Alla fine Veltroni c’è riuscito. E’ riuscito a costringere Berlusconi ad inseguirlo sul campo della semplificazione del sistema politico italiano. Sua Emittenza ha deciso di dare vita alle liste unitarie del Popolo della Libertà. Forse è un bene, almeno dal punto di vista onomastico:i membri di questo nuovo soggetto politico potrebbero infatti chiamarsi Popolani o Populisti della Libertà, esplicitando così la loro quintessenza politica. Sicuramente, tuttavia, la grande fluidità interpartitica e intrapartitica presente sul palcoscenico politico in questi giorni rischia di ingenerare confusione tra i cittadini.venerdì 8 febbraio 2008
UN COMENTO DUBBIOSO di akerfeldt
Alla fine Veltroni c’è riuscito. E’ riuscito a costringere Berlusconi ad inseguirlo sul campo della semplificazione del sistema politico italiano. Sua Emittenza ha deciso di dare vita alle liste unitarie del Popolo della Libertà. Forse è un bene, almeno dal punto di vista onomastico:i membri di questo nuovo soggetto politico potrebbero infatti chiamarsi Popolani o Populisti della Libertà, esplicitando così la loro quintessenza politica. Sicuramente, tuttavia, la grande fluidità interpartitica e intrapartitica presente sul palcoscenico politico in questi giorni rischia di ingenerare confusione tra i cittadini.giovedì 7 febbraio 2008
Domenica 10 febbraio assemblea cittadina
Domenica 10 febbraio 2008, dalle ore 10 alle ore Il delegato regionale Franco Catapano è il Presidente/Garante dell'Assemblea. La consegna degli attestati e le conclusioni saranno svolte da Rocco Loreto
Dell'Assemblea fanno parte tutti i cittadini residenti nel comune di Laterza interessati alla costruzione del PD. Nell'occasione si procederà all'elezione di 20 membri del Coordinamento del Circolo Territoriale e di 2 delegati per l’Assemblea Provinciale. Il diritto di voto sarà riconosciuto solo a coloro che hanno votato alle primarie di domenica 14 ottobre 2007.
Pd, perché da soli di Stefano Ceccanti
Sin dallo scorso ottobre il Partito democratico ha affermato, parlando di «vocazione maggioritaria», una logica fortemente contraddittoria rispetto a quella del Porcellum, che incentiva invece l’aggregazione di tutte le sigle possibili, trattando il programma di governo come una variabile dipendente. Il termine «vocazione maggioritaria» si riallaccia alla strategia del Labour Party che decise di cercare in proprio di convincere gli elettori, con una grande svolta politico-culturale, senza perseguire la scorciatoia di accordi di desistenza a scacchiera coi Liberali in funzione anti-conservatrice. Non si deve sommare ciò che non è omogeneo perché si può vincere, ma poi non si governa e quindi la vittoria è fatalmente effimera, condannata ad essere smentita al turno seguente, quando i propri elettori si saranno spazientiti e gli altri mobilitati.La "porcata"
se noi del PD siamo veramente convinti che la legge elettorale sia una "porcata", come mai non cerchiamo il modo di sollevare davanti ad un qualunque giudice la questione di illegittimità costituzionale, così come ha evidenziato Bassanini negli ultimi giorni?!? Una volta tanto potremmo supportare un progetto comune, magari seguendo l'iniziativa di qualche politico che si mostri coerente con quanto più volte affermato precedentemente. Il risultato sarebbe sicuramente restituire un minimo di credibilità alla politica.Pd verso le elezioni
Il Pd si presenterà da solo davanti agli elettori. “L'obiettivo non è la solitudine. L'obiettivo è presentare una proposta coerente”. Il segretario, d’altronde, l’aveva detto chiaramente nel giorno in cui la delegazione del partito aveva incontrato il presidente del Senato Franco Marini, incaricato di ricercare una maggioranza per formare un governo in grado di varare una riforma elettorale: “Se non vi sarà la possibilità di cambiare il sistema, il Pd perseguirà comunque questo obiettivo”. E così sarà.
“Tutto il gruppo dirigente – ha detto oggi Veltroni incontrando i giornalisti alla sede di piazza Sant’Anastasia – è d’accordo. In questo momento, nella situazione in cui sta il Paese solo una offerta assolutamente nuova può costituire per chi non ha votato un buon motivo per tornare a votare, chi è indeciso per decidere e chi si è stufato per avere un nuovo bipolarismo”. Il Pd, dunque, si presenterà da solo alle elezioni, sulla base di un programma moderno, riformista e condiviso. No ad alleanze con la sinistra radicale. Sì ad eventuali “convergenze” sulla base del programma “riformista” che il partito metterà a punto.
