giovedì 14 febbraio 2008

Senza primarie, ma liste con più donne e società civile

Forte rinnovamento nelle composizione delle liste del Partito Democratico per le prossime elezioni politiche di aprile, a partire da un maggiore spazio alle donne e da un’apertura quanto più ampia possibile ai rappresentanti della società civile.

La brevità della campagna elettorale ha fatto si che si scartasse l’ipotesi di organizzare delle primarie ad hoc per la scelta dei candidati che correranno per Camera e Senato. "E' impossibile – ha infatti spiegato il vicesegretario del Pd Dario Franceschini - fare le primarie come volevamo per una questione di tempi, modalità e condizioni. Aspettiamo l'assemblea costituente di sabato che dovrà votare lo statuto e, se saranno confermate le norme contenute nella Carta, sarà il Coordinamento nazionale del partito mercoledì 20 febbraio a decidere criteri, deroghe e quant’altro necessario per la selezione delle candidature”.

“Un meccanismo – continua Franceschini - che sarà profondamente diverso da quello di tutti gli altri partiti che faranno le liste chiusi in una stanza”. Un meccanismo, attraverso il quale “tutti i circoli, tutti i livelli provinciali, saranno mobilitati nella selezione delle candidature".

“I criteri con cui sceglieremo le candidature – anticipa il coordinatore della fase costituente Goffredo Bettini - sono il rinnovamento, il riequilibrio della rappresentanza di genere e il coinvolgimento di espressioni rappresentative di pezzi della società italiana”.

Non mancherà neanche con queste modalità la partecipazione: “Le liste – prosegue Bettini - le faremo ascoltando tutti gli iscritti e le varie sensibilità del partito. Senza bilancini di corrente, ma guardando al merito. E questo lavoro deve fondarsi sul coinvolgimento dei segretari regionali eletti direttamente, molti dei quali sono giovani e per me debbono rappresentare il futuro del partito”.

Le proposte di Veltroni

Ecco alcune anticipazione del programma del Pd:

1) Dare un «compenso minimo legale ai precari, che non possono avere meno di 1.000-1.100 euro, attraverso incentivi fiscali dello Stato alle imprese».

2) Per attuare un incremento demografico serve un sostegno alle famiglie, per questo Veltroni pensa a «detrazioni fiscali da 2.500 euro per ogni nuovo nato» non da dare una tantum «ma da portare fino ad una certa età, ad esempio 12 anni».

3) Interventi sul fronte degli asili nido che «in Italia sono un servizio a domanda individuale invece deve diventare un diritto. Si devono aumentare».
4) «Noi proporremo un intervento per le donne che lavorano, ma non perchè mogli o madri, ma perchè lavorano e sono preoccupate della loro collocazione. Proporremo un sostegno con incentivi all'occupazione femminile»
5) Tasse: «Pagare meno, pagare tutti».

mercoledì 13 febbraio 2008

Le acrobazie politiche di Franco Catapano

Incredibile in poche settimane è cambiato tutto.

La scelta del Pd di andare da solo ha scompaginato il quadro politico italiano costringendo tutti a cambiare. Al di là dei tanti che hanno dovuto farlo per “legittima difesa” o per istinto di sopravvivenza, dopo aver goduto nella dittatura delle minoranze, appare invece singolare la posizione di Berlusconi che da “martello è diventato incudine”.

Nel giro di qualche giorno si è improvvisato difensore e affannosamente cerca di rincorrere Veltroni. Ha accelerato mettendo insieme un’unica lista con FI e AN, ma non potrà impedire che si dica che lo fa per imitare e rincorrere il PD.

Il partito, la coalizione, il movimento (non si è capito ancora che cosa è) del “Popolo delle libertà” presenta alcuni limiti evidenti. Esso risponde più da una strategia elettorale frettolosa che non ad una sintesi efficace delle diverse culture e dei diversi valori che caratterizzano i partiti di origine. Prima o poi le differenze sostanziali tra le anime liberalpopulista e quella nazionale verranno fuori in modo stridente e causeranno il parapiglia e la separazione. Immaginate per un attimo l’incompatibilità organizzativa, da una parte la struttura leggera del partito del cavaliere e dall’altra quella militante di AN. Come farà AN ad accettare che il nuovo partito sia un dominio assoluto di Berlusconi? Dovrà rinunciare ad avere organi direttivi, congressi, meccanismi di scelta che FI non ha mai avuto o che sono stati sempre soggetti alle decisioni insindacabili di ultima istanza del leader.

Insomma le acrobazie politiche di Berlusconi rischiano di aggrovigliare l’identità e la politica dei partiti di centrodestra. Vedremo se gli italiani sono così disattenti da non capire l’ennesimo “trucco” del cavaliere.

Nel frattempo vorrei segnalare che Veltroni ha già ottenuto alcuni risultati: 1) l’immagine del Pd è cambiata e sembra definitivamente archiviata la stagione delle divisioni e dei litigi; 2) si è aperta la strada per un’effettiva ristrutturazione del sistema politico dopo 15 anni di transizione; 3) ha costretto il centrodestra a stare sulla difensiva e 4) Veltroni ha conquistato il centro del dibattito politico, recuperando nei sondaggi e diventando il premier più gradito dagli italiani.
Scusate se è poco……

Franco Catapano

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al Segretario Nazionale Walter Veltroni,
al Presidente Nazionale Romano Prodi,

ai Segretari Regionali del Partito Democratico,
a tutti gli organismi eletti del Partito Democratico

Tempi nuovi richiedono idee nuove!

