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giovedì 1 maggio 2008

ALDO MORO: un uomo così

Mercoledì 7 Maggio 2008 alle ore 19.30 presso la Parrocchia Santa Croce di Laterza si terrà l’ultimo appuntamento della rassegna culturale “Incontri con la Santità” organizzato in collaborazione con l’Azione Cattolica laertina.

L’incontro ha per titolo ALDO MORO: un uomo così .

Una delle sue figlie, la signora AGNESE MORO, racconterà suo padre.

Agnese Moro è sociopsicologa, vicepresidente del Gruppo CERFE – un coordinamento di enti di ricerca sociale non profit – è presidente dell’ASDO, l’Assemblea delle donne per lo sviluppo e la lotta all’esclusione sociale. Al centro dei suoi interessi sociali c’è da sempre il tema delle disuguaglianze. Sia per il CERFE che per l’ASDO si è infatti occupata di progetti e di analisi di temi quali la globalizzazione e la mondializzazione, la nascita di entità internazionali, la crisi degli stati nazionali e dei sistemi di governo, la questione della praticabilità delle politiche di welfare, l’incremento esponenziale dei flussi migratori, i pericoli ambientali, la perdurante minacciosità dei rischi sociali come la povertà di massa e l’esclusione sociale.

Agnese Moro è impegnata anche nell’attività dell’Accademia di studi storici Aldo Moro. E’ proprio al padre, ucciso barbaramente il 9 Maggio 1978 (esattamente trenta anni fa) dalle brigate rosse, ha dedicato il volume UN UOMO COSI’.

Un centinaio di pagine ricche di ricordi personali che presentano Aldo Moro nei suoi panni non ufficiali e non pubblici. Un uomo, semplicemente uomo, padre, marito, nonno che ha messo al primo posto della sua vita, anche nei momenti più crudi e dolorosi, la famiglia, le relazioni personali e umane.

C’è poca politica in questo “album di famiglia”: qualche viaggio, gli onnipresenti giornali, le preoccupazioni del partito. Il Moro stratega, l’ uomo pubblico contornato dal mito del martirio, è sostituito dal ritratto di un padre ricordato nei momenti quotidiani e domestici. Vi sono le struggenti lettere dedicate all’allora nipotino Luca (figlio di Mara Fida), alla sua amata Noretta (la moglie) e proprio ad Agnese.

Con questo capolavoro, gesto di grande generosità e amore da parte della figlia, si vuol far conoscere “l’umanità” di un uomo.

<<>> ha dichiarato la signora Agnese proprio recentemente; perché è facile parlare di Moro come del politico e dello statista per eccellenza ma si dimentica spesso che dietro quella figura di uomo pubblico c’era una PERSONA.

Una persona come lo erano i servitori dello Stato che sono morti ammazzati quella triste mattina del 16 marzo 1978: Il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, l'appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, il vice brigadiere di polizia Francesco Zizzi, l’agente di polizia Giulio Rivera, l’agente di polizia Raffaele Iozzino.

Moderatore della serata un altro illustre ospite: il Dott. ANTONIO BIELLA Direttore del Corriere del Giorno. Interverranno anche il Parroco Don Lorenzo Cangiulli, il Presidente parrocchiale di Azione Cattolica il Dott.Giovanni Pietricola.

La serata sarà anche l’occasione per tracciare un bilancio dell’intera rassegna, che ha visto una grande partecipazione, coordinata da Domenico Savino già a lavoro per organizzare la seconda edizione.

