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martedì 16 giugno 2009

NON TURIAMOCI IL NASO IL 21 E 22 GIUGNO

Tanti anni fa, Montanelli suggeriva agli Italiani di turarsi il naso e votare DC.
Erano altri tempi, tempi in cui le ideologie e la geopolitica condizionavano pesantemente la politica italiana. Oggi, un appello del genere non avrebbe più ragione di esserci, soprattutto perché, con questo governo, il cattivo odore dei suoi provvedimenti supera qualsiasi chiusura di narici. Innanzitutto il cosiddetto DDL sicurezza, dove viene chiesto ai siti informatici di pubblicare rettifiche entro 48 ore, pene multe salatissime. Cosa vuol dire rettifiche? Rettifiche a cosa? Se dico che il bilancio di una regione o di un comune è fasullo e posso dimostrarlo, e mi arriva una rettifica cosa succede? Devo scrivere il falso? Questa legge decreterebbe la morte della rete italiana, come giustamente dice Grillo. Tutti i blog ed i siti potrebbero essere costretti a chiudere o oggetto di attacchi mirati per farli chiudere. Potrebbero arrivare richieste di rettifiche anche su cose innocenti. E questo è il primo punto. Il secondo, è che le intercettazioni si potranno fare solo quando vi è ragionevole certezza di colpevolezza. Bella fesseria!!! Le intercettazioni servono per indagare… a cosa servono se si è sicuri della colpevolezza?? E’ l’ennesima porcata di questo governo, porcata contro la democrazia, perché lede uno dei diritti fondamentali: quello di informare ed essere informati.
Il DDL sicurezza promuove le ronde dei cittadini. Perché, mi chiedo? Non è meglio rinforzare Carabinieri e Polizia, che sono appositamente addestrati? Chi ne giova di queste ronde? Ecco spuntare le ronde leghiste e, udite udite, del Movimento Sociale Italiano (vecchia sigla di estrema destra), che “vigileranno su di noi”.. Li potete vedere sul sito di Repubblica. Camicie verdi, camicie nere, ma la solfa è sempre la stessa. Io mi chiedo: che succede se qualcuno di questi mi ferma e mi chiede i documenti? Io chiamerò il 113, senza pensarci due volte. Ma siamo ad un passo dalle camicie grigie di hitleriana memoria. Aveva ragione Spadolini, che, quando iniziò il fenomeno Lega, disse subito di sentire puzza di nazismo lontano un miglio. Quello che sta succedendo ne è la dimostrazione: stanno imponendo le ronde di quartiere, che possono diventare l’anticamera delle squadracce fasciste e naziste. Facciamo attenzione.
E mi fermo qui. La prossima domenica si vota per il referendum su questa schifosissima legge elettorale, elitaria e che tende a creare una classe politica oligarchica, contro i fondamenti della Democrazia. Andiamo a votare (io voterò per il SI) e, nelle urne, se avete qualche ballottaggio, non votate per questo governo. Non turatevi il naso, per favore: NE VA DEL NOSTRO FUTURO E DI QUELLO DEI NOSTRI FIGLI.
www.giannimacchia.blogspot.com

sabato 13 giugno 2009

Fare cose e farle bene. Tutto il resto è noia

È vero che mai si dicono tante bugie come in campagna elettorale. Ma non scherzano neanche dopo. Esempio le Europee: tutti hanno vinto, nessuno ha perso. Ce ne potremmo infischiare visto che non è un voto che sposta granché in Italia, non si può farlo perché tutti ne parlano come se fosse stato un voto che sposta qualcosa in Italia. Il Popolo delle Libertà dice di aver vinto e in effetti ha vinto anche se ha perso qualche milioncino di voti ed è rimasto al cinque per cento sotto il livello sperato. Il Partito Democratico ha perso alla grande anche se dice di aver quasi vinto perché non ha perso a valanga come temeva.
Berlusconi ha vinto avendo preso il più alto numero di preferenze personali ma non ha vinto quanto voleva non avendo preso i vecchi tre milioni. Di Pietro ha vinto avendo raddoppiato i voti della sua Italia dei Valori ma personalmente ha vinto meno perché il suo candidato De Magistris lo ha superato. Non ne parliamo di altre facezie: tutti a dire, ancora questo Mastella, e poi gli danno 112 mila voti. Tutti a dire bisogna rinnovare la classe politica e poi eleggono un certo Ciriaco De Mita che ha ottant’anni passati.
Stessa cosa per il Sud. Che ha ancora una volta dato il maggior apporto al Popolo della Libertà che al Nord ha preso dispiaceri dalla Lega, anche se allo stesso Popolo della Libertà ha fatto mancare una valanga di voti soprattutto in Sicilia e Sardegna (ma anche in Puglia, che pure è stata la regione meridionale in cui è andato meglio, è sceso sotto il livello delle politiche di un anno fa). E stessa cosa per il Nord, dove il Partito Democratico, che non sa come parlargli, ha perso meno di quanto ha perso al Sud. Siccome però ora rischia di diventare un cruciverba, vediamo gli affari più vicini a noi.
Il governo è stato premiato nel Mezzogiorno dove ha fatto cose, lo è stato meno dove non le ha fatte. Risolve il problema dei rifiuti in Campania e conquista le province di Napoli e di Salerno. Delude Sassari e la Maddalena che gliela fanno pagare per la riunione mondiale del G8 poi dirottata in Abruzzo. Stessa cosa per l’Abruzzo terremotato, dove sono stati apprezzati un attivismo e una presenza attesi ora alla prova della veloce ricostruzione. Grande astensionismo in Sicilia, un po’ a difesa del governatore Lombardo nello scontro di potere e di autonomia col centrodestra nazionale, un po’ per stizza verso lo stesso scontro. E intanto il Popolo della Libertà è sempre più condizionato dalla Lega, che al Nord va come un treno (quelli che funzionano). E rischia di essere condizionata anche la capacità di Berlusconi di rappresentare tutto il Paese, cioè Sud compreso, col solito danno per il Sud. Tanto che Berlusconi, come se non gli fossero mancate le rogne personali in questi ultimi tempi, è definito terrone dalla stampa fiancheggiatrice, segno di un «amore» per Terronia che non fa sconti neanche a Berlusconi, mica all’ultimo Bassolino.
E poi, anche sul Sud, con rispetto parlando, solita cagnara. L’opposizione a dire che gli hanno scippato i soldi per coprire i mancati introiti dell’abolizione dell’Ici, la spesa per l’Abruzzo, la cassa integrazione per chi finora non l’aveva. Il ministro Fitto, unico meridionale in un governo molto lumbard, a ribattere che se il Sud presenta i progetti, quei soldi non li perde. Col viceministro Castelli molto più truce, non ho capito perché se i problemi li ha tutto il Paese, i soldi devono andare solo al Mezzogiorno. Ma viceministro, erano destinati al Mezzogiorno. Immaginabile la risposta, non li sapete spendere, anzi li sapete spendere fin troppo: male.
Ma per il Sud solito film, anzi ancor più del solito man mano che la Lega fa sfracelli dalle sue parti e influenza l’agenda del governo. E l’altrettanto solito tormentone del Partito del Sud sì e del Partito del Sud no. Lo hanno rilanciato o affossato queste elezioni europee e amministrative? Né rilanciato né affossato. Se si fa, deve avere tanti consensi da condizionare a sua volta le attuali forze politiche e da poter trattare alla pari col molto più forte resto del Paese, altrimenti è peggio. Né c’è una speranza che le attuali forze trattino allo stesso modo tutto il Paese se la Lega Nord continua a crescere come continua.
Allora, o affidarsi alla Lega, rotto per rotto. O fare da sé, magari imitandola. Stare con la gente, risolverne con celerità ed efficacia i problemi, coglierne le necessità. Cioè governare meglio, come si dice, a livello locale. E i soldi? Ne sono arrivati (forse fin troppi), si deve continuare a farsi rispettare ma comunque ci sono ancora quelli europei. Da non sprecare. Come dire: dipende da noi. Soprattutto da noi. Governare bene, far vivere meglio, maturare un civismo che privilegi l’interesse pubblico rispetto a quello privato. Tutto il resto è noia.
di Lino Patruno - La gazzetta del mezzogiorno

lunedì 16 giugno 2008

Florido: Disponibile da subito a fare le primarie.

