mercoledì 16 luglio 2008

Acque agitate nel Pd

I Socialisti autonomisti sollecitano un chiarimento. Nel mirino il futuro dell’opposizione e la nomina di un dipietrista nella Comunità montana
«Ma il consiglio comunale di Laterza è costituzionale? E da quali forze politiche è rappresentato?»: lo chiede, in un comunicato stampa, la componente dei socialisti autonomisti del Partito democratico di Laterza.Il punto di «attacco» è nella fatica del Pd «a gettare le basi di un equilibrio politico che nelle sue linee generali trova resistenze striscianti», e nell’ultima riunione consiliare (martedì 8 luglio). «Poca partecipazione dei cittadini, assenti alcuni consiglieri di opposizione» osservano Franco Bruno, Franco D’Anzi e Antonio Losito: «Per noi socialisti del Pd - aggiungono - è un problema finora da tutti sottaciuto, sebbene sia di notevole rilievo».«Ogni reparto se ne sta per conto suo», la sintesi. Con doppia riflessione a corredo: la maggioranza di centrodestra non riesce a rendere «costituzionale» l’opposizione, e la minoranza di centrosinistra non «è ancora entrata nel gioco politico, non amministra, non controlla». Insomma, «la destra toglie la libertà di confronto politico e civile», ma in consiglio comunale «turbamenti non se ne registrano». Anzi, sottolineano i tre, in altra riunione è successo anche che un consigliere pd sia stato determinante, con la maggioraza a corto di numeri, nell’approvazione di una delibera. E sulla nomina del rappresentante della minoranza in Comunità montana (votata martedì 8), viene poi stigmatizzata la sbrigativa convergenza del Pd sul «rappresentante dell’Italia dei valori»: Arcangelo Cirielli, che in consiglio fa gruppo «indipendente» di opposizione.Eppure, rilevano Bruno, D’Anzi e Losito, le comunità montane «sono state soppresse da una legge del centrosinistra». Da qui l’affondo: i socialisti autonomisti esprimono «senza ambiguità e senza sottofondi al coordinamento cittadino, agli elettori, ai simpatizzanti e al gruppo consiliare» il loro disappunto politico per «la mancanza di una linea di condotta costruttiva diretta a risolvere la crisi di u n’opposizione senza responsabilità». Un problema «che non può essere ignorato», per il quale i socialisti-pd chiedono «alla direzione del partito l’assunzione di nuove, specifiche, significative responsabilità».Una risposta alla bordata di Bruno, D’Anzi e Losito arriva dal blog ufficiale del Pd laertino, «postata» dal consigliere comunale Franco Catapano. Il quale concorda «sulla necessità di rilanciare il consiglio comunale di Laterza, soprattutto diventa fondamentale recuperare il ruolo di indirizzo che compete all’assemblea elettiva», ma non si spiega «la confusione che si genera con il ruolo dell’opposizione». Un ruolo duro che «è prima di tutto di controllo e di stimolo, unico contrappeso democratico esistente a livello locale»; un ruolo «non facile da esercitare»: ma non per questo - osserva Catapano - «bisogna ingenerare ulteriore confusione». E sulla comunità montana «non ancora soppressa», il consigliere pd chiarisce che è stato nominato «un rappresentante della minoranza (formata da 7 consiglieri di cui 3 del Pd), rispettando un criterio del vecchio gruppo unico dell’Unione per Laterza». Tutto il resto, taglia corto Catapano, «è retorica politica».

La Gazzetta del Mezzogiorno di Francesco Romano

Comune in contanti, il 2007 si è chiuso con un avanzo di 300 milioni di euro

Si è discusso di rendiconto della gestione finanziaria, di alienazione di un’area comunale e di regolamento sulle forme di consultazione popolare nell’ultimo consiglio comunale di Laterza.
Dalla relazione dell’assessore Minei, sembra che il Comune di Laterza navighi in buone acque, risulta infatti dalla relazione del rendiconto della gestione finanziaria per l’anno 2007 che non solo buona parte degli obiettivi previsti nel bilancio previsionale sono stati raggiunti, ma risulta esserci un avanzo di amministrazione pari a circa 300.000.000 €, cifra sicuramente ingente se consideriamo i tagli effettuati dalle ultime finanziarie a tutti i comuni e se consideriamo anche che il Comune di Laterza è restato nei limiti del patto di stabilità.
Argomento scottante del Consiglio è stato, invece, l’approvazione del regolamento sulle forme di consultazione popolare.
Nelle previsioni dibattito tranquillo, si è rivelato poi essere oggetto di un’accesa discussione tra maggioranza e opposizione.
Già rimandato diverse volte in sede di consiglio, la maggioranza si batteva per non vanificare mesi di lavoro di tecnici e funzionari, l’opposizione invece voleva che fosse ancora rimandato per essere corretto in alcuni suoi articoli che vedevano come ricevente delle richieste popolari e presidente dell’assemblea il sindaco e non il presidente del consiglio a loro dire più idoneo a riceverle, nonostante il sindaco è rappresentate di tutta la comunità che lo ha eletto democraticamente e direttamente al contrario del presidente del consiglio.
Discussa anche l’alienazione dell’area comunale in Sierro Lapillo, il cui ricavato, nei progetti dell’amministrazione verrà impiegato per la sistemazione del vecchio campo sportivo che investito dalla ristrutturazione dovrebbe divenire punto di ritrovo per bambini, giovani e meno giovani.
Il progetto prevede infatti una riduzione del campo da calcio nei limiti minimi per l’omologazione, il resto dell’area, invece, ospiterà gli spogliatoi e verrà adibita ad un piccolo parco giochi con giostrine in legno per bambini.
Favorevoli a questo progetto anche le associazioni sportive, già interpellate e messe a conoscenza dal sindaco delle progettualità per l’area in oggetto. Eletto, inoltre, il consigliere Cirielli come rappresentante di minoranza in seno all’organo della comunità montana murgia tarantina in sostituzione del consigliere comunale Caldalaro Lorenzo dimissionario, ed eletti come componenti di minoranza i consiglieri Bruno e Serafini nelle commissioni consiliari, sempre in sostituzione del consigliere comunale Caldaralo Lorenzo dimissionario.
Corriere del Giorno - 15 luglio 2008

martedì 15 luglio 2008

I Pugliesi onesti ringraziano.

