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venerdì 22 agosto 2008

Taranto, famiglie sempre più indebitate

TARANTO - La tenaglia della crisi si stringe inesorabilmente ai fianchi dei tarantini, delle famiglie soprattutto: da ieri più indebitate oltre che più povere. Un paradosso lacerante se i consumi si riducono drasticamente. L’analisi pubblicata dalla Confartigianato di Mestre offre dati double face, ma non bisogna cadere nell’inganno. Taranto è sì 73esima, quindi tra le città con famiglie meno indebitate nel 2007. Siamo lontani dai livelli di Roma (21mila 949 euro) o di Milano (21mila 321 euro) per accensione di mutui destinati all’acquisto della casa, prestiti per l’acquisto di beni mobili, credito al consumo, finanziamenti per la ristrutturazione di immobili.

Ma è il dato relativo alla crescita dell’indebitamento - tra il 2002 e il 2007 - a spaventare in termini percentuali. E a far temere ulteriori impennate. Il debito delle famiglie è lievitato del 102,3 per cento in cinque anni. Taranto è ottava nella classifica delle città italiane; prima in Puglia, quarta al Sud. Numeri che fanno pendent con quelli emersi da una ricerca condotta, alcuni mesi fa, dalla Legacoop e dall’Università di Bari. In quel frangente si scoprì che 14 famiglie tarantine su cento vivono al di sotto della soglia di povertà (meno di mille euro al mese): il tre per cento in più rispetto alla media nazionale (11, 1 per cento). Numeri da abbinare a quelli sulla contrazione dei consumi in tutto il Paese. «Viviamo un momento difficile ». Giuseppe Lenti, vicedirettore della Banca di credito cooperativo di San Marzano, mostra cautela nella lettura dei dati della Cgia di Mestre. «I numeri dicono, in assoluto, che le famiglie tarantine sono più avvedute rispetto a quelle di altre città.

Ma c’è il rischio di una lettura parziale. Chi si indebita, spesso, ha un reddito sufficiente per sostenere la rata. Accade nelle grandi città. A Taranto i dati certificano la presenza di nuclei familiari che, magari, vorrebbero ricorrere al credito, ma non riescono ad accedervi. Lo dico sulla base della scarsa propensione al risparmio evidenziata dalle cifre degli ultimi anni. In provincia va un po’ meglio. Il dato di Taranto deve preoccupare per la forte crescita percentuale e perché ci sono ulteriori margini di indebitamento rispetto ai grandi centri ormai saturi. E’ probabile che la crisi economica, e l’innalzamento del costo del denaro, frenino la corsa ai mutui e ai prestiti. Certamente bisogna vigilare perché il rischio del sommerso, del credito illegale, può innalzarsi». «Le famiglie, di fronte al rischiousura, sono meno tutelate delle imprese», sottolinea Giancarlo De Bartolomeo, presidente dell’Ascom Fimaa, la Federazione che si occupa di mutui per l’acquisto di immobili. «Il rischio è consistente, ripeto, se cresce la necessità del ricorso al credito al consumo. Preoccupa anche il fiorire di una miriade di società per prestiti “facili”. Sui mutui per la casa, invece, tra l’Ici abolita e la rinegoziazione con le banche, le famiglie hanno avuto una boccata d’ossigeno.

Ma è più facile tutelare un imprenditore caduto nella rete degli usurai attraverso, per esempio, la Società di garanzia dei commercianti; più difficile attivare strumenti a difesa delle famiglie. Su questo dobbiamo vigilare anche se non ci sono segnali concreti di un rischio incombente ». Sulla «qualità» del credito insiste anche Luigi D’Oronzo, presidente provinciale di Federconsumatori: «Non c’è un problema mutui; esiste, piuttosto, l’emergenza legata al credito al consumo: viene, artatamente, propinano un tasso zero, ma si sa che non è così. Proposte scorrette, consumi fermi malgrado l’accresciuto indebitamento. Una miscela esplosiva». Alcune voci raccolte in primavera dal progetto sulla lotta alla povertà, curato dall’Amministrazione provinciale di Taranto, scandagliavano il disagio, anticipando classifiche e percentuali. Vale la pena riascoltarle.
«Il mutuo dovevamo finirlo di pagare a giugno, ma siamo indietro di qualche rata. Continuo a pagare lo stesso. Avevo chiesto un altro prestito per pagare piano piano tutto il mutuo, ma le banche non me l’hanno dato. Sai le banche, ti chiudono le porte in faccia». «La mia preoccupazione è che non cambi la situazione. Mi fa rabbia, perché ci sono i bambini».
Fulvio Colucci - Gazzetta del Mezzogiorno

lunedì 11 agosto 2008

Articolo Imperdibile!

UNA MANOVRA SENZA SPERANZA

di Tito Boeri* 06.08.2008

Il Parlamento approva la manovra economica depressiva del Governo, che prevede un ulteriore incremento della pressione fiscale, mentre ci sarebbe bisogno di ridurre le tasse sul lavoro per allontanare lo spettro di una recessione. L'unica novità di rilievo introdotta dal Parlamento è la misura sui precari che applica al mercato del lavoro il metodo seguito dal Presidente del Consiglio nell'affrontare i suoi problemi con la giustizia: si interviene sui processi in corso. Una manovra insomma che non da speranza. Mentre non si perde occasione per predicare la paura.

