sabato 23 maggio 2009

La mafia uccide. Il silenzio pure.

In questo 17° anniversario della strage di Capaci, riproponiamo uno scritto di Felice Lima pubblicato sul nostro blog il 10 maggio dell’anno scorso.Lo riproponiamo non per la pigrizia di non scrivere qualcosa di nuovo, ma perché la sua riproposizione a un anno di distanza consente di verificare come i problemi siano, nel nostro Paese, sempre gli stessi.Leggendo e vedendo ciò che si sta facendo e scrivendo oggi sulla strage di Capaci, non si può fare finta di non sapere che la mafia in Italia non è stata mai e non è un “corpo estraneo”, ma un socio (a volte neppure occulto) di tanti politici e di tanti imprenditori.
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Il generale dei Cc alle coppiette:«Non vi appartate»

TARANTO - Due episodi gravi (la violenza sessuale dopo le rapine alle coppiette di Palagiano e Laterza nel tarantino) e la rapina agli allevatori di Gioia del Colle in provincia di Bari. Il generale di brigata Aldo Visone, comandante regionale dei carabinieri ha fatto il punto sulle indagini.

Generale, chi è il «mostro» della Murgia? Vi siete fatti un’idea della sua personalità?

«Dagli elementi raccolti posso dire che si tratta di un uomo dalla personalità composita. Si muove come se fosse allo sbando, scorazzando per le contrade della Murgia. Non sembra che segua un disegno, sembra, piuttosto, invece, essere allo sbando. Per questo vorrei fare un appello ai ragazzi. Se è possibile evitate i luoghi di aperta campagna e le strade molto isolate e chiamate immediatamente il 112 se vi trovate di fronte a circostanze che vi insospettiscono».

Il rapinatore gira armato. Ha minacciato le sue vittime e, forte della pistola, non ha esitato ad usare violenza su due sedicenni. Generale, siamo di fronte ad un soggetto pericoloso?

«È pericoloso nella misura in cui non ha una linea di condotta definita. Noi crediamo che parta per mettere a segno i suoi raid senza avere un obiettivo preciso. Le violenze potrebbero essere state frutto dell’occasione. Proprio per questo fattore di imprevedibilità abbiamo messo in campo rastrellamenti e controlli a tappeto».

È una vera e propria caccia all’uomo?

«È una massiccia, poderosa caccia all’uomo. Sulle tracce di questo malvivente al momento ci sono più di cento carabinieri. Sono impegnati quasi tutti i comandi pugliesi dell’Arma, abbiamo mobilitato i militari delle stazioni. Dalla scorsa notte in volo ci sono anche i nostri elicotteri. La campagna nella zona della Murgia è stata battuta palmo a palmo. Abbiamo visitato casolari e abitazioni di campagna. E poi ci sono le analisi sulla vettura rapinata alla coppia di Laterza, utilizzata per la rapina a Gioia e abbandonata per garantirsi la fuga in seguito alla reazione delle vittime».

In auto c’era qualche elemento interessante e utile alle indagini. Che cosa avete trovato?

«Gli accertamenti tecnici sono in corso. Non ci vorrà molto, ma un po’ di tempo è necessario per individuare tracce biologiche e verificare impronte digitali. Il materiale è al vaglio degli uomini della Sezione investigazioni scientifiche. Il fatto è che il malvivente ha rapinato l’auto ai ragazzi di Laterza nella notte tra mercoledì e giovedì. Il colpo alla masseria di Gioia è avvenuto 24 ore dopo. Questo significa che la vettura è stata nella piena disponibilità del bandito per un certo numero di ore. Se c’è qualche traccia, come crediamo, la troveremo».

L’identikit è già stato tracciato?

«Sappiamo che si tratta di un uomo tra i 30 e i 40 anni, corporatura media e altezza nella norma. Parla italiano, ma non è detto che lo sia. Stiamo raccogliendo altre testimonianze. Ma di più, al momento, non posso rivelare».

di Maristella Massari
La Gazzetta del Mezzogiorno
23/05/2009

venerdì 22 maggio 2009

Caccia al violentatore di Taranto trovata l'auto, battute nelle campagne

E' stata trovata la notte scorsa dai carabinieri a Gioia del Colle, in provincia di Bari, la Lancia K usata dall'uomo che l'altra sera ha aggredito nel Tarantino una coppia di fidanzati di Laterza rapinandoli e violentando la ragazza.

