lunedì 12 gennaio 2009

La Procura accende i riflettori su corruzione e reati contro la Pubblica Amministrazione

TARANTO - Riflettori puntati su corruziuone e reati nella pubblica amministrazione, ma anche su usura e racket delle estorsioni. I mali di Taranto si rispecchiano perfettamente nelle sezioni specializzate introdotte dal procuratore capo Franco Sebastio all’indomani del suo insediamento.
Il capo della Procura che ha rimpiazzato l’uscente Aldo Petrucci, ha rivisitato le sezioni, introducendone due nuove di zecca.
Di particolare interesse è proprio quella che si occuperà di delitti nella pubblica amministrazione. Un cancro per la nostra città che dal 2000 in poi è stata spazzata da scandali sia nella sanità sia nella gestione del Comune. Vicende che si sono concretizzate in autentici saccheggi di ingenti risorse pubbliche. Sarà lo stesso Sebastio a guidare la sezione nuova di zecca. Così come, il procuratore guiderà quella che affronterà lo spauracchio del racket delle estorsioni e dell’usura. Si tratta di aspetti della criminalità che nelle scorse settimane hanno fatto capolino a Taranto con una serie di attentati di stampo chiaramente intimidatorio. Spie di un qualcosa che certamente cova sotto la cenere e che la procura non intende minimamente sottovalutare.

Rispetto al passato, inoltre, il procuratore tarantino doc ha inteso rafforzare la sezione specializzata sui reati ambientali, altra evidentissima emergenza della città dei due mari.
Ed in quest’ottica si comprende anche la scelta di puntellare il pool che si occuperà di infortuni sul lavoro. Questa sezione sarà guidata dal nuovo procuratore aggiunto Pietro Argentino che coordinerà anche quella che porterà avanti le indagini sui casi di maltrattamenti in famiglia e reati a sfondo sessuale.

Taranto Sera

domenica 11 gennaio 2009

Comunicato Stampa - Pd Laterza: Truffa, Falso e Abuso di ufficio

La richiesta di giudizio avanzata dal procuratore aggiunto Pietro Argentino, sulla vicenda dell'affidamento diretto dei lavori di completamento del Campo Sportivo in contrada Madonna delle Grazie alla Società Mondo S.p.A., conferma le nostre valutazioni sull'operato spregiudicato delle Amministrazioni Cristella I e II.

Gli affidamenti diretti – es. Palazzo Marchesale e vicenda Eureco (risparmio energetico nella pubblica illuminazione bloccato dalla opposizione) – e l'esagerato ricorso allo scomputo degli oneri concessori delineano una gestione opaca nella esecuzione dei lavori pubblici.
Tale gestione evidenzia la continua confusione e prevaricazione del ruolo politico su quello tecnico-amministrativo.

Più volte abbiamo denunciato la parzialità e la discrezionalità nell'assunzione di atti e delibere che alimentano un clima di clientelismo e illegalità diffusa da cui deriva un danno economico ma soprattutto d'immagine per l'intera comunità laertina.

Attesa la gravità dei reati contestati il Pd chiede la costituzione di parte civile del Comune di Laterza da far valere dinnanzi al Giudice delle Udienze Premilitari.

Ci rendiamo altresì conto della difficoltà oggettiva da parte dell'attuale Giunta ad ottemperare a questa legittima richiesta, visto che quattro degli otto attuali componenti di Giunta sono essi stessi indagati ed il vice-Sindaco Pugliese è difensore di alcuni di essi.

Prevarrà l'interesse personale o quello della comunità laertina?

Per risolvere questo conflitto d'interessi servirebbe da parte del Sindaco Cristella e degli assessori Saccomanni, Minei e Colacicco un gesto di responsabilità istituzionale e di rispetto dei cittadini (nonché da "veri uomini"), che non può che prescindere dalle immediate dimissioni.




