martedì 3 marzo 2009

IL CONTRASTO ALL'EVASIONE? SINTETICO

La Finanziaria estiva (decreto legge 11/02/2009) e i provvedimenti che l’hanno seguita hanno messo in luce in modo molto evidente quale sia la strategia del governo e dell’amministrazione finanziaria, nei confronti dell’evasione fiscale.
È stata ben sintetizzata dalla Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, che ha “manifestato grande apprezzamento per gli sforzi dell’Agenzia delle Entrate in materia di lotta all’evasione e nella predisposizione di modelli d’accertamento non invasivi nei confronti delle piccole e medie imprese, che sono, invece, diretti a contrastare l’evasione fiscale dei soggetti che presentano elevati indici di capacità contributiva (tutoraggio delle grandi imprese e accertamento sintetico)”.
Ma in cosa consiste, più in dettaglio, questa strategia?


LASCIARE IN PACE I LAVORATORI AUTONOMI E LE PICCOLE-MEDIE IMPRESE

La volontà di distogliere l’attenzione dai lavoratori autonomi, dai professionisti e dalle piccole e medie imprese, che pure sono indicati da tutti gli studi sul tema come i soggetti a cui è imputabile la fetta di gran lunga più rilevante dell’evasione nel nostro paese, ha preso le forme di una esplicita inversione di rotta rispetto all’azione intrapresa dal governo precedente. Si è infatti proceduto a un sistematico smantellamento, presentato come “semplificazione”, di un insieme di strumenti, in parte non ancora operativi, introdotti nella legislatura precedente, che potevano permettere all’amministrazione finanziaria di ottenere, per via telematica, informazioni utili ai fini del contrasto all’evasione. È stato soppresso l’obbligo di allegare alla dichiarazione Iva gli elenchi clienti/fornitori, che pure, come sostenuto dalla Corte dei Conti, “in ragione dell’ormai generalizzata informatizzazione nella tenuta delle contabilità, non avrebbe provocato particolari complicazioni gestionali ed oneri aggiuntivi ai contribuenti”. Sono state abolite le limitazioni nell’uso di contanti e di assegni; la tracciabilità dei pagamenti e la tenuta da parte dei professionisti di conti correnti dedicati. È stato soppresso l’obbligo di comunicazione preventiva per compensare crediti di imposta superiori ai 10mila euro. Eppure si trattava di uno strumento importante: l’istituto della compensazione ha reso possibile recuperare con molta facilità eventuali crediti Iva, come è giusto avvenga in un paese civile. Allo stesso tempo, però, la forte dinamica delle compensazioni Iva richiede un attento monitoraggio, in quanto i più importanti meccanismi di frode fiscale, ad esempio le cosiddette frodi carosello, consistono nel rendere possibile la detrazione dell’imposta all’acquirente (che vanta quindi un credito), pure a fronte di un’Iva non versata dal venditore. È stata significativamente ridimensionata la solidarietà in materia di versamento di contributi e ritenute tra committente, appaltatore e subappaltatore. Viene in particolare meno la corresponsabilità del committente per quanto riguarda gli adempimenti fiscali relativi alle prestazioni lavorative che riguardano l'oggetto del contratto. La responsabilizzazione di un soggetto terzo, il committente appunto, poteva invece rendere più difficoltosi eventuali accordi elusivi tra appaltatore e subappaltatore.
Un ammiccamento nei confronti dei “piccoli” viene anche sul fronte degli studi di settore: è stato previsto l’obbligo della loro pubblicazione entro il 30 settembre dell’anno a cui devono applicarsi, invece che entro il 31 marzo dell’anno successivo. In questo modo, il contribuente è sempre in grado di conoscere in corso d’opera quali sono le aspettative del fisco nei sui confronti e di adeguarvisi. Peccato però che il nostro sistema fiscale non richieda al contribuente di adeguarsi agli studi di settore, che sono solo uno strumento di controllo, ma di dichiarare correttamente il proprio reddito effettivo.
Un ulteriore trattamento di favore viene riservato alle imprese dei distretti industriali alle quali, rispolverando una vecchia normativa mai attuata, viene consentita la possibilità di effettuare un concordato preventivo triennale (cioè di concordare, in anticipo, per tre anni, le imposte dovute) anche per i tributi locali, specificando che “in caso di osservanza del concordato i controlli sono eseguiti unicamente a scopo di monitoraggio”.

ALLA RICERCA DEI GRANDI EVASORI

La seconda parte della strategia del governo mira a recuperare gettito sottoponendo a controllo soggetti che potrebbero essere grandi evasori.
Curiosamente, questa parte della strategia non si appoggia su vere e proprie innovazioni normative, ma sull’insolita approvazione per legge di linee guida per l’azione di accertamento che sono generalmente fornite per via amministrativa.
L’attenzione è rivolta principalmente alle persone fisiche diverse da impresa. Si prevede un piano straordinario triennale di controllo attraverso un massiccio ricorso a strumenti di accertamento sintetico, peraltro già in uso. Consistono, ad esempio, nell’incrociare informazioni su diversi indici di capacità di spesa - possesso di auto di lusso, immobili, imbarcazioni, eccetera - con i redditi dichiarati. Oppure nel confrontare sempre con i redditi dichiarati gli “incrementi patrimoniali” che risultano da atti di registro. L’uso di questi strumenti sarà principalmente rivolto a soggetti che non abbiano dichiarato nessun debito di imposta e che si configurino quindi come possibili evasori totali.
Saranno poi oggetto di particolare attenzione i soggetti che spostano fittiziamente la propria residenza all’estero (uno, cento, mille Valentino Rossi?) In entrambi i casi si intende far leva sulla compartecipazione dei comuni all’attività di accertamento. Ma anche questa è già prevista, in questi come in altri settori dell’attività di contrasto all’evasione, dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 3 dicembre 2007, in attuazione dei disposti di cui all’articolo 1 del decreto legge n. 203/2005.
Il decreto anticrisi (185/2008) volge l’attenzione anche sulle grandi imprese, con volume d’affari superiore a 300 milioni di euro, fino a scendere, progressivamente a 100 milioni di euro entro il 2011, disponendo che siano sottoposte a un controllo sostanziale “di norma” annuale. Il controllo non potrà coinvolgere tutte queste imprese, ma sarà attuato in modo selettivo, si dice, sulla base di specifiche analisi di rischio. Saranno sottoposte a “tutoraggio”: una vigilanza costante, finalizzata a garantire la compliance.