In qualità di elettore del PD, convinto sostenitore della novità che il Partito Democratico rappresenta nello scenario politico nazionale, chiedo agli organi dirigenti del Partito, democraticamente eletti, di adoperarsi affinché la definizione delle liste dei candidati alle elezioni politiche 2008 avvenga tramite il consolidato meccanismo delle primarie, in modo da:

• garantire la trasparenza del processo di selezione dei candidati;
• superare a monte l’anomalia di una legge elettorale “antidemocratica” che non prevede il “voto di preferenza”.


Chiedo anche di evitare categoricamente il ricorso alle pluricandidature nelle varie circoscrizioni, pratica antidemocratica, utile solo ad indebolire ulteriormente il rapporto tra eletti ed elettori.

Inoltre, chiedo di sostenere in maniera forte e decisa la candidatura di donne, giovani, lavoratori e persone che vengono dal mondo della cittadinanza attiva.

Pur comprendendo le difficoltà tecniche e temporali, sono infatti convinto che la partecipazione attiva del popolo delle primarie alla scelta dei nostri massimi rappresentanti politici potrà rappresentare un momento di ulteriore rafforzamento del Partito democratico ed un importante volano per il risultato elettorale.

La coerenza è di nuovo una virtù: non esistono più deleghe in bianco.

Voglia di politica - Da Laterza parte un appello «Primarie per le politiche»

Partito democratico, voglia di politica. E di primarie. Nella sede rimessa a nuovo di via Porta Pia (pareti rosso-verdi e soffitto bianco), l’assemblea costituente del Pd di Laterza ha eletto domenica mattina all’unanimità il coordinamento comunale e, a scrutinio segreto, i due delegati (una donna e un uomo: Wanda Pucci e Vito Cassano) chiamati a rappresentare lo stesso coordinamento a livello provinciale.

L’assemblea, presieduta da Franco Catapano, delegato regionale, e affidata nelle conclusioni a Rocco Loreto, già senatore diessino, ha anche approvato all’unisono la mozione, proposta e argomentata da Francesco Vasto, relativa all’esercizio delle primarie per individuare i candidati al Parlamento che verrà. Un documento incisivo, chiaro fin nei dettagli, tutto proteso a smontare dal basso le “liste bloccate” del devastante “Porcellum”.

“Rigettiamo - si legge nel documento - qualsiasi altra scelta di candidature imposte dalle segreterie dei partiti, pratica che ha già determinato delusione nelle passate elezioni politiche e che oggi è inaccettabile». Per il Pd laertino occorre invece «procedere con coraggio lungo il sentiero sinora tracciato, introducendo nel panorama politico un ulteriore elemento di novità e di innovazione che incontrerebbe certamente il favore degli elettori, animerebbe la partecipazione e garantirebbe un vantaggio competitivo in vista delle prossime elezioni». Il circolo cittadino Pd impegna quindi il coordinatore provinciale Mazzarano, il segretario regionale Emiliano e lo stesso Walter Veltroni per «restituire ai cittadini, almeno per il nostro partito, la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, recuperare un rapporto con gli elettori, restando coerenti con quanto sostenuto e realizzato nel recente passato».

Animato il dibattito a seguire. Dalla voglia di passare alla politica attiva espressa, appunto, dai giovani portavoce Wanda Pucci e Davide Bellini, alle posizioni differenziate emerse sulle questioni del momento: la scelta del Pd di far corsa solitaria alle urne di aprile, i risultati messi a segno e quelli rimasti in canna del governo Prodi, le decisioni prossime venture. Le conclusioni di Rocco Loreto hanno parlato di «partito nuovo per una nuova Italia».
Il coordinamento comunale: Pina Pietracito, Maria Solazzo, Maria Magistro, Macri Valeria, Cristiana D’Aprile, Maria Falcone, Tina Adorisio, Rossella Calabrese, Busto Annamaria ed Elisa Tamborrino; Francesco Vasto, Davide Bellini, Massimo Castria, Virgilio Luca, Gianfranco Lopane, Antonio Losito, Giovanni Clemente, Franco Danzi, Franco Bruno, Gianni Serafini, Leonardo Perrone, Mario Fanelli, Vito Massaro, Vittorio Casarola, Pierino Clemente, Arcangelo Mastrodomenico, Loforese Giovanni, Francesco Santantonio e Armando D’Aprile. Membri di diritto sono Wanda Pucci e Vito Cassano, Franco Catapano, Anna Sannelli (delegata nazionale), Giuseppe Russi (coordinamento provinciale) e Giuseppe Stano (capogruppo consiliare).

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, 13 febbraio 2008

Autore: Francesco Romano

Primarie o Primariette?

“Il Pd è un partito assolutamente aperto e così sarà anche per la formazione delle liste di Camera e Senato”. Sono le parole di Dario Franceschini al termine della riunione tra la segreteria nazionale e i segretari regionali. Il Partito Democratico sembra aver optato per una sorta di primarie. “Non c’è tempo per fare delle vere e proprie primarie, come faremo sempre in futuro”, ha spiegato il vice segretario, “ma i nostri candidati non verranno decisi nel chiuso di una stanza, come faranno gli altri partiti. Nella riunione di oggi con i segretari regionali abbiamo concordato di definire la prossima settimana, dopo che sabato l’Assemblea costituente avrà approvato lo Statuto, un meccanismo che consenta a tutti i circoli e i livelli provinciali di essere coinvolti nella scelta delle candidature”.

