di Marco Travagliomercoledì 18 febbraio 2009
Mills di questi giorni
di Marco TravaglioVeltroni e le responsabilità dei riformisti
Il Partito democratico è senza un Capo, nel momento in cui Berlusconi si riconferma leader incontrastato della destra, anzi padrone del Paese, che tiene ormai in mano come una "cosa" di sua proprietà, tra gli applausi degli italiani. Il risultato della Sardegna era atteso come un test nazionale e ha funzionato proprio in questo senso, rivelando la presa sul Paese di questa destra, che vince anche mentre attacca il Capo dello Stato, rinnega la Costituzione, offre un patto al ribasso alla Chiesa e non riesce ad affrontare la crisi economica. L'Italia sta con Berlusconi. E come conseguenza, il Pd va in frantumi. L'uscita di scena di Walter Veltroni mentre tutti i capipartito ieri gli chiedevano di restare è un gesto inusuale in un Paese di finti abbandoni, di dimissioni annunciate, di mandati "messi a disposizione": talmente inusuale che può persino essere seme di una nuova politica, dove finiscono le tutele, gli scambi, le garanzie reciproche di una "classe eterna" che si autoperpetua. Ma quelle dimissioni erano ormai obbligatorie. Il Pd trascinava se stesso nel deserto della sinistra giocando di rimessa in un'agenda politica imposta da Berlusconi, prigioniero di un senso comune altrui che non riusciva a spezzare. Il segretario - il primo segretario di un nuovo partito, dunque in qualche modo il fondatore - ha detto in questi mesi cose anche ragionevoli e giuste. Ma non è mai riuscito a spezzare l'onda alta del pensiero dominante, anche quando le idee della destra arrancavano davanti alla realtà, diventavano inadeguate, non riuscivano a mordere la crisi economica.Il problema vero è che non c'è stato un altro pensiero in campo oltre a quello della destra, un pensiero lungo, riformista, moderno, occidentale, di una sinistra risolta che con spirito nazionale e costituzionale sappia parlare all'intero Paese, cambiandolo. Di questa insufficienza, la responsabilità è certo di Veltroni, ma la colpa è dell'intero gruppo dirigente che oggi si trova nudo ed esposto dalle dimissioni del segretario, e palesemente non sa che pesci pigliare. Dev'essere ben chiaro, infatti, che se Veltroni paga, com'è giusto, nessuno tra i molti sedicenti leader del Pd può considerarsi assolto, per due ragioni ben evidenti a tutti gli elettori. La prima, è nel gioco continuo di delegittimazione e di interdizione nei confronti di Veltroni, come se il Pd fosse riuscito nel miracolo di importare al suo interno tutti i veleni intestini e i cannibalismi con cui la destra di Dini e Mastella da un lato e la sinistra di Bertinotti e Pecoraro dall'altro avevano prima logorato e poi ucciso il governo Prodi. Con Berlusconi non solo leader ma egemone di una destra ridotta a pensiero unico, i Democratici hanno parlato sempre con mille voci che volevano via via affermare vecchie autorità declinanti e nuove identità incerte, e finivano soltanto per confondersi, imprigionando il leader e impaurendolo. La sintesi paralizzante di tutto questo è la guerra tra Veltroni e D'Alema, che nel disinteresse totale degli elettori litigano da quattro partiti (pci, pds, ds e pd), mentre nel frattempo il mondo ha fatto un giro, è nato Google, ci sono stati cinque presidenti americani e l'Inter è tornata a vincere lo scudetto. La seconda ragione è nell'incapacità del gruppo dirigente nel suo insieme di produrre una chiara cultura politica di riferimento per gli elettori, la struttura di idee di una moderna forza di progresso, la definizione di che cosa deve essere il riformismo italiano oggi. Il deficit culturale è direttamente un deficit politico. Perché come dimostra il caso Englaro le idee oggi predeterminano le scelte politiche, soprattutto in partiti che sono nati appena ieri, e dunque non hanno un portato storico, una cultura di riferimento elaborata negli anni, una struttura di pensiero a cui potersi appoggiare. Ridotto a prassi, il Pd non poteva che appiccicare le sue figurine casuali nell'album di