giovedì 10 luglio 2008

Il paese più inquinato e rumoroso di Italia

LATERZA - Il piccolo Platone laertino. Ieri il Corriere ha pubblicato la lettera di Domenico Savino sull’avanzante degrado del suo paese, Laterza. Quella lettera non è una delle tante, di cittadini amareggiati e prostrati da una rabbia impotente, che si rivolgono ai giornali, come i lupi solitari e i randagi di notte ululano alla luna dopo aver abbaiato a tutti per tutto il giorno. Domenico Savino è stato a lungo una delle poche menti della politica del centrodestra laertino. Non ha l’allure dell’intellettuale, ma ne ha le letture e la voglia di divulgazione. Eccezionale organizzatore culturale, ha portato in paese il presidente della Fondazione Sturzo, per parlare di don Luigi Sturzo, e Agnese Moro, per parlare di suo padre in quanto padre. Oratore lucido e appassionato, eloquente, partigiano quant’altri mai, com’è quando si predica ciò in cui si crede, redattore di due giornali locali, uno dei quali da lui fondato. S’era illuso, Savino, di poter svolgere per i piccoli Dionigi di Laterza il compito che s’era prefisso Platone per i Dionigi siracusani: illuminarli per una amministrazione giusta e operosa. Non poteva

non fare la fine del grande filosofo: è stato venduto come schiavo, anzi peggio: è stato allontanato come molesto dalla loro vista. Nella parte più triste della sua lettera, quella finale, si legge: “ho interpellato "la politica" che mi ha invitato a rivolgermi ai funzionari e dirigenti di settore”. Per questo genere di venture il dialetto ha un’immagine d’insuperata icasticità: “veniva mandato da Erode a Pilato”: per dire dei potenti incapaci di trovare al Cristo un motivo per toglierlo dai piedi dei poteri forti del posto, scribi e farisei, ma non del capo del mondo, l’imperatore.

Finendo nella rinuncia della responsabilità, Savino è finito nello scherno. Che cosa diceva Savino ai suoi politici, coloro per i quali aveva scritto infinite righe, nelle quali descriveva la speranza come una realtà in fieri?

Elencava il degradarsi di ciò che essi stessi avevano fatto in qualche anno di operosità: un ricordo il risanamento di incroci pericolosi all’ingresso del paese, fontane senz’acqua, erbacce, invece del verde, panchine scrostate, la colonna, una graziosa stele, su cui svetta la Madonna, circondata di piastrelle di maiolica in disfacimento e sporca l’acqua sottostante, il Palazzo marchesale un incessante cantiere, la fontana medievale dimenticata e il vialone che la congiunge al Santuario ormai dissestato, la pineta affianco al Santuario piena di mucchi di schifezze, scuole elementari da cui cadono pezzi di intonaco.

Non si chiede Savino da dove derivi questa incuria. Egli è anche uno dei padri di queste opere che stanno andando a male, e il dolore sopraffà la ricerca delle cause. La causa è che si abbandona ciò che non è più utile. Ma la funzionalità e la bellezza di quelle opere sono utili alla popolazione; perché, allora, le si abbandona?

Così è dovunque, così è perché, a Laterza e altrove, le opere non furono fatte per la popolazione, ma per chi le faceva. Un’opera pubblica, infatti, può rendere un servizio alla città, ma può anche essere un grande palcoscenico, su cui appagare la propria vanagloria fino al giorno dell’inaugurazione. Se lo scopo di un’opera è il palcoscenico su cui far sgambettare e sproloquiare il committente, invece di dare un’utilità al popolo, è inevitabile che gli smaniosi di sempre nuovi palcoscenici, lascino alla fatiscenza quelli su cui si sono esibiti.

Vedere che il far politica dei “suoi” non perseguiva il Bene comune, per Savino, cattolico praticante e quindi seguace di questo concetto tomista, è stato il crollo di un mondo. Eppure i segni che così sarebbe stato erano inequivocabili. I cattolici praticanti vedono a occhio nudo i cercatori del Bene comune. Essi sono elencati nelle Beatitudini: i puri di cuore, i miti, i misericordiosi, i cercatori di giustizia, gli operatori di pace. I cattolici dicono anche che gli uomini vanno giudicati dalle loro opere. Ma anche dalle loro omissioni. Chi non si cura della vivibilità della sua gente nelle piccole cose non se ne cura in nessuna cosa.

Laterza è uno dei paesi più inquinati e rumorosi in Italia, proprio nel momento in cui è indispensabile un po’ di silenzio e di pulizia, a sera, senza dar fastidio ad automobilista al lavoro, nessuno ostacola o fa cessare un’interminabile processione di vanesi in macchina con smog e clacson; e magari in casa sta un malato, un vecchio solo, uno che è tornato dal lavoro ed è stanco; o, d’estate, chi vorrebbe sedere sul marciapiede, per un po’ di fresco e due chiacchiere rasserenanti con i vicini. Si potrebbe aggiungere lo scempio che è stato fatto dell’antica chiesa del Purgatorio, togliendole la sacralità e trasformandola in dozzinale auditorium; il trattare da inesistente il centralissimo Monumento ai caduti; la mancata valorizzazione della gravina e delle sue vestigia interne; l’essere diventato un paese le cui case costano un occhio della testa: per dire solo delle cose di più stringente attualità e di maggiore

interesse sociale. Nella storia di Laterza i momenti salienti sono stati quelli dei maiolicari secenteschi, dei briganti ottocenteschi, dei moti bracciantili del secondo dopoguerra e dei tombaroli degli anni ‘70. Poi il tran tran, più o meno chiassoso. Eppure è stato detto, e scritto, che mettere insieme murge e boschi, gravina con i suoi ovili e le sue chiese rupestri, Santuario

mariano con la sua meravigliosa grotta con l’effigie della Madonna, monumenti storici, archeologia, tradizioni contadine e culinarie, sarebbe stato possibile avere una meta culturale, sociale ed economica, innescare un circolo virtuoso. Ma per vedere l’insieme, e volerlo realizzare, occorrono due cose: lungimiranza e passione per il Bene comune, virtù assenti non solo nei politici, ma nell’intera intellighentsia laertina, salvo quale voce urlante nel deserto, alle quali oggi s’è aggiunta quella di Savino: un altro degli intellettuali o profeti che da tremila anni s’affannano invano per far introdurre nella comunità il senso dell’essere ciascuno per tutti: che non l’Universo è fatto per noi, come diceva Platone, ma noi per l’Universo”.

Michele Cristella – Corriere del Giorno – 10 luglio 2008

NUCLEARE: FRA 40 ANNI SARA’ FINITO?

DIECI DOMANDE E DIECI RISPOSTE PER CAPIRE SE LE CENTRALI DI NUOVA GENERAZIONE POSSONO DAVVERO RISOLVERE IL PROBLEMA ENERGETICO.
E SENZA PERICOLI.

Entro il 2013 partirà la costruzione di centrali nucleari di nuova generazione e quindi sicure, aveva detto il Ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, giusto pochi giorni fa. Poi, il 4 giugno, l’incidente alla centrale di Krsko, in Slovenia, uno dei tredici impianti entro i 250 km dai nostri confini. Incidente che secondo Scajola non deve preoccupare né modificare la nuova linea pro nucleare del governo.
Per provare a capire se ha ragione, abbiamo chiesto a un geologo e ricercatore del Cnr di rispondere alle dieci domande chiave sull’energia atomica. E sui suoi potenziali effetti collaterali.

