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lunedì 29 giugno 2009

Quanto pesa la tua spesa?

“Quanto pesa la tua spesa?”.

Sarà questo il tema che verrà affrontato, in occasione della giornata mondiale della biodiversità indetta dalle Nazioni Unite, in un convegnoorganizzato dalla cia di Taranto, comprensorio Occidentale (Ginosa, Laterza e Castellaneta), che si svolgerà il prossimo 29 Giugno 2009 a Laterza (TA), pressol’Azienda AgricolaSierro lo Greco” alleore 19,00. Sostenibilità agricola e cambiamento climatico, saranno oggetto degli interventi degli ospiti: Catapano Franco, Vice Presidente Regionale CIA Puglia, Barberio Roberto, Titolare dell’Azienda Agricola “Sierro Lo Greco”,Anelli Savino, Responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Igiene della Nutrizione ex AUSL BA/3, Costantino Paolo, Gastroenterologo Consigliere Regionale, Tamborrino Carlo, Coordinatore del Circolo “ProgettoMangiasano* 2009”. Modera Giove Stefano, Direttore del giornale “La Goccia”.

*Mangiasano è una campagna di VAS (Associazione Verdi Ambiente e Società), nata per rendere l’agricoltura italiana libera da OGM e libera da PESTICIDI.

martedì 10 giugno 2008

«Puntiamo sui bovini da carne»

La principale fonte di sostentamento degli allevatori ionici restano i bovini da latte ma, il crescente interesse dei consumatori verso le produzioni locali di carni, trovare dal macellaio la carne di podolica o gli ovi caprini locali potrebbe diventare più facile.
E’ un segnale di svolta quello che, ieri mattina, è arrivato dall’assemblea dell’Associazione Provinciale Allevatori (Apa) di Taranto svoltasi a Mottola. Nella relazione del presidente dell’Apa ionica, Vito Paradiso, per la prima volta in oltre mezzo secolo di attività, è stato incluso un punto di discussione riferito al bovino da carne. Come è noto, infatti, noi produciamo solo il 50% del latte e della carne che consumiamo ma - finora - sul versante delle carni locali la risposta dei produttori non era stata particolarmente incisiva.
Anche era e resta complementare all’allevamento del bovino da latte, quello da carne è ormai considerato da non trascurare in prospettiva per i possibili ritorni commerciali. L’Apa di Taranto sta avviando, come previsto dal programma dell’associazione nazionale bovini da carne, concrete azioni di tutela e valorizzazione della razza podolica e delle carni locali. «E’ in corso una attività volta alla definizione delle linee di purezza, con prelievi del crine, mirati alla definizione del Dna del bestiame allevato, con una particolare attenzione giustificata anche dalle sempre maggiori sollecitazioni che ci pervengono dal mercato per le carni nostrane. Di recente - sottolinea il direttore Apa Taranto, Giovanni Cappiello - abbiamo avviato contatti tra macellai e allevatori al fine di garantire al consumatore tarantino una linea di prodotti di nicchia, rappresentati dalle carni provenienti dai nostri allevamenti di quella razza podolica che più si identifica con il nostro territorio».
Al termine dell’assemblea si è provveduto al rinnovo delle cariche sociali. Sono stati riconfermati nel comitato direttivo dell’Apa di Taranto Vito Paradiso (Laterza), Giovanni Boccardi (Mottola), Pietro Vozza (Laterza), Francesco De Luca (Mottola), Rocco Di Natale (Castellaneta), Angelo Greco (Martina Franca), Nicola Lacitignola (Mottola), e nuovo eletto Giovanni Legrottaglie (Mottola), Michele Nardelli (Massafra), Donato Nuzzi (Laterza), Antonio Tagliente (Martina). Nel collegio sindacale accanto a Francesco Passeri è entrato Carmine Palma.
La Gazzetta Del Mezzogiorno

giovedì 8 maggio 2008

Paolo Giannico propone "La spesa a chilometro zero"

