martedì 16 settembre 2008

Puttanate

di Marco Travaglio(Giornalista)
da L’Unità del 13 settembre 2008

Anche questa volta, è bastato l’annuncio della ministra Carfagna (quella che fa i calendari per camionisti e poi prova “orrore per le donne che volontariamente vendono il proprio corpo”) sull’arresto di prostitute e clienti per innescare il consueto dibbbattito tra favorevoli e contrari. Sui giornali, ormai, è un format fisso mutuato dai tg.Tizio è pro, tizio è contro. Così la gente (esclusi gli esperti, e dunque la ministra Carfagna) ne sa esattamente quanto prima.Nessuno pone l’unica domanda che aiuta a capire: la nuova legge è utile o no?Prima di scomodare filosofi, sociologi, vip, sottovip ed ex o aspiranti frequentatori di bordelli, sarebbe il caso di domandarsi se le norme annunciate servano o meno allo scopo che si prefiggono: stroncare la prostituzione di strada.Per qualcuno, l’espressione “arresto delle prostitute e dei clienti” suona bene, per altri suona male.Ma il problema è: davvero prostitute e clienti finiranno in carcere e dunque saranno dissuasi dal praticare le rispettive attività?La risposta, naturalmente, è no.Il carcere, come spesso avviene con queste gride manzoniane, resterà sulla carta (e meno male, visto che Angelino Jolie ha appena lanciato l’allarme sulle carceri sovraffollate).In Italia, com’è noto, la condizionale sospende le condanne fino ai 2 anni. E, anche se viene negata, le pene fino a 3 anni si scontano di solito al servizio sociale. Cioè fuori.Ora, la pena prevista per squillo e clienti va da 5 a 15 giorni di arresto.Il che significa che, per totalizzare più di 3 anni, bisogna farsi prendere sul marciapiede più di 72 volte, semprechè il giudice applichi il massimo della pena e che l’imputata/o confessi.Altrimenti sarà difficilissimo dimostrare che la signora era lì per prostituirsi e non di passaggio per caso; e sarà impossibile provare che il tizio sorpreso a parlare con lei stava contrattando sesso a pagamento e non, invece, chiedendo un’innocente informazione stradale.Il nuovo reato è a prova impossibile.Risultato, in un paese con 70 mila squillo da strada e oltre un milione di clienti: i tribunali saranno intasati da migliaia di nuovi processi (se ne sentiva il bisogno), che si concluderanno perlopiù con pene virtuali o con un nulla di fatto.Salvo lo sputtanamento - è il caso di dirlo - del cliente, che avrà la reputazione e la famiglia rovinate, e magari si sparerà per la vergogna.Si dirà: ma per gli sfruttatori la pena sale a 4-8 anni.Già. Ma il problema è prenderli. Oggi si intercetta il telefono della prostituta e si può risalire al pappone.Ma ancora per poco. La nuova legge sulle intercettazioni licenziata a luglio in fretta e furia dal Consiglio dei ministri vieta di intercettare per reati puniti fino a 10 anni. Inclusi sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.Non è meraviglioso? Dietro l’annuncio, il nulla. Ma chi lo racconta?In Italia si può annunciare qualunque bufala nell’ assoluta certezza che nessuno la smonterà. Pensiamo al fantomatico reato di immigrazione clandestina: tutti si son convinti sia stato istituito col pacchetto sicurezza, ma in realtà non esiste.Quello contenuto nel pacchetto, anzi nel pacco, è il reato di ingresso illegale in Italia.Che non punisce chi si trova in Italia senza permesso (e meno male, altrimenti gli attuali 60 mila detenuti potrebbero pure triplicare), ma chi viene sorpreso a entrarci: siccome è raro che un clandestino, nell’istante in cui entra, incontri un poliziotto che lo coglie sul fatto, tutti i nuovi entrati potranno raccontare di esser arrivati prima che entrare diventasse reato, e verranno tutti assolti.Una superbufala che fa il paio col reato di “mancata esibizione del documento d’identità senza giustificato motivo” creato dalla legge Turco-Napolitano e rimasto nella Bossi-Fini: l’immigrato irregolare che non esibiva il documento agli agenti veniva trascinato in tribunale e lì, alla domanda se avesse un giustificato motivo per non esibirlo, rispondeva: “Sì: non ho il documento”.E, secondo una tesi giuridica tutt’altro che avventata, veniva assolto (poi la Cassazione ha messo ordine in quelle leggi scritte coi piedi).Altra norma-spot: multe salatissime per gli accattoni.Ma se uno chiede l’elemosina, vuol dire che è povero in canna.E allora, di grazia, chi la paga la sua multa?Multare gli accattoni è come accecare i non vedenti, tappare la bocca ai muti, evirare gli eunuchi, prendere le impronte ai monchi.Tutto accade quotidianamente sotto i nostri occhi.Ma non lo vediamo più.


