lunedì 14 luglio 2008

Consigli Comunali: ogni reparto per conto suo

Quando nacque il partito democratico i Riformisti per Veltroni (socialisti autonomisti pugliesi di Alberto Tedesco) parteciparono con coraggio e passione per la costruzione del nuovo soggetto politico che avrebbe seguito alla fine di una sinistra sempre in rissa, in crisi, divisa e tormentata. Una nuova via quella del partito democratico che fa fatica a gettare le basi di un equilibrio politico che, nelle sue linee generali trova dure resistenze striscianti ed occulte.
Martedì scorso 8 luglio a Laterza si è svolto un consiglio comunale con poca partecipazione dei cittadini, alcuni consiglieri di opposizione erano assenti. Insomma, c’è da chiedersi il consiglio comunale di Laterza è “costituzionale”? E’ da quali forze politiche e rappresentato?
Per noi socialisti del partito democratico è un problema che finora è stato sottaciuto da tutti, sebbene sia di notevole rilievo.
La maggioranza del centrodestra non riesce a trasformare in una opposizione”costituzionale” l’opposizione. L’opposizione in consiglio comunale di Laterza non è ancora entrato in gioco politico, non amministra, non controlla.
Insomma la destra toglie la libertà di confronto politico e civile. Turbamenti in consiglio comunale non si sono registrati. Anzi, un consigliere del partito democratico votò a favore una delibera consiliare. In quel momento la destra che governa il paese non aveva i numeri per far passare quel provvedimento. E’ una prova che l’opposizione vive in uno stato di oscurantismo di isolamento. Si penalizza così tanti cittadini i quali credevano in una opposizione in consiglio comunale.
Che dire sulla nomina del rappresentante dell’opposizione in consiglio della comunità montana. Un altro connotato, il gruppo consiliare del partito democratico sempre Martedì 8 luglio sospendono il consiglio comunale, si consultano con il rappresentante dell’Italia dei valori. Di solito le consultazioni sono appesantite da cerimonie, vanno per le lunghe: ma questa volta le idee erano ordinate, l’opposizione quindi il partito democratico vota l’Italia dei valori alla comunità montana tarantina. Le comunità montane sono state soppresse da una legge del centrosinistra.
Dall’insieme di questi comportamenti l’area riformista del partito democratico esprime senza ambiguità e senza sottofondi al coordinamento cittadino, agli elettori, ai simpatizzanti, al gruppo consigliare la mancanza di una linea di condotta responsabile e costruttiva diretta a risolvere in modo rapido e positivo la crisi di un’opposizione senza responsabilità.
E’ un problema politico che i riformisti hanno già posto da tempo per la nostra comunità laertina che non può essere né ignorato né evitato.
Chiediamo alla direzione del partito l’assunzione di nuove, specifiche, significative responsabilità.

Franco Bruno
Franco Danzi
Antonio Losito
Rappresentanti dell’area riformista del partito democratico di Laterza

Laterza, 14 luglio 2008

sabato 12 luglio 2008

Laterza e i debiti del Comune

La questione dei debiti del nostro comune è una querelle che si ripete ciclicamente (almeno in occasione della discussione dei bilanci di previsione o del rendiconto). Come volevasi dimostrare l'articolo di Romano e alcuni commenti subito dopo il consiglio comunale hanno riacceso l'interesse sui debiti del nostro comune.
Tutto ebbe iniziò durante la campagna elettorale di maggio 2006 con il volantino dell'Unione per Laterza dal titolo: "debiti per la storia". Nei diversi comizi le due liste dibattevano le diverse posizioni.
Il centrosinistra affermava che avevamo raggiunto in pochi anni il massimo livello di indebitamento (dagli 8milioni di euro del 2000 ai 15 milioni di euro del 2005) tanto da rinegoziare i mutui e spalmarli in 30anni sino al 2035. Il centrodestra banalizzava la questione debiti, tanto che un futuro assessore si impegnò in un pubblico comizio, nel caso in cui fossero esistiti debiti, a pagarli di tasca sua. Persino il sindaco, subito dopo l'esito elettorale, difronte alla folla stracolma e rumorosa che lo acclamava, affermò solennemente: DEBITI NON CE NE SONO, N O N C E N E S O N O !!! Il video è finito su youtube ed è diventato uno dei tormentoni della rete (potete visualizzarlo qui sopra).
Dopo soli 2anni dalla vittoria i cittadini hanno potuto constatare (con l'aumento sproporzionato delle tasse e la stasi amministrativa) che i debiti esistevano, naturalmente l'assessore "filantropo" si è ben guardato dal mettere i soldi dalla propria tasca. Nel frattempo ci sono stati i rilievi della Corte dei Conti, lo sforamento del patto di stabilità e l'aumento dell'indebitamento che ha superato i 15milioni di euro nel 2007.
Ultima precisazione e considerazione, l'indice di indebitamento locale pro-capite: misura il rapporto tra i residui legati ai debiti per mutui e la popolazione, dice cioè del debito futuro che graverà sulla popolazione per gli investimenti realizzati. L'indebitamento pesa sulle future generazioni ma anche e soprattutto sulla spesa corrente. Infatti il nostro bilancio è bloccato e lo dimostra anche l'indice di rigidità strutturale che nel 2007 è sceso in modo preoccupante al 25% (il 2006 era al 30%) , significa in sintesi che i mutui e il costo del personale assorbono il 75% dell'intero bilancio.

Durante l'ultimo consiglio comunale ho affermato che il nostro livello di indebitamento è superiore alla media del meridione, infatti la mia considerazione si basava sul dossier pubblicato dal "ilSole24ore" lo scorso 6 luglio 2008 che riportava i debiti e gli indici di indebitamento dei 100 comuni-capoluoghi. Ho estratto e vi riporto da quella classifica gli i indici di indebitamento procapite dei capoluoghi a noi più vicini (Bari 641 - Brindisi 639 - Foggia 936 - Lecce 1.131 - Matera 819 - Laterza 1.018 - Taranto non pervenuto naturalmente). L'unico capoluogo che è sopra il nostro indice è Lecce, ritengo perciò che la mia considerazione, rispetto alle obiezioni dell'assessore Minei, è dimostrabile con questi dati.
Naturalmente in politica anche la matematica è una opinione, per cui ai posteri l'ardua sentenza.
Franco Catapano

