giovedì 11 settembre 2008

Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.

Da Vanity Fair, 10 settembre 2008


Poveri ingenui. Ancora lì a menare scandalo che una ministra berlusconiana, la molto materna Mariastella Gelmini, dicastero dell’Istruzione, bresciana con l’accento del Lago di Garda, reginetta dei grembiuli e della meritocrazia scolastica, imbrogliasse chilometri e smagliature burocratiche per correre da Brescia a Reggio Calabria a sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato. Ovvio che l’ha fatto, dice lei. Laggiù era più facile passare l’esame. Si promuoveva il 93 per cento dei candidati, mentre nel gelido Nord passava solo il 31 per cento (dati dell’anno 2001). “Avevo fretta. E la mia famiglia di poveri agricolotori - aggiunge con tocco di melodramma sociale - non poteva mantenermi ancora a lungo”.Ma come?, sostengono i poveri ingenui. Con quale coraggio, sei anni dopo, sdraiata tra i velluti del ministero, annunciando tagli per 87 mila posti di lavoro, discetta di merito e rigore scolastici, lei che li scansò rifugiandosi al Sud? Con che faccia accusa d’insipide scarsità culturali i professori meridionali, lei che addirittura viaggiò una notte per riempirsene il piatto? A che titolo si impanca contro il lassismo, contro gli eccessi del buonismo didattico e dell’utopia egualitarista, tutti veleni del molto odiato Sessantotto?Poveri ingenui. Quel che tra voi è un disdoro - la furbizia, il silenzioso imbroglio di saltare una fila, il piccolo furore di agguantare a tutti i costi un vantaggio, falsificare un bilancio, evadere le tasse, irridere una regola o perlomeno aggirarla - per altri è un vantaggio e un merito. Il più luminoso dell’Era italiana che ci tocca vivere. Nella quale il primissimo cittadino, dribblando prescrizioni giudiziarie, viaggia dentro l’ammirazione dei suoi elettori, circondato da almeno due dozzine d’avvocati.

Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.(Foto di flòflò1971 da flickr.com)

Segnalazioni

Sabato 13 settembre, in contemporanea alla Notte Bianca di Genova, La Notte Grigio Topo di Beppe Grillo.

Ospiti sul palco Marco Travaglio e Ferruccio Sansa. Consorzio Pianacci, via della Benedicta, 14 - ore 21 Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe".

Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.Roma, Teatro Quirino - ore 21Ingresso libero fino a esaurimento posti (capienza del teatro: 900 posti)

L'emergenza rifiuti "risolta" - guarda il video di Antonio da Afragola (NA)

Una storia italiana (The Economist) Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Leggi anche la sentenza del Tribunale Civile di Milano che ha rigettato le domande avanzate da Silvio Berlusconi nei confronti dell'Economist, dopo che questi aveva citato il settimanale britannico per diffamazione, a seguito di una famosa copertina che, prima delle elezioni del 2001, titolava "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy" (perché Silvio Berlusconi non è adeguato a guidare l'Italia).

mercoledì 10 settembre 2008

Tagliano il futuro

“Ci sono aree sulle quali è necessario operare tagli. Ma non è certo quello della scuola il settore in cui portare la spesa pubblica al di sotto della media europea. Il futuro dell’Italia si gioca su formazione, scuola, ricerca e università”. In un’affollata conferenza stampa tenutasi presso la sede del PD di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, il segretario Walter Veltroni attacca il governo, criticando aspramente i tagli operati dal governo nel settore della pubblica istruzione. 7 miliardi e 800 milioni di euro di tagli in tre anni. 87mila insegnanti in meno, 42mila di personale Ata. La scuola passa da settore strategico a solo capitolo di spesa. Con conseguenze disastrose. “Non c’è nessuna ispirazione strategica dietro queste scelte, ma solo drammatici effetti. Il primo – spiega Veltroni – è la conclusione o la netta diminuzione del tempo pieno alle elementari e il tempo prolungato alle scuole medie”. Nonostante le vuote rassicurazioni del ministro Gelmini, infatti, “non ci sono le possibilità di mantenere gli standard attuali, ponendo così fine ad un’esperienza educativa e sociale importantissima”.Sì, perché, sottolinea il leader del PD, “la scuola non deve essere un ammortizzatore sociale ma è il primo grande luogo che fa della giustizia sociale e delle pari opportunità il proprio obiettivo prioritario. Altro effetto indesiderato dei tagli alla scuola, “è la chiusura degli istituti in tanti piccoli centri, nelle isole minori e nei comuni di montagna. Le conseguenze avranno un aumento dei costi per gli enti locali, un aumento dei numeri nelle scuole, e, ancora più grave, un aumento dell’abbandono scolastico”. Il terzo drammatico effetto della cura Tremonti-Gelmini è la “riduzione del numero degli insegnanti di sostegno, all’interno del taglio del corpo insegnanti”. All’interno di questo desolante quadro, la cosa più assurda è che “a pagare il prezzo più alto saranno ancora una volta le donne. Donne insegnanti che lavorano, e donne che devono prendersi cura dei figli o degli anziani e che a causa del cambio di abitudini quotidiane, dettate dalla fine del tempo pieno, avranno mille difficoltà in più”. Ultima conseguenza di questa scellerata politica è che “si continua a penalizzare il lavoro degli insegnanti, degli insegnanti precari in particolare”. Il messaggio lanciato oggi da Veltroni, affiancato dal ministro ombra dell’Istruzione Mariapia Garavaglia, dall’ex ministro Giuseppe Fioroni, dal ministro ombra per le Politiche giovanili Pina Picierno, e da Maria Coscia, deputato PD in commissione Cultura alla Camera, è chiaro: il tema della scuola, della formazione, dell’università rappresenterà una piattaforma politica per quanto riguarda l’azione politica del PD. “E’ per questo – annuncia Veltroni – che abbiamo indetto per il 26, 27 e 29 settembre lo scuola day, in cui parlamentari ed esponenti del Partito Democratico incontreranno gli studenti e le famiglie”. Secondo Veltroni, infatti, ciò che serve “è un patto forte tra le famiglie e la scuola”, altro che il voto in condotta e il maestro unico. “Governare – spiega – è qualcosa di diverso dal fare annunci. Tanti annunci, ma una politica seria che trasformi la scuola in una risorsa invece che in un problema non si vede assolutamente”.E’ a questo fine che il ministro ombra dell’Istruzione Mariapia Garavaglia rivolge “un accorato appello alla stampa per spiegare bene ai cittadini e all’opinione pubblica ciò che accadrà alla scuola italiana. Le norme che il governo ha messo in atto per decreto legge – evitando così il confronto parlamentare – sono una rovina per la scuola. Decreti che fermano il tempo, e che non danno futuro”. Secondo Garavaglia il governo vuole ripristinare “una scuola che non c’è più, quella di decine di anni fa. Si parla di merito – aggiunge – ma l’unico criterio che c’è dietro la riforma è quello economico-finanziaria. Come si potrà garantire il tempo pieno e prolungato se si tagliano classi, personale, insegnanti e intere scuole?”.Secondo l’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni è impossibile. “Avevamo già incontrato mille difficoltà senza fare tagli al settore, ora è impossibile. Serve una riqualificazione della spesa pubblica, non tagli indiscriminati. Fare lo sconvolgimento della scuola tramite decreto è una vergogna”. L’ultimo regalo del ministro Gelmini, dunque “è una scuola più vecchia, in cui i precari che mandano avanti le classi da decine di anni sono visti come ‘parcheggiatori abusivi’ e vengono invitati a dedicarsi al settore turistico, invece che a quello dell’istruzione”. Maria Coscia, dati alla mano, non può fare a meno di analizzare “l’effetto che questi provvedimento avranno sulle abitudini quotidiane dei cittadini italiani. Alle 12,30 i bambini saranno a casa e rappresenteranno un problema soprattutto per le donne che lavorano. Vi sarà una riduzione drastica di tempo pieno e prolungato e delle attività pomeridiane dei ragazzi. Con la riduzione degli insegnanti, inoltre, aumenteranno le difficoltà di integrazione dei bambini rom e immigrati”. Addio anche ad aspirazioni meritocratiche: “Per la valutazione del merito c’è bisogno di un piano straordinario di aggiornamento e formazione degli insegnanti”. Piano che ovviamente non è neppure stato messo in agenda dal governo. Conclude Pina Picierno: “Società della conoscenza e diritto allo studio per noi non sono slogan, ma obiettivi. Nel merito e nella formazione sta il futuro buono del nostro Paese. Faremo di tutto in Parlamento per evitare questo sfregio”.
Stefano Cagelli

