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mercoledì 18 febbraio 2009

Veltroni e le responsabilità dei riformisti

Il Partito democratico è senza un Capo, nel momento in cui Berlusconi si riconferma leader incontrastato della destra, anzi padrone del Paese, che tiene ormai in mano come una "cosa" di sua proprietà, tra gli applausi degli italiani. Il risultato della Sardegna era atteso come un test nazionale e ha funzionato proprio in questo senso, rivelando la presa sul Paese di questa destra, che vince anche mentre attacca il Capo dello Stato, rinnega la Costituzione, offre un patto al ribasso alla Chiesa e non riesce ad affrontare la crisi economica. L'Italia sta con Berlusconi. E come conseguenza, il Pd va in frantumi. L'uscita di scena di Walter Veltroni mentre tutti i capipartito ieri gli chiedevano di restare è un gesto inusuale in un Paese di finti abbandoni, di dimissioni annunciate, di mandati "messi a disposizione": talmente inusuale che può persino essere seme di una nuova politica, dove finiscono le tutele, gli scambi, le garanzie reciproche di una "classe eterna" che si autoperpetua. Ma quelle dimissioni erano ormai obbligatorie. Il Pd trascinava se stesso nel deserto della sinistra giocando di rimessa in un'agenda politica imposta da Berlusconi, prigioniero di un senso comune altrui che non riusciva a spezzare. Il segretario - il primo segretario di un nuovo partito, dunque in qualche modo il fondatore - ha detto in questi mesi cose anche ragionevoli e giuste. Ma non è mai riuscito a spezzare l'onda alta del pensiero dominante, anche quando le idee della destra arrancavano davanti alla realtà, diventavano inadeguate, non riuscivano a mordere la crisi economica.

Il problema vero è che non c'è stato un altro pensiero in campo oltre a quello della destra, un pensiero lungo, riformista, moderno, occidentale, di una sinistra risolta che con spirito nazionale e costituzionale sappia parlare all'intero Paese, cambiandolo. Di questa insufficienza, la responsabilità è certo di Veltroni, ma la colpa è dell'intero gruppo dirigente che oggi si trova nudo ed esposto dalle dimissioni del segretario, e palesemente non sa che pesci pigliare. Dev'essere ben chiaro, infatti, che se Veltroni paga, com'è giusto, nessuno tra i molti sedicenti leader del Pd può considerarsi assolto, per due ragioni ben evidenti a tutti gli elettori. La prima, è nel gioco continuo di delegittimazione e di interdizione nei confronti di Veltroni, come se il Pd fosse riuscito nel miracolo di importare al suo interno tutti i veleni intestini e i cannibalismi con cui la destra di Dini e Mastella da un lato e la sinistra di Bertinotti e Pecoraro dall'altro avevano prima logorato e poi ucciso il governo Prodi. Con Berlusconi non solo leader ma egemone di una destra ridotta a pensiero unico, i Democratici hanno parlato sempre con mille voci che volevano via via affermare vecchie autorità declinanti e nuove identità incerte, e finivano soltanto per confondersi, imprigionando il leader e impaurendolo. La sintesi paralizzante di tutto questo è la guerra tra Veltroni e D'Alema, che nel disinteresse totale degli elettori litigano da quattro partiti (pci, pds, ds e pd), mentre nel frattempo il mondo ha fatto un giro, è nato Google, ci sono stati cinque presidenti americani e l'Inter è tornata a vincere lo scudetto. La seconda ragione è nell'incapacità del gruppo dirigente nel suo insieme di produrre una chiara cultura politica di riferimento per gli elettori, la struttura di idee di una moderna forza di progresso, la definizione di che cosa deve essere il riformismo italiano oggi. Il deficit culturale è direttamente un deficit politico. Perché come dimostra il caso Englaro le idee oggi predeterminano le scelte politiche, soprattutto in partiti che sono nati appena ieri, e dunque non hanno un portato storico, una cultura di riferimento elaborata negli anni, una struttura di pensiero a cui potersi appoggiare. Ridotto a prassi, il Pd non poteva che appiccicare le sue figurine casuali nell'album di Berlusconi, dove la prassi sostituisce la politica, l'energia prende il posto della cultura, la figura stessa del leader è il messaggio e persino il suo contesto. Ecco perché il deficit culturale diventa oggi deficit di leadership. Il progetto del Pd è rimasto un grande orizzonte annunciato: il superamento del Novecento, la fine della stagione grigia e troppo lunga del post-comunismo, l'approdo costituente e definitivo della cultura popolare irriducibile al berlusconismo, anche dopo la crisi evidente del cattolicesimo democratico, la speranza di crescita di una sinistra di governo, che coniughi finalmente davanti al Paese la rappresentanza e la responsabilità, la difesa della Costituzione e dello Stato di diritto e il cambiamento di un Paese immobile, la rottura delle sue incrostazioni e delle troppe rendite di posizione. Per fare questo serviva un partito forte ma disarmato, nuovo in quanto scalabile, aperto perché contendibile, e tuttavia presente sul territorio, nell'Italia dei comuni, in mezzo ai cittadini. Un partito forte della serenità delle sue scelte. Ci vuol tanto a spiegare che la sinistra è in ritardo nella percezione dell'insicurezza, e tuttavia è una mistificazione sostenere che questa è la prima emergenza del Paese, una mistificazione che mette in gioco la civiltà italiana dei nostri padri e delle nostre madri? È davvero così difficile sostenere che credenti e non credenti hanno a pari titolo la loro casa nel Pd, ma il partito ha tra le sue regole di fondo la separazione tra Stato e Chiesa, tra la legge del Creatore e la legge delle creature? Soprattutto, è un tabù pronunciare la parola sinistra nel Partito democratico, pur sapendo bene che socio fondatore è la Margherita, con la sua storia? Quando ciò che è al governo è "destra realizzata", anzi destra al cubo, con tre partiti tutti post-costituzionali e l'espulsione dell'anima cattolica dell'Udc, come può ciò che si oppone a tutto questo non definirsi sinistra, naturalmente del nuovo secolo, risolta, europea e riformista? Molte volte il Pd non sa cosa dire perché non sa cos'è. È stato certo una speranza, per i milioni delle primarie, per quel 33,4 per cento che l'ha votato alle politiche, segnando nelle sconfitta con Berlusconi il risultato più alto nella storia del riformismo italiano. Oggi quella speranza è in buona parte delusa e prende la via di una secessione silenziosa, cittadini che si disconnettono dal discorso pubblico, attraversano una linea che li porta in qualche modo nella clandestinità politica, convinti di poter conservare individualmente una loro identità di sinistra fuori dal "campo", pensando così di punire un intero gruppo dirigente che giudicano colpevole di aver risuscitato qualche illusione, e poi di averla tradita. Ma come dimostra il risultato di Soru, il migliore tra i possibili candidati in Sardegna, senza l'acqua della politica non si galleggia. Non è il momento della secessione individuale, della solitudine di sinistra. Berlusconi dopo il trionfo personale in Sardegna può permettersi di aggiornare la sua strategia, rinviando la scalata al Quirinale, che farà, ma più tardi. Oggi può provare a prendere ciò che gli manca dell'Italia. Napoli, la Campania. Poi portare la sfida direttamente nel cuore della sinistra del Novecento, a Bologna. Quindi pensare a Torino, magari a Firenze. Chiudere il cerchio. Per poi finalmente pensare ai giornali. Il Pd in questi mesi si è certamente opposto al governo Berlusconi, e anche a suoi singoli provvedimenti. Ma a me ha dato l'impressione di non avere l'esatta percezione della posta in gioco, che non si contende, oggi, con il normale contrasto parlamentare e televisivo di una destra normale. Qui c'è in campo qualcosa di particolare, l'esperimento di un moderno populismo europeo che coltiva in pubblico la sua anomalia sottraendosi alle leggi, sfidando le istituzioni di controllo, proponendosi come sovraordinato rispetto agli altri poteri dello Stato in nome di un rapporto mistico e sacro con gli elettori. Un'anomalia vittoriosa, che ha saputo conquistarsi il consenso di quasi tutti i media, che ha indotto un riflesso di "sazietà democratica" anche a sinistra ("il conflitto di interessi esiste ma basta, non ne posso più") che ha reso la sinistra e il Pd incapace di pronunciare il suo nome mentre non sa pronunciare il nome del suo leader: e che quindi proprio oggi, per tutte queste ragioni, può chiedere apertamente di essere "costituzionalizzata", proponendo di fatto all'intero sistema politico, istituzionale e costituzionale italiano di farsi berlusconiano. Se questa è la partita - e con ogni evidenza lo è - dovrebbero discendere comportamenti politici e scelte all'altezza della sfida. E persino del pericolo, per una sinistra di governo. Dunque il Pd, se vuole continuare ad esistere - cominciare davvero ad esistere: il partito non ha nemmeno ancora un tesseramento - deve capitalizzare le dimissioni di Veltroni, come la spia di un punto d'allarme a cui è giunto il partito, ma anche come un investimento di generosità. Deve restituire infine un nome alle cose, leggendo Berlusconi per ciò che è, un potere anomalo e vincente, che tuttavia può essere battuto, come ha fatto per due volte Prodi. La situazione è eccezionale, non fosse altro per la crisi gravissima della sinistra davanti al trionfo della destra. Si adottino misure d'eccezione. Capisco che è più comodo prendere tempo, studiarsi, far decantare le cose, misurare i pericoli di scissione, cercare una soluzione di transizione. Ma io penso che serva subito una soluzione forte e vera, la scelta di un leader per oggi e per domani o attraverso un congresso anticipato o attraverso le primarie. È in gioco la stessa idea del Partito democratico. Ci si confronti su programmi alternativi, idee diverse di partito, schemi di alleanza chiari, qualcosa di riconoscibile, che si tocca con mano, in modo che il cittadino si veda restituita una capacità reale di scelta. Quei leader che oggi dovrebbero sentirsi tutti spodestati e dimissionari, per l'incapacità dimostrata di costruire una leadership collettiva, facciano un patto pubblico di responsabilità, pronti ad accettare l'autorità del segretario e l'interesse del partito - per una volta - , invece di minacciare scissioni striscianti, veti feudali. Solo così ritroveranno quel popolo disperso che conserva comunque una certa idea dell'Italia alternativa a quella berlusconiana: e chiede per l'ultima volta di essere rappresentato.

