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sabato 25 settembre 2010

LATERZA MERITA LE PRIMARIE: SOSTIENILE ANCHE TU!



Il Partito Democratico di Laterza invita, Domenica 26 settembre, tutta la cittadinanza a sottoscrivere e a partecipare al "Patto Democratico per le Primarie".

La politica, ormai da tempo, vive una profonda crisi di legittimazione, la partecipazione dei cittadini è sempre più episodica e rarefatta, mentre cresce l’autoreferenzialità del ceto politico. Riteniamo necessario determinare momenti e strumenti in grado di rilanciare il coinvolgimento popolare, per restituire alla politica stessa, forza e credibilità.

Il valore delle primarie:
- favoriscono la mobilitazione delle forze politiche;
- consentono una partecipazione ampia dei cittadini alla selezione delle candidature;
- offrono spazi a personalità indipendenti che vogliano esprimere un nuovo impegno politico o, comunque, cimentarsi nella competizione elettorale.

Dal regolamento:
- Il PD, Circolo di Laterza, propone e invita tutta la città a partecipare alle primarie per un “Patto Democratico” che vada oltre il Centro Sinistra”.
- Le candidature devono essere presentate entro le ore 12,00 di Domenica 10 Ottobre 2010.
- È un diritto ed un dovere per ogni candidato alle primarie, far parte della lista per le elezioni amministrative 2011, se raggiunge un consenso uguale o superiore al 20% dei votanti.
- Si vota domenica 31 ottobre 2010 dalle ore 8,00 alle ore 22,00.
- Possono votare tutti i cittadini residenti nel comune di Laterza, che abbiano compiuto 16 anni.

Info ed aggiornamenti saranno pubblicati su:
- pdlaterza.blogspot.com
- pagina facebook del circolo laertino del Partito Democratico

giovedì 30 luglio 2009

Lo stato di salute della democrazia e l'incapacità di provare vergogna

Un sintomo del grado di sviluppo della democrazia e in generale della qualità della vita pubblica si può desumere dallo stato di salute delle parole, da come sono utilizzate, da quello che riescono a significare. Dal senso che riescono a generare.
Oggi, nel nostro paese, lo stato di salute delle parole è preoccupante. Stiamo assistendo a un processo patologico di conversione del linguaggio a un'ideologia dominante attraverso l'occupazione della lingua. E l'espropriazione di alcune parole chiave del lessico civile. È un fenomeno riscontrabile nei media e soprattutto nella vita politica, sempre più segnata da tensioni linguistiche orwelliane. L'impossessamento, la manipolazione di parole come verità e libertà (e dei relativi concetti) costituisce il caso più visibile, e probabilmente più grave, di questa tendenza. Gli usi abusivi, o anche solo superficiali e sciatti, svuotano di significato le nostre parole e le rendono inidonee alla loro funzione: dare senso al reale attraverso la ricostruzione del passato, l'interpretazione del presente e soprattutto l'immaginazione del futuro. Se le nostre parole non funzionano - per cattivo uso o per sabotaggi più o meno deliberati - è compito di una autentica cultura civile ripararle, come si riparano meccanismi complessi e ingegnosi: smontandole, capendo quello che non va e poi rimontandole con cura. Pronte per essere usate di nuovo. In modo nuovo, come congegni delicati, precisi e potenti. Capaci di cambiare il mondo. Proviamo allora a esercitarci in questo compito di manutenzione con una parola importante e più di altre soggetta allo svuotamento (e alla distorsione) di significato di cui dicevamo. Proviamo a restituire senso alla parola vergogna. Nell'accezione che qui ci interessa la vergogna corrisponde al sentimento di colpa o di mortificazione che si prova per un atto o un comportamento sentiti come disonesti, sconvenienti, indecenti, riprovevoli. E' una parola da ultimo molto utilizzata al negativo: per escludere, sempre e comunque, di avere alcuna ragione di vergogna o per intimare agli avversari - di regola con linguaggio e toni violenti - di vergognarsi. La forma verbale "vergognatevi" è oggi spesso utilizzata nei confronti di giornalisti che fanno il loro lavoro raccogliendo notizie, formulando domande e informando il pubblico. Sembra dunque che vergognoso sia vergognarsi. La vergogna e la capacità di provarla appaiono qualcosa da allontanare da sé, una sorta di ripugnante patologia dalla quale tenersi il più possibile lontani. Sulla questione Blaise Pascal la pensava diversamente, attribuendo alla capacità di provare vergogna una funzione importante nell'equilibrio umano. Nei Pensieri leggiamo infatti che "non c'è vergogna se non nel non averne". In tale prospettiva è interessante soffermarsi sull'elencazione, che possiamo trovare in qualsiasi dizionario, dei contrari della parola. Troviamo parole come cinismo, impudenza, protervia, sfacciataggine, sfrontatezza, sguaiataggine, spudoratezza, svergognatezza. Volendo trarre una prima conclusione, si potrebbe dunque dire che il non provare mai vergogna, cioè il non esserne capaci, è patologia caratteriale tipica di soggetti cinici, protervi, sfacciati, spudorati. Al contrario, la capacità di provare vergogna costituisce un fondamentale meccanismo di sicurezza morale, allo stesso modo in cui il dolore fisiologico è un meccanismo che mira a garantire la salute fisica. Il dolore fisiologico è un sintomo che serve a segnalare l'esistenza di una patologia in modo che sia possibile contrastarla con le opportune terapie. La ritardata o mancata percezione del dolore fisiologico è molto pericolosa e implica l'elevato rischio di accorgersi troppo tardi di gravi malattie del corpo. Così come il dolore, la vergogna è un sintomo, e chi non è capace di provarla - siano singoli o collettività - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia della civilizzazione. Qualsiasi professionista della salute mentale potrebbe dirci che le esperienze vergognose, quando vengono accettate, accrescono la consapevolezza e la capacità di miglioramento, e in definitiva costituiscono fattori di crescita. Quando invece esse vengono negate o rimosse, provocano lo sviluppo di meccanismi difensivi che isolano progressivamente dall'esterno, inducono a respingere ogni elemento dissonante rispetto alla propria patologica visione del mondo, e così attenuano il principio di realtà fino ad abolirlo del tutto. Come ha osservato una studiosa di questi temi - Francesca Rigotti - l'azione del vergognarsi è solo intransitiva e non può mai essere applicata a un altro. Io posso umiliare qualcuno ma non posso vergognare nessuno. Sono io che mi vergogno, in conseguenza di una mia azione che avverto come riprovevole. Pertanto la capacità di provare vergogna ha fondamentalmente a che fare con il principio di responsabilità e dunque con la questione cruciale della dignità. Diversi autori si sono occupati alla vergogna. La parola è presente in alcuni bellissimi passi di Dante e ricorre circa trecentocinquanta volte in Shakespeare. Ma è davvero interessante registrare cosa dice della vergogna Aristotele nell'Etica Nicomachea. "La vergogna non si confà a ogni età, ma alla giovinezza. Noi infatti pensiamo che i giovani devono essere pudichi per il fatto che, vivendo sotto l'influsso della passione, sbagliano, e lodiamo quelli tra i giovani che sono pudichi, ma nessuno loderebbe un vecchio perché è incline al pudore, giacché pensiamo che egli non deve compiere nessuna delle cose per le quali si ha da vergognarsi".
GIANRICO CAROFIGLIO

