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mercoledì 8 luglio 2009

Spunta il filone dell'eolico, nel mirino le concessioni

La Guardia di finanza sequestra documenti negli assessorati all´Ecologia e alle Attività produttive

Dopo la sanità, è arrivato il momento del vento. La Guardia di Finanza ha aperto un fascicolo d´indagine, considerato dagli investigatori molto delicato, sull´iter autorizzativo che ha portato al via libera a una quindicina di parchi eolici in tutta la regione. Le zona rosse sono la Capitanata e la Murgia: ad accumulare le situazioni ci sarebbe l´opportunità avuta da alcune aziende di accedere a una sorta di sanatoria, su alcune autorizzazioni, prevista a un certo punto dalla legge. Per questo motivo nelle scorse settimane i finanzieri sono stati sia nell´assessorato all´Ecologia sia in quello alle Attività produttive, che materialmente rilascia le autorizzazioni, ad acquisire una serie di carte.

«Non conosco l´indagine nello specifico - spiega l´ormai ex assessore all´Ambiente, Michele Losappio, da ieri con la delega alla Formazione professionale - È da tempo che i funzionari sono abituati ad aprire i faldoni e a consegnare tutte le carte agli investigatori, com´è nostra abitudine fare nel massimo della collaborazione con le forze della magistratura». Come spiega lo stesso Losappio, il problema sull´eolico arriva dal cortocircuito autorizzativo che spesso si crea tra Regione e Comuni. Cortocircuito nel quale provano a insinuarsi gli speculatori. E non solo. Non c´è soltanto la procura di Bari a indagare sull´eolico. A Lecce, per esempio, indagando sul clan Bruno, il procuratore aggiunto Cataldo Motta e il pm antimafia Leone De Castris si sono resi conto che la cosca aveva diversificato gli affari: recentemente infatti aveva acquistato alcuni terreni nella zona di Torre Santa Susanna.

Su una società napoletana che fa affari nella zona di Castellaneta indaga invece il sostituto Giorgio Lino Bruno.

A Foggia invece la Finanza vuole capire qualcosa di più sull´impianto di Deliceto mentre ad Ascoli Satriano il sindaco fu arrestato proprio per vicende che riguardavano il parco eolico. Nella Murgia era invece scattato qualche mese fa - ribadito anche da un´interrogazione parlamentare dell´onorevole Pierfelice Zazzera dell´Italia dei Valori - una sollevazione delle associazioni ambientaliste contro tre società coinvolte in un´indagine della procura di Palermo per mafia.

(g.d.m. e g.fosch. - Repubblica Bari - 08 luglio 2009

sabato 11 aprile 2009

Castellaneta: il caso vento e sole, voglia di business

CASTELLANETA - Sale a 42 il numero di torri eoliche che potranno essere installate nel territorio di Castellaneta. Se la Puglia con 56,5 MW installati al 31 marzo 2009 è diventata la prima regione italiana per la produzione di energia elettrica dal fotovoltaico, «Castellaneta può aspirare a diventare il primo produttore al mondo di energia da fonti alternative». Chi parla è Michele D'Ambrosio, consigliere comunale del Pd, che è uno dei più attenti osservatori sul tema delle energie alternative. «Sono infatti 42 le torri eoliche da 3 MW - spiega D'Ambrosio - che hanno avuto l’autorizzazione del dirigente settore ecologia della Regione Puglia per la Valutazione d’Impatto Ambientale: 28 approvate con la determina 525 del 4/9/2008 in località Tafuri, Pezzo del Dragone, Givone; S. Maria, Contrada Canale Lummo e Contrada Canale Filippo; 2 approvate con il 2/12/2008 in località Pezzo del Dragone, Masseria Petrizza; 1 approvata con il 2/12/2008 presso la masseria Tria; tutte della Società Green Engineering & Consulting; 11 torri eoliche approvate il 28/11/2008 in località Monachelle, sono della Società Energia in Natura».
Le località dove le torri eoliche verrebbero installate sono racchiuse nella fascia di territorio tra la Statale 7 a nord di Castellaneta, la Provinciale 23 e la provinciale 22 sino ai confini col comune di Gioia del Colle e del Comune di Laterza.
«È stato così esaurito - continua D'Ambrosio -. il numero massimo di 42 aerogeneratori, con un’altezza della torre intorno ai 100 metri, che si possono installare nel territorio del Comune di Castellaneta in quanto comune sprovvisto di PRIE (Piano Regolatore Impianti Eolici) e che riguarda i progetti presentati entro il 30 novembre 2006». Nel frattempo al Comune di Castellaneta sono pervenute altre richieste d’installazioni d’impianti per la produzione di energia elettrica da pannelli fotovoltaici, portando a 214 il numero dei progetti presentati con D.I.A. (Denuncia Inizio Attività), più 1 progetto da 14 MW che - come riferisce D'Ambrosio - «ha avuto già il parere favorevole della Regione per la Valutazione d’Impatto Ambientale e che complessivamente produrrebbero circa 217 MW».
Impianti fotovoltaici che andrebbero ad occupare terreni dai confini con Gioia del Colle sino alla Statale 106 all’ingresso di Castellaneta Marina. Infine, l’ultimo progetto presentato «riguarda la realizzazione in contrada Sant’Andrea di un impianto per la produzione di energia elettrica da oli vegetali per una potenza totale di 30 MW e con una produzione annua di energia ceduta di 240.000 MWh». In ballo ci sono investimenti e ricavi milionari. Le 42 torri castellanetane, infatti, svilupperebbero 126 megawatt di potenza installata con un investimento di oltre 107 milioni di euro. I ricavi annui, grazie alla vendita d'energia e agli incentivi, potrebbero ammontare ad oltre 42 milioni per 1600 di funzionamento: cioè il minimo richiesto per l'installazione. Il vento in più, sarebbe tutto grasso che cola...

M. D'O.

lunedì 9 febbraio 2009

Impianti eolici: arriva la «foresta d’acciaio»

La denuncia di D'Ambrosio (Pd): «ora vogliamo chiarezza»
Un nuovo passo verso la realizzazione di decine di pale eoliche nelle campagne castellanetane. Il settore Ecologia della Regione Puglia ha infatti concesso la Via (Valutazione di impatto ambientale) per la realizzazione di un parco eolico costituito da 28 torri che verrebbero costruite nella zona a nord del centro cittadino, tra la statale 7 per Laterza e la contrada Caccamone, al confine con i territori comunali di Laterza e Gioia del Colle. Si tratta per la precisione delle località Tafuri, Pezze del Dragone, Givone, Santa Maria, Contrada Canale Lummo e Contrada Filippo. A realizzare il parco sarà la Gec (Green Engineering & Consulting), l’azienda napoletana che lo scorso anno era finita al centro del dossier “affare eolico” redatto dal centrosinistra cittadino in cui si faceva anche riferimento ad infiltrazioni mafiose nel Consiglio comunale, tanto che sull'eolico a Castellaneta - e in particolare sui pareri favorevoli che il Comune ha concesso non solo alla Gec ma anche a due aziende di Laterza - indaga da mesi il Gico, il Gruppo investigativo criminalità organizzata della Guardia di Finanza, per conto della Direzione distrettuale antimafia. Nel dettaglio, il “via libera” che il settore Ecologia delle Regione ha dato alla Gec riguarda il parere favorevole per la compatibilità ambientale per 28 aereogeneratori per la produzione di 3 Megawatt di energia elettrica ciascuno sui 40 che l’azienda aveva proposto. Il parere della Regione segue quello del Comune di Castellaneta ma non è l’ultimo passo verso la realizzazione vera e propria del parco eolico che sarà denominato “Castellaneta”. Come si legge infatti nel bollettino regionale, il parere della Regione “è relativo alla sola valutazione dell’impatto ambientale, non sostituisce né esonera il soggetto proponente dall’acquisizione di ogni altro parere e autorizzazione”. Queste 28 pale eoliche dalla larghezza compresa tra i 90 e i 94 metri esulano però dal Prie (Piano regionale degli impianti eolici) approvato dalla Comunità Montana della Murgia Tarantina appena un mese fa, poco prima del proprio scioglimento. Ciò vuol dire che il territorio di Castellaneta dovrebbe ospitare un numero di torri ben superiore alle 28 del parco costruito dalla Gec di Napoli. «Accade che la Regione decide per il Comune, ma vogliamo chiarezza» dice il consigliere comunale del Partito democratico Michele D’Ambrosio che per primo, oltre un anno fa, aveva sollevato una lunga serie di interrogativi sui quali ha poi posto l’attenzione l’Antimafia.


