mercoledì 14 novembre 2007

Dispositivo approvato dall’Assemblea regionale costituente del Partito democratico svoltasi a Bari


L’assemblea ha approvato all’unanimità le seguenti decisioni votate per parti separate:

1. Ai sensi dell’art. 2 comma 3 del Regolamento Quadro per l’elezione delle assemblee costituenti del Partito democratico, Michele Mazzarano assume la carica di Vice Segretario del Partito regionale;
2. sempre ai sensi dell’art. 2 comma 3 Rosa Stanisci assume l’incarico di Tesoriere del Partito;
3. ai sensi del precitato regolamento Fabiano Amati, assume l’incarico di coordinatore del processo costituente.

PRESO ATTO del dispositivo approvato dall’Assemblea costituente nazionale il 27 ottobre 2007 ed in esecuzione di esso, alla luce anche delle decisioni della Conferenza dei Segretari regionali del 31 ottobre 2007, l’Assemblea approva anche il seguente dispositivo regolamentare:
1. In adempimento dei compiti affidati dall’art. 2 comma 1, l’Assemblea istituisce tre Commissioni con il compito di predisporre le proposte di Statuto, del Manifesto delle Idee e del Codice Etico da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea Costituente da tenersi successivamente alla approvazione dello Statuto nazionale. L’iscrizione da parte dei delegati regionali alle Commissioni è libera sino alla concorrenza di un terzo del numero complessivo dei componenti l’Assemblea ( 117 per ciascuna commissione). Il Presidente dell’Assemblea regionale, unitamente ai coordinatori delle Commissioni, definisce le modalità per garantire la composizione e il funzionamento delle stesse. A tal fine sono nominati Alberto Tedesco, coordinatore della Commissione Statuto, Tonio Tondo, coordinatore della Commissione Manifesto delle Idee e Giovanna Vessia, coordinatore della Commissione Codice Etico.
2. Le funzioni di organo di garanzia del partito nella fase transitoria sono svolte dal Comitato dei Garanti regionali delle Primarie.
3. Il Tesoriere coordina un comitato tecnico amministrativo, nominato dal Segretario regionale, al quale l’Assemblea affida il mandato di adottare tutti gli atti giuridici necessari per la costituzione del partito nella fase transitoria sino all’approvazione dello Statuto da parte dell’Assemblea costituente.
4. Le assemblee provinciali previste per il 24 novembre saranno convocate dal Segretario regionale e l’organizzazione sarà a carico degli Uffici tecnici amministrativi provinciali (UTAP).
5. La copertura delle relative spese sarà garantita dall’UTAR che, d’intesa con il Tesoriere regionale, provvederà ad erogare alle realtà provinciali le somme ad esse spettanti secondo quanto previsto dal verbale della riunione dei responsabili UTAP del 5 novembre scorso.

martedì 13 novembre 2007

Punto di vista, da leggere

CONTROLLORI E CONTROLLATI
di Leonardo Rubino e Adriano D’Onofrio

L’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia ha rappresentato a partire dal 1993 una svolta epocale nel panorama amministrativo locale del nostro Paese.

Di fronte alla endemica crisi del sistema di governo locale (Giunte e maggioranze sotto costante ricatto del consigliere “irrequieto”), il Parlamento nazionale introduceva l’investitura a suffragio universale del capo dell’amministrazione locale (meccanismo successivamente mutuato per le Regioni), con la contestuale attribuzione di un robusto premio di maggioranza a livello di rappresentanza consiliare.

Elezione diretta e premio di maggioranza, quindi, come puntelli per conferire stabilità e continuità all’azione di governo (in massima parte “prenotate” anche per il secondo mandato, salvo implosioni interne alla coalizione).

Intanto la legge n. 142 del 1990 aveva eliminato il controllo esterno (ad opera dei Co.Re.Co.) successivo alla adozione delle delibere di Giunta, introducendo il cosiddetto controllo “endo-procedimentale” (visto di legittimità), ad opera del segretario comunale, prima della adozione dell’atto.

Nel 1997 la stessa figura del segretario comunale (fino ad allora personificazione materiale del potere sovra-ordinato del Ministero dell’Interno, del quale era funzionalmente dipendente) veniva stravolta dalla legge ‘Bassanini’-bis (legge n. 127), con la creazione di un nesso fiduciario (e una soggezione di fatto) con il capo dell’amministrazione, sul quale dovrebbe esercitare il controllo.

Nel 2001 con la riforma del titolo V della Costituzione venivano soppressi i Co.Re.Co.