Il regolamento di quella che sarà comunque una “ampia consultazione” sarà deciso mercoledì prossimo durante il coordinamento nazionale del Pd. Sarà in quella sede che il partito “stabilirà anche i criteri di selezione delle candidature e le deroghe” rispetto al limite massimo di tre legislature per i candidati fissato dallo Statuto del Pd.

La data utile resta quella dell’1 e 2 marzo. Le liste dovranno essere consegnate entro il 9 marzo.

Per quanto riguarda le modalità della consultazione, si è fatta strada l’ipotesi portata avanti da Michele Emiliano. Il segretario del Pd pugliese, vista tramontare l’idea di vere e proprie primarie aperte a tutti, ha proposto delle primarie con votazione da parte degli iscritti ai circoli, dei delegati eletti nelle Assemblee regionali e di quelli eletti all’Assemblea costituente.

Lettera Alessia Mosca - Responsabile lavoro Esecutivo nazionale PD

Carissimi,
con l’avvio della campagna elettorale, si aprirà un periodo davvero molto intenso e impegnativo.

Per questa ragione credo sia importante tenerci in contatto sin d’ora, per scambiarci informazioni utili e per concordare alcuni passaggi fondamentali.
Nel discorso di apertura della campagna elettorale di Veltroni, è emerso in modo evidente come i temi del lavoro e dei salari saranno centrali per il Partito democratico. Per questo credo sia opportuno che in tutte le province, in tutti i territori, ci si concentri sulle proposte concrete che su tali temi saranno contenute nel programma, cercando di sottolineare di volta in volta quelle più interessanti.
Per prima cosa, non appena sarà predisposto in modo definitivo, vi invierò le parti del programma del PD che riguardano il lavoro. Ho inoltre chiesto a quanti si occupano di comunicazione per la campagna elettorale di predisporre alcuni manifesti specifici su questi temi, così da metterli nel giusto risalto.
Sarà poi opportuno organizzare quante più iniziative possibile in tutto il territorio per spiegare nel dettaglio cosa il PD intende proporre per il lavoro. Molte province si stanno già attivando, ma credo sia importante promuovere una mobilitazione molto ampia. Per questo, sarebbe utile comunicarmi le iniziative che intendete pianificare al riguardo, in modo che l’area Lavoro possa predisporre un piano di presenze autorevoli che riescano a coprire tutte le richieste.

Ritenetemi a disposizione per qualsiasi altra necessità, e non esitate a contattarmi

Telefono 06-69532.248/246 Fax 06-69532.361

email: a.mosca@partitodemocratico.it

Saluti molto cordiali,

Alessia Mosca

martedì 12 febbraio 2008

Verso le primarie

Stando a quanto riportato dal sito del quotidiano Repubblica, il Pd provvederà alla selezione dei propri candidati al Parlamento Nazionale attraverso l'indizione delle primarie che si terranno il 2 Marzo.
Questa decisione sarebbe stata assunta nel corso di una riunione tenutasi questo pomeriggio tra il vicesegretario Dario Franceschini e altri dirigenti di partito.
L'unico nodo da sciogliere riguarda l'opportunità di far partecipare al voto solo i cittadini che si sono iscritti al partito o aprire la consultazione a tutti coloro hanno preso parte alle primarie del 14 ottobre.

Aumentano le richieste per le PRIMARIE

Nessuno strappo con Walter Veltroni. Michele Emiliano rassicura il Pd pugliese: quale che sia la decisione sulle primarie - e per il momento sembra negativa - la Puglia

non farà fughe in avanti. Nella direzione regionale del partito, convocata alla vigilia del vertice romano di oggi con Veltroni, Emiliano illustra le ragioni che l´hanno portato a chiedere le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento. «Tuttavia - avverte - quello con Veltroni non è un duello rusticano. Non vado a sfidare nessuno, ma voglio semplicemente spiegare che, se si facessero le primarie, i sondaggi che ho in tasca e che già adesso non sono affatto male, potrebbero migliorare».

Il segretario regionale assicura che la Puglia è pronta a chiamare gli elettori a scegliere, ma in ogni caso si atterrà a quello che decideranno Veltroni e la conferenza dei segretari regionali. La decisione sembra però già presa. «Non c´è tempo per fare le primarie», ha tagliato corto ieri Dario Franceschini, numero due del Pd, in un´intervista a Telenorba. Emiliano non si rassegna. «Se qualcuno pensa a strappi da parte mia, sappia che dopo essere stato educato da molti di voi per tre anni e mezzo, molti aspetti del mio carattere si sono modificati - scherza - A Veltroni dirò soltanto che se a livello nazionale decidiamo per le primarie, la Puglia sarà in prima linea».

Non teme i tempi ristretti, Emiliano: si può andare tranquillamente alle urne il primo e il 2 marzo. «Il guaio - osserva - è che ci sono partiti di plastica che da questa legge elettorale possono trarre il massimo del profitto. Noi vogliamo entrare nelle case della gente. Certo, avremmo a disposizione soltanto sei giorni per la campagna elettorale, ma sarebbe un passaggio soltanto formale, visto che la campagna elettorale è già cominciata».