PIÙ CONSENSO E PIÙ GETTITO. DA SPENDERE

La funzione delle norme richiamate, molte delle quali non aggiungono granché alla normativa preesistente, è duplice. In primo luogo, sul piano politico, del consenso, si rende esplicito un patto di non belligeranza nei confronti dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese.
In secondo luogo, disciplinando per legge le nuove linee d’azione dell’amministrazione finanziaria, è possibile quantificare, nelle relazioni tecniche, le entrate attese dagli accertamenti e dalle riscossioni ad esse imputabili e utilizzarle a copertura di altri provvedimenti di minori entrate o maggiori spese. Si tratta, però, di previsioni che andrebbero sempre fatte con molta cautela, in quanto difficilmente definibili ex ante e verificabili ex post. Particolarmente discutibile è l’iniziativa fatta propria dal decreto anticrisi: quantificare, anche il maggior gettito imputabile all’effetto deterrenza delle azioni di tutoraggio nei confronti delle grandi imprese e il conseguente aumento degli adempimenti spontanei da parte dei contribuenti.

INTANTO L’EVASIONE RIPRENDE QUOTA

Mentre è ancora presto per valutare gli effetti di gettito dell’attività rivolta ai grandi evasori, primi segnali di una riduzione della tax compliance da parte dei piccoli e medi contribuenti sembrano emergere dai dati sulle entrate tributarie relative ai primi dieci mesi del 2008. Particolarmente indicativo è l’andamento del gettito Iva sugli scambi interni, che è risultato decrescente, pure a fronte di un aumento dei consumi e delle vendite al dettaglio cui l’imposta si applica, con un’accentuazione nei mesi da luglio a ottobre. Questo andamento si ripercuoterà inevitabilmente anche sulle entrate relative all’Irap e alle imposte sui redditi del 2009, e troverà maggior forza nella consapevolezza che l’evasione è un’attività sempre meno rischiosa: non solo perché è minore la probabilità di essere scoperti, ma anche perché nel disgraziato caso in cui ciò avvenga, le sanzioni sono state dimezzate. Ma a questo tema dedicheremo un altro approfondimento.


Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra 25.02.2009

www.lavoce.info


lunedì 2 marzo 2009

Perdere il Lavoro

IL LAVORO va a pezzi. Ogni giorno di più. Tanto da farlo divenire la vera emergenza italiana. A dicembre 2008, dice l'Istat, l'occupazione nelle grandi imprese, quelle con più di 500 addetti, è scesa di quasi un punto percentuale rispetto al 2007. Nello stesso mese, per ogni mille ore lavorate, 28,4 ore sono state di cassa integrazione. Un ricorso che nel 2008, in media, è cresciuto di 2,8 ore (per ogni mille lavorate) rispetto all'anno scorso. Sempre più persone sono costrette a vivere con pochissimo. Una situazione che si fa sempre più difficile. Pochi giorni fa, a Pomigliano d'Arco migliaia di persone hanno manifestato insieme agli operai da mesi in cassa integrazione a 750 euro al mese.

Gli annunci e i destini. Tra settembre 2008 e febbraio 2009, secondo l'European Restructuring Monitor, in Italia sono stati annunciati tagli al personale per quasi ventimila posti. Dentro queste cifre, ci sono i destini di uomini e donne. Ci sono storie che rischiano di vedere interrotto il loro svolgersi quotidiano. Ci sono le migliaia di dipendenti di Alitalia-Cai, i 1.800 addetti di Eutelia e i 600 di Indesit dello stabilimento di None nel piemontese. Ma la crisi non colpisce solo le grandi imprese. L'onda spinge anche sulle piccole e le medie aziende. Nell'ultimo scorcio dell'anno, dice Unioncamere, i principali indicatori congiunturali per l'intero aggregato delle piccole realtà produttive sono tutti in rosso: la produzione è scesa del 6,4 per cento, il fatturato del 5,3 per cento e gli ordinativi del 7,2 per cento.

L'impiego e la paura. In questo momento esatto, secondo l'indagine realizzata da Robert Half International, azienda di servizi per le imprese nell'ambito della risorse umane, un italiano su due teme che l'urto della crisi possa arrivare ad infrangere il fragile castello del proprio impiego. Sono soprattutto le donne e gli under 40 a sentire la situazione appesa ad un filo. Il 61 per cento delle lavoratrici si dice insicura, contro la media del 37 per cento dei loro colleghi uomini. Le ragioni sono riconducibili alla natura precaria del legame contrattuale che spesso caratterizza queste due categorie. "I lavoratori under 40 e le donne - spiega Carlo Caporale, senior manager di Robert Half International - sono frequentemente assunti con contratti a termine. Ovvero quei contratti che, specialmente in momenti di incertezza economica, rischiano di non essere rinnovati alla scadenza". I 3 milioni di precari sul filo. Nel settore dell'edilizia, avvertono i sindacati, nel 2009 rischiano di esserci 250 mila occupati in meno. Nel settore chimico, Filcem-Cgil, sono 20 mila i posti in bilico. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, in occasione dell'incontro a Palazzo Chigi sulla crisi dell'auto, ha detto che il calo di ordinativi, se confermato, può provocare la perdita di 300 mila posti. Mario Draghi, il governatore di Bankitalia, in occasione del congresso del Forex davanti a banchieri e operatori finanziari, ha avvertito che il peggio deve ancora arrivare. A rischio, ha detto Draghi, sono in particolare "le fasce deboli e meno protette, i lavoratori precari, i giovani, le famiglie a basso reddito". Tre milioni di lavoratori a termine, interinali e a progetto. Tre milioni di persone con un contratto che scadrà, al massimo, entro l'anno. Secondo l'Ente bilaterale nazionale per il lavoro temporaneo, nel corso del 2009, ci saranno tra i 40 e i 75 mila posti di lavoro interinali in meno. Tutti coinvolti. La crisi tocca chi non ha avuto nulla a che fare con la bolla finanziaria e quella fitta rete di speculazioni che poggiava su basi fragilissime. La rabbia, il disagio e la frustrazione sono forti. Ci sono operai, impiegati d'ufficio, giovani architetti e professionisti del web. Commesse di magazzino e addetti di call center. Ma anche manager e tecnici ad alta professionalità. Rispetto a un anno fa, secondo l'indagine di Robert Half, la proporzione di chi si sente meno sicuro del proprio impiego è molto elevata quale che sia la posizione ricoperta in azienda. Ha paura il 49% degli "operativi" e il 47% di chi svolge mansioni manageriali. Le ripercussioni di questo stato delle cose ricadono anche sulle attività di ogni giorno. Per Caporale "il clima di incertezza diffuso rischia di danneggiare e compromettere la capacità dei lavoratori di reagire e di cogliere prontamente tutte le opportunità che gli si presentano. Per le aziende il rischio è quello di dovere fare i conti con una struttura indebolita e poco reattiva che dovrebbe, al contrario, essere pronta a reagire soprattutto nel momento in cui il mercato si riprenderà". Paragone internazionale. Se si fa un confronto tra nazioni, secondo gli autori della ricerca, gli italiani si ritrovano tra quelli che sentono il proprio impiego più a rischio. Nella classifica si ritrovano subito dopo i giapponesi (ha timore, pure se in gradi diversi, il 63 per cento) e gli irlandesi (il 62 per cento) e insieme agli inglesi e ai lavoratori di Singapore e Hong Kong (vedi tabella). Gli stessi valori si riscontrano quando ai lavoratori si chiede se la crisi globale, nell'ultimo anno, ha colpito, e in che modo, la crescita dell'impresa in cui lavora. A sentire di più gli effetti negativi, anche qui, sono soprattutto irlandesi, giapponesi, italiani, spagnoli e lavoratori del Regno Unito (vedi tabella).