LA CRISI E L'ITALIA

Sono tempi difficili. L'inflazione non accenna a diminuire. L’economia più forte del mondo, quella degli Stati Uniti, è stata colpita da tre shock simultanei – il nuovo shock petrolifero, il crollo della Borsa e lo scoppio della bolla immobiliare – e una recessione oltreoceano appare a questo punto inevitabile. Sarà così stagflazione 30 anni dopo. L'Europa si trova in una posizione leggermente migliore degli Stati Uniti perché l'apprezzamento dell'Euro rispetto alla divisa statunitense (grazie Euro!) mitiga gli effetti del caro petrolio. Tuttavia l'Italia è molto più vulnerabile degli altri paesi del Vecchio Continente perché proviene da 15 anni di stagnazione in cui il reddito pro-capite è sceso sotto non solo la media dell’Unione europea a 15, ma anche dell’UE19, che include Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I salari reali degli italiani in questo periodo sono rimasti piatti come le lande dei Paesi Bassi e sono ora del 30-40 per cento inferiori a quelli pagati in Francia e Germania. E il nostro paese continua a non avere un paracadute, una rete di protezione sociale di base che tuteli chi perde il posto di lavoro e cade in condizioni di povertà estrema.

COSA DOVREBBE FARE IL GOVERNO

In queste condizioni il compito primario di chi ha in mano le leve della politica economica dovrebbe essere quello di attivare tutti gli strumenti a sua disposizione utili per evitare una recessione. Date le dimensioni del nostro debito pubblico, non c'è molto spazio per politiche fiscali anticicliche. Tuttavia, grazie all’opera di contrasto all’evasione condotta nella passata legislatura, le entrate fiscali sono molto cresciute negli ultimi tre anni. Inoltre, la forte inflazione fa arrivare all’erario i proventi di una tassa, il cosiddetto fiscal drag, che i cittadini pagano quando il loro reddito reale non cambia, ma addirittura diminuisce, mentre il loro reddito nominale, gonfiato dall’inflazione, fa scattare una aliquota più alta. Con un'inflazione al 4 per cento, questa tassa da inflazione potrebbe ammontare a non meno di 4 miliardi di Euro.

La cosa più giusta da fare in questo momento sarebbe quella di utilizzare tutti questi proventi straordinari per abbassare la pressione fiscale sul lavoro. Questo avrebbe effetti espansivi sia sulla domanda – che è addirittura diminuita in termini reali nell’ultimo anno – che sull’offerta. Infatti i salari netti aumenterebbero e parte della riduzione delle tasse porterebbe a una riduzione del costo del lavoro man mano che i contratti vengono rinnovati (il che favorirebbe anche una conclusione più rapida delle molte vertenze in corso), favorendo così l'assorbimento del nostro immenso bacino di persone in età lavorativa che non hanno un impiego. Un modo per fare tutto questo senza complicare ulteriormente la nostra struttura fiscale consiste nell'aumentare le detrazioni fiscali per chi lavora, il che è legittimato anche dall'aumento dei costi per la produzione di reddito (dato il caro trasporti).

COSA FA INVECE

Ma invece di fare tutto questo, il Parlamento ha appena approvato una manovra triennale che non concede alcuno spazio a riduzioni della pressione fiscale. Come previsto dal DPEF (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2009-2013) la pressione fiscale addirittura aumenterà dal 43 al 43.2 per cento. Oltre a tradire gli elettori – cui era stata promessa una riduzione della pressione fiscale al di sotto della soglia del 40 per cento – questo scenario di politica economica sembra non concederci alcuna speranza di evitare una recessione. Il passaggio parlamentare ha peraltro solo peggiorato i piani iniziali dell'esecutivo, addirittura aggiungendo una norma, quella sui precari, che adotta al mercato del lavoro il metodo seguito dal nostro Primo Ministro nel risolvere i suoi problemi personali con la giustizia: si interviene sui processi in corso.
Invece di rassicurare gli italiani che hanno cominciato a risparmiare anche sui consumi di pane e pasta, il nostro Ministro dell'Economia sembra non voler perdere occasione per lanciare messaggi allarmistici alla televisione e sui giornali. Secondo Giulio Tremonti, siamo alla vigilia di una nuova Grande Depressione come quella del 1929. Singolare che ci sia solo questo messaggio di paura. Manca nei messaggi e, soprattutto, nelle scelte dell'esecutivo la speranza. Così la recessione rischia di diventare una profezia che si autoalimenta. Ma non diamone la colpa alla Cina. Le responsabilità sarebbero molto più vicine a noi.

*
Ph.D. in Economia alla New York University, per 10 anni è stato senior economist all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, poi consulente del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Commissione Europea e dell'Ufficio Internazionale del Lavoro. Oggi è professore ordinario all'Economia Bocconi, dove ha progettato e diretto il primo corso di laurea interamente in lingua inglese. E' Direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, responsabile scientifico del festival dell'economia di Trento e collabora con La Stampa.