venerdì 11 luglio 2008

Fiato corto in Consiglio Comunale

Approvato a maggioranza (11 voti favorevoli, 4 contrari) il rendiconto finanziario 2007, dibattito sostenuto su un ventaglio di interrogazioni presentate dalla minoranza di centrosinistra. Afa tutto il resto. Serata col fiato corto, alla lettera, quella di martedì scorso: umidità alle stelle, aria irrespirabile nel catino consiliare della Cittadella della Cultura. La dettagliata relazione sul conto consuntivo di Vito Minei, assessore alla Programmazione economica, è così quasi evaporata tra banchi distratti (non solo per il caldo, però) e rumori di fondo.
A nobilitarla ci ha pensato, tuttavia, il proficuo scambio intercorso fra lo stesso Minei e il consigliere Pd Franco Catapano. Le «assolute certezze» richiamate dall’assessore, a sintetizzare il rendiconto 2007: sui residui attivi e passivi; sul grado di riscossione delle entrate (87%); sull'indice degli impegni di spesa accertati e pagati (88%). Per un avanzo di competenza di 3mila euro: «Vuol dire che abbiamo visto bene», la soddisfazione di Minei. Dall’altro fronte, i rilievi di Catapano: l’aliquota Irpef al massimo «e il ritorno promesso per le categorie colpite non c'è stato»; la tassa sui rifiuti «iniqua e ingiusta, da riequilibrare fra l’attività produttiva e quella domestica»; l’indice di indebitamento procapite (debito di ciascun abitante per i mutui in ammortamento, ndr) «passato dai 691 euro del '93 ai 1.060 del 2008». La discussione a seguire sconta l’aridità dei riferimenti tecnici. L’assessore Minei prima richiama la «rigidità strutturale» (rapporto fra le spese rigide - quelle per il personale, sommate alla quota mutui - e le entrate correnti), diminuita di tre punti negli ultimi sette anni (dal 47% al 43%) per spiegare le finalità perseguita dall’ente dal 2001 ad oggi: «Fra il non fare investimenti e il fare lavorare di più i dipendenti in organico, bloccando le assunzioni - ha spiegato -, abbiamo scelto la seconda opzione». Poi invita a riflettere: «Ognuno di noi deve guardare al superfluo, sarà via via sempre più impegnativo capire verso chi indirizzare le risorse utilizzabili, nella consapevolezza che non potranno essere platee di categorie e di contribuenti». Parola-chiave: «Autonomia finanziaria».

Nel prologo della serata, si diceva, una serie di interrogazioni proposte da consiglieri di minoranza. Botta e risposta con scia di coda sulla gestione dell’area a parcheggio «adiacente al complesso turistico ricettivo Villa dei Principi», sulla statale 580 per Ginosa: l’opposizione chiede con Arcangelo Cirielli le ragioni di «pubblica utilità» di un’opera «distante alcuni chilometri dal centro abitato», il sindaco Giuseppe Cristella ribatte con la «convenienza per l’Ente della sistemazione dello standard ceduto dalla ditta proponente mediante scomputo degli oneri, piuttosto che con l’impiego diretto di risorse pubbliche, con un risparmio di 34mila euro di fondi comunali». Resta il fatto che, di quel parcheggio, non ancora consegnato al Comune, la stessa ditta chiede adesso l’utilizzazione, proprio in considerazione della considerevole distanza dell’area di servizio (2210 metri quadrati di estensione) dal centro cittadino. Scontro avvelenato sui cattivi odori della Progeva (stabilimento per la produzione di fertilizzanti organici, al momento bloccato per ordinanza sindacale): il sindaco informa sugli atti comunali adottati e sugli ultimi sviluppi della vicenda (l'Arpa ha prelevato i primi campioni dai cinque rilevatori installati), il pd Catapano stigmatizza che, «naso» a parte, «ci sono vizi di forma legate all’impianto: materia prima proveniente da Laterza non ce n'è». Né «boom», né «sboom», infine, sulla raccolta differenziata dei rifiuti: chiarimenti fra Catapano e l’assessore all’Ambiente Licia Catucci circa l’impennata di gennaio-febbraio (dovuta a conferimenti straordinari isolati) e la caduta libera di marzo-aprile (conseguenziale). Apprezzamenti dell’opposizione, in chiusura, per l’area dell’ecocentro già individuata (ma si aspetta l’Ato) e per l’annunciata raccolta “sperimentale” dell’umido.
Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno -

Opere inutili

Le grandi opere cristelliane. Le grandi opere inutili. Specie nel suo primo mandato il Sindaco è stato affetto da una certa smania di fare, dalla preoccupazione di dar tangibilità al motto di derivazione mussoliniana che ha ispirato e ispira la sua azione politica: “fatti non parole” (tra l’altro con queste ha da sempre dimostrato scarsa dimestichezza). Una sorta di bulimia nastrotomica che ha portato a “fare per inaugurare”, per ergersi a demiurgo del paese, senza valutare se quanto fatto potesse davvero essere di pubblica utilità.
Agli esempi lampanti riportati da Savino e rilanciati enfaticamente da Michele Cristella (fontane spente, pinete trascurate…), ne aggiungerei un altro:la tensostruttura sita accanto al Liceo Scientifico. In un memorabile comizio della scorsa campagna elettorale comunale, il Sindaco, subito dopo aver parlato del Palazzo Marchesale, la definì pomposamente contenitore culturale, poi con abile volo pindarico la ridusse alla stregua di una discoteca affermando che grazie ad essa i giovani laertini non avrebbero più dovuto spostarsi “per poter andare a ballare”. Un proditorio salto logico da un concetto di cultura di ascendenza umanistica a un concetto di cultura di derivazione antropologica attuato nello spazio di pochi secondi. Fatto sta che, sia per la prima che per la seconda accezione del termine, il contenitore è rimasto spesso vuoto, riempito, vado a memoria, solo in pochissime occasioni (il giorno dell’inaugurazione, un paio di feste liceali).
Perché questo sottoutilizzo?
Forse perché in quanto a destinazione d’uso l’opera è un doppione di altre(auditorium, cittadella della cultura...)? Un chiaro frutto di una politica dello strafare?
Carissimi,

il radicamento del Partito, l’avvio della Campagna di Tesseramento, le feste estive, l’organizzazione delle “Summer School”, le elezioni Amministrative della prossima primavera sono i futuri impegni a cui TUTTI siamo chiamati a partecipare a partire da subito.

Riteniamo utile approfondire una discussione su questi temi ed anche su altre questioni di carattere più locale in un’ASSEMBLEA Regionale dei Coordinatori di Circolo convocata per VENERDI’ 18 luglio alle ore 15.30 in Bari presso l’Hotel EXCELSIOR.

All’incontro sul tema “Il PD nei territori” interverrà il Segretario Regionale Michele EMILIANO e parteciperà anche un Dirigente nazionale.

Un partito, fra elitismo che sa di etilismo, destinato a perdere

Riportiamo l'articolo di Michele Cristella che critica il Pd Laterza sull'incontro svolto pubblicamente in sezione. Avevamo ricevuto critiche di segno opposto per essere troppo trasparenti ..... mentre in questo articolo addirittura siamo descritti come un partito da cantina ......"il mondo è bello perchè è avariato".