Le storie delle persone e gli strumenti del governo. Il lavoro è tra le vere emergenze del sistema Italia. Per questo sembra necessario che siano per prime le persone a raccontare le loro storie. A dire cosa sta accadendo nelle loro imprese. Cosa sta accadendo al loro impiego e alle loro vite. E cosa pensano sia necessario che il governo faccia per loro. Perché il posto di lavoro e le persone contano più di ogni cosa. Perché senza l'impiego, ciascuno di noi perde, oltre che la fonte di reddito, il legame con la società, con l'identificazione e con il senso delle proprie azioni.


RACCONTA LA TUA STORIA

LEGGI LE STORIE

SEGNALAZIONI:


03-03-2009 Pierluigi Bersani
Bersani: pensioni? Prima di toccarle meglio intervenire sull'evasione
Corriere della Sera Enrico Marro


03-03-2009 Enrico Letta
«L'assegno è da 10 miliardi. E otto il governo ce l'ha già»
Il Riformista Antonio Polito


02-03-2009 Enrico Letta
"Facciamo pagare i più ricchi"
"Ma prima di tutto Palazzo Chigi ci porti la riforma delle pensioni"
La Stampa Alessandro Barbera


02-03-2009 Jean Leonard Touadi
Quattro risposte da
L'Unità Marco Bucciantini


01-03-2009 Piero Fassino
«Basta con le doppie verità di Berlusconi»
«Accanto a chi soffre per la crisi»
Il Giornale di Sicilia Giacinto Pipitone

giovedì 26 febbraio 2009

Quei mille capannoni vuoti ecco la nostra arma al Nord

I giovani del Pd/3. Martina, 30 anni, segretario regionale della Lombardia:"Nel cuore berlusconiano e leghista si vedono crepe, rilanciamo il valore del lavoro

"Bisogna ricominciare dai capannoni". Quali capannoni? "Quelli costruiti con la legge Tremonti nel Nord Est, una marea di capannoni che va da Novara a Mestre. Tutti vuoti, o quasi. Hanno devastato l'ambiente senza creare ricchezza. E' un monumento all'incapacità del berlusconismo di governare l'economia".

Maurizio Martina, bergamasco, trent'anni, un nome per i prossimi decenni. Una carriera lampo. Segretario bergamasco e poi lombardo dei ds, eletto responsabile lombardo del Pd con un plebiscito (78 per cento) alle primarie di ottobre. Ora è il più giovane della squadra chiamata da Franceschini a rilanciare il partito.

Martina, la sua ascesa non è la più clamorosa smentita all'idea che il centrosinistra sia chiuso ai giovani?
"Forse, ma diciamo la verità. E' più facile avanzare nel vuoto. La Lombardia era ed è considerata dai dirigenti romani una terra di missione. E' difficile trovare candidati alla sconfitta certa".

Ma un partito rassegnato alla sconfitta nella regione di gran lunga più ricca e popolosa d'Italia, che futuro ha?
"Nessuno. Infatti da lì occorre ricominciare, dal Nord".

Un anno fa ha detto che il Pd lombardo puntava a vincere le regionali del 2010. Lo ripeterebbe oggi, nel mezzo del disastro, coi sondaggi al minimo storico?
"Sì, lo ripeto. Nel cuore dell'egemonia berlusconiana e leghista si cominciano a vedere le crepe. Finora loro reggono perché siamo mancati noi, l'opposizione. Ma bisogna fare in fretta. In giugno in Lombardia si vota in due terzi dei comuni".

Secondo i sondaggi, rischiate di essere spazzati via da tutte le città del Nord, a cominciare dalla sua Bergamo, Pavia, Lodi, Cremona, la Provincia di Milano. Da dove prende il suo ottimismo?
"Secondo i sondaggi, Obama non doveva neppure fare le primarie. Questa crisi non è passeggera, come vogliono far credere Berlusconi e Tremonti. Sarà lunga, dura e porterà grandi mutamenti sociali e politici. Non possiamo dire oggi quale sarà il clima del Paese fra tre mesi, non parliamo poi da qui al 2013, quando ci saranno le politiche".

Era anche l'idea di Veltroni, poi si è dimesso.
"Veltroni ha avuto il merito di capire che la questione centrale era la sfida sulla modernità. Sempre e comunque il centrosinistra in questi anni, anche quando ha vinto, è stato percepito come più conservatore dell'avversario. Era Berlusconi il nuovo".

E non è più così? Berlusconi ha smesso di sembrare nuovo?
"Guardi, nel Nord gli imprenditori, di fronte alla crisi, cominciano a capire che le ricette facili di Berlusconi e Tremonti sono scenari di cartapesta, vuoti come quei capannoni. Il bluff dei dazi doganali, l'ideologia leghista del Nord trasformato in fortezza, lo stesso antieuropeismo della destra entrano in conflitto con gli interessi materiali di un territorio che al contrario ha disperato bisogno di tornare a esportare, d'integrarsi sempre di più col resto d'Europa e del mondo".

Non sarà invece che si pensa soltanto a fare i danè, a evadere le tasse col nero e a tenere sotto schiaffo gli immigrati, che così non chiedono l'aumento?
"Mica tutti, mica tutti. Ci sono tanti imprenditori nella bergamasca che sono più a sinistra degli operai. Artigiani e operai che potrebbero vendere domattina e ritirarsi con una montagna di soldi e invece vanno avanti. Non è per soldi, ma per la voglia di fare. La ricchezza è il valore unico della destra, ma il lavoro dovrebbe tornare a essere il nostro valore. Ne guadagneremmo di voti".

