venerdì 8 febbraio 2008

Veltroni piace di più di Berlusconi

Il sondaggio della SWG dimostra come la politica italiana è tutta in evoluzione, gli elettori possono orientare il loro voto anche in base al leader delle coalizioni. Berlusconi è la 5 volta che si candida alla Presidenza del Consiglio, mentre Veltroni rappresenta una novità sia nella persona che nella proposta politica.
Nel confronto Veltroni piace di più di un leader usurato (malgrado i continui ritocchi estetici) ma anche usurante per il popolo italiano (ricordare che meno di 2 anni fà era un limite per la coalizione del centro-destra, anche a livello di elezioni amministrative dove molti si vergognavano di rappresentarlo).

Pd a Laterza: il futuro mette radici

Non era facile costruire il Partito Democratico a Laterza. Troppe le difficoltà da affrontare e le paure da superare. In molti hanno preferito rimanere alla finestra subendo le diffidenze e i preconcetti di una nuova fase politica.
La sconfitta delle amministrative del maggio 2006 richiedeva scelte diverse puntando sul ricambio generazionale. Un nuovo partito con una nuova classe dirigente, capace di valorizzare le esperienze passate e le differenze delle varie provenienze.
Domenica 10 febbraio eleggeremo il coordinamento cittadino e i delegati all'assemblea provinciale. Tante le novità. Prima di tutto il numero delle donne (10 nel coordinamento + 2 aventi diritto), tanti i giovani alla prima esperienza, volti nuovi ma capaci di interpretare il cambiamento. Anche a Laterza chiuderemo la porta dietro le nostre spalle. Penseremo al futuro iniziando con il piede giusto senza infigimenti e seguendo la strada coraggiosa e valoriale che Veltroni ha tracciato a livello nazionale. Non servono parole ma molti esempi di generosità e altruismo.

Nell'era dell'antipolitica, della "casta", del pessimismo e del "no al futuro" c'è bisogno di buona volontà per non lasciarsi andare e rassegnarsi alla realtà. Recentemente ci siamo scambiati alcune email con Nino Di Lena e lui mi ha inviato questa bella e significativa citazione:

"...non miravo al denaro,al potere. Oh, Dio,no. Quel che volevo era riuscire a fare qualcosa di buono. Era questo che bramavo da morire. Tale senso del buono risaliva ai miei verdi anni ed era tutt'uno col mio singolare concetto dell'esistenza stessa: come chi, immerso nelle cristalline profondità della vita,annaspando tentoni ricerchi, pieno d'ebbrezza e disperazione,un significato o perche' no il significato della vita stessa ... - da "Il dono di Humboldt" di Saul Bellow

Mi piacerebbe che il Partito Democratico il giorno in cui mette radice inizia a pensare che la sua stessa esistenza è legata alla necessità di fare qualcosa di buono per la comunità. Solo così possiamo dire di aver costruito qualcosa di nuovo e utile.
Franco Catapano
8 febbraio 2008

Veltroni non è solo

Le scelte del Pd - Sondaggio di Repubblica

La proposta di Veltroni sembrava priva di razionalità ed isolata, dopo pochi giorni invece tutto si capovolge basta guardare i voti del sondaggio di Repubblica.

Berlusconi rincorre la proposta e cerca di semplificare il suo caravanserraglio, nasce l'alleanza con Fini senza congressi, primarie o consultazioni. Casini è stato sedotto e abbandonato, facendo una pessima figura dopo aver spaccato il suo partito e perso la faccia.

Secondo voi il Partito democratico dovrebbe:
1. Presentarsi al voto da solo

2. Coalizzarsi ma solo con chi aderisce al suo programma

3. Coalizzarsi in modo organico con la Cosa Rossa, ripetendo l'esperienza dell'Unione

4. Fare accordi tecnici con la Cosa Rossa per il Senato

5. Non so


141888 voti alle 15:00 sondaggio aperto alle 16:04 del 04-02-2008

- Dati aggiornati alle ore 15 del 8 febbraio 2008.

