mercoledì 16 aprile 2008

I RISULTATI DI SENATO E CAMERA A LATERZA

RISULTATI AL SENATO


Percentuali delle coalizioni:

WALTER VELTRONI
PD 35,62%
IDV 6,25%
---------------
TOT. 41,87 %

SILVIO BERLUSCONI
PDL 40,60%
MAS 0,45%
---------------
TOT. 41,06%

RISULTATI ALLA CAMERA


Percentuali delle coalizioni:

WALTER VELTRONI

PD 34,58%

IDV 6,45%

---------------

TOT. 41,02 %


SILVIO BERLUSCONI

PDL 41,08%

MAS 0,63%

---------------

TOT. 41,71%

La vittoria di Berlusconi, con o senza forse

Forse la vittoria di Berlusconi è un evento più complesso di quello che può immediatamente sembrare; molto più di un semplice cambio di potere in una sana democrazia dell’alternanza. Forse il fenomeno Berlusconi affonda le radici in un passato non solo prossimo, ma anche remoto. Mi riferisco alla crisi italiana che si manifesta, dagli anni ottanta in poi, quando DC e PSI, insieme agli alleati minori del pentapartito, non sono stati capaci di introdurre coraggiose riforme istituzionali e morali, decretando così la propria morte, che avverrà poi con le inchieste di Tangentopoli. Berlusconi sembra più essere erede della peggiore DC e PSI, che di una nuova Repubblica, che non è ancora nata[2].
Forse Berlusconi piace più di quello che si riesce a capire. Forse rappresenta non tanto un modello politico, quanto umano e culturale. In altri termini il belusconismo è più pericoloso della vittoria elettorale di Berlusconi. Intendo per berlusconismo un misto, molto discutibile, di diverse idee antropologiche ed etiche: un utilitarismo becero, la sete sfrenata di potere e denaro, il servirsi delle istituzioni più che il servirle, il piegare le leggi a proprio favore, il vantarsi di non pagare le tasse, lo stile volgare e arrogante, l’offendere gli avversari, l’ambiguità di giudizio su fenomeni come mafie, servizi segreti e massoneria deviati, il ritenere nemici tutti coloro che non condividono il proprio pensiero ed operato, l’utilizzo strumentale della religione, il mancato rispetto della laicità dello Stato, il non mantenere fede agli impegni presi, l’ottenere il consenso con ogni mezzo lecito e illecito, la forte tendenza all’autoreferenzialità e al ritenersi al di sopra di tutto e di tutti.
Forse stiamo per entrare in una fase di dittatura morbida, cioè di un’apparente e formale democrazia, ma di una sostanziale dittatura, specie in termini di libertà di espressione, di controllo dei mass media, di gestione delle risorse pubbliche, di amministrazione della giustizia, di libertà dei sistemi di controllo, di ruolo del parlamento. Forse la vittoria di Berlusconi, unita al successo della Lega, ci porterà a leggi e provvedimenti di natura razzista e xenofoba (anche se mascherati in diversi modi); al tradimento dello spirito di solidarietà economica, sociale e politica, sui cui si fonda la nostra Costituzione.
Forse il fenomeno Berlusconi è stato sottovalutato da sempre. Si pensi a tutti gli errori fatti dalle forze di centrosinistra nel non proporre una legge sul conflitto di interessi, nel non potenziare l’opposizione alla vigente legge elettorale, nella debolezza politica dimostrata nel momento in cui essi la potevano riformare, nell’aver, alcune volte, scimmiottato il berlusconismo in metodi e sostanza, nel non aver rinnovato la propria classe dirigente, al momento opportuno, con persone competenti e integre moralmente, nel non aver avviato percorsi di formazione politica per i propri dirigenti e per tutti i cittadini.
Forse anche lo stesso leghismo è stato sottovalutato. Forse il sottovalutare il berlusconismo e il leghismo ha favorito il loro intreccio e connubio, in cui è difficile distinguere quanto uno imiti l’altro, quanto uno si serva dell’altro e quanto ne abbia bisogno. Forse diversi pastori e laici cattolici sono stati troppo tolleranti nei confronti del berlusconismo e del leghismo e, in alcuni casi, li hanno appoggiati apertamente, accettando una prassi e un pensiero che hanno poco a che fare con lo spirito evangelico.
Forse Berlusconi incarna quel tipo di cattolico borghese che si accontenta di un richiamo a certi principi della dottrina cattolica (famiglia, salvaguardia della vita, bioetica) e dimentica e tradisce tanti altri (bene comune, solidarietà, accoglienza e promozione degli ultimi, giustizia e legalità, promozione della pace e della salvaguardia dell’ambiente naturale). Forse l’appoggio alla destra berlusconiana è funzionale a garantire la continuità di alcuni privilegi economici e fiscali verso la comunità cattolica.
Forse ci attendono tempi davvero difficili e dovremmo riprendere la lezione dei padri costituenti che resistettero al fascismo con un costante esercizio di ragione, diritto e moralità. Forse la lettera di Sturzo del 1926 è più che mai attuale. «Oggi, adunque - scriveva Sturzo ai suoi amici - è l'inverno politico del Ppi, ma "sotto la neve il pane" dice il proverbio. Nessuno sciupio di forze, nessuna mossa discutibile, nessun gesto inutile: il raccoglimento, lo studio, la preparazione. Essere anzitutto, se stessi, cioè, rigidi assertori di libertà, aperti negatori del regime fascista, vigili scolte di moralità pubblica, ranghi disciplinati di uomini di carattere e fede. Il pensiero, la meditazione, lo studio, la prova del dolore e del sacrificio, l'esempio del carattere, la forza della convinzione valgono assai più di cento conferenze e di mille articoli di giornale, costretti alla mutilazione o dosati con 99 di lode al governo per potere contenere quell'uno di biasimo che perde ogni valore, l'esempio di giorni aspri del primo risorgimento, deve farci convinti, che nessuna forza armata o poteri di principi o di dittatori valgono a contenere la diffusione di idee e ad impedire che si affermino in istituti politici, quando esse sono mature. E non occorrono i molti a questo fine»[3].
Forse è così, in tutto ciò che ho detto e in altro ancora. O tutto senza forse?
Rocco D'Ambrosio
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[1] Don Rocco D’Ambrosio è docente di filosofia politica presso la Facoltà Teologica Pugliese e la Pontificia Università Gregoriana di Roma; articolo pubblicato nel Forum di http://www.cercasiunfine.it/ – aprile 2008.
[2] Per una trattazione più approfondita rimando a due miei testi: Il grembiule e lo scettro. Appunti su Chiesa e politica, la meridiana, Molfetta 2005; Il potere e chi lo detiene, EDB, Bologna 2008.
[3] Ora in G. DE ROSA, Il partito popolare italiano, Laterza, Bari 1990, p. 264.
Cercasi un fine periodico di cultura e politica direttore responsabile: Rocco D’AMBROSIO info: <http://www.cercasiunfine.it/> http://www.cercasiunfine.it/

