BARI - ''I primi tre bandi sulla manovra anticrisi sono disponibili sul portale dell’assessorato allo Sviluppo economico della Regione Puglia (sistema.puglia.it), con le relative determine dirigenziali e la modulistica”. Lo rende noto un comunicato della Regione, in cui si precisa che gli stessi bandi saranno pubblicati tra qualche giorno sul Bollettino ufficiale della Regione Puglia. “I bandi - è spiegato – sono i contratti di Programma regionali (che sviluppano investimenti per 550 milioni di euro mettendo in campo 130 milioni di fondi pubblici); gli Aiuti alle medie imprese e ai consorzi di Piccole e medie imprese (Pmi) per i Pia (i programmi integrati di agevolazione che determinano investimenti per 270 milioni di euro, grazie a 88 milioni di risorse pubbliche); e gli Aiuti agli investimenti in ricerca per le Pmi (70 milioni gli investimenti sviluppati rispetto a 28 milioni di fondi pubblici)”. “Per i Pia e i Contratti di programma - è precisato – è prevista la procedura a sportello che si chiude con l’esaurimento delle risorse, mentre nel caso della ricerca per le Pmi la data di scadenza è il 20 marzo”. “Per partecipare a questo avviso – si legge ancora – si dovrà usare la modalità online: non più lettera raccomandata e documenti, ma posta elettronica e autocertificazione, purchè la posta elettronica sia certificata (e-mail con ricevuta per avere la garanzia del ricevimento del messaggio dal destinatario) e purchè il legale rappresentante abbia la firma digitale”.“Nel caso del bando Aiuti alla ricerca – è specificato – gli interessati dovranno collegarsi al portale dell’assessorato allo Sviluppo economico (sistema.puglia.it) e inserire i propri dati: il legale rappresentante dovrà compilare la domanda, firmarla e poi inviarla insieme con gli allegati (acquisiti con lo scanner) salvati in formato Pdf“. “Per queste operazioni – si legge infine – servono la casella di posta elettronica certificata e la firma digitale: entrambe si ottengono collegandosi alla Rupar, la rete della pubblica amministrazione se il richiedente è un ente pubblico, oppure, in tutti gli altri casi, connettendosi al sito cnipa.gov.it che ha l’elenco pubblico dei certificatori”.mercoledì 3 dicembre 2008
Puglia: bandi anti-crisi
BARI - ''I primi tre bandi sulla manovra anticrisi sono disponibili sul portale dell’assessorato allo Sviluppo economico della Regione Puglia (sistema.puglia.it), con le relative determine dirigenziali e la modulistica”. Lo rende noto un comunicato della Regione, in cui si precisa che gli stessi bandi saranno pubblicati tra qualche giorno sul Bollettino ufficiale della Regione Puglia. “I bandi - è spiegato – sono i contratti di Programma regionali (che sviluppano investimenti per 550 milioni di euro mettendo in campo 130 milioni di fondi pubblici); gli Aiuti alle medie imprese e ai consorzi di Piccole e medie imprese (Pmi) per i Pia (i programmi integrati di agevolazione che determinano investimenti per 270 milioni di euro, grazie a 88 milioni di risorse pubbliche); e gli Aiuti agli investimenti in ricerca per le Pmi (70 milioni gli investimenti sviluppati rispetto a 28 milioni di fondi pubblici)”. “Per i Pia e i Contratti di programma - è precisato – è prevista la procedura a sportello che si chiude con l’esaurimento delle risorse, mentre nel caso della ricerca per le Pmi la data di scadenza è il 20 marzo”. “Per partecipare a questo avviso – si legge ancora – si dovrà usare la modalità online: non più lettera raccomandata e documenti, ma posta elettronica e autocertificazione, purchè la posta elettronica sia certificata (e-mail con ricevuta per avere la garanzia del ricevimento del messaggio dal destinatario) e purchè il legale rappresentante abbia la firma digitale”.“Nel caso del bando Aiuti alla ricerca – è specificato – gli interessati dovranno collegarsi al portale dell’assessorato allo Sviluppo economico (sistema.puglia.it) e inserire i propri dati: il legale rappresentante dovrà compilare la domanda, firmarla e poi inviarla insieme con gli allegati (acquisiti con lo scanner) salvati in formato Pdf“. “Per queste operazioni – si legge infine – servono la casella di posta elettronica certificata e la firma digitale: entrambe si ottengono collegandosi alla Rupar, la rete della pubblica amministrazione se il richiedente è un ente pubblico, oppure, in tutti gli altri casi, connettendosi al sito cnipa.gov.it che ha l’elenco pubblico dei certificatori”.martedì 2 dicembre 2008
Devozione, onestà e competenza
Di qua e di là dall'Oceano rimbalzano parole magiche: recessione, ambiente, New Deal. Il New Deal è stato il patto, la promessa di un nuovo corso, che Franklin Delano Roosevelt, divenuto presidente degli Stati Uniti nel marzo 1933, promise ai cittadini americani per uscire dalla crisi che era, come l'attuale, crisi di soldi, ma soprattutto di fiducia, di scoramento, di corruzione e violenza criminale, e poi di erosione del suolo e di eccedenze agricole invendute.Sotto tanti aspetti i problemi dell'età di Roosevelt si trovano in Italia oggi: frane e alluvioni, mancanza di acqua, eccedenze agricole, rifiuti, alto costo dell'energia, ma nelle varie proposte del "nuovo New Deal" non vedo indicati progetti per affrontarli seriamente e in modo unitario; eppure la soluzione va cercata, a mio parere, proprio nel recupero e trasformazione di eccedenze, scarti e sottoprodotti a fini produttivi e energetici, nel rimboschimento, nella lotta all'erosione e alle conseguenti frane e alluvioni, nell'aumento delle risorse idriche e idroelettriche, nelle fonti di energia e nelle materie prime rinnovabili.