Berlusconi, dove la prassi sostituisce la politica, l'energia prende il posto della cultura, la figura stessa del leader è il messaggio e persino il suo contesto. Ecco perché il deficit culturale diventa oggi deficit di leadership. Il progetto del Pd è rimasto un grande orizzonte annunciato: il superamento del Novecento, la fine della stagione grigia e troppo lunga del post-comunismo, l'approdo costituente e definitivo della cultura popolare irriducibile al berlusconismo, anche dopo la crisi evidente del cattolicesimo democratico, la speranza di crescita di una sinistra di governo, che coniughi finalmente davanti al Paese la rappresentanza e la responsabilità, la difesa della Costituzione e dello Stato di diritto e il cambiamento di un Paese immobile, la rottura delle sue incrostazioni e delle troppe rendite di posizione. Per fare questo serviva un partito forte ma disarmato, nuovo in quanto scalabile, aperto perché contendibile, e tuttavia presente sul territorio, nell'Italia dei comuni, in mezzo ai cittadini. Un partito forte della serenità delle sue scelte. Ci vuol tanto a spiegare che la sinistra è in ritardo nella percezione dell'insicurezza, e tuttavia è una mistificazione sostenere che questa è la prima emergenza del Paese, una mistificazione che mette in gioco la civiltà italiana dei nostri padri e delle nostre madri? È davvero così difficile sostenere che credenti e non credenti hanno a pari titolo la loro casa nel Pd, ma il partito ha tra le sue regole di fondo la separazione tra Stato e Chiesa, tra la legge del Creatore e la legge delle creature? Soprattutto, è un tabù pronunciare la parola sinistra nel Partito democratico, pur sapendo bene che socio fondatore è la Margherita, con la sua storia? Quando ciò che è al governo è "destra realizzata", anzi destra al cubo, con tre partiti tutti post-costituzionali e l'espulsione dell'anima cattolica dell'Udc, come può ciò che si oppone a tutto questo non definirsi sinistra, naturalmente del nuovo secolo, risolta, europea e riformista? Molte volte il Pd non sa cosa dire perché non sa cos'è. È stato certo una speranza, per i milioni delle primarie, per quel 33,4 per cento che l'ha votato alle politiche, segnando nelle sconfitta con Berlusconi il risultato più alto nella storia del riformismo italiano. Oggi quella speranza è in buona parte delusa e prende la via di una secessione silenziosa, cittadini che si disconnettono dal discorso pubblico, attraversano una linea che li porta in qualche modo nella clandestinità politica, convinti di poter conservare individualmente una loro identità di sinistra fuori dal "campo", pensando così di punire un intero gruppo dirigente che giudicano colpevole di aver risuscitato qualche illusione, e poi di averla tradita. Ma come dimostra il risultato di Soru, il migliore tra i possibili candidati in Sardegna, senza l'acqua della politica non si galleggia. Non è il momento della secessione individuale, della solitudine di sinistra. Berlusconi dopo il trionfo personale in Sardegna può permettersi di aggiornare la sua strategia, rinviando la scalata al Quirinale, che farà, ma più tardi. Oggi può provare a prendere ciò che gli manca dell'Italia. Napoli, la Campania. Poi portare la sfida direttamente nel cuore della sinistra del Novecento, a Bologna. Quindi pensare a Torino, magari a Firenze. Chiudere il cerchio. Per poi finalmente pensare ai giornali. Il Pd in questi mesi si è certamente opposto al governo Berlusconi, e anche a suoi singoli provvedimenti. Ma a me ha dato l'impressione di non avere l'esatta percezione della posta in gioco, che non si contende, oggi, con il normale contrasto parlamentare e televisivo di una destra normale. Qui c'è in campo qualcosa di particolare, l'esperimento di un moderno populismo europeo che coltiva in pubblico la sua anomalia sottraendosi alle leggi, sfidando le istituzioni di controllo, proponendosi come sovraordinato rispetto agli altri poteri dello Stato in nome di un rapporto mistico e sacro con gli elettori. Un'anomalia vittoriosa, che ha saputo conquistarsi il