sabato 24 novembre 2012
Gal, pubblicate le graduatorie: 6 "progetti laertini" finanziati per la creazione di microimprese. L'Assessore Mimma Stano: "Fondamentale continuare a lavorare in questa direzione"
Assessore Mimma Stano, è questa la strada per creare occupazione?
"Stiamo continuando a insistere su questa strada perchè siamo convinti che, soprattutto in questo periodo di crisi, dobbiamo avere la capacità di riuscire a presentare progetti sia come istituzione pubblica, sia come soggetti privati. In questo primo anno e mezzo di amministrazione ho potuto constatare che Laterza ha una risorsa importante: tanti giovani professionisti dotati di grandi capacità progettuali. Con tanti di loro in questi mesi si è avviato un rapporto di collaborazione che ci ha permesso di accedere a finanziamenti regionali, nazionali ed europei."
Queste 6 microimprese, si aggiungono ai 7 B&B già finanziati dal GAL nell'ambito del Bando a sostegno dell'imprenditoria femminile...
"E non finisce qui. Stiamo già lavorando da qualche giorno per far partecipare associazioni e cooperative giovanili al Bando del Ministero della Gioventù. Abbiamo individuato 11 aree demaniali del Comune di Laterza che potrebbero essere utilizzate dai giovani per "fare impresa". I finanziamenti ammontano fino a 200 mila euro per ogni progetto dichiarato ammissibile, quindi l'occasione è ghiotta per gruppi di giovani che vorranno mettersi in gioco. Se riusciremo a creare nei nostri cinque anni di mandato i giusti canali per accedere a 50-60 finanziamenti di micro-impresa avremo fatto un ottimo lavoro per la crescita economica di Laterza".
Intanto siamo già a quota 13... Parallelamente state lavorando come amministrazione anche su un altro progetto importante, quello dei Voucher a sostegno delle fragilità sociali.
"Si, tramite l'Assessorato ai Servizi Sociali abbiamo messo in campo questa iniziativa che consentirà a soggetti con difficoltà sociale di avere forme di sostegno al reddito attraverso percorsi di inserimento formativo da svolgersi in aziende di Laterza. La copertura economica sarà fornita con il sistema dei voucher, strumento messo a disposizione dalla recente riforma del mercato del lavoro. Stiamo insomma cercando di lavorare a 360° mettendo in campo tutte le sinergie possibili fra i vari assessorati. L'obiettivo è creare nuova occupazione"
sabato 24 marzo 2012
giovedì 8 gennaio 2009
Job Opportunities
Come richiesto dai nostri lettori, Vi proponiamo una sezione dedicata alle offerte di lavoro :Regione Puglia: Bando per l'incentivo per la trasformazione dei contratti apprendistato
Emanato il nuovo avviso pubblico per le borse di studio -Ritorno al futuro-
Data di pubblicazione: 08/01/2009
Data di scadenza: 22/01/2009
Avviso di selezione pubblica per la formazione di una graduatoria per l’assunzione di N. 10 Macchinista, parametro 153 – CCNL Autoferrotranvieri 27/11/2000 con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato pieno, presso la “Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici s.r.l.”
Data di pubblicazione: 08/01/2009
Data di scadenza: 22/01/2009
Avviso di selezione pubblica per la formazione di una graduatoria per l’assunzione di N. 10 Capotreno, parametro 140 – CCNL Autoferrotranvieri 27/11/2000 con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato pieno, presso la “Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici s.r.l.”
Data di pubblicazione: 08/01/2009
Data di scadenza: 22/01/2009
Avviso di selezione pubblica per la formazione di una graduatoria per l’assunzione di N. 13 Operatori di movimento e gestione, parametro 158 – CCNL Autoferrotranvieri 27/11/2000 con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato pieno, presso la “Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici s.r.l.”