di EZIO MAURO - La Repubblica, 18 febbraio 2008

domenica 5 ottobre 2008

Senza paura

“C’è il rischio di un autoritarismo moderno”. Walter Veltroni, nel suo intervento alla Direzione Nazionale del Partito Democratico torna a parlare dei pericoli che l'Italia sta correndo. Una crisi della democrazia che denunciava già durante il discorso del Lingotto: “Io sono un moderato per natura. - spiega Veltroni - non dico cose estremiste ma metto in guardia da quello che vedo perché nella storia della società moderna ogni volta che si è intrecciata una crisi sociale con una crisi delle istituzioni democratiche, si sono vissuti sempre i tempi più bui".

E' sulla paura, e sul suo superamento come condizione indispensabile per un nuovo futuro, che verte gran parte dell'intervento del segretario del Pd. “Le recenti aggressioni a Parma, a Roma e a Milano – dice - indicano un male: quello del rischio della xenofobia, del razzismo che appaga chi ci prende i voti ma distrugge il tessuto sociale”. Il messaggio è un chiaro avvertimento alla maggioranza che cavalcando la paura ha distolto l'attenzione dai problemi reali del paese e predisposto la base per una pericolosa anomalia nel nostro sistema democratico. “Non ho paura di nessun regime – continua Veltroni - ma attenzione alle conseguenze del populismo della destra italiana".

"Ci stiamo abituando a cose a cui non dobbiamo abituarci. Sento il dovere morale di costruire un'alternativa possibile in questo Paese altrimenti diventerà normale picchiare per strada un ragazzo cinese". Dalla sicurezza sociale a quella economica, l'intervento di Veltroni affronta in pieno le inquietudini del presente cercando di fornire quella alternativa necessaria al populismo demagogico della destra. Secondo il leader PD, il nuovo partito deve rappresentare “la forza che rassicura il paese, che non racconta balle agli italiani, che assolve il destino delle classi medie e risponde alle paure ambientali. Ha ragione Piero Fassino: c’è ancora molto da fare e un partito non si fa in qualche mese”. Ma elenca le cose fatte: lo statuto, la carta dei valori, la campagna elettorale, le primarie dei giovani, il tesseramento.

Il prossimo 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale organizzata a Roma, sarà una delle massime espressioni di questa alternativa che da voce a chi rifiuta di credere alle false promesse del governo. "La differenza tra noi e loro sarà che mentre loro scrivevano sotto il palco “contro il regime”, noi scriveremo 'salva l'Italia'. E cioè salva l'Italia dall'impoverimento, dal rischio di perdere un ruolo internazionale, dal rischio di perdere i nostri valori".

“Anziché pensare ai reali problemi dell’Italia - lo aveva tratteggiato bene il vicesegretario del PD Dario Franceschini nella relazione di apertura della direzione - la destra non fa altro che cavalcare la paura, e lo farà di nuovo durante la prossima campagna elettorale alle europee”. Invece il PD è “un partito nuovo, in una fase nuova della storia del pianeta, nato indipendentemente dai sistemi elettorali, nato per durare negli anni. Il PD, aggiunge il vice segretario, ha di fronte a se tante sfide e una di queste sfide “è proprio combattere contro quello che sta facendo la destra e cioè la disgregazione della società”. Per Franceschini “la sfida più grande è quella di diffondere il senso di una missione collettiva e solidale”.

I temi sociali saranno quelli che più di altri dovranno trovare una risposta nelle soluzioni proposte dal Partito Democratico. Cesare Damiano ne è convinto e invita a portare nelle piazze il messaggio che parli di “sicurezza sul lavoro, della perdita del potere d'acquisto delle famiglie,del precariato”.

La crisi finanziaria che in questi giorni sta facendo tremare i mercati mondiali è la risposta ad una politica fallimentare che la destra nel mondo non ha voluto evitare. L'ex ministro Giulio Santagata lo ricorda ai presenti e ai giornalisti: “Non lasciamo che la crisi passi come un accidente. - spiega - La crisi finanziaria non è figlia di nessuno, né tanto meno della globalizzazione”, ci sono responsabilità. Responsabilità a cui il PD deve fornire un'alternativa.

lunedì 25 agosto 2008

La svolta di Veltroni

Parto dalla convinzione che in politica il "quieta non movere" non paga. Se c'è il terremoto, mentre sei in fuga pensi alla ricostruzione. Alla fine le scosse termineranno e solo chi ha le idee chiare vince. Walter è nel pieno del sisma ma non è la sola vittima. I suoi avversari o concorrenti non stanno meglio di lui. La sua sconfitta e la sua fuoriuscita dalla politica lasceranno un segno bruciante sulla pelle dei sopravvissuti. Solo chi lo odia personalmente può augurarsi che si tolga di mezzo senza reazioni. Anche una sconfitta in campo aperto farebbe bene sia a Veltroni sia a chi lo contrasta.
Il consiglio è semplice: dia battaglia. Si può dare battaglia come propongono i fan di Walter chiedendo un plebiscito sul nome del segretario. Sarebbe poca cosa, anche se meglio di niente. Una nuova consultazione con candidati contrapposti, come si fa in America, farebbe bene al Pd. Ma servirebbe a poco. Dare battaglia vuol dire identificare il nemico interno. Ecco le mie idee. Il primo nemico interno è la coalizione giustizialista. Walter preceda Berlusconi e proponga una nuova idea della giustizia. Si faccia dei nemici fra i magistrati ma abbia il coraggio di tagliare i ponti con il peronismo all'italiana come ha fatto col comunismo.
Il secondo fronte lo apra contro i boss locali. Parta, il caro Veltroni, da una valutazione serena. I peones sono nessuno. Vivono perché c'è lui e dopo di lui ci sarà un altro leader. Senza un capo i capi-clientele contano niente. Se a Torino si togliesse di mezzo Chiamparino, i tenaci avversari del sindaco raccoglierebbero gli stessi voti di Boselli. Suggerisco una svolta autoritaria. Una vera rivoluzione contro le mezze calzette.
Infine, rilanci l'idea del partito senza tessere, il partito dei cittadini. D'Alema si sta inoltrando lungo l'unica strada che conosce, il partito delle tessere. È una possibilità. Ma concorrere sul quel terreno è praticamente impossibile. D'Alema ha con sé apparati piccoli ma tenaci, capi-elettori influenti. Vince lui. C'è la strada del partito aperto che si modella combinando una leader limpidamente riformista con una platea di cittadini-militanti non calcificata.
In fondo propongo a Walter di tornare ai suoi primi mesi. Piglio decisionista, riformismo spinto, partito in netta discontinuità con i modelli novecenteschi. In quei mesi e con quegli argomenti Veltroni sedusse la sinistra e la destra. Con questa morta gora odierna stranisce la sinistra e crea disillusioni a destra. Qualcuno dirà che ormai la via del dialogo con Berlusconi è preclusa. Non credo. Penso che al Cavaliere serva ancora un avversario serio, se non vorrà trovarsi di fronte, per tutta la vita, Di Pietro. Alla sinistra serve il Veltroni dei primi cento giorni, non quello millenaristico della lettera alla "Repubblica". Il modello non è né il profetismo tragico di Berlinguer né il sereno declino di Gorbaciov. Guardi alle socialdemocrazie vincenti, il Veltroni, triste y final. Poi se perde, si ritiri. Si ricorderanno di lui e lo rimpiangeranno. Se lascia andare le cose, sarà come Fassino, onesto e dimenticato.
Peppino Caldarola - il tempo - 24/8/2008

martedì 5 agosto 2008

Firma per salvare l'Italia

"Salva l'Italia!". S'intitola così la petizione che il Partito Democratico ha promosso e che è partita a Luglio per concludersi il 25 ottobre, in occasione della manifestazione nazionale indetta dal partito.La petizione ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo e la lotta per far ripartire l'Italia, cominciando da stipendi e pensioni.Obiettivo, primario completare la raccolta di firme promossa dal segretario nazionale Walter Veltroni per dire no ad un governo che non rispetta le regole democratiche, forza la mano sui temi della giustizia e non fa nulla per far crescere salari e pensioni mentre l'Italia vive una pesante crisi e le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese .L'itinerario pugliese così come fino ad ora è stato fatto in altre regioni prevederà molti piccoli comuni perché, come dichiara Beppe Fioroni, coordinatore dell'iniziativa "vivere in un centro al di sotto dei 5.000 abitanti diventerà un lusso".
Ad accogliere il pullman in Puglia ci sarà il Segretario Regionale Michele Emiliano e tutti i parlamentari e dirigenti pugliesi .
Riportiamo di seguito le tappe pugliesi:


MARTEDI' 5 Agosto

* ore 14,00 - Marina di LEPORANO (TA).
* ore 15,30 - Marina di PULSANO (TA).
* ore 16,30 - LIZZANO (TA. ore 18,30 - San PIETRO in Bevania (TA).
* ore 20,30 - TREPUZZI (LE)

MERCOLEDI' 6 Agosto

ore 10,30 -CAMERINI - Marina di OSTUNI (BR) c/o Il FARO.
ore 16,00 - Spiaggia PANE e POMODORO, BARI.
ore 20,30 - P.zza CASTELLO, BARLETTA (BA).

