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giovedì 22 dicembre 2011

Laterza si differenzia, parte la campagna per le scuole

La presentazione alle scuole del progetto pilota “Differenziamoci” è stata un’ottima occasione per il Sindaco Lopane di parlare della raccolta differenziata a Laterza.
Sono venuti fuori dati interessantissimi anche in vista dell’ecotassa che la Regione Puglia applicherà ai Comuni che non differenzieranno almeno il 65% dei rifiuti prodotti.
Innanzitutto c’è da dire che il porta a porta secondo l’Amministrazione sta andando benissimo e le 350 utenze disseminate tra Via Cormons, Via Cappuccini e Via Matera stanno “producendo” 200-250 kg al giorno di umido. Ciò ha significato in quel quartiere un balzo della differenziata dal 9 al 35%.
L’accordo con la Progeva prevede il ritiro della massa organica separata in convenzione a 30 euro la tonnellata.
Un accordo molto vantaggioso - ha detto il sindaco – rispetto ai prezzi correnti e che vede una nuova collaborazione con la società anche per i suoi lavori di adeguamento tesi a limitare le emissioni odorigene.
La sperimentazione avviata ha permesso di risparmiare 800 euro pur essendo stata attuata solo dal 7 Novembre al 20 Dicembre: “immaginate quanto potremmo risparmiare con le oltre 5.000 utenze – ha poi aggiunto Lopane – perciò ha fatto bene la Regione ad optare per la linea dura.
Linea dura che prevede ulteriori 25euro a tonnellata per i Comuni che andranno sotto il limite del 65%. Anche per questo quindi si è voluto avviare il progetto pilota “Differenziamoci” chiedendo alle scuole di condividerlo anche ad anno scolastico avviato.
Il progetto messo a punto dal Dr. Giuseppe Misano coinvolge le scuole Diaz, Marconi ed Alighieri per cui erano presenti dirigenti e delegati scolastici, i quali, pur lamentando il non coinvolgimento in tempi utili hanno convenuto sull’utilità e la bontà del progetto. Significativo il contributo di 2.300 euro al progetto dato dalla Banca di Credito di Santeramo in Colle che ne ha permesso la fattibilità assieme ai fondi per il diritto allo studio. All’incontro oltre al dr. Misano erano presenti anche i consiglieri Mariella Bruno, delegato all’istruzione ed Enzo Calella, delegato alle politiche ambientali ed in prima linea nella organizzazione pratica della raccolta differenziata porta a porta. Tutti hanno convenuto dopo aver udito la relazione di Misano e le dichiarazioni del sindaco sulla importanza estrema del progetto. I seguenti dati non fanno che confermarlo: Laterza produce 6.300 tonnellate annue di rifiuti con oltre 15.000 abitanti. La raccolta costa 450.000 euro.
di Nicola Natale

lunedì 6 aprile 2009

Condividiamo l'iniziativa del PD per la scuola

Agli amici dell' UDC, del centro-Sinistra e a tutta la cittadinanza,
Vi invitiamo ad un' attenta riflessione sulla situazione politica odierna e sulla sfiducia che i cittadini nutrono nei confronti dei partiti e delle istituzioni democratiche. Si e' persa la convinzione che queste istituzioni possano tutelare la sicurezza dei cittadini e di garantire il benessere a tutte le fasce sociali, sempre di piu' afflitte dalla crisi economiche. Si 'e sfiuduciati di fronte ad esempi quotidiani di una giustizi lenta e incapace di assicurare la certezza della pena.La vecchia “Repubblica dei partiti” è finita, non solo perché decapitata da Tangentopoli, ma anche perché, a causa del profondo cambiamento culturale seguìto alla fine delle ideologie, la vecchia forma-partito ideologica non consente più una vera partecipazione dei cittadini alla elaborazione della politica. La vita democratica è stata ridotta a ricerca del potere fine a se stesso; i vecchi partiti hanno finito con disattendere il bisogno di relazioni umane, interpersonali e sociali, che è maturato nei cittadini.Occorre impedire che la politica resti in mano alla “casta”, e adoperarsi affinché la comunità civile si riappropri quella funzione politica, che troppo spesso ha delegato esclusivamente ai “professionisti” di questo impegno nella società. Non si tratta di superare l’istituzione “partito”, che rimane essenziale nell’organizzazione dello Stato democratico, ma di promuovere una politica che non si fa solo nei partiti, ma anche al di fuori di essi, contribuendo a uno sviluppo globale della democrazia con l’assunzione di responsabilità di controllo e di stimolo, di proposta e di attuazione di una reale e non solo conclamata partecipazione.Noi, democratici di Laterza, abbiamo intrapreso una nuova strada politica, volta a dare una svolta in direzione d’una nuova cultura della partecipazione, sia a livello di riflessione teorica, sia a livello operativo di testimonianza e di effettivo servizio politico e socialeVi invitiamo a fare sintesi con il nostro progetto politico, fondendo l’attenzione alla dimensione etica e religiosa (propria del personalismo della tradizione cattolico-democratica), l’insistenza sulla solidarietà (propria della tradizione socialista) e la esigenza di laicità (propria della tradizione liberal-democratica).Fondiamo insieme i nostri valori, seguendo anche le parole di Giovanni Paolo II che ribadiva: «Se non esiste nessuna verità ultima, la quale guida e orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia» .Perché noi oggi non dovremmo riuscire ad approfondire insieme il significato di valori (libertà, uguaglianza, solidarietà, pace, dignità della persona) che permeano la nostra Costituzione? Perche' non dovremmo riuscire a condividere insieme battaglie importanti per il nostro territorio dall'affermazione del progetto legato al Parco delle Gravine alla promozione dell'economia locale?Perche' non dovremmo impegnarci insieme per potenziare la direttrici stradali proviniciali e gli edifici scolastici?
A tal fine Vi invitiamo, insieme a tutta la cittadinanza , a intreprendere questa via politica cominciando con il condividere l' iniziativa nazionale" Per una scuola pubblica di qualità per tutti, più sicura e autonoma, capace di futuro."
Si tratta di una petizione popolare realizzata dal Partito democratico con lo scopo di dare voce a delle giuste proposte in Parlamento e contrastare le scelte del governo che attaccano la scuola pubblica, rendendola più povera, debole e ingiusta.
Attraverso la petizione, il Pd si propone di realizzare una scuola pubblica, di qualità, più autonoma e radicata nel territorio; una scuola che valorizzi il merito e non lasci indietro nessuno, capacedi educare al rispetto e alla responsabilità e di rendere effettivo il diritto all’istruzione, costituzionalmente garantito per tutti e per ciascuno.
Una scuola più sicura e qualificata per allievi, insegnanti, dirigenti e personale ATA, con adeguate risorse finanziarie e di personale, con la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e con interventi per la sicurezza, la funzionalità e il decoro delle strutture scolastiche.Chiunque voglia adoperarsi in tal senso puo' consegnare i moduli per la raccolta di firme (scaricabili da http://circoli.partitodemocratico.it/Informativa-Petizione.pdf e
http://circoli.partitodemocratico.it/raccolta_firme_petizione_Scuola_.pdf) o firmare presso la nostra sezione.Dopo le festivita' pasquali provvederemo ad allestire punti di raccolta firme nel paese.