Data di pubblicazione: 08/01/2009
Data di scadenza: 22/01/2009
Centro per l'Impiego di Massafra: ricerca DUE APPRENDISTI E UN OPERAIO GENERICO settore AZIENDA DI PRODUZIONE PUBBLICITARIA. (rif. 047)
Data di pubblicazione: 05/01/2009
Data di scadenza: 31/01/2009
venerdì 6 giugno 2008
Un’azienda fuggitiva, una politica fiacca, un sindacato sciatto, il grido d’aiuto alla stampa
Tre crisi in una. E una soluzione, ecclesiastica ed economica.Un’azienda si riconverte e se ne fugge: da produttiva diventa commerciale. La politica, di destra e sinistra, dopo essere stata sollecita a stendere tappeti rossi a questa azienda per farla insediare a Ginosa e Castellaneta, ora sa solo dare solidarietà ai lavoratori che vedono svanire la loro fonte di reddito. Il sindacato, anch’esso, si è fatto “altro” dai lavoratori: tratta con l’azienda a loro insaputa e porge loro carte e bla-bla per il “signorsì”. La Miroglio, dopo aver “filato” e “tessuto” stoffe e aver rifornito “marchi” di confezioni sparsi in tutt’Italia, scopre che altrove “si fila, si tesse e si confeziona” a costi molto minori, chiude i suoi capannoni italiani e si fa venditrice, dicono, a prezzi italiani, ma con i costi terzomondisti, cioè a profitti altissimi. Scopo dell’azienda è il profitto, dicono gli economisti di ultima generazione, quelli che sanno solo fare addizioni e sottrazioni: più alti sono i profitti, più plausi merita l’azienda. Invece, gli economisti che sapevano di filosofia, quelli per i quali economia è “gestione di una casa”, dicevano che un’azienda è parte della comunità nella quale opera: nella e per la comunità essa è nata, da essa ha tratto alimento, con essa ha fatto fortuna, con essa deve diversificarsi. L’azienda che se ne va ad inseguir quattrini facili, non solo non è figlia degli imprenditori-demiurghi schumpeteriani, ma fa solo pirateria, una qual violenza fomite d’altra violenza. Tal specie di azienda, infatti, imposta i suoi profitti non nell’innovazione tecnologica, o nell’invenzione di altri prodotti, o nella conquista di altri mercati, ma “torcendo” il fattore di produzione più debole, il costo del lavoro, quando la domanda è mondiale e perciò altissima, quindi di bassissimo costo. Tali profitti son solo il dato di sfruttamento del lavoro: in Italia o nelle lande del terzo mondo è la stessa cosa.A conferma che un’economia rapace è un’economia di crisi, si ha una politica parolaia, cioè una politica di crisi. All’azienda che sa fare solo addizioni e sottrazioni, corrisponde una politica innocua, o talmente ridotta, che non sa pretendere servigi da coloro ai quali servigi ha reso.Per far venire dal Nord questi filatori e tessitori la Regione Puglia ha fatto un’apposita legge, agevolazioni urbanistiche, fiscali, produttive. Ora che questa se ne va, destra e sinistra, non sanno far altro che mostrarsi con “una “lacrima sul viso”, non una di più. Ma tant’è, destra e sinistra hanno entrambe soppresso la parola “sociale”, che era la loro ragion d’essere. Un consigliere regionale s’è scaldato alla fiamma del Movimento “sociale”, un altro s’è nutrito di emancipazione degli operai con la dignità sul lavoro e nel salario. Ora, i ginosini Pietro Lospinuso e Paolo Costantino, scrivono quasi lo stesso documento di “vicinanza” agli operai; ma non di vicinanza ha bisogno chi sta perdendo il proprio lavoro, dove altro lavoro non c’è, ma di invenzioni, di soluzioni, di idee sostenute dalla forza dell’autorità e della società.Ad alimentare la fiacchezza della politica non poteva mancare la sciattezza del sindacato, che tratta gli operai come minorati. Chi, richiesto del perché non si sottoponga al rinnovo della rappresentanza, risponde: “Perché noi siamo il male minore”. Tale risposta, anche se scherzo di pessimo gusto, per diluire la gravità delle parole, è “una voce dal sen fuggita”. Se tanta prosopopea sta nelle Rsu, più su quanta ce n’è? Quindi, non è un caso che gli operai lancino dalle pagine del “Corriere”, sulla stampa, il loro grido d’aiuto; invece di rivolgersi ai partiti o ai sindacati, ormai senza più credibilità: ma chi ha perduto la credibilità ha già perduto la propria dignità.
CGIL: MENO PRECARI MA INTRAPPOLATI E CON 8.800 EURO
ROMA - Sono oltre 830 mila i lavoratori italiani che nel 2007 erano a rischio precarietà, 20 mila in meno rispetto all'anno precedente. Un calo che inverte la rotta rispetto agli anni precedenti, ma a cui non corrisponde un miglioramento della condizione economica. Secondo l'ultima ricerca dell'Ires-Cgil, in collaborazione con l'Università la Sapienza, sul lavoro parasubordinato, il reddito medio per i precari è infatti di circa 8.800 euro l'anno. Non solo, una gran parte dei lavoratori rimane "intrappolata" nel lavoro atipico: sei precari su dieci per due anni di seguito e oltre il 37% per tre anni (la ricerca prende in considerazione il triennio 2005-2007). "Il dato positivo - ha sottolineato il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni - è che il trend ascendente ha subito un rallentamento. Significa che volendo si può intervenire, come ha fatto con atti concreti il precedente governo, e bisogna continuare ad intervenire. Tuttavia il numero complessivo resta altissimo e rappresenta una anomalia in Europa".Secondo i dati 2007 raccolti nella ricerca di Ires, Nidil e Università La Sapienza, i lavoratori parasubordinati sono oltre 1,5 milioni, con un aumento del 2,4% rispetto al 2006. In questo insieme rientrano però anche i lavoratori 'tipici', ovvero gli amministratori, i sindaci di società e i partecipanti a commissioni, che sono circa 500 mila. Un milione sono invece gli atipici, in larga maggioranza titolari di contratti di collaborazione. Di questi i lavoratori ritenuti a rischio di precarietà, quelli cioé che hanno una collaborazione con reddito esclusivo, erano lo scorso anno 836 mila, contro gli 858 mila del 2006. In un anno il calo è stato quindi di oltre 20 mila unità e, secondo la ricerca, è ascrivibile "all'attenzione che il Ministero del Lavoro ha attribuito alla lotta alle false collaborazioni, all'aumento del contributo pensionistico di 5 punti percentuali rispetto al reddito che ha reso meno conveniente per le aziende il ricorso alle collaborazioni, e infine agli incentivi alla stabilizzazione". I precari emergono come un popolo di giovani "ma non troppo".