Alla direzione regionale, Emiliano non chiede di pronunciarsi sulle primarie, ma vuole conforto sul possibile regolamento della consultazione. Le opzioni, com´è noto, sono due: votare in collegi uninominali, ripristinando la ripartizione dell´ormai abrogato Mattarellum, o procedere alla scelta per circoscrizioni provinciali. In quest´ultimo caso, avverte Emiliano, sarebbe però necessaria una compensazione in favore della provincia di Bari, che rischia di essere penalizzata. Dal tenore degli interventi, così come dagli umori in platea, si ha chiara l´impressione che nessuno dice no alle primarie. Al di là dell´entusiasmo, prevale però una certa rassegnazione: Walter Veltroni avrebbe già deciso di non celebrare le primarie.

C´è pure chi sussurra che il segretario nazionale avrebbe parlato a lungo a telefono con Emiliano, illustrandogli le ragioni del no. Per questo, sottolinea qualcuno, il leader regionale ha tenuto a precisare che non ci sarà nessuno strappo e che la Puglia non andrà da sola. In ogni caso - si suggerisce da più parti - qualora si andasse alle elezioni primarie sarebbe opportuno votare in un collegio unico regionale per evitare che la consultazione sia falsata da sindaci particolarmente attivi e da spinte localistiche.

Di certo, comunque, Emiliano sosterrà fino in fondo la propria tesi. Lo dice a chiare lettere, citando anche l´esempio di Nichi Vendola. «Le primarie sono nel nostro Dna - rileva - Chi ha saputo utilizzare al meglio questo strumento è stato il nostro presidente della Regione: grazie alle primarie ha cambiato la storia della Puglia, ma anche il modo di concepire i partiti e di essere uomo politico di riferimento». Su una cosa il segretario regionale del Pd è irremovibile: «In Puglia dobbiamo giocare al meglio delle nostre possibilità, perché potremmo essere decisivi per il risultato nazionale, soprattutto al Senato».

di Raffaele Lorusso

Repubblica (Bari) -12 febbraio 2008)

lunedì 11 febbraio 2008

PRIMARIE? SI PUO’ FARE!

L’assemblea costituente del Partito Democratico di Laterza è stata una bella occasione per discutere della buona politica e del futuro. Tanti ed interessanti gli interventi che si sono succeduti nella mattinata, all’interno di una sede gremita, rinnovata e colorata del Pd laertino. Primarie, democrazia, governabilità, ottimismo, coinvolgimento, unità dei riformisti, le parole chiave che riassumono i contenuti dell’approfondito confronto.
I giovani e le donne questa volta non sono mancati e numerosi hanno sottolineato univocamente la volontà di chiudere con le appartenenze del passato per costruire un partito animato dalla voglia di fare e senza correnti interne. Posizioni differenziate sono invece emerse in merito: alla scelta del Pd di correre da solo, sui risultati percepiti del Governo Prodi e sui nuovi processi decisionali.
Nell’introduzione i portavoce, Wanda Pucci e Davide Bellini, inoltre hanno evidenziato la necessità di chiudere con la fase organizzativa per cominciare a fare politica attiva all’interno della comunità laertina. Franco Catapano, in qualità di presidente dell’assemblea, ha illustrato gli adempimenti per la consegna degli attestati di fondatore del Partito Democratico, per l’elezione del coordinamento e dei delegati provinciali. Francesco Vasto, dopo le introduzioni, ha proposto e argomentato una mozione per la richiesta dello svolgimento delle primarie per individuare i candidati al Parlamento, la mozione è stata votata dall’intera assemblea del partito nascente.
Il coordinamento comunale, votato all’unanimità, è risultato così composto: per le donne, Pina Pietracito, Maria Solazzo, Maria Magistro, Macri Valeria, Cristiana D’Aprile, Maria Falcone, Tina Adorisio, Rossella Calabrese, Busto Annamaria ed Elisa Tamborrino; per gli uomini, Francesco Vasto, Davide Bellini, Massimo Castria, Virgilio Luca, Gianfranco Lopane, Antonio Losito, Giovanni Clemente, Franco Danzi, Franco Bruno, Gianni Serafini, Leonardo Perrone, Mario Fanelli, Vito Massaro, Vittorio Casarola, Pierino Clemente, Arcangelo Mastrodomenico, Loforese Giovanni, Francesco Santantonio e Armando D’Aprile.
Per la scelta dei due delegati (un uomo e una donna) per il coordinamento provinciale è stato invece necessario procedere con le votazioni a scrutinio segreto, per la disponibilità di più candidati: Vito Cassano, Luca Virgilio e Giuseppe Russi per gli uomini; Maria Solazzo, Maria Magistro e Wanda Pucci per le donne. Allo spoglio dei voti sono risultati eletti: Vito Cassano e Wanda Pucci che rappresenteranno il Pd di Laterza a livello di coordinamento provinciale e contestualmente entrano di diritto insieme a Franco Catapano (delegato regionale), Anna Sannelli (delegata nazionale), Giuseppe Russi (componente coordinamento provinciale) e Giuseppe Stano (capogruppo consiliare) del coordinamento comunale.
Rocco Loreto nel concludere i lavori dell’assemblea ha fatto un’analisi politica ed economica di alto profilo, nella quale ha evidenziato la necessità di proseguire sul terreno dell’innovazione politica che Veltroni e il partito democratico rappresentano per costruire una nuova Italia

Vogliamo le PRIMARIE!

