giovedì 8 maggio 2008

COSTANTINO (PD) : I COMUNI DIFFERENZINO SERIAMENTE, O E’ CAMPANIA

La Regione Puglia, con delibera n°231 del 26 Febbraio 2008 fissa i nuovi obiettivi e gli incentivi


BARI – Diciamolo chiaramente: la differenziata in Puglia, e segnatamente in Provincia di Taranto, non decolla. E questo nonostante 34 milioni di € investiti nello sviluppo della raccolta differenziata tra il 2006 e il 2007. La Regione Puglia ha fatto il possibile e anche l’impossibile per migliorarla, in questo senso non si può che ringraziare l’assessore regionale all’Ambiente Michele Losappio per l’equilibrio e la determinazione mostrata in un settore così complesso e delicato. Il Programma operativo approvato dalla Giunta Regionale guidata dal Presidente Vendola ci mette una pezza e fissa gli obiettivi. Primo fra tutti, ridurre quasi alla metà i rifiuti urbani prodotti da ciascun pugliese e smaltiti in discarica. Secondo, aumentare del 40% la raccolta differenziata, che in alcuni casi monstre, come nel mio Comune, Ginosa in provincia di Taranto retto da una maggioranza di centrodestra dal 2001, è al deludentissimo 6%. Terzo, aumentare al 20% la frazione umida (i residui prettamente alimentari e vegetali) trattata in impianti di compostaggio.
La delibera della Regione Puglia n°231/2008 individua sostanzialmente 3 azioni: 1) riduzione dei rifiuti e dotazione di mezzi ed attrezzature, 2) campagne di sensibilizzazione nelle scuole ed istituzionale, 3) azioni di programmazione ed indirizzo in particolar modo con gli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione tesi a premiare negli appalti le imprese che offrono prodotti e servizi sostenibili, tesi al rispetto dell’ambiente nell’intero ciclo di vita. Tutto questo in un quadro di azioni che discende direttamente dall’Unione Europea passando per il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 e l’art.1108 della Legge Finanziaria 2007. Quelli sopra sono standard minimi con verifica intermedia al 2009. Praticamente domani, e rischiamo di arrivare fortemente impreparati. In questo senso la Regione spende ulteriori €660.000 dei POR 2000-2006 di cui 100.000€ di fondi regionali per le campagne di sensibilizzazione. Il programma operativo poi riafferma la centralità degli ambiti territoriali ottimali (A.T.O.) per la efficienza della raccolta e del trasporto dei rifiuti e soprattutto per il raggiungimento dei livelli di autosufficienza nella gestione dei rifiuti solidi urbani. Vedi ad esempio il caso di Fragagnano e Grottaglie su cui siamo intervenuti più volte. Ma anche il problema degli imballaggi che vedrebbe una buona soluzione con i dispenser di detersivi in accordo con lo slogan “il flacone ha un costo, compralo una sola volta”. Nel Piano Operativo si ribadisce che i contributi aggiuntivi su finanziamenti POR saranno legati alla percentuali di raccolta differenziata raggiunte. Insomma una catena di interventi e uno sforzo finanziario senza precedenti ma poco compreso a livello locale.
Citiamo due soli brevi fatti ad esempio.
Non più di sei mesi fa (5 Novembre 2007) un protocollo di intesa fra la Regione Puglia, Provincia di Taranto e l’ATO – ambito territoriale ottimale - TA 1 finanziava con 4,5 milioni di euro un programma di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani dei 12 Comuni dell’ATO. L’ATO TA 1 comprende i comuni di Castellaneta - Crispiano - Ginosa - Laterza - Martina Franca - Massafra - Montemesola - Mottola - Palagianello - Palagiano - Statte – Taranto. Il programma puntava sulla raccolta porta a porta in alcune zone come i centri storici dei Comuni più popolosi, all’acquisto di mezzi ed attrezzature, ad una campagna di sensibilizzazione della popolazione. Quindi normale collaborazione interistituzionale fra Enti anche di colore politico divergente. Il progetto era immediatamente operativo. Da allora però questo scatto non si è visto, poiché l’impegno è stato in molti casi fiacco, l’incentivo visivo alla differenziata costituito da isole eco-logiche con punti di raccolta con orari e giorni chiaramente visibili è mancato, si è abbandonata in molti casi la via dei cassonetti di diverso colore sempre pronti etc. etc. In molti di questi Comuni, agli ignari cittadini si aggiungerà al danno la beffa. Poiché la ecotassa aumenterà per i Comuni inadempienti rispetto alla raccolta differenziata, peraltro percettori di fondi appositi.
Due mesi prima, era il settembre 2007, il PD di Ginosa e Marina di Ginosa con il mio pieno coinvolgimento organizzò una manifestazione di protesta in Piazza Indipendenza a Marina di Ginosa. Anche allora l’allarme è rimasto lettera morta. In questi giorni la sentenza del Consiglio di Stato che dà ragione alla Cisa, il consorzio che gestisce i rifiuti dell’ATO TA/1, fa aumentare fino a 85 euro la tonnellata i costi di conferimento in discarica. Ai ginosini la tassa sugli RSU era stata già aumentata (dal Comune) del 40%, ora si aggiungono ulteriori 1,3 milioni di euro non comprensivi di spese ed interessi legali. Con una buona differenziata i circa 63 euro che ogni abitante dovrà sborsare sarebbero stati probabilmente molto meno.
Bari, 8 Maggio 2008
Il consigliere regionale del PD
Paolo Costantino

Paolo Giannico propone "La spesa a chilometro zero"

Il farmers market compie tre anni: gli agricoltori vendono i prodotti direttamente, i consumatori trovano qualità e risparmio. Così ci guadagnano tutti e in mezza Italia “copiano” il modello Taranto

