lunedì 19 maggio 2008

Fede costa agli italiani 350.000 euro al giorno.


Fede costa agli italiani 350.000 euro al giorno. Dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all'anno se Rete 4 non cederà a Europa 7 le frequenze che Testa d'Asfalto ha in concessione dallo Stato. Per l'Europa l'assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi.La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato. Testa d'Asfalto toglie l'ICI, ma introduce il canone Fede. Non ci sono conflitti di interessi? Perchè gli italiani devono pagare per guardare Fido Bau ogni sera? Se il concessionario pubblico di tre reti nazionali Testa d'Asfalto non sposterà Rete 4 sul satellite gli italiani alla fine del suo prossimo glorioso quinquennio pagheranno circa UN MILIARDO di euro di multa considerando gli arretrati.Testa d'Asfalto è un genio, oltre alla concessione pubblica, la pubblicità a pagamento su tre reti avute in eredità da Craxi, avrà anche il finanziamento pubblico. Il ministero delle Comunicazioni non c'è più. In realtà non c'era neppure prima. Gentiloni potrà dedicarsi di più al tennis con Ermete invece di passare lunghi week end ad Arcore.L' Agcom con il supporto del PD e della Repubblica e della Finocchiaro e di Topo Gigio è impegnata a tempo pieno sul pericoloso Travaglio. Se pò fà. Con i nostri soldi se pò fà.Per sapere quanto stiamo versando al Presidente del Consiglio per non applicare le sentenze su Rete 4 scaricate e diffondete il banner. E' bello contribuire al successo economico di Testa d'Asfalto con le nostre tasse.

e VOI DA CHE PARTE STATE?

Consiglio Comunale, Giovedì 22 maggio alle 9

LATERZA . Postazione 118 da"medicalizzare", arriva il consiglio comunale annunciato. E' stato convocato dal presidente Franco Frigiola per le ore 9 di giovedì 22 maggio e si svolgerà, come di consueto, alla Cittadella della Cultura di via Cesare Battisti.
Con un solo punto all'ordine del giorno, "aperto" ad interventi esterni: tra gli "invitati " il direttore generale dell'Asl tarantina Domenico Colasanto, il responsabile del Servizio emergenza territoriale jonico Mario Balzanelli e i consiglieri regionali Pietro Lospinuso, Paolo Costantino, Simone Brizio e Antonio Scalera.
Comunicazione formale è stata anche inviata al responsabile del Polo occidentale 118 Donato Capodiferro, al presidente dell'associazione "La Luce" Giovanni Quatraro e a tutti i medici di base di Laterza.
Dopo gli incalzanti eventi dei giorni scorsi segnati da conferenze stampa, sit-in, manifesti, volantini e comunicati al vetriolo, sarà dunque la massima assemblea cittadina, "allargata" per l'occasione, a portare un po' di luce non riflessa sul complicato caso del medico-elastico del 118 laertino.
Medico che, assegnato e contestualmente sottratto nel 2004, era stato "ripristinato" due anni più tardi, però a singhiozzo (d'inverno a Laterza, d'estare sulla statale 106) e non senza generare malumori (di qua, o di là, a seconda della zona scoperta di turno).
Così, fino a quello che il sindaco Cristella ha ritenuto l'ennesimo affronto: niente medico dal primo maggio scorso e nessuna comunicazione da parte dell'Asl.
Infine la nota della stessa Asl, affidata ai giornali, circa l'avvenuta approvazione della "medicalizzazione permanente del 118 di Laterza": riaffermata da Paolo Costantino e dal Pd, presa con le pinze dal sindaco Cristella, affronta adesso, itinerario compreso, il dibattito consiliare.
Autore: Francesco Romano
Fonte: Gazzetta del mezzogiorno

Area Vasta via alle consultazioni per il regolamento

E' stato pubblicata la bozza di regolamento dell' Area vasta di Taranto, visionabile sull'apposito sito ( http://areavasta.comune.taranto.it ). Ogni associato (Ente Locale) potrà fornire proposte per costruire ed affinare, in maniera condivisa, quella che sarà la traccia lungo la quale si muoverà l'azione dell'Assemblea. Il passo successivo sarà l'approvazione del Regolamento da parte dell'assemblea dei Sindaci.

Una possibilità per recuperare una programmazione realmente partecipata che potrà avere ricadute positive sullo sviluppo economico e sociale dell'intero territorio provinciale. Il lavoro dell'Area vasta tarantina prosegue anche in un altro senso. Uno sguardo verso la programmazione regionale e l'altro rivolto verso il territorio strettamente collegato. Sono stati previsti, infatti, degli incontri tematici nelle tre aree individuate dalla Cabina di Regia per avvicinare la cittadinanza a questa metodologia innovativa di pianificare il territorio. Si comincia con l'area Orientale che vede coinvolti i comuni di Avetrana, Carosino, Faggiano, Fragagnano, Leporano, Lizzano, Manduria, Maruggio, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio, San Marzano, Sava e Torricella che mercoledì 21 maggio (ore 9,00 presso sala consiliare del comune di Manduria) si confronteranno sulla visioni strategiche da promuovere per questo specifico angolo della provincia jonica.
Il giorno successivo, giovedì 22 con inizio alle ore 9,00, sarà la volta dell'Area Metropolitana (comuni di Crispiano, Grottaglie, Massafra, Statte e Taranto) che si incontrerà nella sede del comune di Grottaglie mentre nel pomeriggio, con inizio alle ore 15,30 nella sala Consiliare del comune di Mottola, si ritroveranno i rappresentanti dei comuni appartenenti all'Area Occidentale (Castellaneta, Ginosa, Laterza, Mottola, Palagiano e Palagianello).

Assemblea Pubblica il 19 maggio 2008

Lunedi' 19 Maggio 2008 alle ore 19:30 siete invitati a partecipare all'evento

"Ritorno al Futuro,
Un'occasione da non perdere!",

organizzato dal PD Laterza, presso la Cittadella della Cultura a Laterza .

L'Assessore Marco Barbieri e il consigliere regionale Paolo Costantino illustreranno il progetto per la formazione post-laurea finanziato da POR Puglia per il Fondo Sociale Europeo 2007-2013, che individua nella diffusione dell'innovazione e della conoscenza i fattori essenziali per guidare i cambiamenti e sostenere i processi di miglioramento della competitività dei sistemi di impresa e dei contesti produttivi.