mercoledì 28 maggio 2008
DAL PD FERMO SOSTEGNO AI LAVORATORI DI NATUZZI, MIROGLIO, TBM
La crisi dei tre stabilimenti è seguita da tempo con attenzione dal Partito Democratico
BARI – Come purtroppo da tempo preannunciato i nodi congiunturali e strutturali sono venuti al pettine. Per la Natuzzi, giunta alla crisi ben prima dello stabilimento tessile operativo dal 1996, ma anche per la Tbm, operativa dal 2004. Si tratta di cassa integrazione già approvata o in via di definizione per tutti e tre i stabilimenti che insistono sul territorio ginosino. Della gravità della crisi in atto e delle possibili soluzioni ne avevamo già parlato in un convegno il 9 Aprile scorso, intuendo da subito che non era il caso di perder tempo, nonostante la campagna elettorale incombesse. Ciò probabilmente ha fatto pensare ad una iniziativa meramente elettorale, salvo poi scoprire che così non era. Non è infatti nel DNA del Partito Democratico scherzare su fatti così seri che coinvolgono la vita di centinaia di famiglie, alle quali siamo vicini. I fatti di questi ultimi giorni confermano che è ora per il PD di continuare il lavoro intrapreso. Bene hanno fatto dunque i sindacati a rigettare il Piano industriale proposto da Natuzzi che reitera una analoga richiesta di cassa integrazione nel 2005. Preannunciamo una serie di iniziative a sostegno dei lavoratori il cui numero tra i 1200 della Natuzzi in cassa integrazione ordinaria e un solo turno di lavorazione, i 238 della Miroglio in cassa integrazione ordinaria (CIGO) a rotazione per 110 dipendenti per oltre tre mesi e i 74 della TbM getta di un allarme sulla situazione occupazionale. Va detto però che le dinamiche con il quale il nostro Paese e queste aziende hanno affrontato la globalizzazione si sono rivelate al Sud, prive di respiro e col fiato corto. Si tratta ora di mettere insieme una nuova politica economica che guardi ai nuovi scenari economici, non possiamo mettere il capo sotto la sabbia. Noi faremo la nostra parte, offriamo un sostegno convinto e siamo disponibili a qualsiasi tipo di battaglia che veda assieme lavoratori, sindacati e istituzioni.
BARI, 28 Maggio 2008
Paolo Costantino
martedì 20 maggio 2008
BOLLENTI SPIRITI
Lunedi' 19 Maggio si 'e parlato a Laterza insieme all' Assessore al Lavoro della Regione Puglia Marco Barbieri, al consigliere regionale Paolo Costantino e al Professore Universitario Giovanni Bianco dell' iniziativa Bollenti Spiriti promossa dalla regione Puglia. Iniziativa ammirevole, che ha permesso di costruire un ponte tra scuola e lavoro.
La Regione Puglia ha promosso due importanti progetti per la formazione :
· Principi Attivi
[http://bollentispiriti.regione.puglia.it/index.php/principi-attivi-ecco-il-bando]
Punta ad incentivare e a sostenere la nascita delle nuove aziende. La creazione d'impresa è di per sé sinonimo di innovazione: rappresenta un fattore di vitalità sociale nell'ambiente in cui esso si produce e testimonia la capacità di rinnovare la cultura locale.
· Ritorno al Futuro
[ http://formazione.regione.puglia.it/ ]
Risponde alla finalità generale di sostenere finanziariamente e tecnicamente la crescita della qualificazione professionale del segmento più scolarizzato della gioventù pugliese, al fine di accrescere la dotazione di competenze e conoscenze.Il progetto finanziato nel POR Puglia per il Fondo Sociale Europeo 2007-2013, individua nella diffusione dell’innovazione e della conoscenza i fattori essenziali per guidare i cambiamenti e sostenere i processi di miglioramento della competitività dei sistemi di impresa e dei contesti produttivi.Alla base dell’intervento c’è la convinzione che la presenza di giovani qualificati in Puglia è la vera grande risorsa per lo sviluppo e la crescita socio-economica e culturale della regione.