Che siano queste tre le parole chiave per uscire dalla crisi del 2008 ?
lunedì 10 novembre 2008
Un comune cerniera
LATERZA - Regole e sanzioni certe. La formula per far convivere sviluppo economico e ambiente, a volerla trovare, esiste e non ha nulla di trascendentale. Lo si è compreso nitidamente nel primo dei tre incontri-dibattito organizzato dal Pd laertino (negli altri si parlerà di Scuola e Sanità), che ha messo insieme un esperto di storia industriale come il professor Federico Pirro - docente all'Università di Bari - e due parlamentari ferrati in economia, Francesco Boccia, e occupazione, Ludovico Vico.Il professor Pirro scioglie subito il "nodo", o meglio il dubbio, della possibile convivenza: «Sviluppo e ambiente possono e devono convivere». Con un'avvertenza: «Possono farlo nella misura in cui le nuove tecnologie consentano sia la tutela dell'ambiente sia lo sviluppo industriale». E qui Laterza, secondo il professor Pirro, può giocare un suo ruolo preciso: «Perché il territorio laertino è un'area di raccordo, una cerniera, fra il polo jonico, il Materano e la Murgia Barese, dove riaffiorano o sono in corso percorsi di sviluppo». Tenendo conto, poi, di un suggerimento: «Avere risorse pregiate, come il latte laertino che finisce alla Granarolo, non basta se non si ha la forza di commercializzarle e di aggregare l'offerta». Una strada, questa, che dovrebbe seguire il consorzio panificatori, magari affiancato da soggetti pubblici (Comune, camera di commercio), perché «oltre alla promozione, serve la commercializzazione». Stesso discorso per il Parco delle Gravine e il suo «turismo di nicchia».
Ma il punto centrale resta comunque il rapporto delle istituzioni con le industrie: «Con Natuzzi e Curvet - spiega Pirro - bisogna dialogare e devono farlo anche Comune e Provincia, proprio per spingere verso una valorizzazione dinamica e ambiziosa delle risorse locali». Cioè, allargando il discorso, non esistono soltanto i grandi interlocutori come Ilva, Eni, Cementir e Alenia: «Un'industria come l'Ilva può convivere con la difesa dell'ambiente, a condizione che rispetti le regole e applichi le tecnologie esistenti capaci di abbattere l'impatto con l'ambiente». Una prateria, stando alle cronache quotidiana, ancora tutta da percorrere.
Come lo sono, è lo spunto lanciato dal coordinatore del Pd Davide Bellini, i «miliardi di euro stanziati per i Por Puglia». Pane per i denti dell'on. Boccia, che può segnalare un distinguo non solo lessicale: «Non esiste il Mezzogiorno, ma i Mezzogiorni, perché la Puglia è un'altra cosa rispetto a Sicilia, Calabria e Campania: non ne ha i problemi, la criminalità. E soprattutto non ha avuto una gestione della cosa pubblica pesantemente condizionata dal peso che i flussi finanziari hanno avuto sull'economia locale. Che è poi il motivo della distanze tra Sud e Nord, dove le imprese non si attaccano alla mammella dei soldi pubblici».
Insomma, la Puglia ha un altro problema, questo tutto suo: «La qualità della gestione della cosa pubblica - nota Boccia - che spetta alla politica e che, perciò, non ha alibi». Di qui, dunque, può e deve nascere un rapporto virtuoso con le imprese: «Che hanno bisogno - dice il parlamentare del Pd - di avere certezze dalle pubbliche amministrazioni, innanzitutto sui tempi per ottenere permessi e quindi poter valutare la congruità dell'investimento e l'impatto sulle condizioni ambientali. E le valutazioni, per dirla tutta, non ha senso che siano due, a livello nazionale e regionale: andrebbero unificate». Il tutto inscritto in una formula aurea: «Regole da rispettare tempi certi e, ovviamente, sanzioni adeguate. Non è possibile fare gli esami del sangue alle imprese quando devono aprire e poi, dal giorno dopo, ci dimentichiamo di quello che succede».
Il quadro generale, comunque, non è esaltante: «La situazione economica generale - nota Boccia - è complessa e per certi versi grave. Basta vedere i ragazzi di Miroglio e sapere che l'effetto domino sull'economia reale non è finito: ogni settimana ci sono richieste di cassa integrazione». Nè, fa capire Boccia, il governo dimostra una particolare sensibilità su questo versante: «Abbiamo chiesto di mettere tutte le risorse disponibili, se ci sono, sulle detrazioni a favore del costo del lavoro precario, sulla detassazione delle tredicesime e, in generale, sull'abbassamento delle imposte sul lavoro. La strada giusta, almeno nel breve periodo, è quella di far alzare i redditi medi per far ripartire i consumi, ma il governo non è d'accordo e, anzi, sta lavorando ad allargare il fossato sociale». Il vuoto, per Boccia, è nello Stato: «Perchè siamo ripiegati su noi stessi e quando lo Stato non c'è, non dà protezione». L'esempio è quello del credito d'imposta sugli investimenti al Sud: «Lo abbiamo istituito per due volte e Tremonti lo ha sempre cancellato. Volevamo rendere automatico questo beneficio fiscale per chi investe e invece 'ha vinto la Lega', come ha titolato la Padania, e ha perso il Mezzogiorno, che ci ha rimesso miliardi di euro di soldi suoi». Il contrario, cioè, di quello che servirebbe: «Politiche condivise - scandisce Boccia - in un momento in cui le divisioni territoriali stanno avendo la meglio. Il nostro dovere politico è fare sintesi su strumenti d'intervento che consentano alle nostre aziende di migliorare la propria capacità di riconversione. A Matino, per dirne una, che non è a New York ma a Lecce, c'è un'azienda che produce jeans ed è leader in Europa, oltre ad essere il primo esportatore negli Usa: si può fare, non è fantascienza. L'importante, però, è non lasciare soli gli imprenditori».