domenica 20 gennaio 2008

La notte della Repubblica di Ilvo Diamanti

SETTIMANE come questa lasciano un sentimento di sconcerto di rara intensità. Un giorno dopo l'altro, una cattiva notizia. Un'emergenza. Senza soluzione di continuità. I rifiuti di Napoli e le polemiche sulla lezione di Benedetto XVI alla Sapienza, annunziata e successivamente annullata. Le accuse dei magistrati a Sandra Lonardo e al marito, Clemente Mastella; e le dimissioni del ministro Guardasigilli. L'appoggio esterno dell'Udeur al governo (un paradosso) e la possibile crisi. L'inchiesta sulle segnalazioni di Berlusconi a Saccà e la condanna del governatore siciliano Cuffaro per favoreggiamento. E ancora: i contrasti fra Confindustria e sindacato, le proteste dei metalmeccanici. Fino alla nuova tragedia sul lavoro, a Marghera. Non manca proprio nulla al catalogo dei mali italiani - antichi e nuovi. Per cui cresce la tentazione popolare (non di rado praticata) di star lontani dai giornali e dai telegiornali. Oppure, di girare pagina e canale ogni volta che incontriamo la politica, ma anche la cronaca.
L'inverno civile che stiamo attraversando non accenna a chiudersi, tanto meno a intiepidirsi. Non deve sorprende, allora, se, da molte parti, si evocano i primi anni Novanta. La fine della prima Repubblica. L'avvio di una transizione patologica che non transita mai, ma diventa sempre più indecifrabile.Molti segni, d'altronde, suggeriscono questo accostamento. Gli (esorbitanti) indici di sfiducia nelle istituzioni e negli attori politici; il ricorso al referendum sulla legge elettorale; gli scontri fra magistrati e politici. Il copione di questa stagione rammenta da vicino quello di quindici anni fa. C'è, per questo, chi invoca il '92; una nuova frattura. Per ritentare l'impresa avviata allora, senza fortuna. Voltare pagina, andare oltre "l'anomalia italiana".Come la chiamavano gli osservatori stranieri. Come la percepivano, con fastidio, gli stessi italiani. I quali, però, oggi assistono spaesati alla catena senza fine delle cattive notizie. Quasi rassegnati. Perché molto è cambiato dal '92. A differenza di allora, non hanno ganci a cui attaccarsi, né reti che li tengano insieme. Ma, soprattutto, non riescono a guardare avanti. A sperare!
1. Agli inizi degli anni Novanta, gli italiani, di fronte alla dissoluzione dei partiti e alla delegittimazione della classe politica, potevano aggrapparsi ad alcuni appigli. I magistrati, considerati i "giustizieri". I tribuni del popolo indignato, che "non ne poteva più". I nuovi soggetti politici, emersi nel vuoto prodotto dallo sbriciolarsi della prima Repubblica. Partiti: la Lega, la Rete. In seguito, Berlusconi e Forza Italia. An, cresciuta sulle radici del Msi. Mariotto Segni e i referendari. L'Ulivo nascente. Inoltre, i sindaci, che colmavano la distanza fra istituzioni e società "personalizzando" il rapporto con i cittadini su base locale.La "questione settentrionale", agitata dalle piccole imprese e dai movimenti autonomisti, non marcava solo distacco, ma anche domanda di riforme profonde. E alimentava il disordinato dinamismo del Mezzogiorno. Sotto il profilo economico, dell'associazionismo, delle città.
Poi, ci rassicurava il vincolo esterno imposto dall'Unione Europea. Che ci costringeva a comportamenti finanziari ed economici virtuosi. In fondo, la grande fiducia riscossa dall'Unione Europea in quegli anni rifletteva la grande sfiducia nello Stato e nella classe politica del nostro Paese.
2. Il Paese, per quanto diviso e attraversato da tensioni profonde, nei primi anni Novanta era tenuto insieme da alcune grandi organizzazioni di rappresentanza economica, dalle associazioni volontarie. La "concertazione", promossa da Ciampi (al tempo presidente del Consiglio) insieme a sindacati, Confindustria e, in seguito, ad altre organizzazioni di categoria, costituì un metodo per affrontare la crisi economica del Paese. Ma anche per ridurre il deficit di consenso e di fiducia nelle istituzioni. D'altronde, insieme al "muro" erano crollate anche le ideologie. Mentre, dopo la fine della Dc, i cattolici si erano "sparsi" in tutte le direzioni, in tutti i principali partiti. L'Italia, quindici anni fa, nonostante le tensioni e le fratture, appariva un Paese accomunato dalle particolarità; per questo flessibile, capace di adattarsi, di "arrangiarsi" nelle occasioni più difficili. Di reagire alle emergenze. Anzi: di reggere alle fratture (come quella Nord/Sud) e di trasformare le emergenze in motivo di unità e rilancio. Oggi, invece, i colpi e i contraccolpi che scuotono il sistema non suscitano speranza. Solo spaesamento.
3. I ganci si sono sganciati. Rispetto ai primi anni Novanta è cresciuta ulteriormente la sfiducia nei confronti dei "partiti" e dei "politici". La "casta" dei privilegiati (per riprendere il titolo del fortunato libro di Stella e Rizzo). Contro cui si è mobilitata una protesta "antipolitica" molto ampia. Il cui esponente più significativo è Beppe Grillo.I sindaci, soprattutto al Sud, non fanno più miracoli. Anzi. I cittadini li sentono lontani, quanto e più degli altri politici. Il Paese si è spezzato. Il Mezzogiorno: rientrato nella spirale del sottosviluppo, ricacciato negli stereotipi del passato. Il Nord - e il Nordest, in particolare - impegnato a marcare le distanze da Roma e dal Sud. L'Unione Europea non è percepita più come un'ancora, ma, da una quota crescente di cittadini, come un vincolo, un freno. Il Paese più eurottimista d'Europa, infine, è divenuto euroscettico. Insofferente verso l'euro, considerato responsabile dell'inflazione crescente. Per alcuni attori politici, come la Lega, Bruxelles è, da tempo, come Roma. Entrambe capitali di Stati nemici. I magistrati non godono più del consenso popolare. La fiducia nei loro confronti si è quasi dimezzata, rispetto a quindici anni fa. Ma è calata anche rispetto a pochi anni addietro. Sono percepiti non più come "garanti" della democrazia, ma come "un" potere in conflitto con gli altri. 4. Non c'è più colla a tenere insieme i pezzi della società e del Paese. Le organizzazioni economiche e sociali - Confindustria e sindacati in primo luogo - appaiono anch'esse largamente "sfiduciate" dai cittadini. Non "concertano" più. Confliggono, si dividono e dividono. La stessa presenza di grandi associazioni oggi appare un po' sbiadita. Le Onlus si stanno trasformando in grandi imprese, per quanto dedite a finalità benefiche. Parte del volontariato si è, anch'esso, aziendalizzato. La compassione e la solidarietà si sono mediatizzate. Praticate a distanza. Un Sms, un'offerta sul proprio conto. Un clic e via. Siamo più buoni.Cattolici e laici: non definiscono più identità compatibili. Ma sempre più alternative. Solchi di una comunità che non è più tale. Divisa dall'etica e nella politica. 5. Così, anche i rimedi e le terapie non hanno più la stessa presa di un tempo. Lo stesso referendum è accolto dai più (che lo sostengono) come il male minore. Una pistola puntata alla tempia, per costringere il legislatore a legiferare. Ma dopo vent'anni di referendum elettorali, affidare loro una missione salvifica pare davvero troppo. Anche la minaccia di nuove elezioni. Magari, anzi, probabilmente si avvia a diventare un destino ineluttabile. Ma è difficile immaginare che un nuovo terremoto, uno strappo violento, possa sottrarci a questa condizione miserevole. Perché, quindici anni dopo, è svanita la speranza che aveva accompagnato il "crollo" del sistema. Quasi come un evento liberatorio. Una palingenesi che avrebbe fatto sorgere un ordine nuovo. Uomini nuovi. Per questo, ora che è quasi buio, affrontare la notte di una lunga campagna elettorale fa correre un brivido. Senza ganci, senza colla, senza cornici. Ma con queste regole, queste divisioni, questi partiti e questi leader, in gran parte responsabili della lunga e improduttiva transizione italiana. Qualcuno è disposto a sperare ancora in un big-bang che riunisca i pezzi di questo Paese a pezzi? E che, per caso (o per caos), ricomponga il complesso mosaico italiano?
(20 gennaio 2008)