Qual è secondo lei l'errore più grave del centrosinistra nel Nord?
"L'ossessione dell'identità. Questo parlarsi addosso e contro, ex democristiani ed ex comunisti. Ma come, Berlusconi è stato tanto bravo a far dimenticare di essere stato ex qualsiasi cosa, dai socialisti alla P2, e noi qui a menarcela con le eredità del passato, invece di studiare il futuro".

E i possibili punti di forza?
"Non c'è dubbio che abbiamo amministrato meglio. Bergamo, Brescia sono diventati modelli di autentico riformismo. Per trovare il riformismo non è che bisogna andare in pellegrinaggio da Blair o da Obama o su Marte, basta considerare quello che i sindaci di centrosinistra hanno saputo realizzare. E magari confrontarlo con il disastro della Moratti a Milano".

I milanesi si lamentano dell'immobilismo della Moratti. Ma intanto quali alternative avete offerto voi?
"Sono d'accordo. Abbiamo parlato d'altro. Bisogna fare opposizione sulle cose. L'Expo era un'occasione e la destra la sta buttando alle ortiche, sono lì a litigare per le poltrone nel consiglio d'amministrazione fra Lega, An e Forza Italia. La vicenda di Malpensa è stato un altro fallimento della destra nei fatti. Non a caso sarà da Malpensa che Franceschini comincerà venerdì a girare l'Italia".

Qual è la prima proposta che farà al nuovo segretario?
"Un esperimento. Proviamo per due mesi a non rispondere a nessuna delle provocazioni di Berlusconi e a parlare di un solo tema, uno solo, la crisi economica".

(26 febbraio 2009)
Curzio Maltese
La Repubblica

La scossa del Partito Democratico

IL SUO slogan potrebbe essere: «Io non sono un autarchico». 
Quarant' anni, quindici trascorsi in giro per l' Europa, Francia, Inghilterra, Balcani, una lunga esperienza a Bruxelles con Oreja, Prodie Barroso, prima di tornare in Italia da parlamentare, nelle liste Pd. Sandro Gozi è stato uno dei più critici della linea Veltroni. «Ma non perché sia prodiano o dalemiano o insomma una di quelle etichette là. Semplicemente perché mi ero stufato di fare favori a Berlusconi e a Di Pietro». 

Che favori ha fatto il Pd a Berlusconi in questi mesi? 
«Uno grandissimo. Aiutarlo a rimuovere la vera questione, la crisi economica. Berlusconi e le sue tv sono stati abilissimi nell' inventarsi un' emergenza al giorno. I clandestini, gli stupri, le intercettazioni, il testamento biologico. Tutte questioni importanti, per carità. Ma la vera priorità, la crisi, in questo modo è stata cancellata. E noi l' abbiamo inseguito sulla sua falsa agenda». E' passato il messaggio che l' Italia è in qualche modo più al riparo dalla crisi degli altri paesi occidentali. Addirittura all' estero ci invidiano Tremonti. «Siamo riusciti a regalare a Tremonti la fama di gigante del pensiero economico. Grottesco. E' stato ed è un ministro disastroso, a tratti dilettantesco. I suoi libri sono un impasto di vecchi motivi riciclati, come certe canzoni di Sanremo. Viaggia in ritardo perenne. Nel 2003, quando occorreva essere rigorosi, fece saltare i patti di stabilità. Ora che bisognerebbe essere più elastici davanti alla crisi, riscopre il rigore. Il problema è che l' opposizione non se ne accorge neppure». 

Non c' è stata abbastanza attenzione per l' economia nei vertici del Pd? 
«Non c' è attenzione per la realtà. E non c' è competenza. Si orecchiano le mode mediatiche, su tutti gli argomenti. Non si studianoi problemi, le polemiche sono superficiali, nominalistiche». Diranno che è la solita tirata del tecnico contro il politico. «I capibastone vanno avanti su queste dicotomie d' altri tempi. Tecnici e politici, politica e società civile. Fesserie di cui si discute ormai soltanto in Italia. La verità è che nessuno di loro mette mai il naso fuori dall' orticello dell' identità di corrente». Ora va molto il conflitto generazionale, vecchi contro giovani. Si pensa alle quote giovanili, oltre a quelle rosa. «Guardi io vorrei proporre la quota grigia, per gli anziani. Si stabilisce che per statuto gli ultracinquantenni con più di due mandati hanno diritto al 20 per cento dei posti. Che è più o meno quanto accade di fatto negli altri partiti riformisti d' Europa». 

Buona idea. Si potrebbe cominciare dalle liste europee? 
«Quello è il test vero della segreteria di Franceschini. Ha detto che vuole cambiare e io gli ho creduto. Facciamo una rivoluzione. Alle europee, invece dei soliti ripescati, proviamo a candidare gente competente, che magari conosce anche qualche lingua. Non l' ha mai fatto nessuno, né a destra né a sinistra. Col risultato che in Europa contiamo sempre meno. Secondo me gli elettori del centrosinistra ci premierebbero. Certo, finora i nomi che si sentono vanno nella direzione opposta». 

Infatti gli elettori del centrosinistra premiano Di Pietro. Perché? 
«Merito nostro. Mai una scelta netta, un' idea chiara, una parola comprensibile. Ma se tornassimo a fare il nostro mestiere, Di Pietro sparirebbe in pochi mesi». 

Ne è proprio sicuro? 
«Sì. E' un Berlusconi rovesciato. Guida un partito personale, è un demagogo, non c' entra nulla con la storia della sinistra, non solo italiana. Non c' entra nulla con nessuna forza riformista presente in Europa. I nostri elettori lo votano per disperazione, non certo per convinzione». 

Però Di Pietro è anche l' unico che ancora parla di conflitto d' interessi, dell' anticostituzionalità delle leggi sulla giustizia, delle continue interferenze del Vaticano. E' soltanto giustizialismo, estremismo, populismo? 
«Per nulla. Aver lasciato cadere il conflitto d' interessi è stato un altro errore. Alla fine, perché abbiamo perso in Sardegna, col miglior candidato possibile? Perché Berlusconi ha usato, e bene, le sue tv nazionali contro Soru. Del caso Mills si è parlato nei telegiornali francesi e tedeschi più che in quelli italiani. L' Europa ci guarda con preoccupazione, e tanta. Quanto al tema delle ingerenze della Chiesa, stiamo andando anche lì serenamente verso una deriva autarchica, incomprensibile oltre Chiasso. Ma anche di qua dal confine. In fondo il 70 per cento degli italiani, nel caso Englaro, si è pronunciato contro la visione delle gerarchie ecclesiastiche. Peccato, ancora una volta, non essersene accorti». 

