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martedì 28 aprile 2009

Più risorse, più personale e meno politica: solo così si può davvero rilanciare l'Ospedale

CASTELLANETA - Il rilancio dell'ospedale di Castellaneta è possibile, ma a condizione di assicurargli risorse e personale. La pensa così il sen. Rocco Loreto che, alla vigilia della visita nel nosocomio dell'assessore regionale Tommaso Fiore, traccia il quadro della situazione del nosocomio castellanetano.
«Da tempo - scrive Loreto - si parla di rilancio dell'ospedale in occasioni varie più o meno ritualmente ad ogni volta alle prospettazioni delle criticità ed alle richieste di interventi necessari per eliminarle, fatte da operatori sanitari, dagli utenti del servizio e da rappresentanti di interessi diffusi si risponde con più o meno generiche assicurazioni, che però restano quasi sempre confinate nel limbo delle buone intenzioni.
Spiace dirlo, ma anche l'attuale management dell'Asl di Taranto non sta sfuggendo a questa sconfortante regola.
Circa un anno fa (14 maggio 2008) insieme ai consiglieri comunali di centrosinistra, organizzai un'assemblea pubblica sul rilancio dell'ospedale, alla quale parteciparono anche il consigliere regionale dott. Paolo Costantino e il direttore generale dell'Asl dott. Domenico Colasanto, che in quella occasione assunse degli impegni e preannunciò idonee ed imminenti iniziative.
In quella occasione il direttore generale individuò nella consistente mobilità passiva dei pazienti verso gli ospedali di altre Asl (sintomo di bassa fiducia dell'utenza), nella scarsa comunicazione tra medici di base e medici ospedalieri, nella frammentazione ed estemporaneità degli interventi dei suoi predecessori e nell'assenza di un piano organico di rinnovo delle attrezzature e degli strumenti diagnostici i principali elementi negativi che condizionavano l'attività dell'ospedale. In particolare addebitò nella sua affrettata apertura nel 2005 la causa principale del suo cattivo funzionamento. Anticipò pure urgenti acquisti di nuove attrezzature e di più moderni strumenti diagnostici ed una accelerazione delle iniziative per una più idonea e razionale sistemazione della Tac e della risonanza magnetica, ancora ubicate nei locali del vecchio ospedale dopo 4 anni dall'apertura del nuovo.
Oggi, purtroppo, non possiamo fare altro che constatare che, ancora una volta, le criticità segnalate e gli interventi richiesti per eliminarle non hanno trovato complessivamente concreta risposta, nonostante l'emergenza di segni di incoraggiante vitalità delle risorse umane e professionali operanti nell'ospedale.
Tac e risonanza magnetica sono ancora allocate negli scantinati della parte più antica del vecchio ospedale, nè sono state sostituite con strumentazioni al passo con le innovazioni tecnologiche sopraggiunte.
Nei diversi reparti continuano ad essere usate attrezzature acquistate circa 20 anni fa, che evidentemente (mi sia perdonata l'autoreferenziale implicita autocitazione) devono essere di ottima qualità, data la loro longevità, mentre le ripetute richieste di nuove attrezzature rimangono inevase, anche quella di basso impegno finanziario.
Nel frattempo, il sottodimensionamento del personale medico e paramedico disponibile nelle varie strutture continua a limitare quantitativamente, ma non qualitativamente, il volume delle prestazioni che contrariamente alle deludenti attenzioni della direzione segnano quasi dovunque una incoraggiante tendenza verso un netto miglioramento.
Pochi esempi per supportare queste amare considerazioni:
1. Nella struttura semplice di emodialisi, dipendente dalla struttura complessa di Martina Franca, si sta incrementando la modalità passiva verso Acquaviva e Matera, in quanto l'attività è al 50% a causa della presenza non costante del medico e della carenza di infermieri (appena 6, più un coordinatore), che non sono sufficienti a garantire l'attività in 2 turni giornalieri sui 12 posti-zone disponibili. La conseguenza è l'incremento della spesa per i rimborsi alle altre strutture che servono i nostri pazienti in mobilità passiva e il freno alla modalità attiva, che si sviluppa nel periodo estivo per la presenza di turisti emodialitici sul nostro territorio;
2. Un velo pietoso va steso sul funzionamento della struttura semplice di Urologia, che si regge sull'eroismo dell'unica unità medica disponibile, che assicura orari di servizio indicibili ed un numero di prestazioni elevatissimo.
3. Analogo problema è riscontrabile al pronto soccorso dove lavorano solo 9 infermieri professionali su 18 in pianta organica, mentre 2 dei 7 medici in organico sono utilizzati a Ginosa. Nonostante tutto ciò, l'incremento delle prenotazioni è sempre più consistente, con un aumento
del rischio clinico per le difficoltà che si riscontrano nell'assicurare turni di riposo per gli operatori.
4. Il problema del sottodimensionamento delle disponibilità di medici ed infermieri nelle diverse strutture è, comunque, generale ed interessa quasi tutte le strutture; da Ostetricia e Ginecologia (-4 medici, -4 infermierie -1 ostetrica coordinatrice) ad Ortopedia e Traumatologia (-4 medici e -4 infermieri), daMedicina Interna (-1 medico e -1 infermiere) a Cardiologia (-2 medici
e -4 infermieri), ecc. ecc.
5. Disagi che persistono da tempo si avvertono nella Radiologia per la difficoltà obiettiva di operare in luoghi distanti tra di loro e cioè, sia negli scantinati del vecchio ospedale, che nel nuovo.
Altra eroica testimonianza umana e professionale emerge dall'elevato numero di prestazioni assicurate in condizioni, logistiche mortificanti dall'unica unità medica della struttura semplice di Oncologia, nella quale affluiscono pazienti in numero notevolmente esuberante rispetto alle obiettive potenzialità operative (n. 6 posti di day hospital assegnati, sui quali vengono trattati
oltre 20 utenti / die), provenienti da altre Asl, anche di altre regioni. Discorso a parte merita la struttura complessa di Cardiologia, dove si stanno registrando risultati sempre più positivi, tanto più lusinghieri, quanto più ardua è stata la riconquista della fiducia dell'utenza dopo le vicende drammatiche del 2007. Ciò nonostante, inspiegabilmente si sta tardando ancora nel disporre la
riapertura dell'Utic, pur essendo stata dissequestrata la struttura dell'Autorità giudiziaria da oltre un anno.
In questa struttura il 23 aprile scorso, dopo un lungo periodo di preparazione e di addestramento per medici ed infermieri fuori dall'orario di servizio, è stato effettuato il primo impianto di pacemaker bicamerale su un paziente ricoverato per episodi sincopali dal dott. Angelo
Aloisio, sotto la supervisione del dott. Antonio Scarcia, direttore della struttura cardiologica e del dott. Concetto Larosa, della casa di cura “Villa Verde” di Taranto.
In questa struttura nel 2008 sono stati registrati altri risultati incoraggianti quali i ricoveri, aumentati del 21% rispetto al 2007, le prestazioni ambulatoriali esterne, aumentate del 25%, e le attività ambulatoriali interne aumentate del 14%. Ancora più significativo è il dato relativo al fatturato delle attività ambulatoriali esterne, che è addirittura mediamente doppio rispetto a
quello di tutti gli altri ospedali della provincia, compreso quello della città di Taranto.
Tutto ciò, nonostante il persistente sottodimensionamento rispetto alla pianta organica della disponibilità di medici (-4) ed infermieri (-4) a disposizione della struttura.
Per concludere, per un concreto rilancio dell'Ospedale di Castellaneta sarebbe auspicabile che a
breve si diano risposte concrete a queste e ad altre criticità non evidenziate per esigenze di gravità e di sintesi, uscendo dalle secche delle assicurazioni più o meno rituali e tagliando cordoni ombelicali con condizionamenti imposti dalla politica con la “p” minuscola.
Lo chiedono gli operatori, stanchi di reiterare le loro richieste, più che del loro lavoro professionale appassionato ed apprezzato, ma lo chiedono soprattutto le popolazioni della zona occidentale della provincia, che attendono da anni concrete risposte alle loro aspettative di salute e di sicurezza psico-fisica e chiedono di esercitare il loro diritto in un presidio ospedaliero potenziato ulteriormente con altre risorse professionali e nuove e più avanzate attrezzature».