L’altra sera ho capito perché, qui e a Roma, il Pd ha perso e perderà di nuovo… Che in te abbondasse il senno di poi lo sapevo, ora vedo che sei passato al senno di prima… Da un Epimeteo è diventato un Prometeo… Tu la devi smettere di stare fra noi come in cattedra, ora sei un prof in pensione, quindi un pensionato come noi che non abbiamo le scuole alte, spiegati. Epimeteo è quello che “vede dopo”, che capisce dai suoi guasti; Prometeo è quello che vede prima, che ha uno scopo nella vita… E allora sentiamo il nostro nuovo Prometeo. La ormai semideserta piazza della sinistra laertina commentava l’altro ieri sera, “sabato del villaggio”, la venuta in paese di un pezzo grosso della politica locale, qual è il presidente della Provincia, Gianni Florido, l’amministratore di un territorio popoloso, con molte risorse in essere e moltissime da mettere in essere. Ottenuto il silenzio dell’attenzione il nuovo Prometeo, un vecchio consigliere comunale, pontifica: Quando ci compriamo un vestito nuovo, che facciamo? Ce lo mettiamo in casa e rimaniamo a rimirarcelo dinanzi allo specchio? Oppure ci pavoneggiamo un po’ in piazza? Si va in piazza, e quindi? E se fosse stato proprio Florido a voler rimanere in sezione? Non è che ha molto di buono da raccontare il Florido… Tutti i politici sanno raccontare bene… Sanno far apparire bianco anche il nero… Portare in piazza il Florido avrebbe comportato comunque due benefici… Cioè? Florido poteva avere cose buone da raccontare o cose mediocri da far apparire buone. Quindi un bel risultato d’immagine… E Dio solo sa quanto ha bisogno di una buona immagine il Pd. E l’altro beneficio? Se Florido andava male, la serata sarebbe andata bene egualmente perché avrebbe mostrato un gruppo politico capace di esame di coscienza, per gli ex Dc, e di autocritica per gli ex Pci del Pd… Questa è vera: uno capace di esame di coscienza in pubblico dà segni di onestà intellettuale e di vigoria fisica… E il Pd, da Veltroni in giù, pare una conventicola di morti di sonno… Ecco tornato l’Epimeteo, quello che vede dopo. Continuiamo. Un tempo quando un gruppo politico scendeva in piazza era come sciorinare il bucato: si parlava di cose piccole e di cose grandi… Si dimostrava di saper armonizzare il nazionale e il locale… Invece chi se ne sta al chiuso di una sezione o non tiene la faccia di uscir fuori o non ritiene degni di ascoltarlo chi sta fuori… Ma i panni sporchi non bisogna lavarli in famiglia? In politica il miglior modo di lavare i panni sporchi è appunto lavarli in pubblico… Far vedere che si è capaci di correggersi… Di ascoltare le reprimende… Di dar conto del proprio operato… E delle proprie intenzioni… In effetti i panni sporchi che la politica vuol lavare in casa non sono panni politici… Ma panni di alcove… La vecchia sinistra sapete come avrebbe definito una riunione al chiuso? Come? Elitismo… Quelli della puzza al naso… Bella questa parola: elitismo, ha le stesse lettere di etilismo… Bravo, hai messo il dito sulla piaga del Pd locale e nazionale: sono elitari perché chi li ascolta non li capisce... Non si capiscono nemmeno fra loro... E sono ubriachi perché se ne stanno sempre nella loro sezione-cantina e quando si ritirano se vanno rasenti ai muri, per avere un sostegno alle loro malferme gambe… Malferme teste, vorrai dire… Mo’ basta con il cazzeggio, sentiamo il vecchio consigliere sul pubblico dibattito. Innanzi tutto, congratulazioni per l’accostamento fra elitismo ed etilismo, un’immagine pertinentissima, perché solo gli imbecilli possono atteggiarsi a principini in una società di massa… Poi? Poi quando un politico va in piazza ci va in bella copia e tratta sempre tre temi: l’indecenza dei propri avversari al governo o il proprio valore di amministratori e ciò che va per l’oggi e il domani e perché. I vecchi e visionari massimi sistemi… I massimi sistemi, se li spieghi bene, sono un’analisi del presente e del futuro che è sempre interessante… E motivante... E doverosa... In effetti oggi solo qualche vecchio professore analizza la situazione, tutti gli altri sono o pro o contro qualcuno… Pochi analisti, troppi giustificatori… Cosa avresti detto tu? Per stare ai nomi nostri di stasera, Laterza è un paese governato da Epimetei: la crisi della Miroglio l’hanno vista dopo e non sanno che cosa dire, dopo hanno sentito la puzza della Progeva, non hanno ancora visto l’invivibilità del paese, sempre intasato di macchine, inquinato di gas e di rumori, non hanno ancora visto la differenziata e per le energie alternative hanno visto solo l’eolico, ma con gli occhi degli altri… Tu sei il solito Bartali: l’è tutto da rifare. E a Florido cosa avresti detto? Su Florido non avrei invito perché ha ereditato un ente non solo inutile, ma pieno di acciacchi… E che cosa gli avresti chiesto? Perché i fumi e le fiamme che escono dalle ciminiere dell’Ilva non sono state ancora trasformate in energia, facendo risparmiare mezza Taranto sulle tariffe e tenendo puliti i polmoni di tutti? E perché non sono stati ancora messi insieme gravine, archeologia, storia, mare, spiagge, boschi, murge e tradizioni locali come possibilità di turismo uno e plurimo? E io cittadino semplice avrei posto una domanda ai locali e a Florido… Quale? Perché oggi che tutti dicono, anche Tremonti, che non c’è una lira… Non c’è un euro… Perché non si vanno a prendere gli euro a chi non li guadagna onestamente: agli evasori e alle caste, le molte caste che succhiano il sangue degli italiani? E’ vero, la sinistra non ha ancora capito che se fa proprio cavallo di battaglia la lotta alle caste… Che è anche un problema etico… Un problema di giustizia sociale… Rimarrà sempre a rimorchio di Berlusconi che una ne pensa e dieci ne dice… Invece la verità della sinistra, la sua malattia cronica è l’elitismo… Che va sempre insieme con l’etilismo… Il loro occuparsi fino allo sfinimento delle loro beghe di partito… Ma questo accade solo a chi non ha un futuro da proporre. Posso fare il professore mo’? Dì. Il futuro lo immagina chi ha il presente gramo … Bravo prof, il presente dei sinistri, invece, è roseo… Ma non il nostro… Ma la sinistra, controllando il partito, chiudendosi in esso… E non facendo entrare nessuno… Dice ai suoi elettori: o mangi questa minestra… O ti butti dalla finestra… In braccio a Berlusconi… E ai berluschini. E perde… Elettori ed elezioni. E perderà ancora. Se continua così.

