venerdì 27 giugno 2008

Su Radio Attiva puoi seguire "il Verso Giusto"

L'emittente "Radio Attiva" di Laterza nella sua programmazione ha inserito la trasmissione di approfondimento politico dal titolo "il Verso Giusto".

La trasmissione condotta da Fabio va in onda ogni Giovedì alle 18,00 (in replica il Lunedì sempre alle ore 18). Sul nostro blog, nella colonna affianco, puoi scarica la registrazione in Mp3 delle prime puntate.


III^ Puntata - Lunedì 30 Giungo 2008 - ore 18
Energia eolica - Bilancio 2° Anno Amministrazione Cristella - Progeva: Ordinanza Sospensione Attività - PIS e PIT - Edilizia Convenzionata
Ospiti in studio:
Leonardo Pugliese - Vicesindaco
Franco Catapano - Consigliere Comunale PD

II^ Puntata - 19 Giungo 2008
Progeva e Cattivi odori - Raccolta differenziata
Ospiti in studio:
Licia Catucci - Assessore all’Ambiente
Giuseppe Russi - Coordinamento PD

I^ Puntata - 12 Giungo 2008
Assistenza domiciliare integrata - Raccolta differenziata - Energia eolica
Ospiti in studio:
Nicola Saccomanni Assessore al Marketing e alle Politiche Sociali
Sebastiano Stano Consigliere Comunale gruppo socialista

Meditando ....

Prima che l’amore finisca
essere cristiani oggi nella Chiesa e nel mondo”

incontro di riflessione personale e comunitaria

con don Rocco D’Ambrosio e gli amici di “Cercasi un fine”;

da venerdì 25 luglio a domenica 27 luglio 2008,

presso “Il Tetto” (www.albergoiltetto.com) di Melfi (PZ)

(sarà previsto un servizio di baby-sitter per i piccoli)

per informazioni e prenotazioni

redazione@cercasiunfine.it - 338 2519812 - 339 4454584

Regolamento unico sulle Primarie

Caldo. Voglia di mare, non certo di occuparsi di politica. E' la stagione migliore per chi vuole fare qualcosa senza essere notato, e mettere chi torna dalle ferie davanti al fatto compiuto. E' anche, proprio per questo, la stagione in cui chi vuole evitare questo tipo di situazioni deve tenere gli occhi più aperti.

Come hanno fatto dei nostri amici di Taranto, che volevano le primarie per la scelta del prossimo candidato presidente della Provincia. Il presidente in carica non era d'accordo, ma la costituzione di un comitato locale di “Primarie vere, primarie sempre” particolarmente agguerrito gli ha fatto cambiare idea: per chi si è perso la notizia, tutti i particolari sulla protesta stanno qui, e quelli sugli effetti stanno qui. E' la dimostrazione che iniziative come questa possono sortire effetti, ed è un invito ad insistere.

Ma le speranze per le primarie non sono riposte solo nella pressione che possiamo fare in singole situazioni come quella di Taranto. Sembra che sia possibile l'adozione, già in luglio, di un regolamento unico nazionale per le primarie: si tratterebbe di un passo avanti importantissimo per avere le primarie “sempre”, e anche “vere” se il regolamento sarà abbastanza stringente. Speriamo di avere presto maggiori particolari su questa possibilità, e ci teniamo pronti per indirizzare la nostra campagna su questo obiettivo concreto se ce ne sarà l'occasione.

Per finire, l'estate è anche la stagione delle feste di partito: un'occasione importante per far conoscere la nostra iniziativa e raccogliere adesioni. Qualcosa già bolle in pentola per Roma e per la festa nazionale a Firenze, ma anche chi ha voglia di fare qualcosa altrove può contattare il coordinatore territoriale più vicino, che trova nella mappa qui, e vedere cosa si può organizzare. Se poi non ci fosse un coordinatore abbastanza vicino, le autocandidature sono molto ben accette. Insomma, rimanete in ascolto: è possibile che proprio i mesi più caldi siano anche forieri di importanti novità per il popolo delle primarie.

Per aderire www.primariesempre.org al comitato delle Primarie Vere, Primarie Sempre.

Primarie Vere, Primarie Sempre

Tagli e tasse

“Tagliano tutto e non tagliano le tasse”. Potrebbe essere questo il riassunto della dura reprimenda che il Partito Democratico ha sferrato nei confronti del governo sulle linee guida del Dpef e del decreto finanziario messo in piedi dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Un attacco a tutto campo, quello del Pd, sia per quanto riguarda il merito dei provvedimenti adottati, sia per quanto riguarda il metodo. Ad esporre la posizione del partito, in una conferenza stampa svoltasi presso la sede di via Sant’Andrea delle Fratte, sono stati il segretario Walter Veltroni, i ministri ombra di Economia e Istruzione, Pier Luigi Bersani e Mariapia Garavaglia, e la capogruppo del Pd in commissione Pubblica Istruzione alla Camera Manuela Ghizzoni.

“Abbiamo cominciato un lavoro attraverso il quale vogliamo rendere chiaro agli italiani il contenuto del Dpef varato dal governo”, afferma Veltroni. “Ora sappiamo perché ci hanno messo 9 minuti e mezzo a vararlo (come dichiarato dal ministro Tremonti, ndr), ed il perché risiede nel fatto che neppure i singoli ministri sanno cosa ci sia scritto”. Il punto di critica, in particolare, si concentra sulla questione dei tagli alla Pubblica Istruzione, alla formazione e all’università, messi in campo da Tremonti. “Vengono fatti saltare, alla cieca – spiega il leader del Pd – 150mila posti di lavoro, senza prevedere alcuna strategia per un settore così centrale per la nostra società, e senza alcuna consultazione con il ministro competente”.