Quando è cominciato tutto, tre anni fa, sembrava un’americanata. In realtà il farmers market lo è, ma solo nel senso che l’idea della vendita diretta di prodotti agricoli è a stelle e strisce da almeno trent’anni e la declinazione tarantina è una rivisitazione adeguata ai tempi moderni.Il primo farmers market d’Italia, ma chi lo ha fondato preferisce definirlo “mercato degli agricoltori”, ha aperto i battenti esattamente il 12 maggio 2005; un po’ per sfida un po’ per rispondere ad un’esigenza sempre più sentita: fare la spesa sì, ma comprando prodotti di qualità e a prezzi competitivi. Rigorosamente in chiave locale.Così nel cuore di Taranto, in corso Umberto 121, tre anni fa è partito un pionieristico esperimento di vendita fatta direttamente dal produttore al consumatore, cioè senza (costosi) passaggi intermedi.
Il vicepresidente della Coldiretti laertina Paolo Giannico, uno di quelli che ci ha creduto
assieme a Paolo Nigro e Giuseppe Scagliola (i vertici provinciali di Coldiretti, dove oggi siede Francesco Carbone), ha una sola parola per dire com’è andata la scommessa: «Un successo». Che, oggi, conta pure 12 dipendenti.Prima del “boom”, però, ci sono stati quattro anni di gavetta. «Tutto è cominciato con Campagna Amica – dice Giannico, che in azienda ha tutta la famiglia –, vendendo prodotti tipici e facendoli assaggiare a due passi da Piazza Immacolata, ma era un appuntamento occasionale, sotto le feste. L’idea di fare il grande salto ci è venuta quando la gente ha cominciato a chiedere: “E adesso dove veniamo a trovarvi?”».
Detto, fatto. Il farmers market è nato così; una novità capace di cambiare le abitudini di acquisto, ma anche i ritmi di produzione, visto che, ad esempio, per trovare la ricotta calda o le mozzarelle alle otto e mezza di mattina le mucche vanno munte alle 3 di notte. E l’acquirente, di contro, trova tutto quello che gli serve concentrato nello stesso posto. E’ il modello della spesa a chilometro zero, un freno rispetto ai prezzi galoppanti, ma anche la risposta tutta locale ai “pirati dell’agroalimentare”.Basta fare un giro tra i banconi per “ritrovarsi” nelle aziende di Laterza (pane, latticini e ortofrutta), passare per Martina Franca (salumi, pasta fresca e mele), fare un salto a Statte (olio e conserve di pomodoro), curiosare per Castellaneta e Foggia (conserve, salse e miele) e fare una capatina a Manduria (olio e sott’oli). In tutto una quindicina di aziende agricole con i loro banconi e le casse, simboli della filiera lunga che va in soffitta. Addio intermediatori, trasportatori, confezionatori e trasformatori. E, ovviamente, relativi costi. «Quel margine di guadagno in più – dice Giannico – lo dividiamo a metà, tra noi e i consumatori». Con soddisfazione e vantaggi reciproci.Soprattutto in tempi in cui ai picchi dei prezzi corrisponde un crollo dei consumi per i generi di prima necessità, pane e pasta su tutti. Nei primi tre mesi del 2008 - dicono le statistiche più recenti - c’è stato un calo, rispettivamente, del 3,5 e del 1,8 per cento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Mentre i prezzi al dettaglio hanno proseguito la loro corsa: più 18,6 per cento per la pasta e 13,1 per cento per il pane nei confronti del primo trimestre del 2007.Nel mercato degli agricoltori, invece, il panorama cambia: «Il consumatore - conferma Giannico - viene da noi perchè trova mediamente un risparmio del 20 per cento. Le mozzarelle, ad esempio, costano un euro meno di quelle dei caseifici baresi e sono fresche di giornata e senza additivi». E poi ci sono le offerte a metà mese su prodotti specifici: un modo per combattere l’effetto «quarta settimana». «E a noi conviene stare assieme - aggiunge Giannico - perchè abbattiamo i costi di gestione o del fitto dei locali».Certo, la novità del farmer non è stata presa bene da tutti: «All’inizio fioccavano le multe per i parcheggi in doppia fila». Poi è arrivata la “salvezza”: «Una fermata del bus. La gente viene, fa la spesa e riparte». E, a quanto pare, anche gli altri commercianti si sono adeguati: «Hanno abbassato i prezzi per essere competitivi: è così quando la concorrenza funziona. Anzi, qualcuno vien pure a comprare da noi...». Potenza del rapporto qualità-prezzo.Insomma, quella del farmers market è la storia di un’idea vincente. Che Giannico vorrebbe contagiasse un po’ tutti i comuni (una legge targata Coldiretti-De Castro lo permette), ma che nel frattempo è stata già copiata nella vicina Bari ed è stata studiata dagli emissari delle regioni Toscana, Sardegna e Trentino. Per una volta, almeno, il modello che funziona siamo noi.»
da Corriere del Giorno di Massimo D’Onofrio

IL SOTTILE CONFINE DELLA LEGALITA'


Vanity Fair, 7 maggio 2008


Ci sarà pure l’invidia sociale e il voyeurismo morboso a avvelenare la glasnost fiscale voluta dal povero (e martoriato) Vincenzo Visco, ma in via di principio, l’operazione trasparenza, con i redditi degli italiani consultabili via Internet, non mi sembra affatto uno scandalo. Convinto come sono che siano infinitamente più oltraggiose le bugie dei dentisti da mille euro al mese, dei commercianti con Suv, ma nullatenenti, e degli imprenditori più poveri dei propri dipendenti, come ogni anno ci raccontano le dichiarazioni dei redditi degli italiani brava gente. Tanto, tanto devoti alla propria privacy. Hanno scritto che non è bello spiare il proprio vicino di casa o di ufficio, rovistare dentro al portafoglio di un calciatore e della sua bella. D’accordo, non è nemmeno elegante. Ma intanto l’elenco alfabetico di Internet riguarda tutti, va da a alla zeta, senza deroghe. Nei suoi labirinti si guarda e si è guardati. Non ci sono buchi della serratura a metterci in salvo, ma pagine di un libro aperto, dove tutti noi diventiamo controllori e controllati. Che poi sarebbe un principio elementare della democrazia contro il segreto, contro tutti i segreti, che di solito nutrono i poteri oligarchici e di casta.Smisurate grida hanno convinto il garante a chiudere le porte elettroniche degli elenchi (anche se troppo tardi). Piegandosi ai clamori di un Paese dove si evadono 200 miliardi di euro l’anno. Dove trenta (o quaranta o cinquanta) italiani su cento non pagano le tasse. Compiendo un gesto antisociale, prima che contabile. Perché usano strade, scuole, ospedali, boschi, coste e città costruite con la fatica (e il denaro) degli altri.