Franceschini ce la farà? 
«Se guarda oltre il fumo dei vertici di leader, scoprirà che il partito è pieno di risorse, di giovani e non giovani che hanno una gran voglia di fare politica, quella vera».

CURZIO MALTESE - Repubblica — 25 febbraio 2009

mercoledì 25 febbraio 2009

COMUNICATO STAMPA di Legambiente Taranto: L’accordo sulla diossina: un primo passo


Dopo le reazioni “a caldo” in merito all’accordo sull’ILVA siglato lo scorso venerdì a Roma, è d’obbligo fare alcune riflessioni sugli scenari che tale accordo apre in merito alla vicenda complessa del rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alla più grande acciaieria d’Europa.

Indubbiamente l’accordo è un compromesso tra posizioni che inizialmente sembravano inconciliabili: da una parte Enti Locali (Regione, Provincia e Comune di Taranto) e Arpa Puglia, che insistevano motivatamente sull’applicabilità della Legge regionale n. 44, la cosiddetta legge antidiossina, dall’altra ILVA e il ministro Prestigiacomo che ventilavano addirittura l’ipotesi di chiusura dello stabilimento siderurgico se la legge fosse stata applicata e minacciavano il ricorso alla Corte Costituzionale per annullare la legge stessa e consentire così a Riva di continuare a produrre con i limiti alle emissioni, ben più ampi, concessi dalla normativa italiana che ancora non ha recepito le indicazioni europee in materia.

L’accordo cancella la minaccia del ricorso alla Corte Costituzionale e, tra l’altro, fa venir meno la supposta relazione tra legge antidiossina e incremento del numero dei cassintegrati nell’azienda siderurgica. Come abbiamo più volte rimarcato, si trattava di un’operazione di falsificazione della realtà: la scelta di Ilva di fare ricorso in modo massiccio alla cassa integrazione è infatti dovuta alla crisi economica internazionale che sta attanagliando praticamente tutti i settori produttivi. Porre in relazione la legge con la chiusura dello stabilimento è stato solo un modo per tentare di dividere il fronte dei cittadini di Taranto e creare allarme; i provvedimenti prescritti dalla legge regionale sono realizzabili: infatti si è trovato l’accordo.

Il compromesso cui si è giunti ci fa “portare a casa” un primo risultato importante: il limite di 2,5 nanogrammi/nmc previsto dalla legge regionale (sia pure con la esplicitazione del già previsto meccanismo di “sottrazione dell’incertezza pari al 35%” che può farlo salire a 3,8 ngr/nmc) deve essere raggiunto dall’azienda entro il 30 giugno prossimo con soli due mesi di dilazione rispetto a quanto previsto dalla legge regionale stessa.

Contestualmente nell’Accordo viene riconosciuto appieno il ruolo dell’ARPA Puglia,che insieme all’ISPRA dovrà monitorare l’azienda con una campagna di controlli, con costi a carico del gestore ma non da lui eseguita, mai effettuata prima per quantità e lunghezza del periodo previsto. Le stesse istituzioni pubbliche avranno il compito di fare una ricognizione delle tecniche di abbattimento utilizzate dagli stabilimenti con caratteristiche simili a quelle dell’Ilva di Taranto, situati in paesi europei ed extraeuropei. L’Ilva, da parte sua, dovrà presentare, entro il 30 dicembre prossimo, uno studio di fattibilità dell’adeguamento dello stabilimento di Taranto al limite di 0,4 ngr/nmc previsto come secondo step dalla Legge regionale e non messo in discussione nell’accordo.

Inutile dire che quest’ultima è la parte più problematica dell’accordo ed è quella sulla quale vigileremo con fermezza. Non accetteremo infatti allungamenti dei termini per il raggiungimento del limite più basso alle emissioni di diossina perché questa città ha già aspettato troppo e sappiamo che i tempi previsti dalla Legge Regionale sono compatibili con la realizzazione delle opere richieste in quanto sono stati studiati e proposti da questa ARPA Puglia alla quale rinnoviamo la nostra assoluta fiducia. Chiederemo inoltre che sia realizzato il campionamento in continuo previsto dalla Legge Regionale che è fondamentale per dare garanzie sull’efficacia dei controlli.

L’accordo segna infine un altro risultato importante: di fatto, quanto in esso stabilito, entra nell’AIA migliorando in maniera sostanziale le prescrizioni che avrebbero potuto essere date se ci si fosse riferiti al ben più permissivo Testo Unico sull’Ambiente (L. 152/2006) e stabilendo così un principio che ci auguriamo valga anche per le ulteriori prescrizioni che l’AIA dovrà contenere e cioè la possibilità che in casi di particolare crisi ambientale quale è indubbiamente quello di Taranto, vengano imposti limiti di emissione molto più rigorosi rispetto a quelli previsti dalle legislazioni nazionale (D.L. 59/2005 che recepisce la normativa europea in materia di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento e, di fatto, regola il rilascio delle A.I.A.) e regionale, anche con “ulteriori disposizioni” rispetto ad esse e miranti a “ridurre al minimo l’inquinamento”.

Fin qui luci ed ombre dell’accordo di venerdì scorso, ma non dobbiamo dimenticare che la procedure per la concessione dell’AIA all’ILVA sono ancora in itinere e riguardano non solo le emissioni di diossina, ma una serie impressionante di questioni che hanno a che fare con la cosiddetta ambientalizzazione della fabbrica: a cominciare dalle emissioni di Idrocarburi Policiclici Aromatici (tra i quali alcuni cancerogeni pericolosissimi) provenienti prevalentemente dalle cokerie, e di polveri sottili rivenienti dai camini e dagli enormi parchi minerali, per proseguire con gli sversamenti in mare di sostanze inquinanti, con gli enormi sprechi di acqua, con le discariche di rifiuti speciali interne all’azienda, con l’indispensabile ammodernamento dei vecchi altiforni, ecc. ecc. Dunque l’accordo è solo un primo passo verso la “modernizzazione” di un impianto obsoleto cui le indispensabili opere di ambientalizzazione non potranno che fare bene rendendolo più efficiente e competitivo.