1. Il nucleare cosiddetto «di nuova generazione » è davvero sicuro?
NO Il nucleare disponibile oggi è ancora quello dell’attuale generazione di reattori, la stessa nata dall’esperienza di Enrico Fermi del 1942: una tecnologia che ha la stessa età del transistor, ormai abbandonati da tempo. La « Generazione IV » sarà pronta, se tutto va bene, fra una ventina d’anni.


2. Il nucleare può risolvere l’emergenza energetica?
NO Per costruire una centrale nucleare occorrono dagli 8 ai 10 anni: in un momento in cui l’emergenza energetica ha ritmi semestrali, questo contributo arriva in ritardo.

3. Il nucleare costa meno delle altri fonti di energia?
SI Attualmente il kWh nucleare costa in effetti leggermente meno degli altri: fra i 3 e i 4 eurocents, contro i 5 del carbone e i 6,5 del gas. Il problema sono però i costi sociali e ambientali, che non sono a tutt’oggi noti perché la verifica del costo effettivo avverrà solo quando le scorie e le strutture della prima centrale saranno ormai inoffensive, cioè fra qualche decina di anni.

4. E’ molto complicato costruire una centrale nucleare?
SI L’installazione di una centrale è operazione industriale costosa: attorno ai 3 miliardi di euro. Infatti, il nucleare esiste solamente dove le economie potevano permettersi l’investimento (Stati Uniti e Giappone posseggono, da soli, quasi la metà dei reattori oggi in funzione), o dove era forte la mano statale (Francia e Paesi dell’ex blocco sovietico).

5. Il nucleare è molto diffuso al mondo?
NO Esistono solo 440 reattori al mondo, più 7 in via di realizzazione e una trentina in progetto. Attualmente, il nucleare copre solo il 6,5 dell’intero fabbisogno di energia primaria.

6. L’uranio è inesauribile?

NO Il nucleare è una fonte non rinnovabile, destinata quindi ad esaurirsi come gli idrocarburi. Al mondo rimangono circa 5 miliardi di tonnellate di uranio: al ritmo attuale di consumo (che incrementerebbero con la costruzione di nuovi reattori), si parla di un’autonomia di 30 – 40 anni.

7. Il problema delle scorie radioattive è risolto?
NO Le scorie radioattive sono relativamente scarse, ma restano pericolose per decine di migliaia di anni. E’ possibile abbassarne la potenzialità attraverso costosi e lunghi trattamenti, che però non le rendono mai inoffensive.

8. Esiste un sito per lo stoccaggio definitivo delle scorie radioattive?
NO Non esiste ancora al mondo un sito «geologico» di stoccaggio delle scorie radioattive: né il sito statunitense di Yucca Mountain né quello finlandese di Olkiluoto sono ancora considerati definitivi. Sembra difficile costruire nuove centrali se non si sa ancora dove mettere il residuo delle vecchie.

9. Ci sono siti italiani adatti a ospitare centrali nucleari o scorie?
NO O, almeno, nessuno lo sa. Sarebbe interessante conoscerli in anticipo per validarne la scelta da un punto di vista geologico e logistico, in modo da poter avvertire per tempo amministratori e cittadini, dando loro modo di dire che ne pensano.

Assessorato all’Ambiente e Sviluppo Sostenibile, Igiene Pubblica, Verde Pubblico, Tutela degli Animali, Politiche Energetiche.
Maria Maugeri

mercoledì 9 luglio 2008

Un Paese che cade a pezzi

Caro direttore, c’è stato un tempo, quello del giornale Ulisse (mi perdonerà se citerò i nomi di alcuni periodici a diffusione locale sul suo giornale) dove scrivevo in merito alle “opere incompiute”, ovvero una serie di lavori pubblici mai avviati o di strutture fatiscenti abbandonate a se stesse.

Qualche anno più tardi dalle pagine di Generazione Nuova, il giornale che ho fondato e diretto fino alla sua odierna striminzita versione, ho esaltato il fatto che quei lavori erano diventati realtà e che lo scempio di tanti anni aveva finalmente avuto fine. Parlavo insomma di una Laterza rinata, bella e attraente e che finalmente, dopo quasi oltre venti anni, si arricchiva di strutture adeguate alle esigenze della cittadinanza, del sociale e della cultura. Veniva avviato il restauro del Palazzo Marchesale, completato quello della Chiesa del Purgatorio diventato Auditorium dedicato al grande Architetto Michele Giannico, ristrutturato l’ex mercato coperto facendolo diventare aula consiliare e sede di diverse realtà associative; poi un ex asilo che si trasformava un Poliambulatorio e l’ex Pronto Soccorso

in Centro Socio-Assistenziele.

Oggi mi tocca scrivere, e la ringrazio per l’ospitalità che gentilmente nel caso mi concederà, di strutture e opere mai o poco utilizzate o che stanno cadendo a pezzi. Entrando a Laterza, provenendo da Castellaneta o da Ginosa, ci si rende subito conto a cosa faccio riferimento.

Il risanamento ambientale di quegli incroci sono solo un lontano ricordo: vi sono fontane prive di acqua

andate in funzione rarissimamente e tutt’intorno vi sono erbacce secche che hanno preso il sopravvento

sul verde e sulle poche e disordinate piante ornamentali (evidentemente il taglio dell’erba avviene in maniera poco sistematica).

In pieno centro, in piazza, nei giardini sempre meno frequentati, le cose non migliorano; si potranno vedere alcune panchine in legno scrostate, i cordoli di pietra sporchi ed in alcune parti ammaccati e soprattutto, quello che era il fiore all’occhiello della intera cittadina, la fontana dedicata all’Immacolata Concezione in Maiolica, venire giù letteralmente a pezzi. Si, purtroppo è proprio così: mentre il contenzioso fra Comune e ditta realizzatrice si protrae senza che nessuno sappia a che punto è e come andrà a finire, le tessere di maiolica vanno a finire in acqua che definire sporca è poca cosa; insomma uno spettacolo desolante.

Certo la madre dei vandali e degli imbecilli è sempre in stato interessante, la responsabilità di quanto fin’ora ho raccontato è anche colpa loro, ma ho l’impressione, e insieme a me anche altri laertini, la manutenzione e l’attenzione da parte degli enti preposti lascia a desiderare; bisognerebbe potenziarla prima di spendere altro denaro per ulteriori progetti di riqualificazione.

Il Palazzo Marchesale è ancora un cantiere; ci vuole giustamente del tempo perché il più importante monumento laertino venga restituito alla città; ma ancora non è dato sapere cosa diventerà, come si intende utilizzarlo; speriamo che una volta ultimato non rimanga un “castello vuoto”.

La Fontana Medioevale sembra essere finita nel dimenticatoio anche dei laertini e la strada che porta di qui al Santuario, dedicato a Maria Mater Domini, oramai ha gran parte della pavimentazione

compromessa. Nelle vicinanze del più importante luogo di culto laertino poi, vi è una piccola pineta abbandonata a se stessa; sicuramente anche qui i vandali hanno dato il meglio di se ma rimane il fatto che così com’è, con giostrine pressoché inutilizzabili e mucchi di schifezze qua e là, è solo un

pericolo.