consenso di quasi tutti i media, che ha indotto un riflesso di "sazietà democratica" anche a sinistra ("il conflitto di interessi esiste ma basta, non ne posso più") che ha reso la sinistra e il Pd incapace di pronunciare il suo nome mentre non sa pronunciare il nome del suo leader: e che quindi proprio oggi, per tutte queste ragioni, può chiedere apertamente di essere "costituzionalizzata", proponendo di fatto all'intero sistema politico, istituzionale e costituzionale italiano di farsi berlusconiano. Se questa è la partita - e con ogni evidenza lo è - dovrebbero discendere comportamenti politici e scelte all'altezza della sfida. E persino del pericolo, per una sinistra di governo. Dunque il Pd, se vuole continuare ad esistere - cominciare davvero ad esistere: il partito non ha nemmeno ancora un tesseramento - deve capitalizzare le dimissioni di Veltroni, come la spia di un punto d'allarme a cui è giunto il partito, ma anche come un investimento di generosità. Deve restituire infine un nome alle cose, leggendo Berlusconi per ciò che è, un potere anomalo e vincente, che tuttavia può essere battuto, come ha fatto per due volte Prodi. La situazione è eccezionale, non fosse altro per la crisi gravissima della sinistra davanti al trionfo della destra. Si adottino misure d'eccezione. Capisco che è più comodo prendere tempo, studiarsi, far decantare le cose, misurare i pericoli di scissione, cercare una soluzione di transizione. Ma io penso che serva subito una soluzione forte e vera, la scelta di un leader per oggi e per domani o attraverso un congresso anticipato o attraverso le primarie. È in gioco la stessa idea del Partito democratico. Ci si confronti su programmi alternativi, idee diverse di partito, schemi di alleanza chiari, qualcosa di riconoscibile, che si tocca con mano, in modo che il cittadino si veda restituita una capacità reale di scelta. Quei leader che oggi dovrebbero sentirsi tutti spodestati e dimissionari, per l'incapacità dimostrata di costruire una leadership collettiva, facciano un patto pubblico di responsabilità, pronti ad accettare l'autorità del segretario e l'interesse del partito - per una volta - , invece di minacciare scissioni striscianti, veti feudali. Solo così ritroveranno quel popolo disperso che conserva comunque una certa idea dell'Italia alternativa a quella berlusconiana: e chiede per l'ultima volta di essere rappresentato.
martedì 17 febbraio 2009
“Ecatombe di posti nel Mezzogiorno. Pagheranno pure i docenti di ruolo”
È un’ecatombe senza precedenti quella che sta per abbattersi sugli organici della scuola statale. Il prossimo anno scolastico inizierà, infatti, con 42.100 cattedre in meno. Per l’anno successivo è previsto un altro sacrificio di 25.600 posti di insegnamento e, infine, un ulteriore salasso di 19.700 cattedre sarà effettuato per il 2011. In tutto: un taglio di 87.400 cattedre. A farne le spese saranno soprattutto i precari. Specialmente al Sud, dove peraltro rischiano il posto anche i docenti di ruolo, sui quali pende l’incognita della dichiarazione di esubero e della successiva messa in disponibilità per 24 mesi, con tanto di licenziamento allo scadere del periodo.La situazione è talmente drammatica dall’avere spinto il ministero dell’istruzione, alle prese in questi giorni con il decreto sugli organici per il prossimo anno (in attuazione della manovra estiva), a considerare la possibilità di consentire ai precari di inserirsi nelle graduatorie di più province contemporaneamente. L’ipotesi allo studio prevede, infatti, la permanenza nella graduatoria a esaurimento di attuale collocazione e la possibilità di chiedere l’inserimento in altre 2 o addirittura 3 province. Nelle nuove province, però, l’inserimento avverrebbe in coda. La situazione, oltre che drammatica è anche paradossale. A fronte di una carenza cronica di cattedre al Sud, che vede assottigliarsi sempre di più il numero delle cattedre e il numero degli alunni, al Nord, invece, per trovare i supplenti non di rado le scuole devono ricorrere alle messe a disposizione.