Segnalazioni:
Parco ed Energia, resconto dell'assemblea
Si paga Ici e Irpef sui terreni che ospitano impianti eolici
Inergia spa diffida il Comune di Laterza
Sentenza del Tar di Lecce sull'eolico
Eolico sì ma con giudizio
Affari sporchi contro il territorio

martedì 17 giugno 2008

EOLICO IN PROVINCIA DI TARANTO? CERTO CHE SI'

Il mio amico Franco Catapano mi sollecita a dire la mia sull’energia eolica, in particolare per quanto sta succedendo a Laterza, dove, a detta di Franco, pare che l’Amministrazione comunale voglia dare l’assenso ad installare un numero impressionante di aerogeneratori. E come faccio a dire di no? Il sito del PD di Laterza segnala questo blog, cosa che non fa invece il sito del PD del mio Comune, e quindi, molto volentieri, rispondo al sollecito. Chiariamo innanzitutto che esiste un “Regolamento per la realizzazione di impianti eolici nella Regione Puglia”, al quale occorre fare riferimento, e che si applica agli impianti eolici di potenza superiore a 60 kW, se costituiti da più di un aerogeneratore, e agli impianti eolici costituiti da un solo aerogeneratore di potenza superiore a 1 MW. Le procedure di valutazione ambientale valgono SEMPRE, tranne che per impianti con potenza nominale non superiore ai 20 Kw o a servizio di utenze isolate (sono quelle con distanze dall’utenza elettrica servita non superiori ai 200 metri). Queste eccezioni servono, a mio avviso, per favorire impianti di mini-eolico ad uso personale (nel PEAR si parla di mini eolico con valori di 30 Kw o 60 kw). Pertanto, per “mostri” l’impatto ambientale deve essere sempre valutato. Ma non basta. Il regolamento prevede la realizzazione del “Piano di Regolamentazione Impianti Eolici” (PRIE) , che per Laterza, Mottola, Massafra Crispiano, Castellaneta, Palagianello e Palagiano è stato preparato dalla Comunità Montana, e che fornisce atti di indirizzo. Inoltre, esiste il “Piano Energetico Ambientale Regionale” (PEAR), che fa sempre riferimento al regolamento suddetto. Il PRIE prevede un numero massimo di impianti installabili nel territorio della Comunità Montana ed in ogni comune, in funzione della potenza erogata. Complessivamente, le simulazioni fatte dal PRIE prevedono, considerando tutti i vincoli paesaggistici e ambientali, un numero massimo di 160 impianti di 2 Mw ciascuno all’interno di tutto il territorio di Laterza, Mottola, Massafra Crispiano, Castellaneta, Palagianello e Palagiano. Il PRIE ha anche previsto le aree dove è possibile realizzare tali impianti, considerando i vincoli paesaggistici, ambientali, di velocità del vento, e così via. Gli impianti inferiori ad 1 MW non dovrebbero rientrare nel PRIE, in quanto non rientrano nel suddetto regolamento, ma sono comunque sottoposti a valutazione di impatto ambientale. Inoltre, vi sono limiti imposti dalla tecnologia, dalla fisica e dalla progettazione di "fattorie del vento": distanze, etc. etc.

E, dopo questa carrellata tranquillizzante (vi è sempre la Valutazione di Impatto Ambientale da fare, altrimenti interviene la UE e con quelli non si scherza), vi dico cosa penso. Credo che l’eolico dovrebbe essere incoraggiato il più possibile, anche perché controindicazioni per l’ambiente non ve ne sono. So che gli ambientalisti pensano agli uccelli, ed ai danni che possono avere dagli impianti. Ma, su questo, occorre essere chiari. Innanzitutto statistiche indicano che la mortalità annua (negli Stati Uniti) di uccelli dovuti ad impianti eolici varia da 10mila a 40mila, contro gli oltre 174 milioni morti sulle linee elettriche, gli 80 milioni morti contro i veicoli ,50 milioni contro torri di comunicazione e 980 milioni contro finestre ed edifici , tanto per citarne alcuni (non sto dando i numeri, c’è un rapporto del National Wind Coordinating Committe degli USA che parla di questi numeri). Una percentuale veramente infima: su un totale di 1300 milioni circa di uccelli morti, 3 ogni 100mila sono morti a causa di impianti eolici. Poi, penso che, se continuiamo a rifiutare insediamenti eolici e a dire sempre no, alla fine ci ritroveremo con schifezze nella regione: i no, nonostante le loro buone intenzioni, diventano funzionali all’installazione di sistemi inquinanti.

Ed ora qualche considerazione energetica. Se ipotizziamo 2000 ore di funzionamento annue per ogni impianto da 2 Mw (una media accettabile), otteniamo che, solo nell’area che stiamo considerando, si possono generare 0,64 Twh (migliaia di miliardi di watth), pari a 1,1% circa di quanto abbiamo importato dall’estero nel 2006. Se la Puglia potesse inserire, ad esempio, altri 20 insediamenti come quelli previsti dal PRIE di Laterza, Mottola, Massafra Crispiano, Castellaneta, Palagianello e Palagiano (in fondo sono solo 7 comuni), la Puglia genererebbe 13 TWh circa, ovvero poco meno del 29% di quanto abbiamo importato dall’estero nel 2006. E se in tutte le regioni fosse possibile installare impianti analoghi, potremmo, solo con l’eolico, esportare energia all’estero. E senza aver bisogno di investire pesantemente in altre fonti, pericolose od inquinanti che siano. Ma questo è un altro discorso.

Cosa suggerire all’amico Franco? Di farsi portavoce di un progetto che coinvolga tutti i comuni oggetto del PRIE, per creare un consorzio per favorire e gestire economicamente, nella maniera più conveniente per i comuni, il “business” dell’eolico. Il consorzio dovrebbe negoziare per conto dei comuni, magari favorire la ricerca puntando su talenti locali, chiedere in cambio costruzioni o comunque opere utili al territorio. E, perché no, farsi promotrice anche per le altre zone della Puglia, magari esportando il suo modello. Perché non farlo? Questa sì che sarebbe Politica con la P maiuscola. E, soprattutto, la classe politica locale acquisterebbe una credibilità che, purtroppo, attualmente non ha.

Gianni Macchia

lunedì 16 giugno 2008

ALTA PRESSIONE SULL’EOLICO

Al convegno del Pd “Parco ed Energia” si è parlato di compatibilità tra gravine e impianti eolici. Le richieste in salita: da 486 a 560 torri per oltre 1500 megawatt fra Laterza e Castellaneta.

Catapano: “La speculazione può costare cara”. Loreto: “Tra domanda e offerta c’è sproporzione: serve giudizio”

Piazzate una dietro l’altra, alla distanza di circa 300 metri prevista dalla legge regionale, farebbero una fila di 168 km. Un enorme “effetto selva” che ha come protagoniste le 560 torri eoliche che si vorrebbe impiantare tra Laterza e Castellaneta.

Due centri che, però, sono separati da appena 14 km e hanno in comune il Parco delle Gravine, attorno al quale questi grandi impianti che catturano il vento (a oltre 150 metri d’altezza) e lo trasformano in energia elettrica dovranno praticamente fare lo slalom per evitare aree protette regionali e nazionali, oasi di protezione, zone sic e zps, aree umide tutelate.

Argomenti spinosi che, l’altra sera, sono stati affrontati nella Cittadella della Cultura durante il convegno incentrato proprio sul tema “Parco ed Energia, chiavi dello sviluppo laertino”. A fornire le diverse sfaccettature dell’intera vicenda ci hanno pensato il consigliere Franco Catapano (Pd), l’ex senatore Rocco Loreto, Marinella Marescotti (coordinamento del Parco delle Gravine) ed Enzo Cripezzi (Lipu Puglia).