Per questo motivo ora la nostra attenzione si concentrerà sul secondo passo possibile: le condizioni da porre all’ILVA per il rilascio dell’AIA.

martedì 24 febbraio 2009

"Un errore votare Dario non si sceglie un capo in due ore"

"ABBIAMO arrotolato le nostre bandiere "Primarie subito" e siamo tornati a casa delusi. Diciamo la verità, quella dell'elezione di Franceschini non è stata una bella giornata". Giuseppe Civati, monzese, classe 1975, consigliere regionale lombardo (il più votato del Pd), ha l'aria del "bel fieou", come direbbe Berlusconi, ma con alle spalle un curriculum di ferro. Professore di filosofia e studioso del Rinascimento, colto, simpatico, popolare. Il suo blog è il settimo d'Italia, secondo politico, dopo Di Pietro. Vincitore a sorpresa del sondaggio dell'Espresso sul futuro leader del Pd. "Sono il primo a scherzarci sopra. Il dato significativo di quel sondaggio non era il primo posto, ma l'ultimo: Dario Franceschini".

Cominciamo da lei a impallinare il nuovo capo del Pd?
"Ma no, certo che Franceschini è un'ottima persona. Il metodo però è sbagliatissimo. Ancora una volta, abbiamo fatto il contrario di quanto ci chiedevano gli elettori. E infatti nei sondaggi continua la caduta libera, siamo scesi dal 25 al 23".

Sondaggi, internet. Ma lei insegna Rinascimento o marketing?
"Già. Ho letto che Franceschini e Bersani attaccano chi pretende di far politica coi blog. Pretende? Per la mia generazione è l'unico modo di fare ancora politica. Che dovremmo fare? Andare in sezione? A Milano la sede del Pd non c'è neppure".

Che cosa non la convince nell'elezione di Franceschini?
"Non si elegge un nuovo capo in due ore. Al confronto Obama è Dysneyland. Poi questo rito del rinnovamento sempre annunciato e mai messo in pratica. Il prossimo che dice "o si cambia o si muore" lo picchio".

E se invece Franceschini cambiasse davvero?
"Ne riparliamo fra un mese. Se Bassolino è sempre lì a far danno, allora significa che non è cambiato nulla".

Veltroni ha provato a far dimettere Bassolino.
"E invece s'è dimesso lui. Ha idea di quanti voti ci toglie ogni giorno, da mesi, la vicenda campana? Noi andiamo in giro qui al Nord a sostenere il modello di buona amministrazione del centrosinistra, e la gente ci risponde sempre la stessa cosa: allora a Napoli? Oggi Velardi, assessore di Bassolino, ha definito il grande Roberto De Simone una sciagura. Domanda: è lo stesso Velardi che sul Corriere garantiva per Romeo una settimana prima dell'arresto? Ma perché noi dobbiamo farci il mazzo a volantinare nelle fabbriche del bresciano o a parlare con i piccoli imprenditori del Varesotto, quando poi questi distruggono tutto con una puntata di Porta a Porta?".

Che ne pensa del partito del Nord di Chiamparino e Cacciari?
"Assurdo. Al Nord vivono venticinque milioni d'italiani e si producono i due terzi del Pil. Non stiamo parlando della Baviera o della Catalogna, con tutto il rispetto".

Ma il problema esiste. La sua area, la Grande Milano, otto milioni d'abitanti e un quarto del Pil, in questi quindici anni ha avuto meno rappresentanza nel centrosinistra di Nusco e Ceppaloni.
"Più grave è essere assenti sui temi che riguardano il territorio. Malpensa è stata una catastrofe del centrodestra, un tradimento della Lega ai suoi elettori. E noi dove eravamo? Su temi come la sicurezza, il precariato, le riforme della pubblica amministrazione e del mondo del lavoro, abbiamo balbettato. Un giorno stiamo con la Cisl, l'altro con la Cgil. Nessuno sa più che fine ha fatto Ichino. Sul nucleare, in pochi mesi, abbiamo espresso tre posizioni diverse. Il no di Realacci, il sì di Veronesi e il forse di Colaninno. Sull'immigrazione pure, con il ridicolo finale di inseguire ora la destra sulle ronde, che non servono a nulla".

Non le chiedo neppure la sua posizione sulle interferenze della Chiesa e sul testamento biologico, visto che ha dedicato l'ultimo libro a Giordano Bruno.
"Anche lì, un caleidoscopio di posizioni. In questo Franceschini ha detto una parola chiara e gli ho battuto le mani. Era ora".

Si risolverebbe tutto con l'avvento di voi trentenni?
"Sciocchezze. Occorre una nuova generazione politica, non anagrafica. Bisogna farla finita con questa storia degli ex qualcosa. Io sono del '75, non sono ex di niente, per me la politica è cominciata con l'Ulivo. La verità è che questi sulla difesa dell'identità, in qualche caso acquisita di recente, come nel caso di Rutelli, ci campano".

Che cosa scriverà nel prossimo striscione congressuale?
"Occupiamoci di loro, non di noi".

Da segretario dei Ds a Monza si è fatto un nome con la conquista a sorpresa della capitale della Brianza, il regno stesso di Berlusconi. Come avete fatto?
"Imponendo la nostra agenda politica. Ce ne inventavamo una al giorno e loro erano costretti a inseguirci. Davamo le notizie. Abbiamo rivelato i progetti di cementificazione del fratello di Berlusconi, lo scandalo del nuovo centro commerciale, l'assalto alle aree verdi. Non è che bisogna sempre aspettare l'inchiesta di Report o di Repubblica per denunciare uno scandalo. Dopo un po' ci chiamavano anche gli elettori di destra per dire: io non vi voto, però vi devo raccontare questa cosa".

(24 febbraio 2009)
Curzio Maltese
La Repubblica


domenica 22 febbraio 2009

TOGHE SPORCHE SULLO JONIO

TARANTO - Se si trattava degli amici, la giustizia a Taranto poteva diventare strabica. E all´occorrenza anche cieca. Da questa accusa ora dovranno difendersi due alti magistrati, sospettati di aver pilotato alcuni procedimenti, approfittando del loro ruolo. Si trascina dietro una carica dirompente l´indagine condotta dai giudici di Potenza sul conto di toghe sino a poco tempo fa adagiate su poltrone strategiche del palazzo di giustizia ionico.

I pm Cristina Correale e Ferdinando Esposito hanno messo sotto inchiesta l´ex procuratore capo di Taranto Aldo Petrucci e l´ex coordinatore dell´ufficio gip-gup Giuseppe Tommasino. Nello scottante caso è coinvolto anche l´avvocato Leonardo Conserva, ex sindaco di Martina Franca. Gravi le imputazioni contenute nelle informazioni di garanzia, con le quali gli inquirenti hanno concluso la loro attività. 

