
mercoledì 23 dicembre 2009
SI al confronto in parlamento, NO a leggi ad personam.

lunedì 5 gennaio 2009
Federalismo Fiscale e amministratori locali
Dipendesse da lui, forse Silvio Berlusconi non riserverebbe neppure un minuto al federalismo fiscale. Dipendesse da lui, forse Umberto Bossi non dedicherebbe nemmeno un secondo alla riforma della giustizia. Ma, dal momento che per raggiungere il proprio obiettivo, Silvio deve battersi per il traguardo di Umberto, e Umberto per quello di Silvio, il federalismo e la giustizia saranno i temi caldi dell’anno appena incominciato. Due economisti di scuola liberista - Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri - hanno di recente dato alle stampe un libro, edito da Rubettino, il cui titolo non ha bisogno di esegesi: «Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno». La tesi dei due autori si può riassumere così: basta con l’assistenzialismo e la logica della perequazione, gli aiuti al Sud finora hanno premiato solo una minoranza ben rappresentata, il Mezzogiorno ha bisogno di autonomia e responsabilità, il ceto politico meridionale deve dare conto direttamente ai cittadini di come spende le risorse ricavate dalla tassazione.
Sulla carta il ragionamento non fa una piega: «Pago, vedo, voto». Sulla carta. In realtà, quanti fra gli elettori saprebbero districarsi tra le competenze che spettano ai vari enti, dalle comunità montane alle Regioni, dalle Province ai Comuni e valutare di conseguenza l’operato degli eletti?
Gli stessi esperti avrebbero difficoltà ad orientarsi in un labirinto istituzionale più complicato di un brano di Tacito (55-117 dopo Cristo).
Ma Falasca e Lottieri vanno oltre: anziché chiedere una maggiore redistribuzione a loro favore, la classe politica e l’opinione pubblica meridionale dovrebbero accettare la sfida tra territori, rinunciare allo status quo e proporre al Centro-Nord uno scambio di questo tipo: alla riforma federale e all’abolizione di ogni sussidio deve accompagnarsi l’abbattimento generalizzato e per dieci anni dell’imposta sul reddito di impresa per chi investe al Sud. Il costo per l’erario, per i due saggisti, sarebbe sostenibile: si creerebbero quelle condizioni favorevoli allo sviluppo rincorse invano per 50 anni, il Mezzogiorno si trasformerebbe in una «tigre mediterannea» in grado di azzannare e spaventare chiunque. Tutto può essere. Anche se la storia economica è un oceano di terapie e previsioni sbagliate. Ma non è questo il punto.
Il federalismo fiscale comporterà inevitabilmente un aumento dei poteri delle classi dirigenti locali. Domanda: sono all’altezza, sul piano culturale oltre che politico, le nomenklature territoriali di favorire lo sviluppo senza mortificare il mercato e la trasparenza? Il caso Romeo, la cui tipologia non costituisce un’esclusiva campana, indurrebbe a credere il contrario. Le ultime inchieste sulla corruzione non sconcertano tanto per i loro risvolti penali quanto per le scoperte delle nuove frontiere che, diciamo così, hanno raggiunto i rapporti fra amministrazioni locali e imprese. Non si capisce chi guidi le danze, se siano certe imprese a pilotare le amministrazioni o certe amministrazioni a eterodirigere le imprese.
L’impressione è che parecchi amministratori locali puntino a divenire i suggeritori esterni, i manager occulti, i faccendieri clandestini di certe imprese. Non sempre è l’imprenditore a proporre l’«affare». A volte è direttamente il politico o il burocrate influente. A leggere le carte di alcuni processi si direbbe che il mestiere di alcuni amministratori consista, in prevalenza, nel procurare consulenze agli amici e nell’offrire «dritte», su cui lucrare copiose provvigioni, alle imprese disposte a «cooperare». Se poi le opere realizzate si riveleranno inutili, oltre che ipercostose, o richiederanno nuovi salassi sulla pelle dei già tassati, poco importa. Tanto, chi saprebbe indicare la gerarchia delle responsabilità?
In questo scenario, ritenere che il federalismo fiscale possa rendere più efficienti le istituzioni è come credere che l’interista Adriano rinuncerà alla vita notturna: è solo un atto di fede. Ma la politica non può procedere col «vediamo che succede». La premessa della rivoluzione federale è una classe dirigente educata alla cultura del buongoverno (a cominciare, anche, dalla soppressione di enti inutili come le Province). Ma se la classe dirigente rema in tutt’altra direzione, un obiettivo teoricamente condivisibile come il federalismo fiscale rischia di produrre un rimedio peggiore del male. Altro che Sud tigre del Mediterraneo.
venerdì 2 gennaio 2009
Fitto dove sei?