La tesi squadernata è suggestiva: natura e impianti eolici non sono incompatibili, ma serve una giusta misura. Catapano lo ha chiarito subito: “Le politiche ambientali – ha detto - e lo sviluppo sostenibile nel nostro territorio si identificano con il Parco delle Gravine, approvato il 13 dicembre del 2005.

I comuni della zona occidentale di Taranto all’interno della sub area vasta lo hanno individuato come elemento identificativo e unitario per uno sviluppo duraturo in grado di valorizzare le produzioni e gli imprenditori del territorio. La “cultura del Parco” ci impone di fare molta attenzione alla salvaguardia del territorio attraverso azioni intercomunali capaci di coniugare conservazione e sviluppo”. Di qui al centro del nodo-eolico il passo è breve: “Il tema della produzione di energia da fonti rinnovabili è compatibile con il Parco e il suo sviluppo a condizione che non sia calato dall’alto e sia dimensionato sulla base delle esigenze del territorio. Ciò non è accaduto per l’energia eolica ed è per questo che nel luglio 2006, in tempi non sospetti, abbiamo posto il problema dell’eolico all’intero Consiglio comunale di Laterza. Siamo stati noi della minoranza a chiedere che il nostro comune si dotasse di un Prie in grado di identificare le zone – possibilmente comunali - dove era possibile ubicare le pale eoliche.

Purtroppo non siamo stati ascoltati perché il centrodestra si è fatto abbagliare dalla speculazione eolica.

Oggi il numero spropositato di convenzioni e pale eoliche approvate dal Consiglio, il contenzioso che si è sviluppato con le imprese serie, il parere negativo della Regione Puglia, le indagini della magistratura rischiano di costarci molto caro”. La novità degli ultimi giorni, infatti, è che la Procura distrettuale antimafia di Lecce ha messo gli occhi sull’affare più grande mai visto da queste parti (e non solo qui).
Quelle 560 pale (gran parte ferma alla fase di richiesta di valutazione ambientale) possono sviluppare non solo 1500 megawatt e passa di energia, ma soprattutto un investimento di oltre 1,2 miliardi di euro con ricadute economiche notevoli. Un esempio: 100 megawatt installati, al minimo del funzionamento di 1600 ore annue, possono sviluppare introiti per oltre 33 milioni di euro tra vendita dell’energia elettrica e certificati verdi (l’incentivo statale previsto per le energie rinnovabili).
Volerci veder chiaro, su protagonisti, procedure, intrecci e interessi appare quantomeno un atto di buon senso, oltre che dovuto, visto il gran baccano che sul tema si è sviluppato soprattutto a Castellaneta, sponda Pd.
La ragione “politica” di questa presa di coscienza l’ha esplicitata Catapano: “L’eolico e il solare possono rappresentare una opportunità di sviluppo per il nostro Comune, che deve incentivare la sensibilità verso l’ambiente promuovendo il risparmio energetico per le abitazioni e incentivando il solare termico.
L’iniziativa di questa sera su ambiente, rifiuti, energia ed eolico tenta di far capire come è tutto intrecciato con il territorio che merita rispetto, attenzione e uno sviluppo pianificato”. Tutto ciò salvo verificare incongruenze e speculazioni, secondo la traccia segnata col circoletto rosso da Rocco Loreto. “Esiste una sproporzione enorme – ha sottolineato - tra domanda di installazione di torri eoliche e possibilità di offerta. In un fazzoletto di terra si vuole impiantare un numero enorme di pale eoliche e la popolazione ignora il problema a cui si va incontro. 560 maxitorri eoliche hanno avuto parere favorevole dalle amministrazioni comunali di Laterza e Castellaneta, una selva di acciaio vera e propria.
A Castellaneta sono previste 335 torri, mentre a Laterza 225, per un totale di 560 torri pari ad un’energia di quasi 1.600 megawatt. Tra i due paesi si arriverebbe a produrre quasi la metà di tutta l’energia eolica prevista nel Pear regionale”. Un trend peraltro in crescita. A novembre 2007, infatti, sul territorio di Castellaneta e Laterza erano localizzate richieste per 486 impianti, lievitate negli ultimi mesi sino a 560. Quante di queste poi diverranno “parco eolico” è una pagina che toccherà alla Regione Puglia scrivere, magari spulciando tra le convenzioni approvate dai Comuni e valutando qualche contenzioso (come la diffida spedita da Inergia Spa al Comune di Laterza). Bisognerà fare i conti, poi, con i parametri di legge ante-Prie, che permetterebbero solo ad una ottantina di impianti di sorgere tra Laterza e Castellaneta: una scrematura notevole; soglia che potrebbe salire intorno ai 220, invece, stando alla previsione del Piano Regolatore per gli Impianti Eolici appena licenziato dalla Comunità Montana della Murgia Tarantina.

Ma le “bocciature”, c’è da giurarci, saranno tante. Come quella che è piovuta sulla testa della società Progetto Energia di Livorno, incappata nel parere sfavorevole alla compatibilità ambientale del suo impianto previsto in contrada Melodia (Laterza), così come “sentenziato” dal dirigente regionale del Settore Ecologia.

Resta, però, la “pressione” sul territorio, che evidentemente non è a costo zero: “Il punto – ha chiarito Loreto - è che si può anche decidere di trasformare il nostro territorio in un polo energetico, ma non è una decisione che deve essere presa alla leggera, va vagliata accuratamente.
Bisogna chiedersi: cosa accade quando un territorio diventa parco eolico?
Il paesaggio cambia la sua destinazione d’uso, i terreni agricoli adibiti ad ospitare le torri, fiscalmente non saranno più considerati terreni agricoli ma opifici e in base a tale utilizzo, verranno applicati i regimi fiscali”. I suoi dubbi, Loreto, li ha affidati ad un paio di osservazioni: “Il Pd, che è sempre stato d’accordo con lo sviluppo dell’energia pulita, chiede una riflessione per frenare lo scempio che in questo fazzoletto di terra si vuole compiere; la Pdl, che da molto tempo voleva porre un freno allo sviluppo dell’eolico, ha invece approvato 560 maxi torri. L’eolico, deve dialogare con il territorio, perché quello che sta accadendo oggi è un vero e proprio attacco al paesaggio”.
E ancora: “Dopo la liberalizzazione dell’energia elettrica – ha puntualizzato - sono molte le imprese che stanno entrando nel settore.
Noi stiamo assistendo invece ad un vero e proprio monopolio.
Su Castellaneta, due imprese hanno presentato progetti per l’80% della domanda. Su Laterza c’è un groviglio di società riconducibili tutte ad una: c’è qualcosa che non va. Quando qualcuno investe sul territorio bisogna vederci chiaro”. Infine, un’avvertenza: “Principio base per la programmazione deve essere la sostenibilità ambientale, quindi eolico sì ma con giudizio”.

Un metro fatto proprio dall’ambientalista Marinella Marescotti: “Il Parco – ha detto - è un sistema di valori che interagisce e che se correttamente utilizzato consente di creare sviluppo sul territorio. Oggi c’è un’opportunità importante da cogliere e per la quale ci stiamo battendo: intercettare i fondi dell’Area Vasta, per destinarli allo sviluppo del parco e pianificare gli interventi. Ci auguriamo pertanto che tali fondi, non diventino attrazione per appetiti e speculazioni.
Il parco potrebbe essere il volano per creare una rete di servizi da offrire in chiave turistica, il che avrebbe una forte ricaduta positiva sull’occupazione. Infine per ritornare alla tematica dell’energia, la legge istitutiva del parco prevede il risparmio energetico e l’utilizzo delle energie rinnovabili”.
Interessante la testimonianza di Enzo Cripezzi, esperto della Lipu: “La stessa situazione che si sta oggi vivendo a Laterza, si è verificata qualche anno fa a Foggia, quindi, il consiglio è quello di non commettere lo stesso errore. Diffidare da chi propone la luna nel pozzo ma ha conflitti di interessi. A Foggia gli agricoltori hanno visto perdere il valore immobiliare dei loro terreni. Eolico non è la risoluzione a tutti i problemi dei comuni, c’è una tale mancanza di regole sul settore, che crea investimenti senza rischio per le aziende che li realizzano, il che diventa un forte incentivo per la speculazione”.