Attualmente, quindi, i controlli esterni sono (eventualmente) esercitabili (con tempi enormemente dilatati) solo da organi di natura giurisdizionale (Tar-Consiglio di Stato per la parte amministrativa, Corte dei conti per la parte contabile e magistratura ordinaria per l’azione civile e penale).

Gli unici momenti di (relativamente immediato) “controllo interno” dell’operato dell’amministrazione locale sono ora costituiti (oltre che dai fantomatici quanto rarissimi ‘controlli di gestione’) dal difensore civico e dai revisori dei conti. Al primo è affidata la verifica del regolare funzionamento dell’amministrazione e la conseguente tutela dei cittadini; la linearità della tenuta della “borsa” (i soldi di tutti i contribuenti) sono affidate al collegio dei revisori dei conti.

Ma chi nomina questi “controllori”? I controllati, ovviamente.

Al di là delle qualità e dell’impegno dei soggetti nominati, la “credibilità della funzione” suscita più di qualche perplessità.

Né, d’altronde, tale anomalia può dirsi peculiare solo della “politica”.

Nelle società private, infatti, i consigli di amministrazione, nominano i revisori dei conti, loro controllori (per non dire poi del vezzo consolidato di extra-incarichi e consulenze incrociate, che finiscono quantomeno con apparire come olio versato per fluidificare gli ingranaggi).

Un meccanismo da vera e propria “repubblica delle banane”!

C’è da stupirsi dell’esplodere “soltanto” dei casi “Cirio” e “Parmalat” a livello di imprese private, o del crac finanziario del Comune di Taranto.

E’ allora, può essere utopistico e velleitario porre la questione della separazione effettiva tra controllori e controllati?

Perché non demandare ad esempio negli enti locali la nomina dei “controllori” (difensore civico e collegio dei revisori dei conti) alle minoranze consiliari (che rappresentano comunque una quota considerevole di cittadini e soprattutto contribuenti)?

Non si intende attribuire surrettiziamente alle opposizioni “poteri di veto” o margini ‘consociativi’, volti a intralciare l’azione della maggioranza: si tratta semplicemente di attivare “sensori” istituzionali interni più rapidi, in grado di allertare circa eventuali “deragliamenti” dai canoni del corretto funzionamento, salvo l’intangibile potere della Giunta e della maggioranza di procedere comunque, se convinte, sulla strada intrapresa.

Gli stessi elettori della maggioranza si sentirebbero più tranquilli se il controllo circa l’uso delle risorse (tasse da essi pagate o, meglio ad essi “imposte”), fosse esercitato da soggetti nominati dai controllati o da altri, meno sodali ed indulgenti nel vigilare sul regolare funzionamento degli enti e sulla regolare tenuta dei conti?

lunedì 12 novembre 2007

Da mò vale cioè da dopo l'assemblea.

Ho aspettato e riflettuto prima di scrivere questo mio commento alla prima assemblea regionale del partito democratico in Puglia. Leggendo i giornali di ieri ho anche appreso notizie ed informazioni che mi erano sfuggite. Eppure quando sono arrivato nello "spazio 7" tutto sembrava "bollire" in modo frenetico anche se le sedie erano tutte già occupate: Michele Mazzarano (vicesegretario), Loredana Capone (presidente assemblea) e Rosa Stanisci (tesoriere).

Abbiamo votato anzi applaudito tutti.

Una realtà complessa il partito democratico pugliese: tante liste (correnti), tante personalità e tanti territori che si devono conoscere per collaborare. La prima assemblea non mi ha entusiasmato, poche novità. La buona relazione di Emiliano mi è apparsa lunga e poco coinvolgente. Gli interventi sono stati poco ascoltati e il dibattito ne ha sofferto. Lo stesso Emiliano ha ammesso che ci sono stati alcuni errori organizzativi e politici, …. ma la prossima volta andrà meglio.

Per cui questa volta non vale!

Il partito democratico deve imparare dagli errori, ha detto nelle conclusioni Emiliano, ma non abbiamo molto tempo da sprecare. Ci sono molte cose da fare e le attese sono tante.

Franco Catapano

domenica 11 novembre 2007

Riflessione sul PD per Taranto

Con l'assemblea costituente regionale di sabato 10 novembre si completa la fase delle primarie dedicata alla scelta dei segretari nazionali e regionali del Partito Democratico. Sin qui hanno contato gli eletti che il 14 di ottobre sono stati
votati da un numero enorme ed inaspettato di cittadini.