I pm lavorano sull´ipotesi di concorso in corruzione in atti giudiziari ma Petrucci, ora procuratore minorile a Lecce, deve difendersi anche dall´accusa di peculato per le tante telefonate private fatte dagli apparecchi di servizio. Su Tommasino, inoltre, aleggia la contestazione di rivelazione di segreto d´ufficio. L´inchiesta ruota proprio sul rapporto stabilito tra le due toghe, piazzate a Taranto a presidio di snodi obbligati delle inchieste. Da quelle postazioni, sostengono i pm lucani, Petrucci e Tommasino si sarebbero scambiati favori a ripetizione sviando l´attività giudiziaria. 
Tutto ha preso il via da una segnalazione alla procura di Potenza, competente ad indagare sui magistrati ionici. L´attività delegata ai carabinieri ha rivelato più di una sorpresa, saltate fuori da diverse testimonianze e acquisizioni documentali. Così si sono fatti largo i sospetti su quel binomio in grado di gestire il destino dei fascicoli, spedendo in archivio quelli "sgraditi". Tra i presunti beneficiari l´ex primo cittadino di Martina, Leonardo Conserva. Il procuratore Petrucci, a parere dei pm potentini, si sarebbe assegnato un procedimento sul conto del sindaco. Le indagini sarebbero state condotte in maniera poco approfondita spianando la strada all´archiviazione, firmata puntualmente dal gip Tommasino. Ma tra sindaco e procuratore sarebbe nata una vera amicizia, tradotta dai pm nell´accusa di corruzione, in virtù delle consulenze comunali, per un valore di 283.000 euro, dirottate da Conserva verso lo studio legale in cui lavora la figlia del magistrato. 
Quello che riguarda il sindaco di Martina, però, è solo uno dei capitoli del rimpallo di favori che si sostiene si sia sviluppato tra il terzo piano del Tribunale, dove c´è l´ufficio del procuratore, e il pianterreno dove si trova quello del capo dei gip. Lo stesso Tommasino, oggi in aspettativa perché componente della commissione per il concorso di notaio, sarebbe stato graziato da Petrucci. Era finito nei guai nel 2004 dopo una clamorosa indiscrezione. Un imprenditore, coinvolto nello scandalo sanitopoli, aveva saputo in anticipo del suo imminente arresto per una storia di forniture pagate a peso d´oro. Quella fuga di notizie aveva mandato su tutte le furie il pm titolare dell´inchiesta, che aveva preteso un´indagine interna. Seguendo le tracce nel sistema informatico del Tribunale si era risaliti al desk dal quale era stato violato il registro generale. Era la scrivania di un cancelliere che non aveva esitato a puntare il dito contro Tommasino. 
A quel punto sarebbe intervenuto il procuratore capo che, dopo essersi assegnato l´indagine, aveva iscritto sul registro degli indagati solo il cancelliere, poi scagionato, insabbiando la posizione dell´amico gip. A distanza di anni, però, ci ha pensato la procura di Potenza a risistemare i pezzi del puzzle incriminando l´ex capo dei gip. Dopo quella ciambella di salvataggio, Tommasino avrebbe ricambiato il favore. Nel giugno del 2006 sul suo tavolo arrivò la richiesta di rinvio a giudizio per una banda accusata di rapine. Anche in questo caso sarebbe scattata l´intesa. Dal procedimento venne estromesso, con sentenza di non luogo a procedere poi annullata in Cassazione, un giovane tarantino. Quell´uomo era il marito di una conoscente del procuratore e per questo a Tommasino avrebbe chiuso un occhio. Ora i due magistrati hanno a disposizione venti giorni per farsi interrogare, nel tentativo di allontanare l´accusa di aver degradato la giustizia ad un affare tra amici.

di Mario Diliberto - Repubblica del 22 febbraio 2009

venerdì 20 febbraio 2009

La Provincia ammonita dalla Giunta Cristella

Impianto Progeva, situazione di stallo. E l’assessore comunale all’Ambiente Licia Catucci scrive al suo omologo in Provincia, Michele Conserva. Punto di partenza, il nulla di fatto registrato intorno al tavolo tecnico-politico congiunto tenutosi una settimana fa a Laterza, nel corso del quale - fa notare l’amministratrice laertina - “è emerso che la bozza di progetto di miglioramento tecnologico proposto dalla Progeva non può scontare un parere dei consulenti da voi incaricati in quanto, proprio perché bozza, non è stato presentato ai sensi delle normative vigenti”.

Una bozza di progetto - lo ha ricordato anche il presidente del consiglio Franco Frigiola nei giorni scorsi - che poco dice sulla definitiva soluzione del problema dei cattivi odori immessi nell’atmosfera dall’azienda di compostaggio. Da qui l’invito dell’assessore Catucci ad “assumere ogni utile iniziativa per avviare concretamente il procedimento di cui trattasi presso il competente Servizio della Provincia”. In buona sostanza, niente sarebbe cambiato dal consiglio comunale del settembre scorso e dall’intesa a tre sottoscritta fra i due enti e l’azienda (blocco dell’impianto fino ad avvenuta rimozione degli effluvi maleodoranti in questione). Intesa evidentemente rimasta senza riscontri se l’assessore Catucci manda ora a dire in Provincia che sono trascorsi ormai cinque mesi dal quel consiglio, in cui “sono stati presi precisi impegni sia da parte della Progeva che delle parti politiche, impegni che la Progeva non risulta aver rispettato in quanto, ad oggi, non ha informato l’amministrazione comunale della sospensione dell’attività per il periodo concordato”. 
Si naviga a vista, insomma. Con lo spettro della stagione calda che aleggia minaccioso. Per questo il Comune sollecita adesso la Provincia a “comunicare l’esito di eventuali controlli effettuati presso l’impianto e i provvedimenti adottati” e a predisporre “ogni utile misura atta a tamponare l’emissione dei cattivi odori, soprattutto nel periodo primavera-estate, fino a quando non sarà stata individuata la reale soluzione della problematica”. Magari - scrive l’assessore Catucci - seguendo l’esempio della Provincia di Milano, che in settembre ha prodotto atto di diffida nei confronti di un’azienda che, in analogia con il caso laertino per quanto concerne le molestie olfattive prodotte dal ciclo di lavorazione, svolge attività di compostaggio nel comune di Albairate. Se non ci saranno risposte, in municipio mettono in conto altre diffide. 
Destinazione Provincia.
19/02/2009 -  Francesco Romano  - La Gazzetta del Mezzogiorno