18 Settembre 2008 Sciopero della pagnotta

Tutti uniti in piazza per opporsi al carovita. È questa l'iniziativa lanciata oggi dalle associazioni dei consumatori nella conferenza stampa di presentazione della giornata di protesta che si terrà a Roma, in Piazza Montecitorio, giovedì prossimo. «Uno sciopero della pagnotta - così è stato ribattezzato l'evento - per ricordare al Governo, al Parlamento e alle istituzioni regionali la priorità tutelare il potere d'acquisto degli italiani». E che, per configurarsi come tale, chiedono le associazioni, deve comportare un boicottaggio da parte dei consumatori proprio verso quei «prodotti che hanno registrato i maggiori aumenti». Il pane (+30% rispetto al 2008) appunto, oltre alla pasta (+35% rispetto al 2008) e ai carburanti ( la spesa per la benzina è aumentato nel 2008 di 204 euro, mentre quella per il gasolio di 312 euro).«Speculazione finanziaria e caro-petrolio», hanno rilanciato le sedici sigle a difesa dei consumatori, unitamente a comportamenti irresponsabili di numerosi operatori, sono le cause del forte aumento dell'inflazione e della caduta dei consumi. I dati presentati dall'Istat, sottolinea tra gli altri Codacons, sono allarmanti: il tasso d'inflazione è stato rivisto al rialzo e segna a fine agosto «un +4,1%. Una tendenza che avrà ripercussioni pesantissime sulle tasche dei cittadini, e determinerà a fine anno una maxi-stangata da 1.700 euro a famiglia». Per di più, ribattono le associazioni, gli effetti della delicata situazione economica già si vedono: «una mensilità di lavoratori e pensionati è stata bruciata dagli aumenti già avvenuti e un'altra mezza mensilità sarà bruciata dall'aumento delle tasse a causa dell'inflazione».Una situazione critica, insomma, cui occorre porre rimedio in tempi rapidi. Ecco perché le sigle chiedono un incontro con il presidente del Consiglio per discutere varie proposte su diversi fronti. Sul capitolo prezzi e tariffe la richiesta è quella di «un provvedimento straordinario di moratoria (prezzi e tariffe bloccate) fino al 30 giugno 2009 e una tariffa sociale elettrica estesa anche al gas e Iva sul gas metano al 10% anche per il riscaldamento». Altro tema spinoso è quello della scuola. Per la quale le associazioni chiedono «sanzioni contro chi non rispetta i tetti di spesa per i libri di testo; l'incentivo all'utilizzo dei libri in comodato d'uso e il mercato dell'usato; possibilità di scaricare i libri da internet (e-book), con il solo pagamento dei diritti d'autore». Sul fronte carburanti poi l'obiettivo è quello di un allineamento temporale tra le variazioni dei prezzi dei carburanti ed il costo al barile del petrolio. Quanto ai generi alimentari e ortofrutta, infine, le sedici sigle chiedono la definizione con gli operatori di «panieri regionali o provinciali» a prezzi calmierati.

lunedì 15 settembre 2008

Replica a FI

La sezione laertina del Partito Democratico prende atto dell'attenzione che, a distanza di oltre un anno, la Giunta Cristella ha posto finalmente nei confronti della questione dei cattivi odori che sta negativamente condizionando la vita dei laertini.Sin ora, infatti, le interpellanze dei consiglieri del PD avevano ricevuto risposte evasive, se non addirittura mirate ad un ridimensionamento del problema.Noi, democratici, siamo oltremodo sconcertati nel vedere che la reazione dell'amministrazione sembra animata più dalla necessità di difendere la propria parte politica e le personalità chiamate in causa dal nostro comunicato stampa (Giunta Cristella, Fitto, Berlusconi), che dall'interesse per le istanze che provengono dalla comunità.Ricordiamo che non più di due mesi fa la il sindaco, invece, di sollecitare una risposta dell'azienda, così come intimato con la sua ordinanza n.25 del 25 giugno 2008, ha invitato il neo-costituito Comitato Cittadini per l'Ambiente ad "evitare di sollevare strumentali e dannosi polveroni", a " lasciare la piazza" e a "scegliere luoghi e atteggiamenti più idonei per esprimere le proprie ragioni" salvo poi revocare la chiusura con l'ordinanza n.27 del 30 giugno 2008 basandosi sulla comunicazione da parte dell'azienda Appare curioso, quindi, che oggi il coordinamento di FI attribuisca all'amministrazione provinciale atteggiamenti di chiusura nei confronti della cittadinanza confondendo peraltro due provvedimenti di carattere amministrativo con scelte politiche.A nostro avviso sembra una chiara dimostrazione di una politica vicina al potere e lontana dalla gente, riproduzione di un triste teatrino autoreferenziale.Una politica che non tutela i cittadini e, come nel caso del Comitato di Via delle Liberta, li invita al silenzio, a rinunciare a un diritto indiscutibile e a un bisogno fondamentale: vivere meglio, senza puzza. I consiglieri del PD, invece, da circa un anno hanno cercato di affrontare e risolvere questo problema, manifestando in piazza insieme ai Comitati, portando interpellanze inascoltate in consiglio comunale, informando la gente, chiedendo interventi alle Istituzioni e lottando in aula consiliare.Se poi vogliamo valutare l' attivita' della Regione e della Provincia e' facile documentarsi sulle politiche sociali per l'inserimento professionale, che vanno da Bollenti Spiriti ai nuovi fondi per la formazione professionale, non ultimo va ricordato anche l'approvazione del Piano Sanitario. Ci dispiace, invece, ricordare l'ondata del federalismo del Governo Berlusconi che ha cancellato gli Eurostar Pugliesi, promesso il taglio di 87.000 insegnanti in tre anni e stimato importanti tagli sulla spesa sociale. Noi non vogliamo fare miracoli, ma ci preme garantire ai cittadini la possibilità di vivere meglio.