giovedì 10 luglio 2008

RECORD MONDIALE PER LE FACCE DI BRONZO:114 ANNI DI CARCERE PER LE TRUFFE ALLA ASL

Il piano è evidente. Il centrodestra ha perso in Puglia con la Sanità e vuole riconquistarsi gli scranni regionali con lo stesso mezzo. Ma chi denuncia i disservizi oggi, anche con i manifesti, è lo stesso centrodestra che la ha governata per decenni. In tre anni di legislatura Vendola non si potevano far miracoli ma grandissimi passi in avanti sono stati fatti. In primis lo dovrebbero ricordare gli operatori stessi che sono stati stabilizzati e sottratti all'incubo del precariato, poi i tanti pazienti che hanno potuto o potranno fare TAC e PET, ed ancora le basi poste per nuovi e moderni ospedali anche privati. A testimonianza che il centrosinistra non ha preclusioni ideologiche di sorta. O vogliamo fare qualche cenno alle centinaia di milioni di euro per la mobilità passiva che non sono certo una novità di questi anni? Questa è la novità invece: 400 milioni di euro in meno per il Fondo sanitario pugliese da parte del Governo Berlusconi. I Pugliesi hanno forse dimenticato i ticket che Dracula-Palese aveva imposto a tutti in maniera quasi indipendente dal reddito? Bene Nichi Vendola ha tolto quella tassa che si scaricava sulla parte più debole di popolazione, ovvero gli anziani e i malati cronici. Possibile che nessuno si alzi in piedi e dica che anziché sperperare i soldi della Sanità pubblica in appalti per servizi mai resi come per la Asl di Taranto egregiamente governata dal centrodestra di Fitto, Lospinuso & Company, abbiamo riorganizzato i Poliambulatori per renderli più vicino al cittadino e impedire l'assalto agli ospedali? Possibile che nessuno ricordi che la Puglia fu una delle ultime Regioni ad avviare il 118 e che l'opera di stabilizzazione e di assunzione del personale necessario è stata completata interamente in questi tre anni? O ancora che le farmacie potranno essere anche due nei piccoli centri, evitando di vagare alla ricerca di una farmacia aperta? Dopo tutto il clamore spero che la gente si ricordi che Berlusconi, appena tornato al Governo si sta liberando di un paio di processi con la scusa dell'impunibilità per le alte cariche e toglie 400 milioni di euro alla Puglia per la sola Sanità. La Sanità nel Mezzogiorno cambierà solo quanto tutti, medici ed operatori si renderanno dell'alto senso della funzione che svolgono. Quando si ricorderanno di aver fatto un giuramento e lo rispetteranno, quando tutti quanti recupereremo la dignità di cittadini e di pazienti. Quindi sventolare con manifesti il presunto disimpegno sulla Sanità della Giunta Vendola è affermare il falso. Lo dimostra il Piano Regionale della Salute in arrivo e che sarà discusso in Consiglio Regionale. Piano al quale si è arrivati con una ampia campagna di ascolto. Ma l'ascolto deve poi arrivare a sintesi e ragionare con i livelli essenziali di assistenza e con i fondi disponibili. Il Governo Vendola questa operazione l'ha fatta. La palla ora passa agli operatori della Sanità ed al management delle Asl. La Sanità pugliese non può rinascere senza il concorso attivo e convinto di questi soggetti. Anche con la cinghia tirata dal Governo in carica, un vero Babbo Natale al contrario, per tutti i pugliesi. Molto fuori stagione.

Bari, 9 Luglio 2008

Il Consigliere regionale del PD

Paolo Costantino

Il paese più inquinato e rumoroso di Italia

LATERZA - Il piccolo Platone laertino. Ieri il Corriere ha pubblicato la lettera di Domenico Savino sull’avanzante degrado del suo paese, Laterza. Quella lettera non è una delle tante, di cittadini amareggiati e prostrati da una rabbia impotente, che si rivolgono ai giornali, come i lupi solitari e i randagi di notte ululano alla luna dopo aver abbaiato a tutti per tutto il giorno. Domenico Savino è stato a lungo una delle poche menti della politica del centrodestra laertino. Non ha l’allure dell’intellettuale, ma ne ha le letture e la voglia di divulgazione. Eccezionale organizzatore culturale, ha portato in paese il presidente della Fondazione Sturzo, per parlare di don Luigi Sturzo, e Agnese Moro, per parlare di suo padre in quanto padre. Oratore lucido e appassionato, eloquente, partigiano quant’altri mai, com’è quando si predica ciò in cui si crede, redattore di due giornali locali, uno dei quali da lui fondato. S’era illuso, Savino, di poter svolgere per i piccoli Dionigi di Laterza il compito che s’era prefisso Platone per i Dionigi siracusani: illuminarli per una amministrazione giusta e operosa. Non poteva

non fare la fine del grande filosofo: è stato venduto come schiavo, anzi peggio: è stato allontanato come molesto dalla loro vista. Nella parte più triste della sua lettera, quella finale, si legge: “ho interpellato "la politica" che mi ha invitato a rivolgermi ai funzionari e dirigenti di settore”. Per questo genere di venture il dialetto ha un’immagine d’insuperata icasticità: “veniva mandato da Erode a Pilato”: per dire dei potenti incapaci di trovare al Cristo un motivo per toglierlo dai piedi dei poteri forti del posto, scribi e farisei, ma non del capo del mondo, l’imperatore.

Finendo nella rinuncia della responsabilità, Savino è finito nello scherno. Che cosa diceva Savino ai suoi politici, coloro per i quali aveva scritto infinite righe, nelle quali descriveva la speranza come una realtà in fieri?

Elencava il degradarsi di ciò che essi stessi avevano fatto in qualche anno di operosità: un ricordo il risanamento di incroci pericolosi all’ingresso del paese, fontane senz’acqua, erbacce, invece del verde, panchine scrostate, la colonna, una graziosa stele, su cui svetta la Madonna, circondata di piastrelle di maiolica in disfacimento e sporca l’acqua sottostante, il Palazzo marchesale un incessante cantiere, la fontana medievale dimenticata e il vialone che la congiunge al Santuario ormai dissestato, la pineta affianco al Santuario piena di mucchi di schifezze, scuole elementari da cui cadono pezzi di intonaco.

Non si chiede Savino da dove derivi questa incuria. Egli è anche uno dei padri di queste opere che stanno andando a male, e il dolore sopraffà la ricerca delle cause. La causa è che si abbandona ciò che non è più utile. Ma la funzionalità e la bellezza di quelle opere sono utili alla popolazione; perché, allora, le si abbandona?

Così è dovunque, così è perché, a Laterza e altrove, le opere non furono fatte per la popolazione, ma per chi le faceva. Un’opera pubblica, infatti, può rendere un servizio alla città, ma può anche essere un grande palcoscenico, su cui appagare la propria vanagloria fino al giorno dell’inaugurazione. Se lo scopo di un’opera è il palcoscenico su cui far sgambettare e sproloquiare il committente, invece di dare un’utilità al popolo, è inevitabile che gli smaniosi di sempre nuovi palcoscenici, lascino alla fatiscenza quelli su cui si sono esibiti.

Vedere che il far politica dei “suoi” non perseguiva il Bene comune, per Savino, cattolico praticante e quindi seguace di questo concetto tomista, è stato il crollo di un mondo. Eppure i segni che così sarebbe stato erano inequivocabili. I cattolici praticanti vedono a occhio nudo i cercatori del Bene comune. Essi sono elencati nelle Beatitudini: i puri di cuore, i miti, i misericordiosi, i cercatori di giustizia, gli operatori di pace. I cattolici dicono anche che gli uomini vanno giudicati dalle loro opere. Ma anche dalle loro omissioni. Chi non si cura della vivibilità della sua gente nelle piccole cose non se ne cura in nessuna cosa.

Laterza è uno dei paesi più inquinati e rumorosi in Italia, proprio nel momento in cui è indispensabile un po’ di silenzio e di pulizia, a sera, senza dar fastidio ad automobilista al lavoro, nessuno ostacola o fa cessare un’interminabile processione di vanesi in macchina con smog e clacson; e magari in casa sta un malato, un vecchio solo, uno che è tornato dal lavoro ed è stanco; o, d’estate, chi vorrebbe sedere sul marciapiede, per un po’ di fresco e due chiacchiere rasserenanti con i vicini. Si potrebbe aggiungere lo scempio che è stato fatto dell’antica chiesa del Purgatorio, togliendole la sacralità e trasformandola in dozzinale auditorium; il trattare da inesistente il centralissimo Monumento ai caduti; la mancata valorizzazione della gravina e delle sue vestigia interne; l’essere diventato un paese le cui case costano un occhio della testa: per dire solo delle cose di più stringente attualità e di maggiore

interesse sociale. Nella storia di Laterza i momenti salienti sono stati quelli dei maiolicari secenteschi, dei briganti ottocenteschi, dei moti bracciantili del secondo dopoguerra e dei tombaroli degli anni ‘70. Poi il tran tran, più o meno chiassoso. Eppure è stato detto, e scritto, che mettere insieme murge e boschi, gravina con i suoi ovili e le sue chiese rupestri, Santuario

mariano con la sua meravigliosa grotta con l’effigie della Madonna, monumenti storici, archeologia, tradizioni contadine e culinarie, sarebbe stato possibile avere una meta culturale, sociale ed economica, innescare un circolo virtuoso. Ma per vedere l’insieme, e volerlo realizzare, occorrono due cose: lungimiranza e passione per il Bene comune, virtù assenti non solo nei politici, ma nell’intera intellighentsia laertina, salvo quale voce urlante nel deserto, alle quali oggi s’è aggiunta quella di Savino: un altro degli intellettuali o profeti che da tremila anni s’affannano invano per far introdurre nella comunità il senso dell’essere ciascuno per tutti: che non l’Universo è fatto per noi, come diceva Platone, ma noi per l’Universo”.