Non solo Carlo Frigerio (vero nome Gianstefano), eletto in Parlamento proprio in Puglia e pluricondannato, ma anche altri personaggi noti e meno noti della politica, come Franco Alba, ex sindaco della DC di Monopoli (BA), condannato a cinque anni in primo grado per corruzione relativamente al rinnovo di un appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. E ancora, sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 3 luglio leggiamo del processo per calunnia a carico dell'attuale assessore regionale al Personale ed ex sindaco di Monopoli Giovanni Copertino (Ccd), ex Presidente del Consiglio Regionale della Puglia e candidato nel proporzionale per il CCD alle elezioni politiche del 13 maggio. Secondo il pm Giovanni Giorgio, vittime della calunnia sarebbero il pentito Luigi Svezia, ex boss, e un altro pregiudicato. Il pm ha chiesto di acquisire le intercettazioni fatte dalla Direzione antimafia in varie indagini a carico del boss Giuseppe Muolo, dalle quali emergerebbe una richiesta di denaro fatta a Copertino per finanziare la latitanza di Muolo, ma il giudice non ha ammesso le prove dato che per il reato di calunnia non è possibile disporre intercettazioni. Copertino è a giudizio perchè in due lettere inviate alla procura - il 28 maggio e il 13 luglio del '98 - aveva accusato i due pentiti di avere rilasciato durante un altro processo dichiarazioni lesive della sua reputazione, qurelandoli per falsa testimonianza e diffamazione. Due fotografie scattategli in casa del boss dimostrerebbero invece il tenore dei rapporti fra i due. Copertino ha comunque sempre affermato di non sapere chi fosse e che cosa facesse Muolo, ritenuto dalla Dda un criminale di primo piano. Sulla citta' di Monopoli pende tuttora un decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica Scalfaro emesso nel 1992 per infiltrazioni mafiose, costato due anni di commissariamento. Sulla vicenda che ha originato il provvedimento ancora non è stata fatta completa luce.
Proprio ai sindaci si rivolgeva ieri dalle colonne di Repubblica Bari il leccese di AN Alfredo Mantovano in un articolo di Lello Parise.Mantovano , già magistrato, ora sottosegretario all'Interno, in predicato per la delega più importante - quella sulla pubblica sicurezza e sui collaboratori di giustizia (anche se si dice in FI che «Berlusconi non ha dimenticato che il magistrato Mantovano fece condannare il suo amico Pino Leccisi») ritiene indispensabile la collaborazione di tutti i soggetti alla prevenzione e denuncia dei fenomeni criminosi.Il procuratore generale Riccardo Dibitonto, in una intervista a Repubblica aveva in precedenza puntato l'indice contro gli amministratori, quasi tutti e quasi sempre impegnati a gettare acqua sul fuoco delle polemiche e dei sospetti che coinvolgono Tizio o Caio e che lasciano pensare a collusioni con gli uomini dei clan. Mantovano commenta: «Il fatto è che la "questione sicurezza" deve interessare anche la più piccola realtà istituzionale. Il governo non sta perdendo tempo, ma le regioni e i comuni non possono rimanere a guardare». (...) I sindaci fanno parte in pianta stabile, ormai, dei comitati per l'ordine e la sicurezza pubblica, non possono mica rimanere con le mani in mano». Qual è l'obiettivo? «Ottenere la collaborazione delle persone oneste. Ma perché un cittadino collabori con la giustizia, deve sapere che rischia di meno rispetto al passato e che le leggi già esistenti gli consentono di essere tutelato sotto tutti i punti di vista. Organizzare una campagna di informazione per spiegare queste cose, sarebbe quanto mai opportuno».(...)Così come stanno le cose dobbiamo anche sapere, per dirla col ministro delle Infrastrutture Lunardi, di essere «condannati a convivere» con la Sacra corona unita? «Con la delinquenza organizzata non si convive. La delinquenza organizzata è un tumore: o si muore o si sopprime il tumore. Non ci sono vie di mezzo. L'espressione di Lunardi è stata infelice, però il concetto è condivisibile: non è possibile immaginare di paralizzare l'attività economica fino a quando la criminalità sarà viva e vegeta». (...)
Mantovano dice cose condivisibili, soprattutto quando parla dei collaboratori di giustizia. Tuttavia egli, da sempre interessato al fenomeno dei pentiti, sul quale ha scritto anche un libro, dovrebbe sapere che, a seguito delle nuove leggi approvate in materia di giusto processo e collaboratori di giustizia (con il concorso, anzi la spinta del centrodestra), le garanzie per questi ultimi si sono notevolemnte ridotte. E questo impedisce di contrastare il fenomeno omertoso a piu' riprese da tutti denunciato.Di fronte ad esempi di rappresentanti istituzionali corrotti ed alla cultura dell'omerta', il cittadino si sente solo ed i giovani, soprattutto se disadattati, crescono con l'impressione che a nulla valga essere onesti e che, addirittura, sia intelligente, oltre che conviverci, collaborare con la malavita.Infatti ogni giorno si legge sulle cronache locali di amministratori corrotti (gli ultimi casi sui quali la magistratura sta facendo luce sono proprio due consiglieri di AN, sospesi per questo dal ministro dell'interno e dal partito), ma anche di fatti sanguinosi legati alla malavita organizzata e non, che a volte coinvolgono anche innocenti, come nel caso di Michele Fazio, il ragazzino di 16 anni ammazzato per errore a Bari Vecchia, il 12 luglio scorso, da un commando che voleva uccidere il boss del clan Strisciuglio Pinuccio De Felice.
Lo psicologo Francesco Saverio Abbruzzese afferma convinto: «La scommessa pedagogica a Bari, adesso è l'educazione alla legalità, che deve partire dalle scuole». Su La Repubblica Bari del 31 luglio egli avverte, parlando dei bambini cresciuti in famiglie malavitose: «Bisogna fare molta attenzione al tipo di educazione che stanno ricevendo, a quello che stanno assorbendo in questo clima tipicamente barese. Questi bambini si credono dei "dritti". Per questo è necessario ricordare quello che ha detto la mamma di Michele Fazio: "Prendete esempio da mio figlio perché voi siete il futuro di Bari". Tocca alla scuola darsi da fare: è da lì che deve partire l'educazione. Il tribunale per i minori, le forze dell'ordine si devono mettere a disposizione per far passare questa educazione». Perché la cultura dell'illegalità ha tanta presa su di loro? «Perché dà loro una solida identità, anche se negativa. Nascono in famiglie con problemi, e non è un caso che la cultura mafiosa utilizzi una terminologia di tipo familiare: la "famiglia", il "padrino", il "mammasantissima", i riti di "affiliazione", il "battezzo". Dove c'è una famiglia che non funziona, quella mafiosa diventa di tipo adottivo. Dà loro regole, protezione, identità e anche soldi. Il ragazzino, dai mafiosi, ha tutto».
Questo per la prevenzione.Per la cura, il magistrato barese Desirèe Digeronimo, che fa parte del club di efficienti magistrati autori di tante indagini che hanno prodotto seri danni alla malavita organizzata, sempre dalle colonne di Repubblica ammonisce: «Un aspetto importante è proprio il coordinamento dei magistrati dell'antimafia con i colleghi della Procura ordinaria e con le forze dell'ordine. È un modo per far circolare le informazioni, per potenziare l'attività dell'ufficio in maniera più produttiva»... «Purtroppo in Italia abbiamo un codice di procedura penale inadatto all'intensità criminale, va semplificato, reso più veloce. Dovrebbe poter stare al passo di questa criminalità che è molto rapida nel rimarginarsi». Sempre nello stesso articolo il procuratore aggiunto Giovanni Colangelo esprime una speranza: «Mi auguro che il nostro impegno aumenti la fiducia della gente nelle istituzioni, che arrivi al cittadino, ovviamente preoccupato, un segnale della disponibilità dello Stato. Quando i cittadini acquistano coscienza dei propri diritti, allora la malavita deve recedere....».
E per incrementare questa fiducia la Procura barese lavora strenuamente contro mafie vecchie e nuove. Di recente sono stati effettuati eclatanti arresti e confische a danno delle maggiori famiglie mafiose della Puglia.A gennaio di quest'anno una trentina di persone fu indagata dai PM Giorgio e Angelillis per associazione mafiosa finalizzata all'estorsione, al sequestro di persona, al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, allo sfruttamento di manodopera e alla riduzione in schiavitù. Fu rilevata, come ricorda sempre La Repubblica di Bari, l'esistenza di «attività illecite che finora non erano mai state poste in essere dalla criminalità organizzata locale».I pm Giorgio e Angelillis accertarono collegamenti tra l'associazione mafiosa e alcuni laboratori tessili, esercizi commerciali e di ristorazione nel capoluogo e in altre città del Barese. Giovanni Giorgio, insieme col procuratore aggiunto Giovanni Colangelo, quest'anno si è occupato spesso anche di mafia albanese. A marzo fu smantellata, fra le altre, un'organizzazione criminale del Paese delle Aquile che aveva stretto un accordo con i clan pugliesi ed i camorristi napoletani per esportare in Italia ingenti quantitativi d'eroina. (...)

a cura di Rita Guma
Bollettino Osservatorio

La volontà di dominio

LE IDEE di rifondazione della Repubblica, nelle parole di Berlusconi, affiorano sempre in modo graduale, ma assolutamente esplicite e manifeste. Arrestano il governatore della Regione Abruzzo, e molti dei suoi, per corruzione. Il processo ci dirà se con fonti di prova solide o dubbie. Il mago di Arcore non si cura di attenderne l'esito. Non ha alcuna prudenza. Sa di che cosa si tratta, nella sua chiaroveggenza. Due sole parole - corruzione (il reato contestato), politici (gli indagati) - gli sono sufficienti per sentenziare che si tratta di un "teorema". Che poi in matematica vuol dire "proposizione dimostrabile", ma nelle parole del mago di Arcore il significato si capovolge nel suo opposto e "teorema" diventa una costruzione artificiosa, infondata, priva di fatti e prove. E' ai "teoremi" della magistratura che bisogna tagliare definitivamente la strada modificando radicalmente la magistratura ab imis fundamentis, dice, dalle più profonde fondamenta. Chi governa, di qualsiasi area politica sia (la giunta regionale abruzzese è di centro-sinistra), non deve più temere l'intervento della magistratura. Bisogna allora separare le carriere?, gli chiedono. "Di più, molto di più" risponde.

