venerdì 18 aprile 2008

DEDICATO AI RAGAZZI DEL PD

Quando si perde un’elezione, non è la fine del mondo, può essere invece la fine di un’era. Ma non dovete scoraggiarvi, perché il futuro è vostro, noi abbiamo solo la grande responsabilità di mettervi in grado di costruirvelo.Dobbiamo veramente accompagnarvi sulla soglia, e lasciarvi andare. Senza rimpianti, perché la nostra parte è già stata fatta, e non siamo più adatti a sostenere la sfida dei tempi che verranno.Naturalmente non credo che sarà facile, ci sarà chi non vorrà lasciare, pensando di essere ancora utile, di avere idee moderne da portare avanti o addirittura da imporre. Io credo che così facendo si contribuirà a rendere ancora più mesto e doloroso il tramonto di una classe politica dirigente che pur ha avuto tanti meriti nel condurre la città e la regione fuori dalla crisi economica e morale degli anni 80, e che successivamente ha retto, per anni, la cosa pubblica con onestà e competenza.Quello che voglio dirvi è che dovete andare avanti perché tra cinque anni tocca a voi, ricordandovi che questi passeranno in fretta, e che nel mezzo ci sono altre sfide che dovete fin da ora prepararvi a vincere, perché i vostri ideali sono essi stessi vincenti. Questo momento in cui sembra che l’unico metro per misurare il valore delle persone sia il denaro, dovrà pur finire, ed allora quello per cui abbiamo lottato per l’intera vita, persone della mia generazione lasciandovi questa eredità, avrà dignità ed onore. Concludo con una frase di un grande italiano che per me è stato un grande maestro (come altri grandi italiani di altra cultura lo sono stati per altri) Giorgio Amendola, che non amava i conciliaboli nei corridoi, ma la lotta politica a viso aperto. Lui concludeva sempre i suoi comizi con un’esortazione che faccio mia ancora adesso, e che vi giro:<<>>.

da www.partitodemocratico.it

EVENTO FORMATIVO PER L'IMPRENDITORIA LOCALE

Durante questa nuova crisi mondiale che investe tutto e tutti, con la globalizzazione e con la concorrenza spietata di altri Paesi, quando tutti gridano alla crisi c’è gente, nella fattispecie imprenditori, che credono ancora che tutto o quasi possa cambiare. È questa l’idea che da anni portano avanti Giovanni Matera e la sua azienda “Matera Arredamenti” di Laterza insieme alla Mind Consulting, azienda di consulenza nell’ambito delle risorse umane.

Oggi, come ha fatto rilevare il nostro concittadino, non sono né i mezzi, né le strutture, né il prodotto a distinguerci, saranno le persone che faranno la differenza”; infatti la Mind Consulting aiuta a sviluppare l’idea che solo motivando i propri collaboratori si potranno registrare aumenti di produzione e di vendite.

Proprio per aiutare l’imprenditoria locale a crescere e a migliorarsi, Matera Arredamenti organizza un evento formativo gratuito sul tema “La strategia dell’imprenditore moderno: come rendere produttivo e motivato il proprio personale” durante il quale si tratteranno argomenti quali:

· Il Capitale intangibile
· Le basi della leadership
· I Nuovi scenari nella gestione delle Risorse Umane
· Attirare e mantenere i talenti in azienda
· Rendere efficace e produttivo il proprio personale
· Cosa facciamo presso migliaia di aziende in Italia

Tutto con un relatore d’eccezione: Michele Ciccolella – Responsabile Mind Consulting Puglia e Basilicata.

L’evento si terrà il giorno:


21 Aprile 2008 ore 16:30
Casa Isabella
Palazzo Ducale, 74010
Località S. Basilio
MOTTOLA (TA)

Per coloro i quali vorranno partecipare potranno contattare l’azienda Matera Arredamenti allo 099/8216774 oppure 333/7371894.

Per maggiori informazioni sulla Mind Consulting potrete visitare il sito www.mindconsulting.it oppure il sito internet www.materaarredamenti.it.

TRA LEGALITA' e CRISTIANITA'




Più donne in Parlamento

L'incremento della presenza femminile in Parlamento è stato il leit motiv della campagna elettorale del 2008, nonché tema tra i più dibattuti di questi ultimi anni, dopo che i sondaggi ponevano l'Italia in fondo alla graduatoria mondiale per la rappresentanza femminile in Parlamento: i dati davano il nostro paese al 67mo posto. Quest'anno nella stesura delle liste da parte dei partiti sicuramente c'è stata in questo senso una maggiore attenzione, soprattutto da parte del PD che da subito si dava come obiettivo un 33% di rappresentanti donne. Dopo le elezioni, osservando la composizione delle camere, il quadro generale è sicuramente migliorato ma non così tanto da poter far esultare tutti quei cittadini, più probabilmente cittadine, che volevano assolutamente far ribaltare quel dato così pesante per una democrazia come l'Italia. A conti fatti le signore che occuperanno gli ambiti scranni si aggireranno intorno al 20%, in tutto 178 tra deputate e senatrici. Solo il PD, l'unico a mantenere il proposito, può vantare 61 deputate, su 211 eletti, e 39 senatrici su 116, in pratica il 30% degli eletti nelle liste democratiche è donna. Al Senato il PDL conta solo 11 donne su 141 eletti, mentre alla Camera 42 su 272, un 20% in tutto. Per quanto riguarda le altre liste, alla Camera l'Italia dei Valori su 28 eletti 3 sono donne, il 10%, nella Lega 10 donne su 60 deputati, nell'Udc una donna su 36 deputati. Il Partito Democratico, quindi, con la sua quota di elette contribuisce nettamente a far salire la percentuale femminile in Parlamento, complice una campagna elettorale che ha incluso come capilista molte giovani, alcune provenienti dalla società civile, come Marianna Madia, neo eletta alla Camera nel Lazio, e altrettante che hanno già una buona esperienza politica alle spalle, come Pina Picerno, neo eletta in Campania. Il PD è riuscito nell'intento perché ha compreso che un Parlamento formato da uomini e donne è più democratico perché si avvale di un dato strutturale della società. Rispetto alle elezioni del 2006, alla Camera le elette erano 109, pari al 17,3, e al Senato 45, pari al 14%. Da questi risultati, dunque, l'Italia dal 67mo posto sale al 50mo. Un dato ancora modesto, specie se si rapporta il dato alle equivalenti rappresentanze internazionali, in particolare a quelle dei paesi nordici e di Spagna, che solo alla Camera superano il 36% di presenza femminile, ma è pur sempre un passo avanti verso il raggiungimento delle cosiddette quote rosa.