UN COMENTO DUBBIOSO di akerfeldt

Alla fine Veltroni c’è riuscito. E’ riuscito a costringere Berlusconi ad inseguirlo sul campo della semplificazione del sistema politico italiano. Sua Emittenza ha deciso di dare vita alle liste unitarie del Popolo della Libertà. Forse è un bene, almeno dal punto di vista onomastico:i membri di questo nuovo soggetto politico potrebbero infatti chiamarsi Popolani o Populisti della Libertà, esplicitando così la loro quintessenza politica. Sicuramente, tuttavia, la grande fluidità interpartitica e intrapartitica presente sul palcoscenico politico in questi giorni rischia di ingenerare confusione tra i cittadini.
Vabbene semplificare il quadro politico di un Paese il cui ultimo governo era composto da 14 partiti e alle cui elezioni amministrative del 2005 erano presenti 81 liste. Ma questo sta avvenendo troppo in fretta e senza una legge elettorale che quanto meno avrebbe avuto la forza cogente di forgiare il sistema politico-partitico. Purtroppo la fine anticipata del governo, dovuta a un personaggio ineffabile come Mastella con la collaborazione involontaria(?) del lider maximo del Partito Democratico, non ha permesso che si stabilizzasse una situazione in gran fermento e ha impedito l’approvazione di una legge elettorale che agisse in tal senso.
Non so se nei sogni di Veltroni ci sia un bipolarismo perfetto con il PdL e Lega da una parte, e il Pd e magari, al massimo, Ps e Idv dall’altra. Ma penso che i tempi per la realizzazione di questo sogno non siano ancora arrivati. E il rischio è di creare una confusione che alimenti la già giustificabile avversione alla politica dei cittadini.

giovedì 7 febbraio 2008

Domenica 10 febbraio assemblea cittadina

Domenica 10 febbraio 2008, dalle ore 10 alle ore 13, in via Porta Pia 12 si riunisce l'Assemblea del PD di Laterza. L’assemblea costituirà il Circolo Territoriale nel nostro comune.

Il delegato regionale Franco Catapano è il Presidente/Garante dell'Assemblea. La consegna degli attestati e le conclusioni saranno svolte da Rocco Loreto

Dell'Assemblea fanno parte tutti i cittadini residenti nel comune di Laterza interessati alla costruzione del PD. Nell'occasione si procederà all'elezione di 20 membri del Coordinamento del Circolo Territoriale e di 2 delegati per l’Assemblea Provinciale. Il diritto di voto sarà riconosciuto solo a coloro che hanno votato alle primarie di domenica 14 ottobre 2007.

Per votare occorre ritirare il certificato di Fondatrice o Fondatore del PD, anche il giorno stesso dell'Assemblea, al costo di 5 euro per i maggiorenni e di 2 euro per i minorenni.

Pd, perché da soli di Stefano Ceccanti

Sin dallo scorso ottobre il Partito democratico ha affermato, parlando di «vocazione maggioritaria», una logica fortemente contraddittoria rispetto a quella del Porcellum, che incentiva invece l’aggregazione di tutte le sigle possibili, trattando il programma di governo come una variabile dipendente. Il termine «vocazione maggioritaria» si riallaccia alla strategia del Labour Party che decise di cercare in proprio di convincere gli elettori, con una grande svolta politico-culturale, senza perseguire la scorciatoia di accordi di desistenza a scacchiera coi Liberali in funzione anti-conservatrice. Non si deve sommare ciò che non è omogeneo perché si può vincere, ma poi non si governa e quindi la vittoria è fatalmente effimera, condannata ad essere smentita al turno seguente, quando i propri elettori si saranno spazientiti e gli altri mobilitati.

Non stiamo quindi parlando di una sorta di testimonianza impotente, di una forma di integralismo settario, ma esattamente del contrario, di una strategia consapevole del rischio, quando sarebbe invece l’insistere sulla routine ad essere condannata dai cittadini. Per farla finita con la logica sbagliata sarebbe stato meglio per tutti un sistema elettorale diverso che portasse a vincitori chiari, ma omogenei, come il sistema francese. Non si può però, in mancanza di una riforma, smentire se stessi: lo esclude l’etica della responsabilità che impone di anticipare sul piano dei comportamenti ciò che si vorrebbe sul piano delle regole.

Non si può negare l’evidenza: sul piano nazionale, pur con un ottimo Presidente del Consiglio e un’eccellente squadra, la litigiosità della coalizione ne ha determinato la caduta e reso impossibile una ripetizione. Non possono essere recuperati coloro che hanno determinato la fine di quell’esperienza, parti moderate dell’alleanza, ma è altresì necessario segnalare che il modo con cui la sinistra arcobaleno ha affrontato il rapporto con l’Onu, con la Nato, con la politica estera e militare in un mondo post-bipolare insicuro, non è stato e non è all’altezza con una collocazione di Governo.