sabato 6 giugno 2009

LA PAROLA (breve analisi frutto di una nottata filosofico-politica insonne)

"La parola è l'espressione orale o scritta di un’informazione o di un concetto, ovvero la rappresentazione di un’idea a mezzo e nel presupposto di un riferimento convenzionale".
Il mio buon vecchio vocabolario definisce così, chiaramente, il significato del termine "parola".
Ma che valenza ha una parola e cosa può nascere da essa a livello emozionale?

Per cominciare il breve testo si potrà sicuramente sottolineare l'importanza del parlare. Si badi bene che il discorso (assieme al pensiero che lo sostiene) sono state delle conquiste incredibilmente fondamentali che l'umanità ha saputo ottenere. Amo, infatti, paragonarle al fuoco (che nel mito greco rappresenta la conoscenza) che Prometeo rubò agli dei perché anche i comuni mortali potessero fruirne.
Certo la fruizione di questo "prodotto espressivo" comporta anche delle responsabilità implicite. E' chiaro, infatti, che non si troverà un "bugiardino della comunicazione" che contenga le varie controindicazioni delle parole come, in effetti, avviene per quanto riguarda i medicinali.
Ma il fatto che i rischi dell'esprimersi siano impliciti non deve essere confuso mai con l'assenza di tali rischiosità nelle quali, empiricamente, inciampiamo e spesso affondiamo come fossero sabbie mobili.
Parliamo dunque dell'importanza, degli effetti e dei pericoli della parola.

Sull'importanza dell'esprimersi si legga la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 e più precisamente gli Articoli 18 e 19 (art. 18 "Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione..." e art. 19 " Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere").
Insomma questi articoli della Dichiarazione del 1948 mostrano come l'umanità abbia voluto sottolineare che la libertà d'espressione, assente nelle dittature della prima metà del 900, era una proprietà intrinseca dell'uomo da dover difendere con ogni mezzo perché se è vero che non si vive biologicamente se non si beve, mangia e respira...è altrettanto vero che si può essere "morti viventi" quando ti sono impediti il pensiero e la parola...e forse, se dovessi tra le due morti, sarei in grosso imbarazzo!!!

Gli effetti della parola sono vari e a volte pericolosi (ecco perché molti pensano non sbagliando che i pericoli più grandi della parola siano i suoi effetti). Gli oratori sanno bene come gli effetti di un discorso siano frutto di dialettica e retorica ben affinate ed equilibrate.
Nel passato ci si è interrogati tanto sulle modalità di un discorso perché possa essere compreso e (soprattutto) condiviso da tutti.
Il grande Cicerone parlava dei momenti dell'oratoria che sono in scrupoloso ordine: "inventio" (ricerca delle idee per sviluppare le proprie tesi), "dispositio" (l'organizzazione del discorso), "elocutio" (la bella elocuzione), "memoria", "actio" (preparazione dei movimenti e dei toni). Tutto questo perché l'oratore doveva "docere et probare" (informare e convincere), "delectare" (catturare l'attenzione dell'uditorio), "movere" (portare il pubblico dalla propria parte).
Tutti i grandi leader politici avranno sicuramente studiato Cicerone e appreso molto da queste immortali lezioni. Ma non sempre i politici indirizzano al meglio il pubblico che, con ciceroniani mezzi, ha saputo "catturare" e convincere della bontà delle proprie idee. Siamo ora arrivati all'analisi dei pericoli.

I rischi che comporta un discorso ben fatto ma con contenuti immorali e fuorvianti sono innumerevoli.
Si va dalla mera bugia all'indottrinamento forzato del pubblico che diviene così mezzo nelle mani dell'astuto paroliere. L'unica medicina utile per contrastare questo fenomeno di "coercizione culturale" (tutt'oggi più che mai presente perché forte di altri mezzi di comunicazione) è ragionare con la propria testa.
"La parola è potere: parla per persuadere, per convertire, o per costringere" diceva Ralph Waldo Emerson e sicuramente conveniamo con lui per quanto riguarda il potere intrinseco alla parola.
Ma al contempo non possiamo che disapprovare l'effetto coercitivo della parola. Tutti sono liberi di parlare (sempre e comunque nel rispetto dell'altro) e nessuno potrà zittire un uomo e le sue parole ma potrà sempre rispondergli rispettosamente perché esprimersi è libertà irrinunciabile ed inalienabile per l'uomo.

Occorre però riflettere su questo diritto universale che spesso nella nostra Era dell'Individualismo è sottaciuto e spesso non difeso comprendendo che laddove c'è parola, c'è vita...e laddove c'è vita, c'è speranza di un futuro migliore!!!