IL DAY AFTER


Segretario, in questo amaro day-after elettorale c'è una parola chiave che lei non ha ancora pronunciato.
"Qual è?"


" È la parola "sconfitta".
"Io non ho alcuna difficoltà a parlare di sconfitta. Ma attenzione. La sconfitta c'è stata nella sfida per il governo: ero il primo a sapere che questa era una missione difficilissima, che non era certo facile vincere in soli quattro mesi invertendo una tendenza negativa consolidata in due anni. Ma se guardiamo alla costruzione di una grande forza riformista, allora non si può proprio parlare di sconfitta: è stato un miracolo, perché oggi quella forza ha recuperato più di 10 punti, esiste ed è finalmente una realtà del Paese".


Ma è una "realtà" che Berlusconi ha oscurato, nonostante l'ottima campagna elettorale che ha fatto lei. Si ricorda la lezione di Nenni sulle "piazze piene e le urne vuote"?

"Piazze piene ne ho avute, eccome. Ma ho avuto piene anche le urne: ora il Pd ha una forza impensabile fino a sei mesi fa...". Ma il Pdl ha ottenuto alla Camera oltre 17 milioni di voti, circa 3,5 milioni in più del Pd e dell'Idv. "Dal voto è confermata la forza della destra, con un radicamento in molti strati dell'opinione pubblica. Ma mi faccia dire che è emerso anche il Pd, che ha ottenuto oltre 12 milioni di voti, il livello più alto dal '96, e una percentuale che per un partito del centrosinistra è la più alta nella storia repubblicana".


D'accordo. Ma non si può accontentare di aver ottenuto 160 mila voti in più. Il Nord si conferma off limits, e anche al Sud voi guadagnate solo 1 punto, e il Pdl ne guadagna 15. Come mai?

"Il Pd è andato molto bene nelle zone urbane e nei capoluoghi di provincia. A Torino siamo cresciuti del 6,6%, a Milano del 9,1%, a Venezia del 6,9, a Genova del 6,3%, a Bologna del 6,8%, nelle aree del Nord-Est siamo il primo partito. Anche al Sud a Napoli il Pd è cresciuto del 5,4%, a Palermo del 7%. Al contrario, abbiamo sofferto nelle aree più diffuse e periferiche, e qui pesano fattori sociali e politici".


Dica la verità: non hanno pesato anche le candidature imposte da Roma? Non è stata un'illusione pensare che con Calearo si risolveva la Questione Settentrionale?

"No, sulle candidature non abbiamo proprio nulla da rimproverarci. Finalmente competenze ed esperienze sociali, e abbiamo raddoppiato il numero delle donne e dei giovani". Allora perché, da questo voto, il centrosinistra esce di nuovo minoranza in Italia? "Abbiamo perso per due ragioni di fondo. La prima ragione riguarda il Paese. La società italiana è fortemente attraversata da un sentimento di insicurezza, per esempio rispetto al fenomeno dell'immigrazione, e di paura per un possibile peggioramento delle condizioni di vita. Il voto riflette questo bisogno di protezione, che non a caso ha premiato soprattutto la Lega. Noi, in quattro mesi di campagna elettorale, abbiamo capovolto i ruoli, presentandoci come una grande forza di modernizzazione. Ma nel Paese, evidentemente, ha prevalso un istinto di difesa e di conservazione, di cui la destra si è fatta interprete. Dobbiamo aprire una grande riflessione sui mutamenti della società italiana, chiamando a raccolta le energie e le competenze migliori. È uno dei nostri primi impegni".


Vuol dire che non avete sbagliato voi, ma hanno sbagliato gli elettori?

"Non ho detto questo. Ma certo non posso nascondere una certa inquietudine per il fatto che un candidato premier che attacca il Capo dello Stato, sostiene che i magistrati devono fare un test di sanità mentale, dice che Mangano è un eroe, definisce grulli tutti quelli che non votano per lui, ottiene un consenso così vasto. Ci sono alcuni punti fermi, senza i quali una democrazia non è più tale. E allora mi chiedo: dov'erano i liberali, quando Berlusconi diceva che Mangano è un eroe? Dov'erano tutti i pensatori illuminati, che continuano giustamente ad occuparsi del '56, quando Berlusconi strappava il programma del Pd?". Toccava a voi convincerli. Come toccava a voi convincere i moderati, senza rinnegare i valori della laicità. "Su questo, con tutto il rispetto, vorrei dire una parola anche sulla Chiesa: mi sta benissimo che si intervenga con passione su temi come il testamento biologico, ma forse la battaglia su certi valori fondanti della democrazia andrebbe fatta con la stessa intensità con la quale si combatte quella per i temi etici. Noi, ora, quella battaglia vogliamo farla fino in fondo, anche a costo di ritrovarci al nostro fianco solo un terzo del Paese".


Mi permetta di dirglielo: lei così non ripete l'errore del vecchio Pci berlingueriano, rinchiuso nel mito della diversità come valore in sé? Invece che la critica sul voto, non è più utile l'autocritica? "No, guardi, semmai noi ormai abbiamo il vizio opposto, che è quello di dare sempre e prima di tutto la colpa a noi stessi. Dovremmo, solo su questo, prendere esempio da Berlusconi, che ha già perso due volte, senza mai fare lo straccio di un'autocritica, ed è sempre andato avanti per la sua strada".