sabato 29 novembre 2008

Dibattito del Pd sulla sanità e il nuovo Piano regionale della salute

LATERZA - Centodiciotto da medicalizzare a Laterza, ennesimo (e non ultimo) capitolo. «E' pronto il nuovo bando per reclutare medici già in possesso di patentino, l'auspicio è che arrivino domande, intanto parte il terzo corso regionale per formarne di nuovi»: lo ha detto il consigliere regionale Paolo Costantino all'ultimo dei tre appuntamenti organizzati fra "politica attiva e primarie" dal Pd cittadino. Dallo stesso tavolo, la voce discordante di Mario Fanelli, medico, sindacalista: «Basta illusioni, non creiamo altre aspettative: con le risorse oggi disponibili - 32 medici sui 70 in pianta organica -, destinate ad assottigliarsi ancora di più piuttosto che a crescere, a Laterza il medico non arriverà mai». Quindi «il 118 sul territorio va rimodulato partendo dall'esistente, puntando sulla mobilità delle auto mediche, sul rispetto dei tempi di intervento, consapevoli del fatto che mai tutte le postazioni potranno essere medicalizzate; e va migliorato il trattamento economico dei medici, decisamente malpagati a fronte di un lavoro massacrante, di grande responsabilità». Un contributo in merito potrebbe arrivare, per Fanelli, dall'istituzione del "codice bianco": medici di famiglia chiamati cioè a fare da "filtro" per 12 ore al giorno. Rassegnarsi, dunque? Tutt'altro. Per Costantino la strada intrapresa va percorsa fino in fondo, dopo «la delibera del direttore generale Asl Domenico Colasanto che nel maggio scorso ha ridato a Laterza ciò che quattro anni fa le fu prima assegnato e poi sottratto, e la deroga concessa a seguire dal presidente Vendola». E dopo gli intoppi di percorso: il bando per l'assunzione dei medici bloccato dal ricorso della Fimmg e poi sbloccato dal Tar di Lecce, quando però gli otto medici che si erano segnalati avevano trovato altra sistemazione. Quindi, la decisione di rifare il bando e, nel frattempo, di formare nuovi medici: «Siamo fiduciosi, gli interventi in atto possono dare una risposta positiva al problema, in attesa che la mobilità già riscontrata tra gli infermieri - in Puglia ne sono tornati circa un migliaio - si verifichi anche per i medici». Sullo sfondo, in una serata che aveva perso per strada il direttore Colasanto (impegnato in Regione, in summit con Vendola) e l'assessore regionale Alberto Tedesco (idem), il nuovo Piano regionale della salute. Approvato «in chiara discontinuità con il precedente» ha spiegato Costantino, «espresso da una legge e non da una delibera di giunta, frutto di copiosi incontri con associazioni, operatori, amministrazioni pubbliche, sindacati: abbiamo ascoltato tutti e tutti sono stati ascoltati, nei fatti» ha rimarcato il consigliere Pd. Un piano, in definitiva, che «modernizza gli ospedali e crea la medicina distrettuale, mai esistita». Il tutto verso «una sanità davvero al servizio dei cittadini, non più strumentalizzata dalla politica», come hanno auspicato in apertura Davide Bellini, segretario del Pd cittadino, e Franco Bruno del coordinamento sezionale del partito. Intanto questa sera (18,30), alla Cittadella, convegno in tema di Forza Italia, presenti il sindaco Giuseppe Cristella e il consigliere regionale Gianmarco Surico: "Lo sfascio della sanità in Puglia". Altro capitolo.