Duro il ministro ombra Bersani: “Ci hanno messo 9 minuti a vararlo e 9 giorni a scriverlo. Denunciamo con forza numerosi elementi di strappo con le regole basilari previste dall’iter istituzionale”. In particolare, secondo l’ex ministro dello Sviluppo economico, è del tutto inaccettabile che “il decreto legge finanziario (che ha decorrenza immediata, ndr), entri in vigore ancora prima del varo del Dpef”, che “che la Finanziaria venga a coincidere con un decreto che si proietti per il prossimo triennio”, che vengano previste “norme che attribuiscono alla decretazione ministeriale il cambio di leggi”. Quanto al merito della manovra, scandisce Bersani, “essa è palesemente depressiva”, in quanto colpisce “i consumi popolari, i sistemi di servizio essenziali, il Mezzogiorno e gli investimenti”. In particolare, sono tre i punti principali di critica sollevati dal ministro ombra dell’Economia: investimenti in calo, omissione di politiche che tutelino il potere d’acquisto di salari e pensioni, mancata diminuzione della pressione fiscale. “Non hanno fatto altro che ripetere per due anni che le tasse erano troppo alte – chiosa Bersani – e ora invece di diminuirle le aumentano”.

L'ultimo presidente

Arcangelo Rizzi, una cosa è certa, resterà negli annali quale ultimo presidente della Comunità montana della Murgia tarantina. Lui, però, non se ne duole poi tanto. Anzi, da Roma, dov’è impegnato nel direttivo dell’Uncem (l’associazione che riunisce le comunità montane italiane), racconta al Corriere che, in fondo, è tra i padri della legge taglia-comunità montane. «La decisione della Regione non mi sorprende - ammette - perchè sono tre mesi che con l’Uncem stiamo lavorando al progetto di autoriforma. Il progetto della Regione ricalca, con qualche piccola modifica, quello che abbiamo presentato noi all’assessore Minervini, con il taglio da sei a tre delle comunità, la riduzione a un terzo dei consiglieri montani e giunte molto più snelle».
Ma dentro chi resta? «Solo i comuni montani, come dice la legge; quindi, per dirne uno, Palagiano non c’è». Già, perchè i 39 metri sopra il livello del mare che avevano tanto incuriosito il duo best seller Stella-Rizzo, altro non erano che la sommità del palazzo più alto di Palagiano (qualcosa meno di dieci piani). La montagna non c’entrava, il mare di Chiatona sì.
Sarà per questo che Rizzi, più che i “tagli” della Regione (che fa suoi) non ha mai digerito il “taglio” del libro e degli articoli a contorno: «Sono stato - confessa accalorandosi - il capro espiatorio della Casta. Eppure la comunità montana, così com’era, non andava bene nemmeno a me e ben prima di quel libro». A parziale consolazione, si può ricordare che Rizzi è diventato recentemente un “personaggio” da Porta a Porta. Bruno Vespa, un mesetto fa, si fregava le mani: «Allora maresciallo, che facciamo con le comunità montane?». Alla fine è andata come aveva previsto Rizzi, il maresciallo di marina presidente della Comunità montana: «E’ passata la nostra proposta, ma alla Regione chiederemo funzioni e competenze, per esempio la gestione del Parco delle Gravine: la legge ce lo consente ed è inutile creare altri carrozzoni. Stavolta l’hanno capito anche loro, in Regione, che le comunità montane consentono agevolazioni, vedi l’Ici esente sui terreni agricoli o l’accisa più bassa sui carburanti agricoli, e assicurano la premialità per i finanziamenti europei o i contributi per l’agricoltura». E poi entrano in gioco in tanti progetti, da Agriland all’Area Vasta.
Ma Rizzi, che è abituato a lottare, avverte: «Siamo in una fase di ebollizione. La legge regionale, che supera i criteri dell’ultima Finanziaria, andrà collegata al Codice delle autonomie che il Governo ha rimandato a settembre. E in quest’ottica bisogna andare». Come dire: aspettatevi sorprese. Nel frattempo, può bastare un consiglio per le letture sotto l’ombrellone: «La Deriva - Perchè l’Italia rischia il naufragio» dei soliti Stella e Rizzo. Certi libri hanno forse dimezzato le comunità montane, ma leggerli non ha mai ammazzato nessuno.
Massimo D'Onofrio - Corriere del Giorno

mercoledì 25 giugno 2008

Su eBay all'asta un pranzo con il leader del Pd



IMPUNITA'