GIOVEDI' 7 Agosto

ore 10,30 - Lungomare E. MATTEI - VIESTE (FG).

martedì 20 maggio 2008

Questa sera Walter Veltroni a Ballarò

Il leader del PD Walter Veltroni si confronterà con il vice-presidente di Forza Italia e presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, nel corso della puntata di Ballarò, in onda alle 21.05 su Raitre. Parteciperanno al dibattito, condotto da Giovanni Floris, anche l'imprenditore Diego Della Valle, il politologo Gianfranco Pasquino, la segretaria dell'Ugl Renata Polverini, il direttore de "Il Sole 24 Ore" Ferruccio De Bortoli e il presidente dell'Ipsos, Nando Pagnoncelli. Aprirà la puntata la copertina satirica di Maurizio Crozza.

domenica 4 maggio 2008

Costruiamo il nuovo

La politica e la riflessione sul risultato elettorale sono i temi su cui si è aperta la seconda giornata del 23mo congresso delle Acli, che a Roma ha dato appuntamento a tutti i suoi associati fino al 4 maggio. Tanti interventi, tra cui quello particolarmente atteso di Walter Veltroni, leader del Partito Democratico.

Veltroni, accolto da grande entusiasmo, dopo aver salutato il presidente delle Acli Andrea Olivero, al quale ha rinnovato la stima e l’apprezzamento, è voluto ripartire proprio dal rinnovato interesse della politica nei confronti delle associazioni e del terzo settore.

Il Partito Democratico, come ha spiegato Veltroni, innanzitutto dovrà lavorare insieme con le diverse opposizioni per costruire le condizioni di una convergenza. Chi ha vinto le elezioni deve tener conto di queste diverse opposizioni: "Chi interpreta il voto come un'onda che tutto travolge sbaglia sia perchè ci sarà una opposizione robusta sia perchè dimentica che il paese è diviso a metà visto che il 46% ha votato per altri e poi questa metà ha le sue articolazioni e soprattutto deve considerare che il 47% degli elettori non ha votato per chi poi sarà al governo". E’necessario avere un atteggiamento responsabile cercando il dialogo e aumentando le occasioni di incontro.
Prima ancora il dialogo deve provenire dal territorio, per questo è fondamentale il radicamento e la collaborazione con i cittadini e con le varie associazioni presenti.

“Il PD - ha dichiarato Veltroni – deve essere aperto alla società e radicato sul territorio valorizzando gli eletti negli Enti Locali e deve prendere le sue decisioni non facendo riferimento alle sedi e ai luoghi tradizionali”.
Un’apertura fondamentale se si pensa alle tante contraddizioni che vive la società odierna, che per paura tenda a chiudersi. Per questo Veltroni immagina un partito aperto, moderno che trasforma se stesso con un maggiore radicamento nella società, dove a contare di più sono gli associati, le persone che credono come nel caso del grande successo delle Primarie del 14 ottobre scorso e gli oltre 3 milioni e mezzo di elettori, gli eletti stessi con il loro rapporto diretto con i cittadini. Un partito, come ha precisato, che studi nuove forme di comunicazione e si apra al dialogo con le forze organizzate della società.

Proseguire la strada dell’innovazione, fortemente voluta dal PD è essenziale per Veltroni perché essa rappresenta la possibilità di dare quella risposta innovativa di cui la società ha bisogno in questo momento.
“Solo se il PD continuerà sulla strada di forte innovazione riformista a vocazione maggioritaria – ha dichiarato nel corso del suo intervento - potrà costruire scenari di collaborazione anche più intensi.” L’idea di Veltroni è quella di una grande forza di centrosinistra non come prosecuzione della storia della sinistra ma come forza che rappresenti la possibilità di risposte innovative e moderne fondate su valori solidaristici. Una vocazione maggioritaria che non significa esclusività ma occasione per costruire alleanze.

Alleanze per contribuire alla costruzione di una società solidale con valori condivisi che combatta i paradigmi attualmente in auge come il binomio ricchezza/povertà, a causa del quale aumentano le disuguaglianze, e poi l’insicurezza, il tema più devastante della società occidentale come ricorda lo stesso Veltroni, intesa come paura dell’altro, precarietà nel lavoro, insicurezza personale e sociale. Veltroni è convinto che il tema della sicurezza deve essere assunto dalle nostre culture solo come esse sanno fare e cioè impastando capacità di accoglienza , tutela e garanzie per i diritti dei singoli. Il PD in questo senso vuole contribuire per ricostruire un sistema economico e sociale, un sistema di sicurezza sociale e un sistema di valori condivisi attraverso l’accoglienza, la severità, il rispetto della legge e la tutela dei diritti.

domenica 27 aprile 2008

La questione della sinistra

In questo periodo post-elettorale si fa un gran guardare, ciascuno naturalmente dal suo punto di vista, alle qualità personali dimostrate dai leader: di Berlusconi, il gatto dalle sette vite; di Bossi, il padano che non molla; di Veltroni, che non si sa se abbia fatto bene o male a non attaccare più decisamente l´avversario; di Bertinotti, che, dopo aver vestito i panni del rinnovatore della sua sinistra, è stato messo sotto accusa da coloro che pensano di aver perso così rovinosamente anche per non aver riproposto il simbolo di falce e martello.

Ma nel dibattito ciò che domina e abbaglia è il successo della Lega. Ecco – si è detto da commentatori e ammesso anche da avversari - l´unico vero partito, che ha un forte legame con la gente, che è saldamente insediato nel territorio, che ha capito la questione settentrionale, che ha persino imparato la lezione del vecchio Pci. Molti di quanti fino a ieri consideravano tale partito un pericolo pubblico, xenofobo, una minaccia per l´unità nazionale, l´incarnazione di un tradizionalismo arcaico, lo considerano ora quasi un modello di intelligente lettura della modernità, da cui bisogna imparare e col quale necessita dialogare.

Si discute di chi ha saputo meglio manovrare e conseguire il risultato di conquistare Parlamento e governo. Ma non occorrerebbe ragionare molto di più su ciò che significa la vittoria di questa maggioranza uscita dalle urne in termini di "autobiografia della nazione"? Si dimentica tanto in fretta che, se la volontà della maggioranza va accettata, la coscienza che la sorregge non è un idolo al quale inchinarsi e che il suo metro non sono i numeri ma il grado di maturità civile e sociale di un popolo e che è qui che bisogna in primo luogo guardare?

Il paese che ha dato la maggioranza a Berlusconi e a Bossi è in crisi profonda. La sua economia si colloca agli ultimi posti in Europa; i lavoratori italiani sono tra i peggio pagati; la distribuzione del reddito è caratterizzata da una diseguaglianza crescente (secondo i dati resi noti da Draghi, che stranamente non sono stati oggetto di dibattito elettorale, il 10 per cento possiede una quota del 45 per cento); la rete dei servizi è quanto mai carente; la ricerca scientifica e tecnologica è molto inadeguata e il sistema di istruzione in gravi difficoltà; l´esercizio della giustizia fa acqua da tutte le parti; privilegi corporativi che paiono inamovibili avvolgono il Paese nella loro rete; l´informazione televisiva è nello stato ben noto; le organizzazioni criminali – che costituiscono esse, e non gli extracomunitari, il primo elemento che attenta alla sicurezza dei cittadini - stringono nella loro morsa anzitutto il Mezzogiorno e ne umiliano le possibilità di sviluppo; la legislazione sui diritti civili è una delle più restrittive tra quelle dei Paesi dell´Unione europea; la legge elettorale vigente, che ha avuto il solo merito di fermare l´intollerabile frammentazione dei partiti, ha lasciato mano libera alle oligarchie di partito di imporre i candidati da loro scelti ai votanti.

L´autobiografia della nazione sta tutta nel fatto che i più hanno creduto che Berlusconi e Bossi fossero i medici giusti per curare la crisi. In un Paese che deve affrontare tanti gravi problemi è naturale che la gente chieda un governo forte. A fronte di questa esigenza il governo Prodi, al di là di quanto ha pur fatto di positivo, è apparso per la sua conflittualità interna strutturalmente inadeguato, lasciando così allo schieramento antiberlusconiano un´eredità decisamente negativa con cui fare i conti. Per dare al Partito democratico un´immagine di vigore e di rinnovamento Veltroni gli ha fatto compiere una corsa (quasi) solitaria promettendo una futura maggioranza e un futuro governo compatti, puntando ad ottenere un sostanzioso consenso al centro e recidendo i legami con le variegate forze dell´Arcobaleno e con i socialisti.