Ci sono state anche altre aree problematiche, ma lì dei compromessi sono più facilmente possibili, e questo spiega e legittima la prosecuzione possibile dell’alleanza negli enti locali e nelle regioni, ma sull’affidabilità internazionale i margini sono minimi: la missione in Afghanistan, votata all’unanimità dall’Onu, o si rifinanzia oppure no. Dal momento che le elezioni non hanno solo la finalità di trasformare i voti in parlamentari, ma anche di fare una scelta per il Governo è giusto essere trasparenti: ammesso che si possa vincere (ma ci si può riuscire solo se gli elettori non hanno già potuto vedere l’inganno), insieme non potremmo governare. Né si può affermare che si tradisce il bipolarismo se non si accoglie tutto ciò che si muove alla sinistra del centro: Zapatero per le elezioni del 9 marzo, per ragioni analoghe, non ha certo presentato un programma comune con Izquierda Unida.

Da varie parti viene proposta un’obiezione pratica: com’è possibile vincere alla Camera e persino al Senato nelle Regioni «rosse» se il Pd sta sì e no al 30% mentre la «gioiosa macchina da guerra» del centrodestra parte sopra il 50%? Non basta certo la replica, pur vera, che replicando l’Unione, si potrebbe al massimo puntare a consolidare il solo elettorato di appartenenza giacché quello di opinione, se è realmente tale, l’opinione se l’è già formata in senso negativo e al massimo potremmo contare sulla sua clemenza con un’astensione dal voto. Credo che si possa accettare la sfida con una triplice convinzione.

In primo luogo è sbagliato partire dai risultati del Senato della volta scorsa dove sciaguratamente fu fatta la scelta di andare separatamente tra Ds e Margherita, perdendo vari punti percentuali rispetto alla Camera, dove andammo uniti con l’Ulivo, che è il vero elemento di comparazione omogeneo. Già questo dovrebbe far capire come le Regioni «rosse», dove quello scarto fu maggiore della media, non siano a serio rischio.

In secondo luogo credo che esista, al confine con la Sinistra arcobaleno, un’area quantitativamente significativa di elettori, pur non enorme, pari a qualche punto percentuale, che è disposta a votare la proposta che più sembri in grado di essere credibilmente alternativa al centrodestra. Un’area che ragiona in termini di «voto utile», non testimoniale.

In terzo luogo si tratta di scommettere sulla consistenza quantitativa e qualitativa di un’area di elettori di centro, quantitativamente ben più ampia, in grado di spostarsi sulla base delle proposte programmatiche. Proposte che non consistono solo nella loro enunciazione, ma soprattutto nella credibilità per tradurle in pratica e da questo punto di vista non c’è dubbio che, a parità di altri fattori, il Pd sia molto più credibile di un caravanserraglio da Casini a Bossi passando per Storace. E dove peraltro, nel migliore dei casi in termini di voti e seggi al Senato per il centrodestra, sia Casini sia Bossi sarebbero ciascuno determinante. Nelle elezioni politiche questa ampia disponibilità a cambiare che vale doppio (perché sono voti che si sottraggono agli uni e al tempo stesso si aggiungono agli altri) si è manifestata in forma minima perché mai è stata tentata un’offerta rivoluzionaria, di cambio radicale di schema come farebbe ora il Pd, ma tutti l’abbiamo vista nelle elezioni sugli altri livelli. Il centrodestra è riuscito a vincere a Bologna e il centrosinistra Trieste. So bene che il voto politico è più rigido, ma bisogna scommettere sulla capacità di discernimento degli elettori che in questo caso, prima che essere tra centrosinistra e centrodestra, sarebbe tra omogeneità e confusione.

Infine, alcuni di coloro che pur in linea generale sono disponibili ad accettare questa sfida, anche consigliati da tecnici estrosi, capaci di aggirare la legge elettorale che richiede sia alla Camera sia al Senato un programma di governo e un candidato Premier con alleanze in entrambi i casi nazionali, suggeriscono dei temperamenti a questa strategia chiara e netta. C’è ad esempio chi immagina di dividersi alla Camera e di unirsi al Senato (il rovescio dell’Ulivo del 2006), ma qualcuno dovrebbe rinunciare al candidato Premier al Senato e dovremmo forse depositare programmi diversi per le due Camere, se uno dei due non rinuncia al suo. C’è poi chi vorrebbe liste ad hoc in qualche Regione dove scomparirebbero sia il Pd sia la sinistra arcobaleno sia i veri candidati Premier. Chi pensa a questi espedienti trascura che la «vocazione maggioritaria» è come una nuova nascita. Non si può essere incinti a metà: o si sceglie il rischio o la routine, non si possono fare scelte costituenti a Camere o Regioni alterne.