Ora d'aria - l'Unità, 24 giugno 2008Si era pure messo un Panama bianco, modello Al Capone, sul capino bitumato, per impressionare il vescovo e farsi dare la santa comunione anche se è un massone divorziato. “Fate in fretta a cambiare queste regola”, gli ha intimato, non bastandogli quelle che cambia ogni giorno lui per salvarsi dai processi. Ma il vescovo di Tempio-Ampurias, Sebastiano Sanguinetti, che in confessionale ne ha visti sfilare di peggiori, non s’è lasciato intimidire: “Per queste deroghe, lei che può, si rivolga a chi è più in alto di me”. Non si sa se alludesse semplicemente al Papa, che Al Tappone considera comprensibilmente un suo parigrado, o direttamente al Padreterno, col quale potrebbero sorgere alcune incomprensioni. Soprattutto a proposito di certe usanze dell’illustre Padre della Chiesa di scuola arcoriana: tipo allungare mazzette per comprare politici (Craxi) o giudici (Mondadori), accumulare fondi neri in paradisi fiscali, magnificare l’evasione fiscale alle feste della Guardia di Finanza, frequentare mafiosi travestiti da stallieri. Usanze non troppo compatibili col VII comandamento, “Non rubare”, che pare non sia ancora depenalizzato. Ieri, su Repubblica, Edmondo Berselli suggeriva opportunamente all’aspirante comunicando di chiedere, “prima della comunione, la confessione”. Ma non vorremmo essere nei panni del confessore (a parte il superlavoro che gli capiterebbe tra capo e collo, nel giro di due minuti il sant’uomo diventerebbe una “tonaca rossa”, verrebbe accusato di fare un “uso politico della confessione” e poi ricusato a vantaggio di qualche collega di Brescia). Immediatamente le tv e i giornali al seguito, cioè quasi tutti, han cominciato a interpellare altri divorziati e peccatori famosi, ma anche qualche confessore di vip, per lanciare una gara di solidarietà in favore del Cavaliere in astinenza da ostie. Il pover’uomo soffre così tanto che bisogna far qualcosa, profittando delle norme ora in discussione in Parlamento. Si potrebbe sospendere per un anno il divieto di partecipare all’eucarestia a tutti i battezzati nel 1939, sotto il metro e 60 e col cranio asfaltato, che abbiano divorziato nel 1985, risposandosi nel 1990 con donne chiamate Veronica nel corso di cerimonie civili officiate da Paolo Pillitteri, avendo come testimoni Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Letta. Così si darebbe il tempo al Parlamento e al Vaticano di concordare un Lodo Schifani-Bagnasco che modifichi contemporaneamente la Costituzione della Repubblica Italiana e il Codice di Diritto Canonico, con una deroga all’indissolubilità del matrimonio per tutte le alte cariche dello Stato e della Chiesa, divorziate e non, che consenta loro di accostarsi alla santa comunione per tutta la durata del mandato. Il che, si badi bene, non significa una licenza di divorziare sine die: il divieto ricomparirebbe alla scadenza dell’incarico, in ossequio al principio di eguaglianza. Del resto, già nella legge sulle intercettazioni è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si debba chiedere il permesso al Papa; e per indagare - Dio non voglia - sul Papa, rivolgersi direttamente al Padreterno. Ecco, basterebbe estendere il Lodo a preti, vescovi, segretario di Stato e Papa per risparmiare fatica. Si dirà: ma il Segretario di Stato, il Papa e la stragrande maggioranza dei preti e dei vescovi non commettono reati. Embè? Nemmeno i presidenti delle Camere, della Repubblica e della Consulta hanno processi. Ma li si immunizza lo stesso, perché non si noti troppo che l’unico autoimmune è Al Tappone. Altrimenti, come per la legge bloccaprocessi, lo si costringe al triplo salvo mortale carpiato con avvitamento: farsi le leggi per sé e poi a dichiarare che chiederà di non beneficiarne (ben sapendo, peraltro, che le leggi valgono per tutti, anche per lui). E dire che negli anni 80, liquidata la prima moglie, il Cainano aveva accarezzato una soluzione che tagliava la testa al toro: come rivela il suo confessore, don Antonio Zuliani da Conegliano Veneto, aveva pensato di “chiedere l’abolizione delle prime nozze alla Sacra Rota. Ma poi non ha voluto”. Si sa com’è questa Sacra Rota: infestata di toghe rosse. Peccato, perché all’epoca era ancora in piena attività l’avvocato Previti, che per vincere le cause perse aveva un sistema infallibile. Senza bisogno di cambiare le leggi.


SEGNALAZIONI:

«Pm politicizzati, un cancro»Berlusconi fischiatoVideo


L'incostituzionalità dell'emendamento blocca processi di Alessandro Pace (da associazionedeicostituzionalisti.it)

Liberi di informare - le intercettazioni tra Saccà e Berlusconi (dal blog di Sandro Ruotolo)

I video di Qui Milano Libera - Dialogo con Paolo MieliSacconi estivi - il video di Roberto Corradi

Il Senato approva il decreto sicurezza

PD: “Con il premier si salvano anche gli stupratori e gli sfruttatori “

Il prezzo dell'impunità di GIUSEPPE D'AVANZO

Luna di fiele... Famiglia Cristiana attacca Berlusconi: ossessionato dai magistrati. E le famiglie?

Il Senato approva il decreto sicurezza
PD: “Con il premier si salvano anche gli stupratori e gli sfruttatori “

Siete favorevoli all'immunità per le alte cariche? Vota

Caso Mills, ha ragione Berlusconi a rifiutare il processo? Vota

martedì 24 giugno 2008

Stupisce lo stupore.

dall'Unità, 22 giugno 2008 (vignetta di http://satiricon.blogosfere.it/)
Stupisce lo stupore. Ma come: Berlusconi rinuncia a diventare uno statista per sistemare le sue tv e i suoi processi? Ma non era cambiato? In realtà, in questi 15 anni, tutto è cambiato tranne lui. Lui non ha mai fatto mistero di quel che è. Fin da quando, alla vigilia dell’ingresso in politica,confidò a Montanelli e Biagi: “Se non entro in politica, finisco in galera”. Infatti da 15 anni, che governi lui o gli “altri”, il Parlamento italiano è mobilitato per salvarlo dai processi.