E in coda, la provocazione. Anzi, il suggerimento: “Se su una proposta di impianto di 100 pale eoliche da parte delle aziende, il 3% va ai comuni come royalty, perché allora non si impiantano solo 3 pale eoliche, la cui produzione va esclusivamente ai comuni?

Quindi eolico sì ma a patti e condizioni concordate a priori, che non sono certo la capienza delle casse comunali”. È davvero strano, a pensarci bene, che in un territorio così appetibile - le 560 richieste di torri eoliche ne sono la prova provata - nessuna Amministrazione comunale abbia avuto il coraggio di scommettere in proprio.
«Parco eolico comunale»: sarà sembrata una pazza idea…

Massimo D’Onofrio

sabato 14 giugno 2008

Resoconto di Parco ed Energia Eolica

Si è svolto lo scorso 10 giugno presso la Cittadella della Cultura il convegno sul tema Parco ed Energia, chiavi dello sviluppo laertino. Il convegno coordinato e concluso da Giuseppe Russi ha visto la partecipazione di Franco Catapano, Rocco Loreto, Marinella Marescotti ed Enzo Cripezzi, di seguito si riportano i contenuti salienti dei rispettivi interventi.
Franco Catapano:
Parco, qualità della vita ed energia, sono temi di grande attualità, che hanno una dimensione globale ma hanno ripercussioni sulla vita quotidiana di tutti i cittadini.
Le politiche ambientale e lo sviluppo sostenibile nel nostro territorio si identificano con il Parco delle Gravine, approvato il 13 dicembre del 2005. I comuni della zona occidentale di Taranto all’interno della sub area vasta lo hanno individuato come elemento identificativo e unitario per uno sviluppo duraturo in grado di valorizzare le produzioni e gli imprenditori del territorio. La “cultura del Parco” ci impone di fare molta attenzione alla salvaguardia del territorio attraverso azioni intercomunali capaci di coniugare conservazione e sviluppo. Il tema della produzione di energia da fonti rinnovabili sono compatibili con il Parco e il suo sviluppo a condizione che non essere calate dall’alto e devono essere dimensionate sulla base dell’esigenze del territorio. Ciò non è accaduto per l’energia eolica ed è per questo che nel luglio 2006, in tempi non sospetti, abbiamo posto il problema dell’eolico all’intero consiglio comunale di Laterza. Siamo stati noi dela minoranza a chiedere che il nostro comune si dotasse un Prie in grado di identificare le zone – possibilmente comunali- dove era possibile ubicare le pale eoliche. Purtroppo non siamo stati ascoltati perché il centrodestra si è fatto abbagliare dalla speculazione eolica. Oggi il numero spropositato di convenzioni e pale eoliche approvate dal Consiglio, il contenzioso che si è sviluppato con le Imprese serie, il parere negativo della Regione Puglia, le indagini della magistratura rischiano di costarci molto caro.
L’eolico e il solare possono rappresentare una opportunità di sviluppo per il nostro Comune, che deve incentivare la sensibilità verso l’ambiente promuovendo il risparmio energetico per le abitazioni e incentivando il solare termico. Diversa è la questione delle biomasse e dello stabilimento ubicato nel nostro territorio che è stato autorizzato ed inserito in un contesto territoriale incompatibile con la sua funzione. I cattivi odori che sprigiona oggi rappresentano l’unico solo effetto della sua presenza nel nostro territorio, sul corretto funzionamento dell’impianto, è stato anche richiesto l’intervento dell’Arpa. Ecco perché siamo convinti che con il territorio e l’ambiente non si può “giocare” ed è per questo che consigliamo all’amministrazione comunale di fare chiarezza sui dati della raccolta differenziata. Senza facili e tendenziose strumentalizzazioni di dati che non corrispondono alla verità. In quanto la raccolta differenziata a Laterza è al di sotto della media regionale per i primi quattro mesi dell’anno.
L’iniziativa di questa sera su ambiente, rifiuti, energia ed eolico tenta di far capire che come è tutto intrecciato con il territorio che merita rispetto, attenzione e uno sviluppo pianificato.
Daniela Marescotti
Il Parco è un sistema di valori che interagisce e che se correttamente utilizzato consente di creare sviluppo sul territorio.
Nel 2000-2002 il comitato è nato per fare rete intorno alle amministrazioni e ai cittadini per la valorizzazione del parco. Oggi, c’è un’opportunità importante da cogliere e per la quale ci stiamo battendo, intercettare i fondi dell’Area Vasta, per destinarli allo sviluppo del parco e pianificare gli interventi. Ci auguriamo pertanto che tali fondi, non diventino attrazione per appetiti e speculazioni.
Il parco, potrebbe essere il volano per creare una rete di servizi da offrire in chiave turistica, il che avrebbe una forte ricaduta positiva sull’occupazione. Infine per ritornare alla tematica dell’energia, la legge istitutiva del parco prevede il risparmio energetico e l’utilizzo delle energie rinnovabili.
Rocco Loreto:
Esiste una sproporzione enorme tra domanda di installazione di torri eoliche e possibilità di offerta. In un fazzoletto di terra si vuole impiantare un numero enorme di pale eoliche e la popolazione ignora il problema a cui si va incontro. 560 maxitorri eoliche hanno avuto parere favorevole dalle amministrazioni comunali di Laterza e Castellaneta, una selva di acciaio vera e propria. A Castellaneta sono previste : 335 maxitorri, mentre a Laterza: 225 maxitorri, per un totale di 560 torri pari ad un’energia in megawatt di 1.612.

Tra i due paesi si arriverebbe a produrre quasi la metà di tutta l’energia eolica prevista nel Pear regionale.

Il punto è che si può anche decidere di trasformare il nostro territorio in un polo energetico, ma non è una decisione che deve essere presa alla leggera, va vagliata accuratamente. Bisogna chiedersi: cosa accade quando un territorio diventa parco eolico? Il paesaggio cambia la sua destinazione d’uso, i terreni agricoli adibiti ad ospitare le torri, fiscalmente non saranno più considerati terreni agricoli ma opifici e in base a tale utilizzo, verranno applicati i regimi fiscali.
Voglio fare osservare due paradossi:

  1. il Pd che è sempre stato d’accordo con lo sviluppo dell’energia pulita, chiede una riflessione per frenare, lo scempio che in questo fazzoletto di terra si vuole compiere, la Pdl che da molto tempo volevo porre un freno allo sviluppo dell’eolico, ha invece hanno approvato 560 maxi torri. L’eolico, deve dialogare con il territorio (perché quello che sta accadendo oggi è un vero e proprio attacco al paesaggio).
  2. Dopo la liberalizzazione dell’energia elettrica, sono molte le imprese che stanno entrando nel settore. Noi stiamo assistendo invece ad un vero e proprio monopolio. Su Castellaneta, due imprese, hanno presentato progetti per 229 torri su un totale di 283, quindi l’80% della domanda. Su Laterza c’è un groviglio di società riconducibili tutte ad una, c’è qualcosa che non va. Quando qualcuno investe sul territorio bisogna vederci chiaro.

Per questi due territori, è molto importante l’inserimento nel Pit per intercettare fondi per lo sviluppo. Nel periodo in cui fu approvato il Pit, i comuni di Laterza, Castellaneta, Palagiano, Palagianello, Mottola, non furono ricompresi, perché? Perche invece Ginosa è stata ricompresa nel Pit e anche nel Pis? Bisogna battersi affinché i 5 comuni vengano inseriti nel Pit per la prossima programmazione, in modo da poter partecipare alla spartizione dei fondi per lo sviluppo del territorio. Principio base per la programmazione deve essere la sostenibilità ambientale, quindi eolico sì ma con giudizio.