Sennonché il disegno non ha avuto successo, perché il Pd, mentre non ha ottenuto l´auspicata penetrazione al centro, ha invece pescato alla sua sinistra nel bacino di coloro i quali lo hanno ritenuto il male minore e non ha ricevuto il voto di quanti ritenendolo troppo "morbido" verso gli avversari si sono astenuti. Di qui lo scacco del Pd, a cui si è accompagnata la disfatta dei socialisti e dell´Arcobaleno, rimasti isolati anche in conseguenza dell´atteggiamento di critica aspra, comunque se ne valutino i motivi, nei confronti del progetto e della strategia veltroniani.

Questi ultimi hanno pagato la logica del "voto utile", la stanchezza e l´avversione crescenti verso piccoli partiti cui le "rendite di posizione" attribuivano loro un potere sproporzionato, ma soprattutto la loro inettitudine. Quanto al Partito socialista, è da dire che la sua Costituente non aveva certo trasmesso un messaggio di convincente rinnovamento. La sua campagna elettorale centrata in primo luogo sulla pur sacrosanta difesa della laicità dello Stato, senza la capacità di dire nulla di incisivo e persuasivo sui temi stringenti di carattere sociale, è stata prova di una grande debolezza.

Quanto alla Sinistra Arcobaleno, i propositi bertinottiani di nuova Sinistra, sempre volta a costruire un´indefinita "società alternativa", non hanno sciolto il problema di fondo: ma insomma volete restare comunisti o diventare socialisti e in tal caso di quale tipo? Ora nelle file degli sconfitti sembra prevalere la convinzione che l´arma della riscossa stia nel rifondare Rifondazione comunista. Se così è, allora davvero bisogna dire che la storia è maestra, ma non trova allievi.

La costituzione del Pd aveva già decretato la fine dell´esistenza in Italia di un grande soggetto autonomo della sinistra. Ora la débâcle subita riduce sia il Partito socialista sia l´ex-Arcobaleno ad entità trascurabili e li mette alla prova più dura. Lo stato di confusione al loro interno è massimo.
Ma il Pd a sua volta deve decidere che fare con una "questione della sinistra" la quale rimane aperta al di là degli esiti elettorali, si presenta irrisolta al suo stesso interno e attende perciò anche da esso risposte. Può voltarle le spalle?
Massimo L. Salvatori - Repubblica 27 aprile 2008

domenica 20 aprile 2008

Walter Continua!

Caro Walter,

oggi dopo la sconfitta, io sono tranquillo, se penso che il Partito Democratico chiude un secolo di storia molto discutibile.

Un secolo pieno di difficoltà, che iniziava con la caduta della destra – sconfitta nel 1905/1910 con Giolitti, mai più ricostruita come forza vera moralmente accettabile, chiusa più che mai nel suo impegno neo-industriale e priva ormai del vero spirito morale di una destra-guida - per continuare con la lotta di Aldo Moro e della sua corrente, nella difficile marcia tra Vaticano e sinistra social-comunista.

Io ho vissuto tutto il dramma, ma “ad latere”, chiuso in forma ossessiva nella mia Neuropsichiatria infantile: dal 1945 non l’ho mai abbandonata. Ma, sul piano politico, potevo liberamente pensare, attendere, soffrire, e sperare.

Il tuo partito per me risolve dunque un’epoca e raggiungerà quella sintesi in cui speravo, ma che mi sembrava troppo coraggiosa in un’Italia che trattiene ancora in sé due anime positive controverse e una destra vera. Ecco perché ha vinto una destra che non è una destra!

E ha perso una sinistra che non è una sinistra armonica; intelligente sì, ma a cui i propri ideali non sono del tutto chiari.

Conclusione: Il Pd per la nazione Italia, che ha in sé due grandi verità in contrapposizione politica più che ideale, doveva ancora progredire.

Il Pd è il vero partito che vince e porta alla vittoria quella ricchezza contraddittoria italiana, rispetto agli altri Paesi, stretta tra Vaticano e mondo del lavoro. Vaticano e spirito di attività e di volontà di dare, che è proprio del mondo impiegatizio-operaio. Ma che la destra italiana non ha mai saputo capire nel suo lato positivo.

Medita anche tu su quanto ti ho detto, su ciò che è stato il dramma della mia vita, che ho saputo sublimare in me stesso solo nel dare al mondo scientifico della Neuropsichiatria infantile.

Ti sono molto vicino e dai miei 95 anni vedo una prossima vittoria tua e del tuo partito, se sarà capace di comprendere meglio il dramma positivo e negativo del secolo passato.

Ti prego di meditare dieci minuti al giorno su questo mio sfogo e prenditi tutti i pensieri, la volontà, le speranze e la sicurezza di tutta la mia vita.

La morale, per me, è nelle parole di mio padre che, portandomi a vedere a 8 anni la casa del Lavoro di Torino, che i fascisti avevano bruciato, gridava: “Giovanni, ricorda! Giovanni, ricorda! Giovanni, ricorda!”.

Da quel tragico fuoco è nata tutta la mia lotta psicologica e politica, che ha determinato il desiderio di darmi al mio popolo, nel limite delle mie possibilità.

Dai miei 95 anni ti mando tutti i più trepidi e commossi auguri. Sei ancora molto giovane. Lotta e non cedere mai ai tuoi ideali. Sei riuscito a ridurre l’enorme frammentazione a 2-3 partiti. Hai fatto un lavoro straordinario e stupendo.

Ricordo ancora il tuo discorso nei giorni in cui eri diventato Sindaco di Roma: “…Ma io rimarrò in questo settore”, quando ti risposi: “Sei troppo giovane per decidere della tua vita”. La frase che forse ti sembrò molto sibillina voleva dire: vai avanti e credi in quello che fai cocciutamente, ogni volta che decidi qualcosa.

Sono sicuro che le tue idee, come supporto al tuo coraggio di costruire e prendere la guida del Partito Democratico, saranno la tua grande vittoria: un irrinunciabile plus valore per il nostro Paese.

Un giorno, scherzando, ho detto a Fassino che volevo essere il numero 12 del Partito, perché lasciavo il posto agli altri undici molto più importanti di me! Ed ora, a parte le battute, mantengo in forma ideale questo mio desiderio. E avendo avuto la grande fortuna di captare le verità essenziali dei tuoi discorsi, ti dico: continua.

Il Pd, come inizio di un’armonica costruzione fra le necessità e gli ideali italiani in una visione europea, deve continuare perché l’Italia è la nazione più ricca di contrasti, ma è depositaria di un vastissimo bacino di insospettabili, costruttive qualità caratteriali e culturali.

La sconfitta deve quindi insegnare a capire molto di più di quanto è giusto, per discutere, costruire e proporre il giusto all’Italia che tutt’ora si interroga.

Buon lavoro.

Giovanni Bollea

Giovanni Bollea (Cigliano Vercellese, 5 dicembre 1913) è uno psichiatra e medico italiano, padre della moderna neuropsichiatria infantile.
Laureatosi in medicina nel 1938 si specializza in malattie mentali. Nel dopoguerra frequenta un corso di specializzazione a Losanna di psichiatria infantile che lo porta negli anni cinquanta a rivoluzionare la neuropsichiatria infantile italiana, introducendo per la prima volta la psicoanalisi, la psicoterapia di gruppo e il lavoro d'équipe nella storica clinica universitaria di Roma, dove sulla porta di entrata si legge ancora il suo nome. Bollea è fondatore e direttore dell'Istituto di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli a Roma e primo presidente della Società italiana di neuropsichiatria infantile, nonché promotore di innumerevoli iniziative a favore dell'infanzia. Nel 2003 ha ricevuto la laurea honoris causa in Scienze dell'educazione dell'Università di Urbino e nel 2004 gli è stato conferito il premio alla carriera al Congresso mondiale di psichiatria e psicologia infantile di Berlino. E' membro del Comitato d'Onore del Premio UNICEF - dalla parte dei bambini sin dalla sua istituzione nel 1999. Oltre al compendio di neuropsichiatria infantile e a più di 250 lavori, ha pubblicato il bestseller Le madri non sbagliano mai (Feltrinelli).