La rinegoziazione dei mutui è una favola(e la surroga quasi impossibile)

Le nuove normative dovrebbero combattere gli aumenti dei tassi
Ma non aiutano gli utenti. Spesso sono disapplicate o applicate a favore delle banche
Mutui, la rinegoziazione è una favola(e la surroga quasi impossibile)


Le denunce: "Mi hanno abbassato la rata, ma dovrò pagare per altri 16 anni""Ho chiesto il passaggio gratuito a un altro istituto, ma non ce l'avrei fatta senza l'avvocato"di ROSARIA AMATO
ROMA - "Rinegoziando il mutuo guadagnerei un euro": è l'ironica segnalazione di un lettore di Repubblica all'indomani dell'entrata in vigore dell'accordo Abi-governo sui mutui. Un caso limite (in genere le proposte spedite in questi giorni dalle banche sono più sensate...) ma sintomatico della delusione dei titolari di mutuo, che si aspettavano vantaggi autentici dalla nuova normativa. Adesso cominciano invece a sospettare che abbiano ragione le associazioni dei consumatori, che ne sconsigliano in blocco l'adesione, salvo che "si sia già con l'acqua alla gola". L'accordo è stato presentato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti come un contributo per proteggere il potere d'acquisto delle famiglie. Arriva oltre un anno dopo la surroga, prevista dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni, e avviata tra mille difficoltà. Forse perché agli utenti bancari conviene davvero? La inadempienza delle banche è stata anche stigmatizzata dell'Antitrust, che ha inflitto multe per 10 milioni di euro a 23 istituti di credito che di fatto non applicavano le norme sulla portabilità. Le segnalazioni degli utenti: proposte 'cappio' "Debito attuale - spiega Manlio Fortini in una lettera a Repubblica - euro 225.000 (rata 1500 euro) con 27 anni ancora da pagare su un mutuo variabile trentennale; mi propongono una rata di 1280 euro, inferiore di circa 220 euro, ma con la sorpresina finale di avere tra 27 anni un debito rimanente sul conto accessorio su cui vanno a confluire i "finti risparmi" ancora di euro 165.000, con ulteriore durata di 197 mesi (16 anni e 5 mesi), sempre che non aumentino i tassi".

Veleni a Taranto capi abbattuti

Erba e terreni avvelenati dalla diossina: per questo mille capi daallevamento, compresi i piccoliche stanno nascendo, dovranno essereuccisi. La notizia è arrivata ieri in via definitiva alle setteaziende che da sempre campano di allevamento, a Taranto, avendo comeminaccioso skyline l'impianto Ilva. Più che una minaccia, una realtà.Gli eccessivi valori di diossina che emergono dai suoi camini, da annidenunciati da Peacelink e dalle altre associazioni cittadine, nelsilenzio del resto d'Italia continuano a crescere. Lì si produce il90% della diossina italiana, con valori di 4 volte superiori allamedia nazionale. Maria Fornaro, 39 anni, della Masseria Carmine, èdisperata: «Uccideremo animali innocenti nonché la nostra fonte direddito. L'unica». Già, il reddito. Sono stati predisposti irisarcimenti: 160 mila euro per le 7 aziende. Compresi i costi ditrasporto degli animali, abbattimento e smaltimento delle carcasse. Epoi? «Si potrà allevare soltanto a stabulazione fissa, cioè senza farpascolare gli animali, perché la nostra terra è inquinata e nonpossono mangiare l'erba ». E i tarantini, possono mangiare la lattuga?
Stefania Divertito

venerdì 12 settembre 2008

Miroglio, chiude anche Ginosa

I sindacalisti provinciali e aziendali di Cgil, Cisl e Uil, raccontano al “Corriere” in un’intervista collettiva, il risultato del loro incontro con i rappresentanti dell’azienda nella sede dell’Assindustria


