto di discussione riferito al bovino da carne. Come è noto, infatti, noi produciamo solo il 50% del latte e della carne che consumiamo ma - finora - sul versante delle carni locali la risposta dei produttori non era stata particolarmente incisiva.
Anche era e resta complementare all’allevamento del bovino da latte, quello da carne è ormai considerato da non trascurare in prospettiva per i possibili ritorni commerciali. L’Apa di Taranto sta avviando, come previsto dal programma dell’associazione nazionale bovini da carne, concrete azioni di tutela e valorizzazione della razza podolica e delle carni locali. «E’ in corso una attività volta alla definizione delle linee di purezza, con prelievi del crine, mirati alla definizione del Dna del bestiame allevato, con una particolare attenzione giustificata anche dalle sempre maggiori sollecitazioni che ci pervengono dal mercato per le carni nostrane. Di recente - sottolinea il direttore Apa Taranto, Giovanni Cappiello - abbiamo avviato contatti tra macellai e allevatori al fine di garantire al consumatore tarantino una linea di prodotti di nicchia, rappresentati dalle carni provenienti dai nostri allevamenti di quella razza podolica che più si identifica con il nostro territorio».
Al termine dell’assemblea si è provveduto al rinnovo delle cariche sociali. Sono stati riconfermati nel comitato direttivo dell’Apa di Taranto Vito Paradiso (Laterza), Giovanni Boccardi (Mottola), Pietro Vozza (Laterza), Francesco De Luca (Mottola), Rocco Di Natale (Castellaneta), Angelo Greco (Martina Franca), Nicola Lacitignola (Mottola), e nuovo eletto Giovanni Legrottaglie (Mottola), Michele Nardelli (Massafra), Donato Nuzzi (Laterza), Antonio Tagliente (Martina). Nel collegio sindacale accanto a Francesco Passeri è entrato Carmine Palma.
La Gazzetta Del Mezzogiorno

sabato 31 maggio 2008

Forum della conoscenza nell'Area Vasta Jonica

I prossimi 25-26 giugno si terrà a Taranto il Forum della conoscenza, organizzato dal partenariato istituzionale, nell’ambito delle tematiche di sviluppo dei sistemi di pianificazione per aree vaste.

I temi verranno articolati in moduli di studio coordinati da personalità del mondo dell’economia nazionale ed internazionale. Al termine, verrà presentato ufficialmente il manifesto dello sviluppo per il territorio della area vasta/hub portuale di Taranto. Nei giorni scorsi si erano riuniti intanto gli organismi promotori del Forum, evento individuato quale prima opportunità per impostare un percorso di concentrazione, condivisione e coesione da parte del partenariato socio-economico sui modelli di sviluppo sostenibili per il territorio. Intanto, nasce comitato promotore del Forum della conoscenza è intanto composto da Camera di commercio, Confcommercio, Autorità Portuale, Cna, Confindustria, Api, Ance, Cia, Consorzio Asi, Confartigianato. L’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Taranto, facente parte dell’Osservatorio Tecnico Scientifico di Area Vasta, ne promuoverà gli aspetti tecnici. Coordinatore del forum, per nomina conferita dal partenariato socio-economico, sarà l’architetto Terenzio Lomartire.

La strutturazione organizzativa del Forum della conoscenza, consentirà una partecipazione attiva attraverso l’individuazione di moduli di progettazione a griglia. Sarà questo il primo modello per costruire il “manifesto sostenibile dello sviluppo condiviso”.

I moduli di progettazione rappresentano le lenti di ingrandimento in cui analizzare e proporre modelli di sviluppo in funzione di indirizzi strategici di economia strutturale di livello internazionale, di economia infrastrutturale di livello nazionale, di politiche urbanistiche di livello internazionale, di politiche energetiche di livello nazionale, di comunicazione e marketing.

Tale strutturazione potrà peraltro garantire la necessaria compartecipazione alla realizzazione dello sviluppo socio-economico nelle forme di addizionalità e interagibilità finanziaria così come previsto dalle linee guida della Regione Puglia. Come previsto nel Libro Bianco sulla governance europea, ma soprattutto in rapporto alla responsabilità sociale propria delle associazioni datoriali e sindacali si attua così la necessità/opportunità di utilizzare il tavolo di lavoro degli organismi promotori per concertare un regolamento di funzionamento del partenariato socio-economico. Questa sarà una buona base non solo per l’organizzazione rappresentativa del Forum della conoscenza, ma anche quale proposta di integrazione propositiva al modello in itinere presso l’ufficio unico di pianificazione di area vasta.