“Nei Paesi dove le primarie per la scelta del candidato Presidente sono nate, l’uscente non viene mai sottoposto a questo tipo di selezione. È una regola fondata sul buon senso e sulla ovvietà.Salvo non si ritenga che il governo uscente abbia fatto tanto male da “consigliare” di non ricandidarne il massimo rappresentante, il punto forte per l’eventuale riconferma si basa sempre sulla buona capacità di governo espressa da tutta la coalizione. Nel centrosinistra della provincia ionica non ho mai registrato giudizi negativi sull’operato dell’Amministrazione da me diretta che tra un anno esatto si sottoporrà al vero giudizio che conta: quello degli elettori.
Quindi, la richiesta di primarie da parte di alcuni circoli del Pd della nostra provincia è, come è stato spiegato, una risposta ad un principio ideologico e politico generale: “primarie sempre”.
Voglio che si eviti quello che è già successo un anno fa e cioè che sulle primarie si spacchi il centrosinistra ionico e che, in questa spaccatura, si infilino giochi e posizionamenti di parte che hanno distrutto la onorabilità di vecchi grandi partiti. Ecco perché, nel pieno rispetto di quanto in proposito decideranno il Pd ed il resto della coalizione, dico di essere disponibile da subito a fare le primarie. Non so se c’è un altro candidato ma non voglio che il “tafazzismo” logori e divida uno schieramento che ha argomenti forti fondati sulle tante realizzazioni compiute, per vincere, e anche bene, le prossime elezioni provinciali.
Sono abituato, ormai, ad avere ragione postuma. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, se si ricandiderà ha chiesto di non essere sottoposto “al supplizio divino” (sono parole sue) perché tali vengono da lui considerate le primarie per un presidente uscente del governo regionale. Il sindaco di Bari Michele Emiliano e la coalizione che lo sostiene hanno deciso che il segretario regionale del Pd sarà ricandidato ma senza primarie. A Lecce, dopo una qualche esitazione, Giovanni Pellegrino sarà ricandidato senza primarie.
A Taranto questo non è dato.

La responsabilità e la voglia di far competere il centrosinistra per vincere, evitando così che l’onda lunga berlusconiana travolga tutto e tutti, mi consigliano questa scelta. Se la coalizione che mi appoggia lo deciderà, si preparino pure i seggi: sono pronto a girare il territorio con umiltà e determinazione per spiegare quanto di buono e di onesto il centrosinistra unito da me guidato ha fatto per la provincia di Taranto”.


Gianni Florido

martedì 29 aprile 2008

Censis: tanta voglia di Stato centrale

Gli italiani credono nel ruolo dello Stato centrale: nonostante le elezioni abbiano premiato una forza come la Lega Nord fortemente localistica, al contempo c'è una richiesta crescente di dare più potere allo Stato, un ente che deve «aiutare la famiglia e risollevare le condizioni di vita». È quanto scaturisce da una ricerca del Censis, che ha intervistato duemila persone all’uscita dal seggio elettorale nei giorni 13 e 14 aprile scorsi.
Le motivazioni del voto delle Politiche 2008 – ha spiegato il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma – mostrano il lento declino del richiamo a ideali e valori e il ritorno del leader come mobilitatore del consenso: scende infatti del 4,6%, rispetto al 2006, la quota di chi ha scelto uno schieramento perchè si identifica con i suoi valori, mentre cresce di quasi 6 punti quella di chi ha deciso in base al capo della coalizione.

Dalla ricerca emerge poi come un quarto degli elettori, nella vita quotidiana, abbia un rapporto patologico con la politica, vissuto come scambio di favori e richiesta di soluzione di problemi personali. Soprattutto nei piccoli comuni e al centro-sud, dalle emergenze sanitarie alla ricerca di lavoro, ha ammesso di essersi rivolto a un politico il 23,1% degli elettori, ma c'è un 30% che non ha voluto rispondere.
Dal governo, gli italiani, fortemente condizionati dalla percezione di grande vulnerabilità socioeconomica, si aspettano soprattutto interventi di razionalizzazione della spesa pubblica: per il 24,2% va aumentata la spesa per le infrastrutture (+13,8% rispetto al 1996), per i servizi pubblici come trasporti e raccolta rifiuti (+6,7%), per l’ordine pubblico e la giustizia (+6,5%) e per le prestazioni previdenziali (+6,3%). Resta forte, anche se diminuisce nel tempo, la richiesta di spesa sanitaria (33,4%), diminuisce lievemente quella per la scuola.
In questo panorama, spicca la «voglia crescente di Stato centrale»: sono passati dal 33,3% del 2001 al 47,5% del 2008 gli italiani convinti che in una nuova distribuzione di poteri fra le istituzioni occorra privilegiare il ruolo dello Stato centrale, mentre diminuiscono coloro che vogliono potenziare le Regioni (dal 39% al 28,4%) o dare più potere a Comuni e Province (dal 27,7% al 24,1%). A questo, si affianca la centralità della famiglia come soggetto sociale che, secondo il 72% deve essere sostenuto dallo Stato, mentre cala il consenso verso le imprese e le associazioni.

domenica 27 aprile 2008

La questione della sinistra

In questo periodo post-elettorale si fa un gran guardare, ciascuno naturalmente dal suo punto di vista, alle qualità personali dimostrate dai leader: di Berlusconi, il gatto dalle sette vite; di Bossi, il padano che non molla; di Veltroni, che non si sa se abbia fatto bene o male a non attaccare più decisamente l´avversario; di Bertinotti, che, dopo aver vestito i panni del rinnovatore della sua sinistra, è stato messo sotto accusa da coloro che pensano di aver perso così rovinosamente anche per non aver riproposto il simbolo di falce e martello.

Ma nel dibattito ciò che domina e abbaglia è il successo della Lega. Ecco – si è detto da commentatori e ammesso anche da avversari - l´unico vero partito, che ha un forte legame con la gente, che è saldamente insediato nel territorio, che ha capito la questione settentrionale, che ha persino imparato la lezione del vecchio Pci. Molti di quanti fino a ieri consideravano tale partito un pericolo pubblico, xenofobo, una minaccia per l´unità nazionale, l´incarnazione di un tradizionalismo arcaico, lo considerano ora quasi un modello di intelligente lettura della modernità, da cui bisogna imparare e col quale necessita dialogare.

Si discute di chi ha saputo meglio manovrare e conseguire il risultato di conquistare Parlamento e governo. Ma non occorrerebbe ragionare molto di più su ciò che significa la vittoria di questa maggioranza uscita dalle urne in termini di "autobiografia della nazione"? Si dimentica tanto in fretta che, se la volontà della maggioranza va accettata, la coscienza che la sorregge non è un idolo al quale inchinarsi e che il suo metro non sono i numeri ma il grado di maturità civile e sociale di un popolo e che è qui che bisogna in primo luogo guardare?