In sostanza, dunque, le scuole del Nord, per assumere i docenti, dopo avere scorso senza esito le graduatorie di istituto, assumono i supplenti interpellando i precari che si rendono disponibili con delle semplici dichiarazioni presentate in segreteria. E nella maggior parte dei casi si tratta di docenti inclusi nelle graduatorie del Sud che sono rimasti senza lavoro e che si vedono costretti ad emigrare. Si tenga presente, peraltro, che le retribuzioni che vengono erogate a coloro che accettano le supplenze dai presidi sono ancora più basse di quelle dei supplenti che vengono assunti con incarichi conferiti dagli uffici scolastici o dalle scuole polo. Mentre ai primi viene attributi lo stipendio intero, sebbene al minimo contrattuale, ai precari assunti dai presidi viene applicata una decurtazione che corrisponde all’importo dell’ex compenso accessorio. E se si assentano per malattia hanno diritto alla metà della retribuzione solo per un mese. Dopo di che, nulla. Tra l’altro sulla questione della mancata attribuzione degli scatti di anzianità ai precari c’è anche una sentenza della Corte di giustizia europea che dovrebbe essere applicata anche in Italia. Ma finora non è successo nulla (si veda ItaliaOggi del 6 novembre 2007). Insomma, assumere precari fa risparmiare alle casse dello stato un bel po’ di soldi. L’amministrazione però sarebbe intenzionata a chiedere l’autorizzazione ad immettere in ruolo almeno 20mila precari: 15mila docenti e 5mila Ata. Insomma una boccata di ossigeno che riaccende la speranza per i 130mila precari che lavorano attualmente nelle scuole di tutto il paese con contratti a termine. Le immissioni, se ci saranno, verranno concentrate al Nord. Anche perché nel Mezzogiorno a rischiare il posto non ci sono solo i precari, ma anche i docenti di ruolo. Per questi ultimi si fa avanti lo spettro della riconversione coatta oppure della mobilità intercompartimentale. Ipotesi questa che non dispiacererebbe ai più. Ma il problema è che i posti nelle altre amministrazioni sono pochissimi. Anzi sono talmente pochi che l’amministrazione scolastica non è riuscita a ricollocare nemmeno i docenti inidonei, che sono appena 5mila, per i quali è stato costituito un ruolo a esaurimento. E dunque, se non sarà possibile ricollocare i docenti in esubero in altri insegnamenti o altre amministrazioni bisognerà applicare gli articoli 33 e 34 del decreto legislativo 165/2001. Una disciplina che risale al 1993, che fu introdotta dall’allora governo Amato. Ciò vuol dire che gli in collocabili saranno messi nelle liste di disponibilità a stipendio ridotto e poi licenziati.
ItaliaOggi, 17 febbraio 2009
venerdì 13 febbraio 2009
UN ALTRO PAESE E' POSSIBILE
Noi crediamo che:
In questa città, la mancanza di un indirizzo politico e culturale e di regole trasparenti hanno consentito alle lobbies politico-economiche di imporre il prevalere dell'interesse privato su quello pubblico e di impedire qualsiasi reale processo partecipativo e democratico nel governo della città.