Concludo con un mio sogno tutto volterriano...
"Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto a dirlo."
Ma forse questo è davvero troppo ...oppure no?
Leonardo Matera

giovedì 9 ottobre 2008

Governare con i cittadini

Il 14, 15 e 16 ottobre, in occasione della settimana europea della democrazia locale, promossa dal Consiglio d’Europa, si terranno a Reggio Emilia tre giornate di studio e di confronto, di rilievo internazionale, sul tema del cambiamento nelle relazioni tra istituzioni e cittadini con particolare riferimento alle questioni della democrazia partecipativa e della sussidiarietà orizzontale.

L’iniziativa è organizzata dall’Amministrazione Comunale di Reggio Emilia insieme al Dipartimento della Funzione Pubblica, al Formez, in collaborazione con Cittadinanzattiva e ALDA (Association of Local Democracy Agencies), la Regione Emilia Romagna e Labsus (Laboratorio per la sussidiarietà).

In parallelo a "Governare con i cittadini":

Workshop sulla Pianificazione strategica

Nel corso delle tre giornate di "Governare con i cittadini" la città di Reggio Emilia organizza in parallelo un Workshop sulla pianificazione strategica con l'obiettivo di supportare le città partner del progetto, in particolare gli enti locali del mediterraneo nel processo di definizione ed attuazione dei piani strategici locali.

Il workshop sulla pianificazione strategica rientra nel programma Europeo Stream Cities co-finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del programma MED-PACT.

La partecipazione a questo workshop è riservata ai partner di progetto o su invito.

http://www.democrazialocale.comune.re.it/

lunedì 16 giugno 2008

Florido: Disponibile da subito a fare le primarie.

“Nei Paesi dove le primarie per la scelta del candidato Presidente sono nate, l’uscente non viene mai sottoposto a questo tipo di selezione. È una regola fondata sul buon senso e sulla ovvietà.Salvo non si ritenga che il governo uscente abbia fatto tanto male da “consigliare” di non ricandidarne il massimo rappresentante, il punto forte per l’eventuale riconferma si basa sempre sulla buona capacità di governo espressa da tutta la coalizione. Nel centrosinistra della provincia ionica non ho mai registrato giudizi negativi sull’operato dell’Amministrazione da me diretta che tra un anno esatto si sottoporrà al vero giudizio che conta: quello degli elettori.
Quindi, la richiesta di primarie da parte di alcuni circoli del Pd della nostra provincia è, come è stato spiegato, una risposta ad un principio ideologico e politico generale: “primarie sempre”.
Voglio che si eviti quello che è già successo un anno fa e cioè che sulle primarie si spacchi il centrosinistra ionico e che, in questa spaccatura, si infilino giochi e posizionamenti di parte che hanno distrutto la onorabilità di vecchi grandi partiti. Ecco perché, nel pieno rispetto di quanto in proposito decideranno il Pd ed il resto della coalizione, dico di essere disponibile da subito a fare le primarie. Non so se c’è un altro candidato ma non voglio che il “tafazzismo” logori e divida uno schieramento che ha argomenti forti fondati sulle tante realizzazioni compiute, per vincere, e anche bene, le prossime elezioni provinciali.
Sono abituato, ormai, ad avere ragione postuma. Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, se si ricandiderà ha chiesto di non essere sottoposto “al supplizio divino” (sono parole sue) perché tali vengono da lui considerate le primarie per un presidente uscente del governo regionale. Il sindaco di Bari Michele Emiliano e la coalizione che lo sostiene hanno deciso che il segretario regionale del Pd sarà ricandidato ma senza primarie. A Lecce, dopo una qualche esitazione, Giovanni Pellegrino sarà ricandidato senza primarie.
A Taranto questo non è dato.

La responsabilità e la voglia di far competere il centrosinistra per vincere, evitando così che l’onda lunga berlusconiana travolga tutto e tutti, mi consigliano questa scelta. Se la coalizione che mi appoggia lo deciderà, si preparino pure i seggi: sono pronto a girare il territorio con umiltà e determinazione per spiegare quanto di buono e di onesto il centrosinistra unito da me guidato ha fatto per la provincia di Taranto”.


Gianni Florido

giovedì 29 maggio 2008

IL COORDINAMENTO DEL PD LAERTINO E LE DIMISSIONI DI PENTASSUGLIA

Ieri sera si è svolta la riunione del coordinamento del Pd, come sempre ricco (anche fin troppo) di temi da affrontare. Tra gli altri, si è discusso delle dimissioni “choc “ del segretario provinciale tarantino del Partito democratico, Donato Pentassuglia, e di un documento “pro Pentassuglia”, che nel pomeriggio il nostro segretario cittadino, aveva ricevuto da un altro circolo jonico.
In questo documento, nel quale si specificava che l’azione del segretario non era “una mera rivendicazione di spazi di potere figlia dei partiti famelici di posti, ma una sacrosanta battaglia politica che nasce dalla necessità di un rapporto più stretto tra il territorio e il governo regionale”, si esprimeva “piena condivisione alla iniziativa intrapresa con serietà dal segretario provinciale, impegnato a dare forza e rappresentanza al territorio jonico nel governo della regione Puglia” e pertanto gli si chiedeva “di proseguire nella strada intrapresa, rimanendo al suo posto”. Documento, che per acquisire valore, prevedeva l’apposizione della firma di tutti i segretari cittadini.
Così, ho voluto approfondire le ragioni di tanta amarezza da parte di Pentassuglia, cito le sue stesse parole:
1. «Vanno cambiati i metodi non si può a parole dire di aver rispetto per il territorio e poi non far seguire fatti concreti. Non ho verificato continuità di ragionamento rispetto agli impegni assunti fino all’altro giorno».