lunedì 4 agosto 2008

Caro-affitti, 33 mln ai pugliesi bisognosi

BARI - Oltre 33 milioni di euro sono contenuti nella delibera approvata dalla Regione Puglia, su proposta dall’assessore all’Edilizia residenziale pubblica, Angela Barbanente, per il «fondo per il sostegno all’affitto» per l’anno 2007, che individua i Comuni beneficiari dei contributi per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione.
Il fondo è costituito da 14.646.758,07 euro della assegnazione fondi in favore della Regione dal ministero delle Infrastrutture e da 18.636.049,79 euro stanziati dalla Regione.
Quest’anno, dunque, la Regione – è detto in una nota dell’ufficio stampa – “per non far gravare proprio sulle persone e le famiglie meno abbienti i tagli statali, ha contribuito con una somma maggiore rispetto a quella degli scorsi anni e per la prima volta superiore persino a quella stanziata dal ministero”.
Anche quest’anno – si spiega nella nota – si è deciso di accantonare una somma, pari a euro 5.000.000, per incentivare i Comuni a concorrere al Fondo con risorse proprie, attribuendo loro una premialità”.
Il meccanismo previsto contiene alcune novità rispetto all’anno scorso. Per essere più incisivi nell’incentivazione dei Comuni, l’attribuzione della premialità avviene secondo due criteri distinti: la prima tiene in maggiore considerazione il fabbisogno, la seconda dà maggiore importanza alla quota di partecipazione comunale.
La somma da concedere come premialità è ripartita in due parti: la prima di importo pari a euro 3.000.000,00 e la seconda a euro 2.000.000,00.
La deliberazione di giunta ribadisce per i Comuni l’obbligo comunale, già previsto dalla legge, di compiere “controlli rigorosi sull'attendibilità delle dichiarazioni dei richiedenti” e “prevede la trasmissione alla Regione di una dettagliata relazione sugli accertamenti effettuati e sui relativi risultati e provvedimenti assunti”.
La documentazione, compresi gli eventuali atti deliberativi riguardanti il cofinanziamento comunale per la premialità, dovrà giungere alla Regione entro il termine perentorio del 19 dicembre 2008.

mercoledì 30 luglio 2008

Perchè non cala il prezzo del pane?

La Federconsumatori Puglia fa ricorso ai Garanti e chiede di verificare perchè se il prezzo del grano continua a scendere non accade altrettanto per i prodotti al consumo. Secondo rilevazioni dell'Associazione, a Brindisi il prezzo di una pagnotta di grano duro è raddoppiato in un anno. Per non parlare della focaccia che a Bari può arrivare a costare 7 euro al chilo



La materia prima, il grano, in un anno è scesa quasi della metà ma il prezzo del pane resta ancora a prezzi elevati. Per questa grave anomalia la Federconsumatori Puglia, depositerà domani mattina ricorso a Mister Prezzi e all’Antitrust che ha già aperto, su richiesta dell’associazione, il procedimento sul cartello dei prezzi di pane e pasta quasi concluso. Ai Garanti si chiede una risposta semplice: perchè se il prezzo del grano alla produzione continua a scendere non accade altrettanto per i prodotti al consumo?
Questi i dati: il frumento tenero e duro nella settimana dal 21 al 27 luglio, venivano venduti all’ingrosso rispettivamente a 202,96 euro/t e a 316,84 euro/t facendo registrare, per la quarta settimana consecutiva, un andamento in discesa. Anche la farina di frumento tenero è diminuita in una settimana del 17,27% (da 392,25euro/t a 324,50euro/t) e quella di semola del 6,27% (da 415,30euro/t a 483,50euro/t). Di fatto i costi in un anno si sono quasi dimezzati ma il pane è rimasto ai prezzi altissimi di un anno fa, anzi è aumentato ancora. Da un’indagine dell’associazione in Puglia sui prodotti da forno (la tabella è in allegato e consultabile sul sito http://www.piazzaconsumatori.it/), un anno fa per una pagnotta di grano duro si spendeva 1,50 euro al chilo, oggi anche 3 euro a Brindisi se non addirittura 4 euro a Lecce. Per non parlare della focaccia che a Bari può arrivare a costare 7 euro al chilo e nel capoluogo salentino 8 euro. Per Federconsumatori, un altro aspetto da denunciare, è la totale assenza di concorrenza specie nei piccoli centri, dove le differenze di prezzo su uno stesso prodotto sono minime se non inesistenti. Nelle città più grandi invece come Bari, i prezzi anche molto diversi dimostrano quanto siano ingiustificabili quelli più elevati.


29/7/2008 - gazzetta del mezzogiorno

venerdì 4 gennaio 2008

Il catenaccio politico

Di seguito riportiamo la risposta del Pd di Laterza alle dichiarazioni del Sindaco dopo la nostra conferenza stampa.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Ci si chiude per non ascoltare o far finta di non capire, si svilisce il confronto politico perché si è incapaci progettare il futuro. Si amministra chiudendosi a catenaccio senza dare spiegazioni ai cittadini sulle priorità, sulle tasse e sugli sprechi. Si è allergici alle critiche e si vorrebbe tutti zitti e sudditi. Guai a chi osa ledere l'immagine del "modello da esportare", o con Noi o contro di Noi.

La nostra opposizione è sempre stata costruttiva e mai preconcetta. Abbiamo più volte invitato la maggioranza ad aggiornare il regolamento del Consiglio Comunale, a rivitalizzare il ruolo delle commissioni, a rendere efficiente il sistema del controllo e della valutazione dell’attività amministrativa (revisori dei conti e nucleo di valutazione). Una maggioranza chiusa che spegne anche i pochi e flebili tentativi delle sue “colombe” per costruire un clima diverso. Posizioni chiare che abbiamo dichiarato in Consiglio e affermato sui palchi, da mesi disertiamo le inutili commissioni consiliari per protesta. Solo chi è spudorato e “sordo” può tentare ancora di mescolare le carte.

EOLICO – Il centro-destra laertino con il tandem Comune-Comunità Montana ha alimentato la speculazione eolica sul nostro territorio. Si sono distinti, diventando famosi in tutta la Puglia, per aver approvato e favorito decine di convenzioni per installare decine e decine di pale eoliche sul nostro territorio. Affari e mala politica si sono così intrecciati al punto tale che è nata una società con un nome suggestivo ed eloquente: “Laterza Wind 2”. Sanno bene come stanno le cose, vedi inchieste giornalistiche, per aver svolto incontri con le aziende interessate senza aver mai informato il Consiglio Comunale, cosi come sono al corrente del contenzioso con la ditta INERGIA spa.

Sulla questione eolica abbiamo sempre chiarito la nostra posizione: prima il piano per individuare le zone vocate e successivamente fare un bando pubblico tra le aziende, in modo da trarre il massimo dei vantaggi con il minimo impatto paesaggistico ed ambientale.