E' stata trovata la notte scorsa dai carabinieri a Gioia del Colle, in provincia di Bari, la Lancia K usata dall'uomo che l'altra sera ha aggredito nel tarantino una coppia di fidanzati di Laterza (Taranto) rapinandoli e violentando la ragazza. La vettura e' stata utilizzata da un rapinatore che, armato e con il volto coperto da un passamontagna, e' entrato in una masseria di Gioia del Colle sulla strada Murgia Carraro, cogliendo di sorpresa due commercianti di bestiame che stavano contrattando sull'acquisto di merci. Il rapinatore si e' fatto consegnare 4.000 euro da uno dei due, ma l'altro ha reagito riuscendo a disarmare l'uomo e a strappargli il passamontagna mettendolo in fuga. Il rapinatore e' scappato con il denaro ma ha dovuto abbandonare l'automobile che e' ora affidata alla sezione investigazioni scientifiche (Sis) del Nucleo investigativo dei carabinieri di Bari.La vettura recuperata dai militari e' quella che era stata sottratta alla coppia di ragazzi di Laterza dopo la violenza e che era stata usata dall'aggressore per fuggire. La coppietta, infatti, che si era appartata in auto, era stata sorpresa in una zona di campagna dall'uomo che era a piedi. La descrizione dell'aggressore fatta dalle vittime, quelle di Laterza e quelle di Gioia, coincide. In entrambi i casi hanno parlato di un uomo basso e tarchiato e con accento barese. L'uomo sarebbe sospettato anche di un'altra violenza sessuale nei confronti di una ragazzina compiuta qualche giorno fa sempre nel tarantino, a Palagiano. Controlli sono in corso nelle campagne di Gioia del Colle volte a rintracciare il rapinatore mentre sono stati allertati tutti i posti di controllo e le compagnie dei carabinieri della regione.

(22 maggio 2009)
La Repubblica

giovedì 21 maggio 2009

Laterza e le sue ombre: crimini, criminali e cittadini

Il giorno più atteso e significativo per noi laertini è diventato un giorno infausto per molte famiglie.
Siamo stati colpiti dalla violenza inaudita che ha abusato di una coppia di ragazzini, una vicenda che lascerà il segno nella nostra memoria collettiva, forse di più della bomba che squarciò la porta del municipo la notte del 8 febbraio 2007. Ho ricevuto decine di telefonate di amici e conoscenti scossi e preoccupati per l'insicurezza che si percepisce nel vivere quotidiano "du pais". I furti nelle case, avvenuti ieri notte tra le 23 e le 2, hanno amplificato "lo stupro" e ci hanno reso più deboli difronte a deliquenti organizzati che hanno violentato le case delle famiglie  di ritorno dalla festa.
Ma cosa sta succedendo a Laterza?
E' in aumento lo spaccio di sostante stupefacenti alimentato dall'uso di alcool dei minori. Cresce la dipendenza dal gioco e dai videopoker (macchinette infernali presenti in molti locali pubblici) vizio che si intreccia con la possibilità di realizzare vincite con le diverse varianti dei "gratta e vinci".  Indebitamento delle famiglie e ricorso all'usura sono fenomeni inevatibili in un periodo di crisi dell'occupazione, dove l'illusione svanisce velocemente e rimangono i drammi. 
Tutto ciò accade nell'ombra e nell'indiferrenza pubblica, si preferisce il silenzio civico e la sottovalutazione di questi fenomeni. Intanto aumentano le famiglie sofferenti e disagiate che nascondono la "polvere sotto il letto" per paura che in giro si dica che ciò che tutti sanno. Mi permetto di scrivere queste verità crude perche prima o poi arriverà il momento in cui a Laterza ci fermeremo e rifletteremo seriamente su quello che accade nella nostra comunità. Prima o poi inizieremo ad indignarci e disincetivare i comportamenti negativi che creano cattivi esempi. 
In attesa del "prima o poi" non ci rimane che tenere alto il livello di guardia e fare il nostro dovere. Solo così possiamo pretendere che anche le istituzioni e forze dell'ordine si impegnino a svolgere attività di prevenzione, repressione ed educazione.
Franco Catapano

Rapina e stupro a fidanzatini a Laterza

L'uomo, dopo ave violentato la ragazza, ha rapinato i due fidanzatini del danaro che avevano nei portafogli e della loro vettura

LATERZA (TARANTO) - Una coppia di fidanzatini – lui di 18 anni, lei di 16 – nella tarda serata di ieri è stata aggredita e rapinata da un uomo che ha poi violentato la ragazza. Il fatto è avvenuto alla periferia di Laterza (Taranto). I due giovani stavano raggiungendo un posto appartato a bordo di un’autovettura "Lancia K" di colore nero quando hanno trovato una serie di sassi sulla strada che ne ostruivano il passaggio. All’improvviso è sbucato l’uomo, che si è introdotto all’interno dell’auto, ha immobilizzato il ragazzo e ha violentato la fidanzata. Dopo la violenza, ha rapinato i due ragazzi del danaro che avevano nei portafogli e della loro vettura ed è fuggito facendo perdere le sue tracce. Sono in corso ricerche da parte dei carabinieri delle compagnie di Castellaneta e Massafra per rintracciare la vettura rapinata e raccogliere sul posto indizi utili. Pochi giorni fa un episodio del tutto analogo si era verificato alla periferia di Palagiano, sempre nel versante occidentale della provincia jonica: una coppia di fidanzati era stata aggredita e rapinata e il malfattore aveva violentato una ragazzina di 16 anni.