Ora ci si prepara all'assemblee provinciali del 24 novembre per eleggere i coordinatori provinciali del partito nuovo. Tornano in ballo, almeno in Puglia, le vecchie logiche dei gruppi dirigenti di quei partiti che, pur cofondatori di un partito nuovo, non vogliono perdere l'occasione per vestirlo di abiti vecchi. E' ripresa in grande stile la tradizione delle trattative e degli accordi di divisione degli incarichi, in barba ad ogni esigenza di trasparenza nel processo di scelta dei candidati alla carica di coordinatore provinciale e di formazione degli stessi coordinamenti. L'aspetto più sorprendente di queste manovre consiste nel coniugare gli assetti regionali del Partito Democratico, sui quali è credibile che si eserciti una indubbia autorevolezza del segretario Emiliano, con quelli provinciali, considerati, dai soliti eminenti dirigenti ulivisti locali, terreno di scambio e di definizione di equilibri politici complementari a quelli regionali

Emiliano dovrà prestare molta attenzione alla definizione degli assetti complessivi del partito nell'intera regione: sia perché la natura federalista si deve alimentare della ricchezza problematica del territorio regionale, sia perché il nuovo deve esprimersi dando volto e voce alla diversità ideale, culturale e politico-sociale. Non è per niente opportuno l'insediamento, nella direzione dei nodi strutturali della rete del partito nuovo, di cloni, di controfigure e di capitani di lungo corso, sempre pronti, quest'ultimi, a riposizionarsi nei nuovi contesti politici.

Se si vuol essere fedeli allo spirito delle primarie e non si vogliono tradire le aspettative degli elettori, sarebbe opportuno sostituire alle "voci" diffuse ad arte, delle motivate e legittime candidature. In tal modo, nell'assemblea del 24 di novembre, si avrebbe una responsabile e corretta discussione per scegliere in piena trasparenza il coordinatore e il coordinamento provinciale.

Non si capisce perché le diverse aree politiche, presenti nel processo costituente con propri eletti, non si incontrino per avere un confronto, definire orientamenti e compiere le scelte in maniera aperta e costruttiva.

Nel merito, è senz'altro necessario escludere da ruoli di direzione esecutiva del partito chi ricopre incarichi istituzionali di qualsiasi livello, anche perché si riproporrebbero i vecchi equilibri politici; si eleggano, invece, coordinatori e coordinamenti che pur rappresentando le "diverse anime" del partito nuovo, siano capaci di esprimerne la visione unitaria sul terreno politico-programmatico.

Nei cinque collegi della provincia di Taranto sono stati eletti molti uomini e molte donne che sono espressione compiuta e autorevole di una richiesta di rinnovamento, non solo generazionale, ma soprattutto, nel modo di concepire le relazioni sociali in una società aperta, plurale e nell'affermare l'esigenza di un agire politico per e non contro.

L'innovazione come linea direttrice di una nuova politica deve essere sostenuta da un chiara e radicale discontinuità nella formazione dei gruppi dirigenti del Partito Democratico, altrimenti si ripresentererebbero tutte le contraddizioni politiche già sperimentate recentemente nella città di Taranto.

Luigi Paolo Morea

del Partito Democratico

mercoledì 7 novembre 2007

il 10 novembre assemblea costituente regionale

E' stata fissata per sabato 10 novembre, a partire dalle ore 9,30, presso il Padiglione n. 7 della Fiera del Levante di Bari la prima riunione dell’Assemblea Costituente Regionale del Partito Democratico.
I delegati eletti alla Costituente Regionale e quelli eletti alla Costituente Nazionale dovranno accreditarsi munendosi di un apposito badge che potrà essere ritirato presso la struttura sabato mattina a partire dalle ore 9,00. Franco Catapano e Anna Sannelli sono i laertini delegati che parteciperanno alla prima assemblea costituente regionale. Per quanti vorranno partecipare alla manifestazione e non sono delegati l’ingresso è libero.

martedì 6 novembre 2007

4,5 milioni per la differenziata

Accordo tra Regione, Provincia e Ato 1 per finanziare il nuovo progetto di raccolta porta a porta che interessa 12 comuni, capoluogo compreso. Il presidente Tamburrano: «Così riusciremo ad abbattere la tassa sui rifiuti»
“Finalmente”. Frase comune di cittadini e sindaco di Massafra. Una affermazione spontanea, che si riferisce all’arrivo, finalmente davvero, della firma apposta ieri sull’attesissima convenzione per l’utilizzo di 4,5 milioni di euro, utili per portare avanti e concretizzare il progetto dell’Ato 1 inerente alla raccolta differenziata.
Ora si tratta di vedere quello che accadrà, perché ieri le firme dell’assessori all’ambiente, regionale e provinciale, rispettivamente Michele Losappio e Michele Conserva, assieme a quella apposta dal presidente dell’Ato tarantina Martino Tamburrano, ci sono state, i riscontri si vedranno in futuro, esattamente a cominciare dal nuovo anno, visto che il termine per partire è dicembre 2007.
Il progetto prevede l’acquisto di attrezzature utili alla raccolta differenziata, la costruzione di isole ecologiche e l’assunzione di personale idoneo al compito della raccolta nell’Ato 1, che comprende i comuni di Castellaneta, Crispiano, Ginosa, Laterza, Martina Franca, Massafra, Montemesola, Mottola, Palagianello, Palagiano, Statte e Taranto.