Dal pubblico, però, qualcuno prova a vederci rosa, chiedendo lumi "sulle vie dello sviluppo da attivare per far sognare le nuove generazioni". Compito arduo per l'on. Vico, ex sindacalista abituato a guardare in faccia la realtà. Che, spesso, è tutt'altro che bella: «L'attuale situazione economica e politica - nota - non ci permette di pensare al futuro, per creare nuovi posti di lavoro, ma di difendere i posti di lavoro attuali. E' in atto una recessione economica: si abbassano i consumi, circolano meno merci e denari e il Pil decresce. Siamo nel bel mezzo di una bufera e al Governo abbiamo chiesto di rivedere la Finanziaria perchè servono 8 miliardi di euro per aumentare i salari e le pensioni, rafforzare i fondi per la cassa integrazione, mobilità e disoccupazione (ammortizzatori sociali) per arginare le tante crisi che si sono aperte e che si apriranno». Crisi che ci riguardano molto da vicino: «Nella sola provincia di Taranto la cassa integrazione (al netto dell'Ilva) è aumentata del 22% colpendo i settori del manifatturiero, fornitori e subfornitori. Attualmente non ci sono i soldi per coprire difficoltà e il credito chiude le porte alle piccole e medie imprese che non offrono le necessarie garanzie ed è per questo che c'è bisogno di interventi statali».
Tutto grigio? Magari. Vico vede ancora più nero: «Il Governo Berlusconi - sottolinea - di fronte a queste emergenze risponde stornando i fondi dal mezzogiorno (fondi Fas) a favore del Nord, alimentando la conflittualità territoriale e marginalizzando lo sviluppo del Sud. I finanziamenti per le infrastrutture si fermano al Nord (strade e ferrovie) e la politica divide il paese senza occuparsi di rilanciare una grande alleanza tra "Lavoro" e "Impresa". Ed è per questo che si auspica la ripresa dell'unità sindacale tra Cgil, Cisl e Uil)». Ricetta antica, ma non troppo, quella di Vico: «Lo sviluppo può e deve ripartire attraverso la ripresa del dialogo sociale».
Corriere del Giorno -10 novembre 2008
domenica 9 novembre 2008
Sviluppo e cambiamento a Laterza
Viviamo una recessione economica inquietante che inizia a falcidiare posti di lavoro e angoscia tante famiglie laertine. Di fronte a questo scenario abbiamo organizzato una iniziativa di approfondimento, con il prof. Federico Pirro e gli on.li Francesco Boccia e Ludovico Vico, per aprire una fase di approfondimento sullo sviluppo locale del nostro comune.
Nel 2006 il centro-sinistra, durante la campagna elettorale per le amministrative e all’atto dell’insediamento del nuovo consiglio comunale, aveva proposto di organizzare una “conferenza economica comunale” per approfondire, discutere ed individuare le direttrici dello sviluppo di Laterza. Allora come oggi siamo interessati a capire:
1. se lo sviluppo economico risponde ad un unico “modello” o vi sono diverse vie allo sviluppo?
2. se vi sono diverse vie, e quindi è rilevante la dimensione locale dello sviluppo, è necessario pensare anche a politiche locali per ottenerlo?
Ieri sera è iniziato il nostro percorso ed alcune prime risposte sono arrivate. Si tratta ora di continuare su questa strada per analizzare il tessuto imprenditoriale del nostro comune, il tasso di imprenditorialità, i settori e le filiere produttive presenti, le relazioni territoriali con i distretti produttivi pugliesi e lucani, la pianficazione strategica e la nuova programmazione comunitaria 2007-2013. Si tratta di studiare, apprendere e coltivare relazioni per un nuovo protagonismo della politica per attivare uno sviluppo locale capace di generare occupazione e benessere.
Ringraziamo sin da ora il prof. Federico Pirro, dell’Università di Bari, per la disponibilità che ci ha offerto nell’accompagnarci in questa sfida.
Ogni crisi è una grande opportunità per cambiare e crescere.
Franco Catapano
lunedì 27 ottobre 2008
Ambiente. Lo scandalo Ilva.
Nella trattativa c'era il futuro del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, l'Ilva di Taranto. E la salute di migliaia di cittadini. Avrebbero dovuto decidere se concedere o meno alla fabbrica l'Autorizzazione integrata ambientale, necessaria per la prosecuzione dell'attività. Invece, non decideranno nulla. Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, li ha rimossi, nominando tecnici di sua fiducia Link correlati
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mercoledì 24 settembre 2008
Si frantuma un certo modello di sviluppo
Di seguito riportiamo un articolo, lettera aperta al direttore del corriere del giorno, che riassume quello che è accaduto con la Miroglio, Natuzzi, Gruppo Putignano, Curvet ......, l'articolo è sentito e vero perché vissuto sulla pelle del nostro concittadino, per cui vi invitiamo a leggerlo e commentarlo.Beh, osservando l’attualità italiana, e locale, non si può non prendere in considerazione il pensiero sturziano. Si tratta del “fallimento” di attività economiche pubbliche e private e dei rocamboleschi tentativi messi in atto, dalla politica-spettacolo, dal sindacato-casta, dall’imprenditoria-parassita. Si vede davvero di tutto: aziende che hanno maturato perdite o che, al contrario, continuano a registrare profitti strepitosi, che di fronte al proprio fallimento o cessazione di attività scappano cercando di speculare ulteriormente; pubblici amministratori, di destra e di sinistra insieme, che da queste vicissitudini cercano di ottenere riconferme consolidando o acquisendo nuove clientele; sindacati che senza nessuna mea culpa, organizzano psudo-mobilitazioni dopo essersi già impegnati con accordi sottobanco e al ribasso; classe operaia che bene o male cerca di garantirsi un posto di lavoro ma anche privilegi e benefici. Alitalia, Miroglio solo per citarne alcune di queste storie.