Come pericoloso potrà essere il distacco di pezzi di intonaco (nel recente passato ne sono stati già segnalati) dal parapetto all’ingresso della Scuola Elementare G.Marconi se a breve non si provvederà.

Insomma ci sono voluti alcuni anni per rimettere a nuovo una città; il Comune di Laterza si è indebitato per accrescere il suo patrimonio ma oggi, se non si interviene in tempo, si corre il rischio di vanificare tutti i sacrifici effettuati.

Prima di scrivere di queste tristi cose, da osservatore e da cittadino che cerca di vivere la realtà che gli stà intorno, ho interpellato “la politica” che mi ha invitato a rivolgermi ai funzionari e dirigenti di settore del Comune, nel frattempo, caro Direttore spero che questa mia lettera articolo venga pubblicata e qualcuno, amministratore o altro, assumendosi la propria parte di responsabilità agisca. Grazie dell’attenzione

Lettera apparsa sul Corriere del Giorno – 8/7/2008 di Domenico Savino

Ps: per non essere accusato di pessimismo o di allucinazioni quello che ho scritto sono in grado in ogni momento di documentarlo fotograficamente.

Da mezzanotte alle 5,30 ecco i pullman per le discoteche

Provincia e Consorzio trasporti pubblici partono il 12 luglio

Sicurezza è anche mettere in condizioni giovani e giovanissimi di raggiungere le discoteche con mezzi pubblici, lasciando a casa auto e moto. E così il Consorzio trasporti pubblici e l'assessorato ai Trasporti della Provincia si preparano a sabato 12 luglio, quando si avvierà il servizio «Discobus» «per consentire viaggi tranquilli e sicuri da e per le discoteche della provincia» si legge in una nota. «La prima partenza è prevista per sabato 12 luglio. Dalla mezzanotte in poi da Taranto e dai principali comuni della provincia partiranno alla volta della litoranea occidentale ed orientale, autobus coloratissimi caratterizzati dall'emoticon ballerino, simbolo dell'iniziativa, e dal clime della campagna "Save Your Dance", "Salva il tuo ballo", una sorta di inno alla vita che gli organizzatori del tour in autobus hanno voluto tributare al popolo della notte sempre più spesso vittima di notti da sballo».
«Il servizio del sabato - si legge - è completamente gratuito e consentirà a tutti i ragazzi che ne vorranno fare uso il rientro a casa, ad orari scadenzati fino alle cinque e trenta del mattino.Il servizio si protrarrà fino al primo sabato di settembre e sarà realizzato in collaborazione col sindacato italiano dei locali di ballo della provincia. Altro importante contributo all'iniziativa sarà offerto dal popolo della notte, dj, animatori, pr e body guard che hanno da subito manifestato grande sensibilità nei confronti della sicurezza stradale». «Abbiamo riscontrato un interesse diffuso nei confronti del progetto Discobus - afferma il presidente del Ctp, Giovanni D'Auria - sintomo di una mentalità che per fortuna sta cambiando e che tenta in tutti i modi di rilanciare l'idea del trasporto pubblico puntando anche sulle nuove generazioni.Ma è in atto anche un ulteriore approfondimento da parte dell'assessore provinciale ai Trasporti, Luca Conserva, per la realizzazione del servizio DiscoRagazzi, destinato ai giovanissimi che frequentano i locali tarantini animati dal cosiddetto Disco Baby».E intanto con capolinea a Taranto, Massafra, Castellaneta, Laterza, Ginosa, Grottaglie, S. Giorgio, Pulsano, partiranno tutti i giorni (compreso i festivi) nell'arco che va dalle 8 alle 8.20 gli autobus diretti a Lido Silvana, Chiatona, Castellaneta Marina, Ginosa Marina e Marina Piccola. Il rientro è previsto in tarda mattina o nel primo pomeriggio.

Questi gli orari:

Taranto (capolinea via Di Palma)-Lido Silvana-Marina Piccola:
andata 8.15-14.15;
ritorno 12.30-18.00.

Massafra-Chiatona:
andata 8.30
ritorno 12.30.

Castellaneta-Castellaneta Marina:
andata 8.30
ritorno 12.30;

Laterza-Ginosa- Ginosa Marina:
andata 8.20
ritorno 12.45;

Grottaglie-San Giorgio-Pulsano- Lido Silvana-Marina Piccola:
andata 8
ritorno 12.30.


da La Gazzetta del Mezzogiorno di Maria Rosaria Gigante

Strade più sicure lo chiede il Pd alla Provincia

I contenuti della «scheda» consegnata a Gianni Florido

Strade da rendere più sicure con una “programmazione ragionata degli interventi di manutenzione”; il ponte di Selva san Vito da sottoporre al già previsto “intervento di manutenzione straordinaria”; una spinta programmatica per “accelerare lo sviluppo del Parco delle Gravine” intercettando i fondi dell’Area Vasta: in tre punti la “memoria” scritta consegnata a Gianni Florido nel corso della visita del presidente della provincia al Pd di Laterza. Memoria che, illustrata a voce in apertura di dibattito da Davide Bellini, coordinatore del Pd laertino, era stata poi integrata dagli altri interventi, prima dell’aggiornamento ad altra data dell’incontro, proposto dallo stesso Florido per la riconosciuta rilevanza degli argomenti sollevati. Pomeriggio animato, acceso qua e là da spunti critici anche di un certo peso: senza esclusione di colpi lo scambio dialettico fra Vita Surico, dirigente scolastica, e il presidente Florido in tema di edilizia scolastica ma non solo; incalzanti gli appunti inanellati dal consigliere comunale Franco Catapano, tutti riconducibili alla mancata azione di coordinamento “autorevole” della Provincia.Sullo sfondo, la scia ancora visibile delle primarie e, tutt'altro che celate, le preoccupazioni per un partito che tarda a farsi “rete”, nel rispetto di regole pure scritte e condivise. Il Pd laertino chiarisce, con Catapano: “E' il nostro modo di essere partito, sempre: animati da forte passione politica, perché la politica rappresenti il territorio”.»