MOZIONE DELL’ASSEMBLEA DEL PD LATERZA SULLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEI PARLAMENTARI


L’assemblea costituente del Partito Democratico di Laterza, riunita in data 10/02/2008, considerata l’imminenza delle elezioni politiche del 13 e 14 Aprile, ha approvato all’unanimità la seguente mozione:

L’attuale legge elettorale, caratterizzata dall’infelice meccanismo delle liste bloccate, ha determinato un’ulteriore e significativa interruzione del rapporto tra politica e cittadini.

Se da un lato non possiamo che apprezzare e condividere l’impegno profuso dal Pd nel tentativo di raggiungere un accordo per la modifica di questa pessima legge elettorale, dall’altro non può che lasciarci perplessi la notizia trapelata in questi giorni secondo cui si prevede una deroga rispetto a quanto stabilito nel Capo IV all’art. 18 c. 9 dello statuto del PD, ovvero che: “La selezione delle candidature per le assemblee rappresentative avviene ad ogni livello con il metodo delle primarie ovvero, anche in relazione al sistema elettorale, con altre forme di ampia consultazione democratica.”


Il Partito Democratico di Laterza chiede con determinazione l’organizzazione delle primarie per la scelta dei candidati al Parlamento e per la loro collocazione nella liste di Camera e Senato. Rigettiamo qualsiasi altra scelta di candidature imposte dalle segreterie dei partiti, pratica che ha già determinato delusione nelle passate elezioni politiche e che oggi sono inaccettabili. In un momento come questo riteniamo che occorra procedere con coraggio e determinazione lungo il sentiero sin ora tracciato, introducendo nel panorama politico italiano un ulteriore elemento di novità e di innovazione che incontrerebbe certamente il favore degli elettori, animerebbe la partecipazione e garantirebbe un “vantaggio competitivo” in vista delle prossime elezioni. Chiediamo quindi di restituire ai cittadini, almeno per il nostro partito, la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, recuperare un rapporto con gli elettori, restando coerenti con quanto sostenuto e realizzato nel nostro recente passato.

Il circolo del Pd di Laterza per tali considerazioni impegna formalmente (inviando questa nota al segretario provinciale Michele Mazzarano, al segretario regionale Michele Emiliano e al segretario nazionale Walter Veltroni) gli organismi del nostro partito affinché siano indette le primarie per la scelta dei rappresentanti al Parlamento Italiano.

Pd e comunicazione politica

Bisogna riconoscere alla «Gazzetta del Mezzogiorno» il merito di ospitare dibattiti su temi di rilievo che altrimenti sarebbero ristretti a pochi addetti ai lavori. Certamente, uno di questi temi è la comunicazione politica o, come sarebbe meglio dire, la comunicazione tra la politica e i cittadini e tra i cittadini e la politica.

L’argomento non è solo di grande attualità, ma è una di quelle questioni che hanno una importanza fondamentale per le sorti stesse della democrazia del nostro Paese, tale da meritare l’attenzione di tutti e da richiedere delle risposte all’altezza. Lo dico perché mi sembra molto riduttivo ragionare di comunicazione politica soltanto dal punto di vista di come i partiti e le istituzioni riescono a rendere più chiari e comprensibili i loro messaggi ai cittadini-elettori. Questo modo di vedere la questione è parziale e sfugge ad un nodo essenziale: la drammatica crisi esistente nel rapporto tra la politica e i cittadini. I «Vaffà day» di Beppe Grillo o il successo di libri come «La casta» sono le spie di un malessere molto profondo che va affrontato non soltanto in termini di miglioramento del linguaggio e della capacità di usare i mezzi di comunicazione di massa, ma, anche e soprattutto, in termini di come la politica ritorna a essere in sintonia con le attese dei cittadini e riesce a dare risposte ai loro problemi. Se è questo il livello a cui bisogna porsi, allora non basta affidarsi a dei buoni consulenti, capaci di curare l’immagine del candidato o del partito e in grado di applicare le moderne tecniche di marketing politico. Sia chiaro: non voglio dire che non ci sia bisogno di competenze specialistiche e di serie professionalità se si vuole competere con successo in campagne elettorali sempre più complesse. Ma limitarsi a questo sarebbe fuorviante rispetto al nodo di fondo che è - come direbbe Philip Gould, uno dei più noti consulenti di comunicazione politica - «far ritornare il pubblico sugli spalti», ovvero far tornare i cittadini a partecipare alla vita politica.