Il farmers market compie tre anni: gli agricoltori vendono i prodotti direttamente, i consumatori trovano qualità e risparmio. Così ci guadagnano tutti e in mezza Italia “copiano” il modello Taranto

Quando è cominciato tutto, tre anni fa, sembrava un’americanata. In realtà il farmers market lo è, ma solo nel senso che l’idea della vendita diretta di prodotti agricoli è a stelle e strisce da almeno trent’anni e la declinazione tarantina è una rivisitazione adeguata ai tempi moderni.Il primo farmers market d’Italia, ma chi lo ha fondato preferisce definirlo “mercato degli agricoltori”, ha aperto i battenti esattamente il 12 maggio 2005; un po’ per sfida un po’ per rispondere ad un’esigenza sempre più sentita: fare la spesa sì, ma comprando prodotti di qualità e a prezzi competitivi. Rigorosamente in chiave locale.Così nel cuore di Taranto, in corso Umberto 121, tre anni fa è partito un pionieristico esperimento di vendita fatta direttamente dal produttore al consumatore, cioè senza (costosi) passaggi intermedi.
Il vicepresidente della Coldiretti laertina Paolo Giannico, uno di quelli che ci ha creduto
assieme a Paolo Nigro e Giuseppe Scagliola (i vertici provinciali di Coldiretti, dove oggi siede Francesco Carbone), ha una sola parola per dire com’è andata la scommessa: «Un successo». Che, oggi, conta pure 12 dipendenti.Prima del “boom”, però, ci sono stati quattro anni di gavetta. «Tutto è cominciato con Campagna Amica – dice Giannico, che in azienda ha tutta la famiglia –, vendendo prodotti tipici e facendoli assaggiare a due passi da Piazza Immacolata, ma era un appuntamento occasionale, sotto le feste. L’idea di fare il grande salto ci è venuta quando la gente ha cominciato a chiedere: “E adesso dove veniamo a trovarvi?”».
Detto, fatto. Il farmers market è nato così; una novità capace di cambiare le abitudini di acquisto, ma anche i ritmi di produzione, visto che, ad esempio, per trovare la ricotta calda o le mozzarelle alle otto e mezza di mattina le mucche vanno munte alle 3 di notte. E l’acquirente, di contro, trova tutto quello che gli serve concentrato nello stesso posto. E’ il modello della spesa a chilometro zero, un freno rispetto ai prezzi galoppanti, ma anche la risposta tutta locale ai “pirati dell’agroalimentare”.Basta fare un giro tra i banconi per “ritrovarsi” nelle aziende di Laterza (pane, latticini e ortofrutta), passare per Martina Franca (salumi, pasta fresca e mele), fare un salto a Statte (olio e conserve di pomodoro), curiosare per Castellaneta e Foggia (conserve, salse e miele) e fare una capatina a Manduria (olio e sott’oli). In tutto una quindicina di aziende agricole con i loro banconi e le casse, simboli della filiera lunga che va in soffitta. Addio intermediatori, trasportatori, confezionatori e trasformatori. E, ovviamente, relativi costi. «Quel margine di guadagno in più – dice Giannico – lo dividiamo a metà, tra noi e i consumatori». Con soddisfazione e vantaggi reciproci.Soprattutto in tempi in cui ai picchi dei prezzi corrisponde un crollo dei consumi per i generi di prima necessità, pane e pasta su tutti. Nei primi tre mesi del 2008 - dicono le statistiche più recenti - c’è stato un calo, rispettivamente, del 3,5 e del 1,8 per cento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Mentre i prezzi al dettaglio hanno proseguito la loro corsa: più 18,6 per cento per la pasta e 13,1 per cento per il pane nei confronti del primo trimestre del 2007.Nel mercato degli agricoltori, invece, il panorama cambia: «Il consumatore - conferma Giannico - viene da noi perchè trova mediamente un risparmio del 20 per cento. Le mozzarelle, ad esempio, costano un euro meno di quelle dei caseifici baresi e sono fresche di giornata e senza additivi». E poi ci sono le offerte a metà mese su prodotti specifici: un modo per combattere l’effetto «quarta settimana». «E a noi conviene stare assieme - aggiunge Giannico - perchè abbattiamo i costi di gestione o del fitto dei locali».Certo, la novità del farmer non è stata presa bene da tutti: «All’inizio fioccavano le multe per i parcheggi in doppia fila». Poi è arrivata la “salvezza”: «Una fermata del bus. La gente viene, fa la spesa e riparte». E, a quanto pare, anche gli altri commercianti si sono adeguati: «Hanno abbassato i prezzi per essere competitivi: è così quando la concorrenza funziona. Anzi, qualcuno vien pure a comprare da noi...». Potenza del rapporto qualità-prezzo.Insomma, quella del farmers market è la storia di un’idea vincente. Che Giannico vorrebbe contagiasse un po’ tutti i comuni (una legge targata Coldiretti-De Castro lo permette), ma che nel frattempo è stata già copiata nella vicina Bari ed è stata studiata dagli emissari delle regioni Toscana, Sardegna e Trentino. Per una volta, almeno, il modello che funziona siamo noi.»
da Corriere del Giorno di Massimo D’Onofrio