Ministro Fitto dove sei?
Un conto da 4 miliardi Accordo fatto con Air France
DIECI mesi dopo, con quasi lo 0,3 per cento di pil sottratto ai contribuenti e 7.000 posti di lavoro in meno, Alitalia torna a parlare francese. Era il 14 marzo 2008 quando Air France-KLM depositava la propria offerta vincolante, subito accettata dal Consiglio di Amministrazione di Alitalia. Sono stati 10 mesi da incubo per i viaggiatori, presi ripetutamente in ostaggio in una battaglia senza esclusioni di colpi in cui la politica ha occupato un ruolo centrale, dimentica della recessione che ci stava investendo. In questi 300 giorni gli italiani hanno visto franare il prestito ponte di 300 milioni di euro concesso quasi all'unanimità dal Parlamento italiano. Oltre a perdere così un milione al giorno, i contribuenti si sono accollati i debiti contratti dalla bad company per quasi tre miliardi. Ci sono poi circa 7.000 posti di lavoro in meno nella nuova compagnia rispetto all'offerta iniziale di Air France, che comporteranno, oltre ai costi sociali degli esuberi (soprattutto di quelli che riguardano i lavoratori precari), oneri aggiuntivi sul contribuente legati al finanziamento in deroga degli ammortizzatori sociali, per almeno un miliardo di euro. Il conto pagato dal contribuente è, dunque superiore ai 4 miliardi di euro, più o meno un terzo di punto di pil, quasi due volte il costo della social card e del bonus famiglia messi insieme.
Sarà Air France-KLM l'azionista di maggioranza, in grado di decidere vita, morte e miracoli della compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia. Poco importa che sia italiana la faccia, che si chiami ancora Alitalia la nuova compagnia. Sarebbe stato così comunque, anche con il 100 per cento del capitale nelle mani di Air France-KLM. Come canta Carla Bruni, chi mette la faccia "non è nulla", chi mette la testa "è tutto".
La composita cordata italiana ha dovuto subito rinunciare all'italianità della compagnia perché non era da sola in grado di far decollare neanche il primo aereo, previsto in volo sui nostri cieli il 13 gennaio prossimo venturo. Air France rileva il 25% della nuova compagnia, versando 300 milioni. Questo significa che il 100 per cento del capitale viene oggi valutato 1200 miliardi, circa 150 milioni in più dei 1052 pagati a Fantozzi da Colaninno e soci solo un mese fa. Questo sovrapprezzo si spiega col fatto che CAI ha nel frattempo acquisito Air One. Si tratta di una compagnia in crisi, con un debito verso i soli fornitori valutato attorno ai 500 milioni di euro, ma il valore dell'acquisizione di Air One è tutto nella soppressione dell'unico concorrente sulla tratta Milano-Roma, consumatosi con il beneplacito della nostra Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Anche questi 150 milioni vanno aggiunti al conto pagato dagli italiani. E' sono sicuramente una sottostima dei costi che dovremo pagare per la mancata concorrenza.
Conti fatti, è soprattutto Air France dunque ad aver fatto un affare. Rileva una compagnia più leggera di 7000 dipendenti rispetto a quella che avrebbe acquisito nel marzo scorso, che ha nel frattempo assunto una posizione di monopolio nella tratta più redditizia versando molto meno di quel miliardo su cui si era impegnata solo 10 mesi fa.
Dopo avere subìto un danno ingente in conto capitale e avere assistito alla beffa finale di vedere documentata, nero su bianco, la svendita della loro compagnia di bandiera allo straniero da parte dei "patrioti" della Cai, i cittadini italiani rischiano ora di vedere salire ulteriormente le tariffe aeree, in barba alla deflazione. Per scongiurare questo pericolo l'Autorità Antitrust dovrà assicurarsi fin da subito che gli slot lasciati liberi da Alitalià vengano venduti sul mercato. Le speranze di concorrenza in Italia riposano ormai solo sull'ingresso di Lufthansa-Italia nella tratta Milano-Roma. Varrà senz'altro molto di più della moral suasion esercitata da chi, dopo aver benedetto la fusione fra CAI e Air One il 3 dicembre scorso, oggi promette di monitorare da vicino le tariffe della nuova compagnia.