Dev’essere passato Tuthankamon in queste lande.
La Miroglio dopo aver chiuso Castellaneta, vuol chiudere anche Ginosa, in cui lavorano 238 dipendenti. Operai e sindacati sono al lavoro per salvare il loro posto di lavoro e una parte del già magro reddito territoriale.
Ieri ampio tavolo in Assindustria: i lavoratori della Miroglio erano rappresentati dai sindacalisti provinciale e aziendali Giuseppe Massafra e Massimo Gravina (Cgil), Giuseppe Maffucci e Mario Toma (Cisl), Nicola Calabrese e Fulvio Egitto (Uil); l’Assindustria era rappresentata dal direttore Franco Murgino, la Confindustria da Giorgio Meschiari, relazioni industriali della Confindustria e la Miroglio era rappresentata da Giuseppe Bertolino, Nicola Russiello e Michele Leogrande.
I rappresentanti dei lavoratori della Miroglio, accompagnati da Franco Germinario, son venuti al Corriere per raccontare al “Corriere” in un’intervista collettiva, il summit al quale hanno partecipato.
Sono arrivati al giornale quando mancava la corrente, si saliva a piedi, nelle scale la notizia nella sua nudità e asprezza: vogliono chiudere; ci hanno detto a muso duro: chiudiamo.
Comincia il racconto dell’incontro. Dicono: era un incontro importante, programmato da luglio, già periodo di crisi, per fare il punto su: situazione Cigo (cassa integrazione guadagni ordinaria), rilancio dell’azienda verificando le possibilità di un suo inserimento nel distretto regionale e riqualificazione del prodotto.
Ed invece?
Invece l’azienda ha detto che il sito di Ginosa non è più produttivo e che pertanto ha deciso la cessazione dell’attività.
E voi? qual è stata la vostra risposta?
Di stupore e sconcerto, anche per la perentorietà con la quale ci è stata comunicata la loro decisione...
Una decisione che serpeggiava...
Un sospetto lo avevamo; ma anche una speranza che così non dovesse essere.
Che cosa vi insospettiva?
Che al ritorno in azienda dalla Cigo non c’era nessun segno che l’azienda volesse riprendere l’attività, nessun segno di interesse...
Azienda vuota... E le speranze?
Noi, per salvare il nostro lavoro e il nostro reddito avevamo allacciato molte relazioni: con i Comuni di appartenenza dei nostri lavoratori, Ginosa e Laterza, in primis, ma anche Castellaneta, Mottola e Palagianello, avevano interessato Provincia e Regione e, grazie all’interessamento dei sindacati confederali avevamo ottenuto un incontro con il Governo che si terrà lunedì prossimo.
Ma la vostra speranza da queste relazioni qual era?
Che l’incontro di oggi fosse interlocutorio, che la discussione rimanesse, per così dire aperta...
Invece la notizia della cessazione ...
Perentoria e brutale.
In concreto che cosa avete in animo di fare?
Innanzi tutto abbiamo respinto l’idea che l’azienda di Ginosa sia una della quale dichiarare la cessazione d’attività, anche perché fino a poco tempo fa, qualche mese, la stessa azienda che oggi vuole la cessazione diceva che lo stesso stabilimento di Ginosa fosse strategico...
Si sono accorti in ritardo che si sbagliavano...
Invece, sanno benissimo che l’azienda ginosina per tecnologia e professionalità dei dipendenti è ancora in grado di aprirsi a nuovi mercati, anche internazionali, e di essere competitiva con l’alta qualità. In parole più semplici l’azienda abbandona un tipo di mercato e non ha intenzione di trovare un altro, pur sapendo che potrebbe avervi spazio. L’azienda non vuole mettere a frutto la sua tecnologia e la nostra professionalità.
Un summit risoltosi nel modo peggiore per lavoratori e sindacalisti, che si fa?
Innanzi tutto domani (oggi, ndr) le Rsu hanno organizzato un’assemblea in azienda alla quale parteciperanno anche le segreterie provinciali dei sindacati confederali. Bisogna informare tutti i lavoratori della situazione. Venerdì ci saranno due ore di sciopero per turno. Lunedì e martedì prossimo 8 ore di sciopero. Lunedì manifestazione a Roma...
Ma lunedì non avete l’incontro con il governo?
Sì, lunedì al ministero dello Sviluppo economico, quello di Scajola, si terrà un incontro fra un rappresentante del Governo, qualche Miroglio in persona, un esponente della Regione, il sindaco di Ginosa Luigi Montanaro e noi, con anche i sindacati nazionali. Ma insieme con noi verranno in più pulmann, alcuni messi da noi, altri dai Comuni più interessati a questa vertenza, Ginosa e Laterza, quasi tutti i lavoratori della Miroglio ginosina.
Infine il 16 assemblea generale in azienda per analizzare ciò che sarà successo a Roma.
Avete messo nero su bianco le richieste che farete al Governo?
Al Governo chiediamo che si impegni per tutte le aree del Sud attraversate dalla crisi. Ma soprattutto chiederemo una verifica del rispetto degli impegni che la Miroglio aveva preso con la legge 181 e 488. Infine chiederemo che la Miroglio riprenda ad interessarsi per il sito di Ginosa...
Che fino a qualche mese fa era strategico...
Poi, dopo che avremo saputo dalla Miroglio e dal Governo...
Quale sarà il vostro destino secondo loro...
Abbiamo in agenda un incontro con la Regione.
L’intervista è finita, i sindacalisti di Ginosa e Laterza devono raggiungere le loro case, la giornata è stata lunga e intensa. E sgradevole.
Hanno detto sulle scale, al momento dei saluti, i sindacalisti: diremo al Governo che qui in queste terre, con tutte queste aziende in crisi e in chiusura, siamo all’incubo della desertificazione. Occorre una attenta politica industriale.
Chiudere una fabbrica come se fosse un pollaio è un segno dei tempi: in cui l’utile prevale sul giusto e in cui la contabilità dell’hic et nunc, del qui ed ora, cioè dell’avidità e della miopia, prevale sul senso etico che bisogna fare il possibile per costruire una comunità. Ma se la fabbrica è stata generosa con l’imprenditore, dandogli dedizione ed alta produttività, e se può essere riconvertita e restare competitiva e l’imprenditore nemmeno dubita della giustezza della sua decisione il segno è di imbarbarimento. E se con lo stesso imprenditore è stato anche generoso lo Stato, con aiuti miliardari al suo insediamento in una zona da industrializzare, allora si è dinanzi non all’imprenditore-demiurgo cantato da Schumpeter, ma a finanzieri, a gente che gioca con i soldi, meglio se degli altri.
Ma che cosa provoca questa epidemia aziendale? La Miroglio dopo aver chiuso Castellaneta, tre anni fa, ora vuol chiudere Ginosa, dalle altre aziende dello stesso territorio non giungono notizie di presente stabile e di futuri rosei, un collega ammonisce: ma hai detto a quei sindacalisti che Cristo è ancora fermo ad Eboli? E un altro la mette in ironia: e che qui aleggia il fantasma di Tuthankamon, il faraone egizio la vista della cui mummia porta sventure? Se la si smettesse di allettare imprenditori già paghi con soldi pubblici e si impostasse un’altra politica economica, il fantasma di Tuthankamon se ne tornerebbe nella sua mummia.

dal Corriere del Giorno di Michele Cristella

Rifiuti, "Così ho avvelenato Napoli"L'Espresso.