Il paese che ha dato la maggioranza a Berlusconi e a Bossi è in crisi profonda. La sua economia si colloca agli ultimi posti in Europa; i lavoratori italiani sono tra i peggio pagati; la distribuzione del reddito è caratterizzata da una diseguaglianza crescente (secondo i dati resi noti da Draghi, che stranamente non sono stati oggetto di dibattito elettorale, il 10 per cento possiede una quota del 45 per cento); la rete dei servizi è quanto mai carente; la ricerca scientifica e tecnologica è molto inadeguata e il sistema di istruzione in gravi difficoltà; l´esercizio della giustizia fa acqua da tutte le parti; privilegi corporativi che paiono inamovibili avvolgono il Paese nella loro rete; l´informazione televisiva è nello stato ben noto; le organizzazioni criminali – che costituiscono esse, e non gli extracomunitari, il primo elemento che attenta alla sicurezza dei cittadini - stringono nella loro morsa anzitutto il Mezzogiorno e ne umiliano le possibilità di sviluppo; la legislazione sui diritti civili è una delle più restrittive tra quelle dei Paesi dell´Unione europea; la legge elettorale vigente, che ha avuto il solo merito di fermare l´intollerabile frammentazione dei partiti, ha lasciato mano libera alle oligarchie di partito di imporre i candidati da loro scelti ai votanti.

L´autobiografia della nazione sta tutta nel fatto che i più hanno creduto che Berlusconi e Bossi fossero i medici giusti per curare la crisi. In un Paese che deve affrontare tanti gravi problemi è naturale che la gente chieda un governo forte. A fronte di questa esigenza il governo Prodi, al di là di quanto ha pur fatto di positivo, è apparso per la sua conflittualità interna strutturalmente inadeguato, lasciando così allo schieramento antiberlusconiano un´eredità decisamente negativa con cui fare i conti. Per dare al Partito democratico un´immagine di vigore e di rinnovamento Veltroni gli ha fatto compiere una corsa (quasi) solitaria promettendo una futura maggioranza e un futuro governo compatti, puntando ad ottenere un sostanzioso consenso al centro e recidendo i legami con le variegate forze dell´Arcobaleno e con i socialisti.

Sennonché il disegno non ha avuto successo, perché il Pd, mentre non ha ottenuto l´auspicata penetrazione al centro, ha invece pescato alla sua sinistra nel bacino di coloro i quali lo hanno ritenuto il male minore e non ha ricevuto il voto di quanti ritenendolo troppo "morbido" verso gli avversari si sono astenuti. Di qui lo scacco del Pd, a cui si è accompagnata la disfatta dei socialisti e dell´Arcobaleno, rimasti isolati anche in conseguenza dell´atteggiamento di critica aspra, comunque se ne valutino i motivi, nei confronti del progetto e della strategia veltroniani.

Questi ultimi hanno pagato la logica del "voto utile", la stanchezza e l´avversione crescenti verso piccoli partiti cui le "rendite di posizione" attribuivano loro un potere sproporzionato, ma soprattutto la loro inettitudine. Quanto al Partito socialista, è da dire che la sua Costituente non aveva certo trasmesso un messaggio di convincente rinnovamento. La sua campagna elettorale centrata in primo luogo sulla pur sacrosanta difesa della laicità dello Stato, senza la capacità di dire nulla di incisivo e persuasivo sui temi stringenti di carattere sociale, è stata prova di una grande debolezza.

Quanto alla Sinistra Arcobaleno, i propositi bertinottiani di nuova Sinistra, sempre volta a costruire un´indefinita "società alternativa", non hanno sciolto il problema di fondo: ma insomma volete restare comunisti o diventare socialisti e in tal caso di quale tipo? Ora nelle file degli sconfitti sembra prevalere la convinzione che l´arma della riscossa stia nel rifondare Rifondazione comunista. Se così è, allora davvero bisogna dire che la storia è maestra, ma non trova allievi.

La costituzione del Pd aveva già decretato la fine dell´esistenza in Italia di un grande soggetto autonomo della sinistra. Ora la débâcle subita riduce sia il Partito socialista sia l´ex-Arcobaleno ad entità trascurabili e li mette alla prova più dura. Lo stato di confusione al loro interno è massimo.
Ma il Pd a sua volta deve decidere che fare con una "questione della sinistra" la quale rimane aperta al di là degli esiti elettorali, si presenta irrisolta al suo stesso interno e attende perciò anche da esso risposte. Può voltarle le spalle?
Massimo L. Salvatori - Repubblica 27 aprile 2008

giovedì 24 aprile 2008

Una vittoria per l’attenzione rispetto ai problemi locali

Oggi interviene il coordinamento di Laterza, che analizza l’esito del voto del 13 e 14 aprile.«Il risultato elettorale, a parte l’amarezza della sconfitta, contiene elementi rivoluzionari per l’intero quadro politico italiano, che grazie alla scelta del Partito Democratico di correre da solo, è diventato finalmente stabile, trasparente e semplificato.Il Pd di Laterza ha ritenuto fondamentale accettare la sfida del cambiamento, impostata da Veltroni, e l’ha fatto decidendo di rinnovare la classe dirigente e coniugando in maniera virtuosa l’entusiasmo dei giovani e delle donne con l’esperienza dei militanti di lungo corso. Solo così è stato possibile rilanciare la politica dei contenuti e rendere visibile le differenze tra Pd e Pdl. Gli elettori hanno gradito e premiato il nostro impegno con 3.088 voti alla Camera e 2.836 al Senato garantendo così, alla coalizione che sosteneva Veltroni, 65 voti in più rispetto a Berlusconi. Questi risultati in controtendenza rispetto alla media provinciale, regionale e nazionale, rappresentano il migliore esito nei 7 comuni della zona occidentale di Taranto (ex collegio 18).Ciò è la dimostrazione di una attenzione dell’elettorato verso la nostra campagna elettorale che si è distinta per la vivacità e la qualità delle iniziative proposte: legalità e sviluppo con Carofiglio, scuola e lavoro con Cammalleri, agricoltura e burocrazia con il ministro De Castro. Inoltre abbiamo coniugato l’iniziativa politica con quella territoriale occupandoci di: crisi della Curvet, mobilità degli autisti Osmairm e salvaguardia della prima classe del locale Istituto d’Arte destinato alla chiusura. Una campagna elettorale che ha contrastato e tenuto testa al locale centrodestra che amministra il comune. Siamo stati, infatti, capaci di recuperare entusiasmo e colmare una carenza di rappresentanza nelle sedi istituzionali e politiche di nostri concittadini.Il Pd di Laterza rivendica con forza la necessità di esaltare la caratteristica principale del nostro partito, ovvero quella democratica, attraverso l’abbandono del leaderismo e personalismo, l’adozione delle primarie come metodo di selezione della classe dirigente e il superamento del "dirigismo" provinciale e regionale. Logiche che hanno penalizzato la rappresentanza del nostro territorio, senza peraltro garantire riscontri nelle urne configurando così un doppio fallimento.Ci impegneremo con tenacia per contrastare "l’oligarchia democratica" che si è impossessata del partito a livello provinciale (attraverso una spartizione correntizia e personale dei posti di potere), incapace di intercettare il consenso dei cittadini perché solo attenta a rappresentare se stessa. Una "oligarchia democratica" che accumula incarichi elettivi e politici penalizzando la meritocrazia e la rappresentanza territoriale. Ribadendo sin da ora che non accetteremo più decisioni "verticistiche" e daremo il nostro massimo contributo per promuovere dinamiche capaci di attivare processi trasparenti e rappresentativi. Il P.D. a Laterza continuerà ad aprirsi, ascoltando i cittadini, facendosi carico dei bisogni dando risposte serie e concrete. Lavoreremo, inoltre, per far crescere il valore della legalità e l’etica della responsabilità al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile e duraturo del nostro territorio».