Enzo Cripezzi

La stessa situazione che si sta oggi vivendo a Laterza, si è verificata qualche anno fa a Foggia, quindi, il consiglio è quello di non commettere lo stesso errore. Diffidare da chi propone la luna nel pozzo ma ha conflitti di interessi. I Parchi eolici non esistono, ma esistono le centrali eoliche industriali. Il termine parco viene usato impropriamente per le centrali eoliche.A Foggia gli agricoltori hanno visto perdere il valore immobiliare dei loro terreni. Eolico non è la risoluzione a tutti i problemi dei comuni, c’è una tale mancanza di regole sul settore, che crea investimenti senza rischio per le aziende che li realizzano, il che diventa un forte incentivo per la speculazione. La LIPU vuole far rispettare le osservazioni di carattere europeo, e promuovere il confronto con il territorio, che deve far rispettare le leggi da chi investe solo per ottenere profitto. Esiste una responsabilità degli organi di informazione che non hanno dato voce a queste situazioni. Provocazione: se su una proposta di impianto di 100 pale eoliche da parte delle aziende, il 3% va ai comuni come royality, perché allora non si impiantanto solo 3 pale eoliche, la cui produzione và esclusivamente ai comuni?
Il territorio è un capitale da utilizzare non da sfruttare. Quindi eolico sì ma a patti e condizioni concordate a priori, che non sono la capienza delle casse comunali.

Giuseppe Russi

Durante il coordinamento e le conclusioni Giuseppe Russi, componente del Pd Taranto, ha evidenziato la necessità di svolgere iniziative per approfondire i temi legati all’ambiente e allo sviluppo con il chiaro intento di applicare la democrazia partecipata. Ha invitato l’intera cittadinanza laertina ad interessarsi della vita politica e amministrativa di Laterza abbondando l’abitudine del voto-delega.
Wanda Pucci

mercoledì 11 giugno 2008

Eolico 3 - IL TAR LECCE ANNULLA DELIBERA CONSIGLIO COMUN ALE DI UGENTO

La sentenza n. 1290/2008 del Tar di Lecce annulla la deliberazione C.C. 17/3/2007 n. 11 di Consiglio Comunale con la quale il Comune di Ugento che aveva per oggetto: approvazione schema di convenzione”; nonché di Convenzione regolante la concessione per la realizzazione, l’esercizio e la manutenzione di una centrale eolica. con la società ERG CESA per la costruzione di un parco eolico di 21 aerogeneratori alti circa 120 metri…

Nel caso in esame il Comune di Ugento non poteva localizzare il parco eolico in difetto dell’approvazione del piano regionale degli impianti eolici Non è corretta la prospettazione resistente, secondo cui il termine di 180 giorni deve essere riferito alla domanda di istallazione ...e non, invece, almeno al provvedimento autorizzativo finale. Non è consentita, da parte dei Comuni, alcuna previsione localizzativa di impianti eolici: “Le disposizioni transitorie… si applicano fino all'approvazione dei PRIE… e per un tempo massimo di 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente Regolamento. Decorso tale termine, si potranno realizzare impianti eolici solo se le Amministrazioni Comunali saranno dotate dei suddetti PRIE”… Con l’espressione “poter realizzare” s’intende l’ autorizzazione alla realizzazione…

eolico 2 - SOCIETA’ INERGIA S.p.A. DIFFIDA E RICORRE CONTRO IL COMUNE DI LATERZA

Oggetto: Deliberazione del Consiglio Comunale n. 77 in data 28 dicembre 2006 e alla Vostra nota prot. n. 1096 in data 19 gennaio 2007. Osservazioni e atto di diffida.

La Società ha appreso con sconcerto della recente approvazione di una deliberazione consiliare ad oggetto“realizzazione impianti produzione energia eolica - atto di indirizzo” il cui tenore ci ha lasciati esterrefatti sia sotto il profilo sostanziale che da un punto di vista formale.

Essa infatti non tiene conto l’intervenuta stipulazione tra il Vs Comune e la nostra Società di una convenzione approvata con delibera di C.C. n. 59/2005, sottoscritta il 2 dicembre 2005 e registrata il successivo 16 dicembre al n. 4994 S.I.- Rep. 185.… Osservata dal punto di vista della legittimità amministrativa, la delibera consiliare (n.77) si pone in aperto contrasto quanto meno con il principio di legalità (art. 97 Costituzione)...

Tanto premesso, la Società INERGIA S.p.A. diffida formalmente codesto Comune a immediatamente revocare la delibera consiliare in oggetto che, in difetto, non mancherà di chiederne l’annullamento in sede giurisdizionale, unitamente al risarcimento del danno che si fosse prodotto.

eolico 1 - I TERRENI CON IMPIANTI EOLICI SONO TASSAT I AI FINI ICI E IRPEF

L’impianto eolico è indubbiamente un opificio, in quanto è destinato alla produzione di energia, e come tale, allo stesso deve essere attribuita la categoria D/1 - Opifici
La circolare n. 14/2007 dell’agenzia del territorio chiarisce i terreni ospitanti gli impianti eolici, per la produzione di energia elettrica, devono essere accatastati come unità immobiliare, in una delle categorie del gruppo D ed esiste l’obbligo della dichiarazione catastale, in quanto trova piena applicazione l’art. 2 del DM 2 gennaio 1998, n. 28 – Regolamento recante norme in tema di costituzione del catasto dei fabbricati e modalità di produzione ed adeguamento della nuova cartografia catastale.

Sulla base di tali indicazioni nel caso in specie devono essere menzionati nella stima tutti gli elementi che servono a qualificare la destinazione d’uso della centrale eolica. Ad esempio il traliccio e tutti gli elementi allo stesso incorporati e posti sulla navicella, le pale, i camminamenti, le strade e le recinzioni. In tal senso le pale e le altre componenti servono proprio a qualificare l’insieme della costruzione e degli impianti in essa contenuti, come una qualsiasi centrale capace di produrre energia elettrica.

lunedì 9 giugno 2008

Eolico, le mani della mafia

Tre inchieste della magistratura: "Così hanno fatto incetta di terreni"
La criminalità organizzata sta provando a mettere le mani sul grande business dell´eolico. Da Foggia a Lecce, infatti, le procura pugliesi (e in alcuni casi anche con l´interessamento delle Direzioni distrettuali antimafia) stanno indagando sulla compravendita di terreni e sugli iter autorizzativi che hanno portato nel giro delle pale a vento alcuni clan mafiosi. O persone dalla fedina penale non pulita.

L´inchiesta madre è sicuramente quella di Lecce nata quasi per caso a marzo scorso e che invece sta avendo sviluppi interessanti. Indagando sul clan Bruno, il procuratore aggiunto Cataldo Motta e il pm antimafia Leone De Castris si sono resi conto che la cosca aveva diversificato gli affari: recentemente infatti aveva acquistato alcuni terreni nella zona di Torre Santa Susanna e già ottenuto le autorizzazioni (grazie a una procedura accelerata) per realizzarci un parco eolico.

Inizialmente sembrava una questione marginale, e invece andando in fondo gli investigatori si sono resi conto che i Bruno avessero puntato tanto sull´eolico. E´ stato scoperto che molti altri terreni confinanti erano riconducibili al clan e che per ottenere le autorizzazioni avessero offerto sponde elettorali ad alcuni politici locali: da qui la decisioni di alcune settimane fa della procura antimafia di Lecce di aprire un fascicolo a parte, tutto incentrato sugli affari del vento. Se ne sta occupando il pm De Castris insieme con i carabinieri di Brindisi. Per il momento gli indagati sono gli uomini dei Bruno, ma l´obiettivo dell´inchiesta è verificare possibili appoggi esterni.