Alla base dell'intervento c'è la convinzione che la presenza di giovani qualificati in Puglia è la vera grande risorsa per lo sviluppo e la crescita socio-economica e culturale della regione.

Banco di Prova

Quasi a voler smentire il mio ultimo post, Carlo Giovanardi ha dichiarato che si dovranno rivedere le linee guida sulla legge 40, la legge sulla riproduzione assistita. A Giovanardi si sono subito associati Rocco Buttiglione (dall'opposizione UDC) ed Eugenia Roccella, già portavoce del Family Day e sottosegretario al welfare.A dir la verità, secondo un'anticipazione riportata sul sito dell'UAAR, era stato il cardinale Ersilio Tonini ad aprire la questione, mettendo la diagnosi preimpianto sullo stesso piano dell'"eugenetica hitleriana".
Ai tempi del referendum sulla legge 40, Giovanardi si era spesso trovato in sintonia con il cardinale proprio nell'uso dell'"eugenetica nazista" come spauracchio da agitare contro chi voleva abrogare le norme più restrittive della legge 40. Sembra insomma che si riproponga il quadretto degli ultimi anni, con il cardinale o il vescovo che offrono ai politici gli spunti per dire qualche solenne fesseria.Faccio un passo indietro. Le linee guida sotto accusa sono state uno degli ultimi atti di governo della ex titolare dell'ex Ministero della salute, Livia Turco. In estrema sintesi, la principale novità di queste linee guida è che esse non vietano più la diagnosi genetica preimpianto alle coppie che fanno ricorso alla riproduzione medicalmente assistita e che sono portatrici di malattie genetiche. Per il resto, le linee guida non potevano modificare e non hanno modificato l'impianto sostanziale della legge, che continua a vietare l'accesso alle tecniche di riproduzione assisita (e quindi la diagnosi preimpianto), alle coppie che pur essendo portatrici di anomalie genetiche sono in grado di avere figli con metodi naturali. Parlando di "eugenetica nazista", Tonini e Giovanardi vogliono evocare lo spettro degli stermini di massa e tacitare i loro avversari con argomenti a buon mercato. Non potrebbero rendere un servizio peggiore alla discussione. In realtà il quadro che le tecniche di riproduzione assistita e di diagnosi prenatale iniziano a configurare è molto più complesso, e per affrontare i problemi che pone non serve a niente evocare fantasmi del passato.Le malattie genetiche sono numerose, alcune sono incompatibili con la vita e altre più o meno, sempre più, trattabili. Le cure per la talassemia, per esempio, consentono oggi una aspettativa di vita relativamente lunga, e i talassemici avrebbero ragione a sentirsi discriminati se passasse il messaggio che la vita di un talassemico ha meno valore di quella di una persona "normale". Ma la questione non riguarda il valore delle persone che vivono con malattie genetiche, ma le scelte dei genitori, sul proprio futuro e sul futuro che vorranno dare ai propri figli. Riguarda la scelta se affidarsi alla lotteria della ricombinazione genetica, per poi magari affrontare un aborto terapeutico, o ricorrere agli strumenti della medicina per ridurre il rischio di sofferenze future. E' però una scelta che, per legge, in Italia non esiste, e le nuove linee guida non hanno cambiato granché.Cosa c'entra il nazismo con la diagnosi preimpianto? Niente. Quella che Tonini e Giovanardi chiamano "eugenetica" (e che io preferisco chiamare "eugenica", ma la si chiami come si vuole) non è stata inventata dai nazisti, e non si è concretizzata nello sterminio di massa degli ebrei (e degli zingari, visto che viviamo in un periodo di "emergenza sicurezza" e di roghi appiccati ai campi Rom). L'eugenica si è tradotta soprattutto in sterilizzazioni forzate di massa, nei confronti di persone a vario titolo considerate "degenerate", spesso con problemi mentali. Pratiche disumane, ma applicate nella prima metà del Novecento anche in paesi democratici come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. La differenza tra sterilizzare a forza gli "indesiderati" e dare ai genitori la possibilità di sapere e di scegliere è una differenza talmente enorme che probabilmente neanche Tonini e Giovanardi riuscirebbero a nasconderla, se qualcuno gli chiedesse conto delle loro parole. Anche chi pensa che esista oggi un "rischio eugenico" non ha niente da guadagnare insistendo nell'accostare all'eugenica l'aggettivo "nazista". Semmai, sarebbe il caso di studiare come l'eugenica sia riuscita ad affermarsi in contesti democratici.E veniamo al "banco di prova". Nel mio ultimo post ho sostenuto (credo in modo poco convincente) che avendo vinto in una campagna elettorale non centrata sui "valori" Berlusconi e il suo governo si comporteranno con maggiore indipendenza rispetto ai richiami del Vaticano. Non mancheranno certo le belle parole e gli omaggi all'autorità morale della Chiesa, ma a queste parole seguiranno pochi fatti concreti.
Non è che mi attenda da Berlusconi qualcosa di buono: prevedo invece che sfrutterà lo slancio di inizio legislatura per colpire i lavoratori del pubblico impiego, e lo farà con buone probabilità di accrescere il consenso attorno a sé.
Ripropongo questa idea perché niente meglio delle dichiarazioni di Giovanardi può fornire una verifica. Giovanardi non fa che invocare una continuità con il passato governo Berlusconi, che varò la legge 40 e le vecchie linee guida, mentre le nuove linee guida sono state varate da un ministro ormai di fatto decaduto. Ci sono tutte le premesse quindi perché Giovanardi ottenga quanto vuole. Eppure, mi aspetto che questo non avverrà, o almeno non tanto presto. Se sarò smentita, sarà più facile capire dove ho sbagliato.
P.S. "Lo stile è l'uomo", ha detto qualcuno. Quando Berlusconi ha invocato Dio a protezione del suo governo ha subito aggiunto un panegirico sulla fortuna. Se fossi cattolica, questo accostamento tra l'Altissimo e ciò che nella parlata volgare si chiama fondoschiena mi sarebbe sembrato piuttosto irriverente.

di Carla Castellacci

domenica 18 maggio 2008

IL GOVERNO E L’ICI

di Francesco Giavazzi*
Nella cittadina americana in cui vivo, nello stato del Massachusetts, il sindaco ha deciso di costruire una nuova scuola. Sostituirebbe un edificio del 1970, che funziona ma comincia a mostrare i suoi anni. Costo stimato del progetto, circa 200 milioni di dollari (130 milioni di euro). Poiché negli Usa le scuole sono interamente finanziate dalle città — non solo gli edifici, anche gli stipendi degli insegnanti— per far fronte a questa spesa il sindaco ha deciso di aumentare per qualche anno l'Ici. (Oggi l'aliquota è l'1%, non del valore catastale, come in Italia, ma del valore di mercato della casa, aggiornato ogni anno tenendo conto dei prezzi di abitazioni simili vendute nel corso dell'anno).