La politica del centro-sinistra fornisce garanzie e tutela al diritto fondamentale al lavoro e e prevede strumenti e modi per la ristrutturazione economica del Paese. Bisogna ridisegnare il futuro in funzione del lavoro, delle giovani generazioni e della mobilità sociale. E’necessario per questo un modello attivo di stato sociale che da un lato protegga dai rischi e dall’altro stimoli la crescita delle opportunità personali e sociali attraverso servizi di qualità e integrati sul territorio. Bisogna investire nella scuola in un Paese come il nostro che, povero di spazi e risorse energetiche, dovrebbe puntare tutto sulle intelligenze. Su quella che Carlo Carboni in «Elite e classi dirigenti in Italia» chiama la «manutenzione del capitale umano». Nelle scuole e nelle Università inoltre l'imprenditorialità dovrebbe essere presentata e divulgata come "nuova opportunità" e come una tra le possibili scelte di inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Non si può parlare di reale rilancio economico se non si diffonde "informazione e cultura imprenditoriale" e non si investe nelle future e giovani leve del mercato del lavoro. Al consueto quesito "Imprenditori si nasce o si diventa?", non si può che rispondere che l'imprenditore è un professionista e, dato il contesto competitivo esterno in cui le piccole imprese oggi sono costrette a operare, il livello di professionalità richiesto sarà sempre maggiore in termini di competenze tecniche, capacità decisionali e di abilità nella gestione di risorse umane; possono essere create solide imprese, con possibilità di sviluppo nel futuro, solo se si fa un massiccio investimento nella risorsa umana e cioè, sul neo-imprenditore. Se la variabile principale è quella culturale, la formazione imprenditoriale e l'assistenza personalizzata assumono un ruolo fondamentale e determinante per aiutare l'aspirante imprenditore a redigere un progetto imprenditoriale credibile e fattibile in una logica di mercato e di profittabilità. Un intervento di politica industriale per lo sviluppo territoriale, quindi, che sottovaluta il peso della nuova imprenditorialità è una politica destinata a fallire.
Davide Bellini
domenica 11 maggio 2008
Sciopero Natuzzi adesione al 100%
LATERZA - Cento per cento di adesioni allo sciopero dello stabilimento Natuzzi. Secondo quanto riferisce Luigi Lamusta (Fillea-Cgil) lo sciopero ha centrato l’obiettivo, coinvolgendo tutti i 640 dipendenti che ieri hanno incrociato le braccia sui tre turni di produzione dello stabilimento laertino. «Siamo soddisfatti – spiega Lamusta - perchè finalmente i lavoratori hanno capito che la situazione è grave, anche perché l’azienda continua a temporeggiare sul piano industriale che, sinora, non abbiamo mai visto». Lo scontro è scoppiato per via della cassa integrazione ordinaria, che partirà il 12 maggio, e che i sindacati hanno chiesto di sospendere in vista del vertice con l’azienda, previsto per il 13. «Ma l’azienda – spiega Lamusta - non ha voluto saperne. Noi comunque chiederemo a Natuzzi di adottare il principio della rotazione tra i dipendenti che andranno in cassa integrazione». In stato di agitazione anche lo stabilimento di Ginosa, dove lavorano 540 dipendenti. «Ciò che temiano - dice Lamusta - è che alla fine del periodo di cassa integrazione, straordinaria e ordinaria, ci sia una forte riduzione della capacità produttiva».
La replica dell’azienda non s’è fatta attendere. Il Gruppo Natuzzi precisa che “
Tale decisione - spiega dall’azienda - è stata, come di consueto, preventivamente comunicata alle rappresentanze di stabilimento”. “Del resto, azienda e rappresentanze sindacali - prosegue la nota del gruppo - si sono successivamente incontrate il giorno 7 maggio 2008 per discutere l’avvio della Cigo il successivo 19 maggio. Per esigenze di carattere produttivo è necessario che le sospensioni del reparto taglio di Laterza partano in anticipo di una settimana rispetto all’avvio del turno unico in tutti i siti produttivi previsto per il 19 maggio e che sarà oggetto di discussione, come concordato, il 13 maggio prossimo”. Infine, l’azienda precisa che “la richiesta di Cigo derivante dalla contrazione del flusso ordini non ha nulla a che vedere con la presentazione del Piano Industriale 2008-2010, che non è oggetto della riunione del 13 maggio”.
Corriere del Giorno - sabato 10 maggio 2008
sabato 10 maggio 2008
Otto ore di sciopero alla Natuzzi
LATERZA - Le assemblee dei lavoratori dello stabilimento Natuzzi di Laterza (1° e 2° turno), unitamente alle rappresentanze sindacali unitarie e alle segreterie territoriali Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil, hanno deciso per oggi otto ore di sciopero, per il 1°, 2° e 3° turno per protestare contro «l’insensibilità della Impresa Natuzzi che ha deciso di avviare la procedura di Cassa Integrazione Ordinaria prima dell’incontro ufficiale che si terrà il 13 maggio prossimo».martedì 29 aprile 2008
IL PARTITO DEMOCRATICO PER IL PRIMO MAGGIO
ritengo come penso tutti voi, che il 1° Maggio 2008 possa e debba significare per il nostro Partito, una importante occasione per rilanciare ed affermare le ragioni del Valore del Lavoro.