Godendosi i propri vantaggi, mordendo gli intrusi, senza mai far scandalo, ben protetti dalla privacy.

Segnalazioni

E' in edicola l'edizione tascabile di Vita agra di un anarchico, ripubblicato da Baldini Castoldi Dalai. Il libro, introvabile da anni, contiene una nuova prefazione.

LA BUONA POLITICA

Agnese Moro ricorda il padre oggi a Laterza“Incontri con la Santità”, ultimo appuntamento
«Papà ho sete, mi porti l’acqua? E’ notte fonda, papà si alza e mi porta l’acqua, o forse l’aveva portata ad un fratello, o a una sorella, e io mi aggrego. Mi porti l’acqua papà? E l’acqua arriva sempre».
Così Agnese Moro, figlia del grande statista barbaramente ucciso dalle Brigate rosse trent'anni fa, ricorda l’uomo Aldo Moro.“Un uomo così”: è, appunto, il titolo del libro di Agnese Moro (Rizzoli, 2003) che questa sera (ore 19), in Santa Croce, farà da guida nell’ultimo dei quattro “Incontri con la santità” proposti dalla parrocchia laertina, in collaborazione con l’Azione cattolica. Degna chiusura, dunque, per una rassegna che con Madre Teresa di Calcutta, don Tonino Bello e don Luigi Sturzo ha fin qui toccato espressioni diverse, eppure convergenti, di quella santità “feriale” ch e va oltre gli onori degli altari, umilmente esaltandosi (e non è un paradosso) al di qua di essi: nell’esercizio quotidiano dell’esistenza. «La Santità - scrive don Lorenzo Cangiulli, parroco di Santa Croce che con Domenico Savino e Giovanni Pietricola ha coordinato gli “incontri”- è essere gioiosi, ma è accettare anche le sofferenze fino all’estremo sacrificio della propria vita: è quello che Aldo Moro ha lasciato in eredità a tutti noi». Insieme ai cinque uomini della sua scorta trucidati nell’agguato di via Fani: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino. Sociopsicologa, impegnata in coordinamenti di ricerca no-profit (è fra l’altro presidente dell’Associazione nazionale donne per lo Sviluppo e la lotta all’esclusione sociale), Agnese Moro centellina pagine inedite della vita del suo “papà”. Pagine che, a trent'anni dalla Renault rossa di via Caetani (9 maggio 1978), provano a raccontare Aldo Moro fuori dal clamore della politica e dentro la sensibilità degli affetti. Per quanto sia possibile, parlando di lui, tenere le due cose separate senza sminuirne la straordinaria carica umana che le univa. «Andava a messa tutte le mattine, come anche mia madre - scrive Agnese Moro -. Credo lo facesse non per convenienza, ma per un bisogno interiore di inginocchiarsi e di chiedere aiuto; di rimettersi a qualcosa di più alto e di più grande». Un po' come aspettare l’acqua a notte fonda.»

da La Gazzetta del Mezzogiorno di Francesco Romano

mercoledì 7 maggio 2008

RIUNIONE COORDINAMENTO PD DI LATERZA

VENERDI' 9 MAGGIO ORE 19:30 in Via Porta Pia,
RIUNIONE DEL COORDINAMENTO PD DI LATERZA

Argomenti di Discussione:
  • Assemblea Provinciale PD
  • Analisi Consiglio Comunale
  • Prossime iniziative pubbliche

«Rifiuti industriali nell’agro: tocca al Comune bonificare»

«Il 30 aprile scorso in agro di Castellaneta contrada “Le grotte” è stata segnalata la presenza di rifiuti: si tratta probabilmente di fanghi industriali contenuti in sacchi di yuta da 1000 kg». La denuncia arriva dai consiglieri comunali del Pd, Angelo Loreto e Luigi Notarfrancesco, i quali fanno presente che «la segnalazione è stata effettuata sia presso il Corpo Forestale dello Stato sia ai Vigili Urbani di Castellaneta».«La probabile natura dei rifiuti - secondo i due consiglieri - rende urgente un intervento celere per la bonifica del sito. A oggi questo non è ancora avvenuto. La competenza nella fattispecie è del sindaco e dell’ufficio tecnico comunale. Appare quantomeno doveroso sollecitare l’urgenza della bonifica vista la caratteristica geologica del sito che presenta sorgenti superficiali e fenomeni carsici in rilievo. In caso di pioggia, infatti, si rischia un’espansione della superficie inquinata e cosa di non secondaria importanza l’inquinamento della stessa falda acquifera». «Ciò comporterebbe - continua la nota - un aumento dei costi per la bonifica ma soprattutto un pericolo in termini sanitari e sociali. Si fa presente, infatti, che nel raggio di 200 metri insistono 6 pozzi dell’acquedotto pugliese che immettono acqua direttamente in rete per uso domestico. Non vorremmo che questa amministrazione riproduca gli stessi atteggiamenti visti mesi fa rispetto ad un altro caso di discarica abusiva a cielo aperto, al confine con il comune di Laterza, sito che ad oggi non è stato ancora bonificato».«La tutela del nostro territorio e degli interessi su di esso presenti - puntualizzano Loreto e Notarfrancesco - deve essere soddisfatta a pieno; non possiamo lasciare che scempi ambientali del genere accadano, ma soprattutto che ad essi non si ponga rimedio immediato. Non c’è giustificazione valida che possa impedire questo. Tanto meno la mancanza di fondi. Se fosse questa la ragione saremmo di fronte ad un ente che irresponsabilmente non si cura di prevedere somme per la “tutela di se stesso”. Auspichiamo che celermente vengano osservate tutte le procedure di accertamento da parte degli enti preposti e con esse la piena responsabilità dell’ente»
Corriere del Giorno