“Una scelta coraggiosa”, ha sottolineato Veltroni. Un accordo programmatico con la sinistra radicale per le prossime elezioni politiche non è dunque proponibile. “Alla sinistra radicale – spiega – auguro tutto il bene possibile, le nostre sono due strade che continueranno a collaborare a livello locale. Ma a livello nazionale le posizioni sono obiettivamente diverse. Noi diciamo agli italiani che se voteranno per il Pd voteranno per una posizione chiara, univoca, che non dovrà mediare con 18 forze politiche diverse”. Bocciata anche l’ipotesi di ‘accordi tecnici’ al Senato. “Non credo – ha precisato il segretario del Pd – che abbia senso qualcosa che appaia un pasticcio. Gli italiani hanno bisogno di chiarezza”.
Durante l’incontro con i giornalisti, Veltroni non ha omesso di parlare delle gravi criticità che stanno attanagliando il Paese e preoccupando notevolmente i cittadini. La congiuntura economica internazionale è assolutamente allarmante. L’Italia non può aspettare “quattro mesi” per prendere provvedimenti a sostegno dei salari, e quindi della crescita, e per questo motivo il segretario del Pd Walter Veltroni rivolge un appello all'opposizione e alle parti sociali per un patto che permetta di intervenire immediatamente, senza aspettare le elezioni.
“Serve un’iniziativa a sostegno della domanda interna.
La campagna elettorale, comunque, può considerarsi aperta. Veltroni ha annunciato quali saranno i prossimi passi. Innanzi tutto l’assemblea costituente del partito, che si terrà il prossimo 16 febbraio a Roma. “Al centro – ha detto il leader del Pd – ci saranno i contenuti e i temi della campagna elettorale”. Dopodiché lo stesso Veltroni comincerà “un viaggio in tutta l’Italia che mi porterà in tutte le centodieci province del Paese”. Un viaggio con cui il segretario del Partito democratico spera di “portare un messaggio di speranza e di novità”. Un messaggio con il quale Veltroni cercherà di fare capire che questo Paese ce la può fare, che il Partito democratico ce la può fare. “Yes, we can”. Risponde così il segretario del Pd ai cronisti che gli chiedono se intenda fare suo il lo slogan del candidato alla presidenza degli Stati Uniti Barack Obama.
mercoledì 6 febbraio 2008
Primarie e Statuto
L’approvazione della bozza, licenziata ieri dalla Commissione Statuto del PD è solo il primo passo. E l’astensione di ben 11 dei poco meno di 60 presenti, non può che far riflettere sulla necessità di non fermarsi nel processo di innovazione avviato. La bozza è un risultato di tutto rispetto, soprattutto se si considera l’accelerazione progressiva che è chiesta a questa nuova creatura politica, questo PD al quale chiediamo di correre prima ancora che impari a camminare. Ma può e deve ancora migliorare.
Lo Statuto disegna un partito vero, ancorato territorialmente ma che non si chiude alle nuove possibilità partecipative aperte dalla rete; un partito che coraggiosamente afferma le responsabilità di chi intende governare il Paese con l’affermazione del legame necessario tra leadership e premiership; un partito che mette in campo azioni positive per il ricambio della classe politica, affermando la parità di genere come principio, il limite del numero dei mandati e della cumulabilità delle cariche, il finanziamento ad ambiti di formazione politica plurimi.