Prezzi dei prodotti alimentari alle stelle



Preoccupante studio condotto dalla Fao


Pochi giorni fa (l’11 aprile) è stato pubblicato dalla Fao uno studio sconcertante sull’aumento vertiginoso dei prezzi dei prodotti alimentari, un incremento che se pesa sulle nostre tasche, in altre regioni del mondo diviene causa di malattie e persino di morte. Il costo delle importazioni cerealicole dei Paesi più poveri aumenterà, secondo le previsioni della Fao, del 56% nel 2007-2008, una crescita che va sommata all'aumento del 37% già registrato nel 2006-2007.Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, che si è presentato provocatoriamente in conferenza stampa con un filone sotto braccio, ha spiegato ai giornalisti la tragedia che si sta consumando sotto gli occhi della comunità internazionale. La maggior parte dei paesi del Terzo Mondo spende circa il 75% del proprio reddito per acquistare beni di prima necessità, un dato questo che non va disgiunto dall’aumento del costo del riso 75%, negli ultimi due mesi, o del grano che è aumentato del 120% nell’ultimo anno. La Fao stima che i prezzi dei cereali sono raddoppiati nell’ultimo anno, quelli del mais sono saliti di un terzo e aumenti consistenti si sono registrati anche per la soia. La situazione appare in tutta la sua drammaticità se si scorrono le tabelle degli aumenti nazione per nazione. Nell’ultimo anno: in Sudan il costo del grano è aumentato del 90%, in Armenia del 30%, in Senegal è raddoppiato. In Uganda il mais costa il 65% in più, in Nigeria il miglio costa il 50% in più. Tutto ciò accade mentre (dati Ocse) i paesi più ricchi del mondo, per il secondo anno consecutivo, hanno diminuito i loro aiuti ai paesi del Terzo Mondo di circa l’8,4%.Ma visto che viviamo in un’economia globalizzata questi dati vanno letti all'interno di un preciso contesto economico-finaziaro. L’incremento dei prezzi, quindi, va relazionato alla crisi dei mercati ed all’aumento del costo e della domanda di risorse energetiche. Un sistema che ha sicure ripercussioni sulle economie occidentali, ma soprattutto su quelle dei paesi del Terzo Mondo. “Le tensioni sui prezzi agricoli internazionali non si esauriranno presto e renderanno l’inflazione nell’eurozona più vulnerabile agli shock globali”. Lo afferma la Banca d’Italia nel numero di aprile del Bollettino economico trimestrale, sottolineando che non è certo che l’offerta globale di prodotti alimentari riuscirà a soddisfare la domanda dei paesi in via di sviluppo. “In prospettiva - si legge nel Bollettino – l’incertezza circa l’adeguamento dell’offerta mondiale alla crescente domanda dei paesi in via di sviluppo potrebbe contribuire al permanere di tensioni nei mercati delle materie prime alimentari e a mantenere più elevata, che in passato, la sensibilità dei prezzi dell’area dell’euro a shock globali”. Inoltre il rapporto di Bankitalia cerca di spiegare l’aumento dei prezzi dei prodotti cerealicoli e nota che anche se nell’ultimo biennio gli aumentati sono determinati da cause eccezionali, non possono essere sottaciuti i cambiamenti di tipo strutturali, degli ultimi dieci anni. In primo luogo va registrato l’aumento del consumo di proteine animali nei paesi emergenti, il che implica un rincaro “di carni, latticini, foraggi e mangimi per animali di prevalente origine cerealicola - scrive Bankitalia - pressioni rilevanti, inoltre, arrivano anche dai costi di energia e fertilizzanti, che vengono utilizzati nella produzione agricola, ma anche dalla domanda di energia, che sta incentivando la produzione di biocombustibili”. Gli Stati Uniti hanno, infatti, fortemente potenziato i sussidi pubblici alla produzione di etanolo (estratto dal mais), mentre in Europa sono in corso di realizzazione progetti sussidiati per ampliare la produzione di biodiesel (estratto dalla colza). L’aumento della produzione di biocombustibili, aggiunge via Nazionale, ha esercitato una spinta diretta soprattutto sui prezzi degli oli vegetali, del grano e del mais, che hanno infatti registrato nell’ultimo triennio i più forti rincari, compresi tra il 130 e il 200 per cento