L'Ue cancella la procedura di deficit eccessivo nei confronti dell'Italia

La Commissione approva la proposta di Almunia: i conti del nostro Paese sono in ordine: «il deficit è stato portato sotto il tetto del 3% del Pil in maniera credibile e sostenibile»

BRUXELLES (BELGIO) - Tutto confermato. Disco verde della Commissione Ue sull'abrogazione della procedura di infrazione per deficit eccessivo aperta nei confronti dell'Italia nel 2005. Spetta ora al Consiglio Ecofin dare il via libera definitivo.


L'OK DELLA COMMISSIONE - L'esecutivo europeo ha approvato la proposta del commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia - che oggi incontrerà il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa - secondo la quale in Italia «il deficit è stato portato sotto il tetto del 3% del Pil in maniera credibile e sostenibile». Il rapporto deficit Pil - conferma la Commissione Ue - si è attestato all'1,9% nel 2007 ed è previsto risalire al 2,3% nel 2008 e al 2,4% nel 2009. Il debito pubblico continuerà a calare «solo leggermente» per attestarsi intorno al 102,5% nel 2009.

Corriere della Sera

07/05/2008

INDIGNAMOCI!!!!


L'improbabile conflitto tra Alitalia e ricerca biomedica


Ci sono buone notizie dal campo delle terapie geniche.

Due studi pubblicati di recente mostrano risultati incoraggianti, che estendono le potenziali applicazioni di queste terapie. Entrambi gli studi portano firme italiane.

Il principio su cui si basano le terapie geniche è quello di sostituire un gene "difettoso" con una copia normale, funzionante del gene, una sorta di trapianto su scala molecolare. Per ottenere questo risultato si sfruttano le capacità dei virus di alterare il DNA delle cellule infettate. Il virus reingegnerizzato agisce come un mezzo di trasporto per la copia del gene che si vuole trasferire nella cellula.

Le difficoltà delle terapie geniche sono soprattutto quelle di riuscire a ingegnerizzare questi virus-vettori facendo in modo che ottengano il risultato voluto (l'inserzione del gene in una precisa posizione del DNA della cellula) senza causare effetti collaterali dannosi (come generalmente avviene con i virus allo stato naturale). Un'altra difficoltà riguarda le dimensioni dei geni che il virus è in grado di trasportare. Tanto più piccola è la capacità di trasporto, tanto più limitate sono le applicazioni pratiche della terapia. A queste difficoltà tecniche si aggiunge poi una difficoltà di tipo sociologico: ai tempi della bolla speculativa sulle biotecnologie, durata più o meno fino al 2000-2001, la ricerca sulle terapie geniche era stata accompagnata da molte promesse che si sarebbero poi rivelate gonfiate, e ogni annuncio di progresso in questo settore deve oggi riuscire a vincere un certo scetticismo, anche da parte di persone informate. I singoli casi di successo non bastano da soli a giustificare ricerche che appaiono costose e di applicazione limitata, e gli stessi ricercatori sono attenti a non generare illusioni premature sulla portata dei loro progressi.Come dicevo, recentemente ci sono stati due progressi in questo campo. Il primo riguarda l'aumento della capacità di trasporto di un particolare tipo di virus, una scoperta italiana frutto di una ricerca effettuata dal Tigem di Napoli (l'Istituto Telethon di Genetica e Medicina). Il secondo riguarda l'applicazione pratica della terapia genica per la cura di una forma di cecità ereditaria, un lavoro internazionale che per parte italiana ha visto impegnato ancora l'Istituto Telethon, assieme all'Università Federico II di Napoli. Questo secondo lavoro occupa una posizione di rilievo nell'ultimo numero del New England Journal of Medicine, tra le più importanti (se non la più importante) rivista medica del mondo, che gli dedica un editoriale.


Potrei chiudere qui con i miei complimenti ai ricercatori italiani, che se li meritano, e a Telethon che li ha finanziati. Ma l'annuncio ha avuto una coda polemica di cui proprio non si sentiva il bisogno, e che ha guastato l'atmosfera.Premetto di non avere alcuna idea su come salvare Alitalia, e che il prestito-ponte di 300 milioni di Euro stanziato dal governo uscente mi è sembrato niente più che un tirare a campare, dopo che la politica era riuscita a portare sull'orlo del collasso una situazione già critica. Può anche essere che il prestito sia una violazione delle norme europee, e che insomma si riveli l'ennesimo pasticcio. Ma la notizia è che quei 300 milioni sono stati sottratti alla ricerca. L'ha detto Susanna Agnelli, presidente di Telethon.Sono seguite parole più grosse. Donatella Poretti, senatrice radicale eletta nelle liste del PD, ha dichiarato che "Per prolungare l' agonia di un'azienda morta e stramorta, si tolgono denari -gia' scarsissimi- a quelle risorse del Paese che la vita, quella dei malati, la possono salvare sul serio." Su Progetto Galileo, un blog collettivo tenuto da vari ricercatori, si parla di soldi "rubati da un fondo per la ricerca scientifica". Svariati altri commenti di questo tenore hanno iniziato a circolare sulla rete.Ho criticato e continuerò a criticare il disinteresse pressoché totale della politica nei confronti della ricerca, ma non mi associo a chi vuole tirare in ballo la questione in questa sorta di guerra tra poveri. Dichiarare "morta e stramorta" una azienda alla ricerca di compratori mi pare un inutile schiaffo alle già precarie aspettative dei lavoratori. Stesso discorso per l'idea che i soldi sarebbero stati "rubati": trattandosi di un prestito, se Alitalia troverà un compratore questi dovrà farsi carico della sua restituzione, con gli interessi. Io non so se il prestito sia legittimo dal punto di vista delle norme europee, non mi pronuncio.


