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lunedì 4 agosto 2008

Tassati SI , Creduloni NO!

Non è vero che il mancato rispetto del patto di stabilità relativo all’esercizio finanziario 2006 sia stato indolore per il Comune di Laterza, e il «virtuosismo» del 2007, anno in cui il patto è stato invece «centrato», è frutto dell’aumento dell’aliquota Irpef all’indice massimo.
E’ quanto sostiene, in sintesi, sulle pagine elettroniche del blog ufficiale del Partito democratico laertino, il consigliere comunale Franco Catapano, in relazione e in risposta alle dichiarazioni rilasciate nei giorni corsi alla stampa dall’assessore alla Programmazione economica, Vito Minei.
«Per il 2008 Laterza non ha diritto a partecipare all’incremento del gettito sulla compartecipazione comunale dell’Irpef» scrive il consigliere del Pd, rimandando alla consultazione diretta di un apposito link del sito web del ministero dell’Interno. Dove, chiarisce Catapano, è possibile notare che «Laterza è uno dei 50 comuni pugliesi (su un totale di 258) che nel 2006 non hanno rispettato il patto di stabilità», e per questo non hanno preso parte «alla suddivisione dei fondi (51 milioni di euro) destinati alla Puglia, riferiti all’Irpef 2006». Cosa che altri comuni hanno invece fatto: «Per esempio: Massafra (circa 70mila euro), Ginosa (46mila), Castellaneta (23mila), Palagiano (36mila)». Per rientrare nel patto di stabilità nel 2007, osserva a seguire il consigliere del Pd, «la maggioranza di centrodestra decise di aumentare iniquamente le tasse dei laertini (Tarsu e Irpef), in particolare innalzò l’addizionale Irpef dal 2 all’8 per mille; Laterza divenne perciò uno dei comuni più tassati della provincia di Taranto e della Puglia (in Italia solo 460 comuni su 8.101 aumentarono l’Irpef al massimo)».
Nella sostanza, per Catapano, i dati «trionfalistici» dell’assessore Minei «si riferiscono a studi e proiezioni che riguardano la manovra finanziaria 2008 ed i bilanci di previsione comunali per il 2009» che, peraltro, «non tengono conto di quello che potrà accadere con la prossima finanziaria». E i 77mila euro di premialità disposti per Laterza, nell’esercizio 2007 comune «virtuoso», sono - ribadisce Catapano - «strettamente legati al gettito dell’Irpef (ovvero rischiamo di prendere di più perchè già paghiamo di più)».
Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno

domenica 18 maggio 2008

IL GOVERNO E L’ICI

di Francesco Giavazzi*
Nella cittadina americana in cui vivo, nello stato del Massachusetts, il sindaco ha deciso di costruire una nuova scuola. Sostituirebbe un edificio del 1970, che funziona ma comincia a mostrare i suoi anni. Costo stimato del progetto, circa 200 milioni di dollari (130 milioni di euro). Poiché negli Usa le scuole sono interamente finanziate dalle città — non solo gli edifici, anche gli stipendi degli insegnanti— per far fronte a questa spesa il sindaco ha deciso di aumentare per qualche anno l'Ici. (Oggi l'aliquota è l'1%, non del valore catastale, come in Italia, ma del valore di mercato della casa, aggiornato ogni anno tenendo conto dei prezzi di abitazioni simili vendute nel corso dell'anno).