Mi spieghi la seconda ragione per la quale avete perso.

"La seconda ragione riguarda noi stessi. Il nuovo centrosinistra, che noi abbiamo rilanciato con un atto fondativo senza ritorno, la creazione di un grande partito riformista che ha rotto con le vecchie alleanze e si è presentato da solo agli elettori, ha dovuto combattere con l'immagine negativa del vecchio centrosinistra. Negli strati profondi della popolazione i lasciti della vecchia maggioranza hanno finito per essere solo due: troppe tasse, troppi veti incrociati. Questo pregiudizio, alimentato ad arte dalla tv e appesantito dal disastro dei rifiuti e dalla crisi dell'Alitalia, ci ha impedito di coronare con successo la rimonta. In campagna elettorale abbiamo fatto scelte dirompenti, e pronunciato parole di innovazione mai ascoltate prima a sinistra: sul fisco, sulla sicurezza, sulla certezza della pena, sulla fine della cultura dei veti. Ma in soli quattro mesi, evidentemente, i nostri messaggi non hanno prodotto un accumulo sufficiente presso l'elettorato. Avremmo avuto bisogno di più tempo...".


Lei sta dicendo quindi che avete perso per colpa dell'eredità del governo Prodi?

"Io su Prodi continuo a distinguere. C'è un Prodi uomo di Stato, uno dei più grandi che la storia repubblicana abbia conosciuto. E c'è la vecchia maggioranza, che in questi due anni ha scontato, suo malgrado, una caduta oggettiva di consensi, dall'indulto alla prima Legge Finanziaria. Prodi, e noi con lui, abbiamo pagato una conflittualità permanente dentro una coalizione paralizzata dalla cultura dei no. Ecco perché i partiti della ex Unione hanno ottenuto risultati pessimi. Ma guarda caso, tutti tranne uno: il Pd. È questo, oggi, che mi fa dire che la nostra scelta di discontinuità è stata giusta, e che il nostro coraggio è stato premiato. Se domenica scorsa ci fossimo ripresentati agli elettori con l'assetto del 2006, oggi saremmo stati travolti da uno tsunami dal quale il centrosinistra non si sarebbe mai più ripreso".


Giusto. Ma uno tsunami c'è stato lo stesso. La Sinistra Arcobaleno non esiste più. Colpa vostra, dicono da quelle parti.

"La tragedia elettorale che ha portato la Sinistra Arcobaleno fuori dal Parlamento non è una buona cosa per la nostra democrazia. Ma loro scontano due errori, e fingere di non vederli mi sembra quasi altrettanto grave che addossare al Pd le colpe per la loro scomparsa. Il primo errore è stato quello di aver bombardato fin dal primo giorno il governo Prodi: la prova sta già in quegli oltre 100 tra ministri e sottosegretari con i quali è nato quell'esecutivo. Il secondo errore è riassunto nelle parole di Bertinotti al suo giornale, quando il 4 dicembre 2007 dichiarò testualmente "è fallito il progetto del governo" e definì Prodi, con le parole di Flaiano su Cardarelli, "il più grande poeta morente"...".


Solo questo? La Sinistra Arcobaleno non ha pagato anche la campagna sul voto utile, la cannibalizzazione del Pd?

"Ma quale cannibalizzazione? La Sinistra Arcobaleno non ha capito la società moderna. Vuole una prova? Quando lanciai la mia campagna sulla sicurezza, e dissi che non è né di destra né di sinistra, l'estremismo di "Liberazione" li portò ad accusarmi di fascismo. Ecco cosa hanno pagato. Il non aver capito che soprattutto negli strati più popolari c'era un bisogno crescente di protezione. Il non aver capito che occorrevano decisioni forti sul Welfare, sui rifiuti, sulla Tav, e che la cultura del no ci avrebbe portati alla rovina".


E adesso che succede? Riaprirete il dialogo con la sinistra ormai extraparlamentare?

"Al dialogo siamo sempre pronti. Le dirò di più: in Parlamento, come forza riformista, cercheremo di rappresentare anche le culture presenti alla nostra sinistra. Ma indietro non si torna. Discuteremo con loro, ma non saremo mai loro".


Che mi dice di Casini? Ieri vi siete visti: farete l'opposizione a Berlusconi insieme?

"La rottura dell'Udc con Berlusconi è stata tardiva, purtroppo. Se dopo la caduta di Prodi avessero detto sì a un governo Marini per le riforme, oggi la storia sarebbe diversa. Anche loro portano una grande responsabilità, per quello che è accaduto. Nonostante questo, il dialogo con Casini sarà molto serrato. Dovrà essere un nostro sforzo nei prossimi mesi, a partire dalla condivisione dell'opposizione".


Ancora una volta vi aspetta la lunga traversata nel deserto. Siete preparati?

"Faremo un'opposizione molto forte. Berlusconi non si illuda: non gli faremo sconti, e il nostro fair play in campagna elettorale non ci impedirà di alzare la voce, ogni volta che vedremo violati o messi a rischio i valori costituzionali che ho indicato nella lettera-appello lanciata prima del voto. Faremo un'opposizione riformista, dura ma non ideologica. Vigileremo sul rispetto delle regole. Incalzeremo il futuro premier sulla montagna di promesse che ha seminato in campagna elettorale, dall'abolizione dell'Ici a quella dell'Irap. E stavolta non finirà come ai tempi del contratto con gli italiani, che il Cavaliere ha disatteso all'85%. Il governo-ombra servirà anche a questo. Non so quanto durerà Berlusconi, ma so che la crisi economica morderà in modo drammatico, e vedo già che le prime crepe stanno uscendo fuori. Faremo in modo di far esplodere le contraddizioni, che ci saranno, su questo non ho dubbi. La Lega avanza già pretese esorbitanti. Questo creerà grandi tensioni, anche a Nord".


Insomma, il Veltrusconi è morto e sepolto?