Gli stessi che la guardia di Finanza di Foggia sta cercando a Deliceto, dove è previsto un importante insediamento eolico. Dietro l´investimento ci sono i fratelli Bonasissa, gli stessi arrestati qualche giorno fa nell´affare della discarica abusiva più grande di Europa. Ufficialmente però i Bonasissa non fanno più parte della partita. La società che faceva loro capo ha venduto tutto ai russi di Renova. Che ora stanno gestendo direttamente l´affare. Gli uomini del comandante Giacomo Ricchitelli vogliono però vederci chiaro in tutta questa storia, tant´è che da un paio di mesi stanno seguendo la vicenda. Così come hanno seguito l´altro parco eolico, quello di Ascoli Satriano. Che ha portato due giorni fa all´arresto del sindaco, Antonio Rolla.
«Il primo cittadino - dicono i finanzieri nell´informativa inviata alla Procura - non sempre svolgeva le proprie funzioni di primo cittadino in maniera distaccata e imparziale. Il pubblico ufficiale infatti, abusando della sua carica politica, imponeva ad alcune società operanti nel territorio ascolano l´impresa locale che "doveva" effettuare, in sub-appalto, i lavori necessari per la realizzazione delle istituende strutture industriali». A corredo della tesi centinaia di pagine di intercettazioni telefoniche nelle quali si evince chiaramente come il sindaco Rolla seguisse direttamente tutte le fasi propedeutiche alla realizzazione dell´impianto: la scelta dei professionisti, delle imprese e degli operai «tutti - dice la Finanza - di fatto autorizzati dal Sindaco a prestare la loro opera in virtù della loro verosimile appartenenza politica».
La Puglia produce oggi il 25 per cento dell´intera energia eolica italiana. E´ un boccone prelibato per i clan pugliesi e non solo: la Dda di Reggio Calabria temono che gli uomini dell´ 'ndrangheta - che in casa hanno fatto razzia di terreni e autorizzazioni - possano voler allargare gli affari. A Castellaneta, invece, il partito democratico e l´ex sindaco-onorevole Rocco Loreto chiedono al comune e a tutte le istituzioni (magistratura compresa) lumi sul mega progetto eolico previsto tra Castellaneta e Laterza: la società che dovrebbe realizzare l´impianto è la campana Gec, riconducibile a quel Francesco La Marca che da anni fa affari con i rifiuti in Campania. E che nel 2004 è stato colpito da un´interdittiva dell´antimafia.
(08 giugno 2008) - Repubblica - Giuliano Foschini

domenica 25 maggio 2008

L'Espresso denuncia la speculazione eolica

A Laterza e Castellaneta è scoppiata la passione del vento. Da più di 2 anni denunciamo che il nostro territorio è oggetto di speculazione da parte di "strani figuri" che sono stati capaci di rendere sporca anche l'energia pulita del vento.

Lo scorso mese l'Espresso, attraverso il coraggioso articolo di Marco Lillo, ha spiegato e denunciato la speculazione attorno all'eolico in Italia. Di seguito vi riportiamo una sintesi e il link per leggerlo in modo integrale. Per la cronaca le nostre torri sono 110 mt. più il diametro di 90mt. della pala per un totale di 155 mt. (la foto affianco di una pala di altezza inferiore cerca di rendere l'idea delle dimensioni).

"Sovvenzioni più alte d'Europa. Prezzo generoso dei certificati verdi. Così in Italia gli impianti eolici sono diventati un affare. Che attrae grandi aziende internazionali. Ma anche la criminalità"

"
La legge impone alle società che inquinano di compensare i propri peccati comprando i cosiddetti certificati verdi dai produttori di energia pulita. Grazie al prezzo generoso dei certificati italiani e alla riduzione dei costi di produzione, l'utile lordo delle imprese è aumentato di otto volte in quattro anni. Ecco perché l'Italia viene descritta nei report delle banche d'affari come la nuova frontiera, l'isola del tesoro, il paese della cuccagna"

"Le chiavi di questo forziere sono in mano alla politica. Che ha partorito un sistema sballato: gli impianti nascono in posti inadatti, vicino ai centri abitati o dove non ci sono cavi per trasportare l'energia pulita. Prendiamo la Sicilia: la rete non è in grado di sopportare gli impianti attuali ma, invece di costruire gli elettrodotti, Stato e Regione continuano a regalare centinaia di milioni a imprese che ingolfano il sistema. In questo Far west, le turbine spesso non nascono dove c'è più vento, ma dove c'è un sindaco che si fa 'convincere' con l'assunzione dei figli, c'è l'interesse di un politico che conta o peggio una famiglia di mafia alla quale non si può dire di no".

L'intero articolo, completo di grafici e foto, si può leggere sul sito dell'Espresso

mercoledì 21 maggio 2008

Castellaneta: la Città è a pezzi

Domani sera, giovedì 22 maggio, ore 19 a Castellaneta - Auditorium "7 febbraio 1985" dibattito pubblico organizzato dai consiglieri comunali del centro sinistra dal titolo:

AD UN ANNO DALLE ELEZIONI
LA CITTA' E' A PEZZI

  • il Pug è ancora lontano è il costo delle case è alle stelle
  • l'inquietante affare eolico è invece vicino
  • il bilancio approvato è senza anima e senza prospettive
  • il declino economico e politico appare inarrestabile
  • la fuga disperata verso l'immigrazione continua
  • gli effetti del federalismo sulle tasche dei cittadini
Parleranno: Michele D'Ambrosio, Leonardo Rubino
Concluderà Rocco Loreto

mercoledì 30 aprile 2008

L'eolico: energia pulita impatto ambientale inesistente

Scrivo dalla Spagna paese leader nel settore eolico di terra ma che conta specializzarsi anche in quello di mare(offshore), e dopo un tesi di laurea dedicata proprio a questo settore spagnolo mi chiedo quali sono i veri problemi che esistono per il suo sviluppo in italio o al sud...soldi (tanti) o ambiente?...perchè secondo le mie ricerche l'impatto ambientale è praticamente nullo.
Mi spiego meglio, esiste un impatto sull'ambiente ma riguarda rumore e paesaggio, che sono rispettivamente superabili attraverso una certa lontananza dai centri abitati e poi cosa vale di più energia pulita o il fastidio di vedere pale che girano???in quanto agli animali si adattano presto, il disagio per questi riguarda solo la fase di installazione del parco eolico (in Spagna è stato progettato un parco eolico marino combinato con l'itticoltura).
Quello che non capisco e perchè gli ambientalisti si oppongono se si tratta di un forma di produrre energia che non ha bisogno di essere sperimentata, pulita e che con gli investitori giusti può apportare più di un beneficio (energia, lavoro, sviluppo...).
Vorrei ricordare che l'Europa, in particolare Spagna e Germania, rappresenta nel mondo un esempio di sviluppo straordinario senza precedenti.
L'italia potrebbe crescere ma come ci mostrano gli esempi di spagna e Germania solo con un politica e una normativa attenta al problema energetico e allo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma sopratutto attraverso l'impegno a costruire una coscienza sociale energetica, praticamente inesistente in italia e figuraimoci al suditalia
Mi sento di dire volere e potere, sopratutto quando si tratta di in futuro migliore...
Elisabetta - da Madrid

sabato 19 aprile 2008

Stop all’eolico

Italia Nostra, LIPU, VAS e WWF, denunciano «un preoccupante atto regionale in dirittura d’arrivo in materia di valutazione di progetti eolici». Il rischio paventato è che la Regione Puglia escluda «l’obbligo della fascia di rispetto e della Valutazione d'impatto per tutti i progetti eolici presentati prima dell’entrata in vigore del regolamento n° 22 del settembre 2007», incentrato sulle Zone di protezione Speciale. A una situazione «già critica per le dinamiche aggressive con cui si manifesta, rischia di aggiungersi un ulteriore elemento di deregolamentazione». I timori degli ambientalisti sono fondati, soprattutto perché questa sostanziale “deregulation”, seppure ancora in itinere, potrebbe investire in maniera pesante un territorio come quello tra Laterza e Castellaneta, interessato tra la fine del 2006 e i primi mesi del 2007 da una pioggia di richieste: 19 parchi eolici per un totale di 486 torri, capaci di una potenza di 1400 Megawatt. Un investimento, sulla carta, stimato in oltre 1 miliardo di euro: una cifra da capogiro, che sottende guadagni altrettanto stratosferici.
«Per le aree ZPS (Zone di Protezione Speciale) - ricordano gli ambientalisti - al momento vige il Regolamento regionale 22/2007, adottato proprio per recepire le misure di tutela su tali aree ed evitare ulteriori procedure di infrazione comunitarie e conseguenti pesanti condanne della Unione Europea. Esso prevede l’interdizione per impianti eolici in una fascia di 500 metri (già insufficiente sul piano scientifico) dalle ZPS e comunque la Valutazione di Incidenza nel raggio di 5 km dai confini delle ZPS e delle IBA (Important Birds Area), ovvero di quelle aree candidate a divenire ZPS e per le quali la UE impone di rispettare le stesse misure di tutela».