In tal senso sarebbe auspicabile, quanto doveroso promuovere iniziative diffuse su tutto il territorio Pugliese per il 1° Maggio.
L’infinito susseguirsi di morti sul lavoro, la necessità di affrontare urgentemente la questione salariale e continuare l’azione intrapresa dal Governo Prodi di stabilizzazione del lavoro e di sostegno alle imprese per uno sviluppo di qualità credo debbano essere punti importanti che devono ispirare l’azione di opposizione dei nostri Parlamentari e Deputati eletti nel Governo di centro-destra come quella di ognuno di noi lì dove governiamo e nelle attività di Partito locale affinché si affermi una nuova Cultura del Lavoro.
1) Perché non si deve morire di lavoro.
Bisogna dire basta alla cruenta catena di morti sul lavoro, sono in media 4 al giorno uomini,donne,giovani, immigrati a perdere la vita per il lavoro.
Il Testo Unico varato dal Governo Prodi è un’importante conquista per il mondo del
lavoro,bisogna da subito esigere la sua totale e corretta applicazione in ogni luogo di lavoro e per ogni prestazione, per garantire la tutela di tutti i lavoratori e le lavoratrici.
Va radicata una vera cultura della Sicurezza e della Prevenzione puntando sulla formazione per i lavoratori , le lavoratrici e per gli imprenditori.
Il tema della Sicurezza deve diventare punto centrale di ogni confronto interistituzionale e di contrattazione tra parti datoriali e organizzazioni sindacali.
2) Perché il Partito Democratico col Manifesto per il Lavoro e col punto 6 del suo Programma elettorale fa del Lavoro stabile e sicuro,della lotta alla precarietà e al lavoro nero , dell’innovazione, del sostegno alle retribuzioni basse e dell’accesso al lavoro di giovani,donne e disabili, gli assi portanti di un nuovo sviluppo di qualità e di un welfare inclusivo.
3) Per difendere ed affermare la Democrazia e la Costituzione Italiana che all’art.1 recita: ” L’Italia è una repubblica democratica fondata sul Lavoro. La Sovranità appartiene al Popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”
Festa del Lavoro e dei Diritti,
martedì 22 aprile 2008
voglio condividere con voi...
martedì 8 aprile 2008
Gruppo Natuzzi: preoccupazioni per la scadenza della Cassa Integrazione.
E’ la storia di un grande impegno che dobbiamo assumere tutti in prima persona – afferma Vico, riferendosi alla scadenza di maggio per i 1200 lavoratori in Cassa Integrazione del Gruppo Natuzzi.
Posso anticipare che la mia prima ed urgente proposta sarà la deroga di quell’ammortizzatore – continua il parlamentare jonico – consapevole che quel tempo dovrà essere messo a frutto per tentare di pianificare con la dovuta serietà il futuro sviluppo di un comparto un tempo simbolo di eccellenza del nostro territorio ed ora in profonda agonia.
Una preoccupazione avvalorata dai dati di una parabola in discesa.
La salvaguardia di quell’occupazione riguarda una fetta considerevole di lavoratori – afferma ancora Vico – e al confronto di Maggio per la proroga della Cassa Integrazione sarà opportuno arrivarci con delle idee chiare, con un piano industriale rinsaldato e con un Patto tra i Governatori di Puglia e Basilicata per l’individuazione di linee e strategie comuni a favore del grande distretto del salotto industriale. Un impegno necessario se si considera – continua l’esponente del PD – che nel 2007 si è registrato un fatturato di meno 63 milioni di euro e l’assottigliamento delle aziende dell’indotto Natuzzi passate da 500 a sole 163.
La stampa è invitata a partecipare,
L’Ufficio Stampa
venerdì 4 aprile 2008
Scuola e Lavoro. Un Ponte per Costruire il Domani.
Nel dibattito si e’ ribadita la necessita’ di dover rafforzare e sviluppare un forte sistema pubblico di Università e centri di ricerca di eccellenza, affermando il principio dell’autonomia, della competizione tra le strutture sulla base di una valutazione rigorosa dei risultati, del rinnovamento generazionale su basi meritocratiche del corpo docente. E’ maturata l’idea di formare in una scuola inclusiva, sempre più integrata in un sistema europeo della formazione, che garantisca effettivamente le pari opportunità, che valorizzi le differenze e che contribuisca a costruire un’etica pubblica condivisa intorno ai principi della Costituzione
E’ necessario comunque restituire prestigio agli insegnanti, sostenere un sistema scolastico pubblico integrato (statale e non statale) che garantisca una elevata soglia di qualità ai percorsi formativi ed escluda i diplomifici.
E’ inconcepibile non investire nella scuola in un Paese come il nostro che, povero di spazi e risorse energetiche, dovrebbe puntare tutto sulle intelligenze. Su quella che Carlo Carboni in «Elite e classi dirigenti in Italia» chiama la «manutenzione del capitale umano».