Bandi per concorsi esterni



N. 20 posti di categoria C - Area ambientale e del territorio - RP/C/AMB/08
(Iscrizione dal 08-09-2008 - al 08-10-2008)
Concorso pubblico per esami per la copertura, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, di n. 20 posti di categoria C - posizione economica C1 - area ambientale e del territorio. Codice concorso: RP/C/AMB/08


N. 4 posti di categoria C - Area socio assistenziale - RP/C/SOC/08
(Iscrizione dal 08-09-2008 - al 08-10-2008)
Concorso pubblico per esami per la copertura, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, di n. 4 posti di categoria C - posizione economica C1 - area socio assistenziale. Codice concorso: RP/C/SOC/08


N. 22 posti di categoria C - Area contabile - RP/C/CON/08
(Iscrizione dal 08-09-2008 - al 08-10-2008)
Concorso pubblico per esami per la copertura, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, di n. 22 posti di categoria C - posizione economica C1- area contabile. Codice concorso: RP/C/CON/08


N. 4 posti di categoria C - Area informatica - RP/C/INF/08
(Iscrizione dal 08-09-2008 - al 08-10-2008)
Concorso pubblico per esami per la copertura, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, di n. 4 posti di categoria C - posizione economica C1- area informatica. Codice concorso: RP/C/INF/08

FESTA DEL PARTITO DEMOCRATICO


Clicca sull'immagine per ingrandire.

La manovra triennale del Governo Berlusconi: prime valutazioni




A cura del Comitato economia e finanza del PD




Nonostante non siano ancora pubblicati i testi del disegno di legge e del decreto-legge con cui viene anticipata la manovra è, comunque, possibile esprimere un primo giudizio non analitico sulla base delle anticipazioni disponibili.

Gli strumenti normativi utilizzati sono poco democratici
In premessa, denunciamo la scelta del Governo di utilizzare anche un decreto-legge per realizzare buona parte della manovra di finanza pubblica per il 2009-2011. Le dimensioni e la rilevanza sociale ed economica delle misure approvate dal Consiglio dei Ministri del 18 Giugno non possono essere affrontate dal Parlamento nei tempi ristretti di conversione del decreto. Inoltre, riteniamo inaccettabile il ritardo di trasmissione al Parlamento dei provvedimenti approvati dal Governo. È già accaduto con i primi decreti, prosegue con la manovra di finanza pubblica: il Governo monopolizza e manipola l’informazione sui provvedimenti, l’opposizione viene privata della possibilità di svolgere il proprio ruolo.

Non si affronta il problema del potere d’acquisto delle famiglie e dei pensionati
Nel merito, la manovra di finanza pubblica proposta dal Governo è sbagliata e non affronta le emergenze del Paese: il recupero del potere d’acquisto dei redditi fissi, la competitività delle imprese.
Infatti, come avevamo già denunciato a proposito del decreto-legge n. 93 (ICI, straordinari, mutui), dai provvedimenti annunciati non si evince una sola misura in favore di salari e pensioni.
Dalle informazioni disponibili emergono, invece, disposizioni demagogiche e di scarso impatto redistributivo. La carta prepagata per i pensionati, ad esempio. Mentre il Governo Prodi aveva stanziato oltre 1,1 miliardi di euro per concedere la cosiddetta “quattordicesima”, ossia un beneficio compreso tra 336 e 504 euro annui in favore dei pensionati ultrasessantaquattrenni con redditi bassi, Tremonti istituisce per i pensionati al minimo una carta prepagata per le spese di prima necessità, come gli alimentari e bollette.
Si tratta evidentemente di una misura demagogica, paternalistica e compassionevole, assolutamente insufficiente per incidere sul potere d’acquisto delle pensioni. Peraltro si rivolgerà a una platea di 1,2 milioni di beneficiari (mentre quella della quattordicesima era di oltre 3 milioni) e varrà circa 400 euro l'anno, per un costo per la finanza pubblica di 500 milioni.

I vantaggi per i cittadini sono fittizi
Per il finanziamento dell'operazione viene istituito un Fondo speciale di solidarietà alimentato dalla Robin Tax, dalle somme riscosse in eccesso dagli agenti della riscossione, dalle somme versate dalle cooperative a mutualità prevalente, da trasferimenti provenienti dal bilancio dello Stato e da versamenti effettuati a titolo spontaneo e solidale da società ed enti, in particolare del comparto energetico.
Se dovesse essere confermato un aggravio fiscale sui petrolieri per almeno un miliardo, a cui sommare un altro miliardo derivante dall’ampliamento della base imponibile delle banche (interessi passivi deducibili al 95% e stretta sulla svalutazione dei crediti), ciò significherebbe che soltanto un quarto del maggior gettito finirà davvero a sostegno dei più bisognosi.
Inoltre, si tratta di coperture transitorie e, di nuovo, demagogiche e velleitarie: il rischio è che, data la scarsa concorrenza nei mercati interessati dai provvedimenti, le maggiori imposte siano scaricate - non si sa in quale misura - sul costo finale pagato dagli utenti dei loro prodotti o servizi.
Intanto, le banche incassano quello che veramente hanno a cuore: non si parla più di abolizione del massimo scoperto, l'entrata in vigore della class action viene rinviata al 1° gennaio 2009, sui mutui, come avevamo già sottolineato, si sigla una convenzione a tutto vantaggio degli intermediari finanziari. Quindi, nessun beneficio per il cittadino-consumatore.