venerdì 23 gennaio 2009

Collodi senza collaudo, il sindaco rassicura: «Il 2 febbraio via al trasferimento»

LATERZA - Quando ha letto il Corriere il sindaco Giuseppe Cristella ha avuto un sobbalzo: «L'asilo Collodi senza collaudo e senza bambini a frequentarla...». E giù a smadonnare. Colpa della rivelazione (post-inaugurazione) del consigliere regionale Paolo Costantino. E magari anche del lieve stato influenzale che ha messo ko il primo cittadino che, però, non ci sta a mandar giù l'amara pillola prescritta dal medico ginosino.

Così la replica corre veloce sul filo del telefono: «Ci sono già i manifesti in paese - dice -. Il 2 febbraio ci sarà il trasloco dei bambini dalla sede provvisoria al nuovo asilo. E lo abbiamo concordato con il dirigente e gli insegnanti». E quindi il contrattacco a testa bassa: «Costantino ha preso un abbaglio.

Le scuole per collaudare bisogna costruirle e noi lo abbiamo fatto. Mentre il consigliere prende uno stipendio dalla Regione che non credo si meriti. E lo vedrà alle prossime elezioni perchè sui problemi della Sanità, della Scuola e della viabilità la Regione, dove lui è in maggioranza, non ha fatto nulla».
La lingua torna a battere dove il dente duole: «L'asilo l'abbiamo inaugurato il 20 dicembre, poi ci sono state le vacanze natalizie e ora lo apriamo: non capisco queste polemiche. E poi se vogliamo dirla tutta, mi risulta che quando lui era sindaco a Ginosa Marina l'unica scuola era senza collaudo...» .Insomma, Costantino ha toccato duro. E Cristella accusa il colpo: «Su Laterza è intervenuto tre volte, due sul semaforo e una sulla Collodi: sempre su opere fatte da noi che, è ovvio, a lui non piacciono.

Il suo è un attacco strumentale. Che ne pensa dell'ospedale di Castellaneta? Tra dieci giorni noi sindaci del versante occidentale (tutti targati Pdl, ndr.) consegneremo un nuovo elettrocardiografo pagato con una colletta: con soldi nostri, mica dei Comuni. Costantino a Laterza ha preso mille voti e non è riuscito a portare un benedetto medico per il 118, promesso da mesi e smentito dai fatti.

Almeno, con Lospinuso assessore arrivavano soldi e opere...». Trasloco pronto, dunque. E le certificazioni? «Agibilità, collaudo e certificato antincendio: ci sarà tutto. Se n'è occupato l'architetto Traetta del Comune di Ginosa». E meno male, ché i bambini ci guardano...


di MASSIMO D'ONOFRIO
Corriere del Giorno
23/01/2009

lunedì 19 gennaio 2009

Situazione edifici scolastici comunali

OGGETTO: Interrogazione con risposta scritta e orale riguardante la situazione degli edifici scolastici di competenza comunale – Scuole Media Dante e Michelangelo, Scuole Elementari Diaz, Marconi, Manzoni, Scuole dell’Infanzia. S.Francesco, Collodi, Rodari

I sottoscritti Consiglieri Comunali, gruppo consiliare Pd Laterza, in riferimento all’argomento in oggetto interrogano il signor Sindaco al fine di sapere quanto segue:

1. conoscere la situazione degli edifici scolastici con particolare riferimento alla presenza segnalata di problemi di manutenzione ordinaria e/o straordinaria (infiltrazioni di acqua, distacchi di materiale da cornicioni e/o architravi e/o solai);

2. conoscere se gli edifici scolastici sono dotati delle certificazioni di legge, con particolare riferimento a:
  • Documentazione relativa alla staticità degli immobili;b. Documentazione relativa alla conformità degli impianti (elettrico, idrico-fognario, antincendio) alle norme vigenti;
  • Documentazione relativa alle certificazioni prevenzione incendi; e, in caso di risposta negativa, a che punto è l’acquisizione dei relativi certificati previsti dalle vigenti normative;
3. conoscere se le certificazioni esistenti sono in corso di validità o necessitano di rinnovi e/o verifiche periodiche per confermarne la validità;