I parlamentari pugliesi del PD chiedono un incontro urgente al Ministro dei Trasporti.

Arriva la dura presa di posizione dei parlamentari pugliesi del PD di fronte al declassamento delle tratte ferroviarie che da Taranto e Lecce conducono a Milano.
A firmare l’interrogazione a risposta urgente, invitata al Ministro Matteoli, è l’onorevole Ludovico Vico, parlamentare che guida la cordata di colleghi tra cui anche il Ministro ombra dei trasporti Andrea Martella.
Una levata di scudi che nell’interrogazione non manca di sollevare le questioni della mobilità e dell’interesse nazionale verso una regione che nello scenario economico e culturale del sud Italia e della nazione ha molto da dire. Così non manca il riferimento ad Alitalia e al suo piano di tagli che guarda caso riguardano ancora gli aeroporti pugliesi.
Abbiamo chiesto un incontro urgente al Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli e alla presenza del nostro Ministro ombra Martella – dice Vico – per discutere di quella che ci sembra una chiusura netta verso le ambizioni di un territorio con grandi opportunità di sviluppo ma che viene tagliato fuori dai programmi di investimento di Alitalia e Trenitalia.
Ma l’interrogazione, nel caso specifico, affronta soprattutto i problemi legati al trasporto su rotaie.
Quello che è accaduto la scorsa domenica sull’Eurostar Lecce-Milano ha del terzo mondo – continua Vico – pertanto ci sembra quanto mai inappropriato parlare come fa Trenitalia solo di treni che cambiano nome. Qui di fatto la sostituzione dell’Eurostar Etr500 con i ribattezzati Eurostar City che altro non sono che i vecchi Trans Europe Express anni ’80, implica una rilettura dei piani nazionali verso questo territorio. Si considerano i nostri viaggiatori di serie B, si confina al nord tutto il progetto dell’alta velocità e probabilmente si considera come un danno necessario ma ammortizzabile anche il futuro dei 40 lavoratori addetti al servizio ristorazione che prima garantivano pranzi, cene e snack decenti a chi da Lecce o Taranto voleva raggiungere il capoluogo lombardo.
Eppure il clima di dismissione era stato ampiamente annunciato nello scorso ottobre alla vigilia della pubblicazione del piano orario di Trenitalia.
Anche in quel caso notammo il desiderio di cancellare questa parte del Sud dai collegamenti con l’Italia che conta – dichiara ancora l’onorevole Ludovico Vico – Allora chiedemmo a gran voce l’intervento del Governo e Prodi inserì in Finanziaria i termini della convenzione che obbligava Trenitalia a mantenere standard di servizio e tratte da e per la Puglia.
Con preghiera di cortese diffusione,

Roma, 9 settembre 2008
L’Ufficio Stampa

martedì 9 settembre 2008

55 milioni di euro per la formazione professionale


Con l’approvazione da parte della giunta regionale dell’Atto di programmazione per gli interventi di competenza regionale e per il conferimento di funzioni alle province pugliesi, è stata di fatto varata la delega in materia di formazione professionale nell’ambito delle attività da finanziare con i progetti POR 2007-2013. Per la Provincia di Taranto è prevista una disponibilità di 55 milioni di euro.
L’assessorato regionale al Lavoro ha infatti concertato con i corrispettivi assessorati delle cinque province pugliesi l’attuazione e la gestione del Programma regionale, delegando loro attività realizzabili nell’ambito di specifiche misure di intervento.
Le Province provvederanno a concorrere all’attuazione del POR 2007/2013 secondo i fabbisogni territoriali da loro individuati, realizzando interventi diretti a lavoratori, lavoratrici, imprese, donne, giovani, disoccupati di lunga durata, immigrati, lavoratori in cassa integrazione e mobilità.
“Per la nostra Amministrazione – rileva l’assessore provinciale al Lavoro, Raffaella Quaranta - l’attribuzione di competenze sulla formazione professionale, unitamente a quelle già espletate in materia di politiche del lavoro, acquista una rilevanza di non poco conto viste le particolari condizioni in cui versa il nostro territorio.
Penso soprattutto agli scenari aperti dallo sviluppo dell’area portuale, a partire da Evergreen, per non parlare dei futuri insediamenti che aumenteranno le attività di retroportualità; penso ancora ad Alenia, tutti settori che richiedono attività formative di alta specializzazione. Ecco perché l’intero comparto della formazione professionale deve obbligatoriamente attrezzarsi per rispondere, attraverso tutti i suoi attori, con efficacia ed efficienza alle nuove domande che vengono poste. Peraltro – prosegue l’esponente della giunta Florido - da più parti si chiede un ruolo più attivo delle Province proprio in materia di politiche attive del lavoro. Una richiesta pressante che proviene sia dai giovani che hanno bisogno di strumenti in grado di agevolare il loro ingresso nel mercato del lavoro ma anche da parte delle aziende che pur in quadro di scarso dinamismo dell’economia locale, lamentano serie difficoltà a reperire figure professionali preparate e rispondenti ai loro bisogni”.