Migliaia di posti di lavoro a rischio ma anche molto rumore per nulla.
Sì. Perché l’impressione è che al di là di quello che si vede, tutto è già risolto, la strada è già tracciata. Qualcuno in effetti perderà il posto di lavoro e si ritroverà fra qualche mese con un pugno di mosche in mano; magari con un misero incentivo all’esodo sarà costretto a dimettersi e comunque, perché capace e in gamba, troverò un’altra dignitosa e onorevole occupazione. La maggiorparte dei soggetti interessati troveranno “la polpa”, la sostanza.
Le aziende che chiudono, dopo aver sperperato migliaia di denari pubblici ne riceveranno degli altri per la vendita di capannoni e infrastrutture, oltre a beneficiare per l’ennesima volta di ammortizzatori sociali sempre finanziati da “pantalone” cioè tutti noi; gli imprenditori “salvatori della patria” arriveranno e beccheranno altri finanziamenti pubblici “intraprendendo” senza debiti, senza oneri, senza “masse passive”.
In quanto alla classe politica nera, rossa e bianca e al sindacato, senza farsi troppi problemi, in maniera trasversale, si spartiranno la grande torta del consenso e soprattutto del potere. Poi c’è un sottobosco di piccoli e grandi speculatori, i cosiddetti “tecnici”, o i superconsulenti, quelli che non sanno mai niente ma che in fondo sono i primi corrotti e corruttori; continueranno a fare la bella vita, incassando grandi parcelle e forse qualcosa di più. Sono i “già” o i “prossimi pensionati” che invece di lasciare spazio alle nuove generazioni continueranno imperterriti a occupare la scena, a manipolare, a mediare compromessi e malaffare. Cosa c’è dietro questo scenario se non l’immoralità e la non eticità ?
Le aziende che falliscono dovrebbero solo risarcire i danni alle persone e ai territori; quelle che invece vogliono fare e sviluppare l’economia dovrebbero solo investire tempo e risorse proprie; i pubblici poteri e le organizzazioni di rappresentanza e di categoria dovrebbero solo controllare e verificare che i diritti, e i doveri, siano rispettati.
In quanto ai parassiti dovrebbero scomparire, ritirarsi, darsi alla cura dei propri figli e alla crescita dei propri nipoti. Le persone valide, le energie migliori dovrebbero osare, dovrebbero avere il coraggio di uscire allo scoperto, innovarsi, mettere a disposizione della società, del bene comune, la propria capacità, la propria intelligenza. Il territorio nel suo complesso, si dovrebbe organizzare; anziché aprire le porte al nuovo colonizzatore, dovrebbe incentivare, aiutare, il produttore del luogo legato per tradizione, passione, affetti allo stesso. Anziché finanziare e arricchire realtà che hanno la sede legale a mille o seicento km di distanza, si dovrebbero sostenere quelle piccole ma dalle grandi potenzialità e prospettive. Si dovrebbe e si potrebbe fare tutto questo ma solo una vera moralità, solo la consapevolezza dell’etica può portare a questi passi. Nel nostro paese invece sembra prevalere sempre e comunque il tirare a campare, meglio la gallina oggi, l’uovo, domani, vedremo !!!.
Un sentito ringraziamento,
martedì 19 agosto 2008
I poveri ricchi di Laterza
martedì 29 luglio 2008
Proposte, proposte e ancora proposte
Di seguito riportiamo l'email di un nostro amico che ci stimola sempre a fare di più. Vogliamo ringranziarlo pubblicamente con questo post e informare i nostri visitatori della sua preziosa presenza a Taranto.Cari Amici,
docente di Storia dell’Industria - Università di Bari
lunedì 7 luglio 2008
Rappresentanza territoriale o sterile campanilismo?
E' innegabile che la legittima aspirazione di un territorio ad ottenere adeguata rappresentanza nelle sedi istituzionali e politiche porta con sé il rischio di un arroccamento su posizioni campanilistiche (o, più correttamente, localistiche).domenica 6 luglio 2008
Made in Italy: mozione in difesa di tessile e moda
Made in Italy o non proprio. Buona parte dei prodotti che a livello mondiale vengono spacciati per italiani non lo sono. Lo denunciano numerose indagini effettuate dalle organizzazioni internazionali per il commercio che da alcuni anni pongono anche l’allarme sulla tracciabilità del prodotto.Ad occuparsi della problematica che rischia di creare 200mila nuovi disoccupati in Italia (le stime sono della WTO – ndr) è l’onorevole Ludovico Vico, parlamentare pugliese del PD, componente della Commissione Attività Produttive della Camera e relatore di una mozione sul tema che approderà in Parlamento il prossimo 7 luglio.
Scaduti i termini di proroga per le quote che a livello europee bloccavano parte dell’export cinese ora l’Italia, paese con maggiori produzioni da difendere nel settore, potrebbe subire l’assalto di una concorrenza senza margini e regole.
E’ già accaduto negli Stati Uniti – afferma l’on. Vico – nel 2004 quando sono scadute le barriere all’importazione fissate dagli accordi Wto, furono di colpo importati 18,2 milioni di camice contro le 941mila del gennaio 2003. Ci fu il conseguente licenziamento nello stesso mese di 12.200 operai tessili americani. Un crollo verticale non solo del mercato del lavoro ma anche delle norme che regolano la sicurezza e la protezione dei consumatori.
La cronaca a tal proposito fornisce ulteriori elementi d’analisi.
Da una recente relazione della Guardia di Finanza, emerge che nel solo 2003 sono stati sequestrati ben 13 milioni di giocattoli contraffatti e addirittura 26 milioni nei primi otto mesi del 2004. – dice Vico - Che il rischio sia elevato lo testimonia anche una campagna dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma che rileva che il 2,6% dei bambini ricoverati presso di loro nell’anno 2002-2003 si sia infortunato in incidenti domestici in larga parte causati dal giocattoli non certificati CE.