4. conoscere la situazione attuale dell’iter che prevede la verifica di idoneità sismica prevista dall’ordinanza OPCM 3274/2003 e ss.mm.ii. e la tempistica di attuazione della predetta fase; in caso di risposta negativa specificare i motivi dell’inadempimento;

Ringraziandola anticipatamente per la sua pronta risposta, le porgiamo i nostri distinti saluti.
I Consiglieri Comunali
Stano Giuseppe
Serafini Giovanni
Catapano Francesco

mercoledì 10 dicembre 2008

Pretesto, equivoco, o…

Semplice notizia o preoccupata segnalazione di genitore? In un momento di forte emozione per gli eventi recenti di Rivoli (TO) e nel ricordo di San Giuliano di Puglia (CB), qualsiasi comunicazione va ponderata. Ed è proprio lo stato delle cose e l’inerzia con cui sembra muoversi in alcuni settori l’Amministrazione Comunale che mi ha spinto a fornire delle indicazioni sullo stato in cui è la scuola elementare Diaz. Non allarmismo o ansietà, ma solo necessità di avere delle risposte su questioni che riguardano i bambini e le famiglie molto da vicino.

Sono dati di fatto sia le infiltrazioni dalla copertura che i distacchi di materiale dalla pensilina dell’ingresso di via Roma. Per quanto riguarda le prime, risanate di tanto in tanto, sono gli atti che pone in essere lo stesso Sindaco Cristella a confermare l’esistenza del problema: l’ordinanza sindacale n. 53 del 13 novembre 2008 segnala “interventi necessari ed urgenti a causa dei danni provocati dalla pioggia”. Peraltro, il ripetersi costante dell’emergenza ogni qualvolta c’e una pioggia abbondante è lampante, dal momento che l’oggetto si riferisce alle piogge del 6 e 7 febbraio 2008!

Anche il distacco di materiale da pensiline e cornicioni è un dato di fatto certo e accertabile.

Orbene, se la logica che contraddistingue il primo cittadino è quella di rendere consequenziali le cose è un problema tutto suo e non vale la pena di soffermarsi più di tanto.

Ciò che merita maggiore attenzione è il concetto espresso di “assoluta mancanza di certificato di idoneità statica”, che ha fatto gridare “dagli all’untore” il Sindaco avendo reso “dichiarazioni allarmistiche, di cui sarò chiamato a rendere conto in altra sede”.

A onor del vero un documento definito “certificato di agibilità statica” esiste ed è datato 28 agosto 1989! Un documento di vent’anni fa che oggi, fra l’altro, il Testo Unico per l’Edilizia DPR 6 giugno 2001, n. 380 ha sintetizzato in un più generico certificato di agibilità che attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente. Normativa vigente, appunto. Forse è il caso di ricordare che qualcosa è cambiato nel panorama legislativo e normativo.

Innanzitutto l’Ordinanza 3274 del 20 marzo 2003 e le successive modifiche che, dopo l’emozione violenta di San Giuliano ha sbloccato dall’impasse la nuova mappatura sismica italiana, comprendendo Laterza nella zona 3, a fronte del precedente “NC - Non Classificata”. La delibera di Giunta Regionale del 2 marzo 2004, n. 153 della Regione Puglia, oltre ad individuare, confermando, le zone sismiche proposte nell’Ordinanza 3274, ha confermato l’obbligo, da parte dei proprietari, di procedere alla verifica degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali che assumono rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile (come ospedali e centri operativi misti), nonché degli edifici e delle opere infrastrutturali rilevanti (come scuole, edifici con grandi affollamenti e ponti soggetti a grande traffico) per le conseguenze di eventuale collasso degli stessi. Il programma di verifica di queste opere, di durata quinquennale, è stato recentemente prorogato al 2010, coordinato dal DPC.

Considerando, quindi, la tipologia di edificio e la destinazione d’uso dello stesso, ai fini delle summenzionate verifiche, la costruzione risulterebbe equivalente ad essere considerata in zona II ai fini della precedente normativa sismica!

Il richiamato “certificato di agibilità statica” indicava necessari ed urgenti interventi di consolidamento strutturale sulle capriate della copertura e assolutamente necessario eseguire una soletta leggermente armata sul solaio del primo piano, al di sotto della copertura. Se questi interventi sono stati eseguiti, sicuramente esiste una certificazione di idoneità statica che sostituisce o integra la precedente. Se poi i lavori non sono stati eseguiti, allora la vicenda assume aspetti ancora più preoccupanti, se possibile.

In ogni caso, la eventuale mancanza di una adeguata verifica ai sensi della vigente normativa, e l’assenza di qualsivoglia intervento di adeguamento sismico o di riduzione della vulnerabilità in quanto opera rilevante, pongono a me, genitore di un bimbo di dieci anni che frequenta quella scuola, alcuni seri interrogativi che giro a chi ha competenza per ottenere una risposta. Intanto l’Amministrazione Comunale non sta mostrando la tempestività e sollecitudine che il caso richiede. Anche perché o ha ridotto i fondi per la manutenzione o è impegnata a fare ben altro.

E non c’entra l’allarmismo. C’è solo voglia di sicurezza. Per i propri figli, certo, ma anche per tutti quelli che operano nell’edificio.