Solidarizzo pienamente con il segretario, quando dice che vanno cambiati i metodi, e rivendica maggiore attenzione al territorio, ma è paradossale che poi, lui stesso non segua la stessa linea nella provincia. Infatti, Pentassuglia per primo non ha avuto rispetto di tutto il territorio jonico allo stesso modo, avendo di fatto usato 100 pesi ed una misura: quando si è trattato di scegliere i membri dell’esecutivo del Pd provinciale infatti, ha scelto chi ha ritenuto, senza condividere il criterio di scelta con il territorio. Tengo a sottolineare, che Laterza è uno dei pochissimi comuni della provincia nel quale il Pd ha vinto, ma inspiegabilmente (!?) non ha un rappresentante nell’organismo esecutivo! Perchè? Forse il criterio di scelta si è basato su “sponsorizzazioni” dall’alto??? In effetti a Laterza non ne avevamo…
Quando Pentassuglia è stato eletto però, non si era presentato così, diceva di considerare fondamentale tutti i comuni della provincia e che sempre avrebbe consultato la base per prendere decisioni importanti, ma non è quello che ha fatto, quindi alla fine dei conti anche lui non ha avuto rispetto per il nostro territorio, non facendo seguire alle parole, fatti concreti!

2. Pentassuglia, asserisce che “Il problema non è di assessorati ma è nelle questioni politiche. Non vedo un riconoscimento dell’importanza del nostro territorio e dell’impegno che il nostro partito sta profondendo qui a Taranto”,

Anche per me, questa rivendicazione, non è un problema di candidati all’esecutivo del Pd, ma è nella questione politica, ovvero non vedo un riconoscimento dell’importanza del mio comune (Laterza) e dell’impegno e dei risultati che il nostro Pd laertino sta raggiungendo a livello locale. Ne è la dimostrazione, la voluta rinuncia da parte del nostro delegato regionale Franco Catapano alla nomina a responsabile del Dipartimento Agricoltura del Pd. Nomina calata dall’alto, di cui non se ne condivide i metodi, in quanto decisa non si sa come e da chi, senza essere stata condivisa preventivamente con il candidato prescelto, ma soprattutto senza aver lasciato al partito laertino la possibilità di decidere chi avrebbe potuto essere il nostro eventuale rappresentante! Della serie predico bene e razzolo male!

3. Il Pd regionale e Michele Emiliano hanno sbagliato l’approccio con la città. Non si può avere un atteggiamento di stampo pre-elettorale con la presunzione di volerti portare a passaggio subito dopo le elezioni.

Ma anche Pentassuglia come il Pd regionale e Michele Emiliano, ha sbagliato l’approccio al territorio. Non ha fatto, secondo me (anche per quanto esposto sopra), quello che avrebbe dovuto per il ruolo che ricopre pardon, che ricopriva, per radicare il partito, consolidare ed allargare la base elettorale ed i relativi consensi, o meglio, se lo ha fatto, è stato in maniera del tutto parziale.

Io penso che il partito democratico, sarà veramente tale se e solo se, innanzitutto comincerà a pensare alla politica non come qualcosa per raggiungere obiettivi personali o di lobbies ma come attività di servizio per i cittadini, e poi se proseguirà seriamente nel processo iniziato da Walter Veltroni di aprire le porte della politica a tutta la società civile facendo sì che le scelte dei dirigenti vengano partecipate sempre dalla base, quindi PRIMARIE VERE, PRIMARIE SEMPRE.

Concludo, sostenendo pienamente le dimissioni del segretario provinciale, e tengo a precisare che il Pd Laterza, contrariamente a quanto hanno riportato alcuni quotidiani, NON HA ad oggi FIRMATO il documento che chiedeva al segretario dimissionario di rimanere al suo posto.

Wanda Pucci
Coordinamento Pd Laterza

lunedì 28 aprile 2008

Laterza, i socialisti vogliono Tedesco senatore


Un«ripescaggio» possibile del quale i riformisti del Pd si fanno paladini con una lettera a Walter Veltroni


«Ci farebbe piacere che tu, segretario del Partito democratico eletto con le primarie del 14 ottobre 2007, ti impegnassi perché socialisti come noi possano avere la rappresentanza in Senato con Alberto Tedesco»: parte da Laterza una lettera aperta della componente dei socialisti riformisti del Pd indirizzata a Walter Veltroni, a sostegno del “ripescaggio” al Senato di Alberto Tedesco, assessore regionale alle Politiche della salute nella giunta Vendola, numero nove della lista e primo dei non eletti in Puglia alle urne di aprile. «In questa campagna elettorale - vi si legge tra l’altro -, noi socialisti riformisti abbiamo lavorato con impegno con Alberto Tedesco non solo per eleggerlo senatore, ma per mettere in piedi una nuova forma di partito, aperto alla partecipazione di tutti coloro che vogliono contribuire a fare dell’Italia un paese più moderno, più democratico, più libero, più legale. Il Pd è la nuova casa che si sta costruendo anche per i riformisti socialisti, nella quale possono entrare con Alberto Tedesco senatore, continuando e recuperando altre anime socialiste. Senza buttare via la storia del socialismo italiano, così importante per l’Italia e per la Puglia».I socialisti “folgorati sulla via di Michele Emiliano e Walter Veltroni” sottolineano il brillante risultato riportato dalla coalizione Pd-Idv a Laterza (41,87% contro il 41,06% della Pdl-Mpa al Senato: percentuale massima in provincia jonica, in assenza di candidati locali) e in Puglia (un senatore in più). E scrivono: «I socialisti sono il vero valore aggiunto con la presenza di Alberto Tedesco nelle liste del Pd. Ecco perciò, il diritto alla cittadinanza nell’aula del Senato della Repubblica italiana, è importante per tanti socialisti italiani».La via “d’entrata” in Senato per Nicola Tedesco ha, per la cronaca, un passaggio obbligato: l’opzione per la Basilicata di Nicola Latorre, numero due in Puglia e capolista in Lucania alle elezioni del 13 e 14 aprile scorsi.»


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno»

Autore: Francesco Romano

lunedì 21 aprile 2008

Basta con l'oligarchia democratica! Documento Pd Laterza dopo l’esito delle elezioni politiche

Soddisfazione per i risultati che “in controtendenza rispetto alla media provinciale, regionale e nazionale, rappresentano il migliore esito nei sette comuni della zona occidentale di Taranto (ex collegio 18)”; impegno “tenace” per “contrastare l'oligarchia democratica che si è impossessata del partito a livello provinciale (attraverso una spartizione correntizia e personale dei posti di potere), incapace di intercettare il consenso dei cittadini perché solo attenta a rappresentare se stessa”.