Laterza, 10 gennaio 2009



Comunicato Stampa - Pd Laterza

sabato 10 gennaio 2009

Lavori allo stadio di Laterza il p.m. chiede il processo

Le memorie difensive e le argomentazioni illustrate in sede di indagine dagli inquisiti non hanno fatto breccia: il procedimento avviato sulla realizzazione del campo di calcio in erba sintetica a Laterza e sui lavori di completamento dello stesso impianto sportivo deliberati cinque anni fa sfocia in una richiesta di rinvio a giudizio. Ad aver preso questa decisione è stato il titolare del fascicolo, il sostituto procuratore dott. Pietro Argentino. Il quale, al termine di un'attività investigativa che ha fatto soprattutto leva sull'esame di una corposa documentazione e sulle consulenze tecniche disposte nel corso delle indagini, ha chiuso il proprio lavoro puntando l'indice contro 10 persone, fra cui amministratori e dirigenti del Comune teatro della vicenda.
I reati ipotizzati vanno dal concorso in abuso in atti d'ufficio, al falso e alla truffa. Le tre contestazioni vedono come destinatari il sindaco Giuseppe Cristella, gli attuali assessori Pietro Colacicco, Vito Minei, Nicola Saccomanni e gli ex componenti la Giunta Arcangelo Rizzi, Michele Leone e Francesco Perrone. Gli stessi rischiano di finire sotto processo per l'adozione della delibera n. 151/2004 riguardante i “lavori di adeguamento a norma e completamento funzionale dell'impianto Polivalente di A. L. e Calcio sito in località Madonna delle Grazie. Realizzazione campo da gioco in erba artificiale. Presa d'atto parere CONI. Approvazione Relazione ing. C. Longhi. Scelta contraente.”
Le ragioni che hanno indotto il magistrato a chiedere il rinvio a giudizio degli inquisiti sono da ricercarsi proprio in ciò che fu sostenuto in quell'atto con riferimento alla società che avrebbe dovuto fornire il materiale, vale a dire la “Mo n d o ” con sede a Gallo D'Alba, in provincia di Cuneo. Stando all'ipotesi formulata dal p.m., nella delibera presa in esame fu attestato che il materiale da impiegare per le opere era fabbricato esclusivamente dall'azienda piemontese, un'indicazione che però è stata confutata dagli esiti di una successiva consulenza tecnica dispostadalla Procura. Secondo l'esperto nominato dal pubblico ministero, ci sarebbero almeno tredici ditte abilitate e certificate alla realizzazione di impianti in erba sintetica, un particolare che si evince pure dal sito della Lega Nazionale Dilettanti della FGCI.
Quanto scaturito dalla perizia ha indotto il titolare dell'inchiesta a mettere nero su bianco i reati di concorso in abuso in atti d'ufficio, in falso e in truffa poiché da tutto questo la società a cui furono affidati i lavori avrebbe ricavato un ingiusto profitto proprio a danno del Comune di Laterza. A risultare destinatari delle richieste di processo non sono solo il sindaco e gli assessori che adottarono la delibera in questione.
Ad esser finiti nei guai sono pure altri tre soggetti, ma solo per il reato di falso. Si tratta dell'ingegner Giuseppe Clemente, inquisito in qualità di dirigente dell'Ufficio Tecnico Comunale di Laterza – Settore Lavori Pubblici; del direttore dei lavori finiti all'attenzione della magistratura, dott. Francesco D'Elia; del responsabile della Direzione tecnica della “Mondo”, il dott. Paolo Longo. Ad aggravare le posizioni dei tre professionisti sono state attestazioni (ritenute false dal p.m.) secondo cui i lavori al campo sportivo erano stati ultimati in tempo utile rispetto “a quanto previsto dal contratto d'appalto, dal capitolato speciale di appalto e della determinazione del Responsabile del servizio dei lavori pubblici del Comune di Laterza n. 479 dell'1 ottobre 2004”.


Corriere del Giorno
10/10/2009

NON COMPRATE IL PANETTONE 2

Il blog del PD di Laterza, come indicano le regole pubblicate, è uno spazio libero, che raccoglie il pensiero della gente e le vicende della comunità. Ci dispiace se la pubblicazione del volantino clandestino “NON COMPRATE IL PANETTONE”, di cui noi siamo venuti a conoscenza perché distribuito per tutto il paese di Laterza, possa aver offeso e/o leso la dignità di qualcuno.

Se ciò è avvenuto ce ne scusiamo con gli interessati invitandoli ad inviare per la pubblicazione una replica agli sconosciuti redattori del volantino per fare un pò di chiarezza e per illustrare a noi e a tutta la comunità le motivazioni che hanno portato degli sconosciuti a scrivere quel volantino, illustrando magari anche il progetto che il Comune vuole realizzare con la struttura edificata davanti al Comune.




venerdì 9 gennaio 2009

Tagli Alitalia, Pd pugliese chiede incontro col governo

BARI - Un incontro col Governo per informarlo della situazione "di disagio" vissuta dalla Puglia per la cancellazioni di 7 voli e 29 interconnessioni aeree è stato chiesto dal segretario regionale del Pd, Michele Emiliano. Emiliano, che è anche sindaco di Bari, è intervenuto all’incontro organizzato nello scalo barese 'Karol Wojtylà dal senatore del Pd Alberto Maritati "per trovare con le forze attive di tutti i partiti strategie comuni per risolvere il problema nell’interesse dei pugliesi". Alla richiesta di incontro con il Governo hanno aderito europarlamentari, rappresentanti di Confindustria, Comune e Regione.

"Stiamo subendo una limitazione della libertà di movimento che è contro la Costituzione – ha dichiarato tra l’altro Emiliano – e contro gli interessi dei cittadini pugliesi. Credo che sindaci, deputati locali ed europei, rappresentanti delle istituzioni debbano chiedere al presidente del Consiglio ed al ministro dei Trasporti di essere ascoltati per questo danno. E’ una battaglia che deve essere fatta stando uniti, dobbiamo lavorare insieme perchè ci interessa costruire una identità Puglia legata a questi servizi essenziali".

Aprendo i lavori, l’amministratore unico di Aeroporti di Puglia, Domenico Di Paola, ha precisato che "al momento per mancanza di informazioni certe non siamo in grado di dire esattamente cosa avverrà il 13 gennaio quando partirà la nuova compagnia aerea Cai che è l’unico vettore che ci collega e ci collegherà al network globale". "Sta di fatto però – ha aggiunto – che non possiamo perdere le posizioni raggiunte, dobbiamo risolvere il problema delle licenze provvisorie degli slot (collegamenti) che altre compagnie si sono aggiudicate e mentre arriviamo a fare chiarezza sarebbe auspicabile chiedere allo Stato un fondo di mobilità aerea che ci accompagni durante la situazione di eccezionalità".

Di Paola ha invitato i rappresentanti politici ad un "lavoro comune" supportato, entro due settimane, da una valutazione sulla connettività degli scali pugliesi e sulle tariffe, entro sei settimane da una documentazione contenente i punti di criticità ed entro otto settimane da un documento finale su cui discutere e prendere provvedimenti.

"L'incontro con il Governo è necessario prima delle analisi - ha sottolineato l’assessore regionale ai trasporti, Mario Loizzo – per capire se il piano operativo Cai è in grado di aprire maggiormente ai collegamenti dalla Puglia; inoltre vanno corretti gap evidenti come la mancanza di collegamenti da Brindisi nella prima mattinata e non bisogna perdere di vista la competitività delle tariffe". Per il deputato del Pdl Francesco Paolo Sisto invece, "essendo in una posizione di sicura attesa per i tempi ed il rodaggio di cui Cai ha bisogno, l'approccio ora può essere solo conoscitivo e terapia e diagnosi vanno rimandate ad un nuovo incontro".