giovedì 12 febbraio 2009
Laterza/I dubbi dei consiglieri e dei tecnici della Provincia: la copertura non basta Progeva, progetto da rivedere
LATERZA - «Progetto da rivedere ed approfondire». La Progeva, ieri mattina, non ha passato l'esame della conferenza dei capigruppo, aperta a tutti i consiglieri comunali, cui hanno partecipato anche un tecnico ed un consulente della Provincia. Tutti d'accordo, in sostanza, nel rimandare ad un esame più approfondito la bozza presentata dall'azienda che tanto ha fatto parlare di sè per via dei cattivi odori. Troppo “povera” l'ipotesi progettuale che fa riferimento alla copertura del materiale lavorato, peraltro con la previsione di nuove biocelle ed un biofiltro. Interventi che secondo Franco Frigiola, presidente del Consiglio, «nulla dicono sulla soluzione del problema». In pratica, servirà un progetto più particolareggiato che poi «venga valutato in un'apposita conferenza dei servizi ed eventualmente con un passaggio in Consiglio comunale nel caso sia necessaria una variante urbanistica».Dubbi sostanziati dal prof. Onofrio Laricchiuta che, per conto della Provincia, ha parlato apertamente «di un'azienda insalubre» rispetto all'attuale configurazione. Senza che il progetto presentato dica molto di più sul come sarà chiuso (senza effetti collaterali) il processo produttivo in futuro e su che cosa non ha funzionato in passato. Ed è proprio su questo che il Pd, per bocca di Franco Catapano, chiede «un approfondimento che spieghi come si migliora un'attività che, però, dev'essere orientata a produrre fertilizzante organico di qualità compatibilmente col territorio e l'ambiente». «Con il Comune - conclude Catapano - che però deve smettere di cercare lo scontro a tutti i costi con la Provincia. Meglio sarebbe, e questo chiediamo, valutare il progetto in Consiglio comunale tutti insieme».
M. D'O.
Corriere del Giorno
12/02/2009
lunedì 9 febbraio 2009
LA CRISI C'E' E IL GOVERNO?
Il governo degli slogan
Raddoppiati gli sbarchi degli immigrati
Nel 2009 si pagheranno più tasse
il lavoro nobilita, il precariato no
Aumentano i reati e criminalità
Il disastro social card
Alitalia, uno scandalo... anzi, un vero raggiro
La crisi c'è e il governo?
Impianti eolici: arriva la «foresta d’acciaio»
La denuncia di D'Ambrosio (Pd): «ora vogliamo chiarezza»Un nuovo passo verso la realizzazione di decine di pale eoliche nelle campagne castellanetane. Il settore Ecologia della Regione Puglia ha infatti concesso la Via (Valutazione di impatto ambientale) per la realizzazione di un parco eolico costituito da 28 torri che verrebbero costruite nella zona a nord del centro cittadino, tra la statale 7 per Laterza e la contrada Caccamone, al confine con i territori comunali di Laterza e Gioia del Colle. Si tratta per la precisione delle località Tafuri, Pezze del Dragone, Givone, Santa Maria, Contrada Canale Lummo e Contrada Filippo. A realizzare il parco sarà la Gec (Green Engineering & Consulting), l’azienda napoletana che lo scorso anno era finita al centro del dossier “affare eolico” redatto dal centrosinistra cittadino in cui si faceva anche riferimento ad infiltrazioni mafiose nel Consiglio comunale, tanto che sull'eolico a Castellaneta - e in particolare sui pareri favorevoli che il Comune ha concesso non solo alla Gec ma anche a due aziende di Laterza - indaga da mesi il Gico, il Gruppo investigativo criminalità organizzata della Guardia di Finanza, per conto della Direzione distrettuale antimafia. Nel dettaglio, il “via libera” che il settore Ecologia delle Regione ha dato alla Gec riguarda il parere favorevole per la compatibilità ambientale per 28 aereogeneratori per la produzione di 3 Megawatt di energia elettrica ciascuno sui 40 che l’azienda aveva proposto. Il parere della Regione segue quello del Comune di Castellaneta ma non è l’ultimo passo verso la realizzazione vera e propria del parco eolico che sarà denominato “Castellaneta”. Come si legge infatti nel bollettino regionale, il parere della Regione “è relativo alla sola valutazione dell’impatto ambientale, non sostituisce né esonera il soggetto proponente dall’acquisizione di ogni altro parere e autorizzazione”. Queste 28 pale eoliche dalla larghezza compresa tra i 90 e i 94 metri esulano però dal Prie (Piano regionale degli impianti eolici) approvato dalla Comunità Montana della Murgia Tarantina appena un mese fa, poco prima del proprio scioglimento. Ciò vuol dire che il territorio di Castellaneta dovrebbe ospitare un numero di torri ben superiore alle 28 del parco costruito dalla Gec di Napoli. «Accade che la Regione decide per il Comune, ma vogliamo chiarezza» dice il consigliere comunale del Partito democratico Michele D’Ambrosio che per primo, oltre un anno fa, aveva sollevato una lunga serie di interrogativi sui quali ha poi posto l’attenzione l’Antimafia.