I veri vantaggi provengono dalle misure del Governo Prodi
D’altro canto, alcune delle misure a cui il Governo dà grande enfasi non costituiscono un vantaggio supplementare. Il “piano casa” è interamente finanziato con le risorse stanziate dal Governo Prodi: 550 milioni per il programma straordinario triennale di edilizia residenziale pubblica e 100 milioni per valorizzare il patrimonio del demanio e mettere a disposizione alloggi derivano dal DL 159/2007 collegato alla finanziaria 2008, 60 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica sovvenzionata provengono dalla finanziaria 2007.
Le misure per lo sviluppo relative alle riforme delle Pubbliche Amministrazioni, alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali e alle semplificazioni per le imprese sono in larga misura tratte dai provvedimenti arenatisi in Parlamento nella scorsa legislatura. Quindi, non possiamo che essere favorevoli. Al contrario, gli interventi sul mercato del lavoro abrogano alcuni importanti punti della legge derivante dal Protocollo sul Welfare e aumentano la precarizzazione.
Ma molte altre sono le misure populiste e demagogiche, come, ad esempio la previsione di una Banca per il Sud (un ennesimo, inutile e costoso carrozzone) o la tassazione ordinaria delle stock options (già di fatto realizzata nel 2007).

La manovra non aiuta la crescita e viene pagata da consumi e servizi essenziali
Ma siamo di fronte a una manovra sbagliata anche per la sua dimensione e, quindi, per i suoi effetti sulla crescita dell’economia, sui redditi delle famiglie, sulla domanda per le imprese.
Una stangata di quasi un punto percentuale di Pil nel 2009 rischia di compromettere la possibile ripresa prevista per il prossimo anno, dopo il forte rallentamento in corso.
Non si tratta di rinunciare al risanamento della finanza pubblica, che anzi va perseguito con rigore, come il programma del PD proponeva. Si tratta di scegliere una via pragmatica e non ideologica. L’obiettivo del pareggio di bilancio può essere conseguito facendo leva non solo sui tagli di spesa e gli aumenti di tasse, ma anche sulla crescita dell’economia. Infatti, puntare sulle riforme strutturali (dalle liberalizzazioni alla riforma delle pubbliche amministrazioni), sugli investimenti nelle infrastrutture, sull’incremento del potere d’acquisto delle famiglie e sulla riduzione di tasse per le imprese consente di innalzare la crescita potenziale dell’economia italiana e facilitare gli sforzi di aggiustamento della finanza pubblica.
Siamo, invece, di fronte a una manovra concentrata su tagli di spesa. Non c’è dubbio che la spesa pubblica in Italia possa essere tagliata. Tuttavia, i tagli vanno fatti nei punti giusti, ossia dove esistono inefficienza, sprechi, corruzione. E la spesa, in Italia, va soprattutto riqualificata e redistribuita. Per tali ragioni, nel 2007, si avviò una completa spending review (il metodo Brown per davvero) e si intervenne, oltre che sui capitoli di spesa delle amministrazioni centrali, sulla finanza degli enti territoriali.
In particolare, per gli enti territoriali, il Patto di Stabilità Interno del 2007 individuò un incisivo percorso di riduzione dei deficit di Comuni, Province e Regioni (circa 6 miliardi all’anno dal 2010). Un percorso dal quale sono arrivati primi importanti risultati (i dati Istat del 18 Giugno sul Conto Economico Consolidato della Pubblica Amministrazione evidenziano un miglioramento di circa 8 miliardi per l’indebitamento del 2007 rispetto al 2006).
L’intervento deciso dal Governo Berlusconi non rafforza il percorso intrapreso. Colpisce, invece, alla cieca e pesantemente (18 miliardi di euro in 3 anni) Regioni, Province e Comuni e determina non solo le condizioni per eliminare gli sprechi, ma soprattutto le condizioni per tagliare diritti: dai posti negli asili nido, alle mense nelle scuole primarie ed elementari, dal trasporto pubblico locale, all’assistenza per gli anziani non autosufficienti. Il rischio è che per la scuola, la sanità e l'assistenza si impoverisca la qualità offerta e per i cittadini aumentino i costi.
Colpisce alla cieca ma, nonostante gli annunci della vigilia, lascia intatte le Comunità montane e le Province metropolitane. Il taglio dei costi della politica scompare dall’agenda del Governo.
Inoltre, gli interventi di riduzione della spesa sanitaria (9 miliardi in 3 anni includendo la mancata copertura del ticket abolito nel 2007), in realtà sono in larga misura aumenti di entrate. Le Regioni, infatti, per compensare almeno una parte dei tagli al Fondo Sanitario Nazionale saranno costrette a reintrodurre i ticket sulle prestazioni e/o sui farmaci. Si deve ricordare che il Patto per la Sanità del 2007 già prevedeva la stabilizzazione della spesa sanitaria in rapporto al Pil.

Si continua a colpire il Mezzogiorno

Oltre agli enti territoriali, è pesantemente colpito dalla manovra del Governo il Mezzogiorno. Dopo il taglio di quasi 2 miliardi di euro dedicati alle infrastrutture stradali di Sicilia e Calabria, dopo il sostanziale svuotamento del credito d’imposta per gli investimenti delle imprese private delle Regioni Meridionali, ora si revoca la programmazione dei fondi per le aree sottoutilizzate, così passando da una quadro di certezza a uno di incertezza.
La manovra, infatti, interviene pesantemente sulla struttura della programmazione nel Mezzogiorno, annullando delibere CIPE a valere sul Fondo Aree Sottoutilizzate adottate fino al 30 aprile 2008. Le risorse non ancora impegnate o programmate in Accordi di Programma quadro vengono poi destinate ad alcune finalità specifiche.
Va sottolineato come in realtà tale provvedimento non comporta alcun incremento di risorse per il Mezzogiorno ma si limita ad indicare alcuni campi prioritari di carattere piuttosto generico. Rispetto ai tagli già operati, i provvedimenti non rappresentano nessuna compensazione in quanto non fanno altro che ripartire risorse già destinate al Sud.
Inoltre, il provvedimento sembra intervenire sulla quota FAS del Quadro Strategico Nazionale, con esclusione della quota relativa ai programmi regionali. Tale interventi sembrano presupporre però anche una conseguenza rimodulazione dei Fondi europei. Cosa peraltro che richiederebbe una rinegoziazione dei Piani operativi approvati dalla Commissione. Anche in questo caso non si tratta di risorse nuove ma di una rimodulazione di quelle esistenti.
In particolare, il dubbio che sorge è che siano messe in discussione le principali innovazioni introdotte dal Governo Prodi:





- la certezza della programmazione finanziaria congiunta tra fondi nazionali e fondi comunitari;
- il grande programma di bonifica e reindustrializzazione delle aree compromesse da inquinamento;
- Industria 2015;
- gli indicatori di premialità per le Regioni, ossia le risorse condizionate al raggiungimento di determinati obiettivi di servizio (servizio idrico, anziani, rifiuti).

Dietro la semplificazione si nasconde la fine della lotta all’evasione
Per quanto riguarda le entrate, la manovra del Governo demolisce l’impianto normativo di contrasto al riciclaggio di denaro sporco, all’evasione fiscale e al lavoro nero. In particolare, si innalza da 5000 a 12500 euro il limite per l’emissione di assegni non trasferibili, si elimina la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore ed il subappaltatore, si elimina l’elenco clienti-fornitori e la trasmissione telematica dei corrispettivi. Si determinano le condizioni per un allargamento dell’evasione e dell’economia sommersa con immediati effetti sia sul gettito che, ancora più grave, sulla sicurezza sul lavoro.
L’allentamento del contrasto all’evasione e al lavoro nero sottrae al Bilancio dello Stato le risorse necessarie per finanziare la riduzione delle imposte sui redditi da lavoro e da pensione stabilite dalla finanziaria 2008.

In sintesi, il Governo Berlusconi per portare avanti il risanamento della finanza pubblica, prospetta per Regioni, Province, Comuni, Servizio sanitario nazionale, tagli brutali e alla cieca di diritti invece che interventi mirati di risparmio e di riqualificazione.
Per la competitività delle imprese, punta sulla precarizzazione del lavoro e sull’evasione fiscale, invece che sulle riforme e la riduzione di imposte.
Per le famiglie, dà l’elemosina per i più poveri, invece di riduzioni di imposte generalizzate per aumentare il potere d’acquisto dei redditi bassi e medi.









lunedì 23 giugno 2008

Sicurezza

Vanity Fair, 19 giugno 2008
di Pino Corrias


Comunque la si calcoli la contabilità sulla Sicurezza non torna mai. In Italia ci sono 600 omicidi l’anno, più o meno quanti nella sola città di Los Angeles. Eppure la sensazione diffusa è l’assedio, il campo di battaglia, la perpetua notte dei morti viventi che ci aspetta al di là della soglia di casa, appena oltrepassate le telecamere che ci sorvegliano e ci proteggono. Il volto del sindaco Letizia Moratti, prosciugato dalla tensione, non fa che confermare l’allarme. Non bastano più i 100 mila poliziotti, né i 100 mila carabinieri. Ci vuole l’esercito: 2.500 ragazzi ben armati. Da distribuire come? Uno ogni 3 comuni (che sono 8 mila)? Ma allora perché non arruolarne 25 mila?Eppure. Se è davvero la sicurezza a ossessionarci, come mai non altrettanta attenzione è dedicata a quella sul lavoro? Nelle fabbriche e nei cantieri si muore più del doppio, 1300 salme l’anno, con fiammate anche spettacolari, come l’anno scorso alla Thyssent e l’altra settimana a Catania, con i telegiornali che lacrimano e i politici che portano i fiori della solidarietà e dell’indignazione da prima serata. Come mai il ministro Ignazio La Russa non ha ancora proposto l’impiego dei Bersaglieri a vigilanza dei cantieri? O quello dei Lagunari per stanare i reclutatori di manodopera clandestina? Gli operai liquidati per asfissia valgono meno di un tabaccaio ucciso per rapina? E la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta? Perchè ci spaventano meno dei nomadi che lavano vetri, chiedono l’elemosina, rubano qualche portafoglio? E perché non ci allarma, ma anzi incassa consensi crescenti, un governo che organizza leggi contro i magistrati, dimezza i tempi delle prescrizioni, allestisce trappole contro le intercettazioni?
Dovrebbero essere le incongruenze (e la potenza della propaganda) a farci un po’ di paura.


Segnalazioni :




Toghe rosse a Manhattan di Furio Colombo











La Destra mente a tutti, anche agli agricoltori


Dopo le dichiarazioni dell’ex ass. alle Att. Produttive accompagnate dall’ass. all’Agricoltura di Castellaneta Giuseppe Rochira