I partiti e gli eletti nelle istituzioni dovrebbero essere meno «autoreferenziali» e riprendere a dialogare con gli elettori. Questo non significa solo capacità di raggiungerli con i propri messaggi, ma, soprattutto, vuol dire essere capaci di ascoltarli e favorirne la partecipazione. Di questo si sente una grande necessità, visto che in Italia la credibilità della politica è precipitata ad un livello

bassissimo. Le ragioni di questa situazione sono complesse, ma credo che ce ne sia una fondamentale: nel nostro Paese è entrato in crisi l’intero sistema politico, come conferma lo scioglimento anticipato

del Parlamento. Quello che si è definitivamente inceppato è il meccanismo che, per vincere le elezioni, costringe a mettere insieme coalizioni estremamente eterogenee e frammentate in tanti partiti, coalizioni che poi - una volta vinte le elezioni - incontrano serie difficoltà a governare. I cittadini, giustamente, chiedono un sistema politico più semplice, con pochi partiti, in cui i programmi siano chiari e comprensibili e dove sia garantita la stabilità dei governi. Per ottenere questo risultato serve una riforma del funzionamento delle istituzioni e del metodo di elezione dei rappresentanti del popolo, che consenta ai cittadini di scegliere chi deve rappresentarli e, successivamente, di giudicarli sulla base del loro operato. Manco a dirlo l’esatto contrario della legge elettorale con la quale saremo costretti a tornare a votare. A maggior ragione in una situazione come questa, saper comunicare in maniera efficace non è assolutamente sufficiente. C’è bisogno di una forte innovazione politica se si vuole ristabilire il dialogo con gli elettori. Da questo punto di vista sono convinto che il Partito Democratico stia dando un esempio positivo mettendo al primo posto le cose da fare e in secondo piano le possibili alleanze.

Pino Mellone

Esponente del Pd Taranto

Discorso per l'Italia, sintesi dell'intervento di VELTRONI a Spello

Il destino dell'Italia

"Cominciare da qui, da questa piazza, da questo borgo, con alle spalle questo magnifico panorama italiano, è un modo per dire a cosa pensiamo: non al destino di questo o quel leader, non a questo o quel partito, ma al destino dell'Italia, al nostro Paese, alla sua struggente e meravigliosa bellezza e alla sua storia grande e tormentata, alle gravi difficoltà del suo presente e alle straordinarie potenzialità del suo futuro".

L'ambientalismo del fare

"Lo sviluppo contro l'ambiente non è sviluppo. Ma anche viceversa: una difesa dell'ambiente che si riduca alla moltiplicazione di vincoli e veti contro la crescita è sterile e perdente. E invece, un nuovo ambientalismo, un ambientalismo positivo, un 'ambientalismo del fare', come lo abbiamo chiamato, inserito in una nuova cultura della sostenibilità e della qualità della vita, può diventare un formidabile volano di sviluppo. Prendiamo il sole: non è solo un'alternativa al petrolio per la salute della Terra, ma uno dei principali traini della crescita di domani".

Il futuro, il tempo in cui dobbiamo andare

"Non bisogna aver paura del nuovo. Il futuro è l'unico tempo in cui possiamo andare. Ma il nostro paese, i suoi meccanismi politici ed istituzionali, sembrano temere le cose nuove. Sembrano paralizzati dal demone del conservatorismo. Sembrano pensare che il mestiere di chi può decidere sia solo quello di rinviare; il mestiere di chi ha il potere sia solo quello di usarlo per mettere veti, paletti, bloccare sul nascere quella meraviglia che è il nuovo. Il nuovo che sorge dal talento, dalla scienza, dall'energia delle donne e degli uomini".

L'Italia che vogliamo

"Una nuova generazione di italiani chiede una Italia più aperta e dinamica, più giovane e mobile. L'Italia del nuovo millennio, non l'Italia della fine del secolo precedente. L'Italia dell'ascolto e della ricerca, l'Italia del rigore e della responsabilità, l'Italia dei doveri e non solo dei diritti. L'Italia della mobilità sociale e non dei corporativismi asfissianti. L'Italia della ricerca, della scienza e della tecnologia e non degli steccati ideologici. L'Italia della legalità e non della furbizia. L'Italia che ritrova i valori, il senso della sua grandezza e l'orgoglio di sé".

Lo spirito da ritrovare

"Viviamo più a lungo perché viviamo meglio. So che dire questo contrasta un po' col luogo comune per cui ieri è sempre meglio di oggi. Ma è proprio di questo che ci dobbiamo liberare. Non restiamo con la testa rivolta all'indietro, ad un passato del quale dobbiamo riconoscere la grandezza e dal quale, come abbiamo detto, possiamo trovare stimoli. Ma invece viviamo pienamente il presente e volgiamo lo sguardo al futuro. Oggi abbiamo immense possibilità: di sapere, di conoscere, di viaggiare e dialogare, di scoprire".

Quale politica?

"Una politica che nello stesso giorno in cui un uomo che fa onore all'Italia, Umberto Veronesi, indicava vie nuove per il futuro della lotta al cancro, dava un triste spettacolo di sé, con quegli schiamazzi e quegli sputi nell'Aula del Senato che hanno dato un'immagine dell'Italia che non meritiamo e non vogliamo più vedere. E state certi che quel senatore troverà ospitalità in qualche lista. Quelle urla sono la più brutta espressione di una politica senza radici nella grande storia italiana, ripiegata su se stessa, priva della voglia di rischiare, di conoscere le sfide brucianti di un tempo nuovo. Dell'incapacità di fare ciò per cui il Presidente Napolitano non ha mai smesso di spendere energie e saggezza: mettere al primo posto il bene del Paese, al primo posto l'amore per le istituzioni. Quello che nelle ultime settimane avrebbe dovuto far scegliere non la propria presunta convenienza, ma la riscrittura delle nostre regole comuni: una legge elettorale per la stabilità e la riduzione della frammentazione del sistema politico, una sola Camera legislativa, la riduzione del numero dei Parlamentari e dei costi della politica".