A Laterza, la riflessione del giorno dopo ha, in casa Pd, il sapore agrodolce della delusione mitigata. O della gioia delusa. Sentimenti, questi, esternati a chiare lettere dal coordinamento cittadino del partito di Veltroni, in una nota-stampa in cui viene riconosciuto che il responso delle ultime urne “a parte l'amarezza della sconfitta, contiene elementi rivoluzionari per l'intero quadro politico italiano, che grazie alla scelta del Partito democratico di correre da solo, è diventato finalmente stabile, trasparente e semplificato”. Scelta che - si legge nel documento - il Pd laertino ha abbracciato in pieno, accettando la sfida del cambiamento, rinnovando la classe dirigente e coniugando “in maniera virtuosa l’entusiasmo dei giovani e delle donne con l’esperienza dei militanti di lungo corso”.

Solo così, motiva il coordinamento Pd di Laterza, “è stato possibile rilanciare la politica dei contenuti e rendere visibile le differenze tra Pd e Pdl”. Per questo, rafforza la nota, “gli elettori hanno gradito e premiato il nostro impegno con 3088 voti alla Camera (34,58%, solo Pd, ndr) e 2836 al Senato (35,61%, idem) garantendo così, alla coalizione che sosteneva Veltroni, 65 voti in più rispetto a quella di Berlusconi”. In effetti il “pareggio” a lungo accarezzato dai sostenitori di Walter Veltroni a livello nazionale, a Laterza c’è stato, anche per il buon risultato messo a segno della lista Di Pietro (Camera 6,45%, Senato 6,25%). Pareggio quasi perfetto: vittoria Pd-Idv al Senato (41,87% contro il 41,06%: +0,81%), successo Pdl-Mpa alla Camera (41,71% contro 41, 03%: +0,68%).

Esito, a giudizio del Pd laertino, frutto di una campagna elettorale “che si è distinta per la vivacità e la qualità delle iniziative proposte” (incontri con Gianrico Carofiglio, Anna Cammalleri e Paolo De Castro, vertenza Osmairm, crisi Curvet), e che “ha contrastato e tenuto testa al locale centrodestra che amministra il comune”. Da qui la spinta per l’affondo finale contro “l’oligarchia democratica” provinciale riportato in apertura: “Il Pd di Laterza - stigmatizza la nota - rivendica con forza la necessità di esaltare la caratteristica democratica del partito, attraverso l'abbandono del leaderismo e del personalismo, l'adozione delle primarie come metodo di selezione della classe dirigente e il superamento del dirigismo provinciale e regionale. Logiche che hanno penalizzato la rappresentanza del nostro territorio, senza peraltro garantire riscontri nelle urne, configurando così un doppio fallimento”.

Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno - 21 aprile 2008

giovedì 24 gennaio 2008

E ORA CHE SI FA??

E ora che si fa??
E’ questo il grande interrogativo a cui milioni di italiani cercano una risposta e di certo non potrò rispondere io, che a poco più di diciotto anni mi sto avvicinando, a piccoli passi, nel gigantesco mondo della politica. Forse però potrei dare qualche direttiva o come amo definirli, dei piccoli insegnamenti da una piccola persona.
In questi anni la politica ha toccato il fondo più nero e continua a raschiarlo sfidando se stessa in una gara di profondità, ci si accusa da una parte all’altra di non aver ben lavorato o di non aver agito in un determinato evento. Di politici collusi con la mafia ce ne sono a iosa, sia a destra e tanto meno a sinistra, ma si continua ad appoggiarli e sostenerli. La mia idea (e chiamatela pure infantile), è molto semplice: SMETTERE DI SOSTENERE CHI NON E’ DEGNO DI APPOGGIO. La cosa detta cosi sembrerebbe facile ma proprio qui c’è l’inghippo, non è di facile realizzazione.
A quanto pare in quest’Italia che crede di essere democratica, chi lavora viene punito (si guardi il caso De Magistris) mentre chi resta dietro una scrivania a leggere il giornale riceve promozioni e quant’altro (si osservi il collega accanto). A malincuore pero sento dire che in politica c’è solo gente poco affidabile, etc. Ma chi è la gente che siede tra quei banchi? Non sono coloro che NOI abbiamo eletto? Non è la pura e semplice rappresentanza del popolo italiano? La gente che fa parte di quella famosa CASTA non è altro che il nostro vicino di casa, il nostro collega, il nostro datore di lavoro e perchè no anche un nostro familiare. Le accuse che il popolo muove verso lo Stato Maggiore dovrebbe muoverle a se stesso. Quanti di noi hanno chiesto un aiuto per quel posto di lavoro? Quanti di noi hanno aiutato un amico, un parente, un conoscente? Quanti di noi almeno una volta non hanno mai avuto problemini con la giustizia? Ora non vorrei far sembrare gli italiani un popolo di mafiosi e collusi, pero la realtà dei fatti è questa, riprendendo la frase dell’ex ministro nonché ex senatore Mastella “Cosi fan tutti”, forse non aveva tutti i torti. Partendo dal piccolo comune qual è Laterza arrivando fino a Torino e le grandi metropoli, dappertutto la vita è segnata da questi eventi dannosi.
Eppure gente che continua a lottare per un ideale, gente che ha voglia di rimboccarsi le maniche per lavorare duramente ce n’è, il problema è permetterle di lavorare e svolgere le sue mansioni. Questo come si può fare? Partendo dal locale, promuovendo coloro che lavorano seriamente e, restando in tema, eleggere gente che ha serie intenzioni. Il Partito Democratico è nato proprio per questo, ridare una speranza al cittadino comune. Il cittadino deve imparare a non pretendere senza dare il suo contributo, il cittadino DEVE partecipare attivamente alla vita politica, DEVE pagare le tasse, DEVE avere la coscienza pulita e, solo dopo aver raggiunto questi requisiti, può cominciare a pretendere qualcosa.
Poi c’è anche la questione dei giovani. E’ vero, ci stiamo nascondendo dietro delle scuse inutili e futili, dovremmo anche noi prendere atto che il nostro futuro è ciò che costruiamo, dovremmo anche noi rimboccarci le maniche e non pensare soltanto al calcio, alla televisione e alla marca del nuovo cellulare, anche noi dobbiamo cominciare a pensare al NOSTRO futuro. Nasconderci dietro la scusa “Non ci lasciate gli spazi per poterci esprimere” è falso, di spazi ce ne sono e ce ne saranno sempre più se solo volessimo. Il problema più grande è proprio la volontà, si preferisce lasciar perdere queste discussioni noiose che non interessano a nessuno, ma non è proprio così. Ogni giorno ci scontriamo con la politica, a scuola, con gli amici, nel bar, in giro per il paese e, per chi ne avrà la fortuna, all’università.
Il governo Prodi è sicuramente arrivato ad una tragica fine politica ma non per questo l’esperienza del centro-sinistra finisce qui. Il 10 febbraio tutti i cittadini che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre saranno richiamati alle urne per eleggere il direttivo locale e i rappresentanti provinciali. Cominciamo da ora amici concittadini, cominciamo a far vedere che un’Italia nuova c’è, che è ancora possibile costruire qualcosa di buono dimostrando ai grillini del famoso Beppe che l’anti-politica è solo un modo per nascondere le nostre responsabilità, dimostrando ai filo-berlusconiani della nostra giunta che i laertini non sono stanchi di un governo che ha fatto cosi tanto in 20 mesi da non aver avuto il tempo di tutto, dimostriamo di aver voglia di cambiare, dimostriamo che anche noi siamo esseri pensanti e che non ci facciamo prendere facilmente in giro.
Se anche tu che leggi, giovane o adulto, sei d’accordo con me e ha voglia di dare il tuo contributo volontario ma sincero, allora aderisci al Partito Democratico, entra a far parte veramente di una grande famiglia e, se hai a cuore le sorti del nostro Paese, puoi farti eleggere nel direttivo locale o come rappresentante provinciale. Insieme tutto è possibile, rendiamo di nuovo l’Italia il fiore all’occhiello d’Europa.