Un dato che dovrebbe preoccupare anche il comparto tessile, basti considerare che alla fine di ottobre 2007 l’Ufficio Europeo per la lotta antifrode (OLAF), in collaborazione con le autorità austriache, ha scoperto un vasto traffico illegale di tessuti e scarpe provenienti dalla Cina.
La frode organizzata – spiega Vico – tramite false fatturazioni, false dichiarazioni d’origine e la sottostima (fino a 15 volte) del valore reale di mercato, riguardava soprattutto jeans, t-shirt e diversi tipi di scarpe sportive.
Una frode che solo in dazi doganali inevasi ha avuto un impatto globale sul bilancio della Ue di oltre 200milioni di euro.
Dunque la mozione proposta da Vico.
Abbiamo a che fare con due esigenze contrapposte – sottolinea il parlamentare PD – tutelare i diritti dei produttori italiani contro l’invasività delle contraffazioni e con essi i diritti dei consumatori e non produrre disposizioni di legge che ostacolino la libera circolazione delle merci nel mercato europee. Ma è anche vero che il nostro principale concorrente è un concorrente sui generis, che ricorre al dumping più spietato, che non garantisce la qualità del marchio e la salubrità dei prodotti e che, e non è cosa da poco, non applica leggi che garantiscono l’applicazione di norme sul lavoro anti-sfruttamento.
Un impegno che in sintesi ha prodotto un testo unificato su “Norme per la riconoscibilità e la tutela dei prodotti italiani”, che in slalom rispetto alla coerenza e all’omogeneità con la normativa europea vigente, tenta una tracciabilità che serva a tutelare il diritto dei consumatori alla salute e il diritto dei produttori a contrastare frodi commerciali.
Il testo elaborato dalla X Commissione (attività produttive – ndr) – afferma Vico – segna un primo importante passo in questa direzione prevedendo che i produttori possano adottare il marchio “100 per 100 made in Italy” volontariamente, non entrando così in rotta di collisione con la normativa europea. Ma è d’altra parte ovvio che una normativa più rigida, in attesa dell’approvazione di un testo specifico in ambito europeo, non sia utile solo di fronte all’invasione di prodotti cinesi, ma anche a fronte delle molte attività “in nero” che fanno dell’Italia il quarto paese produttore di merci contraffatte.
Produzioni sicure e di pregio, dunque, che nelle intenzioni del legislatore dovranno rappresentare il salto di qualità verso la sostenibilità non solo economica, ma anche ambientale e della salute del made in Italy.
E’ necessario collegare marchio, tracciabilità della filiera tessile-abbigliamento, materiali riciclabili e di lunga durata, rispetto delle regole in materia di lavoro – dice Vico - associando tale specifica normativa ad una forma più estesa di etichettatura obbligatoria sulla provenienza dei capi di abbigliamento che circolano in Italia, impegnando il Governo a sostenere in sede di Unione Europea la posizione italiana sul marchio d’origine e sull’etichettatura dei prodotti, quale punto di partenza per una negoziazione e un confronto che abbia alla base la tutela del consumatore europee e il contrasto del fenomeno del dumping sociale ed ambientale.
sabato 5 luglio 2008
SCINTILLE TRA FLORIDO E PD LATERZA
Campo difficile, quello laertino. Campo da “primarie”: il presidente Florido, introdotto da Davide Bellini, coordinatore cittadino, lo ha tenuto “bene”, in un’ora e mezza di intenso dibattito (giusto il tempo appunto di un incontro di pallone). Avvio autorevole, qualche concessione ai padroni di casa, poi contrastati nel forcing a seguire, fino allo zero a zero finale e ai supplementari da disputare a breve. Per rimanere in metafora:match senza gol, ma non noioso. Anzi. L’affondo più duro arriva da Vita Surico, dirigente scolastica: ”Il presidente continua a parlare al futuro e quattro anni di amministrazione sono passati invano.”
Sul tavolo della discussione la “sicurezza” degli istituti scolastici Moscati (Grottaglie) e sforza (Palagiano):”attese tradite” incalza
Il tutto fa notare l’assemblea del Pd, in una politica provinciale tutta sbilanciata verso oriente. A giudizio di Florido, “seguendo le priorità”. Per il consigliere comunale Franco Catapano, invece, la provincia non ha esercitato il suo ruolo di “autorevole coordinamento”, in un territorio che “chiede di trovarsi intorno a modelli di sviluppo più legati a risorse identitarie”. Un acconto: tarda a partire il Parco delle Gravine e nel frattempo si fa pressante e inderogabile il problema dei controlli ambientali e della qualità della vita; risorse e attenzioni- incalza Catapano- si giocano su Taranto città e intanto le comunità si allontanano, lasciate al loro “sterile campanile”. “Restiamo con i piedi per terra, dateci elementi credibili per la nostra campagna elettorale” irrompe Gianni Serafini. “E’ un problema di incomunicabilità e di democrazia interna, ma non solo”, indicano Franco Bruno e Giuseppe Russi. E Florido propone:” gli argomenti meritano più attenzione, rivediamoci fra qualche giorno”. Tempi supplementari dunque ma non sono previsti i rigori.
