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mercoledì 23 dicembre 2009

SI al confronto in parlamento, NO a leggi ad personam.

Cara amica, caro amico,
in tanti ci hanno scritto in questi giorni a proposito delle riforme. Lunedì Bersani ha riassunto la linea del PD:
Si al confronto in parlamento, No a inciuci e leggi ad personam. "La posizione del partito è solo questa" ha specificato, per poi ribadire il no al processo breve e il no al legittimo impedimento.
Come sai ci stiamo impegnando per costruire l'alternativa a questo governo, e farlo vuol dire soprattutto presentare delle proposte.
Ci siamo occupati di tasse e di ambiente, i problemi degli italiani di cui il governo non si interessa.
Vogliamo superare gli studi di settore, che dopo 11 anni sono uno strumento invecchiato, in favore di un forfettone fiscale per i fatturati fino a 70.000 euro.
Fai conoscere la nostra proposta, aiutaci a diffonderla con mobilitanti.it.
Dopo il vertice di Copenaghen abbiamo fatto otto proposte per l'economia verde. Sono misure con cui è possibile creare 1 milione di posti di lavoro in 5 anni. Le dobbiamo mettere in campo per vivere meglio, inquinare di meno e risparmiare di più.
PS: Arrivano le feste e per qualche giorno ci si riposerà. Pier Luigi Bersani fa gli auguri all'Italia per un 2010 migliore. Guarda il video e fallo girare.

lunedì 5 gennaio 2009

Federalismo Fiscale e amministratori locali

Dipendesse da lui, forse Silvio Berlusconi non riserverebbe neppure un minuto al federalismo fiscale. Dipendesse da lui, forse Umberto Bossi non dedicherebbe nemmeno un secondo alla riforma della giustizia. Ma, dal momento che per raggiungere il proprio obiettivo, Silvio deve battersi per il traguardo di Umberto, e Umberto per quello di Silvio, il federalismo e la giustizia saranno i temi caldi dell’anno appena incominciato.
Bossi ha ottenuto la corsia preferenziale. Si comincerà con la riforma che sta a cuore alla Lega: i soldi dei contribuenti devono essere gestiti sul territorio da Regioni, Province e Comuni. Almeno a parole, il federalismo fiscale ha ottenuto il primo successo: la quadratura del cerchio. Al Nord, infatti, viene garantito che resteranno più quattrini nelle loro regioni. Al Sud viene assicurato che i suoi enti locali non perderanno un euro. Come sarà un possibile realizzare un miracolo, che riuscirebbe difficile persino ad un’autorità divina, nessuno lo spiega. A meno che, ciclicamente, non si torni a chiedere ai contribuenti di rimettere mano al portafogli.
Due economisti di scuola liberista - Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri - hanno di recente dato alle stampe un libro, edito da Rubettino, il cui titolo non ha bisogno di esegesi: «Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno». La tesi dei due autori si può riassumere così: basta con l’assistenzialismo e la logica della perequazione, gli aiuti al Sud finora hanno premiato solo una minoranza ben rappresentata, il Mezzogiorno ha bisogno di autonomia e responsabilità, il ceto politico meridionale deve dare conto direttamente ai cittadini di come spende le risorse ricavate dalla tassazione.
Sulla carta il ragionamento non fa una piega: «Pago, vedo, voto». Sulla carta. In realtà, quanti fra gli elettori saprebbero districarsi tra le competenze che spettano ai vari enti, dalle comunità montane alle Regioni, dalle Province ai Comuni e valutare di conseguenza l’operato degli eletti?
Gli stessi esperti avrebbero difficoltà ad orientarsi in un labirinto istituzionale più complicato di un brano di Tacito (55-117 dopo Cristo).
Ma Falasca e Lottieri vanno oltre: anziché chiedere una maggiore redistribuzione a loro favore, la classe politica e l’opinione pubblica meridionale dovrebbero accettare la sfida tra territori, rinunciare allo status quo e proporre al Centro-Nord uno scambio di questo tipo: alla riforma federale e all’abolizione di ogni sussidio deve accompagnarsi l’abbattimento generalizzato e per dieci anni dell’imposta sul reddito di impresa per chi investe al Sud. Il costo per l’erario, per i due saggisti, sarebbe sostenibile: si creerebbero quelle condizioni favorevoli allo sviluppo rincorse invano per 50 anni, il Mezzogiorno si trasformerebbe in una «tigre mediterannea» in grado di azzannare e spaventare chiunque. Tutto può essere. Anche se la storia economica è un oceano di terapie e previsioni sbagliate. Ma non è questo il punto.
Il federalismo fiscale comporterà inevitabilmente un aumento dei poteri delle classi dirigenti locali. Domanda: sono all’altezza, sul piano culturale oltre che politico, le nomenklature territoriali di favorire lo sviluppo senza mortificare il mercato e la trasparenza? Il caso Romeo, la cui tipologia non costituisce un’esclusiva campana, indurrebbe a credere il contrario. Le ultime inchieste sulla corruzione non sconcertano tanto per i loro risvolti penali quanto per le scoperte delle nuove frontiere che, diciamo così, hanno raggiunto i rapporti fra amministrazioni locali e imprese. Non si capisce chi guidi le danze, se siano certe imprese a pilotare le amministrazioni o certe amministrazioni a eterodirigere le imprese.
L’impressione è che parecchi amministratori locali puntino a divenire i suggeritori esterni, i manager occulti, i faccendieri clandestini di certe imprese. Non sempre è l’imprenditore a proporre l’«affare». A volte è direttamente il politico o il burocrate influente. A leggere le carte di alcuni processi si direbbe che il mestiere di alcuni amministratori consista, in prevalenza, nel procurare consulenze agli amici e nell’offrire «dritte», su cui lucrare copiose provvigioni, alle imprese disposte a «cooperare». Se poi le opere realizzate si riveleranno inutili, oltre che ipercostose, o richiederanno nuovi salassi sulla pelle dei già tassati, poco importa. Tanto, chi saprebbe indicare la gerarchia delle responsabilità?
In questo scenario, ritenere che il federalismo fiscale possa rendere più efficienti le istituzioni è come credere che l’interista Adriano rinuncerà alla vita notturna: è solo un atto di fede. Ma la politica non può procedere col «vediamo che succede». La premessa della rivoluzione federale è una classe dirigente educata alla cultura del buongoverno (a cominciare, anche, dalla soppressione di enti inutili come le Province). Ma se la classe dirigente rema in tutt’altra direzione, un obiettivo teoricamente condivisibile come il federalismo fiscale rischia di produrre un rimedio peggiore del male. Altro che Sud tigre del Mediterraneo.
di Giuseppe De Tomaso - gazzetta del mezzogiorno

venerdì 2 gennaio 2009

Fitto dove sei?

Ecco come il Governo Berlusconi si occupa del Meridione. La delibera del Cipe del 18/12/2008 ha previsto questo riparto dei fondi per le Opere Pubbliche. Tutto questo in un quadro più complessivo di "saccheggio" del Fas (Fondo Aree Sottoutilizzate),a vantaggio del centro-nord in totale violazione del riparto previsto che prevede che l'85% del fondo sia destinato al centro-sud.
Ministro Fitto dove sei?



Un conto da 4 miliardi Accordo fatto con Air France

DIECI mesi dopo, con quasi lo 0,3 per cento di pil sottratto ai contribuenti e 7.000 posti di lavoro in meno, Alitalia torna a parlare francese. Era il 14 marzo 2008 quando Air France-KLM depositava la propria offerta vincolante, subito accettata dal Consiglio di Amministrazione di Alitalia. Sono stati 10 mesi da incubo per i viaggiatori, presi ripetutamente in ostaggio in una battaglia senza esclusioni di colpi in cui la politica ha occupato un ruolo centrale, dimentica della recessione che ci stava investendo. In questi 300 giorni gli italiani hanno visto franare il prestito ponte di 300 milioni di euro concesso quasi all'unanimità dal Parlamento italiano. Oltre a perdere così un milione al giorno, i contribuenti si sono accollati i debiti contratti dalla bad company per quasi tre miliardi.