Segnalazioni:
Parco ed Energia, resconto dell'assemblea
Si paga Ici e Irpef sui terreni che ospitano impianti eolici
Inergia spa diffida il Comune di Laterza
Sentenza del Tar di Lecce sull'eolico
Eolico sì ma con giudizio
Affari sporchi contro il territorio
domenica 8 febbraio 2009
La soglia del Pudore

In questi giorni siamo di fronte a un doloroso strappo istituzionale e costituzionale, ma forse perfino più dolorosi sono gli sgarri verbali che il premier si è concesso, blaterando di gravidanze e di “bell’aspetto”. Chissà se, di fronte a questo osceno spettacolo, almeno qualcuno dei suoi elettori ha potuto aprire gli occhi. L’illusione è che esista una soglia oltre la quale finalmente la passione politica si fa da parte, e lascia il posto alla valutazione umana. Non posso credere che essere di destra, oggi in Italia, significhi rassegnarsi a essere rappresentati da uno di quella fatta.
tratto da "La Repubblica" del 8 febbraio 2009 - L'amaca di Michele Serra
Tedesco sostuito dal prof. Fiore

Comunicato Stampa del Pd
Un'idea strabiliante, capace di cambiare la storia. Insomma, la pietra tombale della libertà d'espressione, una sorta di censura preventiva che, non a caso, la Costituzione italiana vieta, prevedendo, in casi di abusi, un intervento ex-post dell'autorità giudiziaria .
A dispetto di ciò che lor Signori raccontano, le nostre istanze sono dettate innanzitutto dall'essere cittadini di Laterza prima ancora che membri di partito.
Sulla vicenda Progeva abbiamo semplicemente richiesto l'intervento di un'Amministrazione comunale rivelatasi svogliata e smemorata, per evitare il ripetersi dei cattivi odori; abbiamo richiesto di risolvere l'affaire EDILECO-LIDL con la prospettiva di offrire ai cittadini nuove opportunità di risparmio ed anche di occupazione evitando di esporci a probabili contenziosi.
Auspichiamo un miglioramento della qualità della vita del nostro paese e per questo abbiamo sollecitato l'Amministrazione a creare zone pedonali invece di impiantare inutili semafori; abbiamo denunciato una pressione tributaria ancora ai massimi consentiti, mentre assistiamo ad un continuo susseguirsi di spese inessenziali come la realizzazione di piazzette e giostrine che distraggono fondi da interventi ben più urgenti (ad esempio nel cruciale ambito dell'edilizia scolastica).
Sollecitiamo maggiore attenzione per lo stato delle strade e delle periferie, trascurate perché inidonee a garantire a lor Signori utili vetrine propagandistiche da utilizzare per le proprie ambizioni politiche.
L'ira furibonda e scomposta di questi giorni, determinata dalla richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda del campo sportivo, è sintomatica dell'incapacità di riconoscere il diritto-dovere di controllo e denuncia che spetta all'opposizione. La reazione a caldo del Sindaco fu molto chiara, dopo un comprensibile tentativo di minimizzazione dell'accaduto («La richiesta del p.m. era prevedibile, anzi me l'aspettavo. Ora aspetto sereno e tranquillo il giudizio del Gup»), l'affondo velenoso, questa volta però contro la magistratura: «Strano che queste cose capitino sempre in periodo pre-elettorale». Quindi, martiri berlusconiani, gli indagati sono stati, a loro dire, travolti dall'azione politico - sovversiva delle toghe politicizzate.