Una fase che il primo cittadino massafrese accoglie con ottimismo: “Finalmente entra nel vivo una fase importante che servirà a dare ai cittadini un nuovo metodo di raccolta e di conferimento dei rifiuti”. Tra i vantaggi che porterà il progetto quello di un possibile abbattimento dei costi, per i cittadini: “Si tratta di un progetto costruito sui principi ispiratori dell’abbattimento ulteriore della tassa dei rifiuti, di un nuovo modo di trattare i nostri rifiuti con la possibilità di riciclarli incamerando ulteriori entrate economiche per il Comune”. Il lato più importante è però quello sociale: “Sarà un modo per educare la popolazione e il territorio. I cittadini avranno a disposizione un nuovo modo di convivere con i rifiuti che noi stessi produciamo”.
Il progetto farà da integrazione alla già esistente raccolta dei rifiuti, e partirà inizialmente come progetto sperimentale. La strada da seguire sarà quella del ‘porta a porta’: “Inizialmente sarà sperimentale e partirà assieme ad una campagna di sensibilizzazione da effettuare anche nelle scuole. Si prevede una migliore organizzazione anche della raccolta dei rifiuti speciali non pericolosi”. Anche in questo caso ci potranno essere vantaggi per i cittadini: “Le isole ecologiche – continua Tamburrano – serviranno a stoccare i conferimenti diretti che i cittadini vorranno fare. Gli stessi cittadini, in quel caso, usufruirebbero di bonus”. Quali siano i privilegi da ‘consegnare’ nelle mani dei cittadini ‘avveduti’ è poi tutto da discutere a tavolino. Al momento c’è l’idea e la volontà di portare avanti questo tipo di discorso: “È il primo accordo di programma ritenuto serio tra Istituzioni come la Regione, la Provincia e i Comuni, che sono attenti a questo tipo di problema, collaborano, progettano e realizzano opportunità di sviluppo le cui ricadute positive alimentano la crescita culturale, sociale ed economica del territorio”. I termini saranno rispettati meticolosamente: “Il progetto esecutivo pronto in 30 giorni”.
Ora quindi non resta che aspettare che tutto si trasformi passando dalle parole ai fatti. Finalmente arriva la raccolta differenziata, quella vera. Dal 2008.