Ci sono poi circa 7.000 posti di lavoro in meno nella nuova compagnia rispetto all'offerta iniziale di Air France, che comporteranno, oltre ai costi sociali degli esuberi (soprattutto di quelli che riguardano i lavoratori precari), oneri aggiuntivi sul contribuente legati al finanziamento in deroga degli ammortizzatori sociali, per almeno un miliardo di euro. Il conto pagato dal contribuente è, dunque superiore ai 4 miliardi di euro, più o meno un terzo di punto di pil, quasi due volte il costo della social card e del bonus famiglia messi insieme.

Sarà Air France-KLM l'azionista di maggioranza, in grado di decidere vita, morte e miracoli della compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia. Poco importa che sia italiana la faccia, che si chiami ancora Alitalia la nuova compagnia. Sarebbe stato così comunque, anche con il 100 per cento del capitale nelle mani di Air France-KLM. Come canta Carla Bruni, chi mette la faccia "non è nulla", chi mette la testa "è tutto".

La composita cordata italiana ha dovuto subito rinunciare all'italianità della compagnia perché non era da sola in grado di far decollare neanche il primo aereo, previsto in volo sui nostri cieli il 13 gennaio prossimo venturo. Air France rileva il 25% della nuova compagnia, versando 300 milioni. Questo significa che il 100 per cento del capitale viene oggi valutato 1200 miliardi, circa 150 milioni in più dei 1052 pagati a Fantozzi da Colaninno e soci solo un mese fa. Questo sovrapprezzo si spiega col fatto che CAI ha nel frattempo acquisito Air One. Si tratta di una compagnia in crisi, con un debito verso i soli fornitori valutato attorno ai 500 milioni di euro, ma il valore dell'acquisizione di Air One è tutto nella soppressione dell'unico concorrente sulla tratta Milano-Roma, consumatosi con il beneplacito della nostra Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Anche questi 150 milioni vanno aggiunti al conto pagato dagli italiani. E' sono sicuramente una sottostima dei costi che dovremo pagare per la mancata concorrenza.

Conti fatti, è soprattutto Air France dunque ad aver fatto un affare. Rileva una compagnia più leggera di 7000 dipendenti rispetto a quella che avrebbe acquisito nel marzo scorso, che ha nel frattempo assunto una posizione di monopolio nella tratta più redditizia versando molto meno di quel miliardo su cui si era impegnata solo 10 mesi fa.

Dopo avere subìto un danno ingente in conto capitale e avere assistito alla beffa finale di vedere documentata, nero su bianco, la svendita della loro compagnia di bandiera allo straniero da parte dei "patrioti" della Cai, i cittadini italiani rischiano ora di vedere salire ulteriormente le tariffe aeree, in barba alla deflazione. Per scongiurare questo pericolo l'Autorità Antitrust dovrà assicurarsi fin da subito che gli slot lasciati liberi da Alitalià vengano venduti sul mercato. Le speranze di concorrenza in Italia riposano ormai solo sull'ingresso di Lufthansa-Italia nella tratta Milano-Roma. Varrà senz'altro molto di più della moral suasion esercitata da chi, dopo aver benedetto la fusione fra CAI e Air One il 3 dicembre scorso, oggi promette di monitorare da vicino le tariffe della nuova compagnia.

TITO BOERI
Repubblica
(2 gennaio 2009)

venerdì 12 dicembre 2008

L'erede di Maldini

Il Milan cerca un terzino sinistro per sostituire Paolo Maldini. Il simbolo rossonero è alla sua ultima stagione e al suo posto la società vuole un pilastro sul quale costruire altre annate vittoriose.

Inizialmente in casa rossonera si era pensato a Sergio Ramos del Real Madrid, in un secondo momento erano stati segnalati Thiago Silva, amico di Ronaldinho e Pato, Breno, raccomandato da Kakà.
Lucifero ha intercettato le confidenze del presidente del Milan Berlusnano che, sdraiato sul divano di casa di una sua m…..ra e addormentato, nonostante l’utilizzo di scatole di Viagra e borse di acqua calda, sognava libidinosi prestazioni sessuali e, nell’euforia, rivelava il nome del forte sinistro terzino che da gennaio calcherà l’erba di San Siro con la maglia rossonera.
Si tratta di Gisella KRISTALLIN, giocatore delle Acciaierie Riva, allenatore, capitano e presidente della squadra comunale di Lo voglio bene al mio paese, in comproprietà di Pierino alla diossina che prende appalti all’interno dell’ILVA, di Fefè che da governatore chiudeva gli ospedali e da ministro cancella il Sud, di Peppino, tesoretto dell’Asl.
Gisella KRISTALLIN ha sbaragliato gli altri concorrenti, perché il Cainano si rispecchia in lui.
Entrambi si sono fatti dal nulla, hanno fatto tutto con la loro intelligenza, hanno cominciato proprio da zero.
Il psiconano presidente del Milan ha incaricato l’amministratore delegato Testadicastrato a blindare con un contratto contenente una clausola rescissoria astronomica per impedire che Gisella KRISTALLINA, dal dribbling ondivago, possa passare all’ altra squadra.
Il personal-manager di Gisella KRISTALLIN, SCACCO MATTO, ha già programmato una missione a Milano, in occasione della partita in casa dell’Inter per adempire a tutte le pratiche burocratiche e, cogliendo l’occasione, per scambiare prodotti nostri tipici locali, con un lotto di water utili per il paese.
Lucifero - satira laertina

lunedì 1 dicembre 2008

Sono miopi e incapaci di governare

ROMA - Il decreto anticrisi approvato dal governo renderà più difficile (e in certi casi impossibile) ottenere sgravi fiscali per chi intende risparmiare energia (come previsto dalla legge 296/2006), in pratica rendendo poco o per nulla economico installare impianti a energia solare o caldaie a basso consumo.
DECRETO - Il decreto, pubblicato domenica mattina sulla Gazzetta ufficiale e quindi in operativo dal 30 novembre, rende molto più complesso il percorso per ottenere le detrazioni fiscali del 55% delle spese sostenute per installare un pannello solare, sostituire un impianto di climatizzazione o cambiare gli infissi alle finestre. Il decreto prevede infatti che per le spese sostenute dopo il 31 dicembre 2007, i contribuenti debbano inviare all'Agenzia delle entrate, solo per via telematica, «un'apposita istanza per consentire il monitoraggio della spesa e la verifica del rispetto dei limiti di spesa complessivi». L'Agenzia delle entrate esamina le domande secondo l'ordine cronologico di invio e comunica entro 30 giorni l'esito della verifica agli interessati. Decorsi i 30 giorni senza esplicita comunicazione di accoglimento «l'assenso si intende non fornito» e il cittadino non potrà usufruire della detrazione. Per le spese sostenute nel 2008, in caso di mancato invio della domanda o di diniego da parte dell'Agenzia delle entrate, l'interessato potrà comunque usufruire di una detrazione dall'imposta lorda pari al 36% delle spese sostenute fino a un massimo di 48 mila euro da ripartire in dieci rate annuali.
LEGAMBIENTE - Negativo il commento sul provvedimento da parte di Legambiente. «Altro che rilancio dello sviluppo: il governo va contro le famiglie e le aziende. Incentivi semplici, trasparenti e sicuri diventano ora complicati, discrezionali e limitati», ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente. Perché si è cambiato un provvedimento che ha avuto un grande successo e che permetteva alle famiglie di risparmiare sulle bollette grazie alla possibilità di installare impianti solari termici, caldaie a condensazione, interventi di efficienza energetica?». Secondo Legambiente verranno prese in considerazione solo le prime proposte presentate tra il 15 gennaio e il 27 febbraio e solo fino al raggiungimento di un tetto di spesa prevista dal governo.
BERSANI: «GOVERNO IMBROGLIONE» - Dura presa di posizione di Pier Luigi Bersani, ministro dell'Economia del governo ombra del Pd: «Leggendo il decreto anticrisi emergono decisioni che un governo imbroglione si è dimenticato di dire in conferenza stampa. Sono decisioni senza senso, spiegabili solo con la volontà ideologica di cancellare ogni traccia delle novità introdotte dal governo Prodi. Spicca il colpo mortale con effetti retroattivi dato alle ristrutturazioni edilizie a fini ambientali. Lo sconto fiscale del 55% era a sostegno all'economia e all'ambiente secondo priorità universalmente riconosciute da Kyoto in poi. Chi ha realizzato l'intervento sulla sua casa nel 2008 potrà rimetterci fino a 15 mila euro». Aggiunge Ermete Realacci, ministro dell'Ambiente del governo ombra del Pd: «Lo sgravio fiscale del 55% è stato utilizzato da 230 mila famiglie e ha messo in moto un volano di affari superiore ai 3 miliardi di euro».