giovedì 17 aprile 2008

Il dopo sconfitta

Bettini: “Vera novità panorama politico”"La destra governa ma la novità del panorama politico è il Pd". Lo dice Goffredo Bettini, arrivando nella sede del partito e sottolineando che, nonostante il risultato elettorale, "l'atmosfera è combattiva e serena". Secondo il coordinatore del Pd "siamo la forza politica con cui tutti dovranno fare i conti". Secondo Bettini, infatti, il risultato elettorale è positivo perché c'è stato un avanzamento di 5-6 punti in ogni regione e si profila "un bel risultato a Roma".Bettini: "PD ben oltre somma Ds e Margherita. Ora serve radicamento""Serenità e combattività". Goffredo Bettini, arrivando al loft di piazza Santa Anastasia, descrive così lo stato d'animo all'interno del Partito Democratico. "E' evidente la vittoria della destra- continua- ma e' anche evidente la grande novità del PD nella scena politica". Il partito guidato da Veltroni, secondo Bettini, "e' andato ben oltre la somma dei Ds e della Margherita e ha incrementato del 5-6 per cento il suo risultato in tutte le Regioni". Il coordinatore del PD sottolinea poi "il grande successo ottenuto a Roma. Il cammino- conclude- sarà lungo ma importante". “Il processo che abbiamo avviato - spiega - e' stato ritenuto utile dagli italiani. Ora si inizia un cammino ed una battaglia di radicamento nella società italiana”.
Fassino: “Quadro politico più stabile è un successo”Per Piero Fassino il risultato elettorale può essere considerato comunque un successo poiché nonostante la sconfitta del PD è stato raggiunto l'obiettivo della stabilizzazione del quadro politico italiano. "E' un successo qui da noi quello che si e' riconosciuto come un fatto positivo in Spagna seppure a parti invertite - ha detto - con le stesse proporzioni in termini di consensi, governerà un grande partito e vi si opporrà un'altra grande forza riformista, poi vedremo"Bersani: “Abbiamo perso ma la nostra è sfida del secolo”“Abbiamo perso, ma è nata anche una speranza nuova. Abbiamo fatto un investimento, la nostra e' la sfida del secolo”. Lo ha detto Pierluigi Bersani commentando i risultati elettorali a Matrix. “Chi vince ha sempre ragione - ha sottolineato l'esponente del PD - ma non sempre chi perde ha torto. Noi abbiamo fatto nascere un bambino nuovo, che arriva in un momento di travaglio, ma lavoriamo per dare al Paese una grande forza riformista”.Colaninno: “PD può essere riferimento anche per il Nord”"Penso che si possa costruire un punto di riferimento del Partito Democratico anche per il Nord". Lo ha detto il candidato del PD Matteo Colaninno intervenendo a Matrix. "Sono fiducioso per il futuro di questo partito - ha spiegato - abbiamo ottenuto un buon risultato, certo noi volevamo governare, ci siano proposti di governare il paese. Ha vinto il centrodestra questo è il dato". Tuttavia, ha osservato, "i dati che mi arrivano da Milano stanno a indicare che in Lombardia, nei comuni capoluogo, il PD è andato bene. Se questi dati verranno confermati noi di qui potremo guardare al futuro con grande ottimismo".
Bettini: “Ripartire da riforme con spirito di dialogo”Da dove ripartire dopo la sconfitta elettorale? "Dalla discussione sulle riforme istituzionali, su un percorso di cambiamento dei regolamenti parlamentari, delle istituzioni e della legge elettorale. Temi da affrontare con spirito di dialogo". Risponde così Goffredo Bettini, arrivando al loft questa mattina. "Per tutto il resto faremo una opposizione seria - assicura il coordinatore del PD - tenendo fede al programma di modernizzazione dell'Italia indicato in campagna elettorale".Bettini: “Il successo della Lega è un’ipoteca molto forte”"Il successo della Lega è un'ipoteca molto forte, vedremo come andrà, ma suggerisce qualche preoccupazione". Lo dice Goffredo Bettini, coordinatore del Pd, arrivando al loft e commentando i risultati delle elezioni.
Bettini: "Preoccupa l'assenza della sinistra radicale in Parlamento" L'assenza della sinistra radicale in Parlamento "è un fatto preoccupante e non positivo per la dialettica democratica", ha detto ancora Bettini. "Un pezzo importante e significativo d'Italia - sottolinea il coordinatore nazionale del Pd - non è rappresentato e questo è un problema".Bettini: "Nessun problema di leadership per Veltroni" "Veltroni ha fatto una campagna elettorale straordinaria, generosa e intelligente. Ha fatto ampiamente la sua parte. Siamo partiti con 20, 22 punti di distacco e li abbiamo recuperati. Veltroni -sottolinea Bettini- si è affermato come un leader che va guardato con grande fiducia per il cammino che ci aspetta".Bettini: “Con 33% obiettivo ampiamente raggiunto”Il fatto che il Pd non abbia raggiunto il 35% dei consensi, soglia indicata come l'obiettivo da raggiungere per Goffredo Bettini è un falso problema: "E' un'invenzione. Io avevo detto che dovevamo costruire un grande partito - spiega il coordinatore del Pd arrivando al loft -. Abbiamo superato il 33 e quindi l'obiettivo politico è stato ampiamente raggiunto".Follini: “Grati a Veltroni per aver aperto strada nuova”l PD ha perso ma occorre comunque ringraziare Walter Veltroni per l'impegno profuso. Lo sottolinea Marco Follini, confermato a Palazzo Madama con l'elezione in Campania, responsabile Informazione PD. "Ieri -osserva Follini - ha vinto Berlusconi. Noi dunque siamo stati sconfitti e la difficoltà va riconosciuta senza giri di parole. Detto questo, credo che tutto il PD debba essere grato a Veltroni per aver aperto una strada nuova.
Latorre: “Congresso PD è previsto entro 2009"Le elezioni non sono andate come qualche sondaggio degli ultimi giorni aveva fatto sperare, ma la leadership di Walter Veltroni non è in discussione e sui tempi del congresso sarà proprio il segretario a decidere. Lo dice Nicola Latorre, conversando con i giornalisti nella sala stampa del PD. A chi gli chiede se sia prevedibile un congresso in tempi rapidi, Latorre replica subito: "Il congresso è previsto dallo statuto entro il 2009, sarà Veltroni a decidere tempi e modi. Il segretario è lui, la sua leadership non si discute".
wwww.partitodemocratico.it

martedì 15 aprile 2008

GRAZIE


12.092.998 persone ci hanno dato fiducia"Grazie a tutte le elettrici e tutti gli elettori che hanno dato fiducia alla nostra sfida. Oggi il riformismo italiano può pensare a se stesso con forza ed energia". Walter Veltroni

"Come buona prassi nei Paesi occidentali ho appena telefonato al mio avversario complimentandomi per il suo successo elettorale e facendogli i migliori auguri per la prossima esperienza di governo". Con queste parole Walter Veltroni, ieri sera intorno alle 20, riconosceva la vittoria elettorale della coalizione formata da Pdl, Lega Nord, Movimento per le Autonomie.Una vittoria che è andata via via delineandosi durante la giornata. Il successo elettorale della destra è stato chiaro, determinante e sorprendente il risultato della Lega Nord. Importante, comunque, il risultato del Partito Democratico, che migliora sensibilmente i numeri corrispondenti a Ulivo alla Camera e Ds e Margherita al Senato nel 2006. "Grazie a tutte le elettrici e gli elettori – ha detto Veltroni – che hanno dato fiducia alla sfida nuova del Partito Democratico. E' importante che queste elezioni si siano svolte con un alto numero di votanti. Abbiamo migliorato il risultato dell'Ulivo nel 2006 sia al Senato sia alla Camera, dove ci ha premiato maggiormente il voto dei giovani".Il segretario del PD, riconoscendo la sconfitta, ha comunque ribadito tutta la disponibilità a mettere mano alla serie di riforme istituzionali di cui necessita il Paese. “Il risultato è chiaro, la destra governerà questo Paese. Non sarà facile per loro unire ciò che è difficile unire, soprattutto alla luce del fatto che il grande consenso ottenuto dalla Lega Nord impone un riequilibrio di forze nello schieramento della destra. Ora per noi si apre una nuova stagione di opposizione e ribadiamo la nostra piena disponibilità ad intraprendere il percorso di riforme istituzionali che servono al Paese per cambiare”. Un altro dato significativo è stato sicuramente quello della scomparsa della sinistra radicale dal Parlamento. La cosa certa è comunque che dalle urne esce rafforzato il progetto riformista del PD. “Oggi – ha concluso Veltroni – il riformismo italiano può contare su una forza politica che si aggira intorno al 35% dell'elettorato. Oggi il riformismo italiano può pensare a se stesso con forza ed energia. Siamo la più grande forza di rinnovazione riformista che questo Paese abbia mai avuto”.
Fonte: www.partitodemocratico.it

lunedì 14 aprile 2008

La ragione contro l'antipolitica

DOMENICA di festa civile e di attesa: fino all'apertura delle urne la politica è del tutto virtuale. Lo stesso dato del calo della partecipazione è sotto il velo dell'incertezza: l'astensionismo in crescita è di destra o di sinistra? Viene dal vecchio elettorato dell'Unione deluso o dalla destra non mobilitata da un Berlusconi ripetitivo e invecchiato? Oppure, ancora, rappresenta gli effetti dell'onda lunga di antipolitica che da Beppe Grillo in poi, e dal "Vaffa Day" in giù, si è scaricata sul Palazzo, o meglio la "casta" come si è imparato a dire?

Antipolitica o no, il clima elettorale sembra fiacco. I sondaggi più o meno segreti e attendibili si sono spenti da qualche ora, il virus degli exit poll non ufficiali deve ancora cominciare a proliferare, e il pomeriggio del giorno delle elezioni, oltre alla gente ai seggi, sembra avere un solo vero protagonista che è il telefono cellulare. Concentrazione assoluta di vecchio e di nuovo, il "telefonino". Anzi, di arcaico e di rivoluzionario, di artigianale e di ipertecnologico.

Fonte di prove clientelari, potenziale laurismo del Duemila, e di "ammuine" come nel caso della signora Lonardo Mastella (squillo nel seggio, arrivo della Digos, assoluzione per assenza di fotocamera). Ma nello stesso tempo il cellulare si rivela anche uno strumento della modernità politica: fiumi di messaggi, inviati a pacchetti o a stringa dalle rubriche elettroniche, invadono le celle dei diversi gestori e precipitano nei terminali.