sabato 29 dicembre 2007

Se i leader non sono criticati la democrazia è malata

E ce ngm a disc nuu, o barés?

Il piccolo mondo politico laertino è in lieve subbuglio perché “sabato (oggi) arriva il sindaco di Bari”, Michele Emiliano, insieme con l’on. Ludovico Vico e con il suo vice di Terra ionica, Michele Mazzarano. Sono stati invitati dal Pd locale per parlare di “Buona politica”.
Come per ogni evento, la piazza dice la sua, ma a Laterza dice la sua il marciapiede, perché la piazza è stata data in concessione perenne ai passeggiatori in automobile, inquinatori e rumorosi, dal centrosinistra prima e dal centrodestra poi, ennesima riprova che in Italia la malapolitica è bipar-tisan.
Uno degli sparuti marcia-piedisti laertini domanda ai suoi interlocutori: “Che cosa diremo noi a Emiliano?”.
“Parole. Non hai letto il tema? La buona politica: in Italia la buona politica esiste solo a parole. E se le dicono loro fra loro…”. “No, i politici italiani non parlano di politica. Parlano di loro, fra loro. Non le senti in tv, le loro parole? Più banali di quelle di un bambino d’elementari”. “Non è colpa delle parole se sono banali. Le parole sono come il termometro: se il pensiero è scemo, sceme sono le parole”. “Questo è davvero un bel pensiero...”. “Anche se detto con parole sceme”.

“Spiritoso, lui”. “Però, Emiliano, qualcosa di utile da dirlo ai nostri anemici politici ce l’avrebbe. ..”. “A me piacque da giudice, quando mostrò le anime pie della Croce Rossa in Albania. ..”. “Ricordati che non si spara mai sulla Croce rossa...”. “E’ uno che ha conosciuto da vicino Falcone...”. “Non tirarla per lunghe: ti piaceva da giudice e non ti piace da politico. Dì”. “Non m’è piaciuto il doppio incarico…”. “Ma anche Veltroni è sindaco e capipartito…”. “Anche Veltroni fa mala-politica”. “Stai acido, stasera. Volevi un parruccone, come dice il Berlusca, che sai che io amo quanto Visco?”. “Possibile che nel Pd pu-gliese non ci sia uno, o una, che senza essere parruccone...”. “Il ragionamento è giusto: non si può assolvere a due compiti così impegnativi che richiedono 25 ore su 24”. “Sì, Bari sta alle pezze; e il Pd sta peggio...”. “Basta vedere i nostri dintorni: a Laterza, a Ginosa, a Castellaneta, sinistra inesistente. ..”. “E Taranto continua ad ammalarsi e a morire di polveri e fumi...”. “Ditemi il nome di un piddino che abbia detto qual-cosa dei fumi e delle polveri di Taranto...”. “O delle discariche e della differenziata”. “O delle energie pulite”. “O del disastro della sanità politicizzata”.
“O dei loro privilegi a spese nostre…”. “Del popolino…”. “Privilegi eccessivi, dunque immeritati”. “Tutti e tre siete un Bertinotti al cubo: cazzeggiate che è una bellezza”. “Bertinotti cazzeggia, noi critichiamo”. “Su Bertinotti ha ragione Pansa...” . “No. Pansa lo chiama “parolaio rosso”. Invece Bertinotti è parolaio e basta. Di rosso al massimo ha qualche pullover di caschemer...”.
“Lui, il capo dei proletari...”. “Dimmi con chi vai e ti dirò che sei: Bertinotti va per salotti, non per fabbriche, men che meno per cantieri o campi...”. “Mica è fesso, potrebbe morire, respirare sporcizie...”. “Mi avete seccato, siete peg-gio di mia suocera, anzi di Belpietro”.
“Vedi, che se noi siamo bugiardi anche fra di noi, poi finisce che votiamo Berlusconi. ..”. “Facciamo un voto mendace”. “Comunque questa visita può essere una cosa im-portante per Laterza”. “Non ci credo, ma spiegati”. “Vedere da vicino un sindaco pieno di energia, con un passato di coraggio al servizio della legalità...”. “Ma va’: che può fare un sindaco coraggioso in un paese di sindaci donabbon-deschi?”. “Allora è una venuta inu-tile”. “Ricordate Foscolo: A egre-gie cose il forte animo accendono...”. “Ricordate Manzoni: Il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare...”.
“Qui, i sindaci, se non sono capaci di chiudere il Corso alle macchine nemmeno nei giorni festivi, di cosa possono essere capaci?”. “Una serata se non di buona politica, ma con un buon politico, è sempre istruttiva”.
“A una condizione, però”. “Quale?”. “Che il buon politico, se è tale, ascolti, faccia parlare, si lasci mettere sotto accusa, mostri di voler conoscere la realtà dalla viva voce di chi la vive”.
“Invece finirà come in tutte le altre assemblee: come siamo belli, come siamo bravi, vicendevoli applausi...”. “E serata perduta”. “Io andrò a vederlo Emiliano, per vedere se i laertini gli hanno preparato una serata utile, se gli faranno trovare un’assemblea calda...”. “”Sei un nostalgico della tua vecchia Dc...”. “Ieri si criticava chi Moro chi Fanfani, oggi siamo tutti seguaci, chi di un uomo finto come Berlusconi, chi di un pappamolla come Veltroni. ..”.
“Chiudiamo con una mas-sima: la democrazia in cui i leader non sono criticati dai loro elettori, è una democrazia malata”.
“L’hai sentita da Sartori”. “Sicuramente non è originale, ma non l’ho sentita da nessuno”.
“E perchè non gliela vai a dire a Emiliano?”. “Una tentazione mi rode. ..”.