I cittadini (circa 80.000 famiglie) si sono ribellati e hanno chiesto un referendum. Il 20 maggio voteranno su tre proposte: (1) accettare la decisione del sindaco, (2) cancellare il progetto della nuova scuola e non aumentare l'Ici, (3) accettare l'aumento dell'Ici, ma destinare il maggior gettito all'assunzione di nuovi professori per migliorare la qualità delle loro scuole. (Sul sito internet del Massachusetts, www.mass.edu/mcas, si può consultare una classifica delle scuole dello Stato, compilata sulla base di un test che viene svolto ogni anno dagli allievi di ciascuna scuola. Si è osservato che, se le scuole di una città peggiorano, il prezzo delle case scende, il gettito dell'Ici si riduce e la città declina). Questo è federalismo! «Crescere vuol dire incentivare forme di autogoverno federalista», ha detto Silvio Berlusconi la scorsa settimana presentando il suo programma al Parlamento.Ma allora perché il primo atto del nuovo governo è la cancellazione dell’Ici?
Di tutte le imposte l'Ici è la più federalista, e anche la più efficiente. Il gettito non va a Roma, rimane ai Comuni. E se con quel gettito il sindaco non aggiusta le strade, i cittadini, incontrandolo in piazza, possono chiedergliene conto e avvisarlo che se continua così non verrà certo rieletto. Chi può controllare come sono utilizzate le imposte che affluiscono al governo centrale? A chi può rivolgersi il cittadino se pensa che i servizi che riceve dallo Stato centrale non valgano le tasse che paga al governo di Roma? Ieri il sottosegretario Vegas ha detto che i Comuni verranno compensati per il gettito perduto. Doppio errore: innanzitutto perché se così fosse le tasse evidentemente non scenderebbero. E poi perché quel sindaco che non aggiusta le strade potrebbe dire che non è colpa sua, ma del governo che gli lesina risorse.
Come ha scritto l’ex-rettore dell’università di Padova, Gilberto Muraro (www.lavoce.info), «l'abolizione dell'Ici è una vittoria dell'apparenza sulla sostanza. Il minor gettito dei Comuni sarà compensato con trasferimenti dal centro. Ma l'Ici si autocontrolla, perché il sindaco deve soppesare la popolarità resa dai maggiori servizi con l’impopolarità creata dalla più pesante imposta. Un sussidio per definizione non basta mai sul piano politico e genera una domanda unanime di incremento, alimentando tensioni tra centro e periferia». Fanno bene Berlusconi e Tremonti a iniziare tagliando le tasse. Purché lo facciano davvero, non per finta: lo avessero fatto nel 2001, forse cinque anni dopo non avrebbero perso le elezioni. Ma qualcuno mi spiega perché di tutte le imposte vogliono cominciare proprio dall'Ici.

*Insegna economia politica all'Università Bocconi, della quale è stato pro-rettore alla ricerca tra il 2000 e il 2002.
Tra il 1992 e il 1994 è stato dirigente generale del Ministero del Tesoro, responsabile per la ricerca economica, la gestione del debito pubblico e le privatizzazioni. Dal 1992, anno della privatizzazione, alla conclusione dell'OPA lanciata dalle Assicurazioni Generali, è stato membro del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo di INA s.p.a. e, in rappresentanza di INA spa, vice-presidente del Banco di Napoli dal 1998 al 2000.
Fa parte del Gruppo dei consulenti economici del Presidente della Commissione europea e collabora con il Corriere della Sera e con Project Syndicate, un archivio on-line di articoli scritti da economisti di vari paesi.

venerdì 16 maggio 2008

Se sei Rom, ti tirano le pietre (quando va bene)

All'indomani di due fatti di cronaca molto diversi ma entrambi importanti, uno dei più diffusi quotidiani online mostrava contemporaneamente queste due immagini.
Un bambino Rom del campo nomadi di Ponticelli (Napoli), subito dopo l'assalto con molotov e spranghe da parte di alcuni abitanti del quartiere decisi a cacciarli; un bambino italiano a S. Luca (RC) nella Giornata contro la ‘ndrangheta.

Quello che mi ha colpito, tralasciando i fatti di cronaca, è la comunicazione visiva: il bambino italiano aveva il volto "protetto" da un trattamento grafico, quello Rom no.
Se ve lo ripropongo qui, senza proteggerlo, non è perché è stato già visto da centinaia di migliaia di persone (mentre questo articolo sarà letto "solo" da qualche centinaio), ma perché sia più evidente la schizofrenia che rischia di colpire anche il mondo dell'informazione. Ovvero l'accettazione più o meno inconsapevole che ci possano essere diritti (e persone) di serie A e di serie B.

Eppure proprio l'Ordine dei Giornalisti, insieme alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e in collaborazione con "Telefono Azzurro", il 5 ottobre 1990 aveva varato la Carta di Treviso (ulteriormente modificata il 10 ottobre 2006). Il codice di deontologia dei giornalisti afferma infatti che "il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca".

Anche la legge sulla Privacy (art. 52, comma 5°), non consente l'identificazione del minore e tanto meno la pubblicazione di foto di bambini, a meno che non serva per rintracciarli in caso di rapimento o scomparsa, come nel caso di Denise Pipitone. La sola eccezione che il Garante ha ammesso, su specifica richiesta dell' Ordine dei giornalisti, è che "può ritenersi lecita, salvo casi assai particolari, la diffusione di immagini che ritraggano il minore in momenti di svago e di gioco". Ma questo non era certo il caso di Ponticelli!