da La Gazzetta del Mezzogiorno di Francesco Romano

L'Italia sull'altalena del rischio nucleare


di Simone Florio




Il 4 giugno scorso, l'Europa intera è rimasta per qualche ora col fiato sospeso, alla notizia che la centrale di Krško (Slovenia) - in linea d'aria poco più di cento chilometri da Trieste - aveva subito una perdita di liquidi dall'impianto di raffreddamento. Nonostante l'allarme sia rientrato in serata, si è riproposto ancora più vicino e minaccioso l'incubo di Chernobyl.
Un comunicato diffuso da Alessandro Vuan del Centro di Studi Sismologici di Udine aggiungeva dettagli poco confortanti sia sulla sicurezza della centrale in questione (rimodernata più volte e nonostante questo continuamente a rischio, anche per la presenza di faglie nel sottosuolo), sia sulla mancata applicazione da parte della Regione Friuli - Venezia Giulia delle direttive Euratom 96/29 e 89/618 - che prevedono l'obbligo dei piani d'emergenza e quello d'informazione preliminare in caso di rischio radiologico, anche quando questo si presenti al di fuori del territorio nazionale.
Direttive che d'altra parte sono state ugualmente e sistematicamente ignorate non solo per quanto riguarda le testate nucleari statunitensi alloggiate in Italia nelle basi di Ghedi ed Aviano - la conferma della cui presenza presso l'opinione pubblica è giunta con un recente studio del Natural Resources Defence Council e che oltretutto (secondo lo stesso Dipartimento della Difesa americano) sono alloggiate in siti considerati insicuri - ma anche per tutti i mezzi a propulsione nucleare che transitano nelle acque territoriali senza previa informazione della cittadinanza, come è il caso della portaerei Truman al largo del golfo di Napoli nel novembre 2007.
Sotto questa luce, le ripetute affermazioni del Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola di tornare al nucleare civile dimostrano quanto insensibile sia il Governo - di qualunque maggioranza - sulla questione sicurezza e protezione della popolazione. Infatti l'Italia, per le sue inadempienze sulle direttive Euratom, è stata il 28 giugno 2006 deferita alla Corte di Giustizia Europea. Il Ministro, invece di scusarsi a nome dello Stato con il popolo italiano, versa benzina sul fuoco asserendo che l'Italia lavorerà per arrivare entro il 2020 ad una quota del 25% di energia atomica sul totale della produzione energetica nazionale (Repubblica, 29/06/2008). Tutto ciò risulta paradossale - se non scandaloso - se è vero che l'Italia (riferisce un rapporto del Consiglio Regionale del Lazio) deve ancora disfarsi di 90.000 metri cubi di scorie derivanti dalla produzione di energia nucleare tra gli anni Sessanta e Ottanta (cioè prima del referendum abrogativo) e smantellare le centrali di vecchia generazione: costi che dal 1989 (e fino al 2021) vengono addebitati sulle bollette dell'Enel. In breve, gli italiani stanno ancora pagando per il nucleare civile di vecchia generazione eppure Scajola ritiene utile - se non necessario - investire, con costi da capogiro, nel nucleare civile di nuova generazione.
Il popolo italiano si è espresso in modo univoco sulla questione del nucleare come fonte energetica l'8 e 9 novembre del 1987, decretandone l'inapplicabilità sul territorio della Repubblica. I rischi per la popolazione e l'ambiente venivano considerati troppo elevati, anche a cambio di energia a basso costo. Ma questa forse è una storia troppo vecchia per il nostro Ministro. Allora è forse il caso di aggiungere altri particolari.
In tempi recenti il mondo accademico e scientifico - in passato spesso reticente o defilato - si è ampiamente mobilitato per dissuadere i nostri politici da una scelta così insana. Si veda innanzitutto il fondamentale documento - facilmente reperibile in rete - a cura del Prof.Baracca (Università di Firenze) che reca l'eloquente titolo 'Cercando di decifrare il libro dei sogni (o degli incubi) dei faraonici programmi nucleari'. In esso si cerca di smontare il mito della bontà del nucleare civile, a partire dai tanto decantati reattori di quarta generazione che - ricorda il fisico - ancora non esistono (sarebbero pronti non prima del 2030) e la cui eccezionale sicurezza non potrebbe quindi essere verificata. Secondo lo scienziato investire in questa fonte di energia sarebbe insomma - senza mezzi termini - regalare un assegno in bianco alla lobby degli industriali.
Ma Baracca appunto non è solo. A marzo è stato infatti promosso dal Prof. Balzani (Università di Bologna) un appello contro la riproposta del nucleare civile. La raccolta firme ad esso collegata è stata sottoscritta in poco tempo da più di 5000 persone, tra cui oltre 1200 tra docenti e ricercatori - cosa che dovrebbe perlomeno far riflettere. Le motivazioni che inducono gli studiosi a scartare l'opzione nucleare per l'approvvigionamento energetico sono infatti molte: "la necessità di enormi finanziamenti pubblici, l'insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, le difficoltà a reperire depositi per le scorie radioattive, la stretta connessione tra nucleare civile e militare, il possibile bersaglio per attacchi terroristici, l'aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, la scarsità di combustibili nucleari".
Su questo ultimo punto vale la pena riflettere. Secondo un articolo apparso su Le Temps e in Italia su l'Internazionale «dal 2001 al 2007 il prezzo dell'uranio si è moltiplicato per dieci» (da 7 a 75 dollari) e «dal 1991 non si estrae più abbastanza uranio per coprire il fabbisogno delle attuali 450 centrali nucleari civili sparse per il mondo». Stando così le cose - e considerate le tensioni che la corsa ad accaparrarsi risorse energetiche scatena con sempre maggior frequenza nel mondo, i rischi connessi alla crescita del terrorismo internazionale, la grossa ambiguità insita nella distinzione tra nucleare civile e militare, la difficoltà estrema dello smaltimento delle scorie - vale davvero la pena investire in questo settore e non - piuttosto - nella ricerca e nell'utilizzo di energie pulite, rinnovabili, gestite a livello locale? La conclusione degli autori è netta: oggi solo i politici non hanno ancora capito che il nucleare non ha futuro.
Forse su un problema spinoso come quello del nucleare Scajola dovrebbe avere l'umiltà - e l'onestà - di dichiarare il suo errore di valutazione e fare un passo indietro. O magari raccontare quali reali interessi ci sono dietro questa insistenza. Secondo Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, la questione infatti non starebbe nella convenienza dell'energia nucleare - che costituisce, quali che siano gli avanzamenti tecnologici, una minaccia costante per ambiente e popolazioni - quanto piuttosto nella possibilità di siglare accordi milionari con i costruttori stranieri, in primis statunitensi e francesi.
L'ostinazione del Ministro, ribadita in più di un'occasione, non può non apparire grottescamente mistificatoria. Per la prima produzione di energia nucleare ci sarebbe da aspettare non meno di dieci anni. Il sistema energetico nucleare italiano dovrebbe essere appunto reimpiantato da zero, con ingenti finanziamenti statali destinati alla ricerca, agli studi di fattibilità per la localizzazione delle centrali e dei depositi, all'acquisto di materia prima e tecnologie di ultima generazione, al controllo del processo di arricchimento, alle procedure di stoccaggio e smaltimento delle scorie radioattive. Ma quanti crederebbero che questo possa avvenire tutelando adeguatamente i cittadini, in un paese dove non si riesce a smaltire efficacemente neanche i rifiuti urbani?

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martedì 8 luglio 2008

Salva l'Italia!