Gli organismi partecipanti alla predisposizione del Forum attiveranno preventivamente contributi propositivi da inserire quali tematiche di sviluppo socio- economico nei moduli di progettazione. in tal modo si dovrà giungere ad un documento preliminare condiviso, che sarà la base per i Forum istituzionali di 2° livello. Il regolamento del Forum prevederà infine che sia garantita la possibilità di partecipazione anche ai rappresentanti di organismi terzi rispetto a quelli promotori che ne abbiano fatto richiesta.

domenica 25 maggio 2008

Area Vasta: i Comuni della zona occidentale puntano sul Parco delle Gravine

MOTTOLA - Nell’area occidentale dell’Area Vasta si ragiona in maniera strategica. I sindaci dei comuni sono perfettamente entrati nell’ottica del Piano: gioco di squadra per una ricaduta di benefici strutturali ed economici sul territorio. Si è tenuto ieri pomeriggio, nella sala consiliare del comune di Mottola e presieduto dal primo cittadino Giovanni Quero e dal vice presidente della Provincia Stefano Fabbiano, l’ultimo dei tre appuntamenti itineranti promossi dall’ufficio unico dell’Area vasta tarantina.

Si è detto soddisfatto l’architetto Enzo La Gioia, responsabile dell’Ufficio di Piano, per l’interesse raccolto attorno a queste iniziative programmatiche che sono state uno step fondamentale nella progettazione del Piano strategico. «Abbiamo raccolto informazioni interessanti sullo stato attuale della pianificazione, della progettazione e della programmazione dei singoli comuni – ha riferito La Gioia – ma il dato degno di attenzione è la voglia e la capacità dei comuni di progettare insieme».

La direttrice lungo la quale i comuni dell’Area occidentale hanno scelto di muoversi è la valorizzazione del Parco delle Gravine, elemento di interesse strategico per tutte le comunità ricadenti lungo la dorsale rupestre. Il recupero sostenibile delle aree di boschi e della macchia, la ridefinizione dei percorsi naturalistici e la infrastrutturazione eco-compatibile del Parco saranno le carte spendibilie e sicuramente vincenti per il recupero e per il rilancio di un’area di interesse generale.

«Da quando abbiamo effettuato interventi nell’area di nostra competenza del Parco – ha riferito il vice sindaco di Laterza, Leonardo Pugliese – è stato riscontrato un incremento del turismo ambientale e scolastico tanto che abbiamo rilevato, addirittura, una carenza delle guide». «Sfruttare la disposizione morfologica del nostro territorio e promuovere interventi che lo valorizzino – ha riferito il vice sindaco di Palagianello, Donato Todisco – è il nostro obiettivo comune. Abbiamo proposto il recupero della vecchia linea ferroviaria – ha proseguito Todisco - che a breve sarà dimessa con la realizzazione di un percorso ciclabile che, partendo da Mottola attraversi Castellaneta per arrivare a Palagianello, realizzando una continuità paesaggistica, naturalistica e culturale che metta in rete i diversi ambiti territoriali rilanciandone il significato turistico».

Parco delle Gravine e infrastrutture, quindi, gli elementi essenziali emersi come esigenze primarie dell’area occidentale.

«La trasversale Bradanico-Salentina sarà una delle priorità delle nostre azioni – ha riferito l’ing. Cimini della Provincia di Taranto. Intervenire sulle strade – ha proseguito il rappresentante dell’Ente di coordinamento - significa avere ricadute positive sulla qualità della vita della popolazione: minori tempi di percorrenza e minori percentuali di incidentistica stradale che sono fattori importanti nell’ambito della valutazione delle premialità negli interventi di Area vasta».

«Dai comuni dell’area occidentale sono giunte anche proposte in ambito sociale. Sostenere il welfare avendo a cuore gli interessi delle fasce più disagiate – ha concluso l’assessore Fabbiano – è un impegno al quale gli amministratori devono guardare con estrema attenzione». Il comune di Mottola ha individuato due siti abbandonati; il vecchio ospedale, l’Umberto I, e l’ex Gin, una colonia elioterapica, strutture in stato di abbandono che potrebbero essere ridestinate ad usi sociali per interventi a favore di disabili e anziani con l’attivazione di centri diurni.

Con la riunione di ieri si concluso il primo tour attraverso i Comuni. La metodologia messa in campo dal responsabile dell’Ufficio di Piano è stata accolta favorevolmente dagli amministratori che ora attendono, come concordato con il presidente della Provincia, la redazione di una Piano di sintesi degli interventi con l’individuazione delle priorità.