"Il 4 febbraio prossimo a Bruxelles nell’incontro con il commissario Taiani – è stata la proposta dell’europarlamentare Pd, Enzo Lavarra – potremmo chiedere l’apertura di un tavolo tecnico per affrontare la salvaguardia degli slot e la richiesta a Cai di una programmazione certa per la Puglia". "Approfondiremo certo i dati – ha concluso Maritati – ma tutti insieme siamo compatti nel dire che il numero dei voli, il servizio e la qualità non possono subire diminuizioni".

9/1/2009

«La maggioranza è assente sui problemi del territorio»

“Il 2008 è stato un anno importante per il Pd, che ha avviato la sua attività politica, ma è anche stato l’anno dei cattivi odori e dell’inerzia politica che caratterizza Laterza”: la nota stampa del Partito democratico laertino taglia in due l’anno appena andato. Arriva dai banchi di opposizione, perentoriamente: il Pd rimarca “l'assenza di una qualsivoglia pianificazione del territorio”, denuncia “una distratta gestione dell’urbanizzazione delle aree di espansione ed una inconsistente manutenzione del patrimonio edilizio esistente” e ritiene priorità assoluta “la mappatura degli edifici scolastici di competenza comunale al fine di verificarne la sicurezza, la funzionalità e l’idoneità sismica”.
Stigmatizzata, a seguire, la “disattenzione” per le periferie e per il problema “casa” in generale: “Ci sono zone del paese - scrive il Pd laertino - che ancora attendono la realizzazione di urbanizzazioni primarie e secondarie”. Tematiche, queste, che i democratici di Laterza riproporranno “nell’azione politica del 2009”. Intanto il modello di governo proposto dalla maggioranza di centrodestra, a giudizio del Pd “rende complicato, se non addirittura impossibile, il confronto a causa di una totale assenza di ascolto e di dialogo, in un contesto privo del benché minimo rispetto dei principi di trasparenza e di imparzialità amministrativa”. Voce a sostegno, il “pasticcio sul Regolamento del Consiglio Comunale, dopo due anni di inutili commissioni”, che avrebbe ignorato la bozza di modifica proposta dallo stesso Pd per “rilanciare il ruolo del Consiglio in termini di indirizzo, controllo e rappresentanza dell’intera comunità”. E’ invece la non predisposizione all’ascolto del centrodestra - per il Pd - “la causa principale della vicenda
Progeva, per la quale sono state sottovalutate le preoccupazioni dei consiglieri di opposizione e dei responsabili dei servizi Asl del ter ritorio”. Il tutto, insiste il Pd, mentre “la pressione tributaria è ancora ai massimi consentiti” e mentre si assiste “ad un continuo susseguirsi di spese inutili che sottraggono fondi a interventi ben più urgenti, che però vengono accantonati perché inidonei a garantire ai nostri amministratori utili vetrine propagandistiche. Un solo riferimento alle giostrine che stanno invadendo le nostre piazze”.

Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno

EDILECO: polemica al vetriolo fra centrodestra e Pd

“Botti” d’inizio anno. Al veleno. Sullo sfondo, la richiesta della Edileco-Lidl relativa ad un supermercato da realizzare in un’area attigua alla Statale 7 che collega Laterza a Matera. Pratica vecchia di due anni, oggetto di contenzioso: il “rigetto” della richiesta, votato a maggioranza nell’ultimo consiglio comunale, ha scatenato una dura battaglia verbale fra il Popolo della libertà e il Partito democratico.
“Il Pd voleva l’ipermercato” titola un volantino del Pdl: il “Buon Natale” - rafforza il Pdl - di chi voleva “abbassare le serrande al commercio laertino”. “Abbiamo votato contro un contraddittorio provvedimento di revoca, le cui conseguenze rischiano di ricadere sull'intera cittadinanza” è la risposta del Pd.
“E se noi non abbiamo riguardo dei piccoli commercianti, come mai l’Amministrazione Cristella ha dato sempre parere favorevole a quell'insediamento? E ci voleva proprio una sentenza del Tar - chiede il Pd - perché il Consiglio comunale si potesse pronunciare dopo due anni su questa vicenda?”.

Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno

Cinque aziende, due capannoni

Si avvia a conclusione la tenace battaglia degli operai dello stabilimento ginosino.
“Caso Miroglio”, sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico e della Regione le richieste di subentro.
Spiragli, anzi certezze possibili.La grande battaglia combattuta dagli operai della Miroglio ginosina, aiutati da sindacati e politici, si avvia ad una vittoriosa conclusione. Sui tavoli del ministero dello Sviluppo economico e della Regione sono arrivate alcune proposte per rilevare l'azienda o subentrarvi, le possibilità occupazionali vanno da un ventina fino a 180 unità.Si ha però una qual inquietudine: i capannoni sono due, quello di Ginosa (12 mila mq) e quello di Castellaneta (5000 mq) i richiedenti sono più di due: i tempi di magra non è un bello spettacolo veder sfumare altre possibilità di lavoro.Si è dinanzi a boatos, a voci, ma così concrete e dettagliate che non si può non credere. La preoccupazione di tutti ora è usare raziocinio e prudenza perché i capannoni tornino a pulsare di vita e a produrre ricchezza per i singoli e le comunità nelle quali sono insediati.Le richieste che saranno esaminate al ministero e alla Regione sarebbero almeno cinque. Un'azienda veneta del legno, interessata al capannone di Castellaneta; una società di legno per arredamenti, già in trattativa co i Miroglio; un'azienda di Barletta, che amplierebbe e diversificherebbe la sua produzione con il tessile abbigliamento, interessata a rilevare tutto lo stabilimento di Ginosa, cioè capannone, telai e altre macchine e, naturalmente quasi tutti gli operai; un'altra azienda di logistica agroalimentare, filiazione della Coldiretti, anche questa interessata allo stabilimento di Ginosa, per la sua vicinanza alla strada statale 106, questa per una ventina di posti; infine un'azienda modenese per lo smaltimento dei pneumatici, da una cinquantina di posti.Per cronisti, ma anche per gli storici di domani, il “caso Miroglio” può essere assunto ad emblema sia per la tenacia adoperata dagli operai nel mantenere integro il loro diritto al lavoro sia come elaborazione di una politica economica, di piccolo e grande respiro.La battaglia dei “ragazzi” di Ginosa cominciò su queste colonne, con un'intervista corale in cui fu rimproverata una qual inerzia da rassegnazione di sindacati e politica dinanzi alla frenesia fuggitiva dell'azienda, alla quale per il suo arrivo a Castellaneta e Ginosa era stati costruiti ponti d'oro, nel senso letterale del termine, per le agevolazioni finanziarie ottenute. Partì il treno della difesa del lavoro: assemblee, viaggi a Bari, Roma ed Alba, madre patria della Miroglio, nel lontanissimo Piemonte.Ministero, Regione, azienda capirono che quegli operai, scottati dalla chiusura del capannone castellanetano, non avrebbero ceduto e si misero a lavorare con concretezza alla ricerca di soluzioni. Ma la determinazione di quegli operai, il loro attaccamento al lavoro, come diritto, ma anche dome dovere, un tempo elogiati da Miroglio senjor come di altissima produttività, uscì dai confini ginosini e la sua eco giunse in aziende in cerca di occasioni di espansione.Ed eccole qui, le aziende, alcune senza nessuna pretesa d'aiuti statali, in grado di comprare il capannone e le macchine e di cominciare subito a lavorare, anche grazie alla qualità professionale e deontologica di quei “ragazzi”, quasi tutti under 40, i più alla loro prima esperienza lavorativa, sulla quale avevano impostato famiglia e futuro dei figli.Tornando ai boatos, alle aziende che hanno chiesto di lavorare nei capannoni, si sa con precisione di due progetti operativi di imprese pugliesi, entrambe interessate al capannone di Ginosa, come di un polo industriale polifunzionale. Le due proposte fanno capo rispettivamente ad Antonio Battaglia, assistito nello specifico da Paolo De Pace, e alla Op Jonica Fruit del gruppo Coldiretti.Antonio Battaglia, imprenditore di Barletta, attivo da oltre 30 anni nel comparto tessile-calzaturiero, è azionista di riferimento della Bicap srl, leader mondiale nella calzatura per antiinfortunistica, con un fatturato consolidato di circa 30 milioni di euro e export in oltre 26 paesi. Il progetto riguarda l'acquisizione del ramo di azienda costituito da macchinari, strutture immobiliari e rapporti di lavoro dipendente dello stabilimento Miroglio di Ginosa per creazione di una linea produttiva tessile-abbigliamento, con un'occupazione stimata in 120 unità nell'ipotesi minimale e 180 nell'ipotesi di un contratto di continuità con il gruppo Miroglio per la fornitura di tessuti e filati. L'operazione prevede investimenti nel segmento produttivo dell'abbigliamento e del calzaturiero, in quanto la linea di prodotto finale, con marchio proprio e per marchi terzi, sarebbe comprensiva anche dell'accessorio calzatura.Per una definizione completa del piano i tecnici del Battaglia sono in attesa di concordare la data del sopralluogo.Il progetto della Jonica Fruit, che chiude il 2008 con un fatturato prossimo a 10 milioni di euro, prevede invece la creazione di un polo di logistica agroalimentare per la conservazione e lavorazione di prodotto dell'ortofrutta di produzione locale. In questo caso, l'interesse è per una parte delle strutture immobiliari e per l'assunzione di 10-20 unità lavorative, con investimenti concentrati sui sistemi di refrigerazione e smistamento dei prodotti. Il progetto si avvale del potenziale produttivo del territorio e della completata viabilità della ss 106 e successivi collegamenti a livello nazionale.Anche in questo caso, è stato chiesto alla Miroglio, sempre per il tramite del Ministero, di un sopralluogo.Delle altre tre imprese interessate ad insediarsi a Ca stel laneta e Ginosa si hanno notizie generiche sulla loro ragione sociale, ma certe sul loro interessamento.I sindaci di Ginosa e Castellaneta ora sono dinanzi ad una prospettiva: due capannoni per cinque aziende. Che fare? Lasciare che tre vadano via? O trovare posto anche per esse e per altro lavoro in una zona in crisi endemica?I sindaci della zona, Luigi Montanaro, di Ginosa, Giuseppe Cristella di Laterza, Giovanni Quero di Mottola e Michele Labalestra di Palagianello, insieme con i consiglieri regionali di Ginosa, Pietro Lospinuso di An e Paolo Costantino del Pd e con l'on. Ludovico Vico, del Pd, quasi sempre presente nelle manifestazioni in quanto ex segretario provinciale e regionale della Cgil, faranno fronte comune, politica bipartisan, per mantenere in loco tutte e cinque le aziende?»

da Corriere del Giorno di Michele Cristella

giovedì 8 gennaio 2009

Ne vale la pena?

Molti lettori mi hanno chiesto "che fare?" dinanzi alle tante cose che non vanno e alle tante storture che anche su questo blog raccontiamo.