domenica 9 novembre 2008

il Sud lo prende a quel posto

Stavo per scrivere alcune considerazioni sull’elezioni del Presidente degli Stati Uniti Obama, e sulle conseguenze che può avere sul mondo. Poi, ieri sera, sono stato ad un dibattito sullo sviluppo economico e ambientale a Laterza (erano presenti gli On. Francesco Boccia, Ludovico Vico e il Prof. Pirro). Contavo, come sempre, di fare un intervento, ma sono rimasto inebetito da alcune cifre che sono state dati dagli Onorevoli. E che mi erano sfuggite, insieme al loro utilizzo. Allora ho mandato all’aria quanto volevo dire su Obama (viene di chiamarlo così, senza fronzoli, tanto è il suo carisma) e rimandarlo a dopo, per scrivere di quanto ho sentito, e ricordo. Cominciamo con ordine.
Il Governo ha un Fondo per le Aree Sottosviluppate (FAS), che è per il 15% destinato al Nord e l’85% destinato al Mezzogiorno. Cosa sta facendo il Governo? Sta prelevando delle risorse dei FAS per destinarle ad altri capitoli di spesa. Miliardi di euro da usare per infrastrutture e per chi ha bisogno, dirottati per lavori in altre aree. Ferrovie? Si fermano a Milano (neanche Bologna)… Il Corridoio V diventa un miraggio. Le autostrade? Si fermano a Roma-Formia, per noi non c’è nulla. La Salerno – Reggio Calabria ce la scordiamo… Io penso che chi vive nelle regioni settentrionali non ami queste ruberie a scapito di chi sta peggio. Ma, francamente, se i nostri concittadini continueranno a votare per un governo che ci leva da sotto il sedere la sedia, vuol dire che da queste parti siamo tutti matti. Per non scrivere un’altra parole forse più veritiera ma che può sembrare offensiva per i vecchi elettori del centro-destra. E che chiunque può immaginare.

Gianni Macchia

mercoledì 29 ottobre 2008

Riforma Gelmini, protesta in piazza a Laterza

LATERZA - Girotondi, balli di gruppo, striscioni, palloncini colorati, slogan. E il sole della domenica: piazza centrale in festa, l’altroieri, a Laterza. E’ il “no Gelmini day” e, sotto sotto, è festa a denti stretti. In attesa di improbabili buone nuove da Roma. «Giù le mani dalla scuola pubblica», la sintesi. Sparsi nel rettangolo di piazza affiancato al monumento ai caduti, le ragioni, silenti e rumorose insieme, della protesta.
«Centotrentamila licenziamenti, complimenti» si legge sulla striscia di tela bianca stesa tra un fragno e l’altro: cifra approssimata per difetto, ma è un dettaglio nel festival dei numeri «sottratti» in nome della qualità. «Supertagli» per la scuola primaria, ma qui è il maestro unico a tenere, ovviamente non da solo, la scena. «Decreto Gelmini, diamoci un taglio» si legge sotto «Le zucche vuote» disegnate più in alto, quasi a dare «sfondo» alla mattinata laertina. Non mancano certo le figure retoriche alla scuola che funziona. Quella che c’è. L’altoparlante alterna musica a parole. Si parla di ricerca, di università, di turn over sbilanciato. Tagli mascherati, e neanche tanto. Non solo tagli, comunque. Anche «barba, capelli e shampo» riporta, tra riduzioni (orario, laboratori, materie, corsi serali), anni «ballerini» e privatizzazioni, il cartellone dedicato alla scuola superiore. Intanto un gruppo di bambini, pennarelli in mano, colorano la domenica. Altri, davvero tanti, girano in tondo, mano nella mano a genitori, studenti già adulti (nutrita la rappresentanza liceale), maestre (in team). Più in là c’è la fila, al tavolo delle firme: duecento in due ore, e si scrive ancora. Girano anche gli occhi dei curiosi, inseguendo gli striscioni che fanno da perimetro alla piazza che si apre sempre di più. «No allo smantellamento della scuola pubblica» si legge altrove, a rafforzare il concetto. Si continua a giocare con le parole. Si fa ossimoro con il «tempo pieno svuotato», e il sabato leopardiano si colora di «nero» con Maria Stella «che vien dalla campagna in sul calar di agosto» con il suo «mazzo di tagli tremontiani». Sorrisi strappati. Verso dopo verso, la parodia incalza: «A scempiare ella si appresta la scuola in tutta fretta». Difficile arrivi fino alla capitale. E da lì invece fanno sapere: «Approveremo il decreto così com’è». Tutta un’altra poesia.

Francesco Romano
La Gazzetta del Mezzogiorno
28 ottobre 2008

mercoledì 1 ottobre 2008

Manovra, norma “anti-precari” cade l’obbligo del reintegro

Precari Per Sempre: emendamento finanziaria elimina l’obbligo di assunzione dopo contratti a termine reiterati

La condizione di precario del lavoro, potrebbe diventare ancora più dura, in alcuni casi eterna. Secondo fonti dell’agenzia Agi, nella manovra economica al vaglio del Senato, sarebbe stato inserito un emendamento per impedire al giudice la possibilità di obbligare un datore di lavoro a stabilizzare un dipendente irregolare. La norma, approvata dalla Commissione Bilancio della Camera e recepita nel maxiemendamento, si applicherà anche ai contenziosi in corso.
Finora il giudice, che riscontrava irregolarità sul ricorso ad uno o più contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Se passerà la nuova legge, il giudice dovrà limitarsi ad applicare all’azienda una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità (la stessa prevista per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti). Il datore di lavoro potrà effettuare una serie pressoché infinita di contratti a termine rischiando al massimo una sanzione di importo pari a sei mensilità.

martedì 30 settembre 2008

LA CURA GELMINI PER LA SCUOLA PUGLIESE? TAGLI PER PIÙ DI 5000 UNITà LAVORATIVE

Bari 19 settembre 2008
Comunicato stampa


La FLC CGIL ha elaborato una simulazione delle ricadute che le varie norme approntate dal Governo avranno sia sul personale di ruolo che sui precari provincia per provincia e per i vari ordini di scuola.

Ecco le conseguenze dei provvedimenti del Governo e del Ministro Gelmini sulla scuola pugliese.
La FLC CGIL ha elaborato una simulazione delle ricadute che le varie norme approntate dal Governo avranno sia sul personale di ruolo che sui precari provincia per provincia e per i vari ordini di scuola.