La "porcata"

se noi del PD siamo veramente convinti che la legge elettorale sia una "porcata", come mai non cerchiamo il modo di sollevare davanti ad un qualunque giudice la questione di illegittimità costituzionale, così come ha evidenziato Bassanini negli ultimi giorni?!? Una volta tanto potremmo supportare un progetto comune, magari seguendo l'iniziativa di qualche politico che si mostri coerente con quanto più volte affermato precedentemente. Il risultato sarebbe sicuramente restituire un minimo di credibilità alla politica.
Mariarosaria Limitone

Pd verso le elezioni

“L'Italia ha voglia di cambiare, di qualcosa di nuovo. Il centrodestra ha governato per sette anni questo Paese e chi si candida alla presidenza del Consiglio lo fa per la quinta volta. Noi - insiste Veltroni - questo nuovo di cui il Paese ha bisogno possiamo interpretarlo e rappresentarlo”. Il giorno in cui il presidente della Repubblica annuncia lo scioglimento delle Camere e in cui il Consiglio dei ministri fissa le elezioni politiche nazionale per il 13 e 14 aprile, Walter Veltroni annuncia la vera, grande novità dello scenario politico italiano.

Il Pd si presenterà da solo davanti agli elettori. “L'obiettivo non è la solitudine. L'obiettivo è presentare una proposta coerente”. Il segretario, d’altronde, l’aveva detto chiaramente nel giorno in cui la delegazione del partito aveva incontrato il presidente del Senato Franco Marini, incaricato di ricercare una maggioranza per formare un governo in grado di varare una riforma elettorale: “Se non vi sarà la possibilità di cambiare il sistema, il Pd perseguirà comunque questo obiettivo”. E così sarà.

“Tutto il gruppo dirigente – ha detto oggi Veltroni incontrando i giornalisti alla sede di piazza Sant’Anastasia – è d’accordo. In questo momento, nella situazione in cui sta il Paese solo una offerta assolutamente nuova può costituire per chi non ha votato un buon motivo per tornare a votare, chi è indeciso per decidere e chi si è stufato per avere un nuovo bipolarismo”. Il Pd, dunque, si presenterà da solo alle elezioni, sulla base di un programma moderno, riformista e condiviso. No ad alleanze con la sinistra radicale. Sì ad eventuali “convergenze” sulla base del programma “riformista” che il partito metterà a punto.

“Una scelta coraggiosa”, ha sottolineato Veltroni. Un accordo programmatico con la sinistra radicale per le prossime elezioni politiche non è dunque proponibile. “Alla sinistra radicale – spiega – auguro tutto il bene possibile, le nostre sono due strade che continueranno a collaborare a livello locale. Ma a livello nazionale le posizioni sono obiettivamente diverse. Noi diciamo agli italiani che se voteranno per il Pd voteranno per una posizione chiara, univoca, che non dovrà mediare con 18 forze politiche diverse”. Bocciata anche l’ipotesi di ‘accordi tecnici’ al Senato. “Non credo – ha precisato il segretario del Pd – che abbia senso qualcosa che appaia un pasticcio. Gli italiani hanno bisogno di chiarezza”.

Durante l’incontro con i giornalisti, Veltroni non ha omesso di parlare delle gravi criticità che stanno attanagliando il Paese e preoccupando notevolmente i cittadini. La congiuntura economica internazionale è assolutamente allarmante. L’Italia non può aspettare “quattro mesi” per prendere provvedimenti a sostegno dei salari, e quindi della crescita, e per questo motivo il segretario del Pd Walter Veltroni rivolge un appello all'opposizione e alle parti sociali per un patto che permetta di intervenire immediatamente, senza aspettare le elezioni.

“Serve un’iniziativa a sostegno della domanda interna. La Fed (la Banca centrale degli Stati Uniti, ndr) ha tagliato i tassi del 30 per cento e nonostante questo le Borse vanno come vanno”. Un dato che non può non suscitare “allarme e preoccupazione in tutte le persone responsabili”. Dunque, bisogna utilizzare “ciò che il governo Prodi ha accumulato grazie al risanamento finanziario”, bisogna fare in modo che queste risorse diventino oggetto di una “intesa tra le forze sociali" che permetta un “intervento a sostegno dei salari”.