TITO BOERI
(2 gennaio 2009)
venerdì 12 dicembre 2008
L'erede di Maldini
Il Milan cerca un terzino sinistro per sostituire Paolo Maldini. Il simbolo rossonero è alla sua ultima stagione e al suo posto la società vuole un pilastro sul quale costruire altre annate vittoriose.Entrambi si sono fatti dal nulla, hanno fatto tutto con la loro intelligenza, hanno cominciato proprio da zero.
Il psiconano presidente del Milan ha incaricato l’amministratore delegato Testadicastrato a blindare con un contratto contenente una clausola rescissoria astronomica per impedire che Gisella KRISTALLINA, dal dribbling ondivago, possa passare all’ altra squadra.
Il personal-manager di Gisella KRISTALLIN, SCACCO MATTO, ha già programmato una missione a Milano, in occasione della partita in casa dell’Inter per adempire a tutte le pratiche burocratiche e, cogliendo l’occasione, per scambiare prodotti nostri tipici locali, con un lotto di water utili per il paese.
lunedì 1 dicembre 2008
Sono miopi e incapaci di governare
ROMA - Il decreto anticrisi approvato dal governo renderà più difficile (e in certi casi impossibile) ottenere sgravi fiscali per chi intende risparmiare energia (come previsto dalla legge 296/2006), in pratica rendendo poco o per nulla economico installare impianti a energia solare o caldaie a basso consumo.LEGAMBIENTE - Negativo il commento sul provvedimento da parte di Legambiente. «Altro che rilancio dello sviluppo: il governo va contro le famiglie e le aziende. Incentivi semplici, trasparenti e sicuri diventano ora complicati, discrezionali e limitati», ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente. Perché si è cambiato un provvedimento che ha avuto un grande successo e che permetteva alle famiglie di risparmiare sulle bollette grazie alla possibilità di installare impianti solari termici, caldaie a condensazione, interventi di efficienza energetica?». Secondo Legambiente verranno prese in considerazione solo le prime proposte presentate tra il 15 gennaio e il 27 febbraio e solo fino al raggiungimento di un tetto di spesa prevista dal governo.
BERSANI: «GOVERNO IMBROGLIONE» - Dura presa di posizione di Pier Luigi Bersani, ministro dell'Economia del governo ombra del Pd: «Leggendo il decreto anticrisi emergono decisioni che un governo imbroglione si è dimenticato di dire in conferenza stampa. Sono decisioni senza senso, spiegabili solo con la volontà ideologica di cancellare ogni traccia delle novità introdotte dal governo Prodi. Spicca il colpo mortale con effetti retroattivi dato alle ristrutturazioni edilizie a fini ambientali. Lo sconto fiscale del 55% era a sostegno all'economia e all'ambiente secondo priorità universalmente riconosciute da Kyoto in poi. Chi ha realizzato l'intervento sulla sua casa nel 2008 potrà rimetterci fino a 15 mila euro». Aggiunge Ermete Realacci, ministro dell'Ambiente del governo ombra del Pd: «Lo sgravio fiscale del 55% è stato utilizzato da 230 mila famiglie e ha messo in moto un volano di affari superiore ai 3 miliardi di euro».
domenica 9 novembre 2008
il Sud lo prende a quel posto
Stavo per scrivere alcune considerazioni sull’elezioni del Presidente degli Stati Uniti Obama, e sulle conseguenze che può avere sul mondo. Poi, ieri sera, sono stato ad un dibattito sullo sviluppo economico e ambientale a Laterza (erano presenti gli On. Francesco Boccia, Ludovico Vico e il Prof. Pirro). Contavo, come sempre, di fare un intervento, ma sono rimasto inebetito da alcune cifre che sono state dati dagli Onorevoli. E che mi erano sfuggite, insieme al loro utilizzo. Allora ho mandato all’aria quanto volevo dire su Obama (viene di chiamarlo così, senza fronzoli, tanto è il suo carisma) e rimandarlo a dopo, per scrivere di quanto ho sentito, e ricordo. Cominciamo con ordine.mercoledì 29 ottobre 2008
Riforma Gelmini, protesta in piazza a Laterza
LATERZA - Girotondi, balli di gruppo, striscioni, palloncini colorati, slogan. E il sole della domenica: piazza centrale in festa, l’altroieri, a Laterza. E’ il “no Gelmini day” e, sotto sotto, è festa a denti stretti. In attesa di improbabili buone nuove da Roma. «Giù le mani dalla scuola pubblica», la sintesi. Sparsi nel rettangolo di piazza affiancato al monumento ai caduti, le ragioni, silenti e rumorose insieme, della protesta.Francesco Romano
La Gazzetta del Mezzogiorno
28 ottobre 2008
mercoledì 1 ottobre 2008
Manovra, norma “anti-precari” cade l’obbligo del reintegro
Precari Per Sempre: emendamento finanziaria elimina l’obbligo di assunzione dopo contratti a termine reiteratiFinora il giudice, che riscontrava irregolarità sul ricorso ad uno o più contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Se passerà la nuova legge, il giudice dovrà limitarsi ad applicare all’azienda una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità (la stessa prevista per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti). Il datore di lavoro potrà effettuare una serie pressoché infinita di contratti a termine rischiando al massimo una sanzione di importo pari a sei mensilità.