La simulazione dei tagli è stata effettuata applicando ai vari ordini di scuola e al personale ATA le ipotesi contenute nelle prime anticipazioni del piano programmatico del MIUR in applicazione dei tagli previsti dall'Art. 64 del DL 112/08. Il calcolo dei soprannumerari deriva dalla differenza tra i posti che saranno disponibili nel 2009/10 (dopo i tagli) e il personale a tempo indeterminato (comprese le assunzioni di quest'anno e ipotizzando un trend di pensionamenti pari a quello di quest'anno (27.000). In sostanza, come previsto, nessun precario attuale avrà più la possibilità di lavorare.
Per la scuola dell'infanzia in quanto il piano non prevede espliciti tagli, ma l'azzeramento dell'attuale esperienza a tempo normale (8 ore) per trasformarlo in antimeridiano in modo da recuperare risorse per eventuali nuove istituzioni (sempre a tempo parziale): questa operazione, pur non producendo tagli a livello nazionale, perché in diverse regioni del Nord vi sono molte liste di attesa, avrà ripercussioni in Puglia sia sul personale che una forte ricaduta in termini di qualità del servizio e di risposta alle aspettative delle famiglie.
Contro queste misure del Governo la FLC CGIL invita con i lavoratori della scuola, gli studenti e le famiglie a partecipare alle manifestazioni indette dalla CGIL e previste per sabato 27 settembre in tutte le province pugliesi.
Paolo Peluso
Segr. Gen. FLC CGIL Puglia

lunedì 29 settembre 2008

Rifiuti a Napoli: Silvio, Cosentino e Gomorra

Abbiamo un governo che si fa merito di aver risolto il problema dei rifiuti a Napoli. E dentro quel governo c'è un uomo (il sottosegretario Nicola Cosentino, coordinatore di Forza Italia in Campania) indagato a Napoli per i suoi rapporti con la camorra proprio in relazione alla gestione dei rifiuti. Lo ha rivelato due settimane fa l'Espresso, ma nessuno l'ha ripreso, né la politica se n'è curata. Solo Roberto Saviano ha rilanciato: "In genere, quando si svelano i meccanismi della corruzione, la prateria prende fuoco da questa scintilla. Ma qui, oltre i titoli sui soliti giornali locali e alle relative pagine di rito, non ne è scaturita nessuna discussione, nessun dibattito, nessun allarme". E sì che, secondo un'inchiesta in corso, Nicola Cosentino, oggi sottosegretario all'Economia, sarebbe stato destinatario di tangenti in cambio di silenzio sul riciclaggio abusivo di rifiuti tossici fatto dalla camorra. Lo ha testimoniato un ottimo conoscitore della vicenda, il boss camorrista Gaetano Vassallo. Non una parola finora sui giornali, se non per raccontare le perquisizioni ai giornalisti dell'Espresso responsabili della "fuga di notizie". Faccia feroce alla mafia che spara, faccia girata dall'altra parte quando la mafia s'intraccia con gli affari e la politica. Intanto oggi un giornale di destra, "Liberal", dimostra che Berlusconi non ha affatto risolto il problema dei rifiuti a Napoli. Guardare per credere: la prima pagina e due pagine interne mostrano cumuli di rifiuti, scomparsi sì dal centro di Napoli, ma non dal resto della regione.

Gianni Barbacetto

martedì 16 settembre 2008

Puttanate

di Marco Travaglio(Giornalista)
da L’Unità del 13 settembre 2008

Anche questa volta, è bastato l’annuncio della ministra Carfagna (quella che fa i calendari per camionisti e poi prova “orrore per le donne che volontariamente vendono il proprio corpo”) sull’arresto di prostitute e clienti per innescare il consueto dibbbattito tra favorevoli e contrari. Sui giornali, ormai, è un format fisso mutuato dai tg.Tizio è pro, tizio è contro. Così la gente (esclusi gli esperti, e dunque la ministra Carfagna) ne sa esattamente quanto prima.Nessuno pone l’unica domanda che aiuta a capire: la nuova legge è utile o no?Prima di scomodare filosofi, sociologi, vip, sottovip ed ex o aspiranti frequentatori di bordelli, sarebbe il caso di domandarsi se le norme annunciate servano o meno allo scopo che si prefiggono: stroncare la prostituzione di strada.Per qualcuno, l’espressione “arresto delle prostitute e dei clienti” suona bene, per altri suona male.Ma il problema è: davvero prostitute e clienti finiranno in carcere e dunque saranno dissuasi dal praticare le rispettive attività?La risposta, naturalmente, è no.Il carcere, come spesso avviene con queste gride manzoniane, resterà sulla carta (e meno male, visto che Angelino Jolie ha appena lanciato l’allarme sulle carceri sovraffollate).In Italia, com’è noto, la condizionale sospende le condanne fino ai 2 anni. E, anche se viene negata, le pene fino a 3 anni si scontano di solito al servizio sociale. Cioè fuori.Ora, la pena prevista per squillo e clienti va da 5 a 15 giorni di arresto.Il che significa che, per totalizzare più di 3 anni, bisogna farsi prendere sul marciapiede più di 72 volte, semprechè il giudice applichi il massimo della pena e che l’imputata/o confessi.Altrimenti sarà difficilissimo dimostrare che la signora era lì per prostituirsi e non di passaggio per caso; e sarà impossibile provare che il tizio sorpreso a parlare con lei stava contrattando sesso a pagamento e non, invece, chiedendo un’innocente informazione stradale.Il nuovo reato è a prova impossibile.Risultato, in un paese con 70 mila squillo da strada e oltre un milione di clienti: i tribunali saranno intasati da migliaia di nuovi processi (se ne sentiva il bisogno), che si concluderanno perlopiù con pene virtuali o con un nulla di fatto.Salvo lo sputtanamento - è il caso di dirlo - del cliente, che avrà la reputazione e la famiglia rovinate, e magari si sparerà per la vergogna.Si dirà: ma per gli sfruttatori la pena sale a 4-8 anni.Già. Ma il problema è prenderli. Oggi si intercetta il telefono della prostituta e si può risalire al pappone.Ma ancora per poco. La nuova legge sulle intercettazioni licenziata a luglio in fretta e furia dal Consiglio dei ministri vieta di intercettare per reati puniti fino a 10 anni. Inclusi sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.Non è meraviglioso? Dietro l’annuncio, il nulla. Ma chi lo racconta?In Italia si può annunciare qualunque bufala nell’ assoluta certezza che nessuno la smonterà. Pensiamo al fantomatico reato di immigrazione clandestina: tutti si son convinti sia stato istituito col pacchetto sicurezza, ma in realtà non esiste.Quello contenuto nel pacchetto, anzi nel pacco, è il reato di ingresso illegale in Italia.Che non punisce chi si trova in Italia senza permesso (e meno male, altrimenti gli attuali 60 mila detenuti potrebbero pure triplicare), ma chi viene sorpreso a entrarci: siccome è raro che un clandestino, nell’istante in cui entra, incontri un poliziotto che lo coglie sul fatto, tutti i nuovi entrati potranno raccontare di esser arrivati prima che entrare diventasse reato, e verranno tutti assolti.Una superbufala che fa il paio col reato di “mancata esibizione del documento d’identità senza giustificato motivo” creato dalla legge Turco-Napolitano e rimasto nella Bossi-Fini: l’immigrato irregolare che non esibiva il documento agli agenti veniva trascinato in tribunale e lì, alla domanda se avesse un giustificato motivo per non esibirlo, rispondeva: “Sì: non ho il documento”.E, secondo una tesi giuridica tutt’altro che avventata, veniva assolto (poi la Cassazione ha messo ordine in quelle leggi scritte coi piedi).Altra norma-spot: multe salatissime per gli accattoni.Ma se uno chiede l’elemosina, vuol dire che è povero in canna.E allora, di grazia, chi la paga la sua multa?Multare gli accattoni è come accecare i non vedenti, tappare la bocca ai muti, evirare gli eunuchi, prendere le impronte ai monchi.Tutto accade quotidianamente sotto i nostri occhi.Ma non lo vediamo più.


giovedì 11 settembre 2008

Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.

Da Vanity Fair, 10 settembre 2008


Poveri ingenui. Ancora lì a menare scandalo che una ministra berlusconiana, la molto materna Mariastella Gelmini, dicastero dell’Istruzione, bresciana con l’accento del Lago di Garda, reginetta dei grembiuli e della meritocrazia scolastica, imbrogliasse chilometri e smagliature burocratiche per correre da Brescia a Reggio Calabria a sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato. Ovvio che l’ha fatto, dice lei. Laggiù era più facile passare l’esame. Si promuoveva il 93 per cento dei candidati, mentre nel gelido Nord passava solo il 31 per cento (dati dell’anno 2001). “Avevo fretta. E la mia famiglia di poveri agricolotori - aggiunge con tocco di melodramma sociale - non poteva mantenermi ancora a lungo”.Ma come?, sostengono i poveri ingenui. Con quale coraggio, sei anni dopo, sdraiata tra i velluti del ministero, annunciando tagli per 87 mila posti di lavoro, discetta di merito e rigore scolastici, lei che li scansò rifugiandosi al Sud? Con che faccia accusa d’insipide scarsità culturali i professori meridionali, lei che addirittura viaggiò una notte per riempirsene il piatto? A che titolo si impanca contro il lassismo, contro gli eccessi del buonismo didattico e dell’utopia egualitarista, tutti veleni del molto odiato Sessantotto?Poveri ingenui. Quel che tra voi è un disdoro - la furbizia, il silenzioso imbroglio di saltare una fila, il piccolo furore di agguantare a tutti i costi un vantaggio, falsificare un bilancio, evadere le tasse, irridere una regola o perlomeno aggirarla - per altri è un vantaggio e un merito. Il più luminoso dell’Era italiana che ci tocca vivere. Nella quale il primissimo cittadino, dribblando prescrizioni giudiziarie, viaggia dentro l’ammirazione dei suoi elettori, circondato da almeno due dozzine d’avvocati.

Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.(Foto di flòflò1971 da flickr.com)

Segnalazioni

Sabato 13 settembre, in contemporanea alla Notte Bianca di Genova, La Notte Grigio Topo di Beppe Grillo.

Ospiti sul palco Marco Travaglio e Ferruccio Sansa. Consorzio Pianacci, via della Benedicta, 14 - ore 21 Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe".

Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.Roma, Teatro Quirino - ore 21Ingresso libero fino a esaurimento posti (capienza del teatro: 900 posti)

L'emergenza rifiuti "risolta" - guarda il video di Antonio da Afragola (NA)

Una storia italiana (The Economist) Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Leggi anche la sentenza del Tribunale Civile di Milano che ha rigettato le domande avanzate da Silvio Berlusconi nei confronti dell'Economist, dopo che questi aveva citato il settimanale britannico per diffamazione, a seguito di una famosa copertina che, prima delle elezioni del 2001, titolava "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy" (perché Silvio Berlusconi non è adeguato a guidare l'Italia).

venerdì 29 agosto 2008

Bandierina

La vicenda Alitalia è lo specchio fedele di come il governo Berlusconi sia vittima della sua demagogia e della sua inadeguatezza. Il piano presentato ci consegna una compagnia di bandiera che di fatto diventa di ‘bandierina’, con un inaccettabile ridimensionamento della capacità di espansione internazionale. Non era davvero questa la nuova Alitalia che si sarebbe dovuta far nascereIl Consiglio dei ministri ha dato via libera al Dl e al Ddl con le modifiche alla legge Marzano per mettere mano alla drammatica situazione di Alitalia. Il dl prevede la possibilità da parte del commissario di procedere a una trattativa privata per la cessione di una parte della compagnia dopo aver effettuato una perizia. Sarà il commissario straordinario a stabilire il prezzo di cessione degli asset. Si prevede inoltre la sospensione delle norme antitrust in relazione alla integrazione con Air One, una mossa che deve passare il vaglio dell’Unione Europea, per la quale non si escludono bocciature. Ma chi si farà carico dei debiti e della svalutazione delle azioni di Alitalia? “Sono mesi che il Pd lancia l’allarme sull’inqualificabile prospettiva di scaricare le perdite della compagnia sui contribuenti italiani, sugli azionisti e obbligazionisti della società, sui lavoratori dell’azienda e sulle loro famiglie. In questi giorni i più autorevoli commentatori economici italiani hanno ripreso queste osservazioni sollevando anche altri pesanti interrogativi, riguardo ad esempio l’approvazione europea di questo piano”. Da Denver, dove si trova per la Convetion del Partito democratico americano, Walter Veltroni, segretario del PD, esprime tutta la sua profonda preoccupazione per i risvolti di questa faccenda: “La vicenda Alitalia è lo specchio fedele di come il governo Berlusconi sia vittima della sua demagogia e della sua inadeguatezza”. Per Veltroni si tratta di una soluzione confusa che non fa gli interessi del Paese. E ribadisce che il governo Berlusconi dovrebbe rispondere nelle sedi parlamentari sul futuro della compagnia di bandiera italiana, rispondere ai mille dubbi che fanno “rimpiangere l’incredibile occasione perduta mesi fa quando la destra respinse scelleratamente, per miopi calcoli elettorali, l’accordo di fatto già raggiunto con Air France”. Per Alitalia si prospetta dunque un “futuro di certo peggiore sotto tutti i punti di vista”. Un piano, che, “alla faccia della tanto decantata difesa dell’italianità, ci consegna una compagnia di bandiera che di fatto diventa di ‘bandierina’, con un inaccettabile ridimensionamento della capacità di espansione internazionale”.Altre bocciature del “Piano Fenice" arrivano anche dai piloti dell'Anpac”, i quali temono che Alitalia si riduca ad un piccolo vettore, a vantaggio della concorrenza. Chiedono, pertanto, l'apertura del confronto per entrare nel merito del piano industriale dell'azienda e che il Governo assuma immediatamente la gestione diretta della vicenda Alitalia. Altrimenti si arriverà ad un conflitto sociale 'pesantissimo'. Anche l'Ugl auspica una convocazione del Governo in merito. Per Marco Filippi, capogruppo Pd in commissione Lavori pubblici, "ancor più grave è che, con la revisione della legge Marzano, viene ufficializzato che nessuno paga per le responsabilità nell'amministrazione dell'azienda". Inoltre l’esponente PD denuncia come "il provvedimento, che modifica la disciplina fallimentare, è infatti un vero e proprio salvacondotto per il management e per i commissari che non risponderanno di eventuali illeciti. Si tratta, ripete Filippi del “solito stile Berlusconi: calpestare le regole a danno degli italiani”.

giovedì 21 agosto 2008

Prenderlo a quel posto

E’ il terzo dito di Bossi che va in quel posto all’82% degli italiani che hanno una casa, dove abitano, di proprieta’. La prima volta fu contro l’inno nazionale, lui che e’ ministro della Repubblica Italiana, la seconda volta e’ stato per "supportare" l’Alitalia a scapito degli utenti, come dice Ryanair, la terza e’ per l’emendamento notturno alla manovra finanziaria che annullava, di fatto, le pensioni sociali, manovra poi ripensata.

Ora, a distanza di poche settimane il terzo dito di Bossi, per la quarta volta, tenta di fregare gli italiani, leghisti compresi. Il ministro Bossi vuole ripristinare l’ICI, la tassa piu’ odiosa, quella sulla casa di proprieta’, dove si abita.

Se c’era una cosa buona fatta dall’attuale Governo e’ stata proprio l’abolizione dell’ICI, tra l’altro promessa in campagna elettorale. I suoi, e qualche sindaco furbo, di destra e di sinistra, si sono affrettati a rimodulare la proposta definendola "razionalizzazione delle tasse esistenti sulla casa".

L’allora candidato premier, Silvio Berlusconi, aveva promesso, sempre in campagna elettorale, che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani, gia’ oberati da una tassazione sui redditi elevatissima, alla quale si erano aggiunti gli aumenti delle addizionali regionali e comunali.

Uno dei motivi che contribuirono alla caduta del governo Prodi fu l’eccessiva tassazione sui redditi.

Cosa vuol proporre, ancora, il ministro Bossi, la tassazione sulla macinazione del grano e dei cereali?

Ricordiamo che la tassa sul macinato porto’ alla crisi e alla caduta della Destra storica nel lontano 1876. Rinfrescare la memoria serve sempre!

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

lunedì 11 agosto 2008

Articolo Imperdibile!

UNA MANOVRA SENZA SPERANZA

di Tito Boeri* 06.08.2008

Il Parlamento approva la manovra economica depressiva del Governo, che prevede un ulteriore incremento della pressione fiscale, mentre ci sarebbe bisogno di ridurre le tasse sul lavoro per allontanare lo spettro di una recessione. L'unica novità di rilievo introdotta dal Parlamento è la misura sui precari che applica al mercato del lavoro il metodo seguito dal Presidente del Consiglio nell'affrontare i suoi problemi con la giustizia: si interviene sui processi in corso. Una manovra insomma che non da speranza. Mentre non si perde occasione per predicare la paura.