Fonte: Corriere del Giorno

venerdì 18 aprile 2008

giovedì 17 aprile 2008

Risultati Epocali!

In vista dell'analisi del voto che sarà effettuata dal Pd Laterza, inseriamo questo approfondito commento lasciato da un nostro blogger (akerfeldt). Ci complimentiamo per l'analisi che sarà sicuramente un utile supporto al nostro confronto e invitiamo chiunque è interessato a partecipare.

Epocali! Queste elezioni possono essere definite così. Alcuni analisti hanno parlato della nascita di una terza repubblica; altri hanno, invece, sostenuto che, solo ora, nasca la seconda repubblica.
Si è, infatti, passati da un bipolarismo imperfetto e forzato a un bipolarismo più compiuto. In parlamento siederanno cinque – sei gruppi. Le due coalizioni hanno preso insieme oltre l’85% dei voti. Il cataclisma, inoltre, è avvenuto con una legge elettorale, dei cui limiti si è parlato fin troppo, attagliata al vecchio bipolarismo che prediligeva carrozzoni coalizionistici penalizzando i soggetti politici che rimanevano fuori dai due grossi e compositi schieramenti. E così è stato.
La semplificazione del sistema politico è avvenuta nello spazio di pochi mesi. Ed è stata decisa dagli elettori che alle urne domenica e lunedì hanno premiato le due minicoalizioni a scapito degli altri soggetti politici solitari. Primo fra tutti la Sinistra Arcobaleno che ha subito una sconfitta andata oltre ogni più fosca previsione. La mancanza parlamentare di una sinistra che si richiami alla tradizione italiana comunista e socialista (prevedibile l’ irrisorietà del risultato raggiunto dal Ps) è un altro elemento, come presto si è sottolineato, che contribuisce a rendere epocali queste elezioni.
Il crollo della sinistra, a quanto pare di capire, ha diverse cause. Difficile individuare la principale. Se ne possono identificare almeno tre: l’astensionismo, il richiamo al voto utile, la scarsa attrazione esercitata sull’elettorato. L’astensione, che è stata comunque contenuta rispetto alle attese, infatti, ha fatto breccia soprattutto tra gli elettori della sinistra estrema (dal punto di vista della sorpassata, ormai, geografia parlamentare). Astensione che può essere spiegata dalla delusione dell’elettorato di sinistra, specie dei cosiddetti movimenti, dopo la cattiva prova politica offerta dai partiti di riferimento in questi due anni.
Durante il governo Prodi, Bertinotti e compagni hanno dovuto ingoiare bocconi amari: rifinanziamenti per le missioni di guerra (altro non è quella ancora in corso in Afghanistan), leggi finanziare pesanti e impopolari, accantonamento del dl sui diritti ai conviventi, per citarne alcuni. Tutto per salvare il governo, per non “riconsegnare il Paese a Berlusconi”. Il governo è poi caduto lo stesso; al centro però. Il Pd ha sempre rinfacciato alla sinistra arcobaleno durante questa campagna elettorale, di essere stata la vera causa della disfatta prodiana minando la capacità di tenuta governativa con le manifestazioni di piazza dei suoi ministri. A questo punto viene da pensare che, se la sinistra avesse fatto concretamente (sfiduciandolo) cadere Prodi, avrebbe potuto mantenere, grazie a un comportamento più coerente, parte del proprio elettorato astenutosi. Tanto più che quasi un punto percentuale è stato preso dai neonati, puri e duri partitini di sinistra, Pdcl di Ferrando e Sinistra Critica di Turigliatto.
L’astensione nell’elettorato di “estrema” sinistra è, inoltre, frutto della campagna al non voto di matrice grillina nata dopo l’ondata antipolitica. Sono questi elettori, dallo spiccato senso critico, infatti, che sono risultati più sensibili ad un richiamo comunque motivato. Un fattore che può aver contribuito a questo tipo d’astensione può, tra l’altro, essere stato il caso Pecoraro Scanio.
Un secondo motivo è rintracciabile nell’invito al voto utile. In verità Veltroni, finito sul banco degli imputati, non ha richiamato espressamente e con veemenza il tema nei suoi interventi (al contrario del suo omologo), ma, preconizzando una grandissima rimonta, la possibilità del colpaccio, può aver indotto gli elettori meno ideologizzati e più pragmatici della Sinistra Arcobaleno a votare Pd o quanto meno Idv. Si può, infatti, spiegare in questo modo il grande risultato ottenuto dal partito di Di Pietro, che ha raddoppiato i consensi. L’Italia dei Valori è stata percepita tendenzialmente come una forza più affidabile e più a sinistra del Pd da parte di questa fetta di elettorato.
La terza causa può essere la scarsa capacità di attrazione esercitata dal cartello elettorale di sinistra. La campagna elettorale è stata incentrata su temi evidentemente valutati di secondo piano da parte dell’elettorato. E’ molto probabile inoltre che nelle regioni dove la Lega ha fatto man bassa di voti, parte del bacino elettorale di sinistra sia confluito nel Carroccio. La Lega è nata come una forza popolare, attecchendo presso gli strati sociali più bassi e meno acculturati del Nord-est, facendo leva sui temi della sicurezza, della difesa contro lo straniero, della tutela della Padania dagli interessi della sanguisuga romana, del federalismo come metodo con cui conservare in loco la ricchezza prodotta. In tempi di crisi economica e di nuova antipolitica, la Lega ha ripreso vigore riconquistando l’elettorato perso negli ultimi anni. E lo ha fatto contando sui vecchi metodi di propaganda politica diretta fondati sul radicamento territoriale (i comizi, l’azione di opinion leader locali presenti nelle piazze e nelle piccole fabbriche del Nord-est). Radicamento territoriale di cui è stata deficitaria la compagine arcobaleno anche nelle zone rosse. Una compagine che non ha potuto contare neanche sull’effetto di notiziabilità presso i grandi mass-media, fagocitata dalle grida provenienti dai due schieramenti principali (o meglio dai due leader) e risucchiata dal vortice di parole, di frasi brevi, dichiarazioni ad effetto, di ben 14 candidati premier. Da un lato la forte eco dei contendenti maggiori, dall’altro il vociare babelico degli outsider e delle comparse. Di queste voci alcune sono riuscite ad arrivare distinte e abbastanza forti (Udc e Destra), altre, come la voce della sinistra arcobaleno, evidentemente no.
Chissà se, dopo la tempesta, rispunterà. L’arcobaleno.

mercoledì 16 aprile 2008

I RISULTATI DI SENATO E CAMERA A LATERZA

RISULTATI AL SENATO


Percentuali delle coalizioni:

WALTER VELTRONI
PD 35,62%
IDV 6,25%
---------------
TOT. 41,87 %

SILVIO BERLUSCONI
PDL 40,60%
MAS 0,45%
---------------
TOT. 41,06%

RISULTATI ALLA CAMERA


Percentuali delle coalizioni:

WALTER VELTRONI

PD 34,58%

IDV 6,45%

---------------

TOT. 41,02 %


SILVIO BERLUSCONI

PDL 41,08%

MAS 0,63%

---------------

TOT. 41,71%

martedì 15 aprile 2008

I risultati definitivi di Camera e Senato

Elezioni politiche 2008
CAMERA DEI DEPUTATI

Partito Democratico: 12.092.998 di votanti - 33,2% - 211 seggi

Italia dei Valori: 1.593.675 di votanti - 4,4% - 28 seggi

Totale coalizione - 13.686.673 di votanti - 37,5% - 239 seggi


Popolo della Libertà - 13.628.865 di votanti - 37,4% - 272 seggi

Lega Nord - 3.024.522 di votanti - 8,3% - 60 seggi

Mov. Aut. All. per il Sud - 410.487 di votanti - 1,1% - 8 seggi

Totale coalizione - 17.063.874 di votanti - 46,8% - 340 seggi


Udc - 2.050.319 di votanti - 5,6% - 36 seggi

Sinistra Arcobaleno - 1.124.418 di votanti - 3,1%

La Destra - Fiamma Tricolore - 885.229 di votanti - 2,4%

Ps 355.581 di votanti - 1,0%


SENATO DELLA REPUBBLICA

Partito Democratico - 11.042.325 di votanti - 33,7% - 116 seggi

Italia dei Valori - 1.414.118 di votanti - 4,3% - 14 seggi

Totale coalizione - 12.456.443 di votanti - 38,0% - 130 seggi


Popolo della Libertà - 12.510.306 di votanti - 38,2% - 141 seggi

Lega Nord - 2.642.167 di votanti - 8,1% - 25 seggi

Mov. Aut. All. per il Sud - 355.076 di votanti - 1,1% - 2 seggi

Totale coalizione - 15.507.549 di votanti - 47,3% - 168 seggi


Udc - 1.866.294 di votanti - 5,7% - 3 seggi

Sinistra Arcobaleno - 1.053.154 di votanti - 3,2%

La Destra - Fiamma Tricolore - 687.211 di votanti - 2,1%

Ps - 284.428 di votanti - 0,9%

GRAZIE


12.092.998 persone ci hanno dato fiducia"Grazie a tutte le elettrici e tutti gli elettori che hanno dato fiducia alla nostra sfida. Oggi il riformismo italiano può pensare a se stesso con forza ed energia". Walter Veltroni

"Come buona prassi nei Paesi occidentali ho appena telefonato al mio avversario complimentandomi per il suo successo elettorale e facendogli i migliori auguri per la prossima esperienza di governo". Con queste parole Walter Veltroni, ieri sera intorno alle 20, riconosceva la vittoria elettorale della coalizione formata da Pdl, Lega Nord, Movimento per le Autonomie.Una vittoria che è andata via via delineandosi durante la giornata. Il successo elettorale della destra è stato chiaro, determinante e sorprendente il risultato della Lega Nord. Importante, comunque, il risultato del Partito Democratico, che migliora sensibilmente i numeri corrispondenti a Ulivo alla Camera e Ds e Margherita al Senato nel 2006. "Grazie a tutte le elettrici e gli elettori – ha detto Veltroni – che hanno dato fiducia alla sfida nuova del Partito Democratico. E' importante che queste elezioni si siano svolte con un alto numero di votanti. Abbiamo migliorato il risultato dell'Ulivo nel 2006 sia al Senato sia alla Camera, dove ci ha premiato maggiormente il voto dei giovani".Il segretario del PD, riconoscendo la sconfitta, ha comunque ribadito tutta la disponibilità a mettere mano alla serie di riforme istituzionali di cui necessita il Paese. “Il risultato è chiaro, la destra governerà questo Paese. Non sarà facile per loro unire ciò che è difficile unire, soprattutto alla luce del fatto che il grande consenso ottenuto dalla Lega Nord impone un riequilibrio di forze nello schieramento della destra. Ora per noi si apre una nuova stagione di opposizione e ribadiamo la nostra piena disponibilità ad intraprendere il percorso di riforme istituzionali che servono al Paese per cambiare”. Un altro dato significativo è stato sicuramente quello della scomparsa della sinistra radicale dal Parlamento. La cosa certa è comunque che dalle urne esce rafforzato il progetto riformista del PD. “Oggi – ha concluso Veltroni – il riformismo italiano può contare su una forza politica che si aggira intorno al 35% dell'elettorato. Oggi il riformismo italiano può pensare a se stesso con forza ed energia. Siamo la più grande forza di rinnovazione riformista che questo Paese abbia mai avuto”.
Fonte: www.partitodemocratico.it

lunedì 14 aprile 2008

La ragione contro l'antipolitica

DOMENICA di festa civile e di attesa: fino all'apertura delle urne la politica è del tutto virtuale. Lo stesso dato del calo della partecipazione è sotto il velo dell'incertezza: l'astensionismo in crescita è di destra o di sinistra? Viene dal vecchio elettorato dell'Unione deluso o dalla destra non mobilitata da un Berlusconi ripetitivo e invecchiato? Oppure, ancora, rappresenta gli effetti dell'onda lunga di antipolitica che da Beppe Grillo in poi, e dal "Vaffa Day" in giù, si è scaricata sul Palazzo, o meglio la "casta" come si è imparato a dire?

Antipolitica o no, il clima elettorale sembra fiacco. I sondaggi più o meno segreti e attendibili si sono spenti da qualche ora, il virus degli exit poll non ufficiali deve ancora cominciare a proliferare, e il pomeriggio del giorno delle elezioni, oltre alla gente ai seggi, sembra avere un solo vero protagonista che è il telefono cellulare. Concentrazione assoluta di vecchio e di nuovo, il "telefonino". Anzi, di arcaico e di rivoluzionario, di artigianale e di ipertecnologico.

Fonte di prove clientelari, potenziale laurismo del Duemila, e di "ammuine" come nel caso della signora Lonardo Mastella (squillo nel seggio, arrivo della Digos, assoluzione per assenza di fotocamera). Ma nello stesso tempo il cellulare si rivela anche uno strumento della modernità politica: fiumi di messaggi, inviati a pacchetti o a stringa dalle rubriche elettroniche, invadono le celle dei diversi gestori e precipitano nei terminali.

Con il dubbio collegato, però, che anche in versione telefonica gli italiani appartengano comunque a universi separati, dato che quasi mai un messaggio berlusconiano raggiunge un telefonino veltroniano. Anche i telefoni non comunicano, fra destra e sinistra. Tuttavia appare una forma diversa di partecipazione, proprio mentre la partecipazione effettiva mostra segnali in discesa: a testimonianza probabilmente che queste sono elezioni diverse rispetto a quelle di due anni fa. Allora apparvero uno scontro fra mondi, un'ordalia, un giudizio di Dio che doveva decidere la supremazia fra antropologie differenti e incompatibili. Oggi, una guerra a bassa intensità, con l'ipotesi del pareggio e lo spauracchio, spesso alimentato ad arte, dell'inciucio.

È vero che Silvio Berlusconi nelle sue piazze continua iperbolicamente a rivendicare la diversità assoluta fra il Popolo della libertà e i "comunisti", oggi camuffati da democratici. Ma per la verità nemmeno il genio malevolo del Cavaliere riesce a oscurare il profondo cambiamento innescato dalla decisione di Walter Veltroni di cambiare con radicalità il formato competitivo della politica italiana, e di fare nella sostanza la riforma elettorale pur senza aver potuto cambiare la legge canaglia del Porcellum. E che alla fine in questi giorni non si misurano due visioni del mondo ma solo due partiti.