martedì 30 settembre 2008
LA CURA GELMINI PER LA SCUOLA PUGLIESE? TAGLI PER PIÙ DI 5000 UNITà LAVORATIVE
Comunicato stampa
La FLC CGIL ha elaborato una simulazione delle ricadute che le varie norme approntate dal Governo avranno sia sul personale di ruolo che sui precari provincia per provincia e per i vari ordini di scuola.
Ecco le conseguenze dei provvedimenti del Governo e del Ministro Gelmini sulla scuola pugliese.
La FLC CGIL ha elaborato una simulazione delle ricadute che le varie norme approntate dal Governo avranno sia sul personale di ruolo che sui precari provincia per provincia e per i vari ordini di scuola.
La simulazione dei tagli è stata effettuata applicando ai vari ordini di scuola e al personale ATA le ipotesi contenute nelle prime anticipazioni del piano programmatico del MIUR in applicazione dei tagli previsti dall'Art. 64 del DL 112/08. Il calcolo dei soprannumerari deriva dalla differenza tra i posti che saranno disponibili nel 2009/10 (dopo i tagli) e il personale a tempo indeterminato (comprese le assunzioni di quest'anno e ipotizzando un trend di pensionamenti pari a quello di quest'anno (27.000). In sostanza, come previsto, nessun precario attuale avrà più la possibilità di lavorare.
Per la scuola dell'infanzia in quanto il piano non prevede espliciti tagli, ma l'azzeramento dell'attuale esperienza a tempo normale (8 ore) per trasformarlo in antimeridiano in modo da recuperare risorse per eventuali nuove istituzioni (sempre a tempo parziale): questa operazione, pur non producendo tagli a livello nazionale, perché in diverse regioni del Nord vi sono molte liste di attesa, avrà ripercussioni in Puglia sia sul personale che una forte ricaduta in termini di qualità del servizio e di risposta alle aspettative delle famiglie.
Contro queste misure del Governo la FLC CGIL invita con i lavoratori della scuola, gli studenti e le famiglie a partecipare alle manifestazioni indette dalla CGIL e previste per sabato 27 settembre in tutte le province pugliesi.
Paolo Peluso
Segr. Gen. FLC CGIL Puglia
lunedì 29 settembre 2008
Rifiuti a Napoli: Silvio, Cosentino e Gomorra
Abbiamo un governo che si fa merito di aver risolto il problema dei rifiuti a Napoli. E dentro quel governo c'è un uomo (il sottosegretario Nicola Cosentino, coordinatore di Forza Italia in Campania) indagato a Napoli per i suoi rapporti con la camorra proprio in relazione alla gestione dei rifiuti. Lo ha rivelato due settimane fa l'Espresso, ma nessuno l'ha ripreso, né la politica se n'è curata. Solo Roberto Saviano ha rilanciato: "In genere, quando si svelano i meccanismi della corruzione, la prateria prende fuoco da questa scintilla. Ma qui, oltre i titoli sui soliti giornali locali e alle relative pagine di rito, non ne è scaturita nessuna discussione, nessun dibattito, nessun allarme". E sì che, secondo un'inchiesta in corso, Nicola Cosentino, oggi sottosegretario all'Economia, sarebbe stato destinatario di tangenti in cambio di silenzio sul riciclaggio abusivo di rifiuti tossici fatto dalla camorra. Lo ha testimoniato un ottimo conoscitore della vicenda, il boss camorrista Gaetano Vassallo. Non una parola finora sui giornali, se non per raccontare le perquisizioni ai giornalisti dell'Espresso responsabili della "fuga di notizie". Faccia feroce alla mafia che spara, faccia girata dall'altra parte quando la mafia s'intraccia con gli affari e la politica. Intanto oggi un giornale di destra, "Liberal", dimostra che Berlusconi non ha affatto risolto il problema dei rifiuti a Napoli. Guardare per credere: la prima pagina e due pagine interne mostrano cumuli di rifiuti, scomparsi sì dal centro di Napoli, ma non dal resto della regione.Gianni Barbacetto
martedì 16 settembre 2008
Puttanate
di Marco Travaglio(Giornalista)giovedì 11 settembre 2008
Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.