La campagna elettorale, comunque, può considerarsi aperta. Veltroni ha annunciato quali saranno i prossimi passi. Innanzi tutto l’assemblea costituente del partito, che si terrà il prossimo 16 febbraio a Roma. “Al centro – ha detto il leader del Pd – ci saranno i contenuti e i temi della campagna elettorale”. Dopodiché lo stesso Veltroni comincerà “un viaggio in tutta l’Italia che mi porterà in tutte le centodieci province del Paese”. Un viaggio con cui il segretario del Partito democratico spera di “portare un messaggio di speranza e di novità”. Un messaggio con il quale Veltroni cercherà di fare capire che questo Paese ce la può fare, che il Partito democratico ce la può fare. “Yes, we can”. Risponde così il segretario del Pd ai cronisti che gli chiedono se intenda fare suo il lo slogan del candidato alla presidenza degli Stati Uniti Barack Obama.

mercoledì 6 febbraio 2008

Primarie e Statuto

SI PUO' FARE ANCORA MEGLIO - pubblichiamo una lettera di Gilda Binetti

L’approvazione della bozza, licenziata ieri dalla Commissione Statuto del PD è solo il primo passo. E l’astensione di ben 11 dei poco meno di 60 presenti, non può che far riflettere sulla necessità di non fermarsi nel processo di innovazione avviato. La bozza è un risultato di tutto rispetto, soprattutto se si considera l’accelerazione progressiva che è chiesta a questa nuova creatura politica, questo PD al quale chiediamo di correre prima ancora che impari a camminare. Ma può e deve ancora migliorare.

Lo Statuto disegna un partito vero, ancorato territorialmente ma che non si chiude alle nuove possibilità partecipative aperte dalla rete; un partito che coraggiosamente afferma le responsabilità di chi intende governare il Paese con l’affermazione del legame necessario tra leadership e premiership; un partito che mette in campo azioni positive per il ricambio della classe politica, affermando la parità di genere come principio, il limite del numero dei mandati e della cumulabilità delle cariche, il finanziamento ad ambiti di formazione politica plurimi.

Si ha però la sensazione di trovarsi di fronte a un processo che non ha avuto il coraggio di spingersi un po’ oltre. Nel merito e nel metodo. Nel merito:scotta non aver sancito, senza se e senza ma, il principio delle primarie. Spieghiamoci: le primarie sono definite come il sistema ordinario al quale fare riferimento ogniqualvolta si debbano decidere le candidature ai ruoli di partito o istituzionali rilevanti. Questo principio, però, incorpora una eccezione non da poco: i parlamentari. Non spaventa l’idea che possano esserci circostanze il cui l’applicazione del principio contrasta con le esigenze dettate dalla situazione effettiva e contingente. Oggi non sarebbe stato possibile, nell’arco brevissimo di tempo che sembra separarci dalla tornata elettorale, investire tempo e risorse per una seria campagna primaria. Cionondimeno la previsione che, per questa particolare categoria di rappresentanti istituzionali sia già pronta una via di fuga dal principio generale fa male. Il recupero di credibilità della classe politica nei confronti dei cittadini passa anche per gesti simbolici, e uno Statuto senza cedimenti su questo fronte avrebbe sancito appieno quel fruttuoso dialogo avviato il 14 ottobre. Un gesto simbolico sarebbe stato approvare l’emendamento che precludeva la candidatura ai funzionari dei partiti, e, soprattutto, un gesto simbolico di grande rilevanza sarebbe stato approvare lo Statuto all’unanimità. Cosa è mancato dunque? E’ mancato un po’ di dialogo in piu’ tra coloro che proponevano idee differenti; è mancata un po’ più di fiducia nelle persone, che sanno dialogare, piuttosto che nelle “parrocchie”, organizzate per difendere la propria tesi; è mancata un po’ di determinazione nel volere questa Commissione come punto di incontro e non di scontro tra visioni diverse. E’rimasta, da parte di tutti, un po’ troppa propensione a vedersi come veltroniani, dalemiani, popolari, lettiani e bindiani piuttosto che, semplicemente, da oggi e in poi, come democratici.

Attendiamo al più presto la convocazione all’assemblea plenaria e speriamo che tornino a essere protagonisti la voglia di ricominciare e la tensione al nuovo. Anche nei metodi.