CASA – Prima del Prg, ai tempi della lira, a Laterza si poteva comprare una casa con 180milioni di lire, dopo pochi anni per comprare casa 180.000 euro (ovvero il doppio) non bastano, perché? L’assessore Saccomanni ha riferito in Consiglio Comunale che l’amministrazione avrebbe controllato tutte le lottizzazioni per verificare se il 40% delle aree costruite fosse stato venduto come edilizia convenzionata (ovvero a prezzi bassi), a che punto siamo?

Abbiamo chiesto in consiglio comunale di predisporre un “piano comunale per la casa” al fine di intercettare i finanziamenti per costruire case popolari e in edilizia convenzionata. Il compito della politica non è quello di far costruire ma è quello di regolare lo sviluppo urbanistico in modo che migliori la qualità della vita della nostra comunità: la casa per tutti, più verde, più spazi pubblici, tra l’altro la politica (l’amministrazione comunale) deve utilizzare correttamente gli oneri di urbanizzazione senza costruire parcheggi pubblici per attività private.


PROGEVA – Dopo aver rifiutato la nostra proposta di istituire una commissione consiliare speciale hanno cercato di minimizzare la portata del rapporto tra la Progeva e la comunità laertina. Siamo convinti che questioni complesse, come l’ambiente, devono essere affrontate seriamente e con l’aiuto di tutti. Rimandare non aiuta anzi alimenta il sospetto e l’arrabbiatura dei tanti cittadini che sono costretti a convivere con la puzza.

Partito Democratico di Laterza

martedì 11 settembre 2007

Conflitti di interesse sul pane

INSPIEGABILE E INGIUSTIFICABILE questo è il giudizio che la UIL di Laterza da in merito all’aumento del prezzo del pane da parte del Consorzio del Pane di Laterza. È vero che c’è stato un aumento delle materie prime, ma l' aumento di 5 centesimi al chilo di grano duro non può giustificare l’aumento di 40 centesimi per un chilo di pane. La Uil ritiene che si tratti di speculazione e cartello da parte del “Consorzio del pane”, altrimenti non si spiegherebbe il perchè alcuni panificatori di Laterza non hanno aumentato il prezzo del pane. Eppure anche loro hanno subito l' amento dei cereali. Probabilmente si accontentano di margini di guadagno minori.
Ma poi come mai il prezzo del pane è aumentato contemporaneamente alla proliferazione dei panifici a Laterza?

Può essere che a fronte di una riduzione delle vendite il “Consorzio del Pane”, in posizione di forza, ha deciso di aumentare i margini di guadagno sul prodotto? Essendo il pane un bene di prima necessità, come mai l’Amministrazione Comunale non interviene sulla regolamentazione del prezzo del pane?

Il FATTO vero è che esiste un grosso conflitto di interessi.

Non si può essere produttore di pane, socio del “Consorzio del Pane” e assessore al commercio, ovvero controllore e controllato.

La UIL, perdurando tale situazione, chiede l' intervento del Prefetto e invita i cittadini ad astenersi dall’acquisto di prodotti da quei panificatori che hanno aumentato inspiegabilmente e senza alcuna giustificazione il prezzo del pane.

Uil Laterza

lunedì 10 settembre 2007

BONUS VERO PER I PENSIONATI

Il mese prossimo più di 3.000.000 di pensionati a basso reddito riceveranno un “bonus” di circa 302 euro. Il provvedimento riguarderà quei pensionati con un reddito inferiore a 8.504,73 euro l'anno. Questo bonus, stabilito dal provvedimento varato dal governo il mese scorso (legge n.127/3 agosto 2007), prevede l'assegnazione di 301,70 euro che andranno ad aggiungersi alla pensione di ottobre. La somma aggiuntiva varia al variare dell' anzianità contributiva del pensionato.
Per i pensionati che hanno maturato fino a 15 anni di contributi, la somma aggiuntiva sarà pari a 262 euro che diventano 327 euro per coloro i quali hanno una anzianità contributiva compresa tra 15 e 25 anni. Riceveranno invece 392 euro quei pensionati con più di 25 anni di contributi. In questi giorni i pensionati, di cui l’INPS è a conoscenza dei dati reddituali stanno ricevendo una comunicazione con l'indicazione precisa dell'’importo riconosciuto per il 2007 insieme al riassunto dei requisiti necessari per l'ottenimento della cosiddetta quattordicesima: età pari o superiorea 64 anni e reddito personale non superiore a 8.504,73 euro annui.
Dal reddito vanno esclusi quelli derivanti da assegni per il nucleo familiare, assegni familiari e da indennità di accompagnamento, il reddito da casa di abitazione, il tfr e le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata. Nel caso in cui il reddito personale sia di poco superiore al limite stabilito, la somma aggiuntiva sarà proporzionalmente ridotta.Ai quattrocentomila pensionati di cui l'INPS non conosce la posizione reddituale, l'istituto sta provvedendo ad inviare un modulo per la dichiarazione della propria situazione. Il documento dovrà essere rispedito all’INPS attraverso i CAF . Nel caso questi ultimi avessero redditi inferiori a 8.504,73 euro l’'anno, riceveranno il bonus nel mese di novembre. A partire dal 2008 il bonus sarà assegnato, in modo strutturale, nel mese di luglio .