Corriere del Giorno – 24/5/2008

lunedì 19 maggio 2008

Area Vasta via alle consultazioni per il regolamento

E' stato pubblicata la bozza di regolamento dell' Area vasta di Taranto, visionabile sull'apposito sito ( http://areavasta.comune.taranto.it ). Ogni associato (Ente Locale) potrà fornire proposte per costruire ed affinare, in maniera condivisa, quella che sarà la traccia lungo la quale si muoverà l'azione dell'Assemblea. Il passo successivo sarà l'approvazione del Regolamento da parte dell'assemblea dei Sindaci.

Una possibilità per recuperare una programmazione realmente partecipata che potrà avere ricadute positive sullo sviluppo economico e sociale dell'intero territorio provinciale. Il lavoro dell'Area vasta tarantina prosegue anche in un altro senso. Uno sguardo verso la programmazione regionale e l'altro rivolto verso il territorio strettamente collegato. Sono stati previsti, infatti, degli incontri tematici nelle tre aree individuate dalla Cabina di Regia per avvicinare la cittadinanza a questa metodologia innovativa di pianificare il territorio. Si comincia con l'area Orientale che vede coinvolti i comuni di Avetrana, Carosino, Faggiano, Fragagnano, Leporano, Lizzano, Manduria, Maruggio, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio, San Marzano, Sava e Torricella che mercoledì 21 maggio (ore 9,00 presso sala consiliare del comune di Manduria) si confronteranno sulla visioni strategiche da promuovere per questo specifico angolo della provincia jonica.
Il giorno successivo, giovedì 22 con inizio alle ore 9,00, sarà la volta dell'Area Metropolitana (comuni di Crispiano, Grottaglie, Massafra, Statte e Taranto) che si incontrerà nella sede del comune di Grottaglie mentre nel pomeriggio, con inizio alle ore 15,30 nella sala Consiliare del comune di Mottola, si ritroveranno i rappresentanti dei comuni appartenenti all'Area Occidentale (Castellaneta, Ginosa, Laterza, Mottola, Palagiano e Palagianello).

venerdì 16 maggio 2008

Grande Industria e Mezzogiorno

Il volume ha voluto rivisitare i mutamenti intervenuti nell’ultimo decennio nella geografia delle grandi industrie italiane ed estere insediatesi dall’inizio degli anni ’60 del Novecento in aree strategiche del Mezzogiorno, che furono individuate allora dalle politiche governative di programmazione come ‘poli’ trainanti dello sviluppo locale, realizzati tuttavia al servizio dell’intera economia nazionale. Sono delineate così, con il supporto di dati in gran parte inediti e raccolti sul territorio, le dinamiche delle maggiori imprese siderurgiche, petrolchimiche, aeronautiche, energetiche, automobilistiche, meccaniche, informatiche, armatoriali, cantieristiche, cementiere, e delle industrie leggere del made in Italy localizzate nelle regioni meridionali, ove concorrono in misura rilevante – grazie anche alle diffuse supply chain che vi sono alimentate – alla crescita socioeconomica più generale.

Ne emerge un quadro del tutto inedito che smentisce l’opinione secondo cui molti grandi complessi ubicati nel Sud siano solo reperti di archeologia industriale, sostituiti nella loro funzione propulsiva da sistemi endogeni di piccole e medie aziende.

Al contrario, mentre i processi di globalizzazione hanno evidenziato debolezze strutturali in larghi strati di pmi meridionali che stentano ormai a competere sul piano internazionale – pur con tante lodevoli eccezioni che vengono ampiamente segnalate in questa ricerca – dall’altro, invece, hanno rilanciato i maggiori impianti dei gruppi nazionali ed esteri in esercizio nel Mezzogiorno, che in molti comparti si impongono da tempo come big player sul mercato mondiale.

Federico PIRRO

È docente di Storia dell’Industria presso il Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali dell’Università di Bari e di Politica Economica nell’Ateneo di Lecce. È consulente di direzione di imprese italiane ed estere ed ha ricoperto incarichi di Presidente, vicepresidente e consigliere d’amministrazione di società pubbliche e private (Insud, Agis- Gruppo Sae-Sadelmi, Breda Fucine Meridionali, FinValtur, Iba) operanti nei comparti del finanziamento alle imprese, della meccanica, del turismo e dell’edilizia. È editorialista del Corriere del Mezzogiorno-Gruppo Corriere della Sera e del suo settimanale MezzogiornoEconomia. È componente del Centro Studi regionale di Confindustria Puglia. Ha pubblicato per i tipi delle Edizioni Dedalo “Il laboratorio di Aldo Moro” e “Mezzogiorno fra Utopia e realtà”. È autore anche del volume “Stato industria e società in Terra di Bari 1943-1971”, ed ha collaborato nel 2004 alla pubblicazione collettanea “La Civiltà del Ferro”, edita in occasione del 50° anniversario di fondazione del Gruppo Riva. Collabora a riviste di studi economici.