Ma l'idea che lo Stato non possa mettere 300 milioni di Euro per tenere in piedi una azienda industriale in crisi è un'idea miope, almeno quanto quella per cui è inutile spendere soldi per ricerche dagli esiti incerti e in là nel futuro.



Siamo Tutti Dei Bravi CRISTIANI



Voi, oh gente italica, che con cotanto disprezzo guardate a noi poveri terroni, che per i nostri modi, per il nostro vivere felice e clientelare, vi risultiamo insopportabili. Pensavate che vi regalassimo solo Totò Cuffaro in Senato? Solo un colluso con singoli mafiosi? Illusi. Noi le cose le facciamo bene e fino in fondo. O non le facciamo. Voi sapete che gli eletti siciliani dell'Udc al Senato sono in tre; la Sicilia è infatti l'unica regione dell'universo in cui l'Udc ha raggiunto il quorum. Tre: Totò il condannato, D'Alia e Antinoro. Ma forse non sapete che Antinoro era candidato anche all'Assemblea Regionale Siciliana. E forse non sapete che opterà proprio per la Sicilia, lasciando vacante il seggio al Senato. E sapete chi lo sostituirà? Il quarto classificato...



da

http://www.casadellalegalita.org/

Gli errori di sempre


Stato-Mediaset, copia e incolla


l'Unità, 6 maggio 2008


Oggi il Consiglio di Stato, dopo nove anni di battaglie legali in Italia e in Europa, decide di quanto lo Stato debba risarcire Europa7 per la mancata assegnazione delle frequenze e se consentirle finalmente di trasmettere su scala nazionale. Nella causa il governo è rappresentato dall’Avvocatura dello Stato. La quale sorprendentemente è stata incaricata dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni di respingere le richieste dell’editore Francesco Di Stefano e di difendere lo status quo: cioè la legge Gasparri e il diritto di Rete4 a occupare le frequenze anche senza concessione (perduta da Mediaset e vinta da Europa7 nel 1999). Un fatto già abbastanza singolare: l’Unione aveva promesso di abrogare la Gasparri e il 31 gennaio la Corte Europea di Giustizia ha sostenuto i diritti di Europa7 contro quelli di Rete4. Ma non basta. Per difendere Rete4, l’Avvocatura dello Stato che rappresenta il governo Prodi copia, nella sua memoria, intere pagine da quella degli avvocati Mediaset. Non per citare le loro tesi tra virgolette. Ma per farle proprie, senza nemmeno precisare da dove sono tratte. Il gruppo Berlusconi ufficialmente non è parte in causa: Europa7, per la mancata assegnazione delle frequenze, ha citato lo Stato tramite il ministero delle Comunicazioni e l’Autorità garante delle Comunicazioni. Ma Mediaset è intervenuta ugualmente con una memoria, ben sapendo che, se fossero assegnate le frequenze a Europa7, a perderle sarebbe Rete4. E l’avvocato dello Stato Maurizio Di Carlo che fa? Il copia-incolla dalla memoria Mediaset, senza nemmeno tentar di camuffare quest’autentica privatizzazione delle istituzioni al servizio del Biscione.

Il tutto, ancor prima che Berlusconi torni al governo per la terza volta.


Leggere e confrontare la memoria dell’Avvocatura dello Stato (55 pagine) e quella di Mediaset (78), pubblicate integralmente su www.voglioscendere.it, è un tragicomico gioco di società: “Trova le differenze”. La più evidente è che lo Stato difende Rete4 addirittura con più passione di Mediaset. Per il resto, pagine e pagine trapiantate pari pari dagli atti dell’azienda berlusconiana. Qualche esempio. Pagina 9 dell’Avvocatura: dieci righe (da 7 a 17) copiate da pagina 49 della memoria Mediaset (righe 1-15). Le pagine 5 (da riga 20) e 6 (fino a riga 18) dell’Avvocatura sono identiche alle pagine 60 (da riga 3), 61 (tutta) e 62 (fino a riga 11) di Mediaset. Le pag. 17 (da riga 7) e 18 (fino a riga 13) dell’Avvocatura sono uguali alle pag. 60 (da riga 3), 61 (tutta) e 62 (fino a riga 22) di Mediaset. La pag. 35 (righe 4-23) dell’Avvocatura è plagiata dalle pag. 39 (da riga 9) e 40 (fino a riga 5) di Mediaset. A pag. 35 (righe 27-31) dell’Avvocatura, stesse parole di pag. 47 (righe 17-22) di Mediaset. E così via. Una volta manca un “quindi”. Un’altra c’è “In proposito” al posto di “In primo luogo”. Tutto il resto, compresa la punteggiatura sbagliata (molte virgole tra il soggetto e il verbo), è identico. Idem per le conclusioni, con esiti talvolta comici. Per l’Avvocato dello Stato, se Europa7 non ha avuto le frequenze, è colpa sua: avrebbe dovuto ”acquisirle anche di sua iniziativa” (e dove? e come? armi in pugno?), visto che lo Stato “non aveva l’attuale disponibilità dell’oggetto” (per forza: ha consentito che lo conservassero Telepiù nero e Rete4, prive ormai di concessione). E comunque – aggiunge Di Carlo - disapplicare la Maccanico e la Gasparri spegnendo Rete4 sul terrestre non comporterebbe il trasferimento automatico delle frequenze a Europa7 (e a chi,di grazia?).