E allora delle due l'una: o si e trattato di una deprecabile svista, o qualcuno in Italia sta cominciando a perdere la bussola e qualcos'altro.
Mattia Camellini - www.comunicazioneitaliana.it

Italia razzista e xenofoba

ROMA - La Spagna giudica la politica italiana in materia di immigrazione xenofoba. L'attacco arriva per bocca della numero due dell'esecutivo Zapatero, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo. Riferendosi agli arresti di massa, Fernandez de la Vega durante una conferenza stampa dice che "il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell'immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri". Esistono, ha ricordato ancora, "meccanismi legali per arginare l'immigrazione clandestina. Sono questi i meccanismi da utilizzare, e non altri".

Le proposte del nuovo governo italiano in materia di sicurezza e di lotta ai clandestini all'estero suscitano reazioni dure. E da Bruxelles l'Unione europea dice no a ripristinare i controlli alle frontiere, anche se si prepara a introdurre i ''visti biometrici'', che conterranno le impronte digitali di tutti i cittadini. Lo dice il portavoce della Commissione riferendosi alla proposta del ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha chiesto la revisione del trattato di Schengen e il controllo delle frontiere esterne. ''La Commissione non intende prendere iniziative né avviare studi per introdurre i controlli proposti dall'ex commissario Frattini. Quel che é certo invece è che - ha sottolineato il portavoce - i visti biometrici (registro delle impronte digitali in una banca dati europea, ndr) saranno adottati entro il 2009 con il via a 'Schengen 2'''.
Sulla lotta all'immigrazione clandestina interviene oggi anche il leader libico Gheddafi, che accusa i governi europei di pianificare la morte di centinaia di migranti africani, affondando i barconi che cercano di raggiungere il continente. Parlando ad un incontro con i capi dei sindacati africani, Gheddafi non fa cenno in modo esplicito all'Italia, ma sottolinea l'esistenza di una "tragedia in pieno svolgimento: nel Mar Mediterraneo una guerra è stata mossa contro gli africani". L'Europa, aggiunge poi il leader libico, "vuole difendersi e impedire ai migranti di raggiungere le coste. Così, colpisce le loro barche e poi annuncia che tutte le persone a bordo sono morte. Talvolta, con il pretesto di soccorrere un barcone lo rovesciano, e ne fanno morire gli occupanti". (16 maggio 2008).
Repubblica, 16 maggio

Quanto ci costano i rifiuti ...

“Il centrodestra non ha fatto quanto poteva e doveva a tempo debito ed ora i cittadini pagano il danno”. Si sono riuniti ieri sera nella città di Valentino le segreterie cittadine e i gruppi consiliari del Pd dei Comuni di Palagiano, Palagianello, Castellaneta, Ginosa, Laterza, Massafra e Mottola.

Ne sono venute fuori una valutazione politica e propositiva sul problema rifiuti.Nel incontro si è analizzata la recente sentenza del Consiglio di Stato che porta la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti nella discarica Cisa di Massafra da 57 a 83 euro a tonnellata. Un aumento che andrà a ricadere sulle tasche dei cittadini “per i quali - hanno evidenziato dal Pd - l’Ato, rappresentata prevalentemente dal centrodestra non ha fatto quanto dovuto”. L’accusa: nel febbraio del 2004 quando la Cisa chiedeva l’adeguamento della tariffa, per nove volte la riunione dell’Ato è andata a vuoto per mancanza del numero legale. Quindi c’è stata la nomina del commissario ad acta che ha concesso alla Cisa la tariffa di 83 euro. Il ricorso da parte di Ginosa contro il provvedimento del commissario ha visto l’Ato costituirsi in giudizio, ma quando la Cisa si è rivolta al Consiglio di Stato, l’Ato non si è difesa. “Due mancanze- osservano dal Pd - che non possono essere accettate per questo chiediamo un incontro agli assessori regionali e provinciali all’Ambiente”.
I democratici continuano dicendo -"Discuteremo e cercheremo di trovare un modo che serva a non far ricadere sui cittadini le conseguenze di questa sentenza. Abbiamo alcune possibili soluzioni da proporre, che vaglieremo insieme, per evitare questa situazione di forte disagio per le famiglie di tutti i Comuni dell’Ato Ta/ 1".

Grande Industria e Mezzogiorno

Il volume ha voluto rivisitare i mutamenti intervenuti nell’ultimo decennio nella geografia delle grandi industrie italiane ed estere insediatesi dall’inizio degli anni ’60 del Novecento in aree strategiche del Mezzogiorno, che furono individuate allora dalle politiche governative di programmazione come ‘poli’ trainanti dello sviluppo locale, realizzati tuttavia al servizio dell’intera economia nazionale. Sono delineate così, con il supporto di dati in gran parte inediti e raccolti sul territorio, le dinamiche delle maggiori imprese siderurgiche, petrolchimiche, aeronautiche, energetiche, automobilistiche, meccaniche, informatiche, armatoriali, cantieristiche, cementiere, e delle industrie leggere del made in Italy localizzate nelle regioni meridionali, ove concorrono in misura rilevante – grazie anche alle diffuse supply chain che vi sono alimentate – alla crescita socioeconomica più generale.

Ne emerge un quadro del tutto inedito che smentisce l’opinione secondo cui molti grandi complessi ubicati nel Sud siano solo reperti di archeologia industriale, sostituiti nella loro funzione propulsiva da sistemi endogeni di piccole e medie aziende.

Al contrario, mentre i processi di globalizzazione hanno evidenziato debolezze strutturali in larghi strati di pmi meridionali che stentano ormai a competere sul piano internazionale – pur con tante lodevoli eccezioni che vengono ampiamente segnalate in questa ricerca – dall’altro, invece, hanno rilanciato i maggiori impianti dei gruppi nazionali ed esteri in esercizio nel Mezzogiorno, che in molti comparti si impongono da tempo come big player sul mercato mondiale.