COSTANTINO (PD) : DA LOSPINUSO E ROCHIRA (AN) UNA IMPUDENZA SENZA LIMITI


BARI – Pagare chi ne ha diritto e farlo subito. La Destra invece di riflettere su ritardi e cifre interamente imputabili alle sue gestioni preferisce polemizzare e intorpidire le acque. Allora è bene ristabilire i fatti, carte alla mano.
1) Castellaneta e gli altri Comuni ed Enti locali coinvolti farebbero bene a fare i massimi sforzi possibili per saldare subito le spettanze degli agricoltori. Castellaneta, oltre alla Provincia di Taranto e ai rimanenti Comuni jonici, ha ricevuto i fondi con Determina del Dirigente del Settore Agricoltura della Regione Puglia n°558 del 26 Marzo 2008.
2) La politica del centrosinistra è diretta a favorire i cittadini e le piccole imprese, senza penalizzare le grandi. Il limite dei 10.000€ serve per evitare che le imprese incassino gli aiuti alla produzione, evadendo poi quanto da loro dovuto. Equitalia però deve sbloccare al più presto i pagamenti a chi ha debiti inferiori a detti limiti e a maggior ragione a chi ha saldato il suo debito con la maxiristrutturazione debiti INPS. Ricordo a tal proposito che il termine di Giugno per la corresponsione della integrazione PAC sta per scadere e la procedura di ristrutturazione si è chiusa il 25 Febbraio del 2008. Non si capisce ancora perché l’integrazione tardi ad essere versata.
3) La Legge 185 del 1992 sui risarcimenti per le calamità, sulla quale si sta dibattendo e da cui gli agricoltori attendono il 21% dei danni lamentati, è stata cancellata da Berlusconi e Alemanno nel 2004. Obbligato dal 2005 in poi il ricorso alle assicurazioni private, dalle quali spesso non si ottiene nemmeno il riconoscimento del danno. Chi fa i controlli è spesso in evidente conflitto di interesse. A proposito, “meno male che Silvio c’è” possiede compagnie assicuratrici. E comunque bisogna fare domanda e pagare la polizza, un costo per le imprese agricole che prima non c’era.
4) I risarcimenti, da quando esiste la Legge 185, cioè dal 1992, si sono sempre attestati su percentuali basse rispetto ai fabbisogni presentati dalle Province. Spesso non arrivavano a chi ne aveva davvero bisogno poiché chi aveva il giro giusto sapeva come compilare le domande e farle arrivare per tempo. Quindi il 21% con cui la Regione si è impegnata è assolutamente in linea con quanto si faceva prima. Con l’abitudine nostra a fare sul serio e non a sbandierare.
5) La Provincia di Taranto ha fatto uno sforzo encomiabile per far arrivare agli agricoltori le somme ed i prestiti. Palagianello ad esempio ha già fatto sapere di aver liquidato il 5 Giugno scorso le spettanze del 2003, 9 giorni dopo aver ricevuto i soldi. Gli altri Comuni jonici, Ginosa e Castellaneta in testa facciano lo stesso invece di perdere tempo a coprire le bugie del centrodestra al Governo. Il quale nel 2004 con la storica crisi dell’agricoltura fece un miracoloso decreto per crisi di mercato e si scordò di finanziarlo facendolo decadere. Ora vedremo che succederà quando si tratterà di onorare l’impegno. Primo ed ultimo poiché dopo lo ripetiamo il Governo Berlusconi abroga quella Legge. Con buona pace degli agricoltori e con ben pochi oppositori a quel disegno.

Bari, 20 Giugno 2008
Il Consigliere regionale del PD
Paolo Costantino

venerdì 20 giugno 2008

Comunità montana, chiusura vicina?

Carrozzoni inutili, creati solo per spartire incarichi e garantire stipendi ai componenti de «La Casta». Il futuro delle comunità montane torna ad essere a rischio, tanto che già nelle prossime ore un provvedimento del Governo Berlusconi potrebbe decretarne l’abolizione.«Eppure - spiega Arcangelo Rizzi, presidente della Comunità Montana della Murgia Tarantina - la settimana scorsa c’era stato un incontro dagli esiti rassicuranti tra il premier e i nostri rappresentanti dell’Uncem. Davvero non capisco questa improvvisa accelerazione, sono senza parole».Rizzi guida un ente sul quale negli ultimi mesi si sono sprecati apprezzamenti e battute ironiche, oltre che articoli sui principali quotidiani nazionali (ultimo ieri Gian Antonio Stella sul Corsera).«Ma si tratta di una campagna di stampa basata sul nulla - replica con forza Rizzi - perché noi rappresentiamo le istanze di nove comuni (Castellaneta, Crispiano, Ginosa, Laterza, Massafra, Montemesola, Mottola, Palagianello e Palagiano) e veniamo invece identificati sempre e soltanto con Palagiano, un paese che certamente montano non è ma per il quale non riceviamo nemmeno un euro di contributo e dunque davvero non capisco come si possa imbastire una polemica solo e soltanto su questo dato meramente geografico».Le comunità montane già quest’anno fanno i conti con una cospicua sforbiciata voluta dal governo Prodi: indennità di carica dimezzate (il presidente porta a casa 400 euro lordi al mese, il consigliere circa 50 euro all’anno, sempre lordi) e trasferimenti governativi tagliati di un terzo.«Che senso ha - dice Rizzi alla Gazzetta - chiudere le comunità montane e aprire le unioni dei comuni? Le aziende del nostro territorio hanno cospicue agevolazioni grazie alla nostra presenza, al nostro lavoro. Da sempre sostengono che può essere più utile una circoscrizione che lavora rispetto ad un Senato che non fa niente. Non stiamo qua a prendere lo stipendio, non siamo un parcheggio per gli elefanti. Per trasferire le nostre competenze ai comuni e quindi anche il personale, si spenderebbe una cifra 10 volte superiore al presunto risparmio rinveniente dall’abolizione delle comunità montane».Proprio la settimana scorso, peraltro, alla Regione Puglia era stata formalizzata una proposta di razionalizzazione che punta a dimezzare le comunità montane pugliesi che passerebbero a 3 (Gargano, Monti Dauni e Murgia) rispetto alle attuali 6, con la fusione degli enti che ora hanno sede a Mottola, Gioia del Colle e Ruvo di Puglia.«Proponiano inoltre - aggiunge il presidente Rizzi di togliere dalle comunità i paesi pianeggianti e così passeremmo, almeno per la comunità montana della Murgia alla quale puntiamo da 20 a 14 comuni membri, da 60 a 14 consiglieri, da 18 a 2 assessori, da 3 ad un solo presidente. Se non è razionalizzazione questa.... Certo, per metterla in pratica serve una nuova legge regionale ma se c’è la volontà politica, si può fare agevolmente. Sempre che a livello nazionale non prevalga la mentalità ragionieristica che mal si coniuga con le reali esigenze del territorio».Il presidente Rizzi cita con orgoglio la recente nomina a componente del comitato esecutivo di Amphitionia, un organismo del quale fanno parte Italia, Grecia, Cipro, Serbia, Israele e Palestina.«L’obiettivo del progetto Amphitionia è quello di dotare le nostre aree rurali di grandi infrastrutture, dai collegamenti viari agli acquedotti, con lo scopo di recuperare il gap esistente tra città e campagne. Speriamo di non perdere questa opportunità».»