Gilda Binetti – Commissione Nazionale Statuto Partito Democratico

DISPOSITIVO DELL’ESECUTIVO PROVINCIALE - 10 febbraio 2008

L’Esecutivo Provinciale riunitosi il 4 febbraio 2008 ha discusso dell’appuntamento del prossimo 10 febbraio, quando nasceranno in tutti i comuni della provincia e nei quartieri della città di Taranto i circoli territoriali e saranno completati gli organismi dirigenti cittadino e provinciale del partito.
La situazione politica nazionale e la possibilità di elezioni anticipate fanno diventare questo appuntamento una opportunità per il Partito Democratico di dialogo con i cittadini, a cominciare dal popolo delle primarie del 14 ottobre, per chiarire la natura della crisi e indicare la strada per una sua soluzione positiva.
La democrazia italiana ha bisogno di un profondo rinnovamento: bisogna ridurre la frammentazione in tanti piccoli partiti, è necessario diminuire il numero dei parlamentari e i costi della politica, è indispensabile restituire capacità di decisione ai governi. E’ questa la strada da percorrere per dare risposte ai cittadini che chiedono più occupazione, difesa del potere d’acquisto delle famiglie, più sicurezza e difesa dell’ambiente.

Per queste ragioni bisogna cambiare la legge elettorale in modo da restituire agli elettori la possibilità di scegliere i parlamentari, ridurre il numero dei partiti e garantire governi stabili al Paese.
Il centrodestra si oppone a questa riforma perché ha fretta di votare pensando di essere sicuro di vincere. Ma se si vota con questa legge i parlamentari non saranno scelti dagli elettori e si condanna il Paese alla ingovernabilità.
Il 10 febbraio deve essere una grande giornata di dialogo con i cittadini per denunciare l’irresponsabilità del centrodestra e illustrare le nostre proposte per rinnovare la democrazia e modernizzare il Paese.
L’appuntamento del 10 febbraio, quindi, deve vedere impegnato il partito unitariamente per favorire il massimo di partecipazione, lavorando perché il maggior numero possibile di elettori delle primarie ritiri il certificato di Fondatore del Partito Democratico e deve essere l’occasione per dibattiti aperti a tutti.
L’Esecutivo Provinciale, sulla base di queste considerazioni politiche, delibera:
1. Laddove il numero dei candidati presentati non è superiore al numero di coloro che devono essere eletti si vota in modo palese a conclusione del dibattito politico.
2. L’articolo 4 del regolamento nella parte relativa alla presentazione delle candidature viene così modificato: “La candidatura a componente del Coordinamento di Circolo e/o a delegato all’Assemblea Cittadina e Provinciale deve essere presentata al Presidente/Garante entro le 20.00 di giovedì 7 febbraio. Le candidature che non vengono avanzate dal Coordinamento provvisorio del Circolo devono essere accompagnate da almeno 5 firme di “Fondatori del PD” del Circolo per la candidatura a componente del Coordinamento del Circolo, da almeno 15 firme per la candidatura all'Assemblea Cittadina e da almeno 40 firme per la candidatura all'Assemblea Provinciale”.
3. L’articolo 6 del regolamento nella parte relativa al rapporto delegati elettori per l’Assemblea Cittadina viene così modificato: “Nel comune capoluogo ciascun Circolo elegge un numero di delegati all’Assemblea Cittadina pari al rapporto esistente tra il numero dei votanti alle primarie, residenti nell’ambito territoriale di competenza del Circolo, e 100.”
4. Gli eletti delle Assemblee del livello territoriale superiore fanno parte di diritto degli organismi dirigenti dei livelli territoriali inferiori dove sono residenti o sono stati eletti.
Taranto, 4.02.2008

Elisabetta dalla spagna scrive....

Uffà quante chiacchiere!!!quello che accade nella nostra politica a me risulta inammissibile e visto dalla Spagna mi sembra addirittura ridicolo, una finta.
Dopo anni di viaggi da Nord a Sud dell'Italia mi sono resa conto che non è poi facile incontrare gente che parli di politica con cognizione di causa tanto meno gente che ha una propria idea politica fondata su un programma politico definito, la gente è abituata a votare perchè tutti lo fanno, senza crederci veramente, solo perchè pensa che chi ha diritto al voto sarà sicuramente in grado di fare gli interessi pubblici, o meglio gli interessi propri. Magari fosse così!!!, per me non esistono ne interessi pubblici ne propri ma solo di quelli che vanno al potere e credono di poter fare ciò che vogliono anche gridare parolacce in un'aula pubblica, senza dimostrare educazione e rispetto ma solo ignoranza.
Io credo tra l'altro che i giovani, e specialmente quelli laertini, vedono la politica come qualcosa di troppo complicato per essere considerata, e quindi meglio lasciar perdere, meglio buttarsi su cose futili, meglio vivere con quello che si ha, che cercare di creare un realtà migliore più libera, più democratica dove i diritti di tutti sono anche i nostri, dove esiste una vera coscienza sociale allargata...che bell'Italia sarebbe!!!!!