Federico PIRRO

È docente di Storia dell’Industria presso il Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali dell’Università di Bari e di Politica Economica nell’Ateneo di Lecce. È consulente di direzione di imprese italiane ed estere ed ha ricoperto incarichi di Presidente, vicepresidente e consigliere d’amministrazione di società pubbliche e private (Insud, Agis- Gruppo Sae-Sadelmi, Breda Fucine Meridionali, FinValtur, Iba) operanti nei comparti del finanziamento alle imprese, della meccanica, del turismo e dell’edilizia. È editorialista del Corriere del Mezzogiorno-Gruppo Corriere della Sera e del suo settimanale MezzogiornoEconomia. È componente del Centro Studi regionale di Confindustria Puglia. Ha pubblicato per i tipi delle Edizioni Dedalo “Il laboratorio di Aldo Moro” e “Mezzogiorno fra Utopia e realtà”. È autore anche del volume “Stato industria e società in Terra di Bari 1943-1971”, ed ha collaborato nel 2004 alla pubblicazione collettanea “La Civiltà del Ferro”, edita in occasione del 50° anniversario di fondazione del Gruppo Riva. Collabora a riviste di studi economici.

Angelo GUARINI

È laureato in Giurisprudenza, con un master ISIDA in Direzione Aziendale e specializzazione in Diritto del Lavoro – Relazioni Industriali. Ricopre la carica di Direttore di Confindustria Brindisi ed ha svolto in precedenza ruoli di crescente responsabilità nelle Direzioni Risorse Umane di grandi aziende a Partecipazione statale (Fincantieri, Italsider, Italtractor e Alenia). È autore di numerosi articoli su riviste specializzate in direzione del personale e organizzazione.

Con la scusa del popolo


LA CACCIA ai rom scatenata in tutta Italia sta cominciando a suscitare disagio, ma non ancora la necessaria rivolta morale. Difficile, soprattutto per dei politici, mettersi contro il popolo. Col rischio di passare per difensori della delinquenza, dei violentatori, dei ladri di bambini. E' questa, infatti, la percezione passivamente registrata dai mass media: un popolo esasperato, l'ira dei giusti che finalmente anticipa le forze dell'ordine nel necessario repulisti. Ma siamo sicuri che "il popolo" siano quei giovanotti in motorino che incendiano con le molotov gli effetti personali degli zingari fuggiaschi, le donne del quartiere che sputano su bambini impauriti e davanti a una telecamera concedono: "Bruciarli magari no, ma almeno cacciarli via"? Che importa se parlano a nome del popolo i fautori della "derattizzazione" e della "pulizia etnica", i politici che in campagna elettorale auspicarono "espulsioni di massa", i ministri che brandiscono perfino la tradizione cattolica per accusare di tradimento parroci e vescovi troppo caritatevoli? La vergogna di Napoli, ma anche di Genova, Pavia e tante altre periferie urbane, non ha atteso l'incitamento dei titoloni di prima pagina, cui ci stiamo purtroppo abituando. "Obiettivo: zero campi rom" (salvo scatenarsi se qualche sindaco trova alloggi per loro). "I rom sono la nuova mafia" (contro ogni senso delle proporzioni). "Quei rom ladri di bambini" (la generalizzazione di un grave episodio da chiarire). Dal dire al fare, il passo dell'inciviltà è compiuto. Perfino l'operazione di polizia effettuata ieri con 400 arresti e decine di espulsioni sembra giungere a rimorchio. La legge preceduta in sequenza dalla furia mediatica e popolare, come se si trattasse di una riparazione tardiva. Chi si oppone è fuori dal popolo. Più precisamente, appartiene alla casta dei privilegiati che ignorano il disagio delle periferie. Ti senti buono, superiore? Allora ospitali nel tuo attico! L'accusa, e l'irrisione, risuonano ormai fin dentro al Partito democratico. Proclama Filippo Penati, presidente di centrosinistra della Provincia di Milano: "I rom non devono essere 'ripartiti', bisogna farli semplicemente ripartire". E accusa Prodi di non aver capito l'andazzo, di non aver fatto lui quel che promettono i suoi successori. Nel 2006 fu Penati, insieme al sindaco Moratti, a chiedere al comune di Opera di ospitare provvisoriamente 73 rom (di cui 35 bambini). Dopo l'assedio e l'incendio di quel piccolo campo, adesso è stato eletto sindaco di Opera il leghista rinviato a giudizio per la spedizione punitiva. Mentre si è provveduto al trasferimento del parroco solidale con quegli estranei pericolosi.