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno»

Autore: Mimmo Mazza

Camera, governo battuto.

ROMA - Governo e maggioranza battuti due volte sul decreto legge per l'emergenza rifiuti in Campania con la Lega nord che volta due volte con l'opposizione. Il primo emendamento (Udc) viene annullato, si ritorna in aula e il governo va di nuovo sotto questa volta per un emendamento dell'Italia dei valori.
COSA È SUCCESSO - Facciamo un passo indietro. Giovedì mattina viene approvato un emendamento dell'Udc sull'articolo 8 riguardante il termovalorizzatore di Napoli. L'aula, con il parere contrario di commissione e governo, con 274 sì e 224 no approvava un emendamento sui fondi Cip6 all'articolo sul termovalorizzatore di Napoli. Ben 38 deputati Lega Nord hanno votato a favore dell'emendamento (più uno dell'Mpa), mentre altri undici si sono mantenuti fedeli alle direttive del governo. Quindi i lavori venivano sospesi su richiesta del relatore, Agostino Ghiglia (Pdl), per valutare il testo dopo l'approvazione della modifica che sopprime una parte dell'articolo relativo al deposito dei rifiuti. All'Udc mancava il 20% dei deputati, al Pd il 14% e all'Idv il 10%, sul fronte della maggioranza il Pdl aveva solo il 9% di assenze e la Lega il 5%. Questa votazione viene però annullata al termine della riunione del comitato dei nove della commissione Ambiente, in quanto l'emendamento era «irriferibile al testo» per quanto riguarda quel punto.
SECONDA SCONFITTA - Nel pomeriggio riprendono le votazioni e il governo va di nuovo sotto su un emendamento (questa volta dell'Idv) all'articolo 16 riguarda la stabilizzazione dei precari al 31 dicembre 2009 e introduce l'obbligo del concorso pubblico per le assunzioni a tempo determinato del dipartimento della Protezione civile relative all'emergenza rifiuti. Anche in questo caso la Lega ha votato con l'opposizione. A questo punto la maggioranza ha chiesto di sospendere le votazioni e rimandare a venerdì, mentre il Pd intende proseguire. «C'è il sospetto che, poiché non sono d'accordo e sono in imbarazzo, vogliono rimandare a domani per ritrovare l'intesa», ha commentato Raffaella Mariani, capogruppo del Pd in commissione Ambiente della Camera. L'emendamento all'articolo 16 è passato con 253 sì, 212 no e dur astensioni. Con l'opposizione hanno votato 46 deputati della Lega e due dell'Mpa (che si è spaccato a metà). Erano assenti 112 deputati (undici dell'Idv, sei della Lega, otto del gruppo misto, 49 del Pd, 28 del Pdl e dieci dell'Udc).
REAZIONI - «È chiaro che la Lega vuole dare un segnale politico alla maggioranza», spiega Ermete Realacci, ministro dell'Ambiente del governo ombra del Pd. «È sbagliato enfatizzare l'episodio, ma se non siamo alla crisi politica, siamo però di fronte a qualcosa di più di un semplice incidente di percorso», ha dichiarato Francesco Pionati, portavoce dell'Udc. Minimizza Italo Bocchino, vice presidente dei deputati del Pdl: «Non c'è nessun problema nella maggioranza e il provvedimento sarà approvato definitivamente martedì». Anche per Roberto Cota, capogrupo della Lega, «non è successo niente. È stato solo un errore di comunicazione. Il voto della Lega non ha alcun significato politico».
PIANISTI - L'Italia dei valori ancora una volta alla Camera ha sollevato lo scandalo dei cosiddetti «pianisti», deputati che votano per i colleghi assenti. «Continuiamo a vedere nei banchi della maggioranza deputati che votano per colleghi che non ci sono», ha detto il capogruppo dell'Idv Massimo Donadi. «Chiediamo il ritiro delle schede dei colleghi che non sono in aula nell'interesse di tutti e per la dignità e la funzionalità del Parlamento». Un altro esponente dell'Idv, Fabio Evangelisti ha avvertito: «Se l'atteggiamento della maggioranza non cambia, saremo costretti a riprendere quell'antipatica forma di ostruzionismo che non siamo intenzionati a fare». A questo punto il presidente di turno della Camera, Rocco Buttiglione, fa eseguire i controlli e subito dopo il governo viene battuto nella votazione dell'emendamento Udc.

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