Massimo Castria

domenica 16 dicembre 2007

Due anni di Parco delle Gravine: la storia di un mancato decollo

A due anni dall’istituzione del Parco Terra delle Gravine, cosa si è fatto e cosa si deve ancora fare. Questo il tema dell’incontro-dibattito a più voci, per fare il punto della situazione, organizzato dal Coordinamento provinciale per il Parco delle Gravine e moderato dal giornalista Tito Manlio Altomare, che si è tenuto venerdì sera, presso l’Appia Palace Hotel, alla presenza di rappresentanti di associazioni di agricoltori, allevatori e di associazioni ambientaliste.
Al tavolo dei relatori, Pietro Giacovelli, assessore provinciale alle Aree Protette, Giovanni Cappiello, direttore dell’associazione provinciale allevatori, Francesco Catapano, vicepresidente regionale della Cia Puglia, Marinella Marescotti, del Coordinamento provinciale per il Parco “Terra delle Gravine”. Il moderatore ha subito focalizzato il problema, quello della “lunga gestazione del Parco e del mancato decollo, una volta che il Parco è nato”.
La Marescotti, dopo aver sottolineato l’importanza di “improntare tutte le iniziative alla salvaguardia e alla valorizzazione delle identità locali, in modo da diventare portatori di interessi per una forma di sviluppo duratura, basata sulla connotazione del territorio”, si è soffermata su un articolo della legge regionale che “riconosce alle imprese agricole e zootecniche, il ruolo di guardiane del Parco, in un periodo di crisi congiunturale”. Di qui, la necessità di “un lavoro di concertazione per definire un piano di maturazione del territorio e le modalità attraverso cui le aziende possono organizzarsi”. Concertazione che, secondo la relatrice, è mancata nei due anni dalla istituzione dell’area protetta e che è fondamentale per “far capire che il Parco è un’opportunità, non è solo vincolistica”. Dunque, per ripartire a abbandonare la fase di stallo, secondo quanto affermato dalla Marescotti, occorre “che si cominci di nuovo a parlare di Parco con progetti di lavoro”, ricorrendo a personale competente e ad una metodologia di lavoro, con il coinvolgimento delle popolazioni locali e con una politica di partecipazione attiva delle comunità alla sua gestione.
Cappiello, dopo aver delineato la situazione di “crisi di identità” attraversata dal mondo agricolo e zootecnico e di “isolamento e difficoltà delle aziende”, ha indicato come strada da percorrere quella della “formazione” che permetta a chi opera nel settore di “creare occasioni nuove, trasformando e vendendo, ad esempio, i prodotti invece di limitarsi alla fase della produzione”.
Nel corso dell’incontro, più volte, è stata sottolineato il mancato funzionamento del Parco, la diffusa diffidenza, il fatto che non venga visto come una risorsa. A dimostrazione di ciò, le numerose domande di esclusione dall’area protetta.
Anche Catapano ha parlato di “mancanza di pianificazione e concertazione”. “Non c’è stata nessuna riunione, a livello provinciale e regionale, per discutere sulla costituzione e sullo sviluppo del Parco. Non c’è un solo cartello che indichi l’entrata nell’area protetta, non c’è un progetto di identificazione della gente con il Parco”.
Il vicepresidente regionale della Cia ha evidenziato lo stretto collegamento tra Parco, agricoltura e turismo, la necessità di sviluppare l’agriturismo, di promuovere la spesa nell’area protetta e di affidare agli agricoltori le attività di sportello.
La parola è passata allora all’assessore Giacovelli che ha subito tenuto a precisare: “Non si è partiti male. I risultati acquisiti sul Parco delle Gravine sono estremamente positivi. In questi due anni, come ente di gestione provvisorio, non potevamo fare miracoli. Non sono sufficienti due anni per passare da un territorio, in cui era diffusa la diffidenza e la paura nei confronti di una novità, ad un territorio in grado di darsi in poco tempo strategie diverse e innovative”.
“Occorreva impegnarsi – ha continuato – in un’operazione che permetteva al territorio di misurarsi con questa nuova realtà, un’opera di sensibilizzazione per far maturare un’identità del Parco. I risultati raggiunti in questo senso sono straordinari”.
Giacovelli ha fornito esempio di privati che avevano avanzato la domanda di esclusione dall’area protetta e che si stanno ricredendo e ha sottolineato che anche i cacciatori, nonostante continuino a lamentare alcuni problemi quali la tabellazione, stiano cambiando atteggiamento, in quanto “si stanno rendendo conto che il Parco può rappresentare un luogo in cui c’è la riproduzione della cacciagione”.
“Quando si va ad istituire un Parco – ha poi spiegato l’assessore provinciale – un obiettivo importante è quello di disporre di un organico che permetta di organizzare tutto ciò che è necessario. Dobbiamo misurarci con le risorse minime di cui disponiamo e con gli obiettivi massimi che ci poniamo. Occorre progettualità. Ci sono le risorse e bisogna capire come utilizzarle. Nel mese di gennaio, andrà istituita la Consulta del Parco, con compiti propositivi e consultivi. Ci servirà un tavolo di concertazione per avviare una programmazione persino economica”.
Si è poi aperto il dibattito. Tante le questioni discusse, tra le quali: il coinvolgimento dei Comuni e la necessità che si mettano in rete, l’opportunità di incamerare i finanziamenti europei 2007-2013, l’avvio di una campagna di comunicazione nelle scuole, e i casi di “multe”.