Da Vanity Fair, 10 settembre 2008Poveri ingenui. Ancora lì a menare scandalo che una ministra berlusconiana, la molto materna Mariastella Gelmini, dicastero dell’Istruzione, bresciana con l’accento del Lago di Garda, reginetta dei grembiuli e della meritocrazia scolastica, imbrogliasse chilometri e smagliature burocratiche per correre da Brescia a Reggio Calabria a sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato. Ovvio che l’ha fatto, dice lei. Laggiù era più facile passare l’esame. Si promuoveva il 93 per cento dei candidati, mentre nel gelido Nord passava solo il 31 per cento (dati dell’anno 2001). “Avevo fretta. E la mia famiglia di poveri agricolotori - aggiunge con tocco di melodramma sociale - non poteva mantenermi ancora a lungo”.Ma come?, sostengono i poveri ingenui. Con quale coraggio, sei anni dopo, sdraiata tra i velluti del ministero, annunciando tagli per 87 mila posti di lavoro, discetta di merito e rigore scolastici, lei che li scansò rifugiandosi al Sud? Con che faccia accusa d’insipide scarsità culturali i professori meridionali, lei che addirittura viaggiò una notte per riempirsene il piatto? A che titolo si impanca contro il lassismo, contro gli eccessi del buonismo didattico e dell’utopia egualitarista, tutti veleni del molto odiato Sessantotto?Poveri ingenui. Quel che tra voi è un disdoro - la furbizia, il silenzioso imbroglio di saltare una fila, il piccolo furore di agguantare a tutti i costi un vantaggio, falsificare un bilancio, evadere le tasse, irridere una regola o perlomeno aggirarla - per altri è un vantaggio e un merito. Il più luminoso dell’Era italiana che ci tocca vivere. Nella quale il primissimo cittadino, dribblando prescrizioni giudiziarie, viaggia dentro l’ammirazione dei suoi elettori, circondato da almeno due dozzine d’avvocati.
Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.(Foto di flòflò1971 da flickr.com)
Segnalazioni
Sabato 13 settembre, in contemporanea alla Notte Bianca di Genova, La Notte Grigio Topo di Beppe Grillo.
Ospiti sul palco Marco Travaglio e Ferruccio Sansa. Consorzio Pianacci, via della Benedicta, 14 - ore 21 Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe".
Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.Roma, Teatro Quirino - ore 21Ingresso libero fino a esaurimento posti (capienza del teatro: 900 posti)
L'emergenza rifiuti "risolta" - guarda il video di Antonio da Afragola (NA)
Una storia italiana (The Economist) Traduzione a cura di Italiadallestero.info
Leggi anche la sentenza del Tribunale Civile di Milano che ha rigettato le domande avanzate da Silvio Berlusconi nei confronti dell'Economist, dopo che questi aveva citato il settimanale britannico per diffamazione, a seguito di una famosa copertina che, prima delle elezioni del 2001, titolava "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy" (perché Silvio Berlusconi non è adeguato a guidare l'Italia).