lunedì 4 febbraio 2008

Riflessione politica di Franco Bruno

La vita politica italiana si fa sempre più barbara. Tanti delitti, tanti processi, restano fermi, impuniti. Esattamente come accade nel Parlamento e in Senato. Parlamentari e Senatori mischiati in tanti presunti reati. Che spesso si fanno le leggi per conto proprio a danno dei cittadini comuni. Mi sembra di assistere ad un film dell’orrore, proprio come l’assoluzione del capo del centrodestra dal “falso”in bilancio, nel centrosinistra invece un Ministro che migra da destra a sinistra come una rondine minacciando magistrati di trasferimento, in Sicilia abbiamo un presidente condannato, che festeggia, si dimette, pronto per candidarsi al Senato sostenuto dal segretario nazionale del suo partito che lo copre infischiandosi di come ha gestito il potere, della fede cattolica e della morale. Sono azioni squalificanti che offendono i cittadini che lavorano tutti i giorni per la sopravivenza. Mi sembra che siamo di fronte ad un’inesorabile discesa verso le oscure paludi d’Acheronte.
Sinceramente da ora in avanti gli italiani con il voto elettorale sono proprio convinti di risolvere il problema delle due Camere, Senato, Deputati eleggendo gli stessi uomini? La destra si porterà tutti coloro che sono inquisiti per ottenere privilegi, come l’immunità parlamentare. In Puglia già ci sono dei casi. Onorevoli inquisiti che oggi sono in Parlamento, che certamente saranno riconfermati nelle liste alle prossime elezioni. La nuova legge elettorale fa paura.
Ecco cosa ha prodotto la legge elettorale del centrodestra. Il crollo di credibilità del Parlamento. Un esecutivo che ha paura, di sottrarsi al controllo della magistratura. Un governo se viola le leggi dello Stato non può ripresentarsi a nuove elezioni. Mi riferisco a destra e a sinistra. Gli ostacoli ci sono e sono numerosi. Il primo consiste che l’elettorato non può fidarsi di una destra che è divisa in due. Quindi Berlusconi che non lascia spazio non ha un partito “ dal volto umano” Casini ha problemi con tanti amici siciliani, Fini si è riconvertito per convenienza al Berlusconismo dopo tante sceneggiate raccontate in tv; Bossi prende lo stipendio a Roma, ma pretende la Republichetta del Nord, come San Marino, e Città del Vaticano. Insomma, le sorti degli italiani sono tinte da colori peggiori. La governabilità del paese continua ad oscillare. A compiere miracoli oggi non vedo nessuno. Se questi signori non cambiano il disegno del nuovo-vecchio gruppo dirigente nei rispettivi partiti l’Italia non crescerà, anzi cresceranno i loro malanni e la sua sostanziale ingovernabilità. Lo scenario nella vita pubblica italiana e immorale, ecco perché si sta ammazzando la democrazia. Cosa fare per avere una classe una classe dirigente credibile? Che alle parole corrispondano i fatti. Se questo avvenisse….”

Lì, 3 febbraio 2008

Dott. Francesco Bruno

sabato 2 febbraio 2008

L'Economist: Berlusconi inadatto a governare

Per l'"Economist" Silvio Berlusconi e' ancora "inadatto" (unfit) per governare l'Italia. A sette anni dalla famosa copertina sul leader di Forza Italia, il settimanale inglese e' tornato a bocciare la prospettiva di un governo guidato dal Cavaliere in un editoriale dal titolo "Traballante se ne va". E in un altro articolo sulla crisi di governo, l'Economist non esclude una vittoria del Partito democratico di Walter Veltroni se correra' da solo
e quindi sfruttera' "l'idiosincrasia" per i piccoli partiti che emerge dai sondaggi: "Le elezioni anticipate restano la migliore scommessa per Berlusconi, ma come in ogni scommessa la vincita non e' assicurata".

L'editoriale dell'Economist sottolinea che l'Italia "ha disperatamente bisogno di un governo stabile e di una dolorosa riforma economica, il problema e' come arrivarci". A suo avviso nel 2001 Berlusconi "ha sprecato una possibilita'" quando ha usato "il capitale politico per proteggere gli interessi dei suoi media e sottrarsi alle accuse dei magistrati, esitando sulle riforme economiche".