mercoledì 30 aprile 2008

Dare il giusto reddito agli agricoltori

Lettera inviata e pubblicata nella rubrica del Corriere della Sera curata da Beppe Severgnini

Carissimo Beppe ti scrivo in risposta alla lettera di Domenico Polidoro (“Ue, energia e le sovvenzioni all’agricoltura”) apparsa su “Italians” del 2 aprile. Sono figlio di un coltivatore, ma ho abbandonato l’impresa paterna poiché non c'era reddito. Avrei tanto voluto convertirla all’agricoltura industriale, l'ecologia e il bio-diesel mi affascinano dalle scuole medie.
L'impatto di questi aiuti che si vorrebbero giustamente eliminare è molto minore di quello che si crede nella vita economico-finanziaria dell’impresa. Spesso è una partita di giro che si conclude a vantaggio della UE che obbliga ad esempio a comprare il grano cartellinato, impedendo di seminare il proprio se si vuole la c.d. integrazione. Quella del 2007, l'integrazione intendo non è stata ancora pagata ad esempio, colgo l’occasione per denunciarlo. Per una azienda intorno ai dieci ettari ammonta mediamente alla mitica somma di €1300, includendo il premio per grano ed olio. Una miseria, solo la potatura degli alberi d’olivo vale quei soldi. Chi ci guadagna sono i tanti che hanno imbrogliato sulle carte, via via scoperti dalla UE e dalla Guardia di Finanzia e le varie multinazionali cui questo assetto della agricoltura mondiale fa comodo. Le sementi e quindi lo stesso grano cartellinato sono da loro gestite. I contributi dell'UE sono dati per impedire che l'agricoltura europea sparisca per la competitività giustamente maggiore dei paesi sottosviluppati, creando così una dipendenza alimentare. La politica italiana in Europa non è stata capace di difendere le nostre produzioni, consentendo percentuali sempre più alte di ingredienti artificiali ed extraeuropei nei nostri alimenti. Ora immagini una dipendenza alimentare dall'estero dopo quella del petrolio... E' quello che accadrà se non ci si decide a dare il giusto reddito agli agricoltori, quelli veri e a controllare la filiera. Quei 30 centesimi al giorno, 109 euro annui quindi, mi dispiace dirtelo sono anche pochi. Chi lavora onestamente la terra e credimi è dura, peraltro con una burocrazia asfissiante, gradirebbe, lo dice mio padre, che gli aiuti fossero aboliti. Ma chi coltiverebbe la terra allora? Io faccio l'addetto stampa, la funzione dei miei articoli credo sia importante perché c'è qualcuno che mi paga per farla. Ma ha un difetto: non si può mangiare.