CAMPIONI D'ITALIA

CAMPIONI D'ITALIA
  1. Mariastella Gelmini
  2. Salvatore Ligresti
  3. Cesare Geronzi
  4. Flavio Briatore
  5. Giancarlo Elia Valori
  6. Totò Cuffaro
  7. Fabrizio Palenzona
  8. Enrico Manca
  9. Gaetano Pecorella
  10. Marcello Pera
  11. Lino Jannuzzi
  12. Massimo De Carolis
  13. Edgardo Sogno

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Florido : Candidato Presidente della Provincia del PD

Il Partito Democratico di Laterza vuole la vittoria del centrosinistra nella Provincia di Taranto ed
è convinto che questa vittoria possa passare solo attraverso un’alleanza politica stretta e compatta di tutti i partiti di centrosinistra, non solo per le prossime competizioni elettorali, ma anche nella gestione del nostro capoluogo di Provincia.
Solo governi/partiti stabili e autorevoli possono vincere il deficit di innovazione (sociale e istituzionale), stimolare la competitività (politica e culturale) e la produttività (anche del pensiero politico).
Questo obiettivo deve essere raggiunto ad ogni costo.
La sezione di Laterza vuole, inoltre, invitare il nostro Presidente a recuperare contatto con quella parte della Provincia, che è stato meno sostenuta e potenziata dal suo governo, non con future promesse elettorali, ma con azioni concrete da oggi che vanno dal Parco delle Gravine ad importanti interventi strutturali sulle strade provinciali, dalla tutela ambientale
alla manutenzione strutturale del ponte “Selva San Vito”.
Vogliamo che il nostro candidato presidente si impegni in questa direzione, rendendo cosi’ forte e credibile il programma elettorale futuro del PD.
Noi, democratici di Laterza, ci preoccuperemo di valorizzare e diffondere il lavoro della Provincia, sostenuti anche dauna maggiore presenza futura dei nostri rappresentanti provinciali, capace di incontrare ed entusiasmare la gente nelle piazze, parlando non di astratte ideologie, ma delle loro reali necessità. Solo in questo modo possiamo realizzare un partito a rete, che parli con voce autorevole, capace di stimolare la partecipazione della gente, desiderosa di una politica pulita e fattiva.
Davide

lunedì 8 settembre 2008

Senza PRIMARIE rimane tutto come prima

Di seguito riporto l'articolo di Ilvo Diamanti, apparso su repubblica di ieri, da dove emerge la necessità di svolgere le primarie per il Partito Democratico. Un articolo che calza in modo lampante con la situazione jonica del centro sinistra e del Pd.

UNA PERSONALIZZAZIONE impersonale e irresponsabile caratterizza la politica italiana. Una democrazia mediatica, affollata di volti e nomi noti e visibili. Che, tuttavia, ha ridotto e quasi abolito la possibilità, per gli elettori, di esprimere scelte e preferenze "personali". Visto che ormai la costruzione delle rappresentanze politiche e parlamentari è un fatto praticamente esclusivo dei partiti, ridotti a cerchie di gruppi dirigenti ristrette e centralizzate. Eppure, quasi vent'anni fa, la storia era cominciata diversamente. La crisi del sistema politico era stata sancita, è vero, dal referendum del 1991, che riduceva le preferenze elettorali a una sola.

Ma si trattava, allora, di ridimensionare un sistema partitocratico, nel quale le preferenze costituivano uno strumento di controllo della società e, al tempo stesso, un elemento di scambio fra gruppi di potere. In seguito, siamo passati a sistemi elettorali che personalizzano il rapporto fra elettori ed eletti. Anzitutto a livello locale, con l'elezione diretta dei sindaci, dei presidenti di Provincia e, quindi, di Regione. Un rapido processo di presidenzializzazione diffusa, che il sistema elettorale della Camera e del Senato ha assecondato attraverso il maggioritario di collegio, che rende più immediato e trasparente il rapporto tra i parlamentari, i cittadini e il territorio.

Quel modello, ne siamo consapevoli, non ha ridotto la frammentazione dei partiti, tanto meno il distacco fra sistema politico e società. Ha, tuttavia, segnato una frattura, almeno a livello simbolico. Partiti contro presidenti. Riassunto dell'opposizione fra vecchio e nuovo, come ha osservato Mauro Calise.

D'altronde, i partiti si sono, anch'essi, personalizzati tutti. Dal 1994 ad oggi. Dall'archetipo insuperato, Silvio Berlusconi, fino a Walter Veltroni. Da Forza Italia all'Ulivo. Dal Partito democratico al Popolo della libertà. Passando per le diverse liste. Per limitarci alle principali: Lista Pannella e Bonino, la Lista di Pietro. Ma anche Alleanza nazionale, prima di confluire nel Pdl, nonostante disponesse di identità e organizzazione, era un soggetto identificato con il suo leader, Gianfranco Fini. E nell'Udc, ormai, la C evoca l'iniziale di Casini.

La personalizzazione è, ovviamente, enfatizzata dall'uso dei media. La televisione, in particolare, ha dato ai partiti un volto, un'immagine familiare. Anche in questa fase. I ministri più popolari appaiono al pubblico personaggi caratterizzati, che recitano in fiction di successo. Due sopra tutti. Brunetta, il vendicatore dei cittadini contro i servi fannulloni dello Stato (gli statali, appunto).