LA CRISI E L'ITALIA

Sono tempi difficili. L'inflazione non accenna a diminuire. L’economia più forte del mondo, quella degli Stati Uniti, è stata colpita da tre shock simultanei – il nuovo shock petrolifero, il crollo della Borsa e lo scoppio della bolla immobiliare – e una recessione oltreoceano appare a questo punto inevitabile. Sarà così stagflazione 30 anni dopo. L'Europa si trova in una posizione leggermente migliore degli Stati Uniti perché l'apprezzamento dell'Euro rispetto alla divisa statunitense (grazie Euro!) mitiga gli effetti del caro petrolio. Tuttavia l'Italia è molto più vulnerabile degli altri paesi del Vecchio Continente perché proviene da 15 anni di stagnazione in cui il reddito pro-capite è sceso sotto non solo la media dell’Unione europea a 15, ma anche dell’UE19, che include Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I salari reali degli italiani in questo periodo sono rimasti piatti come le lande dei Paesi Bassi e sono ora del 30-40 per cento inferiori a quelli pagati in Francia e Germania. E il nostro paese continua a non avere un paracadute, una rete di protezione sociale di base che tuteli chi perde il posto di lavoro e cade in condizioni di povertà estrema.

COSA DOVREBBE FARE IL GOVERNO

In queste condizioni il compito primario di chi ha in mano le leve della politica economica dovrebbe essere quello di attivare tutti gli strumenti a sua disposizione utili per evitare una recessione. Date le dimensioni del nostro debito pubblico, non c'è molto spazio per politiche fiscali anticicliche. Tuttavia, grazie all’opera di contrasto all’evasione condotta nella passata legislatura, le entrate fiscali sono molto cresciute negli ultimi tre anni. Inoltre, la forte inflazione fa arrivare all’erario i proventi di una tassa, il cosiddetto fiscal drag, che i cittadini pagano quando il loro reddito reale non cambia, ma addirittura diminuisce, mentre il loro reddito nominale, gonfiato dall’inflazione, fa scattare una aliquota più alta. Con un'inflazione al 4 per cento, questa tassa da inflazione potrebbe ammontare a non meno di 4 miliardi di Euro.

La cosa più giusta da fare in questo momento sarebbe quella di utilizzare tutti questi proventi straordinari per abbassare la pressione fiscale sul lavoro. Questo avrebbe effetti espansivi sia sulla domanda – che è addirittura diminuita in termini reali nell’ultimo anno – che sull’offerta. Infatti i salari netti aumenterebbero e parte della riduzione delle tasse porterebbe a una riduzione del costo del lavoro man mano che i contratti vengono rinnovati (il che favorirebbe anche una conclusione più rapida delle molte vertenze in corso), favorendo così l'assorbimento del nostro immenso bacino di persone in età lavorativa che non hanno un impiego. Un modo per fare tutto questo senza complicare ulteriormente la nostra struttura fiscale consiste nell'aumentare le detrazioni fiscali per chi lavora, il che è legittimato anche dall'aumento dei costi per la produzione di reddito (dato il caro trasporti).

COSA FA INVECE

Ma invece di fare tutto questo, il Parlamento ha appena approvato una manovra triennale che non concede alcuno spazio a riduzioni della pressione fiscale. Come previsto dal DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009-2013) la pressione fiscale addirittura aumenterà dal 43 al 43.2 per cento. Oltre a tradire gli elettori – cui era stata promessa una riduzione della pressione fiscale al di sotto della soglia del 40 per cento – questo scenario di politica economica sembra non concederci alcuna speranza di evitare una recessione. Il passaggio parlamentare ha peraltro solo peggiorato i piani iniziali dell'esecutivo, addirittura aggiungendo una norma, quella sui precari, che adotta al mercato del lavoro il metodo seguito dal nostro Primo Ministro nel risolvere i suoi problemi personali con la giustizia: si interviene sui processi in corso.
Invece di rassicurare gli italiani che hanno cominciato a risparmiare anche sui consumi di pane e pasta, il nostro Ministro dell'Economia sembra non voler perdere occasione per lanciare messaggi allarmistici alla televisione e sui giornali. Secondo Giulio Tremonti, siamo alla vigilia di una nuova Grande Depressione come quella del 1929. Singolare che ci sia solo questo messaggio di paura. Manca nei messaggi e, soprattutto, nelle scelte dell'esecutivo la speranza. Così la recessione rischia di diventare una profezia che si autoalimenta. Ma non diamone la colpa alla Cina. Le responsabilità sarebbero molto più vicine a noi.

*
Ph.D. in Economia alla New York University, per 10 anni è stato senior economist all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, poi consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Commissione Europea e dell'Ufficio Internazionale del Lavoro. Oggi è professore ordinario all'Economia Bocconi, dove ha progettato e diretto il primo corso di laurea interamente in lingua inglese. E' Direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, responsabile scientifico del festival dell'economia di Trento e collabora con La Stampa.