Un progetto per cambiare il Paese

"Noi siamo pronti. E' all'Italia vera, che noi parliamo. Oggi, grazie al lavoro del governo Prodi, possiamo fare quello che non è mai stato fatto. Quello, gli italiani lo sanno, che è stato ogni volta annunciato ai quattro venti, ma non realizzato. Verrà il tempo per dire agli italiani ciò che è nostro dovere dire: questo è il nostro progetto per cambiare il Paese, queste sono le cose che faremo per fronteggiare i problemi e trovare soluzioni. E lo potremo dire guardando negli occhi l'Italia, perché abbiamo deciso, unilateralmente, di correre liberi. Liberi, più che soli".

Il tempo del coraggio e del cambiamento

"Il tempo della decisione e della responsabilità. Gli occhi degli italiani hanno visto troppo odio e divisioni in questi anni. Unire l'Italia, restituirle forza e orgoglio di sé. Ritrovare quel desiderio del nuovo che è l'energia vitale di una comunità. Chi, più di noi, più degli italiani, può unire passato e futuro? L'Italia deve essere unita. L'odio e le divisioni di questi anni ci hanno fatto perdere occasioni importanti".

Gli italiani vogliono una stagione nuova

"Gli italiani non "appartengono" a nessuno, se non a se stessi. Appartengono alla propria coscienza, alla propria mente, al proprio cuore. Ed è così che decideranno, il 13 aprile. Di una cosa sono certo: gli italiani vogliono uscire dalla confusione, dall'instabilità e dall'immobilismo. Vogliono una stagione nuova. L'Italia deve lasciare l'odio e scegliere la speranza. L'Italia deve lasciare la paura e scegliere il nuovo".

Poche righe, un pezzetto di storia

"L'altro giorno, la sera stessa in cui abbiamo presentato il nuovo sito internet del Partito democratico, è arrivata una mail. Poche righe, a raccontare un pezzetto della nostra storia. 'Ricordo con grande nostalgia – dice la lettera – quando mio nonno mi portava nella stalla a vedere i buoi, io avevo quattro cinque anni. Mi raccontava tante storie, ma una la ricordo molto bene. E' quella di quando lui aveva nascosto nella stalla un gruppo di partigiani che erano sfuggiti ad un rastrellamento fascista e aveva messo a repentaglio la sua vita e quella di tutta la sua famiglia. Però l'aveva fatto e ancora ricordo che me lo diceva come se fosse la cosa più ovvia. Di fronte alla difesa della libertà e della propria patria non c'è esitazione, si fa cosa si deve fare e basta. Non l'ho mai ringraziato abbastanza per queste storie, certo che ancora oggi che ho 51 anni le ricordo volentieri, sono parte di me stesso me le porto dentro di me. Vorrei che il Partito Democratico avesse questi sapori veri, autentici'. L'Italia è questo. L'Italia è andata avanti così. Così è diventata una grande democrazia, uno dei pilastri della nuova Europa unita, dell'utopia di Altiero Spinelli divenuta realtà".

Il fallimento della politica

"Il bipolarismo che abbiamo conosciuto in questi anni si è dimostrato incapace di uscire dallo schema dello scontro ideologico. L'ideologia non c'era più, ma è come se la politica non fosse capace di rinunciare ai suoi cascami: la cultura del nemico, il dualismo manicheo, la demonizzazione dell'avversario, a volte un vero e proprio sentimento di odio, almeno predicato e ostentato, nei confronti della parte avversa. La politica in questi anni non è riuscita a imprimere forza, a portare avanti quelle grandi riforme, quelle liberalizzazioni e modernizzazioni di cui l'Italia ha bisogno. Una politica che divide il Paese, invece di unirlo per far fronte ai problemi di tutti. Una politica che divide non solo tra destra e sinistra, ma anche tra Nord e Sud, tra italiani e immigrati, tra dipendenti e autonomi, tra padri e figli, tra laici e cattolici. La stragrande maggioranza degli italiani è stanca di una politica come questa, che crea una conflittualità esasperata e la usa come alibi per non affrontare i veri problemi del Paese".

La politica si deve rialzare

"L'Italia non si deve rialzare L'Italia è in piedi. Sono in piedi gli italiani. E' la politica che si deve rialzare. Gli italiani sono le persone che tengono duro in silenzio e con dignità, che magari fanno mille sacrifici per mantenere la loro famiglia, ma non rinunciano all'onestà, al rispetto delle leggi, all'accoglienza, alla solidarietà verso il proprio vicino così come verso chi arriva da un paese lontano. Questa fatica, queste speranze, questa generosità non meritano di scomparire sotto la nuvola di parole e il rumore dello scontro politico".

Il Partito democratico, unire l'Italia

"Per questo è nato il Partito Democratico. Per unire l'Italia. Per provare a superare una volta per sempre la politica faziosa e settaria. Per raccogliere le energie migliori del Paese attorno ad un programma di riforme che affrontino i mali strutturali che lo affliggono da troppo tempo. Per dare alla politica un respiro nuovo".