Giuseppe Russi, un genitore.


martedì 18 novembre 2008

Riforma Gelmini e elezioni provinciali. Il Pd scalda i motori

LATERZA - La scuola, ma non solo. Al secondo appuntamento di “Attìvati e partecipa”, iniziativa a tappe del Pd di Laterza per rilanciare il partito e la politica dal basso, via “primarie”, il segretario provinciale Donato Pentassuglia l’altra sera ha fatto “mix”. Ha toccato Ilva e ambiente, fondi Fas e sviluppo, piano sanitario e territorio. E, appunto, scuola. E’ partito dai giovani, dal loro “diritto di cittadinanza” e dal Pd laertino, circolo «che più di altri, in provincia, ha sostenuto in questi ultimi mesi la partecipazione diretta dei cittadini alla politica del territorio, per il territorio». «Stare insieme è complicato e complesso, ma stare nel progetto-Pd con orgoglio e passione, dentro le cose e fuori dal trambusto quotidiano di una certa politica, è necessario» ha spiegato Pentassuglia. Prima di ricordare ai presenti, insieme al consigliere regionale Paolo Costantino, il ricorso presentato dalla Regione Puglia all’Alta corte che ha portato al congelamento di un anno del ridimensionamento scolastico previsto dalla Gelmini. «Non solo: approveremo, provocatoriamente, una legge che il presidente Vendola porterà poi in sede di conferenza Stato-Regioni: in Puglia il maestro unico non ci sarà mai» ha aggiunto Costantino.
La scuola era emersa, con tutti i suoi affanni, negli interventi di Vita Surico, battagliera dirigente scolastica, e Antonio Losito, maestro unico potenziale quanto reale sostenitore del “modulo” che fa team. Sollevati contraddizioni e paradossi: «Ci ritengono ignoranti tanto da proporci corsi di formazione di italiano e matematica, e poi tagliano ore di italiano e matematica: qualcosa non va e sappiamo cosa» indica la professoressa Surico. Il “cosa” è nel «colpo di mano, incredibile, di inizio estate: la sedicente riforma è appena un trafiletto nel decreto sanitario del ministro Tremonti», sostiene dal pubblico Domenico Giannico, professore. Moderato da Michele Cristella, il dibattito fa la spola fra tavolo e platea. «Vogliono cancellare il bambino della conoscenza e della socialità» mette in guardia l’insegnante Losito. E
Franco Catapano, consigliere comunale Pd, prova a volgere in positivo la “iattura” della nuova legge: «E’ il momento di riflettere seriamente sui problemi della scuola, che pure ci sono».
Partecipazione e politica attiva, parole-chiave: le rilancia in chiusura di serata Donato Pentassuglia, le aveva pronunciate in apertura Davide Bellini, coordinatore del Pd locale. Per il quale «la scuola non è un costo, e la povertà del sapere è causa di separatezza sociale».


Francesco Romano
La Gazzetta del Mezzogiorno
17 novembre 2008

venerdì 7 novembre 2008

No alla privatizzazione del sistema universitario

No alla privatizzazione del sistema universitario,si al sostegno operativo e finanziario all’attività didattica e di ricerca delle Università statali

Iniziativa parlamentare dell’on. Gero Grassi

La Conferenza dei Rettori delle Università italiane, ha approvato all’unanimità nell’Assemblea Generale del 23 ottobre 2008, una mozione (Abbassare i toni e puntare alla sostanza) con la quale sollecita un rapido e concreto intervento che crei le condizioni per superare l’attuale gravissima crisi economica e scientifica del sistema universitario
A tal proposito l’on. Gero Grassi , prendendo lo spunto dal coraggioso rifiuto della politica di privatizzazione delle università statali, sostenuta dalla senatrice Maria Pia Garavaglia (Ministro dell’Istruzione, Ricerca ed Università del Governo Ombra), nell’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno del 29 ottobre u.s., ha dichiarato che presenterà mercoledì 29 ottobre una proposta di legge che assicuri un adeguato sostegno operativo e finanziario all’attività didattica e di ricerca delle Università statali
In particolare ritiene necessario superare l’impostazione governativa che con l’art. 16 della legge finanziaria 2009 ha consentito alle Università statali di deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato .Le diseconomie che contraddistinguono le nostre istituzioni accademiche non possono certamente essere superate con una privatizzazione, formalmente facoltativa, ma col ricorso a forme di governance che garantiscano efficienza e funzionalità.
Il riferimento è alle fondazioni universitarie istituite con Decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 2001, n. 254.
Il legislatore, con detto provvedimento, ha voluto creare una struttura capace di assicurare uno strumento di sostegno delle attività didattica e ricerca delle Università pubbliche.
L’esperienza delle 12 fondazioni istituite in base a detta normativa raggruppate nel Coordinamento Nazionale Fondazioni Universitarie (C.N.F.U.) è positiva e pertanto va potenziata e consolidata .

Bari, 27 ottobre 2008

giovedì 30 ottobre 2008

GISELLA E LA SCUOLA

Dotato di una fede fanatica nel cosiddetto "successo", evangelista di se stesso e del proprio verbo ("Lo voglio bene al mio Paese”, “Ho fatto”, sono le sue sciocche parole ricorrenti nei suoi discorsi sconnessi), Gisella KRISTALLIN rappresenta il simbolo del mutamento culturale e antropologico avvenuto nell’ ultimo ventennio, fatto del nulla, della sopraffazione, forte con i deboli, debole con i forti.

Può sembrare un’affermazione forte nei confronti di Gis, perché in fondo in fondo, ma proprio in fondo, è un buontempone, un “compagnone” si direbbe: basta che non va di mezzo la sua poltrona.

Dotato di grande cultura, fine dicitore, a Urbino dove era ospite di amici universitari ha primeggiato nelle discussioni con il suo silenzio e i suoi rutti e, ahimè, avendo ricevuto dallo psiconano di Arcore la missione di diffondere cazzate in tutto il Paese, compito non facile, ieri si è recato, insieme all’onorevole PAI, al liceo scientifico per spiegare agli studenti tutte le inesattezze che i comunisti dicono sulla riforma del duo GEROLMINI-TRITAMONTI.