Francesco Romano
La Gazzetta del Mezzogiorno
28 novembre 2008

martedì 25 novembre 2008

LATERZA – Piano della Salute e 118 medicalizzato: la lingua del Pd batte dove il dente duole.
Argomento più sensibile non poteva essere scelto per chiudere, venerdì sera, la triade di dibattiti organizzati dal locale circolo: Ambiente e sviluppo, Scuola e, appunto, Sanità. Peccato per gli assenti, l’assessore regionale Alberto Tedesco e il direttore generale Domenico Colasanto, che avrebbero potuto spiegare i perché delle scelte regionali (che disegnano la cornice della nuova sanità pugliese) e provinciali (con le Asl che in quel quadro collocano i Piani attuativi locali). In ogni caso, il consigliere regionale Paolo Costantino, stimolato dagli interrogativi e dai dubbi posti da Davide Bellini, Franco Bruno e dal dottor Mario Fanelli ha giocato fino in fondo la sua parte, raccontando di un modo nuovo di fare Sanità: quello del centrosinistra di Vendola. “Il nostro Piano della Salute – è la diagnosi di Costantino – arriva dopo due anni di confronto con addetti ai lavori, sindacati, cittadini e comuni ed è stato approvato con una legge regionale, non con una delibera di giunta in una notte di mezza estate”.
Il metodo Fitto, cioè, è finito in soffitta. Con l’auspicio, pronunciato a chiare lettere da Franco Bruno, che con esso siano stati archiviati anche “gli scandali della Sanità degli anni passati, ripulendo gli armadi dell’Asl Ta/1 da cima a fondo dai problemi etici, morali e amministrativi e cancellando le inefficienze, i tempi lunghi per esami e ricoveri, la cattiva assistenza negli ospedali”. Ma il fatto nuovo, stando alle parole di Bellini, assomiglia tanto ad una rivoluzione culturale, prima che politica: “La politica non deve strumentalizzare la sanità, ma essere al suo servizio”. Ecco da dove ripartire per ridare dignità – per dirla con Bruno – “ai buoni ospedali e ai medici capaci che pure ci sono”. Con un occhio di riguardo per la “cenerentola sanitaria” che si chiama Laterza: “Che è e resta il baricentro del sistema Castellaneta-Laterza-Ginosa, ma è anche cerniera tra Puglia e Basilicata”.
In primo piano, però, restano le disfunzioni. Il poliambulatorio di Ginosa “che non decolla”; l’ospedale di Castellaneta, devastato nell’immaginario collettivo (e purtroppo anche nella realtà) dalla tragedia degli otto morti dell’Utic del maggio 2007; ma anche gli strumenti e le tecnologia d’avanguardia che mancano (pet-tac, risonanza nucleare); l’assistenza domiciliare da potenziare. Oppure il totem del “posto fisso”, declinazione tutta laertina per il servizio 118 che doveva essere medicalizzato, poi non lo è stato, successivamente lo è diventato sulla carta e, a tutt’oggi, non riesce ad esserlo per “mancanza di medici idonei”.
Fanelli non nasconde un moto di realismo: “Non alimentiamo altre illusioni – dice -. La verità è che se il 118 di Taranto funziona con 34, anzi 32 medici, su una pianta organica di 70, vuol dire che Laterza la postazione medicalizzata non l’avrà mai. Piuttosto bisogna cambiare il modo di immaginare il 118, non più fisso in una data postazione, ma dotato di auto mediche e di unità mobili”.
Con un’avvertenza da addetto ai lavori: “Se i medici sono mal pagati e poco formati, per cui fuggono dal 118, allora è necessario pagarli e addestrarli meglio. E magari, noi medici di base, potremmo offrire un servizio di 12 ore per filtrare i codici bianchi, le urgenze che non sono emergenze.
Altrimenti l’ambulanza del 118 rischia di trasformarsi in un trasporto malati più che un presidio salva-vita”. Suggerimenti che il Costantino medico prima che politico accoglie e rilancia: “La storia dei quattro medici a disposizione per il 118 laertino è una barzelletta: uno mi risulta incompatibile, visto che un medico di base non ha le caratteristiche adatte per il 118, gli altri non esistono; e se esistono perché non hanno partecipato al bando dell’Asl? In concreto, tuttavia, l’Asl sta già preparando due atti: un nuovo bando pubblico e il 3° corso di formazione regionale per medici del 118. Certo la volontà politica non basta se i medici non rispondono, né servono certe polemiche assurde…”.
Il discorso, poi, si allarga. Ripartendo sempre da Laterza: “Che, assieme a Ginosa, nel nostro Piano avrà il potenziamento delle branche specialistiche”. E giungendo ad una visione d’insieme: “Il modello ospedalocentrico – insiste il consigliere regionale del Pd - non esiste più ed è sostituito dalla modernizzazione delle strutture, attuata attraverso gli ospedali intermedi, e dalla creazione di una medicina distrettuale che da noi non è mai esistita e ha una doppia funzione: decongestionare gli ospedali e avvicinare la Sanità all’utenza, anche perché certe branche specialistiche non ha più senso farle in ospedale. In tre anni la Sanità provinciale può cambiare volto e strutture, con tre nuovi ospedali (a Taranto, Martina e Manduria, ndr.), il potenziamento di Castellaneta (nuova Tac, la Medicina passerà da 30 a 40 posti, l’Utic riaprirà e la Rianimazione, già pronta, sarà attivata, ndr.) e la riapertura di Massafra. Ma anche i 120 posti per la residenza sanitaria assistita all’Osmairm di Laterza e a Marina di Ginosa, le case della salute di Lizzano e Palagianello, nonché l’hospice di Castellaneta”.
Il tutto con una nuova filosofia, che non teme il rapporto pubblico-privato (vedi il futuro San Raffaele del Mediterraneo: ospedale con gestione pubblica al 51%, privata al 49) e non tralascia un impeto di efficientismo: “Per potenziare ciò che funziona – sintetizza Costantino - e chiudere ciò che non funziona”. A conferma che è ora di darsi da fare, la constatazione finale: “Quella tarantina è la sanità più arretrata di Puglia”. E peggio, davvero, non si può fare.