I cittadini (circa 80.000 famiglie) si sono ribellati e hanno chiesto un referendum. Il 20 maggio voteranno su tre proposte: (1) accettare la decisione del sindaco, (2) cancellare il progetto della nuova scuola e non aumentare l'Ici, (3) accettare l'aumento dell'Ici, ma destinare il maggior gettito all'assunzione di nuovi professori per migliorare la qualità delle loro scuole. (Sul sito internet del Massachusetts, www.mass.edu/mcas, si può consultare una classifica delle scuole dello Stato, compilata sulla base di un test che viene svolto ogni anno dagli allievi di ciascuna scuola. Si è osservato che, se le scuole di una città peggiorano, il prezzo delle case scende, il gettito dell'Ici si riduce e la città declina). Questo è federalismo! «Crescere vuol dire incentivare forme di autogoverno federalista», ha detto Silvio Berlusconi la scorsa settimana presentando il suo programma al Parlamento.Ma allora perché il primo atto del nuovo governo è la cancellazione dell’Ici?
Di tutte le imposte l'Ici è la più federalista, e anche la più efficiente. Il gettito non va a Roma, rimane ai Comuni. E se con quel gettito il sindaco non aggiusta le strade, i cittadini, incontrandolo in piazza, possono chiedergliene conto e avvisarlo che se continua così non verrà certo rieletto. Chi può controllare come sono utilizzate le imposte che affluiscono al governo centrale? A chi può rivolgersi il cittadino se pensa che i servizi che riceve dallo Stato centrale non valgano le tasse che paga al governo di Roma? Ieri il sottosegretario Vegas ha detto che i Comuni verranno compensati per il gettito perduto. Doppio errore: innanzitutto perché se così fosse le tasse evidentemente non scenderebbero. E poi perché quel sindaco che non aggiusta le strade potrebbe dire che non è colpa sua, ma del governo che gli lesina risorse.
Come ha scritto l’ex-rettore dell’università di Padova, Gilberto Muraro (www.lavoce.info), «l'abolizione dell'Ici è una vittoria dell'apparenza sulla sostanza. Il minor gettito dei Comuni sarà compensato con trasferimenti dal centro. Ma l'Ici si autocontrolla, perché il sindaco deve soppesare la popolarità resa dai maggiori servizi con l’impopolarità creata dalla più pesante imposta. Un sussidio per definizione non basta mai sul piano politico e genera una domanda unanime di incremento, alimentando tensioni tra centro e periferia». Fanno bene Berlusconi e Tremonti a iniziare tagliando le tasse. Purché lo facciano davvero, non per finta: lo avessero fatto nel 2001, forse cinque anni dopo non avrebbero perso le elezioni. Ma qualcuno mi spiega perché di tutte le imposte vogliono cominciare proprio dall'Ici.

*Insegna economia politica all'Università Bocconi, della quale è stato pro-rettore alla ricerca tra il 2000 e il 2002.
Tra il 1992 e il 1994 è stato dirigente generale del Ministero del Tesoro, responsabile per la ricerca economica, la gestione del debito pubblico e le privatizzazioni. Dal 1992, anno della privatizzazione, alla conclusione dell'OPA lanciata dalle Assicurazioni Generali, è stato membro del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo di INA s.p.a. e, in rappresentanza di INA spa, vice-presidente del Banco di Napoli dal 1998 al 2000.
Fa parte del Gruppo dei consulenti economici del Presidente della Commissione europea e collabora con il Corriere della Sera e con Project Syndicate, un archivio on-line di articoli scritti da economisti di vari paesi.

venerdì 4 aprile 2008

A Laterza approvato il bilancio di previsione 2008

Poco più di un’ora, martedì sera, per l’approvazione, a maggioranza, del bilancio per l’esercizio 2008. «Durata» in evidente contrasto con la relazione previsionale, corposa e articolata (tre sezioni: caratteristiche della popolazione e del territorio; analisi delle risorse; programmi), dell’assessore alla Programmazione economica, Vito Minei. Seduta tiepida, insomma. Per giunta “riscaldata”: le linee-chiave del documento (meglio: le voci che comunemente “fanno” bilancio), erano in effetti già state ampiamente discusse nel precedente consiglio comunale.
E allora: confermate le aliquote Ici (7 per mille l’ordinaria, 4 per mille quella per l’abitazione principale, 113,62 euro la detrazione per la prima casa) e l’addizionale Irpef (0,8 per cento), invariate anche le tariffe Tarsu il cui regolamento, modificato all’articolo 9, prevede fra l’altro riduzioni (tutte cumulabili) per nuclei familiari (un terzo per i “single”, 10% per famiglie composte da due persone, 20% per nuclei con almeno quattro minorenni, 20% per ogni ultrasettantenne presente, fino al massimo di due) e fasce di reddito (dal 20% al 5%). Sempre per quanto riguarda la la raccolta rifiuti, il grado di copertura del servizio (rapporto tra le entrate previste e il costo copribile) è pari al 93,9%.
Più in generale, per l’assessore Minei «le previsioni di entrata e di spesa contenute nel bilancio annuale e quelle contenute nel bilancio pluriennale sono state inserite in misura tale da rispettare gli obiettivi di stabilità 2008-2010 imposti dalla normativa». Dopo la relazione sulla programmazione pluriennale dell’assessore ai Lavori pubblici, Pietro Colacicco, dibattito compresso. Dai banchi di opposizione, incompleti (quattro presenti su sette al momento del voto), i rilievi di Franco Catapano, Arcangelo Cirielli e Sebastiano Stano. Rilievi convergenti: ««Laterza penultimo fra i sette comuni dell’area occidentale in materia di occupazione, non si liberano risorse per lo sviluppo, le spese e l’indebitamento restano un problema» (Catapano); L'ordinario è piatto, lo strutturale è subordinato ad entrate non certe, l’Irpef si conferma al massimo consentito» (Stano, Cirielli).
L’assessore Minei ripercorre i tagli e i vincoli dell’ultima finanziaria, e ribatte: «I debiti, comunque sotto la media nazionale, sono gli stessi del 2001, ma il patrimonio comunale nel frattempo è triplicato». Frecciate reciproche sulla programmazione comunitaria scorsa. «Ci ha penalizzato - dice Catapano -. Nel Pitt murgiano, ad esempio, c'è Ginosa che la Murgia non ce l’ha, e non c'è Laterza». E il vicesindaco Leonardo Pugliese, responsabile della Politiche comunitarie, rilancia con «i contrasti irresponsabili» fra il presidente Florido e il sindaco Stefàno sull'Area vasta tarantina, e con il Pis numero 13: «Abbiamo sfruttato fino all’ultimo centesimo e da tempo - aggiunge -, stiamo chiedendo alla Regione di riassegnare i fondi: rischiano di tornare a Bruxelles cento milioni di euro».
» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
» Autore: Francesco Romano