Poi, sostiene il settimanale inglese, ha lasciato alle sue spalle "la pillola avvelenata" di una legge elettorale che ha favorito l'instabilita' con la proliferazione di piccoli partiti che lo stesso leader di Forza Italia "ha sempre piu' difficolta' a controllare nella sua coalizione". Ma, legge elettorale a parte, per l'Economist il vero problema resta la mancanza di "riformatori autenticamente liberisti" tra i leader italiani: il governo Prodi ha ridotto l'indebitamento pubblico e migliorato la raccolta fiscale, ma non e' riuscito a riformare il settore pubblico, ne' ha risolto i nodi del Mezzogiorno, come dimostra l'emergenza rifiuti.

E nell'analisi del settimanale "non c'e' alcuna speranza" che Berlusconi, con le sue priorita' di rivedere le riforme sul fisco e di limitare l'uso delle intercettazioni telefoniche, si riveli una "scommessa migliore di Prodi". "Per quanto successo abbia avuto negli affari, Berlusconi resta inadatto per l'incarico a cui aspira. Povera Italia", conclude l'editoriale.

Nemo propheta in patria

Pubblichiamo qui di seguito l'intervento del commissario europeo Almunia, che fa il punto sull'attuale situazione dei conti pubblici italiani.

"Mi auguro che si vada avanti con le politiche lodevoli portate avanti da Prodi e Padoa-Schioppa". E' quanto ha dichiarato il commissario Ue agli Affari economici Joaquin Almunia, presentando la valutazione del programma di stabilita' italiano. "In effetti si tratta di un momento difficilissimo", ha spiegato Almunia, aggiungendo di non poter fare "commenti di natura politica sulla situazione interna dell'Italia". In ogni caso, ha continuato il commissario europeo "spero che le cose si risolvano presto spero in una soluzione che possa incoraggiare le buone tendenze che noi abbiamo gia' osservato negli ultimi anni", e cioe' "le politiche fiscali seguite dal Governo e dal ministro Padoa-Schioppa" che "hanno avuto ottimi risultati nella riduzione del deficit eccessivo e nella capacita' di ottenere gettito per finanziare la spesa pubblica", mentre "certi aspetti importanti della spesa pubblica sono messi sotto controllo e cosi' anche l'evoluzione del debito pubblico". Quindi, ha concluso Almunia, "mi auguro che si vada avanti con queste politiche lodevoli che sono state seguite da Prodi e Padoa-Schioppa fino adesso".

venerdì 1 febbraio 2008

i Porcellum da abbattere

«Prima cambiare la legge elettorale attraverso la riforma in Parlamento o attraverso il referendum, poi andare a votare». Al termine dell’incontro con i rappresentanti del Comitato promotore dei referendum: Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico, il Partito democratico ribadisce il suo più totale sostegno al tentativo di Franco Marini di cercare i numeri e il consenso per realizzare le riforme in Parlamento, ma chiarisce anche che se questo non dovesse accadere, il Pd è pronto a sostenere un esecutivo che consenta lo svolgimento del referendum in primavera per poi andare al voto prima dell'estate.


«Chiunque capisce – spiega infatti il vicesegretario Dario Franceschini al termine dell’incontro al quale ha partecipato con Walter Veltroni - che avrebbe senso prima cambiare una legge elettorale che tutti dicono non funziona e poi andare a votare e non viceversa».

Per questo, aggiunge, «sosteniamo fino in fondo il tentativo del presidente del Senato e poi pensiamo che avrebbe più senso sentire prima come la pensano gli italiani sulla legge elettorale attraverso il referendum e subito dopo, tra qualche mese, votare con la legge che gli italiani hanno scelto».

Una scelta dettata esclusivamente dal senso del dovere. «La cosa più sciocca – conclude, infatti - è pensare che noi abbiamo paura delle elezioni, visto che il consenso verso il Pd sta crescendo».

Una scelta apprezzata anche dal presidente del Comitato referendario. «Il segretario Veltroni ha dato la disponibilità del Pd a sostenere un governo che faccia la legge elettorale in Parlamento o accompagni e consenta il referendum prima del voto, ha raccontato Giovanni Guzzetta aggiungendo: «Noi non strizziamo l'occhio ai tentativi dilatori ma è davvero irragionevole – ha concluso - andare al voto con una legge tanto criticata che invece potrebbe essere modificata ritardando le elezioni solo di poche settimane».