Una storia finita

Ha ragione chi ha notato che il nuovo Parlamento italiano nato dalle elezioni di domenica e lunedì sarà l'unico dei principali parlamenti europei dove non troverà posto alcun partito che nel nome si richiami al socialismo o al comunismo. E questo accade nonostante che, come è noto, partiti con quei nomi abbiano segnato profondamente per decenni la storia della sinistra italiana e, insieme, la storia del Paese. Siamo di fronte, insomma, a una svolta profonda non solo del nostro sistema politico, ma della nostra intera vicenda nazionale, del lungo e tormentato configurarsi delle culture politiche italiane. Svolta tanto più significativa in quanto poi coincide con lo schierarsi elettorale a destra di tutto il Nord, cioè delle regioni più industriose, più ricche e più avanzate della penisola, un tempo, in molte zone, roccaforti della sinistra che aveva il socialismo o il comunismo nella propria insegna.
Da questo punto di vista è oltremodo indicativo il sorprendente successo della Lega in una regione come l'Emilia Romagna, con oltre il 7% dei voti alla Camera. In realtà la Prima Repubblica non è finita nel 1994, è finita ieri; e il terremoto che ha colpito la sinistra può essere interpretato come la conseguenza del modo miope e insufficiente con cui proprio la sinistra affrontò 15 anni fa la crisi di quella fase della democrazia italiana, non cogliendone né il significato né le implicazioni. E perciò riducendosi oggettivamente, allora e poi, a un ruolo di puro e semplice freno anziché di spinta e di direzione. Ciò che portò alla fine la Prima Repubblica fu essenzialmente la mancanza di alternativa di governo, il fatto che per svariati decenni a reggere il Paese fossero più o meno sempre le stesse forze. Uno degli effetti ne fu per l'appunto la vasta corruzione (da qui Mani Pulite), insieme alla progressiva decrepitezza dei meccanismi e degli strumenti amministrativi (per primi quelli dell'amministrazione statale) e all' inamovibilità castale delle élites del Paese in quasi tutti i campi. Inutile dire il motivo della mancanza per tanto tempo di una credibile alternativa di governo: la presenza all'opposizione di un Partito comunista il cui sfondo ideologico e la cui collocazione internazionale, essendo entrambi storicamente contigui alla vicenda bolscevico- sovietica, non lo legittimavano a governare una democrazia occidentale come l'Italia.
La fine dei partiti di governo della Prima Repubblica (Dc e Psi) per effetto delle inchieste giudiziarie di Di Pietro non ebbe l’effetto di spingere quelli che erano ormai i reduci del naufragio comunista a una revisione radicale della propria storia. E neppure li indusse a una rivisitazione altrettanto radicale di tutto l'impianto socio- statuale italiano, delle reti d'interesse, dei luoghi di potere accreditati, delle convenzioni bizantine, delle fame posticce di un regime ormai alle corde. Ebbe anzi un effetto paradossalmente pressoché opposto. Indusse gli ex comunisti a considerarsi quasi come i curatori testamentari di questo insieme di lasciti, facendosi catturare dalla tentazione di poterne addirittura diventare agevolmente gli eredi. Ciò che infatti cominciò fin da subito a verificarsi. Con la conseguenza però che abbagliati da questa facile conquista gli scampati al naufragio comunista non sentirono più l'urgente necessità, che invece avrebbero dovuto sentire, di buttare a mare alla svelta il proprio patrimonio ideologico, di ravvedersi senza esitazioni delle loro mille cantonate, di prendere coraggiosamente un nome e un abito nuovi. O, se lo fecero, presero a farlo con tempi politicamente biblici, dell'ordine degli anni.
Nel frattempo, come dicevo, orfano della protezione un tempo elargitagli dalla Dc e dal Psi, il potere tradizionale italiano cresciuto e prosperato sotto la Prima Repubblica si apriva volenterosamente a quelli che esso riteneva ormai i nuovi padroni della situazione. In breve tutto l'establisment economico- finanziario del Paese, tutta la cultura, tutta la burocrazia, tutti gli apparati di governo, dalla polizia alla magistratura, gran parte del vecchio cattolicesimo politico divennero o si dissero di sinistra. Ma proprio la massiccia operazione di riciclaggio e di «entrismo» da parte dei vertici della società italiana e dei suoi poteri, nell'area della sinistra ex Pci, insieme all'esasperante lentezza con cui procedeva la revisione ideologica di questa, hanno valso a porre il partito della sinistra ex comunista, nell'ultimo dodicennio, in una posizione sostanzialmente conservatrice. L’hanno reso di fatto il tutore massimo dell'esistente, incapace di comprendere i grandi fatti nuovi che si andavano producendo nel Paese, di rompere incrostazioni e tabù, restio a politiche animate da coraggio e da fantasia, timoroso infine di rompere le vecchie solidarietà frontiste. In vario modo questa parte, invece, se la sono aggiudicata fin dal 1994 le varie destre che allora videro la luce e/o che allora presero a ricomporsi.
Le quali, a cominciare da Berlusconi, hanno invece avuto facile gioco, esse sì, ad apparire fino ad oggi (e quale che fosse la realtà) tese al cambiamento, lontane dal potere costituito, prive di troppi pregiudizi ideologici, in sintonia con la pancia e con le esigenze più vere del Paese. Il merito indiscutibile di Walter Veltroni è stato quello di capire che sulla strada iniziata nel lontano 1993-94 la sinistra non poteva più procedere. Prendere le distanze dal governo Prodi ha voluto dire precisamente prendere visibilmente le distanze dalla tradizione. Da quella tradizione italiana che se da un lato era servita a far vivere il nome del socialismo e del comunismo, dall' altro però aveva reso sempre impossibile— ai partiti che ne portavano i nomi— qualunque autonomo ruolo politico innovativo alla guida del Paese. Veltroni ha capito che bisognava cancellare questa storia, la quale era stata anche tanta parte della storia della prima Prima Repubblica; che era finalmente giunto il momento di porre fine alla Prima Repubblica. Per farlo ha oggi dovuto pagare un prezzo assai alto, certo. Ma i conti veri, come sempre, si potranno fare solo alla fine.

Ernesto Galli Della Loggia

martedì 15 aprile 2008

UNA POLITICA PER LA GENTE

Osmairm, la vertenza-autisti chiusa dalla Regione e dall’AslIntervento dell’assessore regionale Alberto Tedesco e dell’Asl di Taranto
Si chiude positivamente la vicenda Osmairm sul trasporto disabili tramite l’intervento dell’assessore regionale Alberto Tedesco e dell’Asl di Taranto. A darne notizia il consigliere regionale del Pd, Paolo Costantino, che ha spiegato che “nel clamore della campagna elettorale rischiano di perdersi i problemi, invece una faccenda delicata come quella degli autisti dell’Osmairm di Laterza, istituto specializzato in riabilitazione psico-motoria, si è conclusa positivamente con la delibera della Asl dello scorso 9 aprile”.Per Costantino, l’Asl di Taranto e l’assessorato regionale non riconoscevano il servizio svolto di trasporto disabili e quindi il relativo costo per una contorta e complessa sovrapposizione di leggi, delibere e circolari. Risultato: l’impossibilità per l’Osmairm di continuare a svolgere in perdita il servizio e 50 persone in esubero, licenziabili dopo anni di regolare servizio e dopo che l’istituto stesso li aveva preparati professionalmente. Alle famiglie con un disabile, evidenzia Costantino, sarebbe venuto a mancare un servizio fondamentale, in grado non solo di ottenere il massimo in termini di trattamento riabilitativo, ma anche di sollevarle dall’onere dell’accompagnemento.”A dare una prima svolta alla questione apertasi fin dal 2000 con il mutato quadro legislativo, la seduta di giunta regionale del 31 marzo scorso con la quale Tedesco rispondendo alle sollecitazioni dei sindacati e mie personali - rammenta Costantino - ha valutato congrui i costi del servizio reso in questi anni, definito la necessità di avviarlo a gara pubblica e consentito all’Osmairm stesso di continuare ad espletarlo in via retroattiva a decorrere dal 1° gennaio 2008”.Unica novità della sentenza del Tar numero 1331 del 2007 l’obbligo per i Comuni di compartecipare alla spesa nella misura del 60%. Una cifra di 84.000.000 euro mensili spalmata però per più di 29 comuni. “Ne sono infatti interessati gli operatori, 49 per l’esattezza che girano per tutta la provincia jonica, Taranto inclusa, per trasportare i disabili presso i centri di riabilitazione disseminati sul territorio. Interessata anche la provincia di Bari con Santeramo e Locorotondo. Un servizio quindi che costa 140.000 euro mensili ma che di fatto i Comuni difficilmente riuscirebbero ad organizzare in proprio”.»