martedì 19 maggio 2009

Il coraggio dimenticato


“ Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani”

lunedì 18 maggio 2009

Laterza Collegio 7

CANDIDATO PRESIDENTE

GIANNI FLORIDO

CANDIDATI CONSIGLIERI
Vito Cassano (Pd)
Annamaria Arcadio (Lista Florido)
Domenico D’Auria (Patto Solidale)
Franco Gentile (Rif. Com.)
Grazia Gigliobianco (Pdci)
Basilio Solazzo (Verdi)
Annamaria Varegliano (Sinistra unita)

CANDIDATO PRESIDENTE
EMANUELE FISICARO

CANDIDATI CONSIGLIERI
Arcangelo Cirielli (Idv)
Silvano Bosco (Lista Stefàno)
Rosa Ciotola (Sds)
Giuseppe Misano (Moderati di centro)


CANDIDATO PRESIDENTE
DOMENICO RANA


CANDIDATI CONSIGLIERI

Giuseppe Cristella (Pdl)
Carmine Papapietro
Giovanni Colamaria (Udeur)
Michele Villani (La Destra)
Vito Colacicco detto Gregorio (All. di centro)
Francesco Mele (Psdi-Pri)
Antonio Gentile (Dc)
Francesco Perrone (La Puglia prima di tutto)
Giovanni De Meo (Lista Tagliente)

CANDIDATO PRESIDENTE
GIUSEPPE TARANTINO


CANDIDATI CONSIGLIERI
franco Frigiola (Udc)
Antonello Montaruli (Io Sud)
Francesco Lomastro (At6)
Domenico Raffaele (Fiamma Tricolore)
Antonio Scarati (Sviluppo del territorio)
Santo Anzillotta (Pensionati)


CANDIDATO PRESIDENTE
POMPILIO RIZZELLO

CANDIDATI CONSIGLIERI

Euprepio Scialpi (Sud Libero)
Segnalazioni

domenica 17 maggio 2009

Futuro, lavoro, giovani e precariato.

Sintesi dell'incontro con Ludovico Vico Sabato, l'Ing. GianFranco Lopane, il Prof. Domenico Giannico, l'imprenditore Giovanni Matera e il candidato consigliere alle Provinciali Vito Cassano tenutosi Sabato 16 Maggio presso la sezione del PD di Laterza.

Futuro, lavoro, giovani e precariato.
Parole su cui oggi si fa insopportabile retorica.
Parole che diventano facili slogan di tutte le campagne elettorali, per essere dimenticate subito all’indomani dei risultati elettorali.
La lotta al precariato con la riforma della legge 30 era nel programma elettorale dell'Unione, anche se nell'Unione molti se lo sono scordato. Noi invece non ci scordiamo niente.
Lotta al precariato che è diventata invece uno dei cardini del Popolo delle Libertà.
Meglio lotta serrata ai precari.
«Li chiamerei lavoratori flessibili e non precari, perchè la parola precario mi fa venire l’orticaria», è una delle battute del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta
Ancora,
«Mi fa schifo chi mitizza i precari».
«La mitizzazione del precario -ha ribadito Brunetta- non mi piace. Io stesso ho fatto il precario tanti anni all’università e non amo certo questo periodo, ma fare del precario una ‘classè, come fa certa letteratura o certa filmografia, non è certo giusto». «Chi mitizza la figura del precario con attività sindacale, letteraria o filmografica, mi fa letteralmente schifo e mi fa venire l’orticaria».

Per rispondere a queste provocazioni abbiamo voluto organizzare questo incontro.
Perche l'indifferenza verso questo problema è colpevole e criminale.
Noi vogliamo tenere alta l’attenzione nei confronti di tutti quei giovani e non che vedono il proprio futuro precario.
Vogliamo ricordare che la crisi della Natuzzi, dell’Ilva e della Miroglio non è ancora finita.
Vogliamo alzare la voce per rivendicare il ruolo della pubblica istruzione come veicolo per formare le nuove generazione e fornirLe capacità e strumenti per introdurre i giovani nel mondo del lavoro.
Vogliamo ricordare che una scuola che valorizzi il merito e non lasci indietro nessuno, capace di relazionarsi al mondo delle aziende in modo da orientare i giovani al lavoro è l’unico strumento per costruire il futuro.
La scuola e l’ Università possono orientare i giovani verso due concetti fondamentali Innovazione e Internazionalizzazioneche sono i cardini su cui si può combattere la crisi e produrre occupazione.
Innovazione, Formazione e Internazionalizzazione sono concetti su cui la Regione Puglia ha sempre scommesso : dai Bollenti Spiriti , ai Principi Attivi e ai distretti tecnologici dell’ informatica, della meccanica e dell’energie alternative che si stanno creando.
Segnalazioni:

venerdì 15 maggio 2009

«Le imprese agricole devono puntare solo sull’eccellenza»