Michele Cristella – Corriere del Giorno – 10 luglio 2008

NUCLEARE: FRA 40 ANNI SARA’ FINITO?

DIECI DOMANDE E DIECI RISPOSTE PER CAPIRE SE LE CENTRALI DI NUOVA GENERAZIONE POSSONO DAVVERO RISOLVERE IL PROBLEMA ENERGETICO.
E SENZA PERICOLI.

Entro il 2013 partirà la costruzione di centrali nucleari di nuova generazione e quindi sicure, aveva detto il Ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, giusto pochi giorni fa. Poi, il 4 giugno, l’incidente alla centrale di Krsko, in Slovenia, uno dei tredici impianti entro i 250 km dai nostri confini. Incidente che secondo Scajola non deve preoccupare né modificare la nuova linea pro nucleare del governo.
Per provare a capire se ha ragione, abbiamo chiesto a un geologo e ricercatore del Cnr di rispondere alle dieci domande chiave sull’energia atomica. E sui suoi potenziali effetti collaterali.

1. Il nucleare cosiddetto «di nuova generazione » è davvero sicuro?
NO Il nucleare disponibile oggi è ancora quello dell’attuale generazione di reattori, la stessa nata dall’esperienza di Enrico Fermi del 1942: una tecnologia che ha la stessa età del transistor, ormai abbandonati da tempo. La « Generazione IV » sarà pronta, se tutto va bene, fra una ventina d’anni.


2. Il nucleare può risolvere l’emergenza energetica?
NO Per costruire una centrale nucleare occorrono dagli 8 ai 10 anni: in un momento in cui l’emergenza energetica ha ritmi semestrali, questo contributo arriva in ritardo.

3. Il nucleare costa meno delle altri fonti di energia?
SI Attualmente il kWh nucleare costa in effetti leggermente meno degli altri: fra i 3 e i 4 eurocents, contro i 5 del carbone e i 6,5 del gas. Il problema sono però i costi sociali e ambientali, che non sono a tutt’oggi noti perché la verifica del costo effettivo avverrà solo quando le scorie e le strutture della prima centrale saranno ormai inoffensive, cioè fra qualche decina di anni.

4. E’ molto complicato costruire una centrale nucleare?
SI L’installazione di una centrale è operazione industriale costosa: attorno ai 3 miliardi di euro. Infatti, il nucleare esiste solamente dove le economie potevano permettersi l’investimento (Stati Uniti e Giappone posseggono, da soli, quasi la metà dei reattori oggi in funzione), o dove era forte la mano statale (Francia e Paesi dell’ex blocco sovietico).

5. Il nucleare è molto diffuso al mondo?
NO Esistono solo 440 reattori al mondo, più 7 in via di realizzazione e una trentina in progetto. Attualmente, il nucleare copre solo il 6,5 dell’intero fabbisogno di energia primaria.

6. L’uranio è inesauribile?

NO Il nucleare è una fonte non rinnovabile, destinata quindi ad esaurirsi come gli idrocarburi. Al mondo rimangono circa 5 miliardi di tonnellate di uranio: al ritmo attuale di consumo (che incrementerebbero con la costruzione di nuovi reattori), si parla di un’autonomia di 30 – 40 anni.

7. Il problema delle scorie radioattive è risolto?
NO Le scorie radioattive sono relativamente scarse, ma restano pericolose per decine di migliaia di anni. E’ possibile abbassarne la potenzialità attraverso costosi e lunghi trattamenti, che però non le rendono mai inoffensive.

8. Esiste un sito per lo stoccaggio definitivo delle scorie radioattive?
NO Non esiste ancora al mondo un sito «geologico» di stoccaggio delle scorie radioattive: né il sito statunitense di Yucca Mountain né quello finlandese di Olkiluoto sono ancora considerati definitivi. Sembra difficile costruire nuove centrali se non si sa ancora dove mettere il residuo delle vecchie.

9. Ci sono siti italiani adatti a ospitare centrali nucleari o scorie?
NO O, almeno, nessuno lo sa. Sarebbe interessante conoscerli in anticipo per validarne la scelta da un punto di vista geologico e logistico, in modo da poter avvertire per tempo amministratori e cittadini, dando loro modo di dire che ne pensano.

Assessorato all’Ambiente e Sviluppo Sostenibile, Igiene Pubblica, Verde Pubblico, Tutela degli Animali, Politiche Energetiche.
Maria Maugeri

mercoledì 9 luglio 2008

Un Paese che cade a pezzi

Caro direttore, c’è stato un tempo, quello del giornale Ulisse (mi perdonerà se citerò i nomi di alcuni periodici a diffusione locale sul suo giornale) dove scrivevo in merito alle “opere incompiute”, ovvero una serie di lavori pubblici mai avviati o di strutture fatiscenti abbandonate a se stesse.

Qualche anno più tardi dalle pagine di Generazione Nuova, il giornale che ho fondato e diretto fino alla sua odierna striminzita versione, ho esaltato il fatto che quei lavori erano diventati realtà e che lo scempio di tanti anni aveva finalmente avuto fine. Parlavo insomma di una Laterza rinata, bella e attraente e che finalmente, dopo quasi oltre venti anni, si arricchiva di strutture adeguate alle esigenze della cittadinanza, del sociale e della cultura. Veniva avviato il restauro del Palazzo Marchesale, completato quello della Chiesa del Purgatorio diventato Auditorium dedicato al grande Architetto Michele Giannico, ristrutturato l’ex mercato coperto facendolo diventare aula consiliare e sede di diverse realtà associative; poi un ex asilo che si trasformava un Poliambulatorio e l’ex Pronto Soccorso

in Centro Socio-Assistenziele.

Oggi mi tocca scrivere, e la ringrazio per l’ospitalità che gentilmente nel caso mi concederà, di strutture e opere mai o poco utilizzate o che stanno cadendo a pezzi. Entrando a Laterza, provenendo da Castellaneta o da Ginosa, ci si rende subito conto a cosa faccio riferimento.

Il risanamento ambientale di quegli incroci sono solo un lontano ricordo: vi sono fontane prive di acqua

andate in funzione rarissimamente e tutt’intorno vi sono erbacce secche che hanno preso il sopravvento

sul verde e sulle poche e disordinate piante ornamentali (evidentemente il taglio dell’erba avviene in maniera poco sistematica).