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno»

Autore: Antonella De Biasi

I risultati definitivi di Camera e Senato

Elezioni politiche 2008
CAMERA DEI DEPUTATI

Partito Democratico: 12.092.998 di votanti - 33,2% - 211 seggi

Italia dei Valori: 1.593.675 di votanti - 4,4% - 28 seggi

Totale coalizione - 13.686.673 di votanti - 37,5% - 239 seggi


Popolo della Libertà - 13.628.865 di votanti - 37,4% - 272 seggi

Lega Nord - 3.024.522 di votanti - 8,3% - 60 seggi

Mov. Aut. All. per il Sud - 410.487 di votanti - 1,1% - 8 seggi

Totale coalizione - 17.063.874 di votanti - 46,8% - 340 seggi


Udc - 2.050.319 di votanti - 5,6% - 36 seggi

Sinistra Arcobaleno - 1.124.418 di votanti - 3,1%

La Destra - Fiamma Tricolore - 885.229 di votanti - 2,4%

Ps 355.581 di votanti - 1,0%


SENATO DELLA REPUBBLICA

Partito Democratico - 11.042.325 di votanti - 33,7% - 116 seggi

Italia dei Valori - 1.414.118 di votanti - 4,3% - 14 seggi

Totale coalizione - 12.456.443 di votanti - 38,0% - 130 seggi


Popolo della Libertà - 12.510.306 di votanti - 38,2% - 141 seggi

Lega Nord - 2.642.167 di votanti - 8,1% - 25 seggi

Mov. Aut. All. per il Sud - 355.076 di votanti - 1,1% - 2 seggi

Totale coalizione - 15.507.549 di votanti - 47,3% - 168 seggi


Udc - 1.866.294 di votanti - 5,7% - 3 seggi

Sinistra Arcobaleno - 1.053.154 di votanti - 3,2%

La Destra - Fiamma Tricolore - 687.211 di votanti - 2,1%

Ps - 284.428 di votanti - 0,9%

GRAZIE


12.092.998 persone ci hanno dato fiducia"Grazie a tutte le elettrici e tutti gli elettori che hanno dato fiducia alla nostra sfida. Oggi il riformismo italiano può pensare a se stesso con forza ed energia". Walter Veltroni

"Come buona prassi nei Paesi occidentali ho appena telefonato al mio avversario complimentandomi per il suo successo elettorale e facendogli i migliori auguri per la prossima esperienza di governo". Con queste parole Walter Veltroni, ieri sera intorno alle 20, riconosceva la vittoria elettorale della coalizione formata da Pdl, Lega Nord, Movimento per le Autonomie.Una vittoria che è andata via via delineandosi durante la giornata. Il successo elettorale della destra è stato chiaro, determinante e sorprendente il risultato della Lega Nord. Importante, comunque, il risultato del Partito Democratico, che migliora sensibilmente i numeri corrispondenti a Ulivo alla Camera e Ds e Margherita al Senato nel 2006. "Grazie a tutte le elettrici e gli elettori – ha detto Veltroni – che hanno dato fiducia alla sfida nuova del Partito Democratico. E' importante che queste elezioni si siano svolte con un alto numero di votanti. Abbiamo migliorato il risultato dell'Ulivo nel 2006 sia al Senato sia alla Camera, dove ci ha premiato maggiormente il voto dei giovani".Il segretario del PD, riconoscendo la sconfitta, ha comunque ribadito tutta la disponibilità a mettere mano alla serie di riforme istituzionali di cui necessita il Paese. “Il risultato è chiaro, la destra governerà questo Paese. Non sarà facile per loro unire ciò che è difficile unire, soprattutto alla luce del fatto che il grande consenso ottenuto dalla Lega Nord impone un riequilibrio di forze nello schieramento della destra. Ora per noi si apre una nuova stagione di opposizione e ribadiamo la nostra piena disponibilità ad intraprendere il percorso di riforme istituzionali che servono al Paese per cambiare”. Un altro dato significativo è stato sicuramente quello della scomparsa della sinistra radicale dal Parlamento. La cosa certa è comunque che dalle urne esce rafforzato il progetto riformista del PD. “Oggi – ha concluso Veltroni – il riformismo italiano può contare su una forza politica che si aggira intorno al 35% dell'elettorato. Oggi il riformismo italiano può pensare a se stesso con forza ed energia. Siamo la più grande forza di rinnovazione riformista che questo Paese abbia mai avuto”.
Fonte: www.partitodemocratico.it