Forse per la prima volta, Berlusconi dichiara senza trucchi quel che intende fare. Separare la funzione requirente e giudicante non gli basta più. Il "di più" che invoca non è soltanto la riforma del Consiglio superiore della magistratura. Il "molto di più" che annuncia è il pubblico ministero diretto dall'esecutivo. Il pubblico ministero, infatti, o è indipendente, come il giudice, o è alle dipendenze del ministro. Non ci sono alternative. Solo con un pubblico ministero scelto, arruolato, orientato e gestito dal governo, il potere politico sarà protetto da quel "controllo di legalità" che comprime e umilia - per Berlusconi - la legittimità di chi governa. Il presidente del Consiglio non si è lasciato allora sfuggire l'occasione per riproporre il conflitto legittimità/legalità nel giorno in cui un'inchiesta giudiziaria non colpisce lui o uomini del suo partito, ma gli avversari in una regione governata dal centro-sinistra. Come a dire: cari signori, vedete, la magistratura non è una mia ossessione, ma l'ostacolo che tutti dovremmo avere interesse a rimuovere se vogliamo davvero governare.

In questa "chiamata alle armi" della politica non appare in gioco soltanto il terzo dei macro-poteri dello Stato (art. 104 della Costituzione: "la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere"). Non si tratta della pur consueta polemica tra Berlusconi e le toghe, tra la politica e la magistratura. Questo è soltanto il terreno dello scontro, non il senso del conflitto. Berlusconi ha cominciato a mettere a riparo se stesso con la "legge Alfano" ma cova un processo riformatore e l'avventura appare soltanto all'inizio. Se ne possono rintracciare gli indizi e la "filosofia" nelle decisioni dei primi cento giorni; nei provvedimenti con immediata forza di legge approvati dal governo; come anche nel voto di fiducia che ha spento ogni confronto parlamentare su un "decreto sicurezza" che inaugura un diritto della diseguaglianza e, con il reato di immigrazione clandestina, trasforma una semplice condizione personale in reato.

Questa piena volontà di comando e dominio, che Berlusconi pretende libera da ogni discussione parlamentare, controllo di legge, verifica di costituzionalità, mortifica la legalità. E' una modificazione dell'architettura istituzionale che il mago di Arcore sta preparando con cura, passo dopo passo, iniziativa dopo iniziativa. Annuncia una forma di "Stato governativo" che dovrebbe - nei prossimi anni - ridurre al silenzio lo "Stato legislativo parlamentare", lo Stato di diritto disegnato dalla Costituzione. Si comprende perché Berlusconi senta lo Stato parlamentare come un vestito stretto, soffocante.
Nello Stato legislativo parlamentare governano le leggi, non gli uomini né le autorità né le magistrature. E' un sistema che attribuisce al legislatore il compito e il potere, nell'interesse generale, di varare norme "impersonali, generali, prestabilite e perciò pensate per durare". E' un sistema che separa. Chi decide della legge, non la applica. Chi legifera, non dà esecuzione alla norma. Chi esercita il potere e il dominio agisce "in base alla legge", "in nome della legge". Il principio costruttivo di fondo dello Stato legislativo, in cui "non sono gli uomini a governare ma le norme ad avere vigore", è il principio di legalità. Berlusconi non accetta di essere l'anonimo esecutore di leggi e norme. Vuole disfarsi del "principio di legalità" e con esso dello Stato legislativo. Ciò che nello Stato legislativo è separato, egli vuole unirlo nella sua persona. Un passo in avanti già può vantarlo. Un parlamento di nominati e non eletti, quindi Camere obbedienti e genuflesse. Il secondo passo "naturale", quasi obbligato, è quel che annuncia da Parigi: il pubblico ministero alle dipendenze del governo. Non c'è più nulla, quindi, che abbia a che fare con il braccio di ferro tra politica e magistratura del decennio scorso. Siamo di fronte a una strategia riformatrice e come tale va osservata.

Berlusconi non vuole governare in nome della legge, ma in nome della "necessità concreta", in nome della "cogenza della situazione". Non vuole che il suo governo sia orientato dalle norme, ma pretende che si muova dietro lo stato delle cose, le "situazioni" che egli ritiene che siano prioritarie (altra cosa è che lo siano davvero). Lo "Stato governativo" si definisce appunto per la qualità particolare che riconosce al comando concreto, "eseguibile e applicabile immediatamente". Lo Stato governativo, scrive Carl Schmitt, "riconosce un valore giuridico positivo al decisionismo della disposizione prontamente eseguibile. Qui vale il detto: "Il meglio al mondo è un comando".

Berlusconi chiede che il suo governo, sia suo davvero, chiuso nella sua volontà personale, affidato al suo comando di capo che governa, che dispone di tutti i requisiti della legittimità, della piena rappresentanza. E' un sistema che ha la necessità di liberarsi della "dittatura" della norma, del controllo della magistratura, delle discussioni parlamentari. Se tutto questo è vero, vale la pena capire se - quando si parla di "dialogo" - si ha chiaro che Berlusconi accetterà di discutere soltanto se le cose muoveranno nella direzione in cui è già in movimento.

(15 luglio 2008) - GIUSEPPE D'AVANZO - Repubblica

lunedì 14 luglio 2008

Ma il potere esistente è bello ma morto o è morto ma bello?