Un paese che non investe sulla scuola e’ un paese che non investe su se stesso.
lunedì 31 marzo 2008
il Pd per il lavoro

A questa importante manifestazione interverranno, tra gli altri, Tiziana LO SCIALPO, delegata di una ditta di pulizie dell'appalto comunale, Mimmo GIANNATTASIO, operaio ILVA e Pietro PALMINI, delegato RSU ILVA.
La Cammalleri a Laterza, giovedì 3 aprile
Anna Cammalleri nasce a Taranto il 13 gennaio 1956. Frequenta le scuole locali fino alla maturità classica e di seguito si laurea in giurisprudenza presso l’Università di Bari, con il massimo dei voti e la lode. Inizia la carriera legale, frequentando uno studio associato in diritto del lavoro, amministrativo e civile e si iscrive, superando il relativo concorso, all’Albo degli Avvocati e Procuratori. A 25 anni diventa, per reclutamento pubblico ordinario nazionale, funzionario direttivo presso il Ministero della Pubblica Istruzione, assegnata al Provveditorato di Genova. L’anno successivo si sposa ed ottiene il trasferimento presso il Provveditorato di Taranto. L’attività professionale si completa con quella personale e familiare, con la nascita di 2 bambini, oggi studenti universitari. La formazione di Anna Cammalleri continua nel campo giuridico, in legislazione comunitaria, in diritto amministrativo, di cui oggi è cultore della materia, fino, in epoca recente (2007) al conseguimento on profitto, di un master di secondo livello presso l’Università statale di Roma Tre in Diritto amministrativo e Scienza dell’amministrazione.E’ da più anni docente di Psicologia dell’handicap e dell’integrazione presso
mercoledì 12 marzo 2008
Uno dei tanti di Giovanni Forte
Giovedì 13 marzo 2008, alle ore 19.00 - Auditorium comunale "M.Giannico" Ex Chiesa del Purgatorio, il Comune di Laterza ha organizzato la presentazione del libro di Gianni Forte (ex segretario provinciale della Cgil) dal titolo uno dei tanti.| Interverranno: |
| Giuseppe Cristella - Sindaco di Laterza |
| Licia Catucci - Assessore alla Cultura |
| Lorenzo Caldaralo - CGIL Laterza |
| Nunzio Tria - Poeta |
martedì 4 marzo 2008
Non bastano le lacrime
Strage sul lavoro a Molfetta. Cinque operai sono rimasti uccisi all’interno di un’autocisterna nella zona industriale della cittadina pugliese.Secondo le prime informazioni, comunque, gli operai stavano lavorando alla manutenzione di un'autocisterna per trasporto di zolfo in polvere e sarebbero morti proprio per le esalazioni di zolfo.
Le stragi sul lavoro continuano con straziante regolarità, al punto che dalla tragedia della ThyssenKrupp dello scorso dicembre in poi, ogni giorno si registra almeno un lutto sul posto di lavoro.
lunedì 3 marzo 2008
Un operaio scrive, Ichino risponde
Lettera aperta (con risposta) a Pietro IchinoCaro Pietro Ichino, sono uno dei tantissimi lavoratori che è sceso in piazza nel 2002, scioperando (più di una volta) contro il vergognoso attacco all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 maggio 1970) da parte del Governo Berlusconi. Sono uno dei 3 milioni di lavoratori che era in piazza quel 23 marzo 2002 (abbiamo bloccato Roma, ma abbiamo camminato tantissimo). Lei ha messo come condizione alla sua candidatura nelle liste del PD, la revisione dell’articolo 18. Purtroppo questa revisione non è per estenderlo, come chiede giustamente Fausto Bertinotti, ma per limitarlo. Glielo chiedo per favore: lasci stare l’articolo 18, già ci bastano i danni causati dalla Legge 30, chiamata impropriamente legge Biagi, ma Biagi diceva cose molto diverse, diceva che dietro alla flessibilità ci dovevano essere dei forti ammortizzatori sociali, ma io nella legge 30 non li vedo, e questo ha trasformato una situazione di lavoro flessibile, in una situazione precaria. Lei è un forte sostenitore della legge 30, che secondo Lei ha aumentato l’occupazione, e non è la causa della precarietà, ma purtroppo le cose non stanno così.
Ci sono 40 tipi di contratti in questa legge, ma di diritti per i lavoratori ne vedo pochi.
Marco Bazzoni
operaio metalmeccanico
La risposta di Pietro Ichino
Occorre sgombrare il campo da alcuni grossi equivoci. La mia proposta è questa: una grande intesa fra lavoratori e imprenditori, con la quale si abolisce la giungla dei contratti "atipici"; salvo il lavoro stagionale o puramente occasionale, tutti i nuovi rapporti si costituiscono con un contratto a tempo indeterminato, che prevede una protezione della stabilità crescente con il crescere dell'anzianità di servizio. L'articolo 18 continua ad applicarsi, fin dall'inizio, per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito, di discriminazione o di rappresaglia. Se invece il motivo è economico od organizzativo, la protezione del lavoratore è costituita da un congruo indennizzo commisurato all'anzianità di servizio e da un'assicurazione contro la disoccupazione di livello scandinavo, con contributo interamente a carico dell'azienda, secondo il criterio bonus/malus: l'imprenditore meno capace di praticare il manpower planning, a ogni licenziamento vede aumentare i costi aziendali.