Mariastella Gelmini, protettrice dei genitori e degli alunni dagli insegnanti incapaci; restauratrice delle virtù perdute: la buona condotta, i buoni costumi (i grembiulini), i buoni maestri (unici). Mentre, all'opposizione, incontra un successo larghissimo Antonio Di Pietro, che interpreta il garante della legalità contro ogni abuso della politica; e anzitutto contro Berlusconi (che ne è il compendio). Ma anche Beppe Grillo. Attore protagonista della protesta di piazza.

Passando dal versante della partecipazione a quello della comunicazione, occorre rammentare che la costruzione del Partito democratico e, prima, dell'Ulivo, è avvenuta attraverso le primarie. Un rito di massa per celebrare la scelta del leader. Prodi, Veltroni.

Tuttavia, da qualche tempo, la personalizzazione della politica avviene insieme alla spersonalizzazione della scelta di voto. Imposta, per quel che riguarda le elezioni politiche, dalla legge elettorale in vigore dall'autunno 2005. Un proporzionale con premio di coalizione e liste bloccate. Cioè: senza preferenze.

La legge, inventata in fretta dal centrodestra al fine di contrastare il successo annunciato del centrosinistra (particolarmente avvantaggiato dal maggioritario), ha, nei fatti, rafforzato le leadership centrali di "tutti" i partiti. Consentendo loro di controllare e condizionare le candidature e, quindi, gli eletti. Mentre ha spezzato il legame dei candidati con gli elettori. Tanto che i candidati sono quasi spariti dal territorio, nel corso della campagna elettorale, limitandosi, perlopiù, ad apparire accanto ai leader nazionali, durante le manifestazioni più importanti.

Il problema avrebbe dovuto e potuto essere ridimensionato attraverso il ricorso alle primarie. Che, tuttavia, è divenuto molto intermittente. Quasi assente. Anche il Partito democratico ha usato le primarie con cautela. Evitando, comunque, di renderle troppo aperte e competitive. A livello nazionale, d'altronde, sono servite all'investitura di leader pre-destinati.

Mentre l'elezione dell'assemblea costituente e degli organismi rappresentativi a livello territoriale è stata vincolata dall'esigenza di garantire l'equilibrio tra componenti oltre al controllo (e al mantenimento) dei gruppi dirigenti. Anche nella scelta dei candidati alle amministrative (sindaci o presidenti), le primarie vengono guardate con diffidenza e trattate con prudenza. Impossibile che emergano outsider. Un Obama o un McCain de noantri. Inutile attenderli.

La questione si ripropone, oggi, in relazione al sistema elettorale che si sta progettando in vista delle prossime elezioni europee. Prevede, com'è noto, una soglia di sbarramento (3-4 per cento), per ridurre la frammentazione. Inoltre, un numero più ampio di circoscrizioni. Infine: l'abolizione delle preferenze. Su cui non c'è accordo. Ma che, indubbiamente, non dispiace - anzi, piace - ai partiti, in generale. Anche ai maggiori: Pdl e lo stesso Pd. In quanto permette loro di regolare e distribuire, con precisione algebrica e senza rischi, i posti tra le componenti (sotto)partitiche. An e Fi, da un lato. Ds e Margherita, dall'altro. Che ancora resistono e agiscono. Accanto ad altre correnti.

Vorremmo ribadire che non siamo tifosi delle preferenze. Abbiamo memoria di quando costituivano un metodo di scambio clientelare. Però insospettisce la paura che suscitano nei partiti, oggi che non hanno più basi di massa e sono ridotti a ristrette cerchie di vertice. Il contrasto tra l'enfasi sulla personalizzazione e la crescente spersonalizzazione del voto riassume quanto sia fittizia, oggi, l'opposizione fra partiti e presidenti. Visto che i presidenti identificano partiti "chiusi", la cui classe dirigente si riproduce in modo endogamico. Al proprio interno. Senza competizione; ma, semmai, per cooptazione, dall'alto.

Questo modello, peraltro, è coerente con la biografia del centrodestra. Inventata, scritta e interpretata da un Sovrano: Silvio Berlusconi. (Se ne è discusso molto nel recente convegno della Società italiana di scienza politica, all'Università di Pavia). Ma il centrosinistra e, soprattutto, il Partito Democratico - per storia, cultura e sociologia - non hanno prospettive senza coltivare il rapporto con il territorio e con la società. Senza rivalutare le primarie come metodo "vero" di consultazione e di selezione della classe dirigente. Senza dare agli elettori la possibilità di esprimere - in nessun modo - le loro preferenze personali. Senza vincolare gli eletti a un rapporto responsabile con gli elettori. Meglio che il Pd ci pensi, in vista delle prossime elezioni europee. Che, come sempre, avranno anzitutto effetti politici "nazionali".
Ilvo Diamanti - 7 settembre 2008

La giustizia italiana non può (meglio: non deve) funzionare...