Si ha però la sensazione di trovarsi di fronte a un processo che non ha avuto il coraggio di spingersi un po’ oltre. Nel merito e nel metodo. Nel merito:scotta non aver sancito, senza se e senza ma, il principio delle primarie. Spieghiamoci: le primarie sono definite come il sistema ordinario al quale fare riferimento ogniqualvolta si debbano decidere le candidature ai ruoli di partito o istituzionali rilevanti. Questo principio, però, incorpora una eccezione non da poco: i parlamentari. Non spaventa l’idea che possano esserci circostanze il cui l’applicazione del principio contrasta con le esigenze dettate dalla situazione effettiva e contingente. Oggi non sarebbe stato possibile, nell’arco brevissimo di tempo che sembra separarci dalla tornata elettorale, investire tempo e risorse per una seria campagna primaria. Cionondimeno la previsione che, per questa particolare categoria di rappresentanti istituzionali sia già pronta una via di fuga dal principio generale fa male. Il recupero di credibilità della classe politica nei confronti dei cittadini passa anche per gesti simbolici, e uno Statuto senza cedimenti su questo fronte avrebbe sancito appieno quel fruttuoso dialogo avviato il 14 ottobre. Un gesto simbolico sarebbe stato approvare l’emendamento che precludeva la candidatura ai funzionari dei partiti, e, soprattutto, un gesto simbolico di grande rilevanza sarebbe stato approvare lo Statuto all’unanimità. Cosa è mancato dunque? E’ mancato un po’ di dialogo in piu’ tra coloro che proponevano idee differenti; è mancata un po’ più di fiducia nelle persone, che sanno dialogare, piuttosto che nelle “parrocchie”, organizzate per difendere la propria tesi; è mancata un po’ di determinazione nel volere questa Commissione come punto di incontro e non di scontro tra visioni diverse. E’rimasta, da parte di tutti, un po’ troppa propensione a vedersi come veltroniani, dalemiani, popolari, lettiani e bindiani piuttosto che, semplicemente, da oggi e in poi, come democratici.
Attendiamo al più presto la convocazione all’assemblea plenaria e speriamo che tornino a essere protagonisti la voglia di ricominciare e la tensione al nuovo. Anche nei metodi.
Gilda Binetti – Commissione Nazionale Statuto Partito Democratico
DISPOSITIVO DELL’ESECUTIVO PROVINCIALE - 10 febbraio 2008
L’Esecutivo Provinciale riunitosi il 4 febbraio La situazione politica nazionale e la possibilità di elezioni anticipate fanno diventare questo appuntamento una opportunità per il Partito Democratico di dialogo con i cittadini, a cominciare dal popolo delle primarie del 14 ottobre, per chiarire la natura della crisi e indicare la strada per una sua soluzione positiva.
La democrazia italiana ha bisogno di un profondo rinnovamento: bisogna ridurre la frammentazione in tanti piccoli partiti, è necessario diminuire il numero dei parlamentari e i costi della politica, è indispensabile restituire capacità di decisione ai governi. E’ questa la strada da percorrere per dare risposte ai cittadini che chiedono più occupazione, difesa del potere d’acquisto delle famiglie, più sicurezza e difesa dell’ambiente.
Per queste ragioni bisogna cambiare la legge elettorale in modo da restituire agli elettori la possibilità di scegliere i parlamentari, ridurre il numero dei partiti e garantire governi stabili al Paese.
Il centrodestra si oppone a questa riforma perché ha fretta di votare pensando di essere sicuro di vincere. Ma se si vota con questa legge i parlamentari non saranno scelti dagli elettori e si condanna il Paese alla ingovernabilità.
Il 10 febbraio deve essere una grande giornata di dialogo con i cittadini per denunciare l’irresponsabilità del centrodestra e illustrare le nostre proposte per rinnovare la democrazia e modernizzare il Paese.
L’appuntamento del 10 febbraio, quindi, deve vedere impegnato il partito unitariamente per favorire il massimo di partecipazione, lavorando perché il maggior numero possibile di elettori delle primarie ritiri il certificato di Fondatore del Partito Democratico e deve essere l’occasione per dibattiti aperti a tutti.
L’Esecutivo Provinciale, sulla base di queste considerazioni politiche, delibera:
1. Laddove il numero dei candidati presentati non è superiore al numero di coloro che devono essere eletti si vota in modo palese a conclusione del dibattito politico.
2. L’articolo 4 del regolamento nella parte relativa alla presentazione delle candidature viene così modificato: “La candidatura a componente del Coordinamento di Circolo e/o a delegato all’Assemblea Cittadina e Provinciale deve essere presentata al Presidente/Garante entro le 20.00 di giovedì 7 febbraio. Le candidature che non vengono avanzate dal Coordinamento provvisorio del Circolo devono essere accompagnate da almeno 5 firme di “Fondatori del PD” del Circolo per la candidatura a componente del Coordinamento del Circolo, da almeno 15 firme per la candidatura all'Assemblea Cittadina e da almeno 40 firme per la candidatura all'Assemblea Provinciale”.