mercoledì 26 marzo 2008

Immorale evasioni e sprechi

I Comuni, chiamati a votare i bilanci di previsione per l’anno in corso, sono alle prese con tasse, imposte e tributi.

L’imposizione e la riscossione dei tributi costituisce la massima espressione del potere, esercizio di "autorità", di gerarchia sovraordinata, imposta, posta cioè sopra. Mentre in passato l’imposizione trovava la sua fonte nell’autorità del sovrano, nelle moderne democrazie, a partire dalla "Magna Charta" (1200) il principio di autorità viene temperato dalla enunciazione che nessuna tassazione può essere imposta senza (il consenso del)la rappresentanza (dei contribuenti), ovvero "no taxation without representation".

Il conflitto che ha sempre opposto gli obbligati (soggetti all’imposta) agli obbliganti è sfociato spesso in rivolte (ad esempio contro la famigerata ’tassa sul macinato’), quando non addirittura in rivoluzioni (americana e francese le più note). Il tentativo di sottrarre persone e cose all’imposta è storia antica: mirabile è l’esempio dei trulli, riconosciuti "patrimonio dell’umanità", montabili e smontabili con straordinaria rapidità, pare per sottrarre velocemente il cespite alle attenzioni degli esattori del sovrano.

La sopportabilità
Il labile confine della ’sopportabilità’ del pagamento dell’imposta è strettamente connesso alla percezione della visibilità (oltre che utilità) della relativa destinazione. Più si smarrisce il filo che lega il prelievo alla sua destinazione, più cresce l’"allergia" per il tributo e si affievolisce la "legittimazione" di una pubblica istituzione.

Tasse ed imposte
Spesso si rileva una grande confusione semantica circa il significato delle parole, con un uso indistinto di termini quali tasse ed imposte (entrambe ricomprese nei tributi).
Pare utile precisare che, mentre la tassa è richiesta a fronte di servizi di-visibili (si pagano le tasse scolastiche solo a seguito dell’iscrizione ad un corso didattico), l’imposta è richiesta per la erogazione di servizi indivisibili (difesa, giustizia, opere pubbliche, ecc.). Vero è che taluni tributi sono impropriamente presentati come ’tasse’, pur avendo uno spiccato connotato impositivo (esempio: la tassa per la raccolta dei rifiuti solidi urbani non è richiesta in rapporto all’intensità di utilizzo del servizio, ma semplicemente in quanto lo stesso risulti istituito. Stessa cosa dicasi per il canone Rai, dovuto per il possesso di tv, indipendentemente dall’utilizzo reale). In ogni caso i soggetti che pagano i tributi diventano sempre più esigenti. Essi richiedono così che la spesa pubblica diventi più divisibile (quindi meno in-divisibile, perciò meno in-visibile). Infatti, più cresce la in(di)visibilità della spesa, più aumenta l’insopportabilità del sacrificio imposto. Croce e delizia Tasse ed imposte, ovvero i tributi: delizia delle opposizioni, croce dei governi.
Prima (in campagna elettorale) si compete a suon di promesse ed elenchi di interventi (ossia di spese da effettuare). Dopo (una volta vinte le elezioni), cominciano i problemi: chi è chiamato a governare non può sottrarsi dal misurare le risorse effettivamente disponibili, i debiti da pagare, i costi in aumento, i fondi trasferiti in diminuzione. Si pongono allora due questioni cruciali, tra loro strettamente intrecciate: il livello minimo di servizi richiesti ed il reperimento delle risorse per farvi fronte. Bilanci e debito pubblico In Italia negli anni ’80 il debito pubblico ha assunto le proporzioni gigantesche che conosciamo (solo per pagare gli interessi ogni anno si distolgono dalle finalità di sviluppo oltre 70 miliardi di euro, ossia circa 140.000 milamiliardi delle vecchie lire su un deficit di 1596 miliardi di euro a tutto il 2007, il 104% del Pil). La gigantesca voragine del debito pubblico italiano ha conseguenze immediate, dirette e nefaste sul bilancio dello Stato e degli altri enti pubblici (compresa la solidità e veridicità di quello degli enti locali). Infatti, in virtù della continua compressione, i bilanci di molti enti locali si stanno avviando a grandi passi verso una catastrofica implosione, con la conseguente impossibilità di erogare finanche i servizi primari, a fronte della persistenza comunque di spese considerevoli. In una spirale sempre più vorticosa, si tagliano i servizi, ma risulta impossibile sopprimere i bisogni (si trasferiscono semplicemente i costi della relativa soddisfazione su altri soggetti).