"Non è mai esistito. Faremo una battaglia senza quartiere, sui valori e sulle politiche, La nostra idea di società resta radicalmente diversa dalla loro". In questo clima che fine fanno le riforme? Per ora il Cavaliere sembra disponibile al dialogo... "Finora non l'ho visto né sentito. Se il futuro premier ritiene utile e opportuno parlare con il leader dell'opposizione, la linea del mio telefono è sempre libera. Ma se invece fa eleggere Schifani presidente del Senato, Fini presidente della Camera e Tajani commissario Ue, allora comincerà un altro film. L'Italia ha bisogno di ritrovare equilibrio istituzionale e serenità".


La sfida di Rutelli a Roma può essere la prima occasione di rivincita, secondo lei?

"Roma è cambiata enormemente in questi 15 anni. E' una città che cresce in economia e occupazione molto più del resto del Paese. È una città che ha in corso una trasformazione paragonabile a quella delle altre metropoli europee. È un bene che questa ispirazione continui. Ed è un bene che ci sia un sindaco, come era capitato a me, di un colore politico diverso da quello del premier, perché questo è utile alla dialettica democratica del Paese".


Libera Informazione



Il 25 aprile Beppe Grillo raccogliera' le firme per tre referendum per una libera informazione in un libero Stato. I referendum chiedono l'abolizione dell'ordine dei giornalisti, del finanziamento pubblico all'editoria e della legge Gasparri sulle radiotelevisioni. Si potrà firmare in più di 400 città in tutta Italia, come indicato sul sito www.beppegrillo.it.

giovedì 17 aprile 2008

Risultati Epocali!

In vista dell'analisi del voto che sarà effettuata dal Pd Laterza, inseriamo questo approfondito commento lasciato da un nostro blogger (akerfeldt). Ci complimentiamo per l'analisi che sarà sicuramente un utile supporto al nostro confronto e invitiamo chiunque è interessato a partecipare.

Epocali! Queste elezioni possono essere definite così. Alcuni analisti hanno parlato della nascita di una terza repubblica; altri hanno, invece, sostenuto che, solo ora, nasca la seconda repubblica.
Si è, infatti, passati da un bipolarismo imperfetto e forzato a un bipolarismo più compiuto. In parlamento siederanno cinque – sei gruppi. Le due coalizioni hanno preso insieme oltre l’85% dei voti. Il cataclisma, inoltre, è avvenuto con una legge elettorale, dei cui limiti si è parlato fin troppo, attagliata al vecchio bipolarismo che prediligeva carrozzoni coalizionistici penalizzando i soggetti politici che rimanevano fuori dai due grossi e compositi schieramenti. E così è stato.
La semplificazione del sistema politico è avvenuta nello spazio di pochi mesi. Ed è stata decisa dagli elettori che alle urne domenica e lunedì hanno premiato le due minicoalizioni a scapito degli altri soggetti politici solitari. Primo fra tutti la Sinistra Arcobaleno che ha subito una sconfitta andata oltre ogni più fosca previsione. La mancanza parlamentare di una sinistra che si richiami alla tradizione italiana comunista e socialista (prevedibile l’ irrisorietà del risultato raggiunto dal Ps) è un altro elemento, come presto si è sottolineato, che contribuisce a rendere epocali queste elezioni.
Il crollo della sinistra, a quanto pare di capire, ha diverse cause. Difficile individuare la principale. Se ne possono identificare almeno tre: l’astensionismo, il richiamo al voto utile, la scarsa attrazione esercitata sull’elettorato. L’astensione, che è stata comunque contenuta rispetto alle attese, infatti, ha fatto breccia soprattutto tra gli elettori della sinistra estrema (dal punto di vista della sorpassata, ormai, geografia parlamentare). Astensione che può essere spiegata dalla delusione dell’elettorato di sinistra, specie dei cosiddetti movimenti, dopo la cattiva prova politica offerta dai partiti di riferimento in questi due anni.
Durante il governo Prodi, Bertinotti e compagni hanno dovuto ingoiare bocconi amari: rifinanziamenti per le missioni di guerra (altro non è quella ancora in corso in Afghanistan), leggi finanziare pesanti e impopolari, accantonamento del dl sui diritti ai conviventi, per citarne alcuni. Tutto per salvare il governo, per non “riconsegnare il Paese a Berlusconi”. Il governo è poi caduto lo stesso; al centro però. Il Pd ha sempre rinfacciato alla sinistra arcobaleno durante questa campagna elettorale, di essere stata la vera causa della disfatta prodiana minando la capacità di tenuta governativa con le manifestazioni di piazza dei suoi ministri. A questo punto viene da pensare che, se la sinistra avesse fatto concretamente (sfiduciandolo) cadere Prodi, avrebbe potuto mantenere, grazie a un comportamento più coerente, parte del proprio elettorato astenutosi. Tanto più che quasi un punto percentuale è stato preso dai neonati, puri e duri partitini di sinistra, Pdcl di Ferrando e Sinistra Critica di Turigliatto.
L’astensione nell’elettorato di “estrema” sinistra è, inoltre, frutto della campagna al non voto di matrice grillina nata dopo l’ondata antipolitica. Sono questi elettori, dallo spiccato senso critico, infatti, che sono risultati più sensibili ad un richiamo comunque motivato. Un fattore che può aver contribuito a questo tipo d’astensione può, tra l’altro, essere stato il caso Pecoraro Scanio.
Un secondo motivo è rintracciabile nell’invito al voto utile. In verità Veltroni, finito sul banco degli imputati, non ha richiamato espressamente e con veemenza il tema nei suoi interventi (al contrario del suo omologo), ma, preconizzando una grandissima rimonta, la possibilità del colpaccio, può aver indotto gli elettori meno ideologizzati e più pragmatici della Sinistra Arcobaleno a votare Pd o quanto meno Idv. Si può, infatti, spiegare in questo modo il grande risultato ottenuto dal partito di Di Pietro, che ha raddoppiato i consensi. L’Italia dei Valori è stata percepita tendenzialmente come una forza più affidabile e più a sinistra del Pd da parte di questa fetta di elettorato.
La terza causa può essere la scarsa capacità di attrazione esercitata dal cartello elettorale di sinistra. La campagna elettorale è stata incentrata su temi evidentemente valutati di secondo piano da parte dell’elettorato. E’ molto probabile inoltre che nelle regioni dove la Lega ha fatto man bassa di voti, parte del bacino elettorale di sinistra sia confluito nel Carroccio. La Lega è nata come una forza popolare, attecchendo presso gli strati sociali più bassi e meno acculturati del Nord-est, facendo leva sui temi della sicurezza, della difesa contro lo straniero, della tutela della Padania dagli interessi della sanguisuga romana, del federalismo come metodo con cui conservare in loco la ricchezza prodotta. In tempi di crisi economica e di nuova antipolitica, la Lega ha ripreso vigore riconquistando l’elettorato perso negli ultimi anni. E lo ha fatto contando sui vecchi metodi di propaganda politica diretta fondati sul radicamento territoriale (i comizi, l’azione di opinion leader locali presenti nelle piazze e nelle piccole fabbriche del Nord-est). Radicamento territoriale di cui è stata deficitaria la compagine arcobaleno anche nelle zone rosse. Una compagine che non ha potuto contare neanche sull’effetto di notiziabilità presso i grandi mass-media, fagocitata dalle grida provenienti dai due schieramenti principali (o meglio dai due leader) e risucchiata dal vortice di parole, di frasi brevi, dichiarazioni ad effetto, di ben 14 candidati premier. Da un lato la forte eco dei contendenti maggiori, dall’altro il vociare babelico degli outsider e delle comparse. Di queste voci alcune sono riuscite ad arrivare distinte e abbastanza forti (Udc e Destra), altre, come la voce della sinistra arcobaleno, evidentemente no.
Chissà se, dopo la tempesta, rispunterà. L’arcobaleno.