Con il dubbio collegato, però, che anche in versione telefonica gli italiani appartengano comunque a universi separati, dato che quasi mai un messaggio berlusconiano raggiunge un telefonino veltroniano. Anche i telefoni non comunicano, fra destra e sinistra. Tuttavia appare una forma diversa di partecipazione, proprio mentre la partecipazione effettiva mostra segnali in discesa: a testimonianza probabilmente che queste sono elezioni diverse rispetto a quelle di due anni fa. Allora apparvero uno scontro fra mondi, un'ordalia, un giudizio di Dio che doveva decidere la supremazia fra antropologie differenti e incompatibili. Oggi, una guerra a bassa intensità, con l'ipotesi del pareggio e lo spauracchio, spesso alimentato ad arte, dell'inciucio.

È vero che Silvio Berlusconi nelle sue piazze continua iperbolicamente a rivendicare la diversità assoluta fra il Popolo della libertà e i "comunisti", oggi camuffati da democratici. Ma per la verità nemmeno il genio malevolo del Cavaliere riesce a oscurare il profondo cambiamento innescato dalla decisione di Walter Veltroni di cambiare con radicalità il formato competitivo della politica italiana, e di fare nella sostanza la riforma elettorale pur senza aver potuto cambiare la legge canaglia del Porcellum. E che alla fine in questi giorni non si misurano due visioni del mondo ma solo due partiti.

E allora, se si prende in considerazione con serietà la possibile crisi della partecipazione elettorale e politica, conviene ancora una volta compiere uno sforzo di consapevolezza e di verifica. Sottolineare che non è il caso di darla vinta all'antipolitica, malattia che di recente ha contagiato ambienti semplici e ambienti sofisticati. Negli ultimi giorni infatti si è preso atto di posizioni bizzarre, in cui un maestro come Giovanni Sartori, che pochi mesi fa si era mostrato ingrillito a sua volta contro la "casta", ha escogitato uno schema di voto disgiunto (votare Pdl alla Camera e Pd al Senato, o viceversa), che nella sua eccentricità non nasconde la convinzione che sia opportuno neutralizzare la politica a cominciare dai suoi protagonisti attuali.

Ma qual è la conclusione inevitabile di ragionamenti simili? Una sola: la necessità di procedere all'instaurazione di un governo di responsabilità o garanzia, "che faccia le riforme utili per il Paese". Non è paradossale l'esito di un'azione che comincia con le urla dell'antipolitica e finisce con il commissariamento notabilare della politica? Non conviene, prima, mettere a confronto due proposte di modernizzazione del nostro Paese? Non vale la pena di valutare con rigore le due culture che si stanno misurando oggi e domani con il voto dei cittadini?

Non sono soltanto i messaggi semplificatori dei cellulari a segnalare le differenze. Non è un'Italia buona contro un'Italia cattiva. Non è soltanto l'"eroe" Mangano contro Falcone e Borsellino. C'è piuttosto una proposta politica da misurare con il voto, quella del Partito democratico, esplicitamente riformista, a cui si potrebbe semmai chiedere uno sforzo ancora più intenso e moderno contro rendite, privilegi, corporazioni, nel nome della concorrenza come di un'eguaglianza effettiva e quindi di una mobilità sociale efficace: a cui si oppone un'alleanza eterogenea, in cui vecchi liberisti si sono uniti a nuovi protezionisti, tradizionali esponenti di un nazionalismo corporativo convivono con i secessionisti settentrionali, e sedicenti risanatori si sono messi insieme ai capi delle clientele meridionali.

Qualche volta, anche un sms fra amici, come ultimo appello all'impegno, è sufficiente per identificare la sostanza di un problema. E proprio per questo, pur con tutte le frustrazioni e le delusioni che il popolo di centrosinistra ha subito negli ultimi due anni, vale ancora la pena di esercitare una scelta ragionevole, con serenità, recuperando la convinzione che dalla crisi della politica, come sempre, si esce solo con la politica, cioè con una presenza e una decisione, non con le scorciatoie, e meno che mai con la rinuncia.

(14 aprile 2008 - Repubblica di Edmondo Berselli)

giovedì 10 aprile 2008

La svolta del Buonsenso

Ripreso dal blog del partito democratico

Ciao a tutti,
premetto che sono un elettore della lega e che dopo tutti questi anni bruciati dalla miopia politica si era allontanato dalla politica.Sono da sempre un ammiratore della società statunitense ,ne elogio i pregi e condanno i difetti , ma sicuramente per l'organizzazione politica , istituzionale e sociale la rende lontano da noi anni luce.
Con quanto premesso voglio esprimere a Walter tutta la mia ammirazione e apprezzamento per la svolta ideale e politica che sta attuando e che oltre ad essere in sintonia con la normalità europea si potrebbe connettere benissimo con quella statunitense.Il conflitto interiore e le riflessioni che stò facendo , seguendo i dibattiti televisivi, mi stanno indirizzando al consenso verso il PD e Walter. Mi consenta,come direbbe il principale esponente...,di dire che la frizzantezza e la freschezza delle idee esposte unite alla fermezza di cambiare sono doti non di poco conto e le sto trovando in questa meravigliosa nuova realtà.
Per chiudere,spero che questa realtà che avanza e può coinvolgere trasversalmente ogni schieramento,non mi deluda e che i vari Prodi, Berlusconi e prime o seconde repubbliche non rifacciano capolino ma che invece restino relegate nel limbo dell'imbecillità che le ha generate e che vengano sostituite da una nuova realtà che si chiama Italia e italiani.
Walter non so se leggerai quanto scritto ma ti auguro il meglio possibile per fare e non parlare.
Saluti
Massimo

Un nuovo stile politico

Mai avrei pensato di dover commentare il “fascino della politica”. Sono così sorpreso che faccio fatica a trovare le parole giuste per descrivere le mie sensazioni a pochi giorni dal voto. Mi è capitato di conoscere direttamente Walter Veltroni e da allora ho la sicurezza, indipendentemente dal risultato del 13 e 14 aprile, che grazie al suo stile politico l’Italia non sarà più come prima.
Non so voi ma io credo molto nella necessità che la politica ritorni ad appassionare i cittadini, soprattutto i giovani, attraverso delle nuove leadership che abbiano modi e atteggiamenti semplici, pacati, comunicativi e puliti. Per troppi anni si è gridato e affermato ideologie vecchie e defunte.
Mi è piaciuto sentir parlare di futuro, della visione della società e del mondo, e di un nuovo processo politico. Veltroni è capace di evocare una proposta che contiene elementi portanti per avviare il cambiamento e la modernizzazione dell’Italia. Il fascino della riconciliazione e del dialogo, la capacità di parlare a tutti (senza dividere ma unendo), la capacità di ammorbidire i cinici, di recuperare i delusi e di far sperare i disillusi è già un “miracolo politico”.
Il “ma anche” veltroniano si fonda su un patto con tutti i cittadini, impegnandosi ad eliminare la politica dello scontro per aprirne una nuova, legittimata dal dialogo. In sintesi punta, per sbloccare il Paese dalla sua stagnazione economica e culturale, sulla riconquista del rapporto tra politica e cittadini offrendo non più propaganda ma programmi, non più politica contro ma politica per, non più conflitti ma cooperazione.
Ve la sentite di rifiutare una proposta politica così vantaggiosa?
Franco Catapano

Veltroni scrive a Berlusconi. Della serie la classe non è acqua.

Caro Berlusconi,
mi rivolgo a lei perché penso si debba condividere, da italiani prima ancora che da candidati alla guida del Paese, una sincera preoccupazione, resa tale da recenti atti e dichiarazioni politiche. E perché credo sia giusto e doveroso assumere, di fronte al popolo italiano, a tutti i cittadini, un impegno di chiarezza su alcune grandi questioni di principio, questioni che chiamerei di lealtà repubblicana.

Non penso ovviamente agli aspetti legati ai nostri programmi di governo. Questi sono, e devono essere, distinti e alternativi, lasciati al libero confronto politico, come avviene nelle grandi democrazie. Saranno gli italiani a giudicare la bontà delle nostre proposte, la loro concretezza, la loro attuabilità. E chi guadagnerà un solo voto in più, è la mia convinzione che voglio ribadire ancora una volta, avrà il compito e l'onore di governare l'Italia, sulla base proprio del suo programma.

L'impegno che le chiedo e che io sono in grado di assumere con assoluta determinazione riguarda altro, riguarda di più, perché ha a che fare con la vita, l'identità e le istituzioni del Paese; con le basi stesse della nostra convivenza civile, con i valori che la presiedono e che in sessant'anni di storia repubblicana hanno permesso all'Italia di diventare la grande nazione che è, uno dei pilastri della nuova Europa.

Le chiedo allora se è disposto a garantire formalmente e in modo vincolante che lo schieramento da lei guidato, quale che sia il suo futuro ruolo, di opposizione o di maggioranza, non verrà mai meno in alcun modo e rispetterà sempre con convinzione questi quattro fondamentali principi: la difesa dell'unità nazionale, che è il bene più prezioso che abbiamo, il legame che ci fa sentire italiani e orgogliosi di esserlo; il rifiuto di ogni forma di violenza, attuata o anche solo predicata, e per questo portatrice di divisione e di odio; la fedeltà ai principi contenuti nella prima parte della nostra Costituzione, fedeltà che non solo non contraddice, ma dovrà guidare, ogni impegno di adeguamento della seconda parte della Carta; il riconoscimento e il rispetto della nostra storia, della nostra identità nazionale e dei suoi simboli, a cominciare dal tricolore e dall'inno di Mameli.