di Alessandro Balducci
Sembra proprio che non ci siano più dubbi: la giustizia in Italia non funziona per una precisa volontà politica.
La classe politica sta perseguendo da anni l'obbiettivo di smantellare il sistema giudiziario e di accertamento della verità esponendo ad un serio rischio i cittadini che restano, di fatto, disarmati ed indifesi di fronte agli attacchi della criminalità, sia di strada che organizzata. E un'ulteriore conferma di questa "suprema volontà" di mettere i bastoni fra le ruote ai Magistrati ed ai Tribunali la si è avuta il 29 luglio.
In quel giorno, alcuni senatori del PD e del PdL (uniti quando si tratta di mettere in crisi l'efficienza del sistema giudiziario e di far pagare ai cittadini le conseguenze nefaste delle loro scelte) hanno partorito un incredibile documento in materia di proposte di riforma(!) della giustizia che merita qualche onesta considerazione.
Incredibile perché questa classe politica si ostina a voler far credere al proprio elettorato (che elargisce ai parlamentari anche gli onorevoli stipendi!) che per far diventare la giustizia un servizio per il cittadino e rendere ragionevolmente veloci i processi secondo i dettami del riformato art. 111 Cost., occorra mettere mano niente di meno che alla Costituzione (un'altra volta!)
NON E' VERO! Non è assolutamente vero che per accelerare i tempi della giustizia occorra passare per forza per una modifica della Carta Fondamentale quale può essere l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, come proposto dagli illustri senatori.
Esistono dei provvedimenti semplici che possono essere presi da subito, senza danneggiare le garanzie degli imputati e senza toccare la carta fondamentale. Ma per far questo occorrerebbe che i Senatori ragionassero col senno di un normale capo-famiglia, il quale, quando si trova a dover risolvere un problema, prima di imbarcarsi in soluzioni faticose e dispendiose, prova con i sistemi più semplici ed economici.
Tempo fa il nostro sito era già intervenuto sull'argomento (rif. articolo su Bollettino: "Piccole idee per migliorare la giustizia"); in questi giorni l'ottimo Bruno Tinti, già autore del libro "Toghe rotte", in uno scritto comparso su un quotidiano nazionale ha segnalato come basterebbe intervenire sugli aspetti e sulle norme più farraginose adottando poche ma incisive misure - senza modificare la Costituzione - che porterebbero incommensurabili vantaggi e restituirebbero efficienza alla disastrata macchina giudiziaria italiana.
Pensiamo, per esempio, all'assurdo ed antidiluviano sistema delle notifiche che da solo è responsabile di buona parte della lentezza dei processi e dello spreco di risorse umane materiali. Perché nel documento del 29 luglio non viene previsto "un diverso regime delle notifiche, per esempio l'obbligo per ogni avvocato di avere un indirizzo e-mail e la validità delle notifiche effettuate in questo modo (così si risparmiano gli ufficiali giudiziari)?". Perché non si prevede "l'obbligo per ogni imputato di eleggere domicilio presso il suo avvocato?" Così da non costringere i giudici a "fare i salti mortali per trovarlo ogni volta e rinviare il relativo processo".
Sono anni che il giudice Davigo denuncia come una parte consistente del carico di lavoro dei magistrati milanesi riguardi la punizione dei viaggiatori che falsificano il biglietto della metropolitana. E così la magistratura impiega tempo e personale per perseguire i "portoghesi" sul metrò istituendo processo di primo grado, Appello e Cassazione, quando basterebbe una depenalizzazione del reato punibile con una sanzione amministrativa, per consentire una migliore utilizzazione delle già poche risorse. Inoltre, ora che si completino tutti e tre i gradi di giudizio, il reato cade in prescrizione e così si lavora per niente.
E poi siamo sicuri che per ogni reato bisogna sempre procedere col processo, i cui tempi sono talmente lunghi che nella maggior parte dei casi i procedimenti vengono fulminati dalla prescrizione? Se ci si vuole sempre riferire agli Stati Uniti, perché non si ricorda che in quel Paese solo il 10% delle inchieste avviate arriva al processo vero e proprio, mentre il resto viaggia su riti alternativi come il patteggiamento?
In questo modo il processo vero e proprio verrebbe riservato solo per i reati considerati complessi o di tale gravità da richiedere un'attenta disamina nel dibattimento, mentre gli autori di quei reati che non costituiscono un pericolo particolare per la società, come appunto la già citata falsificazione del biglietto della metro, potrebbero essere velocemente risolti col patteggiamento od altro rito alternativo.
L'assurdo è che in Italia il legislatore ha introdotto il patteggiamento con l'obbiettivo di decongestionare i Tribunali e di velocizzare i tempi della giustizia, ma ben pochi sono coloro che se ne avvalgono perché, in fin dei conti, conviene tirare avanti col processo così si arriva all'agognata prescrizione e tutto finisce lì.
Non e' necessario mettere sempre mano alla Carta Fondamentale per risolvere i problemi della giustizia. Semmai, come l'esperienza insegna, questo è un sistema per evitare di risolvere i problemi introducendo dei rimedi che quasi sempre sono peggiori del male che si vuole affrontare. Il più delle volte bastano pochi provvedimenti mirati ed eseguiti nell'interesse dei cittadini - e non di questo o di quel politico che ha bisogno della tal legge per rintuzzare le indagini delle Procure o per scampare agli arresti.
Misure che, se ci fosse la VERA e CONCRETA VOLONTA', sia da parte della maggioranza che dell'opposizione, di far funzionare la giustizia potrebbero essere approvate in mezz'ora di lavoro del parlamento! Ma forse proprio per questo non si fanno.
Speciale giustizia

domenica 7 settembre 2008

Responsabilità su Cattivi Odori

Il Partito Democratico di Laterza invita la cittadinanza a partecipare al prossimo Consiglio Comunale monotematico presso la Cittadella della, che affronterà il problema dei cattivi odori che sta affliggendo il nostro paese.
La discussione su questa complessa questione deve a nostro parere svolgersi nel luogo da noi ritenuto più idoneo, il Consiglio Comunale, nella speranza che quest’ultimo riacquisti la sua centralità nella vita civile e politica del nostro paese.
Noi democratici, denunciamo un mancato rispetto della sensibilità dei nostri concittadini da parte di questa Amministrazione che ha superficialmente bollato come riottosa la spontanea e civile protesta di una parte della cittadinanza.
Il Sindaco ha chiesto di abbandonare la piazza, bene noi riteniamo che occorra ritornare nei luoghi istituzionali per discutere e approfondire, ma guardiamo comunque con attenzione ed interesse alla sincera mobilitazione di chi, legittimamente, spera che Laterza torni ad essere un paese rinomato per la freschezza e la salubrità dell'aria.
Riteniamo altresì, che le garanzie date sinora siano totalmente insufficienti e pertanto chiediamo alle Istituzioni di effettuare tutti i controlli al fine di predisporre tutte le misure necessarie alla eliminazione delle emissioni maleodoranti.
Cosa ci ha portato a questa situazione? Secondo noi democratici la mancanza di lungimiranza unita ad una totale assenza di una idea di sviluppo per il nostro territorio. Ci chiediamo perché quella azienda doveva sorgere in un comune, come il nostro, che negli anni si è caratterizzato per la valorizzazione delle tipicità gastronomiche? E soprattutto perché doveva sorgere così vicino al centro abitato?
Inoltre ci corre l’obbligo precisare che non è assolutamente vero che la Progeva è arrivata a Laterza nel 1999, come affermato dal Sindaco nella risposta all’interpellanza della minoranza: infatti la società si è costituita solo il 25 Maggio del 2000 in quel di Castellana Grotte. Una variante urbanistica, esecutiva, era stata già approvata dalla giunta Cassano per una quota parte di quell'area ora occupata dalla Progeva, ma quella variante aveva la finalità di permettere l’insediamento di uno stabilimento per la produzione di salotti, un'azienda, quindi, sostanzialmente diversa dalla Progeva.
L’amministrazione, quindi, che ha fatto questa scelta politica e che pertanto se ne deve assumere le responsabilità è la Giunta Cristella. È appena il caso di ricordare, onde evitare altre sterili strumentalizzazioni, che in quegli anni il governo (lo Stato…) era guidato da Silvio Berlusconi, che la giunta regionale era presieduta da Raffaele Fitto e la giunta provinciale da Rana: con l'affermazione a Laterza del centro-destra si completò il 'filo conduttore' che avrebbe risolto miracolosamente tutti i problemi.
Ma si sa. Le promesse fatte sull'effimero durano lo spazio di un mattino e alla fine resta solo il ricordo.