Puntavano sulla sicurezza e tagliano fondi e uomini. Presentano provvedimenti sbagliati, come la raccolta delle impronte dei bimbi rom, le leggi ad personam. Azzerano il dibattito parlamentare su una manovra improvvisata. E' la miscela avvelenata proposta dal governo, che la petizione vuole battere e fermare. Aderisci online
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Tradizione orale di Marco Travaglio (Ora d'aria, l'Unità - 5 luglio 2008)

Caro Silvio, tuo Giorgio di Marco Travaglio (Signornò, da l'Espresso in edicola)

l'Unità, 10 luglio 2008
Lettera aperta al direttore
Caro direttore,
quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l’altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero “insultato” e addirittura “vilipeso” il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti disponibili su you tube e sui siti di vari giornali, e sono spiacente di comunicarti che nulla di ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali (Unità compresa) è realmente accaduto: nessuno ha insultato né vilipeso Giorgio Napolitano né Benedetto XVI. Nessuno ha “rovinato una bella piazza”. E’ stata, come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo, sia per la folla, sia per la qualità degli interventi (escluso ovviamente il mio). Per la prima volta si sono fuse in una cinque piazze che finora si erano soltanto sfiorate: quella di Di Pietro, quella di molti elettori del Pd, quella della sinistra cosiddetta radicale, quella dei girotondi e quella dei grillini, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. Cacciare il Caimano. Le prese di distanza e i distinguo interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un prodotto autoreferenziale del Palazzo (chi fa politica deve tener conto degli alleati, delle opportunità, degli elettori, di cui per fortuna gli artisti e i giornalisti, essendo “impolitici”, possono tranquillamente infischiarsi). La gente invece ha applaudito Grillo e Sabina come Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores e gli altri oratori, ma anche i politici delle più varie provenienze venuti a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittorii, visto che gli applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio. Era chiaro a tutti che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia, compresi ovviamente quanti non gli si oppongono.Come mai allora questa percezione non è emersa, nemmeno nei commenti delle persone più vicine, come per esempio te e Furio? Io temo che viviamo tutti nel Truman Show inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti (anche mentali) sempre più assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno rendercene conto, a rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra libertà. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile, ciò che qualche anno fa era normale e lo è tuttora nel resto del mondo libero (dove tra l’altro, a parte lo Zimbabwe, non c’è nulla di simile al governo Al Tappone). In Italia l’elenco delle cose che non si possono dire si allunga di giorno in giorno. Negli Stati Uniti, qualche anno fa, uscì senz’alcuno scandalo un libro di Michael Moore dal titolo “Stupid White Man” (pubblicato in Italia da Mondadori…), tutto dedicato alle non eccelse qualità intellettive del presidente Bush. Da dieci anni l’ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che è stata chiamata la “sala orale”. In Francia, la tv pubblica ha trasmesso un programma satirico in cui un attore, parodiando il film “Pulp Fiction” in “Peuple fiction”, irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra. A nessuno è mai venuto in mente di parlare di “antibushismo”, di “anticlintonismo”, di “antichirachismo”, di “insulti alla Casa Bianca” o di “vilipendio all’Eliseo”. Tanto più alta è la poltrona su cui siede il politico, tanto più ampio è il diritto di critica e di satira e anche di attacco personale. Quelli che son risuonati l’altroieri in piazza Navona non erano “insulti”. Erano critiche. Grillo, insolitamente moderato e perfino affettuoso, ha detto che “a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto”, compreso il via libera al lodo Alfano che crea una “banda dei quattro” con licenza di delinquere. Ha sostenuto che Pertini, Scalfaro e Ciampi non l’avrebbero mai firmato (sui primi due ha ragione: non su Ciampi, che firmò il lodo Schifani). E ha ricordato che l’altro giorno, mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza, il presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella, reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per truffa alla regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi. Io, in tre parole tre, ho descritto la vergognosa legge Berlusconi che istituisce un’ ”aggravante razziale” e dunque incostituzionale, punendo - per lo stesso reato - gli immigrati irregolari più severamente degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l’abbia firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica. Veltroni sostiene che io avrei “insultato” anche lui, e che “non è la prima volta”. Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un paio di citazioni appena: per il resto la cronistoria puntuale dell’ennesima resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi - come dice Furio Colombo - “confonde il dialogo con i suoi monologhi”. Sono altri dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non è né insulto né vilipendio. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure la libertà di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri, s’è ridotta a libertà di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella c’è anche nelle dittature. E’ la libertà di critica che contraddistingue le democrazie. Se poi a esercitarla su temi quali la laicità, gli infortuni sul lavoro, l’ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il precariato, la legalità, la libertà d’informazione sono più i comici che i politici, questa non è certo colpa dei comici.Poi c’è Sabina. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha usato fino in fondo il privilegio della satira, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l’attuale premier, che poi l’ha promossa ministra. Enrico Fierro ha raccolto l’altro giorno, sull’Unità, i pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica al Corriere, dal Riformatorio financo al Giornale, han raccontato quelle presunte chiamate (con la “m”). Ci voleva un quotidiano argentino, il “Clarin”, per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia: “pompini”, naturalmente di Stato. Quello di Sabina è stato un capolavoro di invettiva satirica, urticante e spiazzante come dev’essere un’invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano “vergogna” non possono sapere che già nell’antica Atene, Aristofane era solito far interrompere le sue commedie con una “paràbasi”, cioè con un’invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del commediografo, dicendo la sua sui problemi della città. Anche questa è satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si dirà: ma Sabina ha pure mandato il papa all’inferno. Posso garantire che, diversamente da me, lei all’inferno non crede. Quella era un’incursione artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da Dante Alighieri. Il quale spedì anticipatamente all’inferno il pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva più o meno per le stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le continue intromissioni del Vaticano nella politica. Anche Dante era girotondino?
Il fatto è che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse: demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere. Qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi, per fortuna, a ristabilire la verità sono arrivati i commenti schiumanti di Al Tappone e di tutto il centrodestra: tutti inferociti perchè la manifestazione spazza via le tentazioni di un’opposizione più morbida o addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedì sera, a Primo Piano, due direttori della sinistra “che vince”, Polito e Sansonetti, proclamavano in stereo: “Chi se ne frega del lodo Alfano”). La prova migliore del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia è perfettamente riuscita.

lunedì 7 luglio 2008

Silvio Berlusconi rimane un imbarazzo per la democrazia



(The Observer) - traduzione di italiadall'estero.info

(Der Standard) - traduzione di italiadall'estero.info
Suspence... la poesia di Carlo Cornaglia
Timor d’intercettazioni.Perché Silvio Berlusconisembra un pavido caimano?
La prendiamo da lontano.
Latin lover fu, e caliente,da quand’era adolescente.
Pur nel diventare sposo
Silvio fu molto focoso:...

Rappresentanza territoriale o sterile campanilismo?