Convegno del Pd con l'assessore Russo
«La sfida si gioca sulla competitività delle imprese agricole chiamate a fare rete e a perseguire l’eccellenza, a offrire produzioni agroalimentari di qualità»: così l’assessore regionale all’Agricoltura Enzo Russo, martedì sera, in un incontro organizzato sul tema dal Pd cittadino. Punto focale del dibattito, salutato in corsa dall’europarla - mentare Enzo Lavarra e condotto dal segretario sezionale Davide Bellini, alla presenza del consigliere regionale Paolo Costantino e del candidato al consiglio provinciale Vito Cassano, il Piano di sviluppo rurale (Psr): 2miliardi di euro da spendere fino al 2013 (40% destinato alle imprese), nella consapevolezza che dopo quella data i cordoni della borsa comunitaria si chiudono (la Puglia passa dall’obiettivo 1 alla competitività). Parola d’ordine: aggregazione. Perché la programmazione per lo sviluppo rurale privilegia l’approccio integrato: «Saranno agevolate e premiate (+30%) - ha spiegato Russo - le imprese che presentandosi all’interno di un sistema a filiera, sappiano costituire vantaggio per l’azienda e per l’indotto, nei vari segmenti della filiera stessa (lavorazione, trasformazione, commercializzazione)». E i giovani agricoltori al primo insediamento potranno usufruire dei cosiddetti pacchetti multimisura. La condizione: c'è bisogno di progetti credibili, spendibili, che guardino al territorio-rete in virtuosa e complementare interazione. Partendo da un dato di fatto, ha rimarcato l’assessore Russo: «L'agricoltura sa essere trainante anche nella crisi», proprio per la sua «multifunzionalità», per gli aspetti sociali, culturali, ambientali (lo sviluppo sostenibile) cui è sottesa. Da qui il concetto di ruralità come «agricoltura vera collegata ai centri urbani», da qui «l'approccio Leader (piani di sviluppo elaborati dai Gal, ndr) attraverso il coinvolgimento di una pluralità di soggetti», altra tipologia di integrazione prevista dal Psr pugliese. Competitività, rete, qualità, dunque. A tenerle insieme, battaglie da combattere (quella della tracciabilità dei prodotti annunciata anche da Enzo Lavarra, ad esempio), e ricerca da sostenere: «Non più programmare per consumare - ha sottolineato Enzo Russo -: al centro il consumatore e le sue esigenze».
da » La Gazzetta del Mezzogiorno di Francesco Romano

giovedì 14 maggio 2009

Quei parolai pericolosi

Non porta bene alla sinistra suonare l'allarme democratico e gridare contro la deriva autoritaria in arrivo. In proposito, ho qualche vecchio ricordo da cronista politico. Nel marzo 1972 si teneva a Milano il XIII Congresso del Pci, quello che avrebbe eletto Enrico Berlinguer segretario del partito. Mentre i lavori erano in corso, l'editore Giangiacomo Feltrinelli si uccise, maneggiando in malo modo una carica esplosiva che doveva far saltare un traliccio a Segrate. Era chiaro che si trattava dell'errore di un guerrigliero incapace. Ma il Pci, pur sapendo tutto, preferì parlare di complotto contro la democrazia.

A farlo fu Berlinguer, nel discorso conclusivo del congresso. Era un leader politico ritenuto saggio, eppure si abbandonò a dietrologie senza senso. Spiegò che il cadavere di Feltrinelli sotto il traliccio gli sembrava "una spaventosa messa in scena". Chiamò il partito a vigilare "contro le centrali di provocazione italiane e straniere". E invitò l'opinione pubblica "a una grande sollevazione per spezzare ogni tentativo di svolta autoritaria".

I suoi avversari del momento erano Arnaldo Forlani, segretario della Dc, e Giacomo Mancini, leader del Psi. Potevano essere considerati dei golpisti in potenza? Penso di no. Infatti il golpe non ci fu. Al posto dei carri armati, nel maggio 1972 arrivarono le elezioni parlamentari. Il Pci non ricavò nulla dai tanti allarmi: appena uno 0,2 per cento in più. Il Psi scese sotto il 10 per cento, ma perché ormai stava alla canna del gas. E la Dc trionfò, portando a casa quasi 13 milioni di voti, il 38,7 per cento, undici punti in più dei comunisti.