Oggi ci accusano di aver già celebrato il processo e di essere giunti ad un verdetto di colpevolezza. In realtà un processo in pubblica piazza si sta celebrando, ma a celebrarlo sono gli stessi indagati che hanno già provveduto ad assolversi. Quella vicenda, a limite, è viziata da un errore tecnico, continuano a ripetere, affrettandosi a ribadire di non aver intascato un centesimo.
Ci sorge però un dubbio che proponiamo agli eminenti giuristi della PdL: chi ha mai sostenuto che gli imputati abbiano ricavato un vantaggio economico da questa vicenda? Noi senz'altro no, la magistratura nemmeno, altrimenti tra i reati contestati vi sarebbe anche quello di concussione. Un adagio latino recitava pressappoco così: excusatio non petita, accusatio manifesta, ovvero se non hai niente di cui scusarti, non scusarti.
Nella realtà il reato contestato dal p.m. è quello di truffa. Pertanto, se è ipotizzato il reato di truffa è possibile che vi sia anche un truffato. Nel caso in questione, il presunto truffato è l'ente Comune di Laterza, ovvero tutti noi. Per questo, e non perché sciacalli o avvoltoi come gentilmente amano definirci, ritorniamo a chiedere la cosa a nostro parere più ragionevole: la costituzione di parte civile del Comune.
Dato che lor Signori sono certi di poter dimostrare la loro buona fede, non abbiano timore a deliberarla.
Ma la loro arroganza li porta ad affermare, nella duplice veste di giudici e indagati, che non vi è stato nessun danno per la comunità, e per questo, continuiamo a rilevare un conflitto di interessi grande quanto lo stadio in questione, ma non ci azzardiamo a suggerire le dimissioni per risparmiare ai cittadini una nuova pagina di squallore politico-istituzionale di cui la nostra comunità non ha davvero bisogno.
Per noi fare politica vuol dire credere che nel nostro Paese si possa vivere meglio e, almeno finché avremo la possibilità di esprimere il nostro punto di vista sulle cose, avendo il coraggio di replicare ad atti offensivi e lesivi della nostra dignità personale, continueremo a vigilare.
I manifesti affissi lasciano intuire, però, che il confronto, che non osiamo più nemmeno definire politico, ha raggiunto un nuovo stadio, quello del capovolgimento dei benché minimi principi di correttezza in una irrimediabile escalation di odio e di calunniosa delegittimazione che, e di questo ci rammarichiamo, sta riguardando anche gli onesti giornalisti locali.
Questa è la Destra. Questa è l'Italia che vogliono.
venerdì 6 febbraio 2009
Laterza non e' un paese per vecchi.
Minacciano un’anziana e le portano via 5mila euro giovedì 5 febbraio 2009
“…INEVITABILE…AGONIA…”
Gisella KRISTALLIN dopo essersi dichiarato ideatore, se si può dire, del manifesto dal titolo “…INEVITABILE…AGONIA…”, anche se è in grado di respirare, giocare a calci(o), mangiare, dormire, non può essere considerato una forma di vita intelligente.
Anche il suo scudiero, SCACCO MATTO, candidamente, ha dichiarato che ogni ulteriore tentativo di stimolo al “ragionamento” rappresenterebbe una forma inutile di accanimento intellettivo.
Il quoziente mentale è piatto.
Il suo corpo è ancora al palazzo comunale, ma la sua mente adesso è in un posto migliore, può godere di tutto quello che non ha avuto quaggiù;
capire il gusto di mettere il soggetto, il verbo, il complemento oggetto, la punteggiatura al posto giusto, non sbagliare i congiuntivi, ma soprattutto fare un ragionamento azzeccato composto di idee sensate.