O servizio o impotenza.
Lunedì mattina, dopo la festa dei Patroni, Martina trovò il suo Centro quasi come le strade napoletane: discarica a cielo aperto.A Grottaglie, la maggioranza da sette mesi è incapace di eleggere il presidente del Consiglio comunale.A Manduria da 4 mesi è libero un posto in giunta. La maggioranza dubita: nominare la Epifani, portando in Consiglio il primo dei non eletti, o nominare un esterno? Il dubitare è una straordinaria esercitazione dello spirito: il municipio manduriano dev’essere pieno di filosofi.A San Marzano l’ex sindaco ed ex onorevole Tarantino non entra in FI, ma in sua corrente, e il consigliere di FI, anzi del Pdl, par rallegrarsi di tanta perdita.Infine a Laterza la prima penna della Cdl segnala ai suoi politici alcuni guasti e gli viene detto di rivolgersi ai dirigenti comunali: viene allontanato.Per l’accaduto a Martina questi tempi di arsura ispirano un proverbio che gli antichi contadini usavano per consolarsi durante la siccità: “L’acqua che non cade in cielo sta”. Dopo anni di siccità amministrativa, ecco in una sola notte l’alluvione dell’anarchia, inevitabile e prevedibile: la città abbandonata a se stessa è uno spazio franco, aperto ad ogni scorribanda e ad ogni arbitrio.Martina è una città popolosa e ricca; al Sud ogni festa patronale è anche una festa di bancarelle che vendono a pochi soldi ogni genere di merce; oggi i bancarellari sono molto più numerosi del passato e sono tutti forestieri. La notte fra domenica e lunedì i bancarellari hanno lasciato agli spazzini martinesi le loro cose, alcune sgradevoli alle narici e alla vista.Cercando i perché il centro storico si sia svegliato un po’ discarica e un po’ latrina s’è scoperto che per la grande massa dei bancarellari esistevano solo due bagni chimici, i quali si rompono alla nona apertura e all’undicesimo uso sono inservibili; ci si accorge che chi doveva provvedere a preparare la città a reggere un’invasione di senza casa, i vigili urbani, sono così pochi, appena 10, che è come se non ci fossero; si annota che il basolato è stato trovato sporco e fetido perché la politica è incapace di produrre alcunché; si capisce che in una città governata, nessuno avrebbe osato farsi la doccia in piazza e con la doccia liberarsi delle sue acque; infine ci si consola che è andata perfino bene se i martinesi hanno trovato un po’ di indecenze: incustoditi come avrebbero potuto trovare le case svuotate, quelle private e quelle pubbliche.Martina ha mostrato nella maniera più appariscente che il potere quando non è servizio è impotenza, quando è inerte è svillaneggiato, quando è vuoto è una macchietta. E quando è onnipotente è tutte queste cose perché diventa capriccioso. Il potere obbedito non è né amato né temuto; ma è disprezzato e odiato; e chi par amarlo lo ama perché lo odiano i suoi nemici. L’insopportabilità del potere è in scena a Manduria. La nomina in giunta viene riconosciuta spettante alla consigliera Stefania Epifani. Freddezza e ritardo nella nomina le hanno fatto dire: rinuncio; però, siccome il suo voto è indispensabile a far maggioranza aggiunge: ma il mio sostituto lo designo io. Ma all’esterno si oppone il primo dei non eletti, il quale chiede che sia la Epifani ad entrare in giunta perché così egli entrerebbe in Consiglio.Perché un’empasse di quattro mesi e la questione sui giornali? Se non è gradita lei, non può essere gradito il suo designato, perché altrimenti il suo potere raddoppierebbe: in giunta il suo fiduciario, lei in Consiglio. La si tiene in Consiglio per non far entrare il primo dei non eletti? La maggioranza manduriana non s’è persa in un labirinto, né sta annaspando in un groviglio inestricabile, né è alle prese con un’equazione a cinque incognite: è naufragata nei bizantinismi, oggi detti “teatrino della politica”, defatiganti, sterili e inutili.Stesso discorso per Grottaglie. Occorre un rimpasto per far posto a un nuovo alleato. Ma le poltrone ambite non le vuol cedere chi ce l’ha. Sette mesi di inconcludenza condita di villanie disanimano e intossicano qualsiasi compagine. E la rendono improduttiva.A San Marzano a nemico che fugge ponti d’oro, anzi una spinta. Il notabile del posto, Giuseppe Tarantino, al dire dei maligni per una candidatura nel posto di non rieleggibilità, non ha voluto restare nel suo partito, FI, ma non ha voluto nemmeno lasciarlo; in attesa di risarcimento è rimasto in una corrente abbastanza potente e ha mantenuto tutto il suo potere civico determinando l’elezione del sindaco. Ma il consigliere di Forza Italia, invece di caldeggiarne il rientro, mette in risalto la separazione. Motivo: diventare egli il leader del partito.L’economia dice che dividendo la ricchezza si diventa poveri? La ricchezza sta nella potenza, la quale sta nella titolarità del partito, grazie alla quale, quando il potere vien spartito si avrà diritto a qualche quota.
Infine a Laterza un potente ha “sgrillato” chi gli segnalava riparazioni da effettuare, o impegni da rispettare; ma costui non era un cittadino molesto, era un suo “aedo”, un suo scrivano, uno che ha consegnato al paese e alla memorialistica le sue “res gestae”, le sue opere.Il potente che spezzi e getti la sua prima penna non è più tale. L’ira contro chi non ha “divisioni” rivela che il potente vorrebbe adirarsi contro un altro, ma non può. La qual ingiusta ira, però, lo indebolisce un altro po’: perché all’ingiustizia unisce la superbia e perché perde la penna amica, quella che in pubblico fa apparire luminoso l’opaco, ma in privato spiega i perché dell’opacità, quella che sa che il re è nudo, ma lo veste.
I casi in esame di potere impotente riguardano due amministrazioni di centrosinistra e tre di centrodestra, per due gruppi di popolazione entrambi superiori alle 60 mila teste, tanti sono gli abitanti di Manduria e Grottaglie e quelli di Martina, Laterza e San Marzano.
Anche in molti altri paesi il potere è solo un simulacro, un sileno, le statue in onore della Luna che ornavano il vialone d’ingresso nell’antica Atene: belle di fuori, vuote e verminose dentro. Per questo genere di potere, tutto italiano, si può usare una dottrina semiseria di Sciascia in Candido sulla ricchezza. Lo scrittore siciliano scriveva: gli italiani si arrovellano sul tema che “la ricchezza è bella ma morta, o che è morta ma bella”: stupidaggini allo stato puro, o distrazione dalla realtà, propria o indotta. Non è un caso, dunque, se il Sud italiano scivola sempre più a sud nel mondo: il potere che lo governa o è bello ma morto, o è morto ma bello. Cioè, il potere esistente è morto e va sepolto e cambiato.»

Michele Cristella - Corriere del Giorno

Notizie dalla Provincia

Il 21 luglio si discute del Piano di gestione delle Sic-Zps "Area delle Gravine"
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MOZIONI VICO ED ALTRI

DICHIARAZIONE DI VOTO DEL DEPUTATO LUDOVICO VICO SULLE MOZIONI VICO ED ALTRI

Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signor sottosegretario, le fonti WTO, OCSE e UE ci forniscono i seguenti dati: il valore degli scambi di prodotti contraffatti nel mondo è pari a 450 miliardi di dollari; il 70 per cento della produzione mondiale è contraffatta nel Sud est asiatico; l'Organizzazione mondiale delle dogane stima che la contraffazione sia pari al 5-7 per cento del commercio mondiale delle merci. Inoltre il 60 per cento delle merci contraffatte finiscono all'interno dell'Unione europea, il 40 per cento negli USA e il 60 per cento della contraffazione in Italia riguarda la moda. L'80 per cento del gettito Irpef e il 21 per cento del gettito IVA sono stati sottratti al fisco del nostro Paese, i posti di lavoro persi per effetto della contraffazione sono stati in Italia 40 mila negli ultimi cinque anni.Il Parlamento europeo, il 14 dicembre scorso, con una Risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici, ad eccezione del gruppo Ind-Dem, ha sollecitato l'adozione di norme vincolanti sull'indicazione dell'origine dei prodotti tessili importati e sulla lotta alla contraffazione. In sostanza, il Parlamento preme affinché l'Unione europea ricorra agli strumenti di difesa commerciale, garantendo la sicurezza dei consumatori, creando un nuovo programma a favore dell'industria europea e promuovendo la creazione di una zona di produzione euro-mediterranea.


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Con la Risoluzione si chiede di applicare misure di salvaguardia nei confronti delle importazioni dalla Cina fino alla fine del 2008 in modo da assicurare una transizione agevole verso il libero commercio dei prodotti tessili. Infatti dal 2008 non saranno più sottoposte ad alcun sistema di quote le importazioni dalla Cina relative a ben otto categorie di prodotti tessili e di abbigliamento (t-shirt, pullover, pantaloni, bluse, biancheria da letto, abiti, reggiseni, tessuti di lino o di ramiè).L'Unione europea è il secondo esportatore mondiale di prodotti tessili e di abbigliamento.Noi condividiamo la manifesta preoccupazione del Parlamento europeo per le elevate barriere tariffarie e non tariffarie che applicano numerosi paesi terzi «perciò riteniamo che la Commissione UE, negli accordi bilaterali, regionali e multilaterali con i paesi terzi, dovrebbe garantire migliori condizioni di accesso ai mercati di tali paesi». Questo è essenziale per il futuro dell'industria tessile e dell'abbigliamento europea e particolarmente per le PMI soprattutto italiane.Inoltre, vanno applicate «norme vincolanti» sulla denominazione d'origine per i prodotti tessili, perciò è importante che il Consiglio europeo adotti la proposta di regolamento sull'indicazione del «made in» per tutelare meglio i consumatori, per sostenere l'industria europea e salvaguardare i «diritti della proprietà intellettuale» sottoposti a sistematiche e intollerabili violazioni.L'11 dicembre scorso il Consiglio europeo ha adottato una dichiarazione scritta sul marchio d'origine, sul «made in» a livello comunitario ma il provvedimento è stato bloccato dagli Stati membri che rappresentano gli interessi della distribuzione in contrapposizione agli Stati membri che rappresentano gli interessi della produzione: l'Italia è un paese produttore.Noi condividiamo il ricorso - come recita la Risoluzione - agli strumenti di difesa commerciale (antidumping, antisovvenzioni e misure di salvaguardia) perché costituiscono «meccanismi essenziali» di regolamentazione e strumenti legittimi per far fronte alle importazioni legali ed illegali da paesi terzi, in particolare per il settore tessile-abbigliamento, che attualmente è un mercato aperto non protetto dalle quote.Così come, al fine di garantire la sicurezza e la protezione dei consumatori, la Commissione dovrà avvalersi dei suoi poteri »per proibire che siano immessi prodotti pericolosi per la salute nel mercato UE. Più specificatamente i prodotti tessili importati, in particolare dalla Cina, «siano soggetti ad esigenze di sicurezza e di protezione dei consumatori identiche a quelle applicate ai prodotti tessili confezionati nel territorio UE». Andrebbero inoltre realizzati una valutazione ed uno studio adeguati sulla questione del presunto «pass-through» (trasferimento) delle riduzioni dei prezzi ai consumatori dell'Unione europea.Onorevoli colleghi, signor sottosegretario, la trasparenza, la tracciabilità, l'etichettatura ed il marchio, la riconoscibilità e l'origine dei prodotti manifatturieri sono gli unici certificati della qualità del prodotto e del produttore e, di conseguenza, della sicurezza per il consumatore nel mercato interno e rispetto all'importazione dei prodotti extraeuropei.I diritti del consumatore innanzitutto, la lotta alla contraffazione e alla falsificazione, la tutela e la riconoscibilità delle produzioni italiane, nel design, che realizzano le grandi imprese e del made in Italy prodotto dalle PMI sono gli obiettivi comuni per il paese.Nella scorsa XV Legislatura la X Commissione della Camera dei deputati ha adottato un testo unificato delle abbinate cinque proposte di legge a firma Lulli, Raisi, Conte, Contento e Forlani sulle «norme per la riconoscibilità e la tutela dei prodotti italiani».Il teso unificato si è orientato a predisporre una normativa a tutela del diritto dei consumatori alla salute e dei produttori per contrastare le frodi commerciali, recependo le osservazioni che negli anni scorsi aveva formulato l'Unione europea.