E' innegabile che la legittima aspirazione di un territorio ad ottenere adeguata rappresentanza nelle sedi istituzionali e politiche porta con sé il rischio di un arroccamento su posizioni campanilistiche (o, più correttamente, localistiche).
L'invocare rappresentatività allo scopo di ottenere un miope vantaggio per il proprio territorio prescindendo da una visione più complessiva, è sintomatico di un atteggiamento localistico che niente ha a che fare con l'imprescindibile necessità di ascolto e di coinvolgimento del territorio allo scopo di far emergere i bisogni specifici dei vari segmenti territoriali.
Il rischio di questa deriva può e deve essere scongiurato attraverso una pianificazione politico-amministrativa razionale. In presenza di una seria e ragionata definizione degli obiettivi, infatti, sarà possibile valutare la congruità delle istanze territoriali rispetto ad essi e predisporre un piano di interventi che individui delle priorità anche alla luce delle risorse economico finanziarie disponibili.
A livello più strettamente politico invece non ha senso rivendicare rappresentanza del “proprio campanile”ad ogni livello istituzionale, ma è anche necessario abbandonare il rituale dalle nomine di segreteria per incoraggiare la mobilitazione territoriale e l'instaurarsi di un rapporto più stretto tra rappresentati e rappresentanti.
La battaglia per lo svolgimento delle primarie (già in tempi non sospetti) era frutto proprio di questo convincimento. La scelta dei propri rappresentanti, già nella fase di selezione delle candidature, implica la responsabilizzazione dei cittadini e pone le basi per poi modellare ogni azione politico-programmatica.
Il Pd deve oggi affrontare in modo serio e responsabile il problema della mancanza di interesse e di partecipazione dei cittadini che genera indifferenza verso la politica e i livelli di governo nella obiettiva impossibilità di assistere a scelte maturate in "basso" piuttosto che subite dall' "alto".
Fra i cittadini, infatti, spesso si registrano comportamenti di partecipazione passiva: avviene cioè che ci si ritrovi uniti soltanto in situazioni di necessità per contestare scelte preordinate dei governi locali che in qualche modo penalizzano interessi soggettivi: espropri, attraversamenti reti stradali, telefoniche, ecc...
Si tratta di questioni a volte veramente complesse e spesso caratterizzate da un approccio culturale più di tipo rivendicativo - individuale che capace di far maturare un senso di responsabilità collettiva.
A nostro avviso è necessario capovolgere questa mentalità a partire dal ruolo e dai meccanismi di funzionamento dei partiti, per arrivare a cambiare la cultura e il rapporto tra politica ed elettori. Dobbiamo incoraggiare i cittadini a confrontarsi liberamente con gli Amministratori sui contenuti e sui metodi della loro attività amministrativa; il primo passo verso il raggiungimento di questo obiettivo sta nella predisposizione di programmi realistici, credibili (non fantascientifici) e attuabili nel corso del mandato politico / amministrativo di riferimento tentando di promuovere, altresì, la più assoluta trasparenza amministrativa.
Solo così si potrà recuperare non solo un rapporto fiduciario con gli elettori, ma anche il senso di appartenenza alla comunità ponendo le basi per il ridimensionamento di quei fenomeni clientelari e di privilegio, che spesso Amministratori e politici senza scrupoli tendono ad alimentare in funzione del loro esclusivo tornaconto in combutta con chi è espressione dei cosiddetti “poteri forti”.
Franco Catapano - Francesco Vasto

domenica 6 luglio 2008

Made in Italy: mozione in difesa di tessile e moda

Made in Italy o non proprio. Buona parte dei prodotti che a livello mondiale vengono spacciati per italiani non lo sono. Lo denunciano numerose indagini effettuate dalle organizzazioni internazionali per il commercio che da alcuni anni pongono anche l’allarme sulla tracciabilità del prodotto.
I settori a rischio sono soprattutto quelli del tessile e della moda con le esportazioni cinesi destinate a raggiungere quote da record nei prossimi anni.
Ad occuparsi della problematica che rischia di creare 200mila nuovi disoccupati in Italia (le stime sono della WTO – ndr) è l’onorevole Ludovico Vico, parlamentare pugliese del PD, componente della Commissione Attività Produttive della Camera e relatore di una mozione sul tema che approderà in Parlamento il prossimo 7 luglio.
Scaduti i termini di proroga per le quote che a livello europee bloccavano parte dell’export cinese ora l’Italia, paese con maggiori produzioni da difendere nel settore, potrebbe subire l’assalto di una concorrenza senza margini e regole.
E’ già accaduto negli Stati Uniti – afferma l’on. Vico – nel 2004 quando sono scadute le barriere all’importazione fissate dagli accordi Wto, furono di colpo importati 18,2 milioni di camice contro le 941mila del gennaio 2003. Ci fu il conseguente licenziamento nello stesso mese di 12.200 operai tessili americani. Un crollo verticale non solo del mercato del lavoro ma anche delle norme che regolano la sicurezza e la protezione dei consumatori.
La cronaca a tal proposito fornisce ulteriori elementi d’analisi.
Da una recente relazione della Guardia di Finanza, emerge che nel solo 2003 sono stati sequestrati ben 13 milioni di giocattoli contraffatti e addirittura 26 milioni nei primi otto mesi del 2004. – dice Vico - Che il rischio sia elevato lo testimonia anche una campagna dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma che rileva che il 2,6% dei bambini ricoverati presso di loro nell’anno 2002-2003 si sia infortunato in incidenti domestici in larga parte causati dal giocattoli non certificati CE.
Un dato che dovrebbe preoccupare anche il comparto tessile, basti considerare che alla fine di ottobre 2007 l’Ufficio Europeo per la lotta antifrode (OLAF), in collaborazione con le autorità austriache, ha scoperto un vasto traffico illegale di tessuti e scarpe provenienti dalla Cina.
La frode organizzata – spiega Vico – tramite false fatturazioni, false dichiarazioni d’origine e la sottostima (fino a 15 volte) del valore reale di mercato, riguardava soprattutto jeans, t-shirt e diversi tipi di scarpe sportive.
Una frode che solo in dazi doganali inevasi ha avuto un impatto globale sul bilancio della Ue di oltre 200milioni di euro.
Dunque la mozione proposta da Vico.
Abbiamo a che fare con due esigenze contrapposte – sottolinea il parlamentare PD – tutelare i diritti dei produttori italiani contro l’invasività delle contraffazioni e con essi i diritti dei consumatori e non produrre disposizioni di legge che ostacolino la libera circolazione delle merci nel mercato europee. Ma è anche vero che il nostro principale concorrente è un concorrente sui generis, che ricorre al dumping più spietato, che non garantisce la qualità del marchio e la salubrità dei prodotti e che, e non è cosa da poco, non applica leggi che garantiscono l’applicazione di norme sul lavoro anti-sfruttamento.
Un impegno che in sintesi ha prodotto un testo unificato su “Norme per la riconoscibilità e la tutela dei prodotti italiani”, che in slalom rispetto alla coerenza e all’omogeneità con la normativa europea vigente, tenta una tracciabilità che serva a tutelare il diritto dei consumatori alla salute e il diritto dei produttori a contrastare frodi commerciali.
Il testo elaborato dalla X Commissione (attività produttive – ndr) – afferma Vico – segna un primo importante passo in questa direzione prevedendo che i produttori possano adottare il marchio “100 per 100 made in Italy” volontariamente, non entrando così in rotta di collisione con la normativa europea. Ma è d’altra parte ovvio che una normativa più rigida, in attesa dell’approvazione di un testo specifico in ambito europeo, non sia utile solo di fronte all’invasione di prodotti cinesi, ma anche a fronte delle molte attività “in nero” che fanno dell’Italia il quarto paese produttore di merci contraffatte.
Produzioni sicure e di pregio, dunque, che nelle intenzioni del legislatore dovranno rappresentare il salto di qualità verso la sostenibilità non solo economica, ma anche ambientale e della salute del made in Italy.
E’ necessario collegare marchio, tracciabilità della filiera tessile-abbigliamento, materiali riciclabili e di lunga durata, rispetto delle regole in materia di lavoro – dice Vico - associando tale specifica normativa ad una forma più estesa di etichettatura obbligatoria sulla provenienza dei capi di abbigliamento che circolano in Italia, impegnando il Governo a sostenere in sede di Unione Europea la posizione italiana sul marchio d’origine e sull’etichettatura dei prodotti, quale punto di partenza per una negoziazione e un confronto che abbia alla base la tutela del consumatore europee e il contrasto del fenomeno del dumping sociale ed ambientale.