Fonte: Corriere del Giorno
Autore: Graziano Fonsino

NOMINATO L'ESECUTIVO NAZIONALE DEL PD

Nove donne e otto uomini provenienti anche dal mondo dell'associazionismo e dell'imprenditoria. Sono 17 i componenti nominati dal segretario del Pd, Walter Veltroni che formeranno l'Esecutivo nazionale del nuovo soggetto politico:
Goffredo Bettini, Andrea Causin, Vincenzo Cerami, Roberto Della Seta, Emanuela Giangrandi, Maria Grazia Guida, Maria Paola Merloni, Federica Mogherini, Alessia Mosca, Andrea Orlando, Annamaria Parente, Laura Pennacchi, Roberta Pinotti, Lapo Pistelli, Ermete Realacci, Giorgio Tonini e Rosa Villecco Calipari.
A loro si aggiungono naturalmente anche il vice-segretario Dario Franceschini, Anna Finocchiaro in qualità di presidente del gruppo al Senato e il futuro presidente del gruppo alla Camera dopo le dimissioni di Dario Franceschini.
Con la nomina dell'Esecutivo - ha commentato soddisfatto Veltroni - inizia il cammino di una compagine di donne e uomini innovativa, fresca, aperta, autorevole che avrà il compito di interpretare al meglio la grande forza riformista che il Partito democratico vuole e deve rappresentare.
Per la prima volta nella storia della politica italiana - ha aggiunto - , le donne sono presenti in un organismo dirigente in numero superiore a quello degli uomini. Con questa decisione non solo rispettiamo quanto previsto da una innovativa norma del regolamento delle Primarie, che prevedeva la piena parità tra i generi nella Costituente e nelle liste, ma con una scelta particolarmente significativa diamo vita ad un esecutivo in cui la presenza femminile e' maggiore di quella maschile.
Veltroni ha poi voluto sottolineare anche i diversi percorsi politici e culturali delle persone nominate. C'è chi ha svolto recentemente significative esperienze politiche o parlamentari, ma ci sono anche esponenti di mondi che fanno riferimento all'associazionismo, come Andrea Causin, al volontariato, come Maria Grazia Guida, al sindacato, come Annamaria Parente, all'imprenditoria, come Maria Paola Merloni, alla ricerca, come Alessia Mosca dell'Arel, donne che hanno un'esperienza di battaglie civili, come Rosa Calipari. C'è poi uno dei più autorevoli esponenti della cultura italiana, Vincenzo Cerami, che voglio personalmente ringraziare per aver accettato questo incarico. E c'è la sensibilità di persone come il presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, a cui ho chiesto di portare dentro il partito, insieme con Ermete Realacci, il bagaglio della sua importante esperienza ambientalista.
L'esecutivo nominato rappresenta la giusta sintesi tra l'esperienza necessaria per chi si appresta ad un cammino così impegnativo e il coraggio e la forza del cambiamento delle generazioni più giovani. Sono certo - ha concluso Veltroni - che queste donne e questi uomini, queste ragazze e questi ragazzi rappresenteranno al meglio quell'ambizione e quella speranza che tre milioni e cinque centomila persone ci hanno affidato con la straordinaria giornata del 14 ottobre.
E' una bella squadra - ha commentato anche il Presidente del Consiglio, Romano Prodi in una nota - , che potrà contare sul contributo di persone di indubbia esperienza e di giovani di grande capacità, ma soprattutto che rispetta nella sua composizione quella parità tra donne e uomini che rappresenta un impegno fondamentale che abbiamo preso in ogni fase della costituzione del Partito Democratico. A tutti loro rivolgo i miei auguri di buon lavoro.

lunedì 5 novembre 2007

I giovani alla prova dell’opposizione. Il Pd si organizza con un comitato di under 30