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Quel testo unificato segna un primo importante passo perché prevede che i produttori possano adottare il marchio «full made in Italy» in maniera volontaria per non entrare in collisione con l'attuale normativa europea. Colleghi, è necessario collegare marchio, tracciabilità della filiera tessile-abbigliamento, materiali riciclabili e di lunga durata, rispetto delle regole in materia di lavoro, associando tale specifica normativa ad una forma più estesa di etichettatura obbligatoria riguardante la provenienza dei capi di abbigliamento che circolano all'interno del territorio nazionale.Onorevoli colleghi, signor sottosegretario, la mozione, di cui all'oggetto, vuole ricercare e verificare la possibilità di una ampia condivisione del Parlamento ed impegnare il Governo ad intervenire in sede UE per sostenere misure di salvaguardia nei confronti delle importazione dalla Cina per almeno tutto il 2008, dal momento che quest'anno è scaduto il sistema delle quote per 8 categorie di prodotti tessili e per sostenere la posizione italiana sul marchio d'origine quale punto di partenza per una negoziazione ed un confronto che abbia ad oggetto la tutela del consumatore italiano ed europeo ed il contrasto del fenomeno del dumping sociale ed ambientale.Per queste ragioni, signor Presidente, chiediamo il voto favorevole per la nostra mozione.

Consigli Comunali: ogni reparto per conto suo

Quando nacque il partito democratico i Riformisti per Veltroni (socialisti autonomisti pugliesi di Alberto Tedesco) parteciparono con coraggio e passione per la costruzione del nuovo soggetto politico che avrebbe seguito alla fine di una sinistra sempre in rissa, in crisi, divisa e tormentata. Una nuova via quella del partito democratico che fa fatica a gettare le basi di un equilibrio politico che, nelle sue linee generali trova dure resistenze striscianti ed occulte.
Martedì scorso 8 luglio a Laterza si è svolto un consiglio comunale con poca partecipazione dei cittadini, alcuni consiglieri di opposizione erano assenti. Insomma, c’è da chiedersi il consiglio comunale di Laterza è “costituzionale”? E’ da quali forze politiche e rappresentato?
Per noi socialisti del partito democratico è un problema che finora è stato sottaciuto da tutti, sebbene sia di notevole rilievo.
La maggioranza del centrodestra non riesce a trasformare in una opposizione”costituzionale” l’opposizione. L’opposizione in consiglio comunale di Laterza non è ancora entrato in gioco politico, non amministra, non controlla.
Insomma la destra toglie la libertà di confronto politico e civile. Turbamenti in consiglio comunale non si sono registrati. Anzi, un consigliere del partito democratico votò a favore una delibera consiliare. In quel momento la destra che governa il paese non aveva i numeri per far passare quel provvedimento. E’ una prova che l’opposizione vive in uno stato di oscurantismo di isolamento. Si penalizza così tanti cittadini i quali credevano in una opposizione in consiglio comunale.
Che dire sulla nomina del rappresentante dell’opposizione in consiglio della comunità montana. Un altro connotato, il gruppo consiliare del partito democratico sempre Martedì 8 luglio sospendono il consiglio comunale, si consultano con il rappresentante dell’Italia dei valori. Di solito le consultazioni sono appesantite da cerimonie, vanno per le lunghe: ma questa volta le idee erano ordinate, l’opposizione quindi il partito democratico vota l’Italia dei valori alla comunità montana tarantina. Le comunità montane sono state soppresse da una legge del centrosinistra.
Dall’insieme di questi comportamenti l’area riformista del partito democratico esprime senza ambiguità e senza sottofondi al coordinamento cittadino, agli elettori, ai simpatizzanti, al gruppo consigliare la mancanza di una linea di condotta responsabile e costruttiva diretta a risolvere in modo rapido e positivo la crisi di un’opposizione senza responsabilità.
E’ un problema politico che i riformisti hanno già posto da tempo per la nostra comunità laertina che non può essere né ignorato né evitato.
Chiediamo alla direzione del partito l’assunzione di nuove, specifiche, significative responsabilità.

Franco Bruno
Franco Danzi
Antonio Losito
Rappresentanti dell’area riformista del partito democratico di Laterza

Laterza, 14 luglio 2008

sabato 12 luglio 2008

Laterza e i debiti del Comune

La questione dei debiti del nostro comune è una querelle che si ripete ciclicamente (almeno in occasione della discussione dei bilanci di previsione o del rendiconto). Come volevasi dimostrare l'articolo di Romano e alcuni commenti subito dopo il consiglio comunale hanno riacceso l'interesse sui debiti del nostro comune.
Tutto ebbe iniziò durante la campagna elettorale di maggio 2006 con il volantino dell'Unione per Laterza dal titolo: "debiti per la storia". Nei diversi comizi le due liste dibattevano le diverse posizioni.
Il centrosinistra affermava che avevamo raggiunto in pochi anni il massimo livello di indebitamento (dagli 8milioni di euro del 2000 ai 15 milioni di euro del 2005) tanto da rinegoziare i mutui e spalmarli in 30anni sino al 2035. Il centrodestra banalizzava la questione debiti, tanto che un futuro assessore si impegnò in un pubblico comizio, nel caso in cui fossero esistiti debiti, a pagarli di tasca sua. Persino il sindaco, subito dopo l'esito elettorale, difronte alla folla stracolma e rumorosa che lo acclamava, affermò solennemente: DEBITI NON CE NE SONO, N O N C E N E S O N O !!! Il video è finito su youtube ed è diventato uno dei tormentoni della rete (potete visualizzarlo qui sopra).
Dopo soli 2anni dalla vittoria i cittadini hanno potuto constatare (con l'aumento sproporzionato delle tasse e la stasi amministrativa) che i debiti esistevano, naturalmente l'assessore "filantropo" si è ben guardato dal mettere i soldi dalla propria tasca. Nel frattempo ci sono stati i rilievi della Corte dei Conti, lo sforamento del patto di stabilità e l'aumento dell'indebitamento che ha superato i 15milioni di euro nel 2007.
Ultima precisazione e considerazione, l'indice di indebitamento locale pro-capite: misura il rapporto tra i residui legati ai debiti per mutui e la popolazione, dice cioè del debito futuro che graverà sulla popolazione per gli investimenti realizzati. L'indebitamento pesa sulle future generazioni ma anche e soprattutto sulla spesa corrente. Infatti il nostro bilancio è bloccato e lo dimostra anche l'indice di rigidità strutturale che nel 2007 è sceso in modo preoccupante al 25% (il 2006 era al 30%) , significa in sintesi che i mutui e il costo del personale assorbono il 75% dell'intero bilancio.