SUMMER SCHOOL 11-12-13 luglio a Castellaneta Marina

Cari visitatori e simpatizzanti , vi segnaliamo un'interessante iniziativa a cura dell'Associazione "Puglia Riformista" che si terrà in data 11/12/13 Luglio a Castellaneta Marina nella struttura Nova Yardinia - Hotel Alborea.

Si tratta della Summer School "POLITICA E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Le ragioni dell'etica e della pratica.", scuola di formazione destinata a studenti, giovani amministratori e a tutti coloro che vogliono approfondire i temi trattati nella tre giorni.

Il fine della Summer School sarà, oltre a quello formativo, cominciare a far passare il messaggio che: è possibile far politica senza accettare compromessi al ribasso. Sperando di vedervi partecipare in numerosi alla Summer School, vi inviamo i nostri più cordiali saluti, lo Staff di Puglia Riformista.
Per info sulle modalità di iscrizione visitare il sito www.pugliariformista.it o contattare la segreteria dell'Associazione Puglia Riformista allo 080.3969566 disponibile tutti i pomeriggi dalle ore 16.00 alle ore 21.00.

Programma

Venerdì 11 Luglio 2008
11,00 – 13,00 APERTURA LAVORI:
Prof. Antonio Giangreco (International school of management “I.é.S.E.G. – Lille, Francia)
13,00 – 14,15 Pausa pranzo
14,30 – 16,30 “Riforme: Costituzione e sistemi elettorali”
Interviene: Prof. Saverio Sticchi Damiani (Università di Lecce e LUISS)
17,00 – 19,00 “ La politica estera e strategie internazionali”
Interviene: Dr. Alessandro Politi (Analista strategico)
On. Umberto Ranieri ( Presidente Associazione 360)
Sabato 12 Luglio 2008
09,30 – 11,30 “La finanza pubblica”
Interviene: Francesco Boccia (Deputato e docente universitario)
11,30 – 11,45 Coffee Break
12,00 – 14,00 “ Finanza locale e politiche di Bilancio”
Intervengono:
Dott. Onelio Pignatti (Direttore Generale Provincia Modena)
Prof. Michelangelo Nigro (Università “Carlo Cattaneo” – Castellanza (VA)
14,15 – 15,15 Pausa Pranzo
15,30 – 17,30 “ Fondi europei e ruolo delle Amministrazioni Pubbliche sugli effetti dei Fondi
strutturali”
Interviene: Dott.ssa Simona Milio (Ricercatrice London School of Economics)

Domenica 13 Luglio 2008
9,30- 12,30 Tavola rotonda “Etica e P.A.”
Modera : Francesco Boccia
Intervengono: Stefano D’Ambruoso (Magistrato)
Gianrico Carofiglio (Senatore e Magistrato)
Alberto Maritati (Senatore e Magistrato)
Giulia Bongiorno (Deputato e Presidente Commissione Giustizia della Camera)

sabato 5 luglio 2008

SCINTILLE TRA FLORIDO E PD LATERZA

Duro confronto tra il presidente della provincia e la sezione del partito
LATERZA. ”Per prefettura e questura siamo stati per due anni, nel deserto istituzionale, l’unico punto di riferimento: commissariati il comune di Taranto l’attività portuale, la Asl e altri importanti comuni jonici come Martina e San Giorgio, a reggere è stata solo la provincia”: Gianni Florido, in visita l’altra sera al coordinamento Pd di Laterza, ha provato, come si dice, a fare la partita.

Campo difficile, quello laertino. Campo da “primarie”: il presidente Florido, introdotto da Davide Bellini, coordinatore cittadino, lo ha tenuto “bene”, in un’ora e mezza di intenso dibattito (giusto il tempo appunto di un incontro di pallone). Avvio autorevole, qualche concessione ai padroni di casa, poi contrastati nel forcing a seguire, fino allo zero a zero finale e ai supplementari da disputare a breve. Per rimanere in metafora:match senza gol, ma non noioso. Anzi. L’affondo più duro arriva da Vita Surico, dirigente scolastica: ”Il presidente continua a parlare al futuro e quattro anni di amministrazione sono passati invano.”

Sul tavolo della discussione la “sicurezza” degli istituti scolastici Moscati (Grottaglie) e sforza (Palagiano):”attese tradite” incalza la Surico. E Florido in ripartenza parla di accuse ingiuste, antefatti e cifre alla mano. Sullo Sforza chiarisce: “abbiamo liberato l’istituto in agosto dal contenzioso aperto dal centro destra, e in appena tre mesi sono stati impegnati 1milione e 700mila euro per il suo completamento, questa è la verità”. Il diverbio,intenso, si fa spia di un malcontento che c’è. Il presidente teme si “lavori in maniera improvvida per il re di Prussia”, chiede di “dirsi tutto senza però offrire il banco all’avversario”, invita a riflettere sul Pd in evoluzione:”La navigazione è difficile -dice-, ma stiamo portando in porto il partito riformista italiano , un soggetto che non ha paragoni in Europa”. E sulle provinciale prossime venture “Abbiamo l’obbligo di tornare a governare, con gli stessi alleati di oggi, non c’è motivo per non farlo, anche se so che alcuni nel Pd guardano ad esperienze diverse, a mio avviso sbagliando. L’UDC? Dialogo possibile”. Ovviamente,”Bisogna prima vincere le primarie - precisa Florido - Se la perdo sono pronto a...”. I punti di sospensione bucano l’afa e restano a mezz’aria. Parla anche di viabilità, il presidente Florido: rondò, strade della morte, circonvallazioni. Ma sa che il piatto laertino piange. Lo ammette “Per Laterza abbiamo fatto davvero poco”: solo 510mila euro di investimenti, a fronte dei 5 milioni di Massafra, e i 4 di Mottola, i 3 di Ginosa, i 2,5 di Palagiano.

Il tutto fa notare l’assemblea del Pd, in una politica provinciale tutta sbilanciata verso oriente. A giudizio di Florido, “seguendo le priorità”. Per il consigliere comunale Franco Catapano, invece, la provincia non ha esercitato il suo ruolo di “autorevole coordinamento”, in un territorio che “chiede di trovarsi intorno a modelli di sviluppo più legati a risorse identitarie”. Un acconto: tarda a partire il Parco delle Gravine e nel frattempo si fa pressante e inderogabile il problema dei controlli ambientali e della qualità della vita; risorse e attenzioni- incalza Catapano- si giocano su Taranto città e intanto le comunità si allontanano, lasciate al loro “sterile campanile”. “Restiamo con i piedi per terra, dateci elementi credibili per la nostra campagna elettorale” irrompe Gianni Serafini. “E’ un problema di incomunicabilità e di democrazia interna, ma non solo”, indicano Franco Bruno e Giuseppe Russi. E Florido propone:” gli argomenti meritano più attenzione, rivediamoci fra qualche giorno”. Tempi supplementari dunque ma non sono previsti i rigori.

Franco Romano – Gazzetta del Mezzogiorno

venerdì 4 luglio 2008

Puglia, 1 milione per ripulire grotte

Un milione di euro è l'importo messo a disposizione dalla Regione Puglia con la legge 40 del 2007 per ripulire le cavità carsiche presenti nelle aree di Natura 2000, quindi grotte, siti carsici nei parchi e nelle aree protette.