Insomma, lo Stato ignora la recente sentenza della Corte europea di Lussemburgo, sollecitata dallo stesso Consiglio di Stato, secondo la quale le normative comunitarie “ostano a una normativa nazionale la cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell’impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”. Dunque basta con il “regime transitorio istituito a favore delle reti esistenti” a scapito di Europa7, previsto dalla Meccanico, dalla Salva-Rete4, dalla Gasparri e dal ddl Gentiloni (mai divenuto legge). Tutte leggi che andrebbero disapplicate. Non solo: “la libera prestazione di servizi” tutelata dalle norme comunitarie - scrive la Corte europea - “esige non solo la concessione di autorizzazioni alla trasmissione, ma altresì l’assegnazione di frequenze”, se no “un operatore non può esercitare i diritti conferitigli dal diritto comunitario per l’accesso al mercato televisivo”.Sentenza alla mano, gli avvocati Grandinetti e Pace che seguono Europa7 chiedono al Consiglio di Stato le frequenze e i danni subiti. Il “danno emergente”, cioè i soldi fin qui spesi per gl’investimenti richiesti dalla legge a chiunque vinca una concessione (oltre 120 milioni di euro). E il “lucro cessante”, cioè i mancati utili della tv mai nata (oltre 2 miliardi di euro). Semprechè il Consiglio condanni lo Stato ad assegnarle finalmente le frequenze. Altrimenti Europa7 morirebbe per sempre e Di Stefano avrebbe diritto al valore dell’intera azienda. Il governo dell’Unione, tramite l’Avvocatura, parla in playback: testi e musiche di Mediaset. Niente risarcimento. Niente frequenze. Viva la Gasparri. Rete4 sine die.


Tutto come prima, come sempre.


Berlusconi non avrebbe saputo fare di meglio.La memoria dell'Avvocatura dello Stato - scarica il fileLa memoria di Mediaset - prima parte - seconda parte(si consiglia di salvare i file sul proprio pc per facilitarne l'apertura)


Segnalazioni



DIOSSINA IN TARANTO

Nel febbraio 2008, i tecnici di ARPA Puglia, in collaborazione con il Consorzio INCA, hanno effettuato una seconda campagna di rilevazioni dei fumi emessi dal camino dell’impianto di agglomerazione dello stabilimento siderurgico di Taranto, per la determinazione di policloro dibenzo diossine e furani nel flusso convogliato.
I campionamenti sono stati effettuati con le stesse modalità della precedente campagna, secondo la norma UNI EN 1948-1:2006, dalla bocchetta di prelievo a 53 metri di altezza, con una sonda della lunghezza di 5 metri con l’anima interna di titanio.

Nel periodo della prima campagna di rilevazioni, il sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni (SME) degli inquinanti “tradizionali”, i cui dati sono trasmessi per via telematica all’ARPA di Taranto, aveva mostrato concentrazioni di polveri nel flusso emesso dal camino dell’impianto di agglomerazione ben inferiori a quelle dei periodi precedente e successivo, con una conduzione di impianto non “routinaria”.
Durante la seconda campagna, le concentrazioni di polveri nei fumi sono risultate di entità maggiore e più confrontabili con il regime “normale” dell’impianto (seppure sempre inferiori rispetto alla media del periodo precedente).
Ciò può essere messo in relazione con i valori più elevati di PCDD/F, rilevati nel flusso convogliato durante la campagna “invernale”.
Andamento medio giornaliero delle polveri (mg/Nm3) nel primo trimestre 2008
Vanno, ancora una volta, ricordati i limiti vigenti per questa tipologia di impianti all’interno della Comunità Europea, quali ad esempio il valore di 0,4 ng I-TEQ/Nm3 della Germania e quello di 2 ng I-TEQ/Nm3 della Gran Bretagna.
In Italia, com’è noto, la Regione Friuli Venezia Giulia ha stabilito il valore limite di 0,4 ng I-TEQ/Nm3 per le emissioni dell’impianto di sinterizzazione di Servola, molto più piccolo di quello di Taranto.
Va rimarcato, ancora, che le concentrazioni di diossine rilevate non possono essere inquadrate raffrontandole al limite di legge in vigore in Italia dal 1990, confermato dal Decreto Legislativo 152/06, pari a 10.000 ng/Nm3.
Tale limite costituisce infatti una “anomalia”, in quanto si riferisce alla concentrazione totale dei 210 congeneri di PCDD e PCDF, e non alla concentrazione I-TEQ dei 17 congeneri tossici, previsti dalla norma UNI EN 1948:2006 ed utilizzati ormai comunemente come riferimento in tutta la letteratura scientifica e nella stessa normativa europea e italiana sugli inceneritori.
Il limite nazionale appare inoltre elevato e difficilmente superabile, anche nelle peggiori condizioni di emissioni.
I risultati ottenuti hanno confermato la rilevanza della problematica delle diossine diffuse in aria dall’impianto di agglomerazione dello stabilimento siderurgico di Taranto, con valori di emissioni massive annue che superano i dati riportati dal Registro INES.
In seguito a ciò (e anche in relazione alla procedura di AIA cui l’impianto è attualmente sottoposto) si evidenzia ancor più la necessità di attuazione delle proposte tecniche e normative, già formulate da ARPA Puglia, le cui più salienti sono riassunte di seguito.