Durante l'ultimo consiglio comunale ho affermato che il nostro livello di indebitamento è superiore alla media del meridione, infatti la mia considerazione si basava sul dossier pubblicato dal "ilSole24ore" lo scorso 6 luglio 2008 che riportava i debiti e gli indici di indebitamento dei 100 comuni-capoluoghi. Ho estratto e vi riporto da quella classifica gli i indici di indebitamento procapite dei capoluoghi a noi più vicini (Bari 641 - Brindisi 639 - Foggia 936 - Lecce 1.131 - Matera 819 - Laterza 1.018 - Taranto non pervenuto naturalmente). L'unico capoluogo che è sopra il nostro indice è Lecce, ritengo perciò che la mia considerazione, rispetto alle obiezioni dell'assessore Minei, è dimostrabile con questi dati.
Naturalmente in politica anche la matematica è una opinione, per cui ai posteri l'ardua sentenza.
Franco Catapano

venerdì 11 luglio 2008

Fiato corto in Consiglio Comunale

Approvato a maggioranza (11 voti favorevoli, 4 contrari) il rendiconto finanziario 2007, dibattito sostenuto su un ventaglio di interrogazioni presentate dalla minoranza di centrosinistra. Afa tutto il resto. Serata col fiato corto, alla lettera, quella di martedì scorso: umidità alle stelle, aria irrespirabile nel catino consiliare della Cittadella della Cultura. La dettagliata relazione sul conto consuntivo di Vito Minei, assessore alla Programmazione economica, è così quasi evaporata tra banchi distratti (non solo per il caldo, però) e rumori di fondo.
A nobilitarla ci ha pensato, tuttavia, il proficuo scambio intercorso fra lo stesso Minei e il consigliere Pd Franco Catapano. Le «assolute certezze» richiamate dall’assessore, a sintetizzare il rendiconto 2007: sui residui attivi e passivi; sul grado di riscossione delle entrate (87%); sull'indice degli impegni di spesa accertati e pagati (88%). Per un avanzo di competenza di 3mila euro: «Vuol dire che abbiamo visto bene», la soddisfazione di Minei. Dall’altro fronte, i rilievi di Catapano: l’aliquota Irpef al massimo «e il ritorno promesso per le categorie colpite non c'è stato»; la tassa sui rifiuti «iniqua e ingiusta, da riequilibrare fra l’attività produttiva e quella domestica»; l’indice di indebitamento procapite (debito di ciascun abitante per i mutui in ammortamento, ndr) «passato dai 691 euro del '93 ai 1.060 del 2008». La discussione a seguire sconta l’aridità dei riferimenti tecnici. L’assessore Minei prima richiama la «rigidità strutturale» (rapporto fra le spese rigide - quelle per il personale, sommate alla quota mutui - e le entrate correnti), diminuita di tre punti negli ultimi sette anni (dal 47% al 43%) per spiegare le finalità perseguita dall’ente dal 2001 ad oggi: «Fra il non fare investimenti e il fare lavorare di più i dipendenti in organico, bloccando le assunzioni - ha spiegato -, abbiamo scelto la seconda opzione». Poi invita a riflettere: «Ognuno di noi deve guardare al superfluo, sarà via via sempre più impegnativo capire verso chi indirizzare le risorse utilizzabili, nella consapevolezza che non potranno essere platee di categorie e di contribuenti». Parola-chiave: «Autonomia finanziaria».

Nel prologo della serata, si diceva, una serie di interrogazioni proposte da consiglieri di minoranza. Botta e risposta con scia di coda sulla gestione dell’area a parcheggio «adiacente al complesso turistico ricettivo Villa dei Principi», sulla statale 580 per Ginosa: l’opposizione chiede con Arcangelo Cirielli le ragioni di «pubblica utilità» di un’opera «distante alcuni chilometri dal centro abitato», il sindaco Giuseppe Cristella ribatte con la «convenienza per l’Ente della sistemazione dello standard ceduto dalla ditta proponente mediante scomputo degli oneri, piuttosto che con l’impiego diretto di risorse pubbliche, con un risparmio di 34mila euro di fondi comunali». Resta il fatto che, di quel parcheggio, non ancora consegnato al Comune, la stessa ditta chiede adesso l’utilizzazione, proprio in considerazione della considerevole distanza dell’area di servizio (2210 metri quadrati di estensione) dal centro cittadino. Scontro avvelenato sui cattivi odori della Progeva (stabilimento per la produzione di fertilizzanti organici, al momento bloccato per ordinanza sindacale): il sindaco informa sugli atti comunali adottati e sugli ultimi sviluppi della vicenda (l'Arpa ha prelevato i primi campioni dai cinque rilevatori installati), il pd Catapano stigmatizza che, «naso» a parte, «ci sono vizi di forma legate all’impianto: materia prima proveniente da Laterza non ce n'è». Né «boom», né «sboom», infine, sulla raccolta differenziata dei rifiuti: chiarimenti fra Catapano e l’assessore all’Ambiente Licia Catucci circa l’impennata di gennaio-febbraio (dovuta a conferimenti straordinari isolati) e la caduta libera di marzo-aprile (conseguenziale). Apprezzamenti dell’opposizione, in chiusura, per l’area dell’ecocentro già individuata (ma si aspetta l’Ato) e per l’annunciata raccolta “sperimentale” dell’umido.
Francesco Romano - La Gazzetta del Mezzogiorno -

Opere inutili

Le grandi opere cristelliane. Le grandi opere inutili. Specie nel suo primo mandato il Sindaco è stato affetto da una certa smania di fare, dalla preoccupazione di dar tangibilità al motto di derivazione mussoliniana che ha ispirato e ispira la sua azione politica: “fatti non parole” (tra l’altro con queste ha da sempre dimostrato scarsa dimestichezza). Una sorta di bulimia nastrotomica che ha portato a “fare per inaugurare”, per ergersi a demiurgo del paese, senza valutare se quanto fatto potesse davvero essere di pubblica utilità.
Agli esempi lampanti riportati da Savino e rilanciati enfaticamente da Michele Cristella (fontane spente, pinete trascurate…), ne aggiungerei un altro:la tensostruttura sita accanto al Liceo Scientifico. In un memorabile comizio della scorsa campagna elettorale comunale, il Sindaco, subito dopo aver parlato del Palazzo Marchesale, la definì pomposamente contenitore culturale, poi con abile volo pindarico la ridusse alla stregua di una discoteca affermando che grazie ad essa i giovani laertini non avrebbero più dovuto spostarsi “per poter andare a ballare”. Un proditorio salto logico da un concetto di cultura di ascendenza umanistica a un concetto di cultura di derivazione antropologica attuato nello spazio di pochi secondi. Fatto sta che, sia per la prima che per la seconda accezione del termine, il contenitore è rimasto spesso vuoto, riempito, vado a memoria, solo in pochissime occasioni (il giorno dell’inaugurazione, un paio di feste liceali).
Perché questo sottoutilizzo?
Forse perché in quanto a destinazione d’uso l’opera è un doppione di altre(auditorium, cittadella della cultura...)? Un chiaro frutto di una politica dello strafare?
Carissimi,

il radicamento del Partito, l’avvio della Campagna di Tesseramento, le feste estive, l’organizzazione delle “Summer School”, le elezioni Amministrative della prossima primavera sono i futuri impegni a cui TUTTI siamo chiamati a partecipare a partire da subito.

Riteniamo utile approfondire una discussione su questi temi ed anche su altre questioni di carattere più locale in un’ASSEMBLEA Regionale dei Coordinatori di Circolo convocata per VENERDI’ 18 luglio alle ore 15.30 in Bari presso l’Hotel EXCELSIOR.

All’incontro sul tema “Il PD nei territori” interverrà il Segretario Regionale Michele EMILIANO e parteciperà anche un Dirigente nazionale.

Un partito, fra elitismo che sa di etilismo, destinato a perdere

Riportiamo l'articolo di Michele Cristella che critica il Pd Laterza sull'incontro svolto pubblicamente in sezione. Avevamo ricevuto critiche di segno opposto per essere troppo trasparenti ..... mentre in questo articolo addirittura siamo descritti come un partito da cantina ......"il mondo è bello perchè è avariato".