Partito Democratico Laterza

sabato 6 settembre 2008

LOTTA AL PRECARIATO DELLA REGIONE PUGLIA

10.000€ PER AZIENDE ED ENTI PUBBLICI CHE ASSUMONO UN L.S.U., 20.000€ A CHI SI AUTOIMPIEGA APRENDO UNA AZIENDA
LOTTA AL PRECARIATO DELLA REGIONE PUGLIA


La Regione Puglia vara un progetto per l'assunzione dei lavoratori socialmente utili
In Puglia ci sono 1971 lavoratori socialmente utili da stabilizzare. L'economia non si occupa di questi ma la Regione Puglia sì, anche in accordo e con il sostegno economico dell'ultima Finanziaria del Governo Prodi. L'obiettivo è far rientrare questi lavoratori nel normale mercato del lavoro. Si tratta della Delibera di Giunta Regionale n°1076 del 25 Giugno 2008, pubblicata sul B.U.R.P. (Bollettino Ufficiale della Regione Puglia) n.122.
La novità più importante riguarda i 20.000€ che saranno concessi direttamente al lavoratore che si autoimpiega, che insomma apre una partita IVA e si mette in proprio, magari sfruttando abilità e professionalità che il precedente lavoro non gli aveva dato modo di soddisfare. Basterà solo produrre la documentazione idonea e non andare in pensione nei due anni a seguire.
Il nucleo fondante di contributi riguarda però quegli LSU che rientreranno a lavorare in enti pubblici ed aziende private in forma stabile, dimostrando che la lotta al precariato non è un inutile slogan per la Giunta Vendola.
10.000€ in forma di contributo straordinario andranno agli Enti Pubblici che stabilizzino questi lavoratori nella loro pianta organica come dipendenti pubblici o come dipendenti di società che svolgano servizi per il Settore Pubblico, la cosidetta esternalizzazione dei servizi.
Saranno agevolate inoltre le imprese che decidono di assumere. Fra i lavoratori socialmente utili ci sono tante figure specializzate che potrebbero trovare nuova collocazione all'interno di imprese in crescita. Ce ne sono anche in Puglia che lo ricordiamo è la più dinamica tra le Regioni del Sud (dati Bankitalia). L'unico vincolo per la concessione del contributo è la assunzione a tempo indeterminato ma con un ulteriore vantaggio a carico delle imprese. Potranno far svolgere ai lavoratori un tirocinio formativo della durata massima di tre mesi. L'eventuale formazione esterna sarà pagata dalla Regione Puglia.
Questi lavoratori erano spariti dalle cronache, nessuno se ne occupava più ma il problema di un futuro senza certezze permane. Questo provvedimento che porta la firma dell'Assessore Marco Barbieri è anche la prosecuzione di un programma di svuotamento della platea storica di precari.
Finora lo ricordiamo erano a carico di tanti Enti Pubblici dove svolgevano una funzione spesso non compatibile con i profili professionali e dando luogo a numerose dispute sull'utilizzo di questi lavoratori e sulle risorse loro assegnate. Fatto sta che i problemi politici e sociali causati da una economia che non vuole regole e costrizioni rimbalzano alla politica. Per ogni lavoratore estromesso senza sua colpa dal ciclo produttivo si apre un problema in più per la politica. Ma la maggioranza di centrosinistra alla Regione Puglia ha a cuore questi problemi e li risolve.


Bari, 5 Settembre 2008

Il Consigliere regionale
Paolo Costantino

"Inquinanti e bastonati". Carica della polizia contro un presidio nonviolento a Grottaglie (TA)

Condanniamo la carica della polizia verso pacifici cittadini che stavanomanifestando contro il "terzo lotto" della discarica di rifiuti specialiubicata in località "La Torre - Caprarica" (tra Grottaglie e San Marzano).
I manifestanti erano un centinaio e avevano creato un "tappeto umano" difronte a camion pieni di rifiuti maleodoranti che perdevano percolato.Essi stavano attuando un'azione di resistenza passiva, seduti per terra.
I cittadini chiedevano che fosse verificato cosa trasportasseroeffettivamente quei camion e che l'Arpa facesse delle analisi di verifica.Il sindaco di San Marzano si è adoperato positivamente in tal senso,tentando di mediare con le forze dell'ordine. Ma è stato tutto vano. Lapolizia ha caricato e anche con una certa violenza. E' stata un'azioneunilaterale diretta a colpire una manifestazione assolutamente priva dipericoli per l'ordine pubblico. I cittadini infatti erano seduti per terrae attuavano una forma di resistenza passiva assolutamente nonviolenta. Visono le foto che testimoniano quanto è accaduto e che saranno inserite nelsito http://comitatopertaranto.blogspot.com
Altre informazioni sono su http://www.presidiopermanente.blogspot.com
Riteniamo che il comportamento delle forza di polizia di fronte ad azioninonviolente debba essere completamente diverso, improntato al dialogo,quando in gioco vi è la difesa della salute, dell'ambiente e della dignitàstessa dei cittadini. Episodi come questi non fanno molto onore a chidirige le forze dell'ordine. Occorre un cambio di mentalità comprendendofinalmente che le questioni ambientali si risolvono dialogando con icittadini e non lanciando le classiche cariche di polizia di scelbianamemoria.
Quale sovranità popolare rimane in mano ai cittadini se oltre ad essere"inquinati" vengono anche "bastonati"?

Alessandro Marescotti
PRESIDENTE DI PEACELINK
www.peacelink.it

venerdì 5 settembre 2008

Tutto deciso: niente primarie

TARANTO - Sarà Gianni Florido il candidato del Pd alla presidenza della Provincia per le elezioni della prossima primavera. Il nome di Florido è stato già individuato dall’esecutivo del Partito Democratico, anche se ora sarà l’assemblea provinciale a doverne discutere, nella riunione convocata per lunedì prossimo.