Proposte di ARPA Puglia

· Monitoraggio periodico delle diossine nelle emissioni dell’impianto di agglomerazione (cadenza mensile).
· Installazione sul camino di un sistema di campionamento continuo dei microinquinanti.
· Controllo sistematico delle ricadute al suolo dei microinquinanti, con analisi di alimenti, flora, fauna, terreni, aria, e simulazioni modellistiche per determinare le aree di massima ricaduta.
· Installazione sul camino di un sistema di accesso permanente facile e sicuro al punto di prelievo, con adatto impianto di sollevamento in quota.
· Fissazione alle emissioni al camino del valore limite di PCDD/F di 0,4 ng I-TEQ/Nm3.
· Abbassamento del limite per le emissioni di polveri del camino dagli attuali 80 mg/Nm3 a 30 mg/Nm3.
· Definizione di una concentrazione di ossigeno di riferimento alla quale normalizzare le concentrazioni di inquinanti nei fumi del camino (attualmente non stabilita); si propone il valore del 15,5% (v/v).

martedì 6 maggio 2008

Laterza, entra Irene Bruno in Consiglio Comunale

«Ripescata» dopo le dimissioni di Lorenzo Caldaralo

«Al servizio della collettività, nel rispetto di chi mi ha votato: non mi aspettavo questa chiamata, ma sono in Consiglio e sono lieta di farne parte»: Irene Bruno, architetto, è subentrata venerdì al dimissionario Lorenzo Caldaralo nella massima assemblea cittadina. Si è seduta fra i banchi di opposizione, da indipendente: ex Margherita, Irene Bruno, non aveva aderito al Pd. Da qui la scelta di fare gruppo da sola, preceduta, fino all’ultimo, dalle voci, insistenti, di una possibile rinuncia. L’interessata conferma. E alla Gazzetta, fuori Consiglio, chiarisce: «Sono qui per senso di responsabilità verso quei cittadini, e non sono pochi, che hanno creduto in me: darò il mio contributo». Attestazioni unanimi in Consiglio. Per il “tocco” di rosa portato in aula (Licia Catucci, assessore alla Cultura, non è più sola), e per la professionalità riconosciuta alla neo-entrata. Da Sebastiano Stano (Sdi), ad Arcangelo Rizzi (FI), da Gianni Serafini (Pd), alla stessa Catucci (lista Cristella), dal sindaco Giuseppe Cristella al presidente del Consiglio Franco Frigiola.«Non perderemo l’opportunità di amministrare in forma più allargata» dichiara il sindaco, rimarcando la scelta di “indipendenza” maturata dalla Bruno. E il presidente Frigiola, sulla stessa lunghezza d’onda, esprime piena «disponibilità ad accogliere le istanze che saranno presentate per il bene della comunità».
Sciabolate con rinvio sul punto a seguire. In discussione, il regolamento sulle forme di consultazione popolare, relatore il sindaco Cristella. Ci sono temi e argomenti che per la loro “trasversalità” manifesta - spiega Cristella - richiedono il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni da prendere: «Ampliare le forme di partecipazione, con forum, momenti assembleari e referendum consultivi - aggiunge il primo cittadino laertino -, aiuta la democrazia». L’opposizione, d’accordo in linea di principio, chiede però approfondimenti: il consigliere Franco Catapano (Pd) lamenta che il regolamento in questione è stato elaborato dall’alto, senza il necessario apporto delle «forme organizzate e associate» del territorio, e che per questo rischia di «rendere estemporanei strumenti di grande rilevanza»; Sebastiano Stano (Sdi) parla di regolamento necessariamente da «condividere» e chiede di essere messo nelle condizioni di farlo. Dopo una breve sospensione dei lavori, è il sindaco Cristella a proporre il rinvio del punto in discussione. Con arringa al seguito: «Sono stanco di prediche a vuoto, ci vogliono atti concreti, la democrazia partecipata va sostenuta non solo a parole», argomenta. E stigmatizza gli incontri (quattro) della competente commissione consiliare andati a vuoto, per assenza dei rappresentanti di opposizione. «Le commissioni vanno rivalutate, stiamo ancora aspettando la revisione del regolamento del Consiglio comunale» ribatte Catapano. Regolamento che, per il presidente Frigiola, va per alcuni aspetti rapportato ad altrettanti dispositivi previsti nell’ultima Finanziaria. Rinviato anche il punto relativo al piano comunale delle antenne: va aggiornato.»

La Gazzetta del Mezzogiorno di Francesco Romano

Bombe ambientali e negligenza informativa

Un nuovo commento di akerfeldt mette in relazione la cattiva informazione con i disastri ambientali. Pubblichiamo integralmente il suo commento ed in particolare vi invitiamo a sottoscrivere l’appello di articolo 21 per una libera informazione.