L’altra sera ho capito perché, qui e a Roma, il Pd ha perso e perderà di nuovo… Che in te abbondasse il senno di poi lo sapevo, ora vedo che sei passato al senno di prima… Da un Epimeteo è diventato un Prometeo… Tu la devi smettere di stare fra noi come in cattedra, ora sei un prof in pensione, quindi un pensionato come noi che non abbiamo le scuole alte, spiegati. Epimeteo è quello che “vede dopo”, che capisce dai suoi guasti; Prometeo è quello che vede prima, che ha uno scopo nella vita… E allora sentiamo il nostro nuovo Prometeo. La ormai semideserta piazza della sinistra laertina commentava l’altro ieri sera, “sabato del villaggio”, la venuta in paese di un pezzo grosso della politica locale, qual è il presidente della Provincia, Gianni Florido, l’amministratore di un territorio popoloso, con molte risorse in essere e moltissime da mettere in essere. Ottenuto il silenzio dell’attenzione il nuovo Prometeo, un vecchio consigliere comunale, pontifica: Quando ci compriamo un vestito nuovo, che facciamo? Ce lo mettiamo in casa e rimaniamo a rimirarcelo dinanzi allo specchio? Oppure ci pavoneggiamo un po’ in piazza? Si va in piazza, e quindi? E se fosse stato proprio Florido a voler rimanere in sezione? Non è che ha molto di buono da raccontare il Florido… Tutti i politici sanno raccontare bene… Sanno far apparire bianco anche il nero… Portare in piazza il Florido avrebbe comportato comunque due benefici… Cioè? Florido poteva avere cose buone da raccontare o cose mediocri da far apparire buone. Quindi un bel risultato d’immagine… E Dio solo sa quanto ha bisogno di una buona immagine il Pd. E l’altro beneficio? Se Florido andava male, la serata sarebbe andata bene egualmente perché avrebbe mostrato un gruppo politico capace di esame di coscienza, per gli ex Dc, e di autocritica per gli ex Pci del Pd… Questa è vera: uno capace di esame di coscienza in pubblico dà segni di onestà intellettuale e di vigoria fisica… E il Pd, da Veltroni in giù, pare una conventicola di morti di sonno… Ecco tornato l’Epimeteo, quello che vede dopo. Continuiamo. Un tempo quando un gruppo politico scendeva in piazza era come sciorinare il bucato: si parlava di cose piccole e di cose grandi… Si dimostrava di saper armonizzare il nazionale e il locale… Invece chi se ne sta al chiuso di una sezione o non tiene la faccia di uscir fuori o non ritiene degni di ascoltarlo chi sta fuori… Ma i panni sporchi non bisogna lavarli in famiglia? In politica il miglior modo di lavare i panni sporchi è appunto lavarli in pubblico… Far vedere che si è capaci di correggersi… Di ascoltare le reprimende… Di dar conto del proprio operato… E delle proprie intenzioni… In effetti i panni sporchi che la politica vuol lavare in casa non sono panni politici… Ma panni di alcove… La vecchia sinistra sapete come avrebbe definito una riunione al chiuso? Come? Elitismo… Quelli della puzza al naso… Bella questa parola: elitismo, ha le stesse lettere di etilismo… Bravo, hai messo il dito sulla piaga del Pd locale e nazionale: sono elitari perché chi li ascolta non li capisce... Non si capiscono nemmeno fra loro... E sono ubriachi perché se ne stanno sempre nella loro sezione-cantina e quando si ritirano se vanno rasenti ai muri, per avere un sostegno alle loro malferme gambe… Malferme teste, vorrai dire… Mo’ basta con il cazzeggio, sentiamo il vecchio consigliere sul pubblico dibattito. Innanzi tutto, congratulazioni per l’accostamento fra elitismo ed etilismo, un’immagine pertinentissima, perché solo gli imbecilli possono atteggiarsi a principini in una società di massa… Poi? Poi quando un politico va in piazza ci va in bella copia e tratta sempre tre temi: l’indecenza dei propri avversari al governo o il proprio valore di amministratori e ciò che va per l’oggi e il domani e perché. I vecchi e visionari massimi sistemi… I massimi sistemi, se li spieghi bene, sono un’analisi del presente e del futuro che è sempre interessante… E motivante... E doverosa... In effetti oggi solo qualche vecchio professore analizza la situazione, tutti gli altri sono o pro o contro qualcuno… Pochi analisti, troppi giustificatori… Cosa avresti detto tu? Per stare ai nomi nostri di stasera, Laterza è un paese governato da Epimetei: la crisi della Miroglio l’hanno vista dopo e non sanno che cosa dire, dopo hanno sentito la puzza della Progeva, non hanno ancora visto l’invivibilità del paese, sempre intasato di macchine, inquinato di gas e di rumori, non hanno ancora visto la differenziata e per le energie alternative hanno visto solo l’eolico, ma con gli occhi degli altri… Tu sei il solito Bartali: l’è tutto da rifare. E a Florido cosa avresti detto? Su Florido non avrei invito perché ha ereditato un ente non solo inutile, ma pieno di acciacchi… E che cosa gli avresti chiesto? Perché i fumi e le fiamme che escono dalle ciminiere dell’Ilva non sono state ancora trasformate in energia, facendo risparmiare mezza Taranto sulle tariffe e tenendo puliti i polmoni di tutti? E perché non sono stati ancora messi insieme gravine, archeologia, storia, mare, spiagge, boschi, murge e tradizioni locali come possibilità di turismo uno e plurimo? E io cittadino semplice avrei posto una domanda ai locali e a Florido… Quale? Perché oggi che tutti dicono, anche Tremonti, che non c’è una lira… Non c’è un euro… Perché non si vanno a prendere gli euro a chi non li guadagna onestamente: agli evasori e alle caste, le molte caste che succhiano il sangue degli italiani? E’ vero, la sinistra non ha ancora capito che se fa proprio cavallo di battaglia la lotta alle caste… Che è anche un problema etico… Un problema di giustizia sociale… Rimarrà sempre a rimorchio di Berlusconi che una ne pensa e dieci ne dice… Invece la verità della sinistra, la sua malattia cronica è l’elitismo… Che va sempre insieme con l’etilismo… Il loro occuparsi fino allo sfinimento delle loro beghe di partito… Ma questo accade solo a chi non ha un futuro da proporre. Posso fare il professore mo’? Dì. Il futuro lo immagina chi ha il presente gramo … Bravo prof, il presente dei sinistri, invece, è roseo… Ma non il nostro… Ma la sinistra, controllando il partito, chiudendosi in esso… E non facendo entrare nessuno… Dice ai suoi elettori: o mangi questa minestra… O ti butti dalla finestra… In braccio a Berlusconi… E ai berluschini. E perde… Elettori ed elezioni. E perderà ancora. Se continua così.