Accolto da canti e applausi, ha incominciato la predica scagliandosi prima contro l’autoritarismo del dirigente scolastico che impedisce ai ragazzi di andare a scuola con i grembiulini e di inculcare loro i germi della protesta nei confronti di Nostro Signore dei Tranelli che sta ad Arcore; poi ha contestato con i fatti e non con le chiacchiere la tesi dei comunisti che insinuano tagli alla scuola.

Da mago sublime qual'è, ha tirato fuori dal pantalone di PAI che sta a Roma ma vive a Castellaneta, la legge di riforma scolastica e ha dimostrato che non c’è nessun taglio.

Si tratta solo di stornare dei soldi da un capitolo all’altro, dal capitolo scuola pubblica a capitolo scuola privato; il resto sono solo falsità, menzogne che il Po(l)lo delle libertà di chi? sta scongiurando con la missione di "chiarezza e verità".

Sono i comunisti che barano, sono loro che mistificano la verità, sono loro che non capiscono i principi fondamentali della matematica per cui invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

A fine discorso l'evangelista Gisella KRISTALLIN che "Lo voglio bene al mio Paese" è stato letteralmente circondato, in modo affettuoso, dai ragazzi, che hanno strappato brandelli del vestito, qualche ciocca di capelli, in ricordo dell’avvenimento e, mentre andava via ha fatto loro il dono della piazza per manifestare sostegno e affetto in onore dell'unto del Signore.

mercoledì 29 ottobre 2008

Riforma Gelmini, protesta in piazza a Laterza

LATERZA - Girotondi, balli di gruppo, striscioni, palloncini colorati, slogan. E il sole della domenica: piazza centrale in festa, l’altroieri, a Laterza. E’ il “no Gelmini day” e, sotto sotto, è festa a denti stretti. In attesa di improbabili buone nuove da Roma. «Giù le mani dalla scuola pubblica», la sintesi. Sparsi nel rettangolo di piazza affiancato al monumento ai caduti, le ragioni, silenti e rumorose insieme, della protesta.
«Centotrentamila licenziamenti, complimenti» si legge sulla striscia di tela bianca stesa tra un fragno e l’altro: cifra approssimata per difetto, ma è un dettaglio nel festival dei numeri «sottratti» in nome della qualità. «Supertagli» per la scuola primaria, ma qui è il maestro unico a tenere, ovviamente non da solo, la scena. «Decreto Gelmini, diamoci un taglio» si legge sotto «Le zucche vuote» disegnate più in alto, quasi a dare «sfondo» alla mattinata laertina. Non mancano certo le figure retoriche alla scuola che funziona. Quella che c’è. L’altoparlante alterna musica a parole. Si parla di ricerca, di università, di turn over sbilanciato. Tagli mascherati, e neanche tanto. Non solo tagli, comunque. Anche «barba, capelli e shampo» riporta, tra riduzioni (orario, laboratori, materie, corsi serali), anni «ballerini» e privatizzazioni, il cartellone dedicato alla scuola superiore. Intanto un gruppo di bambini, pennarelli in mano, colorano la domenica. Altri, davvero tanti, girano in tondo, mano nella mano a genitori, studenti già adulti (nutrita la rappresentanza liceale), maestre (in team). Più in là c’è la fila, al tavolo delle firme: duecento in due ore, e si scrive ancora. Girano anche gli occhi dei curiosi, inseguendo gli striscioni che fanno da perimetro alla piazza che si apre sempre di più. «No allo smantellamento della scuola pubblica» si legge altrove, a rafforzare il concetto. Si continua a giocare con le parole. Si fa ossimoro con il «tempo pieno svuotato», e il sabato leopardiano si colora di «nero» con Maria Stella «che vien dalla campagna in sul calar di agosto» con il suo «mazzo di tagli tremontiani». Sorrisi strappati. Verso dopo verso, la parodia incalza: «A scempiare ella si appresta la scuola in tutta fretta». Difficile arrivi fino alla capitale. E da lì invece fanno sapere: «Approveremo il decreto così com’è». Tutta un’altra poesia.

Francesco Romano
La Gazzetta del Mezzogiorno
28 ottobre 2008

Sotto il grembiule, niente.

“L’approvazione del decreto Gelmini è un colpo durissimo per la qualità del sistema Italia e pone una inaccettabile ipoteca sul futuro dei giovani. Si è trattato di un atto di arrogante autosufficienza che snatura il corretto funzionamento democratico del Parlamento e separa sempre più l’esecutivo dalla società italiana. Per ragioni di propaganda il governo Berlusconi ha tolto l’Ici ai più abbienti usando le risorse per la Scuola, per l’Università e la ricerca. Peggiore servizio al Paese non poteva essere fatto. Mentre in tutto il mondo si investe in formazione, un settore strategico, in Italia Berlusconi, Tremonti e la Gelmini fanno esattamente il contrario deprimendo quello che dovrebbe essere il più importante motore della crescita e dello sviluppo del Paese. Ancora una volta questo Governo ha scambiato la forma con la sostanza. E’ proprio il caso di dire: sotto il grembiule, niente”.

IL DECALOGO DEI “NO” E DEI “PER” DEL PD NEI CONFRONTI DELLA SCUOLA

Per la scuola il PD è contro queste scelte del Governo Berlusconi perchè indicano percorsi e un’idea di scuola totalmente contraddittori rispetto alla scuola che vogliamo e di cui oggi il Paese ha estremamente bisogno: una scuola pubblica, di qualità, inclusiva, radicata nel territorio, che valorizzi il merito e non lasci indietro nessuno.