martedì 29 luglio 2008

Lettera di una fannullona al ministro Brunetta

Gentile Ministro,
perdoni se ho l’ardire di rivolgermi a Lei in questo momento così impegnativo per il governo in preda ad un parossismo decisionale che possa consegnarlo alla storia come merita, Le chiedo solo di leggere questa lettera che non sottrarrà più di cinque minuti al Suo indice di produttività. Le racconto in breve la mia storia: sono una dipendente di un istituto di previdenza da più di dieci anni in servizio effettivo, mamma di due bambine e vivo in una città del profondo Sud. Appartengo anch’io a quella schiera di impiegati da Lei etichettati “fannulloni” non perché intendesse offenderci, questo lo capisco bene, ma semplicemente per fare capire in maniera immediata quale era il problema (un po’ come dire se io ripetessi in questa sede quel che di Berlusconi ha detto Di Pietro, anche in quel caso non per offendere, questo è ovvio, ma per far capire dove sta il problema). Signor Ministro le scrivo per raccontarle, attraverso la mia vicenda, quella di milioni di altre mamme-impiegate affinché Lei, che per altri versi è così sensibile ai problemi della gente si renda conto della realtà in cui viviamo noi “fannulloni” (perdoni l’abuso del termine, il fine è sempre quello della comprensione). Io, come altre mie colleghe, da brava fannullona, mi alzo ogni mattina alla ore 6 a.m. e dopo aver fatto colazione e aver preparato le mie bambine di 4 e 6 anni esco di casa con le suddette bambine entro le 7.00, perché vede, io abito fuori città e per arrivare al lavoro devo uscire di casa molto presto. Dopo aver timbrato, solitamente alle 7.30, comincio la mia giornata lavorativa: il mio lavoro è ripetitivo ma l’utilità sociale che è insita nel predisporre le pensioni per chi (beato lui) ha maturato i requisiti e fare in modo che ne possa godere senza ritardi, pensi lei mi fa sentire utile. Da brava fannullona sforno decreti di pensione a tutto spiano affinché non debba sentire nessuno venir da me a dire “e iu comu mangiu”, affinché a fine mese possa percepire il mio stipendio pensando di essermelo più che guadagnato. Negli anni la sede in cui lavoro si è svuotata di personale che è andato in pensione e non è stato sostituito da nessuno, pertanto più e più volte ho visto il mio carico di lavoro aumentare, ma a fronte dell’acquisizione di nuove e complesse competenze mi si continua a dire che siamo in esubero, che bisogna ridurre l’organico e lavorare di più: ma com’è possibile? Me lo chiedo ma nessuno mi risponde. Intanto l’arretrato avanza e quando qualcuno di noi comunica che presto andrà in pensione tutti ci guardiamo in faccia e ci chiediamo di quanto la redistribuzione del lavoro che consegue a ciascun pensionamento inciderà sul nostro carico di lavoro. E poi nessuno si spiega perché mai ci sia tanto arretrato, sarà che la matematica è un’opinione. Malgrado tutte le suddette difficoltà continuo a lavorare con quel senso del dovere che mi ha trasmesso mio padre e dal quale non posso prescindere. Pensi lei, signor Ministro, ogni giorno mi illudo di aver lavorato bene, e nel mio piccolo, di essere stata utile a qualcuno compiendo il mio dovere con la serietà e la professionalità che negli anni ho acquisito. Questo mi consente di guardarmi allo specchio ogni mattina e di non vergognarmi di essere un impiegato pubblico, come lei ha di recente sostenuto che molti di noi fanno, ma anzi di essere orgogliosa. Ma ultimamente qualcosa è cambiato, sa Signor Ministro, comincio a sentirmi demotivata: a che serve che io lavori così tanto se poi comunque di me si dirà sempre che appartengo alla schiera dei “fannulloni”?: la tentazione di incrociare la braccia è forte, molto forte. L’opinione pubblica, adeguatamente manipolata da una campagna mediatica diffamatoria e parziale, non è con me, ma contro di me, e non è facile far capire alla gente. Quel che è facile, invece, è cavalcare l’onda del malcontento della gente e indirizzare la folla a puntare contro il “mostro” di turno, pubblico impiegato o rom o sinti che sia. Puntare sul malcontento porta sempre tanto consenso, questa non è una novità, è facile, infatti, dire che le cose non funzionano, su questo siamo tutti d’accordo e pronti a battere le mani, ma, ahimè, non è riducendo i salari che si rende più efficiente la PA (altrimenti lo avrebbero già fatto da tempo), né privatizzando quelli che oggi sono dei servizi che nascono da diritti per i quali si è a lungo lottato, così come non è riducendo la retribuzione di chi si ammala (non occorre che io Lei ricordi, con gli adeguati scongiuri, quanto sia diffuso il cancro) che disincentiviamo l’assenteismo ma è piuttosto intensificando i controlli che facilmente si distinguerà il “falso” malato da quello vero, perché purtroppo, nessuno sceglie di ammalarsi e non è giusto accanirsi con chi già non ha abbastanza soldi per curarsi. Tutto questo lede la dignità del malato, del pubblico impiegato, attualmente indicato a “dito”, ma soprattutto lede la dignità della persona in quanto tale. Le dirò signor Ministro, anziché carnefice come impiegato pubblico e vittima come cittadino, oggi mi sento più volte vittima: come cittadina, come lavoratrice, come mamma, come italiana. Però, quel che è giusto è giusto, bisogna riconoscere che questo governo ha alleggerito la pressione fiscale, si, infatti, sappiamo tutti cosa ha fatto: ha tolto l’ICI. Certo, nel mio caso, sarebbe stato meglio che anziché togliere l’ICI avesse evitato di toccare il mio salario. Infatti, io di ICI, io, che non ho una villa ma solo una casa di prima abitazione in un comune in periferia (con il mio stipendio, infatti, non potrò mai permettermi una casa in centro: è già tanto se mi riesce di finire di pagare questa) e dunque ho sempre usufruito di sgravi, non ho mai pagato più di € 60 euro all’anno. Grazie signor Ministro: quest’anno sul mio bilancio, a fronte di sessanta euro di risparmio fiscale avrò qualcosa come 5.000 euro di meno sull’importo di stipendio annuo. Non Le dico come sono contenta! Adesso Lei si chiederà perché non sono contenta, e perché mai sulla mia fronte si sia disegnata quella ruga, mah non so, sarà che i fannulloni di oggi sono un po’ più complicati di quelli del passato. L’autunno si preannuncia caldo ma pieno di nembi all’orizzonte, la lotta sarà dura ma, Le dirò, Signor Ministro, non demorderò facilmente se non altro perché mia figlia, interrogata sulla professione della madre, non abbia da vergognarsi a dire che è un’impiegata pubblica e non si debba vergognare una seconda volta a dire che in famiglia non si arriva alla fine del mese anche perché, in previsione del futuro, sto cercando di spiegarle che povertà non è vergogna ma, invece, corruzione, tangenti, peculato, immoralità (tutti termini che la classe politica ben conosce) queste sì che sono vergogne.
Fannullona INPDAP - 26 luglio 2008, in Diario

domenica 27 luglio 2008

Il punto sulla situazione sicurezza

"I tagli alla sicurezza ci sono, eccome, e superano i 3,5 miliardi di euro rispetto quanto assegnato dalla finanziaria del governo Prodi. Quelle cifre, giudicate a suo tempo con parole durissime perche' insufficienti, subiscono oggi tagli drammatici da chi a suo tempo le criticava.

E io, come cittadino prima ancora che parlamentare, ne sono fortemente preoccupato".

"Queste scelte non resteranno senza conseguenze, e le ripercussioni si avranno - per essere chiari - anche sul numero di volanti e di uomini nelle nostre città, sulla loro operatività".
"Siamo in presenza di una politica veramente incoerente e piena di proclami sulla sicurezza nelle città, che poi si concretizza in tagli ai ministeri e in norme che penalizzano retribuzioni e status giuridico di poliziotti, militari e vigili del fuoco".
"Dove sta tutta questa preoccupazione per la sicurezza dei cittadini sbandierata in campagna elettorale dalla destra quando si tagliano le volanti e gli organici?"
Con il voto di fiducia al Decreto Legge 112, votato alla Camera dal centrodestra Lunedì scorso, il Governo ha operato un taglio al Ministero degli Interni senza precedenti.
Il bilancio del Ministero degli Interni avrà una riduzione di 413.727 migliaia di euro nel 2009, 462.231 migliaia di euro nel 2010 e 798.914 migliaia nel 2011.
Alla missione “ordine pubblico e sicurezza” si opera un taglio che ammonta a più di un miliardo così suddiviso: 263.497.000 euro nel 2009, 283.089.000 euro nel 2010 e 492.727.000 euro nel 2011.
La “missione ordine pubblico” subisce riduzioni radicali anche nei Ministeri Economia, infrastrutture e politiche agricole.
Altro capitolo dolente riguarda il Ministero della Difesa e le forze armate.
Le riduzioni previste sono di 503.735.000 euro nel 2009, 478.099.000 euro nel 2010 e 834.508.000 euro nel 2011.
La “missione ordine pubblico” subisce riduzioni radicali anche nei Ministeri Economia, infrastrutture e politiche agricole.
"Lo stesso Capo di Stato maggiore, il generale Camporini in sede di Audizione alla Commissione Difesa, ha tracciato un quadro drammatico rispetto ai tagli lineari subiti dal ministero della Difesa per 1.815 milioni di euro. Il generale ha affermato che questi tagli provocheranno un rapido decadimento operativo delle forze armate, con rischi di insolvenza anche a livello internazionale, con capacità operative sotto gli standard Nato. Con questa manovra economica avremo settemila reclutamenti in meno nel 2009 e dal 2010 al 2015 non ci saranno più reclutamenti. Potremmo chiudere dal 2010 tutte le scuole delle Forze armate perché non ci sarà più nessuno da addestrare e vi sarà un invecchiamento di tutte le nostre Forze armate".
"Io penso che quando un governo, uno Stato, toglie senza criterio alcuno, gli strumenti necessari per consentire di fare bene il proprio lavoro alle forze di polizia, alla forze armate e ai vigili del fuoco, allora siamo veramente messi male. Mi auguro che, quanto prima, questo governo riveda queste scelte che non fanno che aumentare la sfiducia e la rabbia dei cittadini nei confronti della politica".

Nei giorni scorsi i sindacati delle forze dell’ordine e armate, che abbiamo incontrato durante la loro protesta, ci hanno segnalato che questi tagli impediranno l’acquisto di autovetture, mezzi, strumenti utili per svolgere “la sicurezza” ai cittadini e al paese. Diminuiranno le risorse per le attività addestrative, per i corsi di formazione, per l’acquisto di munizioni, delle divise e delle infrastrutture. Ci hanno altresì aggiunto che la riduzione complessiva nel triennio dell’organico delle forze di polizia e delle forze armate subirà una riduzione di 40 mila operatori dovuta al mancato turnover del personale e alla “nefasta” previsione di sospensione volontaria dal servizio con collocamento coatto in pensione per anzianità contributiva.
Di conseguenza saranno migliaia le pattuglie e gli operatori in meno sul territorio con conseguente riduzione dei servizi e dei controlli sul territorio.