Michele Cristella
michele.cristella@corgiorno.it

mercoledì 21 novembre 2007

Cchiu’ pilu ppi tutti: Parrucconi e parrucchini

Il primo pensiero, affettuoso e solidale, non può che andare ai figli. Perché lui, nonno Silvio, ha di nuovo giurato sulle loro teste. Amorevolmente intervistato da Augusto Minzolini sulla Stampa, Bellachioma ha negato di avere qualcosa a che fare con il nuovo partito bifamigliare Storace-Santanchè. E visto che non ci credeva nemmeno lui ha aggiunto: «Ho giurato sui miei figli che non ne sapevo niente».
L’ultima volta che aveva messo di mezzo la testa della prole era stato il 22 novembre 1994, quando ricevette il primo invito a comparire per le tangenti alla Guardia di Finanza e assicurò che la Fininvest non fa certe cose. Naturalmente era una balla: manager corruttori e finanzieri corrotti furono puntualmente condannati. Ma i Berluschini non ne subirono alcuna conseguenza. Stavolta vedremo. Per il resto l’ometto che ieri ha fondato il nuovo Partito del popolo della libertà, o Partito della libertà, o Partito del popolo, o Popolo del partito, o Libertà del popolo, o Libertà del popolo partito, pare lo stesso del 1994. A parte i 13 anni e i 13 capelli in più. Ora come allora, dice che «il partito nasce dal basso»: infatti lo fonda lui, che è 1 metro e 60.

La lunga retromarcia verso le origini, anzi verso l’infanzia, prevede il replay dell’«appuntamento con la Storia» e del «pericolo di un futuro illiberale e incerto» (frasi copiate dal discorso della «discesa in campo», solo che stavolta gli illiberali non sono i comunisti, ma gli alleati); la diretta adorante di Emilio Fede; l’accenno alla «forza morale» del nuovo partito (infatti Dell’Utri s’è detto d’accordo e Previti anche); il ritorno in regìa di Giuliano Ferrara (che ultimamente, a corto di padroni da servire, stava per iscriversi al Partito democratico); il disprezzo per la «vecchia politica dei parrucconi» (parrucchini e trapianti per tutti); l’alzo zero sulla «classe politica degli anni 80 che ci lasciò la pesante eredità del debito pubblico», per la gioia di Stefania Craxi, De Michelis, Pomicino, Biondi, Pisanu, Cicchitto e altri riciclati o figli d’arte (a proposito: chissà che ne dice il Platinette Barbuto testè ripescato).

Il ritorno agli albori è sottolineato anche dal tasso decisamente notevole di gnocca alla conferenza stampa, da cui erano perciò esclusi Bondi e Cicchitto (Gustavo Selva s’è imbucato all’ultimo momento, a bordo della consueta ambulanza). Unici elementi di continuità col recente passato: la prescrizione fresca di giornata che l’ha salvato dall’ennesimo processo per falso in bilancio grazie ai suoi onorevoli avvocati; le balle spaziali sul fatto di non aver mai pensato alla «spallata» anti-Prodi; e le cifre sparate a casaccio, tipo quella dei «10 milioni di firme ai gazebo» (su You-tube c’è chi dimostra di aver votato una dozzina di volte, anche coi nomi di Riina, Gelli e Hitler).

Come la Nazionale di Donadoni, Bellachioma dà il meglio di sé quando è disperato. Nel ’94 temeva di finire in galera e di fallire per debiti: scongiurò brillantemente entrambe le evenienze. Stavolta aveva puntato tutto sulla caduta di Prodi: non gli è riuscito di comprare nemmeno mezzo senatore, Casini lo snobba, Fini

minaccia financo di accorgersi del conflitto d’interessi e parla addirittura di «legalità», Bossi gli fa gli scherzi.Se nel ’94 tutti saltavano sul carro del vincitore, oggi fanno a gara nel percorso inverso. Ieri il Giornale della ditta, pensando di far cosa gradita, pubblicava le gigantografie di «Tutti gli amici di

Silvio»: Storace, Santanchè, Brambilla, Giovanardi e Rotondi. Trascinatori di folle. Ma lui confida molto in Bordon e Dini, per dire com’è ridotto. È talmente all’angolo che non parla più di «brogli comunisti», anzi elogia gli «uomini di buona volontà» del Pd, coi quali vorrebbe tanto mettersi d’accordo perché lo trattano molto meglio degli ex alleati. Lo scambiano addirittura per un interlocutore in vista della riforma elettorale, lui che non ha mai capito una mazza di proporzionale e maggioritario (però «me l’ha spiegata Giuliano Ferrara»), oscillando fra l’uno e l’altro a seconda di dove lo portava il portafoglio. Insomma, lui ci conta molto: ogni volta che ha un piede nella fossa, arriva sempre il centrosinistra a salvarlo.
Basterà invitarlo a tavola per un bel governissimo senza le ali estreme, e tornerà come nuovo. Riusciranno i nostri eroi a resuscitarlo per la terza volta?