NO:

  • Ai tagli di 7,8 miliardi di euro in 3 anni sull’istruzione.
  • Al taglio di 87.400 docenti e 44.500 non di ruolo (precari).
  • Alla chiusura delle autonomie scolastiche con meno di 500 alunni e degli edifici scolastici con meno di 50 alunni.
  • Ad un insegnante unico nella scuola dell’infanzia e al ritorno all’anticipo per i bambini di due anni e mezzo.
  • Al maestro unico e alla riduzione dell’orario settimanale a 24 ore.
  • Alla riduzione del tempo scuola nell’infanzia, nelle elementari e nelle medie.
  • A ridurre di 2 anni il percorso di istruzione obbligatoria, ritornando all’obbligo a 14 anni.
  • Alle “classi di inserimento” per i bambini stranieri.
  • All’indebolimento dell’istruzione tecnica e professionale, con la riduzione delle ore di laboratorio e degli insegnanti tecnico-pratici.

Per la scuola il PD vuole e si impegna PER:


  • L’innovazione della scuola, perchè conosce i limiti, oltre alle straordinarie qualità, della scuola che c’è. Il PD propone norme e indirizzi per sostenere insegnanti e dirigenti nell’azione del cambiamento.
  • Realizzare una scuola più seria e rigorosa, che valorizzi maggiormente il merito e conduca tutti i ragazzi - tutti e non uno di meno - ai livelli di sapere e di competenze essenziali per affrontare la vita e il lavoro. Per questo l’obbligo di istruzione deve essere riportato a 16 anni e devono essere reintrodotti gli obiettivi di apprendimento nelle aree fondamentali che i ragazzi devono conseguire dopo 10 anni di istruzione obbligatoria.
  • Aumentare i posti negli asili nido, per avvicinarsi all’obiettivo europeo del 30% rispetto ai bambini 0-3 anni.
  • Diffondere l’esperienza delle “sezioni primavera” per i bambini dai 2 ai 3 anni, in alternativa all’anticipo e per diffondere l’offerta educativa anche in quelle realtà dove non c’è il nido.
  • Generalizzare la scuola dell’infanzia a tempo pieno, con due insegnanti.
  • Diffondere il tempo pieno alla scuola elementare e il tempo prolungato nella scuola media.
  • Applicare le nuove indicazioni nazionali per il primo ciclo(scuola dell’infanzia, elementare e media) e per i due anni dell’istruzione superiore obbligatoria.
  • Potenziare il diritto allo studio (borse di studio, libri di testo anche nella scuola superiore dell’obbligo).
  • Valorizzare la cultura tecnica e scientifica con adeguate modifiche dei piani di studio della scuola superiore.
  • Rafforzare l’istruzione tecnica e professionale, anche con l’ampliamento dei laboratori e delle esperienze di stages e di alternanza scuola-lavoro.
  • Portare tutti i ragazzi - tutti e non uno di meno - ad una qualifica professionale e almeno l’85% a un diploma di scuola superiore. Ciò significa ridurre decisamente la dispersione scolastica che ancora oggi è intorno al 22%.
  • Garantire l’apprendimento per tutto l’arco della vita, come diritto di ogni cittadino.
  • Supportare i processi di integrazione degli alunni stranieri e dei disabili.
  • Realizzare una scuola più sicura e di qualità.
  • Valorizzare la professionalità dei docenti.
  • Valorizzare le autonomie scolastiche.
  • Innovare gli organi di governo delle autonomie scolastiche e la partecipazione degli studenti e l’attuazione del “patto educativo” tra scuola, studenti e famiglie.
  • Attivare un sistema di valutazione, gestito da una “autorità esterna”, relativo al funzionamento delle autonomie scolastiche e ai risultati di apprendimento, in termini di crescita relativa, conseguiti dai ragazzi; la valutazione deve, inoltre, riguardare docenti e dirigenti scolastici.
  • Sì al miglior utilizzo delle risorse. No ai tagli indiscriminati.

E' essenziale che ogni risorsa per l’istruzione venga utilizzata al meglio, perchè i bisogni e le necessità di qualificazione sono tante e le risorse ad essi destinate non sono adeguate. Crediamo che l’obiettivo del Governo non è migliorare la scuola, ma impoverirla e destrutturarla con tagli insostenibili!

martedì 28 ottobre 2008

"La scuola non si taglia"

LATERZA - Fare il girotondo in piazza per difendere la Scuola, in una tranquilla domenica d'ottobre, vale come un rito apotropaico. Si prova a scacciare il malocchio, perchè in fondo si cerca di evitare che finisca come nella filastrocca: «Gira il mondo, gira la terra, tutti giù per terra...».

Genitori, docenti e alunni (da sei a 18 anni) si sono ritrovati insieme, ieri mattina, nello slargo di piazza Vittorio Emanuele. Di là il Monumento ai Caduti, di qua il palchetto e gli slogan di quelli che, di “cadere”, non ne vogliono sapere.

In mezzo un banchetto per raccogliere firme a sostegno del neonato «Comitato Scuola»: valgono come una testimonianza (corposa: quasi 200 in un paio d'ore), visto che il decreto Gelmini va avanti per la sua strada.

E' previsto per mercoledì, infatti, l'ultimo passaggio parlamentare (al Senato) per la trasformazione in legge dello Stato.

Intanto, però, il dissenso prende sempre più corpo, ma senza eccessi. Anche in una periferia del Paese come è Laterza, dove però la la triade diritti-lavoro-istruzione resta un nervo scoperto. E allora la piazza dello struscio domenicale si trasforma in luogo di dibattito, forgia opinioni e rafforza convincimenti. Oltre gli schemi classici. Per cui non si vedono bandiere di partito e si può osservare una dirigente scolastica di lungo corso affrontare, superandola, la prova del girotondo con i suoi piccoli alunni.

Semmai i “colori” sono quelli usati dai bambini per dar forma e contenuto ai loro cartelloni. Non lo sanno ma è un po' come quando, quarant'anni fa, si spediva la fantasia al potere. Altri tempi e altre vicende.