Proposte, non slogans
Va con onestà sottolineato che non è certo invidiabile la assai scomoda posizione di quei pubblici amministratori (ministri ed assessori alle finanze) chiamati a "far cassa", provvedendo alla provvista di fondi che i loro colleghi amabilmente spalmeranno poi sui beneficiari (quando non clienti).
Quindi, a fronte di "esigenze di cassa" immediate e non eludibili, non si può comodamente rispondere solo con slogans. L’aumento del gettito dei tributi è operazione complessa, che richiede tempi, equilibrio e ponderazione. Ma soprattutto credibilità.
In un contesto di "federalismo fiscale", con una continua riduzione di risorse trasferite da altri livelli di governo, si può evitare la "implosione di bilancio" solo puntando sulle "risorse proprie". Si pongono così alcuni interrogativi.
Prima questione: con quali criteri e modalità si gestisce il patrimonio pubblico e quale redditività ne ricavano gli enti? Chi utilizza aree e beni pubblici, quale corrispettivo paga rispetto al beneficio indotto da tali ’utilità’? E gli oneri di manutenzione dei beni utilizzati su chi gravano? Come procede poi la riscossione degli introiti dovuti per servizi quali, ad esempio, smaltimento rifiuti e acquedotto? E l’incameramento degli oneri di urbanizzazione?
Gli incrementi di valore indotti da grandi investimenti (spesso assistiti da cospicui contributi pubblici), quali aumenti di tributi hanno determinato nelle casse pubbliche (e quale ricchezza sociale hanno prodotto anche attraverso nuova e stabile occupazione)? Ultimo interrogativo: quali progetti, quali programmi si predispongono ed avviano per il recupero dei crediti vantati dagli enti, senza riguardi per alcuno (ponendo così fine a trasversali "indulgenze" e dannose pratiche di "gestione del consenso" a spese di Pantalone)?

Evasione e sperpero

L’autorevolezza degli amministratori pubblici ad imporre aumenti di tributi può derivare esclusivamente da una chiara esplicitazione di ciò che si è fatto e si intenda fare, per garantire la qualità ed utilità pubblica della spesa. Non pagare i tributi è certamente immorale; ma è altrettanto immorale dilapidare le risorse pubbliche con pratiche clientelari e con atti non finalizzati al benessere collettivo.

Leonardo Rubino

Articolo apparso sul corriere del giorno il 25 marzo 2008

giovedì 28 febbraio 2008

“Meno tasse per chi ha figli. Mettiamoci una firma”.

Domenica 2 Marzo presso il piazzale antistante la Parrocchia Santa Croce di Laterza, dalle ore 10.30 alle ore 12.00 e dalle ore 17.30 alle ore 19.00, a cura del Forum delle Associazioni Familiari, è stata organizzata una raccolta di firme.
L’iniziativa, coordinata dal referente cittadino Domenico Savino, rientra nella manifestazione nazionale denominata “Meno tasse per chi ha figli. Mettiamoci una firma”.
Ad un anno di distanza dal 12 Maggio 2007 il Popolo del Family Day torna in piazza per una petizione popolare a favore delle famiglie.
La famiglia, unica e vera “priorità” nazionale e locale, è da intendersi quella riconosciuta dall’art.29 della Costituzione della Repubblica Italiana, come l’unione, secondo il diritto naturale, fra un uomo ed una donna che liberamente contraggono matrimonio, mettono al mondo dei figli provvedendo al loro mantenimento ed educazione.
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Con questa autentica mobilitazione generale di popolo, di cittadini liberi e responsabili si vuole chiedere allo Stato, alle istituzioni centrali e periferiche, un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito. <<>>
Più Famiglia quindi, più futuro, più concordia sociale meno individualismo ed egoismo.
Domenico SAVINO