Massimo D’Onofrio
Corriere del Giorno
Lunedì, 24 novembre 2008




lunedì 3 novembre 2008

La postazione del 118 tra quattro mesi potrà contare su un medico

LATERZA - «Nel piano 118 originario, Laterza era una delle 18 postazioni medicalizzate, ma l’allora governo regionale (presidente Fitto, ndr) pensò di cancellarla, in barba al progetto che, presentato nell’ottobre del 2002, garantiva strategica e tempestiva copertura alla frastagliata geografia provinciale». Questa volta, a fare il punto sulla tormentata vicenda del 118 laertino è stato, nel corso della conferenza stampa tenutasi l’altra sera nella sede del Pd, Mario Balzanelli, responsabile del Set provinciale, che quel piano, sono parole sue, «elaborò, implementò e testò in collaborazione con la Polstrada», coniugando virtuosamente «standard minimi ed eccellenza». Non solo: «E’ stato questo governo regionale a ripristinare ogni cosa nel maggio scorso (delibera 1445, ndr), grazie all’impegno del direttore generale Asl Domenico Colasanto e alla responsabile deroga del presidente Vendola». Il nodo: l’arrivo del medico al 118 di Laterza che, nel consiglio monotematico di maggio (presente il direttore Colasanto) era stato annunciato per settembre, slitterà di qualche mese. «Forse quattro» ha precisato Balzanelli dopo aver ricostruito l’ultimo capitolo, in ordine di tempo, della storia infinita: il bando di avviso pubblico per il reclutamento dei medici emesso dall’Asl tarantina e «bloccato dal Tar di Lecce per iniziativa della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale, ndr)». «La sentenza del Tar ci ha dato ragione, ma nel frattempo i 6 medici che avevano risposto al bando si erano sistemati altrove: situazione paradossale, danno incalcolabile» ha spiegato Balzanelli. Tutto da rifare, allora. Come? Balzanelli: «Riattivare il corso di 350 ore che assegna il brevetto regionale per svolgere l’attività di medico del 118». I tempi: «Un mese per montarlo, tre per espletarlo, auspicando iscrizioni». Già: «Mestiere duro, faticoso, per giunta malpagato e in Puglia di più, quello del medico 118 - incalza Balzanelli -: serve coraggio e passione, in attesa che la politica ci metta del suo». Nel frattempo il servizio viene assicurato, nel rispetto dei tempi di intervento «unico vincolo fissato per legge» e nella «dinamicità fisiologica del sistema»: per questo, punge Balzanelli, «non ci sono pugni sul tavolo che tengano, soprattutto poi se il tavolo è, in tutta evidenza, quello sbagliato: il direttore Colasanto e la giunta Vendola hanno restituito dignità alla popolazione laertina». Aspettando medici con brevetto. E, prim’ancora, iscrizioni al corso: «Se non dovessero arrivare, ma non ce lo auguriamo, una soluzione comunque la troveremo» chiarisce Balzanelli. «La mobilità extraregionale, per esempio»: Laterza sarà medicalizzata, in ogni caso. In precedenza, dal tavolo Pd il coordinatore cittadino Davide Bellini, con il consigliere Franco Catapano e il capogruppo Giuseppe Stano, aveva lanciato le iniziative del partito programmate per l’8, l’11 e il 14 novembre, alla Cittadella della Cultura. «Attìvati e partecipa» il filo conduttore, ambiente, scuola e sanità le “tracce” da svolgere.

Francesco Romano

La Gazzetta del Mezzogiorno

3 novembre 2008


Strada in salita per il 118: "Non ci sono medici"

Il PD di Laterza vuole riportare a Laterza la postazione medicalizzata del 118, a seguito dello scippo operato dalla Giunta Fitto, con la complicita' del Centro-Destra.
A tal proposito abbiamo indetto la Conferenza Stampa a cui ha partecipato anche il Dott.Mario Balzanelli, il quale ci ha comunicato che in quattro mesi la postazione dovrebbe concretizzarsi.

Il Centro-Destra si parla addosso.
Noi badiamo ai fatti.


LATERZA – Per avere la postazione medicalizzata c’è tutto, tranne il medico.

La vicenda del 118 laertino rischia di piombare nel paradosso, ma le parole del dottor Mario Balzanelli, il “padre” del sistema d’emergenza tarantino e attuale massimo responsabile, non lasciano spazio alla fantasia.

Anzi, è la dura realtà che si è fatta largo a spallate nell’incontro voluto dal locale Pd per discutere di attività politica, iniziative e democrazia partecipata.

Quella raccontata da Balzanelli è una vicenda annosa, che ha origine nel 2001 con l’avvio del progetto 118 dell’Asl Ta/1 e si sviluppa su due piani. Quello tecnico-medico, nel 2002, mette il circoletto rosso su Laterza quale sede strategica di postazione medicalizzata (“tra le 18 totali sperimentate e validate dalla Polstrada”); quello politico (l’allora direzione Asl e il governo regionale Fitto) invece lo cancella nel 2003.

Balzanelli racconta tempi, atti e responsabilità: “Che non sono di chi oggi guida la Sanità. La protesta per la mancanza del medico a Laterza è legittima, ma oltre ad essere controproducente per chi nel 118 ci lavora, va indirizzata verso chi, allora, ha preso le decisioni”. Il senso opposto, secondo Balzanelli, va letto l’impegno dell’attuale direttore generale Domenico Colasanto, “che ha restituito il suo ruolo e la sua dignità a Laterza e sta per farlo anche per San Giorgio Jonico”.

Tuttavia, se il 118 di Taranto “ha il meglio del meglio, è un sistema d’eccellenza certificato”, non è comunque esente da problemi contingenti, che ne minano l’efficienza.

“La carenza di medici non riguarda solo Laterza – puntualizza Balzanelli – ma tutto il sistema. In servizio attivo abbiamo 43 medici e 36 infermieri sui 70 previsti per i rispettivi organici e altri li stiamo perdendo per strada. Pensare che la Regione ci voglia premiare portando a 80 i medici e 150 gli infermieri in organico mi conforta: il problema è che sono solo numeri, perché il personale non c’è.

Il 118 è un mestiere duro, perché si combatte ogni giorno con la morte e poi si guadagna poco: in Puglia, mediamente, il 40 per cento in meno rispetto alle altre regioni”.

Laterza, però, ha una sua storia particolare, perché dopo la decisione di Colasanto di medicalizzare la postazione (nel maggio scorso) e l’avvio del bando pubblico per il reclutamento, un ricorso al Tar della Federazione dei medici generici (Fimg) ha di fatto bloccato l’iter. “E quando a metà settembre – spiega il responsabile del 118 - l’Asl ha avuto regione, ai sei medici che avevano aderito al bando abbiamo inviato un telegramma che è rimasto senza risposta: dopo tanti mesi, erano partiti per altri lidi”. La via d’uscita esiste, ma non è semplice percorrerla: “Stiamo per attivare il 3° bando per il brevetto regionale che dà l’idoneità per svolgere l’attività di medico del 118. Si tratta di 350 ore di formazione ed è una via che dà uno sbocco contrattuale finale a tempo indeterminato.

Abbiamo strumenti, mezzi e programmi ma per arrivare in fondo servono almeno quattro mesi”. Con un’incognita grossa come un macigno: “Dipende da quanti medici s’iscrivono al corso. Di regola una postazione ha bisogno di sei medici e altrettanti infermieri, anche se i livelli reali sono più bassi. E se nessuno s’iscrive siamo punto e a capo. Certo, poi, si può protestare finché si vuole e noi facciamo l’impossibile attraverso gli atti formali, ma se non ci sono medici…”.