A due passi, comunque, genitori e prof fanno i conti del decreto tanto contestato: 89.900 docenti e 44.500 Ata (bidelli e assistenti amministrativi) in meno in tre anni. «Un taglio - spiega un docente appena entrato in ruolo - che inciderà sui precari, che resteranno fuori dalla scuola. E i prossimi siamo noi, sempre più precarizzati».

Ma la vicenda è un po' più complessa: «Il grembiule e ilcinque in condotta - dice un altro “piazzaiolo” - sono interventi di facciata, non certo una riforma. La sostanza sta nel maestro unico, che assottiglia il corpo docente, e negli orari ridotti».

Una rapida indagine, chiarisce il concetto: nella scuola dell'infanzia si scende da 40 a 25 ore (il tempo ridotto che

diventa “nor male”), nella primaria il maestro unico ci starà solo 24 ore a settimana; nelle medie e nei licei è previsto un calo da 33 a rispettivamente 29 e 30 ore settimanali. Si scenderà da 34 a 32, invece, per gli istituti professionali e tecnici.

Meno ore, uguale meno insegnanti: non è un'opinione, ma matematica applicata nel decreto Brunetta sul contenimento della spesa nel pubblico impiego, Scuola compresa. Ovvio temere che ne derivi anche una minore qualità dell'istruzione: «Prendete il turn-over bloccato nell'Università – approfondisce il prof “inter rogato”-: vuol dire che per ogni cinque docenti che vanno in

pensione entrerà un solo ricercatore ». E per la materna, specie al Sud, sarà anche peggio: «Il calo da 40 a 25 ore - racconta un insegnante genitore - comporta l'intervento dei Comuni se si vuol coprire comunque quell'orario: e con quali soldi lo faranno? Forse se lo possono permettere al Nord, ma nonda noi...».

Un altro giro, tra uno striscione che parla di «zucche vuote» e uno che intima «no ai tagli alla scuola», ed un'altra fermata. Allora, più bidelli che carabinieri? «E' vero, ma nessuno dice che in Italia ci sono 42 mila istituzioni scolastiche e 5mila caserme...». Basterebbe fare una semplice proporzione, pare di capire. Il problema, cioè, è serio perchè tocca da vicino gente vera, non grafici, statistiche o sondaggi. «Solo a Taranto e provincia - fa notare un attivista della Cgil Scuola - rischiano di saltare 700 docenti e 200 Ata. E poi c'è il taglio delle piccole scuole sotto i 50 alunni, così come dei corsi serali e l'accorpamento degli istituti sotto i 500 alunni: ce ne sono una ventina che rischiano. Per questo il 30 ottobre saremo a Roma per lo sciopero generale con i sindacati schierati al completo, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda».

Anche da qui partiranno diversi pullman, uno pieno di liceali (solo over 18) del Vico.

In piazza c'è fermento, c'è chi discute e chi sorride. Soprattutto chi riflette. «Ho incontrato un precario – racconta uno di questi - che da 10 anni aveva la supplenza annuale e quest'anno non l'ha avuta: viene da piangere. Ma chi approva questi decreti in maniera ragionieristica sa che gioca con il futuro delle persone?». In fondo, per capire, bisogna esserci dentro. E qui, mentre gira il mondo, ci stanno fino al collo.


Massimo D'Onofrio

Da Leggere

CRONACHE Miracolo a Palermo di Cinzia Sciuto

In lotta per esistere e partecipare di Andrea Bagni

BLOG Una goccia nell'Onda

DOSSIER Legge 133

INTERVISTE Maria Zerbino insegnante / Gaia Benzi studentessa / Edoardo Ferrario docente universitario

APPELLO L’onda anomala non si fermerà!

COMMENTI Pellizzetti Si scrive Gelmini, si legge Tremonti

Giulietti Travolti da un'onda necessaria / Pardi Il diritto al futuro / Vattimo Istruzione, disastro bipartisan Tranfaglia Se l'istruzione è solo una spesa / G. Parisi Con i tagli alla ricerca a rischio il futuro del Paese Cremaschi Nel mirino chi rivendica diritti

Atenei in rivolta / Uniriot / I siti della protesta


Bari, Vendola in corteo con gli studenti
Il presidente della Regione Puglia si è messo alla testa di un corteo spontaneo di studenti contro il decreto Gelmini. Con lui anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano e il presidente della Provincia di Bari, Vincenzo Divella. E dal corteo grida entusiaste: «Nichi sei uno di noi»

• Emiliano: il 30 a Roma ci sarà anche il gonfalone di Bari

domenica 26 ottobre 2008

Laterza: in piazza per difendere la scuola pubblica

Riceviamo e pubblichiamo le foto dell'iniziativa pubblica del Comitato per la Scuola svoltasi questa mattina, 26 ottobre, in Piazza Vittorio Emanuele.

Nel corso dell'iniziativa, che ha visto la numerosa partecipazione di insegnanti, genitori e cittadini, ha avuto inizio la raccolta delle firme per chiedere al Governo di fare un passo indietro e di ritirare il cosiddetto Decreto Gelmini.


Approfondimenti :

Riforma Gelmini: testo integrale del piano programmatico
Schema di Piano Programmatico del Ministero dell' Istruzione, dell'Università e della Ricerca di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze




Nell'ultima riga leggiamo: la riduzione di 700 istituzioni scolastiche, comporterà conseguentemente la riduzione del personale scolastico (collaboratori scolastici, personale amministrativo, ecc) per un totale di 44.500 unità in tre anni. A questi vanno aggiunti i dirigenti scolastici delle sedi eliminate.

sabato 25 ottobre 2008

Salva la Scuola

Domani domenica 26 ottobre nel piazzale antistante la chiesa di Santa Croce in via Roma e in Piazza Vittorio Emanuele, raccolta firme per il ritiro del decreto Gelmini organizzata dal comitato genitori - insegnanti.