» Fonte: Corriere del Giorno
» Autore: Francesca Piccolo

venerdì 23 novembre 2007

DOPO IL 24 NOVEMBRE, RADICAMENTO TERRITORIALE DEL PD

In questi ultimi giorni ed ore affiorano alcune domande cogenti sul processo di radicamento territoriale del Partito Democratico. Un processo complesso e indefinito che al momento è oggetto di discussione nella commissione statuto nazionale e nella conferenza dei segretari regionali coordinata da Veltroni.

Personalmente non è stato facile decifrare l’orientamento che si sta assumendo per cui sinteticamente riporto quello che ho compreso dalla lettura, dal confronto con gli altri delegati e partecipanti alla costruzione del Partito Democratico. Quello che segue perciò è una libera interpretazione che può essere inesatta ed è per questo che vi invito ad inviarmi le vostre impressioni e commenti al processo di radicamento del Pd.

ORGANIZZAZIONE COMUNALE

Il livello comunale sarà organizzati in circoli (definizione provvisoria) corrispondenti ad almeno un seggio elettorale delle primarie, circoli formati da tutti gli elettori del 14 ottobre. Nei comuni con un solo circolo, l’assemblea di circolo eleggerà un coordinamento comunale (più o meno l’organizzazione comunale della Margherita). Nei comuni con più di un circolo, ciascuna assemblea di circolo eleggerà i delegati che comporranno l’assemblea (detta anche “platea”) comunale. Non è chiaro quanti saranno i delegati per circolo – per cui sicuramente le norme successive chiariranno tali numeri-.

Le stesse assemblee di circolo dovranno eleggere i propri delegati all’assemblea provinciale. Il coordinamento di circolo o, nel caso di più circoli in un solo comune, i delegati eletti dalle assemblee di circolo, eleggeranno un segretario comunale (che sarà quindi un eletto di secondo grado). In questo caso non si capisce la data di elezione del segretario comunale.

ORGANIZZAZIONE PROVINCIALE

L’assemblea provinciale ( o coordinamento provinciale) sarà formata da:

  1. i delegati per l’assemblea provinciale eletti dai circoli comunali;
  2. i delegati nazionali e regionali eletti il 14 ottobre nella provincia;
  3. (se aderenti al PD) il sindaco e capogruppo consiliare del comune capoluogo di provincia, il presidente e capogruppo consiliare della provincia; i consiglieri regionali, e i parlamentari.

Non è stato definito quanti delegati saranno designati dai circoli comunali?

L’assemblea provinciale così formata eleggerà il coordinatore provinciale. La data di elezione non sembra individuata anche se è indicata per fine gennaio e inizi di febbraio.

Franco Catapano
info@francocatapano.it

giovedì 22 novembre 2007

Un partito nuovo e di tutti anche a Taranto

Accadono “cose nuove” anche in politica. Le volte che accadono i cittadini le apprezzano premiando sia la novità che l’innovazione. La nascita del Partito Democratico conferma e rafforza questa tesi. Nella provincia di Taranto circa 29.000 cittadini hanno riposto la loro fiducia nella nascita del “partito nuovo”. Un grande evento democratico che responsabilizza i 76 delegati regionali e nazionali che il 24 novembre si riuniranno per iniziare il processo di costruzione del Pd in terra jonica.

La democrazia però assomiglia al successo, non è facile conquistarla ma è più difficile mantenerla. A Taranto il rischio di sbagliare è più alto che altrove. Non a caso negli ultimi giorni si sono succeduti articoli assennati da parte di Michele Pelillo, Luigi Paolo Morea e Gigi Conte.

Tuttavia Walter Veltroni ha chiaramente individuato nella discontinuità e pluralismo le coordinate di riferimento per la costruzione del Pd.

La discontinuità non può che essere nei metodi e nei volti, un cambiamento atteso e necessario sei si vuole essere innovativi. Pluralismo vuol dire andare oltre le liste e le correnti per sostenere idee e contenuti nuovi affinché tutti si sentano coinvolti nel processo di radicamento territoriale.

Personalmente penso che la trasparenza delle decisioni e la definizione del ruolo di coordinatore ed esecutivo provinciale sono le prime cose da discutere. La mia proposta è quella di sperimentare una struttura articolata su una doppia forma di responsabilità:

1) Un esecutivo snello di tipo politico-organizzativo (rappresentativo dei territori);

2) L’organizzazione di aree tematiche (incubatori di idee) aperti ai non eletti alle primarie. Alle stesse, coordinate da personalità di spicco nelle diverse aree, spetterebbe il compito di definire programmi e proposte vincolanti per gli organi dirigenti del partito. L’esecutivo politico-organizzativo si completerebbe dunque con i coordinatori delle diverse aree tematiche.