LA LEGA.Il Nord del Senatur

Il proletariato leghista celebrerà il 2008 come l'anno in cui ha strappato definitivamente alla sinistra italiana la rappresentanza del mondo in cui essa nacque un secolo e mezzo fa: il Nord industriale, le sue pianure e le sue valli. Bossi è riuscito a conservare, pur nella malattia e lontano dai media, l'aura mitica del fondatore di un popolo. Nessuno poteva sostituirlo in questo ruolo: l'invenzione di una comunità dalle radici artificiali - una padanità inesistente, sia nella versione celtica che nel revival crociato - ma straordinaria per adesione a bisogni e paure degli umili e degli impauriti. La Lega, raddoppiando i suoi voti in Lombardia e nel Veneto, è l'unico partito italiano che oggi si proponga come interprete di un territorio. Un territorio celebrato nella sua preziosa unicità, più che mai bisognoso di protezione quando i tentacoli della globalizzazione lo minacciano. Tutto il contrario di fenomeni televisivi come Ferrara o la Santanché. Ai banchetti della Lega, nei mercati rionali e nelle piazze di paese, le settimane scorse si poteva riconoscere una seconda generazione di militanti giovanissimi in camicia verde, perfino adolescenti che si presentano come guardia padana, distribuiscono volantini e lecca lecca, trovano riferimento nei sindaci promotori delle ordinanze antistranieri più che nei dirigenti "romani" come Calderoli, Castelli, Maroni, troppo assimilabili alla "Casta" da cui si sentono geneticamente estranei. Qui in periferia il federalismo fiscale diventa concetto molto meno sofisticato: ognuno si tenga i suoi soldi. E se c'è da predicare lo sgombero dei campi rom, Radio Padania Libera non esita a impiegare un linguaggio agghiacciante: "Purtroppo è più facile derattizzare i topi che debellare gli zingari". Il partito popolare leghista difende la tradizione cattolica ma non esita a volantinare di fronte alle chiese milanesi contro l'arcivescovo Tettamanzi, se questi evoca i diritti umani di donne e bambini d'etnia maledetta. Rastrella voti arrabbiati nel quartiere di Chinatown perché, incurante della politica estera, non ha problemi diplomatici se c'è da sparare addosso alla superpotenza di Pechino.
La stessa bruciante sconfitta della Malpensa viene assimilata come alimento del rimpianto e del rancore, per ribadire il luogo comune di un Nord impoverito e taglieggiato dalla "canaglia romana", dove a cavarsela sarebbero solo i big della "tecnofinanza" (formula Tremonti) e gli immigrati. Perché ci sono molte case settentrionali in cui è il cosmopolitismo, l'idea stessa di meticciato a fare paura. Il Partito democratico che si è presentato in Lombardia e in Veneto col volto di due capolista provenienti da Confindustria (Colaninno e Calearo) non poteva recuperare consensi nelle periferie metropolitane dove l'accrescersi delle disuguaglianze viene accettato ormai come mero problema di sicurezza, dimenticato da tempo qualunque esperimento di politiche sociali. Al dunque, dovendosi dare rappresentanza all'insofferenza fiscale e securitaria, l'originale marchio leghista è stato puntualmente preferito agli imitatori tardivi (di sinistra o di destra). Bossi s'è tenuto stretto il simbolo del Carroccio, mentre Fini rinunciava a quello di An. Ha delegato alla potenza berlusconiana l'intrattenimento nei circuiti di comunicazione di massa. E ha continuato meticolosamente la cura del territorio, battendolo a tappeto con i metodi più tradizionali della militanza e della tutela clientelare. Si può star certi che la Lega tenterà ora di capitalizzare il suo clamoroso successo innanzitutto al Nord, prima e più che nel governo romano. Rivendicherà la presidenza della Regione Lombardia, intestandosi il dopo Formigoni. Punterà alle fondazioni bancarie erogatrici di sostegni finanziari nelle comunità locali, a cominciare dalla Cariplo. E se il nazionalismo padano resta poco credibile come ideologia, la dimensione rivoluzionaria del movimento verrà sempre di più indirizzata come rappresentanza del popolo autoctono contro lo straniero, a costo di cavalcare pericolosamente la xenofobia. Giulio Tremonti è entrato in politica da tecnocrate inserito nell'accademia e nell'establishment. Con gli anni ha intuito come le sue competenze tecniche di per sé valgano ben poco in termini di forza, e allora s'è dedicato a sintonizzarle con un popolo di riferimento, come prima di lui aveva fatto Gianfranco Miglio. Ne coltiva le pulsioni reazionarie: la politica come spiritualità contrapposta al dio mercato, la retorica delle radici, i valori tradizionali contro la sinistra profanatrice del principio d'autorità. Richiami inautentici e fasulli? Che importa: se lo spirito dei tempi oscilla fra nostalgia e spavento, lo si imbraccia come i fucili di Bossi per accumularne l'energia vitale. Con Fini ridimensionato a cadetto, da domani dietro a Berlusconi si staglia decisiva l'ombra del varesotto e del valtellinese. (15 aprile 2008)

di GAD LERNER

INCENTIVI AL COMMERCIO. NUOVI BANDI REGIONALI


lunedì 14 aprile 2008

La ragione contro l'antipolitica

DOMENICA di festa civile e di attesa: fino all'apertura delle urne la politica è del tutto virtuale. Lo stesso dato del calo della partecipazione è sotto il velo dell'incertezza: l'astensionismo in crescita è di destra o di sinistra? Viene dal vecchio elettorato dell'Unione deluso o dalla destra non mobilitata da un Berlusconi ripetitivo e invecchiato? Oppure, ancora, rappresenta gli effetti dell'onda lunga di antipolitica che da Beppe Grillo in poi, e dal "Vaffa Day" in giù, si è scaricata sul Palazzo, o meglio la "casta" come si è imparato a dire?

Antipolitica o no, il clima elettorale sembra fiacco. I sondaggi più o meno segreti e attendibili si sono spenti da qualche ora, il virus degli exit poll non ufficiali deve ancora cominciare a proliferare, e il pomeriggio del giorno delle elezioni, oltre alla gente ai seggi, sembra avere un solo vero protagonista che è il telefono cellulare. Concentrazione assoluta di vecchio e di nuovo, il "telefonino". Anzi, di arcaico e di rivoluzionario, di artigianale e di ipertecnologico.

Fonte di prove clientelari, potenziale laurismo del Duemila, e di "ammuine" come nel caso della signora Lonardo Mastella (squillo nel seggio, arrivo della Digos, assoluzione per assenza di fotocamera). Ma nello stesso tempo il cellulare si rivela anche uno strumento della modernità politica: fiumi di messaggi, inviati a pacchetti o a stringa dalle rubriche elettroniche, invadono le celle dei diversi gestori e precipitano nei terminali.

Con il dubbio collegato, però, che anche in versione telefonica gli italiani appartengano comunque a universi separati, dato che quasi mai un messaggio berlusconiano raggiunge un telefonino veltroniano. Anche i telefoni non comunicano, fra destra e sinistra. Tuttavia appare una forma diversa di partecipazione, proprio mentre la partecipazione effettiva mostra segnali in discesa: a testimonianza probabilmente che queste sono elezioni diverse rispetto a quelle di due anni fa. Allora apparvero uno scontro fra mondi, un'ordalia, un giudizio di Dio che doveva decidere la supremazia fra antropologie differenti e incompatibili. Oggi, una guerra a bassa intensità, con l'ipotesi del pareggio e lo spauracchio, spesso alimentato ad arte, dell'inciucio.

È vero che Silvio Berlusconi nelle sue piazze continua iperbolicamente a rivendicare la diversità assoluta fra il Popolo della libertà e i "comunisti", oggi camuffati da democratici. Ma per la verità nemmeno il genio malevolo del Cavaliere riesce a oscurare il profondo cambiamento innescato dalla decisione di Walter Veltroni di cambiare con radicalità il formato competitivo della politica italiana, e di fare nella sostanza la riforma elettorale pur senza aver potuto cambiare la legge canaglia del Porcellum. E che alla fine in questi giorni non si misurano due visioni del mondo ma solo due partiti.

E allora, se si prende in considerazione con serietà la possibile crisi della partecipazione elettorale e politica, conviene ancora una volta compiere uno sforzo di consapevolezza e di verifica. Sottolineare che non è il caso di darla vinta all'antipolitica, malattia che di recente ha contagiato ambienti semplici e ambienti sofisticati. Negli ultimi giorni infatti si è preso atto di posizioni bizzarre, in cui un maestro come Giovanni Sartori, che pochi mesi fa si era mostrato ingrillito a sua volta contro la "casta", ha escogitato uno schema di voto disgiunto (votare Pdl alla Camera e Pd al Senato, o viceversa), che nella sua eccentricità non nasconde la convinzione che sia opportuno neutralizzare la politica a cominciare dai suoi protagonisti attuali.