Non ci potrà essere futuro per questa società senza una scuola pubblica di qualità.

Aderite!

Ridare centralità alla scuola

Sono tempi difficili questi per tutti noi, docenti e famiglie, corresponsabili nell'educazione e nella formazione delle nuove generazioni.
Tempi difficili perchè si apre davanti a noi uno scenario che mai si sarebbe potuto immaginare, da qualsiasi parte politica provenisse.
Siamo di fronte ad un cambiamento radicale del sistema scolastico che certo non può dirsi inaudito dal momento che ricalca modelli superati da decenni, ma soprattutto che non offre una visione complessiva e un orizzonte culturale, un benchè "minimo progetto di uomo e di società" che giustifichi i provvedimenti intrapresi dal Governo.
Per sgombrare il campo da ogni possibile strumentalizzazione politica inviterei a non classificare a destra o sinistra quanto si afferma, non è possibile avere una visione sempre bipolare delle cose; almeno noi genitori ed insegnanti lasciamo da parte le appartenenze politiche per entrare nel metodo e nel merito di un provvedimento fondamentale per il futuro nostro e dei nostri figli. Almeno discutiamone, confrontiamoci, senza rassegnarci ad un passivo atteggiamento del "così è se vi pare". Se poi qualcuno vuole collocare a tutti i costi, lo faccia pure, ma non è questo il caso. Parlando del metodo della riforma.
Un decreto, intuito ma giunto quasi improvviso, mirato a ridurre drasticamente la spesa per la scuola, determinato unicamente da calcoli finanziari, senza un benchè minimo dibattito parlamentare, senza il coinvolgimento di coloro che sono i destinatari di tale provvedimento, cioè gli operatori scolastici e le famiglie, senza una plausibile e fondata motivazione che non sia economica, anzi che brucia in pochi e scarni articoli decenni di studi, di elaborazione e di sperimentazione pedagogica e didattica. Un decreto d'urgenza, quasi fosse la scuola la causa della crisi economica. E quando c'è da tagliare si sa, è il sociale a farne le spese: sanità, istruzione, sostegno alla famiglia.
I disastri causati invece dalle grandi aziende e dalle banche quelli bisogna sanarli, con i nostri soldi. Ma la scuola no, lì si può tagliare, lì si deve tagliare e subito, bypassanndo un dibattito che richiede tempi adeguati e coinvolgimenti generali, visto che non si parla di una infrastruttura, ma di persone. Se aggiungiamo il fatto che ad ogni cambio di governo la scuola deve quasi riposizionarsi, rimettere in discussione i percorsi avviati, con tanto di spese già sostenute, senza avere un quadro complessivo e lungimirante, che dia serenità e certezza in chi opera e in chi usufruisce di un servizio così delicato, allora comprendiamo come in Italia la scuola sia in una crisi profonda che non ha bisogno di indicatori economici, se pur legittimi, come criteri primi, ma di una visione condivisa dell'idea di persona e di società che vogliamo.
Parlando del merito, gli sconvolgimenti più drastici riguardano il primo ciclo della scuola italiana che, a detta degli osservatori internazionali, è il più valido e all'avanguardia. E sono vari gli aspetti che si intrecciano.Ci sono motivazioni che riguardano la complessità del sapere, ben diverso rispetto agli anni della nostra scuola elementare, che non possono essere semplificati e ridotti ad uno sguardo unico quale può essere quello di un solo insegnante, per quanto bravo possa essere. Il bambino che oggi arriva a scuola con un background di conoscenze e di abilità ha bisogno di ritrovare una unità del sapere, non una riduzione; e questo è quello che si può fare con una sinergia di insegnanti che riescono a programmare e a condividere (anche se a fatica) il percorso formativo, rispetto all'insegnamento di un unico docente "tuttologo" che, salvo casi eccezionali, difficilmente potrà essere esperto in ogni ambito e capace di utilizzare una pluralità di linguaggi comunicativi.
Se si aggiunge la riduzione del tempo scuola e l'aumento degli alunni per classe, allora tutto diventa irreale e ancor più irreale sarà la cura di un insegnamento personalizzato, attento soprattutto a quanti partono da livelli di svantaggio socio culturale.
C'è poi un aspetto di tipo relazionale, nella formazione del bambino, che richiede una pluralità di approcci già dall'ambito familiare (papà e mamma); per cui una pluralità di insegnanti, oltre che garantire una ricchezza di conoscenze e di competenze, significa anche garantire una diversità di relazioni e di approccio emotivo che può colmare e riequilibrare eventuali vuoti. "Una scuola nella quale si riducono contitolarità, collegialità, corresponsabilità nella progettazione, nelle attività didattiche, nella valutazione degli apprendimenti e nel recupero del gap maturato, difficilmente sarà rispettosa dei tempi e delle possibilità di ciascuno, quasi necessariamente lascerà alcuni indietro, abbasserà per loro gli obiettivi (bambini stranieri, in handicap, socialmente e culturalmentesvantaggiati)" (documento MIEAC).
A questo punto potremmo parlare di aspetti sindacali e occupazionali, ripulendo il discorso da generiche e screditanti sugli insegnanti che "avrebbero scelto la scuola perchè sempre meglio che lavorare". Ma questo è un altro grosso capitolo.
Per queste ragioni, brevemente esposte e per niente esaustive, che vogliamo trovare spazi di discussione senza precomprensioni e senza una insipida neutralità di posizioni. L'Azione Cattolica diocesana, associazione di laici che ha come finalità prioritaria la formazione delle coscienze secondo una visione cristiana della società, promuove la serata del 24 ottobre, rivolta essenzialmente ai Genitori, quali primi responsabili della formazione dei figli.

Luigi Sparapano - Domenico Savino