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mercoledì 11 marzo 2009

Agorà, i giovani al comando

LATERZA – Otto giovani col pallino del giornalismo e la voglia di crescere assieme.

Il nuovo Agorà, bimestrale di informazione cittadina, nasce così: da un cambio generazionale che offre spazio e motiv azioni senza però accantonare l' esperienza dei più grandi.

Il percorso è parallelo, perché dietro la nuova veste grafica e i contenuti più al passo coi tempi, resta lo zoccolo duro dell'associazione Società e Progresso.

Nel nome c'è un programma, così come per il periodico: la piazza, come luogo dell'incontro e dello scambio.

Con un occhio al centrosinistra - l'area naturale di riferimento non cambia - e lo sguardo critico per tutti i politici, soprattutto quando mettono piede sul Palazzo. In comune c'è la volontà di tenere vivo quello spirito associativo «che ha attraversato questi 15 anni di attività».

Bruno Bongermino, 20 anni appena, è il presidente dell'associazione ed è un po' il simbolo di questa nuova generazione che macina idee al ritmo di internet.

Al suo fianco, durante la presentazione del giornale appena stampato e che sarà distribuito in 650 copie, siede il nuovo direttore editoriale Vitantonio Fosco, anche lui giovanissimo e con un curriculum da studente d'arte, vignettista ed esperto di computer grafica. La sua mano in effetti si vede: il giornale è rimasto identico solo nel formato.

Tutto il resto, dalla giovanissima redazione (età compresa tra i 17 e i 23 anni) alla grafica e ai contenuti, è mutato: una piccola “rivoluzione” in 16 pagine. «Con più immagini – spiega Fosco – che sono il messaggio più veloce che conosciamo». Messaggi e storie comunque da sfogliare – ricorda Rita Russi - «pescando nel vissuto locale, nella cultura e nella politica ». La realtà, insomma, «bella o brutta che sia». Ma col piglio del «volontariato puro, della passione e del senso civico». «I fattori che ci tengono assieme, ci accomunano», insiste Russi.

Se poi il gruppo che sgobba è giovane, meglio. Mino Lamola, un “senatore” di Agorà: «Questo cambio generazionale lo abbiamo aspettato tanto: ora i giovani ci sono e tocca a loro portare avanti il lavoro del giornale e dell 'associazione, che va oltre le persone ». La “benedizione”, cioè, non manca: ora si può partire.

Fosco indica la direzione: «Il giornale si evolve, come tutte le cose. Ci saranno testi più corti, meno mattonate e più speciali su argomenti come il lavoro e l'economia o personaggi come De Andrè; e molte più foto e invenzioni grafiche, caratteri più grandi e leggibili: siamo in rodaggio, comunque. Anche i contenuti saranno snelliti: del resto siamo un giornale fatto da giovani per i giovani. Non è una scelta anagrafica, ovviamente, ma di mentalità».

Insomma, i “vecchi ” del gruppo non saranno buttati via: «La loro esperienza serve, non è un limite per noi ma un'angolazione diversa con la quale guardare la realtà». Il mondo visto dal piccolo oblò laertino, in fondo, non è granché diverso: «Guardiamo anche oltre la nostra Laterza, all'Italia e alla vicende internazionali.

Prendiamo la crisi - chiosa Fosco -: non vogliamo rattristarci, ma capire tutto ciò che fa parte della nostra vita». Capire e spiegare: che grande impresa, l'informazione.

Massimo D'Onofrio
Corriere del Giorno
10/03/2008

venerdì 6 marzo 2009

"La sfida sui nomi ha stufato al congresso gara di idee"

Francesco Boccia, economista, quarantenne, il tipico anglo-meridionale, nel senso di un cosmopolita nato a Bisceglie, laureato alla Bocconi e con un bel curriculum post universitario fra Londra e gli Stati Uniti.
Una delle migliori teste economiche del centrosinistra. Una pecca calcistica, per alcuni, che confessa subito. «Sono juventino e il giorno di Chelsea-Juve per sbaglio avevo accettato un dibattito in una sezione della periferia romana. Ci sono andato malvolentieri, ma appena arrivato mi s´è aperto il cuore. Una massa di persone. Non vedevo tanta partecipazione da anni. Abbiamo finito di discutere a notte fonda. Ed è così dappertutto in questi giorni, a Roma, a Milano, come a Lecce».
Gli elettori del centrosinistra tornano nelle sezioni nei momenti di crisi, per chiedere che cosa?
«Scelte nette, modernità, rinnovamento dentro e fuori il Partito Democratico. La fine di un dibattito incentrato sul proprio ombelico, sulle vecchie appartenenze a Dc e Pci».
L´abbiamo già sentita, le pare? Nel frattempo Berlusconi fa il conto dei leader del centrosinistra mandati a casa.
«Si vanta, nel suo stile. Ma dimentica di aggiungere che a casa li abbiamo mandati anzitutto noi, non lui. A cominciare da quello che l´aveva battuto due volte».
Che cosa non funziona nel centrosinistra, ormai da quindici anni?
«Non abbiamo mai proposto una visione di società alternativa rispetto a quella della destra, che ormai è rimasta la sola visione in campo. Abbiamo cambiato sigle, marchi, non sostanza. L´altro giorno mi ha colpito il discorso di un leghista che ricordava come il simbolo della Lega fosse diventato il più vecchio in Parlamento».
Avete cambiato una sigla all´anno, ma le facce sono sempre rimaste le stesse. Il Labour o il Psoe si chiamano così da oltre un secolo, ma quando s´è trattato di cambiare hanno scelto Blair e Zapatero che avevano la sua età, quarant´anni.
«Ma là le facce sono arrivate al seguito delle idee, di scelte. Qui mancano anzitutto le scelte».
Per fare qualche esempio?
«Al prossimo congresso si rischia una sfilata di nomi. Io invece vorrei votare linee diverse. Fra chi vuole essere autonomo dai sindacati e chi no, fra chi è per la laicità dello Stato e chi no, fra chi propone un welfare per i giovani e chi vuole conservare l´attuale. Poi guardiamo se i titolari delle proposte sono giovani o vecchi, brutti o telegenici, alti o bassi, milanesi o siciliani».
Alle primarie lei ha votato Enrico Letta. Veltroni ha fallito. Avevate ragione voi?
«No, aveva ragione Veltroni. Quello del discorso del Lingotto. Soltanto che quelle parole non le ha mai messe in pratica».
Altrimenti che cosa avrebbe dovuto fare Veltroni?
«Anzitutto fare un´opposizione sui valori. Sinistra e destra esistono ancora. La sinistra è solidarismo, primato della politica sull´economia, fedeltà alla Costituzione. La destra è il contrario di tutto questo. Ma ancora una volta la scelta sui valori è stato messa in secondo piano rispetto alla scelta strategica. Dialogo sì, dialogo no, ma su che cosa?».
Dove si può dialogare con la destra, secondo lei?
«Con questa destra, su nulla. Ma bisogna ripartire dai temi. L´Italia è l´unico paese al mondo dove la sicurezza o l´efficienza della giustizia sono temi di destra. A prescindere, alla Totò. Chi l´ha detto?».
Ma perché ogni volta che parlate di dialogo, gli elettori del centrosinistra traducono: inciucio?
«Perché al governo non abbiamo mai fatto nulla contro il conflitto d´interessi. E tutti l´hanno interpretato come un accordo sottobanco dei leader con Berlusconi».
E invece che cos´era?
«Mancanza di cultura moderna. Il conflitto d´interessi dovrebbe essere il pane quotidiano di un moderno riformismo».
E´ sicuro che si tratti soltanto di ritardo culturale e non anche di interessi più precisi?
«Ma no, ha ragione. Un sistema dove i politici accumulano cariche e prebende fa comodo anche a molti esponenti del centrosinistra».
Una leadership fragile, per nascita e ammissione, come quella di Franceschini, può fare la rivoluzione?
«A Franceschini bisogna riconoscere di aver fatto subito le cose giuste. Sul testamento biologico, per esempio. Paradossalmente i cattolici praticanti del partito sono sempre stati i più decisi nell´opporsi alle ingerenze dei vescovi».
Sulla crisi economica, quali sono le scelte nette da fare?
«Quelle tipiche della sinistra, la difesa dei deboli. Chi sono oggi i deboli? I giovani, anzitutto. I lavoratori delle piccole e medie imprese, ai quali bisogna garantire gli stessi diritti degli altri. Poi bisogna andare all´attacco dei privilegi. Il principale dei quali in Italia consiste della possibilità per grandi patrimoni di evadere il fisco. Le tecnologie per combattere l´evasione esistono e non vengono utilizzate».
Non è un discorso impopolare?
«Non per i lavoratori dipendenti e per gli imprenditori veri e onesti. Nella crisi avanza una gran voglia di tornare allo stato di diritto, come protezione, certezza, giustizia e garanzia di un futuro».
E´ convinto che i cittadini torneranno a credere in qualcosa piuttosto che in qualcuno?
«Lo spero. Perché se continuano a credere in qualcuno, vince sempre quello».