La domanda è questa: la notizia sotto riportata è più o meno importante di quella dell’uccisione di un peruviano in una lite scoppiata tra connazionali all’uscita di una discoteca?
Come funzionano i criteri di selezione delle notizie in Italia?
E’ intuitivo che i criteri di notiziabilità, adottati dai Tg in particolare, privilegino le notizie più impressionanti, piene di particolari truculenti rispetto ad altre di vero interesso pubblico. E molte volte non ci si limita a riportare l’avvenuto, ma si seguono gli sviluppi “ulteriori”, specie se la vicenda assume i toni del giallo. Ed ecco il Tg1 fare la cronaca quotidiana del processo per la strage di Erba. Ed ecco spuntare plastici di luoghi del delitto e intercettazioni telefoniche tra familiari di presunti assassini in programmi che dovrebbero approfondire ben altri temi.
Come quello dei rifiuti tossici abbandonati nelle campagne dove a pochi metri ci sono coltivazioni e falde acquifere. Bombe ambientali per un attentato alla salute, oltre che all’ambiente, praticamente ignorate dai principali telegiornali e programmi d’approfondimento della televisione italiana . A meno che la vicenda non sia clamorosa, nel qual caso può essere riportata come nona-decima notizia all’interno di un Tg. Come il caso della discarica a cielo aperto di rifiuti pericolosi scoperta ieri alle porte di Assago vicino Milano e riferita dalle odierne edizioni meridiane dei tg nazionali. Ma non basta per dare dignità ad un tema importante come la tutela dell’ambiente.
A proposito apro una “parentesi” politica. Il ministero dell’Ambiente è, a quanto pare, conteso tra la Brambilla e la Prestigiacomo: a riguardo Studio Aperto potrebbe lanciare un televoto aperto al pubblico al fine di decidere chi debba andare in via C. Colombo e sciogliere l’amletico dubbio da consumatori di birra: Rossa o Bionda? Chiusa parentesi politica.
Tutti i Tg hanno fatto vedere, e continuano a farlo, i rifiuti accumulati nelle strade di Napoli e hinterland. Quasi nessuno indaga su cosa abbia veramente portato a questa situazione. Chi prova a farlo viene minacciato dalla criminalità organizzata che lucra sulla salubrità dell’aria. Come l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista Sodano, nella scorsa legislatura a capo della commissione parlamentare sui rifiuti, a cui sono stati recapitati tre settimane prima del voto dei proiettili con annessi messaggi minatori. Sodano non è stato rieletto.
Così come i verdi.
C’è chi esulta, contento forse dell’elezione a presidente del Senato di Renato “Schifo” Schifani, il cui ritratto è abbozzato nell’articolo a lui dedicato da Travaglio e postato dai bravissimi gestori del blog. Ma in Italia tutto questo non conta. E la colpa è dell’informazione in stato semi-comatoso. Specie quella del (dis)servizio pubblico Rai, lottizzato dai partiti. Un’ informazione che, in tanti, troppi casi, narcotizza le civiche coscienze . Un giornalismo che non funge da cane da guardia dei cittadini ma da cane da compagnia dei politici. Che, se toccato nei suoi interessi, non replica sui contenuti, ma demonizza le forme con cui il messaggio viene fatto passare. Beppe Grillo ha ragione nel merito. Sbaglia i modi. L’istrionismo, l’invettiva, gli insulti, infatti, vengono decontestualizzati e offrono una visibilità strumentale agli attacchi dei suoi detrattori. Si parla degli insulti rivolti a Napolitano, a Veronesi ( esimio professore ma che deve dar conto di alcune cose) e ci si indigna, dimenticandosi del florilegio di raffinati versi poetici di cui fanno gran sfoggio i nostri politici.
Su finanziamenti statali alla stampa non una parola. Su un ordine dei giornalisti racimolatore di quote d’iscrizione e dormiente su casi di deontologia professionale clamorosamente violata, meno che zero. Su la legge Gasparri qualcosa si può dire, ma se lo dice Grillo non vale, non se ne parla. Se un giornalista sgradito ai politici si permette di riproporre i discorsi del comico genovese (come fatto tra l’altro da alcuni afoni megafoni del potere in occasione del primo V-day), viene attaccato con levate di scudi bipartisan capeggiate da Petruccioli, presidente Rai in quota Pd. I
l primo passo verso un’ informazione davvero libera è la cancellazione del duopolio televisivo Mediaset (Berlusconi) – Rai (Partiti). L’affrancamento dalla politica del servizio pubblico permetterebbe di recuperarne la vera essenza e avrebbe, inoltre, ricadute positive sull’intera programmazione televisiva attagliata ora alle esigenze di chi vuole cittadini non informati ma deformati. Per questo validissimo è l’invito a sottoscrivere l’appello di articolo 21 per una libera informazione, linkato dagli amici del blog.
akerfeldt

Ritorno al futuro, occasione da non perdere

"E' disponibile a partire da oggi la pagina web http://formazione.regione.puglia.it per informazioni sulle modalità di accesso telematico all' Avviso n. 1/2008 "Ritorno al Futuro" finalizzato alla formazione post laurea. Il progetto, sostenuto dall'assessorato regionale al Lavoro e Formazione Professionale, è finanziato per 40 milioni di euro nell'ambito del POR Puglia per il Fondo Sociale Europeo 2007-2013.

L'anno scorso vide 4416 borse erogate.

Così è stato con un finanziamento di 40 milioni di euro a sostegno del desiderio dei ragazzi di proseguire gli studi, accompagnandoli nel percorso. C'è una novità, il vecchio contratto etico diventa "Ritorno al Futuro", con un'idea del viaggio di andata ma anche di ritorno in Puglia, con un lavoro competente nel sistema delle imprese e della PA pugliese". Alcune le novità sostanziali "per evitare – ha precisato l'assessore – casi antipatici come il prof. associato dell'Università che partecipò al bando e lo vinse o iscritti a master di San Marino finanziati come esteri". Abbassata la soglia di reddito da 80mila a 60mila, per agevolare i redditi più bassi. Prosegue il sostegno alle assunzioni pugliesi, con il "biglietto di ritorno" già staccato per 186 studenti del 2007 assunti in Puglia e con i fondi 2007-13 finanzieremo anche la creazione d'impresa. In più, ci si iscriverà al bando solo per via telematica su formazione.regione.puglia.it , sito aperto dal prossimo 22 aprile al 22 maggio, dove ci sarà anche uno spazio per il curriculum vitae in modo da creare una banca dati a disposizione delle imprese pugliesi. Prevalente il punteggio nel bando per i laureati dell'area scientifica, con decrescente punteggio per le aree giuridico-economica e umanistica e come l'anno scorso privilegiate le domande per voto di laurea, anno di conseguimento e coerenza master-titolo di studio. "Vogliamo infatti – dice Barbieri - far fidanzare o sposare i ragazzi con le imprese, senza però prevedere il divorzio". "Mi ha colpito – ha concluso il presidente Vendola – proprio questo meccanismo di domanda-offerta tra imprese e ragazzi, con la banca dati di curriculum, si tratterà di un archivio importante per le nostre competenze giovanili. Ovunque vada, trovo in Italia e Europa i ragazzi di "Bollenti Spiriti, un marchio della buona Puglia che ha deciso di fare un patto con le giovani generazioni: noi paghiamo gli studi, voi vi impegnate a tornare in Puglia a far fruttare le competenze".

La regione Puglia pensa ai giovani come una ricchezza e lo dimostra fornendogli strumenti che possano valorizzare il loro talento ed il loro merito.

Facciamo in modo che queste "opportunità" vengano sfruttate dai noi giovani!!!


Ivano Decataldo