Marco Travaglio - da l'Unità

martedì 13 novembre 2007

Punto di vista, da leggere

CONTROLLORI E CONTROLLATI
di Leonardo Rubino e Adriano D’Onofrio

L’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia ha rappresentato a partire dal 1993 una svolta epocale nel panorama amministrativo locale del nostro Paese.

Di fronte alla endemica crisi del sistema di governo locale (Giunte e maggioranze sotto costante ricatto del consigliere “irrequieto”), il Parlamento nazionale introduceva l’investitura a suffragio universale del capo dell’amministrazione locale (meccanismo successivamente mutuato per le Regioni), con la contestuale attribuzione di un robusto premio di maggioranza a livello di rappresentanza consiliare.

Elezione diretta e premio di maggioranza, quindi, come puntelli per conferire stabilità e continuità all’azione di governo (in massima parte “prenotate” anche per il secondo mandato, salvo implosioni interne alla coalizione).

Intanto la legge n. 142 del 1990 aveva eliminato il controllo esterno (ad opera dei Co.Re.Co.) successivo alla adozione delle delibere di Giunta, introducendo il cosiddetto controllo “endo-procedimentale” (visto di legittimità), ad opera del segretario comunale, prima della adozione dell’atto.

Nel 1997 la stessa figura del segretario comunale (fino ad allora personificazione materiale del potere sovra-ordinato del Ministero dell’Interno, del quale era funzionalmente dipendente) veniva stravolta dalla legge ‘Bassanini’-bis (legge n. 127), con la creazione di un nesso fiduciario (e una soggezione di fatto) con il capo dell’amministrazione, sul quale dovrebbe esercitare il controllo.

Nel 2001 con la riforma del titolo V della Costituzione venivano soppressi i Co.Re.Co.

Attualmente, quindi, i controlli esterni sono (eventualmente) esercitabili (con tempi enormemente dilatati) solo da organi di natura giurisdizionale (Tar-Consiglio di Stato per la parte amministrativa, Corte dei conti per la parte contabile e magistratura ordinaria per l’azione civile e penale).

Gli unici momenti di (relativamente immediato) “controllo interno” dell’operato dell’amministrazione locale sono ora costituiti (oltre che dai fantomatici quanto rarissimi ‘controlli di gestione’) dal difensore civico e dai revisori dei conti. Al primo è affidata la verifica del regolare funzionamento dell’amministrazione e la conseguente tutela dei cittadini; la linearità della tenuta della “borsa” (i soldi di tutti i contribuenti) sono affidate al collegio dei revisori dei conti.

Ma chi nomina questi “controllori”? I controllati, ovviamente.

Al di là delle qualità e dell’impegno dei soggetti nominati, la “credibilità della funzione” suscita più di qualche perplessità.

Né, d’altronde, tale anomalia può dirsi peculiare solo della “politica”.

Nelle società private, infatti, i consigli di amministrazione, nominano i revisori dei conti, loro controllori (per non dire poi del vezzo consolidato di extra-incarichi e consulenze incrociate, che finiscono quantomeno con apparire come olio versato per fluidificare gli ingranaggi).

Un meccanismo da vera e propria “repubblica delle banane”!

C’è da stupirsi dell’esplodere “soltanto” dei casi “Cirio” e “Parmalat” a livello di imprese private, o del crac finanziario del Comune di Taranto.

E’ allora, può essere utopistico e velleitario porre la questione della separazione effettiva tra controllori e controllati?

Perché non demandare ad esempio negli enti locali la nomina dei “controllori” (difensore civico e collegio dei revisori dei conti) alle minoranze consiliari (che rappresentano comunque una quota considerevole di cittadini e soprattutto contribuenti)?

Non si intende attribuire surrettiziamente alle opposizioni “poteri di veto” o margini ‘consociativi’, volti a intralciare l’azione della maggioranza: si tratta semplicemente di attivare “sensori” istituzionali interni più rapidi, in grado di allertare circa eventuali “deragliamenti” dai canoni del corretto funzionamento, salvo l’intangibile potere della Giunta e della maggioranza di procedere comunque, se convinte, sulla strada intrapresa.

Gli stessi elettori della maggioranza si sentirebbero più tranquilli se il controllo circa l’uso delle risorse (tasse da essi pagate o, meglio ad essi “imposte”), fosse esercitato da soggetti nominati dai controllati o da altri, meno sodali ed indulgenti nel vigilare sul regolare funzionamento degli enti e sulla regolare tenuta dei conti?