mercoledì 27 febbraio 2008

Laterza taglia la Tarsu per i nuclei familiari con ultrasettantenni

Giù la Tarsu per nuclei familiari con ultrasettantenni, via libera alla somministrazione di birra, cola e aranciata nelle macellerie «tipiche» (la delibera consiliare numero 53 del novembre 2003, votata all’unanimità, le aveva escluse).
Unità di intenti con punte di trasversalità sulla coda, al consiglio comunale di lunedì sera. Voto unanime, infatti, è stato espresso su 6 dei 7 punti all’ordine del giorno. Anche sulla questione del semaforo di via Roma, proposta dalle forze di minoranza, l’assemblea consiliare si è infatti ritrovata intorno a riflessioni comuni: Sebastiano Stano e Lorenzo Caldaralo hanno relazionato per l’opposizione, con petizione popolare contro l’impianto in questione a supporto (oltre duemila firme); il sindaco Giuseppe Cristella ha argomentato le motivazioni pro-installazione, prima di informare sugli ultimi sviluppi della vicenda. E cioè: da gennaio il comandante della Polizia municipale, Paolo Larizza, ha cautelativamente sospeso le rilevazioni in automatico senza presenza di agenti sul posto, in coincidenza con la recentissima circolare ministeriale 369/2008 (gli impianti di rilevazione in automatico delle infrazioni senza presenza di agenti devono essere autorizzati dal prefetto), ed ha richiesto specifico parere alla Prefettura di Taranto. Convergenti le conclusioni: su quel tratto, in rapido incremento demografico, la velocità del traffico va contenuta.
A seguire, unanimità sulle modifiche dei regolamenti relativi alle entrate tributarie (più tempo per le dilazioni) e alle sanzioni amministrative (atto dovuto). Condivisione anche sugli abbattimenti Tarsu annunciati dall’assessore alla Programmazione economica Vito Minei: -20% per i nuclei familiari con presenza di un ultrasettantenne, -40% se i componenti con più di 70 anni sono due. E le agevolazioni sono cumulabili con altre già previste: si arriva in alcuni casi ad abbattimenti del 70%, ha spiegato Minei. Il costo per il bilancio: 60mila euro. Prevista anche una riduzione del 30% per le attività produttive del centro storico.
Le opposizioni convergono con qualche sfumatura: 27 categorie Tarsu sono tante, forse sarebbe stato il caso di prevederne anche per l’Irpef, rileva Franco Catapano (Pd).
Colpo di scena alla fine: il sindaco, sostenuto all’assessore alle attività produttive Agostino Perrone, propone che nella somministrazione abbinata all’attività di macelleria (promozione prodotti tipici) siano inserite anche birra, cola e aranciata. Le opposizioni con Sebastiano Stano, Caldaralo Giuseppe Stano e Catapano propongono un rinvio, anche in presenza di una comunicazione con richiesta analoga di Armando D’Anversa (FI, presidente commissione commercio), e di una lettera dell’Ascom che invita il Consiglio a non procedere alle modifiche. Gianni Serafini (Pd) chiede però «assunzione di responsabilità» e si dice favorevole al provvedimento. Sarà determinante: il punto passa con 11 voti a favore.

» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
» Autore: Francesco Romano