Curzio Maltese
La Repubblica

giovedì 26 febbraio 2009

Quei mille capannoni vuoti ecco la nostra arma al Nord

I giovani del Pd/3. Martina, 30 anni, segretario regionale della Lombardia:"Nel cuore berlusconiano e leghista si vedono crepe, rilanciamo il valore del lavoro

"Bisogna ricominciare dai capannoni". Quali capannoni? "Quelli costruiti con la legge Tremonti nel Nord Est, una marea di capannoni che va da Novara a Mestre. Tutti vuoti, o quasi. Hanno devastato l'ambiente senza creare ricchezza. E' un monumento all'incapacità del berlusconismo di governare l'economia".

Maurizio Martina, bergamasco, trent'anni, un nome per i prossimi decenni. Una carriera lampo. Segretario bergamasco e poi lombardo dei ds, eletto responsabile lombardo del Pd con un plebiscito (78 per cento) alle primarie di ottobre. Ora è il più giovane della squadra chiamata da Franceschini a rilanciare il partito.

Martina, la sua ascesa non è la più clamorosa smentita all'idea che il centrosinistra sia chiuso ai giovani?
"Forse, ma diciamo la verità. E' più facile avanzare nel vuoto. La Lombardia era ed è considerata dai dirigenti romani una terra di missione. E' difficile trovare candidati alla sconfitta certa".

Ma un partito rassegnato alla sconfitta nella regione di gran lunga più ricca e popolosa d'Italia, che futuro ha?
"Nessuno. Infatti da lì occorre ricominciare, dal Nord".

Un anno fa ha detto che il Pd lombardo puntava a vincere le regionali del 2010. Lo ripeterebbe oggi, nel mezzo del disastro, coi sondaggi al minimo storico?
"Sì, lo ripeto. Nel cuore dell'egemonia berlusconiana e leghista si cominciano a vedere le crepe. Finora loro reggono perché siamo mancati noi, l'opposizione. Ma bisogna fare in fretta. In giugno in Lombardia si vota in due terzi dei comuni".

Secondo i sondaggi, rischiate di essere spazzati via da tutte le città del Nord, a cominciare dalla sua Bergamo, Pavia, Lodi, Cremona, la Provincia di Milano. Da dove prende il suo ottimismo?
"Secondo i sondaggi, Obama non doveva neppure fare le primarie. Questa crisi non è passeggera, come vogliono far credere Berlusconi e Tremonti. Sarà lunga, dura e porterà grandi mutamenti sociali e politici. Non possiamo dire oggi quale sarà il clima del Paese fra tre mesi, non parliamo poi da qui al 2013, quando ci saranno le politiche".

Era anche l'idea di Veltroni, poi si è dimesso.
"Veltroni ha avuto il merito di capire che la questione centrale era la sfida sulla modernità. Sempre e comunque il centrosinistra in questi anni, anche quando ha vinto, è stato percepito come più conservatore dell'avversario. Era Berlusconi il nuovo".

E non è più così? Berlusconi ha smesso di sembrare nuovo?
"Guardi, nel Nord gli imprenditori, di fronte alla crisi, cominciano a capire che le ricette facili di Berlusconi e Tremonti sono scenari di cartapesta, vuoti come quei capannoni. Il bluff dei dazi doganali, l'ideologia leghista del Nord trasformato in fortezza, lo stesso antieuropeismo della destra entrano in conflitto con gli interessi materiali di un territorio che al contrario ha disperato bisogno di tornare a esportare, d'integrarsi sempre di più col resto d'Europa e del mondo".