Ma le sinistre, cocciutamente, continuarono a parlare di derive autoritarie. Gli Anni Settanta furono l'epoca del Golpe Ininterrotto, figlio di quella buonadonna della Trama Nera. Mentre il terrorismo brigatista cominciava a uccidere, il Pci seguitò a strillare contro l'imminente colpo di Stato della destra, dei militari, della Cia americana. Ricordo che venne anche predisposta una rete clandestina di appartamenti, nei quali rifugiarsi se fosse scattata la maledetta Ora X. E a metà degli anni Settanta il gruppo dirigente del Bottegone visse qualche notte di terrore.


Adesso la storia si ripete, però in forme grottesche. Messe nell'angolo dal governo del Caimano, le opposizioni estraggono dagli armadi la vecchia mercanzia del pericolo autoritario: biancheria ingrigita, tarlata, che sa di muffa. Mentre il mondo trema per il gigantesco crack di Wall Street, il Partito Democratico e l'Italia dei Valori agitano lo spauracchio delle velleità golpiste del centro-destra. Si evoca la democrazia svuotata e il pericolo che l'Italia diventi come la Russia di Putin. E qualcuno si spinge ancora più in là.

Leoluca Orlando, portavoce di Tonino Di Pietro, ci spiega che rischiamo assai di peggio. Ossia di diventare come l'Argentina del generale Jorge Videla, con tutti gli orrori che ne conseguiranno. Il suo leader azzarda un altro passo e si dà alla fantapolitica. Avendo studiato la storia d'Europa sui Bignami in uso presso i liceali frettolosi, Di Pietro c'informa che siamo alla Repubblica di Weimar, quella che in Germania partorì il mostro hitleriano. Infine Tonino, l'uomo più intervistato d'Italia, se la prende con i 'grandi giornali'. E ci spiega che da noi "il pluralismo non esiste. Al suo posto c'è un oligopolio fatto di conflitti d'interesse".

Bisogna spingersi a tanto per galvanizzare una base infiacchita e mandarla in piazza nelle manifestazioni previste in ottobre? Il Bestiario ritiene che il moltiplicarsi dei parolai pericolosi sia la spia di un disagio più profondo: la sfiducia nelle proprie capacità politiche e la convinzione di non saper reggere al cospetto di un governo del Caimano che duri cinque anni.

Ma se è l'impotenza a suggerire tante assurdità, dobbiamo prepararci al peggio. Non ci sarà limite per i parolai pericolosi. E anche per quelli che, invece di dare aria ai denti, disegnano vignette. Sull'ultimo inserto comico dell''Unità', si vede un tizio che impugna una rivoltella e spara al ministro Renato Brunetta.

Posso dire che cosa mi ha ricordato quel disegno, presentato come satirico? Le vignette di 'Lotta Continua' contro il commissario Luigi Calabresi. Lui perché gettava gli anarchici dalle finestre della questura. Brunetta perché prepara i forni crematori per i fannulloni d'Italia. Coraggio, avanti così, in questo paese di santi, di navigatori e di parolai mandati in Parlamento e strapagati con le nostre tasse.

Gianpaolo Pansa
(03 ottobre 2008)
L'Espresso

È tempo di una nuova obiezione di coscienza

Cari amici,
ci sono dei momenti in cui la coscienza va in rivolta.
Questi giorni è addirittura in subbuglio.Il governo lo chiama “respingimento”. Loro sono i “clandestini”, gli “irregolari”, gli “extracomunitari”. Categorie non persone. Concetti non volti. Norme non storie umane.Lo chiamano “respingimento” ma è solo un eufemismo per nascondere la logica di violenza. Pura violenza. Una violenza stabilita ed esercitata dalle istituzioni del nostro Paese.
Rispedire al mittente non contrasta né le organizzazioni criminali né comprime il fenomeno della tratta di esseri umani. Semplicemente restituisce a un destino di morte vite che hanno commesso l’unico reato di ribellarsi alla loro sorte e mettersi alla disperata ricerca di opportunità di vita.Quella violenza ci offende. Quella brutalità ci ferisce.Perché a essere respinta lontana da noi stessi in fondo è la nostra umanità. A essere ricacciato è il nostro senso dell’inviolabile dignità delle persone. A essere scagliata via è l’idea civilissima secondo la quale ogni vita umana ha sempre una sovranità assoluta su qualsiasi legge e frontiera, e va difesa e accolta come ricchezza.Un paese che perde la sua anima sfregia se stesso. E il ministro ha definito “trionfo” l’esecuzione di diverse vite umane.
La mia coscienza è in rivolta perché non voglio, col mio silenzio, essere complice di questa volgarità. Non voglio restare indifferente a una politica che usa la disperazione di persone vere come mezzo per raggiungere la pancia del consenso elettorale.Questo è tempo di una nuova obiezione di coscienza.Per questo dichiaro e dico che: “Come cittadino e come amministratore mi rifiuterò di collaborare con qualunque iniziativa che non sia di accoglienza”.
Ciascuno dica la sua e se vuole risponda al blog questa volta semplicemente specificando nome, cognome e città e scrivendo “Come cittadino e come … mi rifiuterò di collaborare con qualunque iniziativa che non sia di accoglienza”.Perché la forza dei segni è importante per dimostrare che c’è un’Italia che non vuole respingere la sua umanità. Scegliamo il segno. Non semplicemente lo sfregio.
A presto
Guglielmo Minervini