sabato 15 dicembre 2007

SEMAFORO SANGUISUGA

«Il semaforo sanguisuga»: non è titolo di un film, è un’altra puntata del controverso impianto semaforico installato in prossimità del centro urbano, dove via Roma, proseguendo per Castellaneta, torna ad essere statale 7. Bene, dopo segnalazioni e interventi di consiglieri regionali (Paolo Costantino, Pd: interessata la Guardia di finanza), “passaggi” consiliari, e altre forme di protesta più o meno visibili (anche filmati su YouTube), è la locale sezione del Partito socialista a ritornare sulla questione e a chiedere «l'immediata rimozione dell’iniquo e dannoso semaforo».
Con un’annunciata petizione popolare: «In un momento storico particolarmente recessivo - si legge in un comunicato stampa -, nel quale la pressione fiscale, i prezzi dei beni alimentari, dell’energia, dei mutui, sono al limite della sopportazione sociale, amministrazioni pubbliche come quella di Laterza, pur di rimpinguare le casse comunali, in barba alle difficoltà dei cittadini, s'inventano sempre nuovi e subdoli stratagemmi per spillare loro altro denaro». Un esempio, «la (finta) pianificazione del traffico urbano ed extraurbano: autovelox, videosorveglianza e semafori; ovvero, ulteriore e grave ma celata tassazione, per mezzo del Grande fratello». Insomma, per il Ps di Laterza «sembra ormai di moda, piantare semafori nelle città, con annesse fotocamere dalla dubbia funzione, che, paradossalmente, invece di contribuire alla sicurezza stradale, spesso sono essi stessi il vero pericolo». Una cosa però è certa, sostengono i socialisti laertini: «Il loro compito, quello effettivo di esattori, risulta davvero impeccabile». E «infallibile e spietato» viene definito il semaforo di via Roma, «a causa del quale ci pervengono centinaia di istanze, da parte di automobilisti e pedoni che ne lamentano sia l’ambiguo funzionamento, che l’oggettiva pericolosità; oltre, naturalmente, alla pesante punizione economica». Che la nota Ps snocciola fra parentesi: «Centocinquanta euro e la sottrazione di 6 punti dalla patente, cui si possono aggiungere altri 250 euro circa, per l’eventuale mancata comunicazione, al comando PM, del conducente il veicolo sanzionato». In sintesi, una sorta di «trappola fiscale occulta» in cui sarebbero fin qui caduti «più di 500 automobilisti», di cui il Ps di Laterza intende «rappresentare la protesta ed assumere la difesa». Attraverso, appunto, una petizione popolare finalizzata alla rimozione del “semaforo sanguisuga” e approfondimenti «mirati al miglioramento reale della situazione stradale e del traffico urbano in Laterza».
» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

» Autore: Francesco Romano

martedì 13 novembre 2007

Punto di vista, da leggere

CONTROLLORI E CONTROLLATI
di Leonardo Rubino e Adriano D’Onofrio

L’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia ha rappresentato a partire dal 1993 una svolta epocale nel panorama amministrativo locale del nostro Paese.

Di fronte alla endemica crisi del sistema di governo locale (Giunte e maggioranze sotto costante ricatto del consigliere “irrequieto”), il Parlamento nazionale introduceva l’investitura a suffragio universale del capo dell’amministrazione locale (meccanismo successivamente mutuato per le Regioni), con la contestuale attribuzione di un robusto premio di maggioranza a livello di rappresentanza consiliare.

Elezione diretta e premio di maggioranza, quindi, come puntelli per conferire stabilità e continuità all’azione di governo (in massima parte “prenotate” anche per il secondo mandato, salvo implosioni interne alla coalizione).

Intanto la legge n. 142 del 1990 aveva eliminato il controllo esterno (ad opera dei Co.Re.Co.) successivo alla adozione delle delibere di Giunta, introducendo il cosiddetto controllo “endo-procedimentale” (visto di legittimità), ad opera del segretario comunale, prima della adozione dell’atto.

Nel 1997 la stessa figura del segretario comunale (fino ad allora personificazione materiale del potere sovra-ordinato del Ministero dell’Interno, del quale era funzionalmente dipendente) veniva stravolta dalla legge ‘Bassanini’-bis (legge n. 127), con la creazione di un nesso fiduciario (e una soggezione di fatto) con il capo dell’amministrazione, sul quale dovrebbe esercitare il controllo.

Nel 2001 con la riforma del titolo V della Costituzione venivano soppressi i Co.Re.Co.

Attualmente, quindi, i controlli esterni sono (eventualmente) esercitabili (con tempi enormemente dilatati) solo da organi di natura giurisdizionale (Tar-Consiglio di Stato per la parte amministrativa, Corte dei conti per la parte contabile e magistratura ordinaria per l’azione civile e penale).

Gli unici momenti di (relativamente immediato) “controllo interno” dell’operato dell’amministrazione locale sono ora costituiti (oltre che dai fantomatici quanto rarissimi ‘controlli di gestione’) dal difensore civico e dai revisori dei conti. Al primo è affidata la verifica del regolare funzionamento dell’amministrazione e la conseguente tutela dei cittadini; la linearità della tenuta della “borsa” (i soldi di tutti i contribuenti) sono affidate al collegio dei revisori dei conti.

Ma chi nomina questi “controllori”? I controllati, ovviamente.

Al di là delle qualità e dell’impegno dei soggetti nominati, la “credibilità della funzione” suscita più di qualche perplessità.

Né, d’altronde, tale anomalia può dirsi peculiare solo della “politica”.

Nelle società private, infatti, i consigli di amministrazione, nominano i revisori dei conti, loro controllori (per non dire poi del vezzo consolidato di extra-incarichi e consulenze incrociate, che finiscono quantomeno con apparire come olio versato per fluidificare gli ingranaggi).

Un meccanismo da vera e propria “repubblica delle banane”!