E allora, se si prende in considerazione con serietà la possibile crisi della partecipazione elettorale e politica, conviene ancora una volta compiere uno sforzo di consapevolezza e di verifica. Sottolineare che non è il caso di darla vinta all'antipolitica, malattia che di recente ha contagiato ambienti semplici e ambienti sofisticati. Negli ultimi giorni infatti si è preso atto di posizioni bizzarre, in cui un maestro come Giovanni Sartori, che pochi mesi fa si era mostrato ingrillito a sua volta contro la "casta", ha escogitato uno schema di voto disgiunto (votare Pdl alla Camera e Pd al Senato, o viceversa), che nella sua eccentricità non nasconde la convinzione che sia opportuno neutralizzare la politica a cominciare dai suoi protagonisti attuali.

Ma qual è la conclusione inevitabile di ragionamenti simili? Una sola: la necessità di procedere all'instaurazione di un governo di responsabilità o garanzia, "che faccia le riforme utili per il Paese". Non è paradossale l'esito di un'azione che comincia con le urla dell'antipolitica e finisce con il commissariamento notabilare della politica? Non conviene, prima, mettere a confronto due proposte di modernizzazione del nostro Paese? Non vale la pena di valutare con rigore le due culture che si stanno misurando oggi e domani con il voto dei cittadini?

Non sono soltanto i messaggi semplificatori dei cellulari a segnalare le differenze. Non è un'Italia buona contro un'Italia cattiva. Non è soltanto l'"eroe" Mangano contro Falcone e Borsellino. C'è piuttosto una proposta politica da misurare con il voto, quella del Partito democratico, esplicitamente riformista, a cui si potrebbe semmai chiedere uno sforzo ancora più intenso e moderno contro rendite, privilegi, corporazioni, nel nome della concorrenza come di un'eguaglianza effettiva e quindi di una mobilità sociale efficace: a cui si oppone un'alleanza eterogenea, in cui vecchi liberisti si sono uniti a nuovi protezionisti, tradizionali esponenti di un nazionalismo corporativo convivono con i secessionisti settentrionali, e sedicenti risanatori si sono messi insieme ai capi delle clientele meridionali.

Qualche volta, anche un sms fra amici, come ultimo appello all'impegno, è sufficiente per identificare la sostanza di un problema. E proprio per questo, pur con tutte le frustrazioni e le delusioni che il popolo di centrosinistra ha subito negli ultimi due anni, vale ancora la pena di esercitare una scelta ragionevole, con serenità, recuperando la convinzione che dalla crisi della politica, come sempre, si esce solo con la politica, cioè con una presenza e una decisione, non con le scorciatoie, e meno che mai con la rinuncia.

(14 aprile 2008 - Repubblica di Edmondo Berselli)

venerdì 11 aprile 2008

UN'ITALIA NUOVA SI PUO' FARE: VOTIAMO PARTITO DEMOCRATICO


Buona sera a tutti, questa sera rappresento con i miei amici, il gruppo dei giovani del Pd di Laterza.
Lo scorso 14 ottobre, con le primarie, ancora prima di nascere, il partito democratico ci ha dato una straordinaria e nuova opportunità, quella di diventare protagonisti della politica italiana dando vita ad un nuovo partito politico, il partito del fare. Una ventata di novità assoluta, dopo anni di assopimento politico, che hanno fatto nascere qualunquismi inutili e forti sentimenti di antipolitica. Oggi il partito democratico ha dato una forte scossa a tutto questo, scompaginando lo scenario politico e rimodernandone i sentimenti. Circa 900 laertini e 3.500.00 di Italiani, hanno dato fiducia a questo nuovo partito del fare, che oggi ci chiede di più, ci chiede di dargli forza, potere e legittimazione per arrivare alla guida del nostro paese. Questo, ci viene chiesto in virtù di un programma politico, innovativo, concreto e rivolto al cambiamento, un programma che di fatto e’ un vero e proprio progetto politico per il buon governo dell’Italia dei prossimi anni.
Bisogna pensare per obiettivi, pensare a quello di cui l’Italia ha bisogno, e decidere velocemente le azioni da intraprendere. La politica deve riappropriarsi del suo ruolo, quello di mettersi al servizio dei cittadini, delle imprese e di tutto il sistema produttivo Italiano, entrando nelle problematiche quotidiane, per comprenderne le difficoltà e studiarne le soluzioni. In questo senso e’ orientato il progetto politico del partito democratico, che non prevede demagogia, ma concretezza sulle questioni che ci riguardano, che riguardano tutti noi da vicino.
Nei 12 punti di questo progetto per l’Italia, il Pd ha previsto una serie di interventi a tutto campo, dal pacchetto sicurezza ad un welfare di stampo più universalistico, da un fisco meno opprimente ad una spesa pubblica più razionale. Ma soprattutto ha una particolare attenzione per la questione dei giovani e del lavoro.
Come negare infatti, cari concittadini che la precarietà sia uno dei grandi drammi del nostro paese? Noi giovani, abbiamo bisogno di poter contare su un’Italia che abbia a cuore i nostri meriti, le nostre potenzialità, i nostri talenti e che sia in grado di metterci nelle condizioni di costruirci un futuro. Non si deve più vedere che un giovane per essere valorizzato nelle sue capacità sia costretto ad andare all’estero, no, non deve più succedere perché questi giovani talentuosi devono rimanere in Italia e qui’ devono dare il loro contributo e devono vedere riconosciuti i loro meriti. Il partito democratico ha previsto per la questione del lavoro alcune misure significative, l’attivazione della sperimentazione del compenso minimo legale, l’incentivazione all’apprendistato, durata massima per i contratti atipici pari a 2 anni, la garanzia della continuità dell’occupazione, la tutela del reddito in caso di disoccupazione. E ancora, la questione del mezzogiorno, che ci riguarda da vicino. Il mezzogiorno, non deve più essere considerato la costola malata di questo paese, ne tantomeno come un dissipatore di risorse, ma anzi come motore e opportunità per la crescita dell’Italia intera.
Dobbiamo rimettere il nostro paese in corsa, al pari degli altri stati europei e del mondo,
Non abbiamo più tempo, dobbiamo riconquistare la voglia di fare e di misurarci ai più alti livelli, lo possiamo fare e lo dobbiamo fare perché ne abbiamo il talento.
Abbiamo bisogno certo di una forte iniezione di fiducia per riconquistare una posizione di forza nel confronto e nella competizione, sempre più serrata in un mondo globale che cambia velocemente.
Per poter fare tutto questo c’e’ bisogno di una politica del fare, di un governo forte e determinato al raggiungimento di questi obiettivi e poter così traghettare l’Italia verso una stagione nuova, di ripresa per la crescita e per l’innovazione.
La politica che vogliamo, e’ quella del partito democratico, quella che scalda il cuore e riempie le piazze.
Qualche giorno fa noi del Pd di Laterza abbiamo avuto una straordinaria occasione, quella di conoscere personalmente il candidato premier Walter Veltroni. Quello che ci ha colpito più di tutto, a parte il grande entusiasmo, il nostro e quello che gravitava intorno al nostro leader, e’ stata la sentita consapevolezza che siamo finalmente sulla strada giusta, un’Italia moderna si può e si deve fare.
Finalmente, abbiamo un leader, che viene riconosciuto da tutto il mondo come moderno, europeista e riformista.