venerdì 29 agosto 2008
Bandierina
La vicenda Alitalia è lo specchio fedele di come il governo Berlusconi sia vittima della sua demagogia e della sua inadeguatezza. Il piano presentato ci consegna una compagnia di bandiera che di fatto diventa di ‘bandierina’, con un inaccettabile ridimensionamento della capacità di espansione internazionale. Non era davvero questa la nuova Alitalia che si sarebbe dovuta far nascereIl Consiglio dei ministri ha dato via libera al Dl e al Ddl con le modifiche alla legge Marzano per mettere mano alla drammatica situazione di Alitalia. Il dl prevede la possibilità da parte del commissario di procedere a una trattativa privata per la cessione di una parte della compagnia dopo aver effettuato una perizia. Sarà il commissario straordinario a stabilire il prezzo di cessione degli asset. Si prevede inoltre la sospensione delle norme antitrust in relazione alla integrazione con Air One, una mossa che deve passare il vaglio dell’Unione Europea, per la quale non si escludono bocciature. Ma chi si farà carico dei debiti e della svalutazione delle azioni di Alitalia? “Sono mesi che il Pd lancia l’allarme sull’inqualificabile prospettiva di scaricare le perdite della compagnia sui contribuenti italiani, sugli azionisti e obbligazionisti della società, sui lavoratori dell’azienda e sulle loro famiglie. In questi giorni i più autorevoli commentatori economici italiani hanno ripreso queste osservazioni sollevando anche altri pesanti interrogativi, riguardo ad esempio l’approvazione europea di questo piano”. Da Denver, dove si trova per la Convetion del Partito democratico americano, Walter Veltroni, segretario del PD, esprime tutta la sua profonda preoccupazione per i risvolti di questa faccenda: “La vicenda Alitalia è lo specchio fedele di come il governo Berlusconi sia vittima della sua demagogia e della sua inadeguatezza”. Per Veltroni si tratta di una soluzione confusa che non fa gli interessi del Paese. E ribadisce che il governo Berlusconi dovrebbe rispondere nelle sedi parlamentari sul futuro della compagnia di bandiera italiana, rispondere ai mille dubbi che fanno “rimpiangere l’incredibile occasione perduta mesi fa quando la destra respinse scelleratamente, per miopi calcoli elettorali, l’accordo di fatto già raggiunto con Air France”. Per Alitalia si prospetta dunque un “futuro di certo peggiore sotto tutti i punti di vista”. Un piano, che, “alla faccia della tanto decantata difesa dell’italianità, ci consegna una compagnia di bandiera che di fatto diventa di ‘bandierina’, con un inaccettabile ridimensionamento della capacità di espansione internazionale”.Altre bocciature del “Piano Fenice" arrivano anche dai piloti dell'Anpac”, i quali temono che Alitalia si riduca ad un piccolo vettore, a vantaggio della concorrenza. Chiedono, pertanto, l'apertura del confronto per entrare nel merito del piano industriale dell'azienda e che il Governo assuma immediatamente la gestione diretta della vicenda Alitalia. Altrimenti si arriverà ad un conflitto sociale 'pesantissimo'. Anche l'Ugl auspica una convocazione del Governo in merito. Per Marco Filippi, capogruppo Pd in commissione Lavori pubblici, "ancor più grave è che, con la revisione della legge Marzano, viene ufficializzato che nessuno paga per le responsabilità nell'amministrazione dell'azienda". Inoltre l’esponente PD denuncia come "il provvedimento, che modifica la disciplina fallimentare, è infatti un vero e proprio salvacondotto per il management e per i commissari che non risponderanno di eventuali illeciti. Si tratta, ripete Filippi del “solito stile Berlusconi: calpestare le regole a danno degli italiani”.giovedì 21 agosto 2008
Prenderlo a quel posto
E’ il terzo dito di Bossi che va in quel posto all’82% degli italiani che hanno una casa, dove abitano, di proprieta’. La prima volta fu contro l’inno nazionale, lui che e’ ministro della Repubblica Italiana, la seconda volta e’ stato per "supportare" l’Alitalia a scapito degli utenti, come dice Ryanair, la terza e’ per l’emendamento notturno alla manovra finanziaria che annullava, di fatto, le pensioni sociali, manovra poi ripensata. Ora, a distanza di poche settimane il terzo dito di Bossi, per la quarta volta, tenta di fregare gli italiani, leghisti compresi. Il ministro Bossi vuole ripristinare l’ICI, la tassa piu’ odiosa, quella sulla casa di proprieta’, dove si abita.
Se c’era una cosa buona fatta dall’attuale Governo e’ stata proprio l’abolizione dell’ICI, tra l’altro promessa in campagna elettorale. I suoi, e qualche sindaco furbo, di destra e di sinistra, si sono affrettati a rimodulare la proposta definendola "razionalizzazione delle tasse esistenti sulla casa".
L’allora candidato premier, Silvio Berlusconi, aveva promesso, sempre in campagna elettorale, che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani, gia’ oberati da una tassazione sui redditi elevatissima, alla quale si erano aggiunti gli aumenti delle addizionali regionali e comunali.
Uno dei motivi che contribuirono alla caduta del governo Prodi fu l’eccessiva tassazione sui redditi.
Cosa vuol proporre, ancora, il ministro Bossi, la tassazione sulla macinazione del grano e dei cereali?
Ricordiamo che la tassa sul macinato porto’ alla crisi e alla caduta della Destra storica nel lontano 1876. Rinfrescare la memoria serve sempre!
Primo Mastrantoni, segretario Aduc
lunedì 11 agosto 2008
Articolo Imperdibile!
di Tito Boeri* 06.08.2008
Il Parlamento approva la manovra economica depressiva del Governo, che prevede un ulteriore incremento della pressione fiscale, mentre ci sarebbe bisogno di ridurre le tasse sul lavoro per allontanare lo spettro di una recessione. L'unica novità di rilievo introdotta dal Parlamento è la misura sui precari che applica al mercato del lavoro il metodo seguito dal Presidente del Consiglio nell'affrontare i suoi problemi con la giustizia: si interviene sui processi in corso. Una manovra insomma che non da speranza. Mentre non si perde occasione per predicare la paura.