Non sarà invece che si pensa soltanto a fare i danè, a evadere le tasse col nero e a tenere sotto schiaffo gli immigrati, che così non chiedono l'aumento?
"Mica tutti, mica tutti. Ci sono tanti imprenditori nella bergamasca che sono più a sinistra degli operai. Artigiani e operai che potrebbero vendere domattina e ritirarsi con una montagna di soldi e invece vanno avanti. Non è per soldi, ma per la voglia di fare. La ricchezza è il valore unico della destra, ma il lavoro dovrebbe tornare a essere il nostro valore. Ne guadagneremmo di voti".

Qual è secondo lei l'errore più grave del centrosinistra nel Nord?
"L'ossessione dell'identità. Questo parlarsi addosso e contro, ex democristiani ed ex comunisti. Ma come, Berlusconi è stato tanto bravo a far dimenticare di essere stato ex qualsiasi cosa, dai socialisti alla P2, e noi qui a menarcela con le eredità del passato, invece di studiare il futuro".

E i possibili punti di forza?
"Non c'è dubbio che abbiamo amministrato meglio. Bergamo, Brescia sono diventati modelli di autentico riformismo. Per trovare il riformismo non è che bisogna andare in pellegrinaggio da Blair o da Obama o su Marte, basta considerare quello che i sindaci di centrosinistra hanno saputo realizzare. E magari confrontarlo con il disastro della Moratti a Milano".

I milanesi si lamentano dell'immobilismo della Moratti. Ma intanto quali alternative avete offerto voi?
"Sono d'accordo. Abbiamo parlato d'altro. Bisogna fare opposizione sulle cose. L'Expo era un'occasione e la destra la sta buttando alle ortiche, sono lì a litigare per le poltrone nel consiglio d'amministrazione fra Lega, An e Forza Italia. La vicenda di Malpensa è stato un altro fallimento della destra nei fatti. Non a caso sarà da Malpensa che Franceschini comincerà venerdì a girare l'Italia".

Qual è la prima proposta che farà al nuovo segretario?
"Un esperimento. Proviamo per due mesi a non rispondere a nessuna delle provocazioni di Berlusconi e a parlare di un solo tema, uno solo, la crisi economica".

(26 febbraio 2009)
Curzio Maltese
La Repubblica

La scossa del Partito Democratico

IL SUO slogan potrebbe essere: «Io non sono un autarchico». 
Quarant' anni, quindici trascorsi in giro per l' Europa, Francia, Inghilterra, Balcani, una lunga esperienza a Bruxelles con Oreja, Prodie Barroso, prima di tornare in Italia da parlamentare, nelle liste Pd. Sandro Gozi è stato uno dei più critici della linea Veltroni. «Ma non perché sia prodiano o dalemiano o insomma una di quelle etichette là. Semplicemente perché mi ero stufato di fare favori a Berlusconi e a Di Pietro». 

Che favori ha fatto il Pd a Berlusconi in questi mesi? 
«Uno grandissimo. Aiutarlo a rimuovere la vera questione, la crisi economica. Berlusconi e le sue tv sono stati abilissimi nell' inventarsi un' emergenza al giorno. I clandestini, gli stupri, le intercettazioni, il testamento biologico. Tutte questioni importanti, per carità. Ma la vera priorità, la crisi, in questo modo è stata cancellata. E noi l' abbiamo inseguito sulla sua falsa agenda». E' passato il messaggio che l' Italia è in qualche modo più al riparo dalla crisi degli altri paesi occidentali. Addirittura all' estero ci invidiano Tremonti. «Siamo riusciti a regalare a Tremonti la fama di gigante del pensiero economico. Grottesco. E' stato ed è un ministro disastroso, a tratti dilettantesco. I suoi libri sono un impasto di vecchi motivi riciclati, come certe canzoni di Sanremo. Viaggia in ritardo perenne. Nel 2003, quando occorreva essere rigorosi, fece saltare i patti di stabilità. Ora che bisognerebbe essere più elastici davanti alla crisi, riscopre il rigore. Il problema è che l' opposizione non se ne accorge neppure». 

Non c' è stata abbastanza attenzione per l' economia nei vertici del Pd? 
«Non c' è attenzione per la realtà. E non c' è competenza. Si orecchiano le mode mediatiche, su tutti gli argomenti. Non si studianoi problemi, le polemiche sono superficiali, nominalistiche». Diranno che è la solita tirata del tecnico contro il politico. «I capibastone vanno avanti su queste dicotomie d' altri tempi. Tecnici e politici, politica e società civile. Fesserie di cui si discute ormai soltanto in Italia. La verità è che nessuno di loro mette mai il naso fuori dall' orticello dell' identità di corrente». Ora va molto il conflitto generazionale, vecchi contro giovani. Si pensa alle quote giovanili, oltre a quelle rosa. «Guardi io vorrei proporre la quota grigia, per gli anziani. Si stabilisce che per statuto gli ultracinquantenni con più di due mandati hanno diritto al 20 per cento dei posti. Che è più o meno quanto accade di fatto negli altri partiti riformisti d' Europa». 

Buona idea. Si potrebbe cominciare dalle liste europee? 
«Quello è il test vero della segreteria di Franceschini. Ha detto che vuole cambiare e io gli ho creduto. Facciamo una rivoluzione. Alle europee, invece dei soliti ripescati, proviamo a candidare gente competente, che magari conosce anche qualche lingua. Non l' ha mai fatto nessuno, né a destra né a sinistra. Col risultato che in Europa contiamo sempre meno. Secondo me gli elettori del centrosinistra ci premierebbero. Certo, finora i nomi che si sentono vanno nella direzione opposta». 

Infatti gli elettori del centrosinistra premiano Di Pietro. Perché? 
«Merito nostro. Mai una scelta netta, un' idea chiara, una parola comprensibile. Ma se tornassimo a fare il nostro mestiere, Di Pietro sparirebbe in pochi mesi». 

Ne è proprio sicuro? 
«Sì. E' un Berlusconi rovesciato. Guida un partito personale, è un demagogo, non c' entra nulla con la storia della sinistra, non solo italiana. Non c' entra nulla con nessuna forza riformista presente in Europa. I nostri elettori lo votano per disperazione, non certo per convinzione». 