L’incontro si terrà presso l’auditorium del circolo Vaccarella, a partire dalle ore 17. «Il primo punto all’ordine del giorno — afferma il presidente dell’assemblea, Cosimo Nume — sarà la discussione sulla candidatura per la presidenza della Provincia, che l’esecutivo provinciale del Pd individua nella figura del Presidente uscente, Gianni Florido. Si parlerà, inoltre, delle prossime iniziative politiche e della ripresa dei lavori dopo la pausa estiva».

I lavori dell’assemblea saranno introdotti dal segretario provinciale del Pd, Donato Pentassuglia. In quella sede sarà finalmente chiaro se esistono componenti all’interno del Pd che vogliono avanzare proposte alternative rispetto a quella dell’esecutivo, che appunto vede nel presidente uscente il candidato naturale alle elezioni del prossimo anno. Florido, peraltro, ha già offerto la propria disponibilità alle eventuali primarie, se nel centrosinistra dovessero emergere altre candidature. Che al momento non ci sono. Resta sempre aperta la possibilità di un accordo con la componente Stefàno.

Taranto Sera

giovedì 4 settembre 2008

Politici di Professione

Riceviamo e pubblichiamo ...
Sono ancora molti che sostengono l'equazione attività politica = lavoro, in particolare , dove fare il "funzionario di partito" è un vero e proprio mestiere. Ci sono ragioni storiche ben precise per giustificare lo stipendio di Stato ai politici e risiedono nel fatto che, diversamente, soltanto le classi dei nobili o dei borghesi, che disponevano di danari propri, avrebbero potuto occuparsi di politica, tagliando di fatto fuori dalla politica la classe sociale dei lavoratori, che emergeva nell'ottocento ed era priva di mezzi. Ora questa tesi non ha più ragione d'essere, dal momento che vige la regola della conservazione del posto di lavoro per tutta la durata del mandato parlamentare o amministrativo.
In ogni caso nessuno si sognerebbe mai di negare una retribuzione al "mestiere" di politico, ovviamente commisurata all'attività ed ai risultati dell'"Azienda Italia" come ama dire oggi il Ministro Brunetta.
Vorrei ora portare ora la vostra attenzione sul seguente grafico frutto del lavoro di Antonio Merlo e citato dall'articolo de "La Voce": la linea rossa, che quantifica la consistenza dell'indennità parlamentare rapportandola al valore degli euro del 2005, è rimasta sostanzialmente invariata ad un livello, sinceramente contenuto, dalla nascita cella repubblica fino al boom economico (metà degli anni '60), da lì e fino agli inizi degli anni '70 è quasi quadruplicata, per poi scendere in maniera significativa in corrispondenza con la crisi energetica. Le indennità dei nostri parlamentari hanno quindi ripreso a crescere in maniera pressoché costante dalla fine degli anni '70 fino alla metà del 2000, decuplicando ormai, a parità di potere d'acquisto, l'entità di quanto percepito dai padri della patria! La risibile diminuzione dell'indennità parlamentare intervenuta dopo il 2005 sembrerebbe dovuta maggiormente alla spinta dell'indignazione popolare piuttosto che alla nuova grave crisi economico-morale che ci troviamo davanti e non è tale da poter essere considerata, a mio avviso, un'inversione di tendenza quanto piuttosto di un bieco tatticismo.Ma quello che fa maggiormente impressione del grafico riportato è la discesa del livello d'istruzione dei nostri parlamentari. La percentuale dei laureati era significativamente più alta negli anni 50 e 60, quando il livello d'istruzione del Paese era assai meno elevato, che non oggi quando, ad un generale accrescimento livello di scolarizzazione si somma l'inflazione del titolo di "laurea", attribuibile anche ad un ciclo di studi post secondaria di solo 3 anni, spesso neppure particolarmente qualificante. In parlamento si è passati dal 90% di politici laureati degli anni 50 a poco più del 60%, per giunta di lauree "svalutate" ottenibili pure nell'Università sotto casa, in un solo triennio!

Così la Gelmini diventò avvocato


Nella città calabrese l'anno precedente il record di ammessi con il 93 per cento .
Da Brescia a Reggio Calabria