La formula lapalissiana secondo cui "la sicurezza non è né di destra né di sinistra" appassisce, si rivela inadeguata nel tumulto delle emozioni che travolge la cultura della convivenza civile. Perfino la politica sembra derogare dal principio giuridico della responsabilità individuale di fronte alla legge. Perché un conto è riconoscere le alte percentuali di devianza riscontrabili all'interno delle comunità rom, che siano di recente immigrazione dalla Romania, oppure residenti da secoli in Italia, o ancora profughe dalla pulizia etnica dei Balcani. Un conto è contrastare gli abusi sull'infanzia, la piaga della misoginia e delle maternità precoci, i clan che boicottano l'inserimento scolastico e lavorativo, la pessima consuetudine degli allacciamenti abusivi alla rete elettrica e idrica. Altra cosa è riproporre lo stereotipo della colpa collettiva di un popolo, giustificandola sulla base di una presunta indole genetica, etnica. Quando gli speaker dei telegiornali annunciano la nomina di "Commissari per i rom", sarebbe obbligatorio ricordare che simili denominazioni sono bandite nella democrazia italiana dal 1945. Il precetto biblico dell'immedesimazione - "In ogni generazione ciascuno deve considerare se stesso come se fosse uscito dall'Egitto" - dovrebbe suggerirci un esercizio: sostituire mentalmente, nei titoli di giornale, la parola "rom" con la parola "ebrei", o "italiani". Ne deriverebbe una cautela salutare, senza che ciò limiti la necessaria azione preventiva e repressiva. La categoria "sicurezza" non è neutrale. Ne sa qualcosa il centrosinistra sconfitto alle elezioni, e solo degli ingenui possono credere che se Prodi, Amato o Veltroni avessero cavalcato l'allarme sociale con gli stessi argomenti della destra il risultato sarebbe stato diverso. Qualora il nuovo governo applichi con coerenza la politica di sicurezza annunciata, è prevedibile che nel giro di pochi anni il numero dei detenuti raddoppi, o triplichi in Italia. Scelta legittima, anche se la sua efficacia è discutibile. Quel che resta inaccettabile è il degrado civile, autorizzato o tollerato con l'alibi della volontà popolare. Insopportabili restano in una democrazia provvedimenti contrari al Codice di navigazione - l'obbligo di soccorso alle carrette del mare - o che puniscano la clandestinità sulla base di criteri aleatori di pericolosità sociale. Da più parti si spiega l'inadeguatezza della sinistra a governare le società occidentali con la sua penitenziale vocazione "buonista". E' un argomento usato di recente da Raffaele Simone nel suo "Mostro Mite" (Garzanti), salvo poi trarne una previsione imbarazzante: la cultura di sinistra col tempo sarebbe destinata a essere inclusa, digerita dalla destra. Discutere un futuro lontano può essere ozioso, ma è utile invece riscontrare l'approdo a scelte comuni là dove meno te l'aspetteresti: per esempio sulla pratica delle ronde a presidio del territorio. Naturalmente gli assalti di matrice camorristica ai campi rom di Ponticelli non sono la stessa cosa della Guardia nazionale padana. Che a sua volta non va confusa con i volontari di quartiere proposti dai sindaci di sinistra a Bologna e a Savona. Nel capoluogo ligure, per giustificare la proposta, è stata addirittura evocata l'esperienza del 1974, quando squadre antifasciste pattugliarono la città dopo una serie di bombe "nere". Il richiamo ai servizi d'ordine sindacali o di partito è suggestivo, quasi si potesse favorire così un ritorno di partecipazione e militanza che la politica non sa più offrire. Ma è dubbio che nell'Italia del 2008 - afflitta da nuove forme di emarginazione come i lavoratori immigrati senza casa, le bidonvilles fucine di criminalità ma spesso impossibili da cancellare - le ronde possano considerarsi uno strumento di democrazia popolare. Dobbiamo sperare in una reazione civile agli avvenimenti di questi giorni, prima che i guasti diventino irrimediabili. Già si levano voci critiche ispirate a saggezza, anche nella compagine dei vincitori (Giuseppe Pisanu). Il silenzio, al contrario, confermerebbe solo l'irresponsabilità di una classe dirigente che ha già cavalcato gli stupri in chiave etnica durante la campagna elettorale.
di GAD LERNER

giovedì 15 maggio 2008

MOVIMENTI ARCI VERSO LA BIENNALE


"B_coming". ovvero la Biennale Off: una serie di iniziative a cura dell'Arci. in programma dal 1 al 21 maggio. in vista della Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo.

la nostra regione ospiterà la XIII edizione della Biennale. probabilmente una delle più grandi vetrine al monso della creatività giovanile. e noi. che della Biennale (come Arci di Bari. alla quale da alcuni anni si accompagna anche l'Arci di lecce) siamo soci findatori. vogliamo sostenere questo percorso.


la partecipazione e il sostegno dell'Arci alla Biennale Puglia 2208 sarabbo segnati da "B_creative". un ciclo di eventi che si dividerà in tre grandi spezzoni: si parte. per l'appunto. con "B_coming". la Biennale Off: seguiranno "B_side" e "B_creative camp".


nell'ambito della Biennale Off. oltre 20 manifestazioni vedranno il coinvolgimento di giovani artisti e saranno dedicate alla Biennale.


la rassegna. a cura del Comitato regionale Arci Puglia e dei Comitati territoriali Arci di Bari. Brindisi. Foggia. Lecce. Taranto e Valle d'Itria. sarà contrassegnata da un programma di iniziative che coinvolgeranno quindici circoli Arci e soprattutto centinaia di giovani artisti. in un'ottica di scambio fra esperienze diverse (generazionali. geografiche. settoriali).


B_coming. la Biennale Off. ha inoltre l'obiettico di "annunziare" la Biennale Puglia 2008. in questo modo. come Arci. vogliamo contribuire a motivare il territorio e la comunità ad una partecipazione attiva all'evento rappresentato dalla Biennale: un evento storico per la nostra Regione.


tra le numerose manifestazioni vorrei ricordare quella che si terra il:


17 maggio organizzata dall'Arci Il Ponte di Ginosa. con ilk concerto dei CONTRORA (rock) e THE BLUESBRASS BAND (blues).

info su:
www.bjcem.org
www.arcibari.it
www.eventi-puglia.com

Interpellanza bipartisan in difesa dell’Arsenale di Taranto.


Interpellanza bipartisan in difesa dell’Arsenale di Taranto.


Il commento del primo firmatario, l’on. Ludovico Vico.


Quarantaquattro firme in calce ad una interpellanza urgente sull’Arsenale di Taranto e indirizzata al Ministro della Difesa.
E’ il grido di allarme che arriva bipartisan da 44 parlamentari (22 del PD e IDV e 22 del PDL – ndr) in difesa dell’impianto arsenalizio tarantino e del suo importante bacino occupazionale: 2400 lavoratori tra diretti ed indotto.
Nella precedente legislatura – afferma Ludovico Vico, parlamentare del PD e primo firmatario dell’interpellanza – avevamo già fatto delle prove tecniche di intervento congiunto in difesa degli interessi del territorio. Credo, infatti, che di fronte a emergenze di tali proporzioni si debbano abbattere gli steccati dell’appartenenza ad un movimento partitico per erigere in maniera costruttiva interventi fondati sull’appartenenza ad un territorio e alla tutela dei suoi interessi collettivi.
La crisi dell’Arsenale, dunque, fa riaffiorare in tutta la sua drammaticità la vertenza di un comparto da troppi anni in attesa di un vero e proprio piano di rilancio industriale e lasciato in stato di abbandono.
La fatiscenza e l’insicurezza di alcuni luoghi e di alcuni impianti all’interno dell’Arsenale di Taranto è nota a molti e da molti anni – sottolinea l’on. Vico – e proprio per far fronte a tale dir poco imbarazzante condizione di abbandono nella scorsa legislatura, nelle Finanziarie 2007 e 2008 erano stati previsti fondi straordinari e aggiuntivi per quasi 31 milioni di euro. Si tratta, ora, di riprendere le fila di quell’impegno.
Ranghi che potrebbero essere già serrati nell’ultimo capoverso dell’interpellanza.
Chiediamo al Ministro La Russa se ritiene di voler confermare il suo impegno per l’Arsenale di Taranto – spiega Ludovico Vico – a cominciare da quel Tavolo Istituzionale per la città in cui le vertenze locali assumevano lo spessore di vertenze nazionali. Dopo aver chiuso la partita commerciale – continua il parlamentare del PD - a quel tavolo si discutevano ora le assi strategiche di sviluppo che per il territorio jonico sarebbe stato utile confermare o varare. L’Arsenale, in questo senso, - conclude Vico – rimane, anche in coerenza degli impegni assunti dalla stessa Marina Militare con il territorio, un nucleo di sviluppo imprescindibile dal futuro della città e della nazione.