Però Di Pietro è anche l' unico che ancora parla di conflitto d' interessi, dell' anticostituzionalità delle leggi sulla giustizia, delle continue interferenze del Vaticano. E' soltanto giustizialismo, estremismo, populismo? 
«Per nulla. Aver lasciato cadere il conflitto d' interessi è stato un altro errore. Alla fine, perché abbiamo perso in Sardegna, col miglior candidato possibile? Perché Berlusconi ha usato, e bene, le sue tv nazionali contro Soru. Del caso Mills si è parlato nei telegiornali francesi e tedeschi più che in quelli italiani. L' Europa ci guarda con preoccupazione, e tanta. Quanto al tema delle ingerenze della Chiesa, stiamo andando anche lì serenamente verso una deriva autarchica, incomprensibile oltre Chiasso. Ma anche di qua dal confine. In fondo il 70 per cento degli italiani, nel caso Englaro, si è pronunciato contro la visione delle gerarchie ecclesiastiche. Peccato, ancora una volta, non essersene accorti». 

Franceschini ce la farà? 
«Se guarda oltre il fumo dei vertici di leader, scoprirà che il partito è pieno di risorse, di giovani e non giovani che hanno una gran voglia di fare politica, quella vera».

CURZIO MALTESE - Repubblica — 25 febbraio 2009

venerdì 14 marzo 2008

Forum Giovani del Pd in Puglia

E’ stato un successo di partecipazione il primo forum giovanile del Pd Puglia. Questo pomeriggio sono giunti a Bari ragazze e ragazzi, dai 16 ai 30 anni, provenienti da tutte le province pugliesi, per dare il via al primo di una serie di incontri fondamentali per la vita stessa del partito. La futura classe dirigente ha affrontato con il Segretario regionale del Pd, Michele Emiliano, temi riguardanti la scuola, l’università, l’ambiente, la partecipazione nelle scelte politiche, il lavoro, il precariato. “Sono contento di questo primo incontro con voi”, ha detto Emiliano, “perchè stasera abbiamo cominciato a dare ossigeno al nostro desiderio di confrontarci e stringere legami. Ma il percorso è solo all’inizio, adesso bisogna organizzare il lavoro, cominciare ad entrare nel vivo delle questioni, studiarle, approfondirle, e creare l’approccio scientifico alla politica”.

In tre ore di domande e riflessioni i ragazzi hanno chiesto di poter svolgere un ruolo attivo nella politica del Pd, replicando i forum in ogni comune della regione e costituendo il movimento giovanile del Partito Democratico. Per Emiliano, che ha accolto positivamente le loro proposte, è anche importante che si riannodi il filo con il mondo dell’univesità e della scuola. “Il nostro Paese”, ha affermato il segretario regionale, “si potrà rialzare solo con l’irruzione della democrazia nella formazione e della meritocrazia. Bisogna costruire consenso, cominciando a rappresentare i bisogni, i sentimenti e i sogni dei ragazzi, dimostrando di saper offrire servizi di sostegno a chi è disorientato e bisogna ripartendo proprio dalla scuola e dall’univesità”.

lunedì 3 marzo 2008

E' nato il blog dei Giovani Democratici di Mottola

E' da ieri on-line il blog dei Giovani Democratici di Mottola. Questo è il primo post a firma dell'ideatrice del blog, Vera Campanelli.

Ciao Ragazzi!!!
Spero che ogni giorno della vostra vita ve lo stiate godendo al meglio. Spero che tra i vostri ricordi non ci siano troppi rimpianti, ripensamenti, pentimenti...No ragazzi, non serve a niente rimpiangere il passato. Quel che è fatto è fatto. Occorre reagire. Guardarsi dentro. Dimostrare al mondo le nostre debolezze e trasformarle in nuove forze, nuove energie, nuove speranze. Il mondo ha bisogno della nostra felicità per guarire, per andare avanti, per donare sorrisi a chi sta male, a chi soffre, a chi odia la vita.

Siamo giovani, siamo forti, siamo belli, siamo bombe di miglioramento! Non lasciamoci esplodere inutilmente. Ascoltate il mio consiglio: non giudicate mai ciò che vi circonda ripetendo le parole d'altri. Così screditate la vostra personalità e affogate la vostra intelligenza. Ragionate, informatevi, capite, non siate superficiali, scettici, ingenui, e ancora, ancora...Voi siete unici, fantastici solo se usate la vostra testa, con una mano sul cuore per sentire i suoi battiti e constatare che ognuno di noi è protagonista di questa vita e può fare di tutto.

Questa è l'occasione giusta per aiutare la nostra società. Credeteci. Abbiate fede. SI PUO' FARE!

Vera Campanelli
eletta al coordinamento cittadino del Partito Democratico

tratto dal blog http://pdmottola.splinder.com/

mercoledì 27 febbraio 2008

La nuova politica che piace ai giovani - Il 31% degli under 20 voterebbe Pd

Più di un milione di ragazzi tra i 18 e i 20 anni il 13 e 14 aprile 2008 si recherà alle urne per la prima volta. Le loro scelte potrebbero significativamente condizionare i risultati delle elezioni.

Forse per questo diversi sondaggi in questi giorni hanno concentrato la loro attenzione su questo target, riscoprendo un giovane elettorato che non è più sfiduciato e confuso, ma con idee ben chiare e tanta voglia di partecipare alla vita politica del proprio paese. Più del 30% di questi ha deciso di farlo attraverso il Partito Democratico.

Sul “Corriere della Sera” del 27 febbraio, un sondaggio dell’Ispo di Renato Mannheimer, evidenzia, infatti, come i maggiori consensi di questa fascia d'età vadano in assoluto al Pd, ben il 31,4%.

“I sondaggi sulle intenzioni di voto dei giovani pubblicati oggi dal Corriere della Sera e nei giorni precedenti da altri istituti di ricerca, dimostrano che c’è una nuova speranza in movimento”, commenta Marianna Madia giovane capolista del Pd nel Lazio.

“E i giovani – sottolinea - hanno tanta voglia di sperare. La scelta del Pd è proprio quella di investire sui giovani e di accompagnarli nel perseguire il loro disegno di vita”.

“L’ultimo sondaggio del professor Mannheimer riportato oggi dal Corriere della Sera, evidenzia come nelle intenzioni di voto il Pd con il 31,4% sia il primo partito anche tra i giovani, distaccando di 10 punti percentuali il Pdl, il cui elettorato è evidentemente più anziano di età” ci spiega la 26enne esponente del Pd, Pina Picerno.

“Un dato importante – continua - che conferma come il Partito Democratico sia in sintonia con le giovani generazioni, grazie alla ventata di innovazione e speranza introdotta nel panorama politico italiano. I ‘nuovi italiani’, - conclude la Picierno - hanno le idee molto chiare quando si offre loro una politica coraggiosa, capace di ascolto e di attenzione”.