P.s. È un appello aperto a tutti, se lo ritenete opportuno, potete far girare questa email anche ai vostri contatti.

mercoledì 13 maggio 2009

Sì del Senato al nucleare: centrali in Sardegna, Puglia e al Nord?

13 maggio 2009 - Sardegna, Puglia, Piemonte e Lombardia: queste le regioni che, per il quotidiano La Repubblica, sono candidate ad ospitare le nuove centrali nucleari italiane secondo le indicazioni fornite al Governo dall’Enea (Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente). Martedì il Senato ha dato il via libera al ritorno del nucleare in Italia approvando gli articoli 14,15 e 16 del disegno di legge "Sviluppo ed energia" e già si parla dei probabili siti nonostante il governo abbia smentito l'esistenza di una mappa già definita.


L'approvazione - Con 142 sì (Pdl e Udc) e 105 no (Pd e Idv) l'assemblea di Palazzo Madama ha dato la delega al governo per adottare entro sei mesi i decreti per il ripristino dell'intera filiera di produzione dell'energia atomica. Dopo una delibera del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) dovranno essere individuati tipologia e disciplina per la localizzazione degli impianti, stoccaggio del combustibile e deposito dei rifiuti radioattivi.
La procedura - Le parole d’ordine pare siano “poca burocrazia e rapidità”. Per questo sono previste procedure velocizzate per la costruzione delle centrali da parte di consorzi ed è stata studiata la cosiddetta "autorizzazione unica", certificato che sostituisce ogni tipo di licenza. Restano indispensabili la Via (valutazione impatto ambientale) e la Vas (valutazione d'impatto strategica). Saranno inoltre previste non precisate "misure compensative in favore delle popolazioni interessate".
La mappa dell'Enea - Ma dove saranno costruite le centrali nucleari di terza generazione? Repubblica traccia una mappa dei possibili siti partendo dalle indicazioni fornite a suo tempo all’esecutivo dall’Enea. Per quanto riguarda la Sardegna, si parla di Santa Margherita di Pula, nel Cagliaritano, della costa orientale fra Santa Lucia e Capo Comino, nel Nuorese, o più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia sarebbe candidata la costa di Ostuni. Al Nord ci si è concentrati lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso.
Le motivazioni - Se per questioni di sicurezza ci si deve concentrare sulle zone non sismiche dello Stivale, si comprende bene come i siti dove localizzare le nuove centrali siano pochi e rischino di essere molto affollati. Ma se oltre al rischio sismico si riflette su quello di innalzamento dei mari, altro parametro valutato dall’Enea, non si capisce come mai siano stati scelti tanti luoghi costieri.
I parametri - In ogni caso nei prossimi mesi saranno stabiliti i parametri in base ai quali scegliere dove collocare le centrali. Le previsioni parlano già di lunghe trattative con le autorità e le comunità locali anche se, data la particolare conformazione geologica e costiera italiana, si tratterà di scelte praticamente obbligate.
I mutamenti del territori - Tutti i ragionamenti sui siti papabili vengono fatti sulla base della mappa che il Cnen (poi diventato Enea) ha eseguito negli anni '70, nonostante si tratti di un documento superato dai tempi. In quasi 40 anni sono cambiate le aree indicate, le coste e la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Altro elemento a sfavore è l'acqua. Le centrali necessitano di molta acqua per il raffreddamento dei reattori ed è per questo motivo che, in genere, vengono, costruite in prossimità di fiumi o del mare. Ma coi recenti dissesti idrogeologici che hanno interessato tutta la Penisola (isole comprese) e il rischio di innalzamento dei mari dovuto al surriscaldamento globale, le indicazioni del Cnen appaiono poco condivisibili.
Le zone scelte - Per questo l’ente successore, l'Enea, ha rivisto alcune indicazioni. Repubblica, sovrapponendo la mappa dell'Enea sull'allagamento delle coste a quella dell'Istituto di geofisica, individua le aree considerate in totale sicurezza nelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po già indicate.
Le critiche dell’Opposizione - E così, vent'anni dopo un referendum che aveva detto “no” all'energia nucleare, il governo riapre la strada alle centrali. Il primo passo è stato fatto a febbraio da Berlusconi e Sarkozy che hanno siglato un'intesa per la produzione di energia nucleare che coinvolge Edf e Enel. Per il Pd si stratta di "una scelta sbagliata e antieconomica". Roberto Della Seta ha inoltre denunciato il fatto che nella nuova normativa non è chiaro chi debba individuare i siti delle nuove centrali e c'è il rischio che questo compito spetterà alle grandi imprese dell'energia, e ciò potrà avvenire anche contro il parere delle Regioni in presenza del principio del potere sostitutivo del governo in mancanza di intesa con gli enti locali. Inoltre, sempre Della Seta, ha osservato che i siti saranno oggetto di "segreto militare".
Gli emendamenti del Pd - Durante la contrastata votazione di martedì, in cui è mancato quattro volte di fila il numero legale per le assenze nelle file della maggioranza, sono stati comunque inseriti alcuni emendamenti "migliorativi" da parte del Pd. Il governo ha accolto in particolare l’emendamento che prevede come i benefici compensativi ai cittadini che vivono in prossimità delle nuove centrali siano a carico delle imprese e non vengano scaricati sugli utenti finali.
Tempi e costi - Stando alle indicazioni fornite fino ad oggi le centrali del piano nucleare italiano dovrebbero essere quattro che, nell'ipotesi migliore, richiederanno 7-8 anni per essere completate e, stando alle valutazioni dei tedeschi di E. On, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro.