domenica 9 settembre 2007

Sagra, Pane e Nonnocard

07-09-2007
Forni e fornelli: la festa e' servita
LATERZA - Forni e fornelli non solo d'estate. E' la formula della destagionalizzazione quella della Sagra del pane e della carne - edizione 2007, in programma per domenica 16 settembre, nella zona tra il santuario Mater Domini e via Concerie.
L'appuntamento, oramai consueto, è organizzato dall'Amministrazione comunale, in collaborazione con il Consorzio panificatori e l'Associazione del macellai. Una recente creatura quest'ultima, presieduta da Giuseppe Andeuzzi, che raccoglie dodici delle quasi 30 macellerie laertine.
Ieri pomeriggio la conferenza stampa di presentazione nella sede della stessa associazione, con il sindaco Giuseppe Cristella. Per lui questa è l'11° edizione della sagra, prima in veste di assessore poi di sindaco. "In questi dieci anni - ha detto - possiamo affermare di essere cresciuti: si è diffuso l'associazionismo di categoria e il centro storico, sede naturale della manifestazione, è completamente rinnovato, grazie ad investimenti pubblici e privati. Questo ci fa molto onore".
Programmata prima in agosto e poi slittata per "problemi organizzativi", la sagra nel mese di settembre (introdotta per la prima volta l'anno scorso) è un'idea che piace al sindaco: "Il nostro scopo è destagionalizzare il turismo - ha spiegato - ecco perché ci concentriamo non tanto sulla programmazione estiva quanto piuttosto sui mesi di maggio e settembre, perché in questo periodo si sposta l'attenzione dai centri balneari verso l'interno. E i prodotti tipici devono essere un veicolo per trasmettere le nostre bellezze storico-artistiche". Per l'occasione, infatti, saranno aperti al pubblico la Cantina spagnola e l'ex chiesa del Purgatorio. Stand di prodotti tipici locali poi saranno allestiti accanto a quelli della sagra, cui si potrà accedere con un ticket. Ospite il cabarettista Federico Salvatore. E se per i dettagli bisogna attendere la prossima settimana, l'associazione "Uccijr' d' Laterz'" fa già un suo bilancio: "Anno dopo anno, - ha detto Michele Cellaro - registriamo una crescita, grazie a queste azioni di marketing, ma soprattutto alla qualità della nostra carne, che proviene solo da allevamenti delle Murge". Buono anche il bilancio dell'estate appena trascorsa: si rafforza il connubio tra visite guidate e sosta in rosticceria, nonché la collaborazione con Proloco e Oasi Lipu. D'altra parte, i macellai sono molto determinati: "L'associazione - ha puntualizzato Cellaro - non è stata costituita solo in forma nominale, noi siamo veramente uniti al fine di rendere noto la nostra tradizione, la nostra cultura e il lavoro che quotidianamente svolgiamo".
Una battuta, infine, sull'aumento del prezzo del pane: "E' normale, dato l'aumento delle materie prime" - ha detto il sindaco. Che propone il suo "rimedio": la nonno card, sconto del 5% per tutti i titolari di pensione sociale. Sarebbero poco più di 200 e solo pochi l'hanno già richiesta.

Autore: Anna Lisa Carrera
Fonte: Corriere del giorno

sabato 8 settembre 2007

Grano e Farina , cifre contrastanti

E scoppia anche la “guerra del grano”. I due fronti sono da un lato i panificatori sostenuti da Confartigianato e dall’altro i produttori della materia prima che lamentano aumenti che ritengono ingiustificati. Posizioni contrastanti con un’unica certezza: i prezzi di molti alimenti subiranno già da questo mese dei ritocchi, in aumento. In particolare la C.I.A ( conferenza italiana agricoltori) di Taranto denuncia come, a fronte di un lieve aumento del prezzo del grano pagato ai produttori, in questi giorni i panificatori stiano aumentando il prezzo del pane. «In venti anni il prezzo della farina, della pasta e del pane non sono diminuiti bensì aumentati notevolmente. Infatti oggi il prezzo di vendita del grano è di 0,25 centesimi al kg esattamente il prezzo di venti anni fa, lire 50.000 al q.le. Il prezzo di vendita al pubblico del pane, attualmente oltre 2 euro, in venti anni è aumentato di oltre il 400%».
La Confartigianato, dal canto suo, lancia invece l’allarme sugli aumenti delle materie prime. «Inevitabili i ritocchi dei listini già in questo mese. E se la corsa ai rincari non cesserà molte imprese del settore alimentare saranno costrette a chiudere - spiega Fabio Paolillo, Direttore di Confartigianato Imprese Taranto. «Gli aumenti dei prezzi di alcune materie prime - farine, grano, latte, frutta, cacao - rischiano di incidere sul costo finale dei prodotti alimentari». “Confartigianato-Alimentazione” denuncia la sensibile variazione nell’ultimo anno dei prezzi all’ingrosso degli ingredienti necessari per la produzione di pasta fresca, pane, gelato, pasticceria.«Per quanto riguarda il pane, il prezzo della farina di grano tenero è aumentato del 18% - afferma Paolillo - mentre le nostre imprese sono riuscite a contenere gli aumenti del prezzo del pane entro il 6%, in linea con l’andamento inflazionistico. Infatti, in media il prezzo del pane è passato da euro 2,44 a 2,60 al Kg. A questi rialzi si aggiungono quelli per fattori della produzione come l’energia elettrica, il gas e l’acqua».