Dietro questa domanda in alcuni casi se ne nasconde con evidenza un'altra: "A che serve questo che state facendo?" E anche: "Ma vale la pena impegnarsi se poi le cose non cambiano?"
Accade spesso che gli esseri umani, col senno del poi, si pongano la più banale e usuale delle domande: ne è valsa la pena?

Scrive Aristotele: “Nello stesso tempo uno vede e ha veduto, conosce e ha conosciuto, pensa e ha pensato, mentre non può imparare e aver imparato, né guarire e essere guarito”.
La frase potrebbe apparire contorta e priva di senso, se non fosse che essa coglie una differenza di fondo nell’agire umano: da una parte le azioni che non sono dirette a “produrre”, ma consistono in un “attivarsi” della propria natura (praxis), dall’altra quelle che sono dirette a “produrre” (poiesis).
Sulla scia del pensiero antico, un profondo filosofo contemporaneo, prematuramente scomparso, così si esprime: “La prassi etica è dunque prima ancora che un fare, un essere; anche se è un essere che si deve continuamente fare” (F. Calvo).
Dunque l’etica spinge a fare, ma, per dir così, questo fare segue l’interrogativo seguente: “Cosa fare in quanto uomo?”, dove il “fare” è, all’evidenza, frutto del mantenersi nell’orizzonte della propria natura: l’attuarsi della propria natura. Il nostro essere – afferma Aristotele – è un “cammino verso la natura”.
Ecco dunque che l’attivarsi della propria natura segue regole del tutto diverse dal “fabbricare” qualcosa al di fuori di sé (o anche in sé). Credo bisogni sempre aver davanti agli occhi, come una stella polare, la summa divisio cui sopra accennavo: da una parte la poiesis, dall’altra la praxis.
Da una parte c’è il produrre, il fare, insomma c’è tutto quello che giustifica il porre, da parte nostra, la risposta all’interrogativo di sempre: ne è valsa la pena? C’è stata un’utilità? A che pro infatti vendere scarpe se nessuno le acquista?
Ma, dall’altra parte, c’è quella che gli antichi chiamavano praxis: l’attivare la propria natura o, per dirla, colloquialmente, l’agire da uomini: fare esattamente ciò che un uomo, in quanto tale, è chiamato a fare in determinate circostanze.
Soprattutto nella contingenza delle umane vicende l’uomo è chiamato, nelle scelte, a scoprire il suo esser-uomo.
Non a caso, posiamo distinguere due generi di norme: quelle che hanno senso a condizione di reciprocità (che senso ha “tenere la destra” in un città dove ogni veicolo circola come meglio gli aggrada?); quelle che rendono ossequio alla propria natura e alla quali l’ossequio è prestato per rispettare se stessi, anche se il resto del mondo fosse così sventurato da tradire la propria natura (è dunque ben fortunato chi non ruba in un mondo dove i più rubano!).

Sia detto tra parentesi, questo modo di vedere le cose, consente di controbattere (almeno così mi illudo) affermazioni del tipo “solo i fessi non rubano” o “è meglio gestite una pizzeria che studiare”, etc etc.
Dunque, al quesito “ne è valsa la pena?” rispondo così: nell’assalto alla torta, nel degrado del bene comune, nel lievitare dei privilegi, nel trionfo della menzogna organizzata, abbiamo fatto ciò che ogni uomo, in quanto tale, è chiamato a fare: ci siamo opposti sine spe nec metu.
Non avremmo potuto conservare la nostra dignità chiudendo occhi, orecchi e bocca. Punto.
Fossimo rimasti in due a farlo, lo avremmo fatto. Ma c’è dell’altro.
C’è che forse, a ben vedere, oltre che soddisfare le esigenze della praxis, abbiamo anche messo in atto un po’ di poiesis: oltre che a essere noi stessi, abbiamo anche “fabbricato” qualcosa, non siamo rimasti a mani vuote: è iniziato un pubblico dibattito sul correntismo; si è posto il tema della libertà di espressione nei gruppi (di più: lo si è posto a parametro di giudizio quanto alla “bontà” di un gruppo); è in atto, da parte nostra, un confronto serio e leale con la “società civile” (questo blog ne è prova lampante).
Certo, sono d’accordissimo: occorre avere ben presenti le ragioni del “fare” e si deve fare - dobbiamo fare - molto di più. E’ su questo “di più” che si sta meditando.
Ma non demoralizziamoci: abbiamo seminato e piantato alcune tenere piante: non sono questi tempi in cui raccogliere frutti. Sono tempi di semina tenace più che di gioiosa raccolta; di speranza più che di consolazione: speranze rafforzate dalla coscienza di esserci comportati da uomini liberi.
E scusate se è poco.



Davide

Job Opportunities

Come richiesto dai nostri lettori, Vi proponiamo una sezione dedicata alle offerte di lavoro :