BARI - La Regione finanzia la pulizia delle grotte e dei siti carsici nei parchi e nelle aree protette.

Un milione di euro è l'importo messo a disposizione dalla Regione Puglia con la legge 40 del 2007 per ripulire le cavità carsiche presenti nelle aree di Natura 2000, quindi grotte, siti carsici nei parchi e nelle aree protette.

Il finanziamento potrà essere utilizzato solo dai Comuni, unici soggetti beneficiari, e fino a un massimo di 100.000 euro per intervento.

Da alcuni giorni è stato pubblicato sul portale ambientale dell’assessorato all’Ecologia l’atto dirigenziale n.62 del 26 maggio 2008 che stabilisce in 45 giorni il tempo di presentazione delle domande e indica i criteri delle stesse e delle valutazioni dei progetti.

“La scelta di finanziare la pulizia delle grotte pugliesi e la presentazione di una nuova legge di tutela delle stesse – si sottolinea nle comunicato – costituiscono due importanti iniziative che seguono la pubblicazione del catasto delle grotte (consultabile sul portale ambientale) e che puntano a definire e valorizzare uno dei beni più preziosi del nostro territorio”.

IL PD PER LATERZA

Al presidente della Provincia Giovanni Florido,
Alla Giunta Provinciale di Taranto,
Al Consiglio Provinciale di Taranto,

Il Partito Democratico di Laterza, convinto della Sua ferma volontà di progettare con serietà la Provincia del domani e sicuro di condividere con gli organi provinciali lo stesso attaccamento per il territorio laertino, vuole segnalarLe alcuni interventi che sono indispensabili per lo sviluppo e la sicurezza del nostro territorio :

1. Maggiore sicurezza sulle strade grazie ad una programmazione ragionata degli interventi di manutenzione.
E’ necessario programmare interventi strutturali e di manutenzione per ridurre l’incidentalità delle strade provinciali che collegano Laterza a Taranto e Bari.

2. Intervento di manutenzione straordinaria del ponte “Selva San Vito”.

3. Spinta programmatica per accelerare lo sviluppo del Parco delle Gravine.
Il Parco è un’opportunità importante da cogliere e per la quale è necessario intercettare i fondi dell’Area Vasta, per destinarli’ allo sviluppo del parco e pianificare gli interventi. Il parco, potrebbe essere il volano per creare una rete di servizi da offrire in chiave turistica, il che avrebbe una forte ricaduta positiva sull’occupazione. Infine per ritornare alla tematica dell’energia, la legge istitutiva del parco prevede il risparmio energetico e l’utilizzo delle energie rinnovabili.

Pd Laterza

Per il Paese: Veltroni e Casini scrivono a Fini

Una lettera a doppia firma da parte del segretario del PD, Walter Veltroni, e del leader dell'UDC, Pierferdinando Casini, indirizzata a Gianfranco Fini.

Una lettera in cui si esprime preoccupazione per la dignità del Parlamento, dato che non vengono garantiti tempi adeguati all'esame dei provvedimenti fino al punto di espropriare di fatto il parlamento delle sue prerogative. Pd e Udc non vogliono tornare al passato e a un clima rissoso, intendono tutelare la dignità del Parlamento. Fanno una richiesta, esplicita, di ritornare ai temi cari agli italiani e di ristabilire la gerarchia delle priorità. Leggi il sondaggio di Ipr Marketing

Signor Presidente, le scriviamo per esprimerle la nostra preoccupazione e per sottoporle una questione di estrema rilevanza, che ha immediatamente a che fare con la difficile situazione economica e sociale in cui si trova oggi il nostro Paese e che ha dirette ricadute sull’organizzazione dei lavori della Camera dei Deputati. In questi giorni la Camera è impegnata nell’esame di un complesso di provvedimenti di grande rilievo, sia sul piano dell’ordinamento costituzionale sia sul piano dei conti pubblici. Provvedimenti sui quali, come è stato sottolineato nel modo più alto e autorevole, è fondamentale che i parlamentari possano esprimere compiutamente i loro giudizi ed esercitare responsabilmente la funzione che la Costituzione assegna loro. Il rischio, estremamente grave, è che questo possa non accadere. E il motivo è nella evidente volontà del Governo di comprimere, con le procedure scelte, i tempi della discussione, fino al punto di cambiare in corsa le regole del gioco e di espropriare di fatto il Parlamento delle sue prerogative. Se si manca di rispetto al Parlamento si colpisce il primo diritto che in democrazia è dato alla minoranza: quello di veder discusse le sue ragioni. Un diritto inviolabile quanto quello del rispetto della legittimità della maggioranza. Per questo siamo profondamente preoccupati e per questo ci rivolgiamo a lei: per chiederle di salvaguardare in questo difficile passaggio il ruolo e la dignità del Parlamento, garantendo i tempi e le modalità necessarie ad affrontare alla Camera, come è giusto e doveroso, temi e concrete questioni che riguardano da vicino la vita di milioni di famiglie italiane. Perché di questo si tratta. Mai come in questo caso la forma diviene sostanza, una sostanza che va al cuore del buon funzionamento delle istituzioni democratiche e insieme della vita stessa degli italiani. La manovra economica del governo di cui in queste ore si sta discutendo alla Camera si configura, con i suoi ottantacinque articoli, come una vera e propria legge finanziaria, cosa peraltro riconosciuta dallo stesso governo nel Dpef. L’opposizione da noi rappresentata ritiene che questa manovra debba essere fortemente corretta. Ritiene che non sia adeguata ad affrontare la crisi in cui versa il Paese e a rispondere alle domande e ai bisogni degli italiani. Non lo è perché agli annunci in senso contrario di queste settimane è seguito in realtà un aumento delle tasse dello 0,2% nel 2010. Non lo è perché non garantisce il presente e mortifica il futuro con i tagli alla sicurezza e alla scuola. Non lo è, non è adeguata, perché mentre le spese delle famiglie aumentano, nulla viene fatto di concreto per tutelare i risparmi e il potere d’acquisto di salari e stipendi. Non è certo una risposta al crescente impoverimento introdurre misure come la “social card”, finanziata per soli 200 milioni ed esclusivamente per il 2009, a fronte di maggiori entrate tributarie, con la cosiddetta “robin tax”, pari a circa 5 miliardi. Da parte nostra, signor Presidente, c’è la volontà di svolgere il ruolo di opposizione che l’esito delle elezioni ci ha assegnato in un modo netto e incalzante, entrando sempre nel merito delle questioni, privilegiando il dibattito, la critica e la definizione di proposte alternative. Non saremo noi a tornare al passato, a ricadere nel clima rissoso e sterile di questi ultimi quindici anni, a guardare troppo indietro o troppo a se stessi per occuparsi delle riforme e delle scelte di innovazione necessarie al nostro Paese come l’aria che respiriamo. Noi crediamo che esattamente di questo l’Italia abbia bisogno. Si ristabilisca dunque la giusta gerarchia delle priorità, mettendo al primo posto i problemi degli italiani, e si garantisca che su di essi si possa svolgere, nelle istituzioni e in ogni ambito politico, quel confronto aperto e approfondito che è l’unico modo per assicurare al Paese crescita ed equità sociale.

Walter Veltroni
Pierferdinando Casini
Antonello Soro
Michele Vietti