PRIMO MAGGIO

Pd Laterza: analisi del voto

Stasera, 17 aprile 2008, alle ore 20 presso la sede del Pd Laterza in Via Porta Pia 12 riunione del coordinamento cittadino del Partito Democratico.
Punti all'odg:
1) analisi del voto;
2)
documento ufficiale per la stampa sui risultati elettorali;
3) si ricomincia da (1, 2, o da 3)

Per il momento ringraziamo tutti i laertini che con il loro voto hanno creduto nel nuovo processo politico avviato dal Partito Democratico. Grazie ai 3.088 cittadini che hanno votato alla Camera e Grazie ai 2.836 cittadini che hanno votato al Senato.
Grazie di cuore a tutti i rappresentanti di lista e simpatizzanti che hanno donato il loro tempo in modo appassionato e serio, un contributo prezioso per la riuscita della nostra bella campagna elettorale.

Tangenti in ospedale, Sirchia condattano a 3 anni di reclusione

MILANO - L'ex ministro della Salute del precedente governo Berlusconi è stato giudicato colpevole per reati commessi quando era primario a Milano: mazzette in cambio di appalti.

L'ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia è stato condannato a 3 anni di reclusione, nell'ambito del processo milanese in cui è imputato insieme ad altre sette persone, per un giro presunte tangenti nel mondo della sanità.

La sentenza è stata emessa questa mattina dalla quarta sezione penale del tribunale, presieduta dal giudice di Oscar Magi, al termine della camera di consiglio. Riunitasi dopo che i pubblici ministeri Eugenio Fusco e Maurizio Romanelli, avevano dichiarato di non essere intenzionati a replicare alle arringhe difensive. Quanto al verdetto, la condanna è di poco superiore a quella chiesta dai pm, pari a 2 anni e 9 mesi di reclusione.

In particolare, l'ex componente del governo Berlusconi è stato giudicato colpevole di corruzione e appropriazione indebita, per reati che sarebbero stati commessi quando era primario del Servizio di Immunoematologia dei Trapianti dell'Ospedale Maggiore Policlinico. Secondo i magistrati, Sirchia avrebbe incassato tangenti da multinazionali specializzate in prodotti sanitari, per favorirle nelle forniture di appalti.

E subito dopo la sentenza, è giunto il commento del diretto interessato: "Sono molto dispiaciuto - ha dichiarato Sirchia - non siamo riusciti a convincere il collegio delle nostre ragioni, nonostante avessimo portato al processo numerosissime prove e testimonianze. E' stato recepito il teorema dell'accusa. Mi riservo di impugnare in secondo grado la decisione perché è assolutamente non condivisibile. Mi sembra un dovere rispettare cosa un tribunale decide, ma è un diritto e dovere leggere le motivazioni e impugnare".

Repubblica - (17 aprile 2008)

Eletti del Pd in Puglia

In Puglia il Partito Democratico ha ottenuto il 31,5 % dei voti al Senato e conquistato otto seggi, mentre alla Camera dei Deputati il risultato è stato del 31% per quattordici seggi.

Questi gli eletti al Senato:

De Castro Paolo
Latorre Nicola
Carofiglio Giovanni detto Gianrico
Mongiello Colomba
Procacci Giovanni
Poretti Donatella
Maritati Alberto
Tomaselli Salvatore

Questi gli eletti alla Camera dei Deputati:

D’Alema Massimo
Mastromauro Margherita Angela
Grassi Gerolamo detto Gero
Bordo Michele
Bellanova Teresa
Capano Cinzia
Losacco Alberto
Boccia Francesco
Vico Ludovico
Concia Anna Paola
Gaglione Antonio
Ria Lorenzo Emilio
Servodio Giuseppina
Ginefra Dario

A questo punto decido tutto io.