martedì 4 settembre 2007

Sciopero del Pane il 13 settembre

L’aumento del 30% del prezzo del pane ad Altamura, come è accaduto in altre città pugliesi, ha provocato non poche reazioni tra i cittadini-consumatori, costretti a pagare 45 centesimi in più per una pagnotta di pane. Un aumento ritenuto sproporzionato a fronte di un lieve incremento del costo delle materie prime. Un evento, questo, che ha intaccato pesantemente le disponibilità finanziarie delle famiglie a basso reddito e sul quale è intervenuto a più riprese il consigliere regionale Michele Ventricelli, capogruppo di SD in Consiglio regionale, proponendo una riduzione dell’aumento e spronando il sindaco di Altamura a rendere noto alla città i nomi di quei panificatori che non hanno effettuato alcun rialzo.
Ventricelli ha, inoltre, scritto nei giorni scorsi agli assessori Sandro Frisullo ed Enzo Russo, invitandoli a trovare una soluzione attraverso un tavolo di concertazione regionale composto dalle parti interessate alla vicenda. La risposta non si è fatta attendere. Sandro Frisullo, assessore regionale allo Sviluppo Economico, ha inviato una lettera al "consigliere Ventricelli" consigliere Ventricelli e per conoscenza a Enzo Russo, assessore regionale all’Agricoltura, assicurando che saranno adottate tutte le iniziative necessarie per ridurre l’aumento del prezzo del pane. “Questo assessorato – si legge – adotterà ogni azione di propria competenza finalizzata a scongiurare l’aumento del prezzo del pane. L’assessorato ha già attivato l’Osservatorio Regionale dei Prezzi per un approfondimento della tematica e per ogni eventuale proposta che potrà essere messa in atto anche in concertazione con l’assessorato alle Risorse Agroalimentari”. Sulla richiesta di Ventricelli di convocare un incontro pubblico in Regione, Frisullo ha comunicato di aver già preso provvedimenti. Ha annunciato, infatti, che “si sta definendo una data per un incontro con l’Associazione dei Panificatori e con le organizzazioni di categoria”. Il consigliere regionale di Sinistra Democratica ha reso noto altresì che il 13 settembre, in occasione dello “sciopero della pasta“ promosso dalle associazioni dei consumatori, si potrebbe estendere la manifestazione anche al pane, altro bene di prima necessità interessato da una forte impennata dei prezzi. Sciopero a cui potrebbero aderire i cittadini di Altamura e tutte quelle città pugliesi che sono state colpite da questo aumento.

Commento di un visitatore critico

Di seguito riportiamo il commento lasciato da un visitatore, che si è firmato come "estintore", che ha trattato diversi argomenti del Blog. Il commento è inserito nel post "sull'uscita del nuovo numero di Agorà" e probabilmente se non evidenziato rischiava di non essere letto e commentato. A tal proposito stiamo tentando di inserire un sistema che evidenzi in home page gli ultimi commenti che vengono rilasciati.

Estintore ha detto...

Quando cosi' gentilmente mi vien chiesto di partecipare al dibattito, seppur l'invito mi sia stato consegnato via e-mail, non posso fare a meno che fermarmi, leggere, pensare e finalmente stendere fiumi di parole che forse scalderanno gli animi di qualcuno, ad altri ilare potranno sembrare ma purtroppo di realta' parlano.

Cari amici/nemici,
non ho potuto fare a meno di leggere e di testare personalmente, lo spropositato aumento del pane, che secondo i calcoli dei bravi matematici di questo blog, portera' nelle casse dei panificatori oltre un milione di euro in piu'. Che dire. Piu' che un aumento trattasi di un colpo di stato, un vero e proprio golpe... i poveri cittadini nulla possono fare se non evitare di mangiare il tanto decantato pane di laterza magari sostituendolo col pane del Mulino Bianco il cui prezzo resta invariato.
Abbiamo facilmente risolto un problema.
Per quanto riguarda i costi della politica sto preparandomi ad intraprendere un discorso molto lungo cosi' da poter analizzare tutti i punti uno per uno in maniera chiara e dettagliata, rimando quindi fra qualche giorno le mie riflessioni.
Per quanto riguarda il blog vedo che e' anche strumento propagandistico per l'ormai vetusto AGORA', giornale sempre uguale, con persone sempre uguali, con idee sempre uguali. Democrazia vuol dire liberta', quindi continuate pure a editare Agora'... pero' che palle.
Alla prossima.