Il 13 e 14 aprile facciamoci nuovamente protagonisti del nostro futuro, cambiamo il volto e l’anima di questo nostro paese,
Votiamo partito democratico,
Votiamo per Veltroni presidente.
(Laterza, Comizio 11 Aprile 2008)


Wanda Pucci

giovedì 10 aprile 2008

Un nuovo stile politico

Mai avrei pensato di dover commentare il “fascino della politica”. Sono così sorpreso che faccio fatica a trovare le parole giuste per descrivere le mie sensazioni a pochi giorni dal voto. Mi è capitato di conoscere direttamente Walter Veltroni e da allora ho la sicurezza, indipendentemente dal risultato del 13 e 14 aprile, che grazie al suo stile politico l’Italia non sarà più come prima.
Non so voi ma io credo molto nella necessità che la politica ritorni ad appassionare i cittadini, soprattutto i giovani, attraverso delle nuove leadership che abbiano modi e atteggiamenti semplici, pacati, comunicativi e puliti. Per troppi anni si è gridato e affermato ideologie vecchie e defunte.
Mi è piaciuto sentir parlare di futuro, della visione della società e del mondo, e di un nuovo processo politico. Veltroni è capace di evocare una proposta che contiene elementi portanti per avviare il cambiamento e la modernizzazione dell’Italia. Il fascino della riconciliazione e del dialogo, la capacità di parlare a tutti (senza dividere ma unendo), la capacità di ammorbidire i cinici, di recuperare i delusi e di far sperare i disillusi è già un “miracolo politico”.
Il “ma anche” veltroniano si fonda su un patto con tutti i cittadini, impegnandosi ad eliminare la politica dello scontro per aprirne una nuova, legittimata dal dialogo. In sintesi punta, per sbloccare il Paese dalla sua stagnazione economica e culturale, sulla riconquista del rapporto tra politica e cittadini offrendo non più propaganda ma programmi, non più politica contro ma politica per, non più conflitti ma cooperazione.
Ve la sentite di rifiutare una proposta politica così vantaggiosa?
Franco Catapano

venerdì 4 aprile 2008

Senza Informazione!

I risultati del sondaggio condotto prima di Pasqua sono sconvolgenti e rappresentano l'effetto di una campagna elettorale che di fatto sta negando la possibilità ai cittadini di formarsi una propria opinione. Addirittura le risposte ci indicano drammaticamente che nemmeno il nome del principale partito candidato alla vittoria, il Popolo della Libertà, è individuato correttamente, rispetto invece al Partito Democratico che è maggiormente conosciuto perchè il percorso seguito è stato più lungo, passando attraverso le primarie, mentre il partito di Berlusconi è nato dopo il "predellino".
Ancora più clamorosi sono i dati che rappresentano una buona parte dell'opinione pubblica si apetta di trovare Storace in AN e le liste di Alleanza Nazionale, per non parlare del fatto che sono in pochi quelli che sanno che Boselli non sta con il PD.
I dati: la notorietà dei candidati Premier Berlusconi e Veltroni sono conosciuto dal 100% dei cittadini, mentre Bertinotti e Casini dal 95%, i dati poi scendono drasticamente Santanchè 60%, Boselli 50%, Flavia D’Angeli 15%, Marco Ferrando 20%, Bruno De Vita 18% e Roberto Fiore 13%.
Il 64,8% pensa ancora che Storace sia in AN, mentre solo il 60% sa che Fini è nel PDL, Veltroni se la cava meglio il 74,7% sa che è Partito Democratico, Bertinotti è per il 39,4% ancora candidato di Rifondazione, mentre il 28,3% non sa esattamente quali partiti abbiano aderito alla Sinistra Arcobaleno.
Per finire il 25,3% pensa che il Partito Socialista sia nello schieramento di Veltroni.
Post tratto dal blog di Sonia Zarino
http://zarino.blogspot.com/

sabato 15 marzo 2008

Stategie vincenti? un commento con una visuale diversa

E’ vero: Berlusconi è abituato al richiamo della foresta. E’ avvezzo a vilipendiare la concezione classica della politica, a saltare l’aspetto razionale della discussione politica, a pizzicare continuamente le corde emotive della gente attraverso prefigurazioni di sogni, agitazione di paure e spauracchi, attraverso l’ammicante boutade. E’ una strategia che, in un paese con scarso senso civico come l’Italia, paga. Nel nostro Paese forte è la presa emotiva del discorso politico, la razionalità e criticità del cittadino di habermasiana memoria,svilita. Possiamo dire che in Italia, più che altrove, il disincatato Shumpeter batte largamente l’idealista Habermas. Berlusconi ne è consapevole(magari non nei termini di dottrine politiche) e perciò imposta la quasi totalità dei suoi discorsi sul lato emotivo. Quanto siano deboli le argomentazioni razionali per sconfiggere Berlusconi, è evidente. Non sono serviti per allontanarlo dalla vita politica del Paese, il passato piduista, l’amicizia con Craxi, i processi che hanno colpito lui, i suoi cari e i suoi accoliti, il solare conflitto d’interessi, cinque anni di cattivo governo (la terapia montanelliana). Berlusconi è dotato di un sistema immunitario fortissimo contro gli attachi di virus nemici. Secondo il mio modesto punto di vista, ha sbagliato il centro-sinistra(dal Pd a Sa passando per il Ps) ad attaccarlo in maniera così virulenta per la battuta sulle precarie. Il Cavaliere impavido ha saputo far di peggio due anni fa, dando dei coglioni agli elettori che avevano intenzione di votare centro-sinistra, ed è passato impunito. Figuriamoci ora. C’è stata ingenuità nell’attaccarlo. In un tg amico, diretto dall’aennino Mazza, è ovvio che Berlusconi avrebbe fatto, come quasi in ogni sua comparsa televisiva, il bello e cattivo tempo. Davvero non si poteva immagianare che la ragazza invitata da Mazza fosse gradita anche a Berlusconi? Perla Pavoncello, studentessa in scienze della comunicazione (mi chiedo: avrà sostenuto l’esame di diritto dell’informazione e della comunicazione?) ha dichiarato, il giorno dopo la trasmissione, di aver stima di Berlusconi e che forse lo voterà. Oggi addirittura è data come la probabile candidata precaria del centro-destra alle amministrative romane. Berlusconi può così ergersi anche lui a paladino dei precari. La trappola ha funzionato, gli avversari ci sono caduti. A nulla serviranno le accuse che ora verrano lanciate contro Mazza, reo di aver inivitato ospiti graditi a Berlusconi. La gente non capirebbe. Ma spero di sbagliarmi…

mercoledì 12 marzo 2008

A Palazzo Madama non vincerà nessuno

Per spiegare i disastrosi esiti che la legge elettorale potrebbe avere nella composizione del Senato, mettendo a rischio, per la seconda tornata consecutiva, la presenza di una maggioranza politica, il professor Roberto D’Alimonte usa due metafore: la lotteria e il totocalcio. «Nella misura in cui la Sinistra Arcobaleno e l’Udc - riflette - superano la soglia dell’8% al Senato, la lotteria diventa più imprevedibile. Potrebbe anche finire senza vincitore».

Perché indica la cifra dell’8%?
«Perché l’8% è la soglia per cui al Senato, in ogni regione, scatta l’attribuzione del seggio».
Quindi un partito come l’Udc che negli ultimi sondaggi è dato vicino all’8% al livello nazionale...

«Prende seggi nelle regioni dove supera questa cifra. Questo riduce il plafond di seggi dei due partiti maggiori. In particolare del partito atteso come vincitore, il Pdl con i suoi alleati».