Cambiare per salvarsi.Il Pd laertino, in attesa delle determinazioni nazionali e regionali per la nuova forma-partito, s’è costituito in comitato provvisorio, composto dai candidati locali delle liste delle primarie e da alcuni volontari. Ad esso hanno aderito quattro consiglieri comunali dei sette dell’Unione: Franco Catapano, Giuseppe Stano, Giovanni Serafini, Francesco Perrone; degli altri tre Lorenzo Caldaralo ha aderito alla Cosa rossa, Arcangelo Cirielli è in osservazione e Sebastiano Stano è socialista. Fra i notabili della sinistra hanno aderito al Pd l’ex sindaco Vito Cassano, l’ex candidato sindaco Nino Di Lena e Vito Massaro, un polemista ostico per tutti, della nidiata comunista del ’78; mentre hanno preferito la sinistra radicale, il segretario provinciale della Cgil braccianti, Mario Fraccascia e l’ex segretario diessino Pierino Clemente: un piccolo terremoto, nel piccolo mondo antico della sinistra laertina, perché amicizie di una vita hanno fatto scelte diverse; e in politica, come si vede a Roma, è il conflitto che prevale sull’amicizia e sulla colleganza. Il comitato, però, ha una caratteristica tutta sua: non la parità fra uomini e donne, cosa, questa, ormai acquisita in casa Pd; ma l’essere composto di soli under 30. E gli anziani? Nelle retrovie, o nell’intendenza, per dirla in gergo militare. I giovani del Pd sono: Davide Bellini, Massimo Castria, Maria Magistro, Wanda Pucci, Giuseppe Russi, Francesco Santantonio e Francesco Vasto.Una scelta, questa del rinnovamento ab imis, destinata a lasciare il segno o di nuova vitalità o di ennesima delusione, perché a Laterza toccherà a questi giovani soddisfare oppure no il bisogno di opposizione, ciò che sostanza la democrazia e l’evoluzione positiva di qualsiasi comunità.L’anno scorso, infatti, la giunta uscente di Giuseppe Cristella ottenne una strepitosa vittoria, sia per la sua scintillante organizzazione, sia perché l’Unione si “unì” alla men peggio negli ultimi giorni, dopo una spossante e stucchevole polemica sul candidato sindaco, sia, e soprattutto, perché nel quinquennio trascorso l’Ulivo non aveva lasciato alcuna traccia d’opposizione. Gli amministratori in carica se la cantavano e se la suonavano, senza alcun controcanto. L’Unione in carica, invece, come opposizione, ha pestato alla maggioranza i calli dell’aumento delle tasse, e la maggioranza ha subito risposto con alquanta ira; ma poi le contestazioni sono state relegate o in fiacchi e rumorosi consigli comunali, o in internet, visitato dai soliti quattro navigatori, quindi di scarsa diffusione sociale e di flebile voce di pubblica opinione.I Consigli comunali voluti da Bassanini se paiono aver stabilizzato le maggioranze e aver dato forza ai sindaci, ma da qualche tempo e in molte zone non è più così, hanno altresì spento il dibattito, che, quando è banale, è fatto di chiasso, ma in sé, il dibattito, può anche essere di ricerca e quindi utile alla comunità, secondo il metodo che “quattro occhi vedono meglio di due”.Nei consigli pre-Bassanini, l’opposizione più efficace era quella che si formava dentro la maggioranza, rallentando la “governance” fino ad asfissiarla. E qualcosa andava fatta per asportare quella disfunzione diventata ormai connaturale, una vera e propria metastasi di qualsivoglia maggioranza. Ma si è avuto l’effetto pendolo: da Consigli di eccessiva dialettica in ogni schieramento, si è passati a Consigli spenti dovunque, perché caduti nella contrapposizione pregiudiziale. L’opposizione, infatti, sapendo che non riuscirà a far passare alcun suo emendamento, recita solo una stracca parte; la maggioranza, da parte sua, se ha oratori da “massimi sistemi” abbozza una qualche risposta, ma con evidente fastidio degli altri per il tempo da perdere ad ascoltare nonsensi, preferendo alzare le manine in sincrono per subito correre tutti a casa, anzi in pizzeria, come si suole, per rinsaldare la coesione e addolcire gli yes acritici, il carabinieresco “obbedir tacendo”.Estromessa dai Consigli comunali, la democrazia, fatta di ricerca, dibattiti e polemiche, ha dunque bisogno di nuovi luoghi. O meglio ha bisogno di rendere nuovo il suo luogo primigenio: la piazza, su cui parlare, fra manifesti, schermi, gigantografie, vignette, e tutto ciò che i giovani saprebbero inventare.Vero è che la piazza laertina non si presta allo spontaneismo dei ragazzi, perché pur potendo essere una delle migliori piazze in assoluto, consegnata all’inquinamento acustico e ambientale delle macchine, perfino di domenica è invivibile e deserta. Ma oggi che la vivibilità urbana è diventata una priorità per tutti i paesi, ad eccezione di Laterza, l’incapacità degli amministratori di dare decenza ai loro luoghi migliori per i giovani che si appassionino alla politica potrebbe essere la causa scatenante per un’opposizione legata alla realtà.Oggi, in effetti, nella politica laertina, come in quella italiana, è d’opposizione propositiva d’emendamenti o d’alternative che c’è bisogno: di chi, cioè, non ancora contaminato dalle lusinghe e dai deliqui del potere, criticando, non possa far recitare a nessuno il proverbio del “bue che dice cornuto all’asino”, e proponendo non possa far dire: “ma voi, durante il vostro consolato, perché avete lasciato marcire questo problema?”.Il cambio delle generazioni a ciò serve: a portare nella dialettica politica chi non ha passati da nascondere e ha solo futuri da approntare, il miglior modo per salvare il presente ed anche una classe politica suggestionabile da miraggi e troppo proclive a diventar ceto sociale, o casta.Questi giovani sapranno ringiovanire almeno la politica del loro paese, darle verve, introdurla nella modernità, bandendo la sclerosi del clientelismo e della vetrina? Sapranno essere segno dei tempi nuovi?

di Michele Cristella “Corriere del Giorno” - 4 Novembre ‘07

venerdì 26 ottobre 2007

Assemblea Cittadina il 3 novembre 2007

Con le elezioni primarie del 14 ottobre, 779 cittadini di Laterza hanno dato fiducia al nuovo Partito Democratico, che è nato quindi sotto i migliori auspici.

Ora bisogna continuare a costruire un “partito nuovo” capace di promuovere la partecipazione, rinnovare la politica e favorire la presenza di donne e giovani di Laterza.

Ti invitiamo pertanto ad essere protagonista di questo nuovo processo politico partecipando all’incontro del Partito Democratico di Laterza fissato:

Sabato 3 novembre 2007
ore 18,30
Via Porta Pia
(ex sede Ds Laterza)

Ti invitiamo inoltre a estendere l’invito ad altri sostenitori ed i simpatizzanti del PD di Laterza.