E ancora: vengono emanati nuovi provvedimenti (Pacchetto Sicurezza) legislativi che attribuiscono nuove incombenze alle forze dell’ordine e alle forze armate e contemporaneamente si adottano “tagli di spesa”. In questi tagli è prevista la riduzione del 50% all’anno di stanziamenti per le indennità connesse all’operatività (servizi in strada, controllo del territorio, sicurezza interna ed internazionale del paese), avendo già escluso le forze dell’ordine e armate dalla detassazione del lavoro straordinario.
Infine è prevista la riduzione del 40% della retribuzione accessoria in caso di malattia, anche per infortuni sul lavoro.

Chiudo con due annotazioni:
il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’8 marzo scorso- prima del voto del 14 aprile – rilasciò la seguente dichiarazione ”daremo a polizia e forze dell’ordine, che sono state maltrattate dalla sinistra per motivi ideologici, maggiori fondi”;
un sindacato insospettabile di antipatia nei confronti dell’attuale maggioranza, cioè UGL ha dichiarato: “il 61% degli agenti di polizia vive con meno di 1.200 euro al mese”.

26 luglio 2008 on. Ludovico Vico


ecco un esempio di taglio

venerdì 18 luglio 2008

Brunetta e l'assenteismo dei parlamentari

I dipendenti pubblici hanno una cattiva fama. Su di loro si dice di tutto. Assenteisti, con il doppio lavoro, raccomandati dai politici, scortesi con i cittadini. Il ministro della Funzione Pubblica Brunetta ha deciso di dare un giro di vite all’assenteismo. La visita del medico fiscale sarà sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno. Nessuno potrà più sgarrare. Brunetta chiarisce che il medico potrà piombare a casa del dipendente pubblico a qualsiasi ora “al fine di agevolare i controlli”. Ad ogni malattia si applica la decurtazione di “ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo e trattamento economico accessorio” quantificabili nel 25-30% della retribuzione.Brunetta mi piace, è uno tosto, che sa farsi rispettare, come Napoleone di cui ha la stessa statura. Le sue direttive, ne sono sicuro, colpiranno come la folgore anche i dipendenti pubblici per eccellenza, i parlamentari.Da una elaborazione de Il Sole 24 Ore, con riferimento ai dati Camera e Senato a fine 2007, si può scoprire chi sono gli assenti alle votazioni parlamentari. Brunetta mandi subito un medico fiscale ad Arcore. Silvio Berlusconi è infatti il primo assoluto con il 98,5% di assenze alla Camera. Se non è primo non è mai contento. L’attuale portavoce del PDL, Capezzone, ha totalizzato il 67,6%. Nei primi 10 c’è Sandro Bondi, in settima posizione, con l’87,5% e in quinta l’ex piduista Cicchitto con l’89,9%. Tutti pidilellini in fuga dal lavoro. Brunetta li faccia pedinare, vorremmo tutti sapere dove vanno, cosa fanno, se incontrano Veltroni.Al Senato per il PDL le cose non migliorano. La posizione numero uno è di Marcello Dell’Utri, 41,1% di assenze. Secondo assoluto il doppiolavorista Ghedini con il 38,7%. Un avvocato pagato dai cittadini con lo stipendio da parlamentare per difendere Berlusconi in tutti i tribunali d’Italia. Il re del doppiolavoro, un mito. Una soffiata per Brunetta: mandi subito un medico al tribunale di Milano, coglierà il Ghedini sul fatto mentre difende lo psiconano al processo Mills.Se i dipendenti pubblici avessero le percentuali da desaparecidos dei parlamentari potremmo chiudere i ministeri e nessuno se ne accorgerebbe. Ma il Parlamento esiste veramente? Se un parlamentare non va a lavorare per un solo giorno Brunetta mandi il medico fiscale. Nel caso sia un condannato, un prescritto, un inquisito (quindi spesso) faccia accompagnare il medico dai Carabinieri (per proteggerlo).

da
http://www.beppegrillo.it/

giovedì 17 luglio 2008

Federalismo SI, Federalismo NO

Il tema non è dei più balneari, tuttavia è durante l’estate che i Governi in genere fanno cose poco raccomandabili. Quindi attenzione al federalismo, lo dico ai tanti italiani che da questo si attendono, in buona fede, più responsabilità e meno sprechi. Io diffido e temo sia il secondo modo, dopo l’Unità d’Italia, per lasciare il Sud al palo, il quale beninteso ha contribuito non poco per restarci.
Innanzitutto lancio un appello ai vari studiosi per capire se la storiella delle sacco alle finanze del Regno delle Due Sicilie per finanziare la industrializzazione del Nord sia vera o solo una balla per nostalgici.
Chiarito questo vedo preoccupanti similitudini con quello che avvenne dopo l’Unità d’Italia, con tassa sul macinato, leva obbligatoria e compagnia bella. Ora la spartizione dei pochi pani e pochi pesci rimasti in saccoccia allo Stato Italiano dopo quasi 150 di Unità. Cioè unirsi quando conviene e dividersi quando non conviene più, con un decisore unico, il Nord.
Inauscultata pars, il solito Sud. La mia Regione, la Puglia a quanto pare quest’anno riceverà circa 400 mln di euro in meno per la Sanità. Mentre una clinica privata milanese, faceva operazioni chirurgiche non strettamente necessarie. Credo che alcuni settori come difesa, ordine pubblico, giustizia, sanità, istruzione siano poco privatizzabili. E quello che lo è meno di tutti è sicuramente la forma statuale.
L’Italia è già così piccola e insignificante nel vasto mondo. Ha senso dividerla ? Il federalismo è già nei fatti. Nord e Sud non potrebbero essere più diversi da come sono. I fondi ordinari statali per il Nord sono pari a quelli straordinari per il Sud. Il legislatore oltre alla realtà nuda e cruda ha già anticipato la pseudo-rivoluzione leghista. Quella che riporta al comando chi c’era già. Seconda questione : è vera la storia raccontata tempo fa da un quotidiano circa ordinari, massicci finanziamenti alla Lega da parte di una multinazionale della birra ? Sarebbe bene che un pò di giornalismo sollevasse un pò di polvere, a destra e sinistra per liberarci di un pò di zavorra.
E’ singolare penso, che il Governatore della Sicilia si chiami Lombardo. Nomen omen, dicevano i nostri illustri predecessori con cui tranne le antiche vestigia non abbiamo assolutamente più nulla da spartire. Tuttavia devo dire che la Sicilia vista con gli occhi di un pugliese appare più snella negli iter autorizzativi. Anche se fonti autorevoli mi confermano che non è la stretta legalità che anima queste corsie preferenziali. Si tratti di energie rinnovabili o altro.
Più veloce inoltre la Sicilia nell’erogare la carità europea (leggi fondi P.o.r.) i quali non hanno equiparato un bel nulla. Più accurata in alcuni settori, come quello della formazione. Tuttavia sfido io nel 2013 a considerare indifferente lavorare ed abitare a Palermo piuttosto che a Milano, fatto salvo naturalmente il clima. Ma alcuni, oramai ritengono anche questa troppo compromessa.
Di poche settimane fa, il trasferimento di due bancarie dalla città della Madunnina a Lugano, considerata la prima troppo ingrata. Ma comprensibilmente nel 2008 la ricetta non può essere ancora e sempre emigrare. O no ?

di Nicola Natale - da http://www.girodivite.it/
Segnalazioni :
Manovra, verso la fiducia. Opposizione contesta. Il ministro: ridurre il deficit senza alzare le tasse. E punta sul federalismo. Berlusconi sulla protesta degli agenti: "Nessun taglio".
Annunciati 400 milioni. Veltroni in piazza. Casini: "Le riduzioni ci sono".
Governo a colpi di fiducia di CLAUDIA FUSANI
Iva, bocciato il condono '98-'01Corte Europea: "Favorite le frodi"L'organismo di giustizia condanna l'Italia: "Provocata la rinuncia generale e indiscriminata all'accertamento delle operazioni imponibili". Il provvedimento era nella Finanziaria 2003 (Berlusconi, Tremonti). Poste, chiesta la restituzione degli aiuti 2005