Franco Romano – Gazzetta del Mezzogiorno
martedì 10 giugno 2008
«Puntiamo sui bovini da carne»
La principale fonte di sostentamento degli allevatori ionici restano i bovini da latte ma, il crescente interesse dei consumatori verso le produzioni locali di carni, trovare dal macellaio la carne di podolica o gli ovi caprini locali potrebbe diventare più facile.Anche era e resta complementare all’allevamento del bovino da latte, quello da carne è ormai considerato da non trascurare in prospettiva per i possibili ritorni commerciali. L’Apa di Taranto sta avviando, come previsto dal programma dell’associazione nazionale bovini da carne, concrete azioni di tutela e valorizzazione della razza podolica e delle carni locali. «E’ in corso una attività volta alla definizione delle linee di purezza, con prelievi del crine, mirati alla definizione del Dna del bestiame allevato, con una particolare attenzione giustificata anche dalle sempre maggiori sollecitazioni che ci pervengono dal mercato per le carni nostrane. Di recente - sottolinea il direttore Apa Taranto, Giovanni Cappiello - abbiamo avviato contatti tra macellai e allevatori al fine di garantire al consumatore tarantino una linea di prodotti di nicchia, rappresentati dalle carni provenienti dai nostri allevamenti di quella razza podolica che più si identifica con il nostro territorio».
Al termine dell’assemblea si è provveduto al rinnovo delle cariche sociali. Sono stati riconfermati nel comitato direttivo dell’Apa di Taranto Vito Paradiso (Laterza), Giovanni Boccardi (Mottola), Pietro Vozza (Laterza), Francesco De Luca (Mottola), Rocco Di Natale (Castellaneta), Angelo Greco (Martina Franca), Nicola Lacitignola (Mottola), e nuovo eletto Giovanni Legrottaglie (Mottola), Michele Nardelli (Massafra), Donato Nuzzi (Laterza), Antonio Tagliente (Martina). Nel collegio sindacale accanto a Francesco Passeri è entrato Carmine Palma.
sabato 31 maggio 2008
Forum della conoscenza nell'Area Vasta Jonica
I prossimi 25-26 giugno si terrà a Taranto il Forum della conoscenza, organizzato dal partenariato istituzionale, nell’ambito delle tematiche di sviluppo dei sistemi di pianificazione per aree vaste.I temi verranno articolati in moduli di studio coordinati da personalità del mondo dell’economia nazionale ed internazionale. Al termine, verrà presentato ufficialmente il manifesto dello sviluppo per il territorio della area vasta/hub portuale di Taranto. Nei giorni
La strutturazione organizzativa del Forum della conoscenza, consentirà una partecipazione attiva attraverso l’individuazione di moduli di progettazione a griglia. Sarà questo il primo modello per costruire il “manifesto sostenibile dello sviluppo condiviso”.
I moduli di progettazione rappresentano le lenti di ingrandimento in cui analizzare e proporre modelli di sviluppo in funzione di indirizzi strategici di economia strutturale di livello internazionale, di economia infrastrutturale di livello nazionale, di politiche urbanistiche di livello internazionale, di politiche energetiche di livello nazionale, di comunicazione e marketing.
Tale strutturazione potrà peraltro garantire la necessaria compartecipazione alla realizzazione dello sviluppo socio-economico nelle forme di addizionalità e interagibilità finanziaria così come previsto dalle linee guida della Regione Puglia. Come previsto nel Libro Bianco sulla governance europea, ma soprattutto in rapporto alla responsabilità sociale propria delle associazioni datoriali e sindacali si attua così la necessità/opportunità di utilizzare il tavolo di lavoro degli organismi promotori per concertare un regolamento di funzionamento del partenariato socio-economico. Questa sarà una buona base non solo per l’organizzazione
Gli organismi partecipanti alla predisposizione del Forum attiveranno preventivamente contributi propositivi da inserire quali tematiche di sviluppo socio- economico nei moduli di progettazione. in tal modo si dovrà giungere ad un documento preliminare condiviso, che sarà la base per i Forum istituzionali di 2° livello. Il regolamento del Forum prevederà infine che sia garantita la possibilità di partecipazione anche ai rappresentanti di organismi terzi rispetto a quelli promotori che ne abbiano fatto richiesta.
domenica 25 maggio 2008
Area Vasta: i Comuni della zona occidentale puntano sul Parco delle Gravine
MOTTOLA - Nell’area occidentale dell’Area Vasta si ragiona in maniera strategica. I sindaci dei comuni sono perfettamente entrati nell’ottica del Piano: gioco di squadra per una ricaduta di benefici strutturali ed economici sul territorio. Si è tenuto ieri pomeriggio, nella sala consiliare del comune di Mottola e presieduto dal primo cittadino Giovanni Quero e dal vice presidente della Provincia Stefano Fabbiano, l’ultimo dei tre appuntamenti itineranti promossi dall’ufficio unico dell’Area vasta tarantina.Si è detto soddisfatto l’architetto Enzo
La direttrice lungo la quale i comuni dell’Area occidentale hanno scelto di muoversi è la valorizzazione del Parco delle Gravine, elemento di interesse strategico per tutte le comunità ricadenti lungo la dorsale rupestre. Il recupero sostenibile delle aree di boschi e della macchia, la ridefinizione dei percorsi naturalistici e la infrastrutturazione eco-compatibile del Parco saranno le carte spendibilie e sicuramente vincenti per il recupero e per il rilancio di un’area di interesse generale.
«Da quando abbiamo effettuato interventi nell’area di nostra competenza del Parco – ha riferito il vice sindaco di Laterza, Leonardo Pugliese – è stato riscontrato un incremento del turismo ambientale e scolastico tanto che abbiamo rilevato, addirittura, una carenza delle guide». «Sfruttare la disposizione morfologica del nostro territorio e promuovere interventi che lo valorizzino – ha riferito il vice sindaco di Palagianello, Donato Todisco – è il nostro obiettivo comune. Abbiamo proposto il recupero della vecchia linea ferroviaria – ha proseguito Todisco - che a breve sarà dimessa con la realizzazione di un percorso ciclabile che, partendo da Mottola attraversi Castellaneta per arrivare a Palagianello, realizzando una continuità paesaggistica, naturalistica e culturale che metta in rete i diversi ambiti territoriali rilanciandone il significato turistico».
Parco delle Gravine e infrastrutture, quindi, gli elementi essenziali emersi come esigenze primarie dell’area occidentale.