Taranto, 15 maggio 2008
L’Ufficio Stampa

La postazione del 118, per un giorno, diventa la piazza del paese.

La postazione del 118, per un giorno, diventa la piazza del paese. C’è chi va e chi viene nella domenica del villaggio che si è data appuntamento nella via per Matera: consiglieri, assessori, sindaci. In carica ed ex, defilati e in prima fila. Una puntatina al bar, lì a due passi, per un caffè in compagnia, e poi si va a sentire che aria tira. Fa caldo, il sole invoglierebbe a farsi una passeggiata e, invece, molti sono là, al fianco degli operatori volontari in servizio.Il tema del dibattito, se fossimo a Porta Porta, suonerebbe un po’ così: “Cercasi medico disperatamente”. E a un rapido sondaggio “a occhio”, tra i presenti almeno uno su cinque lo è. Il sindaco Cristella, però, il medico vorrebbe vederlo dentro, nella postazione 118 Bls: “Ditemi – si rivolge all’uditorio – se lì dentro c’è il medico al suo posto e se c’è un atto ufficiale dell’Asl che ci spieghi questa faccenda”.La storia è quella sollevata giovedì scorso e che lo stesso sindaco ripercorre velocemente: il medico, dal 28 aprile, è scomparso dalla turnazione e non s’è più rivisto. A maggio, per dire, zero presenze sino al oggi. “Non c’era copertura – spiega calmo Cristella – è dopo aver aspettato qualche giorno, ho contattato il responsabile del 118, dottor, Balzanelli, che mi ha riferito che non c’era personale per coprire Laterza. Per questo ho convocato una conferenza stampa e ho denunciato tutto, in modo che la gente sapesse che la promessa di Urago, che un anno fa ci mandò il medico, si era volatilizzata”.Nel frattempo, l’Asl Ta 1 ha fatto sapere che la postazione di Laterza sarà medicalizzata definitivamente: un fatto che, tempi tecnici permettendo (si ipotizza dal 1° luglio), dovrebbe chiudere la contesa sanitaria. Perciò c’è persino chi pensa di poter partecipare ad una mezza festa, dopo quattro anni di un 118 precario, piuttosto che all’annunciato sit-in di protesta. Sbagliato.Su un piano parallelo, spunta infatti un’altra vicenda, questa sì tutta politica: “Mi sono ritrovato con un volantino del Pd – racconta un po’ meno calmo il sindaco – che mi accusa di malafede, mentre ho fatto soltanto il mio dovere ed è una settimana che aspetto un atto ufficiale dall’Asl”. Dal Pd, replica il coordinatore Davide Bellini: “E’ la risposta al vostro manifesto. Per noi sarebbe stato meglio parlarne in un Consiglio comunale, piuttosto che inscenare una protesta plateale e stampare manifesti”. Cioè: ognuno fa la sua politica.Cristella si riprende la scena: “Il medico ora non c’è. Che poi nei prossimi giorni il problema sarà risolto con un bando pubblico, è una cosa di cui non posso che essere felicissimo. In ogni caso, credo d’aver fatto il mio dovere istituzionale”. E rivela: “Il dottor Balzanelli ha minacciato di dare le dimissioni se non fosse stata medicalizzata la postazione di Laterza. Ritengo, però, che quando un servizio pubblico viene interrotto, l’Asl dovrebbe comunicarlo alla comunità. E se è vero che il bando sarà pubblicato in settimana, a meno che non sia stato deciso l’altro ieri, non capisco perché al sindaco non è stato comunicato in maniera ufficiale. Anzi, è paradossale che le uniche notizie che so le ho lette sui giornali”.Paolo Costantino, consigliere regionale e medico pure lui, alza il ditino: “Non so se funziona come un dibattito, ma posso intervenire…”. Prego. “Di Sanità – dice dopo aver accennato ad un volantinaggio notturno targato centrodestra – dovremmo parlare in maniera sobria, altrimenti buttandola esageratamente in politica si rischia di perdere di vista l’obiettivo. E’ giusto difendere diritti e servizi come la sanità, ma la storia dell’automedica a Laterza è cominciata nel 2004, quando Fitto la inserì nel piano d’emergenza come postazione medicalizzata e, invece, finì a Ginosa. Eppure, all’epoca, manifestazioni e battaglie non ci sono state”.Altro tema: i “buchi” nei turni. “Stando alle statistiche – spiega Costantino – Laterza non avrebbe i codici rossi necessari, ma la scelta è stata fatta comunque in virtù di un principio di giustizia che andava ristabilito. Se poi vogliamo parlare della copertura dei turni, pensate che a Marina di Ginosa il medico ci sia sempre? Il fatto è che ci sono carenze di fondi e di personale che l’Asl deve tener presenti. Altrove, nelle grandi città per esempio, le auto mediche si spostano in base alle necessità, non stanno fisse in un punto come in un paese. La verità è che prima Urago si è impegnato a riorganizzare il sistema – che in Puglia è il più medicalizzato d’Italia – e poi Colasanto ha chiesto a Vendola il via libera, ottenendolo, per medicalizzare Laterza. La decisione dell’Asl è definitiva e il problema è risolto. Bastava fare una telefonata a Colasanto per informarsi…”.E’ la miccia che accende Cristella, che si sposta a centro… ring: “Basta parlare di Fitto, la gente non l’ha confermato e tra due anni si vota di nuovo. Giovedì torno in postazione per verificare se il medico c’è oppure no. Caro Costantino, vuoi fare questa battaglia con me?”. Risposta: “Ma la battaglia, veramente, è già finita…”. E anche il dibattito da struscio domenicale.Così più che il livello, si alza il tono. Cristella incalza: “Ma la delibera è stata fatta?”. Costantino para e rilancia: “Colasanto dice che è tutto fatto. Pensate che vi stia prendendo in giro?”. Manco a dirlo: “Sono anni che succede”. Cristella, ancora: “Il problema è che non si comunica attraverso atti ufficiali”. La replica: “Non mettiamo insieme volantini e delibere. L’Asl non deve comunicare nulla ai sindaci”.Poi, la pattuglia degli assessori fa partire il fuoco di sbarramento. Saccomanni promette: “Domattina saremo negli uffici dell’Asl a chiedere la delibera”. Pugliese, il vicesindaco, assicura: “Ma quella delibera non esiste…”. Catapano, sponda Pd, stuzzica il sindaco: “Perché non far sentire la propria voce nella conferenza dei sindaci, dove si poteva programmare una sanità migliore?”.Insomma, della vicenda si capisce sempre meno. E forse per qualcuno è meglio così. L’occasione era ottima per parlarsi, ma per “ascoltarsi” serve altro.A margine, l’intervento di Basilio Solazzo, storica voce del volontariato cittadino, trattenuto altrove per motivi personali: “La battaglia politica - dice a bocce ferme - è lecito farla, ma non sulla pelle dei cittadini e dei volontari, che poi sono quelli che si trovano a gestire situazioni delicatissime e, talvolta, rischiano grosso. Piuttosto bisognerebbe parlare degli sprechi che ci sono a 5 chilometri di distanza, a Ginosa, dove opera il Punto di Primo Intervento e il 118 medicalizzato che, inizialmente, era previsto a Laterza e che poi il duo Petroli- Lospinuso ha spostato: lì c’è una duplicazione di personale e mezzi, qui non c’è nemmeno il medico. Eppure, si fa lo stesso buona sanità e domenica la nuova ambulanza da 70mila euro ha fatto il suo primo intervento...”.Illuminanti, poi, le parole di Rosalisa Leogrande, responsabile locale del 118, che racconta le traversie del servizio, compreso un codice rosso fresco di giornata, e un episodio di vita vissuta: “L’unico direttore generale con cui ho parlato, mi ha chiesto: ‘Scusa, ma il tuo referente politico chi è?’. E allora, col sindaco, abbiamo fatto casino”.Un po’ come in questa poco tranquilla domenica laertina. Che finisce com’era cominciata: Cristella resta in postazione, Costantino - l’unico politica “extraterritoriale” che ci ha messo la faccia - rientra a Ginosa. “Nemici” come prima. Unico punto d’incontro, oltre al pranzo domenicale, quello suggerito dal presidente del Frigiola: “Parliamone in un Consiglio comunale monotematico e invitiamo il direttore generale Colasanto”. E sia.Qualcuno, confuso dall’alluvione di parole, azzarda: “Ma il medico lo avremo?”. Bella domanda. A saperlo...»