Sono tempi difficili. L'inflazione non accenna a diminuire. L’economia più forte del mondo, quella degli Stati Uniti, è stata colpita da tre shock simultanei – il nuovo shock petrolifero, il crollo della Borsa e lo scoppio della bolla immobiliare – e una recessione oltreoceano appare a questo punto inevitabile. Sarà così stagflazione 30 anni dopo. L'Europa si trova in una posizione leggermente migliore degli Stati Uniti perché l'apprezzamento dell'Euro rispetto alla divisa statunitense (grazie Euro!) mitiga gli effetti del caro petrolio. Tuttavia l'Italia è molto più vulnerabile degli altri paesi del Vecchio Continente perché proviene da 15 anni di stagnazione in cui il reddito pro-capite è sceso sotto non solo la media dell’Unione europea a 15, ma anche dell’UE19, che include Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I salari reali degli italiani in questo periodo sono rimasti piatti come le lande dei Paesi Bassi e sono ora del 30-40 per cento inferiori a quelli pagati in Francia e Germania. E il nostro paese continua a non avere un paracadute, una rete di protezione sociale di base che tuteli chi perde il posto di lavoro e cade in condizioni di povertà estrema.
COSA DOVREBBE FARE IL GOVERNO
La cosa più giusta da fare in questo momento sarebbe quella di utilizzare tutti questi proventi straordinari per abbassare la pressione fiscale sul lavoro. Questo avrebbe effetti espansivi sia sulla domanda – che è addirittura diminuita in termini reali nell’ultimo anno – che sull’offerta. Infatti i salari netti aumenterebbero e parte della riduzione delle tasse porterebbe a una riduzione del costo del lavoro man mano che i contratti vengono rinnovati (il che favorirebbe anche una conclusione più rapida delle molte vertenze in corso), favorendo così l'assorbimento del nostro immenso bacino di persone in età lavorativa che non hanno un impiego. Un modo per fare tutto questo senza complicare ulteriormente la nostra struttura fiscale consiste nell'aumentare le detrazioni fiscali per chi lavora, il che è legittimato anche dall'aumento dei costi per la produzione di reddito (dato il caro trasporti).
COSA FA INVECE
*Ph.D. in Economia alla New York University, per 10 anni è stato senior economist all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, poi consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Commissione Europea e dell'Ufficio Internazionale del Lavoro. Oggi è professore ordinario all'Economia Bocconi, dove ha progettato e diretto il primo corso di laurea interamente in lingua inglese. E' Direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, responsabile scientifico del festival dell'economia di Trento e collabora con La Stampa.
martedì 29 luglio 2008
Lettera di una fannullona al ministro Brunetta
Gentile Ministro,domenica 27 luglio 2008
Il punto sulla situazione sicurezza
"I tagli alla sicurezza ci sono, eccome, e superano i 3,5 miliardi di euro rispetto quanto assegnato dalla finanziaria del governo Prodi. Quelle cifre, giudicate a suo tempo con parole durissime perche' insufficienti, subiscono oggi tagli drammatici da chi a suo tempo le criticava.E io, come cittadino prima ancora che parlamentare, ne sono fortemente preoccupato".
"Queste scelte non resteranno senza conseguenze, e le ripercussioni si avranno - per essere chiari - anche sul numero di volanti e di uomini nelle nostre città, sulla loro operatività".
"Siamo in presenza di una politica veramente incoerente e piena di proclami sulla sicurezza nelle città, che poi si concretizza in tagli ai ministeri e in norme che penalizzano retribuzioni e status giuridico di poliziotti, militari e vigili del fuoco".
"Dove sta tutta questa preoccupazione per la sicurezza dei cittadini sbandierata in campagna elettorale dalla destra quando si tagliano le volanti e gli organici?"
Con il voto di fiducia al Decreto Legge 112, votato alla Camera dal centrodestra Lunedì scorso, il Governo ha operato un taglio al Ministero degli Interni senza precedenti.
Il bilancio del Ministero degli Interni avrà una riduzione di 413.727 migliaia di euro nel 2009, 462.231 migliaia di euro nel 2010 e 798.914 migliaia nel 2011.