martedì 12 maggio 2009

Acque Agitate


La candidatura di Frigiola divide il Consiglio comunale

Il presidente dell'assise corre per l'Udc, il sindaco con il Pdl.

Iacobellis al posto di De Biasi


Consiglio comunale con surroga in apertura e «strappo» politico in chiusura, ieri mattina: sullo sfondo, e all’orizzonte, una campagna elettorale che si preannuncia senza esclusione di colpi. Partiamo dalla fine. Il «nodo»: la candidatura a consigliere provinciale, nella lista dell’Udc, del presidente del consiglio Franco Frigiola. Candidatura che, a giudizio del costituendo gruppo consiliare del Pdl (ci sono ancora Forza Italia, Alleanza nazionale e Lista Cristella), contrasta con il progetto politico del centrodestra laertino: far convergere l’intera coalizione sulla candidatura «forte e autorevole» del sindaco Giuseppe Cristella, per portare finalmente in Provincia un rappresentante di Laterza. Le argomentazioni Pdl, in due momenti. Prima il capogruppo azzurro Arcangelo Rizzi chiede a Frigiola di autosospendersi per tutto il periodo elettorale per «incompatibilità» con la carica istituzionale ricoperta, perché al di sopra delle parti; poi, venuta meno nel dibattito a seguire la motivazione «istituzionale», l’assessore Vito Minei (FI) invita lo stesso Frigiola a valutare attentamente la sua posizione, in contrasto, ribadisce, con la candidatura Cristella. E, rivolto al presidente: «Non si possono tenere due piedi in una scarpa». L’assemblea si trova poi d’accordo su un punto: la questione è politica e l’aula consiliare non è il luogo per dibatterla.

Il sindaco Cristella: «Tutti sono liberi di candidarsi, ma, a candidature confermate, avversario del sottoscritto sarà anche chi ha due piedi in una scarpa: poi si faranno le valutazioni politiche del caso».

Il presidente Frigiola: «Non credo di aver abusato della carica istituzionale, e questioni di natura politica non sono di questa sede».

Strappo, in ogni caso, consumato. La surroga: Matteo Iacobellis, medico, coordinatore del Pdl cittadino è subentrato al dimissionario Pietro De Biasi (candidato per il Partito dei pensionati). «Sarò al servizio del paese» ha dichiarato il neoconsigliere. Per lui, preannunciate dal sindaco Cristella, pronte «cariche importanti»: la Sanità e la Pubblica istruzione.

I tagli alla scuola? Sì, se è pubblicaLa Camera: più fondi alle private

Due mozioni - Pdl, Udc - con toni e cifre diverse chiedono più soldiper le paritarie nella prossima Finanziaria. Mentre allle statali si tolgono 8 miliardi