C’è da stupirsi dell’esplodere “soltanto” dei casi “Cirio” e “Parmalat” a livello di imprese private, o del crac finanziario del Comune di Taranto.

E’ allora, può essere utopistico e velleitario porre la questione della separazione effettiva tra controllori e controllati?

Perché non demandare ad esempio negli enti locali la nomina dei “controllori” (difensore civico e collegio dei revisori dei conti) alle minoranze consiliari (che rappresentano comunque una quota considerevole di cittadini e soprattutto contribuenti)?

Non si intende attribuire surrettiziamente alle opposizioni “poteri di veto” o margini ‘consociativi’, volti a intralciare l’azione della maggioranza: si tratta semplicemente di attivare “sensori” istituzionali interni più rapidi, in grado di allertare circa eventuali “deragliamenti” dai canoni del corretto funzionamento, salvo l’intangibile potere della Giunta e della maggioranza di procedere comunque, se convinte, sulla strada intrapresa.

Gli stessi elettori della maggioranza si sentirebbero più tranquilli se il controllo circa l’uso delle risorse (tasse da essi pagate o, meglio ad essi “imposte”), fosse esercitato da soggetti nominati dai controllati o da altri, meno sodali ed indulgenti nel vigilare sul regolare funzionamento degli enti e sulla regolare tenuta dei conti?

domenica 7 ottobre 2007

IL PD E L'ANTIPOLITICA

Non sono pochi quelli che sperano che la nascita del partito democratico possa colmare il divario tra la politica e vastissimi settori dell'opinione pubblica.

Guardiamo ai processi reali e non alla loro rappresentazione mediatica. Diverse migliaia di donne e uomini hanno deciso di candidarsi alle primarie di un partito che ancora non c'è. Si tengono dibattiti certamente meno appassionanti di quelli discussi nelle arene mediatiche, ma forse più utili per risolvere i problemi del Paese.

Domenica prossima andrà a votare un numero imprecisato di cittadini. Difficile dire quanti saranno. Ma probabilmente di più degli iscritti attuali ai Ds e alla Margherita. Non sono tutte rose e fiori nel processo di costruzione dal basso del nuovo partito. Si poteva fare molto di più e la decisione di costruire il partito è arrivata tardi. Ma è giusto riconoscere che nel mondo di questa politica, e non di quella sognata, la costituzione di un partito dal basso, attraverso un processo democratico di selezione della sua classe dirigente, è una novità di tutto rispetto.

Di solito i partiti sono nati per effetto di eventi epocali (guerre e rivoluzioni) o dei grandi conflitti che hanno lacerato gli stati europei nel loro affacciarsi alla modernità. Nel tempo in cui viviamo tali "opportunità" non ci sono state date e i partiti italiani che erano nati da quelle crisi sono da tempo morti e sepolti. Ma per queste ragioni il partito democratico riuscirà a riempire il fossato che sembra opporre tanti italiani alla politica? Non lo credo. Non lo credo perchè il risentimento nutrito da tantissimi italiani verso la politica si nutre di molti elementi sui quali le modalità con le quali si costituisce il partito democratico non esercitano nessuno effetto. Per di più gli effetti di tali elementi continuerebbero anche se vi fosse un ricambio di classe politica, come quello che avvenne nel 1992-94.

Intanto la sfiducia verso la politica non nasce con Grillo, ma è presente da tempo nel cuore della stragrande maggioranza degli italiani. Eppure questi sentimenti non hanno impedito ad oltre l'80% di elettori di recarsi alle urne l'anno scorso. Né impediranno a molti di andare a votare in grande numero alle prossime elezioni regionali e amministrative.

L'Italia, nonostante la palpabile sfiducia di moltissimi suoi cittadini, continua ad essere un paese ad altissima partecipazione elettorale. Come era in passato un paese nei quali i partiti potevano vantare un numero elevato di iscritti. Molti di costoro, a quanto risulta da diversi studi, erano altrettanto sfiduciati della politica dei giovani che accorrono alle performance del comico genovese. Il risentimento verso la politica nel nostro paese è dunque un tratto che è parte costitutiva del nostro modo di concepire la politica e anche del nostro sentirsi italiani. Ben difficile che qualcosa possa modificarlo. Inoltre la disaffezione politica è un fenomeno diffuso in molte democrazie, nuove e vecchie. Il livello di disaffezione degli italiani non è affatto il più basso. Ci sono paesi che stanno peggio. Anche in paesi di lunga e nobile tradizione democratica, dove suona incomprensibile definire i politici una classe (figurarsi una casta), ci sono livelli di sfiducia verso la politica simili a quelli italiani.