lunedì 5 gennaio 2009

Federalismo Fiscale e amministratori locali

Dipendesse da lui, forse Silvio Berlusconi non riserverebbe neppure un minuto al federalismo fiscale. Dipendesse da lui, forse Umberto Bossi non dedicherebbe nemmeno un secondo alla riforma della giustizia. Ma, dal momento che per raggiungere il proprio obiettivo, Silvio deve battersi per il traguardo di Umberto, e Umberto per quello di Silvio, il federalismo e la giustizia saranno i temi caldi dell’anno appena incominciato.
Bossi ha ottenuto la corsia preferenziale. Si comincerà con la riforma che sta a cuore alla Lega: i soldi dei contribuenti devono essere gestiti sul territorio da Regioni, Province e Comuni. Almeno a parole, il federalismo fiscale ha ottenuto il primo successo: la quadratura del cerchio. Al Nord, infatti, viene garantito che resteranno più quattrini nelle loro regioni. Al Sud viene assicurato che i suoi enti locali non perderanno un euro. Come sarà un possibile realizzare un miracolo, che riuscirebbe difficile persino ad un’autorità divina, nessuno lo spiega. A meno che, ciclicamente, non si torni a chiedere ai contribuenti di rimettere mano al portafogli.
Due economisti di scuola liberista - Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri - hanno di recente dato alle stampe un libro, edito da Rubettino, il cui titolo non ha bisogno di esegesi: «Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno». La tesi dei due autori si può riassumere così: basta con l’assistenzialismo e la logica della perequazione, gli aiuti al Sud finora hanno premiato solo una minoranza ben rappresentata, il Mezzogiorno ha bisogno di autonomia e responsabilità, il ceto politico meridionale deve dare conto direttamente ai cittadini di come spende le risorse ricavate dalla tassazione.
Sulla carta il ragionamento non fa una piega: «Pago, vedo, voto». Sulla carta. In realtà, quanti fra gli elettori saprebbero districarsi tra le competenze che spettano ai vari enti, dalle comunità montane alle Regioni, dalle Province ai Comuni e valutare di conseguenza l’operato degli eletti?
Gli stessi esperti avrebbero difficoltà ad orientarsi in un labirinto istituzionale più complicato di un brano di Tacito (55-117 dopo Cristo).
Ma Falasca e Lottieri vanno oltre: anziché chiedere una maggiore redistribuzione a loro favore, la classe politica e l’opinione pubblica meridionale dovrebbero accettare la sfida tra territori, rinunciare allo status quo e proporre al Centro-Nord uno scambio di questo tipo: alla riforma federale e all’abolizione di ogni sussidio deve accompagnarsi l’abbattimento generalizzato e per dieci anni dell’imposta sul reddito di impresa per chi investe al Sud. Il costo per l’erario, per i due saggisti, sarebbe sostenibile: si creerebbero quelle condizioni favorevoli allo sviluppo rincorse invano per 50 anni, il Mezzogiorno si trasformerebbe in una «tigre mediterannea» in grado di azzannare e spaventare chiunque. Tutto può essere. Anche se la storia economica è un oceano di terapie e previsioni sbagliate. Ma non è questo il punto.
Il federalismo fiscale comporterà inevitabilmente un aumento dei poteri delle classi dirigenti locali. Domanda: sono all’altezza, sul piano culturale oltre che politico, le nomenklature territoriali di favorire lo sviluppo senza mortificare il mercato e la trasparenza? Il caso Romeo, la cui tipologia non costituisce un’esclusiva campana, indurrebbe a credere il contrario. Le ultime inchieste sulla corruzione non sconcertano tanto per i loro risvolti penali quanto per le scoperte delle nuove frontiere che, diciamo così, hanno raggiunto i rapporti fra amministrazioni locali e imprese. Non si capisce chi guidi le danze, se siano certe imprese a pilotare le amministrazioni o certe amministrazioni a eterodirigere le imprese.
L’impressione è che parecchi amministratori locali puntino a divenire i suggeritori esterni, i manager occulti, i faccendieri clandestini di certe imprese. Non sempre è l’imprenditore a proporre l’«affare». A volte è direttamente il politico o il burocrate influente. A leggere le carte di alcuni processi si direbbe che il mestiere di alcuni amministratori consista, in prevalenza, nel procurare consulenze agli amici e nell’offrire «dritte», su cui lucrare copiose provvigioni, alle imprese disposte a «cooperare». Se poi le opere realizzate si riveleranno inutili, oltre che ipercostose, o richiederanno nuovi salassi sulla pelle dei già tassati, poco importa. Tanto, chi saprebbe indicare la gerarchia delle responsabilità?
In questo scenario, ritenere che il federalismo fiscale possa rendere più efficienti le istituzioni è come credere che l’interista Adriano rinuncerà alla vita notturna: è solo un atto di fede. Ma la politica non può procedere col «vediamo che succede». La premessa della rivoluzione federale è una classe dirigente educata alla cultura del buongoverno (a cominciare, anche, dalla soppressione di enti inutili come le Province). Ma se la classe dirigente rema in tutt’altra direzione, un obiettivo teoricamente condivisibile come il federalismo fiscale rischia di produrre un rimedio peggiore del male. Altro che Sud tigre del Mediterraneo.
di Giuseppe De Tomaso - gazzetta del mezzogiorno