Alla missione “ordine pubblico e sicurezza” si opera un taglio che ammonta a più di un miliardo così suddiviso: 263.497.000 euro nel 2009, 283.089.000 euro nel 2010 e 492.727.000 euro nel 2011.
La “missione ordine pubblico” subisce riduzioni radicali anche nei Ministeri Economia, infrastrutture e politiche agricole.
Altro capitolo dolente riguarda il Ministero della Difesa e le forze armate.
Le riduzioni previste sono di 503.735.000 euro nel 2009, 478.099.000 euro nel 2010 e 834.508.000 euro nel 2011.
La “missione ordine pubblico” subisce riduzioni radicali anche nei Ministeri Economia, infrastrutture e politiche agricole.
"Lo stesso Capo di Stato maggiore, il generale Camporini in sede di Audizione alla Commissione Difesa, ha tracciato un quadro drammatico rispetto ai tagli lineari subiti dal ministero della Difesa per 1.815 milioni di euro. Il generale ha affermato che questi tagli provocheranno un rapido decadimento operativo delle forze armate, con rischi di insolvenza anche a livello internazionale, con capacità operative sotto gli standard Nato. Con questa manovra economica avremo settemila reclutamenti in meno nel 2009 e dal 2010 al 2015 non ci saranno più reclutamenti. Potremmo chiudere dal 2010 tutte le scuole delle Forze armate perché non ci sarà più nessuno da addestrare e vi sarà un invecchiamento di tutte le nostre Forze armate".
"Io penso che quando un governo, uno Stato, toglie senza criterio alcuno, gli strumenti necessari per consentire di fare bene il proprio lavoro alle forze di polizia, alla forze armate e ai vigili del fuoco, allora siamo veramente messi male. Mi auguro che, quanto prima, questo governo riveda queste scelte che non fanno che aumentare la sfiducia e la rabbia dei cittadini nei confronti della politica".
Nei giorni scorsi i sindacati delle forze dell’ordine e armate, che abbiamo incontrato durante la loro protesta, ci hanno segnalato che questi tagli impediranno l’acquisto di autovetture, mezzi, strumenti utili per svolgere “la sicurezza” ai cittadini e al paese. Diminuiranno le risorse per le attività addestrative, per i corsi di formazione, per l’acquisto di munizioni, delle divise e delle infrastrutture. Ci hanno altresì aggiunto che la riduzione complessiva nel triennio dell’organico delle forze di polizia e delle forze armate subirà una riduzione di 40 mila operatori dovuta al mancato turnover del personale e alla “nefasta” previsione di sospensione volontaria dal servizio con collocamento coatto in pensione per anzianità contributiva.
Di conseguenza saranno migliaia le pattuglie e gli operatori in meno sul territorio con conseguente riduzione dei servizi e dei controlli sul territorio.
E ancora: vengono emanati nuovi provvedimenti (Pacchetto Sicurezza) legislativi che attribuiscono nuove incombenze alle forze dell’ordine e alle forze armate e contemporaneamente si adottano “tagli di spesa”. In questi tagli è prevista la riduzione del 50% all’anno di stanziamenti per le indennità connesse all’operatività (servizi in strada, controllo del territorio, sicurezza interna ed internazionale del paese), avendo già escluso le forze dell’ordine e armate dalla detassazione del lavoro straordinario.
Infine è prevista la riduzione del 40% della retribuzione accessoria in caso di malattia, anche per infortuni sul lavoro.
Chiudo con due annotazioni:
il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’8 marzo scorso- prima del voto del 14 aprile – rilasciò la seguente dichiarazione ”daremo a polizia e forze dell’ordine, che sono state maltrattate dalla sinistra per motivi ideologici, maggiori fondi”;
un sindacato insospettabile di antipatia nei confronti dell’attuale maggioranza, cioè UGL ha dichiarato: “il 61% degli agenti di polizia vive con meno di 1.200 euro al mese”.
26 luglio 2008 on. Ludovico Vico
ecco un esempio di taglio
venerdì 18 luglio 2008
Brunetta e l'assenteismo dei parlamentari
da
http://www.beppegrillo.it/
giovedì 17 luglio 2008
Federalismo SI, Federalismo NO
Il tema non è dei più balneari, tuttavia è durante l’estate che i Governi in genere fanno cose poco raccomandabili. Quindi attenzione al federalismo, lo dico ai tanti italiani che da questo si attendono, in buona fede, più responsabilità e meno sprechi. Io diffido e temo sia il secondo modo, dopo l’Unità d’Italia, per lasciare il Sud al palo, il quale beninteso ha contribuito non poco per restarci.