«La trasversale Bradanico-Salentina sarà una delle priorità delle nostre azioni – ha riferito l’ing. Cimini della Provincia di Taranto. Intervenire sulle strade – ha proseguito il rappresentante dell’Ente di coordinamento - significa avere ricadute positive sulla qualità della vita della popolazione: minori tempi di percorrenza e minori percentuali di incidentistica stradale che sono fattori importanti nell’ambito della valutazione delle premialità negli interventi di Area vasta».
«Dai comuni dell’area occidentale sono giunte anche proposte in ambito sociale. Sostenere il welfare avendo a cuore gli interessi delle fasce più disagiate – ha concluso l’assessore Fabbiano – è un impegno al quale gli amministratori devono guardare con estrema attenzione». Il comune di Mottola ha individuato due siti abbandonati; il vecchio ospedale, l’Umberto I, e l’ex Gin, una colonia elioterapica, strutture in stato di abbandono che potrebbero essere ridestinate ad usi sociali per interventi a favore di disabili e anziani con l’attivazione di centri diurni.
Con la riunione di ieri si concluso il primo tour attraverso i Comuni. La metodologia messa in campo dal responsabile dell’Ufficio di Piano è stata accolta favorevolmente dagli amministratori che ora attendono, come concordato con il presidente della Provincia, la redazione di una Piano di sintesi degli interventi con l’individuazione delle priorità.
Corriere del Giorno – 24/5/2008
lunedì 19 maggio 2008
Area Vasta via alle consultazioni per il regolamento
E' stato pubblicata la bozza di regolamento dell' Area vasta di Taranto, visionabile sull'apposito sito ( http://areavasta.comune.taranto.it ). Ogni associato (Ente Locale) potrà fornire proposte per costruire ed affinare, in maniera condivisa, quella che sarà la traccia lungo la quale si muoverà l'azione dell'Assemblea. Il passo successivo sarà l'approvazione del Regolamento da parte dell'assemblea dei Sindaci.venerdì 16 maggio 2008
Grande Industria e Mezzogiorno
Ne emerge un quadro del tutto inedito che smentisce l’opinione secondo cui molti grandi complessi ubicati nel Sud siano solo reperti di archeologia industriale, sostituiti nella loro funzione propulsiva da sistemi endogeni di piccole e medie aziende.
Al contrario, mentre i processi di globalizzazione hanno evidenziato debolezze strutturali in larghi strati di pmi meridionali che stentano ormai a competere sul piano internazionale – pur con tante lodevoli eccezioni che vengono ampiamente segnalate in questa ricerca – dall’altro, invece, hanno rilanciato i maggiori impianti dei gruppi nazionali ed esteri in esercizio nel Mezzogiorno, che in molti comparti si impongono da tempo come big player sul mercato mondiale.
È docente di Storia dell’Industria presso il Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali dell’Università di Bari e di Politica Economica nell’Ateneo di Lecce. È consulente di direzione di imprese italiane ed estere ed ha ricoperto incarichi di Presidente, vicepresidente e consigliere d’amministrazione di società pubbliche e private (Insud, Agis- Gruppo Sae-Sadelmi, Breda Fucine Meridionali, FinValtur, Iba) operanti nei comparti del finanziamento alle imprese, della meccanica, del turismo e dell’edilizia. È editorialista del Corriere del Mezzogiorno-Gruppo Corriere della Sera e del suo settimanale MezzogiornoEconomia. È componente del Centro Studi regionale di Confindustria Puglia. Ha pubblicato per i tipi delle Edizioni Dedalo “Il laboratorio di Aldo Moro” e “Mezzogiorno fra Utopia e realtà”. È autore anche del volume “Stato industria e società in Terra di Bari 1943-
È laureato in Giurisprudenza, con un master ISIDA in Direzione Aziendale e specializzazione in Diritto del Lavoro – Relazioni Industriali. Ricopre la carica di Direttore di Confindustria Brindisi ed ha svolto in precedenza ruoli di crescente responsabilità nelle Direzioni Risorse Umane di grandi aziende a Partecipazione statale (Fincantieri, Italsider, Italtractor e Alenia). È autore di numerosi articoli su riviste specializzate in direzione del personale e organizzazione.