Prende seggi sia al vincitore che al perdente...

«Sono due i meccanismi all’opera. Il primo avviene nelle regioni dove Berlusconi perde: i seggi destinati al perdente, invece di prenderseli tutti lui, come è successo due anni fa con la Cdl, deve dividerli con quei partiti che superano la soglia dell’8%. Questo riduce, ovviamente, il suo totale nazionale».

Nel caso di vittoria scatta il secondo meccanismo...

«Facciamo il caso del Veneto in cui Berlusconi dovrebbe vincere. Nel Veneto dovrebbe prendere, a mio avviso, 15 seggi. Il premio sono quattordici, più uno. Ma se l’Udc supera l’8% è molto probabile che il quindicesimo seggio non scatti, e lo prenda l’Udc».

Secondo il suo scenario Berlusconi per ottenere una maggioranza di 10 senatori dovrebbe lasciare al centrosinistra solo Emilia, Toscana, Umbria e Basilicata...

«...E prendere un seggio in più del premio in Veneto, Sicilia e Lombardia. Ma per fare un esempio, se Liguria e Marche, assieme alle regioni storicamente a sinistra come Emilia, Toscana, Umbria e Basilicata, andassero al Pd, Berlusconi avrebbe un solo seggio di vantaggio».

Lotteria sembra la parola più adatta per questa legge elettorale...

«Così come è congegnata, con 17 premi di maggioranza su 20 regioni, o c’è una tendenza molto forte a favore dell’uno e dell’altro, oppure entriamo in una giostra che può dare solo esiti precari. Avere 17 premi regionali significa che per ottenere il 55% dei seggi (a tanto ammonta la somma di tutti i premi), una coalizione dovrebbe vincere in tutte e 17 le regioni. Basta che perda in una regione e la soglia scende».

Pensando che i partiti conservano le proprie roccaforti si va verso maggioranze risicate...

«Non è molto difficile immaginare come andrà a finire anche questa volta. In definitiva è come il totocalcio».

In che senso?

«Ci sono delle fisse per gli uni e per gli altri. Berlusconi ha delle fisse su Veneto, Lombardia, Sicilia, Campania, Puglia. Poi ci sono delle fisse per il centrosinistra: Emilia, Toscana, Umbria, Basilicata. Il resto è fatto di scenari».

Il discorso è ulteriormente complicato dal fatto che non ci sono più due poli ma almeno quattro soggetti di media stazza...

«Esatto. Ci sono altri due contendenti per i seggi che vanno ai perdenti».

Difficile anche superare la soglia per i seggi premio, viste le forze in campo...

«Superare i seggi premio sarà possibile solo se gli altri competitor staranno sotto l’8%».

Un partito di centro potrebbe recuperare voti in Veneto...

«Se l’Udc va sopra l’8% in Veneto Berlusconi non avrà il seggio in più rispetto al premio. Se non prende il seggio in più in Veneto, e prende dei seggi in meno in Emilia e Toscana (a vantaggio della Sinistra Arcobaleno), alla fine si ritrova in una situazione precaria».

Sembra però che l’Udc sia in salita.

«Quando Berlusconi aveva messo l’Udc con le spalle al muro, credo avesse dei sondaggi che davano il partito di Casini basso». «Questo sicuramente mette Berlusconi in difficoltà. L’Udc all’8% diventa un fattore rilevante nella competizione elettorale».

Eduardo Di Blasi - L'Unità

martedì 11 marzo 2008

I candidati del Pd di Taranto

Unico eletto sicuro è Ludovico Vico (foto a lato) in nona posizione. Forzando la mano possiamo anche contare sull'elezione di Francesco Boccia, conosciuto a Taranto e anche a Laterza, nella lista per la Camera sono stati inseriti la tarantina e segretaria del circolo Solito-Corvisea, Dilva De Simei (in una posizione che potrebbe valerle l’elezione se il partito in Puglia dovesse registrare un ottimo risultato), la segretaria del Pd di Mottola, Rosaria Tinelli (23esima in lista), la consigliera comunale di Grottaglie nonchè legale dell’associazione “12 giugno”, Chiaramaria Anastasia (28esimo posto), e il consigliere comunale di Martina Franca, Romano Del Gaudio (al numero 36).
Al Senato, invece, per il Pd correranno in decima posizione il dirigente l’Ufficio scolastico provinciale, Anna Cammalleri. Insieme a lei, in 12esima posizione c’è l’exsindaco di Avetrana, Luigi Conte, seguito al 22esimo posto da Lino De Guido, vicesegretario cittadino del partito.

Assemblea Provinciale - Pd Taranto

Cari amici e compagni,
è convocata per giovedì 13 marzo alle 17.30 presso il salone di rappresentanza della Provincia l'Assemblea Provinciale del PD allargata ai segretari di circolo per l'impostazione della campagna elettorale.
L'Assemblea sarà conclusa dal sen. Nicola LATORRE.
Cosimo NUME

mercoledì 27 febbraio 2008

La nuova politica che piace ai giovani - Il 31% degli under 20 voterebbe Pd

Più di un milione di ragazzi tra i 18 e i 20 anni il 13 e 14 aprile 2008 si recherà alle urne per la prima volta. Le loro scelte potrebbero significativamente condizionare i risultati delle elezioni.

Forse per questo diversi sondaggi in questi giorni hanno concentrato la loro attenzione su questo target, riscoprendo un giovane elettorato che non è più sfiduciato e confuso, ma con idee ben chiare e tanta voglia di partecipare alla vita politica del proprio paese. Più del 30% di questi ha deciso di farlo attraverso il Partito Democratico.

Sul “Corriere della Sera” del 27 febbraio, un sondaggio dell’Ispo di Renato Mannheimer, evidenzia, infatti, come i maggiori consensi di questa fascia d'età vadano in assoluto al Pd, ben il 31,4%.

“I sondaggi sulle intenzioni di voto dei giovani pubblicati oggi dal Corriere della Sera e nei giorni precedenti da altri istituti di ricerca, dimostrano che c’è una nuova speranza in movimento”, commenta Marianna Madia giovane capolista del Pd nel Lazio.

“E i giovani – sottolinea - hanno tanta voglia di sperare. La scelta del Pd è proprio quella di investire sui giovani e di accompagnarli nel perseguire il loro disegno di vita”.

“L’ultimo sondaggio del professor Mannheimer riportato oggi dal Corriere della Sera, evidenzia come nelle intenzioni di voto il Pd con il 31,4% sia il primo partito anche tra i giovani, distaccando di 10 punti percentuali il Pdl, il cui elettorato è evidentemente più anziano di età” ci spiega la 26enne esponente del Pd, Pina Picerno.

“Un dato importante – continua - che conferma come il Partito Democratico sia in sintonia con le giovani generazioni, grazie alla ventata di innovazione e speranza introdotta nel panorama politico italiano. I ‘nuovi italiani’, - conclude la Picierno - hanno le idee molto chiare quando si offre loro una politica coraggiosa, capace di ascolto e di attenzione”.

Una politica che, però, dimostra di essere apprezzata anche dai meno giovani come emerge dai diversi sondaggi che si susseguono in questi giorni. Un esempio, la rilevazione commissionata da Sky Tg24 a Demoskopea e che rileva come l'aggregazione fra Partito democratico e Italia dei Valori cresca dal 34.5% della scorsa settimana al 36.5%, rispetto a quella tra Pdl-Lega-Mpa che perde lo 0,5% dalla rilevazione dello scorso 18 febbraio.