Angelo GUARINI

È laureato in Giurisprudenza, con un master ISIDA in Direzione Aziendale e specializzazione in Diritto del Lavoro – Relazioni Industriali. Ricopre la carica di Direttore di Confindustria Brindisi ed ha svolto in precedenza ruoli di crescente responsabilità nelle Direzioni Risorse Umane di grandi aziende a Partecipazione statale (Fincantieri, Italsider, Italtractor e Alenia). È autore di numerosi articoli su riviste specializzate in direzione del personale e organizzazione.

mercoledì 14 maggio 2008

FURTI PERPETUATI ALLE FUTURE GENERAZIONI

Gli ultimi dati dell'Oms parlano di un aumento vertiginoso, oltre la media nazionale, dei casi di tumore a pancreas e polmoni 

È UN territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l'ossessione di emigrare o di arruolarsi. E' una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all'opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi. Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%. Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all'opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un'impresa - l'Ecocampania - che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia. Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo. Le imprese di rifiuti napoletane infatti sono le uniche italiane a far parte della EMAS, francese, un Sistema di Gestione Ambientale, con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che si esercitano sul territorio. Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l'ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perché come dimostra l'inchiesta dei Pm Milita e Cantone, dell'antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico imprenditoriale e camorristico - è il sistema dei consorzi. Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso vicini alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano. Nel caso dell'inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la società di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all'anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni. Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall'estero: da ogni parte d'Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l'autorizzazione dalla Regione. Aveva però l'unica autorizzazione necessaria, quella della camorra. Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l'unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell'inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l'emergenza rifiuti del 2003. Chianese - secondo le accuse - è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l'emergenza e quindi riuscì con l'attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003. Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all'amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l'appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan. La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all'avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L'emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in località Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione. Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari. Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no. Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biùtiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d'Italia è stato intombato a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse è in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra. E' in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure ciò non basta a renderli colpevoli. E' in un altro paese che la maggiore forza economica è il crimine organizzato eppure l'ossessione dell'informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell'informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi. Non è affatto la camorra ad aver innescato quest'emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l'emergenza e con l'apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli. Quando si getta qualcosa nell'immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall'emergenza non si vuole e non si po' uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più. L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, ma il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si è finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito lì, la discarica si intasa. Ciò che rende tragico tutto questo è che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle "sacchette" di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L'80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate. Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l'eroe epico che strappa le braccia all'Orco che appestava la Danimarca: "Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla". Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.




di Roberto Saviano

domenica 27 aprile 2008

Cercasi Progetti esemplari per il Sud

Primo bando «Tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico e culturale» della Fondazione per il Sud. Le proposte devono essere inviate alla Fondazione entro il 30 agosto 2008 (il bando su www.fondazioneperilsud.it)

ROMA - Al vasto patrimonio storico-artistico e culturale del Mezzogiorno, dai beni storico-artistici alle tradizioni culturali e la cultura locale, dall’artigianato alle tradizioni eno-gastronomiche, è dedicato il primo bando «Tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico e culturale» della Fondazione per il Sud, soggetto privato nato dall’alleanza tra fondazioni di origine bancaria e il mondo del terzo settore e del volontariato per l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno. Lo scopo: dare una risposta concreta, attraverso «progetti esemplari», all’incuria e l’indifferenza che troppo spesso relegano i beni culturali, storici e artistici in un ruolo di secondo piano. Con questo obiettivo, Fondazione per il Sud sollecita la presentazione di progetti innovativi e di rilevanza territoriale che possano divenire modelli per promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico culturale e assicurare migliori condizioni di tutela, utilizzazione e fruizione. Le regioni interessate sono Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. La Fondazione supporta progetti integrati, che prevedano azioni di sostegno per lo sviluppo del volontariato e terzo settore di produzione e/o di servizio, eventualmente accompagnati da azioni di formazione.
Le proposte devono essere inviate alla Fondazione entro il 30 agosto 2008 (il bando è scaricabile dal sito www.fondazioneperilsud.it).

martedì 22 aprile 2008

voglio condividere con voi...