Nicola Natale

giovedì 24 aprile 2008

Decolla la Dieta Mediterranea

Decolla il progetto di Candidatura della Dieta Mediterranea a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco e i rappresentanti dei Paesi si incontrano per porre le basi di un impegno che rafforza gli intenti comuni. L’obiettivo è consegnare il dossier, a sostegno della candidatura, entro il mese di agosto.
Il progetto della candidatura della Dieta Mediterranea a Patrimonio dell’Unesco è nato nel febbraio 2007, nell’ambito del vertice Italo – Spagnolo di Ibiza (Spagna) con il preciso scopo di difendere la qualità e la competitività delle rispettive produzioni agroalimentari. Oggi, presso la Sala Verde del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, i rappresentanti istituzionali di Spagna, Italia, Grecia e Marocco, si sono riuniti e hanno sottoscritto la ‘Dichiarazione di cooperazione’ che sottolinea le ragioni di un impegno comune per preservare e conferire continuità ad un patrimonio unico e straordinario. Con questo documento viene riconosciuta la caratteristica transnazionale del progetto e l’esistenza di un nucleo di redazione costituito dai quattro Paesi.Viene inoltre ribadito che si tratta di una candidatura aperta, con invito a tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo ad aderire al progetto.


I rappresentanti hanno concordato inoltre sulla necessità di stimolare i lavori nei rispettivi Paesi per garantire l’adeguata preparazione del progetto di candidatura; di cooperare e scambiare esperienze; di invitare e coinvolgere in un’adesione il più ampia possibile gli altri Paesi. Perfetta concordanza di vedute è stata espressa anche a proposito dell’individuazione di strategie per attivare la diffusione, la conoscenza, la promozione dell’iniziativa.

venerdì 11 aprile 2008

ANCHE UN’AGRICOLTURA MODERNA SI PUO’ FARE…

Noi del PD di Laterza, amiamo andare sempre in controtendenza, qualche tempo fa, in un convegno abbiamo osato parlare delle cose buone della politica, questa sera, parliamo di vittoria e sviluppo, legando questi concetti al mondo dell’agricoltura.
E’ vero, ultimamente in Italia, dal mondo agricolo arrivano quasi sempre notizie non positive, imprese agricole in forte difficoltà, costi in continuo aumento, dal prezzo del gasolio a quello dei concimi e dei mangimi, ed una burocrazia sempre più complicata e stressante che sottrae energia al lavoro nei campi, tutti elementi che si riflettono negativamente sul reddito degli agricoltori e sono di forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con una incidenza notevolmente negativa sull’occupazione e sulla competitività.

Questa sera, grazie anche alla presenza del Ministro De Castro, vogliamo rimarcare la necessità di una nuova attenzione politica al settore agricolo ed in particolar modo al suo sviluppo. Come più volte ha sottolineato Veltroni, “far crescere l’agricoltura è una scelta strategica per il paese, dobbiamo cominciare a pensare che per la modernità, l’agricoltura è un fattore essenziale.” Per noi del Pd, è necessario rivalutare l’importanza produttiva dell’agricoltura italiana, che deve diventare un punto di forza del nostro Paese, per questo è necessario:

  1. Spostare più risorse comunitarie dagli aiuti diretti al mercato, verso le Politiche di Sviluppo rurale, in coerenza con lo spirito della Politica Agricola Comune, che è stato sostanzialmente tradito nella sua applicazione;
  2. Avviare un intervento coerente ed organico per lo sviluppo delle bioenergie, che dia un quadro di certezze nel lungo periodo, sia per quanto riguarda gli incentivi fiscali, sia per quanto riguarda l'assetto normativo.
  3. Porre un efficace freno al processo di continua erosione delle superfici destinate all'agricoltura da parte di altre tipologie di utilizzo.
Anche un’agricoltura più moderna, si può fare…

Wanda Pucci
Delegata Provinciale PD Laterza