In pieno centro, in piazza, nei giardini sempre meno frequentati, le cose non migliorano; si potranno vedere alcune panchine in legno scrostate, i cordoli di pietra sporchi ed in alcune parti ammaccati e soprattutto, quello che era il fiore all’occhiello della intera cittadina, la fontana dedicata all’Immacolata Concezione in Maiolica, venire giù letteralmente a pezzi. Si, purtroppo è proprio così: mentre il contenzioso fra Comune e ditta realizzatrice si protrae senza che nessuno sappia a che punto è e come andrà a finire, le tessere di maiolica vanno a finire in acqua che definire sporca è poca cosa; insomma uno spettacolo desolante.

Certo la madre dei vandali e degli imbecilli è sempre in stato interessante, la responsabilità di quanto fin’ora ho raccontato è anche colpa loro, ma ho l’impressione, e insieme a me anche altri laertini, la manutenzione e l’attenzione da parte degli enti preposti lascia a desiderare; bisognerebbe potenziarla prima di spendere altro denaro per ulteriori progetti di riqualificazione.

Il Palazzo Marchesale è ancora un cantiere; ci vuole giustamente del tempo perché il più importante monumento laertino venga restituito alla città; ma ancora non è dato sapere cosa diventerà, come si intende utilizzarlo; speriamo che una volta ultimato non rimanga un “castello vuoto”.

La Fontana Medioevale sembra essere finita nel dimenticatoio anche dei laertini e la strada che porta di qui al Santuario, dedicato a Maria Mater Domini, oramai ha gran parte della pavimentazione

compromessa. Nelle vicinanze del più importante luogo di culto laertino poi, vi è una piccola pineta abbandonata a se stessa; sicuramente anche qui i vandali hanno dato il meglio di se ma rimane il fatto che così com’è, con giostrine pressoché inutilizzabili e mucchi di schifezze qua e là, è solo un

pericolo.

Come pericoloso potrà essere il distacco di pezzi di intonaco (nel recente passato ne sono stati già segnalati) dal parapetto all’ingresso della Scuola Elementare G.Marconi se a breve non si provvederà.

Insomma ci sono voluti alcuni anni per rimettere a nuovo una città; il Comune di Laterza si è indebitato per accrescere il suo patrimonio ma oggi, se non si interviene in tempo, si corre il rischio di vanificare tutti i sacrifici effettuati.

Prima di scrivere di queste tristi cose, da osservatore e da cittadino che cerca di vivere la realtà che gli stà intorno, ho interpellato “la politica” che mi ha invitato a rivolgermi ai funzionari e dirigenti di settore del Comune, nel frattempo, caro Direttore spero che questa mia lettera articolo venga pubblicata e qualcuno, amministratore o altro, assumendosi la propria parte di responsabilità agisca. Grazie dell’attenzione

Lettera apparsa sul Corriere del Giorno – 8/7/2008 di Domenico Savino

Ps: per non essere accusato di pessimismo o di allucinazioni quello che ho scritto sono in grado in ogni momento di documentarlo fotograficamente.

Da mezzanotte alle 5,30 ecco i pullman per le discoteche

Provincia e Consorzio trasporti pubblici partono il 12 luglio

Sicurezza è anche mettere in condizioni giovani e giovanissimi di raggiungere le discoteche con mezzi pubblici, lasciando a casa auto e moto. E così il Consorzio trasporti pubblici e l'assessorato ai Trasporti della Provincia si preparano a sabato 12 luglio, quando si avvierà il servizio «Discobus» «per consentire viaggi tranquilli e sicuri da e per le discoteche della provincia» si legge in una nota. «La prima partenza è prevista per sabato 12 luglio. Dalla mezzanotte in poi da Taranto e dai principali comuni della provincia partiranno alla volta della litoranea occidentale ed orientale, autobus coloratissimi caratterizzati dall'emoticon ballerino, simbolo dell'iniziativa, e dal clime della campagna "Save Your Dance", "Salva il tuo ballo", una sorta di inno alla vita che gli organizzatori del tour in autobus hanno voluto tributare al popolo della notte sempre più spesso vittima di notti da sballo».
«Il servizio del sabato - si legge - è completamente gratuito e consentirà a tutti i ragazzi che ne vorranno fare uso il rientro a casa, ad orari scadenzati fino alle cinque e trenta del mattino.Il servizio si protrarrà fino al primo sabato di settembre e sarà realizzato in collaborazione col sindacato italiano dei locali di ballo della provincia. Altro importante contributo all'iniziativa sarà offerto dal popolo della notte, dj, animatori, pr e body guard che hanno da subito manifestato grande sensibilità nei confronti della sicurezza stradale». «Abbiamo riscontrato un interesse diffuso nei confronti del progetto Discobus - afferma il presidente del Ctp, Giovanni D'Auria - sintomo di una mentalità che per fortuna sta cambiando e che tenta in tutti i modi di rilanciare l'idea del trasporto pubblico puntando anche sulle nuove generazioni.Ma è in atto anche un ulteriore approfondimento da parte dell'assessore provinciale ai Trasporti, Luca Conserva, per la realizzazione del servizio DiscoRagazzi, destinato ai giovanissimi che frequentano i locali tarantini animati dal cosiddetto Disco Baby».E intanto con capolinea a Taranto, Massafra, Castellaneta, Laterza, Ginosa, Grottaglie, S. Giorgio, Pulsano, partiranno tutti i giorni (compreso i festivi) nell'arco che va dalle 8 alle 8.20 gli autobus diretti a Lido Silvana, Chiatona, Castellaneta Marina, Ginosa Marina e Marina Piccola. Il rientro è previsto in tarda mattina o nel primo pomeriggio.

Questi gli orari:

Taranto (capolinea via Di Palma)-Lido Silvana-Marina Piccola:
andata 8.15-14.15;
ritorno 12.30-18.00.

Massafra-Chiatona:
andata 8.30
ritorno 12.30.

Castellaneta-Castellaneta Marina:
andata 8.30
ritorno 12.30;

Laterza-Ginosa- Ginosa Marina:
andata 8.20
ritorno 12.45;

Grottaglie-San Giorgio-Pulsano- Lido Silvana-Marina Piccola:
andata 8
ritorno 12.30.


da La Gazzetta del Mezzogiorno di Maria Rosaria Gigante

Strade più sicure lo chiede il Pd alla Provincia

I contenuti della «scheda» consegnata a Gianni Florido

Strade da rendere più sicure con una “programmazione ragionata degli interventi di manutenzione”; il ponte di Selva san Vito da sottoporre al già previsto “intervento di manutenzione straordinaria”; una spinta programmatica per “accelerare lo sviluppo del Parco delle Gravine” intercettando i fondi dell’Area Vasta: in tre punti la “memoria” scritta consegnata a Gianni Florido nel corso della visita del presidente della provincia al Pd di Laterza. Memoria che, illustrata a voce in apertura di dibattito da Davide Bellini, coordinatore del Pd laertino, era stata poi integrata dagli altri interventi, prima dell’aggiornamento ad altra data dell’incontro, proposto dallo stesso Florido per la riconosciuta rilevanza degli argomenti sollevati. Pomeriggio animato, acceso qua e là da spunti critici anche di un certo peso: senza esclusione di colpi lo scambio dialettico fra Vita Surico, dirigente scolastica, e il presidente Florido in tema di edilizia scolastica ma non solo; incalzanti gli appunti inanellati dal consigliere comunale Franco Catapano, tutti riconducibili alla mancata azione di coordinamento “autorevole” della Provincia.Sullo sfondo, la scia ancora visibile delle primarie e, tutt'altro che celate, le preoccupazioni per un partito che tarda a farsi “rete”, nel rispetto di regole pure scritte e condivise. Il Pd laertino chiarisce, con Catapano: “E' il nostro modo di essere partito, sempre: animati da forte passione politica, perché la politica rappresenti il territorio”.»