da Corriere del Giorno di Massimo D’Onofrio

mercoledì 14 maggio 2008

Laterza, Consiglio monotematico sulla sanità e il servizio

Una seduta consiliare monotematica «aperta» al direttore generale Asl Domenico Colasanto e al consigliere regionale Paolo Costantino, da tenere nei prossimi giorni: la proposta del presidente del consiglio comunale Franco Frigiola ha messo tutti d’accordo, domenica mattina, al sit-in promosso dal sindaco Giuseppe Cristella sulla tormentata «medicalizzazione» del 118 gestito a Laterza dall’associa - zione «La Luce - Croce Azzurra».Sit... in piedi, in circolo, in pieno sole, a un passo dall’ambulanza (senza medico) parcheggiata all’ombra: apre il sindaco di Laterza, e fa da prefatore. Alla sua maniera, senza pause, né mezzi termini, elencando: il medico sottratto per l’ennesima volta alla postazione laertina senza uno «straccio» di comunicazione «almeno di cortesia» da parte dell’Asl; Laterza paese al limite di provincia e di regione in tutti i sensi; la conferenza stampa di «denuncia» di giovedì scorso per «dire basta allo scellerato tira e molla»; infine la notizia, «comunicata alla stampa ma non al sindaco», dell’autorizzazione già da una settimana data da Vendola al direttore generale dell’Asl tarantina, a sancire l’asse gnazione a Laterza della sospirata postazione medicalizzata.«Abbiamo appreso - approfondisce Cristella - che sarebbe già pronto l’avviso pubblico per assumere i nuovi medici: se è vero, vigileremo per capire in quanto tempo e in che modo tutto questo avverrà, ma intanto una cosa è certa, e cioè che dalla fine di aprile il 118 di Laterza è senza medico. Chi lo spiega ai cittadini e ai parenti di chi, ed è successo l’altro giorno, rischia la vita in attesa dell’arrivo dell’auto medica, con gli operatori e l’ambulanza fermi sul posto, impossibilitati ad intervenire?».A confermare l’imminente epilogo positivo della «questio» è Paolo Costantino, consigliere Pd, che aggiunge tasselli regionali al complicato mosaico, riportando «l'orologio al 2004»: anno in cui, governatore Raffaele Fitto, la postazione «medicalizzata», già predisposta per il 118 laertino nel piano d’emergenza sanitario, fu misteriosamente dirottata, di punto in bianco, verso la vicina Ginosa. Ci sono tutti gli ingredienti del «giallo», ma si sorvola: prevale, giustamente, il codice rosso.In ogni caso, dopo la soluzione-tampone data al problema dalla direzione di Marco Urago nel 2006 (medico assegnato, ma a far da spola fra l’entroterra e il mare), sarebbe in dirittura d’arrivo, per il consigliere regionale Pd, la «soluzione definitiva» a lungo sospirata. Insomma: «Laterza avrà il medico “stabile” che le apparteneva, grazie al centrosinistra».Il sindaco Cristella raccoglie, ma non a scatola chiusa: «Staremo a vedere» dice, malcelando scetticismo, sulla scorta di promesse rimaste tali. Intanto, altri convenuti prendono la parola: prima in ordine sparso, poi sovrapponendosi, infine formando capannelli. Tiene banco la battaglia a colpi di manifesti e di volantini di questi giorni. Si cercano vie di mezzo, con poca fortuna: il medico non c'è, l’ascolto neppure. Inguaribile incomunicabilità.»

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno»

Autore: Francesco Romano