3. L’articolo 6 del regolamento nella parte relativa al rapporto delegati elettori per l’Assemblea Cittadina viene così modificato: “Nel comune capoluogo ciascun Circolo elegge un numero di delegati all’Assemblea Cittadina pari al rapporto esistente tra il numero dei votanti alle primarie, residenti nell’ambito territoriale di competenza del Circolo, e
4. Gli eletti delle Assemblee del livello territoriale superiore fanno parte di diritto degli organismi dirigenti dei livelli territoriali inferiori dove sono residenti o sono stati eletti.
Elisabetta dalla spagna scrive....
Uffà quante chiacchiere!!!quello che accade nella nostra politica a me risulta inammissibile e visto dalla Spagna mi sembra addirittura ridicolo, una finta.Dopo anni di viaggi da Nord a Sud dell'Italia mi sono resa conto che non è poi facile incontrare gente che parli di politica con cognizione di causa tanto meno gente che ha una propria idea politica fondata su un programma politico definito, la gente è abituata a votare perchè tutti lo fanno, senza crederci veramente, solo perchè pensa che chi ha diritto al voto sarà sicuramente in grado di fare gli interessi pubblici, o meglio gli interessi propri. Magari fosse così!!!, per me non esistono ne interessi pubblici ne propri ma solo di quelli che vanno al potere e credono di poter fare ciò che vogliono anche gridare parolacce in un'aula pubblica, senza dimostrare educazione e rispetto ma solo ignoranza.
Io credo tra l'altro che i giovani, e specialmente quelli laertini, vedono la politica come qualcosa di troppo complicato per essere considerata, e quindi meglio lasciar perdere, meglio buttarsi su cose futili, meglio vivere con quello che si ha, che cercare di creare un realtà migliore più libera, più democratica dove i diritti di tutti sono anche i nostri, dove esiste una vera coscienza sociale allargata...che bell'Italia sarebbe!!!!!
lunedì 4 febbraio 2008
Riflessione politica di Franco Bruno
La vita politica italiana si fa sempre più barbara. Tanti delitti, tanti processi, restano fermi, impuniti. Esattamente come accade nel Parlamento e in Senato. Parlamentari e Senatori mischiati in tanti presunti reati. Che spesso si fanno le leggi per conto proprio a danno dei cittadini comuni. Mi sembra di assistere ad un film dell’orrore, proprio come l’assoluzione del capo del centrodestra dal “falso”in bilancio, nel centrosinistra invece un Ministro che migra da destra a sinistra come una rondine minacciando magistrati di trasferimento, in Sicilia abbiamo un presidente condannato, che festeggia, si dimette, pronto per candidarsi al Senato sostenuto dal segretario nazionale del suo partito che lo copre infischiandosi di come ha gestito il potere, della fede cattolica e della morale. Sono azioni squalificanti che offendono i cittadini che lavorano tutti i giorni per la sopravivenza. Mi sembra che siamo di fronte ad un’inesorabile discesa verso le oscure paludi d’Acheronte.Ecco cosa ha prodotto la legge elettorale del centrodestra. Il crollo di credibilità del Parlamento. Un esecutivo che ha paura, di sottrarsi al controllo della magistratura. Un governo se viola le leggi dello Stato non può ripresentarsi a nuove elezioni. Mi riferisco a destra e a sinistra. Gli ostacoli ci sono e sono numerosi. Il primo consiste che l’elettorato non può fidarsi di una destra che è divisa in due. Quindi Berlusconi che non lascia spazio non ha un partito “ dal volto umano” Casini ha problemi con tanti amici siciliani, Fini si è riconvertito per convenienza al Berlusconismo dopo tante sceneggiate raccontate in tv; Bossi prende lo stipendio a Roma, ma pretende la Republichetta del Nord, come San Marino, e Città del Vaticano. Insomma, le sorti degli italiani sono tinte da colori peggiori. La governabilità del paese continua ad oscillare. A compiere miracoli oggi non vedo nessuno. Se questi signori non cambiano il disegno del nuovo-vecchio gruppo dirigente nei rispettivi partiti l’Italia non crescerà, anzi cresceranno i loro malanni e la sua sostanziale ingovernabilità. Lo scenario nella vita pubblica italiana e immorale, ecco perché si sta ammazzando la democrazia. Cosa fare per avere una classe una classe dirigente credibile? Che alle parole corrispondano i fatti. Se questo avvenisse….”