giovedì 10 luglio 2008

RECORD MONDIALE PER LE FACCE DI BRONZO:114 ANNI DI CARCERE PER LE TRUFFE ALLA ASL

Il piano è evidente. Il centrodestra ha perso in Puglia con la Sanità e vuole riconquistarsi gli scranni regionali con lo stesso mezzo. Ma chi denuncia i disservizi oggi, anche con i manifesti, è lo stesso centrodestra che la ha governata per decenni. In tre anni di legislatura Vendola non si potevano far miracoli ma grandissimi passi in avanti sono stati fatti. In primis lo dovrebbero ricordare gli operatori stessi che sono stati stabilizzati e sottratti all'incubo del precariato, poi i tanti pazienti che hanno potuto o potranno fare TAC e PET, ed ancora le basi poste per nuovi e moderni ospedali anche privati. A testimonianza che il centrosinistra non ha preclusioni ideologiche di sorta. O vogliamo fare qualche cenno alle centinaia di milioni di euro per la mobilità passiva che non sono certo una novità di questi anni? Questa è la novità invece: 400 milioni di euro in meno per il Fondo sanitario pugliese da parte del Governo Berlusconi. I Pugliesi hanno forse dimenticato i ticket che Dracula-Palese aveva imposto a tutti in maniera quasi indipendente dal reddito? Bene Nichi Vendola ha tolto quella tassa che si scaricava sulla parte più debole di popolazione, ovvero gli anziani e i malati cronici. Possibile che nessuno si alzi in piedi e dica che anziché sperperare i soldi della Sanità pubblica in appalti per servizi mai resi come per la Asl di Taranto egregiamente governata dal centrodestra di Fitto, Lospinuso & Company, abbiamo riorganizzato i Poliambulatori per renderli più vicino al cittadino e impedire l'assalto agli ospedali? Possibile che nessuno ricordi che la Puglia fu una delle ultime Regioni ad avviare il 118 e che l'opera di stabilizzazione e di assunzione del personale necessario è stata completata interamente in questi tre anni? O ancora che le farmacie potranno essere anche due nei piccoli centri, evitando di vagare alla ricerca di una farmacia aperta? Dopo tutto il clamore spero che la gente si ricordi che Berlusconi, appena tornato al Governo si sta liberando di un paio di processi con la scusa dell'impunibilità per le alte cariche e toglie 400 milioni di euro alla Puglia per la sola Sanità. La Sanità nel Mezzogiorno cambierà solo quanto tutti, medici ed operatori si renderanno dell'alto senso della funzione che svolgono. Quando si ricorderanno di aver fatto un giuramento e lo rispetteranno, quando tutti quanti recupereremo la dignità di cittadini e di pazienti. Quindi sventolare con manifesti il presunto disimpegno sulla Sanità della Giunta Vendola è affermare il falso. Lo dimostra il Piano Regionale della Salute in arrivo e che sarà discusso in Consiglio Regionale. Piano al quale si è arrivati con una ampia campagna di ascolto. Ma l'ascolto deve poi arrivare a sintesi e ragionare con i livelli essenziali di assistenza e con i fondi disponibili. Il Governo Vendola questa operazione l'ha fatta. La palla ora passa agli operatori della Sanità ed al management delle Asl. La Sanità pugliese non può rinascere senza il concorso attivo e convinto di questi soggetti. Anche con la cinghia tirata dal Governo in carica, un vero Babbo Natale al contrario, per tutti i pugliesi. Molto fuori stagione.

Bari, 9 Luglio 2008

Il Consigliere regionale del PD

Paolo Costantino

Il paese più inquinato e rumoroso di Italia

LATERZA - Il piccolo Platone laertino. Ieri il Corriere ha pubblicato la lettera di Domenico Savino sull’avanzante degrado del suo paese, Laterza. Quella lettera non è una delle tante, di cittadini amareggiati e prostrati da una rabbia impotente, che si rivolgono ai giornali, come i lupi solitari e i randagi di notte ululano alla luna dopo aver abbaiato a tutti per tutto il giorno. Domenico Savino è stato a lungo una delle poche menti della politica del centrodestra laertino. Non ha l’allure dell’intellettuale, ma ne ha le letture e la voglia di divulgazione. Eccezionale organizzatore culturale, ha portato in paese il presidente della Fondazione Sturzo, per parlare di don Luigi Sturzo, e Agnese Moro, per parlare di suo padre in quanto padre. Oratore lucido e appassionato, eloquente, partigiano quant’altri mai, com’è quando si predica ciò in cui si crede, redattore di due giornali locali, uno dei quali da lui fondato. S’era illuso, Savino, di poter svolgere per i piccoli Dionigi di Laterza il compito che s’era prefisso Platone per i Dionigi siracusani: illuminarli per una amministrazione giusta e operosa. Non poteva

non fare la fine del grande filosofo: è stato venduto come schiavo, anzi peggio: è stato allontanato come molesto dalla loro vista. Nella parte più triste della sua lettera, quella finale, si legge: “ho interpellato "la politica" che mi ha invitato a rivolgermi ai funzionari e dirigenti di settore”. Per questo genere di venture il dialetto ha un’immagine d’insuperata icasticità: “veniva mandato da Erode a Pilato”: per dire dei potenti incapaci di trovare al Cristo un motivo per toglierlo dai piedi dei poteri forti del posto, scribi e farisei, ma non del capo del mondo, l’imperatore.

Finendo nella rinuncia della responsabilità, Savino è finito nello scherno. Che cosa diceva Savino ai suoi politici, coloro per i quali aveva scritto infinite righe, nelle quali descriveva la speranza come una realtà in fieri?

Elencava il degradarsi di ciò che essi stessi avevano fatto in qualche anno di operosità: un ricordo il risanamento di incroci pericolosi all’ingresso del paese, fontane senz’acqua, erbacce, invece del verde, panchine scrostate, la colonna, una graziosa stele, su cui svetta la Madonna, circondata di piastrelle di maiolica in disfacimento e sporca l’acqua sottostante, il Palazzo marchesale un incessante cantiere, la fontana medievale dimenticata e il vialone che la congiunge al Santuario ormai dissestato, la pineta affianco al Santuario piena di mucchi di schifezze, scuole elementari da cui cadono pezzi di intonaco.

Non si chiede Savino da dove derivi questa incuria. Egli è anche uno dei padri di queste opere che stanno andando a male, e il dolore sopraffà la ricerca delle cause. La causa è che si abbandona ciò che non è più utile. Ma la funzionalità e la bellezza di quelle opere sono utili alla popolazione; perché, allora, le si abbandona?

Così è dovunque, così è perché, a Laterza e altrove, le opere non furono fatte per la popolazione, ma per chi le faceva. Un’opera pubblica, infatti, può rendere un servizio alla città, ma può anche essere un grande palcoscenico, su cui appagare la propria vanagloria fino al giorno dell’inaugurazione. Se lo scopo di un’opera è il palcoscenico su cui far sgambettare e sproloquiare il committente, invece di dare un’utilità al popolo, è inevitabile che gli smaniosi di sempre nuovi palcoscenici, lascino alla fatiscenza quelli su cui si sono esibiti.

Vedere che il far politica dei “suoi” non perseguiva il Bene comune, per Savino, cattolico praticante e quindi seguace di questo concetto tomista, è stato il crollo di un mondo. Eppure i segni che così sarebbe stato erano inequivocabili. I cattolici praticanti vedono a occhio nudo i cercatori del Bene comune. Essi sono elencati nelle Beatitudini: i puri di cuore, i miti, i misericordiosi, i cercatori di giustizia, gli operatori di pace. I cattolici dicono anche che gli uomini vanno giudicati dalle loro opere. Ma anche dalle loro omissioni. Chi non si cura della vivibilità della sua gente nelle piccole cose non se ne cura in nessuna cosa.

Laterza è uno dei paesi più inquinati e rumorosi in Italia, proprio nel momento in cui è indispensabile un po’ di silenzio e di pulizia, a sera, senza dar fastidio ad automobilista al lavoro, nessuno ostacola o fa cessare un’interminabile processione di vanesi in macchina con smog e clacson; e magari in casa sta un malato, un vecchio solo, uno che è tornato dal lavoro ed è stanco; o, d’estate, chi vorrebbe sedere sul marciapiede, per un po’ di fresco e due chiacchiere rasserenanti con i vicini. Si potrebbe aggiungere lo scempio che è stato fatto dell’antica chiesa del Purgatorio, togliendole la sacralità e trasformandola in dozzinale auditorium; il trattare da inesistente il centralissimo Monumento ai caduti; la mancata valorizzazione della gravina e delle sue vestigia interne; l’essere diventato un paese le cui case costano un occhio della testa: per dire solo delle cose di più stringente attualità e di maggiore

interesse sociale. Nella storia di Laterza i momenti salienti sono stati quelli dei maiolicari secenteschi, dei briganti ottocenteschi, dei moti bracciantili del secondo dopoguerra e dei tombaroli degli anni ‘70. Poi il tran tran, più o meno chiassoso. Eppure è stato detto, e scritto, che mettere insieme murge e boschi, gravina con i suoi ovili e le sue chiese rupestri, Santuario

mariano con la sua meravigliosa grotta con l’effigie della Madonna, monumenti storici, archeologia, tradizioni contadine e culinarie, sarebbe stato possibile avere una meta culturale, sociale ed economica, innescare un circolo virtuoso. Ma per vedere l’insieme, e volerlo realizzare, occorrono due cose: lungimiranza e passione per il Bene comune, virtù assenti non solo nei politici, ma nell’intera intellighentsia laertina, salvo quale voce urlante nel deserto, alle quali oggi s’è aggiunta quella di Savino: un altro degli intellettuali o profeti che da tremila anni s’affannano invano per far introdurre nella comunità il senso dell’essere ciascuno per tutti: che non l’Universo è fatto per noi, come diceva Platone, ma noi per l’Universo”.

Michele Cristella – Corriere del Giorno – 10 luglio 2008