Ma qual è la conclusione inevitabile di ragionamenti simili? Una sola: la necessità di procedere all'instaurazione di un governo di responsabilità o garanzia, "che faccia le riforme utili per il Paese". Non è paradossale l'esito di un'azione che comincia con le urla dell'antipolitica e finisce con il commissariamento notabilare della politica? Non conviene, prima, mettere a confronto due proposte di modernizzazione del nostro Paese? Non vale la pena di valutare con rigore le due culture che si stanno misurando oggi e domani con il voto dei cittadini?

Non sono soltanto i messaggi semplificatori dei cellulari a segnalare le differenze. Non è un'Italia buona contro un'Italia cattiva. Non è soltanto l'"eroe" Mangano contro Falcone e Borsellino. C'è piuttosto una proposta politica da misurare con il voto, quella del Partito democratico, esplicitamente riformista, a cui si potrebbe semmai chiedere uno sforzo ancora più intenso e moderno contro rendite, privilegi, corporazioni, nel nome della concorrenza come di un'eguaglianza effettiva e quindi di una mobilità sociale efficace: a cui si oppone un'alleanza eterogenea, in cui vecchi liberisti si sono uniti a nuovi protezionisti, tradizionali esponenti di un nazionalismo corporativo convivono con i secessionisti settentrionali, e sedicenti risanatori si sono messi insieme ai capi delle clientele meridionali.

Qualche volta, anche un sms fra amici, come ultimo appello all'impegno, è sufficiente per identificare la sostanza di un problema. E proprio per questo, pur con tutte le frustrazioni e le delusioni che il popolo di centrosinistra ha subito negli ultimi due anni, vale ancora la pena di esercitare una scelta ragionevole, con serenità, recuperando la convinzione che dalla crisi della politica, come sempre, si esce solo con la politica, cioè con una presenza e una decisione, non con le scorciatoie, e meno che mai con la rinuncia.

(14 aprile 2008 - Repubblica di Edmondo Berselli)

domenica 13 aprile 2008

Made in Italy, incontro a Laterza con il ministro Paolo De Castro

Ci ha messo “l’etichetta”, il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro all’incontro svoltosi l’altra sera a Laterza, alla Cittadella della Cultura, per iniziativa del Pd locale: quella che, obbligata per decreto (firmato De Castro), a certificare l’origine dell’olio extravergine di oliva, sta adesso “ispirando” la commissione europea a fare altrettanto, in ambito comunitario. “Abbiamo fornito tutte le informazioni necessarie - ha spiegato De Castro con una evidente punta d’orgoglio - a sostegno di una scelta che tutela il prodotto e il consumatore”.
Perché, è stato detto, prodotto e consumo sono in mutua (e virtuosa) induzione: significativa, in merito, l’esperienza dei “Farmers market” (a Taranto il primo esperimento in Italia di filiera accorciata in nome dell’etica e della qualità) raccontata da Paolo Giannico, vice presidente della Coldiretti cittadina, e poi ripresa da Paolo de Castro.
Il “made in Italy” al centro del dibattito, dunque. E non poteva essere diversamente per un settore, l’agroalimentare, in cui l’origine è parte “propedeutica” della qualità e in cui quest’ultima, chiamata a dura prova dalla sfida del mercato globale, da sola non basta, ha sottolineato il ministro, ad “autotradursi” in reddito per l’impresa. Serve la “capacità di essere sul mercato”, allora. Serve un paese “unito, moderno, riformista”, in grado di realizzare, soprattutto al Sud, “infrastrutture, strade, reti irrigue”. Parola d’ordine, “sburocratizzare”. La lancia nel corso del dibattito Franco Catapano, vice segretario regionale della Cia di Puglia, la rafforza il ministro De Castro accennando fra l’altro ai “voucher vendemmia” (buoni del valore di dieci euro che verranno erogati, a titolo di pagamento e di versamento dei contributi Inps, a studenti e pensionati che presteranno lavoro occasionale durante la vendemmia) già introdotti in via sperimentale, anche per ridurre “il lavoro fittizio e il lavoro nero”: l’idea, ha affermato il ministro, è quella di intervenire anche in altri settori. Chiusura di serata nel nome della “risorsa” per eccellenza. “Senz’acqua, non c’è sviluppo che tenga” scandisce Paolo Nigro, presidente nazionale Epaca, prima di consegnare al ministro De Castro il “Progetto Fiumicello”: una diga in grado di contenere 80milioni di metri cubi di acqua, da realizzare, appunto, in contrada Fiumicello, fra Ginosa e Montescaglioso. “Per lo sviluppo dei prossimi trent’anni: il piano irriguo nazionale ne tenga conto” aggiunge Paolo Nigro.

Francesco Romano

Gazzetta del Mezzogiorno, 13 aprile 2008

sabato 12 aprile 2008

Sintesi del comizio di chiusura della Campagna Elettorale

Di seguito si riporta la sintesi del comizio finale tenuto da Franco Catapano. Prima di lui erano intervenuti Giuseppe Stano (capogruppo Pd in consiglio comunale) Davide Bellini (coordinatore cittadino), Wanda Pucci e Luca Virgilio.


Concittadini, questa sera chiudiamo la campagna elettorale con la consapevolezza che la nascita del PD (prima) e l’affermazione della leadership di Veltroni (poi) hanno cambiato la politica in Italia. Nulla sarà come prima.

Noi del Pd vogliamo riconquistare il rapporto con i cittadini e creare le condizioni affinché si alimenti la partecipazione politica, in modo che chi lo desidera potrà tranquillamente entrare nel partito e decidere i destini del proprio territorio.

Certo avremmo preferito votare con una legge elettorale meno suina e più umana, ci sarebbe piaciuto presentarci agli elettori con alcune riforme capaci di ridare serietà alla politica. Purtroppo, però, ci siamo trovati di fronte al muro invalicabile dell’egoismo personale e di parte.

Lo stesso egoismo che ha generato 5 anni di leggi “ ad personam” , così come ha riconosciuto lo stesso Gianfranco Fini all’indomani dello scioglimento unilaterale della “casa delle libertà”.

Lo stesso egoismo che permette ad un leader di presentarsi per 5 volte consecutive come candidato presidente. Un Berlusconi vecchio, stanco e rifatto sino alla cima dei capelli, che necessità continuamente di “rialzi” e figuriamoci se ha la forza di “rialzare qualcos’altro”.