PRESTO LA GRADUATORIA PER I MEDICI DEL SET 118 PER TARANTO E PROVINCIA

COSTANTINO (PD) : PRESTO LA GRADUATORIA PER I MEDICI DEL SET 118 PER TARANTO E PROVINCIA

BARI – Continua la definitiva messa a regime del Servizio di emergenza territoriale meglio noto come 118. Mercoledì scorso, 18 Febbraio, è scaduto l’avviso pubblico per incarichi a tempo determinato di medici idonei all’impiego. Sono pervenute alla sede della ASL di Taranto 8 domande, per cui è in corso il controllo di validità. I contratti da stipulare saranno di un anno e prevedono 38 ore settimanali. Tra i titoli preferenziali il possesso dell’attestato regionale di idoneità e l’attività di servizio presso Guardia Medica. O ancora una specializzazione in Medicina e Chirurgia d’accettazione e d’urgenza, Medicina Interna, Chirurgia Generale, Anestesia e Rianimazione, Cardiologia, Pneumologia oppure naturalmente un corso di alta formazione nell’area dell’Emergenza Medico Chirurgica. Naturalmente i partecipanti devono essere abilitati all’esercizio della professione ed iscritti all’Albo dell’Ordine dei Medici e Chirurghi. Questo avviso pubblico è il naturale corollario dell’accordo recentemente raggiunto con la FIMG, la Federazione che riunisce i medici di famiglia e che ha risolto disposto aumenti salariali ai colleghi impegnati in questo compito gravoso. La graduatoria che sarà predisposta consentirà di colmare i buchi d’organico e di postazioni lasciati dalla precedente non programmazione ad opera del centrodestra.
Tanto gravido di parole, puntualmente diffuse senza memoria e contradditorio alcuno, quanto carente di fatti. L’avviso pubblico indetto dalla ASL diretta da Domenico Colasanto consentirà inoltre di sanare anche l’assenza del medico sulla postazione di Laterza per la quale si produsse polemica mediatica. Ricordo che il Sindaco di Laterza (n.d.r. del PDL) aveva detto di essere in grado di trovare lui dei medici. Naturalmente non ne ha trovati come stiamo aspettando ancora l’elettrocardiografo per l’Ospedale di Castellaneta donato con i soldi dei sindaci del versante occidentale.
I cittadini dovrebbero iniziare a capire che una cosa sono gli annunci, altra è la risoluzione amministrativa dei problemi, rispettando le procedure e garantendo la continuità e la qualità dei servizi. Nella Sanità disastrata ereditata appena 4 anni fa, dopo un quasi ventennio di gestione politica di centrodestra, è questo il percorso che abbiamo seguito. E dalla chiusura degli ospedali alla loro riapertura, fino al contenimento del disavanzo della Sanità Pugliese crediamo si possa parlare di un successo assoluto. Abbiamo veramente lavorato per i Pugliesi, liberandoli peraltro dai ticket imposti dal duo Fitto- Palese. Li stessi che uno a Roma e l’altro a Bari continuano a spremere soldi dalla Puglia per finanziare la politica del Governo. Qualcuno dovrebbe dire chiaramente queste cose ai cittadini.

Bari, 18 Febbraio 2009
Il Consigliere Regionale del PD
Paolo Costantino

giovedì 19 febbraio 2009

POST VELTRONI - by Lucifero

Non ho difficoltà a confessare tutta la mia avversione nei confronti, non nella persona del “NANO” , è sempre il presidente della mia squadra di calcio, il Milan, ma del suo modo di concepire la politica, le istituzioni: cosa propria sono!; tuttavia devo riconoscere che il vero vincitore delle elezioni sarde è stato proprio “BELLACHIOMA” che ha accelerato la resa dei conti nel PD.

Veltroni lascia la segreteria, ma le colpe non sono tutte e solo sue.

Nel Pd sono confluite tante anime diverse, un esperimento di genetica politica accettabile nel contenitore Ulivo, ma pericoloso nell'isolamento in cui si trova oggi il PD tanto da accentuare più i contrasti che le convergenze e, peggio, non si è mai ricercato la sintesi culturale, la definizione di un'identità, l'indicazione di una strategia indispensabile per non suscitare attriti.

Si è navigato a vista con un partito acefalo, né di centro né di sinistra, diviso tra due anime , incapace sui grandi temi di prendere vere e concrete decisioni.

L'attività di opposizione parlamentare è stata timida, balbettante, inconsistente, sempre al traino di iniziative del governo senza mai incalzarlo, precedere, proporre.

Si è avuto la sensazione di acquiescenza, adesione, inerzia, collusione quando non complicità e questo ha dato grande spazio all’opposizione di Di Pietro.

Chi dopo Veltroni?......Letta?....Bersani?

Non si tratta di scegliere tra chi patteggia con il Vaticano e chi con i rifondaroli: non si è né laici e né riformisti; né tantomeno si sceglie tra chi flirta con le cosidette “lotte” della FIOM, più che della CGIL, contro CISL-UIL: non si è autonomi e non c’è distinzione dei ruoli, anzi si continua a considerare il sindacato come cinghia di trasmissione di sovietica memoria.

Sarebbe l’ora che l’intera classe dirigente si togliesse dai marroni per dare spazio a un nuovo gruppo dirigente di giovani, età massima 40 anni e, mi si consenta, (a)comunisti e (a)democristiani, cioè giovani non egemonizzati dalla cultura comunista e né da quella democristiana, in grado di far nascere un vero partito democratico, riformista e laico, anche se questo costerà la perdita di qualche teodem o di qualche costola di sinistra.


Tratto da http://lucifero.bloog.it/

OnLus La Luce Incotro 19/02/2008 ore 18:00

Ancora una manifestazione per la Onlus la Luce Pubblica Assistenza Croce Azzurra di Laterza. Nell' ambito del progetto "novembre1989-novembre2009:20anni al servizio del cittadino e delle istituzioni", e' previsto un incontro sul tema: Adozioni a distanza:equa distribuzione delle risorse.
L'incontro si terra' oggi alle ore 18 presso la Cittadella della Cultura di Laterza.
La manifestazione vede il patrocinio del Comune-Consulta della Associazioni, della Provincia e della Onlus Italia Solidale.
Dopo i salute del vice presidente della OnLus la Luce, sig. Fedele Mele e del vice sindaco del Comune avv. Leonardo Pugliese, ci saranno gli interventi dell'ing.Pierpaolo Lamola- Onlus Nuovi Orizzonti e del sig. Basilio Solazzo-Onlus La Luce.
Al termine le conclusioni del dott. Gianni Florido presidente della Provincia. Moderatore dell'incontro il dott. Michele Cristella del Corriere del Giorno.
dal Corriere del Giorno