Una politica che, però, dimostra di essere apprezzata anche dai meno giovani come emerge dai diversi sondaggi che si susseguono in questi giorni. Un esempio, la rilevazione commissionata da Sky Tg24 a Demoskopea e che rileva come l'aggregazione fra Partito democratico e Italia dei Valori cresca dal 34.5% della scorsa settimana al 36.5%, rispetto a quella tra Pdl-Lega-Mpa che perde lo 0,5% dalla rilevazione dello scorso 18 febbraio.

domenica 24 febbraio 2008

L’ultimo «autobus» per il vero rinnovamento. La giovane dirigenza del partito e i rischi del voto

L’elezione di Donato Pentassuglia rappresenta l’ultima possibilità di creare, senza traumi, una nuova classe dirigente nel Partito democratico tarantino prima che la probabile vittoria del centrodestra alle elezioni politiche spazzi via la vecchia nomenklatura, imponendo un brutale, e obbligatorio, cambio di passo.

Questa la sfida, e l’opportunità, che si presentano di fronte al nuovo segretario: fondere l’anima cattolica e quella ex comunista, adattandole alla realtà del nostro territorio. Creare una nuova cultura politica e di governo per ottenere subito un buon risultato alle elezioni di aprile e poi costruire la vittoria alle elezioni provinciali del 2009 dove magari potrebbe essere lo stesso Pentassuglia il candidato presidente (scegliendo l’uscente Gianni Florido la Regione o il Parlamento europeo).

Nelle dichiarazioni rilasciate subito dopo l’elezione, l’orientamento di Pentassuglia sembra scegliere la direzione giusta: «La politica è risolvere i problemi quotidiani della gente, facendo sentire loro classe dirigente». Ma riuscirà

nell’impresa il «ragazzo» di contrada Motolese, «la vera novità della politica» come l’ha definito il suo massimo sponsor, il presidente della Provincia Gianni Florido, richiamandosi al passato del segretario: bracciante, operaio, sindacalista?

Sulla strada di Pentassuglia c’è una insidia forte: le resistenze al cambiamento dei vecchi

notabili. Il segretario dovrà superarle facendo appello da un lato alle sue giovani forze e dall’altro alla sapiente arte della mediazione di stampo democristiano cui non ha mai fatto mistero di voler sempre attingere. In questo senso Pentassuglia potrebbe attuare una strategia veltroniana: procedere con «strappi» ragionati su alcuni temi. Così come ha suggerito nel suo intervento

Alfonso Musci, delegato all’assemblea nazionale: «Pentassuglia risponde alla crisi attraverso la politica, occorre un mutamento nelle relazioni tra sviluppo economico, vita, salute e ambiente.

Occorre che il Pd intercetti la nuova cittadinanza oggi sconosciuta alla politica». Un impegno difficile, quello di Pentassuglia, perché anche a Taranto aderisce l’immagine che Giampaolo Pansa, nel suo Bestiario sull’«Espresso», ha offerto delle oligarchie del Pd:

«Vecchi capi ex Ds ed ex Margherita che si stanno facendo la forca, e soprattutto la fanno a Veltroni » .

Ecco, Pentassuglia deve fuggire la logica, soprattutto deve fuggire la forca. Bene fa a partire per un viaggio nei 29 Comuni, conoscerà da vicino il partito, quello vero, quello lontano dalle segrete stanze. Gli suggeriamo di fare questo viaggio con un autobus. Lui 40enne, come noi, i Beatles li ha visti solo in TV e forse ricorderà (o forse no) il loro Magical Mystery Tour. Ecco l’autobus di Pentassuglia dovrebbe somigliare a quello, psichedelico, dei Beatles: coloratissimo e pieno di tutti i segmenti della società: giovani, vecchi, bambini. Lui è in grado di mobilitare quella nuova, allegra, cittadinanza, unica risposta alla sfida di cambiamento

lanciata dal neosegretario. Unica realizzazione del concetto di inclusione per altri versi citato, ieri in assemblea, a sproposito. Perché l’inclusione di cui parlano i notabili è solo logora politica nella quale, azzerando i contrasti, trionfano le furbizie.

Fulvio Colucci - 24 febbraio 2008 La Gazzetta del Mezzogiorno

lunedì 18 febbraio 2008

Davide Bellini eletto 1º coordinatore del PD Laterza

Nel corso della riunione del circolo del PD di Laterza, tenutasi venerdì 15 2008, si è provveduto all'elezione del primo coordinatore della sede laertina del nostro partito. Con 29 voti favorevoli e 3 astenuti si è insediato il nuovo coordinatore (già portavoce del coordinamento provvisorio del Pd Laterza) che nel prossimo

Pubblichiamo qui di seguito una breve presentazione di Davide:

Mi chiamo Davide Filippo Bellini, ho 29 anni e sono laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni presso l’Università degli Studi di Pisa. Lavoro da circa cinque anni presso un’importante società informatica del nostro territorio , che si occupa di sviluppare sistemi software avanzati per lo spazio e la difesa.
Ho aderito al Partito Democratico, perché è un partito nuovo, dove progettare e decidere insieme il nostro futuro alla luce dei nostri ideali e delle nostre reali necessità.
Insieme ad altri giovani stiamo costruendo il PD a Laterza, facendo una politica costruttiva, lontana dalle vecchie e sterili logiche partitiche. Siamo uniti nel Partito Democratico per contribuire alla crescita economica e culturale, perché ...
“Bisogna costruire insieme ponti anziché muri, incontrarsi anziché occupare…”

giovedì 7 febbraio 2008

Pd verso le elezioni

“L'Italia ha voglia di cambiare, di qualcosa di nuovo. Il centrodestra ha governato per sette anni questo Paese e chi si candida alla presidenza del Consiglio lo fa per la quinta volta. Noi - insiste Veltroni - questo nuovo di cui il Paese ha bisogno possiamo interpretarlo e rappresentarlo”. Il giorno in cui il presidente della Repubblica annuncia lo scioglimento delle Camere e in cui il Consiglio dei ministri fissa le elezioni politiche nazionale per il 13 e 14 aprile, Walter Veltroni annuncia la vera, grande novità dello scenario politico italiano.

Il Pd si presenterà da solo davanti agli elettori. “L'obiettivo non è la solitudine. L'obiettivo è presentare una proposta coerente”. Il segretario, d’altronde, l’aveva detto chiaramente nel giorno in cui la delegazione del partito aveva incontrato il presidente del Senato Franco Marini, incaricato di ricercare una maggioranza per formare un governo in grado di varare una riforma elettorale: “Se non vi sarà la possibilità di cambiare il sistema, il Pd perseguirà comunque questo obiettivo”. E così sarà.