Il Comitato Promotore

Il Partito democratico fra nuova e vecchia politica

La straordinaria partecipazione alle primarie del PD, domenica scorsa, riflette una domanda di partecipazione molto ampia, nella società. E soprattutto fra gli elettori di centrosinistra. Lo abbiamo scritto, nei giorni scorsi: più che di "antipolitica" dovremmo parlare di "iperpolitica". Visto che le mobilitazioni, negli ultimi mesi, si sono moltiplicate. Coinvolgendo masse imponenti di persone. Spinte, come si è detto, da una grande richiesta di cambiamento e di novità. Però, vale la pena di aggiungere: non solo.

Come ha suggerito Alfio Mastropaolo, dietro alla partecipazione di massa che ha "premiato" le primarie del PD, non c'è solo il "nuovo", ma anche il "vecchio". Il contributo della tradizione; dell'organizzazione dei partiti; delle cerchie personali. Logiche di appartenenza "ideologica", ma anche personale e particolaristica. Basta scorrere i dati della partecipazione su base regionale. A livello nazionale hanno votato 3 milioni e mezzo di elettori. Tra cui, va chiarito, anche giovani con meno di 18 anni (ma più di 16) e immigrati. Per cui si tratta di una base più ampia dell'elettorato chiamato a votare alle consultazioni politiche. Tuttavia, calcolato sul voto alla lista "Uniti nell'Ulivo" nel 2006, il peso degli elettori alle primarie risulta egualmente molto rilevante: il 29%. Ciò significa che ha votato alle primarie quasi un elettore su tre.
La distribuzione per regione, però, fa emergere una geografia particolare. Molto diversa dal passato. Non tanto per l'affluenza nelle regioni del Nord: significativa ma, comunque, al di sotto della media nazionale. Né per il buon grado di partecipazione registrato nelle "regioni rosse". Soprattutto in Emilia Romagna e in Umbria (oltre il 30%). Ma per la clamorosa mobilitazione che ha caratterizzato le regioni del Mezzogiorno. In Abruzzo l'affluenza alle primarie copre il 40% dei voti ottenuti nel 2006 (alla Camera) dalla lista "Uniti nell'Ulivo". In Puglia il 34%. In Sardegna il 32%. Ma vette insuperabili vengono toccate in Campania: 44%. E ancor di più in Basilicata: 53%. Fino al record della Calabria, dove i voti validi alle primarie costituiscono il 70% di quelli ottenuti dall'Ulivo un anno e mezzo fa. Certo, vale la pena di ripeterlo: c'è una quota di minorenni e di immigrati. Ma si tratta, comunque, di un dato cosmico.

Peraltro, la struttura del voto, su base territoriale, in questa occasione non riflette quella di due anni fa, che legittimò Prodi in vista delle elezioni del 2006. Rispetto ad allora, in tutte le regioni del Centronord si osserva un calo di voti (validi) più o meno sensibile. In particolare in Lombardia (-232.000), Emilia Romagna (-204.000), Toscana (-168.000) e in Veneto (-89.000). Anche nel Lazio, dove Veltroni ha trascinato la partecipazione al voto, si assiste a un ripiegamento sensibile rispetto alle primarie del 2005 (- 86.000 voti validi). D'altra parte era prevedibile, visto che due anni fa alle primarie avevano partecipato gli elettori di tutta la coalizione, per eleggere non il segretario di un partito, ma il candidato premier. Invece, contrariamente alle aspettative, in larga parte del Mezzogiorno, domenica scorsa si verifica una crescita dei voti, in alcuni casi molto consistente. Soprattutto in Puglia (+54.000), Abruzzo (+13.000), Basilicata (+17.000), Campania (+106.000) e, appunto, Calabria (+ 87.000). Ciò permette di precisare l'osservazione da cui siamo partiti. La grande partecipazione alle elezioni primarie di domenica scorsa sottolinea una stagione "iperpolitica" piuttosto che "antipolitica". In cui, però, convergono e si cumulano spinte diverse. Domande di "cambiamento", ma anche "continuità". La grande partecipazione alle primarie, infatti, ha raccolto e aggregato movimenti ed elettori d'opinione, alla ricerca di nuovi modelli di rappresentanza politica. Insieme ad ampie componenti ancora "fedeli" ai partiti tradizionali (e auto-dissolti: DS e Margherita); a settori, estesi, di voto "personale" e particolarista; e a solide clientele locali. E' un grande calderone, questo PD. Nel quale confluiscono componenti nuove, ma anche vecchie. (E, vogliamo precisare, il "vecchio" non è necessariamente peggio; talora, anzi, è anche meglio del "nuovo"). Ci vorranno molto coraggio e grande determinazione per costruire un "partito nuovo", capace di assorbire e coagulare l'eredità dei "partiti vecchi". Così pesante e localizzata. Ma, soprattutto, per costruire un partito che sia davvero "nazionale", in grado di superare i limiti territoriali del passato, anche recente. Il centrosinistra, infatti, nella seconda Repubblica, ha mantenuto la geografia elettorale del Pci. Tanto che Marc Lazar, facendo riferimento ai Ds, aveva parlato di una "Lega di centro". Mentre nel Nord non è mai riuscito a imporsi. Anzi, alle elezioni del 2006 si è ridotto a una "minoranza assediata". Oggi, le primarie descrivono un PD fin troppo "meridionalizzato". Non sarà facile, con questa geografia e con questa base elettorale costruire un soggetto politico riformista e innovatore. Walter Veltroni, il sindaco di Roma: dovrà governare i localismi del suo partito. Dovrà, inoltre, "unire" la Basilicata al Veneto; la Calabria alla Lombardia. Come dire: ri-unire l'Italia.
Ilvo Diamanti - La Repubblica 18/10/2007