Sciogliendo preliminarmente questi nodi appare più semplice tracciare la figura di un coordinatore provinciale che deve essere assolutamente un giovane uomo o donna, capace di inserirsi nell’asfittico dibattito politico per attivare un dialogo costante con l’esterno e i cittadini. In sintesi una figura non implicata nelle vecchie e dolorose divisioni interne dei partiti jonici, capace di interpretare quello che c’è fuori e non solo quello che c’e dentro. Un chiaro segnale di rinnovamento anche per avvicinare le nuove generazioni alla nuova stagione politica.

Mi rendo conto che il compito è impegnativo e difficile, colmo di sfide e di ostacoli, ma il rispetto verso il popolo delle primarie ci impone di cambiare.

Franco Catapano

Delegato all’assemblea costituente regionale

martedì 2 ottobre 2007

il Pd a Laterza comincia dalla Sanità

LATERZA - Incontro a metà strada fra Sanità e Partito democratico, l'altra sera, alla Cittadella della Cultura. Al tavolo dei relatori, con Giuseppe Russi, responsabile della locale Associazione per il Pd che ha promosso e organizzato l'iniziativa pubblica, il sottosegretario Antonio Gaglione, il consigliere regionale Paolo Costantino e il segretario cittadino della Quercia, l'ex sindaco Vito Cassano.
Una conferenza-dibattito per fare il punto sullo stato di "salute", è proprio il caso di dirlo, della sanità jonica, a tragedia multipla castellanetana ancora drammaticamente attuale. E per tastare il polso al partito che verrà (presenti anche i "concorrenti" locali Franco Catapano e Maria Magistro e la ginosina Teresa Galeota). Sull'ospedale di Castellaneta, tutti d'accordo, da Cassano a Gaglione, passando per Costantino: risalire la china è possibile, ci sono già segni e segnali evidenti di ritrovata credibilità e di rilancio. Le idee condivise: abbandonare la dispendiosa cultura ospedalocentrica; incentivare, di pari passo, la medicina del territorio; investire sulle nuove tecnologie e sulla prevenzione: "Salire dal 3,5 al 4,5% nella spesa sanitaria" è stato l'auspicio, in merito, di Antonio Gaglione. E Costantino è andato oltre il Piano sanitario regionale dato in dirittura d'arrivo (approvazione entro dicembre): "E' importante dotarsi di leggi e strumenti - ha scandito - ma determinante è saperli attuare: contano i risultati".
Sul Partito democratico in embrione, spunti prospettici e polemiche del momento: il sottosegretario Gaglione ha invitato a "discutere di grandi temi e di politica e a non accapigliarsi per il potere", Costantino ha provato a fare da pompiere sui focolai accesi qua e là, sulla strada che porta al 14 ottobre. "Laterza solo lambita dal dibattito in corso, nonostante la vivacità dimostrata: un errore da correggere" ha argomentato il consigliere diessino, sottolineando, in negativo, la non prevista tappa laertina nel "tour" jonico di Emiliano. "Sarebbe però sbagliato", ha aggiunto Costantino, "pensare che tutto si decida il 14 ottobre". Anzi: "Il percorso vero comincia nella fase successiva". Un messaggio più o meno esplicito per "amici e compagni" disorientati dagli eventi.
Francesco Romano
La Gazzetta del Mezzogiorno

giovedì 6 settembre 2007

FORUM per il PD di Laterza

Da ieri è attivo il forum di discussione collegato a questo blog. Il forum è stato creato da Estintore, un visitatore molto attivo negli ultimi giorni su queste pagine .
Cogliamo l'occasione per ringraziarlo e invitiamo tutti i visitatori a partecipare attivamente alle discussioni che nasceranno nel forum e a proporre nuovi spunti di confronto su tematiche politiche e sociali relative all'Italia e a Laterza.
Il blog continuerà il suo percorso privilegiando la sua funzione informativa.

sabato 18 agosto 2007

Ma il blog è democratico?

Abbiamo deciso di aprire un blog sul Partito Democratico di Laterza per 3 motivi: facilità, circolarità e gratuità.
Facilità perché il blog è un sito web su cui è molto semplice scrivere. Un blog è un diario in rete, il termine è la contrazione di web-log, ovvero "traccia su rete" e può essere un ottimo strumento per tracciare tutte le attività e gli obiettivi del Comitato sino al 14 ottobre.
Circolarità in quanto il blog è un fenomeno sociale, più che tecnologico, caratterizzato da una comunicazione aperta, con la libertà di condividere e riutilizzare. Un blog o diario di rete è strutturato con l’ordine cronologico inverso: l’ultima cosa scritta appare per prima, in alto. Aggiornare un blog significa aggiungere un articolo (un post). E’ una scelta che consente di stare insieme agli altri ed esprimere liberamente la propria opinione. Un singolo blog si distingue da un sito o da un forum grazie alla sua appartenenza a questa rete sociale che si estende per tutto il web.

Gratuità perché non abbiamo speso un solo centesimo di euro anzi pensiamo addirittura di arricchirci tramite lo scambio delle nostre idee.
Un Blog è uno strumento utilizzato dai giovani (dai 16 ai 34 anni) che rappresentano, insieme alle donne, i soggetti privilegiati dal partito nuovo. Un Blogger è colui che scrive e gestisce un blog, mentre l'insieme di tutti i blog viene detto blogsfera. Il blogger è un cittadino informato e monitorante che riprende ciò che legge, lo approfondisce e lo ripropone in modo arricchito. È uno che partecipa e si conquista un ruolo di primo piano nell’arena politica, che, grazie ai blog, torna a essere l’agorà ateniese, la democrazia diretta per eccellenza.
Indicatemi voi uno strumento più democratico e partecipativo di un blog?
In attesa di leggere i vostri commenti .... e idee sul blog democratico vi saluto Franco Catapano