“Tutto il gruppo dirigente – ha detto oggi Veltroni incontrando i giornalisti alla sede di piazza Sant’Anastasia – è d’accordo. In questo momento, nella situazione in cui sta il Paese solo una offerta assolutamente nuova può costituire per chi non ha votato un buon motivo per tornare a votare, chi è indeciso per decidere e chi si è stufato per avere un nuovo bipolarismo”. Il Pd, dunque, si presenterà da solo alle elezioni, sulla base di un programma moderno, riformista e condiviso. No ad alleanze con la sinistra radicale. Sì ad eventuali “convergenze” sulla base del programma “riformista” che il partito metterà a punto.

“Una scelta coraggiosa”, ha sottolineato Veltroni. Un accordo programmatico con la sinistra radicale per le prossime elezioni politiche non è dunque proponibile. “Alla sinistra radicale – spiega – auguro tutto il bene possibile, le nostre sono due strade che continueranno a collaborare a livello locale. Ma a livello nazionale le posizioni sono obiettivamente diverse. Noi diciamo agli italiani che se voteranno per il Pd voteranno per una posizione chiara, univoca, che non dovrà mediare con 18 forze politiche diverse”. Bocciata anche l’ipotesi di ‘accordi tecnici’ al Senato. “Non credo – ha precisato il segretario del Pd – che abbia senso qualcosa che appaia un pasticcio. Gli italiani hanno bisogno di chiarezza”.

Durante l’incontro con i giornalisti, Veltroni non ha omesso di parlare delle gravi criticità che stanno attanagliando il Paese e preoccupando notevolmente i cittadini. La congiuntura economica internazionale è assolutamente allarmante. L’Italia non può aspettare “quattro mesi” per prendere provvedimenti a sostegno dei salari, e quindi della crescita, e per questo motivo il segretario del Pd Walter Veltroni rivolge un appello all'opposizione e alle parti sociali per un patto che permetta di intervenire immediatamente, senza aspettare le elezioni.

“Serve un’iniziativa a sostegno della domanda interna. La Fed (la Banca centrale degli Stati Uniti, ndr) ha tagliato i tassi del 30 per cento e nonostante questo le Borse vanno come vanno”. Un dato che non può non suscitare “allarme e preoccupazione in tutte le persone responsabili”. Dunque, bisogna utilizzare “ciò che il governo Prodi ha accumulato grazie al risanamento finanziario”, bisogna fare in modo che queste risorse diventino oggetto di una “intesa tra le forze sociali" che permetta un “intervento a sostegno dei salari”.

La campagna elettorale, comunque, può considerarsi aperta. Veltroni ha annunciato quali saranno i prossimi passi. Innanzi tutto l’assemblea costituente del partito, che si terrà il prossimo 16 febbraio a Roma. “Al centro – ha detto il leader del Pd – ci saranno i contenuti e i temi della campagna elettorale”. Dopodiché lo stesso Veltroni comincerà “un viaggio in tutta l’Italia che mi porterà in tutte le centodieci province del Paese”. Un viaggio con cui il segretario del Partito democratico spera di “portare un messaggio di speranza e di novità”. Un messaggio con il quale Veltroni cercherà di fare capire che questo Paese ce la può fare, che il Partito democratico ce la può fare. “Yes, we can”. Risponde così il segretario del Pd ai cronisti che gli chiedono se intenda fare suo il lo slogan del candidato alla presidenza degli Stati Uniti Barack Obama.

giovedì 24 gennaio 2008

E ORA CHE SI FA??

E ora che si fa??
E’ questo il grande interrogativo a cui milioni di italiani cercano una risposta e di certo non potrò rispondere io, che a poco più di diciotto anni mi sto avvicinando, a piccoli passi, nel gigantesco mondo della politica. Forse però potrei dare qualche direttiva o come amo definirli, dei piccoli insegnamenti da una piccola persona.
In questi anni la politica ha toccato il fondo più nero e continua a raschiarlo sfidando se stessa in una gara di profondità, ci si accusa da una parte all’altra di non aver ben lavorato o di non aver agito in un determinato evento. Di politici collusi con la mafia ce ne sono a iosa, sia a destra e tanto meno a sinistra, ma si continua ad appoggiarli e sostenerli. La mia idea (e chiamatela pure infantile), è molto semplice: SMETTERE DI SOSTENERE CHI NON E’ DEGNO DI APPOGGIO. La cosa detta cosi sembrerebbe facile ma proprio qui c’è l’inghippo, non è di facile realizzazione.
A quanto pare in quest’Italia che crede di essere democratica, chi lavora viene punito (si guardi il caso De Magistris) mentre chi resta dietro una scrivania a leggere il giornale riceve promozioni e quant’altro (si osservi il collega accanto). A malincuore pero sento dire che in politica c’è solo gente poco affidabile, etc. Ma chi è la gente che siede tra quei banchi? Non sono coloro che NOI abbiamo eletto? Non è la pura e semplice rappresentanza del popolo italiano? La gente che fa parte di quella famosa CASTA non è altro che il nostro vicino di casa, il nostro collega, il nostro datore di lavoro e perchè no anche un nostro familiare. Le accuse che il popolo muove verso lo Stato Maggiore dovrebbe muoverle a se stesso. Quanti di noi hanno chiesto un aiuto per quel posto di lavoro? Quanti di noi hanno aiutato un amico, un parente, un conoscente? Quanti di noi almeno una volta non hanno mai avuto problemini con la giustizia? Ora non vorrei far sembrare gli italiani un popolo di mafiosi e collusi, pero la realtà dei fatti è questa, riprendendo la frase dell’ex ministro nonché ex senatore Mastella “Cosi fan tutti”, forse non aveva tutti i torti. Partendo dal piccolo comune qual è Laterza arrivando fino a Torino e le grandi metropoli, dappertutto la vita è segnata da questi eventi dannosi.
Eppure gente che continua a lottare per un ideale, gente che ha voglia di rimboccarsi le maniche per lavorare duramente ce n’è, il problema è permetterle di lavorare e svolgere le sue mansioni. Questo come si può fare? Partendo dal locale, promuovendo coloro che lavorano seriamente e, restando in tema, eleggere gente che ha serie intenzioni. Il Partito Democratico è nato proprio per questo, ridare una speranza al cittadino comune. Il cittadino deve imparare a non pretendere senza dare il suo contributo, il cittadino DEVE partecipare attivamente alla vita politica, DEVE pagare le tasse, DEVE avere la coscienza pulita e, solo dopo aver raggiunto questi requisiti, può cominciare a pretendere qualcosa.
Poi c’è anche la questione dei giovani. E’ vero, ci stiamo nascondendo dietro delle scuse inutili e futili, dovremmo anche noi prendere atto che il nostro futuro è ciò che costruiamo, dovremmo anche noi rimboccarci le maniche e non pensare soltanto al calcio, alla televisione e alla marca del nuovo cellulare, anche noi dobbiamo cominciare a pensare al NOSTRO futuro. Nasconderci dietro la scusa “Non ci lasciate gli spazi per poterci esprimere” è falso, di spazi ce ne sono e ce ne saranno sempre più se solo volessimo. Il problema più grande è proprio la volontà, si preferisce lasciar perdere queste discussioni noiose che non interessano a nessuno, ma non è proprio così. Ogni giorno ci scontriamo con la politica, a scuola, con gli amici, nel bar, in giro per il paese e, per chi ne avrà la fortuna, all’università.
Il governo Prodi è sicuramente arrivato ad una tragica fine politica ma non per questo l’esperienza del centro-sinistra finisce qui. Il 10 febbraio tutti i cittadini che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre saranno richiamati alle urne per eleggere il direttivo locale e i rappresentanti provinciali. Cominciamo da ora amici concittadini, cominciamo a far vedere che un’Italia nuova c’è, che è ancora possibile costruire qualcosa di buono dimostrando ai grillini del famoso Beppe che l’anti-politica è solo un modo per nascondere le nostre responsabilità, dimostrando ai filo-berlusconiani della nostra giunta che i laertini non sono stanchi di un governo che ha fatto cosi tanto in 20 mesi da non aver avuto il tempo di tutto, dimostriamo di aver voglia di cambiare, dimostriamo che anche noi siamo esseri pensanti e che non ci facciamo prendere facilmente in giro.
Se anche tu che leggi, giovane o adulto, sei d’accordo con me e ha voglia di dare il tuo contributo volontario ma sincero, allora aderisci al Partito Democratico, entra a far parte veramente di una grande famiglia e, se hai a cuore le sorti del nostro Paese, puoi farti eleggere nel direttivo locale o come rappresentante provinciale. Insieme tutto è possibile, rendiamo di nuovo l’Italia il fiore all’occhiello d’Europa.