Balzanelli, insomma, non gira intorno alle cose, anche se rivendica il proprio impegno: “Saremmo disposti ad importarli persino dalla Russia, dove c’è grande disponibilità di medici e infermieri.

Ma, badate, i medici sulle ambulanze non ci sono nemmeno a New York, e una città come Milano ha solo cinque postazioni. E noi a Taranto riusciamo comunque ad ottenere risultati straordinari, per efficacia e tempi d’intervento, grazie agli enormi sacrifici quotidiani del nostro personale”.

Con un accorato appello finale: “Auspico che la politica si unisca per sostenere responsabilmente il 118 e che i giovani vengano a lavorare da noi: demotivarli, però, non serve a nessuno”.


Massimo D’Onofrio

Corriere del Giorno

02/11/2008


martedì 1 luglio 2008

ASL CONDANNATI GLI ECCELLENTI

La prescrizione si è fatta “sentire” spazzando un bel po’ di casi sospetti, ma questo non è certo bastato per cancellare con un colpo di spugna quello che può essere ritenuto uno dei più importanti processi celebrati a Taranto negli ultimi anni in materia di truffe ai danni di Enti pubblici.
Quello che ha visto l’ASL ionica vittima di un raggiro all’epoca dei fatti senza precedenti è stato un processo che ha lasciato ugualmente il segno, nonostante la prescrizione.
Difficile sostenere qualcosa di diverso se si pensa che tutti gli imputati eccellenti sono stati riconosciuti colpevoli, se si pensa alle salatissime spese che i condannati dovranno pagare alla Regione Puglia e alla stessa Azienda sanitaria locale, se si pensa alle sanzioni inflitte a coloro che nell’ambito della vicenda hanno ricoperto un ruolo di primo piano. A testimoniare tutto questo ci sono i numeri che hanno caratterizzato il verdetto emesso ieri sera dai giudici della Seconda Sezione Penale del Tribunale: riconoscimento dell’associazione a delinquere;28 affermazioni di responsabilità; oltre un secolo di reclusione inflitto; provvisionali per complessivi due milioni di euro da rifondere alle parti civili, e questo in attesa che in separato giudizio venga fissata l’entità precisa del danno da risarcire; confisca dei beni mobili e immobili sequestrati nel corso delle indagini ai maggiori imputati; trasmissione degli atti in Procura per valutare le dichiarazioni rese da un’inquisita di spicco del processo. Questo ed altro hanno deciso ieri sera i magistrati che hanno valutato fatti e circostanze svelati dalla Procura nell’ambito di tre distinte inchieste, poi riunite in un unico fascicolo proprio perchè in tutti i casi ad aver subito le peggiori conseguenze era stata l’ASL.
L’Azienda sanitaria tarantina che (costituitasi parte civile tramite l’avv. Antonio Raffo) ha chiesto danni per 800 milioni di euro. Una richiesta che spetterà ad altri giudici dover valutare, ma che da ieri è stata ammessa dal Tribunale.
E non solo per l’Ente. La stessa decisione è stata adottata anche per la Regione Puglia e per “Cittadinanzattiva”, rappresentate rispettivamente dall’avv. Michele Laforgia e dagli avvocati Marina Venezia, Giuseppe Provenza, Massimo Tarquinio e Giuseppina Tocci. Secondo l’organo giudicante presieduto dal dott. Pasquale Di Todaro (a latere la dott.ssa Romano ed il dott. Rizzo), il comportamento posto in essere dalla maggior parte degli imputati fu finalizzato a garantire un vantaggio per essa e un sicuro nocumento per lo Stato.
Fra coloro che hanno riportato le condanne più pesantispiccano l’imprenditore Armando Parnasso, all’epoca amministratore della “Global by Flight”, e la dirigente della ASL dott.ssa Antonia Manghisi.
Ad entrambi sono stati inflitti 14 anni di reclusione alla luce della colpevolezza sancita per una lunga serie di capi d’imputazione e questo nonostante molte contestazioni siano state dichiarate estinte per prescrizione. Nel segnalare che sia l’uno sia
l’altra sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, va detto che un’altra sanzione pesante è toccata all’ex capo Area dell’ASL, il rag. Raffaele Bruno Lo Savio. Giudicato come uno degli organizzatori del raggiro, il dirigente è stato condannato a 11 anni (i p.m. ne avevano chiesti 10) con l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. Nove anni (ne rischiava15) sono stati inflitti all’ex direttore generale dell’ASL dott. Vito Armenise, mentre 3 anni e mezzo sono toccati all’altro manager della Sanità ionica, il dott. Giuseppe Brizio, per il quale la pubblica accusa aveva proposto una pena pari a 12 anni di reclusione.
L’affermazione di responsabilità è stata pure deufcretata per il figlio dell’ex direttore generale, vale a dire per Simone Brizio, attuale consigliere regionale, che è risultato destinatario di una pena pari a 2 anni.
La condanna ha rappresentato l’epilogo del processo anche per altri imputati eccellenti come l’imprenditore Alessandro Saracino (4 anni e 6 mesi), come l’avv. Nicola Serra (3 anni), come l’ex direttore amministrativo dell’ASL, dott. Domenico Pepe (8 anni), come il dirigente ASL dott. Silvano Baglivo (3 anni), come l’ex funzionario dell’Azienda sanitaria dott. Vincenzo Castronuovo (4 anni e 9 mesi). Tutte decisioni che saranno spiegate in una motivazione il cui deposito è previsto entro i prossimi 90 giorni. Per il momento, a suggellare il processo c’è un dispositivo che lascia intuire come la vicenda possa far registrare altri strascichi. Soprattutto se la Procura dovesse procedere nei confronti della dott.ssa Manghisi per le dichiarazioni rese da lei stessa nell’ambito dell’udienza del 3 dicembre scorso.
Condanne, ma non solo. Cinque imputati sono stati assolti, mentre per altri quattro è stato sancito il non doversi procedere. Un verdetto che è stato steso dai giudici al termine di una camera di consiglio durata quasi otto ore.
Arco di tempo servito per valutare la ricostruzione del meccanismo che sette-otto anni fa determinò l’esborso di fiumi di danaro da parte dell’Azienda sanitaria. Ad illustrare gli esiti di un’attività che nel corso delle lunghe indagini ha tratto alimento anche dall’esame di una montagna di documenti e dalle dichiarazioni rese da alcuni inquisiti erano stati i pubblici ministeri dott. Pietro Argentino, dott. Remo Epifani e dott. Mario Barruffa. I quali avevano chiuso i loro interventi chiedendo per gli imputati circa due secoli di reclusione complessivi. A giudizio dei tre p.m., la maxitruffa che sarebbe stata perpetrata ai danni della ASL, quella ruotata attorno ai mandati di pagamento firmati a fronte di opere e servizi forse mai eseguiti, sarebbe dovuta essere sanzionata da una raffica di condanne. Una richiesta che alla fine il Tribunale ha accolto.