da La Gazzetta del Mezzogiorno di Francesco Romano

L'Italia sull'altalena del rischio nucleare


di Simone Florio




Il 4 giugno scorso, l'Europa intera è rimasta per qualche ora col fiato sospeso, alla notizia che la centrale di Krško (Slovenia) - in linea d'aria poco più di cento chilometri da Trieste - aveva subito una perdita di liquidi dall'impianto di raffreddamento. Nonostante l'allarme sia rientrato in serata, si è riproposto ancora più vicino e minaccioso l'incubo di Chernobyl.
Un comunicato diffuso da Alessandro Vuan del Centro di Studi Sismologici di Udine aggiungeva dettagli poco confortanti sia sulla sicurezza della centrale in questione (rimodernata più volte e nonostante questo continuamente a rischio, anche per la presenza di faglie nel sottosuolo), sia sulla mancata applicazione da parte della Regione Friuli - Venezia Giulia delle direttive Euratom 96/29 e 89/618 - che prevedono l'obbligo dei piani d'emergenza e quello d'informazione preliminare in caso di rischio radiologico, anche quando questo si presenti al di fuori del territorio nazionale.
Direttive che d'altra parte sono state ugualmente e sistematicamente ignorate non solo per quanto riguarda le testate nucleari statunitensi alloggiate in Italia nelle basi di Ghedi ed Aviano - la conferma della cui presenza presso l'opinione pubblica è giunta con un recente studio del Natural Resources Defence Council e che oltretutto (secondo lo stesso Dipartimento della Difesa americano) sono alloggiate in siti considerati insicuri - ma anche per tutti i mezzi a propulsione nucleare che transitano nelle acque territoriali senza previa informazione della cittadinanza, come è il caso della portaerei Truman al largo del golfo di Napoli nel novembre 2007.
Sotto questa luce, le ripetute affermazioni del Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola di tornare al nucleare civile dimostrano quanto insensibile sia il Governo - di qualunque maggioranza - sulla questione sicurezza e protezione della popolazione. Infatti l'Italia, per le sue inadempienze sulle direttive Euratom, è stata il 28 giugno 2006 deferita alla Corte di Giustizia Europea. Il Ministro, invece di scusarsi a nome dello Stato con il popolo italiano, versa benzina sul fuoco asserendo che l'Italia lavorerà per arrivare entro il 2020 ad una quota del 25% di energia atomica sul totale della produzione energetica nazionale (Repubblica, 29/06/2008). Tutto ciò risulta paradossale - se non scandaloso - se è vero che l'Italia (riferisce un rapporto del Consiglio Regionale del Lazio) deve ancora disfarsi di 90.000 metri cubi di scorie derivanti dalla produzione di energia nucleare tra gli anni Sessanta e Ottanta (cioè prima del referendum abrogativo) e smantellare le centrali di vecchia generazione: costi che dal 1989 (e fino al 2021) vengono addebitati sulle bollette dell'Enel. In breve, gli italiani stanno ancora pagando per il nucleare civile di vecchia generazione eppure Scajola ritiene utile - se non necessario - investire, con costi da capogiro, nel nucleare civile di nuova generazione.
Il popolo italiano si è espresso in modo univoco sulla questione del nucleare come fonte energetica l'8 e 9 novembre del 1987, decretandone l'inapplicabilità sul territorio della Repubblica. I rischi per la popolazione e l'ambiente venivano considerati troppo elevati, anche a cambio di energia a basso costo. Ma questa forse è una storia troppo vecchia per il nostro Ministro. Allora è forse il caso di aggiungere altri particolari.
In tempi recenti il mondo accademico e scientifico - in passato spesso reticente o defilato - si è ampiamente mobilitato per dissuadere i nostri politici da una scelta così insana. Si veda innanzitutto il fondamentale documento - facilmente reperibile in rete - a cura del Prof.Baracca (Università di Firenze) che reca l'eloquente titolo 'Cercando di decifrare il libro dei sogni (o degli incubi) dei faraonici programmi nucleari'. In esso si cerca di smontare il mito della bontà del nucleare civile, a partire dai tanto decantati reattori di quarta generazione che - ricorda il fisico - ancora non esistono (sarebbero pronti non prima del 2030) e la cui eccezionale sicurezza non potrebbe quindi essere verificata. Secondo lo scienziato investire in questa fonte di energia sarebbe insomma - senza mezzi termini - regalare un assegno in bianco alla lobby degli industriali.
Ma Baracca appunto non è solo. A marzo è stato infatti promosso dal Prof. Balzani (Università di Bologna) un appello contro la riproposta del nucleare civile. La raccolta firme ad esso collegata è stata sottoscritta in poco tempo da più di 5000 persone, tra cui oltre 1200 tra docenti e ricercatori - cosa che dovrebbe perlomeno far riflettere. Le motivazioni che inducono gli studiosi a scartare l'opzione nucleare per l'approvvigionamento energetico sono infatti molte: "la necessità di enormi finanziamenti pubblici, l'insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, le difficoltà a reperire depositi per le scorie radioattive, la stretta connessione tra nucleare civile e militare, il possibile bersaglio per attacchi terroristici, l'aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, la scarsità di combustibili nucleari".
Su questo ultimo punto vale la pena riflettere. Secondo un articolo apparso su Le Temps e in Italia su l'Internazionale «dal 2001 al 2007 il prezzo dell'uranio si è moltiplicato per dieci» (da 7 a 75 dollari) e «dal 1991 non si estrae più abbastanza uranio per coprire il fabbisogno delle attuali 450 centrali nucleari civili sparse per il mondo». Stando così le cose - e considerate le tensioni che la corsa ad accaparrarsi risorse energetiche scatena con sempre maggior frequenza nel mondo, i rischi connessi alla crescita del terrorismo internazionale, la grossa ambiguità insita nella distinzione tra nucleare civile e militare, la difficoltà estrema dello smaltimento delle scorie - vale davvero la pena investire in questo settore e non - piuttosto - nella ricerca e nell'utilizzo di energie pulite, rinnovabili, gestite a livello locale? La conclusione degli autori è netta: oggi solo i politici non hanno ancora capito che il nucleare non ha futuro.
Forse su un problema spinoso come quello del nucleare Scajola dovrebbe avere l'umiltà - e l'onestà - di dichiarare il suo errore di valutazione e fare un passo indietro. O magari raccontare quali reali interessi ci sono dietro questa insistenza. Secondo Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, la questione infatti non starebbe nella convenienza dell'energia nucleare - che costituisce, quali che siano gli avanzamenti tecnologici, una minaccia costante per ambiente e popolazioni - quanto piuttosto nella possibilità di siglare accordi milionari con i costruttori stranieri, in primis statunitensi e francesi.
L'ostinazione del Ministro, ribadita in più di un'occasione, non può non apparire grottescamente mistificatoria. Per la prima produzione di energia nucleare ci sarebbe da aspettare non meno di dieci anni. Il sistema energetico nucleare italiano dovrebbe essere appunto reimpiantato da zero, con ingenti finanziamenti statali destinati alla ricerca, agli studi di fattibilità per la localizzazione delle centrali e dei depositi, all'acquisto di materia prima e tecnologie di ultima generazione, al controllo del processo di arricchimento, alle procedure di stoccaggio e smaltimento delle scorie radioattive. Ma quanti crederebbero che questo possa avvenire tutelando adeguatamente i cittadini, in un paese dove non si riesce a smaltire efficacemente neanche i rifiuti urbani?