Dott. Francesco Bruno
sabato 2 febbraio 2008
L'Economist: Berlusconi inadatto a governare
Per l'"Economist" Silvio Berlusconi e' ancora "inadatto" (unfit) per governare l'Italia. A sette anni dalla famosa copertina sul leader di Forza Italia, il settimanale inglese e' tornato a bocciare la prospettiva di un governo guidato dal Cavaliere in un editoriale dal titolo "Traballante se ne va". E in un altro articolo sulla crisi di governo, l'Economist non esclude una vittoria del Partito democratico di Walter Veltroni se correra' da soloL'editoriale dell'Economist sottolinea che l'Italia "ha disperatamente bisogno di un governo stabile e di una dolorosa riforma economica, il problema e' come arrivarci". A suo avviso nel 2001 Berlusconi "ha sprecato una possibilita'" quando ha usato "il capitale politico per proteggere gli interessi dei suoi media e sottrarsi alle accuse dei magistrati, esitando sulle riforme economiche".
Poi, sostiene il settimanale inglese, ha lasciato alle sue spalle "la pillola avvelenata" di una legge elettorale che ha favorito l'instabilita' con la proliferazione di piccoli partiti che lo stesso leader di Forza Italia "ha sempre piu' difficolta' a controllare nella sua coalizione". Ma, legge elettorale a parte, per l'Economist il vero problema resta la mancanza di "riformatori autenticamente liberisti" tra i leader italiani: il governo Prodi ha ridotto l'indebitamento pubblico e migliorato la raccolta fiscale, ma non e' riuscito a riformare il settore pubblico, ne' ha risolto i nodi del Mezzogiorno, come dimostra l'emergenza rifiuti.
E nell'analisi del settimanale "non c'e' alcuna speranza" che Berlusconi, con le sue priorita' di rivedere le riforme sul fisco e di limitare l'uso delle intercettazioni telefoniche, si riveli una "scommessa migliore di Prodi". "Per quanto successo abbia avuto negli affari, Berlusconi resta inadatto per l'incarico a cui aspira. Povera Italia", conclude l'editoriale.
Nemo propheta in patria
Pubblichiamo qui di seguito l'intervento del commissario europeo Almunia, che fa il punto sull'attuale situazione dei conti pubblici italiani.venerdì 1 febbraio 2008
i Porcellum da abbattere
«Prima cambiare la legge elettorale attraverso la riforma in Parlamento o attraverso il referendum, poi andare a votare». Al termine dell’incontro con i rappresentanti del Comitato promotore dei referendum: Giovanni Guzzetta, Mario Segni e Natale D'Amico, il Partito democratico ribadisce il suo più totale sostegno al tentativo di Franco Marini di cercare i numeri e il consenso per realizzare le riforme in Parlamento, ma chiarisce anche che se questo non dovesse accadere, il Pd è pronto a sostenere un esecutivo che consenta lo svolgimento del referendum in primavera per poi andare al voto prima dell'estate.
«Chiunque capisce – spiega infatti il vicesegretario Dario Franceschini al termine dell’incontro al quale ha partecipato con Walter Veltroni - che avrebbe senso prima cambiare una legge elettorale che tutti dicono non funziona e poi andare a votare e non viceversa».
Per questo, aggiunge, «sosteniamo fino in fondo il tentativo del presidente del Senato e poi pensiamo che avrebbe più senso sentire prima come la pensano gli italiani sulla legge elettorale attraverso il referendum e subito dopo, tra qualche mese, votare con la legge che gli italiani hanno scelto».
Una scelta dettata esclusivamente dal senso del dovere. «La cosa più sciocca – conclude, infatti - è pensare che noi abbiamo paura delle elezioni, visto che il consenso verso il Pd sta crescendo».
Una scelta apprezzata anche dal presidente del Comitato referendario. «Il segretario Veltroni ha dato la disponibilità del Pd a sostenere un governo che faccia la legge elettorale in Parlamento o accompagni e consenta il referendum prima del voto, ha raccontato Giovanni Guzzetta aggiungendo: «Noi non strizziamo l'occhio ai tentativi dilatori ma è davvero irragionevole – ha concluso - andare al voto con una legge tanto criticata che invece potrebbe essere modificata ritardando le elezioni solo di poche settimane».
giovedì 31 gennaio 2008
Giustizia è fatta..
inque minuti di camera di consiglio, Silvio Berlusconi è stato prosciolto dall'accusa di falso in bilancio, così come richiesto dal P.M. Ilda Boccassini.Motivo del proscioglimento, il fatto non costituisce più reato a seguito della sua derubricazione.
A chi si deve tale provvedimento? Al governo Berlusconi che non appena insediato nel corso della scorsa legislatura aveva previsto la depenalizzazione del reato di falso in bilancio.