Il racconto del boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari di G. DI FEO e E. FITTIPALDI

La scuola, il futuro, il nostro Sud


Come la maggior parte di noi, seguo in questi giorni il dibattito e le problematiche sulla riforma scolastica che il governo in carica vuole farci accettare come utile e migliorativa. Ma così non è perché:i tagli alla spesa scolastica e l’introduzione del “maestro unico” comporteranno· il taglio numerico degli insegnanti italiani nelle scuole pubbliche e dunque crescerà a dismisura il numero degli insegnanti tra i disoccupati;· le famiglie italiane saranno costrette a ritirare i figli da scuola entro le ore 12.30, con conseguente disagio sociale, lavorativo ed economico dei genitori, che avranno meno tempo per lavorare e dunque meno reddito e contemporaneamente più spese da sopportare per le attività istruttive ed educative non fornite più dalla scuola pubblica;· la maggior parte delle famiglie italiane avrà figli poco e male istruiti, perché il maestro unico conoscerà e saprà trasmettere poco di tutto, con una conseguente riduzione di preparazione degli alunni che avrà effetti sul loro futuro scolastico, sociale e lavorativo;· ci sarà una riduzione dell’efficacia della scuola quale strumento di elevazione spirituale dell’uomo e di progresso civile, sociale ed economico di tutta la società;· gli studenti italiani che andranno a scuola per la prima volta con un maestro unico, saranno proiettati indietro nel tempo, con una preparazione non idonea con le esigente sociali e lavorative contemporanee;Ma, naturalmente, ciò non sarà per coloro che potranno permettersi di pagare la scuola privata!Il divario tra la preparazione scolastica dei figli dei ricchi, che potranno pagare per una istruzione di qualità, rispetto ai figli della maggior parte degli italiani crescerà sempre di più, con notevoli danni sociali;il diritto all’istruzione, costituzionalmente garantito, verrà calpestato in danno dei meno abbienti e ciò eliminerà del tutto ogni speranza di funzionamento dell’ascensore sociale, già gravemente compromesso.Il figlio dell’operaio non avrà più la possibilità di avere la stessa istruzione e preparazione del figlio del notaio e dunque sarà destinato a poter svolgere al massimo lo stesso lavoro del padre.i figli degli italiani non saranno messi in condizione di avere tutti le stesse opportunità di partenza per il futuro;non ci si potrà impegnare per essere più bravo e meritevole “ per fare strada nella vita”, perché la differenza tra il bravo ed il meno bravo sarà fatta dalla dichiarazione dei redditi della famiglia di provenienza;E noi del Sud cosa diciamo? Da noi ci sono le famiglie con i redditi più bassi rispetto al nord, ci sono più disoccupati, c’è meno lavoro, lavorano meno le donne e dunque abbiamo più famiglie mono-reddito.Noi non potremo pagarci la scuola privata e rimarremo indietro.Ci stanno negando ogni possibilità di crescita economica e sociale!Non glielo possiamo permettere!Questo il leader leghista non l’aveva capito subito, aveva attaccato la ministra....ma poi.. ha capito ed ha cambiato idea!E’ in ballo il nostro futuro, il futuro del Sud, il futuro dell’Italia tutta, perché l’Italia deve ripartire dal Sud!Nelle nostre città, il 26, 27 e 29 settembre dobbiamo chiedere il rispetto del diritto all’istruzione costituzionalmente garantito e dobbiamo gridare più degli altri contro questa riforma!


Chiaramaria Anastasia

Costituente regionale del PD Puglia

Consigliere comunale del Comune di Grottaglie

giovedì 11 settembre 2008

Progeva e cattivi odori, il Pd chiede chiarezza

Il caso dell’estate in un Consiglio monotematico

Il Partito Democratico di Laterza ritorna sul caso Progeva.L’occasione è data dal prossimo Consiglio comunale monotematico (in programma presso la Cittadella della Cultura, probabilmente il 16 settembre e con l’intervento del presidente della Provincia Florido), che affronterà «il problema dei cattivi odori che sta affliggendo il paese».«La discussione su questa complessa questione - si legge in una nota del Pd - deve a nostro parere svolgersi nel luogo da noi ritenuto più idoneo, il Consiglio comunale, nella speranza che quest’ultimo riacquisti la sua centralità nella vita civile e politica del nostro paese. Noi democratici, denunciamo un mancato rispetto della sensibilità dei nostri concittadini da parte di questa Amministrazione che ha superficialmente bollato come riottosa la spontanea e civile protesta di una parte della cittadinanza attiva e responsabile, organizzata in Comitati».«Il sindaco - continua la nota del Pd - ha chiesto di abbandonare la piazza, bene noi riteniamo che occorra ritornare nei luoghi istituzionali per discutere e approfondire, ma guardiamo comunque con attenzione ed interesse alla sincera mobilitazione di chi legittimamente spera che Laterza torni ad essere un paese rinomato per la freschezza e la salubrità dell’aria. Riteniamo altresì, che le garanzie date sinora siano totalmente insufficienti e pertanto chiediamo alle Istituzioni di effettuare tutti i controlli al fine di predisporre tutte le misure necessarie alla eliminazione delle emissioni maleodoranti».«Cosa ci ha portato a questa situazione? Secondo noi democratici la mancanza di lungimiranza unita ad una totale assenza di una idea di sviluppo per il nostro territorio. Ci chiediamo perché quella azienda doveva sorgere in un comune, come il nostro, che negli anni si è caratterizzato per la valorizzazione delle tipicità gastronomiche? E soprattutto perché doveva sorgere così vicino al centro abitato?».«Inoltre - puntualizza il Pd - ci corre l’obbligo precisare che non è assolutamente vero che la Progeva è “arrivata” a Laterza nel 1999, come affermato dal sindaco nella risposta all’interpellanza della minoranza: infatti la società si è costituita solo il 25 maggio del 2000 in quel di Castellana Grotte. Una variante urbanistica, esecutiva, era stata già approvata dalla giunta Cassano per una quota parte di quell’area ora occupata dalla Progeva, ma quella variante aveva la finalità permettere l’insediamento di uno stabilimento per la produzione di salotti, un’azienda, quindi, sostanzialmente diversa dalla Progeva. L’amministrazione, quindi, che ha fatto questa scelta politica e che pertanto se ne deve assumere le responsabilità è la Giunta Cristella. È appena il caso di ricordare che in quegli anni il governo (lo Stato...) era guidato da Silvio Berlusconi, che la giunta regionale era presieduta da Raffaele Fitto e la giunta provinciale da Rana: con l’affermazione a Laterza del centrodestra si completò il ’filo conduttore’ che avrebbe risolto miracolosamente tutti i problemi. Ma si sa. Le promesse fatte sull’effimero durano lo spazio di un mattino e alla fine resta solo il ricordo».»

dal Corriere del Giorno

Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.