Va chiarito che questa è soltanto una proposta mia, che ha pieno diritto di cittadinanza in seno al P.D., ma non fa parte del suo programma elettorale. Il P.D. è un grande partito laico, nel quale militano tanti giuslavoristi, sindacalisti, lavoratori, imprenditori, uniti sull'obiettivo di combattere il precariato e il dualismo del nostro mercato del lavoro; uniti anche nell'assumere come punto di riferimento le migliori esperienze europee di flexicurity; ma con idee e proposte diverse sul come perseguire questi obiettivi. Condurre a una sintesi operativa queste idee e proposte sarà l'impegno dei prossimi mesi. La novità rispetto alla vecchia sinistra, però, è che il dibattito su questo punto sarà laico, pragmatico, senza tabù, aperto al contributo delle scienze sociali.
Se accettassimo la politica dei tabù, rischieremmo di allinearci di fatto al programma della destra: il p.d.l. Sacconi (n. 1356/2007) riconferma esplicitamente il dualismo del mercato del lavoro, limitandosi a promettere agli "atipici" la garanzia dei diritti costituzionali di libertà, dignità e sicurezza: ma sarebbe una pura ripetizione dell'articolo 41 della Costituzione. Se vogliamo dare concretezza all'obiettivo della lotta al precariato permanente, dobbiamo discutere apertamente quale debba essere il nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza nel nuovo contratto di lavoro; ma dobbiamo trovare un equilibrio che sia davvero applicabile a tutti i nuovi contratti che si stipuleranno d'ora in poi.
A nessuno, almeno a sinistra, può piacere un diritto del lavoro che si applica soltanto a metà dei lavoratori dipendenti, lasciando fuori tutti gli altri. Lo Statuto dei lavoratori del 1970 nella sua interezza, compreso l'articolo 18 e il titolo III sui diritti sindacali, si applica oggi soltanto a 3,6 milioni di dipendenti pubblici e 5,8 milioni di dipendenti di aziende private sopra i 15. In tutto, circa 9 milioni e mezzo, su di una forza-lavoro di oltre 22. Restano fuori quasi altrettanti lavoratori in posizione di dipendenza: non solo quelli delle piccole imprese, ma anche i collaboratori autonomi, i lavoratori a progetto, gli irregolari. Questo dualismo, questo regime di apartheid è la grande ingiustizia del nostro sistema attuale di protezione.
So bene che per molti lavoratori, sindacalisti e politici, a sinistra ma anche a destra, l'articolo 18 rappresenta il valore della sicurezza e il benessere dei lavoratori. Questo è un valore importantissimo: la civiltà di una nazione si misura dalla sicurezza e dal benessere che essa sa garantire ai propri membri più deboli. Su questo terreno, però, non possiamo eludere il problema di un diritto del lavoro che esclude metà dei lavoratori. Dobbiamo, poi, tenere sempre presente che impedire alle aziende gli aggiustamenti necessari, la possibilità di ristrutturarsi, di aprirsi rapidamente all'innovazione, finisce coll'indebolirle, riducendo la sicurezza di tutti i loro dipendenti. Guardiamo all'esperienza di Alitalia, di cui si è impedita la ristrutturazione per tanti anni: forse che i suoi dipendenti oggi possono considerarsi sicuri?