ROMA - "A questo punto decido tutto io. Mi hanno dato la delega e ora i ministri li scelgo io da solo". Il primo vertice di maggioranza non è servito solo a festeggiare. Non è stato convocato solo per brindare e per studiare le prossime mosse della coalizione. Certo, il centrodestra si appresta ad affrontare una legislatura "costituente", con un'agenda piena di riforme. Tanto che ieri è circolata la voce di un incontro riservato tra Silvio Berlusconi e il segretario del Pd, Walter Veltroni, che si sarebbe svolto martedì sera, subito dopo le conferenze stampa in cui i due leader esaminavano il voto, proprio per avviare un primo confronto. Un faccia a faccia a casa di Gianni Letta cui avrebbe preso parte pure Goffredo Bettini, il braccio destro dell'ex sindaco di Roma. Una voce, però, che è stata smentita dai diretti interessati e in particolare dal portavoce del Pdl, Paolo Bonaiuti: "Non si è svolto assolutamente nessun incontro. E poi per quale motivo avremmo fatto una cosa del genere? Non avrebbe avuto alcun senso". Ieri intanto il Cavaliere ha voluto richiamare gli alleati. Ha chiuso la riunione di coalizione ponendo fine alle tensioni sulla squadra di governo e assumendo tutte le scelte relative ai ministri. Pur riconoscendo le istanze leghiste, ha chiesto di consegnargli un "mandato pieno" per selezionare in autonomia le personalità più adatte per ogni singolo incarico. "Non mi va di litigare su queste cose - ha avvertito i partner - non ho voglia di combattere per queste beghe". E già, perché il Cavaliere, Fini, Bossi e Lombardo si sono riuniti a Palazzo Grazioli e immediatamente sono entrati nella carne viva della prossima legislatura: ossia i dicasteri da assegnare nelle prossime quattro settimane.


La struttura dell'esecutivo è in larga parte pronta, ma non mancano incomprensioni e diktat. Ieri è stato Umberto Bossi a farsi sentire. A reclamare quel che "spetta" al Carroccio. Il Senatur non ha usato mezzi termini con il "premier in pectore". Lo schema predisposto a Via del Plebiscito, infatti, non gli è piaciuto affatto: "Così non va". E lo ha detto apertamente, tanto che dopo l'incontro ha risposto con un "magari" carico di significato a chi gli chiedeva se Roberto Maroni farà il ministro dell'Interno. Agli alleati, poi, ha ricordato quanti voti hanno conquistato i Lumbard e quali sono le loro aspettative. Perché quella principale è la presidenza della Regione Lombardia da riservare a Roberto Castelli. Una carica al momento occupata da Roberto Formigoni. L'impasse sui ministeri in questa fase dipende tutto da quella casella. Il Governatore, infatti, è disposto a lasciare il Pirellone solo in cambio della presidenza del Senato o di un dicastero di peso (Interni o Esteri): "Altrimenti resto là". E il leader del Pdl non ha dubbi: "E meglio se resta là". Non vuole che l'ex capo del Movimento popolare si trasferisca a Roma. Un'indicazione che, appunto, ha fatto infuriare Bossi. "Se non si libera la Lombardia, allora a noi spettano quattro ministri". Una tensione che anche Fini ha provato a stemperare ricordando a tutti che "la competenza di scegliere i ministri è del premier". Il Cavaliere ad ogni modo ha tranquillizzato "l'amico Umberto" assicurando che i lumbard non verranno mortificati. L'orientamento di Berlusconi potrebbe portare ad una delegazione leghista composta da Bossi come vicepremier, Calderoli alla Riforme, e poi Maroni e Roberto Castelli. Pure su questi ultimi due non manca una certa tensione. Il Senatur vorrebbe gli Interni per Maroni, ma il leader del Pdl ha già fatto sapere di voler riservare il Viminale a Forza Italia: a Claudio Scajola oppure a Gianni Letta (in pole position pure per la seconda vicepresidenza). L'esponente leghista deve contendere a Gianni Alemanno le Attività produttive o il Welfare. Lo stesso Cavaliere, poi, vorrebbe far tornare Castelli alla Giustizia. E anche su questo tassello si è creato un attrito, ma con Fini che punta tutto su Giulia Bongiorno. Persino contro il parere dei suoi "colonnelli". Confermati Giulio Tremonti all'Economia e Franco Frattini agli Esteri, Ignazio La Russa potrebbe essere dirottato alla Difesa con Altero Matteoli alle Infrastrutture. Un piccolo derby è incorso pure per le Politiche Agricole: il nome più gettonato è quello di Adriana Poli Bortone ma la delega è messa da tempo sotto osservazione dal Carroccio. Ai Beni culturali ci punta Paolo Bonaiuti. Sandro Bondi potrebbe ottenere la Pubblica istruzione. Maurizio Lupi la Sanità e Elio Vito i Rapporti con il Parlamento. Altre due le donne della "squadra": Stefania Prestigiacomo (Politiche Ue) e Mara Carfagna (Famiglia). Infine il nodo del sottosegretario alla presidenza del consiglio. Se Letta davvero assumerà un incarico ministeriale, il Cavaliere è orientato a far cadere la sua scelta su un "tecnico". Più definite le cariche parlamentari. Gianfranco Fini è al momento il candidato unico per la presidenza della Camera. Per il Senato è in corsa Renato Schifani e, con qualche probabilità in meno, Beppe Pisanu.