La Valutazione di Incidenza, inquadrata da precise norme, rappresenta «una valutazione specifica per verificare gli interventi che si propongono e per garantire il mantenimento dei valori naturali di tali aree di estrema importanza per la biodiversità».



Il Regolamento regionale sulle ZPS - puntualizza la nota degli ambientalisti - «era stato oggetto di preventiva concertazione tra la Regione e le rappresentanze della società civile interessate al corretto governo del territorio. E pur tuttavia, le aspettative concordate su questo specifico punto non venivano pienamente garantite in fase di approvazione».



Il timore delle associazioni ambientaliste è concreto: «La Giunta regionale - sostengono - si appresta a modificare il Regolamento in questione depotenziandolo miseramente, escludendo l’obbligo della fascia di rispetto e della V.I. per tutti i progetti eolici presentati prima dell’entrata in vigore dello stesso regolamento, anche se il parere ambientale è ancora in itinere e non è stato emesso!»
In altri termini tale prescrizione diventerebbe «solo coreografica: i progetti eolici a ridosso delle ZPS rientrano nella valanga presentata speculativamente entro il marzo dello scorso anno, già per aggirare un altro vincolo che fu introdotto, quello della Pianificazione su scala comunale, ovvero il subordine ai Prie per i progetti successivi a quella data».



Nel caso tarantino, come noto, l'unico progetto di Prie, peraltro ancora in fase di realizzazione, è quello della Comunità Montana della Murgia Tarantina. Uno strumento che, alla luce dei sei mesi previsti dalle norme transitorie regionali, risulta di fatto inutile e difficilmente utilizzabile, giacchè le 486 richieste presentate ai Comuni di Castellaneta e Laterza sono state inoltrate in quel periodo, quindi non sottoposte alla pianificazione del Prie



Italia Nostra, LIPU, VAS e WWF prevedono che, «con la modifica prevista dalla Giunta regionale, si perderà la possibilità di utilizzare un prezioso strumento di valutazione, se non altro sicuramente meno discrezionale e sommario delle valutazioni ambientali sin qui operate dagli organi regionali: su 1450 torri eoliche (2100 MW) realizzate o approvate positivamente al parere ambientale ad oggi, ben 1350 torri (oltre 1900 MW) hanno goduto dell’esclusione dalla procedura di VIA»



Fino alla fine del 2007 nessun progetto «aveva ancora mai avuto un parere negativo, solo negli ultimi tre mesi hanno fatto la loro comparsa due pareri sfavorevoli, in seguito all’assoggettamento a VIA».
Come è evidente - sottolineano gli ambientalisti -«la Regione dovrebbe prendere atto della situazione di fuori controllo con cui la dinamica dell’eolico si è imposta e si sta imponendo sulle piccole comunità e sulle aree sensibili per effetto delle cospicue somme finanziarie in gioco. Tanto dovrebbe bastare, se non ad introdurre elementi normativi di maggiore garanzia (ad es. come la VIA obbligatoria), almeno ad evitare ulteriori declassamenti delle esigue norme disponibili».
Italia Nostra, LIPU, VAS e WWF, nell’esprimere «preoccupazione e forte contrarietà a questa modifica», evidenziano come «tale atto andrebbe a sancire anche l’inutilità delle “concertazioni” tra l’associazionismo e il governo regionale sull’adozione dei provvedimenti normativi. Provvedimenti che, subito dopo, vengono sviliti con la rimozione dei punti più qualificanti».



Corriere del Giorno - 18 aprile 2008

sabato 5 aprile 2008

Ombre e intrecci sull'eolico

Intrecci e ombre sull'eolico a Castellaneta. Quanto avvenuto tra la fine del 2006 e l’agosto del 2007 continua a destare sospetti. Sei aziende, nel dicembre del 2006, presentano al Comune i loro progetti per la realizzazione di impianti eolici: la Green Engeneering & Consulting (Gec) di Napoli, la C&C Elettric Business di Castellaneta, la Hydroser di Padova, la Inergia di Ascoli Piceno e le ditte di Laterza De Biasi Giuseppe e Costruzioni Generali De Biasi.
La loro strada prenderà differenti direzioni, come risulta dal “dossier eolico” redatto dall’opposizione di centrosinistra in Consiglio comunale che la Gazzetta sta analizzando e che oggi giunge alla terza puntata.Quel che però va evidenziato prima di ogni altra cosa è la delibera di Consiglio comunale numero 78 del 27 novembre 2006, redatta dal commissario straordinario Paola Galeone (amministrava dopo la caduta anticipata della giunta Nicolotti), con la quale si regolamentava il procedimento per la presentazione delle proposte progettuali da parte delle ditte interessate alla realizzazione del parco eolico. E qui inizia una lunga serie di avvenimenti che il centrosinistra definisce «a dir poco anomali». Innanzitutto il fatto che il Comune, al fine di dare il proprio assenso ai progetti, chiedeva una sola condizione: quella della documentazione comprovante il possesso della disponibilità delle aree su cui costruire pale eoliche alte 110 metri. E qui, secondo il centrosinistra, verrebbe confermata quella che era stata denunciata come una corsa ad accaparrarsi lotti di terreni, tramite contratti di fitto con agricoltori e allevatori, di parti di territorio della Murgia da parte di «un gruppetto di soggetti »: «Un noto imprenditore laertino» (Giuseppe De Biasi, titolare delle due omonime ditte), di un «noto imprenditore di Ottaviano (Na)» (Francesco La Marca, parente di Cristina La Marca, presidente del consiglio di amministrazione della Gec) e di «un noto agronomo locale».


Il 13 dicembre 2006, sette giorni prima che la deliberazione divenisse esecutiva, questa viene resa nota alle ditte.E qui avverrebbero altri episodi oscuri. La ditta castellanetana C&C Elettric Business non avrebbe mai ricevuto tale comunicazione, mentre la Hydroser di Padova e la Inergia di Ascoli Piceno addirittura abbandonano il progetto. Restano in lizza la napoletana Gec e le due aziende laertine: per loro, è una delle numerose denunce dei consiglieri comunali di opposizione, le tre comunicazioni vengono consegnate a mano tutte ad u n’unica persona. Ma una ulteriore dimostrazione della presenza di una «corsia preferenziale» era arrivata qualche giorno prima, vale a dire il 29 novembre: con numero di protocollo 24917, Giuseppe De Biasi deposita in Comune i contratti stipulati con i proprietari dei terreni. Questo esattamente due giorni dopo la redazione della delibera del commissario Galeone, sei giorni dopo la pubblicazione dell’atto e addirittura due settimane prima del ricevimento della comunicazione con la quale venivano resi noti i criteri selettivi per l’assenso ai progetti. Come faceva De Biasi a conoscerli con tale anticipo? E’ la domanda che si pone l’opposizione di centrosinistra. Ma c'è dell’altro: perché il 5 febbraio 2007, con protocollo numero 2465, agli uffici del Comune arriva una lettera in cui il presidente del consiglio di amministrazione della Gec, Cristina La Marca, comunica di essere subentrata nell’intera posizione progettuale e contrattuale della ditta “De Biasi Giuseppe”. La Gec, insomma, accorperebbe i progetti di De Biasi. E si arriva alla scorsa estate, con la maggioranza di centrodestra guidata da Italo D’Alessandro in carica da poco più di un mese. Il giorno prima di Ferragosto l’amministrazione comunale stipula una convenzione con la Gec nella quale si legge: «Il Comune autorizza sin d’ora la società a cedere la presente convenzione a società di scopo già costituita o costituenda per la realizzazione e/o gestione del parco eolico». Anche in questo caso a denunciare il tutto fu il consigliere D’Ambrosio che oggi va anche oltre, perché spiega che «esistono sostanziali differenze tra la convenzione stipulata e quella poi firmata».In conclusione, l’opposizione di centrosinistra lamenta il fatto che sia stata costruita una corsia preferenziale solamente per alcune ditte e che, tramite questo groviglio di avvenimenti ma anche di società che si interconnettono come scatole cinesi, il Comune di Castellaneta stia stringendo rapporti con quella stessa ditta che, per lo stesso tipo di progetto eolico, nell’ottobre 2005 ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Vicari a causa di infiltrazioni mafiose.»