martedì 6 novembre 2007

NOMINATO L'ESECUTIVO NAZIONALE DEL PD

Nove donne e otto uomini provenienti anche dal mondo dell'associazionismo e dell'imprenditoria. Sono 17 i componenti nominati dal segretario del Pd, Walter Veltroni che formeranno l'Esecutivo nazionale del nuovo soggetto politico:
Goffredo Bettini, Andrea Causin, Vincenzo Cerami, Roberto Della Seta, Emanuela Giangrandi, Maria Grazia Guida, Maria Paola Merloni, Federica Mogherini, Alessia Mosca, Andrea Orlando, Annamaria Parente, Laura Pennacchi, Roberta Pinotti, Lapo Pistelli, Ermete Realacci, Giorgio Tonini e Rosa Villecco Calipari.
A loro si aggiungono naturalmente anche il vice-segretario Dario Franceschini, Anna Finocchiaro in qualità di presidente del gruppo al Senato e il futuro presidente del gruppo alla Camera dopo le dimissioni di Dario Franceschini.
Con la nomina dell'Esecutivo - ha commentato soddisfatto Veltroni - inizia il cammino di una compagine di donne e uomini innovativa, fresca, aperta, autorevole che avrà il compito di interpretare al meglio la grande forza riformista che il Partito democratico vuole e deve rappresentare.
Per la prima volta nella storia della politica italiana - ha aggiunto - , le donne sono presenti in un organismo dirigente in numero superiore a quello degli uomini. Con questa decisione non solo rispettiamo quanto previsto da una innovativa norma del regolamento delle Primarie, che prevedeva la piena parità tra i generi nella Costituente e nelle liste, ma con una scelta particolarmente significativa diamo vita ad un esecutivo in cui la presenza femminile e' maggiore di quella maschile.
Veltroni ha poi voluto sottolineare anche i diversi percorsi politici e culturali delle persone nominate. C'è chi ha svolto recentemente significative esperienze politiche o parlamentari, ma ci sono anche esponenti di mondi che fanno riferimento all'associazionismo, come Andrea Causin, al volontariato, come Maria Grazia Guida, al sindacato, come Annamaria Parente, all'imprenditoria, come Maria Paola Merloni, alla ricerca, come Alessia Mosca dell'Arel, donne che hanno un'esperienza di battaglie civili, come Rosa Calipari. C'è poi uno dei più autorevoli esponenti della cultura italiana, Vincenzo Cerami, che voglio personalmente ringraziare per aver accettato questo incarico. E c'è la sensibilità di persone come il presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, a cui ho chiesto di portare dentro il partito, insieme con Ermete Realacci, il bagaglio della sua importante esperienza ambientalista.
L'esecutivo nominato rappresenta la giusta sintesi tra l'esperienza necessaria per chi si appresta ad un cammino così impegnativo e il coraggio e la forza del cambiamento delle generazioni più giovani. Sono certo - ha concluso Veltroni - che queste donne e questi uomini, queste ragazze e questi ragazzi rappresenteranno al meglio quell'ambizione e quella speranza che tre milioni e cinque centomila persone ci hanno affidato con la straordinaria giornata del 14 ottobre.
E' una bella squadra - ha commentato anche il Presidente del Consiglio, Romano Prodi in una nota - , che potrà contare sul contributo di persone di indubbia esperienza e di giovani di grande capacità, ma soprattutto che rispetta nella sua composizione quella parità tra donne e uomini che rappresenta un impegno fondamentale che abbiamo preso in ogni fase della costituzione del Partito Democratico. A tutti loro rivolgo i miei auguri di buon lavoro.

domenica 7 ottobre 2007

IL PD E L'ANTIPOLITICA

Non sono pochi quelli che sperano che la nascita del partito democratico possa colmare il divario tra la politica e vastissimi settori dell'opinione pubblica.

Guardiamo ai processi reali e non alla loro rappresentazione mediatica. Diverse migliaia di donne e uomini hanno deciso di candidarsi alle primarie di un partito che ancora non c'è. Si tengono dibattiti certamente meno appassionanti di quelli discussi nelle arene mediatiche, ma forse più utili per risolvere i problemi del Paese.

Domenica prossima andrà a votare un numero imprecisato di cittadini. Difficile dire quanti saranno. Ma probabilmente di più degli iscritti attuali ai Ds e alla Margherita. Non sono tutte rose e fiori nel processo di costruzione dal basso del nuovo partito. Si poteva fare molto di più e la decisione di costruire il partito è arrivata tardi. Ma è giusto riconoscere che nel mondo di questa politica, e non di quella sognata, la costituzione di un partito dal basso, attraverso un processo democratico di selezione della sua classe dirigente, è una novità di tutto rispetto.

Di solito i partiti sono nati per effetto di eventi epocali (guerre e rivoluzioni) o dei grandi conflitti che hanno lacerato gli stati europei nel loro affacciarsi alla modernità. Nel tempo in cui viviamo tali "opportunità" non ci sono state date e i partiti italiani che erano nati da quelle crisi sono da tempo morti e sepolti. Ma per queste ragioni il partito democratico riuscirà a riempire il fossato che sembra opporre tanti italiani alla politica? Non lo credo. Non lo credo perchè il risentimento nutrito da tantissimi italiani verso la politica si nutre di molti elementi sui quali le modalità con le quali si costituisce il partito democratico non esercitano nessuno effetto. Per di più gli effetti di tali elementi continuerebbero anche se vi fosse un ricambio di classe politica, come quello che avvenne nel 1992-94.

Intanto la sfiducia verso la politica non nasce con Grillo, ma è presente da tempo nel cuore della stragrande maggioranza degli italiani. Eppure questi sentimenti non hanno impedito ad oltre l'80% di elettori di recarsi alle urne l'anno scorso. Né impediranno a molti di andare a votare in grande numero alle prossime elezioni regionali e amministrative.