mercoledì 24 ottobre 2007

Sondaggio: Veltroni batte tutti

Pubblicato da La Repubblica un sondaggio condotta da Ipsos oggi Walter Veltroni, in un confronto elettorale, batterebbe sia Silvio Berlusconi, sia Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini.

lunedì 22 ottobre 2007

INTERVISTA AD ALCUNI NOSTRI ELETTI

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PRIMA ASSEMBLEA COSTITUENTE

La prima assemblea costituente del Pd si terrà il 27 ottobre 2007 presso il Nuovo Polo Fieristico Rho-Pero. I lavori avranno inizio alle ore 10,30. Gli eletti all'Assemblea Costituente e gli invitati potranno ritirare i pass d'accesso venerdì 26 ottobre dalle ore 17 alle ore 19 e sabato mattina dalle ore 8 e tassativamente entro le ore 10.
«Ci siamo consultati con Prodi. La prima seduta dell'assemblea costituente del Pd si terrà a Milano questo come segno di attenzione del Pd verso il Nord», avvevano già anticipato nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 16 ottobre presso la sede de L'Ulivo di P.zza Ss. Apostoli, i coordinatori del Comitato dei 45, Mario Barbi, Maurizio Migliavacca e Antonello Soro.
«E' ovviamente – avevano spiegato - una scelta significativa, perché la prima riunione degli organismi rappresentativi del Pd si svolgerà nel capoluogo lombardo. Naturalmente, prevediamo che l'assemblea si riunirà altre volte. Il criterio di massima concordato con Prodi è che le successive riunioni rappresenteranno un percorso ideale nelle diverse aree del paese».

«Sono irregolari quei semafori verso la statale 7?» Il dubbio di Costantino (Pd)

“Irregolari i semafori senza traffico laterale: Laterza come Segrate?”: l'interrogativo è in una nota-stampa del consigliere regionale Pd, Paolo Costantino, i semafori sono quelli sistemati nel punto in cui, proseguendo verso Castellaneta, via Roma ridiventa Statale 7. Semafori, scrive Costantino, “moderni e insieme medievali”: perché “applicano i principi propri dei trasduttori”, e perché “impongono un pedaggio casuale e frutto dell’arbitrio”. Insomma, per il consigliere Pd “il Comune di Laterza ha scelto di far cassa nel modo peggiore: le multe non si contano per gli automobilisti che, complice la durata del giallo, vengono colti in flagrante dall’implacabile macchina fotografica”. Il dubbio: “Con molta probabilità, e per questo sono in corso accertamenti - scrive Costantino -, la durata del giallo è stata posta volontariamente ai limiti della circolare ministeriale del luglio scorso per mandare il massimo numero di “foto ricordo” a casa”. Decisione, questa, che “fa il paio politico con quella adottata da molti sindaci che appostano le pattuglie nei luoghi dove la velocità consentita è bassissima in modo da far incappare nella rete non solo gli automobilisti che realmente mettono in pericolo le persone con la loro folle velocità, ma anche quelli che superano di poco quella consentita”.
E allora: “Le esigenze di far cassa non possono mettere in pericolo un valore ben più importante: l’appropriatezza delle misure prese, la loro estraneità a qualsiasi scopo indiretto”.Di più: “Le ragioni di una presunta sicurezza avanzate dal Sindaco di Laterza appaiono deboli e strumentali: le inchiodate delle auto rischiano di provocare proprio quegli incidenti che si vuole evitare”. “Anche per questo - chiude Paolo Costantino - una denuncia alla Guardia di Finanza è già stata inoltrata”.»
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno»
Autore: Francesco Romano