Pietro Ichino
http://lettere-erisposte.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/02/27/lettera-aperta-a-piero-ichino/
sabato 23 febbraio 2008
Mobilità all’Osmairm
Ci risiamo: l’Asl non paga e il centro Osmairm di Laterza, a sedici mesi (ottobre 2006) dal “rientro” dell’ultima vertenza sul tema, riattiva le procedure di mobilità del personale finalizzate al licenziamento di 49 unità lavorative impiegate nel servizio di trasporto dei disabili. E torna, annunciato per i prossimi giorni, lo stato di agitazione.Improduttivo è risultato, infatti, un incontro in merito tra le segreterie provinciali Cgil, Cisl, Uil, Ugl e il Centro di via Cappuccini: allo stato attuale - scrivono le organizzazioni sindacali in un comunicato stampa - l’Osmairm «rivendica il pagamento delle prestazioni per il trasporto nei confronti dell’Asl Ta1, che da parte sua ha opposto assoluto rifiuto al riconoscimento dei crediti vantati». Non solo: la direzione Asl, con nota del 27 dicembre scorso avrebbe addirittura “dene gato” qualsiasi responsabilità sul servizio in questione «eludendo così - sottolineano i sindacati - ogni tipo di accordo raggiunto presso la prefettura di Taranto», e rilanciando di fatto la patata bollente nelle mani degli amministratori locali e della Regione. Eppure, proprio in osservanza dell’intesa raggiunta in prefettura nell’ottobre 2006, la stessa Asl (cui spetta per legge l’onere del servizio) aveva affidato al Centro laertino la gestione del trasporto disabili, in attesa di risolvere in via definitiva il problema organizzativo del servizio stesso. La “denegazione” di cui sopra, e le procedure di mobilitazione attivate dall’Osmairm hanno così fatto riesplodere l’annosa vertenza.«Sul problema - fanno notare Cgil, Cisl, Uil e Ugl - non si ha conoscenza di nessuna presa di responsabilità da parte di chicchessia, se non un’attività epistolare tra la Direzione generale e i sindaci, che soddisfa solo la burocrazia e non i diritti dei disabili». Servono atti concreti, insomma. E, a giudizio delle organizzazioni sindacali, «è solo in capo all’Azienda sanitaria il funzionamento del servizio» e non è quindi possibile “ch e gli enti locali «effettuino in proprio il servizio stesso: sarebbe anti economico, anti produttivo e inefficace». Non solo: la capillare organizzazione che ha fin qui accompagnato il trasporto dei disabili da parte dell’Osmairm rende «non sostituibile», per i sindacati, un servizio che peraltro, a conti fatti, risulta assolutamente competitivo anche dal punto di vista economico. Da un «accurato rendiconto» predisposto dal Centro laertino su richiesta delle organizzazioni sindacali, si evincerebbe infatti che «le sole spese vive di esercizio (personale, carburante, mezzi e manutenzione, costi assicurativi), sono meno di un terzo del costo di una ditta di autotrasporti». Insomma: le note spese dell’Osmairm risultano indubbiamente le più vantaggiose ed economiche e, di conseguenza, non esiste motivo che possa impedire il «prosieguo e il mantenimento del servizio trasporto e dei posti di lavoro». Da qui la decisione dei sindacati di annunciare lo stato di agitazione di tutto il personale, di programmare un’assemblea generale con sit-in davanti alla sede dell’assessorato regionale alla salute e di «stabilire le forme più idonee di tutela degli interessi dei lavoratori che, se destinatari dei provvedimenti di mobilità, sarebbero definitivamente fuori dal mercato, senza neppure il conforto dei benefici del trattamento di cassa integrazione». Chiedono quindi all’Osmairm il ritiro delle procedure di licenziamento e al direttore generale Asl il rispetto degli accordi sottoscritti in prefettura, «diffidandolo dall’indire gare di appalto in materia»: di provvedere cioè direttamente «all’acquisizione del personale occorrente e dei mezzi necessari». All’assessore regionale alle Politiche della salute viene infine chiesto un incontro congiunto Osmairm-Asl-Sindacati, al fine di trovare le soluzioni «più idonee» allo spinoso problema.Autore: Francesco Romano
giovedì 21 febbraio 2008
Curvet, via alla cassa integrazione
Cassa integrazione per quattro settimane a rotazione, ma salvaguardando le fasce di lavoratori meno protette. Alla Curvet, nonostante commesse sufficienti a coprire l’intero anno, da venerdì prossimo si tira il freno.La decisione è maturata ieri sera al termine di un incontro-fiume che ha messo di fronte il responsabile del personale e le organizzazioni sindacali di categoria. Sul tavolo della trattativa l’azienda ha posto una richiesta di cassa integrazione per tutti i 57 dipendenti; la controparte sindacale ha rilanciato chiedendo di limitare il sacrificio dei lavoratori grazie al meccanismo della rotazione, oltre a tener fuori dalla vertenza figure meno tutelate come gli apprendisti. L’impatto finale sui dipendenti, quindi, dovrebbe essere limitato sia nel numero sia nella durata, almeno rispetto ai timori della vigilia.La Curvet Manifacturing fa capo al gruppo pesarese Curvet e produce vetri curvati destinati a vari settori produttivi, dall’edilizia all’arredamento, dall’industria del freddo a quella automobilistica, sino agli elettrodomestici. Lo stabilimento laertino, in tutto 12mila mq, è il frutto di un investimento di 22,8 milioni di euro cofinanziato nel 2003 da Sviluppo Italia attraverso lo strumento della legge 181/89, con la sottoscrizione del 19,2% del capitale sociale, l’erogazione di un contributo a fondo perduto e la concessione di un finanziamento agevolato decennale. La produzione è organizzata su tre aree: Vetreria, per la lavorazione di lastre in vetro di medie e grandi dimensioni; Lavorazione, in cui si svolgono le attività di serigrafia, tempera, curvatura per l’ottenimento di prodotti finiti; Montaggio e imballaggio.Da venerdì, però, la produzione dovrà rallentare, anche se l’accordo raggiunto ieri sera dovrebbe permettere all’azienda di uscire velocemente da questa situazione difficile.»Autore: Massimo D’Onofrio