di SALVO INTRAVAIA



Più soldi alle paritarie. Mentre l'Esecutivo taglia 8 miliardi (e 134 mila posti in tre anni) alla scuola pubblica il Parlamento impegna il governo perché nei prossimi mesi aumenti i finanziamenti alle scuole private. I promotori delle mozioni approvate dalla Camera durante la seduta dello scorso 6 maggio sanno che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sta predisponendo la Finanziaria per il 2010. Due delle tre mozioni che hanno incontrato il consenso dell'aula di Montecitorio, nella sostanza, chiedono dapprima di restituire alle scuole paritarie il "maltolto" (leggasi taglio effettuato con la legge finanziaria del 2009) e, successivamente, di allargare i cordoni della borsa. Sull'esigenza di supportare le scuole paritarie, che vedono impegnata sul campo la chiesa cattolica, si è realizzato alla Camera un accordo abbastanza largo che ha coinvolto un pezzo dell'opposizione. La mozione che senza troppi preamboli chiede al governo di "incrementare le risorse destinate al sistema paritario" è quella sottoscritta da una trentina di deputati del Pdl (tra i quali Cicchitto e Cota, due uomini molto vicini al presidente del consiglio Berlusconi), della Lega e del Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo. La questione viene affrontata partendo da molto lontano. Occorre "realizzare interventi - si legge nel testo - volti a facilitare e promuovere le condizioni per l'effettiva libertà di scelta educativa delle famiglie fra scuole statali e paritarie". Una richiesta che potrebbe addirittura apparire legittima se non determinasse il fatto che per "realizzare tali condizioni" bisogna "incrementare, fin dal disegno di legge finanziaria per il 2010, le risorse destinate al sistema paritario". Ma non solo. Per "facilitare la scelta educativa delle famiglie" è necessario "uno specifico strumento legislativo che, con risorse aggiuntive dello Stato, realizzi interventi speciali a sostegno della libertà di scelta educativa" dei genitori italiani.
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I deputati hanno le idee chiare in merito. La risposta è data da "mix di strumenti quali: buoni scuola per la copertura, in tutto o in parte, dei costi di iscrizione e di frequenza in scuole paritarie; detrazioni fiscali a favore delle famiglie che iscrivono i figli presso scuole paritarie in misura adeguata a ridurre significativamente gli oneri, calibrate a scalare per le famiglie con i redditi più bassi". Sarà d'accordo Tremonti che l'anno scorso ha fatto andare su tutte le furie i vescovi italiani tagliando 133,4 milioni al sistema paritario, per poi dovere tornare sui suoi passi e restituirne 120? Ma non basta: mancano all'appello 13,4 milioni ai quali le scuole paritarie non intendono rinunciare. E con una formula piuttosto criptica i richiedenti invitano il governo "ad adottare iniziative per recuperare le risorse mancanti affinché la situazione dei finanziamenti alla scuola paritaria per l'esercizio finanziario del 2009 ammonti sostanzialmente a quelli assegnati nell'esercizio finanziario 2008": circa 500 milioni. Cifra che ai gestori delle paritarie sembra insufficiente e che potrebbe essere incrementata di altri 100 milioni. Anche l'Udc, con nove deputati, scende in campo a favore delle scuole paritarie chiedendo al governo di "garantire la certezza dei finanziamenti e dei tempi di erogazione delle risorse per le scuole paritarie" e "il ripristino integrale delle risorse sottratte alle scuole paritarie dalla manovra economica". Ma non solo: i deputati di Pier Ferdinando Casini battono cassa per centinaia di milioni di euro. Occorre "ripristinare per il 2009 - si legge nella richiesta - il finanziamento di 240 milioni di euro per il sistema di istruzione e formazione professionale, recuperando, inoltre, i 440 milioni di euro relativi ai due anni precedenti". Di orientamento ben diverso la mozione approvata da Pd e Idv che riconosce che all'interno della scuola "sistema formativo omogeno e e universale" va riconosciuta "la massima libertà possibile all'iniziativa privata che può, come avviene nel nostro Paese, essere incentivata e sostenuta", ma dopo aver ricordato le varie forme di finanziamento della scuola privata conclude: "La libertà formativa da parte delle famiglie non può mettere a rischio la coesione e l'integrazione sociale". E dunque - conclude la mozione - "In una società multietnica e multiculturale il livelli di inclusione sociale devono essere comunque prioritariamente garantiti dalla scuola pubblica", e chiede al governo di promuovere una politica di sostegno al sistema scolastico "in modo tale che sia il merito a distinguere il percorso di ogni singolo cittadino"


venerdì 8 maggio 2009

Iniziative PD LATERZA


Una repubblica democratica fondata sul lavoro. È la carta d’identità del nostro paese, il primo dei principi fondamentali della Costituzione scritta per tutti gli italiani sessanta anni fa. Troppe volte il lavoro è stato accantonato e non è diventato un diritto.
Troppe volte il lavoro invece di dare il pane alle persone ne ha provocato la morte.
Troppe volte quel diritto è diventato un sogno, contrabbandando come lavoro a chi firma un contratto solo uno stato di precarietà.
Troppe volte le risorse piu' importanti del nostro territorio non vengono sostenute adeguamente.

Su queste problematiche, con l'obiettivo di proporre soluzioni reali e interventi concreti, si svolgeranno le iniziative del PD di Laterza presso la sezione in Via Roma 72.
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