sabato 3 gennaio 2009

Laterza: inizia il 2009

Un nuovo anno è iniziato e il Partito Democratico di Laterza, augura a tutti i cittadini di poter trascorrere un 2009 più sereno e meno incerto. Il nostro pensiero va in particolar modo ai, sempre più numerosi lavoratori che stanno attraversando un momento difficile. Il nostro augurio vuole essere un piccolo segnale di serenità verso l’incertezza per il futuro, ma anche verso la mestizia del clima che si respira in un paese inaspettatamente privo di luci, addobbi e decori natalizi.
Il 2008 è stato un anno importante per il Pd che ha avviato la sua attività politica, ma è anche stato l’anno dei cattivi odori e dell’inerzia politica che caratterizza Laterza. E’ inutile nascondere il nostro rammarico per tante cose successe e il nostro disappunto per una gestione amministrativa dimostratasi miope e arrogante. Il Pd rimarca l’assenza di una qualsivoglia pianificazione del territorio, e denuncia una distratta gestione dell’urbanizzazione delle aree di espansione ed una inconsistente manutenzione del patrimonio edilizio esistente. Priorità assoluta di questo ambito è sicuramente la mappatura degli edifici scolastici di competenza comunale al fine di verificarne la sicurezza, funzionalità e idoneità sismica.
La disattenzione per le periferie è sotto gli occhi di tutti. Ci sono zone del paese che ancora attendono la realizzazione di urbanizzazioni primarie e secondarie. La protesta dei cittadini residenti in parco Avucchiara è un chiaro esempio di superficialità ed inerzia nell’affrontare i reali problemi che sciaguratamente si ripropongono ogni qualvolta si verifichi una pioggia abbondante o addirittura un principio di incendio. Le molteplici sollecitazioni che riceviamo dai cittadini su queste questioni sono una prova diretta e tangibile di una diffusa disattenzione nei confronti del problema “casa”.
Sono questi alcuni degli argomenti che il PD di Laterza riproporrà nella sua azione politica per il 2009.
Siamo tuttavia consapevoli del fatto che il modello di governo proposto dalla maggioranza di centro-destra rende complicato, se non addirittura impossibile, il confronto a causa di una totale assenza di ascolto e dialogo in un contesto opaco e privo del benché minimo rispetto dei principi di trasparenza e imparzialità amministrativa.
Il pasticcio sul Regolamento del Consiglio Comunale, dopo 2 anni di inutili commissioni, dimostra l’inconcludenza e l’insensibilità democratica della maggioranza. Il Pd aveva presentato una propria bozza di modifica del regolamento perché ritiene fondamentale rilanciare il ruolo del Consiglio Comunale in termini di indirizzo, controllo e rappresentanza dell’intera comunità. La palese spregiudicatezza istituzionale ha raggiunto il suo apice con l’approvazione del regolamento sulle “civiche benemerenze” che ora permette alla Giunta (organo di gestione) di conferire tale onorificenze in modo strumentale e parziale per rincorrere un becero consenso che deprime il livello di convivenza della comunità laertina.
L’incapacità di ascolto è la causa principale della vicenda Progeva, per la quale sono state sottovalutate le preoccupazioni dei consiglieri di opposizione e dei responsabili dei servizi ASL del territorio. In questi giorni si è “conclusa” un’altra vicenda di cui sentiremo ancora parlare e che testimonia l’indiscutibile incapacità amministrativa che contraddistingue la Giunta Cristella e le sue maggioranze. Parliamo della questione EDILECO-LIDL, una vicenda paradossale che evidenzia la continua confusione esistente tra ruolo politico e tecnico che caratterizza anche il secondo mandato del sindaco Cristella.
Il senso di responsabilità del PD ha portato i propri consiglieri a votare contro un insulso e contraddittorio provvedimento di revoca, consci che le conseguenze di tale decisione potranno ricadere sull’intera cittadinanza. Oggi ci vien detto di non avere riguardo per i piccoli commercianti locali! Bene, ci chiediamo perché l’amministrazione Cristella ha sempre dato parere favorevole a quell’insediamento? E ancora, era davvero necessaria una sentenza del TAR, per far sì che dopo 2 anni il Consiglio Comunale si potesse pronunciare su questa vicenda?
Intanto un altro anno è passato e la pressione tributaria è ancora ai massimi consentiti mentre assistiamo ad un continuo susseguirsi di spese inutili che distraggono fondi ad interventi ben più urgenti, che però vengono accantonati perché inidonei a garantire ai nostri amministratori utili vetrine propagandistiche da utilizzare per le proprie ambizioni politiche. Un solo riferimento alla “mania delle giostrine” che stanno invadendo le nostre piazze.
Speriamo che per il nuovo anno siano i cittadini, le loro esigenze e necessità, ad essere al centro dei provvedimenti amministrativi affinché effettivamente prevalgano gli interessi generali su quelli particolari ed individuali.
Comunicato Stampa - Pd Laterza

venerdì 2 gennaio 2009

Fitto dove sei?

Ecco come il Governo Berlusconi si occupa del Meridione. La delibera del Cipe del 18/12/2008 ha previsto questo riparto dei fondi per le Opere Pubbliche. Tutto questo in un quadro più complessivo di "saccheggio" del Fas (Fondo Aree Sottoutilizzate),a vantaggio del centro-nord in totale violazione del riparto previsto che prevede che l'85% del fondo sia destinato al centro-sud.
Ministro Fitto dove sei?



Ironicamente 2009

“Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. 
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va"

Il 2008, l’anno della crisi delle banche, della crisi energetica, della crisi dell'industria automobilistica, dell'incertezza su tutti i settori, passerà tristemente alla storia per l'anno della Crisi Mondiale, come quel famoso 1929.

Per noi italiani invece, il 2008 sarà ricordato anche come l'anno della "social card" da 40 euro, che rievoca tanto "la tessera per il pane” di un ventennio passato, ma che sporadicamente riaffiora; del “bonus”, elemosina per i poveri, strombazzato dal governo, anzi dal suo commercialista Tritamonti, come geniale risoluzione della crisi delle famiglie.

 L’anno che verrà, il 2009, sarà migliore?

 “Er Pupazzo Incipriato”, cavallerizzo  di Arcore, ha detto che  “il  2009 sarà un anno terribile“, forse la fine della democrazia?; per Bonanni della CISL, “sarà un anno orribile”; Romiti a Ballarò ha annunciato per il 2009 cataclismi per l’economia mondiale e italiana in particolare.

 Anche le previsioni di Confindustria non sono rosee: la crisi continuerà per tutto il 2009 e per la prima volta dal 1994 ci sarà un calo dell’occupazione dell'1,4%.  

Dopo tali solenne dichiarazioni, è davvero duro essere ottimista.

Dobbiamo ricorrere all’ “ottimismo della ragione” di gramsciana memoria, sapendo con certezza che il 2009 sarà un anno storico di grande novità:

il 20 gennaio Barack Obama, un “giovane, bello e abbronzato”, giurerà come Presidente degli Stati Uniti.