Una politica nuova

"E' la politica intesa come lotta per grandi principi e grandi valori: la libertà, la giustizia, la pace. Ideali grandi, per i quali si può dare la propria vita, donandola ogni giorno nella fatica dell'impegno quotidiano, o addirittura accettando di perderla, pur di non tradire in nome della vita ciò che alla vita dà significato. Ed è la politica come impegno concreto per risolvere i problemi quotidiani delle persone, per rendere più lieve la vecchiaia, la malattia, la solitudine, per incoraggiare la speranza di una giovane coppia che pensa di mettere al mondo un figlio ma prima deve risolvere la sua prima preoccupazione, quella della casa; per aumentare le opportunità per chi vuole mettere alla prova i propri talenti".

Cambiare la politica, cambiare l'Italia

"Il Partito Democratico nasce per questo. Per far riamare la buona politica, quella che in uno straordinario giorno di ottobre tre milioni e mezzo di persone hanno animato con al loro passione, con al loro partecipazione. Il Partito democratico nasce per dare alle donne e agli uomini e ancor più alle ragazze e ai ragazzi del nostro Paese la certezza che se vogliamo, insieme, noi possiamo cambiare la politica e cambiare l'Italia. La scelta è tra passato e futuro. Dobbiamo credere in ciò che l'Italia può essere".

Voltare pagina

"Noi ci presentiamo agli italiani con una chiara proposta di governo: un programma, una leadership, una squadra coesa e affiatata. Lo state vedendo. Dopo la nostra scelta tutto si è messo in movimento. Anche nell'altro campo. Ma guardate bene quel che succede nelle loro file: sono preoccupati di "come" vincere, non del "perché" vincere. Di come organizzarsi meglio, non di cosa offrire di nuovo all'Italia, di cosa fare di nuovo per gli italiani. D'altra parte hanno già governato l'Italia per sette anni, e propongono solo di tornare a farlo, esattamente come prima. Noi vogliamo voltare pagina. Noi diciamo: non cambiate un governo, cambiate l'Italia. Cominciamo. Cominciamo a farlo insieme. Trasformiamo l'Italia".


Si può fare

"Tocca a noi. Tocca a milioni di italiani. Dipende da noi, quello che possiamo fare insieme. Quello che insieme faremo. Una Italia moderna, serena, veloce, giusta. Si può fare. Questi due mesi ci metteremo in viaggio, toccheremo tutte le 110 province italiane, tutta la bellezza e la meravigliosa diversità del Paese. Questi due mesi saranno il modo più appassionante che abbiamo per far vivere le nostre speranze e dare corpo ai nostri sogni".

Un Paese grande e lieve

"La speranza, la fiducia nel futuro, è il motore del cambiamento che serve all'Italia. E' per questo che io mi candido. Non per ricoprire una carica. E vi chiedo, nei prossimi mesi, di pensare non a quale partito, ma a quale Paese. Facciamo un Paese grande e lieve. Una Italia in cui non si muoia per lavorare. In cui studiare e intraprendere sia facile. In cui le donne e gli uomini ritrovino la voglia di viaggiare, insieme e sicuri, verso il futuro. In cui la politica riscopra il coraggio di rischiare il nuovo. E forse, un giorno, ricorderemo che qui, oggi, in una bellissima domenica italiana, tutto è cominciato".

domenica 10 febbraio 2008

Pd Puglia, possibili le primarie per scegliere i candidati alle politiche del 13 e 14 aprile

Il Segretario regionale del Partito Democratico, Michele Emiliano, di concerto con la conferenza dei segretari provinciali del Pd pugliese, ha ufficializzato la possibilità di effettuare votazioni primarie finalizzate alla scelta dei candidati per le elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Uniche date possibili sarebbero l’1 o il 2 marzo. La decisione, oltre che dalla natura stessa del partito, deriva dalla necessità di ovviare alle liste bloccate della legge elettorale in vigore.
Le primarie saranno sottoposte lunedì prossimo al vaglio della direzione politica regionale. Ma, soprattutto, sarà la segreteria nazionale del Pd, che incontrerà martedì 12 febbraio i segretari regionali, a decidere se confermare questa scelta, vista la scarsità di tempo a disposizione. “Se non si potranno fare le primarie penseremo ad un altro modo che permetta vaste consultazioni della popolazione”, ha dichiarato oggi Michele Emiliano in conferenza stampa. “Noi abbiamo una macchina già messa in moto e rodata in varie occasioni. Inoltre, è già pronta una bozza del regolamento”, ha sottolineato il segretario regionale.
Sono due le possibili forme di primarie: la prima, simile ai meccanismi del “Mattarellum”, prevede candidature uniche sulla base dei collegi, attraverso la quale sarà formata una graduatoria dei candidati in base ai voti presi e al numero degli elettori presenti nel collegio: la seconda, più semplice, prevede collegi su base provinciale.Sarà in tutti e due i casi prevista la metà delle candidature alle donne e tre posti nella lista per candidati scelti dal partito nazionale (due per la Camera e uno per il Senato).

sabato 9 febbraio 2008

Un'Italia moderna, SI PUO' FARE!


Al primo posto vogliamo metter le persone, le ansie da condividere, i problemi da risolvere. Vogliamo offrire uguali opportunità a tutti, non concedere privilegi a nessuno. Sostenere chi non riesce a farcela da solo, dare strumenti a chi ha talento. I nostri valori sono l'energia che può cambiare le cose. La speranza di un'Italia nuova.

Walter Veltroni