domenica 2 settembre 2007

Aumenta anche il pane di Laterza

LATERZA. «Aumento inevitabile, e comunque contenuto al massimo: le speculazioni, se esistono, vanno ricercate altrove».
Leonardo Clemente, presidente del «Consorzio del Pane di Laterza» conferma la «lievitazione » dei prezzi annunciata, ma rigetta le argomentazioni di chi «fa di tutt'erba un fascio», indicando cifre che «per quanto ci riguarda - dice - sono molto lontane dalla realtà». La notizia, per cominciare: da lunedì 3 settembre a Laterza il pane costerà 40 centesimi in più al chilo, passando da 1,75 a 2,15 euro. "Un incremento che si aggira intorno al 22 per cento, meno della metà di quanto sarebbe stato invece necessario per pareggiare i costi" spiega Clemente. La precisazione, per continuare: "Coldiretti parla di un aumento del 419% del prezzo del pane dal 1985 ad oggi: non sappiamo da dove questi dati scaturiscano - aggiunge il panificatore laertino -, di contro conosciamo bene i nostri numeri: negli ultimi vent'anni a Laterza il pane è aumentato del 70%, e l'ultimo aggiornamento, nella misura del 9%, risale al 2 febbraio 2004".
Per il presidente del "Pane di Laterza ", la considerazioni da fare sono due. E insieme ne sottendono una terza: «L'Italia è divisa a metà e le percentuali indicate dalla Coldiretti non riguardano, evidentemente, la parte dello Stivale che comprende la Puglia e Laterza in particolare ». Ma l'allarme prezzi tiene alta la tensione, mentre l'estate sparecchia e l'autunno s'avvicina. Afosa l'una, caldo l'altro. Così mentre Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori a livello nazionale invitano il ministro delle Politiche agricole, De Castro, alla convocazione del Tavolo Agroalimentare, e mentre un analogo incontro di concertazione si profila in Puglia (Michele Ventricelli, Sd, l'ha formalmente richiesto agli assessori Frisullo e Russo), il presidente del Consorzio del Pane di Laterza propone, e insegue, chiarezza. «Abbiamo stretto la cinghia per mesi, sottoposti ai sensibili aumenti della materia prima, rimandando a settembre una decisione che, volutamente, abbiamo evitato di prendere nel periodo estivo» spiega. Circostanziando, a seguire: «A gennaio la semola di grano duro rimacinata costava 26 euro al quintale, oggi costa 38 euro, e il mercato è tutt'altro che stabile: soltanto i dati relativi alla produzione del Canada, in settembre, saranno significativi in proposito, e l'auspicio è che non ci siano altre sorprese». Intanto bisogna fare i conti con la «sottoproduzione » extra nazionale. «Dalla Siria arrivavano 5milioni di tonnellate di grano duro, nel 2007 se ne contano soltanto 250mila» informa Clemente. Le ripercussioni del caso: «Il prezzo del grano è passato dai 15 euro del 2006 ai 27 dell'anno in corso». E la produzione nazionale? «Qui bisogna sfatare un mito: se pure fosse possibile usare solo grano italiano, a fine agosto smetteremmo di sfornare pane» taglia corto il presidente dei panificatori di Laterza. Senza contare quanto la meticolosa «miscela» fra tipi diversi di grano messa a punto nei mulini di Puglia, sia funzionale alle caratteristiche finali richieste alla semola rimacinata: deve essere «forte ed elastica» scandisce Clemente. E poi, «la qualità va sostenuta». Un esempio: «I nostri forni a legna, presupposti irrinunciabili - incalza il presidente del Consorzio laertino - incidono non poco sui costi di produzione, così come un peso rilevante hanno avuto fin qui i vari adempimenti richiesti dalle procedure atte a certificare la qualità stessa: entro l'anno per il pane di Laterza arriva il marchio Igp».
Consorzio, qualità e sviluppo, Clemente sgomitola il filo rosso che li lega: «Dal 1999 ad oggi - chiude - la produzione dei panifici consorziati è aumentata del 350% e la forza lavoro complessiva di circa cento unità. Lunedì il pane costerà 40 centesimi in più al chilo? I laertini capiranno».
  • Autore: Francesco Romano
  • Fonte: Gazzetta del mezzogiorno

I cittadini preparati all'aumento del pane

Da Altamura a Laterza. L'ondata di aumento del prezzo del pane che ha colpito gli abitanti della città barese, si abbatterà anche sui laertini e sui consumatori degli altri centri vicini. I primi di settembre, al ritorno dalle ferie, dunque, anche i cittadini dovranno fare i conti con un rialzo del prezzo del pane e derivati. Di quanto sarà l'aumento?
AdAltamura, in molti panifici, il prezzo del pane ha subito un'impennata di circa 50 centesimi, salendo da 1,50 a 2 euro al kg. Un incremento di oltre il 30%, seguito a quello del prezzo del grano, mantenutosi però a 5 centesimi di euro al kg. In seguito alle lamentele dei cittadini, il sindaco Mario Stacca e l'assessore alle Attività Produttive, Francesco Miglionico, hanno tenuto un incontro in Municipio, per un confronto con la categoria dei pianificatori e con le altre forze politiche del Consiglio comunale. Il primo cittadino di Altamura ha dichiarato di aver “invitato la categoria a riflettere sulla protesta dei cittadini, che hanno visto aumentare il prezzo del pane in maniera drastica, ed a ridurre in modo consistente l'incremento già applicato”. “Il pane - ha continuato il sindaco - è un prodotto di prima necessità ed oltretutto un alimento base della tavola dei cittadini. È necessario, dunque, riflettere sulla possibilità di ridurre l'incremento del prezzo proprio per andare incontro alle legittime esigenze di vaste fasce della popolazione”.

Anche a Laterza l'aumento del prezzo del pane e, di conseguenza, di tutti i derivati, non passerà inosservato. Secondo quanto dichiarato dal presidente del Consorzio Pane di Laterza, Leonardo Clemente, il prezzo del pane dovrebbe salire di 35-40 centesimi. In concreto, se attualmente un laertino che acquista un kg di pane paga 1,75 euro, a partire dal 1° settembre si troverà a pagare 2,10 euro. Anche in questo caso, l'incremento è dovuto all'aumento del costo della materia prima. “Da due mesi e mezzo - ha spiegato Clemente - stiamo subendo un aumento del 46,5% sul costo del grano. Avremmo già dovuto applicare l'incremento ma abbiamo preferito aspettare la fine delle vacanze estive. Stiamo comunque cercando di contenerlo il più possibile”.
L'auspicio del presidente del Consorzio Pane è che il prezzo della materia prima si stabilizzi. Secondo Clemente, dipenderebbe tutto dalla mietitura che a breve sarà effettuata in Canada. “Se la produzione canadese - ha aggiunto - sarà inferiore alle aspettative, il prezzo del grano salirà ulteriormente”. Clemente ha, inoltre, rivelato che quest'anno dalla Siria sono state importate solo 250mila tonnellate di grano, rispetto ai 5 milioni degli anni passati. Una riduzione dovuta al calo di produzione che si è verificato a livello mondiale nell'ultimo periodo, in percentuali rilevanti anche in Italia. Migliaia di ettari riservati inizialmente alla coltivazione del grano sono stati destinati ad altre produzioni, più redditizie per i coltivatori.
L'aumento del prezzo del pane richiesto dai panificatori, secondo il presidente del Consorzio, è dunque inevitabile. “Sono diversi anni - ha affermato - che non si verificano variazioni di prezzo. L'ultima, di 15 centesimi, risale al 2001”.
Secondo Leonardo Clemente, l'aumento non sarà una sorpresa. “I cittadini - ha concluso - attraverso i media, sono stati preparati all'aumento”.
Articolo del Corriere del Giorno, 18 agosto 07