L'esame di abilitazione all'albo nel 2001.Il ministro dell'Istruzione: «Dovevo lavorare subito»
Novantatré per cento di ammessi agli orali! Come resistere alla tentazione? E così, tra i furbetti che nel 2001 scesero dal profondo Nord a fare gli esami da avvocato a Reggio Calabria si infilò anche Mariastella Gelmini.
Ignara delle polemiche che, nelle vesti di ministro, avrebbe sollevato con i (giusti) sermoni sulla necessità di ripristinare il merito e la denuncia delle condizioni in cui versano le scuole meridionali. Scuole disastrose in tutte le classifiche «scientifiche» internazionali a dispetto della generosità con cui a fine anno vengono quasi tutti promossi.
La notizia, stupefacente proprio per lo strascico di polemiche sulla preparazione, la permissività, la necessità di corsi di aggiornamento, il bagaglio culturale dei professori del Mezzogiorno, polemiche che hanno visto battagliare, sull'uno o sull'altro fronte, gran parte delle intelligenze italiane, è stata data nella sua rubrica su laStampa.it da Flavia Amabile. La reazione degli internauti che l'hanno intercettata è facile da immaginare. Una per tutti, quella di Peppino Calabrese: «Un po' di dignità ministro: si dimetta!!» Direte: possibile che sia tutto vero? La risposta è nello stesso blog della giornalista. Dove la Gelmini ammette. E spiega le sue ragioni.
Un passo indietro. È il 2001. Mariastella, astro nascente di Forza Italia, presidente del consiglio comunale di Desenzano ma non ancora lanciata come assessore al Territorio della provincia di Brescia, consigliere regionale lombarda, coordinatrice azzurra per la Lombardia, è una giovane e ambiziosa laureata in giurisprudenza che deve affrontare uno dei passaggi più delicati: l'esame di Stato.
Per diventare avvocati, infatti, non basta la laurea. Occorre iscriversi all'albo dei praticanti procuratori, passare due anni nello studio di un avvocato, «battere» i tribunali per accumulare esperienza, raccogliere via via su un libretto i timbri dei cancellieri che accertino l'effettiva frequenza alle udienze e infine superare appunto l'esame indetto anno per anno nelle sedi regionali delle corti d'Appello con una prova scritta (tre temi: diritto penale, civile e pratica di atti giudiziari) e una (successiva) prova orale. Un ostacolo vero. Sul quale si infrangono le speranze, mediamente, della metà dei concorrenti. La media nazionale, però, vale e non vale. Tradizionalmente ostico in larga parte delle sedi settentrionali, con picchi del 94% di respinti, l'esame è infatti facile o addirittura facilissimo in alcune sedi meridionali.
Un esempio? Catanzaro. Dove negli anni Novanta l'«esamificio» diventa via via una industria. I circa 250 posti nei cinque alberghi cittadini vengono bloccati con mesi d'anticipo, nascono bed&breakfast per accogliere i pellegrini giudiziari, riaprono in pieno inverno i villaggi sulla costa che a volte propongono un pacchetto «all-included»: camera, colazione, cena e minibus andata ritorno per la sede dell'esame.Ma proprio alla vigilia del turno della Gelmini scoppia lo scandalo dell'esame taroccato nella sede d'Appello catanzarese. Inchiesta della magistratura: come hanno fatto 2.295 su 2.301 partecipanti, a fare esattamente lo stesso identico compito perfino, in tantissimi casi, con lo stesso errore («recisamente» al posto di «precisamente», con la «p» iniziale cancellata) come se si fosse corretto al volo chi stava dettando la soluzione? Polemiche roventi. Commissari in trincea: «I candidati — giura il presidente della «corte» forense Francesco Granata — avevano perso qualsiasi autocontrollo, erano come impazziti». «Come vuole che sia andata? — spiega anonimamente una dei concorrenti imbroglioni —. Entra un commissario e fa: "Scrivete". E comincia a dettare il tema. Bello e fatto. Piano piano. Per dar modo a tutti di non perdere il filo».
Le polemiche si trascinano per mesi e mesi al punto che il governo Berlusconi non vede alternative: occorre riformare il sistema con cui si fanno questi esami. Un paio di anni e nel 2003 verrà varata, per le sessioni successive, una nuova regola: gli esami saranno giudicati estraendo a sorte le commissioni così che i compiti pugliesi possano essere corretti in Liguria o quelli sardi in Friuli e così via. Riforma sacrosanta. Che già al primo anno rovescerà tradizioni consolidate: gli aspiranti avvocati lombardi ad esempio, valutati da commissari d'esame napoletani, vedranno la loro quota di idonei raddoppiare dal 30 al 69%.Per contro, i messinesi esaminati a Brescia saranno falciati del 34% o i reggini ad Ancona del 37%. Quanto a Catanzaro, dopo certi record arrivati al 94% di promossi, ecco il crollo: un quinto degli ammessi precedenti.
In quei mesi di tormenti a cavallo tra il 2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere, spiegherà a Flavia Amabile: «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l'esame per ottenere l'abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l'esame. Per gli altri, nulla. C'era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto». E così, «insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l'esame a Reggio Calabria». I risultati della sessione del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo scoppio dello scandalo, nel capoluogo calabrese c'era stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme.

Insomma, la tentazione era forte. Spiega il ministro dell'Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi». Del resto, aggiunge, lei ha «una lunga consuetudine con il Sud. Una parte della mia famiglia ha parenti in Cilento». Certo, è a quasi cinquecento chilometri da Reggio. Ma sempre Mezzogiorno è. E l'esame? Com'è stato l'esame? «Assolutamente regolare». Non severissimo, diciamo, neppure in quella sessione. Quasi 57% di ammessi agli orali. Il doppio che a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno. Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini. Da oggi, dopo la scoperta che anche lei si è infilata tra i furbetti che cercavano l'esame facile, le sarà però un po' più difficile invocare il ripristino del merito, della severità, dell'importanza educativa di una scuola che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste. Giustissime. Ma anche chi condivide le scelte sul grembiule, sul sette in condotta, sull'imposizione dell'educazione civica e perfino sulla necessità di mettere mano con coraggio alla scuola a partire da quella meridionale, non può che chiedersi: non sarebbero battaglie meno difficili se perfino chi le ingaggia non avesse cercato la scorciatoia facile?



Gian Antonio Stella

martedì 2 settembre 2008

Sulla Strada delle Primarie

Mi sa che alla fine mi darete la cittadinanza ("virtuale") di Laterza per quante volte posto su questo blog. Lo avessero i provinciali.. Che dire agli amici Francesco e Peppe Russi (a proposito, mi sento veramente strano a discutere con Peppe via post invece che per telefono… normalmente le nostre chiacchierate durano in media 25 minuti.. chissà che ne verrà fuori qua), che vogliono una politica partecipativa ad ogni costo? Che hanno ragione, ma sbagliano le modalità di applicazione. Florido non è calato dall’alto, lo conosciamo da 5 anni, non è uno nuovo imposto come capolista da Roma dal capataz di turno che deve soddisfare le correnti. E, a volte, la ricerca di un candidato a tutti i costi fa un po’ sorridere (come il Galletto). Io vedo Florido che, con molta umiltà, accetta le primarie. Vedo anche persone del PD che commettono delle grossolane fesserie politiche. Chiarisco quella che, secondo me, è stata una fesseria. A Taranto i PD locali hanno organizzato un incontro tra Florido e Stefano. Premetto che il segretario provinciale del partito di Stefano ha detto senza mezzi termini che appoggerà Florido, bacchettando implicitamente Stefano. I nostri dirigenti di Taranto che fanno? Invece di fregarsi le mani e incassare, organizzano un dibattito dando spunto a Stefano di mettere in imbarazzo Florido. Nell’intervista a Studio 100, subito dopo queso confronto, ho visto un Florido mortificato. Ovviamente Studio 100 ha subito evidenziato i contrasti e le faide della sinistra (facendo passare il messaggio di un PD di sinistra che lotta contro altri partiti di sinistra, tutti comunisti…), non dicendo che a livello provinciale i partiti dell’area Arcobaleno sono tutti con Florido. E allora, abbiamo contro i mass-media, abbiamo dirigenti che fanno fesserie politiche e ci mettiamo pure noi? Ma dai… Un’ultima cosa che non c’entra nulla. Ma perché gli anonimi non si firmano con nome e cognome. E’ dagli inizi degli anni ’90 che uso Internet , chatto e partecipo a forum e non l’ho mai capito. Pertanto, chiedo a tutti di uscire allo scoperto, tanto non hanno nulla da temere…

di Gianni Macchia