Gli italiani, su tutto questo, hanno il diritto di avere risposte e certezze. E chi, alla guida del governo o dell'opposizione, si appresta ad assumere le più grandi responsabilità, ha il dovere di assicurare tutto il suo impegno per garantirle, sapendo che prima di ogni altra cosa, al di sopra di ogni interesse di parte, c'è il bene comune, ci sono gli interessi nazionali.

mercoledì 9 aprile 2008

Guardare, sapere ..... e poi Votare

Questa breve campagna elettorale è stata affrontata dai due principali contendenti in modo decisamente asimmetrico, il Pd e segnatamente il suo leader Walter Veltroni, l’hanno incentrata sul programma e sul rapporto con i cittadini tentando di chiarire non solo i punti programmatici, ma anche che un futuro diverso per questo Paese è possibile. Il PdL ha invece proseguito lungo il sentiero di questi ultimi 15 anni, continuando ad agitare fantasmi che sopravvivono solo nella mente di chi non ha idee, di chi non ha un modello nuovo d’Italia da proporre, di chi chiede solo di affidarsi alle proprie capacità taumaturgiche. Ecco quindi il ritorno del solito linguaggio, dei soliti riferimenti, dei soliti spauracchi: il Veltroni-Stalin, il Pd ennesima incarnazione del Partito Comunista, la questione delle tasse e della sicurezza (poste in modo falso e strumentale), tutto questo farcito con la solita dose di cattivo gusto e di ottusa arroganza. Come è possibile dimenticare le dichiarazioni shock rese al mattino e smentite la sera stessa. Ovviamente come al solito si è trattato di malintesi, di mistificazioni della stampa comunista. L’arroganza di chi crede di avere la vittoria in tasca, quasi che il passaggio elettorale fosse una realtà totalmente trasparente ai sondaggi, ha portato ad una serie di attacchi che hanno raggiunto persino i Presidenti della Repubblica, passando per la volgarissima battuta sui precari, le buffonate con la mozzarella campana e da ultimo il riferimento ad una presunta diversità antropologica degli avversari e dei loro sostenitori.
Ciò che però appare più preoccupante è l’appiattimento del PdL, nessuno più osa prendere le distanze da nulla, Fini è ormai il fantasma di se stesso, forse troppo riconoscente nei confronti del Cavaliere per avergli dato la chance di entrare nella stanza dei bottoni per riuscire a levarsi quel sorriso di scherno dal viso e finalmente far capire al popolo italiano cosa ha deciso di fare da grande, se il delfino replicante o lo statista. Da lui ci si sarebbe aspettati una presa di distanza dal richiamo di Bossi ai fucili, o dalla odierna celebrazione berlusconiana di un mafioso definito "eroe". L’escalation è preoccupante, oggi si è tornato a parlare della necessità di riscrivere i libri di storia e di predisporre valutazioni psicologiche dei magistrati.
A questo punto non ci resta che attendere con pazienza la fine di questa ennesima campagna elettorale in cui si è persa nuovamente la possibilità di mettere la parola fine a questo quindicennio fatto di tanto odio e di poche riforme.

Un editoriale di qualche settimana fa del prof. Giovanni Sartori, poneva l’attenzione su come al di là dei programmi elettorali, il parametro discretivo nella scelta di questo o quel partito-programma sia la credibilità del leader che lo propone. Confezionare un bel programma non è così difficile, realizzarne uno anche ben più modesto pone invece diversi problemi.
La credibilità si diceva, quale può essere un parametro valido per misurare la credibilità? Difficile dirlo. Per me, “antropologicamente diverso”, la vicenda delle presunte cordate che avrebbero rilevato Alitalia ha in sé tutti gli elementi di quello che senz’altro la credibilità non è.

Votate Partito Democratico per cambiare l’Italia e porre fine a questa stagione politica.

Francesco Vasto

LA POLITICA DEL FARE

In solo 21 mesi abbiamo:rimesso in ordine la finanza pubblica e favorito lo sviluppo ridotto in modo significativo l’evasione fiscale avviato la redistribuzione della ricchezza. Il giudizio sul Governo Prodi è spaccato in due. Alcuni politici, soprattutto gli esponenti del Centro Destra, dicono che questo Governo ha messo in ginocchio l’Italia; altri,come gli esponenti delle Associazioni economiche-sociali e gli osservatori internazionali, ne danno un giudizio positivo, dicendo che è riuscito a ridare un’immagine di affidabilità e di serietà al sistema Italia nel mondo.Il nostro Paese ha un problema enorme: il debito pubblico.Ogni anno lo Stato paga 70 milioni di interessi sui titoli emessi per far fronte al debito. Inoltre, quando siamo arrivati al Governo la situazione era in via di peggioramento, nel senso che la Comunità Europea aveva ufficialmente richiamato l’Italia perché le politiche del Governo di centro destra avevano fatto aumentare il debito, senza però investire nelle politiche sociali e di sviluppo.Il Governo Prodi, con la prima Finanziaria, si è impegnato per riportare il debito entro i limiti fissati dall’Europa e per costruire condizioni favorevoli allo sviluppo.Con determinazione ha intrapreso la lotta all’evasione fiscale. Oggi il successo di queste scelte ci viene riconosciuto da tutti, tranne che dal centro destra, perché ammetterlo significherebbe ammettere anche gli errori che avevano commesso quando erano al Governo.Con la seconda Finanziaria è stato intrapreso l’impegno per l’equità.Un impegno che vede noi parlamentari del Sud in prima fila verso uno sviluppo equo e dovuto delle esigenze del Mezzogiorno d’Italia.Ed è sul fronte del Meridione che si muove sottilmente questa campagna elettorale. Perché non può esistere sviluppo senza un’azione coordinata di tutto il Parlamento e soprattutto della sua futura maggioranza. Un pericolo,quello di una deriva nordista, che va affrontato qui nella nostra terra e che solo il Partito Democratico può garantire.Taranto e la sua provincia, più di altri territori, hanno bisogno di queste attenzioni. Hanno bisogno di ragionare sull’asse dello sviluppo, sull’asse delle proprie potenzialità.Ma occorre anche saperle rappresentare, gestire e renderle tema e priorità nazionale, così come è già accaduto per il Tavolo Istituzionale istituito alla Presidenza del Consiglio, all’indomani del dissesto, in favore della città di Taranto.In questa direzione si è mosso il mio impegno qui rappresentato in una sintesi degli interventi più rappresentativi per l’Italia, per il Mezzogiorno e per il mio territorio.

La Politica in Numeri :

Per l'Italia:

• Taglio dell’IRAP;
• Esclusione degli studi di settore;
• Semplificazione fiscale per i professionisti, per gli artigiani e perle microimprese;
• Approvazione della Legge per la valorizzazione ed il sostegno aiPiccoli Comuni;
• Istituziono del Credito d’Imposta per gli studi associati dei liberiprofessionisti (non inferiore a 4 e non superiore a 10);
• Bonus del 55% per l’acquisto di caldaie ecologiche;
• Programma pluriennale per la costruzione,per l’acquisto e per la ristrutturazione di alloggi di servizio per il personale militare;
Riduzione dell’ICI per la prima casa.

Per il Sud:

• Decorrenza dal1°gennaio2007 della Visco Sud per il creditod’imposta per gli investimenti;
Credito d’imposta perl’occupazione (333 euro perlavoratore, 416 per l’assunzionedi donne lavoratrici);
Credito d’imposta per le nuove assunzioni a tempo indeterminato(comprese le aziende agricole) del Sud;
• Rideterminazione delle risorse aggiuntivedestinate al FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate)
• Immissioni delle graduatorie dei dirigentiscolastici.

Per la Puglia:

• Misure per fronteggiare gli incendi verificatisi in Puglia e nel Molise;
Assunzione degli ispettori del lavoro alla regione Puglia;
• Valorizzazione delle professionalità del Gruppo Sviluppo Italia;
• Misure straordinarie per la stabilizzazione degli LSU nel triennio 2008-2010;
Aiuti al settore della produzione agrumicola.

Ludovico Vico

lunedì 7 aprile 2008

Veltroni a Matera

Finalmente Veltroni è giunto anche dalle nostre zone, è venuto a Matera e voglio in pochissime righe raccontare l’entusiasmo che ho visto, ho ascoltato, ho provato.Da stamattina intrepido aspettavo le ore 16 ed ero in uno stato di ansia unico. Ero tra quegli impavidi ragazzi che intorno al nostro candidato premier, creando un girotondo com’è stato definito, l’abbiamo accompagnato fino sopra il palco…e li il delirio: la gente urlava slogan, si accalcava per stringergli la mano oppure per guardarlo negli occhi; un’emozione del genere non credo di averla mai provata in vita mia.
Una volta sul palco è cominciato il suo splendido comizio anticipato dalle parole di una giovane studentessa di 19 anni che ha affidato il suo futuro anzi, il nostro futuro, nelle mani di un uomo: Walter Veltroni. Nel suo discorso ha toccato tutti i punti programmatici: dalle pensioni agli stipendi, dalla scuola alla pubblica amministrazione, dalla giustizia alla legalità. La cosa meravigliosa non era sentire questi punti che, per chi come me ha praticamente imparato a memoria, la cosa splendida era sentirle dire con la sua voce, a non più di 3 metri da me, da noi. I suoi sguardi, i suoi gesti, la sua voce, tutto faceva pensare che insieme SI PUO FARE. Il discorso è durato per più di un’ora senza interruzioni, se non delle standing ovation spontanee, e senza avere avuto bisogno di nessun appunto, nessun suggeritore (se non per le tappe, non ricordava se fossero state 104 o molte di più). Non so se con queste righe sarò riuscito a far provare l’emozione che scorre ancora nelle mie vene a più di 2 ore dalla fine dell’incontro…Alla fine vorrei concludere con lo slogan urlato dalla gente…SI PUO FARE…insieme veramente si può fare…

Massimo Castria

domenica 6 aprile 2008

in 15.000 acclamano Veltroni a Bari

In quindicimila a Bari questa mattina per dimostrare a Walter Veltroni che "si può fare". Dopo il successo di ieri sera a Conversano, anche Piazza Diaz era gremita di giovani, anziani, donne e uomini, per l'ultima domenica elettorale del candidato premier del Partito Democratico. Il discorso pubblico è stato preceduto da un'introduzione dalla giovane Palma Nicolardi, rappresentante degli studenti della Facoltà di Scienze politiche dell'Ateneo barese. Non ci deludere, gli ha chiesto.