Da Vanity Fair, 10 settembre 2008


Poveri ingenui. Ancora lì a menare scandalo che una ministra berlusconiana, la molto materna Mariastella Gelmini, dicastero dell’Istruzione, bresciana con l’accento del Lago di Garda, reginetta dei grembiuli e della meritocrazia scolastica, imbrogliasse chilometri e smagliature burocratiche per correre da Brescia a Reggio Calabria a sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato. Ovvio che l’ha fatto, dice lei. Laggiù era più facile passare l’esame. Si promuoveva il 93 per cento dei candidati, mentre nel gelido Nord passava solo il 31 per cento (dati dell’anno 2001). “Avevo fretta. E la mia famiglia di poveri agricolotori - aggiunge con tocco di melodramma sociale - non poteva mantenermi ancora a lungo”.Ma come?, sostengono i poveri ingenui. Con quale coraggio, sei anni dopo, sdraiata tra i velluti del ministero, annunciando tagli per 87 mila posti di lavoro, discetta di merito e rigore scolastici, lei che li scansò rifugiandosi al Sud? Con che faccia accusa d’insipide scarsità culturali i professori meridionali, lei che addirittura viaggiò una notte per riempirsene il piatto? A che titolo si impanca contro il lassismo, contro gli eccessi del buonismo didattico e dell’utopia egualitarista, tutti veleni del molto odiato Sessantotto?Poveri ingenui. Quel che tra voi è un disdoro - la furbizia, il silenzioso imbroglio di saltare una fila, il piccolo furore di agguantare a tutti i costi un vantaggio, falsificare un bilancio, evadere le tasse, irridere una regola o perlomeno aggirarla - per altri è un vantaggio e un merito. Il più luminoso dell’Era italiana che ci tocca vivere. Nella quale il primissimo cittadino, dribblando prescrizioni giudiziarie, viaggia dentro l’ammirazione dei suoi elettori, circondato da almeno due dozzine d’avvocati.

Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.(Foto di flòflò1971 da flickr.com)

Segnalazioni

Sabato 13 settembre, in contemporanea alla Notte Bianca di Genova, La Notte Grigio Topo di Beppe Grillo.

Ospiti sul palco Marco Travaglio e Ferruccio Sansa. Consorzio Pianacci, via della Benedicta, 14 - ore 21 Martedì 23 settembre Saverio Lodato e Roberto Scarpinato presentano "Il ritorno del principe".

Partecipano Paolo Flores d'Arcais, Andrea Purgatori, Paolo Ricca e Marco Travaglio.Roma, Teatro Quirino - ore 21Ingresso libero fino a esaurimento posti (capienza del teatro: 900 posti)

L'emergenza rifiuti "risolta" - guarda il video di Antonio da Afragola (NA)

Una storia italiana (The Economist) Traduzione a cura di Italiadallestero.info

Leggi anche la sentenza del Tribunale Civile di Milano che ha rigettato le domande avanzate da Silvio Berlusconi nei confronti dell'Economist, dopo che questi aveva citato il settimanale britannico per diffamazione, a seguito di una famosa copertina che, prima delle elezioni del 2001, titolava "Why Silvio Berlusconi is unfit to lead Italy" (perché Silvio Berlusconi non è adeguato a guidare l'Italia).