Massimo Castria

Sì, è proprio il paese delle anomalie!

Questa mattina, leggevo un articolo sul sole 24 ore radiocor, che 11 atenei Italiani sono stati dotati "di un gruzzolo di 74 borse di studio finanziate dal sistema camerale,dall'Ice e da alcune aziende”, con l’obiettivo di reclutare in India, giovani universitari particolarmente brillanti ai quali offrire le borse di studio per completare il proprio curriculum e di effettuare degli stage remunerati in aziende italiane.” L’articolo continua ancora …”Si è aperta così la possibilità di un collegamento stretto e durevole tra le risorse, manageriali e tecniche indiane di prossimo inserimento nel mercato del lavoro e le imprese italiane al fine di offrire alle nostre aziende partecipanti al progetto, l’opportunità di ASSUMERE A FINE CORSO, giovani specializzati nei propri settori operativi, o di reclutarli nelle filiali delocalizzate in India. Bene bene, mi chiedevo a fine lettura, ma tutto questo straordinario interesse a far crescere le professionalità straniere in Italia per dare loro l’opportunità di fare stage remunerati oppure essere assunti anche in Italia non è come dare un calcio nel culo forte a tutti quei “bamboccioni italiani” a detta del caro prossimo ex ministro Padoa Schioppa, che si sono fatti un mazzo esagerato a studiare in Italia, prendendosi lauree, master, qualifiche etc…e che adesso sono a spasso senza alcuna certezza che prima o poi troveranno un lavoro? Perché la Farnesina non fa finta che l’Italia stessa sia la “Nuova India” e si interessa per far sì che anche i nostri ragazzi abbiano la possibilità di fare stage remunerati nelle nostre aziende e magari anche l’opportunità a fine corso di essere assunti. Perché non fanno un sondaggio e chiedono a nostri laureati se sono mai stati pagati durante il periodo dello stage? Sono sicuro che la percentuale sarebbe molto molto bassa, in particolare al Sud, il terzo mondo dell’Europa. E sì…, è proprio il paese delle anomalie, anzi delle pazzie folli.

Un commento non firmato

mercoledì 2 gennaio 2008

Partito Democratico: un sogno sempre più realtà

Un sogno è l’insieme dei desideri che smuovono l’uomo dalla sua stitichezza di sensazioni e lo colmano di buoni propositi, lo idratano con gocce di speranza.
Un sogno ci fa amare e ed odiare insieme la Vita.
Un sogno, per essere tale, ha bisogno di essere realizzato, con un’abbondante dose di determinazione, intelligenza e buona volontà; il tutto amalgamato ad un pizzico di passionalità e coraggio.
Nulla è più dolce e gratificante che realizzare un sogno!
Noi del PD ce la stiamo mettendo tutta perché il nostro sogno, quello cioè di un Partito forte, partecipato, fautore di un netto miglioramento della nostra amata cittadella, possa avverarsi. Un partito innovativo, spronato da nuove figure emergenti, troppo a lungo rimaste nel retroscena del sipario della politica: i giovani e le donne. Già, il nostro partito sarà pilotato da una perfetta parità dei sessi e comprenderà una sezione interamente dedicata ai giovani.
A scrivervi è una sedicenne la cui anima è impregnata di questo sogno. Mi rivolgo ai giovani, invitando loro ad esserci, a vivere quest’esperienza senza dubbio insegnativi e mozzafiato. Non si tratta, infatti, di un vero e proprio impegno politico (non è necessario tesserarsi), bensì di un modo per confrontarsi con i problemi del nostro paese e tentare di porvi un rimedio. È un’occasione inoltre per riscattarci, gustare emozioni tutte nuove, crescere, ritagliarsi un ruolo nella società…Se poi volete perseverare nell’inattività, nella sbagliata convinzione che non potete fare nulla, nel parassitismo, prego continuate pure. Un domani però non lamentatevi.
Care donne, anche voi siete invitate, perché come diceva il grande Oscar Wilde: “ La società è una cosa necessaria. Nessuno riesce ad ottenere reali successi nel mondo se non è seguito dalle donne, perché le donne reggono la società. Se non avete donne al vostro fianco voi siete fuori dal mondo. E potrete essere con eguale insuccesso un avvocato, un borsista o un giornalista”.
Spero tanto ci sarete, a quanto pare la società ha bisogno proprio di noi!
Per metonimia il Partito Democratico si basa sul concetto di “Democrazia”, in altre parole su una politica fatta di dialogo, confronto e provocazione. Già, la protesta e la rivolta sono solo occasioni di violenza che feriscono l’equilibrio e nuocciono a noi stessi. Sono ben altri i nostri valori e le nostre aspettative. I nostri imperativi? Credere e volere una società migliore.
Basta con la retorica, le false speranze e l’inoperosità!
Mi auguro che ci sarete a dare luce a questo sogno sempre più realtà. Insieme facciamo la differenza!
Se invece leggerete la mia ultima parola e ve ne fregherete poi di quanto ho scritto, sappiate che lavoreremo e ci impegneremo anche per voi.
“Dando uno scopo alla nostra vita ne smorziamo la capacità emotiva. Se la nostra vita ha uno scopo viviamo per un minuto, per un giorno, per un anno, invece di vivere per ogni minuto, per ogni giorno, per ogni anno. Le varie fasi della vita ne costituiscono la bellezza. Vivere ognuna di quelle fasi significa vivere pienamente”.
Vera Campanelli ragazza di Mottola - studentessa liceo scentifico
articolo apparso sul sito del Pd Mottola
www.pdmottola.splinder.com