mercoledì 14 maggio 2008
FURTI PERPETUATI ALLE FUTURE GENERAZIONI
Gli ultimi dati dell'Oms parlano di un aumento vertiginoso, oltre la media nazionale, dei casi di tumore a pancreas e polmoni È UN territorio che non esce dalla notte. E che non troverà soluzione. Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici: avere una strada accessibile, respirare aria non marcia, vivere con speranze di vita nella media di un paese europeo. Vivere senza dovere avere l'ossessione di emigrare o di arruolarsi. E' una notte cupa quella che cala su queste terre, perché morire divorati dal cancro diviene qualcosa che somiglia ad un destino condiviso e inevitabile come il nascere e il morire, perché chi amministra continua a parlare di cultura e democrazia elettorale, comete più vane delle discussioni bizantine e chi è all'opposizione sembra divorato dal terrore di non partecipare agli affari piuttosto che interessato a modificarne i meccanismi. Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%. Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all'opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un'impresa - l'Ecocampania - che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia. Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo. Le imprese di rifiuti napoletane infatti sono le uniche italiane a far parte della EMAS, francese, un Sistema di Gestione Ambientale, con lo scopo di prevenire e ridurre gli impatti ambientali legati alle attività che si esercitano sul territorio. Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l'ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia. Guadagna la politica perché come dimostra l'inchiesta dei Pm Milita e Cantone, dell'antimafia di Napoli sui fratelli Orsi (imprenditori passati dal centrodestra al centrosinistra) in questo momento il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico imprenditoriale e camorristico - è il sistema dei consorzi. Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso vicini alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano. Nel caso dell'inchiesta di Milite e Cantone accadde che il Consorzio acquistò per una cifra enorme e gonfiata (circa nove milioni di euro) attraverso fatturazioni false la società di raccolta ECO4. I privati tennero per se gli utili e scaricarono sul Consorzio le perdite. La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all'anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni. Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la Setri, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall'estero: da ogni parte d'Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l'autorizzazione dalla Regione. Aveva però l'unica autorizzazione necessaria, quella della camorra. Accusato dai pm antimafia Raffaele Marino, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci di concorso esterno in associazione camorristica ed estorsione aggravata e continuata, è l'unico destinatario della misura cautelare firmata dal gip di Napoli. Al centro dell'inchiesta la gestione delle cave X e Z, discariche abusive di località Scafarea, a Giugliano, di proprietà della Resit ed acquisite dal Commissariato di governo durante l'emergenza rifiuti del 2003. Chianese - secondo le accuse - è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l'emergenza e quindi riuscì con l'attività di smaltimento della sua Resit a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003. Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all'amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l'appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan. La Procura ha posto sotto sequestro preventivo i beni riconducibili all'avvocato-imprenditore di Parete: complessi turistici e discoteche a Formia e Gaeta oltre che di numerosi appartamenti tra Napoli e Caserta. L'emergenza di allora, la città colma di rifiuti, i cassonetti traboccanti, le proteste, i politici sotto elezione hanno trovato nella Resit con sede in località Tre Ponti, al confine tra Parete e Giugliano, la loro soluzione. Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari. Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no. Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche. In questo paese bisognerebbe far conoscere Biùtiful cauntri (scritto alla napoletana) un documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero: vedere il veleno che da ogni angolo d'Italia è stato intombato a sud massacrando pecore e bufale e facendo uscire puzza di acido dal cuore delle pesche e delle mele annurche. Ma forse è in un altro paese che si conoscono i volti di chi ha avvelenato questa terra. E' in un altro paese che i nomi dei responsabili si conoscono eppure ciò non basta a renderli colpevoli. E' in un altro paese che la maggiore forza economica è il crimine organizzato eppure l'ossessione dell'informazione resta la politica che riempie il dibattito quotidiano di intenzioni polemiche, mentre i clan che distruggono e costruiscono il paese lo fanno senza che ci sia un reale contrasto da parte dell'informazione, troppo episodica, troppo distratta sui meccanismi. Non è affatto la camorra ad aver innescato quest'emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l'emergenza e con l'apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli. Quando si getta qualcosa nell'immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall'emergenza non si vuole e non si po' uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più. L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, ma il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono. Si è finto di non capire che fino a quando sarebbe finito tutto in discarica non si poteva non arrivare ad una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, invece quando tutto viene smaltito lì, la discarica si intasa. Ciò che rende tragico tutto questo è che non sono questi i giorni ad essere compromessi, non sono le strade che oggi solo colpite delle "sacchette" di spazzatura a subire danno. Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L'80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate. Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l'eroe epico che strappa le braccia all'Orco che appestava la Danimarca: "Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla". Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.
di Roberto Saviano
domenica 27 aprile 2008
Cercasi Progetti esemplari per il Sud
Primo bando «Tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico e culturale» della Fondazione per il Sud. Le proposte devono essere inviate alla Fondazione entro il 30 agosto 2008 (il bando su www.fondazioneperilsud.it)ROMA - Al vasto patrimonio storico-artistico e culturale del Mezzogiorno, dai beni storico-artistici alle tradizioni culturali e la cultura locale, dall’artigianato alle tradizioni eno-gastronomiche, è dedicato il primo bando «Tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico e culturale» della Fondazione per il Sud, soggetto privato nato dall’alleanza tra fondazioni di origine bancaria e il mondo del terzo settore e del volontariato per l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno. Lo scopo: dare una risposta concreta, attraverso «progetti esemplari», all’incuria e l’indifferenza che troppo spesso relegano i beni culturali, storici e artistici in un ruolo di secondo piano. Con questo obiettivo, Fondazione per il Sud sollecita la presentazione di progetti innovativi e di rilevanza territoriale che possano divenire modelli per promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico culturale e assicurare migliori condizioni di tutela, utilizzazione e fruizione. Le regioni interessate sono Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. La Fondazione supporta progetti integrati, che prevedano azioni di sostegno per lo sviluppo del volontariato e terzo settore di produzione e/o di servizio, eventualmente accompagnati da azioni di formazione.
martedì 22 aprile 2008
voglio condividere con voi...
giovedì 10 aprile 2008
Giovedì 10: si conclude a LATERZA (Ta) il tour del capolista al Senato Paolo DE CASTRO
ore 15,30 a Gravina in Puglia (BA) nella zona P.I.P. con gli operatori del settore agroalimentare all’azienda “Botromagno” e al Frantoio oleario;
ore 17 a Polignano a Mare (BA) incontro con gli operatori del settore agroalimentare in Piazza Garibaldi;
ore 17 a Locorotondo (BA), visita al Centro Sperimentale Polivalente “Basile Caramia” e alle 18,00 visita all’azienda ortofrutticola “Giacovelli” ;
ore 18,15 a Putignano (BA) ci sarà l’incontro con il Sindaco e dirigenti del PD presso la sezione stessa;
ore 19,45 a Noci (BA) parteciperà al comizio in Piazza Plebiscito con l’Onorevole Enzo Lavarra;
ore 20 a Gioia del Colle (BA) interverrà al comizio in Piazza Plebiscito con il Candidato Sindaco Vito Ludovico.
ore 21 a Laterza (TA) presso la cittadella delle cultura incontro sul tema: “Con noi vince lo sviluppo”. Intervengono Davide Filippo Bellini, coordinatore cittadino, Rosanna Tinella, candidata alla Camera, Wanda Pucci delegata Pd Taranto, Franco Catapano vicepresidente Cia Puglia e Paolo Giannico, vicepresidente Coldiretti Laterza.