mercoledì 10 settembre 2008

Tagliano il futuro

“Ci sono aree sulle quali è necessario operare tagli. Ma non è certo quello della scuola il settore in cui portare la spesa pubblica al di sotto della media europea. Il futuro dell’Italia si gioca su formazione, scuola, ricerca e università”. In un’affollata conferenza stampa tenutasi presso la sede del PD di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, il segretario Walter Veltroni attacca il governo, criticando aspramente i tagli operati dal governo nel settore della pubblica istruzione. 7 miliardi e 800 milioni di euro di tagli in tre anni. 87mila insegnanti in meno, 42mila di personale Ata. La scuola passa da settore strategico a solo capitolo di spesa. Con conseguenze disastrose. “Non c’è nessuna ispirazione strategica dietro queste scelte, ma solo drammatici effetti. Il primo – spiega Veltroni – è la conclusione o la netta diminuzione del tempo pieno alle elementari e il tempo prolungato alle scuole medie”. Nonostante le vuote rassicurazioni del ministro Gelmini, infatti, “non ci sono le possibilità di mantenere gli standard attuali, ponendo così fine ad un’esperienza educativa e sociale importantissima”.Sì, perché, sottolinea il leader del PD, “la scuola non deve essere un ammortizzatore sociale ma è il primo grande luogo che fa della giustizia sociale e delle pari opportunità il proprio obiettivo prioritario. Altro effetto indesiderato dei tagli alla scuola, “è la chiusura degli istituti in tanti piccoli centri, nelle isole minori e nei comuni di montagna. Le conseguenze avranno un aumento dei costi per gli enti locali, un aumento dei numeri nelle scuole, e, ancora più grave, un aumento dell’abbandono scolastico”. Il terzo drammatico effetto della cura Tremonti-Gelmini è la “riduzione del numero degli insegnanti di sostegno, all’interno del taglio del corpo insegnanti”. All’interno di questo desolante quadro, la cosa più assurda è che “a pagare il prezzo più alto saranno ancora una volta le donne. Donne insegnanti che lavorano, e donne che devono prendersi cura dei figli o degli anziani e che a causa del cambio di abitudini quotidiane, dettate dalla fine del tempo pieno, avranno mille difficoltà in più”. Ultima conseguenza di questa scellerata politica è che “si continua a penalizzare il lavoro degli insegnanti, degli insegnanti precari in particolare”. Il messaggio lanciato oggi da Veltroni, affiancato dal ministro ombra dell’Istruzione Mariapia Garavaglia, dall’ex ministro Giuseppe Fioroni, dal ministro ombra per le Politiche giovanili Pina Picierno, e da Maria Coscia, deputato PD in commissione Cultura alla Camera, è chiaro: il tema della scuola, della formazione, dell’università rappresenterà una piattaforma politica per quanto riguarda l’azione politica del PD. “E’ per questo – annuncia Veltroni – che abbiamo indetto per il 26, 27 e 29 settembre lo scuola day, in cui parlamentari ed esponenti del Partito Democratico incontreranno gli studenti e le famiglie”. Secondo Veltroni, infatti, ciò che serve “è un patto forte tra le famiglie e la scuola”, altro che il voto in condotta e il maestro unico. “Governare – spiega – è qualcosa di diverso dal fare annunci. Tanti annunci, ma una politica seria che trasformi la scuola in una risorsa invece che in un problema non si vede assolutamente”.E’ a questo fine che il ministro ombra dell’Istruzione Mariapia Garavaglia rivolge “un accorato appello alla stampa per spiegare bene ai cittadini e all’opinione pubblica ciò che accadrà alla scuola italiana. Le norme che il governo ha messo in atto per decreto legge – evitando così il confronto parlamentare – sono una rovina per la scuola. Decreti che fermano il tempo, e che non danno futuro”. Secondo Garavaglia il governo vuole ripristinare “una scuola che non c’è più, quella di decine di anni fa. Si parla di merito – aggiunge – ma l’unico criterio che c’è dietro la riforma è quello economico-finanziaria. Come si potrà garantire il tempo pieno e prolungato se si tagliano classi, personale, insegnanti e intere scuole?”.Secondo l’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni è impossibile. “Avevamo già incontrato mille difficoltà senza fare tagli al settore, ora è impossibile. Serve una riqualificazione della spesa pubblica, non tagli indiscriminati. Fare lo sconvolgimento della scuola tramite decreto è una vergogna”. L’ultimo regalo del ministro Gelmini, dunque “è una scuola più vecchia, in cui i precari che mandano avanti le classi da decine di anni sono visti come ‘parcheggiatori abusivi’ e vengono invitati a dedicarsi al settore turistico, invece che a quello dell’istruzione”. Maria Coscia, dati alla mano, non può fare a meno di analizzare “l’effetto che questi provvedimento avranno sulle abitudini quotidiane dei cittadini italiani. Alle 12,30 i bambini saranno a casa e rappresenteranno un problema soprattutto per le donne che lavorano. Vi sarà una riduzione drastica di tempo pieno e prolungato e delle attività pomeridiane dei ragazzi. Con la riduzione degli insegnanti, inoltre, aumenteranno le difficoltà di integrazione dei bambini rom e immigrati”. Addio anche ad aspirazioni meritocratiche: “Per la valutazione del merito c’è bisogno di un piano straordinario di aggiornamento e formazione degli insegnanti”. Piano che ovviamente non è neppure stato messo in agenda dal governo. Conclude Pina Picierno: “Società della conoscenza e diritto allo studio per noi non sono slogan, ma obiettivi. Nel merito e nella formazione sta il futuro buono del nostro Paese. Faremo di tutto in Parlamento per evitare questo sfregio”.
Stefano Cagelli

I parlamentari pugliesi del PD chiedono un incontro urgente al Ministro dei Trasporti.

Arriva la dura presa di posizione dei parlamentari pugliesi del PD di fronte al declassamento delle tratte ferroviarie che da Taranto e Lecce conducono a Milano.
A firmare l’interrogazione a risposta urgente, invitata al Ministro Matteoli, è l’onorevole Ludovico Vico, parlamentare che guida la cordata di colleghi tra cui anche il Ministro ombra dei trasporti Andrea Martella.
Una levata di scudi che nell’interrogazione non manca di sollevare le questioni della mobilità e dell’interesse nazionale verso una regione che nello scenario economico e culturale del sud Italia e della nazione ha molto da dire. Così non manca il riferimento ad Alitalia e al suo piano di tagli che guarda caso riguardano ancora gli aeroporti pugliesi.
Abbiamo chiesto un incontro urgente al Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli e alla presenza del nostro Ministro ombra Martella – dice Vico – per discutere di quella che ci sembra una chiusura netta verso le ambizioni di un territorio con grandi opportunità di sviluppo ma che viene tagliato fuori dai programmi di investimento di Alitalia e Trenitalia.
Ma l’interrogazione, nel caso specifico, affronta soprattutto i problemi legati al trasporto su rotaie.
Quello che è accaduto la scorsa domenica sull’Eurostar Lecce-Milano ha del terzo mondo – continua Vico – pertanto ci sembra quanto mai inappropriato parlare come fa Trenitalia solo di treni che cambiano nome. Qui di fatto la sostituzione dell’Eurostar Etr500 con i ribattezzati Eurostar City che altro non sono che i vecchi Trans Europe Express anni ’80, implica una rilettura dei piani nazionali verso questo territorio. Si considerano i nostri viaggiatori di serie B, si confina al nord tutto il progetto dell’alta velocità e probabilmente si considera come un danno necessario ma ammortizzabile anche il futuro dei 40 lavoratori addetti al servizio ristorazione che prima garantivano pranzi, cene e snack decenti a chi da Lecce o Taranto voleva raggiungere il capoluogo lombardo.
Eppure il clima di dismissione era stato ampiamente annunciato nello scorso ottobre alla vigilia della pubblicazione del piano orario di Trenitalia.
Anche in quel caso notammo il desiderio di cancellare questa parte del Sud dai collegamenti con l’Italia che conta – dichiara ancora l’onorevole Ludovico Vico – Allora chiedemmo a gran voce l’intervento del Governo e Prodi inserì in Finanziaria i termini della convenzione che obbligava Trenitalia a mantenere standard di servizio e tratte da e per la Puglia.
Con preghiera di cortese diffusione,