Concittadini, meno male che esiste anche un’Italia naturale e seria che non ha nessuna intenzione di tornare indietro ma che vuole guardare in avanti e parlare di futuro. Un’Italia che è interessata a politici che non prendono in giro e soprattutto che sono capaci di fare una campagna elettorale senza offendere gli avversari.

Anche il Pd di Laterza vuole prendere esempio dallo “stile Veltroni” ed è per questo che non vi parleremo dello SCANDALOSO PARCHEGGIO COMUNALE costruito alla via per Vinosa accanto alla sala ricevimenti Villa dei Principi. Ed è per questo che non vi parleremo delle CENTINAIA DI PALE EOLICHE” che la Giunta comunale vuole far installare ai “napoletani” nel nostro territorio. Ed è per questo che non vi parleremo delle difficoltà del BILANCIO COMUNALE che ha cancellato la FAMOSA PISCINA dalle piano triennale delle opere pubbliche, lo stesso bilancio che non ci consente di ricostruire il fatiscente edificio della DANTE ALIGHIERI. Altro che salsiccia non possiamo nemmeno comprare il pane (visto anche l’aumento). Non vi parleremo nemmeno dei 10 AVVISI DI GARANZIA che pendono sul Sindaco e i suoi Assessori.

Allora vi state chiedendo di che cosa parleremo?

Stasera vi parleremo della necessità di ALZARE LA TESTA per capire in che brutte mani è andata a finire Laterza. Senza legalità non c’è sviluppo. Senza regole vincono i potenti e i prepotenti, vincono i furbi e i lecchini.

Noi invece vogliamo afferma una comunità fondata sulle REGOLE E NON SUGLI UOMINI. Perché gli uomini passano, si corrompono e si fanno abbagliare dal potere, le regole invece educano, creano rispetto verso le istituzioni e i cittadini, danno la spinta per PENSARE IN GRANDE. Per capire che c’è bisogno di dialogo, di confronto e di unire per pensare al futuro e pianificare lo sviluppo.

Viviamo in un mondo complesso e siamo alle prese con problemi difficili, in cui nessuno, nemmeno se unto dal Signore, PUO’ BASTARE DA SOLO!

Ed è proprio nel riconoscimento dei limi umani che si fonda il nuovo riformismo del Partito Democratico. Un partito che ha superato le ideologie e la lotta di classe, e che si candida ad essere protagonista per i prossimi VENTI anni. Un partito che ha puntato sulle donne e sul ricambio generazionale per autoriformarsi. Un partito che non ha bisogno di nemici per vivere. Un partito che vuole semplificare per governare NELL’INTERESSE GENERALE DEL PAESE.

Concittadini, Il 13 e 14 aprile dovete andare a votare perché volete bene a questo COMUNE, perché amate la TERRA DEL SUD, perché volete l’ITALIA UNITA e perché vi piace CANTARE IL NOSTRO INNO. Dovete andare a votare perché siete convinti che i SOLDI NON POSSONO COMPRARE LE COSCIENZE E I VALORI. Dovete andare a votare perché credete in un futuro pieno di opportunità è perché c’è gente come Walter Veltroni che è orgogliosa di servire la Nazione.

Votate Partito Democratico, Votate per Walter Veltroni.
Franco Catapano

UNO STILE NUOVO


I comizi elettorali di chiusura hanno evidenziato i soliti difetti della politica di “paese” : la pochezza dei contenuti e l’assenza dei valori espressi.
Si è inscenato uno spettacolo di attacchi personali, di denigrazione del lavoro fatto, adulterando volutamente fatti e vicende legate all’amministrazione come:
1) il cambio di destinazione d’uso (da campo di atletica con campo di calcio a campo di calcio con pista di atletica);2) la consulenza d’oro per l’ingegner Carlo Longhi;3) l’affidamento diretto per l’erba sintetica alla Società Mondo S.p.A., su cui ora si è accentrata l’attenzione della magistratura;4) la gestione dell’impianto sportivo (interrogazione consiliare di novembre 2006).
5) sforamento del Patto di Stabilità

Fatti riportati dalla cronaca giudiziaria,che riguardano la conclusione di un'inchiesta, e non commenti di circoli di partito. Il PD di Laterza non ha mai cercato la pubblica gogna e conserva le sue convinzioni garantiste a differenza di chi, nei mesi scorsi, ha pubblicato sui propri fogli di partito nomi di nostri concittadini, intenti a difendersi dalle querele del Sindaco.
Non credo che sia un’ atteggiamento politico maturo attaccare gli avversari politici, piuttosto che descrivere e illustrare il proprio programma elettorale. E’ invece chiaro indice di un incolmabile vuoto politico, che nasconde ingiustamente un lavoro fatto per il bene dell’intera comunità.
La nostra politica non rivolge e non accetta insulti, vive solo dei problemi dei cittadini.
Davide Bellini

Mister Unifit, lui è solo lui.