A seguire, un breve intermezzo del segretario regionale del Pd Puglia, Michele Emiliano, acclamatissimo dalla folla, che ha sottolineato "il nostro amore per l'Italia e il forte legame al tricolore".

Veltroni ha cominciato il comizio, durato un'ora e spesso interrotto da lunghi applausi, citando chi il tricolore, invece, non lo ama affatto. Dopo il giuramento di Pontida di ieri dei candidati leghisti, vestiti con armature medievali, ha riflettuto sull'idea che si saranno fatti di noi italiani all'estero. "Ma di cosa stanno parlando? Negli altri Paesi - ha affermato Walter Veltroni - i partiti si occupano di scuola, tecnologia, di economia, non del Medioevo. E poi hanno ricominciato con gli attacchi al sud, ma si sono dimenticati che sono alleati proprio con la Lega del sud".

"Le istituzioni non sono strumento di parte - ha continuato - ma rappresentano tutti i cittadini, indipendentemente da chi governa. Basta con le dichiarazioni fatte e poi smentite. Basta con le corna fatte ai vertici dei capi di Stato. Basta con le battute. Basta con gli attacchi al Sud. L'Italia deve avere una stagione riformista, come l'hanno avuta tutti gli altri paesi europei". Chiaro il riferimento alla leadership di quel centrodestra, ormai "stanco e logorato che, dopo quindici anni, si è candidato ancora una volta alla presidenza del Consiglio, e per il quale governare il Paese sarebbe come portare una croce. Per me governarlo sarebbe un'onore".

Veltroni si è soffermato sulla necessità urgente di costruire una società, come un modello che deve coniugare la crescita del Paese e del Pil, la produzione di ricchezza e la giustizia sociale. Per il leader del Pd, la destra è divisa su tutto, anche su dove tenere la prima riunione del Consiglio dei ministri. "Berlusconi ha detto qualche giorno fa che il primo Consiglio dei ministri del suo governo si farà a Napoli - ha ricordato dal palco - ma, subito dopo, Maroni ha detto che invece si farà a Malpensa. Alla fine per mettersi d'accordo lo faranno a Roma, a Palazzo Chigi".

E intanto, ha proposto all'ordine del giorno del primo Consiglio l'istituzione di un compenso minimo salariale. "Perché i precari e le fasce deboli - ha spiegato Veltroni - sono al centro del nostro programma, così come la burocratizzazione e lo snellimento, non solo delle procedure amministrative, ma anche delle leggi". Da qui nasce il disegno di legge sull'istituzione di un Parlamento monocamerale, per un politica "che non deve ingrassare, non deve gonfiarsi la pancia come un ranocchio e poi esplodere". E poi, ha ribadito l'idea di "un Paese nuovo, un'Italia nuova, che è tornata a correre. L'Italia non è in ginocchio, come recita lo slogan dei nostri avversari. L'Italia lavora, si alza presto al mattino. Quello che si deve rialzare è il sistema politico italiano".

Il comizio è stato preceduto da un incontro al Teatro Kursaal Santalucia con il Forum del Terzo settore, a cui il candidato premier del Pd ha promesso maggiore attenzione. "Sono dell'idea che si debba istituzionalizzare il 5 per mille perché il principio della sussidiarietà è una chiave per tenere insieme la società moderna", ha detto Veltroni. Ha poi aggiunto che bambini e anziani non autosufficienti devono poter usufruire di strutture e di formazione corretta degli operatori del settore. "Quella dell'anziano - ha detto - deve essere considerata la terza fase della vita, caratterizzata da attività e solidarietà". Per Veltroni "la Chiesa ha ragione, l'emergenza educativa esiste nel nostro Paese per i giovani: l'arco di tempo della formazione non finisce con la laurea, e dev'esserci per tutti la possibilità di accedervi".

La tappa pugliese continua oggi, alle ore 16.30, in Piazza Cairoli a Brindisi, e alle 19.00 in Piazza Sant'Oronzo a Lecce. Infine, domani mattina Veltroni sarà a Taranto alle ore 11.00, in Piazza Maria Immacolata.

Recuperiamo un Forte Senso di Cittadinanza. Votiamo PD.

Sintesi dell'intervento al comizio di Bellini - coordinatore del Pd -

Oggi e’ difficile invitarVi a votare se si pensa alle pessime immagine che il Parlamento fornisce quotidianamente o se si paragona la produttività media e la rendita media di un politico con la nostra.
Siamo tutti stanchi di un politica chiassosa, che si parla addosso ed è povera di umanità ed è sempre più lontana dalle necessità quotidiane.
Quanti di noi abbiamo pensato di fare dei contratti interinali ai nostri onorevoli o di farli provare i disagi quotidiani sui mezzi di trasporto pubblico, le lunghe file di attesa negli ospedali o l’ansia e il peso dell’inflazione a fine mese sui nostri stipendi.
Per questo molti di noi avranno scelto di non votare, anche perché la legge elettorale non ci permette di eleggere direttamente i candidati che meglio ci rappresentano. Tuttavia, non votare non cambierà tutto questo, anzi farà si che qualcuno scelga per noi. Io vi invito a votare per recuperare un senso di cittadinanza forte.
Una cittadinanza, alimentata dalla consapevolezza da parte di ciascuno dei propri diritti e dei propri doveri, da un rinnovato senso dello stato, da una chiara, diffusa responsabilità per il bene comune, da una più solida etica pubblica, da un sincero patriottismo costituzionale. Vi invito non solo a votare PD, ma a riscoprire un nuovo impegno politico, che porti a interessarVi alle problematiche del vostro paese e da quello che vi circonda.
Vi invito a votare un partito che non si fonda su una astratta ideologia ma su persone che cercano di soddisfare le necessità materiali, intellettuali e spirituali del loro paese. Il Partito Democratico nasce come una sfida coraggiosa, con il sapore della svolta. La possibilità di mettere tutto alle spalle: partitocrazia, oltranzismo, instabilità. Il Partito Democratico riparte dalla gente. Privilegia le idee, sacrifica le logiche partitiche.
Una sinistra nuova, che non nasce dall'antiberlusconismo ma vive di istanze concrete: infrastrutture, precariato, salari, scuola, affitti, sono solo alcuni dei punti del programma del PD.
Su queste basi è nato il PD a Laterza, che nei suoi primi mesi di attività si è impegnato a risolvere questioni difficili come la mobilità della Curvet, su cui è intervenuto l’ on Ludovico Vico, la chiusura della prima classe dell’Istituto d’Arte di Laterza, risolta repentinamente dalla D.ssa Anna Cammalleri, candidata PD al Senato, per salvaguardare non solo posti di lavoro, ma anche la tradizione ceramista di Laterza.
Abbiamo scritto una lettera aperta all’assessore Alberto Tedesco perché intervenisse sull’annosa vicenda della mobilità degli autisti all’O.S.M.A.I.R.M.
Abbiamo affrontato il tema della legalità, incontrando il magistrato-scrittore Carofiglio. Infatti, il Partito Democratico e’ alimentato da un desiderio di Politica pulita e di legalita’, al punto da fare valere il principio della non candidabilità al Parlamento dei cittadini condannati per reati gravissimi come quelli contro la pubblica amministrazione.
Il Programma del PD punta allo sviluppo della nostra nazione e del Mezzogiorno. Per lo schieramento opposto il Mezzogiorno è una palla al piede del Paese, il luogo dello spreco e del parassitismo, nel migliore dei casi, per qualche esponente, «uno dei tanti problemi da affrontare».Per noi è invece l’unica vera grande questione nazionale. L’Italia non può vincere la sfida più difficile, quella della competitività, se non riesce a superare definitivamente il divario tra nord e sud. Solo un’Italia unita ce la può fare.
Se vince la destra vincerà la divisione, la secessione, la privatizzazione e un liberismo egoistico che soffocherà lo stato sociale.
Assisteremo cosi’ ad una corsa alla privatizzazione di scuole e ospedali e dovremo pagare per quelli che oggi sono nostri diritti. Forse qualcuno di voi ha pensato che queste sono grandi illusioni, ma solo chi ha grandi sogni è capace di grandi imprese.

Davide Filippo Bellini