Roma, 9 settembre 2008
L’Ufficio Stampa

martedì 9 settembre 2008

55 milioni di euro per la formazione professionale


Con l’approvazione da parte della giunta regionale dell’Atto di programmazione per gli interventi di competenza regionale e per il conferimento di funzioni alle province pugliesi, è stata di fatto varata la delega in materia di formazione professionale nell’ambito delle attività da finanziare con i progetti POR 2007-2013. Per la Provincia di Taranto è prevista una disponibilità di 55 milioni di euro.
L’assessorato regionale al Lavoro ha infatti concertato con i corrispettivi assessorati delle cinque province pugliesi l’attuazione e la gestione del Programma regionale, delegando loro attività realizzabili nell’ambito di specifiche misure di intervento.
Le Province provvederanno a concorrere all’attuazione del POR 2007/2013 secondo i fabbisogni territoriali da loro individuati, realizzando interventi diretti a lavoratori, lavoratrici, imprese, donne, giovani, disoccupati di lunga durata, immigrati, lavoratori in cassa integrazione e mobilità.
“Per la nostra Amministrazione – rileva l’assessore provinciale al Lavoro, Raffaella Quaranta - l’attribuzione di competenze sulla formazione professionale, unitamente a quelle già espletate in materia di politiche del lavoro, acquista una rilevanza di non poco conto viste le particolari condizioni in cui versa il nostro territorio.
Penso soprattutto agli scenari aperti dallo sviluppo dell’area portuale, a partire da Evergreen, per non parlare dei futuri insediamenti che aumenteranno le attività di retroportualità; penso ancora ad Alenia, tutti settori che richiedono attività formative di alta specializzazione. Ecco perché l’intero comparto della formazione professionale deve obbligatoriamente attrezzarsi per rispondere, attraverso tutti i suoi attori, con efficacia ed efficienza alle nuove domande che vengono poste. Peraltro – prosegue l’esponente della giunta Florido - da più parti si chiede un ruolo più attivo delle Province proprio in materia di politiche attive del lavoro. Una richiesta pressante che proviene sia dai giovani che hanno bisogno di strumenti in grado di agevolare il loro ingresso nel mercato del lavoro ma anche da parte delle aziende che pur in quadro di scarso dinamismo dell’economia locale, lamentano serie difficoltà a reperire figure professionali preparate e rispondenti ai loro bisogni”.

CAMPIONI D'ITALIA

CAMPIONI D'ITALIA
  1. Mariastella Gelmini
  2. Salvatore Ligresti
  3. Cesare Geronzi
  4. Flavio Briatore
  5. Giancarlo Elia Valori
  6. Totò Cuffaro
  7. Fabrizio Palenzona
  8. Enrico Manca
  9. Gaetano Pecorella
  10. Marcello Pera
  11. Lino Jannuzzi
  12. Massimo De Carolis
  13. Edgardo Sogno

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Florido : Candidato Presidente della Provincia del PD

Il Partito Democratico di Laterza vuole la vittoria del centrosinistra nella Provincia di Taranto ed
è convinto che questa vittoria possa passare solo attraverso un’alleanza politica stretta e compatta di tutti i partiti di centrosinistra, non solo per le prossime competizioni elettorali, ma anche nella gestione del nostro capoluogo di Provincia.
Solo governi/partiti stabili e autorevoli possono vincere il deficit di innovazione (sociale e istituzionale), stimolare la competitività (politica e culturale) e la produttività (anche del pensiero politico).
Questo obiettivo deve essere raggiunto ad ogni costo.
La sezione di Laterza vuole, inoltre, invitare il nostro Presidente a recuperare contatto con quella parte della Provincia, che è stato meno sostenuta e potenziata dal suo governo, non con future promesse elettorali, ma con azioni concrete da oggi che vanno dal Parco delle Gravine ad importanti interventi strutturali sulle strade provinciali, dalla tutela ambientale
alla manutenzione strutturale del ponte “Selva San Vito”.
Vogliamo che il nostro candidato presidente si impegni in questa direzione, rendendo cosi’ forte e credibile il programma elettorale futuro del PD.
Noi, democratici di Laterza, ci preoccuperemo di valorizzare e diffondere il lavoro della Provincia, sostenuti anche dauna maggiore presenza futura dei nostri rappresentanti provinciali, capace di incontrare ed entusiasmare la gente nelle piazze, parlando non di astratte ideologie, ma delle loro reali necessità. Solo in questo modo possiamo realizzare un partito a rete, che parli con voce autorevole, capace di stimolare la partecipazione della gente, desiderosa di una politica pulita e fattiva.
Davide