I cittadini di “Lo voglio bene al mio paese” si uniscono al dolore della CdP, Casa del Pollo.
mercoledì 4 febbraio 2009
Le invasioni barbariche
SEGNALAZIONI:
Inchiesta Cedis, il ministro Fittorinviato a giudizio
Raffaele Fitto è accusato di concorso in turbativa d'asta e di interesse privato del curatore negli atti del fallimento nella procedura di amministrazione straordinaria della Cedis. Lo ha deciso il gup del tribunale di Bari. I fatti si riferiscono al periodo in cui era presidente della Regione Puglia.
LEGGI: La lunga difesa di Fitto
118 il nostro impegno continua
Ambulanze con presenza di medico saranno finalmente presenti al Rione Tamburi, a Talsano, a Crispiano, a Laterza. Nuove postazioni a San Giorgio ed Avetrana. Questo accordo viene a completare il quadro aperto dalla Delibera di Giunta Regionale del Luglio scorso che puntava alla stabilizzazione del personale precario del 118. Ma bisogna guardare anche allo scenario generale.In primis al Piano Regionale della Salute, apprezzato dai più illustri studiosi di riforme sanitarie. Un Piano che determinerà la vera svolta nella riorganizzazione della rete ospedaliera (saranno costruiti 12 nuovi Ospedali) e nel rilancio dei Distretti Socio-Sanitari.In Puglia giova ricordarlo il ticket sui farmaci (2€ a ricetta) è stato abolito dal Governo Vendola e da circa 2 mesi il tetto di esenzione è stato elevato a 29.000€ consentendo al 90% dei Pugliesi di non pagare nulla.Ricordiamo che i Pugliesi per fare una PET-TAC dovevano recarsi a Napoli o da Roma in su, oggi la PET-TAC si effettua al Policlinico di Bari e a San Giovanni Rotondo, a breve ogni Provincia ne avrà una.La Regione Puglia aveva la tecnologia per la diagnostica tra le più obsolete d’Italia, oggi a seguito di ingenti investimenti sono stati acquistati modernissime TAC, risonanze magnetiche (RMN), mammografi, attrezzature per la diagnostica radiologica convenzionale.Inoltre la campagna di ricerca dei tumori della mammella, del colon, del carcinoma del collo uterino è stata avviata dal Governo Vendola.Ed ancora la campagna regionale di vaccinazione contro il carcinoma del collo uterino causato da questo virus è stata avviata sempre dal Governo Vendola. Già l’85% delle ragazze (12-13 anni) è stata vaccinata GRATUITAMENTE. Proprio oggi sono stati diffusi dati allarmanti dall'OMS che indicano come fosse utile intervenire tempestivamente.Abbiamo ereditato strutture ospedaliere fatiscenti, per fare qualche esempio l’Ospedale di Manduria, Martina Franca, Gioia, il Di Venere, lo stesso Policlinico di Bari e così via.In attesa che vengano investiti miliardi di euro per costruire i 12 nuovi Ospedali previsti dal P.R.S. sono stati investiti 490 milioni di euro per ammodernare le strutture già esistenti.Chi ha riaperto i concorsi e fatto nuove assunzioni di medici, infermieri, fisioterapisti e personale para-medico? Il Governo Fitto aveva bloccato le assunzioni per 5 anni, determinando il caos organizzativo in tutti gli Ospedali.Il processo di stabilizzazione ha dato certezza occupazionale a 5.000 precari.Certo ci sono problemi con le liste d’attesa ma il problema è nazionale e comunque ci giochiamo, nell’interesse dei cittadini, l’ultima carta che è l’introduzione del DAY SERVICE.
La Giunta Vendola ha approvato la Deliberazione che prevede la possibilità per lo specialista di far effettuare nello stesso giorno tutte le prestazioni necessarie a risolvere la problematica del paziente.E' un obiettivo ambizioso ma ce la possiamo fare. Con il concorso della politica certo, ma anche con la collaborazione e lo spirito di sacrificio degli operatori mai mancato in questi anni.