E’ il segnale che un altro mondo è possibile; un mondo in cui un “nero” diventa Presidente degli Stati Uniti d’America, un mondo senza più guerre, fame,  violenza, odio, senza più paura delle bombe dei kamikaze, della guerra biologica, senza più effetto serra e riscaldamento globale, non più sommersi dai rifiuti, ma più tempo per sorridere e per dedicare agli altri.

Cerchiamo di cambiare anche noi, noi che vogliamo cambiare il mondo.

 Moretti aveva ragione quando diceva che “con questa sinistra non vinceremo mai”; ma è altrettanto vero che  con  l’ idea  retorica e noiosa di far politica  siamo  lo stesso destinati a perdere.

Non è con la contestazione giornaliera che si cambia la vita.

E’ ora di cambiare, di stupire con iniziative ironiche e intelligenti, con la voglia di “prendere per il culo”.

La notte del 31 dicembre, invece di sparare petardi e bombe, che oltretutto creano danni, facciamo qualcosa di imprevedibile, intelligente, ironico;incontriamoci tutti in piazza, tenendoci per mano e tutti insieme, in coro, a mezzanotte, spariamo  una sonora pernacchia a Gisella KRISTALLIN, a SCACCO MATTO e a tutta la magnoranza con gli auguri di andare via insieme al 2008. "……….. vedi caro amico, è questa la verità"

Un conto da 4 miliardi Accordo fatto con Air France

DIECI mesi dopo, con quasi lo 0,3 per cento di pil sottratto ai contribuenti e 7.000 posti di lavoro in meno, Alitalia torna a parlare francese. Era il 14 marzo 2008 quando Air France-KLM depositava la propria offerta vincolante, subito accettata dal Consiglio di Amministrazione di Alitalia. Sono stati 10 mesi da incubo per i viaggiatori, presi ripetutamente in ostaggio in una battaglia senza esclusioni di colpi in cui la politica ha occupato un ruolo centrale, dimentica della recessione che ci stava investendo. In questi 300 giorni gli italiani hanno visto franare il prestito ponte di 300 milioni di euro concesso quasi all'unanimità dal Parlamento italiano. Oltre a perdere così un milione al giorno, i contribuenti si sono accollati i debiti contratti dalla bad company per quasi tre miliardi.

Ci sono poi circa 7.000 posti di lavoro in meno nella nuova compagnia rispetto all'offerta iniziale di Air France, che comporteranno, oltre ai costi sociali degli esuberi (soprattutto di quelli che riguardano i lavoratori precari), oneri aggiuntivi sul contribuente legati al finanziamento in deroga degli ammortizzatori sociali, per almeno un miliardo di euro. Il conto pagato dal contribuente è, dunque superiore ai 4 miliardi di euro, più o meno un terzo di punto di pil, quasi due volte il costo della social card e del bonus famiglia messi insieme.

Sarà Air France-KLM l'azionista di maggioranza, in grado di decidere vita, morte e miracoli della compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia. Poco importa che sia italiana la faccia, che si chiami ancora Alitalia la nuova compagnia. Sarebbe stato così comunque, anche con il 100 per cento del capitale nelle mani di Air France-KLM. Come canta Carla Bruni, chi mette la faccia "non è nulla", chi mette la testa "è tutto".

La composita cordata italiana ha dovuto subito rinunciare all'italianità della compagnia perché non era da sola in grado di far decollare neanche il primo aereo, previsto in volo sui nostri cieli il 13 gennaio prossimo venturo. Air France rileva il 25% della nuova compagnia, versando 300 milioni. Questo significa che il 100 per cento del capitale viene oggi valutato 1200 miliardi, circa 150 milioni in più dei 1052 pagati a Fantozzi da Colaninno e soci solo un mese fa. Questo sovrapprezzo si spiega col fatto che CAI ha nel frattempo acquisito Air One. Si tratta di una compagnia in crisi, con un debito verso i soli fornitori valutato attorno ai 500 milioni di euro, ma il valore dell'acquisizione di Air One è tutto nella soppressione dell'unico concorrente sulla tratta Milano-Roma, consumatosi con il beneplacito della nostra Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Anche questi 150 milioni vanno aggiunti al conto pagato dagli italiani. E' sono sicuramente una sottostima dei costi che dovremo pagare per la mancata concorrenza.

Conti fatti, è soprattutto Air France dunque ad aver fatto un affare. Rileva una compagnia più leggera di 7000 dipendenti rispetto a quella che avrebbe acquisito nel marzo scorso, che ha nel frattempo assunto una posizione di monopolio nella tratta più redditizia versando molto meno di quel miliardo su cui si era impegnata solo 10 mesi fa.

Dopo avere subìto un danno ingente in conto capitale e avere assistito alla beffa finale di vedere documentata, nero su bianco, la svendita della loro compagnia di bandiera allo straniero da parte dei "patrioti" della Cai, i cittadini italiani rischiano ora di vedere salire ulteriormente le tariffe aeree, in barba alla deflazione. Per scongiurare questo pericolo l'Autorità Antitrust dovrà assicurarsi fin da subito che gli slot lasciati liberi da Alitalià vengano venduti sul mercato. Le speranze di concorrenza in Italia riposano ormai solo sull'ingresso di Lufthansa-Italia nella tratta Milano-Roma. Varrà senz'altro molto di più della moral suasion esercitata da chi, dopo aver benedetto la fusione fra CAI e Air One il 3 dicembre scorso, oggi promette di monitorare da vicino le tariffe della nuova compagnia.

TITO BOERI
Repubblica
(2 gennaio 2009)