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martedì 8 luglio 2008

Salva l'Italia!


Puntavano sulla sicurezza e tagliano fondi e uomini. Presentano provvedimenti sbagliati, come la raccolta delle impronte dei bimbi rom, le leggi ad personam. Azzerano il dibattito parlamentare su una manovra improvvisata. E' la miscela avvelenata proposta dal governo, che la petizione vuole battere e fermare. Aderisci online
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Tradizione orale di Marco Travaglio (Ora d'aria, l'Unità - 5 luglio 2008)

Caro Silvio, tuo Giorgio di Marco Travaglio (Signornò, da l'Espresso in edicola)

l'Unità, 10 luglio 2008
Lettera aperta al direttore
Caro direttore,
quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l’altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero “insultato” e addirittura “vilipeso” il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose - le più gravi - dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti disponibili su you tube e sui siti di vari giornali, e sono spiacente di comunicarti che nulla di ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali (Unità compresa) è realmente accaduto: nessuno ha insultato né vilipeso Giorgio Napolitano né Benedetto XVI. Nessuno ha “rovinato una bella piazza”. E’ stata, come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo, sia per la folla, sia per la qualità degli interventi (escluso ovviamente il mio). Per la prima volta si sono fuse in una cinque piazze che finora si erano soltanto sfiorate: quella di Di Pietro, quella di molti elettori del Pd, quella della sinistra cosiddetta radicale, quella dei girotondi e quella dei grillini, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. Cacciare il Caimano. Le prese di distanza e i distinguo interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un prodotto autoreferenziale del Palazzo (chi fa politica deve tener conto degli alleati, delle opportunità, degli elettori, di cui per fortuna gli artisti e i giornalisti, essendo “impolitici”, possono tranquillamente infischiarsi). La gente invece ha applaudito Grillo e Sabina come Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores e gli altri oratori, ma anche i politici delle più varie provenienze venuti a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittorii, visto che gli applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio. Era chiaro a tutti che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia, compresi ovviamente quanti non gli si oppongono.Come mai allora questa percezione non è emersa, nemmeno nei commenti delle persone più vicine, come per esempio te e Furio? Io temo che viviamo tutti nel Truman Show inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti (anche mentali) sempre più assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno rendercene conto, a rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra libertà. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile, ciò che qualche anno fa era normale e lo è tuttora nel resto del mondo libero (dove tra l’altro, a parte lo Zimbabwe, non c’è nulla di simile al governo Al Tappone). In Italia l’elenco delle cose che non si possono dire si allunga di giorno in giorno. Negli Stati Uniti, qualche anno fa, uscì senz’alcuno scandalo un libro di Michael Moore dal titolo “Stupid White Man” (pubblicato in Italia da Mondadori…), tutto dedicato alle non eccelse qualità intellettive del presidente Bush. Da dieci anni l’ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che è stata chiamata la “sala orale”. In Francia, la tv pubblica ha trasmesso un programma satirico in cui un attore, parodiando il film “Pulp Fiction” in “Peuple fiction”, irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra. A nessuno è mai venuto in mente di parlare di “antibushismo”, di “anticlintonismo”, di “antichirachismo”, di “insulti alla Casa Bianca” o di “vilipendio all’Eliseo”. Tanto più alta è la poltrona su cui siede il politico, tanto più ampio è il diritto di critica e di satira e anche di attacco personale. Quelli che son risuonati l’altroieri in piazza Navona non erano “insulti”. Erano critiche. Grillo, insolitamente moderato e perfino affettuoso, ha detto che “a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto”, compreso il via libera al lodo Alfano che crea una “banda dei quattro” con licenza di delinquere. Ha sostenuto che Pertini, Scalfaro e Ciampi non l’avrebbero mai firmato (sui primi due ha ragione: non su Ciampi, che firmò il lodo Schifani). E ha ricordato che l’altro giorno, mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza, il presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella, reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per truffa alla regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi. Io, in tre parole tre, ho descritto la vergognosa legge Berlusconi che istituisce un’ ”aggravante razziale” e dunque incostituzionale, punendo - per lo stesso reato - gli immigrati irregolari più severamente degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l’abbia firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica. Veltroni sostiene che io avrei “insultato” anche lui, e che “non è la prima volta”. Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un paio di citazioni appena: per il resto la cronistoria puntuale dell’ennesima resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi - come dice Furio Colombo - “confonde il dialogo con i suoi monologhi”. Sono altri dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non è né insulto né vilipendio. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure la libertà di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri, s’è ridotta a libertà di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella c’è anche nelle dittature. E’ la libertà di critica che contraddistingue le democrazie. Se poi a esercitarla su temi quali la laicità, gli infortuni sul lavoro, l’ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il precariato, la legalità, la libertà d’informazione sono più i comici che i politici, questa non è certo colpa dei comici.Poi c’è Sabina. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha usato fino in fondo il privilegio della satira, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l’attuale premier, che poi l’ha promossa ministra. Enrico Fierro ha raccolto l’altro giorno, sull’Unità, i pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica al Corriere, dal Riformatorio financo al Giornale, han raccontato quelle presunte chiamate (con la “m”). Ci voleva un quotidiano argentino, il “Clarin”, per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia: “pompini”, naturalmente di Stato. Quello di Sabina è stato un capolavoro di invettiva satirica, urticante e spiazzante come dev’essere un’invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano “vergogna” non possono sapere che già nell’antica Atene, Aristofane era solito far interrompere le sue commedie con una “paràbasi”, cioè con un’invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del commediografo, dicendo la sua sui problemi della città. Anche questa è satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si dirà: ma Sabina ha pure mandato il papa all’inferno. Posso garantire che, diversamente da me, lei all’inferno non crede. Quella era un’incursione artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da Dante Alighieri. Il quale spedì anticipatamente all’inferno il pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva più o meno per le stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le continue intromissioni del Vaticano nella politica. Anche Dante era girotondino?
Il fatto è che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse: demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere. Qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi, per fortuna, a ristabilire la verità sono arrivati i commenti schiumanti di Al Tappone e di tutto il centrodestra: tutti inferociti perchè la manifestazione spazza via le tentazioni di un’opposizione più morbida o addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedì sera, a Primo Piano, due direttori della sinistra “che vince”, Polito e Sansonetti, proclamavano in stereo: “Chi se ne frega del lodo Alfano”). La prova migliore del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia è perfettamente riuscita.

lunedì 7 luglio 2008

Silvio Berlusconi rimane un imbarazzo per la democrazia



(The Observer) - traduzione di italiadall'estero.info

(Der Standard) - traduzione di italiadall'estero.info
Suspence... la poesia di Carlo Cornaglia
Timor d’intercettazioni.Perché Silvio Berlusconisembra un pavido caimano?
La prendiamo da lontano.
Latin lover fu, e caliente,da quand’era adolescente.
Pur nel diventare sposo
Silvio fu molto focoso:...