Ettore Raschillà

SENTENZA STORICA

Il Tribunale di Taranto ha riconosciuto all'Associazione Onlus “C i t t a d i n a n z at t iva ” il diritto ad ottenere il risarcimento del danno dai principali imputati condannati nel processo per una presunta maxitruffa ai danni dell'Asl Taranto 1. L'avv. Marina Venezia, uno dei legali di Cittadinanzattiva, in una nota definisce la sentenza «storica ed unica per i cittadini, per coloro che si sentono rappresentati in un Movimento che, da decenni, oramai, conduce delle battaglie per la legalità, per la lotta agli sprechi, per l'efficienza di una pubblica amministrazione che sia vicina al cittadino e che sia in grado, soprattutto, di interpretarne la domanda e di fornire risposte certe e servizi adeguati ai bisogni». Il Tribunale di Taranto ha condannato 28 imputati, tra imprenditori, ex dirigenti, funzionari e dipendenti dell'Azienda sanitaria locale, ritenuti colpevoli di aver pilotato appalti per favorire sempre le stesse aziende e spesso in cambio di tangenti. La presunta truffa ammonta ad almeno 30 milioni di euro. «Il Tribunale di Taranto - afferma l'avv. Venezia - ha dato continuità ad altre pronunce che hanno visto riconoscere a Cittadinanzattiva il diritto di essere "parte" nei processi, non solo in tema di malpratice medica ed in campo sanitario, ma, ora, in un processo dove i reati hanno riguardato condotte di amministratori, funzionari e imprenditori corrotti e truffaldini. La novità principale della sentenza - aggiunge - consiste nel fatto che, in nome del popolo italiano, sia stato dato riconoscimento ad un diritto alla riparazione dei torti subiti anche in favore di chi, come Associazione riconosciuta, agisce nel nostro Paese per la difesa di valori supremi sanciti dalla Carta Costituzionale. Si è data, così, rilevanza ed applicazione , da parte dei Giudici tarantini, a quel famoso principio di sussidiarietà previsto dall'art. 118 della Costituzione in base al quale non solo i cittadini singoli, ma anche le loro formazioni sociali devono essere "favoriti" allorchè agiscono per un interesse generale».L'avv. Venezia sottolinea che «Cittadinanzattiva, in questo processo, ha inteso difendere gli interessi generali della collettività tarantina, dei malati, di chi si è visto sottrarre beni e risorse a causa di una corruzione e truffa dilaganti in apparati nevralgici della pubblica amministrazione. Fatture gonfiate e operazioni inesistenti, forniture mai eseguite ed una marea di danaro pubblico (dei malati di Taranto) sono stati distratti e versati in mani oscure, sporche, di personaggi senza scrupoli che ha pensato solo ad arricchirsi ai danni dei malati e di coloro che, ancora oggi, non riescono a curare i loro tumori e a eseguire una radioterapia per le lunghe liste di attesa o perché il macchinario è rotto o perchè manca il personale».

giovedì 19 giugno 2008

La Sanità del versante occidentale

La Sanità del versante occidentale secondo il direttore generale Domenico Colasanto. Il massimo dirigente dell’Asl Ta1, raccolti gli echi del Consiglio monotematico di Laterza, replica con una lunga nota, partendo da un punto di vista: «Non esiste assolutamente nessuna dequalificazione dei servizi ospedalieri nel territorio del Comprensorio Occidentale». «L’articolo apparso sulla stampa locale riferito al Consiglio monotematico suiservizi sanitari celebratosi a Laterza necessita - spiega Colasanto - di alcune precisazioni da parte di questa direzione generale, con l’obiettivo di fornire ai cittadini “messaggi positivi” e non il “catastrofismo” delle polemiche di parte. Avevo già comunicato al presidente del Consiglio comunale di Laterza la impossibilità a partecipare perché impegnato in un workshop organizzato dalla Anaao-Assomed fuori Regione e, poi, perché convinto che la Direzione Generale non debba farsi coinvolgere in percorsi politici ».
Prima la precisazione sulla sua assenza e poi l’affondo, nel merito delle diverse posizioni espresse dai sindaci e politici. «Sono oggettivamente fuori luogo - afferma - le dichiarazioni di una presunta pesante dequalificazione dei servizi ospedalieri nel territorio del Comprensorio Occidentale, che gli stessi siano in uno stato di degrado e di rassegnazione, completamente abbandonati a se stessi, come affermato dal sindaco di Laterza». «Al consigliere Lospinuso, a cui mi lega una vecchia amicizia, vorrei ricordare che l’Ospedale di Castellaneta fu “inaugurato” negli anni scorsi, pur sapendo che la radiologia non poteva “ospitare” le grandi macchine(TAC e RMN) e che i locali delle cucine non erano completati. Di conseguenza, almeno, la politica dell’epoca doveva sapere che i pazienti ricoverati dovevano essere trasportati presso il vecchio ospedale, creando un notevole disservizio per effettuare gli esami. Devo ricordare che la TAC e RMN sono attrezzature datate che necessitano di essere sostituite.È un degrado, un abbandono e una dequalificazione che vengono da “molto lontano”; così come da molto lontano viene la questione di una generale mancanza di programmazione della sostituzione dell’intero parco tecnologico e radiologico dell’Azienda». Colasanto, però, oltre a ricostruire i “particolari” delle scelte sanitarie precedenti, offre anche materia concreta per il dibattito sulla Sanità che verrà. E lo fa specificando i suoi progetti per i tre ospedali del polo occidentale:
«Questa Direzione Generale - spiega - per lo specifico degli Ospedali del Comprensorio Occidentale ha definito un piano complessivo di interventi. Per Castellaneta la sistemazione della “immensa hall” (esagerata!), ricavandone uffici amministrativi onde poter mettere a disposizione della U.O. Oncologia Medica ulteriori
nuovi spazi; acquisto di una nuova TAC ed una nuova RMN (era stato previsto di smontare la vecchia per rimontarla; operazione inutile e costosa); completamento dei lavori della radiologia e della cucina; completamento dei lavori di ristrutturazione
del vecchio ospedale con una richiesta di ulteriori fondi alla Regione per riconvertirlo in Distretto
Socio-Sanitario; selezioni concorsuali per la nomina dei Direttori di Struttura Complessa da tempo (!) vacanti; definizione di un modello di tipologia funzionale del P.O. nell’ambito del prossimo Piano della Salute». Per Mottola, Colasanto ha in programma «la riconversione del Presidio Ospedaliero da ospedale per acuti ad ospedale per riabilitazione non è stata accompagnata dalla definizione della dotazione organica dedicata alle problematiche riabilitative, per cui non è possibile in maniera sistematica, se non con provvedimenti “tampone” l’intera riconversione. Nel frattempo la Direzione Generale sta cercando, comunque, di potenziare le attuali funzioni riabilitative localizzate a Mottola e riferite essenzialmente a riabilitazione ortopedica post-traumatica ».
Infine, l’ospedale di Massafra, per il quale - continua il direttore generale - è previsto «l’acquisto di una nuova TAC per sostituire quella attuale che è, peraltro, l’unica funzionante nel Comprensorio Occidentale; procedono i lavori di messa a norma in attesa di conoscere la destinazione del PresidioOccidentale nel Piano della Salute». «Credo - puntualizza ancora Colasanto - vada ricordata l’attenzione dell’Azienda nei confronti di questo territorio proprio citando la questione della postazione del 118 presso il Comune di Laterza: il Piano del responsabile del 118 lo prevedeva, ma la Direzione Generale dell’epoca e le strutture tecniche dell’Assessorato Regionale alle Politiche della Salute la “cassarono”. Questa Direzione Generale, sentito il presidente della Giunta Regionale ha riconosciuto l’opportunità per la complessità geografica del territorio del Comune di Laterza della postazione medicalizzata e avviato le procedure per l’assunzione dei medici. Sempre in questo territorio mi piacerebbe conoscere dal sindaco di Ginosa se l’Azienda non ha dimostrato attenzione nei confronti delle problematiche sanitarie e socio-assistenziali del territorio». Una lunga disamina e l’affondo finale: «Bisogna trovare il coraggio - chiosa Colasanto - di riconoscere che i ritardi, le provvisorietà, le inadempienze, le carenzedi programmazione vengono da molto lontano: la Direzione Generale accetta le critiche puntuali agli strumenti operativi attivati, ma respinge con decisa fermezza le generiche accuse frutto solo di una sterile polemicapolitica in un gioco delle parti nel quale vittime sono i cittadini che non ricevono informazioni adeguate, finendo così per favorire la mobilità passiva».