Il dopo sconfitta

Bettini: “Vera novità panorama politico”"La destra governa ma la novità del panorama politico è il Pd". Lo dice Goffredo Bettini, arrivando nella sede del partito e sottolineando che, nonostante il risultato elettorale, "l'atmosfera è combattiva e serena". Secondo il coordinatore del Pd "siamo la forza politica con cui tutti dovranno fare i conti". Secondo Bettini, infatti, il risultato elettorale è positivo perché c'è stato un avanzamento di 5-6 punti in ogni regione e si profila "un bel risultato a Roma".Bettini: "PD ben oltre somma Ds e Margherita. Ora serve radicamento""Serenità e combattività". Goffredo Bettini, arrivando al loft di piazza Santa Anastasia, descrive così lo stato d'animo all'interno del Partito Democratico. "E' evidente la vittoria della destra- continua- ma e' anche evidente la grande novità del PD nella scena politica". Il partito guidato da Veltroni, secondo Bettini, "e' andato ben oltre la somma dei Ds e della Margherita e ha incrementato del 5-6 per cento il suo risultato in tutte le Regioni". Il coordinatore del PD sottolinea poi "il grande successo ottenuto a Roma. Il cammino- conclude- sarà lungo ma importante". “Il processo che abbiamo avviato - spiega - e' stato ritenuto utile dagli italiani. Ora si inizia un cammino ed una battaglia di radicamento nella società italiana”.
Fassino: “Quadro politico più stabile è un successo”Per Piero Fassino il risultato elettorale può essere considerato comunque un successo poiché nonostante la sconfitta del PD è stato raggiunto l'obiettivo della stabilizzazione del quadro politico italiano. "E' un successo qui da noi quello che si e' riconosciuto come un fatto positivo in Spagna seppure a parti invertite - ha detto - con le stesse proporzioni in termini di consensi, governerà un grande partito e vi si opporrà un'altra grande forza riformista, poi vedremo"Bersani: “Abbiamo perso ma la nostra è sfida del secolo”“Abbiamo perso, ma è nata anche una speranza nuova. Abbiamo fatto un investimento, la nostra e' la sfida del secolo”. Lo ha detto Pierluigi Bersani commentando i risultati elettorali a Matrix. “Chi vince ha sempre ragione - ha sottolineato l'esponente del PD - ma non sempre chi perde ha torto. Noi abbiamo fatto nascere un bambino nuovo, che arriva in un momento di travaglio, ma lavoriamo per dare al Paese una grande forza riformista”.Colaninno: “PD può essere riferimento anche per il Nord”"Penso che si possa costruire un punto di riferimento del Partito Democratico anche per il Nord". Lo ha detto il candidato del PD Matteo Colaninno intervenendo a Matrix. "Sono fiducioso per il futuro di questo partito - ha spiegato - abbiamo ottenuto un buon risultato, certo noi volevamo governare, ci siano proposti di governare il paese. Ha vinto il centrodestra questo è il dato". Tuttavia, ha osservato, "i dati che mi arrivano da Milano stanno a indicare che in Lombardia, nei comuni capoluogo, il PD è andato bene. Se questi dati verranno confermati noi di qui potremo guardare al futuro con grande ottimismo".
Bettini: “Ripartire da riforme con spirito di dialogo”Da dove ripartire dopo la sconfitta elettorale? "Dalla discussione sulle riforme istituzionali, su un percorso di cambiamento dei regolamenti parlamentari, delle istituzioni e della legge elettorale. Temi da affrontare con spirito di dialogo". Risponde così Goffredo Bettini, arrivando al loft questa mattina. "Per tutto il resto faremo una opposizione seria - assicura il coordinatore del PD - tenendo fede al programma di modernizzazione dell'Italia indicato in campagna elettorale".Bettini: “Il successo della Lega è un’ipoteca molto forte”"Il successo della Lega è un'ipoteca molto forte, vedremo come andrà, ma suggerisce qualche preoccupazione". Lo dice Goffredo Bettini, coordinatore del Pd, arrivando al loft e commentando i risultati delle elezioni.
Bettini: "Preoccupa l'assenza della sinistra radicale in Parlamento" L'assenza della sinistra radicale in Parlamento "è un fatto preoccupante e non positivo per la dialettica democratica", ha detto ancora Bettini. "Un pezzo importante e significativo d'Italia - sottolinea il coordinatore nazionale del Pd - non è rappresentato e questo è un problema".Bettini: "Nessun problema di leadership per Veltroni" "Veltroni ha fatto una campagna elettorale straordinaria, generosa e intelligente. Ha fatto ampiamente la sua parte. Siamo partiti con 20, 22 punti di distacco e li abbiamo recuperati. Veltroni -sottolinea Bettini- si è affermato come un leader che va guardato con grande fiducia per il cammino che ci aspetta".Bettini: “Con 33% obiettivo ampiamente raggiunto”Il fatto che il Pd non abbia raggiunto il 35% dei consensi, soglia indicata come l'obiettivo da raggiungere per Goffredo Bettini è un falso problema: "E' un'invenzione. Io avevo detto che dovevamo costruire un grande partito - spiega il coordinatore del Pd arrivando al loft -. Abbiamo superato il 33 e quindi l'obiettivo politico è stato ampiamente raggiunto".Follini: “Grati a Veltroni per aver aperto strada nuova”l PD ha perso ma occorre comunque ringraziare Walter Veltroni per l'impegno profuso. Lo sottolinea Marco Follini, confermato a Palazzo Madama con l'elezione in Campania, responsabile Informazione PD. "Ieri -osserva Follini - ha vinto Berlusconi. Noi dunque siamo stati sconfitti e la difficoltà va riconosciuta senza giri di parole. Detto questo, credo che tutto il PD debba essere grato a Veltroni per aver aperto una strada nuova.
Latorre: “Congresso PD è previsto entro 2009"Le elezioni non sono andate come qualche sondaggio degli ultimi giorni aveva fatto sperare, ma la leadership di Walter Veltroni non è in discussione e sui tempi del congresso sarà proprio il segretario a decidere. Lo dice Nicola Latorre, conversando con i giornalisti nella sala stampa del PD. A chi gli chiede se sia prevedibile un congresso in tempi rapidi, Latorre replica subito: "Il congresso è previsto dallo statuto entro il 2009, sarà Veltroni a decidere tempi e modi. Il segretario è lui, la sua leadership non si discute".
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Le promesse prima e dopo la vittoria