In tutto il resto del giornale trovate per chi votare (e ovviamente per chi non votare,(cfr."Mister Unfit" che ci sta dicendo sempre più che ci vuole esattamente come lui, solo un po' più poveri).Qui parlo invece agli indecisi della vigilia non sul voto ma sul seggio stesso,che stando al naso e ai sondaggi sotto traccia restano parecchi anche oggi, parlo a coloro che non sanno se andranno a votare.Il livello politico, razionale e umorale che chiamo in causa è - lo premetto esplicitamente - basso, niente a che vedere con la ratio dei politologi e le teorie rocambolesche applicate al voto utile, disgiunto, opposto che hanno riempito le discussioni mediatico-elettorali delle ultime settimane.Parlo insomma ai cittadini della politica da caffè, della politica da casa, della politica "ignorante", nel senso che ignora tantissime cose anche perché la stampa gioca in questo un pesante ruolo a velare invece che a svelare, ma anche della politica consapevole, ossia di quella che pensa di saper tutto e proprio per questo non ne può più e ritiene di "dover dare un segnale definitivo" non andando a votare. Ne hanno fatte troppe, sono stufo di turarmi il naso e qualunque altro foro, compreso quello interiore…E ne scrivo da un livello di saturazione che nulla ha di antipolitico e tutto di politico o politicissimo, nella critica al complesso di persone e di fattori che ci hanno ridotto così. Sarei perfetto per il "non voto", insomma, e davvero da due mesi sono incerto sul da farsi. Invece andrò a votare. E ci andrò per una serie di motivi che possono riassumersi in una banalissima domanda: chi danneggio se non vado a votare, oltre al mio diritto/dovere di voto se volete in apparenza ormai anacronistico di fronte allo scempio cui abbiamo assistito finora? Che cosa ottengo? Non mi pentirò il giorno dopo di non aver votato, per chiunque (lo ripeto a caratteri cubitali) intenda votare?Così ho smontato politicamente, razionalmente e umoralmente la catena di ragioni per cui avrei disertato volentieri per la prima volta nella mia vita di elettore, avendo alle spalle teorie non proprio leggerine e sostenute ovunque potessi come la "complementarietà degli schieramenti", lo scippo di democrazia reale e formale negli ultimi anni ai nostri danni, una serie di errori marchiani ai confini della complicità in Parlamento ecc.ecc.Insomma,"la casta" e i suoi derivati, in una stagione infernale in cui al minimo della progettualità ideale si è abbinato il massimo dell'invasività della cosiddetta politica politicante, brava a infiltrarsi ovunque, in alto come in basso, o in infimo.Dunque i tre avverbi.L'avverbio "umoralmente" rimanda a quel senso di impotenza che prima il quinquennio berlusconiano e poi i due smozzicati anni del centro-sinistra ci hanno comunicato: non c'è più niente da fare, siamo fottuti. E già, e martedì prossimo se non sono andato a votare forse che ho fottuto qualcuno io? Mi sono sfogato, certo, con l'idea che "non mi fregano più", ma nel frattempo continuerebbero a fregarmi. E a meno di non aver pronte altre soluzioni di tutt'altro genere, diciamo alla termidoriana i "forconi", sarei qui a rodermi come e più di ora.L'umoralità è una gran bella cosa,ma poi finisce a fette di mortadella nella scheda (vent'anni fa,come cronista ad un seggio,vidi anche quella)."Razionalmente" invece rimanda alle cose da fare: non voto,mi collego a chi non vota, cerco la resistenza di altri cittadini stufi come me a futura memoria, tanto non saranno elezioni decisive almeno a giudicare dal contesto. Che tipo di abito mentale, di pragmatismo civico, mi fornisce questa scelta?Che cosa ci guadagno nella mia identità di persona? La ratifica che " la storia è finita"? Ma a parte le bestialità modello Fukuyiama, chi finisce casomai saremmo solo noi, autoemarginati persino dall'esercizio elettorale. Non solo: l'esempio di non andare a votare per protesta si comunica o si comunicherebbe immediatamente soprattutto a parenti, amici e giovani, quasi una sorta di suggello a un percorso politico. Capolinea, insomma: e già, ma al capolinea si scende. Per andare dove,fermo restando naturalmente tutte le critiche all'azienda dei trasporti e al guidatore dell'autobus che sembrano pensare solo a loro?"Politicamente" è un avverbio ancora più rognoso, ma anche più semplice da decifrare. Disertando le urne,quale dei poteri politico-economici rappresentati in questa tornata elettorale danneggio o anche solo infastidisco? Probabilmente nessuno,secondo la regola che meno teste/voti debbo controllare più semplice è fare come se non avessi degli obblighi di rappresentanza: non è forse quest'ultimo l'autentico misfatto degli anni più recenti? Ma così astenendomi mi privo della pur minima possibilità di "frequentare" la democrazia.Quale? Quella che ci è rimasta,cioè una democrazia impallidita che proprio per questo non ho intenzione di fugare del tutto.Me lo ricordo in tutt'altra situazione, nei primi anni '90,l'onnipotente Craxi che diceva al Tg2 "andate al mare" e con lo stesso tono di voce poi "passami il sale" al sodale di tavola alla vigilia del referendum sulla preferenza unica, mi pare da Caprera o dalla Maddalena: quella sì era una fucilazione della democrazia, che adesso rischia (eufemismo!!) una fine analoga per sua stessa colpa implosiva.È ovvio che mi ripugnano "larghe intese", "lunghi inciuci" e tutto il repertorio che incombe su questo infelice momento politico. Ma non vedo nella storia e nella cronaca italiana eventi e sviluppi che diano ragione all'astensione,mai. Non sembra "cosa nostra".Sì, la pazienza non può essere infinita, e quindi la guardia non va abbassata neppure di un centimetro. Sì,votare sempre e comunque il meno peggio rischia di essere un esercizio sempre meno democratico e sempre più olfattivo.Ma l'ipotesi astensione non mi garantisce niente di più e casomai mi toglie una scelta pur virgolettata, lasciandomi ancora più povero. Quindi votiamo,anche se in parecchi non si meritano questo voto,votiamo alla memoria di chi ha sacrificato tutto per permettercelo,votiamo alla memoria del futuro che comincia un momento dopo lo scrutinio delle schede.Aver votato comunque non indebolisce ma rafforza qualunque espressione civica. Certo, a maniche rimboccate….

Oliviero Beha - L'UnitàOliviero Beha - L'Unità

VOLTIAMO PAGINA


Care amiche, cari amici,
siamo in vista del traguardo: con una straordinaria rimonta il PD può conquistare la vittoria “meritata”!
Il PD e' un partito riformista che, con un programma ed obiettivi chiari, sostenuto da un unico gruppo parlamentare alla Camera ed al Senato, può in modo forte ed autorevole governare l'Italia, perchè continui ad essere e a svilupparsi come un grande Paese, tra i più avanzati del mondo.
Un entusiasmo continuo e progressivo, ancora in crescita, ha accompagnato questa bella campagna elettorale. Il calore e la passione di decine di migliaia di persone hanno accolto Walter Veltroni in tutte le piazze toccate dal suo "Giro dell'Italia nuova", da Sud a Nord. Scenario che ha caratterizzato le tantissime iniziative diffuse in ogni comune, con le piazze sempre affollate e, spesso, insufficienti a contenere tutta la gente che ha voluto accogliere e stringersi intorno al PD.
Si può fare, lo stiamo facendo!
A questo punto, a poche ore dal voto, voglio rivolgere un appello a tutti coloro che stanno riflettendo e agli indecisi: un invito non tanto al voto utile (in democrazia tutti i voti lo sono), ma a un voto " per il Governo ".
Votare per Veltroni e per il PD significa compiere un atto di fiducia e di speranza nel futuro. In Veltroni e nel PD sappiamo di trovare passione, intelligenza e una forte determinazione per costruire davvero un'Italia migliore. Senza lasciare indietro nessuno.
Per questo mi sono impegnato, senza riserve, fino all'ultimo minuto utile per il voto. Perchè la prima vittoria sia quella della passione e dell'impegno. E vi chiedo di fare altrettanto: incontrate personalmente tutti quelli che potete e invitateli a votare per Veltroni e per il PD.
Vi ringrazio di cuore.
A presto.
Ludovico Vico