Va detta poi una cosa dura da accettare per ogni democratico. La politica democratica, con i suoi conflitti continui su temi complicati ed ignoti ai più, con l'andamento irregolare ed imprevedibile del suo processo decisionale, è in sé stessa una attività collettiva difficile da capire. Una realtà verso cui è arduo provare fiducia. Giudichiamo una persona affidabile quando il suo comportamento è prevedibile e regolare. In molte circostanze un politico non può avere un comportamento simile.

In democrazia il suo avversario non mancherà di denunciare davanti al pubblico questo aspetto del suo comportamento.

Il grande vantaggio delle non democrazie sulle democrazie è che tutto sembra scorrere in modo più fluido e prevedibile. Sembra solo, ovviamente. Ma per molti cittadini la democrazia, con i suoi conflitti alla luce del sole, è una fonte di stress. Lo è per tutti quelli che non si sentono né curiosi di politica né coinvolti in politica. Questo vale per gli italiani, come per gli altri popoli.

Dopo di che i costi della politica sono un fattore importante di sfiducia. Ma, come abbiamo visto, non è l'unico. Di più. Si tratta di una malapianta difficile da sradicare. Aiuterebbe di certo la riduzione degli stipendi dei politici, come anche una riduzione del loro numero. Ma il costo maggiore della politica non sta qui. Sta nel fatto che in Italia sono nella sfera di controllo della politica molte istituzioni pubbliche che potrebbero funzionare sulla base di principi non politici. Se i politici sono una casta, l'ambiente migliore per loro è quello con poca diversità organizzativa.
di Paolo Segatti

martedì 25 settembre 2007

Convocato il Consiglio Comunale per sabato 29 settembre

Il Consiglio Comunale, è convocato in sessione STRAORDINARIA, seduta pubblica - in 1^ convocazione per il giorno 29.09.2007 alle ore 09,30 e in 2^ convocazione il giorno 30.09.2007 alle ore 16,00, presso la "CITTADELLA DELLA CULTURA" - Via C. Battisti - Laterza, per discutere il seguente O.d.G.:
  1. APPROVAZIONE VERBALI SEDUTA PRECEDENTE.
  2. RATIFICA DELIBERA G.C. N.169 DEL 03.09.2007 DI VARIAZIONE N.5 AL BILANCIO DI PREVISIONE 2007.
  3. RICONOSCIMENTO DEBITO FUORI BILANCIO DITTA MULTISERVICE S.r.l. LATERZA.
  4. RICONOSCIMENTO DEBITO FUORI BILANCIO DITTA TIPOLITOGRAFIA DI GIACOIA EMANULE.
  5. RICONOSCIMENTO DEBITO FUORI BILANCIO PER I LAVORI URGENTI DI ELIMINAZIONE PERICOLO DI ULTERIORE CROLLO DELL'IMMOBILE IN VIA MARINA N.55 (NEL CENTRO STORICO). DITTA MONTRONE MARIO.
  6. ART.193 DEL D.lgs. 267/2000 - RIEQUILIBRIO DI BILANCIO.
  7. ALIENAZIONE MATTATOIO COMUNALE.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

domenica 16 settembre 2007

Sapevate di questo parcheggio comunale?















COME MAI NON E' STATO INAUGURATO

E PROPAGANDATO?



eppure è un'ottima soluzione per risolvere il problema del traffico cittadino.

sabato 1 settembre 2007

Eccome che aumenta il pane

Vi sembra poco l'aumento di 40 centesimi al chilo del pane? Al di là delle debole giustificazioni si tratta di una speculazione commerciale che colpisce un
alimento di prima necessità.
Calcoli alla mano stiamo parlando di un aumento di circa 750.000 di euro all'anno per le famiglie laertine. Un aumento del 20% in una sola botta.
Provate a pensate se aumentassero stipendi e pensioni con lo stesso criterio e incremento, un lavoratore da 1.000 euro al mese prenderebbe 1.200 allora si che si potrebbe iniziare a respirare,
E invece NO!
Un vecchio detto laertino recitava: "Povr a ci sp quant ha pidjj a fin du ms". Se poi ci aggiungiamo la questione di chi paga le tasse a Laterza scopriamo come i soliti fessi (dipendenti e pensionati) devono pagare anche per i "furbi" ricchi che dichiarano redditi irrisori.
Al di là della propaganda fatta dal Sindaco e dal centro-destra con l'istituzione della "nonno card" per le fasce deboli.
Leggete il comunicato stampa dell'amministrazione Cristella e vedrete come la realtà supera la fantasia.
A proposito conoscete parenti o amici che sono dotati di nonnocard?
Io non ho avuto l'onore di vederla questa fantomatica "tessera della povertà".