L'Italia, nonostante la palpabile sfiducia di moltissimi suoi cittadini, continua ad essere un paese ad altissima partecipazione elettorale. Come era in passato un paese nei quali i partiti potevano vantare un numero elevato di iscritti. Molti di costoro, a quanto risulta da diversi studi, erano altrettanto sfiduciati della politica dei giovani che accorrono alle performance del comico genovese. Il risentimento verso la politica nel nostro paese è dunque un tratto che è parte costitutiva del nostro modo di concepire la politica e anche del nostro sentirsi italiani. Ben difficile che qualcosa possa modificarlo. Inoltre la disaffezione politica è un fenomeno diffuso in molte democrazie, nuove e vecchie. Il livello di disaffezione degli italiani non è affatto il più basso. Ci sono paesi che stanno peggio. Anche in paesi di lunga e nobile tradizione democratica, dove suona incomprensibile definire i politici una classe (figurarsi una casta), ci sono livelli di sfiducia verso la politica simili a quelli italiani.

Va detta poi una cosa dura da accettare per ogni democratico. La politica democratica, con i suoi conflitti continui su temi complicati ed ignoti ai più, con l'andamento irregolare ed imprevedibile del suo processo decisionale, è in sé stessa una attività collettiva difficile da capire. Una realtà verso cui è arduo provare fiducia. Giudichiamo una persona affidabile quando il suo comportamento è prevedibile e regolare. In molte circostanze un politico non può avere un comportamento simile.

In democrazia il suo avversario non mancherà di denunciare davanti al pubblico questo aspetto del suo comportamento.

Il grande vantaggio delle non democrazie sulle democrazie è che tutto sembra scorrere in modo più fluido e prevedibile. Sembra solo, ovviamente. Ma per molti cittadini la democrazia, con i suoi conflitti alla luce del sole, è una fonte di stress. Lo è per tutti quelli che non si sentono né curiosi di politica né coinvolti in politica. Questo vale per gli italiani, come per gli altri popoli.

Dopo di che i costi della politica sono un fattore importante di sfiducia. Ma, come abbiamo visto, non è l'unico. Di più. Si tratta di una malapianta difficile da sradicare. Aiuterebbe di certo la riduzione degli stipendi dei politici, come anche una riduzione del loro numero. Ma il costo maggiore della politica non sta qui. Sta nel fatto che in Italia sono nella sfera di controllo della politica molte istituzioni pubbliche che potrebbero funzionare sulla base di principi non politici. Se i politici sono una casta, l'ambiente migliore per loro è quello con poca diversità organizzativa.
di Paolo Segatti

Sai contare?

"Sei andato a scuola? Sai contare?" "Come contare?" "Come contare?1,2,3,4,sai contare?" "Si,so contare" "Sai camminare?" "So camminare" "E contare e camminare insieme lo sai fare?" "Si!Penso di si!" "Allora forza! Conta e cammina! dai... 1,2,3,4,5,6,7,8..." "Dove stiamo andando?" "Forza! Conta e cammina! 9... 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!
Lo sai chi ci abita qua? A? U zù Tanu ci abita qua!!" "Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi!"
(tratto dal film "I cento passi" di M.T.Giordana)

E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio..
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare..
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato..Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore..
"Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura contando cento passi lungo la tua strada"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!


"Noi ci dobbiamo ribellare" (dal film)
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare.Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato..Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato.. Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato..

"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto..
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato..
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare
la storia di Peppino e degli amici siciliani"..
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte)

"E' solo un mafioso, uno dei tanti" "E' nostro padre" "Mio padre! La mia famiglia! Il mio paese!Io voglio fottermene!Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare!" (dal film)

lunedì 24 settembre 2007

Iacobellis eletto coordinatore di Forza Italia

Il futuro politico per il centrodestra laertino è nelle sedi istituzionali di Provincia, Regione e Governo. Questo l'obiettivo emerso dal 3° Congresso cittadino di Forza Italia, svoltosi domenica mattina alla Cittadella della Cultura, dal titolo per l'appunto "Una classe politica di fronte al proprio futuro".
Un orizzonte condiviso, quello delle prossime consultazioni elettorali, come la scelta del segretario, eletto per acclamazione su mozione unitaria: è Matteo Iacobellis, medico di famiglia e odontoiatra, già commissario da un anno del partito azzurro, primo dei non eletti alle amministrative del 2006 e attuale presidente del Nucleo di valutazione comunale.
"In questo anno di commissariamento - ha detto il dott. Iacobellis - ho avuto modo di osservare, capire, ascoltare scrutare il pensiero il carattere di ogni componente il partito di Forza Italia. E dopo un'attenta analisi ho composto il mio direttivo politico, che è basato su due qualità umane, l'amicizia e il rispetto, oltre che la competenza politica".
L'organo direttivo risulta così composto innanzitutto da Antonio Sicuro, "fondatore" storico del partito a Laterza, poi da Giovanni Bruno, Luigi Lomagistro, Giovanni Russo, Anna Vita Di Fonzo, Giuseppe Bozza, Vito Cisonna, Vito Bongermino, Gianni D'Anversa e Domenica Montanaro. Presenze in buona parte giovani, che rispecchiano la realtà del gruppo giovanile di Forza Italia, che si occupa anche della redazione del giornale "Nuova generazione".
"Con questo direttivo - ha spiegato il neo segretario - voglio prendere per mano il partito e guidarlo verso altre mete di successi.
Laterza merita e non deve dimostrare più nulla a nessuno, anzi la nostra Amministrazione e il sindaco Cristella è presa come esempio da tutti i paesi vicini". Su questi risultati e sulla forza numerica del gruppo consigliare, costituito da dieci consiglieri di maggioranza, Forza Italia guarda pertanto al domani: "Se sapremo gestire la nostra forza, dialogare in maniera costruttiva, scegliere gli uomini giusti per le prossime sfide elettorali, - ha assicurato Iacobellis - si apriranno per il nostro paese orizzonti inimmaginabili. Oggi abbiamo la presidenza della Comunità Montana, non basta, abbiamo bisogno di altro, di contare nelle sedi di Provincia, Regione, Governo. Siamo stanchi di aspettare, è scaduto il tempo, dobbiamo piazzare le nostre forze a difesa dello sviluppo del territorio".
A tal proposito il sindaco Cristella parla di "lungimiranza": "Bisogna portare i laertini nelle sedi che contano per avere più benefici" - ha detto. E sul neo segretario: "Siamo gli unici a presentare una persona nuova, con una mozione unitaria. Il nostro è un Congresso vero, unito, non c'è una sola smagliatura.
Il centro sinistra invece deve affrontare dei conflitti personali, oltre che politici". Un invito all'unità, perché "l'unico obiettivo è vincere", è arrivato anche dal senatore Lino Nessa, chiamato a presiedere i lavori congressuali e affiancato da Antonio Sicuro, Giuseppe Cristella, Giovanni Bruno e Arcangelo Rizzi.
In attesa di liste e candidature, il tragitto "morale", prima che politico, tracciato dal neo segretario si snoda sulla dialettica di doveri e regole: "Bisogna recuperare il senso del proprio dovere, non solo quello dei diritti. - ha concluso il dott. Iacobellis - Occorre rendersi conto che la cultura delle regole, il senso civico e l'attaccamento al bene comune non costituiscono soltanto risorse morali essenziali di un Paese, ma anche un fattore produttivo importante".