giovedì 22 novembre 2007

Un partito nuovo e di tutti anche a Taranto

Accadono “cose nuove” anche in politica. Le volte che accadono i cittadini le apprezzano premiando sia la novità che l’innovazione. La nascita del Partito Democratico conferma e rafforza questa tesi. Nella provincia di Taranto circa 29.000 cittadini hanno riposto la loro fiducia nella nascita del “partito nuovo”. Un grande evento democratico che responsabilizza i 76 delegati regionali e nazionali che il 24 novembre si riuniranno per iniziare il processo di costruzione del Pd in terra jonica.

La democrazia però assomiglia al successo, non è facile conquistarla ma è più difficile mantenerla. A Taranto il rischio di sbagliare è più alto che altrove. Non a caso negli ultimi giorni si sono succeduti articoli assennati da parte di Michele Pelillo, Luigi Paolo Morea e Gigi Conte.

Tuttavia Walter Veltroni ha chiaramente individuato nella discontinuità e pluralismo le coordinate di riferimento per la costruzione del Pd.

La discontinuità non può che essere nei metodi e nei volti, un cambiamento atteso e necessario sei si vuole essere innovativi. Pluralismo vuol dire andare oltre le liste e le correnti per sostenere idee e contenuti nuovi affinché tutti si sentano coinvolti nel processo di radicamento territoriale.

Personalmente penso che la trasparenza delle decisioni e la definizione del ruolo di coordinatore ed esecutivo provinciale sono le prime cose da discutere. La mia proposta è quella di sperimentare una struttura articolata su una doppia forma di responsabilità:

1) Un esecutivo snello di tipo politico-organizzativo (rappresentativo dei territori);

2) L’organizzazione di aree tematiche (incubatori di idee) aperti ai non eletti alle primarie. Alle stesse, coordinate da personalità di spicco nelle diverse aree, spetterebbe il compito di definire programmi e proposte vincolanti per gli organi dirigenti del partito. L’esecutivo politico-organizzativo si completerebbe dunque con i coordinatori delle diverse aree tematiche.

Sciogliendo preliminarmente questi nodi appare più semplice tracciare la figura di un coordinatore provinciale che deve essere assolutamente un giovane uomo o donna, capace di inserirsi nell’asfittico dibattito politico per attivare un dialogo costante con l’esterno e i cittadini. In sintesi una figura non implicata nelle vecchie e dolorose divisioni interne dei partiti jonici, capace di interpretare quello che c’è fuori e non solo quello che c’e dentro. Un chiaro segnale di rinnovamento anche per avvicinare le nuove generazioni alla nuova stagione politica.

Mi rendo conto che il compito è impegnativo e difficile, colmo di sfide e di ostacoli, ma il rispetto verso il popolo delle primarie ci impone di cambiare.

Franco Catapano

Delegato all’assemblea costituente regionale

domenica 7 ottobre 2007

Sai contare?

"Sei andato a scuola? Sai contare?" "Come contare?" "Come contare?1,2,3,4,sai contare?" "Si,so contare" "Sai camminare?" "So camminare" "E contare e camminare insieme lo sai fare?" "Si!Penso di si!" "Allora forza! Conta e cammina! dai... 1,2,3,4,5,6,7,8..." "Dove stiamo andando?" "Forza! Conta e cammina! 9... 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!
Lo sai chi ci abita qua? A? U zù Tanu ci abita qua!!" "Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi!"
(tratto dal film "I cento passi" di M.T.Giordana)

E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato..Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore..
"Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura contando cento passi lungo la tua strada"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!


"Noi ci dobbiamo ribellare" (dal film)
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare.Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato..Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato.. Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato..

"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto..
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato..
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)

"E' solo un mafioso, uno dei tanti" "E' nostro padre" "Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese!Io voglio fottermene!Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!" (dal film)

lunedì 13 agosto 2007

Laterza e il Partito Democratico


Anche a Laterza è nato il comitato 14 ottobre per favorire la partecipazione e la costruzione del partito nuovo: il partito democratico.
Durante l'ultimo incontro si è deciso di organizzare un minimo di iniziative: l'apertura di uno spazio internet (questo blog), l'organizzazione di una serata con pizza e birra, una due giorni di dibattiti in piazza. Naturalmente il comitato è aperto, includente e orizzontale non ci sono posizioni privilegiate per partiti, associazioni o eletti.
E' l'inizio di un nuovo processo politico e sociale che deve necessariamente puntare sui giovani e le donne per acquisire creatività ed innovazione per riformare la politica. Sentiamo il bisogno di un partito vero e partecipato che sappia progettare il futuro.
Laterza ha bisogno di democrazia e di nuove competenze, per cui non ci sono più alibi è arrivato il tuo momento!
O ci sei o non ci sei!
Il resto non conta.
Invia i tuoi riferimenti email e cellulare al nostro indirizzo email:
pdlaterza@libero.it