domenica 15 giugno 2008

Tra sanità e politica un nodo da sciogliere

La politica, la sanità e la giacca da "liberare": al consiglio monotematico dell'altra sera, il polo occidentale della provincia ionica ha provato a non parlarsi addosso, dicendosi tutto. O quasi. Esercizio non semplice. Perché la sanità, pensiero trasversale rimbalzato più volte nella stipatissima Cittadella della Cultura, "non è di destra, né di sinistra", ma la politica invece sì. E il dubbio-quasi-certezza che ci sia "troppa politica nella sanità e in quella pugliese in particolare", chiude il cerchio e rafforza il concetto: quasi impossibile, al momento, tenere in equilibrio, per il bene comune (e la salute lo è), i piatti della bilancia.

Così c'è davvero poco da dire se il consigliere regionale Simone Brizio smonta il nuovo piano sanitario, liquidandolo come "provvedimento che mette paura" e additandolo come spia e simbolo di un sistema sanitario allo sbando, e Franco Catapano, consigliere comunale Pd, "pareggia" il conto riportando l'orologio alla "sanitopoli jonica" di qualche anno fa, e invitando a "invertire la tendenza". E se il sindaco di Castellaneta, Italo D'Alessandro, stigmatizza che "l'Utic di Castellaneta non doveva essere aperta", come impedire a Giuseppe Stano (nella foto riportata a lato), capogruppo consiliare Pd, di andare ancora più indietro nel tempo per affermare che "il nastro all'ospedale di Castellaneta non andava tagliato"?

E' stato Rocco Ressa, primo cittadino di Palagiano a chiedere di "cambiare strada", o di fermarsi. "La politica dia gli indirizzi" e lasci stare la "giacca" della sanità, ha detto. Di più: tengano le mani a posto anche alcuni medici. E' toccato al sindaco Cristella e allo stesso presidente del consiglio Franco Frigiola raccogliere in positivo le proposte della serata: un documento congiunto andrà a suggellare l'unità di intenti dei sette comuni jonici, a sostegno di una sanità senza "campanili". Con la giacca libera.

Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno - 14 giugno 2008

Sanità, sindaci a confronto

LATERZA - Sulla sanità di terra jonica, summit d’eccezione giovedì sera a Laterza: sette sindaci seduti allo stesso tavolo consiliare, a rappresentare il cosiddetto polo occidentale jonico che da Massafra arriva a Ginosa, attraversando Mottola, Palagiano, Palagianello, Castellaneta e, appunto, Laterza, alla Cittadella della Cultura non s’erano mai visti. Tema specifico a parte, pure di spinosa attualità, è forse il dato più rilevante consegnato dal dibattito alla cronaca della serata. Sullo sfondo, il destino sospeso degli ospedali di Castellaneta, Mottola e Massafra, chiuso in “sandwich” fra due piani sanitari regionali in dissolvenza incrociata, a datare un passaggio di consegne dato adesso per imminente (vige ancora il “Fitto”, è all’esame della giunta il “Vendola”). Ad effetto, in apertura di dibattito, l’immagine “a mezza serranda” data dal sindaco di Laterza, Giuseppe Cristella, all’ospedale di Castellaneta: metafora calzante, a far sintesi della tragedia-Utic di un anno fa e dello stato di “catalessi” in cui versa oggi la struttura della città di Valentino. “La pietra dello scandalo” per il sindaco castellanetano Italo D’Alessandro. “C’è una Puglia migliore? Certamente no”, manda poi a dire il sindaco laertino, in punta d’ironia, al presidente Vendola “grande assente”. E indirizza il dibattito: da lì in poi sarà “elastico” continuo fra dichiarate volontà di “fare squadra” e “cadute” elettoralistiche, non proprio inevitabili. “Sulla sanità abbiamo perso tre anni fa le elezioni, sulla sanità vinceremo le prossime: non c’è che da aspettare” dice nella sostanza il consigliere regionale Simone Brizio, stroncando la bozza del nuovo piano ospedaliero regionale che “chiude Mottola e Massafra e declassa Castellaneta”. Piuttosto “facciamo in modo che ciò che il piano prevede sia realizzato: andiamo oltre le urne, puntiamo ad un agire differente, lo spirito della politica è dare risposte” indica Stefano Fabiano, vicepresidente della Provincia. E Rocco Ressa, sindaco di Palagiano, invita a “uscire dall’ipocrisia”. “La politica faccia un passo indietro, lasci la sanità libera e i medici facciano i medici” aggiunge, ritendendo un “passo positivo” gli indirizzi che il piano assegna agli ospedali di Mottola (riabilitazione), Massafra (base) e Castellaneta (intermedio). Proposte: “Accelerare il riordino e incastrare la Regione perché diventi operativo in tempi brevi”. Frecciate al veleno arrivano dai sindaci di Mottola e di Massafra, Giovanni Quero e Martino Tamburrano. Il primo: “Faccio dieci passi indietro ma datemi un ospedale dove possa essere curato”; il secondo: “L’ospedale di Massafra? Un avamposto della politica del centrosinistra, chiudetelo pure”. A seguire, la via d’uscita di Tamburrano: “Riaggreghiamo le professionalità, parliamo una sola lingua, o non si va da nessuna parte”; la proposta, dopo lo “sdegno”, di Luigi Montanaro, sindaco di Ginosa: un tavolo tecnico-istituzionale intorno a al quale “programmare la sanità”; la disponibilità di Michele Labalestra, primo cittadino di Palagianello: “Se è il caso, occupiamo Castellaneta”. E il freno di Pietro Lospinuso, consigliere regionale: “Il piano-Vendola è un passo indietro, ma serve gioco di squadra”.

Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno - 14 giugno 2008

"Salute, ma di qualita'"

L'appello di sette sindaci del versante occidentale lanciato nel Consiglio comunale: «Gli ospedali di Castellaneta, Mottola e Massafra vanno difesi a ogni costo». Brizio: «Ci declassano». Fabbiano: «No, serve una sanità territoriale»

LATERZA - Sette sindaci, una sola voce: garantire la tutela della salute, da Ginosa a Massafra.
In vista dell'approvazione del Piano regionale della salute della Giunta Vendola (che ha dato l'ok proprio ieri), il sindaco di Laterza, Giuseppe Cristella, ha riunito i suoi colleghi per parlare di sanità, in un Consiglio comunale monotematico aperto, svoltosi giovedì sera alla Cittadella della cultura.
Dall'assise è emersa una posizione unitaria: interpellare il governatore Vendola e l'assessore alla Sanità Tedesco perché sia assicurata la qualità delle strutture sanitarie del territorio. Nei prossimi giorni sarà un documento comune a mettere nero su bianco le richieste dei sindaci.
Che, se non saranno ascoltati, sono pronti anche a forme eclatanti di protesta, come l'occupazione dell'ospedale di Castellaneta.
Al centro della discussione, infatti, è proprio il nosocomio castellanetano. Quello delle morti all'Utic del maggio 2007, che nel piano di riordino Fitto era considerato ospedale di eccellenza e oggi, nel nuovo piano Vendola, figura come ospedale intermedio.
Sulla base delle tipologie previste nel piano (ospedale di base, di livello intermedio, di riferimento regionale e provinciale), infatti, i tre ospedali di Castellaneta, Massafra e Mottola vengono classificati rispettivamente come ospedale intermedio, di base e struttura di riabilitazione.
Una classificazione che non piace ai sette sindaci del versante occidentale. Tutti ospiti, giovedì sera, del collega Cristella (in una seduta di Consiglio comunale richiesta dall'opposizione del Partito democratico): Luigi Montanaro sindaco di Ginosa, Italo D'Alessandro di Castellaneta, Rocco Ressa di Palagiano, Michele Labalestra di Palagianello, Martino Tamburrano di Massafra, Giovanni Quero di Mottola.
Presenti anche i consiglieri regionali Pietro Lospinuso e Simone Brizio, il vice presidente della Provincia, Stefano Fabbiano. Assenti i responsabili dell'Asl e i rappresentanti regionali di centrosinistra.
A puntare il dito contro il piano Vendola è stato il consigliere Brizio: "Chiudono più ospedali rispetto al piano Fitto e quelli che rimangono aperti vengono declassati - ha detto - la cosa drammatica è che non si parla di potenziamento degli ospedali di base". "Dobbiamo entrare in una logica diversa dal passato, - ha spiegato di contro Fabbiano - l'ospedale non è l'unica soluzione, serve per le criticità, altrimenti bisogna puntare sulla medicina del territorio".
Ma i sindaci non sono in vena di polemiche politiche.
Tanto ci sarebbe da criticare sia il governo di centrodestra, sia quello di centrosinistra.
Ne sono ben consapevoli i primi cittadini che, dopo averlo ribadito più volte, preferiscono discorsi più pratici: "Facciamo un atto di coraggio, - ha detto Ressa - evitiamo le polemiche". E Quero: "Provocatoriamente dico che la politica fa non uno ma dieci passi indietro; l'importante è che mi assicurate nel territorio un ospedale dove ci siano strutture adeguate". Ancora più provocatorio Tamburrano, con il suo "appello a chiudere l'ospedale di Massafra, nella speranza che siano almeno migliorati quello di Castellaneta e Mottola". Concorda anche Lospinuso (di cui riportiamo un intervento in questa stessa pagina): "O si fa squadra o saremo tagliati fuori". E Montanaro, che propone un "tavolo istituzionale" per affrontare non solo il nodo del riordino ospedaliero, ma anche l'organizzazione dei servizi socio - sanitari.
Alla fine, insomma, vince - almeno a parole - l'ottica del territorio e non quella del campanile. Con la benedizione del sindaco Cristella: "E' stato uno dei momenti più alti di ascolto delle esigenze dei cittadini - ha detto - un momento di forza e unità per rivendicare trasversalmente il diritto di tutti alla salute".

Anna Lisa Carrera - Corriere del giorno – 14 giugno 2008