sabato 1 settembre 2007

Eccome che aumenta il pane

Vi sembra poco l'aumento di 40 centesimi al chilo del pane? Al di là delle debole giustificazioni si tratta di una speculazione commerciale che colpisce un
alimento di prima necessità.
Calcoli alla mano stiamo parlando di un aumento di circa 750.000 di euro all'anno per le famiglie laertine. Un aumento del 20% in una sola botta.
Provate a pensate se aumentassero stipendi e pensioni con lo stesso criterio e incremento, un lavoratore da 1.000 euro al mese prenderebbe 1.200 allora si che si potrebbe iniziare a respirare,
E invece NO!
Un vecchio detto laertino recitava: "Povr a ci sp quant ha pidjj a fin du ms". Se poi ci aggiungiamo la questione di chi paga le tasse a Laterza scopriamo come i soliti fessi (dipendenti e pensionati) devono pagare anche per i "furbi" ricchi che dichiarano redditi irrisori.
Al di là della propaganda fatta dal Sindaco e dal centro-destra con l'istituzione della "nonno card" per le fasce deboli.
Leggete il comunicato stampa dell'amministrazione Cristella e vedrete come la realtà supera la fantasia.
A proposito conoscete parenti o amici che sono dotati di nonnocard?
Io non ho avuto l'onore di vederla questa fantomatica "tessera della povertà".

giovedì 30 agosto 2007

CHIEDIAMO UN IMMEDIATO RIBASSO DEL 5% DI TUTTI I PREZZI E TARIFFE ALTRO CHE AUMENTI!!!

Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, che hanno indetto lo sciopero della spesa il 13 settembre 2007 per cercare di contrastare il carovita ed il preoccupante trend di crescita di prezzi e tariffe in quasi tutti i settori produttivi, in una lettera inviata al presidente Prodi, hanno chiesto un tavolo di confronto, sia per far acclarare la raffica di aumenti già registrati ad inizio anno e reiterati in questi giorni, specie nei generi alimentari di prima necessità (pane, pasta, latte, ecc.), nei trasporti (treni dei pendolari, benzine, tariffe bus e metro,ecc), nella scuola, che per impedire ulteriori fiammate, ragionare su possibili tagli a cominciare dalle tariffe assicurative, che dovrebbero diminuire, per il combinato disposto patente a punti-indennizzo diretto del 20 %, con 100 euro di risparmio a polizza.Qui di seguito riportiamo la denuncia fatta già dal primo di agosto da autorevoli esponenti della grande distribuzione in merito ai rincari di importanti prodotti della filiera alimentare (non quindi quelli delle allarmistiche associazioni dei consumatori o dei cittadini piagnoni).
SEMOLA + 20% PASTA +10-20% FARINE +20-30% BURRO +20% LATTE A LUNGA CONSERVAZIONE +10-20% PRODOTTI DERIVATI DAL LATTE +15% OLIVE SOTT’OLIO +20% YOGURT +5%
In aggiunta a ciò, innumerevoli dichiarazioni di imprenditori del pane, che oltre a dichiarare aumenti dal 15 al 20% in campo nazionale, tra cui spicca l’ultima, la più clamorosa, degli operatori della Provincia di Napoli che dichiarano aumenti del 10% oltre quelli già effettuati a marzo del 20%.
Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, confidano in una rapida convocazione ed in un confronto serio del Governo, a fronte del disagio di milioni di famiglie italiane, costrette ad indebitarsi con banche e finanziarie e ad una vita a rate, proprio per la raffica continua di rincari a pioggia, che erodono il loro potere di acquisto.
Così come si sta muovendo il presidente francese Nicolas Sarkozy che, oltre ad aver richiamato imprese, banche e la BCE all’ordine, anche perché la crisi dei mutui Usa sub-prime minaccia la crescita economica globale e per questo appare necessario che la Banca Centrale Europea accetti il dibattito sul tasso di interesse e di cambio dell'euro, a fronte degli annunciati rincari, dall’energia elettrica al pane (la baguette), ha affermato che non accetterà stangate e che farà una lotta senza quartiere al carovita ed alla speculazione, che impoverisce i cittadini.
Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, che per contrastare il fenomeno dei sostanziosi rincari registrati in tutti i settori produttivi, dalle assicurazioni alle banche, dalle benzine all’energia, ai libri scolastici, ai consumi alimentari, ecc, hanno indetto lo sciopero della spesa per il 13 settembre, in particolare per contrastare una odiosa speculazione da filiera.
Attendiamo quindi una urgente convocazione del Governo, per ragionare inoltre su quali politiche di contrasto occorre adottare per arginare la raffica di rincari già registrati, dai trasporti (le tariffe dei treni sono continuate ad aumentare in media del 10 per cento, anche sui treni regionali dei pendolari,dopo il 40 per cento degli ultimi mesi), alla tazzina di caffè (da 0,70-0,80 centesimi ad 1 euro), dalle assicurazioni RC Auto ai servizi bancari, ai libri ed al corredo scolastico, soprattutto per impedire che tante famiglie (3,2 milioni), che hanno contratto mutui a tasso variabile, possano subire ulteriori stangate da 168 a 350 euro, a prescindere dalle decisioni BCE del 6 settembre, per l’arbitrario aumento, vero e proprio abuso di mercato delle banche, leste ad aumentare i tassi Euribor sui prestiti, distratte a trasferire gli analoghi aumenti, sui depositi e libretti di risparmio, nonostante il decreto Bersani.