ROMA - "Ci saranno misure impopolari". Silvio Berlusconi, al termine del vertice con i leader di Pdl, Lega e Mpa a Palazzo Grazioli parla così nell'esperienza di governo che attende la coalizione di centrodestra. Forte di una maggioranza schiacciante sia alla Camera che al Senato, Berlusconi guarda avanti, mettendo nel cassetto, come già aveva fatto in campagna elettorale, la promessa di "nuovi miracoli". Quel che si vede all'orizzonte, invece, sono "momenti difficili" legati a "riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità". Sacrifici e tagli. A partire "dai privilegi e dalle spese nella pubblica amministrazione". Poi la replica a chi considera il futuro esecutivo prigioniero delle scelte della Lega: "Con Umberto Bossi ci sarà identità di vedute su tutti i provvedimenti governativi - assicura Berlusconi - Non ci sarà nessuna regione ad essere penalizzata, ci sarà un federalismo solidale".
La squadra di governo. Dopo aver ampiamente parlato della squadra di governo, oggi Berlusconi si fa cauto: "Attendo la nomina del capo dello Stato". Confermando, però, la presenza di 4 donne nell'esecutivo. Ed è a questo punto che Fini lancia l'idea di mettere Giulia Bongiorno, noto legale di molti personaggi noti (Andreotti su tutti), alla Giustizia. E si fa sentire pure l'Mpa di Raffaele Lombardo che rivendica, con successo, un ministero. E chissà che il Cavaliere non decida di seguire il modello Sarkozy. Ovvero di inserire nel governo personalità dello schieramento avverso. "E' un modello che abbiamo inaugurato noi" dice Berlusconi, riferendosi a particolari "competenze tecniche" di personalità del centrosinistra di cui potrebbe usufruire il prossimo esecutivo. Esplicito riferimento alla nomina di Giuliano Amato alla Convenzione europea che fu confermata dal suo governo. Per adesso, comunque, la lista sembra ancora da fare. Tanto che alla fine, Bossi sbotta: "Non abbiamo combinato niente. Finchè non si fanno i nomi prima di fare l'elenco completo passano i secoli. Comunque noi avremo 4 ministri".
Quello che è certo è che, come previsto della riforma Bassanini, il governo sarà composto da 60 membri tra ministri, segretari e sottosegretari. Una squadra che "dovrà poter operare immediatamente" e che "conosca già per esperienza la macchina dello Stato" dice Berlusconi. E che si confronti con il governo ombra annunciato da Veltroni. "Su ogni provvedimento - spiega il Cavaliere - sarà possibile confrontarsi per i nostri ministri con un solo interlocutore, il che determina una dialettica molto più positiva ed efficace". Conti pubblici. Sullo stato dei conti Berlusconi anticipa la creazione di "una commissione per fotografare, quella che si chiama 'due diligence', i conti pubblici che la sinistra ci ha lasciato". Ballottaggio a Roma. Berlusconi, infine, si dice anche certo che nel ballottaggio per sindaco di Roma fra Gianni Alemanno e Francesco Rutelli "gli elettori de La Destra e anche gli elettori dell'Udc si uniranno a noi". (16 aprile 2008)

mercoledì 16 aprile 2008

LATERZA: Il Pd vince al Senato e tiene alla Camera.

E' un dato suddiviso per fasce d'età quello che emerge dalle urne laertine. A scrutinio terminato, la coalizione di Veltroni al Senato sfiora il 42 per cento (41,86%), con un totale di 3334 voti: 2836 per il Pd (35,61%), 498 per l'Italia dei valori (6,25%). Berlusconi arriva al 41,05%, per un totale di 3269 voti: 3233 del Partito della libertà (40,60%) e i 36 del Movimento per le autonomie (0,45%).
Tra l'una e l'altra coalizione 65 voti di scarto. Che diventano 61 alla Camera. Qui il centrodestra ha raggiunto il 41,70% delle preferenze, conteggiando 3725 voti: PdL (3669, 41,08%) e MpA (56, 0,63%). Al centrosinistra è andato il 41,03%, pari a 3664 voti totali: Pd (3088, 43,58%) e Idv (576, 6,45%) sommano 3664 voti.
Un risultato, insomma, che non scontenta nessuno. Ed entrambi gli schieramenti parlano di risultati soddisfacenti.
"Siamo l'unico comune del versante occidentale della provincia ad aver vinto al Senato - ha detto Franco Catapano, Pd - non possiamo che esserne soddisfatti. A maggior ragione se consideriamo che abbiamo addirittura superato di ben 500 voti la soglia raggiunta nel 2006 al Senato, quando ci presentammo separatamente, Ds e Margherita". Che significa, allora, questo voto per il Pd? "Per noi è la conferma che a Laterza il Pd ha preso piede - ha commentato Catapano - la gente ha ben accolto la proposta di Veltroni e ci ha dato fiducia, premiandoci con il suo voto al Senato e con uno scarto minimo alla Camera. Tutto ciò nonostante ci sia un'Amministrazione comunale di centrodestra".
All'opposto il sindaco azzurro, Giuseppe Cristella, legge i risultati elettorali come un successo della sua squadra: "In questi 14 anni della mia Amministrazione questa è la prima vittoria politica, - ha commentato il sindaco - abbiamo fatto una campagna elettorale su tematiche vicine alla gente e la gente ci ha risposto". Il dato delle elezioni politiche, quindi, è per il primo cittadino anche la conferma della sua azione amministrativa: "Oramai la gente ci segue - ha detto - c'è anche da dire che abbiamo fatto fronte comune: tutta l'Amministrazione, tranne i due dell'Udc, è stata compatta nel votare e far votare il PdL, abbiamo portato avanti un gioco di squadra senza disperdere i voti".
E a proposito di partiti minori, al Senato questi i risultati: Udc 731 voti, 9,17%, La Destra 208 voti, 2,61%, i Socialisti 137, 1,7%, la Sinistra l'arcobaleno 126, 1,5%. Alla Camera: Udc 813 voti, 9,10%, la Destra 240, 2,69%, i Socialisti 159, 1,78%, l'Arcobaleno 144, 1,61%.
Anna Lisa Carrera