Che coincidenza..
mercoledì 30 gennaio 2008
Napolitano si affida a Marini, "Incarico per la legge elettorale"
ROMA - Incarico a Franco Marini. Come previsto. Ma Napolitano, ai giornalisti raccolti al Quirinale, ha voluto fornire, come aveva promesso, le "motivazioni" della sua decisione. In sintesi: 1) prima della crisi c'era un dialogo sulla riforma elettorale, non si vede perché non possa dare frutti;3) sentiti i partiti emerge che quasi tutti vorrebbero una riforma del sistema elettorale, ma alcuni ritengono impossibile farla adesso;
4) il capo dello Stato ha quantomeno il dovere di provarci, Marini è la persona adatta;
5) Se qualcuno avesse dei dubbi, in questa scelta non c'è nulla di dilatorio.
Incarico per la legge elettorale. Questo, insomma, ha deciso il capo dello Stato. Per la precisione si tratta di un incarico a "verificare le possibilità di consenso su un preciso progetto di riforma della legge elettorale e di sostegno ad un governo funzionale all'approvazione di quel progetto e all'assunzione delle decisioni più urgenti in alcuni campi".
martedì 29 gennaio 2008
VELTRONI AL QUIRINALE: ELEZIONI OGGI SIGNIFICANO INSTABILITA' DOMANI
«Trovare una soluzione positiva per dare stabilità al Paese. Le elezioni anticipate sono un’alternativa che non corrisponde ai bisogni del Paese». Sono queste le prime, significative, parole pronunciate dal segretario del Pd Walter Veltroni al termine dell’incontro avuto al Quirinale tra il capo dello Stato Giorgio Napolitano e la delegazione del Partito democratico, rappresentata dallo stesso Veltroni, dai capigruppo di Senato e Camera Anna Finocchiaro ed Antonello Soro e dal vicesegretario Dario Franceschini.Il leader del Pd ha quindi confermato tutta la contrarietà del partito nei confronti di un immediato ritorno alle urne. «Elezioni oggi – ha sottolineato Veltroni – significano instabilità domani. Si andrebbe a votare con una legge elettorale per l'abrogazione della quale alcune forze politiche, che ora chiedono il voto, hanno promosso un referendum. Tra un anno ci troveremmo di nuovo di fronte a questo referendum».
La riflessione del sindaco di Roma investe tutti gli aspetti che rendono estremamente critico l’assetto politico-istituzionale del Paese, sul quale occorre mettere mano in brevissimo tempo se non si vuole rischiare ulteriori derive antidemocratiche. «Il momento - ha detto Veltroni - richiede uno scatto di responsabilità nazionale da parte di tutti. Occorrono assicurazioni di stabilità per garantire innovazione».
Collaborare per riformare le regole, la legge elettorale, le regole istituzionali, non significa annullare le differenze politiche, perché la dialettica resterebbe intatta sulle scelte e sui programmi. «Perciò abbiamo avanzato al Presidente della Repubblica la proposta di fissare la data delle elezioni per la primavera dell'anno prossimo e nel frattempo lavorare in Parlamento per realizzare le riforme istituzionali già incardinate, che prevedono la riduzione del numero dei parlamentari, una sola camera con potere legislativo, regolamenti più adeguati, e naturalmente una riforma elettorale che dia stabilità. Questo significa usare questi mesi per essere sicuri che dopo il voto nascerà un governo».
L’alternativa minima, come detto, riguarda un governo che, in pochi mesi, si limiti alle necessità più impellenti per il Paese e che provveda alla riforma della sola legge elettorale. Su questo punto, inoltre, lo stesso Walter Veltroni ha ricordato come tra le forze politiche dei due schieramenti si fosse giunti ormai «ad un passo dall’accordo. Io credo – ha aggiunto – che possiamo partire dalla prima bozza Bianco e da lì cercare una possibile convergenza per dare al paese stabilità e ai governi governabilità».
Questo governo di pochi mesi, d'altronde, che potrebbe consentire elezioni entro l'estate, non dovrebbe affrontare solo la legge elettorale ma anche «altre questioni urgenti», quella dei salari e dei redditi delle famiglie, una questione per la quale «oggi ci sono risorse grazie all'azione di risanamento del governo Prodi»; misure di sostegno alle imprese; una riduzione dei costi della politica. «Avanzare queste proposte non è – ha concluso Veltroni - un modo per dilazionare le scelte. E' un modo per evitare che le elezioni servano a far proseguire il vecchio».