La strategia dell’imprenditore moderno è come rendere produttivo e motivato il proprio personale”.
È questo il motto del nostro concittadino Giovanni Matera che, con la sua azienda “Matera Arredamenti” e la Mind Consulting (azienda specializzata nella gestione delle risorse umane), ha fortemente voluto questo evento, tenutosi il 21 Aprile 2008 a Casa Isabella a MOTTOLA (TA), per far crescere l’imprenditoria locale e non solo.

Qual era l’obiettivo ricercato dalla Matera Arredamenti quando ha ideato questo evento?

Il nostro obiettivo non era cambiare le idee e il modo di pensare di come stare sul mercato, ma era di voler offrire ai miei colleghi un altro punto di vista, di come oggi è possibile sopravvivere in un mercato sempre più difficile.

Alla fine dell’evento quali secondo lei sono i punti fondamentali che i partecipanti avranno appreso?

Sicuramente sono tre i punti su cui l’attenzione dei partecipanti si sarà focalizzata:

1. Oggi nel mercato della super offerta non conta solamente offrire un buon prodotto, anche se accompagnato da un buon servizio e da un piano di marketing eccellente, conta la bella esperienza che il cliente ha fatto comprando da te: Marketing dell’Esperienza.

2. Per fare questo bisogna formare i nostri collaboratori, creare una visione e una Missione Aziendale fatta di Valori Etici condivisi con i nostri collaboratori. Dare loro la possibilità di crescere e creare un ambiente positivo dove c’è la possibilità di sbagliare senza traumi particolari.

3. Inoltre, la crisi è un chiodo nella nostra testa e noi non possiamo permetterci di restare paralizzati da questa falsa realtà anzi, la domanda che ci dobbiamo porre deve essere: io cosa posso fare? Cosa non sto facendo per far differenza in un mercato in cui se non ti distingui, ti estingui?

Ma, la mancata partecipazione della scuola si avvertiva pesantemente, eppure questa è “l’azienda” più importante della nostra nazione o sbaglio?

È vero, la grande assente era proprio la scuola anche se i dirigenti scolastici sono stati invitati per tempo. Questo dimostra quanto lontano sono i due mondi, capisco che all’interno della scuola manchi la meritocrazia, però non farebbe male se il mondo della scuola prestasse un po’ più di ascolto al mondo del lavoro e delle imprese e aiutare in questo compito difficile della formazione dei nostri giovani. Altri grandi assenti erano l’UTEP e Agorà un giornale che dovrebbe essere più sensibile e più attento a queste tematiche viste le sue linee guida.

In conclusione, quale messaggio vorrebbe dare ai suoi colleghi imprenditori?

Come dice lo scrittore-filosofo Zig Ziglar: Se percorrete il secondo miglio non troverete traffico. Se ci sforziamo di fare sempre più del dovuto allora non solo emergeremo noi fra gli altri ma aiuteremo anche gli altri ad emergere.

Massimo Castria

giovedì 10 aprile 2008

Giovedì 10: si conclude a LATERZA (Ta) il tour del capolista al Senato Paolo DE CASTRO

L’Onorevole Paolo De Castro, Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali giovedì 10 Aprile parteciperà agli incontri:

ore 15,30 a Gravina in Puglia (BA) nella zona P.I.P. con gli operatori del settore agroalimentare all’azienda “Botromagno” e al Frantoio oleario;

ore 17 a Polignano a Mare (BA) incontro con gli operatori del settore agroalimentare in Piazza Garibaldi;

ore 17 a Locorotondo (BA), visita al Centro Sperimentale Polivalente “Basile Caramia” e alle 18,00 visita all’azienda ortofrutticola “Giacovelli” ;

ore 18,15 a Putignano (BA) ci sarà l’incontro con il Sindaco e dirigenti del PD presso la sezione stessa;

ore 19,45 a Noci (BA) parteciperà al comizio in Piazza Plebiscito con l’Onorevole Enzo Lavarra;

ore 20 a Gioia del Colle (BA) interverrà al comizio in Piazza Plebiscito con il Candidato Sindaco Vito Ludovico.

ore 21 a Laterza (TA) presso la cittadella delle cultura incontro sul tema: “Con noi vince lo sviluppo”. Intervengono Davide Filippo Bellini, coordinatore cittadino, Rosanna Tinella, candidata alla Camera, Wanda Pucci delegata Pd Taranto, Franco Catapano vicepresidente Cia Puglia e Paolo Giannico, vicepresidente Coldiretti Laterza.