Autore: Anna Lisa Carrera
Fonte: Corriere del giorno

giovedì 13 settembre 2007

PROVE DI DIALOGO FRA COMUNE E PROVINCIA

LATERZA – Tra Comune e Provincia, prove di dialogo in consiglio: alla seduta di martedì sera, dibattito senza rete fra i consiglieri comunali e l’assessore provinciale ai Lavori pubblici Costanzo Carrieri. Chiesto dall'opposizione di centrosinistra al fine di chiarire “una volta per tutte e in termini costruttivi” lo stato dei rapporti fra le due istituzioni, il punto all'ordine del giorno, già programmato in sede di conferenza dei capigruppo, ha scontato il “veleno” dei preliminari.
Da una parte l'esigenza della minoranza di esplicitare gli indirizzi della massima assemblea cittadina per “capire che cosa chiedere alla Provincia” in un'ottica di confronto e di programmazione in vista anche delle opportunità offerte ai fondi comunitari 2006-2013 (Franco Catapano, Margherita).
Sull'altro fronte le argomentazioni della maggioranza: “La cartellina di presentazione è vuota: di che cosa parliamo?” (Nicola Saccomanni, assessore alle Politiche sociali). Il buon senso, a seguire, con il sindaco Giuseppe Cristella a incalzare Carrieri sulla “Laterza dimenticata: neanche un euro dalla Provincia in questi anni”, l'invito a “volare altro” di Lorenzo Caldaralo (Ds), l'occasione “da non perdere” di Sebastiano Stano (Sdi) e il “lasciamo parlare Carrieri” di Leonardo Pugliese (vicesindaco, An). “Non sapevo di tanto conflitto, e non so se devo chiedere scusa per essere qui” ha esordito l'assessore “ospite” a consiglio sospeso, prima di “dare al sindaco Cristella una brutta notizia: 340mila euro già spesi e 650mila disponibili per la strada provinciale Laterza-Santeramo, 200mila euro utilizzati per il ripristino delle facciate del liceo Vico”. E, nelle “ristrettezze” del bilancio della Provincia, ci sono i finanziamenti per le quattro aule dello stesso “Vico” da costruire ex novo. Tuttavia, “lo stato delle cose non è soddisfacente, ma il degrado e l'immobilismo sono vecchi di decenni” ha spiegato Carrieri. Poi, un taglio ai “tagli”, a sottolineare la politica delle “priorità diffuse” seguita dalla Provincia. Un passaggio sulla necessità di “fare sistema”, in riferimento alla programmazione strategica 2006-2013: “O si interagisce con progetti intercomunali, e comunque fuori da logiche di campanile, o si rimane fuori” è stata la riflessione di Costanzo Carrieri.
In chiusura, le preoccupazioni dell'assessore alle Politiche economiche Vito Minei in merito alla “emergenza infrastrutturale del territorio laertino”, l'arringa di Saccomanni sulle promesse non mantenute del presidente Florido e la constatazione di Caldaralo e Catapano: “Persa un'occasione per capire dove stiamo andando”.
Francesco Romano
La Gazzetta del Mezzogiorno - 13 settembre 07

mercoledì 29 agosto 2007

Agorà in Edicola


Da oggi è in edicola il nuovo numero di Agorà. Tanti articoli interessanti che approfondiscono la realtà sociale e politica di Laterza.
Segnaliamo alcuni articoli:
Fogna bianca: fiumi di .... parole - di Giuseppe Russi;
Solo apparenze - di Cosimo Lamola;
Un Comune sommerso dai bisogni - di Vittorio Casarola;
Un consiglio comunale inutile - di Franco Catapano;
Intervista a Vincenzo Divella - di Mimma Stano e Rocco Tocci;
Nasce il Nuovo Agorà Giovani - di Vitantonio Fosco;
Percorsi di Legalità - di Maria Teresa D'Aprile.