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno»

venerdì 4 aprile 2008

Eolico, il grande affare. Dossier del centrosinistra di Castellaneta

Affaire eolico, Via col vento, corsa alle pale. C'è chi lo chiama con nomi differenti. Città Nuova, il giornalino di informazione del centrosinistra castellanetano che furoreggiò negli anni '90 e che è tornato in distribuzione da qualche settimana, ha scelto il titolo del classico del cinema di Victor Fleming. Un titolo ad effetto che si adatta al tema e che, nelle intenzioni e negli auspici dell’attuale opposizione in Consiglio comunale, potrebbe tramutarsi in una cassandra. Con una clamorosa conclusione: lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Un avvenimento già accaduto in un’altra parte d’Italia, con lo stesso protagonista e con le medesime modalità della vicenda che raccontiamo.

UNA FORESTA D’ACCIAIO - Nelle scorse settimane l’Enel ha investito 100 milioni di euro in Texas per costruire, in aree sterminate, ventose e disabitate, pale eoliche dell’altezza di 110 metri, 28 mega-turbine che produrranno 3 MegaWatt di elettricità ciascuna, tanto da soddisfare il fabbisogno di 12mila famiglie americane. Nella zona di Castellaneta, che non è certo disabitata come i canyon dei film sui cowboys e che ricade nel Parco nazionale dell’alta murgia e nel Parco delle gravine, è giunta una richiesta di installazione di 450 mega-turbine, oltre dieci volte di più di quante l’Enel ne sta realizzando in Texas: un totale di ben 262 pale eoliche. Nei territori dei Comuni di Castellaneta e Laterza sono giunte richieste pari al 65 per cento di quanto è stato realizzato nell’intera Puglia (stando ai dati riportati dal quotidiano “La Repubblica”). Una foresta d’acciaio, è il caso di dire. Pale alte quanto uno stadio di calcio posto in verticale e dalla larghezza di novanta metri a due passi dalle gravine. Già questo basta a far rizzare le orecchie non solo agli ambientalisti, ma anche a quanti non vorrebbero vedere il panorama deturpato ma che invece vorrebbero puntare seriamente, e in maniera legislativamente corretta, sull'energia pulita prodotta dal vento. Perché le modalità con cui si è giunti alla formulazione delle proposte delle ditte interessate all’istallazione di aerogeneratori, e i precedenti in particolare di una di queste ditte, lanciano ombre sull'intera vicenda.

DUE I PUNTI OSCURI - I dubbi riguardano più avvenimenti e più livelli. A campagna elettorale per le elezioni comunali della scorsa primavera ancora in corso, il centrosinistra denunciò la corsa di “un gruppetto di soggetti” (vengono così dipinti) ad assicurarsi la disponibilità di terreni, tramite contratti di fitto con agricoltori e allevatori, di parti di territorio della Murgia. Questa denuncia troverà una conferma più avanti, quando l’inchiesta rivelerà i canoni richiesti dal Comune di Castellaneta per concedere l’assenso o il parere favorevole alle proposte progettuali. Il centrosinistra castellanetano sin dal primo momento ha parlato di un “noto imprenditore laertino” e di un “noto imprenditore di Ottaviano (Na)” (la città nativa dello storico boss della Camorra Raffaele Cutolo). Con loro si parlava anche di “un noto agronomo locale”. I nomi dei primi due verranno fuori ufficialmente una volta presentate le proposte progettuali per la costruzione delle pale eoliche. La seconda parte della denuncia dei partiti di centrosinistra in Consiglio comunale riguarda gli Uffici, in particolare quello tecnico, del Comune che negherebbero ai consiglieri comunali le carte riguardanti quello che è stato soprannominato “l'affaire eolico”. Sempre secondo le opposizioni, già dai primi tempi della vicenda le modalità del meccanismo avrebbero tagliato fuori dall’aggiudicazione delle “licenze” due ditte che da tempo operano nel campo dell’eolico, la Hydroser di Padova e la Inergia di Ascoli Piceno. Sono invece rimaste in ballo alcune ditte locali e una con sede a Napoli. Quali siano, in che modo stiano avendo il via libera a costruire gli impianti e in che modo la ditta napoletana abbia già portato allo scioglimento di un Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose verrà illustrato nella prossima puntata della vicenda sull'eolico a Castellaneta.

» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
» Autore: Angelo Loreto

martedì 19 febbraio 2008

Eolico, scempio annunciato?

In attesa di capire - e forse basterà solo qualche altro giorno - se dietro la pioggia di progetti presentati per realizzare tra gravine, agrumeti e pascoli il più grande parco eolico della Puglia, quella che sulla Gazzetta abbiamo definito una vera e propria foresta d’acciaio, ci siano interessi poco chiari e molto particolari, sono le prese di posizione degli ambientalisti a tenere banco, a far discutere.
Perché se è vero che quella prodotta con il vento è energia pulita, è anche vero che l’eccessiva concentrazione di impianti può creare problemi ambientali tutt’altro che trascurabili.
I numeri, d’altronde, lasciano poco spazio alla fantasia: tra Castellaneta e Laterza si vogliono realizzare, stando alle domande presentate dalla Regione, 486 torri, alte oltre 100 metri (e basta poco per immaginare l’effetto visivo che fanno quasi 500 campi di calcio che ruotano o stanno fermi in attesa del vento), per produrre oltre 1400 megawatt, più del 37% del totale pugliese (sempre tenendo conto le richieste inoltrate alla Giunta Vendola).
Un business irresistibile che dalla seconda metà del 2006 coinvolge politici, amministratori, istituzioni, affaristi in servizio permanente effettivo, faccendieri, oltre a coltivatori e allevatori che, terrorizzati dall’appena istituito Parco delle Gravine, cedono o affittano volentieri i loro terreni ai rappresentanti di società dalla complessa storia giuridica e finanziaria.
Secondo un dossier istruttorio sulla reale dinamica della proliferazione di impianti eolici in Italia realizzato da Altura, Cnp, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Lipu Puglia con il contributo ed il sostegno di comitati e associazioni ambientaliste territoriali «gravissima è la situazione dell’area di Laterza e Castellaneta che si inframezza tra l’area Sic-Zps-Iba-Parco nazionale dell’Alta Murgia, l’area Sic-Zps-Iba-Parco regionale delle Gravine e l’area Sic-Zps-Iba-Parco regionale delle Gravine di Matera: Ben 450 torri eoliche in gran parte da 3 megawatt!! Di estrema gravità i rischi per avvoltoio Capovaccaio, Lanario, Grillaio, Gufo reale, Biancone, Nibbio reale ed altre specie rare. Estesi paesaggi rurali ancora privi di antropizzazione diffusa verrebbero irrimediabilmente sconvolti».
Le domande riguardanti Castellaneta e Laterza da oltre un anno sono all’attenzione della Regione Puglia per il rilascio dell’autorizzazione, previa convocazione della conferenza di servizio e quindi non è detto che poi la foresta d’acciaio si materializzi per davvero.
Intanto, però, sono scappate via le uniche due aziende, la Hydrose di Padova e la Inergia di Ascoli Piceno, che avevano proposto al Comune di Castellaneta un contributo in cambio dell’installazione degli impianti eolici. Una «fuga» forse dovuta al provvedimento con il quale il 27 novembre del 2006 il commissario straordinario, allora alla guida del Comune, decise di regolamentare «il procedimento per la presentazione delle proposte progettuali da parte delle ditte interessate all’installazione di aerogeneratori sul territorio comunale », disponendo che l’assenso, o meglio il parere favorevole del Comune, sarebbe stato dato soltanto alle proposte progettuali corredate da documentazione comprovante il possesso della disponibilità delle aree interessate al progetto da realizzare». Un criterio da alcuni ritenuto illegittimo, stante la liberalizzazione del settore energetico decisa dall’Unione Europea e recepita dal Governo, ma da altri, recepito, come dire, di buon grado. La storia continua.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno» Autore: Mimmo Mazza